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la testimonianza del miracolo
tratto
dall'Enciclopedia di Apologetica
- quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE
Nos raisons de croire - Réponses aux
objection Il
miracolo nell’Antico Testamento. –
L'AnticoTestamento è la storia, la
dottrina e la regola di vita dell'alleanza
conclusa tra Dio e il suo popolo. La condizione
dell'alleanza fu la liberazione dalla servitù;
le garanzie furono i prodigi operati da Dio
in Egitto, al Mar Rosso e nel deserto. L'alleanza
fu conclusa tra i prodigi del Sinai. I libri
dell'Antico Testamento, da capo a fondo, ricordano
la storia dell'alleanza, che è il centro
al quale ritorna continuamente il pensiero
degli autori ispirati. L'insieme dei molti
miracoli narrati, fondamentale nell'economia
della religione antica, prende senso dal miracolo
centrale del Sinai; i miracoli sono i mezzi
scelti da Dio per farsi conoscere dai suoi
eletti, per preservarli dal male, unirli a
Sè. ...e
nel Nuovo. - La Resurrezione di Gesti
Cristo fu il fondamento e l'oggetto quasi
esclusivo della predicazione degli apostoli,
che sono " i testimoni della resurrezione
" (Atti 1, 22) e a questo titolo al posto
di Giuda venne scelto Mattia. I discorsi di
San Pietro, riportati nel libro degli Atti
espongono semplicemente che Gesù è
risorto, traendo da questo fatto divino l'insegnamento,
cioè i dommi del cristianesimo e le
regole della sua morale. In questo modo tutto
il Nuovo Testamento converge verso il prodigio
supremo. Gesù
compì certamente miracoli tanto numerosi
che, al dire di San Giovanni, non basterebbero
i libri del mondo intero per riferirli (21,
25); però quanto di meraviglioso venne
operato da Gesù tendeva all'identico
fine cui tendeva la Resurrezione, come ci
fanno sapere gli evangelisti e come ci dice
ancor più chiaramente Gesù:
per credere in Lui i Giudei avevano e noi
abbiamo "la testimonianza" del Padre
"le opere" del Messia (Gv., 5, 37;
10, 25); e, per convincere i messi di Giovanni
che Egli è Dio, Gesù li invita
a guardare gli zoppi che camminano, i ciechi
che vedono. Si
comprende cosi l'unità di quest'idea
dell'opera di Dio che domina tutta la religione.
Nell'Antico Testamento Dio salva il suo popolo,
contrae un'alleanza con esso, lo chiama, lo
istruisce, lo castiga, lo obbliga ad essere
il depositario a dell'alleanza, del culto,
delle promesse n (Rom., 9, 4), preparando
in questo modo la venuta del Figlio suo. Il
Nuovo Testamento reca la salute non di un
popolo, ma dell'umanità e tutto il
prodigioso operato da Dio è ordinato
all'opera di salute e di santità. I
miracoli sono parole di Dio. -
Le azioni che Dio solo può compiere,
che autenticano i suoi appelli, orientano
le anime verso di Lui e che oggi chiamiamo
miracoli, in fondo, come dice sant'Agostino,
sono parole di Dio (opera Verbi verbo) destinate
a compiere la sua opera nelle anime. Per non
passare quasi tutte le pagine dei libri sacri,
tralasciamo la prova di queste tesi, che sono
evid
enti per chiunque abbia almeno un po' di familiarità
con la Bibbia, e ce ne possiamo render conto
consultando in un dizionario ebraico o greco
neotestamentario le parole: mopketh,
segno, niphelaoth, meraviglia, riportandosi
ai testi citati, o semplicemente rileggendo
a caso racconti di miracoli. Quindi la nozione
del miracolo cristiano è tutta religiosa
ed esclude assolutamente l'idea pagana del
prodigio sensibile senza uno scopo spirituale. Allora
nulla è più giustificato e anche
più necessario di questa nozione. La
religione è un rapporto vivente tra
Dio e le anime, una comunicazione personale
e quindi anche una relazione di azioni personali.
Dio ha cura individuale di ciascuno di noi,
poiché, come dice Gesù, Egli
ha contato i nostri capelli. La azione individuale
di Dio verso di noi non può essere
contenuta entro le maglie di un determinismo
universale, che lo priva proprio del suo carattere
personale. D'altronde quella della civiltà
umana è la storia delle vittorie dell'uomo
sulla natura, il quale con la scienza e la
tecnica giunge a servirsi delle leggi fisiche
e a ottenere per la sua utilità risultati
che la natura da sola non avrebbe mai realizzato.
Ed è innegabile, ad esempio, che le
case, le strade, le ferrovie, sono effetti
che solo l'attività umana può
produrre utilizzando le leggi fisiche. Ora
chi può sostenere che Dio è
meno padrone dell'uomo di queste leggi e non
sappia o non possa usarne? La possibilità
del miracolo è evidente per chi sa
che Dio esiste e lo conosce come intelligenza
e bontà somma. La
credenza al miracolo nelle civiltà
primitive. -
C'è pertanto chi immagina che la credenza
al miracolo sia un resto della mentalità
primitiva e che scomparirà sotto l'influsso
del pensiero scientifico. I popoli selvaggi
non hanno nessuna idea delle leggi della natura
e meno ancora della loro necessità;
per essi nulla è impossibile e anzi
concepiscono il mondo dominato o piuttosto
costituito come da forze capricciose su cui
l'uomo ha potere mediante operazioni magiche.
Recentemente Lévy-Briihl (1)
ha dimostrato che i racconti mitici sono mezzi
per mantenersi in rapporto con gli antenati
semi-uomini e semi-animali che un tempo facevano
tutto ciò che volevano. Altri, senza
ricorrere alla mitologia dei Marind-anim e
degli Australiani dell'Ovest, credono che
tutta la natura sia compenetrata di una forza
impersonale, il " mana " e che l'uomo
con certi mezzi possa agire su di essa. ...e
tra i popoli evoluti. -
Anche alcune civiltà molto progredite
hanno conservato gran parte di questa mentalità
primitiva, come la speculazione hindù
sui Veda, die considera il sacrificio non
come un omaggio agli dèi, ma come un
sistema di pratiche infallibili per agire
sul fondo divino delle cose e sottometterle
ai voleri dell'uomo, per cui il sacrificio
finisce coll'essere superiore agli stessi
dèi. Intanto
le osservazioni astronomiche rivelarono ad
altri popoli che il mondo è governato
da un ordine indipendente dalla volontà
umana. I Caldei e i Cinesi riferiscono a quest'ordine
cosmico le necessità sociali, formando
cosi una morale in cui si identificano le
leggi del mondo fisico e quelle del mondo
morale (2). (1)
La mithologie primitive, Parigi, Alcan, 1935.
(2) Vedi R. Berthelot,
L'Astrobiologie et la pensée de l'Asie,
Parigi, Alcan. Il Berthelot, le cui pagine
sulla Caldea e la Cina sono suggestive, conosce
il cristianesimo solo
attraverso Loisy.
Più
tardi le scoperte scientifiche estesero fino
agli ultimi limiti della natura l'idea dell'ordine
necessario, ma i credenti non hanno rinunciato
alla persuasione che Dio intervenga nell'universo
con azioni libere. I teologi cristiani razionalizzarono
e affinarono la vecchia idea dell'influsso
dell'uomo sul "mana", dell'operazione
magica con cui il sacrificatore hindù
domina la potenza suprema; ma anche quest'idea,
non meno delle altre, viene dal fondo della
mentalità primitiva. Questa l'idea
che certuni si fanno del miracolo cristiano. Miracolo
cristiano e prodigio pagano. -
Per poco che si rifletta si vede quanto sia
ingannevole questo ravvicinamento tra il miracolo
cristiano e la mitologia dei selvaggi, che
non si somigliano, anzi si escludono. Per
il primitivo tutto è possibile, e i
prodigi che crede reali sono grossolani eventi
corporei, privi di rapporti con la vita dello
spirito o che tutt'al più sono diretti
ai suoi interessi egoistici Questi avvenimenti
ci sorprendono, ma in se stessi sono privi
di senso e non sono fatti per illuminare o
migliorare gli uomini. Invece
nella concezione cristiana il miracolo e una
manifestazione di Dio (opera Verbi verbo),
che illumina, ammonisce, soccorre e di cui
Dio si serve per elevarci e unirci a Lui.
Il miracolo cristiano è essenzialmente
d'ordine religioso e ha un significato intelligibile;
invece il prodigio dei primitivi è
semplicemente un elemento perduto nel caos.
Il grottesco, la bassezza, l'inutile, il non
senso non possono essere miracoli
(3). Intanto
la confusione odierna tra prodigio pagano
e miracolo cristiano è probabilmente
la principale difficoltà per cui la
maggior parte degl'increduli istruiti respingono
le prove classiche del cristianesimo (4). Il
rifiuto del miracolo da parte della teoria
scientista. -
Nonostante la celebre tesi del Boutroux, permane
la concezione " scientista " d'una
rigidità infrangibile delle leggi della
natura e continua a dominare molti spiriti,
che però sarebbero molto impacciati
se dovessero esporre la teoria per cui respingono
il miracolo. In realtà su che cosa
si può fondare quest'assoluta necessità
delle leggi naturali? Non sull'esperienza
che ci mostra, è vero, moltissimi casi
in cui le leggi si applicano costantemente,
ma non può dimostrare che si applichino
ovunque e sempre, anche quando Dio vuoi agire
direttamente sulle anime. Non è nemmeno
una deduzione, perché le leggi della
natura non si deducono affatto da principi
fisici o logici, che sarebbero loro anteriori
(5). In
fondo la convinzione scientista che il miracolo
sia impossibile (oltre i pregiudizi antireligiosi)
viene unicamente dal modo di concepire la
ragione. Dal fatto che essa non riusci a chiarire
gli avvenimenti del mondo supponendo il determinismo,
e che è portata a respingere ciò
che non comprende completamente, si trae la
conclusione die l'uomo deve respingere ogni
intervento soprannaturale, anche se accertato
da quanti testimoni si voglia. (3)Ma
non dobbiamo giudicare i miracoli di altre
età con i pregiudizi della nostra.
(4)Sul significato
dei miracoli del Vangelo v. L. Fonck, / miracoli
del Signore nel
Vangelo, I, p. 138-162, Roma, Pontifìcio
Istituto Biblico, 1914, e ancor meglio Jésus-
Ckrìst del P. de Grandmaison.
(5)V. Boutrodx,
De la contingence des lois de la nature, Parigi,
Alcan; Meyerson,
De l'explication dans les scìences,
t. I, Parigi, Alcan. Che
cosa pensare di quésto rinato?
-
Nella sua Introduction aux ètudes
historiques, Seignobos scrisse che nessun
fatto è stato accertato da tanti testimoni
quanto l'esistenza del diavolo, e che tuttavia
la storia non deve tener nessun conto di simili
testimonianze. Fatte le debite riserve sui
testimoni dell'esistenza del diavolo, che
non sono poi cosi numerosi come dice Seignobos,
né soprattutto sono sempre chiaroveggenti
e chiari (voglio ben credere al Curato d'Ars
quando parla del " Grappin ", ma
non ai clienti degli stregoni!), è
chiaro che simile affermazione esclude a priori
le realtà religiose. Nel
suo genere quest'esclusione è altrettanto
assurda quanto la negazione a priori delle
realtà fisiche dei tardi seguaci della
fisica di Aristotele nel secolo xvh; inoltre
suppone che la testimonianza religiosa sia
sempre irrecettibile. inquinata da stupida
credulità o da partito preso. Ma basta
consultare i mistici o i canonisti che conducono
le inchieste sui santi, per vedere come la
Chiesa e le anime cristiane siano estremamente
diligenti per evitare ogni illusione o pregiudizio
(6). Anche il
cristiano, come insegna espressamente san
Giovanni della Croce, è normalmente
nell'atteggiamento di chi ammette l'intervento
del soprannaturale solo se vi e assolutamente
costretto. Il
miracolo e i protestanti. -
Proprio perché comprendono male questa
esigenza della coscienza religiosa, altri
pretendono dì rigettare il miracolo
in nome della religione stessa, come molti
protestanti che oggi non credono alla realtà
dei miracoli fisici (tempesta sedata, moltiplicazione
dei pani, ecc.) narrati dai Vangeli e ammettono
soltanto i miracoli spirituali. Altri tirano
le estreme conseguenze e pretendono che l'unico
miracolo reale, l'unico degno di Dio, sia
la fede die giustifica il cristiano. Perfino
la resurrezione di Gesù Cristo sembra
loro inutile e incredibile, perchè
fuori della religione a in spirito e verità
". Ma questo significa presentare una
religione orgogliosa e parziale e, come gli
antichi doceti rifiutavano di credere che
il Figlio di Dio avesse potuto prendere un
corpo, essi delimitano a priori una sfera
spirituale dove concedono a Dio il diritto
d'intervenire e dichiarano la sfera corporea
indegna di Lui. Ma rimane il fatto che Dio
ci ha creati anima e corpo, e il mistero dell'Incarnazione
ci dimostra abbastanza chiaramente che Dio
vuoi prenderci tali e quali siamo; abbassandosi
fino a noi, santificando e in qualche modo
divinizzando il nostro corpo. Supporre che
la sua azione sull'umanità non possa
manifestarsi nella materia significa fargli
ingiuria. Risposta
a Spinoza. -
Spinoza scrisse questa stupidaggine: i miracoli,
supposto che ci siano, invece di portarci
a credere in Dio ci farebbero dubitare della
sua esistenza, perchè Dio è
essenzialmente il pensiero e l'ordine e il
miracolo, sospendendo l'efficacia delle cause
seconde e introducendo l'incomprensibile nel
mondo, rovescierebbe i principi della ragione,
die servono a stabilire l'esistenza di Dio. Fa
meraviglia che Spinoza, cosi istruito nella
Bibbia, abbia pensato questa grossolana caricatura
del miracolo, die se fosse solo un prodigio
e un fatto privo di relazione con chicchessia,
che apre un vuoto nella natura, rovescerebbe
certamente i principi della ragione e c'impedirebbe
di pensare l'esistenza di Dio. (6)
Art. Canonisations des saitils, in D.T.C.,
t. II col. 1626-1659. Ma
abbiamo visto che il miracolo cristiano avviene
soltanto in vista della nostra vita spirituale,
che è una testimonianza di Dio, legata
a tutto l'insieme della Rivelazione e che
per essenza comporta un'intelligibilità. Difficoltà
sollevate dal determinismo. -
I seguaci del determinismo cercano di prenderci
con un'altra difficoltà col dire che
essendo il miracolo un ipotetico, diretto
e straordinario intervento di Dio, spezza
la maglia delle cause e delle leggi fisiche,
aprendo dei vuoti nell'universo. Come avvengano
queste rotture e dove si pongano esattamente
questi vuoti e come Dio raccoglie queste maglie,
dopo averne spezzata qualcuna? La
presente questione è in tutto simile
a quella dell'accordo tra le libere azioni
umane e il determinismo delle leggi naturali.
Io scrivo una lettera o mi intrattengo con
qualcuno, con azioni libere che introducono
nell'universo materiale dei complessi che
la sola natura fisica non avrebbe mai attuato,
poiché la lettera che scrivo e le parole
che pronuncio non si attuerebbero mai con
le sole leggi della fisica e resta vero che
la lettera non sarebbe mai stata scritta e
le parole mai pronunciate se un intervento
volontario non avesse piegato in una data
direzione l'azione delle cause fisiche. Il
problema si pone ancor di più e nello
stesso modo anche se le decisioni del mio
volere sono determinate necessariamente dai
miei pensieri anteriori. Resta
sempre da chiedersi come fenomeni psichici
possano obbligare fenomeni fisici a seguire
un corso che altrimenti non avrebbero seguito.
Ora non occorre affatto che sia stato risolto
questo problema metafisico per comprendere
il senso della mia lettera o delle mie parole,
lo stesso avviene per il miracolo. Ecco ad
esempio la guarigione di Gabriele Gargam a
I.ourdes, un impiegato delle poste che era
stato schiacciato nel suo mezzo di trasporto
in uno scontro di treni e che da allora non
si poteva più muovere, "era destinato
a morire di cachessia. Tutto ad un tratto
riacquista l'uso delle membra e la completa
sanità, mentre intorno a lui si prega
la Santa Vergine. Chi non comprende il significato
di quest'intervento di Dio? Chi potrà
dubitare che questo non sia a gloria della
Santa Vergine e dovuto alla sua intercessione? Resta
il problema sul modo fisiologico, ma quaggiù
non sapremo forse mai se Dio produce i tessuti
mancanti direttamente con un atto creatore
o se, com'è più probabile, orientò
e accelerò la proliferazione cellulare.
Ma non è affatto necessario risolvere
questo problema metafisico e scientifico per
sapere che Dio si è manifestato, cioè
che ci sia stato un miracolo. Il
miracolo davanti alla scienza contemporanea.
-
A dire il vero, la evoluzione della fisica
attuale e i risultati della critica delle
scienze non camminano proprio nella direzione
delle difficoltà esaminate. Specialmente
da alcuni anni, il pensiero contemporaneo
cammina in senso completamente opposto, perché
i fenomeni osservati e i processi che usa
lo spirito per costituire la scienza non sono
legati al determinismo; è invece accertato
l'opposto e a mano a mano che si analizzavano
meglio i procedimenti con cui si elaborano
le leggi, le concezioni e i sistemi scientifici,
è apparsa sempre più chiara
la libertà dello spirito. Una legge
fisica è una descrizione, o meglio
ancora, come dice Edoardo Le Roy, -è
una definizione, una formula quantitativa
che si applica a certi fenomeni osservati.
Se si applica solo più in parte, lo
studioso non si stupisce e dichiara semplicemente
che i fenomeni sono retti da un'altra legge
o da una legge più precisa. In questo
modo la scienza progredisce con differenziazioni
o approssimazioni successive, come ha mostrato
una tesi notevole di Gastone Bachelard (7). Ma
allora nulla è impossibile a priori:
davanti a un fenomeno totalmente nuovo ci
accontentiamo di porre nuove definizioni e
nuove leggi. Edoardo Le Roy paragona gli studiosi
a operai che devono lastricare una strada,
che dispongono una prima fila di selci, adattando
poi le altre file al terreno, alle dimensioni
della strada, dovendo poi adattarle ai pezzi
delle prime file, secondo che sono stati tagliati,
in modo che durante tutto il lavoro restano
in atto esigenze dovute prima di tutto all'artificio
umano e a ciò che era stato prestabilito.
Cosi stando le cose, la difficoltà
di riconoscere il miracolo non proviene più
dalla sua impossibilità (perché
tutto è possibile), ma dal fatto che
non è più constatabile, perché
se tutto è possibile, non abbiamo più
una linea di confine tra il fenomeno prodotto
direttamente da Dio e un qualsiasi fenomeno
naturale. Di fronte a un miracolo lo studioso
si limiterà a dire: a Ecco un fenomeno
che finora non era stato osservato; descriviamolo
e cerchiamo la legge che lo regge ". Però
la difficoltà è più apparente
che reale e la supereremo con le stesse considerazioni
che facciamo sempre contro i pregiudizi deterministici.
Per riconoscere un intervento della libertà
divina non occorre che possediamo scientificamente
la struttura delle leggi che reggono un fatto.
Per capire il senso di una frase scrina o
pronunciata, per riconoscere un'opera del
pensiero e della libertà umana, non
ini è necessario sapere come la volontà
umana entri nelle leggi fisiche, facendo forse
degli strappi nella trama delle cause e degli
effetti materiali. Capisco il senso e vi riconosco
un'anima che si esprime. Cosi riguardo al
miracolo: il contesto storico del fatto, il
suo legame con i dati della Rivelazione e
tutto il complesso spirituale che l'accompagna
ordinariamente bastano a scoprire chiaramente
il carattere soprannaturale. Nessuna persona
ragionevole attribuisce le guarigioni di Lourdes
a proprietà radioattive dell'acqua
della grotta, o alla suggestione, che non
ha mai consolidato ossa o riparato tessuti. È
vero che il contesto dell'evento miracoloso
non è sempre chiaro; Dio può
fare miracoli reali, ma non dotati di tutto
ciò che occorre perché uno storico
li ritenga come tali, pur essendo minutamente
circonstanziati dalle testimonianze. Possono
essere reali e non essere tali da dover venir
tenuti in conto in un processo di canonizzazione. Aggiungiamo
infine che questo a tutto è possibile
" per gli studiosi è un punto
di vista più logico che psicologico,
dovendo ricordare continuamente che tutto
è possibile per non sopprimere imprudentemente
certi fatti minuscoli ma rivelatori, e non
chiudere nessuna via alla ricerca. Differenze
minime nel peso dell'aria, che alcuni potevano
considerare come infrazione alla legge, cioè
come errori trascurabili, condussero a scoprire
l'argon, il cripton e altri gas rari dell'aria.
Lo studioso deve sempre essere preparato a
conoscere ciò di cui non ha nessuna
idea, senza però che questa disposizione
gl'impedisca di vedere che uno stretto ordine
regola la natura, e che lo sforzo dello spirito
umano proprio con processi liberi tende a
modellarsi su quest'ordine. Nella maggior
parte dei casi si può facilmente constatare
il carattere soprannaturale di un evento e
quindi l'obiezione teorica che si fonda sulla
pretesa inconstatabilità, è
una specie di gioco dello spirito. (7)
Elude sur la connaissance approchée,
Parigi, Vrin.
Ci sarà quindi permesso di non trattare
dell'indeterminazione dei fenomeni infra-atomici
e del principio di Heisenberg. Pur supponendo
che nella scala infratomica vi siano fenomeni
che si svolgono a caso o con un'incomprensibile
libertà, è sempre vero che essi
obbediscono a leggi statistiche e producono
sulla nostra scala un determinismo apparente.
Ora i miracoli sono eventi della scala macroscopica.
D'altronde è molto verosimile che gli
elettroni, i fotoni, ecc siano soggetti a
leggi non solo statistiche, ma anche costitutive
inaccessibili solo ai nostri processi d'investigazione
e forse anche alla natura del nostro intelletto.
Conclusioni.
-
Da ciò che abbiamo detto è facile
trarre le conclusioni. Crediamo aver dimostrato
queste verità:
1.o la nozione di miracolo, legata
all'esistenza di Dio personale, dev'essere
accettata da ogni spiritualismo cosciente
della sua vera natura;
2.o l'opposizione che si fa al miracolo
in nome del determinismo è fondata
unicamente su pregiudizi;
3.o se il miracolo non è sempre
constatabile, lo è assai spesso scientificamente
e, ancora più spesso, filosoficamente
e teologicamente perché l'insieme del
fenomeno e il suo contenuto possono manifestare
chiaramente un intervento di Dio, comprensibile
come tutti i fatti del linguaggio e in genere
i fatti significativi. Insistiamo
infine sulla natura del miracolo.
Per spiegare come molti primitivi potessero
credere le storie evidentemente più
impossibili, Lévy-Bruhl fa notare che
la loro esperienza in gran parte non coincide
con la nostra, di cui non aveva l'estensione
e la profondità, r L'orientamento mistico
del loro spirito e le abitudini che imprimeva
in loro rendevano loro i dati immediati dell'esperienza
molto meno numerosi che per noi, e si sa come
fossero particolarmente attenti a quello che
credevano poter conoscere dai sogni, dai presagi,
dalla divinazione, dalle premonizioni, presentimenti,
telepatia, insomma da tutto quello che comparendo
rivela la presenza e l'azione di potenze invisibili.
L'esperienza che in gran parte non si distingue
dalla nostra, comprende così anche
molti dati che sfuggono all'uomo bianco e
che solo l'indigeno può vedere e sperimentare,
credendo ciecamente alla sua parte di esperienza,
che secondo noi è chimerica" (1). Mancanza
di confini tra possibile e impossibile, normale
e causale, disposizione a credere non importa
a che cosa, confusione tra la natura e il
prodigio, ecco i lineamenti della mentalità
primitiva, che increduli e anche psicologi
molto grossolanamente attribuiscono alla mentalità
cristiana, dal momento che accoglie l'idea
del miracolo. Ora
il miracolo, anche per l'analfabeta medievale
che tuttavia credeva a tante leggende, è
nettamente separato dall'ordine della natura
e non ha nulla a che fare con le forze fisiche,
essendo l'opera e il segno di Dio. Nei grandi
discorsi in cui Mosè prima di morire
ricorda al popolo come esso venne scelto e
amato da Dio, che a sua volta deve amare,
il grande profeta adduce la prova dei miracoli,
la testimonianza e la garanzia dell'amore
di Dio (Deut. 29 e 30). Spiegando
a Nicodemo la realtà e la natura della
salute che un maestro in Israele avrebbe dovuto
conoscere, Gesù gli dice: a Dio ha
tanto amato il mondo che ha dato il suo figlio
unigenito " (Gv., 3, 16), e questo in
altri termini significa che l'amore di Dio
e il miracolo dell'Incarnazione sono il substrato
della religione. San Paolo dice che Gesù
è resuscitato per la nostra giustificazione
e aggiunge in termini intraducibili che ci
ha risuscitati con lui (alla lettera: conrisuscitati),
ci ha fatto sedere in cielo con Lui, e questo
per l'amore con cui d ha amato (Et, 2, 4-6). Attenzione:
il miracolo della resurrezione di Gesù
è la stessa cosa con la nostra giustificazione,
opera dell'amore di Dio. San Paolo chiama
questo " la speranza della nostra vocazione,
la ricchezza della nostra gloriosa eredità
tra i santi, l'incredibile grandezza della
potenza a (Ef. 5, 18-19). Per questo motivo
si potrebbe dunque dire, come fanno spesso
i protestanti, che quello della fede è
in generale il miracolo cristiano, poiché
tutti gli altri miracoli si riducono a questo:
" L'incredibile grandezza della potenza
" di Dio che è lo stesso che il
suo amore infinito. Chi sa che Gesù
si è offerto alla morte di croce per
ciascuno di noi, chi ricorda le parabole del
buon pastore, della pecorella smarrita, del
figliol prodigo, deve avere la certezza che
Dio è sempre pronto a intervenire in
modo meraviglioso nella nostra esistenza.
Il Salvatore che ha lasdato le novantanove
pecore nei pascoli per andare a cercare quella
perduta, esiterà a servirsi di mezzi
non abituali ed estranei alla nostra scienza,
per richiamarci a Lui? Il filosofo che pretende
di pensare il cristianesimo senza miracoli
non ha capito la prima parola del Vangelo. G.
R. BIBLIOGRAFIA.
- L. de Grandmaison, Jesus Christ,
Beauchesne, Paris 1928, v. II p. 225 ss. E.
Masure, La grande route apologétiquie,
Paris 1939, pp. 63-97. A. Zacchi, Il miracolo,
Vita e Pensiero, Milano, 1932. J. de
Tonquedec, Introduction à l'etude
du merveilleux et du miracle, 3 ed. Beauchesne,
Paris 1923, riassunto dallo stesso autore
nel D.A.F.C.vol. Ili, coli. 517-578; A. Van
Hove, La dottrine du miracle chez S. Thomas
etson Verardo, II miracolo, Brescia
1957. V. Marcozzi; // miracolo, in Probi,
e Orient. di Teol. dogmatica, ed. cit., I
pp. 105-142, con ricca biblografia. F. Selvaggi,
Le leggi statistiche e il miracolo,
in Civiltà Cattolica 1950, IV, pp.
45-56; 202-213. Inoltre si veda la bibliografia
segnalata in calce al trattato / miracoli
nella Chiesa, nella seconda parte di quest'opera. (1)
La mythologié primitive, p. 295.
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