VERITA' DELLA FEDE - Sant'Alfonso Maria de' liguori
PARTE PRIMA - CONTRO I MATERIALISTI CHE NEGANO L'ESISTENZA DI DIO
CAP. VI Si prova l'esistenza di Dio dall'esistenza delle anime.
1. È certo che nel mondo vi sono uomini che hanno mente e ragione. Noi diciamo che l'uomo è composto di corpo materiale e d'anima spirituale; ma l'anima è quella sola che ha mente e ragione. I materialisti all'incontro dicono che tutto è materia, anima e corpo; perché così l'uno, come l'altra, son prodotti dalla materia. I capi di tal sistema sono stati Tommaso Hobbes e Benedetto Spinoza, le opinioni de' quali confuteremo appresso, particolarmente di essi parlando; ma qui, generalmente parlando, intendiamo dedurre per necessaria conseguenza che l'anima non può esser prodotta dalla materia. È certo l'assioma: Nemo dat quod non habet. Posto ciò, ecco l'argomento: l'anima ha mente che pensa: la materia non può aver mente; dunque l'anima non può esser prodotta dalla materia. Né vale qui opporre: ma Dio non è materia, eppure, come dite voi, la materia è stata creata da Dio. A ciò si risponde che intanto Iddio ha creata la materia, bench'egli sia puro spirito, in quanto egli come ente perfettissimo contiene in sé le perfezioni di tutte le creature; onde Iddio contiene in se stesso, non formalmente, ma eminentemente ogni sostanza di materia. Ma la materia non contiene in sé né formalmente, né eminentemente le sostanze spirituali; e perciò, se l'anima non ha potuto esser prodotta dalla materia, dunque vi ha da essere un ente spirituale creatore dell'anima, e questi è Dio. Quest'argomento delle anime spirituali è troppo convincente a dimostrare l'esistenza di Dio. Per negare a rispetto di questo capo l'esistenza di Dio, e che l'anima sia creata da Dio, si ha da dire o che l'anima è creata dal niente, o ch'è prodotta da una infinita serie di anime, l'una producente l'altra, senza esservi la prima: o pure che l'anima che pensa è prodotta da una sostanza non pensante, cioè dalla materia; ma tutte queste tre cose sono impossibili. Ma in quanto a quest'ultimo assurdo dicono i materialisti che ciò correrebbe, se la sostanza cogitante fosse diversa dalla materia; ma no, perché la materia, come dicono, anche può pensare. Resta dunque a noi l'obbligo di provare che il corpo, o sia la materia non può aver mente che pensi, e ciò proveremo in tutti i seguenti paragrafi.
§. 1. La materia non può aver mente che pensi.
2. In primo luogo è impossibile che la materia possa aver mente che pensi; poiché non v'è modo che possano assegnare i materialisti, col quale l'anima, essendo materia estesa, possa aver mente e percepire alcun pensiero. L'aver mente e formar pensieri è proprio dell'anima; onde siccome l'anima o sia lo spirito non può esser materia, secondo quel che disse il nostro Salvator risorto agli apostoli: Palpate et videte, quia spiritus carnem et ossa non habet 1; così la materia non può essere spirito. Ogni materia consta di parti divisibili; onde se l'anima fosse materia, consterebbe di parti. Or, posto che l'anima avesse parti, si dimanda qual parte di essa è quella che pensa? O si dice che ogni parte è mente che pensa e percepisce tutto il pensiero; e ciò non può dirsi, perché se fosse ciò, quante sono le parti della materia estesa, tante sarebbero in noi le sostanze pensanti, onde vi sarebbe in noi una moltitudine di menti percipienti: o si dice che non già pensa ciascuna parte, ma l'unione di tutte le parti compongono la mente che pensa e percepisce, e ciò neppure può sussistere, perché se niuna parte è mente, neppure può esser mente il tutto che consta delle stesse parti, mentre l'aggregato delle parti non può avere natura diversa da quella che le parti hanno. Siccome l'unione di cose non estese non può mai formare un oggetto esteso; e siccome l'aggregato di parti che son prive di vita non può contener la vita; così l'aggregato di parti che son prive di mente non può contener la mente.
1 Luc. 24. 59.
3. Neppure può dirsi che ciascuna parte dell'anima percepisca parte dell'oggetto, sicché il pensiero si percepisca bensì tutto dall'anima, ma divisamente per mezzo di ciascuna delle sue parti: perché se fosse ciò, da noi non potrebbesi mai comprendere intieramente il pensiero; mentre, essendo le parti distinte fra di loro, ed essendo tutte materiali, non potrebbe l'una comunicare all'altra quel che comprende. Neppure finalmente può dirsi che solamente qualche punto individuo dell'anima concepisca tutto il pensiero, sicché tutte l'altre parti tendano a quel punto, come loro centro; perché a ciò si risponde: che cosa s'intende per questo punto individuo o sia indivisibile? Se s'intende un punto di materia attuale ed in concreto, in tal caso questo punto, avendo la sua estensione, dee necessariamente aver le sue parti, e perciò non può dirsi mai indivisibile. Se poi s'intende un punto in astratto, cioè punto matematico o sia ideale, è finita la questione; perché la mente che percepisce il pensiero, non sarebbe più in qualche parte materiale dell'anima, ma in un punto ideale, che non è più materia. Ma ciò è contrario a' materialisti, i quali dicono che l'anima è materia, non già intesa metafisicamente, ma attualmente estesa.
4. In secondo luogo, se la sostanza pensante fosse corpo, bisognerebbe che il pensiero avesse estensione, sito e figura. Or chi mai può giudicare che ogni pensiero possa dividersi, e sia quadrato o triangolare? Inoltre se nell'anima vi fosse estensione, figura e sito, queste cose sarebbero tutte inerti ed inattuose, ed all'incontro il pensiero da noi si concepisce come un'operazione dell'anima. Né vale a dire che i pensieri si formano in noi coll'impressione, la quale si fa nel nostro cerebro colle tenui particelle che c'inviano gli oggetti esterni materiali. Poiché a ciò si risponde per primo che l'idea della mozione di quelle particelle materiali è tutta diversa dall'idea del pensiero; onde, quantunque in noi spesso si formi il pensiero per l'impressione di qualche oggetto sensibile esterno, allora però non è il corpo, ma l'anima che pensa; sicché sebbene il pensiero sia di cose materiali e proceda dal fantasma, bensì il fantasma è materiale, ma il pensiero è tutto spirituale. E che il pensiero si formi dallo spirito ch'è nell'uomo e non dalla materia, chiaramente si conosce dal vedere che alle volte la fantasia rappresenta qualche cosa che non è così, e lo spirito colla ragione la corregge. Per esempio, se si vede nel mare un remo che sta mezzo dentro dell'acqua e mezzo fuori, la fantasia lo rappresenta come rotto; ma l'intelletto ch'è spirituale, sa che quel remo è intero, e che quell'apparenza nasce dalla rifrazione e riflessione dei raggi. Or questo giudizio non proviene certamente dalla materia, perché secondo l'apparenza impressa dalla materia il remo dee giudicarsi rotto; dunque proviene dallo spirito che corregge colla ragione l'errore della fantasia.
5. In terzo luogo è certo che gli organi dei nostri sensi tutti sono tra sé differenti; gli occhi vedono, le narici o dora no, gli orecchi odono ec. Sta poi in noi chi distingue, confronta e preferisce secondo il senso del piacere. Per esempio taluno preferisce il piacere del suono a quello dell'odore, il senso del gusto a quello della vista. Or questo giudice non sono certamente gli organi; perché la sensazione d'un organo non può aver cognizione, né formar giudizio della sensazione d'un altro organo, se sia quella di maggiore o minor piacere: né questo giudice può essere il cerebro o altra parte del corpo, a cui gli organi si riferiscono per mezzo de' nervi; perché il cerebro o altro sensorio ha varie parti, e ciascuna di queste parti riceve l'impressione particolare di un organo, onde una parte non può giudicare della sensazione dell'altra. Dunque il giudice che comprende tutte queste sensazioni e le distingue, è una sostanza indivisibile spirituale, qual è appunto l'anima. Ecco come chiaramente lo scrive Cicerone: Qui quod eadem mente res dissimillimas comprehendimus, ut colorem, saporem, calorem, odorem, sonum, quae nunquam quinque nuntiis animus cognosceret, nisi ad omnia referrentur, et is omnium iudex solus esset1? Di più si trova chiaramente che le sensazioni che noi riceviamo ne' sensi del corpo, non possono mai produrre l'intelligenza delle cose; perché altrimenti una sensazione cagionerebbe gli stessi effetti in diversi uomini. Per esempio, se il suono della voce Ignis producesse da sé l'intelligenza o sia l'idea di fuoco, per causa della sensazione che fa negli orecchi di tutti gli uomini che son presenti in un luogo, avverrebbe che così il dotto, come l'ignorante dell'idioma latino intenderebbero egualmente il significato di quella parola. Ma la cosa non va così; perché l'ignorante non l'intende, il dotto poi l'intende in quanto che sa la convenzione fatta fra' latini che la parola ignis significhi fuoco. Ma di tali convenzioni solamente le sostanze spirituali sono capaci, non già le materiali, le quali, operando necessariamente e senza arbitrio di volontà, dovrebbero anche necessariamente in ogni uomo colla stessa sensazione causare la stessa intelligenza di fuoco.
6. Per quarto la materia non può avere altra idea che di oggetti materiali; ma spesso in noi vi sono pensieri puri spirituali, di cose non soggette ai sensi. Se l'uomo non avesse l'anima spirituale, ma solo materiale, come potrebbe la materia dargli idea della giustizia, della prudenza? Come dell'eternità, della proporzione degli oggetti, della natura delle cose e simili? Inoltre qual piacere non produce lo scoprire qualche verità astratta? Questo piacere non può esser mai materiale. Si aggiunge che la materia opera solo quando gli oggetti sono presenti; ma l'anima pensa anche a' lontani, passati e futuri. Si aggiunge che la materia non passa da luogo in luogo, se non col tempo e per alcun mezzo; ma l'anima in un momento e senza mezzo pensa a diversi luoghi distantissimi tra di loro.
7. Per quinto la libertà che in noi scorgiamo in volere o non volere una cosa, in accettare o rifiutare un dono, ciò ben ne rende certi che abbiamo un'anima spirituale; altrimenti se questa libertà fosse materiale, potrebbe impedircela un oggetto materiale esterno; per esempio ben può alcuno impedirci il vedere con chiuderci gli occhi, o l'udire con otturarci le orecchie; ma niuno può impedirci il pensiero di volere o non volere; dunque il pensiero non è materiale. Di più se l'anima fosse materiale, ella sarebbe necessariamente determinata a fare ogni cosa, a cui la materia col suo moto la spinge. Ma noi vediamo che alle volte l'uomo si astiene da certe azioni dilettevoli, a cui si sente spinto dall'inclinazione de' sensi. E perché se n'astiene? Perché la ragione gli detta che quell'azione gli nuoce o non gli conviene. Anzi talvolta alcuno abbraccia cose penose, mosso solamente dalla ragione che gli propone il vantaggio di quella pena. Qual istinto mai della materia poteva indurre i santi martiri ad abbracciare i tormenti e la morte, se non fossero stati essi persuasi ad abbracciarli dalla ragione? Dunque se l'uomo è libero a fare o sospendere le sue azioni; se ha libertà d'operare contro l'inclinazione de' sensi, bisogna confessare che tali operazioni non sono della materia, ma dello spirito; perché se fossero della materia, dovrebbe l'uomo necessariamente dipender da quella, e vedersi costretto ad operare tutto ciò a cui la materia col suo moto l'inclina e lo determina.
8. Di più se colla mozione della materia si formassero i pensieri, l'uomo non potrebbe mai nello stesso tempo percepire una cosa e riflettere sopra di quella, come spesso avviene. Certamente nol potrebbe; perché o la riflessione avverrebbe per la stessa mozione, per cui si fa la percezione, e ciò non può essere, perché la percezione e la riflessione su di quella sono due atti distinti, onde per formare l'una e l'altra vi bisognano due mozioni materiali, l'una diretta e l'altra riflessa, e perciò elle sono tra loro diverse e distinte. Se poi dicesi che la percezione e la riflessione si fanno con due diverse mozioni questa risposta neppure può aver luogo; perché quando si fa la seconda mozione è cessata la prima, o almeno la mozione della riflessione perturberebbe la mozione della percezione, e così non potrebbe mai aversi nello stesso tempo la riflessione della percezione; poiché la mente per poter riflettere su d'un pensiero, dee avere il pensiero avanti gli occhi; ma se il pensiero fosse materiale, già dalla seconda mozione della riflessione sarebbe stato disfatto, o almeno confuso.
9. Inoltre se la sostanza pensante fosse materia, bisognerebbe che non solo il semplice pensiero, ma anche il giudizio consistesse nel moto della materia; ma ciò è impossibile, perché il giudizio consiste nell'unione di due idee formate dal soggetto e dal predicato. Onde se questo giudizio della mente dipendesse dal moto della materia, dovrebbe esser formato dal congiungimento di due mozioni materiali fatto nel medesimo tempo; ma di queste due mozioni diverse fatte nello stesso tempo l'una distruggerebbe l'altra, come abbiam detto di sopra, parlando della percezione e riflessione; poiché la mozione che forma l'idea del predicato distruggerebbe o confonderebbe la mozione che formava l'idea del soggetto. Né può dirsi che queste due mozioni possano produrre una terza mozione che formi poi il giudizio; perché quelle mozioni diverse non possono produrre una mozione di parti diverse da loro stesse; onde non potrebbe mai formarsi alcun giudizio. Tanto meno potrebbe l'uomo formare un raziocinio, se dovesse questo raziocinio formarsi dal moto della materia; mentre il raziocinio si forma coll'unione di due giudizj, che sono la maggiore e la minore, e questi due giudizj si uniscono poi col terzo, ch'è la conseguenza; e ciò avviene senza che niuno de' due primi giudizj si distrugga o si confonda, altrimenti non potrebbe farsi la giusta conclusione. Or se il raziocinio o sia sillogismo consistesse nel moto della materia, non potrebbe mai concepirsi alcuna conclusione; perché quando succede la seconda mozione sarebbe cessata la prima; e quando succede la terza sarebbero cessate la prima e la seconda. Né può dirsi che queste mozioni nello stesso tempo si uniscano e formino il raziocinio; perché, come abbiam detto, l'una mozione perturberebbe l'altra, o pure si confonderebbero insieme tra di loro, siccome due moti diversi nella stessa corda fanno che il suono di un moto abolisca l'altro, o si confonda con esso. Tanto meno finalmente da tali mozioni di materia potrebbe formarsi un sermone, ch'è l'unione di molti raziocinj. Tanto più che in queste tre mozioni materiali l'una non ha cognizione dell'altra; ed all'incontro, come si è detto, per dedur la conseguenza dalla maggiore e dalla minore, bisogna aver presenti l'una e l'altra colla chiara cognizione di ambedue. Sicché essendo le tre mozioni tutte materiali, e non avendo elle niuna cognizione l'una dell'altra, non potrebbe mai aversi alcuna conclusione.
10. Per ultimo si prova che l'anima pensante non può esser materia, per ragion della libertà di operare che l'anima possiede. La materia, come si è detto, è inerte, non atta ad agire, ond'è soggetta alle leggi della meccanica, da cui necessariamente vien determinata alla quiete o al moto. La libertà all'incontro è una potenza di scegliere, o pure di agire o non agire a suo arbitrio. Dunque la libertà non è dote della materia, ma d'una sostanza diversa capace di libertà, qual è lo spirito. E questa ragione fece confessare a Rousseau non potersi negare che l'anima sia spirituale. Egli nel suo Discorso sull'inegualità degli uomini part. 1. dice così: La natura comanda ad ogni animale, e la bestia obbedisce. L'uomo prova la stessa impressione; ma egli si riconosce libero di acconsentire o di resistere; e nella cognizione interna di questa libertà sopra tutto si dimostra la spiritualità dell'anima: atteso che la fisica spiega in qualche maniera il meccanismo de' sensi e la formazione delle idee; ma nella potenza di volere, o più presto di eleggere, e nel sentimento di questa potenza non si trovano, che atti puramente spirituali, de' quali niente se ne spiega per le leggi della meccanica. Ma che risponderemo a quegli spiriti forti, i quali negano in noi la libertà, e dicono che operiamo come oriuoli per necessaria mozione materiale interna o esterna? E come lo provano? Eccolo: dicono che la volontà umana siegue ciò che l'intelletto le propone, ond'è che l'uomo necessariamente, non già liberamente opera. Rispondiamo in breve, e diciamo che l'uomo, essendo stato da Dio creato ragionevole, non può non far uso della ragione; ma ciò non impedisce la sua libertà, sì che non possa, quando vuole, operare a suo arbitrio, anche contro la ragione. E volesse Iddio che spesso noi contro la ragione non operassimo, spinti non dalla ragione, ma dalla passione! Perché non ci troveremmo rei di tanti peccati nel giudizio divino.
11. Resta da rispondere a tre opposizioni che fanno i materialisti.
Dicono per 1. Ciò che non occupa luogo non può concepirsi ch'esista; poiché ogni cosa ch'esiste dee aver la sua estensione. Si risponde che chi parla così, crede non esservi altre cose, se non quelle che sono soggette a' sensi; ma già si è provato di sopra che vi sono molti oggetti che non sono sottoposti a' sensi; e se vi sono tali oggetti puramente spirituali, per conseguenza non possono ritrovarsi in un soggetto o sia luogo materiale, ma si ritrovano solo in un soggetto spirituale; giacché il soggetto dee essere della stessa spirituale natura, della quale è l'oggetto.
12. Dicono per 2. L'anima nostra non può esistere tutta in una parte del corpo; perché le altre parti resterebbero morte; né può esistere tutta in ciascuna parte, perché se così esistesse, dovrebbe moltiplicarsi. Onde concludono che non può intendersi, come l'anima esista nel corpo. Ma si risponde che l'anima non sta divisa in ciascuna parte del corpo, né sta tutta in una sola parte, sì che debba moltiplicarsi per esistere nelle altre, ma sta tutta in tutto il corpo, in modo che ella dà vita e muove tutte le parti del corpo, senza moltiplicarsi e senza dividersi; siccome mancando o aumentandosi qualche parte del corpo, non manca né s'aumenta qualche porzione di anima.
13. Dicono per 3. Se l'anima non fosse estesa, e non occupasse luogo, ella sarebbe immobile; onde un'anima che si ritrovasse in terra, non potrebbe trovarsi poi nel cielo. Si risponde che all'anima non può mai convenire il termine d'immobile, perché questo termine suppone occupazione di luogo; ma, come si è detto di sopra, lo spirito non occupa, né può occupare alcun luogo, ma solamente opera in qualche luogo, ed intanto passa in diversi luoghi, in quanto ora opera in un luogo ed ora in un altro.
14. Voglio concludere questo paragrafo con fare un'interrogazione a' signori materialisti. Essi giudicano che ogni oggetto è prodotto dalla materia che non ha ragione, ma opera per necessità secondo la sua naturale inclinazione. Se dunque la materia non ha mente né ragione, non può darla ad altri. Or posto ciò dimando: da chi essi han ricevuta questa ragione, con cui fanno un tal giudizio? Se dicono che le loro menti son prodotte dalla materia, vengono a dire che son prodotte dal niente; anzi è meno assurdo il dire che son prodotte dal niente, che il dire esser prodotte dalla materia: poiché la natura della materia è tutta diversa da quella della mente, ch'è puramente spirituale. Se dunque i materialisti tengono aver ragioni per concludere che non v'è Dio, ed ogni cosa è materia; ecco che con queste loro stesse ragioni provano ch'essi non son materia, e non hanno potuto aver l'essere dalla materia, la quale non ha ragione, ma l'han dovuto ricevere da un ente supremo che è dotato di una sapientissima mente e d'una perfetta ragione.
1 L. 1. Tusc. Quaest.
§. 2. Si confutano le tre opinioni secondo le quali difendono i materialisti che la materia può pensare.
15. La prima opinione fu di Epicuro, il quale disse che la virtù di pensare sta annessa alla materia, e nasce dalle sue diverse affezioni, cioè dalla sua grandezza, figura, sito e moto. La seconda opinione è di Hobbes, il quale scrisse che il pensare nasce solamente dal moto delle particelle materiali. La terza opinione fu di Stratone (come portano) il quale disse che il pensare è una virtù insita naturalmente nella materia.
16. La prima opinione di Epicuro, che il cogitare dipende dalle diverse affezioni di figura, di sito ecc., è chiaramente falsa; perché tali affezioni non possono mai mutar la natura della materia. Se il sito, la figura ed il moto inducessero la cogitazione nella materia, farebbero che il tutto avesse diversa natura dalle sue parti, le quali confessa Epicuro non aver forza di pensare. La natura del tutto che è l'unione delle parti, non può esser differente dalla natura delle parti; altrimenti basterebbe dividere un corpo, o fargli mutar figura o sito per fargli mutar natura. Sicché volendo gli epicurei far nascere la cogitazione da quelle affezioni, vogliono farla nascere dal niente e senza causa efficiente; mentre le affezioni naturali della materia non sono né possono esser altro che la stessa materia.
17. Parimente falsa è la seconda opinione di Hobbes, che il pensiero nasce solamente dal moto della materia. Ma che mai ha che fare l'idea del moto coll'idea del pensiero? Il moto non può cagionar altro che la divisione o l'aumentazione, o pure la diversa situazione della materia; ma come queste cose possono formare la cogitazione? Se poi i moti della materia fossero pensieri, ogni nuovo moto cagionerebbe nuovo pensiero, anzi sarebbe lo stesso pensiero: cosa che lo stesso Hobbes nega.
18. Ma udiamo nel di lui sistema come mai si formi il pensiero dal moto della materia. Ecco com'egli lo spiega: Causa sensionis est externum corpus, quod premit organum proprium, et premendo efficit motum introrsum ad cerebrum, et inde ad cor; unde nascitur cordis conatus liberantis se a pressione per motum tendentem extrorsum (che è quel moto chiamato da lui reazione) qui motus apparet tanquam aliquid externum; alque apparitionem hanc, sive phantasma vocamus sensionem, cioè cogitationem; così l'intende Hobbes nel suo Leviathan, cap. I. Ma questo ognuno lo vede che non è parlar da filosofo, ma da pazzo. E pure oggidì questo, o simile a questo è il filosofare alla moda che fin nella nostra Italia si è intruso, ed ha rovinati tanti poveri giovani, che, desiderosi di acquistare nuove cognizioni, e amanti di libertà, essendo spinti dal bollor giovanile, a fin di menare una vita più tranquilla ed esente dai timori, come dicono, della gente pregiudicata, facilmente s'inducono a credere queste inezie, o pure a dubitar delle verità della fede; e così si abbandonano poi a' vizj, vantandosi del nome infame di spiriti forti, e disprezzano religione, Dio e tutto. Oh miseria! Iddio gli ha creati a similitudine di se stesso, ed essi studiano per rendersi simili alle bestie.
19. Ma veniamo al punto. Se i moti di tali particelle fossero pensieri, o cagionassero il pensiero, tutti i pensieri nascerebbero in noi necessariamente da ogni moto di tali parti e tutti a caso e senza consiglio; sicché non vi sarebbe più in noi né libertà di pensare, né sapienza né previdenza del futuro; le quali cose all'incontro noi sperimentiamo in noi stessi che sono di nostra elezione.
20. Di più le ricordanze che noi spesso abbiamo sulle cose passate, e le riflessioni che sopra di quelle facciamo, sono in noi per momenti, come vediamo; mentre ci ricordiamo di tanti fatti avvenuti da molto tempo, e sopra quelli ci fermiamo a riflettere. Ma se queste riflessioni non fossero altro che moti della materia, cioè del nostro cervello e sangue e fantasmi che riceviamo dagli oggetti esterni, il soggetto della cogitazione non sarebbe più permanente, ma passaggiero, siccome è passaggiero il moto della materia; sicché non potremmo più riflettere sulle nostre percezioni, né averne più memoria. Per averne memoria dovrebbe dirsi che quella percezione avrebbe da trasferirsi per più anni successivamente, con mantenersi sempre fermo il suo sistema delle particelle; altrimenti, mutandosi quella figura, svanirebbe la percezione e la memoria di quella.
21. Chi volesse poi ricorrere all'opinione de' peripatetici, i quali dicono che gli oggetti materiali mandano in noi certi fantasmi di materia tenue e sottile, e che questi per mezzo de' pori s'insinuano al cerebro, e fanno nascere il pensiero, terrebbe per altro un'opinione che oggi è riprovata da tutti i moderni. Del resto gli stessi peripatetici dicono tutti assolutamente che l'anima è sempre quella che pensa, non già la materia o sia il cerebro.
22. La terza opinione finalmente di Stratone, che la virtù di cogitare è insita nella stessa materia, che per sé è cogitante, è più falsa ed insussistente delle altre. La ragione è, come già dicemmo di sopra, che nella materia non possiamo noi considerare altre qualità, che di estensione, divisione, mobilità e figura, ma non già di percezione o pensiero. Se il pensiero appartenesse all'essenza della materia, come dicono gli stratonici, ogni parte di materia, siccome contiene in sé la sua estensione e la sua figura, conterrebbe ancora il pensiero; in modo che ogni parte del nostro corpo avrebbe facoltà di pensare, e penserebbe. Ma chi mai può figurarsi questa inezia così grande?
23. La cogitazione ripugna per se stessa alla natura della materia, ch'è una sostanza composta di diverse particelle separabili tra loro e distinte; ma la cogitazione non è divisibile, perché non è composta di parti, ma tutta semplice ed individua; giacché l'uomo nello stesso istante senza successione di tempo, con un solo atto, pensando alle cose, or giudica di quelle, or ne disegna altre, or prevede le future. Ora tali pensieri non possono esser composti di più parti, poiché, se per esempio la virtù di pensare consistesse nell'unione delle parti A B C, quella virtù o sarebbe in ciascuna delle parti o nella cognizione di quelle: non può essere in ciascuna parte; perché la qualità materiale individua della parte A non può essere individua della parte B, mentre ciascuna parte di materia ha la sua propria natura individuale, e la qualità individuale d'una parte, non può esser qualità individuale d'un'altra; sicché, essendo elleno di diversa natura individuale, non formerebbero un solo pensiero, ma tanti pensieri, quant'elle sono. Neppure può consistere la virtù di cogitare nell'unione di più parti; perché, come si è detto di sopra, la qualità naturale di qualche tutto non può esser diversa dalla qualità delle sue parti, poiché il tutto differirebbe da se stesso; ond'è che se le parti non fossero estese, non potrebbe essere esteso il tutto; e se le parti non potessero muoversi, neppure il tutto potrebbe aver moto. E perciò, se le parti non han virtù di pensare, stando elle separate, per ragion che quella virtù starebbe divisa tra le parti, neppure il tutto può pensare.
§. 3. Si confuta particolarmente quel che scrive Hobbes sopra lo stesso punto della materia pensante.
24. Diceva Hobbes 1 che la materia è quella che pensa, e che la percezione consiste nell'azione del fantasma, o sia cumulo di particelle inviate al nostro cerebro dagli oggetti esterni, e la riflessone della percezione consiste nella reazione delle parti del nostro medesimo cerebro. Rispondiamo primieramente che, se il pensiero non si formasse d'altro modo che secondo questo insussistente e ridicolo sistema di particelle materiali interne ed esterne che agiscono, l'anima non potrebbe intendere altre cose, se non quelle che sono soggette a' sensi. Ma noi intendiamo tante cose che non s'appartengono a' sensi, ma sono puramente spirituali, come sono le idee delle virtù della giustizia, della prudenza, della pietà, le idee della natura o sia essenza degli oggetti, i pericoli di cose future, le conclusioni geometriche, e tutti gli atti d'intelletto o di volontà com'è il distinguere, l'astraere, il volere o non volere. Qual matto può dir mai che dicendo taluno voglio o non voglio, quell'atto di volontà sia cagionato dalla mozione delle parti del cerebro?
1 Tommaso Hobbes nacque nell'anno 1588 in Malmesburia, e propriamente nel villaggio Viloduniense. Di 14 anni studiò la fisica in Oxonio. Nell'età di anni venti andò girando per la Francia e per l'Italia; ma nel 1629 ritornato in Francia cominciò in Parigi ad investigare i principj della scienza naturale. Di là ritornato poi in Inghilterra nel 1637, stette ivi per molto tempo nascosto per causa de' suoi libri dati fuori, in cui diè mal odore della sua fede. Morì finalmente nel 1679 d'anni 91. Egli scrisse tra gli altri un libro intitolato Leviathan, le cui scellerate dottrine furon condannate da' teologi inglesi, e poi fu condannato tutto il libro per decreto del re, ed indi fu tenuto quest'empio autore, come antesignano degli atei moderni.
25. Ma anche parlando delle percezioni che si fanno per via de' sensi, queste non possono affatto consistere nelle mozioni cagionate da' fantasmi che vengono dagli oggetti esterni. La ragione è perché se tali mozioni formassero le percezioni e le riflessioni coll'azione e reazione, come sogna Hobbes, essendo questi atti del cerebro diversi e distinti, anche le mozioni sarebbero diverse tra loro; e non potrebbero mai unirsi a formare un pensiero che fosse nello stesso tempo percezione e riflessione; ma noi esperimentiamo che spesso nella nostra mente si fa nello stesso tempo la percezione e la riflessione sopra il medesimo oggetto. Non vale poi il dire che quelle due mozioni si uniscono insieme e formano nel tempo stesso la percezione e riflessione; perché essendo elle diverse e distinte, come abbiam detto, unite insieme non potrebbero cagionare che una nuova terza mozione, diversa da ambedue, sicché da tale unione ne dovrebbe sorgere una nuova cognizione diversa dalla percezione e riflessione avute prima. E se colla mozione delle parti l'uomo non potesse mai percepire e riflettere nello stesso tempo su d'una cosa, tanto meno potrebbe formarne un giudizio, che si fa coll'unione formata da due idee, cioè dal soggetto e dal predicato: perché queste due idee dovrebbero dipendere da due mozioni tutte diverse, delle quali l'una distruggerebbe l'altra o si confonderebbe con essa. Tanto meno potrebbe formare l'uomo un raziocinio o sia sillogismo, ch'è composto di tre giudizj uniti insieme; perché, se tal raziocinio si formasse da tre mozioni della materia, queste non potrebbero mai insieme unirsi; poiché la prima mozione sarebbe distrutta o almen perturbata dalla seconda, e la seconda confusa dalla terza. Ma ciò si è spiegato già più a lungo nel §. I. di questo capo.
26. Inoltre noi sperimentiamo che le nostre idee rimangono spesso per lungo tempo nella nostra mente; ma ciò non potrebbe avvenire, se le idee fossero formate solamente dalle mozioni materiali, perché queste mozioni non possono durare se non per momenti. Tanto più che spesso sopravvengono nuovi fantasmi dalle cose esterne, i quali confonderebbero le mozioni precedenti, e perciò le idee formate dalle prime mozioni non potrebbero in noi permanere per notabile tempo.
27. Inoltre diciamo che tutte le sensazioni che noi riceviamo dagli oggetti esterni, non sono azioni del corpo, ma dell'anima che in noi risiede. Tanto è vero, che quando l'anima è distratta da qualche pensiero di gran conseguenza, e non attende a' moti del corpo, allora niente intende anche delle cose sensibili, e non sente neppure il dolore cagionato dal ferro o dal fuoco. E perché? Perché il dolore non si sente dal corpo, ma dall'anima. La pressione dei moti esterni fa bensì che l'anima, per lo mutuo consenso che ha col corpo, percepisca le cose esterne; ma la percezione, che non può consistere in essi moti, sempre si fa dall'anima, non dal corpo. Tanto più che l'anima, come di sopra si è detto, a suo arbitrio produce tanti pensieri, or di cose lontane, or di passate, or di future, or di possibili, ora di astratte, ora di comparazioni, ora di distinzioni; tutti i quali pensieri non soggiacciono a' sensi. Ciò non può certamente operarlo in noi alcuna materia, essendo sostanza inerte e priva d'ogni virtù a muoversi da sé liberamente.
Già vediamo che quel che cogita in noi è una sostanza tale, che a suo arbitrio può deliberare di preferire il pensiero d'una cosa ad un'altra. Ella in un momento può a sua libertà girare il pensiero al cielo, alla terra, al mare; ella può voltarsi a luoghi lontani e farseli presenti; ma secondo Hobbes le mozioni del cerebro non si fanno che necessariamente e dagli oggetti che sono presenti, né possono affatto venire dagli oggetti lontani o possibili o astratti.
28. Dice Hobbes che restano i fantasmi nel cerebro, e questi poi cagionano il moto e i pensieri. Ma a questo già si è risposto che tali fantasmi possono bensì cagionare i moti della materia, ma non già i pensieri. Né questi moti possono esser permanenti per lungo tempo, come sarebbe necessario per cagionare la memoria delle cose antiche. Si aggiunge che spesso le ricordanze avvengono all'uomo non da se stesse, ma per propria diligenza; e spesso sta a suo arbitrio, se non vuol ricordarsene; basta ch'egli diverta ad altro il pensiero.
29. Ma come va, replicano i materialisti, che quando il corpo è infermo o sta sopito, l'anima non opera come prima? Si risponde che ciò non avviene, perché il pensiero derivi dal corpo, ma perché vi è questa legge di commercio che Dio ha posta tra l'anima e il corpo, cioè che l'anima imperi e il corpo le serva d'istromento. Ma se l'istromento è inetto o viziato, non è maraviglia che l'anima sia impedita di operare con libertà: siccome la candela non può bene mandar la sua luce, se il cristallo della lanterna è annerito; siccome anche un sonatore, per bravo che sia, non potrà mai sonar bene, se nel cembalo mancano o sono scordate le corde.
§. 4. Di quel che dice Locke sopra lo stesso punto.
30. Questo autore 1 nel suo libro de Intellectu humano s'impegnò a dimostrare specialmente due cose: la prima che tutte le idee vengono a noi dai sensi: l'altra che così le idee, come i giudizj e i raziocinj, non sono altro che mozioni del cerebro per mezzo degli spiriti animali, o siano corpuscoli tramandati nel nostro cerebro dagli oggetti esterni.
1 Giovanni Locke nacque in Inghilterra nell'anno 1632. ed ivi ancora morì nel 1704 in età di anni 73 dopo avere scritti più libri dell'Imperio Civile, della Tolleranza ed altri. ma specialmente scrisse un'opera sull'Intelletto umano, nella quale sparse gli errori che qui si confutano.
31. In quanto alla prima proposizione non occorre fermarci; poiché i sensi non possono dare altre idee che delle cose sensibili; ma noi, come si è detto, certamente abbiamo le idee di molte cose che non sono soggette ai sensi, come sono le idee della bontà e della sapienza, della giustizia, della malizia degli atti, dell'essenza e proprietà degli oggetti e simili. Onde non è vero che tutte le idee a noi vengano da' sensi.
32. In quanto poi alla seconda proposizione che tutti i pensieri, giudizj o raziocinj non sono che mozioni fatte nel nostro cerebro per mezzo de' corpuscoli posti in moto, ella è più falsa della prima; ma qui bisogna fermarci alquanto per confutarla e sciogliere tutte le opposizioni di Locke, benché molte cose già si son dette di sopra. Egli, quantunque dice che noi non possiamo aver l'idea d'una materia pensante, scrive non però che tutti i pensieri non sono che mozioni della materia, o sia degli spiriti materiali. Ma è chiaro che dal moto della materia non può nascere altro effetto che una nuova figura, nuova estensione o nuovo sito; ma qual connessione hanno queste qualità col pensiero, che non ha né figura, né estensione, né sito?
33. Inoltre il pensiero consistente nel moto de' corpuscoli secondo Locke non è altro che gli stessi corpuscoli posti in moto. Or questo pensiero o si suppone indivisibile, in modo che stia tutto nella massa de' corpuscoli, tutto in ciascuno di essi; o si suppone diviso in modo, che una parte del pensiero stia in una parte de' corpuscoli, e l'altra nell'altra. Il primo ripugna all'azione materiale, il secondo ripugna alla natura del pensiero. Parlando del primo supposto, che il pensiero sia nella massa e tutto in ogni corpuscolo, non può aver cammino; perché ogni azione materiale è necessariamente divisibile, onde dee esercitarsi tutta in tutto il soggetto e parte in parte; ma se si esercitasse tutta in tutto il soggetto, e tutta in ogni parte, ella sarebbe indivisibile, onde non sarebbe più materiale. Parlando poi del secondo supposto, cioè che una parte del pensiero sia in una parte de' corpuscoli, e l'altra nell'altra, neppure può sussistere; perché in tal modo il pensiero sarebbe diviso. E in tal modo potrebbe esser divisa anche l'idea della giustizia, della malizia o di altri soggetti puramente spirituali detti di sopra. Ma chi mai può dire che tali idee sieno divisibili, essendo i loro oggetti solamente intelligibili e non materiali?
34. Inoltre il pensiero non è che un'azione d'una sostanza semplice; onde non può consistere nel moto di più particelle. Che il pensiero sia azione d'una sostanza semplice, si prova dal vedere che il principio dal quale i pensieri provengono, si concepisce come indivisibile, e da quello talmente nascono i pensieri, che tutti al medesimo ritornano come loro fonte, ed ivi dimorano e si congiungono, senza che l'uno escluda o perturbi l'altro. Ma se i pensieri fossero materiali, essendo essi corpuscoli, dovrebbero mutuamente l'un l'altro escludersi o confondersi, e non potrebbero mai convenire in un principio, o sia in un punto indivisibile; perché ciascuno occuperebbe il suo luogo, e così non potrebbero unirsi tutti in un centro, ma l'uno perturberebbe l'altro. E così non può mai concepirsi come i pensieri possano esser formati dalla materia col moto delle sue particelle.
35. Locke fa tre obbiezioni. Dice in primo luogo: a noi non è lecito limitare l'onnipotenza di Dio; onde come possiamo dire che Dio non può fare che la materia pensi? Il Voltaire 1 poi nelle sue Lettere filosofiche tratta da sciocchi coloro che si oppongono a questa idea di Locke. Egli per altro condanna chi fa produrre i pensieri dalla materia, e non lascia di confessare che ripugna materia e pensiero. Ma poi ricorre con Locke all'onnipotenza di Dio, e tratta da sciocco ed anche da empio chi in ciò gli contraddice; ed indi si avanza a dir male della chiesa cattolica come senza religione, perché riprova questa lor opinione. Ma rispondiamo al signor Locke ed al signor Voltaire che Dio può tutto, ma non può fare ciò che ripugna; come ripugna che la natura di una cosa sia natura di un'altra cosa diversa: onde siccome Dio non può fare che la natura del circolo sia la stessa del triangolo, o che la natura dell'acqua sia la stessa di quella del fuoco; così parimente non può fare che la materia abbia la natura dello spirito, perché ciò non meno ripugna di quello che il circolo abbia la natura del triangolo, e l'acqua abbia la natura del fuoco.
36. Lo stesso Locke confessa 2 che Dio può produrre tutto ciò che non involve contraddizione; sicché Iddio può tutto, ma non può fare che due proposizioni tra loro contraddittorie sieno ambedue vere; perché l'esser contraddittorie e l'esser vere ambedue è cosa impossibile, e Dio non può fare che l'impossibile sia possibile. Il concepire la materia pensante è concepire una cosa impossibile, mentre sono cose totalmente contraddittorie materia e pensiero: la materia è divisibile, il pensiero è indivisibile. Che ogni essere pensante sia indivisibile, Locke non lo nega, anzi volendo provare l'esistenza di Dio, lo stabilisce per fondamento. Egli ne' suoi Saggi filosofici 3 dice così: Se la materia fosse il primo essere eterno e pensante, non vi sarebbe un essere unico, eterno, infinito e pensante, ma un numero infinito di esseri eterni e pensanti, che sarebbero tutti indipendenti l'uno dall'altro; ma le forze di ciascuno sarebbero limitate, e le idee distinte, e per conseguenza non potrebbero produrre mai quell'ordine e quell'armonia che nella natura si osservano. Or lo stesso diciamo noi. Se l'essere pensante dell'uomo fosse materia, non sarebbe più unico, ma sarebbero tanti innumerabili esseri pensanti, quante sono le particelle della materia pensante, e sarebbero tutti distinti e indipendenti l'uno dall'altro; sicché non potrebbero mai formare un pensiero compito e tanto meno un raziocinio. Così parimente se l'uomo non fosse altro che la materia pensante, vi sarebbero in esso innumerabili idee ed innumerabili voleri l'uno diverso dall'altro. E questo è quello ch'è impossibile, cioè che il pensiero, il quale è unico, semplice e indivisibile, sia nello stesso tempo composto, multiplice e divisibile.
1 Il sig. Voltaire nacque in Francia, di là passò in Inghilterra, dove prima fu poeta di drammi, e poi diventò filosofo; ma filosofo infelice ed empio, mentre disse più cose contro la religione e la fede.
2 Loc. cit. c. 10. p. 163.
3 L. 4. c. 10. n. 10.
37. Ma la maraviglia si è che il sig. Locke nel citato capo 10. confessa già che la materia non può produrre il pensiero, giungendo a dire: Tanto è contrario all'idea della materia, ch'è priva di sentimento, il poter produrre da sé movimento, percezione e conoscenza, quanto è contrario all'idea d'un triangolo il fare angoli che sieno maggiori di due retti. Così egli parla, e parla giusto; ma avendo ciò detto, come poi può mettere in dubbio se la materia pensi, e dire: Ma noi non sappiamo quel che può fare Iddio? Sì, non sappiamo quel che Dio può fare; ma sappiamo che non può fare ciò ch'è impossibile, qual'è che sieno compatibili due cose tra loro contraddittorie, che le tenebre sian luce; siccome dunque sappiamo che le tenebre non ponno produrre la luce, così anche sappiamo che la materia non può produrre il pensiero.
38. Replica Locke, e dice: Iddio ch'è spirito non crea la materia dal niente? E perché poi non può fare che la materia produca il pensiero? Rispondo: che Dio essendo spirito crei la materia, non è contraddizione; perché Iddio come onnipotente, benché non sia materia, contiene nondimeno eminentemente l'esser materiale nella potenza che ha di crearlo. Iddio dunque come onnipotente ben può produrre così il pensiero, come la materia; ma non può fare che la materia per se stessa produca il pensiero; perché in tal modo il pensiero non sarebbe prodotto da Dio, ma dalla materia; e questo è quel che non può essere, perché Dio non può fare che la causa comunichi all'effetto una cosa che non ha. Niuno stromento può produrre un effetto diverso dalla propria essenza: p. e. uno stromento meccanico il quale ha parti non può operare sopra d'un soggetto che non ha parti; e così la materia che ha parti non può essere stromento a produrre il pensiero che non ha parti, né può operare sopra lo spirito, che parimente è privo di parti. Oltreché, se mai Dio volesse produrre il pensiero in qualche oggetto materiale, in tal caso non sarebbe la materia, ma lo stesso Dio che produce il pensiero; mentre la materia è affatto incapace di poter produrre alcun pensiero. Ma soggiunge il Voltaire: Noi non possiamo concepire tutte le proprietà della materia, né sappiamo come una sostanza pensi, e come abbia delle idee. Ma da ciò, rispondo, che può egli dedurne? Perché non sappiamo le proprietà della materia, e come l'uomo pensi ed abbia le sue idee, perciò la materia può pensare? Quantunque ignoriamo queste cose, sappiamo però per certo che la materia non può esser pensiero, né produrre il pensiero; perché la materia ha parti ed è divisibile, e il pensiero non ha parti ed è indivisibile.
39. Dice Voltaire che Dio può comunicare agli organi più delicati dell'uomo la facoltà di pensare. Ma che? Forse egli si figura, dice il p. Valsecchi, d'innestare il pensiero al cerebro dell'uomo, come s'innesta il vaiuolo al braccio del fanciullo? Se il pensiero è cosa materiale, non può avere altro effetto che materiale di estensione, di moto o di figura. E non giova ricorrere alle qualità occulte, quando vi è ripugnanza di essenza e d'incapacità di natura. La ripugnanza poi tra il pensiero e la materia è evidente per tutte le ragioni di sopra addotte, e specialmente per quella che già si è toccata e meglio si esporrà qui appresso, cioè che l'oggetto che pensa è semplice ed uno senza parti; ma la materia necessariamente è composta di più parti, delle quali niuna avrebbe la percezione intiera del pensiero, poiché il pensiero sarebbe diviso in tante parti, quante sono quelle che avessero la virtù di percepire. Dice Pietro Bayle che questo argomento dell'unità necessaria per comprendere intieramente il pensiero, è un'obbiezione insuperabile contro coloro che difendono la materia pensante; mentre scrive che, se il pensiero si formasse coll'impressione o sia azione delle parti corporee, da ciò niun atto di cognizione risulterebbe; oppure questi atti di cognizione sarebbero differenti assai da quelli che in noi sperimentiamo, giacché questi tutto intiero l'oggetto ci rappresentano, prova evidente che il soggetto in noi impressionato dall'intiera immagine di questi oggetti non è divisibile in più parti, ed in conseguenza che l'uomo, in quanto pensa, non è corporeo o materiale. Ma passiamo alle altre opposizioni che fa Locke.
40. In secondo luogo egli oppone che ben si vedono più cose artificiose ridotte dall'uomo alla massima perfezione; perché dunque, dice, non può Dio, la cui sapienza supera infinitamente quella dell'uomo, ridurre la materia a tal perfezione che abbia forza di pensare? A ciò si dà la stessa risposta di sopra, della ripugnanza che vi è fra la sostanza materiale e la sostanza pensante; mentre Dio può creare nuove nature, può distruggere tutte le create, ma non può fare che la natura d'un oggetto sia natura d'un altro diverso. Se Dio potesse fare che la materia pensasse, potrebbe dirsi ancora che Dio potrebbe ridurre un legno ad essere così perfettamente lavorato e composto, che potesse avere tutti gli atti d'intelletto e di volontà.
41. In terzo luogo oppone che i bruti, quantunque non sieno altro che materia, e il loro spirito non sia che una sostanza materiale, pure vediamo che percepiscono a lor modo le cose che loro si presentano, ed hanno la memoria de' beneficj e de' maltrattamenti dagli altri ricevuti; dunque, conclude, la materia è capace di percepire. In ciò è vero che Cartesio con altri han tenuto esser i bruti automi e pure macchine materiali senza spirito. Altri però (e questa oggidì è l'opinione più abbracciata) vogliono che le bestie abbiano anima e cognizione, ma molto rozza ed imperfetta, almeno in quanto al modo di pensare. Del resto poco importa che non si sappia di queste opinioni quale sia la vera. Non perché ignoriamo alcune cose oscure, dobbiam negare le chiare e certe, qual'è che la materia non può pensare. Se Locke vuole che le anime de' bruti abbiano qualche simiglianza alle nostre, allora diremo che quelle sono spirituali; se poi vuole che quelle sieno materiali, ed allora diremo che le anime de' bruti differiscono essenzialmente dalle nostre, che sono certamente spirituali. Che se ne faccia poi delle anime dei bruti in morte, vedi quel che si dirà nella parte II. cap. XVIII. n. 12.
42. Per altro son troppo chiare le ragioni con cui si prova che il pensare s'appartiene alle sostanze spirituali, e non già alle materiali. Ma per fermare maggiormente questo punto, posto che il pensare spettasse alla materia, si dimanda a Locke, se pensano tutte le parti del cerebro, o alcune pensano ed altre no? Se dice che tutte pensano, non può dirlo; perché se pensassero tutte le parti della sostanza del cerebro, o il pensiero sarebbe tutto in ogni parte della materia, o parte sarebbe in una e parte in un'altra. Non può dire che il pensiero sarebbe in ciascuna parte della materia; perché così sarebbero tante sostanze pensanti, quante sono le parti del cerebro: ma noi siamo certi, che quel che pensa dentro di noi, è una e semplice cosa, e non già molte che pensano. Non può dire neppure che il pensiero parte sta in una parte della materia, e parte in un'altra; poiché in tal modo il pensiero sarebbe una cosa estesa, ed avrebbe una forma distinta: sarebbe inoltre diviso in parti, onde niun di noi potrebbe affermare di percepire intieramente qualche oggetto, poiché una parte del pensiero percepirebbe una parte dell'oggetto, ed un'altra parte percepirebbe l'altra. Né può dirsi che l'unione poi di tutti questi pensieri divisi percepirebbe tutto l'oggetto, essendoché le parti divise del cerebro non sanno ciò che percepiscono le altre parti.
43. Se poi dicesse Locke che le parti del cerebro non tutte pensano, allora bisognerebbe per via di moto, di quiete e di sito assegnare il luogo alle parti che pensano, ed a quelle che non pensano. Ma tutte queste variazioni di moto e di sito non possono formare il pensiero; giacché essi medesimi i materialisti dicono che la variazione del moto e della collocazione de' corpi non produce effetto nuovo; e se essi nol dicessero, ognuno ben capisce che simili variazioni di moti e siti delle parti materiali non possono mai formare il pensiero. Sicché in qualunque modo Locke faccia consistere il pensiero nelle parti materiali, non potrà mai far concepire che la materia pensi. Ma udiamo finalmente quel che dice su questo punto Benedetto Spinoza, che fu il principal maestro della materia pensante.
§. 5. Si confuta l'empio sistema di Spinoza.
44. Ecco il sistema esecrando dello Spinoza 1. Dice egli che la sostanza dell'universo è una sola e semplice, ma tutta materiale. Questa sostanza egli suppone essere Dio, e dice ch'ella è attiva e passiva: passiva in quanto è estesa, attiva in quanto è pensante. Indi suppone che tutte le cose particolari di questo mondo non sono altro se non modificazioni della medesima sostanza: le cose materiali, dice esser modificazioni della materia passiva estesa, le spirituali della materia attiva pensante; ma secondo lui non vi sono già oggetti spirituali, perché tutto è materia.
1 Nacque quest'empio in Amsterdam nell'anno 1632. Egli non professò alcuna religione; poiché, sebbene nacque da parenti giudei, nondimeno rifiutò e derise la dottrina de' giudei, talmente che da essi fu scomunicato. Ne fu già cristiano, come alcuni han pensato, mentre non ricevette mai il battesimo; ed in tanto si chiamò Benedetto, perché da' parenti gli fu imposto il nome di Baruch, che nella nostra favella significa Benedetto. Questi di fece un Dio ed una religione a suo capriccio. Visse il miserabile quasi sempre vagabondo, e morì nel 1677 in età di 44 anni compiti di febbre etica. Del resto scrisse il Bayle nel dizionario (V. Spinoza) che la sua dottrina non ebbe che pochi seguaci i quali neppure son certi.
45. Sicché secondo lo Spinoza tutto quest'universo, composto d'una sola sostanza materiale, è Dio: e tutti gli uomini, animali, alberi, monti, acque ed altre cose sono modificazioni di questo Dio. Dunque secondo lui ogni uomo è Dio, ogni mosca è Dio, ogni erba, ogni pietra, in somma ogni cosa è Dio. Sicché questo Dio di Spinoza in un legno si genera, in un altro si corrompe. Egli si ama in quell'uomo, in quell'altro si odia, in uno si loda, in un altro si bestemmia. Ora è sacerdote sugli altari, ora assassino in una strada. O mio sommo e vero Dio, che cosa vi fanno diventare gli uomini da voi così amati, e sollevati sopra tutte le creature! Eppure questo matto di Spinoza ha trovato chi lo chiamasse un gran filosofo. Ed un certo suo discepolo, che stampò le di lui opere, giunse a dire questa bestemmia, che Spinoza insegnò una sentenza, che niente discrepa dalla dottrina di Gesù Cristo.
46. Molti autori hanno scritto a lungo, e confutato quest'empio scrittore, il Durio, il Tommasio, il Moseo, il Moro, l'Uezio, il Bayle ed altri. Io soltanto qui procurerò di dimostrare l'insussistenza de' fondamenti, sui quali Spinoza forma il suo sistema; perché così meglio, e presto vedremo quanto quello è falso. Il sistema di Spinoza si riduce a tre proposizioni principali. La prima è che vi è un'unica sostanza estesa e pensante, dalla cui virtù naturale, ma cieca e brutale tutte le cose produconsi entro se stessa; in modo che niente nel mondo è contingente, ma tutte le cose son necessarie, perché tutte son determinate dalla necessità naturale ad esistere e ad operare in quel modo che operano. La seconda che questa sostanza unica, benché materiale, nondimeno è indivisibile ed immutabile. La terza che questa sostanza è sommamente perfetta, e contiene in sé tutte le realtà e tutti i modi dell'ente.
47. Alla prima proposizione, che quest'unica sostanza di Spinoza sia materia estesa e pensante, e che tutti gli enti materiali sieno enti necessarj, già si è risposto di sopra così nel §. 1. del capo presente, ove si è dimostrato che la materia non può pensare, come nel capo 3. , ove si è provato che l'ente necessario non può esser che unico, e tutti gli altri enti o materiali o spirituali, sono contingenti, e prodotti dall'ente necessario ch'è Dio. Resta solamente dunque a confutare la seconda e la terza proposizione.
48. La seconda proposizione dunque di Spinoza dice che vi è un'unica sostanza materiale, la quale però non ha parti, ed è indivisibile ed immutabile. Vediamo come egli lo provi. Dice che la sostanza è quella, il concetto della quale non richiede il concetto d'un'altra cosa, da cui debba formarsi: Substantia est id, cuius conceptus non indiget conceptu alterius, a quo formari debeat. Quindi argomenta: il concetto del pensiero non ha bisogno di concetto dell'estensione, da cui debba esser formato, né l'estensione ha bisogno del concetto del pensiero. Dunque, conclude, il pensiero e l'estensione sono una sola sostanza. E così egli poi riduce ad esser ogni cosa materia, così il corpo che chiama materia passiva estesa, come l'anima che chiama materia attiva pensante, essendo, come dice, l'uno e l'altra modificazioni della stessa sostanza.
49. Ma noi rispondiamo che essendo l'estensione ed il pensiero di natura tutta diversa, poiché l'estensione non può convenire al pensiero, e 'l pensiero non può convenire alla materia estesa, come di sopra si è dimostrato, necessariamente dee dirsi che l'estensione e il pensiero sono, non una, ma due sostanze totalmente distinte e diverse. Né giova a Spinoza il dire che, sebbene in queste due sostanze si concepiscono due attributi distinti, non possono però dirsi due sostanze. Non giova, dico; perché ciò non è sciogliere la difficoltà, ma è voler mutare le voci, e rispondere a caso senza fondamento. Noi diciamo che non solo lo spirito e la materia sono sostanze diverse, ma anche gli oggetti materiali che hanno diverse modificazioni, sono sostanze realmente tra loro distinte rispetto al lor individuo. E ciò si prova chiaramente coll'esempio, v. g. se un oggetto materiale si muove verso oriente, ed un altro si muove verso occidente, l'una sostanza individua non può esser la stessa che l'altra, mentre la stessa sostanza non può avere nel medesimo tempo due inclinazioni o sieno tendenze una contraria all'altra.
50. Spinoza questi diversi oggetti materiali li chiama modificazioni o sieno modi dell'una sostanza, ed attribuisce a questi modi quel che noi attribuiamo agli oggetti che hanno separata esistenza individua. Ma ciò ripugna al sentimento comune ed all'evidenza, il voler fare che oggetti tra loro individualmente distinti, non siano oggetti distinti, ma solo distinti modi, con attribuir loro il nome di modi. Egli dice che non vi è nel mondo che una sola sostanza. Dunque il sole ed il mare, un uomo ed una pietra sono una sola individua sostanza? Dice che il tutto è una sola sostanza dotata di estensione e di pensiero, che sono modificazioni di quest'una sostanza. Ma queste modificazioni sono diverse? E se sono diverse, come possono essere nello stesso soggetto? Come una stessa sostanza può essere quadrata e rotonda? In moto ed in quiete? Dice che questa unione di corpi e di menti è Dio. Dunque Dio è uomo e pietra? È sacerdote e cane? È giusto ed empio? Scrive Bayle essere questa la più mostruosa ipotesi che possa immaginarsi, la più stravagante e la più opposta alle cognizioni del nostro spirito. Né vale a Spinoza il ricorrere al vacuo, col dire che le sostanze materiali non possono tra loro dividersi, per ragione che in rerum natura non si dà il vacuo, come egli vuol supporre per certo. Poiché primieramente la sentenza che non diasi il vacuo è una mera opinione, la quale dalla maggior parte de' filosofi non è ricevuta; ma, ancorché fosse vera, è certo che secondo l'una e l'altra sentenza ogni materia è distinta in parti divise, e queste parti, o sieno corpi divisi, hanno sostanza separata l'uno dall'altro: la terra ha certamente sostanza separata da quella del mare, i metalli hanno sostanza separata da quella degli alberi, e così similmente dicasi di mille altri oggetti materiali; né già può concepirsi mai che tutti gli oggetti di materia che vediamo, per cagione dell'aria frapposta si identifichino, e diventino una sola sostanza.
51. La terza proposizione di Spinosa è che questa sua unica supposta sostanza sia ella infinitamente perfetta. Vediamo come appropria questa infinita perfezione alla sua unica sostanza. Egli ha inventata una nuova non ancora intesa distinzione di natura naturante, e natura naturata. Alla naturata esso non attribuisce già la perfezione; poiché nella proposizione 15 asserisce che le parti finite non possono comporre un'ente infinitamente perfetto. Tutta la perfezione infinita Spinoza l'attribuisce alla natura naturante. Ma un ente per esser infinitamente perfetto dee contenere in sé tutte in grado infinito le perfezioni d'intelligenza, di scienza, potenza, bontà, libertà, provvidenza ec. All'incontro questa natura naturante ideata da Spinoza cosa è ? Altro non è, che un ente ideale, astratto e metafisico, conceputo colla sola mente, che non ha né intelletto, né volontà, né potenza, né libertà, né provvidenza, e gli manca fin anche l'esistenza. Sicché questa natura naturante di Spinoza non solamente non ha le perfezioni ch'egli le attribuisce, ma neppure è la sostanza; poiché una sostanza senza la reale esistenza non è sostanza, ma una mera idea, un mero ed imperfettissimo niente, che non è capace di alcuna perfezione; e questo è l'ente perfettissimo di Spinosa, a cui mancano tutte le perfezioni, e manca ancora l'esistenza. Ecco a qual termine di oscurità e di sciocchezza giungono le menti umane, allorché si scostano dalla luce divina!
52. Restringiamo qui in breve quel che si è detto per provare l'esistenza di Dio dall'esistenza delle anime, le quali, essendo sostanze spirituali, non possono esser prodotte dalla materia, né propagate da altri spiriti, ma per esistere debbono esser create da un primo principio che ha virtù di creare. È certo che tante anime nel mondo esistono: dunque vi è un Dio che le ha create. Ma no, dicono i materialisti, non v'è Dio, né vi sono sostanze spirituali; il corpo e l'anima dell'uomo tutto è materia; ma noi replichiamo che l'uomo non può essere tutto materia, giacché l'uomo pensa, e la materia non può pensare; dunque nell'uomo non è il corpo, ma l'anima che pensa. Ma perché la materia non può pensare? Non può pensare primieramente, perché la natura del pensiero è affatto diversa dalla natura della materia. La materia non opera che per via di moto, di figura o di sito; ma tutte queste cose non han che fare col pensiero che non è capace né di moto, né di figura, né di sito, poiché non ha niuna estensione.
53. Inoltre, se la materia fosse capace di pensare, non potrebbe avere altre idee che di cose materiali simili a se stessa, ma non di cose spirituali. Ma l'uomo intende tante cose puramente spirituali; l'essenza della giustizia, il pregio delle virtù, la deformità de' tradimenti, la proprietà degli oggetti: l'uomo giudica, disegna, prevede, astrae, separa, distingue, delibera, accetta, rifiuta. Che hanno che fare tutte queste operazioni d'intelletto e di volontà colla materia? Anzi tal volta giudica contro quel che rappresenta la materia, secondo l'esempio riferito di sopra del remo posto in mezzo del fiume, che sembra rotto, e ciò non ostante l'uomo conosce che il remo è sano contro quel che dimostra la materia e la vista.
54. Se poi le riflessioni, i giudizj, i raziocinj e i discorsi formansi dall'uomo con tenere innanzi alla mente più idee e percezioni; come possono farsi tali giudizj e raziocinj co' moti della materia, secondo che vogliono i materialisti? Queste diverse idee dovrebbero aversi per diverse mozioni di parti materiali: ma queste mozioni, se avvengono nello stesso tempo, l'una confonde l'altra; se poi succedono in diverso tempo, allora mentre l'una comincia l'altra è già finita; e così non possono mai unirsi insieme, e formare l'ultimo giudizio, come suole formare ogni uomo da più verità che tiene a sé presenti nello stesso punto. E se per via di tali mozioni di parti materiali, di cui l'una non sa la qualità dell'altra, perché tutte son prive d'intelligenza, non potrebbe l'uomo fare più un argomento; tanto meno può fare un discorso, che è composto di diversi argomenti. Ciò può farlo il solo spirito, che intende insieme nello stesso tempo le diverse idee che tutte son presenti, e che debbon insieme concorrere, affin di poter formare il discorso.
55. Sicché per concludere il punto proposto in questo capo, ripeto l'argomento già nel principio premesso. L'argomento, come già ivi dissi, sta fondato su quel principio certo e da niuno mai posto in dubbio, cioè che niuno può dare quel che non ha. Onde così la discorro: io sento in me un'anima, la quale ha mente che pensa, che fa giudizj e raziocinj, e che opera a sua libertà come vuole. Conosco all'incontro che la materia è incapace di aver libertà e di poter pensare: ella non può aver libertà di operare, perché è inerte, e non è atta a muoversi, non può avere giudizj né raziocinj, perché, dovendo a tale effetto concorrervi le sensazioni di più parti, una non può aver cognizione della sensazione dell'altra; non può percepire neppure alcun pensiero, perché essendo estesa, è composta di più parti; non può aver cognizione intiera di alcun oggetto. Dunque, concludo, l'anima che in me esiste non può esser prodotta dalla materia. L'anima poi non è stata già eterna, né ha potuto darsi l'essere da se stessa; dunque ella è stata creata da un ente supremo spirituale; e questi è Dio.
56. Ma innanzi terminare questa prima parte, non voglio lasciar di rispondere all'opposizione di quegli empj, i quali dicono che la religione dagli uomini verso Dio professata è una favola inventata o dalla politica o dal timore o dall'ignoranza. Rispondo che la credenza di Dio non ha potuto aver origine né dalla politica né dal timore né dall'ignoranza. Non dalla politica, poiché ell'è una credenza universale presso tutti gli uomini, ed è stata costante per tanti secoli sin dal principio del mondo; onde si vede che la cognizione di Dio è insita in noi dalla natura, e la natura non può mentire. Omnibus enim, scrive Cicerone, innatum est, et in animo quasi insculptum, esse Deos. Quales sint, varium est: esse nemo negat.1. E nello stesso libro al cap. 2. scrisse non esservi cosa più evidente, che vi sia un nume supremo reggitore del mondo; e che se la cognizione di tal verità non fosse vera, non avrebbe potuto durare per lo spazio di tanti secoli; onde conclude che la perpetuità di tal credenza sia giudizio della natura: Quid enim potest esse tam apertum... quam esse aliquod numen praestantissimae mentis, quo haec regantur? etc. Quod nisi cognitum animis haberemus, non tam stabilis opinio permaneret, nec confirmareturdiuturnitate temporis, nec una cum saeculis, aetatibusque hominum inveterare potuisset. Etenim vides ceteras opiniones fictas diuturnitate extabuisse... Opinionum enim commenta delet dies, naturae iudicia confirmat.
1 L. 2. de Nat. Deor. c. 4.
57. Neppure la credenza di Dio ha potuto aver origine dal timore, che gli empj suppongono vano, negando questo Dio punitor de' malvagi; perché troppo evidente apparisce a noi l'esistenza di Dio dalla costruzione di questo mondo, vedendolo noi formato con tanta simmetria, e tuttavia regolato con ordine così bello e così stabile, e non possiamo non credere che vi sia una suprema cagione che lo abbia fatto e lo regga. Ah! che non già la credenza di Dio è nata dal timore! Dal timore bensì è nata l'empietà di questi increduli, i quali per liberarsi dal terrore de' castighi che li tormenta, cercano persuadersi che non vi sia Iddio che li punisca.
58. Né tampoco può avere origine la credenza di Dio dall'ignoranza delle cose naturali, e della virtù, come dicono, occulta della natura. Non si nega da noi che molti segreti della natura s'ignorano, ma ciò che osta o che prova? Abbiamo già dimostrato contro i materialisti esservi Dio puro spirito, creatore e conservatore del tutto, ed essere evidentemente falso il loro sistema, che ogni cosa sia materia, e sia prodotta dalla materia. Prima perché essendo tutte le cose materiali, non da sé, ma prodotte, ancorché si fingano prodotte dalla materia eterna per un processo infinito di cause producenti, non possono mai considerarsi esistenti senza un primo principio, poiché essendo elle dipendenti l'una dall'altra, per necessità dee ammettersi una prima causa indipendente, che le ha prodotte; altrimenti sarebbero tutti effetti senza causa. Oltreché la materia in niun modo ha potuto essere stata eterna, perché non essendo stata questa materia che un aggregato di oggetti materiali particolari, che non han potuto avere l'essere da sé, tutti han dovuto riceverlo da un principio superiore e indipendente dalla materia. Secondo perché la materia è cieca senza mente; onde non è stato mai possibile che dalla materia fosse prodotto questo mondo così ben ordinato, e si conservasse con ordine così costante, senza che vi sia una gran mente che l'abbia formato, e che siegua a governarlo. Terzo perché la materia è inerte, e perciò non avrebbe potuto mai aver moto (come veggiamo che l'hanno tanti oggetti materiali del cielo e della terra) senza il lor motore. Quarto perché la materia è contingente, indifferente ad essere e non essere; onde non avrebbe mai potuto aver l'essere senza un ente necessario, che in fatti le abbia dato l'essere. Quinto perché la materia è incapace di poter pensare, onde le anime che pensano, non han potuto mai esser prodotte dalla materia, ma han dovuto ricever l'essere da un principio spirituale.
59. Or essendosi dimostrata da noi con tante prove la necessità dell'esistenza di Dio, poiché altrimenti non vi sarebbero al mondo né credenti, né miscredenti, né anime, né alcuna cosa che esiste; tocca ora a' materialisti il fondare un sistema ragionevole (non già finto a capriccio senza alcun fondamento o verisimilitudine) per cui provino almeno essere stato possibile che questo mondo si fosse formato e si conservasse senza Dio. Ma ciò non potranno mai né provarlo né metterlo in dubbio; perché il Dio che noi crediamo, e certo, né può dubitarsi che vi sia; e senza Dio non potrebbe esservi alcuna cosa nel mondo.