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Sommario storico dell'apologetica

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sommario storico dell'apologetica

tratto dall'Enciclopedia di Apologetica - quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE Nos raisons de croire - Réponses aux objection

 

 

L'Apologetica si è costituita in scienza autonoma solo assai tardi, separandosi dulia filosofia, sulla quale si fonda e dalla teologia, alla quale introduce giustificandone i fondamenti. Però fin dalle origini del cristianesimo ci furono scrittori die studiarono i fondamenti della fede e difesero le verità . cristiane dagli assalti esterni. Essi erano apologisti e la stessa parola a apologia a, o " apologetica a, già nel secondo secolo ne indicava l'opera, che mirava a giustificare la dottrina di Cristo e della sua Chiesa.

L'apologetica fiel Nuovo Testamento. - Possiamo dire che il primo apologista fu Gesù Cristo stesso, il quale, pur avendo il diritto d'essere creduto sulla sua parola, volle tuttavia dare dei segni che dimostravano la verità della sua missione: come "perché sappiate... " (Mc. 2, 10); "se non volete credere a me, credete alle mie opere " (Gv. 10, 88), cioè ai miei miracoli e a quanto c'è di perfettamente buono nella mia vita, e anche al modo con cui adempio le profezie, come quella d'Isaia, citata come una prova ai discepoli di Giovanni Battista (Mt. 11, 4-5); (Lc 4, 17-21). Questi segni di verità assumono tutta la loro forza solo per chi ha volontà retta: a Se qualcuno vuoi fare la volontà di Dio, egli sarà... " (Gv. 7, 17), e ci devono disporre ad ascoltare gli apostoli e la Chiesa come se ascoltassimo il Maestro in persona.

Gli apostoli disporranno la loro catechesi nella stessa inquadratura apologetica, basando la loro predicazione di " testimoni " sui miracoli e sull'adempimento delle profezie. Questo duplice tema ritorna e si associa benissimo (per esempio in San Paolo) con l'utilizzazione dei dati essenziali della teodicea, preparazione alla fede cristiana, o (in San Giovanni) alla ripetuta affermazione che " Dio è amore " allo stesso tempo che è luce.

L'apologetica dei Padri. - Gli scrittori cristiani della prima generazione dopo gli Apostoli, cioè i Padri apostolici, preziosi soprattutto come testimoni della Chiesa del loro tempo, presentano già in modo interessante alcuni aspetti dell'argomento profetico, pur non pensando di fare opera propriamente apologetica.

Gli scrittori della generazione successiva, cioè i Padri apologisti, devono il loro nome al proposito esplicito di difendere il cristianesimo rivolgendo agli imperatori, o a tutti i " Greci " (pagani), esposizioni che confutavano le obiezioni e che facevano vedere i titoli di credibilità della religione cristiana. Per lo più scrivono in greco, come Aristide d'Atene, Melitone di Sardi, San Giustino, che compose una duplice Apologià e il Dialogo con il giudeo Trifone, e che mori martire; il suo discepolo Taziano, che alle pagine ironiche e talvolta violente del Discorso ai Greci mescolò uno spirito d'invettiva estraneo agli scrittori del suo gruppo (egli fini nell'eresia); il calmo e ponderato Atenagora, con la sua Supplica per i cristiani; Teofilo d'Antiochia, con i tre libri Ad Autolieo. Un po' più tardi sorgono gli apologisti di lingua latina, come il delicato Minucio Felice, il vigoroso ed eloquente Tertulliano, dallo spirito permeato d'una formazione logica e giuridica, che, nell''Apologetico, si rivolge ai persecutori con una dialettica che trascina, nel trattatelo Della testimonianza dell'anima parla dell'" anima naturalmente cristiana " e, nel trattato Della prescrizione, volge contro gli eretici un argomento di diritto. Tertulliano spira sempre un'ostilità di rigorista contro la cultura pagana e alla fine spinse l'intransigenza e l'ascetismo fino all'eresia.

Tutti questi apologisti confutano le accuse rivolte contro i cristiani, dimostrano l'illogicità e l'ingiustizia della legislazione persecutoria e, nello stesso tempo, apportano anche un'argomentazione positiva, facendo valere la prova desunta dalle profezie, insistendo parimenti sulla prova desunta dai miracoli. Alle accuse contro le assemblee cristiane Giustino oppose, con magnifica lealtà, la descrizione esatta della liturgia, riuscendo però meno felicemente quando tenta di spiegare la sapienza antica e, non contento di sottolineare l'azione del Verbo nel mondo, vuole che i pensatori greci abbiano cercato le loro migliori ispirazioni nella lettura di Mosè. L'autore anonimo d'un'elegante Lettera a Diogneto, spiegando come i cristiani sono " l'anima del mondo ", valorizza la santità della Chiesa; più tardi Sant'Ireneo, vescovo di Lione, confutando i sogni degli gnostici in un grande trattato Contro le eresie, esprime in formule già definitive l'idea dell'apostolicità della Chiesa e l'importanza della tradizione.

Nel terzo secolo, e fino alla pace della Chiesa, troviamo in Occidente ancora alcuni nomi di apologisti, come Sant'Ippolito di Roma col trattato Contro i Greci, disgraziatamente perduto; S. Cipriano, il poeta popolare Commodiano, Arnobio, che dopo la conversione scrisse Contro le nazioni (i pagani) con più verve ironica che profondità; il suo discepolo Lattanzio che, per difendere la Provvidenza, la mostra in atto in modo particolarmente impressionante, raccontando La morte dei persecutori.

L'attività di Clemente e Origene, i grandi creatori della scuola d'Alessan-dria, ha un'importanza più duratura. Clemente nell'insieme della sua opera, di cui ci restano il Protrellico (Esortazione ai Greci), il Pedagogo e gli Stromati (Tappeti), tenta una nuova apologetica, profonda quanto accogliente, la quale, lanciandosi per vie inesplorate, ha solo il difetto di non prevederne tutti gli scogli, nonostante le migliori intenzioni. Lo stesso accade al suo geniale e generoso discepolo Origene, che tentò una sintesi potente, ma prematura, molto ortodossa nel desiderio, ma in realtà talvolta inquietante; uno dei suoi ultimi scritti, Contro Celso, confuta metodicamente un avversario del cristianesimo che si serviva della filosofia credendosi molto bene informato, opponendogli una messa a punto notevole per quel tempo. Lo stesso farà Metodio d'Olimpo contro il pagano Porfirio.

Nella fiorente letteratura dei secoli IV e V, occasionata dalle grandi eresie trinitarie e cristologiche, l'apologetica occupa il suo posto, sebbene secondario. Lo storico Eusebio di Cesarea, che confutò i pagani Porfirio e Jerocle (solo lo scritto contro il secondo è giunto fino a noi), è l'autore della Preparazione e della Dimostrazione evangelica, che continuavano con una Preparazione e una Dimostrazione ecclesiastica, oggi perdute. / discorsi contro i Greci di Sant'Atanasio, unitamente ai Discorsi sull'Incarnazione del Verbo, confutano il paganesimo e dimostrano che le profezie si sono adempiute in Cristo; Sant'Ilario di Poitiers nel trattato Sulla Trinità traccia il suo itinerario verso la verità cattolica. Il libro di Giuliano l'Apostata contro i Cristiani ispirò le confutazioni di San Gregorio Nazianzeno e d'Apollinare di Laodicea; invece Macario di Magnesia si volge contro Porfirio e San Gregorio Nisseno scrive Contro i pagani, valendosi del senso comune; Firmico Materno preferisce ironizzare sui culti pagani. San Giovanni Crisostomo, non contento di confutare Giuliano, dimostra contro Giudei e pagani la divinità di Gesù Cristo; Sant'Ambrogio e il poeta Prudenzio si volgono contro Simmaco, che attribuiva alla statua della Vittoria un'illusoria protezione sulla grandezza romana. Però il principe degli apologisti d'allora è Sant'Agostino, e sia che racconti la sua dolorosa esperienza personale nelle Confessioni, sia che nella Città di Dio glorifichi il governo della Provvidenza, che da il senso alla storia universale, porta all'apologetica un contributo che essa non dimenticherà mai più.

Dopo Sant'Agostino possiamo ancora citare qualche opera di valore nei secoli V-VII: La guarigione delle malattie pagane di Teodoreto di Ciro, i trenta libri Contro Giuliano l'Apostata di San Cirillo d'Alessandria, il trattato del Governo di Dio di Salviano di Marsiglia, e le dimostrazioni dirette contro i Giudei di Sant'Isidoro di Siviglia e di Giuliano di Toledo... Occorre pure almeno ricordare il grande nome di S. Giovanni Damasceno che chiude questo periodo, non solo per le opere contro i musulmani, ma per l'apporto del suo trattato classico, Della fede ortodossa, alla teologia, che riuscì a sistemare, precisando così i limiti della teologia fondamentale.

L'apologetica nel Medioevo. - L'apologetica orientale, dopo San Giovanni Damasceno, non fa che continuare le polemiche contro i giudei e i musulmani, senza grandi innovazioni, fino al patriarca Giorgio Scolario (Gennadio II, + dopo il 1472). In Occidente l'apologetica ha lo stesso obbiettivo per gran parte del Medioevo, in cui molto numerosi sono i trattati contro i giudei, da Rabano Mauro e Agobardo di Lione (sec. IX) fino alla Fortezza della fede d'Alfonso de Spina († dopo il 1492), passando per San Fulberto di Chartres, San Pier Damiani, Abelardo, il Venerabile Pietro di Cluny o l'autore del Pugnale della fede, il domenicano Raimondo Martino († 1286). I convertiti non sono ultimi nel condurre la lotta per convincere gli antichi correligionari. Però con lo sviluppo della grande scolastica viene formandosi un'apologetica di tutt'altra portata.

La celebre formula di Sant'Anselmo: a la fede cerca l'intelligenza ", anche se presenta la fede come già acquisita, almeno parzialmente può aprire una via all'apologetica. Infatti Sant'Anselmo resta ordinariamente sul piano della teologia; però San Tommaso d'Aquino († 1274), il principe dei dottori, fa opera propriamente apologetica con rara eccellenza. La sua Somma contro i Gentili non soltanto intende stabilire i preamboli della fede, ma vuoi condurre i gentili alla fede cristiana. Pure apologista è il Beato Raimondo Lullo, " il procuratore degl'infedeli ", anche se usa mezzi di persuasione invecchiati in una forma che non è sempre efficace come quella della Somma di San Tommaso, equilibrata e giovane come un capolavoro classico.

Dopo questo vertice di perfezione, Raimondo di Sabunde, l'autore della Teologia naturale, di cui Montaigne fece la traduzione e l'apologià, inclina (ma meno di quanto facessero credere alcune interpretazioni di Montaigne) verso un certo razionalismo o scetticismo, mentre il dotto cardinale Nicola di Cusa († 1464), tende talvolta al fideismo; ambedue però sono, d'intenzione, apologisti nel senso pieno della parola. E tale parzialmente è lo spirito degli umanisti Giovanni Pico della Mirandola († 1494) e Marsilio Ficino († 1499), nonostante gli eccessi in cui possono essere caduti l'uno per il gusto della Cabbala giudaica, l'altro per il fervore indiscreto per Piatone. Una menzione tutta particolare merita Girolamo Savonarola († 1498) per il suo Trionfo della Croce, insigne opera apologetica che fa perno su questo motivo: "La fede cristiana è vera, perché è causa di una vita perfetta ".

Nei secoli XVI e XVII. - La Riforma, ponendo in discussione non solo alcuni dommi particolari, ma perfino i fondamenti della fede, poiché preten deva modificare i concetti tradizionali della Scrittura, della Tradizione e della Chiesa, doveva necessariamente provocare un nuovo sviluppo della teologia fondamentale e per conseguenza dell'apologetica.

L'apologetica si varrà delle opere di controversia, come quelle di San Roberto Bellarmino, di San Francesco di Sales con i suoi manifesti per la conversione degli eretici del Chiablese, del Cardinale Du Perron; si varrà pure delle opere che rettificano gli errori storici commessi dai " Centuriatori di Magdeburgo ", nel modo già cominciato dall'insigne catechista San Pier Canisio e compiuto magistralmente dal Cardinal Baronio negli Annali; infine trarrà giovamento dalla costituzione d'un trattato sui " luoghi teologici ", dove riuscì classicamente Melchior Cano, seguendo i saggi dei precorritori Giovanni Coeleo e Giovanni Eck, ancorché ciascuna delle loro meritevoli opere sembri appartenere a un campo diverso da quello in cui più tardi si stabilirà l'apologetica propriamente detta.

D'altronde i protestanti non erano indifferenti alla difesa della fede cristiana e molti di essi apportarono argomenti di valore contro gli scettici o i libertini; cosi in Francia Du Plessis-Mornay, Mosè Amyraut, Giacomo Abbadie, Isacco Jaqueiot; in Olanda il celebre giurista Ugo Grozio († 1645) che scrisse in versi fiamminghi Della verità della religione cristiana; in Germania il grande filosofo Leibniz († 1716), che fu in corrispondenza con Bossuet e scrisse il Discorso sulla conformità della fede e della ragione; in Inghilterra dove, per valorizzare il carattere " ragionevole " della fede, s'accordano uomini di Chiesa come Samuele Clarke († 1729) con laici variamente illustri, come Roberto Boyle († 1691), Newton († 1727), Addison († 1719) e anche il filosofo sensista Giovanni Locke († 1704). Costoro sono fin troppo inclini in tal senso e le loro apologetiche sono insufficienti appunto perché hanno conservato tale razionalismo da compromettere spesso il carattere soprannaturale della religione rivelata. Però, sotto altri aspetti, presentano più d'un lato utile e non hanno perduto interesse con il tempo.

I cattolici francesi del secolo XVII fecero opera molto più solida. Il P. Grasse, l'avversario truculento della scettica Sagesse di Pietro Charron, è troppo privo di misura per essere pienamente convincente; Cartesio poi, anche se nelle Meditazioni intese combattere i libertini, contribuì a diffondere un razionalismo che per suo conto voleva cristiano. Invece gli oratoriani Michele Mauduit e Francesco Lamy scrissero buoni trattati apologetici; il capitolo di La Buyère contro gli Esprits forts ha tratti eccellenti; Bossuet nella sua filosofia della storia ritrova la grandezza di Sant'Agostino e il vescovo d'A-vranches, Daniele Huet, ci da una Dimostrazione evangelica la quale, accanto a osservazioni evidentemente caduche, ha alcune parti che non sono ancora invecchiate. Soprattutto il grande secolo diede all'apologetica cristiana uno dei suoi giganti nella persona di Pascal, il cui monumento incompiuto dei Pensieri offrirà agli apologisti ancora per molto tempo un alimento sostanziale e susciterà fruttuose discussioni.

In Italia il metodo tradizionale fu usato con rara perizia da P. Segnerì ne L'incredulo senza scusa (1690). Per aderire alla religione cattolica è necessario un giudizio saldo della credibilità della medesima. Il potere provare questa credibilità toglie ogni scusa all'incredulo, il quale perciò non è solo infedele ma anche irragionevole. I motivi di credibilità sono i miracoli, e specialmente il miracolo della conversione del mondo al cristianesimo, la profezia, il martirio cristiano, l'unità e la santità della Chiesa cattolica.

Nel secolo XVIlI. - Nel secolo successivo, in cui si scatenò l'uragano del filosofismo contro la fede cristiana, continua il movimento dell'apologetica, che però non ha né un grande nome come quello di Pascal né libri che abbiano conservato un valore vivo per noi. Tuttavia tali scritti al loro tempo ebbero una reale utilità e non lasciarono la verità senza difensori. Dalla parte protestante, uomini di scienza e ben intenzionati, ma non privi di pregiudizi contro il soprannaturale, cercano di presentare in modo " ragionevole " le prove della religione, come fecero in Svizzera il naturalista Carlo Bonnet, in Germania l'illustre matematico Euler, il fisiologista Haller e teologi che, come Kleuker, Less, Jerusalem, fecero pericolose concessioni sia allo pseudomisticismo e sia al razionalismo; in Inghilterra Samuele Clarke e Giovanni Leland, Giuseppe Butler, W. Paley, N. Lardner... Pure dalla parte cattolica, anche se sfortunatamente il valore apologetico non era sempre pari all'altezza degli assalti da respingere, bisogna tuttavia convenire che non venne mai meno.

Tra i molti si potranno ricordare alcuni scrittori non privi di merito; i gesuiti Buffier e Baltus, l'oratoriano Houtteville, il poeta Luigi Racine, oscurato dal nome assai più illustre di suo padre, il Cardinal di Polignac, il cui Anti-Lucrèce sarebbe più letto se non fosse in versi latini; poi nella seconda metà del secolo, il Cardinale di Luzerne e l'arcivescovo Lefranc di Pompignan, l'abate Trublet, alcuni saggi del quale valgono più del nome che gli ha fatto Voltaire, l'abate Bergier, i gesuiti Nannotte, P. X. Feller, Barruel, o l'abate Guénée, le cui Lettres de quelques Juifs portugais costringevano lo stesso Voltaire ad accusare il colpo. Perfino l'influsso di G. G. Rousseau e del suo Vicaire savoyard, malgrado il deismo della troppo celebre professione di lede di co. stui, offerse ad alcuni apologisti argomenti che si rivolgono al " cuore ", mentre altri filosofi, come il ginevrino Necker, assegnano alla religione il merito dell'utilità, e Bernardino di Saint-Pierre, Lamourette e La Luzerne preludono inconsciamente all'apologetica di Chateaubriand, accentuando la " bellezza " del cristianesimo. Non inferiori agli stranieri sono gli apologisti italiani di questo secolo, tra i quali emergono A. Valsecchi (Dei fondamenti della religione e delle fonti dell'empietà; La religione vincitrice; La verità della Chiesa cattolica romana), S. Alfonso de' Liguori (Verità della fede fatta evidente per i contrassegni della sua credibilità; ecc), A. Tassoni (La religione dimostrata e difesa). Certamente più solida è l'opera dei teologi che, seguendo il dotto italiano Cardinal Gotti († 1742), costruiscono le linee essenziali dell'ormai celebre trattato " Della vera religione ".

Nel secolo XIX. - II primo nome che è legato all'apologetica romantica è quello di Chateaubriand, che la preannuncia in alcune pagine dell'Essai sur les Révolutions e la sviluppa con splendore e forza conquistatrice nel Genie du christianisme: la magia dello stile dapprincipio celò la debolezza dell'argomentazione, ma sarebbe eccessivo pretendere che in quest'apologetica sentimentale tutto quanto sia inoperante, avendo almeno avuto il merito d'attirare l'attenzione e la simpatia esplicita sul problema religioso.

In altra direzione, ma con eguale insufficienza nonostante le eccellenti intenzioni, i tradizionalisti cercano di costruire una nuova apologetica: Giuseppe de Maistre esalta in modo paradossale la Provvidenza nelle Soirées de Saint-Pétersbourg e mostra nel Du Pape un'ispirazione profondamente cattolica; Luigi de Bonald fu meno felice, nonostante la fede sincera, nelle ipotesi sulla rivelazione primitiva e la divina origine del linguaggio; Lamennais compromise il successo ottenuto con l'Essai sur l'indifférence fondando la sua apologetica sulla teoria rovinosa del a senso comune "; l'abate Boutain, autore della Philosophie du christianisme, per ordine di Roma doveva sottoscrivere alcune proposizioni che ristabilivano il diritto della ragione umana, troppo indebolita dal suo fideismo: il nobile pensatore e poeta lionese Ballanche nella Palingénésie sociale voleva utopisticamente ritrovare " la religione generale del genere umano ". In Belgio la scuola di Lovanio, con Mons. Laforét e il Cardinale Duschamps, proponeva un'apologetica più saggia; Ubaghs tentava di scoprire un'apologetica combinando con il tradizionalismo le tesi prese dall'ontologismo, quasi che l'intelligenza umana possa cogliere Dio direttamente e nel suo essere stesso, e indirettamente attingere in lui le cose create. Una decisione romana verrà a tagliar corto con simili imprudenze.

Sul pulpito francese, dopo un buon successo, anche se un po' offuscato, di Frayssinous, doveva comparire un apologista, il Lacordaire, le cui conferenze a Notre-Dame di Parigi fin dal loro inizio (1885) assunsero un'importanza grandissima, tanto l'autore aveva saputo dare all'insegnamento fondamentalmente tradizionale un accento attraente e presentarlo come gli uditori si attendevano. I suoi continuatori fecero anch'essi opera d'apologisti e non solo quelli che ne indicavano apertamente l'intenzione, come il P. de Ravignan, il P. Félix e, più vicino a noi, il P. Sanson, o, sul piano della ricerca erudita e della critica delle fonti, il P. Pinard de la Boullaye, ma anche quelli che sembravano aver scelto il compito del filosofo, come il P. Etourneau, del teologo, come il P. Monsabré, del moralista, come il P. Janvier; e nessuno fu evidentemente più preoccupato di fare dell'apologetica di Mons. D'Hulst quando commentava la morale del Decalogo come filosofo dotato di rara profondità. Anche se non tenute sul pulpito di Notre-Dame, sarebbe ingiusto dimenticare le conferenze e i Principes dell'abate Frémont.

Altri buoni operai preparavano in forma dottrinale la costruzione d'idee alle quali il Concilio Vaticano stava per dare la regola definitiva. Alcuni di questi lavori anteriori al Concilio oggi sembrano vecchi, perché il progresso provocato dalla Costituzione Dei Filius ha permesso di superarli; ma questo non toglie nulla all'utilità che ebbero al loro tempo i libri del P. Rozaven, di Augusto Nicolas (Etudes philosophiques sur le christianisme), d'Eugenio de Genoude, del P. Matignon. Scoppiata come una bomba, la Vie de Jésus di Renan (1863) provocò subito più d'una risposta appropriata da parte di Agostino Cochin, dell'illustre filosofo P. Gratry, del futuro Mons. Freppel. La vera risposta, quella che fa più opera di scienza positiva che di polemica, .doveva venire più tardi con le Vite di Gesù in grande stile, che vanno dall'abate Fouard (1880), ai PP. de Grandmaison, Lagrange, Prat... e all'abate RicciottL

Nello stesso modo si profilava il movimento nelle altre nazioni: in Spagna con Donoso Cortes e Giacomo Balmès; in Italia con Silvio Pellico, Man-zoni, uno dei massimi nostri scrittori, con il P. Ventura e il dotto Perrone; in Inghilterra con i grandi nomi di Wiseman, Newman, Manning, tutti e tre candidati alla porpora cardinalizia (i due ultimi han segnato la loro conversione al cattolicesimo con grandi opere apologetiche); in America con Mons. Spalding... L'attività dei cattolici in Germania ebbe risultati impareggiabili e, accanto a un'ortodossia come quella di uno Stolberg, di un Gorres, di un MShler, di un Denzinger e d'un Döllinger (che più tardi abbandonerà la Chiesa, ma che aveva cominciato col servirla bene) le opere dei quali riguardano l'apologetica solo indirettamente, pur essendo ad essa utilissime, vi furono uomini dotti come Giorgio Hermes e Antonio Gunther, i quali, nonostante il loro sincero attaccamento alla fede, per essersi ispirati alla filosofia di Kant e dei suoi continuatori, giunsero a interpretazioni dei rapporti tra la fede e la ragione che la Chiesa dovette condannare, in quanto impegnavano l'apologetica nelle vie del razionalismo e nelle incertezze della " ragion pratica ".

Naturalmente i protestanti, da parte loro, non rinunciarono alla difesa del cristianesimo. Nonostante le insufficienze della loro apologetica sul piano dottrinale, non si può misconoscere la nobiltà sul piano spirituale d'un Alessandro Vinet, d'un Guizot nelle Méditations sur l'essence de la religion chré-Henne, d'un Carlo Secrétan, d'un Ernesto Naville... per citare solo il nome di alcuni scrittori in lingua francese.

La Costituzione " Dei Filius " e le sue conseguenze. . L'influsso decisivo che determinò il progresso dell'apologetica cattolica fu determinato dalla Costituzione pubblicata il 24 febbraio 1870 da Pio IX nel Concilio Vaticano e indicata con le prime parole: Dei Filius. Lungamente preparata dal lavoro d'una commissione di Padri conciliari, essa fissa la dottrina sulla " fede cattolica " sulla rivelazione e le sue fonti, sui " motivi di credibilità ", aggiungendo ai miracoli e alle profezie, tra le prove considerate come a segni certissimi " (anche se non necessitanti, poiché l'adesione della fede è un atto libero sotto l'azione dello Spirito Santo), il fatto stesso della Chiesa; e, censurando l'affermazione che gli uomini possono essere condotti alla fede solo da <t un'esperienza intima e personale ", chiuse la porta al soggettivismo illuminista. La Costituzione Dei Filius non è soltanto la regola dell'apologetica, perché regola pure la teologia fondamentale, dove l'appello alla parola di Dio e al magistero della Chiesa suppone acquisita l'adesione della fede. Ma per preparare le anime di buona volontà a quest'adesione, permise l'elaborazione dei trattati propriamente apologetici e la formazione di una disciplina che ha un proprio valore e una propria autonomia, ponendosi tra i preamboli filosofici su Dio e sull'anima e la costruzione teologica che potrà essere elevata dopo l'atto di fede: questa scienza apologetica ha come oggetto proprio la credibilità. Resta però la possibilità di discussioni, che talora furono vivaci, sui limiti o sul metodo della disciplina cosi definita.

Dopo di allora in tutti i paesi cattolici,fu compiuto un lavoro attivo sulle basi cosi definite, e ormai diventa impossibile ricordare tutte le opere di grande importanza, sia in Germania, dopo i trattati di Hettinger, di Schanz, del P. Weiss e l'apologià molto più discussa del dott Schell, fino ai libri recenti di Carlo Adam, le cui traduzioni sono state molto ben accolte dai lettori stranieri; sia in Olanda, dopo la Somma apologetica del P. de Groot, in Belgio, dopo i PP. Portmans e Lahousse e, in Inghilterra, dopo il dott. Ward e il P. Vaughan... Indichiamo le grandi linee di quello che è stato fatto in Francia e in Italia.

È già un'apologetica completa la grande opera di Mons. Bougaud, Le christianisme et les temps présents, in cui, anche se lo stile e il tono sono invecchiati, l'armatura resta solida. Il motivo di credibilità, desunto dal a fatto della Chiesa ", venne valorizzato, seguendo il sulpiziano Brugère, dal canonico Di-diot, da Mons. Bruhnes... Libri come quelli dell'abate Picard, assai apprezzati da Brunetière, del P. Hugueny, dell'abate de Tourville... non perdono nulla della loro solidità col passare degli anni, e tutto fa credere che libri come quelli del P. Sertillanges (filosofo e apologista) saranno ancora per molto tempo di grande valore. 11 prezioso Dictionnaire apologéliqué de la Fot calholique, pubblicato su iniziativa dell'abate Jaugey, divenne più pregevole quando il P. d'Alès ne organizzò la totale rifusione, accogliendovi articoli d'importanza capitale, come la prima stesura del Jésus-Christ del P. de Grandmaison. In Francia l'apologetica ebbe la specializzata Revue pratique d'apologétique (più tardi Revue apologéliqué) e bollettini speciali nelle grandi riviste di scienze religiose, cattedre magistrali fondate negli Istituti cattolici (specialmente a Parigi). I problemi di metodo e di " tecnica a sono stati oggetto di studi sempre più precisi, come la Credibilité et l'apologétique del P. Gardeil, l'Objeci integrai de l'apologétique del P. Poulpiquet, VIntroduction à l'étude du met-veilleux et du miracle del P. de Tonquédec, la Grande mute apologétique del can. Masure, diversi lavori di G. Rabeau... Nello stesso tempo aspetti particolarmente interessanti della psicologia religiosa, come la Psychologie de la con-version o il Témoignage des apostats, studiati dal P. Mainage, apportarono alla costruzione d'insieme complementi di grande interesse, come si può vedere leggendo ad esempio A la trace de Dieu di Giacomo Rivière.

In Italia, dopo l'originale e profonda Propaedeutica del Card. Zigliara, dobbiamo ricordare: L'Ultima critica di Ausonio Franchi, penetrante ed efficace confutazione del razionalismo religioso ottocentesco; la solida trilogia Dio, Gesù Cristo, La Chiesa di Geremia Bonomelli; La breve apologià per i giovani studenti di Giuseppe Ballerini, opera organica di valore che ebbe molte edizioni crescendo da uno a quattro volumi; finalmente gli studi più recenti e più aggiornati, quali II Rivelatore di M. Cordovani, 27 cristianesimo rivela zione divina di Fabio Fabbi; La vera religione di A. Beni; l'Introduzione al cristianesimo di G. Ceriani; La Rivelazione e La Chiesa del card. Giuseppe Siri. Anche i problemi di metodo furono trattati con serietà e competenza come dimostra il saggio di sistemazione scientifica dell'apologetica di Giuseppe Monti, L'apologetica scientifica della religione cattolica. Non vanno poi dimenticati i buoni contributi apologetici dell'Enciclopedia Ecclesiastica diretta da Mons. Bernareggi e della più ampia Enciclopedia Cattolica.

Alcuni nuovi orientamenti. D'altronde ci sono pure stati apologisti cattolici che tentarono vie diverse da quelle dell'apologetica tradizionale e, bisogna anche ammetterlo, senza rinunciare a questa. Tali tentativi ebbero successo ineguale; alcuni si cacciarono in vicoli ciechi e finirono perfino in errori che la Chiesa dovette comprendere nelle condanne dirette contro il modernismo; invece altri sono stati fecondi e hanno dato alla scienza dei preamboli della fede un arricchimento d'indiscusso valore.

È questo, ad esempio, il caso dell'apologetica di Newman, il grande convertito di Oxford, morto cardinale nel 1890, che aveva compiuto il suo itinerario verso la Chiesa romana (e di esso lasciò un commovente racconto nell'Apologià prò vita sua) approfondendo la nozione di et sviluppo "; nel 1870 pubblicò la sua Grammatica dell'assenso, difficile ai non iniziati, che portò nel dominio comune idee come quella dell'assenso a nozionale " distinto dall'assenso " reale ", o del senso dell'inferenza. Numerosi discorsi di Newman con un minimo di sistemazione, potrebbero costituire una " psicologia della fede " sorprendentemente acuta.

Un altro inglese, un uomo di stato, il Balfour (anglicano) nel libro sulle Basi della credenza aveva proposto un'apologetica che tentava di salvaguardare, assieme alla fede, le aspirazioni o bisogni morali dell'anima umana. La sua è una costruzione interessante, ma insufficiente per stabilire la verità della dottrina. Il sistema venne presentato ai lettori francesi con una notevole prefazione di Ferdinando Brunetière, che doveva giungere alla conversione <t lasciandosi fare dalla verità ", lasciando però soltanto frammenti di un'apologetica che intendeva costruire partendo dall'Ulilisalion du positivisme e che sappiamo voleva spingere oltre questo stadio. Però gli mancò il tempo e non dobbiamo stupirci che l'edificio sia rimasto incompiuto. Altri contemporanei si sono segnalati con saggi eminentemente simpatici e con accento molto personale, come Leone Ollé-Laprune e Giorgio Fonsegrive, entrambi ortodossi; infelice invece il tentativo di Edoardo Le Roy di fondare l'atto di fede su motivi di comodità per l'azione, di " prammatismo ", secondo il termine diventato di moda col filosofo americano William James.

Più importante è l'opera apologetica di Maurizio Blondel, che pubblicò la prima Action nel 1893 e non cessò di elaborarla per rispondere alle obiezioni provocate da un'opera incompiuta, essendo essa solo una parte d'un vasto insieme. È certo che se il filosofo di Aix usa con fortuna il e metodo d'immanenza ", valorizzando " il sentito bisogno d'un complemento ", cui la nostra natura è ordinata senza poterselo dare, essendo esso trascendente e soprannaturale, non ha mai acconsentito alla " dottrina d'immanenza ", che sacrifica la trascendenza del soprannaturale a una vaga mistica panteista. Un altro sistema dottrinale, sul quale la Chiesa ha fatto delle riserve, è quello di Bergson, interpretato da alcuni discepoli, come Giacomo Chevalier, in un senso più accettabile; gli ultimi libri del grande filosofo, dalle Deux sources de la morale et de la religion in poi, hanno provato che tale interpretazione era proprio nella logica e nello spirito della dottrina, e l'adesione finale del suo autore alla verità cattolica, anche se non basta a mascherare gli errori delle sue prime opere, ha dato il più bel coronamento al suo pensiero.

Le apologetiche specializzate. - Infine notiamo che alcuni apologisti, anziché riprendere l'edificio integrale dell'apologetica tradizionale, si sono applicati a eliminare le difficoltà sollevate in nome di speciali discipline, dimostrando come queste, se meglio studiate arrivano anzi a confermare la dottrina cattolica. Lavorarono in questo senso uomini di grande valore. Così, tanto per esemplificare, Giov. Battista de Rossi, Mantechi, Wilpert nel campo dell'archeologia cristiana; lo Schmidt e il Koppers nel campo dell'etnologia religiosa; il Lagrange sul terreno della critica biblica; e tutta una schiera di studiosi sul terreno della storia comparata delle religioni. D'altronde a questi contributi di specialisti l'apologetica chiede di restare perfettamente oggettivi e scrupolosamente fedeli alle esigenze dei metodi propri di ciascuna scienza, che solo cosi riusciranno efficaci nella difesa della fede cristiana.

R. A.

BIBLIOGRAFIA. - G. Monti, L'apologetica scientifica della religione cattolica, S. E. I., Torino 1922, pp. 279-345. Autori Vari, Apologetica in E. I. T., Ili, 692-697. L. Maisone-neuve, Apdogltique in D. T. C, I, 1533-1580. X. M. Le Bachelet, Apologitique, in D. A, F. C, I, 191-225. G. Cristaldii, Apologetica cristiana, Morcelliana, Brescia.