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la testimonianza della moderna letteratura - la scoperta della chiesa

tratto dall'Enciclopedia di Apologetica - quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE Nos raisons de croire - Réponses aux objection

 

CAPITOLO III. - LA SCOPERTA DELLA CHIESA

§ 1. - Gilbert K. Chesterton (1874-1936). La scoperta dell'Ortodossia

Prima di essere un cattolico militante, originale e simpatico, Chesterton confessava di essersi trovato a dodici anni pagano, a sedici completamente agnostico. Nel marasma delle moderne ideologie, la sua fede anglicana, priva del sostegno di un'autorità sicura, era stata sommersa. Ma l'uomo era rimasto a galla, forte della sua sanità fisica e morale, incapace di lasciarsi dimezzare o soffocare da tutti gli -ismi della moderna civiltà che minacciano questa creatura di Dio esuberante di vita. E allora impugnò la penna dello scrittore e del giornalista, come don Chisciotte la sua lancia, unendo all'amore per l'ideale il buon senso e l'umorismo di un Sancio Panza. In mezzo alle strombazzate dei superuomini, alle pazzie dei decadenti, alla disperazione degli scettici, si propose di rivendicare l'uomo comune ed il suo diritto alla vita intera, naturale, gioiosa, senza falsificazioni né decurtazioni.

Ingegni perspicaci, come Chesterton, hanno una logica che sventa di botto ogni sofisma. Con un lampo di spirito ti colgono il lato debole di un sistema, con un paradosso t'impongono l'evidenza della verità.

I volumi Eretici e L'Uomo eterno (trad. Ferruzzi, La Nuova Italia, Firenze 1930 e 1932) sono le battaglie contro gl'idoli del secolo: il materialismo e l'idealismo, il pragmatismo e lo scetticismo, in nome dell'uomo che non si può mutare a piacimento con i sistemi filosofici o con i regimi politici.

L'errore fondamentale dei moderni sistemi, dice Chesterton, è quello di dimezzare l'uomo nella sua natura, che è sintesi di opposti. L'uomo è materia e, spirito, ragione e sentimento, individuo e società. È geloso della sua libertà, ma non può esercitarla senza un'autorità. Ama l'avventura, il nuovo, l'imprevisto, ma ha pure bisogno di principi fermi, di certezza. Svolge la sua vita nel contingente, ma tende irresistibilmente all'Assoluto, all'eterno. Questa la grande scoperta che credette di aver fatto Chesterton: la scoperta dell'uomo vivo, secondo " la filosofia della sanità di mente ". Si accorse ad un certo momento che era la filosofia perenne dell'ortodossia cattolica: come l'esploratore che, dopo lunga ricerca, crede di scoprire un nuovo mondo e si ritrova nell'antica patria.

" Io confesso qui liberamente tutte le stupide velleità della fine del secolo XIX; Come tutti i ragazzi che si rispettano, ho voluto essere in anticipo sulla mia età. Come loro, ho voluto essere qualche diecina di minuti in anticipo sulla verità. La conclusione è stata che mi sono trovato in ritardo di diciotto secoli... Quando fantasticavo di stare in piedi da me solo, mi trovavo in questa ridicola posizione: che mi appoggiavo, senza saperlo, a tutto il Cristianesimo... Non sono riuscito ad inventare, da me, che una copia peggiorata delle tradizioni già esistenti nella civiltà religiosa... Ho tentato di fondare di mia testa una eresia; e quando stavo per darle gli ultimi tocchi, ho capito che non era altro che l'ortodossia " (L'Ortodossia, trad. Ferruzzi, Morcelliana 1932).

Nel secolo nostro non fu scritto un altro libro di apologetica cosi straordinario e vivo come questo: il romanzo intellettuale di Chesterton in cerca della verità che spieghi l'uomo e risponda alle sue aspirazioni. Di fronte a tali esigenze, i pensatori immanentisti gli fanno la figura dei maniaci che si esaltano in un'idea fissa e mulinano a vuoto nel loro cervello. L'uomo è una realtà misteriosa e complessa: non la geometria del razionalismo, non il circolo chiuso dell'immanentismo rispondono ai suoi interrogativi e svolgono le sue infinite possibilità. Ci vuole una dottrina vitale, com'è il Cristianesimo, a equilibrio di apparenti contraddizioni ", mistero che getta tanta luce sul mondo. o La croce, che ha nel proprio centro una collisione ed una contraddizione, . può stendere le sue quattro braccia all'infinito, senza alterare la sua forma. Per il paradosso centrale che essa contiene può crescere senza cambiare. Il circolo ritorna su se stesso ed è chiuso. La croce apre le sue braccia ai quattro venti, è un segnale indicatore per viaggiatori in libertà " (L'Ortodossia, p. 33). Per senso di onestà e di giustizia, Chesterton ha voluto esaminare le contraddizioni del Cristianesimo, bersagli alle accuse da una parte e dall'altra. In realtà, conclude, sono gli accusatori in falso, perché unilaterali e preconcetti, mentre il Cristianesimo è il centro dinamico in cui gli opposti coesistono in tensione e in equilibrio. Per questo è fonte di armonia, ma più ancora di rivoluzione, di quel vero progresso che consiste nel partire da una base ferma di principi e tendere verso un ideale tanto bello da attrarre le migliori energie, tanto alto da consentire infinite possibilità. Nel Cristianesimo c'è posto per lo stupore, la curiosità, il desiderio di avventure morali e politiche, la giusta ribellione". Vivere il Cristianesimo è impresa difficile, ma anche la più meravigliosa avventura, la sola che consenta all'uomo di essere pienamente se stesso, di dilatarsi nell'amore e quindi nella gioia, et La gioia, che fu la piccola appariscenza del pagano, è il grande segreto del cristiano " (ivi, p. 260).

Da questo motivo fondamentale Chesterton dipana, con fantasia indiavolata, le Avventure di un uomo vivo (trad. di E. Cecchi, Milano 1933) e i racconti che hanno come protagonista quel simpatico padre Brown, apostolo e poliziotto, raddrizzatore di torti e di storture, seminatore di bontà e di gioia.

Da quando scrisse l'Ortodossia (1908) passarono ancora 14 anni prima che Chesterton entrasse a far parte ufficialmente della Chiesa cattolica.

Nell'Autobiografia (I. P. L., Milano 1936) egli ci racconta la dura lotta dell'uomo preso al laccio della verità. Alla gioia della prima scoperta, succede un duello di attrazioni e di repulsioni, di fughe e di ritorni. La rete dei pregiudizi, la pressione dell'ambiente, la forza delle abitudini, un cumulo di timori trattiene l'uomo, già convinto, dall'ultimo passo. Ma la verità, incarnata in Cristo e nella Chiesa, prende ognor più l'attrattiva d'un grande e irresistibile amore. "Nel momento in cui si cessa di attaccare (la Chiesa), ci si sente attratti verso di lei. Nel momento in cui si cerca di gridare: Abbasso, si comincia ad ascoltare con piacere. Nel momento in cui si tenta comportarsi verso di lei in buona fede, si comincia ad innamorarsene ".

Superata la porta stretta per entrare, l'uomo sente di aver conquistato la libertà dello spirito, l'universalità dei valori, la cittadinanza del mondo. Egli può dire con la nerezza di Paolo: Givis Romanus sum.

La risurrezione di Roma (I. P. L., Milano 1951) è l'opera della maturità di Chesterton apologista, un saggio a sfondo storico, ove il destino temporale ed eterno dell'uomo s'inserisce concretamente nella costruzione del Corpo mistico di Cristo. Scorrendo la storia a grandi tappe, lo scrittore addita la vitalità ognora rifiorente della Chiesa cattolica, in un mondo che vede fatalmente invecchiare le sue dottrine, i suoi sistemi, i suoi idoli. Fino ai nostri tempi, dove ancora sussiste in mezzo al caos " l'Isola sacra ", la Chiesa Romana, portata sulla rocca della cittadella vaticana, a levare in alto la luce, a far sentire la voce. "... Nel tremendo silenzio che segue ogni appassionata interrogazione, una voce ha sempre parlato e un gesto ha salvato l'umanità ".

§ 2. - Paul Claudel (1869-1955). La santa realtà.

Il più grande tra i poeti cattolici contemporanei, prese le mosse assai di lontano. Scontò in gioventù l'eredità dei " tristi anni intorno all'80 " quando " tutto ciò che aveva un nome nell'arte, nella scienza e nella letteratura era irreligioso. Renan regnava... E proprio dalle sue mani io, alunno, ricevetti la corona " {La mia conversione, nel voi. Come ci siamo contieniti, S. E. I., Torino 1918). Ma dopo il tuffo nella sfrenatezza dei giovani anni, cominciò a provare il disgusto per una vita senza scopo, per gli esercizi raffinati e vuoti della poesia parnassiana, per la concezione materialista del mondo e della società.

Il 1886 fu l'anno di grazia per Claudel. L'opera di A. Rimbaud schiuse al giovane inquieto gli orizzonti del soprannaturale. a La vera vita è assente; noi non siamo al mondo", aveva confessato il poeta veggente. Claudel allora si volse al simbolismo, in cerca della misteriosa realtà. Nel Natale di quell'anno entrò in Nótre Dame durante la funzione vespertina. I piccoli cantori intonavano il Magnificat, e mille e mille volti fissavano l'immagine del Bambino raggiante di luce. Il simbolo di quell'immagine appariva nella fede e nel lampo di tutti quegli occhi una meravigliosa realtà: il mistero di un Dio che viene fanciullo a ringiovanire i vecchi uomini.

" Allora accadde in me l'avvenimento straordinario e misterioso che avrebbe dominato tutta la mia vita. A un tratto, mi sentii toccare il cuore, ed io credei. Credei con una tal forza di adesione, con tale un sollevamento di tutto il mio essere, con si profonda convinzione, con una certezza così esente da ogni dubbio possibile^ che, dopo, tutti i libri, tutti i ragionamenti, tutte le peripezie di una vita agitatissima, non furono capaci di scuotere la mia fede e nemmeno d'intaccarla. Fu: una rivelazione improvvisa e ineffabile; fu la sensazione netta e tagliente dell'innocenza purissima e dell'eterna infanzia di Dio. ...Felici quelli che credono! Se fosse vero! — Si, è vero! — Dio esiste, è là, è qualcuno, un essere personale come me! — Egli mi ama e mi chiama" (op. cit., p. 56).

Ci vollero quattro anni ancora di lotta per vincere tutte le resistenze della natura, ma infine trionfò la grazia di Dio e la sincerità dell'uomo. Fu una vera rinascita; un passaggio dal mondo delle vane paIVenze a quello della divina realtà. La fede cattolica gli schiuse via via il significato e- l'armonia dell'universo; i misteri liturgici lo immisero nel mirabile commercio che trascorre fra cielo e terra, tra l'uomo e Dio. Il poeta che già fanciullo sentiva il fremito della vita universa, e poi tentava incerto la sua via, trovò la fonte dell'ispirazione, la voce del suo messaggio, " Se una missione mi è stata- imposta, è quella di portare nuovamente ad un mondo corroso dal dùbbio e abbruttito dal materialismo l'idea della gioia e dell'amore, nella certezza e nella fede di un Dio personale, a noi legato da un religioso contratto ".

È il motivo ispiratore della poetica daudeliana, intesa come " vocazione " di verità, di bontà, di gioia in mezzo agli uomini. Per questo il poeta è chiamato a scoprire e mostrare ai fratelli et tutta la santa realtà che ci è stata data e in mezzo alla quale siamo posti ".

La realtà anzitutto delle cose visibili, non solo nella mutevole bellezza, ma nell'armonia dei loro rapporti, che fanno del mondo creato un poema sinfonico. Quanto più si addentra nella lettura di questo poema, l'uomo scopre che tutto il sensibile ha valore di simbolo, oltre il quale traspare il mondo delle realtà invisibili, " Noi sappiamo che il mondo è un testo e ci parla umilmente e gioiosamente della propria assenza, ma altresì della presenza eterna di qual-cun altro, cioè del suo Creatore " (Positions et Propositions, p. 205, Galli-mard, Paris 1929).

Qui spazia Io spirito; qui ognuno è chiamato a inserirsi nel concerto e far suonare le sue note, perché si svolga il poema architettato dal supremo Artista. Il quale ha rivelato il suo disegno, prima con vaghi accenni, poi sempre più chiaramente, fino a manifestarsi nel suo Verbo, ad infondere nei cuori il suo Spirito, onde si accordino tutte le voci e si compia la divina realtà del suo Regno.

Vivere per l'uomo è fare tale continua scoperta e una continua scelta del proprio destino. " Vivre c'est connaìtre ", un nascere con le cose, partecipare alla creazione in atto, dove ognuno di noi è chiamato a svolgere il suo compito. Questa la poetica " cattolica " cioè universalistica espressa dal Claudel in Art poétique (trad. P. Jaher, Milano 1913), in Positions et Propositions, nel discorso Ne impedias musicam (in La Vie Intellectuelle, giugno, 1986).

La piena espressione lirica ci è data in Cinque grandi Odi (1910) e in Corona Benignilatis Anni Dei: poemi folti di simbologia e non facili ad una prima lettura, melodici e corali nel loro ritmo, splendidi e solenni come una Liturgia. " Io canterò il gran poema dell'uomo sottratto al caso ", incomincia l'ode La Musa che è la Grazia. Tutto nell'universo ha una sua finalità, un suo significato; il poeta è messo come Adamo nell'Eden per dare il nome alle cose, per rivelarne il segreto; quale sacerdote per raccogliere le voci e gli aneliti di tutto il creato, formare la cattedrale di simboli, dove ogni cosa prenda la sua significazione sacra, elevi il suo canto di lode e comunichi agli uomini, come sotto le specie di un'Ostia, il Verbo di Dio. k È il mondo intero ch'io devo condurre al suo fine con un'ecatombe di parole " {ivi), a Salve adunque, o mondo nuovo ai miei occhi, mondo finalmente totale! — O Credo intero delle cose visibili e invisibili, io ti accetto con un cuore cattolico " (Lo Spirito e l'Acqua).

In questa accettazione gioiosa entra tutto il mistero cristiano, nella perennità della sua presenza e nell'universalità della sua estensione. Il mondo materiale prende nell'uomo unità, coscienza, elevazione; gli uomini, a loro volta, in Cristo. In ogni cosa opera il soffio creatore di Dio, e nelle anime il Santo Spirito, n Mille e novecento anni sono passati, ed è sempre la medesima Pentecoste " (Corona Benignitaiis, Pentecoste). " E se per spiegarci tutto non ci si presentano che misteri, sono misteri come tra gli sposi e come tra il figlio e la madre: reali, quelli di cui avevam bisogno, sorgente d'interesse divorante, di gioia pregnante e di vita " (Ode: La Messa laggiù).

Fin qui abbiamo il poeta della Creazione e dell'Incarnazione; nei drammi il poeta della Redenzione.

Poiché la realtà non è tutta luce e armonia; gli uomini tante volte gettano delle ombre scure e delle note stonate. Essi dovrebbero inserirsi liberamente nel concerto dell'universo e fare la propria parte; invece preferiscono andare a capriccio. Anziché il canto di lode, portano la bestemmia; invece di elevare in alto ogni cosa, vogliono tirare tutto a sé. Allora è un dramma tragico che si svolge tra la volontà di Dio e la volontà dell'uomo, tra la grazia e la libertà. Per quanto si agiti, l'uomo non sfugge al disegno divino e all'inseguimento della Grazia. Le sue ribellioni ne fanno un " incomposto ", uno spostato, causa di dolori e di rovine, a sé ed agli altri. Solo quando si arrende, capisce il senso della vita, può ancora riparare o, almeno in estremis, salvarsi.

Cosi Testa d'Oro, l'avventuriero dalla smisurata ambizione, il quale riesce dopo tante vittorie ad imbrancar la corona e, nella finale rovina, riconosce che l'uomo r non prevarrà mai contro la potenza che mantiene le cose a posto ". L'anarchico Avare de La Città, dopo gli eccidi e le distruzioni rivoluzionarie, avverte la necessità di una legge, di un'autorità. E un altro dei personaggi proclama : s Va restituito l'uomo che si è sottratto a Dio.

Ivors: — Che vuoi dire?

Coeuvre: — Voglio dire: sostituitoli.

Al ribelle e demoniaco, bisogna sostituire la creatura che Dio ha fatto e nella quale egli abita.

Rodrigo, in Scarpino di raso, insegue vanamente la bellezza, l'amore, la gioia in una donna che non può essere sua, fino a comprendere nel fallimento totale che Dio solo può bastare alla sua ricerca.

Ma le creature umanamente complete e poeticamente più alte di Claudel sono quelle che con eroismo cosciente accettano la loro vocazione e arrivano al sacrificio totale di sé. Come avviene il più delle volte, esse non sanno da principio che cosa sarà loro richiesto. Vanno incontro alla vita col sorriso di una gioia istintiva e in cuore un sogno d'amore. Poi, quasi violentemente, sono messe di fronte alla realtà del dolore, della prepotenza, dell'iniquità umana. Sarà in grazia del loro sacrificio che si ripara il male, si ravvedono i traviati, si salva il mondo. È il mistero della redenzione di Cristo che continua nella Chiesa.

In Ostaggio Sygne, che ha restaurato il nome e la fortuna dei Coùfontaine, dopo il ciclone rivoluzionario, è messa di fronte ad un tragico dilemma: rinunciare all'amore per il nobile cugino Giorgio e sposare Toussaint Turlure, d'ignobile origine e carnefice dei suoi, o tradire il prezioso Ostaggio nascostole in casa, il Papa Pio VII, sottratto da Giorgio alla prigionia di Fontainebleau. Le sorti della Chiesa sono legate alla sua scelta. Questo le fa intendere il curato Badilon in un drammatico colloquio. Non un'esigenza di giustizia, ma l'amore di Dio può spingere questa fragile creatura a far violenza al suo cuore, a spezzare l'orgoglio di casta, a proclamare in fine: " Signore, si faccia la tua volontà e non la mia " (Atto II, Scena II).

L'Annuncio a Maria (traduz. di F. Casnati, Vita e Pensiero, Milano 1931) segna il vertice dell'arte di Claudel, ove la storia di un'anima, d'una famiglia, di un'epoca è proiettata nella luce di sacro mistero.

In terra di Provenza, allo spirare del Medioevo, vive felice una dolce fanciulla, Violaine. Ignara dei grandi mali che travagliano la Francia e la Chiesa, essa sogna e canta il suo primo amore. Passa un giorno di là Pietro di Craon, il costruttore di chiese, colpito da lebbra per aver nutrito impuro desiderio su Violaine. Ora comprende che l'uomo propone e Dio dispone, e dice semplicemente alla fanciulla tutta in festa: " Non sta alla pietra scegliersi il posto, ma al costruttore dell'opera che l'ha scelta ".

Violaine lo vede cosi triste, mentre lei si sente tanto felice; e in un trasporto ingenuo di carità lo bacia in viso, quasi a voler condividere il dolore di lui e fargli parte della propria gioia. Infatti Pietro guarisce, ma Violaine s'è presa il suo male. Calunniata dalla sorella gelosa, diffidata dallo sposo promesso, deve abbandonare la casa per ridursi a vivere in una grotta, al pari dei lebbrosi. Ma in questa solitudine e in questo lento martirio la sua anima si affina, rende su di sé le colpe di molti per espiarle, i dolori di tutti per purificali.

Quanti accorrono a quella grotta, traggono conforto e ritrovano Dio. Dalle carni lacerate e dall'anima ardente di Violaine sgorgano invisibili torrenti di grazia che si riversano sulla sua famiglia, sulla patria, sulla cristianità intera.

Quando sta per morire, squillano le campane a festa. È Natale ed è tornata finalmente la pace. Cristo rinasce in molti cuori; la Francia ha di nuovo il suo re, la Chiesa il suo Capo. Il vecchio padre ha compreso il mistero operatosi nel sacrificio di questa fanciulla e lo rivela a Giacomo, il fidanzato d'un tempo, desolato di tanta perdita.

" Anna Vercors —Giacomo, figlio mio, la stessa chiamata che senti il padre, l'ha sentita la figlia e vi ha dato ascolto.

Giacomo Hury — Quale chiamata?

Anna V. — L'Angelo di Dio jece l'annunzio a Maria, ed ella concepì di Spirito Santo.

Giacomo — Che cosa ha ella concepito?

Anna V. — Tutto il gran dolore del mondo intorno a lei, e la Chiesa divisa in due, e la Francia per cui Giovanna fu arsa viva... Per questo ella ha baciato il lebbroso sulla bocca, sapendo quel che faceva.

Giacomo — Ella ha salvato il mondo, ed io sono perduto!

Anna V. — No, nulla è perduto! e la Francia non è perduta; ed ecco, dalla terra fino al cielo, uno slancio irresistibile si leva di speranza e di benedizione!... Forse che scopo della vita è di vivere? e i piedi dei figli di Dio sono attaccati a questa terra miserabile? Non è di vivere, ma di morirei e non di Squadrare la croce, ma di salirvi e donare quello che abbiamo, sorridendo! Che vale il mondò oltre la vita? e la vita che vale se non per essere data?' Qui sta la gioia, la libertà, la grazia, la giovinezza eterna ".

§ 3. - Gertrud voti Le Fort (1876). Dal Fiat al Magnificat.

Toccava ad una discendente di protestanti Ugonotti innalzare nel nostro secolo gl'Inni alla Chiesa.

Di nobile famiglia tedesca, Gertrud von Le Fort giunse al Cattolicesimo a 50 anni, dopo un lungo travaglio interiore. Fu per lei una vera rinascita, spirituale e artistica. Prima di allora neppure i suoi compatrioti sapevano di avere in G. von Le Fort un poeta ed una scrittrice originale; oggi essa è conosciuta in tutto il mondo.

Nella gioia della verità raggiunta e con la rigenerazione dell'anima, si schiuse in lei come da occulta sorgiva la vena poetica. Nell'anno stesso della conversione (1924) compose gli Inni alla Chiesa, ch'ebbero straordinario successo in Germania e in Europa. Nel 1928 il romanzo della conversione, Il velo della Veronica (I. P. L., Milano 1936) dove già si delinea l'intimo contrasto dell'anima femminile: l'orgoglio di bastare a se stessa, di farsi centro d'attrazione; e il bisogno di donarsi, nell'umiltà che tutto accetta e tutto offre.

Esperienze ed analisi svolte più a fondo nelle Nozze di Magdeburgo (1938; Sperling e Kupfer, Milano 1940) e concentrate nel saggio teologico e lirico: La Donna eterna (1934; I. P. L., Milano 1945).

La " donna eterna " è l'ideale dell'umanità, la creatura in cui si riflette viva l'immagine di Dio Amore, tutta offerta e docile a collaborare con Lui per la creazione e la redenzione del mondo. Ideale che si è pienamente realizzato nella Madonna, Vergine-Sposa-Madre, e al quale deve mirare ogni donna per essere se stessa e non fallire il proprio destino. Nella vergine si ha la formazione della personalità cristiana; nella sposa si attua il "mistero di carità " che redime l'uomo mediante l'amore; nella madre è il dono di sé, nel sacrificio e nel silenzio, perché fiorisca nel mondo dei corpi e delle anime la vita. Mistero del Fiat mihi! su cui si edifica il Corpo di Cristo, la Chiesa. Questa mi pare l'intuizione fondamentale che ispira tutta l'opera della Le Fort: l'accettazione di Maria contrapposta alla ribellione di Èva: i due momenti contrastanti dell'intera storia, di ogni vita.

Le preferenze della scrittrice vanno per la storia, rivissuta nelle forme più originali, da quelle immediate dell'epistolario e della cronaca, alla trasfigurazione dell'epopea. Ma in ogni racconto è la vita della Chiesa che interessa l'artista, sia la straordinaria vicenda di un'anima mistica: L'estasi della vergine von Barby; o la lotta intima di anime consecrate, fino al martirio: L'ultima al patibolo (I. P. L., 1939); oppure i contrasti e le divisioni della Chiesa nei momenti più tempestosi della sua storia: II papa del ghetto (ivi, 1952). Il secondo di questi racconti, L'ultima al patibolo, prese G. Bernanos talmente da ispirargli I dialoghi delle Carmelitane.

Se un elemento manca alla Le Fort,, per essere una scrittrice da grande pubblico, è un po' di quella chiarezza latina che rende lineare e perspicua anche una vicenda complessa o una storia di anime.

In questo quadro dell'opera lefortiana s'innalzano con la freschezza del

primo canto gli Inni alla Chiesa (trad. di Rodolfo Paoli, Morcelliana 1947).

Siamo sulla linea dei poemi religiosi di un Claudel a di Peguy, ove il

ritmo salmodico, ricco d'immagini e di parallet'.nni, introduce di per sé nell'atmosfera di sacro mistero.

Dapprima l'invocazione dell'anima sperduta nel mondo, inquieta e stanca di aver camminato invano, spinta da una vaga nostalgia d'infinito, a Signore, un sogno di Te è sepolto nell'anima mia, ma non posso giungere a Te, ogni porta è sigillatal " Nel fluttuare di tutte le cose, l'anima trova la Chiesa che sta a come colonna fiorita in un cumulo di macerie morte ".

Nel rintronare di tante voci vane, sente una voce che varca i secoli, che parla di eterno, che impone sincerità di vita. L'anima resiste alla voce e si difende; ma la voce si fa irresistibile:

" Sono spietata con te e crudele

per eccesso di pietà e misericordia:

Ti ho accecato per annientare i tuoi limiti.

...Come il mare inghiotte un'isola, così t'ho inghiottito

per trasportarti nell'Eternità ".

Quando l'anima si arrende, nelle braccia di questa Madre, non si sente più sperduta e sola. Si trova in una grande famiglia che abbraccia l'umanità, membro di un corpo nel quale pulsa una potente vita. Allora, in una rivelazione crescente, l'anima scopre il volto della santa Madre Chiesa ed effonde il suo canto di ammirazione e di giubilo.

È il canto dell'universalità, in cui convergono le voci, i sospiri, gli sforzi di tutti i popoli verso l'Eterno:

" Porto nel mio grembo i misteri del deserto

e sulla mia testa il tessuto di canuti pensatori.

In me s'inginocchiano popoli che son da tempo scomparsi

e dalla mia anima splendono molti pagani.

...Ero anelito, la luce, il compimento di tutti i tempi.

Sono la loro grande conclusione, la loro eterna unità.

Sono la via in cui sfociano tutte le loro vie:

e i secoli mi percorrono per andare a Dio ". Il canto della stabilità:

" Sei come roccia che affonda nell'Eternità.

Non ti pieghi al giogo degli uomini

e non presti la tua voce alla loro caducità.

...La tua ora non scocca mai e i tuoi limiti son senza limiti,

perché in te porti la misericordia del Signore! "

II canto della maternità:

" La tua pace riposa sempre sulle spine

perché ami tutti coloro che ti avversano...

Hai mille ferite da cui scorre la tua misericordia...

Ogni diritto umano deriva da te.

Ogni sapienza umana ha imparato da te.

Sei la scrittura nascosta sotto tutti i segni,

la vena invisibile nel profondo d'ogni acqua ".

Il canto della santità magnifica la Chiesa, unico segno dell'Eterno sa questa terra, forgiatrice di eroi della carità, della dottrina, della penitenza, del martirio. La sua preghiera che da un respiro divino al mondo, ne deterge continuamente dalle sozzure il volto, per levarlo puro al Signore e irradiarlo di grazia.

C'è come un crescendo lirico e sinfonico in questi canti, culminante nel mistero del Corpus Christi Mysticum, nel quale tutte le cose si ricapitolano e l'umanità organicamente si unifica:

" Colui che noi fuggimmo, si è riunito a noi. Ci ha raggiunti nel grembo della nostra miseria e si è umiliato nelle tue mani. Abita nel vino dei tuoi calici e nel pane bianco dei tuoi altari. Tu lo stendi sulla nostra nostalgia, Tu lo sprofondi nel cuore della nostra solitudine... Siamo un solo corpo e un solo sangue. Siamo la fiamma di una sola beatificazione! ".

Poi è la voce della Chiesa, che accompagna l'anima attraverso i misteri del suo anno liturgico e le fa scoprire nel tempo i segni dell'eterno, fino al compimento delle ultime cose.

Ora, dice la Chiesa, a i miei piedi sono coperti di cenere sino alle ossa; ...la mia testa è sepolta nel grembo di Dio. Sono avvolta nei veli del mio fidanzamento. ...Ma quando un giorno verrà la fine di tutti i misteri,... allora il Disvelato solleverà la mia testa e sotto il suo sguardo i miei veli si dilegueranno... 1E gli astri riconosceranno in me la loro luce lodante, i tempi quel che avevano d'eterno e le anime quel che avevano da Dio e Dio riconoscerà in me il suo amore ".

§ 4. - Georges Bernanos (1888-1948). La comunione dei santi e dei peccatori.

" II mondo del peccato sta di fronte al mondo della grazia, come la immagine riflessa di un paesaggio, al margine d'un'acqua nera e profonda. C'è una comunione dei Santi, e c'è anche una comunione dei peccatori" (Diario di un Curato di campagna, Mondadori 1952, p. 187).

In questa visione soprannaturale e tragica della realtà si muove l'opera narrativa di Bernanos e la lotta del polemista. Visione evangelica di Satana, principe di questo mondo, e di Cristo coi suoi che gli contende il passo; il dibattersi di questo duello in ogni anima, e la solidarietà che lega fra loro tutte le anime.

Dopo Dostoievski non si è avuto forse nell'arte moderna posizione più netta ed escavazione più profonda di motivi spirituali.

Fu rimproverato a Bernanos di avere l'ossessione del diavolo, un certo rigore e pessimismo giansenistico nei confronti dell'uomo e della grazia, il disdegno per la comune umanità, l'intemperanza nella polemica. Accuse giustificate in parte, ma superate da un valore grandissimo: quello di aver immerso il mondo indifferente e pagano di oggi nella viva realtà del mistero cristiano; di aver fatto sentire come, al di là delle contese politiche, sociali, economiche, è la battaglia del Regno di Dio quella che conta veramente; di aver richiamato al rischio tremendo che è per ognuno la vita: una posta tra Dio e il

Maligno, una scelta tra la salvezza o la dannazione: " il rischio immenso della salute eterna, che forma tutto il divino dell'esistenza umana " (Diario di un Curato, p. 111).

Per quanto l'artista si concentri nella vicenda di alcune anime, egli svolge questo dramma nella comunione che lega tra loro gli spiriti, nel bene come nel male. L'anima che cade, trae altre con sé, nel gorgo della perdizione; l'anima che si eleva, anche in un'ascesi solitària, nell'affinamento di una sofferenza intima, solleva con sé il mondo. Per questo Bernanos ha messo il prete in primissimo piano nei suoi romanzi. La consecrazione che lo lega intimamente a Cristo, la sua stessa posizione in faccia al mondo, rendono quest'uomo il protagonista della grande battaglia.

Chi legge Bernanos prova da principio un senso di paura e quasi di vertigine. Negli abissi delle coscienze scoperchiate si intravede più oscurità che luce, più torbido che purezza, e un fondo di orgoglio che contrasta tenacemente alla grazia; un'eredità di peccato derivante fin dalle origini, appesantita ancora dalle tare ereditarie. Su questo terreno di fango e di sterpi passeggia il Maligno e tiene l'impero del mondo.

Con occhio di chiaroveggenza evangelica, Bernanos lo vede appressarsi ad ognuno, dar l'assalto alle anime, avvolto in un'ombra ingannevole o illuminato da una luce sinistra. Quando si avvicina all'abate Donissan, sotto le vesti d'un mercante, questi lo riconosce dal respiro e al bacio immondo, " Non spaventarti per cosi poco: ne ho baciati ben altri che te, molti altri. Vuoi che te lo dica? Io vi bacio tutti, svegli o addormentati, morti o vivi... Nessuno di voi mi sfugge. Io riconoscerei all'odore ogni bestia del mio piccolo gregge " (Sotto il sole di Satana, Corbaccio, Milano 1946).

Lampi di luce infernale, vampate di passione, aridità di spirito fino alla disperazione segnano per tutto questo romanzo la presenza del Nemico, contro il quale combatte violentemente l'abate Donissan. La posta del gioco è l'anima d'una fanciulla, diventata una " piccola serva di Satana ", rovina di molti altri. Con la preghiera ed aspra penitenza, l'umile parroco lotta per liberare quest'anima, fino a sperimentare in se stesso l'ossessione del Maligno.

Il curato d'Ambricourt confessa, ad un certo momento: "Io credo che se Dio ci desse una chiara idea della solidarietà che ci lega gli uni agli altri nel male, noi in realtà non potremmo più vivere " (Diario d'un curato).

L'austero curato di Lumbres ha ricevuto appunto questo dono terribile. Egli passa lunghe ore al confessionale, e nella sua chiaroveggenza ha di fronte i tristi segreti delle anime: " L'avaro, roso dal suo cancro; il lussurioso come un cadavere, l'ambizioso pieno d'un unico sogno, l'invidioso senza pace. Quale prete non ha pianto d'impotenza dinnanzi al mistero della sofferenza umana; di un Dio oltraggiato nell'uomo, suo ricetto!... No, non siamo degli addormentatori. Siamo in prima fila per una lotta all'ultimo sangue ed i nostri fedeli dietro di noi " (Sotto il sole di Satana).

Quando Satana trova degli emissari più scaltri e più tenaci dei pastori di anime, allora si propaga la zizzania, e fermenta la corruzione.

Il romanzo II signor Ouine (Mondadori 1949) nella prima intenzione dell'autore aveva per titolo: La parrocchia morta. È la morta gora dell'indifferenza religiosa e morale, che cede tosto alla decomposizione, quando entra un principio corruttore. Il signor Ouine (Sl-No) un gidiano, con le sue belle maniere, la raffinata cultura, la compiacente anarchia morale, una certa penetrazione psicologica, diventa il direttore di coscienze in quel paese, la guida dei giovani soprattutto, per la facile strada della perdizione. In questo e in qualche altro romanzo (Un crime; Histoire de Mouchette...) Bernanos s'è lasciato prendere a sua volta dall'ossessione del male, da quella presenza demoniaca che insidia i nostri passi, ammorba anche il respiro, serpeggia perfino nel sangue. Ma in nessuno raggiunse la potenza di analisi come ne L'Impostura. Qui il peccato è colto nella sua radice prima: l'orgoglio dello spirito ribelle che vuole tutto conoscere, tutto provare. " Sarete come dèi conoscendo il bene e il male " (Gen. 3, 5).

L'abate Cénabre, dotto teologo e direttore di coscienze, ha l'ambizione di scrutare anche i segreti di Dio, di sostituirsi a lui, di afferrare con l'analisi scientifica i misteriosi procedimenti della grazia. Perde la fede; ma l'orgoglio lo tiene al suo posto, mascherando con abile impostura il tradimento. Alle anime non darà che vuota scienza e l'aridità del suo spirito.

Quando anche i capi passano al nemico, è vicina la disfatta. Invece l'esercito di Cristo, non ostante le diserzioni e le parziali sconfitte, è sempre in campo e strappa le vittorie finali. Questo in grazia delle piccole anime che portano in sé la forza di Dio e compensano con il loro eroismo a tutte le viltà. Bernanos mette abbastanza in evidenza come il segreto di queste anime sta nelle Beatitudini evangeliche, in opposizione alla saggezza e alla prepotenza del mondo. Soprattutto la prima Beatitudine, che contrasta con il peccato di orgoglio.

L'umile abate Chevance, nella sua modestia e ignoranza, ha tanta sensibilità da intuire l'abisso di perdizione in cui precipita l'anima del dotto confratello, e tanta forza da prendere su di sé la causa della sua salvezza, fino al sacrificio. E la giovane Chantal de Clergerie, che da Chevance ha appreso la piccola via della santità, subentra nella stessa immolazione, sacrificando la sua gioia perché il sorriso di Dio torni a splendere in quell'anima ed in altre ancora, quando si accorge, assai presto, come " gli uomini sono tristi, così tristi! i (La Jote).

La stessa povertà nello spirito caratterizza il giovane Curato di campagna del celebre Diario. Un fare dimesso e quasi impacciato, un sentire cosi umile da diffidare continuamente di sé; una tristezza derivata non solo dal gelo e dal male che vede intorno, ma infissagli da una tara ereditaria che sconta in se stesso. Eppure questo giovane, povero e inesperto, incapace di tenere contabilità e di curarsi la salute, ha un'anima ardente che sghiaccia i cuori, una forza di penetrazione da rovesciare le coscienze. Basterebbe l'incontro drammatico con la contessa.

Questa donna, che chiude in cuore l'odio contro il marito infedele, un astio verso la figlia ribelle e una ostinata ribellione contro Dio, dopo la morte del figlio, il giovane parroco l'affronta con tatto e con coraggio, le scoperchia l'animo, la mette in faccia a Dio, col suo fondo di disperazione; la rende infine al perdono e alla pace.

La solitudine ch'egli prova in mezzo al mondo, non gli toglie di sentire la parrocchia come una comunità vivente di anime, cui ha sposato la sua vita, a La mia parrocchia! Una frase, questa, che non si può pronunciare senza emozione— che dico — senza uno slancio d'amore. So che la mia parrocchia esiste realmente, che siamo l'uno dell'altra per l'eternità, che è una cellula vivente della Chiesa imperitura e non una funzione amministrativa " (p. 39). E immaginandosi di vederne il volto, riconosce che è " quello della povera razza umana. Lo sguardo che Dio ha visto dall'alto della croce: — Perdona loro perché non sanno quello che fanno... a (ivi). Tale sguardo, reso più chiaro ad ogni esperienza, spiega tutto il fondo di tristezza di questo a prigioniero della santa Agonia ". È la vocazione del cristiano, tanto più del sacerdote, di scontare nella carne e nello spirito i peccati del mondo.

Ciò non toglie di godere, come Cristo, un'intima gioia, e di poterla riversare al di fuori: la gioia del cuore puro, il godimento delle cose semplici e naturali, la sicurezza di riposare sul cuore paterno di Dio. Questo ricorda al giovane prete il buon decano di Torcy, un pezzo d'uomo cui non difetta l'energia e la fede e che ha bene in mente come il compito della Chiesa sia quello di formare nel mondo la famiglia sempre giovane dei figli di Dio.

r II contrario di un popolo cristiano è un popolo triste, un popolo di vecchi... Ebbene, la Chiesa è stata incaricata dal buon Dio di mantenere nel mondo questo spirito d'infanzia, questa ingenuità, questa freschezza. Il paganesimo non era il nemico della natura, ma soltanto il cristianesimo la ingrandisce, l'esalta, la mette alla misura dell'uomo, del sogno dell'uomo... La Chiesa dispone della gioia, di tutta la parte di gioia riservata a questo triste mondo " (p. 31).

In due figure complementari di sacerdoti Bernanos ha scolpito la straordinaria ricchezza del Cristianesimo cattolico: lo spirito d'infanzia e quello di passione, l'umiltà e la forza, la contemplazione e l'azione. Il santo concilia in uno questi opposti. I preti di Bernanos hanno un po' tutti qualche scompenso, ma i migliori di essi lottano per raggiungere la santità.

Il curato d'Ambricourt si ritrova in fine col candore del fanciullo, capace di gustare la gioia delle piccole cose, e, dopo tanta lotta, anche riconciliato con se stesso, k Quella specie di diffidenza che avevo di me, della mia persona, si è dissipata, credo, per sempre. Questa lotta è giunta al suo termine. Non la capisco più. Sono riconciliato con me stesso, con questa povera spoglia. Odiarsi è più facile di quanto si creda. La grazia consiste nel dimenticarsi. Ma se in noi fosse morto ogni orgoglio, la grazia delle grazie sarebbe di amare umilmente se stessi, allo stesso modo di qualunque altro membro sofferente dì Gesù Cristo " (p. 272).

La morte serena, pur nello strazio della carne, e le ultime parole riassumono l'estrema conquista d'un mondo cristiano: "Che cosa importa? Tutto è grazia ".

L'ultima opera di Bernanos: Dialoghi delle Carmelitane (Morcelliana 1952) è un ulteriore approfondimento della lotta che impegna il cristiano con se stesso e con il mondo. Passione della Chiesa e passione di un'anima, nella tormenta rivoluzionaria. Ma è appunto per queste vie ardue e misteriose, sconvolgenti gli umani disegni, che si opera l'affinamento dello spirito. La Chiesa ritrova la povertà ed il feIVore delle origini; le anime conquistano l'umiltà e l'eroismo dei martiri. Liberate da ogni forma di orgoglio e di paura, rinascono a quell'infanzia spirituale cui è dato di entrare nel Regno dei Cieli. oUna volta usciti dall'infanzia, bisogna soffrire a lungo per rientrarci, come all'estremo limite della notte si ritrova un'altra aurora " (p. 40). Ma allora si può affrontare la morte cantando.

Nei Saggi polemici (I grandi cimiteri sotto la luna; Noi Francesi; Scandalo della verità, ecc) Bernanos agita i problemi e i compiti della cristianità nel mondo di oggi. Sguardi d'aquila, frasi roventi alla Leon Bloy, pagine dettate da un appassionato amore alla Chiesa, ma non disciplinate da quella misura e dall'inserimento nell'ordine che rendono costruttiva la critica, concreto il piano di azione. Un bel rischio, che ha portato altri spiriti " liberi a fuori della Chiesa. Ma Bernanos tiene a precisare: "lo non vivrei cinque minuti fuori della Chiesa e, se ne venissi cacciato, vi rientrerei subito, a piedi scalzi, la corda al collo, a qualunque condizione, insomma, non importai " (Noi Francesi).

I suoi attacchi più forti sono rivolti contro i cristiani " ben pensanti " tiepidi, borghesi, e contro i preti mediocri: lui che si era " esaurito letteralmente — come dichiarava — a comprendere il prete... a penetrare un po' più nella tragica semplicità di questa esistenza, dove nulla è mediocre, perché la mediocrità stessa qui provoca scandalo, vi appare come intollerabile ".

Ma troppe pagine polemiche di Bernanos sono magma incandescente, piene di scorie caduche. Rimane il metallo puro dell'opera letteraria, una viva testimonianza alla Chiesa a scandalo degli spiriti forti, delusione degli spiriti deboli, prova e consolazione delle anime intcriori ".

CONCLUSIONE

Dovremmo continuare per molte pagine ancora la rassegna degli scrittori che sentono viva la presenza della Chiesa nel mondo. Soprattutto nella persona del sacerdote, dove l'umano e il divino, che caratterizzano il mistico corpo di Cristo, si rivelano con maggior evidenza. Romanzi di grande successo, come quelli di Bruce Marshall; il Cardinale, di Robinson; I Santi vanno all'inferno, di Cesbron, ecc sono belle testimonianze alla vitalità della Chiesa nel nostro tempo.

L'interesse degli artisti è indicativo al riguardo, più ancora del successo editoriale. Si dice che il prete è oggi di moda nella letteratura e nel film: una moda imposta dalla sua presenza. Si faccia il confronto con le scialbe figure di ecclesiastici del romanzo ottocentesco, da Balzac a Stendhal, dal Fogazzaro al Verga. Qui è una classe di borghesi, sfaccendati e intriganti, nella quale sono eccezione i padri Cristoforo; nei moderni è un drappello di apostoli, dove non fa meraviglia trovare qualche don Abbondio. Dallo studio appassionato per la persona e la storia di Cristo, gli artisti si sono accostati con rispetto a colui che Io rappresenta e lo porta vivo nel mondo.

Ma c'è pure chi si lancia più al largo e lavora con impegno per dare al nostro secolo la vita di Cristo nella Chiesa. Daniel Rops ha lasciato il saggio e il romanzo per dedicarsi totalmente a questo compito, con precisione di storico e con passione di artista. I primi due volumi dell'opera: La storia sacra; Gesù e il suo tempo si trovano in bella traduzione presso l'editore Sansoni, Firenze. Gli altri 6 volumi, sulla storia della Chiesa fino ai nostri tempi, sono in corso di pubblicazione presso Marietti, Torino.

II nostro studio si è limitato alla storia delle anime, quale risalta dalle ine di poesia e di confessione dei moderni scrittori. Gli uni ci hanno rivelato la crisi spirituale del nostro tempo, lo scacco e il vuoto di una Assenza infinita; gli altri ci testimoniano la Presenza di Dio e del Cristo nel segreto dei cuori, nella trama di ogni vita. Un'apologetica che, oltre le ragioni e i fatti, dispone di argomenti vitali, può avere mordente su chiunque abbia in fondo un po' di buona volontà.

Ma più ancora della nostra argomentazione, conta il tocco misterioso della Grazia, come molti scrittori ci hanno mostrato. Anche l'uomo più lontano e ribelle, ad un certo momento avverte un richiamo, non sfugge ad Uno che insegue. Ce lo conferma Julien Green, al termine del suo Diario che registra un lungo itinerario (voi. V, Paris, Plon 1951): a Se dovessi morire questa sera e mi si domandasse ciò che mi commuove di più in questo mondo, direi forse che è il passaggio di Dio nel cuore degli uomini ".

A. S.

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2. Sui singoli autori presentati, segnaliamo i. volumi della collana / compagni di Ulisst, ed. Morcelliana, Brescia, ad opera di studiosi cristiani particolarmente competenti, come
Bauddaire di F. Casnati; Rimbaud di Daniel-Rops; Gide di H. Massh; Ibsen di M. Apox.-lonio; Pirandello di Nelle Zoja; Kqfka di R. Paoli; Pascoli di G. Bianconi; Thompson
di F. Olivero; Hopkins di S. Baldi; Claudel di E. Francia; Dostojewski di R. Guardini; Bernanos di L. Estano. Inoltre, i saggi e profili di autori, pubblicati sulle riviste: Civiltà Cattolica, Roma; Vita e Pensierii 0, Milano; Humanitai, Brescia; Ragguaglio Librario, I. P.L. Milano; Letture, dei Gesuiti di Milano.


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