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Tipologia culturale e religiosa di G. Montandon

tratto dall'Enciclopedia di Apologetica - quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE Nos raisons de croire - Réponses aux objection

 


Adesione al metodo ciclico-culturale.

- È significativa l'adesione d'insieme del Montandon alle conclusioni etnologiche del P. W. Schmidt non solo riguardo all'esistenza dell'Essere supremo e del monoteismo tra i primitivi, ma anche riguardo allo sviluppo delle civiltà e delle religioni.

Nel suo Traile d'ethnologie culturelle (titolo già eloquente per se stesso), il professore della Scuola d'Antropologia di Parigi così si esprime sulla teoria ciclo-culturale in generale: Questa teoria, crede dunque di potersi servire dei seguenti principi:

a) Lo studio culturale deve osservare i fatti, non erigere leggi;

b) lo studio culturale non deve occuparsi di questioni d'origine, che sono messe in rilievo da altre discipline, cioè dalla filosofia;

c) il principale principio della teoria, dal quale deriva il metodo geografico di lavoro, stabilisce che lo studio culturale constata che gruppi dì elementi culturali si reggono tra loro, possiamo dire, organicamente e camminano insieme; gruppi di elementi culturali, in altri termini, fanno blocco e si sciolgono in blocco;

d) questi complessi o deli culturali partirono da centri d'origine; ogni ciclo ha un solo centro, e alcuni complessi vennero diffusi sui cinque continenti. I seguaci di questa teoria localizzano sempre più i vari centri di origine in punti lontani del centro dell'Asia s (p. 31).

Accordi col P. Schmidt.

- II Montandon non fa coincidere interamente la sua divisione delle culture con le discriminazioni del ir. Schmidt, ma concorda nel far derivare più culture relativamente indipendenti dalla cultura primitiva e nel porre la cultura pastorale immediatamente prima di quelle superiori, e inoltre, nel porre un grande sviluppo della magia negli ambienti totemici (p. 78); nel caratterizzare la civiltà matriarcale con la mitologia lunare e il culto degli antenati e dei teschi (p. 85); nel dare grande importanza al cannibalismo, alla magia e al feticismo solo in un ciclo neo-matriarcale (p. 91).

Divergenze e riserve. - Però il Montandon unisce i cicli culturali meno intimamente del P. Schmidt e del suo discepolo P. Koppers (1) ed è più incline a moltiplicare i cicli, convinto che convenga dare un carattere meno sistematico alla classificazione delle culture, tenendo conto di queste osservazioni: e Qualunque sia il livello dove bisogna mettere la cerniera schematica tra gli altri due stadi (primordiale e successivo), il limite non è assoluto, perché, fin dalle origini, alcuni complessi culturali tendevano a formarsi e ancor oggi alcuni elementi sono dovuti a una produzione spontanea e indipendente dai cicli culturali.

Come tesi non assoluta, ma abituale, dobbiamo pensare che il processo formativo d'un ciclo culturale avviene sopra un'area e non parte da un centro. Bisogna distinguere gli elementi di cultura inventati occasionalmente e quelli largamente adottati, che sono maggiormente o unicamente caratteristici d'uno stile. Resta aperta la questione se dobbiamo le culture analoghe di grandi regioni di diversi continenti a un comune focolare di origine oppure a un fenomeno di convergenza " (2). Alle divisioni del P. Schmidt, il Monfandon aggiunge l'interessante distinzione d'un ramo culturale precoce, con sviluppo limitato, e d'un ramo culturale tardivo, con sviluppo illimitato. Giorgio Montandon ha riassunto le sue conclusioni nell'articolo Cicli culturali dell'Enciclopedia ital. Treccani, voi. xn, p. 105-113.

(1) Mitleilungen dar Anthropologischm Gesellschafi in Wien, t. xt,vm-xux, 1919, p. 65.
(2) Ivi, p. 41.