tratto
dall'Enciclopedia di Apologetica
- quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE
Nos raisons de croire - Réponses aux
objection
Fin
verso il termine del secolo xix, l'uso corrente
e le storie della filosofia per teosofia intendevano
una tradizione esoterica, che si vantava di
possedere il segreto di un modo di conoscere
superiore all'esercizio normale e ordinario
delle facoltà umane mediante estasi,
intuizioni, illuminazioni sovrarazionali,
per cui gl'iniziati godevano di corrispondenti
poteri d'azione, magici o teurgici. I Neoplatonici
alessandrini, gl'Illuminati dei secoli xvii
e xvin, come Giacomo Boehme, Swedenborg, Saint-Martin
e molti altri rappresentavano questa tradizione
(1). Ma, dopo
che, nel 1875, venne fondata a New York la
Società Teosofica, per teosofia s'intende,
se non esclusivamente, almeno principalmente,
il movimento inaugurato da questa società
e seguito dai raggruppamenti che ne sorsero
per dissidio o in altro modo. Nel presente
articolo, prendiamo il termine in quest'ultimo
senso (2).
CAPITOLO
I. - ORIGINE E FONDATORI DELLA TEOSOFIA
(3)
Un
primo slancio: le signore Blavatsky e Annie
Besant.
-
In primo piano, appaiono due donne: la prima
è una grande dama russa, discendente
da una nobile famiglia del Mecklenburg, stabilitasi
nella Russia meridionale e alleata con la
grande aristocrazia dell'impero zarista. Giovane
visionaria e indomabile, Elena Petrowna di
Hahn, per rispondere a una sfida (4),
a diciassette anni, sposò l'ultrasettantenne
generale Blavatsky per abbandonarlo subito
e correre il vasto mondo con un destino procelloso.
Senza seguirla in tutti i suoi vagabondaggi,
la troviamo in Egitto, nell'Asia Minore, nelle
Indie, negli Stati Uniti, in Italia, a Londra,
Parigi, Odessa.
(1)
Vocàbulaìre pkilosopldque
di M. Lalande, alla voce Théosophie.
(2) Paolo Oltramare,
professore all'Università di Ginevra
usò lo st
indicare uà corpo di idee o di tendenze
speciali all'India e riconoscibile in tutte
le filosofie o religioni di quel paese. Historie
des idèe théosophiques dans
l'Inde, 2 voi., 1906 e 1923. Quest'uso della
parola è eccezionale.
(3)
In questo studio, ci riferiamo specialmente
al volumetlo che abbiamo pubbli
cato sotto il titolo: La TMosophie et l'Anthroposophh
(Parigi, Beauchesne, 1939) e che contiene
un articolo del P. de Grandmaison e uno nostro.
Nelle citazioni, questa raccolta sarà
indicata con le iniziali G.T. Per i dati biografici,
ci siamo serviti dell'eccellente libretto
di P. MARTiNDAtE, Theosopty, (Londra 1913)
e di un articolo del Dr. Ferrand, La Tkéo-
sophk, pubblicato nella Reme de PMIosophk,
1913, t. XXXIII, p. 14 ss.
(4) La governante
le aveva detto: "Nessuno ti sposerebbe,
nemmeno il generale
Blavatsky" (Martino aib, ivi, p.
15).
Nell'Asia
Minore, fa
conoscenza col " mago " copto Paulos
Metamon che l'affascina con i suoi prodigi;
pratica lo spiritismo con ardore, apre a circoli
di miracoli ", non è insensibile
alla politica, frequenta gli ambienti rivoluzionari
e anarchici, senza dimenticare le logge massoniche;
si mette in relazione con Mazzini, si affilia
alla società Carbonara della Giovane
Europa, entra fra le truppe di Garibaldi che
a accompagna nelle sue spedizioni, e quando
il generale, il 25 ottobre 1867, penetra nel
territorio pontificio, la signora Blavatsky,
vestita da uomo, con i capelli tagliati, indossando
la camicia rossa e impugnando il fucile, è
nelle prime file- dei garibaldini. A Viterbo,
combatte contro gli zuavi del generai Kanzler
e a Mentana la volontaria Blavatsky viene
colpita da due pallottole... è creduta
morta e abbandonata in un fosso " (5).
Si rimette per riprendere il vagabondaggio
e le esperienze spiritiche e occultistiche.
Come
ci dice lei stessa con un racconto infinitamente
sospetto, un viaggio al Tibet (1852) fu il
fatto più saliente, che orientò
la sua vita; colà avrebbe incontrato
un Mahatma e sarebbe rimasta sotto la sua
direzione. Finito il lungo ritiro, ormai "
iniziata " e in possesso della Dottrina
occulta, sarebbe rientrata nel mondo per propagarvi
la buona novella (6).
Vero o no tutto questo, durante i viaggi negli
Stati Uniti, incontrò il colonnello
Olcott dalle aspirazioni concordanti con le
sue e con lui aperse un salotto dove si vedevano
tutte le specie di " fenomeni ",
come tavoli giranti, materializzazioni di
spiriti, ecc. Tra i frequentatori del salotto,
erano Alberto Pike e il generale Sothern,
gran maestro quello e questo gran maestro
aggiunto della massoneria americana (7).
Finalmente, insieme con Olcott, il 17 novembre
1875, fonda a New York la Società Teosofica
(il cui centro venne poi trasferito ad Adyar,
sobborgo di Madras). Olcott ne era il presidente
e la Blavatsky, segretaria con compito, se
così possiamo dire, dottrinale. In
molte opere e articoli, la signora Blavatsky
diventa l'apostola infaticabile della teosofia
(8).
Stando
al giudizio non malevolo del colonnello Olcott,
la signora Blayatsky aveva una " duplice
personalità " e appariva ora come
una " russa menzognera " e ora come
un' " ispirata ". Ad ogni modo,
questo è certo, che la sua potenza
suggestiva, fascinatrice, dominatrice era
senz'eguali, e che non minori erano le sue
capacità d'inventiva e l'immaginazione
creatrice. La faccenda del Tibet fu decisamente
smentita (9),
e i fenomeni che essa produceva o allegava
lasciarono scoprire frodi grossolane (10).
Il suo carattere e comportamento rispecchiavano
il tipo di santità cristiana non più
che quello dell'ascetismo indù. Una
persona che le fu molto vicina e per molto
tempo associata (11)
ne traccia questo profilo fisico e morale:
Aveva corporatura gigantesca, appetito vorace;
inveteratamente appassionata per il tabacco,
con un linguaggio facilmente grossolano "
( 12), calpestava
tutte le convenienze e perfino le regole comuni
del bene e del male. Era d'umore terribile,
con odii implacabili (13).
Con la sua esperienza personale dell'infinita
credulità del genere umano, lo copriva
con un disprezzo trascendente senza risparmiare
nemmeno i suoi familiari, compreso il bravo
Olcott che trattava da a imbecille ",
da " babbeo " (muff), da "bambolone
spalmato di psicologia" (psychologized
baby) (14). La
Blavatsky mori nel 1891, e il posto di segretaria
venne occupato da un'inglese con tre quarti
di sangue irlandese, la signora Besant, nata
Annie Wood, separata dal marito, un ministro
del culto anglicano, madre di due figli che
furono sottratti alle sue cure per le sue
ardenti campagne maltusiane. Di temperamento
instabile e focoso, umore " bohème
" come quello della signora Blavatsky,
Annie Besant, dopo molte trasformazioni e
voltafaccia spirituali, da un cristianesimo
mistico passò all'ateismo militante,
e alla fine, venne affascinata dalla fondatrice
della società teosofica, di cui si
fece discepola entusiasta e, alla morte di
Olcott (1907), da segretaria diventò
presidente della Società. In molti
scritti e innumerevoli conferenze, predicò
la dottrina con una convinzione contagiosa
e con grande successo, incarnando, per cosi
dire, la teosofia in se stessa. Nel 1911,
nel grande anfiteatro della Sorkona, sotto
la presidenza di Liard, vicercttore dell'Accademia
di Parigi, davanti al nuovo bud-da reincarnato,
Alcyone o Krishnamourti, la Besant espose
le sue idee in una conferenza di cui si occupò
tutta la stampa francese (15).
La sua ardente parola trovò eco perfino
nelle Indie. Stabilitasi a Benares e vivendo
come i bramini, raccomanda agli indù
di rimanere se stessi e non aggregarsi alle
religioni dell'occidente, presentando specialmente
il cattolicesimo come il grande nemico (16).
(5)
Dr. Ferrand, ivi, p. 18.
(6)Annie
Besant, att. Theosofical Society Encydopaedia
, Religion and Ethics,
edita da James Hastings, p. 303, col. 2. La
signora Besant pretese di essere in possesso
della relazione di questa storia redatta dalla
Blavatsky.
(7)Dr.
Ferrand, tra, p. 21. L'autore aggiunge: "In
questa storia troveremo costan
temente la mano massonica".
(8)Opere
principali: lsìs umeìled (Iside
svelata), The Key io Theosophy (La chiave
della teosofia), The scerete doclrine (La
dottrina segreta).
(9)Testimonianze
dell'esploratore Rockhill e dei militari britannici
in Martdj-
dale, ivi, p. 22.
(10)
V. sotto, pp. 172-173.
(11)
Miss
Mabel Collins, coeditrice con la Blavatsky
del periodico Lucifer, in MarTINDALE, ivi,
p. 20 SS.
(12)"
A quindici anni essa giurava da scandalizzare
un soldato ", dice Olcott, e
conservò quest'abitudine per tutta
la vita (Dr. Ferrand, ivi, p. 17).
(13)In
particolare " solo al sentire nominare
il cattolicesimo, dice Olcott, essa an
dava in escandescenze" (Dr. Ferrano,
ini, p. 22.)
(14) Proceedings
of thè Society for Psychical Research,
voi. Ili, 1885, p. 311.
(15) Cfr. Ferrano,
ivi, pp. 37 e 48.
(16)Martrtoale,
ivi, pp. 38 e toi, 102.
I
dissidenti: l'Antroposofia di R. Steiner.
-
Nella Società Teosofica, sotto l'influsso
dell'americano W. Quan Judge, accusato dalla
signora Besant di aver inventato di sana pianta
messaggi attribuiti ai Mahatma, si produsse
uno scisma (1898), avendo W. Quan Judge accusato
a sua volta la Besant della stessa sopercheria.
Vi fu un processo, e Quan Judge si staccò
e presiedette un gruppo di teosofi dissidenti
facenti capo a Point Loma (California), che
ignorano naturalmente la Besant e Olcott e
riconoscono solo la defunta Blavatsky, formando
VUnited Brotherhood and Theosofical Society
(Fraternità unita e società
teosofica) (17).
Anche in Italia, il più cospicuo gruppo
di teosofi, quello di Roma, guidato da Decio
e Olga Calvari e da A. Agabiti, si distaccò
dalla Società Teosofica aderendo dapprima
alla Lega teosofica indipendente fondata a
Benares nel 1909 e vivendo poi di vita propria
intesa segnatamente alla ricerca mistica.
(17)Ivi,
p. 33 e Ferrand, ivi, p. a6.
Più
tardi, scoppiò un altro scisma molto
più importante. Questa volta, il capo
che presentiamo è un uomo, Rudolf Steiner,
nato nel 1861 a Kraljevic da una famiglia
ebrea e morto nel 1925 a Dornach, presso Basilea.
Fu educato nel cattolicesimo, fece parte del
coro dei fanciulli della sua parrocchia, e
ben presto, ebbe " intuizioni "
sulla realtà opposta a quella materiale
e " la sensazione irrefragabile di potenze
occulte che agivano dietro e attraverso di
lui per dirigerlo " (18)
e che finirono coll'apparirgli in forma umana
prima nella persona di un " botanico
bizzarro ", riconosciuto poi come inviato
da un Maestro lontano e invisibile che però
sorvegliava il giovane, poi nella persona
di questo stesso Maestro, una specie di Mahatma
occidentale di nome sconosciuto (19).
Nello stesso tempo, Steiner studia i grandi
filosofi tedeschi Kant, Fichte, Schelling
e soprattutto Hegel (20),
che, da un punto di vista ancora esoterico,
gl'insegna come l'essere si sviluppa e si
evolve. Le scienze naturali, che studia con
passione, gli danno la stessa lezione e subisce
un forte influsso di Haeckel, del quale però
rifiuta il grossolano materialismo (21).
Dopo aver conseguito il dottorato in filosofia
a Vienna, (22),
collabora alla riedizione delle opere scientifiche
di Goethe, al quale più tardi dedicherà
il suo Istituto, il " Goethennum ".
Infatti, Goethe, con le sue idee divinatrici
sulla evoluzione degli esseri naturali, col
suo gusto per l'occultismo, ben visibile in
Faust, e con la sua iniziazione giovanile
alla Rosa-Croce (26),
rappresenta molto bene le due tendenze di
Steiner (27)
e meritava il patronato della sua opera. Steiner
in politica fu " socialdemocratico ",
e per qualche tempo, militò in una
scuola di questo partito (28).
Presentando
Steiner al pubblico francese, E. Schuré
insiste assai sulla differenza dell'occultismo
del dottore austriaco e quello della Blavatsky
e della Besant, la quale ultima si ricollega
specialmente alle dottrine indiane, mentre
Steiner pretende di ricollegarsi con la tradizione
occidentale degli antichi misteri della Grecia,
della Siria, dell'Egitto, riflessa, a quanto
egli crede, nel quarto Vangelo, nell'Apocalisse
e, attraverso lo gnosticismo, nella Kabala,
ecc e culminante nella favolosa personalità
di Cristiano Rosenkreuz, il sedicente fondatore
della società segreta della Rosa-Croce
(29). In questa
tradizione, come la pensa e descrive Steiner,
Cristo occupa un posto centrale, non però
come Dio incarnato, ma come supremo Iniziato.
Però, non dimentica l'India e le riserva
anzi il posto d'onore (30),
conservando tutte le dottrine fondamentali
della teosofia induista (31).
Quindi, non ci stupisce che Steiner, nel 1902,
diventi membro della Società Teosofica
e in breve occupi un posto di primo pia-,
no, facendosene l'ardente propagandista, diffondendola
largamente in Germania e nella Svizzera, dove
prosperò, poi in Francia, dove E. Schuré
la volgarizza presentandola al grande pubblico.
(18)
Edoardo Schuré, Introduzione all'opera
di Steiner: Le Mysthe chrétien et les
mystères antiques, p. 13.
(19)
Ivi, pp. 12 e 15 ss.
(20) Ivi, p.
14.
(21) Ivi, p.
23.
(22)
Nei paesi germanici la Facoltà di filosofia
corrisponde alla nostra Facoltà di
Lettere e Filosofia più quella di Scienze.
(26) G.T.,
p. 107.
(27) Cfr. Le
Mysthe ckrétien et les mystères
antiques, avanti-proposte e. I.
(28)Lexicon filr
Theologie und Kìrche, art. Steiner,
p. 790.
(29)G.T., p.
125 ss.
(30)Ivi, p. 123,
125 nota, 170 nota.
(31)" La
differenza non consiste in una visione diversa
dell'universo e della sua
evoluzione" E. Sohuré, ivi, p.
37.
A
poco a poco, sorgono divergenze tra il nuovo
venuto e i direttori della teosofia primitiva;
la personalità e l'influsso invadente
di Steiner adombrano Annie Besant, mentre
nella Società Teosofica avvengono scandali
di cui parleremo in seguito. Basti dire che,
per incidenti i cui particolari qui non interessano,
Steiner venne escluso dalla Società
(1913) e trasse con sé la maggior parte
dei membri tedeschi e svizzeri. Sorse cosi
una nuova teosofia che s'intitola: Società
Antroposofica e che ebbe il suo centro nella
Freie Hochschule fiir Geistesivissenschaften
(Libera Scuola Superiore per lo studio delle
scienze dello spirito) con sede nell'edificio
del " Goetheanum " fondato a Dornach
(Svizzera), secondo le regole d'un'architettura
antroposofica " (32).
Steiner
svolse un'intensa attività di conferenziere
e scrittore, con parola eloquente, talvolta
poetica, che, col magnetismo personale (33)
e la cultura innegabilmente superiore a quella
delle signore Blavatsky e Besant, gli guadagnò
numerosi partigiani, senza lasciarsi affatto
piegare dai loschi fatti che avevano screditato
l'antica teosofia. Per questo, l'Antroposofia
prosperò specialmente nei paesi germanici.
Tuttavia, le opere di Steiner, tradotte da
uomini come E. Schuré e Giulio Sauerwein,
ebbero la stessa accoglienza in Francia e
fecero delle " conversioni ". .Steiner
si spaccia come gran Maestro dell'Ordine dei
" Rosa-Croce " in cui si entra con
un'iniziazione della quale scrive il P. de
Granmaison: i Senza pretendere di decidere
se e in quale misura il dottor Steiner appartenga
alla massoneria rosa-crociana, bisogna constatare
che l'iniziazione da lui conferita assomiglia
come una sorella a quella delle logge massoniche:...
C'è un decoro più brillante,
e nella cerimonia, il gran Maestro pontifica
in camice e mantello scarlatto. Però,
conosciamo solo l'iniziazione dell' "apprendista"
Rosa-Croce; invece, quella al grado di maestro
e agli altri gradi superiori ò rigorosamente
proibita dalla disciplina del segreto alla
curiosità dei profani.
CAPITOLO
II. - DOTTRINE DELLA TEOSOFIA
Fonti.
-
La teosofia si vanta di derivare dalla sapienza
dell'India e da questa sorgente antica attinge
i suoi insegnamenti. E colore di orientalismo
autentico hanno indubbiamente e grosso modo
il panteismo, il carattere illusorio del mondo
sensibile, l'evoluzione progressiva e la reincarnazione
delle anime, la legge del Karma, la conoscenza
dell'essere vero raggiunta non con processi
volgari o scientifici, ma con intuizioni cui
si arriva con un allenamento metodico, compito
proprio dei maestri nell'iniziazione.
(32)
Lexicon fur
Theologie uni Kirehe, L. e.
(33)
V. Somme, voi,
p. 44, 45 e il ritratto del novatore messo
in fronte dell'opera.
(34)Grandmaison,
0. e, p. 150. Non si può dubitare sull'appartenenza
della Besant alla massoneria, poiché
compare nelle pubblicazioni massoniche come
una sorella-
dei grado più alto, il trentatreesimo
(G.T., p. 103, nota 2). Il rabbino Elia Benamozegh
di Livorno nel suo libro IsraSl et l'Umanìlé,
p. 71, dovendo parlare delle relazioni del
giu
daismo con la massoneria scrìve: "
Se c'è una cosa certa è che
la teologia della Massonerìa non è
che teosofia e corrisponde a quella della
Cabbala ". V. anche Renato Guénon,
Le Théosophisme, xri: Théosophisme
et Franc-Maponnerie. Remte de PhUosophie,
1921, p. 384 ss.
Le
opere della Blavatsky, della Besant e consorti
sono costellate di termini sanscritti e continui
rimandi alle opere bramimene; ma, disgraziatamente,
quest'audizione non fu giudicata di buona
lega dagli specialisti del pensiero indù,
che non hanno abbastanza disprezzo per essa
(1). Renato Guénon,
pur sdegnando il letteralismo di questi specialisti
e illudendosi di trarre alla luce la verità
chiusa nei Vedanta, è tuttavia concorde
con essi nel trattare le interpretazioni teosofiche
come caricature. (2).
La
questione delle fonti indù è
connessa con quella dell'esistenza dei Mahatma,
dai quali la teosofia (3)
pretende ricevere i messaggi; ma bisogna dire
che si tratta soltanto d'un'enorme mistificazione,
e al riguardo, nel The Key to Theosophy (La
chiave della teosofia) della Blavatsky, c'è
un passo molto curioso (4).
A chi le domanda con insistenza se esistano
realmente tali maestri, essa finisce col dire
che ciò importa poco; ma se essa inventò
i maestri, deve anche averne inventato l'insegnamento,
la loro sublime e benefica dottrina, ammessa
da tanti spiriti superiori, destinata a colmare
le lacune della scienza attuale, " come
si scoprirà in cent'anni ", ecc
E allora, " che importa che esistano
o no, dal momento che esiste la signora Blavatsky
di cui difficilmente sì può
contestare l'esistenza? ". Non è
possibile burlarsi più spassosamente
del mondo. Anche i lama del Tibet, tra i quali
si crede siano esistiti alcuni Mahatma, ne
ignorano l'esistenza
(5), e una severa inchiesta di Hodgson,
condotta nelle Indie per conto della Società
di ricerche psìchiche di Londra, arrivò
alla stessa conclusione negativa
(6). La causa è spacciata.
I
principali punti dottrinali. - Gompcndiamo
le dottrine fondamentali della teosofia e
dell'antroposofia notando die non interessano
la presente opera le differenze die dividono
le due dottrine, essendo in gran parte secondarie,
poiché ambedue le dottrine sfruttano
un fondo comune. Steiner, anziché rinnegare
le dottrine generali della Società
Teosofica, le espone anche lui, sebbene a
modo suo (7).
Non dimentichiamo die Steiner, per vari anni,
fu uno dei membri più in vista della
Società. Noi, quindi, attingeremo la
maggior parte delle nostre citazioni dalle
pubblicazioni della teosofia primitiva, contentandoci
di ricordare di sfuggita alcune concordanze
e divergenze di Steiner (8).
(1)V.
p. esempio, B. Oltramare, 0. e, t. I, prefazione
p. II.
(2)Introduclìon
generale à l'étude des doctrines
hindoues, p. 305 ss. L'Homme et son divenir
selci Vedanta, p. 9.
(3)Per essere
brevi, ormai quando parleremo della teosofia
senza epiteti si tratterà
di quella della signora Blavatsky e della
Besant. Per indicare la teosofia steineriana
use
remo il termine "antroposofia".
(4)Testo inglese:
The Key to Theosophy, p. 298. Cfr. p. 295.
(5)Un viaggiatore
che interrogò a questo riguardo i Lama
in questione, vide acco
gliere le sue domande con un sorriso ironico
e gli si fece comprendere abbastanza chiaro
che per questa storia i teosofi s'imponevano
alla credulità dell'Occidente. The
Month
(rivista pubblicata dai Gesuiti inglesi),
voi. LXXIV, 1892, p. 333.
(6) Altri teosofi
si servono di un argomento metafisico (riportato
dal P. Martindale, 0. e, p. 52 s. secondo
il Lotus bleu) per provare l'esistenza dei
mahatma. Eccolo : La legge teosofica dell'evoluzione
esige che ci siano degli esseri perfettamente
evoluti, giunti allo stato " divino ",
quali sono i mahatma; perciò i mahatma
esistono... Ma per chi non è persuaso
di questa dottrina dell'evoluzione, questa
prova a priori non vale nulla; essa inoltre
implica un circolo vizioso: l'autorità
dei mahatma garantisce il carattere &
tradizionale" della dottrina, e la dottrina
postula l'esistenza dei mahatma (Martindale,
0. e, p. 55).
(7) G.T., p.
97-100. Steiner tuttavia formula riserve su
un punto importante, la realtà del
mondo esteriore, che la filosofia induista
riduce a un'apparenza. Cfr. Schuré,
L. e, p. 38.
(8)
Si può
trovare un'esposizione della dottrina di R.
Steiner negli articoli del P.DE GRANDMAISON
sulla Nauseile Théosophie e nel nostro
articolo su La Spiritualité thioso-pktque
(G.T., pp. 95 ss., e 167 ss.).
a)
Dio. - " Ogni grande religione,
dice A. Besant (9),
ha una parte inte-
riore e una parte esteriore, uno spirito e
un corpo; da una parte, la conoscen
za di Dio che è la vita eterna; dall'altra,
i dommi, i riti, le cerimonie... La
teosofia o misticismo è la conoscenza
diretta che l'uomo ha di Dio, e appartiene
egualmente a tutte le grandi religioni, come
la vita che le sostiene, e ogni indi
viduo, anche fuori di qualsiasi organizzazione
religiosa, la può acquistare... ",
ed è "un vero teosofo " chiunque
la possiede.
Perciò,
i dommi, i riti, sacramentali o puramente
cerimoniali, non hanno importanza, e Dio si
può trovare in essi tutti; basta interpretarli
n esotericamente a o teosoficamente (10).
In
che cosa consiste la " conoscenza diretta
" di Dio? " L'uomo — risponde la
Besant — è essenzialmente un essere
spirituale, perché il suo io o spirito
è un'emanazione dell'Io o Spirito universale,
cioè di Dio. Quindi, se l'uomo conosce
se stesso e il suo io più profondo,
conosce Dio... ". In quest'esperienza,
in cui l'uomo sprofonda se stesso coscientemente
fin nelle profondità del proprio essere,
oltre il corpo, le passioni, le emozioni,
l'intelligenza e la ragione, egli " realizza
(cioè percepisce) se stesso come separato
"la tutto questo, come* " lo b puro,
essere puro... L'Essere universale, in cui
cosi l'io sfocia, trascentle tutti gli esseri
ed è eguale in tutti... Sopra quest'esperienza
riposano le due verità fondamentali
della teosofia, cioè l'immanenza e
la trascendenza di Dio, la solidarietà
o fraternità di tutti gli esseri viventi
". Il teosofo si sente identico nella
natura a Dio e a tutti gli esseri, potendo
cosi " mescolare il suo io con quello
di tutti gli esseri che sono attorno a lui
e abitare coscientemente nelle loro forme
come nella propria" (11).
La dottrina è evidentemente panteista,
come ammette chiaramente la Besant: a La teosofia...
è panteista: Dio è tutto e tutto
è Dio " (12).
Le
stesse idee si trovano sostanzialmente nell'antroposofia.
È vero che Steiner parla molto meno
di Dio, e al posto di Dio, mette l'uomo al
centro della prospettiva, donde il nome di
antroposofia invece di teosofia. Ma si chiami
o no e divina ", la realtà prima
e fondamentale resta sostanzialmente unica
e non si esce dal monismo (13).
La
pratica di una qualsiasi religione non è
proibita né dall'antroposofia né
dalla teosofia: si tratta solo di comprendere
e interpretare secondo lo spirito ciò
che l'uomo volgare intende alla lettera. Quest'atteggiamento
finisce col coincidere con quello raccomandato
dal modernismo (14).
b)
L'evelozione. -Dio, la Sostanza unica
o Principio primo, l'Assoluto,
come può prendere forma nel Cosmo e
in particolare nell'uomo? Risposta: con
un'evoluzione necessaria. E a che cosa tende
quest'evoluzione? Al riassorbimento degli
esseri nella Sorgente infinita da cui sono
usciti (15).
(9)
Art. Theosophical Society in Encyclopaedia
of Religion and Elhics, edita da Jarncs
Hastings, t. XII, p. 300.
(10)G.T.,
pp. 25, 31" 45-47" 53-
(11)Ari.
cit. V. inoltre altri casi in G.T., pp. 31-33.
(12)
G.T., p. 33. La signora Blavatsky fece alcune
riserve sul termine, ma ritiene espressamente
la cosa (Key to Theosophy, p. 63).
(13)
G.T., pp. 157, 175-180.
(14) G.T., pp.
31, 45-47, 52, 155.
(15)
G.T., pp. 39 e 136.
Riguardo all'origine delle cose, l'idea di
creazione, che comporta un'attività
personale, intelligente, libera e distinta
dalla sua opera è respinta risolutamente
(16). Si può
trovare qua e là la parola, che però
bisogna capire, a Noi crediamo — dice la Blavatsky
— in un Principio universale, radice di tutto,
da cui tutto procede e in cui tutto sarà
riassorbito alla fine del grande ciclo dell'essere...
La nostra divinità... è il misterioso
potere dell'evoluzione e dell'involuzione,
la potenza creatrice onnipresente, onnipotente
e anche onnisciente... La nostra Divinità,
in breve, è la costruttrice eterna
dell'universo non per creazione, ma per evoluzione
incessante (incessantly evolving, not creating):
quest'universo sviluppa se stesso partendo
dalla propria essenza, e non è fatto
" (17).
Secondo Steiner, al principio esiste solo
lo spirituale, e la storia dell'universo è
quella della condensazione dello spirito in
materia più 0 meno spessa e densa,
dando luogo a esseri molteplici e diversi
e, attraverso stadi evolutivi e trasformazioni
successive, avanzando verso l'unificazione
finale dello spirito puro (18).
In sostanza, nel ritmo del mondo, vi sono
due fasi alternate: quella dell'espirazione,
con cui l'Essere emette fuori di se stesso
le diverse realtà, e quella dell'aspirazione,
con cui li riassorbe in sé. I miti
dell'India chiamano questo la respirazione
di Brama, il sonno e il risveglio, la notte
e il giorno di Brama (19).
In
fondo però, il vero essere è
soltanto spirito. " Filosoficamente —
scrive la Besant — la teosofia è idealista
" (20).
La materia nasce quando lo spirito s'addormenta,
diminuisce o arresta la sua attività,
a Lo spirito è materia in potenza,
e la materia è semplicemente lo spirito
cristallizzato, come il ghiaccio, che è
vapore cristallizzato.(21).
Perciò,
la materia, il mondo sensibile, i corpi non
sono il vero essere; sono un'illusione, una
pura apparenza, una specie di allucinazione
e di sogno dello spirito. " L'unica,
universale ed eterna realtà proietta
periodicamente un riflesso di se stessa nelle
profondità infinite dello spazio. Questo
riflesso che voi considerate -come universo
materiale oggettivo, noi teosofi lo consideriamo
nulla più che un'illusione temporanea.
Solo ciò die è eterno è
reale ".
(16)
Blavatsky,
Key, pp. 61, 62, 111.
(17)
Key, pp. 63-65.
(18)
G.T., p. 136.
(19)
Blavatsky,
Key, pp. 83, 84.
(20)
Encyclopaedia of Religion, etc., art. cit.,
p. 302, coi. 1.
(21)Blavatsky,
Key, p. 33. Si noterà qui una singolare
somiglianza perfino nelle'
parole colla dottrina bergsoniana dell'origine
della materia. E non è questa l'unica
somi
glianzà, poiché anche altre
idee bergsoniane non dispiacciono ai teosofi:
l'idea d'una
realtà universalmente costituita da
vibrazioni; quella d'una corrente unica di
vita che at
traversa tutti gli esseri; quella dell'evoluzione
umana che finirà col creare il superuomo
dell'universo macchina per creare dèi";
il Cristo, riuscita eccezionale di questa
evolu
zione. D'altra parte è noto che Bergson
ammetteva la possibilità d'una prova
sperimentale
della sopravvivenza, in cui l'anima si manifesterebbe
dopo la dissoluzione del corpo fi
sico attuale (L'energie sptrituelle, p. 62).
R. Guénon crede che vi siano stati
rapporti
personali tra Bergson e la teosofia, perché
la sorella del filosofo aveva sposato Mac
Gregor, che rappresentava in Francia Mòrder
of thè Golden Dawn in thè outer,
società occultista se greta, e fratello
del conte Mac Gregor Mathers, segretario della
Societas Rosimwiana in Anglia, società
dello stesso genere, strettamente alleata
della precedente e che si diceva " in
relazione di amicizia " con la Società
Teosofica. La signora Mac Gregor, nata Bergson,
assieme al ben noto occultista Giulio Bois
partecipò a un tentativo di restaturare
il culto di Iside a Parigi nel 1899 e nel
1903 (Revue de philosophk, 1921, p. 40 e 41,
riprodotto in Le Thiosophisme, pp. 35, 36).
Gl'individui
umani, " tu ed io ", personalità
fuggenti, oggi questo e domani quello, non
sono altro die illusioni " (22).
Sprofondato
nel suo sogno, che è il mondo dei corpi,
lo spirito, in forza della sua natura, tende
a emergere e a risvegliarsi; degradato nella
materia, aspira a ritrovare la sua purezza
integrale e ritornare alla sua sorgente, all'Atma,
lo Spirito Assoluto, l'Essenza universale
(23).
Conforme
a questa teoria, con " intuizioni "
che vedono direttamente e dettagliatamente
quello che è avvenuto migliaia di anni
addietro, i teosofi e gli antroposofi fondano
una cosmogonia fantastica, che fa uscire i
mondi da altri mondi e dove si succedono le
razze infraumane, sovrumane e umane (24).
e)
II destino umano. - Torniamo all'uomo,
dalla cui situazione di spirito incarnato
deriva per l'individuo il dovere di sforzarsi,
con un'ascesi metodica, di superare la materia
praticando l'altruismo (25),
elevandosi a piani superiori di conoscenza,
ecc. (26). Quando
l'opera di perfezionamento non fosse compiuta
alla morte fisica, ne deriva la necessità
di una o più reincarnazioni. In questo
modo, nel corso del loro destino, le anime
emigrano da un corpo all'altro (27).
Tutta
l'evoluzione cosmica e personale è
soggetta alla legge del Kartna, che i teosofi
presentano come semplice espressione di causalità
universale: a Nessuna causa, dalla più
alta all'infima, manca di produrre l'effetto
die deve produrre... Il Karma è questa
legge invisibile e sconosciuta die adatta
saggiamente, intelligentemente, equamente
ogni efletto a ciascuna causa " e funziona
su tutti i piani: fisico, mentale, spirituale,
e da esso derivano le leggi della natura (28).
Il
Karma ha la stessa essenza dell'Assoluto :
" La nostra idea della Deità universale,
sconosciuta, rappresentata dal Karma, è
quella di un potere che non può fallire,
e quindi, non può nemmeno provare collera
o pietà; equità assoluta, che
lascia ogni causa, grande o piccola, operare
i suoi inevitabili effetti ", i quali,
essendo proporzionati alle loro cause, sono
anche giusti. Il Karma rappresenta "
la giustizia stretta e imparziale " (29),
e quindi, è detto a saggio, intelligente,
equo ", pur non essendo personale. In
realtà, propriamente parlando, a il
Karma non punisce e non ricompensa ed è
semplicemente la legge unica e universale
che guida infallibilmente, e per così
dire, ciecamente tutte le altre leggi... sulla
linea delle loro rispettive causalità
" (30).
(22)
Blàvatsky, Key, pp. 84, 85. Cfr. p.
220. Gfr. p. 310.
(23) G.T., p.
39. Gfr. Blavatsky, Key: Glossary, alla parola
Atman: "The Universal Spirit, thè
divine monad... The Supreme Soul ".
(24) G.T. Blavatsky,
p. 64; A. Besant, pp. 115, 117, 118; R. Steiner,
pp. 137-151e 171, nota 2.
(25) Blavatsky,
Key, p. 52.
(26) G.T., p.
167, nota 1, 172-174.
(27) Qui vi sarebbero
innumerevoli riferimenti da fare; tra le altre
opere si può
leggere Les hrìs fondamentale* de la
Théosophie di Annie Besant (trad. frane,
di G. Reveil) che si aggira quasi interamente
su questa questione.
(28) Blavatsky,
Key, p. 201, e Glossar? alla voce Karma, p.
342. Cfr. Annie Bbsant,
Les bis foniamentai.es de la Théosophie,
testo francese, p. 135 ss.
(29) Blavatsky,
Key, pp. 199, 200.
(30) Blavatsky,
Key: Glossary, p.342, alla voce Karma. Su
tutto questo cfr. G.T.,
P- 37-
Applicato
all'uomo nelle sue successive esistenze, il
Karma esige che in ciascuna esistenza egli
subisca le conseguenze delle esistenze anteriori
(31). La teosofia
e l'antroposofia concepiscono i pensieri,
i sentimenti e gli atti come entità
dotate di vita propria, che, sebbene create
dal soggetto cui restano legate come attraverso
un cordone ombelicale, hanno però esteriomente
uno sviluppo autonomo e producono ineluttabilmente
tutte le loro conseguenze. Una volta messe
al mondo, non possono più essere ricuperate
e abolite (32).
Quindi, l'anima che s'incarna nuovamente ritrova
i risultati delle sue vite passate da cui
dipendono il suo carattere attuale, la condizione
sodale (33) e
lo stesso stato fisico (34).
Nessun intervento personale e libero può
ostacolare il Karma, né può
essere efficace la volontà che si pente,
ritratta e sconfessa il suo passato (35).
La teosofia indignata rigetta come ingiusta
la soddisfazione offerta per un altro e la
redenzione per mezzo di Cristo (36).
Se ci fosse un Dio personale, non avrebbe
"diritto di perdonare " (37);
ma noi sappiamo che un simile Dio non esiste
e a non crediamo all'espiazione da parte di
un altro o che possa venir rimesso il minimo
peccato da parte di qualche dio, fosse pure
un " Assoluto personale " o un Infinito,
supposto che possa esistere " (38).
Evidentemente, in questo sistema, non c'è
posto per la preghiera (39)
e l'a io " è l'unico artista del
proprio destino, " il salvatore di se
stesso in ogni mondo che attraversa e in ogni
sua incarnazióne " (40).
Sorge
ora una questione: la ferrea legge del Karma
lascia sussistere la libertà umana?
I teosofi lo affermano e mantengono con forza
la realtà del libero arbitrio, l'intera
responsabilità dell'uomo riguardo alla
sorte che lo attende, convinti che il Karma
non distrugge la libertà più
delle leggi necessarie della natura, ammesse
da tutti, attraverso le quali la libertà
si traccia una via obbedendo loro e utilizzandole
per i suoi fini. Il fatto che i miei atti
una volta posti siano in qualche modo "
immortali e non possano essere eliminati dall'Universo
" prima che abbiano esaurito tutti i
loro effetti (41),
non mi toglie la possibilità di porre
altri atti, differenti, anche opposti, che
avranno anch'essi le loro conseguenze necessarie,
e quindi, modificheranno l'insieme del mio
Karma (42) che,
in questo caso, non è più una
legge assolutamente universale.
(31)
Anche qui i riferimenù sarebbero innumerevoli.
V. il compendio degli insegnamenti della teosofia
e dell'antroposofia, G.T., pp. 38, 135, 136.
(32)
G.T., pp. 38,
183-187. Cfr. A. Besant, Karma, pp. 19, 24,
25-28, 32, 37 ecc
(33)
Blavatsky, Key, p. 202 s.
(34)
Perché vi sono persone che vengono
al mondo nani, deformi, zoppi? Perché
in una vita anteriore furono crudeli verso
gli altri... " A. Besant, Les loìsfondamentales,
p. 116.
(35)Blavatsky,
Key, p. 208 s.
(36)Ivi,
p. 223: Gfr. G.T., p. 37. D'altronde, i teosofi
di tutte le tendenze comprendono
male il domina della Redenzione, perché
lo considerano nella visuale protestante,
luterana
o calvinista, dove il cristiano appare giustificato
dalla semplice fede nel sacrifido di Gesù
e dalla fiduda che gli sia applicato. La Chiesa
Cattolica insegna che la grazia meritata dal
sacrifido di Cristo è la causa prima
della conversione, ma che questa conversione
o muta
mento della volontà — con tutte le
conseguenze che produce nella vita ¦—
è una realtà
non materiale, ma morale e che perdo può
avere un'efficacia reale. Una delle tare della
teosofia è la misconoscenza delle realtà
veramente spirituali. Cfr. Kq>, p. 206
e il nostro
articolo La Spirìtualité de
la Théosophk, G.T., specialmente p.
182 s.
(37)
Blavatsky,
Key, p. 223.
(38)
Ivi, p. 199: "Ciò che è
impersonale non può creare, fare un
piano e pensare secondo la sua volontà
e beneplacito. Essendo una Legge universale,
ecc. ". Per lo stesso motivo non può
ascoltare una preghiera né perdonare.
Kty, p. ni.
(39)
Blavatsky,
Key, p. 66.
(40)
Ivi, p. 155;
la stessa dottrina in Steiner, G. 7*., pp.
172, 173.
(41)
Blavatsky,
Key: Glossary, p. 342.
(42)
Annie Besant,
Les lois fondamenlales de la Théusofihie,
traci, frane, pp. 135-144,
Anche se inchiodate nell'impero del Karma,
sussiste una quantità di zone franche
sulla cui soglia cessa la sua giurisdizione.
D'altronde, non è facile conciliare
l'esistenza di molte libertà individuali
e capaci d'entrare in conflitto, con l'identità
fondamentale di tutti gli esseri nel senso
dell'Essere primo, l'unico reale. Le personalità
distinte sono un'illusione: il et sé"
di tutti è unico ed esso solo esiste.
Quest'unità assoluta come può
esprimersi in apparenze discordanti? (43).
Il
termine dell'evoluzione umana è il
Nirvana, che è annientamento totale.
L'individuo completamente evoluto, giunto
al culmine della perfezione, allo stato "
divino ", non è più soggetto
alla necessità della reincarnazione.
Un impulso naturale lo porta a inabissarsi
nell'Atma, a fondersi nell'Essere assoluto,
dove non sussiste distinzione o separazione
di sorta. Allora, s esso non è più
nulla, perché è tutto; è
completamente annientato in quanto forma,
apparenza, cosa figurata, ma come Spirito
assoluto esiste ancora, perché è
divenuto l'Essere stesso " (44).
Per
compassione dei fratelli umani meno evoluti,
per insegnare loro la via della salute,, esso
può rinunciare provvisoriamente al
riposo del Nirvana e scegliere d'incarnarsi
ancora: cosi fece Sakyamuni, il grande Budda,
nella sua ultima vita terrestre; così
ancora fanno queste Guide misteriose, i Mahatma,
dei quali la Società Teosofica si pretende
la messaggera (45).
(43)161, 162.
La Sagesse Antique, trad. frane, pp. 197,
382, 383. Is. Sentier du discipU, trad. frane.
pp. 13 e 14.
0 Tutti gli " Io " sono della stessa
essenza, e appartengono all'emanazione primordiale
di un solo "Io" infinito e universale
" Blavatsky, Key, p. 110. La coscienza
dell'iniziato giunto a un certo grado "
conosce e sente come " il Se " di
tutti " (A. Besant,
La Sagesse Antique, trad. frane, p. 471. Le
Sentier du disnple, trad. frane, p. 114).
La maggior parte degli scrittori cattolici
che si occupano di teosofia pensano che il
Karma implichi la negazione della libertà
(Grandmakon, G.T., p. 60; Mainaoe, Les Principes
de la Thèosophk, pp. 283, 284; Martindale,
Theosophy, p. 89). Però secondo i teosofi
al principio degli esseri diversi e finiti
c'è un atto libero dell'Assoluto, dell'
".Uno senza secondo ", in cui nasce
un desiderio, una " volontà di
moltiplicarsi " (A. Besant, Le Sentier
du disnple, p. 9 ; L'Évolution de la
vie et de la /orme, pp. 39, 115 ecc.) ; cosi
pure il Logos che lo manifesta 0 limita volontariamente
se stesso " (A. Besant, La Sagesse Antique,
trad. frane, p. 68). Questa libertà
radicale sussiste sotto le manifestazioni
che assume, sotto le conseguenze necessarie
che sviluppa nel Karma : essa continua a risiedere
nel " Sé " unico, ma non
la si vede perché non potrebbe intervenire
e manifestarsi come ha fatto una prima volta.
La vera difficoltà consiste nel concepire
questa "prima volta": non si capisce
come un Assoluto, supposto incapace per essenza
di " avere alcuna relazione col finito
e il condizionato" (Blavatsky, Kep, p.
62) possa limitare se stesso e divenire condizionato.
Questa difficoltà delle relazioni dell'Infinito
e del finito che la Blavatsky muove contro
l'idea di creazione (che pertanto non suppone
affatto l'identità dell'infinito e
del finito!) si ritorce, e questa volta con
valore e forza piena, contro l'idea di un
Assoluto che limita se stesso.
(44) Blavatsky,
Key, p. 114; Glossaio, sotto le voci Nirvana
e Kwv&aée, p. 355. A.
Besant, La Sagesse Antique, p. 262. Cfr. G.
T., p. 39. Questa nozione del Nirvana differisce
sensibilmente dalla nozione o dalle nozioni
autenticamente buddistichc, anche se la teoso
fia si richiama ad esse. È assai più
impacciata e certamente influenzata dalle
dottrine
panteistiche d'Occidente. Sul Nirvana buddistico
si può confrontare Oltramare, 0. e,
p. 441 s.
(45) A. Besant,
Le Sentier du disnple, pp. 130-132. G. TI,
pp. 27-28.
CAPITOLO
III. - PRATICHE DELLA TEOSOFIA
I
tre scopi.
-
La Società Teosofica, nel programma
che presenta ai suoi possibili aderenti, espone
i suoi scopi (1):
"
Costituire un nucleo di una fratellanza universale
dell'Umanità senza distinzione di razze,
di credo, di sesso, di casta o di colore ".
Nei programmi recenti, non figura più
la parola a casta ". certamente per non
urtare i pregiudizi indù.
" Promuovere lo studio delle letterature,
delle religioni, delle scienze orientali:
arie e altre ". I nuovi programmi fissano
cosi questo secondo para grafo: k Promuovere
lo studio comparato delle religioni, delle
filosofie e delle scienze: the study of comparative
religion, philosophy and science ".
a Indagare le leggi non ancora spiegate della
natura e i poteri psichici dell'uomo, scopo
che è perseguito soltanto da una parte
dei membri della Società ". Nei
nuovi programmi, invece di " poteri psichici
", si legge: " poteri latenti dell'uomo
". Questa modifica mira certamente a
impedire la confusione dei teosofi con gli
spiritisti e con tutti quelli che cercano
i " fenomeni psichici " isolati
dal concatenamento generale, ascetico e morale
della teosofia.
" L'adesione al primo di questi scopi
è richiesta soltanto a quelli che vogliono
far parte della Società " (nuovi
programmi). In seguito, praticando le altre
due regole, e specialmente la terza, avranno
la possibilità di diventare veri teosofi
a (tvì). '
"
Nessuno è escluso dalla Società
perché non crede agli insegnamenti
teosofici. Si può perfino respingerli
tutti, eccetto il principio della fraternità
umana..."
Il
terzo scopo esprime in termini generali le
pratiche necessarie alla formazione del vero
teosofo, pratiche che ora studieremo (2).
La
disciplina. - " L'aspirante
teosofo deve assoggettarsi alla disciplina
del Karma Yoga (3),
del Sentiero della prova, poi del Sentiero
del discepolo propriamente detto (4),
che lo condurranno progressivamente fino allo
stato di pieno sviluppo e di attitudine al
Nirvana. Qui, non possiamo pensare di descrivere
tappa per tappa la lunga formazione, che può
anche continuare per molte incarnazioni successive
(5). Indichiamone
almeno le tendenze generali.
Un
controllo delle passioni: collera, amore,
avidità dei beni materiali, ecc. Bisogna
imparare a essere moderati, calmi, puri, e
soprattutto combattere l'egoismo e sviluppare
la bontà estesa a tutti gli esseri,
che deriva dalla convinzione che tutti quanti
formano unità nel Sé unico (6).
(1)
Programma ufficiale posto nell'Appendice del
libro della Blavatskv, The Key,
p. 371. Programma ufficiale 1912, ne La Société
TMosophique: san objecte et san tuffile, (ausiège
de la Soc. Théos. de France). Lo stesso
programma alla fine delle opere della
Besant e altri. Sulle variazioni della stesura
cfr. Martdjdale, e. e, p. 32.
(2)
Seguiremo le
indicazioni date dalla Besant nel libretto:
Le Sentier du disnple.
(3)
Ivi, p. 18:
Yoga: unione; Karma: azione. È l'"
unione con la Legge divina il Sé umano
e il Sé cosmico" raggiunta con
0l'azione" metodica.
(4)
Gfr. A. Besant, La Sagesse Antique, p. 447.
(5)Besant,
Le Sentier, p. 113.
(6)Ivi,
p. 20 s., p. 44, e l'art. cit. dell'Encyclopaedia
of religion and Ethics, p. 300, col. 2
170
Questa
riforma dei costumi e del carattere è
accompagnata e condizionata da una disciplina
dello spirito. Bisogna imparare " a controllare
il mentale turbolento ", a combattere
la dispersione dello spirito negli eventi
del mondo sensibile. Viene esplicitamente
raccomandata la pratica della a meditazione
" come o concentrazione " del pensiero
sopra un unico oggetto e lotta contro le distrazioni,
corre pure la sorveglianza sulla condotta,
che assomiglia molto all'esame di coscienza
(7).
Compiute
tutte queste preparazioni, il discepolo è
maturo per ricevere l'insegnamento di un mahatma:
gli si apre il Sentiero del discepolo; è
degno di trovare il Maestro e lo troverà
(8). E il Maestro,
con la sua chiaroveggenza superiore lo distinguerà
in mezzo alla folla degli uomini (9).
Potrà accadere che il discepolo non
veda fisicamente il suo Maestro e, a nello
stato normale di veglia ", forse immaginerà
di calcare da solo il sentiero, ma il Maestro
sarà là, e in certe circostanze,
in certi stati, come nel sonno fisico, ne
percepirà e sentirà la presenza
" (10).
Sotto
l'influsso e la direzione del Maestro, si
compirà l'iniziazione vera e propria,
che farà cadere le " illusioni
capitali " : prima quella di credere
alla realtà del mondo empirico; poi
k l'illusione della personalità "
e l'iniziato finirà col dirsi: "
Io sono Quello; io sono Brama " (11).
L'illuminazione.
- Allora " sarà giunto
al contatto assoluto con la realtà
" (12) e
non conoscerà più teoricamente,
ma per esperienza, "come fatti reali"
(13), "come
fenomeni della natura verificati da lui stesso"
(14) gl'insegnamenti
della teosofia, quali " la grande verità
della reincarnazione ", quella del Karma,
l'esistenza dei mahatma, ecc In che modo?
Mediante lo sviluppo di quelle " facoltà
latenti " di cui parla il programma teosofico
e che fu perseguito in tutto il corso della
formazione del discepolo (15).
Il termine sarà uno stato di a onniscienza
" che si estende a tutta la realtà
conoscibile nell'universo, al quale appartiene
l'iniziato, con poteri corrispondenti e proporzionati,
cioè l'" onnipotenza " nel
medesimo universo (16).
D'altronde, questi poteri saranno esercitati
soltanto per il bene degli altri e per il
progresso dell'umanità, poiché
l'individuo perfetto non può avere
altri scopi. A questo punto supremo, l'uomo
sarà divenuto un budda e potrà
entrare nel Nirvana quando vorrà (17).
(7)
Le Sentier, pp. 75-85.
(8)Ivi, p, 85;
Leadbeater, De la Claìrvoyance, p.
si.
(9)A. Besant,
Ivi, e p. s.
(10) Ivi, pp. 91, 462, 463.
(11) Ivi, pp.
114 e 134.
(12) Ivi, p.
115.
(13) Ivi.
(14) La Sagesse
Antìque, p. 468.
(15) Cfr.
LeSentier, p. 121 ; v. pure in L'émltdian
de la vie et de la forme, della Besant,
un curioso parallelo tra la scienza moderna,
che osserva dei fatti esteriori dai quali
trae le
sue induzioni, e la scienza antica, che la
teosofia si propone di restaurare, in cui
l'uomo cono
sce le cose attraverso il proprio interno,
attraverso <t la vita che è in lui
stesso... poiché
solo la vita può rispondere alle vibrazioni
di ciò che vive : la sua opera consiste
nello svi
luppare se stesso, nell'estrarre dagli abissi
della propria natura i poteri divini che vi
sono
celati... Basta fare degli strumenti "
(p. 25).
(16)Ivi, p. 129.
(17)Ivi, p. 130.
Processo analogo e sostanzialmente concorde
in Steiner, G. T.p. 143 s., 173, 183.
I
teosofi non finiscono di parlare delle varie
specie di " chiaroveggenza " acquistate
durante la formazione, poiché con le
intuizioni dei piani " eterico "
e " astrale " si vede attraverso
gli oggetti opachi, si sente attraverso i
muri, si percepisce l'aura che avvolge i corpi
viventi come una bruma luminosa e che, con
le sue piccole varietà, permette di
diagnosticare a colpo sicuro i pensieri e
i sentimenti d'una persona e penetrare i segreti
delle coscienze (18).
A queste altezze, si fa la conoscenza degli
" spiriti della natura " : gli elfi
e le fate del folklore; s'incontrano anime
disincarnate, ecc (19).
In una zona ancor più elevata, chiamata
" piano mentale ", si manifestano
a gli spiriti superiori " (angeli o arcangeli
del cristianesimo), i grandi Iniziati, gli
Adepti, con la cui guida il discepolo, giunto
a questo piano, si può istruire (20).
Sarebbe fastidioso entrare nei particolari
di tutte le divisioni e suddivisioni di questi
piani soprafisici e delle percezioni che vi
si ottengono. Leadbeater su questo argomento
ha scritto un intero volumetto, dove ci spiega
dottamente le varie chiaroveggenze e il modo
di servirsene: chiaroveggenze che conducono
fino ai fatti lontani nello spazio e nel tempo,
e perfino sul passato più remoto (l'Atlantide)
(21); chiaroveggenze
che conducono sul futuro, ecc. Per far accettare
più facilmente la realtà di
queste facoltà sopranormali, egli si
appella abilmente ai fatti finora poco studiati
di telepatia, di presentimento, di trasmissione
del pensiero, ecc. Mentre questi fatti, quali
si presentano all'osservatore volgare, appaiono
sporadici e quasi completamente sottratti
alla direttiva della volontà umana,
la teosofia pretende di insegnare un metodo
per produrli e dirigerli con sicurezza (22).
Questi
sono i punti capitali dell'insegnamento teosofico;
essi comportano sviluppi dettagliati e prolissi
sull'antropologia (costituzione dell'essere
umano mediante sette princìpi) e sulla
cosmologia (origine ed evoluzione dei mondi),
nei quali non ci interessa entrare. Si possono
trovare riassunti nelle opere speciali (23).
CAPITOLO
IV. - APPREZZAMENTO
Errori
filosofici e religiosi.
- Anche senza insistere, gli errori della
dottrina teosofica risultano da se stessi.
Il panteismo, la negazione di un Dio personale
e distinto dal mondo (1),
il rigetto esplicito della creazione, l'identità
dell'io con Dio, un'evoluzione che finisce
nella fusione del finito nell'Infinito; d'altra
parte, la realtà non solo del mondo
sensibile, ma dei fatti di coscienza più
personali, è ridotta a un'illusione;
le individualità particolari sono confuse
in un "Sé" unico. Sono questi
gravi errori che una sana filosofia deve confutare.
Ma siccome ora non scriviamo un manuale di
filosofia, non ci accingiamo a trattare questioni
che appartengono alla filosofia generale e
che richiederebbero uno sviluppo troppo vasto
per trovar posto in quest'articolo. Quindi,
rimandiamo il lettore ai libri che le espongono.
(18)
Leadbeater, La Clairvoyance, p. 34 s., 41?
s.
(19) A. Besant,
La Sagesse Àntùpte, p. 109,
132 s.; Leadbeater, 0. e., p. 37.
(20) Leadbeater,
Le Pian meritai, p. 58 s.; A.Besant,La SagesseAntigue,pp.
178-181.
(21)Cfr. le intenzioni
della Blavatsky sul continente misterioso
(G. T., p. 64).
(22)V. alcuni
esempi del modo con cui Steiner intende la
chiaroveggenza, il
suo metodo e i suoi oggetti. G. T., pp. 137-141;
171, nota a, p. 172 s.; p. 183 s.; Steiner
conosceva per esempio nei particolari la storia
dell'Atlantide, questo continente che avrebbe
occupato parte dello spazio coperto attualmente
dall'Atlantico e che assieme alla civiltà
che fioriva in essa sarebbe scomparsa in un
cataclisma.
Questa civiltà non ha nessun segreto
per il " veggente ", e Steiner ci
avverte molto seriamente che " il tempo
" di cui parla " non è conosciuto
attraverso nessun documento... Qui ci occupiamo
di occultismo, e non di critica storica ".
La Science occulte, pp. 332, 235.
(23)
P. es.: G. T., pp. 33-39, 64, 133-141. Mainage,
Principes de la Théosophie, cc.
II, III; Martindale, Theosophy, pp. 61-86.
(1)
I teosofi
non concepiscono che Dio possa essere distìnto
dal mondo senza essergli esteriore, come un
oggetto fisico messo a lato, vicino o lontano,
ad altri oggetti dello stesso genere: esempio,
tra mille altri, dell'incapacità loro
di concepire qualche realtà oltre quella
materiale, estesa nello spazio.
Questi
errori filosofici capitali interessano già
profondamente la fede, ma ad essi la teosofia
ne aggiunge, nel campo propriamente religioso,
altri non meno gravi. Le teorie della reincarnazione
e di un Karma cieco sostituito alla giustizia
personale di Dio; l'affermazione che la sorte
definitiva dell'uomo non viene decisa alla
sua morte fisica e la correlativa negazione
di un cielo e di un inferno eterni; il rigetto
categorico della preghiera, del valore della
penitenza, dell'idea d'un'espiazione, d'una
redenzione operata dalla morte di Cristo;
perfino Gesù abbassato al livello di
un uomo molto evoluto, privato della Divinità
unica, assoluta, esclusiva che Egli possiede
col Padre e con lo Spirito Santo; infine,
l'esoterismo che riserva a un'elite la vera
conoscenza religiosa e permette di dare ai
dommi un senso completamente diverso da quello
definito e che la Chiesa vi annette: osservando
con un colpo d'occhio l'insieme di questo
ammasso di errori, ci si accorge che, tra
gli articoli della nostra fede, ve ne sono
ben pochi che la teosofia non scalzi alla
base e che essa forma un corpo di dottrine
radicalmente incompatibili con la credenza
cattolica: in breve, ne è la contraddizione
positiva. Non possiamo non stupire altamente
che vi siano persone illuse al punto di credere
di poter conciliare le due cose. Ed è
vero, come fu detto, die il cristiano, per
farsi teosofo, deve apostatare, tanto che
la Chiesa la quale, nel corso dei secoli,
ha condannato in modo speciale parecchi di
questi errorii ha ragione di mettere i suoi
fedeli in guardia contro tutta la teosofia,
di proibire di entrare nelle sue associazioni
e di leggerne le pubblicazioni, che perciò
stesso sono tutte all'Indice (Decreto del
Sant'Uffizio, 18 luglio 1919) (2).
Origini
torbide.
-
La madre della teosofia moderna è la
signora Blavatsky che, col preteso influsso
dei misteriosi mahatma, la concepì
e la diede alla luce. Ora è facile
ammettere che questa donna russa eccentrica
e sfacciata non ha nessun carattere di un
messia, di un messaggero di Dio
(3). Lo stesso si deve pensare dell'inquieta
Besant.
Abbiamo
alluso a certi scandali che macchiarono gl'inizi
della Società Teosofica. Ci sono prima
di tutto le sopercherie di cui fu convinta
la signora Blavatsky, la quale assicurava
che i mahatma avevano inviato lettere e anche
doni ai loro discepoli. Ora, con una buona
perizia, fu riconosciuto che le lettere furono
scritte da lei stessa; venne scoperto che
il " santuario " di Adyar era un
trucco e che, tra il resto, conteneva un armadio
a doppio fondo, dov'erano cautamente nascosti
i doni dei mahatma (4).
(2)
V. il testo di questo decreto. G. T., pp.
io e n.
(3)
Si
pensi al ritratto che ne abbiamo riprodotto.
(4)
Racconto completo
di tutta la faccenda in G. T., pp. 71-80.
L'inchiesta
condotta dall'Hodgson sul posto per conto
della Società, per le ricerche psichiche
di Londra giunse a risultati gravi sul conto
dei fondatori della teosofia moderna, e conclude:
"Da parte nostra, consideriamo la Signora
Blavatsky né come lo strumento di veggenti
segreti né come una volgare avventuriera;
pensiamo che abbia acquistato il diritto al
titolo di un ricordo permanente come uno degli
impostori più consumati, ingegnosi
e interessati ricordati dalla storia a (5).
Per apprezzare tutto il valore di questo verdetto,
è bene ricordare che la Società
per le ricerche psichiche per principio non
è ostile ad ammettere fatti anormali
e scientificamente inspiegabili, e anzi, ha
il compito di ricercarli, e dopo l'inchiesta,
ne riconobbe alcuni come veri. I suoi membri
sono in uno stato di spirito che risponde
in modo molto esatto a quello rappresentato
in Francia dal professor Ch. Richet (6).
Alla
morte della signora Blavatsky, segui uno scandalo
d'ordine morale. Uno dei dottori della teosofia,
il Leadbeater, venne accusato di aver insegnato
il vizio ai suoi giovani allievi col pretesto
del progresso delle facoltà occulte.
Fu tradotto davanti a una commissione di teosofi,
non riuscì a giustificarsi e venne
escluso come indegno dalla Società
(1906); ma, poco dopo, la Besant, divenuta
presidente, lo fece reintegrare e, dopo una
qualsiasi sconfessione e la promessa di non
ricominciare (I) se lo assunse come collaboratore
intimo (7). Di
questa collaborazione apparvero i frutti.
Scoppiò un terzo scandalo, che potrebbe
venir qualificato come effetto di follia.
D'accordo con la Besant, Leadbeater scelse
un giovane indù per farne un mahatma;
dopo iniziato, venne dichiarato Budda. reincarnazione
di Cristo, ecc, e fu fatto adorare da una
folla di teosofi (1911). I congiunti del giovane
intentarono un processo a Leadbeater e alla
Besant per aver sviato un minorenne; molti
membri della Società non poterono sopportare
più a lungo queste pazzie e diedero
le dimissioni (8).
Il che non impedì alla Besant e al
suo collaboratore di conservare il loro ufficio
e di occupare sempre uno dei posti maggiori
tra i dottori della teosofia attuale.
Sarebbe
ingiusto attribuire a Steiner qualche responsabilità
nel perpetrare questi atti scandalosi, che
però non poteva ignorare. E se l'ultimo
affare, quello del nuovo Budda, contribuì
verosimilmente a distaccarlo dalla Società,
i primi due fatti non gl'impedirono di entrarvi
o di restarci ed esserne perfino il propagandista
fervente.
A
nostro avviso, questo è un gruppo di
fatti che gettano una luce assai torbida sugli
ambienti dove nacque e si sviluppò
la teosofia moderna.
Affermazioni
gratuite.
-
La teosofia non presenta i titoli che giustificano
l'insegnamento che sono l'autorità
dell'insegnante o una dimostrazione proposta
all'intelligenza dei discepoli.
(5)
Processings of the Society far Psychìeal
Research, voi. Ili, 1885, p. 207, G.
T., p. 80.
(6) Olcott, qualificato
dalla signora Blavatsky come " sciocco
" al dire di Hodgson,
non possedeva a una grande capacità
per apprezzare una prova di fatto " (Proeeedings,
tom. cit., p. 311). Quanto alla Besant, certamente
meno ingenua e che certamente era a
conoscenza dell'affare di Adyar, restò
tuttavia per tutta la sua vita discepola fedele
della
signora Blavatsky.
(7)G. r., p.
uà s.
(8) Ivi, p. 114
s.
La
teosofia si appella all'autorità dei
mahatma, che però esistono solo nelle
favole, creati dal bisogno d'ingannare grossolanamente.
Le uniche autorità reali in teosofia
sono quelle delle signore Blavatsky e Besant
e dei loro collaboratori, come Leadbeater
e altri, i quali tutti hanno un'autorità
molto debole. Anche Steiner si richiama a
maestri misteriosi che gli sarebbero apparsi,
all'occorrenza anche in forme banali. Possiamo
essere scettici sulla realtà della
loro esistenza e del loro carattere soprannaturale,
e per chiunque gli creda, resta in campo unicamente
l'autorità del dottor Steiner, che
non s'impone affatto col carattere dell'infallibilità.
La
teosofia dimostra quello che afferma? Questa
dimostrazione potrebbe poggiare su argomenti
accessibili alla ragione naturale e normale
dell'uomo, desunti, per esempio, da fatti
storici ben accertati, analoghi ai n motivi
di credibilità " che precedono
l'adesione alla rivelazione cristiana. I teosofi
talvolta tentano dimostrazioni di questo genere
ei" fenomeni meravigliosi " fatti
vedere ad Adyar o altrove decisero numerose
conversioni alla teosofia (9).
Ma abbiamo veduto la qualità di queste
meraviglie. Si traggono argomenti anche dal
valore intrinseco della dottrina, dal a lume
che essa proietta su tutti i problemi della
vita ", da " tutto l'insieme delle
sue verità " che racchiude quanto
i filosofi e le religioni del mondo intero
hanno di buono (10).
Disgraziatamente
però, come abbiamo visto, le soluzioni
date dai teosofi ai grandi problemi vitali
sono tutt'altro che soddisfacenti: il panteismo,
la negazione della personalità umana,
ecc. gettano ombra anziché far luce,
e frutti di grande fantasia sono i loro tentativi
di accostare la teosofia alle grandi filosofie
o religioni; la loro audizione vuoi essere
accolta con cautela; la leggenda rosa-crociana
è piena di favole; gli elementi affastellati
in questi tentativi di sincretismo sono totalmente
eteroclitici. E, come afferma Steiner, la
storia in uso nella teosofia non ha nulla
in comune con una scienza critica.
Che
mezzo resta dunque per convincere? La sola
esperienza, l'intuizione. La teosofia primitiva
e l'antroposofia proclamano di non volersi
imporre come un domma, senza l'esperienza
personale di ciascuno e ci comandano di non
ammettere nulla che non sia a verificato da
noi stessi " (11).
Ma allora, è inutile osservare che,
in questo caso, gli argomenti addotti sopra
sono superflui; e se tutto dipende dall'esperienza
personale, non si venga a parlarci d'altro
né del carattere " tradizionale
" della dottrina, né del suo valore
intrinseco, né dell'autorità
dei mahatma o di altri maestri. Si tratta
soltanto di vedere ciò che si presenta
nel piano astrale, mentale, ecc.
Prendendo
quindi queste intuizioni in se stesse, la
loro natura è molto sospetta, poiché,
innanzitutto, sono intuizioni che vengono
dirette. Il discepolo sa già in anticipo
quello che deve vedere e, prima di cominciare
egli stesso l'esperienza, ha già l'itinerario
tracciato e descritti i siti e i personaggi
che incontrerà (12).
Direi che tutti i discepoli hanno con sé
lo stesso Baedccker teosofico, onde non ci
stupisce se tutti vedono o credono di vedere
le stesse cose.
Si
aggiunga che le intuizioni vengono acquistate
con uno speciale allenamento mediante prolungati
esercizi volontari, che equivalgono a un metodo
d'autosuggestione. Rimbaud si allenava all'allucinazione
e riusci ad averne (13).
Gli studenti teosofi o antroposofi seguono
la stessa via, non senza pericolo per la sanità
mentale (14).
(9)
G. T., p. 68 s.
(10) G. T., pp. 55-57.
(11)
G. T., p. 57.
(12) G. T.t pp.
141, 142.
(13)
" Mi abituai all'allucinazione semplice:
vedevo molto francamente una moschea
al posto di un'officina... un salone al fondo
di un lago ". Une saison en enfer. Alchimie
du
tabe, p. 70.
(14) G. T., p.
173 e 187.
Infine,
queste intuizioni sono incontrollabili e riguardano
oggetti fuori dell'esperienza comune, e quindi,
non temono smentite. Puoi dire tutto quello
che vuoi dell'Atlantide e della sua civiltà,
perché nessuno potrà mai andare
a vedere. Questo significa che la certezza
delle credenze teosofiche poggia sulle nuvole
dell'immaginazione (15).
CONCLUSIONE
La
teosofia ebbe innegabili successi. Ora, ci
si può chiedere come mai essa, così
com'è, abbia potuto ingannare tante
persone. È probabile che una parte
del successo si possa attribuire al suo apparato
scientifico. La teosofia non promulga dommi
da credere sulla sua parola, ma invita ciascuno
a verificare personalmente le sue affermazioni,
conforme al gusto di certezza positiva e sperimentale
predominante ai nostri giorni (1),
lusingando l'autonomia intellettuale di cui
l'uomo moderno è cosi geloso. Eliminata
ogni autorità spirituale, ciascuno
elabora egli stesso il suo credo.
Tuttavia,
crediamo che non sia questa la spiegazione
principale. La nostra civiltà è
molto sviluppata in senso pratico, utilitario,
materiale, senza saziare, anzi irritando i
bisogni spirituali dell'uomo e lasciando aperto
un vuoto nelle anime. Che cosa potrà
colmarlo? la fede cristiana? Ma questa, in
molti, è scomparsa o vacilla e, per
un grande numero, se pure è ancora
fede cristiana, si riduce a un vago sentimentalismo
diffuso su un fondo di estrema ignoranza religiosa.
Perciò, si spiega come i nostri contemporanei
accolgano facilmente tutte le dottrine che
promettono di aprire una finestra sul mistero
delle cose, sul divino, sull'aldilà,
sui destini d'oltretomba. Ora, sappiamo quanto
la teosofia è generosa di simili promesse...
Cattolici che conoscono solo alla superficie
la loro religione nativa e i tesori spirituali
che essa racchiude, urtati dall'aspetto tutto
esteriore e giuridico che essa riveste in
certuni, desiderosi di trovare qualcosa di
più profondo che non sanno definire,
si lasciano affascinare dagl'inviti della
teosofia senza preoccuparsi di esaminare i
titoli, come il naufrago che si aggrappa al
primo oggetto che trova, ma in realtà
non sanno a che cosa si aggrappano.
Prima
di tutto, molti ignorano le torbide origini
del movimento teosofico, e per questo, malgrado
il carattere ripugnante di certi particolari,
noi. seguendo il P. de Grandmaison, ci siamo
creduti in dovere di far conoscere queste
origini. La teosofia distribuisce programmi
a prima vista inoffensivi e che inoltre stuzzicano
la curiosità promettendo interessanti
rivelazioni. Chi assiste alle adunanze o legge
le opere teosofiche, ascolta bellissime declamazioni
sull'ascensione delle anime, sulla necessità
di disciplinare la propria vita, di domare
i bassi istinti, ecc
(15)
Anche la mistica cristiana riconosce visioni
sensibili o immaginative, che però
è ben lungi dal porre al posto supremo;
anzi, i dottori, e san Giovanni della Croce
per primo, li guardano con occhio estremamente
diffidente e mettono in guardia i devoti sulle
illusioni che possano causare. Tanto più
la Chiesa non fa riposare su di esse la certezza
dei suoi dommi.
(1)
R. Guénon, lntroduction generale
à Velude des doctrines hindoues,
p. 306.
D'altronde,
questa propaganda di fronte ai credenti assicura
che le loro convinzioni non saranno toccate
e che potranno essere conservate immutate,
e questo basta a rassicurarli. Ma c'è
una questione preliminare che è bene
trattare. Chi parla così? L'oratore,
il teosofo scrittore, o almeno i primi iniziatori,
i fondatori, i dottori, sui quali si basa,
meritano fiducia? Un Leadbeater è qualificato
per fare l'elogio della purezza? una Blavatsky,
una Besant sono qualificate per predicarci
la sincerità e la rettitudine? Possono
costoro essere considerati come inviati da
Dio, con la missione di trasmettere i suoi
messaggi e di guidarci a Lui?... Ma lo spirito
critico dei nuovi adepti non arriva fino a
questo punto. D'altronde, ai cattolici vengono
celati la qualità o i legami massonici
dei dirigenti, né vengono posti in
vista l'aperta ostilità delle due fondatrici
contro la Chiesa, il disegno superbo di Steiner
di fronte all'ortodossia. Molti di coloro
che si accostano alla teosofia o all'antroposofia
non sanno proprio con chi trattano.
Tuttavia,
separiamo la dottrina dai suoi rappresentanti.
Gli ampi orizzonti teosofici affascinano molti
spiriti, che vengono invitati a varcare il
cerchio ' ristretto dei loro abituali orizzonti
per gettarsi nell'Infinito. Il panteismo appare
grandioso, profondo, perfino poetico, specialmente
quando è espresso nella bella lingua
dei libri sacri dell'India, i cui estratti,
scelti abilmente, costellano le pubblicazioni
teosofiche. L'intelligenza, che ama riposare
in qualcosa di completo, si trova davanti
a un sistema speculativo e insieme morale,
ascetico, che si dice mistico; da parte sua,
l'amor proprio è contento di poter
superare il livello mentale dell'uomo volgare
come pure quello dei semplici cristiani docilmente
sottomessi alla loro Chiesa, i quali, si pensa,
non vanno oltre la lettera dei loro dommi;
piace far parte di un circolo di " iniziati
", depositari di profondi segreti, d'un'élite
di a chiaroveggenti "... Né ci
si ferma ad esaminare se l'essenza di ciò
che si abbraccia non sia viziata da contraddizioni
e incoerenze. Molti spiriti, anche colti e
perfino brillanti, non sono capaci di questa
riflessione o sono troppo pigri per impegnarvisi.
Soprattutto,
s'impongono le pretese " spirituali "
della teosofia che non ha abbastanza anatemi
per il materialismo contemporaneo, per la
nostra civiltà meccanica e industrializzata,
per le basse aspirazioni dell'umanità
media; si presenta come una scuola di alta
spiritualità e di a mistica ",
e forse proprio per questo seduce le anime
belle. Si, esse vengono realmente sedotte,
poiché alla teosofia manca soprattutto
il senso dello spirituale autentico. Lo spirito
moderno aborrisce dall'astratto, che tuttavia
rappresenta una vasta zona dell'immateriale.
e si getta perdutamente sull'esperienza concreta,
senza distinguere bene l'esperienza sensibile
dall'altra. Siffatta confusione appare, per
esempio, anche qua e là negli scritti
di un Bergson. I teosofi, che sono spiriti
molto meno raffinati, ci cascano in pieno
e nel modo più grossolano, come abbiamo
dimostrato altrove, a proposito di R. Steiner
(2).
La
confusione risalta crudamente nella Blavatsky,
nella Besant e loro consorti. La teosofia
afferma di ridurre tutto allo spirito e si
dice " idealista ", ma concepisce
perfino lo spirito come una materia, e nell'identificazione
di questi due principi, la fusione è
a vantaggio della materia, poiché lo
spirito, secondo la teosofia, in definitiva
non è che materia più fine,
più delicata e sottile, una specie
di materia vaporizzata. Cosi i vari piani
che s'incontrano durante le tappe dell'iniziazione
sono tutti costituiti dalla materia la quale,
a mano a mano che si sale, diventa soltanto
meno pesante e meno a densa " (3).
(2)
G. T., p. 182 s.
(3) A. Besant,
La Sapesse Aniique, pp. 171, 184, 208 e passim.
Anche
i pensieri hanno colori vari e contorni lineari
e forma materiale, tendono alla " perfezione
geometrica a (4),
e sono realmente piccoli corpi proiettati
all'esterno dal soggetto pensante, lanciati
fuori come pallottole che talvolta rimbalzano
e tornano a colpire il loro autore (5).
Tutto
questo preteso "spirituale " è
solo " vibrazione ", proprio come
la materia di certe teorie fisiche moderne
(6). La vibrazione
è il carattere universale della vita,
da quella divina fino a quella latente dei
minerali. Tutto è vibrazione "
(7); la a ragione
pura " è " costituita da
vibrazioni " (8);
a l'energia del Logos creatore [è]
un moto vorticoso incomparabilmente rapido
[e che] buca lo spazio " (9).
Pare basti questo per aprire gli occhi di
chi pensa di trovare nella teosofia un mezzo
per il progresso spirituale. Da questo e dagli
altri punti di vista, chiunque cerchi di tirare
i veli speciosi che coprono la teosofia troverà
in essa soltanto il vuoto.
G.
d. T.
BIBLIOGRAFIA.
- 1. Documentazione. Le numerosissime
opere della sig.ra Blavatsky e l'esant, di
Rodolfo Steiner, di Schuré, di Leadbeater,
ccc. Gran parte delle opere più importanti
sono state tradotte anche in italiano: quelle
della Blavatsky e della Besant dalla Società
Teosofica italiana, quelle dello Steiner e
dello Schuré da Bocca di Milano e da
Latenza di Bari. R. Steiner è l'autore
straniero più tradotto in Italia: oltre
50 libri a tutto il 1952, alcuni con molte
edizioni, segno che la diffusione delle idee
non è limitata a pochi. Le principali
riviste teosofiche Italiane sono: Idea spiritualistica
che esce a Torino e Luce e Ombra stampata
a Verona per i Fratelli Bocca.
2.
Critica. L. de Gkanokabon e J. De
Tonojdedec, La Téosophie et l'Anthropo-sophie,
Beauchesne, Paris 1939. G. Busneixi, Manuale
di Theosqfta, 4 voli., 2 ed., Civiltà
Cattolica, Roma 1909-1915. Il primo volume
studia i princìpi generali della Teosofia;
il secondo, la Teosofia e il Cristianesimo;
il terzo, la cosmologia e l'antropologia Teosofica;
il quarto, la reincarnazione. R. Guénon,
La Tkéosophie: Histoire d'une pseudo-religion,
Paris 1921. Il Guénon fa una forte
critica alle dottrine della Società
Teosofica, ma aderisce a una " scienza
sacra " difficilmente conciliabile con
la religione cristiana.
(4)
Ivi, p. 98 s.; pp. 175, 176 ecc.
(5)
"Rimbalzano lungo la traiettoria già
percorsa... per gettarsi sul loro creatore
con una forza proporzionale a quella della
loro proiezione" Ivi, p. 101.
(6)
II ravvicinamento è della stessa Besant,
L'evoluitoti de la me et de la forme, trad.
frane, pp. 41, 53 ecc.
(7)
hi, pp. 41, 162, 163 e tutte intere le conferenze
terza e quarta.
(8)
La Sagesse Antique, p. 308.
(9)
Ivi, p. 71. Per far vedere fino a che punto
possa giungere la grossolanità della
concezione trascriviamo ancora questo testo
che tocca il burlesco e dove la metafisica
più sublime della teosofia prende la
forma di una illustrazione di embriologia
: " Quando
la Monade umana emerge dal seno del Logos,
pare che un sottile filamento di luce, iso
lato da una guaina di sostanza buddha, si
stacchi dal luminoso oceano dell'Atma. A
questo filo è sospesa una scintilla
circondata da un involucro ovoidale, ecc.
" La Sagesse
Antique, p. 260