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Scienza e religione

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la testimonianza della moderna letteratura - la tragedia dell'uomo

tratto dall'Enciclopedia di Apologetica - quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE Nos raisons de croire - Réponses aux objection

 

CONCLUSIONE

Questa rassegna a grandi tappe, lungi dall'essere esauriente, basta a far sentire il vuoto e la disperazione che travaglia tante anime del nostro tempo. " Per l'uomo non ci sono che tre atteggiamenti — ha scritto Van der Meersch —: essere un credente, una canaglia dichiarata o no. un uomo onesto scettico o disperato " (Corpi ed anime).

In altri tempi forse, quando la vita scorreva relativamente calma, era possibile essere un onesto scettico e fare anche dell'ironia volterriana sui valori sacrosanti della religione, mentre questa teneva in piedi l'edificio della civiltà. Oggi che questo edificio crolla per la mancanza del fondamento, dove non soccorra la fede c'è solo più la disperazione, l'angoscia del nulla. È questo il male del secolo.

Oggi la grande letteratura, quella che non si attarda nelle forme consunte o nei lambicchi dell'estetismo, è in fondo religiosa, positivamente o negativamente, dibatte cioè gli eterni problemi del destino umano, afferma o rinnega Dio, ricerca o rifiuta la grazia; ma in ogni caso è uscita dalla morta gora dell'agnosticismo laico. Lo afferma l'ateo più accanito dei nostri tempi, G. P. Sartre: k Dio è morto... Hegel ha tentato di sostituirlo col suo sistema, e il sistema è naufragato; Comte con la sua religione dell'umanità, e il positivismo è naufragato. Verso il 1880, in Francia e altrove, onorevoli signori pensarono di costruire una morale laica. Noi abbiamo vissuto per qualche tempo di questa morale, ma ora dobbiamo testimoniare con tanti altri del suo fallimento. Dio è morto, ma l'uomo intanto non è ancora diventato ateo. Questo silenzio del trascendente, congiunto alla persistenza del bisogno religioso nell'uomo moderno: ècco il grande problema di oggi, come di ieri. Non si sa veramente come conciliare queste due esigenze inconcusse e opposte: Dio è muto, non potrei dubitarne; tutto in me esige Dio, non posso dimenticarlo...

A dire il vero, tale esperienza si trova, in una maniera o nell'altra, presso la maggior parte dei contemporanei: è la lacerazione di Jaspers, la morte di Malraux, l’abbandono di Heidegger, l’essere in sospeso di Kafka, la fatica vaga e maniaca di Camus, ecc" (Situation I pp. 153-154).

Il romanzo moderno, in tanta parte, accusa la crisi di un'umanità scardinata da quei princìpi morali e metafisici che solo si fondano in Dio e rendono umana l'esistenza. Gli scrittori introspettivi (Proust-Moravia...) mettono a nudo complessi di ambizioni sbagliate e di torbidi istinti; i neorealisti (Faulkner, Pavese, Vittorini...) non sanno che vedere gente portata dagli istinti più elementari, gravata d'ingiustizie o da fatalità; gli esistenzialisti (Kaika, Camus, Sartre...) a parte l'amoralità o l'immoralità del costume, s'aggirano in un problematicismo irrazionale, turbinante a vuoto.

È lo svolgimento del triste quadro che S. Paolo tracciava del mondo pagano, su cui l'ira di Dio contro l'empietà e l'ingiustizia degli uomini si manifesta coll'abbandonarli alle tenebre e alle concupiscenze dei loro cuori (Rom. 1, 18 ss).

Ma altri scrittori vanno più avanti. Spinti dalla logica ferrea con cui si evolve la civiltà della macchina e della politica senza scrupoli, prevengono i tempi e arrivano all'Apocalisse. Di giorno in giorno cresce la letteratura di anticipazione, cui hanno dato il via i saggi di Splenger, Tramonto dell'Occidente; di Huizinga, La crisi della civiltà (Einaudi 1938), Lo scempio del mondo; ma più ancora i metodi inumani usati dai dittatori per inquadrare e spezzare gli uomini. È bastato a Gheorghiu rappresentare tutto questo per preannunciare La 25.a ora (Bompiani 1950), in cui diventa impossibile in questo mondo la vita ai vivi. Huxley in Mondo nuovo, Orwell in 1984, Werfel nel Pianeta dei nascituri (editi tutti e tre da Mondadori, 1946-1950), prevedono i giorni, vicini o lontani, in cui tutto sarà pianificato e meccanizzato, anche il pensiero e l'amore. Ma, a differenza dei precedenti, d'un'ironia amara e disperata, per Werfel rimane, dopo tutto, la forza dello spirito per ritrovale Dio e, in Dio, la libertà.

" Questo mondo che ha voluto uccidere Dio ha invece l'ossessione di Dio. Egli è presente dovunque, persino nella sua tragica assenza, per gli uni come una angoscia, per gli altri come la sola speranza ". Cosi Daniel Rops alla settimana degli intellettuali cattolici sul tema: Monde moderne et sens de Dieu, Paris 1953.