del
Rev. I.B. Pranaitis tratto
da "Il Talmud smascherato"
Tre
cose doranno essere esaminate in questo capitolo:
1.
I nomi che il Talmud usa per i cristiani. 2. In che maniera il Talmud
dipinge i cristiani 3. Che cosa dice il Talmud
del culto religioso dei cristiani.
Articolo I. - I Nomi dati ai Cristiani
nel Talmud
Come nelle nostre lingue i cristiani derivano
il loro nome da Cristo, così nella
lingua del Talmud i cristiani sono chiamati
Nostrim, da Gesù Nazzareno. Ma i cristiani
sono anche chiamati con i nomi usati nel Talmud
per indicare tutti i non ebrei: Abhodah
Zarah, Adum, Obhde Elilim,
Minim, Nokhrim, Edom, Amme
Haarets, Goim, Apikorosim,
Kuthrim.
1. Abhodah Zarah-
Culto strano, idolatria. Il Trattatello
talmudico sull'idolatria è intitolato
come segue: Obhde Abhodah Zarah - Adoratori
di idoli. Che Abhodah Zarah veramente significhi
culto degli idoli appare chiaro dal Talmud
stesso: 'Venga Nimrod a testimoniare che Abramo
non era un servo di Abhidah Zarah.' Ma nei
giorni di Abramo non esisteva nessun culto
strano, nè dei turchi nè dei
nazzareni, ma solo il culto del vero Dio e
l'idolatria. Nello Schabbath (ibid. 82a),
si legge:
"Il
rabbino Akibah dice: Come sappiamo che Abhodah
Zarah, come una donna immonda, contamina
coloro che l'accettano? Perchè Isaia
dice: Tu dovrai eliminarli come un panno
da mestruazioni; e dirai ad esso, Vattene
via,"
Nella
prima parte di questo versetto si fa menzione
degli idoli d'oro e d'argento.
Anche il dotto Maimonide dimostra chiaramente
che gli ebrei considerano i cristiani Abhodah
Zarah. Nel Perusch (78c) si legge:
"E
si sappia che i cristiani che seguono Gesù,
sebbene i loro insegnamenti siano diversi,
sono tutti adoratori di idoli (Abhodah Zarah)."
2.
Akhum - Questa parola è costituita
dalle lettere iniziali delle parole Obhde
Kokhabkim U Mazzaloth - adoratori
di stelle e pianeti. Fu così
che gli ebrei da principio descrissero i gentili
che erano privi della conoscenza del vero
Dio. Ora, comunque, la parola Akum nei libri
degli ebrei, specialmente nello Schulkhan
Arukh, si applica ai cristiani. Ciò
è evidente in numerosi passi:
Nell'Orach Chaiim (113,8) coloro che usano
una croce sono chiamati Akum. Nello Iore Dea
(148,5,12) coloro che celebrano le feste di
Natale e del Nuovo Anno, otto giorni dopo,
sono chiamati adoratori delle stelle e dei
pianeti:
"Così
che se, anche in questi tempi, un regalo
è inviato all'Akum l'ottavo giorno
dopo Natale, che essi chiamano il Nuovo
Anno," ecc.
3.
Obhde Elilim - Servi di idoli. Questo
nome ha lo stesso significato di Akum. I non
ebrei vengono spesso indicati con questo nome.
Nell'Orach Chaiim, per esempio (212,,5), si
legge:
"Non
si dovrà pronunciare benedizione
su incenso che appartenga ai servi di idoli."
Ma
in quel tempo, quando lo Schulkhan Arukh fu
scritto, non c'erano 'servi di idoli' fra
coloro che vivevano con gli ebrei. Così
per esempio, l'autore del Commentario sullo
Schulkhan Arukh (intitolato Magen Abraham),
il rabbino Calissensis, che morì in
Polonia nel 1775, dice alla nota 8, sul No.
244 dell'Orach Chaiim (dove si permette di
finire un lavoro di sabato con l'aiuto di
un Akum): "Qui nella nostra città
sorge la questione sul prezzo da pagarsi a
coloro che adorano le stelle e i pianeti per
spazzare la pubblica via quando lavorano di
sabato."
4. Minim - Eretici. Nel Talmud,
coloro che possiedono libri chiamati Vangeli
sono eretici. Così in Schabbath(116a)
si legge:
"Il
rabbino Meir chiama i libri dei Minim Aven
Gilaion (volumi iniqui) perchè li
chiamano Vangeli."
5.
Edom - Edomiti. Il rabbino Aben Ezra,
quando parla dell'Imperatore Costantino che
cambiò religione e mise sul suo stendardo
l'immagine di colui che fu appeso, aggiunge:
"Roma
perciò si chiama il Regno degli Edomiti."
E il rabbino Bechai, nel suo Kad Hakkemach
(fol. 20a, su Isaiah, cap. LXVI,17) scrive:
"Sono
chiamati Edomiti coloro che muovono le loro
dita 'qui e qui'" (coloro che fanno il
segno della croce).
Nello stesso modo il rabbino Bechai, commentando
le parole di Isaia (loc. cit.), "coloro
che mangiano la carne di maiale" aggiunge:
"Questi sono gli edomiti." Il rabbino
Kimchi, comunque, li chiama "cristiani."
E il rabbino Abarbinel, nel suo lavoro Maschima
Ieschua (36d) dice: "I nazzareni sono
romani, i figli di Edom."
6. Goi - Razza o popolo.
Per indicare un uomo, gli ebrei dicono anche
Goi - un gentile; per indicare una donna gentile,
Goiah. A volte, ma molto raramente, gli israeliti
vengono chiamati con questo nome. Per lo più,
esso è applicato ai non ebrei, o idolatri.
Nei libri ebraichi che trattano dell'idolatria,
gli adoratori degli idoli sono spesso chiamati
con questo solo nome Goi. Per questo motivo,
in edizioni più recenti del Talmud,
l'uso della parola Goi viene evitato di propostio
e altre parole vengono usate al suo posto
per i non ebrei.
E' un fatto noto che nella lingua ebraica,
gli ebrei chiamano i cristiani fra cui abitano,
Goim. E gli ebrei stessi non lo nevano. A
volte, nelle loro riviste popolati, essi dicono
che questa parola non significa niente di
male o di nocivo. Ma il contrario può
essere verificato nei loro libri scritti in
ebraico. Per esempio, nel Choshen Hammischpat
(34,22), il nome Goi si usa in senso diffamatorio:
"I traditori gli epicurei e gli apostati
sono peggiori dei Goim."
7.
Nokhrim - Stranieri, forestieri. Questo
nome viene usato per tutti coloro che non
sono ebrei, e perciò anche per i cristiani.
8. Amme Haarets - Gente della terra,
idioti. Alcuni dicono che, con questo
nome, non si indicano persone di altre razze,
ma solo persone incolte e rozze. Esistono
comunque dei passi che non lasciano nessun
dubbio sulla questione. Nella Sacra Scrittura,
Libro di Esra, cap. X, 2, si legge: Noi abbimo
peccato contro il nostro Dio, ed abbiamo preso
mogli straniere (nokhrioth) del popolo della
terra. Che le parole popolo della terra denotino
gli idolatri risulta chiaro in Zohar,I,25a:
"Il popolo della terra - Obhde Abhodah
Zarah, idolatri."
9. Basar Vedam - Carne e sangue; uomini
carnali destinati alla perdizione e che non
possono entrare in comunione con Dio. Che
i cristiani siano carne e sangue, lo dimostra
il libro di preghiere:
"Chiunque
incontri un saggio e colto cristiano può
dire: Sia tu benedetto o Signore, Re dell'Universo,
che hai dispensato un po' della tua saggezza
alla Carne e Sangue," ecc.
Nello
stesso modo, in un'altra preghiera, nella
quale gli ebrei chiedono a Dio di ripristinare
il regno di Davide e di inviare Elia e il
Messia, ecc., essi gli chiedono di togliere
da loro la povertà in maniera di non
aver bisogno di accettare dei regali dalla
"carne e sangue," nè di commerciare
con loro, e nemmeno di cercare di ottenere
uno stipendio da loro.
10. Apikorosim - Epicuirei.
Sono chiamati con questo nome tutti coloro
che non osservano i precetti di Dio, come
pure tutti coloro che, anche se ebrei, esprimono
giudizi privati in materia di fede. Quanto
più tratterano in questa maniera un
cristiano!
11. Kuthim - Samaritani.
Ma dato che non ci sono più dei samaritani,
e dato che, nei libri ebraici recenti, si
parla molto spesso di samaritani, può
esserci alcun dubbio sul fatto che con questa
parola si intendano i cristiani?
Inoltre, in questa faccenda di attribuire
un nome a coloro che non sono ebrei, si deve
notare in particolare che negli scritti ebraici
questi nomi vengono usati indiscriminatamente
e indifferentemente con lo stesso significato.
Per esempio, nel trattatello Abhodah Zarah
(25b) viene usata la parola Goi, ma nello
Schulchan Arukh (Iore Dea 153,2) viene usato
il termine Akum. Kerithuth (6b) usa Goim;
Jebhammoth (61a) usa Akum, Abhodah Zarah (2a)
usa Obhde Elilim: Toseph usa Goim e Obhde
Ab, Choshen Hammischpat (edizione veneziana)
usa Kuthi; (Slav, ed.) Akum. E si potrebbero
citare molti altri esempi.
Nel suo libro sull'Idolatria, Maimonide chiama
indiscriminatamente idolatri tutti costoro:
i Goim, gli Akum, gli Obhde Kokhabhim, gli
Obhde Elilim, ecc.
Articolo II - Ciò che il Talmud
Insegna Sui Cristiani
Nel capitolo precedente abbiamo visto che
cosa gli ebrei pensino del Fondatore della
religione cristiana, e quanto essi abborriscano
il suo nome. Stando così le cose, non
ci si può aspettare che possano nutrire
un'opinione migliore su coloro che seguono
Gesù Nazzareno. Infatti, non si può
immaginare nulla di più abominevole
di ciò che hanno da dire sui cristiani.
Dicono che sono idolatri, il peggior tipo
di persone, molto peggiori dei turchi, assassini,
fornicatori, animali impuri, simili a immondizia,
indegni di essere chiamati uomini, bestie
in forma umana, degni del nome di bestie,
mucche, asini, maiali, cani, peggio dei cani;
che si propagano nella maniera delle bestie,
che sono di origine diabolica, che le lor
anime vengono dal diavolo e che dopo la morte
ritornano al diavolo nell'inferno; e che perfino
il corpo di un cristiano morto non è
meglio di quello di un animale.
1. IDOLATRI
Dato che i cristiani seguono gli insegnamenti
di quell'uomo, che gli ebrei considerano Seduttore
e Idolatra, e dato che essi lo adorano come
Dio, ne consegue chiaramente che essi meritano
il nome di idolatri, non diversamente di coloro
fra i quali gli ebrei erano vissuti prima
della nascita di Cristo, e che, secondo il
loro insegnamento, dovevano essere sterminati
in tutte le maniere possibili.
Ciò è meglio dimostrato dai
nomi usati per i cristiani e dalle inequivocabili
parole di Maimonide che dimostrano che tutti
coloro che portano il nome di cristiani sono
idolatri. E chiunque esamini i libri ebraici
che trattano degli "Adoratori delle Stelle
e dei Pianeti" degli "Epicurei,"
dei "Samaritani," ecc., non può
che concludere che questi idolatri altro non
sono che i cristiani. I turchi sono sempre
chiamati "Ismaeliti," mai idolatri.
2. I CRISTIANI SONO PEGGIO DEI TURCHI
Maimonide nel suo Hilkhoth Maakhaloth (cap.
IX) dice:
"Non
è permesso bere il vino di uno straniero
che si converte, cioè di una persona
che accetti i sette precetti di Noè,
ma è permessotrarne qualche beneficio.
E' permesso lasciarlo solo con del vino,
ma non metterglielo di fronte. Lo stesso
è permesso nel caso di tutti i gentili
che non sono idolatri, come i turchi ((Ismaeliti)).
All'ebreo, comunque, non è permesso
bere il loro vino (((degli idolatri - ndt))),
anche se ciò può essere usato
a suo vantaggio. Tutti i rabbini più
conosciuti sono d'accordo su questo punto.
Ma dato che i cristiani sono idolatri, non
è permesso nemmeno usare il loro
vino a proprio vantaggio."
3.
ASSASSINI
Nell' Abhodah Zarah (22a) si dice:
"L'ebreo non deve associarsi con i
gentili in quanto questi indulgono nello
spargimento di sangue."
In modo simile, nello Iore Dea:
"L'Israelita non si deve associate
con gli Akum ((cristiani)) perchè
indulgono nello spargimento di sangue."
Nell' Abhodah Zarah (25b) si dice:
"I
rabbini hanno insegnato: Se un Goi si affianca
ad un israelita lungo la strada, egli ((l'ebreo))
deve camminare alla sua destra. Il rabbino
Ismaele, il figlio del rabbino Jochanan,
il nipote di Beruka, dice: Se il Goi porta
una spada, l'ebreo deve camminare alla sua
destra. Se il Goi porta un bastone, l'ebreo
dovrà camminare alla sua sinistra.
(((la traduzione è letterale, ma
si può avere un significato logico
solo se al posto delle parole 'alla sua
destra' e 'alla sua sinistra' si usano rispettivamente
'alla sua sinistra' e 'alla sua destra'
- ndt))) Se sta salendo un pendio o scendendo
in ripida discesa, l'ebreo non deve camminare
davanti con il Goi dietro, ma l'ebreo deve
camminare dietro e il Goi davanti, nè
si deve abbassare di fronte a lui per tema
che il Goi gli possa spaccare il cranio.
E se il gentile dovesse chiedere all'ebreo
fino a dove deve andare, egli dovrà
far finta di andare molto lontano, come
disse Giacobbe, nostro padre, all'empio
Esaù: Fino a che non arrivo dal mio
Signore a Seir (Gen. XXXIII, 14-17), ma
(((qui ci sarebbe da precisare il soggetto
del verbo che segue e che dovrebbe essere
la sacra scrittura - ndt))) aggiunge: Giacobbe
è partito (meglio, andò) per
Sukoth."
Nell'
Orach Chaiim (20,2) si dice:
"Non vendere il tuo soprabito (Talith)
con le frange ad un Akum, affinchè
egli non si unisca ad un ebreo per la via
e lo uccida. E' anche proibito fare a cambio
del soprabito con un gentile, o venderglielo,
eccetto che per breve tempo quando non ci
sia niente da temere da lui."
4. FORNICATORI
Nell' Abhodah Zarah (15b) si dice:
"Gli animali di sesso maschile non dovranno
essere lasciati nelle stalle dei gentili con
i loro uomini, nè gli animali di sesso
femminile con le loro donne; tanto meno dovranno
gli animali di sesso femminile essere lasciati
con i loro uomini, e di sesso maschile con
le loro donne. Nemmeno le pecore dovranno
essere lasciate in custodia ai loro pastori;
nè si dovrà avere con loro (((con
i gentili - ndt))) alcun rapporto sessuale;
nè i bambini dovranno essere loro affidati
per imparare un mestiere o a leggere."
Un po' più avanti, nello stesso trattatello
(22a), si spiega il motivo per cui gli animali
non devono essere lasciati nelle stalle dei
gentili, e perchè agli ebrei non è
permesso di avere rapporti sessuali con loro
(((i gentili - ndt))):
"Non si deve permettere che gli animali
si avvicinino ai Goim, perchè si sospetta
che (((questi ultimi - ndt))) abbiano rapporti
sessuali con loro. Nè le donne dovranno
coabitare con i Goim in quanto sono esageratamente
sessuali."
A pag. 22b dello stesso libro si spiega il
motivo per cui gli animali, specialmetne se
di sesso femminile, devono essere tenuti lontani
dalle loro donne (((dalle donne ebraiche -
ndt))).
"...perchè quando gli uomini gentili
vengono alle case dei loro vicini per commettere
adulterio con le loro mogli e non le trovano
a casa, essi fornicano con le pecore nelle
stalle. E a volte, anche quando le mogli dei
loro vicini sono a casa, essi preferiscono
fornicare con gli animali; essi infatti amano
le pecore degli israeleiti più delle
loro proprie donne."
E' per lo stesso motivo che non si devono
affidare degli animali alle cure dei pastori
dei Goim, nè i bambini ai loro maestri.
5. IMMONDI
Il Talmud fornisce due motivi per cui i Goim
sono immondi: perchè essi mangiano
cose immonde, e perchè non sono stati
purificati (dal peccato originale) sul Monte
Sinai. Nello Schabbath (145b), si dice:
"Perchè
i Goim sono immondi? Perchè essi
mangiano cose abominevoli e animali che
strisciano sul ventre."
In maniera simile, in Abhodah Zarah 22b:
"Perchè
sono immondi i Goim? Perchè essi
non erano presenti sul monte Sinai. Infatti,
quando il serpente entrò in Eva,
egli le infuse l'immondizia. Ma gli ebrei
furono purificati da ciò sul Monte
Sinai; i Goim, comunque, che non erano sul
Monte Sinai, non furono purificati."
6.
PARAGONATI AD ESCREMENTI
"Quando dieci persone pregano insieme
in un posto e dicono Kaddisch, oppure Kedoschah,
tuutti, anche se non sono del luogo, possono
rispondere Amen. Ci sono alcuni, comunque,
che dicono che non deve essere presente nessun
escremento o Akum."
Nello Iore Dea, (198 48) Hagah, si dice:
Quando le donne ebree escono dal bagno, devono
cercare di incontrare un amico per primo,
e non una persona immonda o un cristiano.
Se per caso lo incontrano, infatti, se vogliono
mantenersi pulite, dovranno tornare a fare
il bagno."
Vale la pena di notare che il seguente elenco
di cose immonde viene presentato nel Biur
Hetib, un commentario sullo Schulchan Arukh:
"Le donne dovranno lavarsi di nuovo se
vedono unca cosa immonda, come un cane, un
asino, o Gente della Terra; un cristiano (Akum)
un cammello, un maiale, un cavallo ed un lebbroso."
7.
NON SIMILI AGLI UOMINI, MA ALLE BESTIE
Nel Kerithuth (6b p. 78) si dice:
"L'insegnamento
dei rabbini è il seguente: Colui
che versa olio su di un Goi, e su corpi
morti viene liberato dalla punizione. Questo
è vero per un animale perchè
non è un uomo. Ma come si può
dire che versando olio su di un Goi si sia
liberati dalla punizione, dato che un Goi
è anche un uomo? Ma questo non è
vero: sta infatti scritto: Tu sei il mio
gregge, il gregge del mio pascolo sono gli
uomini (Ezechiele, XXXIV, 31). Voi perciò
siete chiamati uomini. ma i Goim non sono
chiamati uomini."
Nel
trattatello Makkoth (7b) si dice che una persona
sia colpevole di assassinio "eccetto
quando, intendendo uccidere un animale, egli
uccide per sbaglio un uomo, o, intendendo
uccidere un Goi, egli uccide un israelita."
Nell' Orach Chaiim (225,10) si dice:
"Colui che vede delle belle creature,
anche se si tratta di un Akum o di un animale,
egli dovrà dire 'Benedetto sia tu Signore
Nostro Dio, Re dell'Universo, che han messo
tali cose sulla terra!'"
8.
SONO DIVERSI DAGLI ANIMALI SOLO PER LA FORMA
Nel Midrasch Talpioth (fol. 225d) si dice:
"Dio
li creò in forma d'uomini per la
gloria di Israele. Ma gli Akum furono creati
per il solo scopo di servirli ((gli ebrei))
giorno e notte. Nè essi potranno
mai essere sollevati da tale servizio. E'
conveniente che il figlio di un re ((un
israelita)) sia servito da animali nella
loro forma naturale e da animali sotto forma
di esseri umani."
Possiamo citare a questo punto anche quanto
è detto nell' Orach Chaiim, 57,6a:
"Se si deve avere compassione dei maiali
quando soffrono a causa di una malattia,
in quanto i loro intestini sono simili ai
nostri, quanto più si dovrà
avere compassione per gli Akum afflitti
nello stesso modo."
9. ANIMALI
Nello Zohar, II, (64b) si dice:
"... la gente che adora gli idoli e che
viene chiamata mucca e asino, dato che sta
scritto: Io ho una mucca e un asino...."
Il rabbino Bechai, nel suo libro Kad Hakkemach,
cap. I, che inizia con la parola Geulah -
redenzione - riferendosi al Salmo 80, v. 13:
Il cinghiale che si trova fuori dal bosco,
lo sciupa davvero, dice:
"La lettera ain cade ((è sospesa/appesa))
nello stesso modo in cui questi adoratori
sono seguaci di colui che fu appeso/sospeso."
(((a proposito della lettera ain, vedere più
avanti, al punto 12 - ndt)))
Buxtorf Lex.) dice:
"Per maiale selvatico l'autore intende
qui i cristiani che mangiano maiale e che,
come i maiali, hanno distrutto la vigna d'Israele,
la Città di Gerusalemme, e che credono
nel Cristo 'appeso'. La lettera ain viene
fatta cadere in questa parola perchè
anche essi, come adoratori di Cristo che fu
appeso, vengono fatti cadere."
Il rabbino Edels, commentando il Kethuboth
(110b) dice:
"Il salmista paragona gli Akum alle bestie
immonde dei boschi."
10.
PEGGIO DEGLI ANIMALI
Il rabbino Schelomo Iarchi (Raschi), famoso
commentatore giudeo, spiegando la legge di
Mosè (Deuter. XIV, 21) che proibisce
di mangiar la carne di animali feriti, che
deve invece essere data agli 'stranieri entro
le tue porte,' o che, secondo Exodus (XXII,30),
deve essere gettata ai cani, ha quanto segue
da dire:
"... infatti egli è simile a un
cane. Dobbiamo prendere la parola 'cane' che
appare qui letteralmente? Certamente no. Infatti
il testo, parlando di corpi morti, dice, 'Oppure
tu potrai venderlo ad uno straniero. A maggior
ragione, ciò si applica alla carne
di animali feriti, per cui è permesso
accettare il pagamento. Perchè allora
la Scrittura dice che può essere gettata
ai 'cani'? Per insegnare che il cane deve
essere rispettato più del Nokri."
11.
SI PROPAGANO COME BESTIE
Nel Sanhedrin (74b) Tosephoth, si dice:
"Il rapporto sessuale di un Goi è
come quello di una bestia."
E nel Kethuboth (3b) si dice:
"Il seme di un Goi vale quanto quello
di una bestia."
Da cui si deve desumere che il matrimonio
cristiano non è un vero matrimonio.
Nel Kidduschim (68a), si dice:
"...Come lo sappiamo? Il rabbino Huna
dice: "Si può leggere: Rimani
qui con l'asino, cioè con gente simile
all'asino. Da cui si vede che essi sono incapaci
di contrarre matrimonio."
Ed in Eben Haezer (44,8):
"Se un ebreo/a contrae matrimonio con
un Akum (un cristiano/a), o con il suo servo/a,
il matrimonio è nullo. Infatti essi
sono incapaci di contrarre matrimonio. Similmente,
se un Akum od un servo/a contrae matrimonio
con un ebreo/a, il matrimonio è nullo."
Nello Zohar (II,64b) si dice:
"Il rabbino Abba dice: Se avessero rapporti
sessuali solo gli idolatri, il mondo non continuerebbe
ad esistere. Perciò ci si insegna che
un ebreo non deve cedere a quegli infami ladri.
Infatti, se si propagassero in numero maggiore,
sarebbe impossibile per noi continuare ad
esistere a causa loro. Infatti essi danno
vita a cuccioli nello stesso modo dei cani."
12.
FIGLI DEL DIAVOLO
Nello Zohar (I,28b) leggiamo:
"Ora
il serpente era più astuto di qualsiasi
bestia del campo, ecc. (Genes. III,1) 'Più
astuto' cioè per quanto riguarda
il male; 'che tutte le bestie' cioè
gli idolatri della terra. Infatti essi sono
figli dell'antico serpente che sedusse Eva."
Il migliore argomento usato dagli ebrei per
dimostrare che i cristiani appartengono alla
razza del diavolo è il fatto che non
sono circoncisi. Il prepuzio dei non ebrei
impedisce loro di essere chiamati figli dell'Altissimo
Iddio. Infatti con la circoncisione, il nome
di Dio - Schaddai - si completa nella carne
dell'ebreo circonciso. La forma della lettera
Isch è nelle sue narici, la lettera
Dalethnel suo braccio (flesso), e ain appare
nell'organo sessuale attraverso la circoncisione.
Nei gentili non circoncisi, e perciò
nei cristiani, ci sono solo le due lettere,
Isch e Daleth, che formano la parola Sched
che significa diavolo. Essi perciò
sono figli dello Sched, che significa diavolo.
13. L'ANIMA DEI CRISTIANI E' MALIGNA
E IMMONDA
L'insegnamento degli ebrei è che Dio
ha creato due nature, una buona e l'altra
malvagia, oppure una natura con due lati,
uno puro e uno immondo. Si dice che l'anima
dei cristiani sia venuta dal lato immondo,
chiamato Keliphah - scorza o crosta rognosa.
In Zohar (I, 131a) si dice:
"Gli idolatri, comunque, insozzano il
mondo da quando esistono in quanto la loro
anima è uscita dal lato immondo."
Ed in Emek Hammelech(23d) si dice:
"L'anima degl empi viene da Keliphah,
che è morte e ombra di morte."
Zohar (I,46b,47a) procede a dimostrare che
questo lato immondo è il lato sinistro,
da cui è venuta l'anima dei cristiani:
"Ed egli creò tutte le cose viventi
cioè gli israeliti, in quanto sono
figli dell'Altissimo, e la loro anima viene
da Lui. Ma da dove viene l'anima dei gentili
idolatri? Il rabbino Eliezer dice: dal lato
sinistro, che rende le loro anime immonde.
Essi sono perciò immondi e contaminano
tutti coloro che entrano in contatto con loro."
14.
DOPO LA MORTE VANNO ALL'INFERNO
Gli anziani insegnano che Abramo siede all'ingresso
della Gehenna e impedisce a tutte le persone
non circoncise di entrarvi; ma che tutti gli
incirconcisi vanno all'inferno.
Nel Rosch Haschanach (17a) si dice:
"Gli eretici e gli Epicurei e i Traditori
vanno all'inferno."
15.
IL DESTINO DEI CRISTIANI MORTI
Dopo la morte, i corpi dei cristiani vengono
chiamati con l'odioso nome di Pegarim, che
è la parola usata nella Sacra Scrittura
per i corpi morti dei dannati e degli animali,
ma mai per il corpo degli uomini pii che viene
chiamato Metim. Perciò, lo Schulchan
Arukh ordina di parlare dei cristiani morti
nella stessa maniera degli animali morti.
Nello Iore Dea (377,1) si dice:
"Non si devono fare le condoglianze a
nessuno a causa della morte dei suoi servi
o serve. Tutto quello che si può dire
è 'Possa Dio ridarti quello che hai
perso, come si dice a qualcuno che ha perso
una mucca o un asino."
Nè serve evitare i cristiani per sette
giorni dopo che hanno sotterrato qualcuno,
come stabilisce la legge di Mosè, dato
che essi non sono uomini; infatti, il sotterrare
gli animali non è causa di contaminazione.
Nello Iebhammoth (61a) si dice:
"I Nokrin non si contaminano con i funerali.
Infatti sta scritto: Voi siete le mie pecore,
le pecore del mio pascolo; voi siete uomini.
Voi siete perciò chiamati uomini, non
i Nokrim."
Articolo III - Sul Culto e i Riti
Cristiani
Dato che i cristiani sono considerati idolatri
dagli ebrei, tutte le loro forme di culto
appartengano all'idolatria. I preti sono chiamati
preti di Baal; i loro templi sono chiamati
chiese di falsità e idolatria, e tutto
ciò che contengono, come i calici,
le statue e i libri, sono considerati oggetti
fabbricati per il culto degli idoli; le loro
preghiere, sia pubbliche che private, sono
paccaminose e recano offesa a Dio; e le loro
feste sono chiamate giorni della perversità.
1. PRETI
Il Talmud parla dei preti, i ministri del
culto cristiano, come di idolatri appartenenti
al dio Baal. Essi sono anche chiamati Komarim
- indovini; e anche Galachim, i rasati, in
quanto si rasano il capo, particolarmente
i monaci.
Nell' Abhodah Zarah (14b) Toseph, si dice:
"E'
proibito vendere i libri dei profeti agli
indovini, dato che essi possono usarli per
il loro culto del male nei loro templi dove
si pratica l'idolatria. Coloro che lo fanno
peccano contro la legge che ci proibisce
di porre un ostacolo sul percorso di un
cieco. E' anche proibito venderli ai cristiani
che non sono rasati, in quanto essi sicuramente
lo daranno o venderanno a uno di coloro
che sono rasati."
2. LE CHIESE CRISTIANE
Un luogo di culto cristiano è detto
(1) Beth Tiflah, casa di vanità e stoltezza,
al posto di Beth Tefilah, casa di preghiera;
(2) Beth Abhodah Zarah, Casa dell'Idolatria;
(3) Beth Hatturaph Schel Letsim, Casa del
Ridere Maligno.
Nell' Abhodah Zarah, (78), il Perusch di Maimonide,
si legge:
"Si
sappia che è cosa indubbiamente proibita
dalla legge attraversare una città
cristiana in cui ci sia una casa di vanità,
cioè una casa dell'idolatria; a maggior
ragione abitarci. Ma noi oggi, come punizione
per i nostri peccati, siamo soggetti a loro,
e siamo costretti ad abitare nei loro paesi,
come predetto dal Deuteronomio (IV, 28):
E là voi servirete gli dei, lavoro
delle mani dell'uomo, di legno e pietra....
Così, se è permesso come predetto
di passare attorno ad una città cristiana,
a maggior ragione si dovrà passare
attorno ad un tempio dove si pratica l'idolatria;
nè ci è permesso guardar dentro
e specialmente entrarvi."
All'ebreo
è proibito non solo entrare in una
chiesa cristiana, ma perfino avvicinarsi ad
essa, eccetto in particolari circostanze.
Nello Iore Dea, (142,10) si dice:
"E'
proibito sostare all'ombra di una casa dell'idolatria,
sia all'interno che all'esterno, per una
distanza di quattro cubiti dalla porta principale.
Non è proibito, comunque, sostare
sotto l'ombra del retro di una chiesa. Nè
l'ombra ci è proibita se la chiesa
sorge in un luogo dove prima c'era una strada
pubblica, presa alla comunità, dove
poi è stata costruita la casa dell'idolatria.
Infatti la strada è sempre lì.
Ma se la casa dell'idolatria esisteva prima
della strada, non è permesso passare
di lì in nessun caso."
Nè un giudeo può ascoltare o
ammirare la bella musica delle chiese. Nello
Iore Dea (142,15) si dice:
"E'
proibito ascoltare la musica del culto degli
idolatri, ed esaminare le statue dei loro
idoli; infatti, anche solo guardandoli,
si può rimanere influenzati dal male
dell'idolatria. Ma si può guardare
se si intende di non restarne influenzati."
Nello
stesso modo i giudei non possono avere la
casa vicino ad una chiesa: e nemmeno è
loro permesso ricostruire una casa che è
stata distrutta in tale luogo. Nello Iore
Dea (143,1) si dice:
"Se cade una casa vicino ad un tempio
dell'idolatria appartenente agli Akum, non
deve essere ricostruita. L'ebreo deve spostarla
ad una certa distanza se desidera ricostruirla.
Ma dovrà riempire di cespugli e immondizie
lo spazio rimasto vuoto fra la sua casa
e la chiesa in maniera che non possa essere
usato per allargare il tempio dell'idolatria."
A questo punto possiamo aggiungere ciò
che un certo rabbino Kelomimis disse circa
una chiesa cristiana (nel libro Nizzachon)
all'imperatore Enrico III, che gli diede il
permesso di dire la sua opinione liberamente
sulla Basilica che aveva recentemente costruito
a Spires:
"Dopo che l'Imperatore Enrico III, un
uomo molto malvagio, ebbe finito la costruzione
di quell'"Abisso," egli mandò
a chiamare il rabbino Kelominus e gli disse:
'Voglio chiederti come ti sembra questa Basilica
che ho costruito a paragone del Tempio di
Salomone sul quale sono stati scritti tanti
volumi.' Egli rispose: 'Mio Signore, se mi
permettete di parlare liberamente, e se mi
giurate di lasciarmi andare illeso, vi dirò
la verità.' L'imperatore rispose: 'Hai
la mia parola di amante della verità
e di imperatore che non ti sarà fatto
alcun male.' Allora l'ebreo disse: 'Se voi
raccoglieste tutto quello che avete speso
fino ad ora e lo aggiungeste a tutto l'oro
e l'argento del vostro tesoro, tutuo ciò
non sarebbe sufficiente nemmeno a pagare gli
operai e gli artigiani che impiegò
Salomone; infatti sta scritto (Cron. II. Ch.
2): E Salomone ordinò che uscissero
tre dozzine e diecimila uomini per portare
i pesi, e quattro dozzine mille per tagliare
nelle montagne, e tre mila e seicento per
sorvergliarli. Otto anni furono impiegati
per la costruzione del Tempio, molti di più
di quelli che sono serviti a voi per la costruzione
di questo Tehom (abisso). E quando Salomone
ebbe finito il suo tempio, vedete quello che
la Scrittura dice a proposito di esso: I preti
non potevano rimanere eretti per rendere servizio
a causa della nube; infatti la gloria di Dio
aveva riempito la Casa del Signore (Chron.
II, Cap. 5,14). Ma se qualcuno caricasse un
asino di putrida immondizia e lo conducesse
all'interno di questo vostro abisso, nessuno
si accorgerebbe della differenza!' L'imperatore
Enrico allora rispose: 'Se non ti avessi giurato
di lasciarti andare illeso, darei ordine che
ti fosse tagliata la testa.'"
3.
CALICI
I calici usati per il Sacrificio della messa
vengono chiamati con il nome del vasellame
che si usa per offrire sporcizia agli idoli.
Mosè Kozzensis, nello Hilkoth Abhodah
Zarah (10b) dice:
"L'ebreo che acquista dei calici del
Goi, che siano stati rotti e gettati via,
non può rivenderli a loro, perchè
il prete di Baal li userebbe per il culto
dell'idolo."
4.
LIBRI
Il Talmud chiama i libri dei cristiani Minim
- libri eretici - Siphre Debeth Abidan
- Libri della Casa di Perdizione. Il Talmud
in particolare parla dei libri dei Vangeli.
Così in Schabbath (116a) Toseph:
"Il rabbino Meir chiama i libri eretici
Aaven Gilaion (volumi di iniquità)
perchè essi li chiamano Vangeli."
E il rabbino Jochanan chiama questi libri
Aavon Gilaion, libri del male. Lo Schulchan
Arukh, edizione di Cracovia, rende questo
nome come Aven Niktabh al Haggilaion - iniquità
scritta in un libro.
Buxtorf dice: "Nell' Arukh c'è
una nota Scheker Niktabh al Gilaion, che significa,
menzogna scritta in un libro."
Tutti gli studiosi del Talmud sono d'accordo
sul fatto che i libri dei cristiani dovrebbero
essere distrutti. Essi non sono d'accordo
solamente per quanto riguarda ciò che
si dovrebbe fare del nome di Dio che appare
in essi. Nello Schabbath (116a) si dice:
" I glossari dei nostri stessi libri
e i libri degli eretici non dovranno essere
salvati dalle fiamme se dovessero prendere
fuoco in giorno di sabato. Il rabbino Jose,
comunque, dice: 'Nei giorni di festa i nomi
della divinità dovranno essere strappati
dai libri dei cristiani e nascosti; ciò
che rimane dovrà essere dato alle
fiamme.' Ma il rabbino Tarphon dice: 'Per
potere ricordato dai miei figli, se quei
libri dovessero mai cadere nelle mie mani,
io li brucerei assieme con i nomi della
divinità che contengono. Infatti,
se uno è inseguito da un assassino
o da un serpente, è meglio rifugiarsi
in un tempio pagano che in uno dei loro;
infatti i cristiani resistono scientemente
alla verità, mentre i pagani lo fanno
inconsapevolmente.'"
5. PREGHIERE
Le prechiere dei cristiani sono chiamate,
non Tefillah, ma Tiflah. Lo spostamento del
punto e l'inserimento di Iod, cambia il significato
della parola che diventa peccato, stoltezza
e trasgressione.
6. FESTE CRISTIANE
Le feste cristiane, specialmente la domenica,
sono chiamateIom ED - giorno di distruzione,
perdizione, sfortuna o calamità. Sono
anche semplicemente chiamate Iom Notsri, giorni
cristiani. La parola Ed, interpretata correttamente,
significa sfortuna o calamità, come
appare dalla Gemarah e dai glossari di Maimonide
nell' Abhodah Zarah (2a):
"La parola Edehem significa le feste
dei cristiani, dato che sta scritto (in Deuter.XXXII,35):
i giorni della loro calamità."
Anche Maimonide, nell' Abhodah Zarah, dice:
"La parola Edehem sta a significare la
stoltezza delle loro feste. E' il nome delle
loro feste. E' il nome dei loro spregevoli
giorni di festa che non meritano il nome di
Moedim, in qanto sono veramente vani e perversi."
Anche Bartenora scrive:
"La parola Edehem è il nome delle
loro ingnominevoli feste e solennità."
Anche le note a margine del Tosephoth danno
questo nome alle feste cristiane. Così
nell' Abhodah Zarah (6a):
"Il Giorno del Male, cioè il Giorno
Cristiano, ci è proibito così
come tutti i loro altri giorni di festa."
Alcune feste cristiane sono indicate per nome,
come la festa di Natale e Pasqua. Mosè
Mikkozzi, facendo riferiemnto al testo summenzionato
dell' Abhodah Zarah, dice:
"Il rabbino Sammuel dichiara, nel nome
di Salomone Iarchi, che particolarmente le
feste di Natale e Pasqua, che sono i loro
più importanti giorni del male e il
fondamento della loro religione, ci sono proibite."
Maimonide, nello Hilkhoth Akum (cap.IX) dice
la stessa cosa:
"Sammuel ripete le parole del rabbino
Sal. Iarchi che ci proibiscono in particolare
di celebrare le feste di Natale e Pasqua,
che sono celebrate a causa di colui che fu
appeso."
Inoltre, indicazioni dell'empietà degli
ebrei si trovano nei nomi che essi danno a
queste feste cristiane. Infatti, in luogo
di usare Tav per la parola Nithal, essi spesso
scrivono Tet e lo chiamano Nital al posto
della parola latina Natalis, la festa della
Natività. Essi fanno in modo che sembri
che questa parola derivi dalla radice Natal
che denota sterminio o distruzione. Similmente
essi si rifiutano di usare la parola Paschal
(Pesach) per la festa cristiana di Pasqua.
Essi sostituiscono Koph a Phe e inseriscono
la lettera iod e la chiamano Ketsach o Kesach.
Entrambe le pronunce hanno un significato
perverso. Ketsach viene dalla radice Katsah,
che significa amputare o tagliar via, e Kesach
viene dalla radice Jesa, che significa legno
o forca. Fanno questo perchè la festa
di Pasqua è celebrata dai cristiani
in memoria di Cristo - colui che fu appeso
- che fu messo a morte e risorse dai morti.