tratto
dall'Enciclopedia di Apologetica
- quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE
Nos raisons de croire - Réponses aux
objection
L'Apologetica
si è costituita in scienza autonoma
solo assai tardi, separandosi dulia filosofia,
sulla quale si fonda e dalla teologia, alla
quale introduce giustificandone i fondamenti.
Però fin dalle origini del cristianesimo
ci furono scrittori die studiarono i fondamenti
della fede e difesero le verità . cristiane
dagli assalti esterni. Essi erano apologisti
e la stessa parola a apologia a, o "
apologetica a, già nel secondo secolo
ne indicava l'opera, che mirava a giustificare
la dottrina di Cristo e della sua Chiesa.
L'apologetica
fiel Nuovo Testamento. - Possiamo
dire che il primo apologista fu Gesù
Cristo stesso, il quale, pur avendo il diritto
d'essere creduto sulla sua parola, volle tuttavia
dare dei segni che dimostravano la verità
della sua missione: come "perché
sappiate... " (Mc. 2, 10); "se non
volete credere a me, credete alle mie opere
" (Gv. 10, 88), cioè ai miei miracoli
e a quanto c'è di perfettamente buono
nella mia vita, e anche al modo con cui adempio
le profezie, come quella d'Isaia, citata come
una prova ai discepoli di Giovanni Battista
(Mt. 11, 4-5); (Lc 4, 17-21). Questi segni
di verità assumono tutta la loro forza
solo per chi ha volontà retta: a Se
qualcuno vuoi fare la volontà di Dio,
egli sarà... " (Gv. 7, 17), e
ci devono disporre ad ascoltare gli apostoli
e la Chiesa come se ascoltassimo il Maestro
in persona.
Gli
apostoli disporranno la loro catechesi nella
stessa inquadratura apologetica, basando la
loro predicazione di " testimoni "
sui miracoli e sull'adempimento delle profezie.
Questo duplice tema ritorna e si associa benissimo
(per esempio in San Paolo) con l'utilizzazione
dei dati essenziali della teodicea, preparazione
alla fede cristiana, o (in San Giovanni) alla
ripetuta affermazione che " Dio è
amore " allo stesso tempo che è
luce.
L'apologetica
dei Padri. - Gli scrittori cristiani della
prima generazione dopo gli Apostoli, cioè
i Padri apostolici, preziosi soprattutto come
testimoni della Chiesa del loro tempo, presentano
già in modo interessante alcuni aspetti
dell'argomento profetico, pur non pensando
di fare opera propriamente apologetica.
Gli
scrittori della generazione successiva, cioè
i Padri apologisti, devono il loro nome al
proposito esplicito di difendere il cristianesimo
rivolgendo agli imperatori, o a tutti i "
Greci " (pagani), esposizioni che confutavano
le obiezioni e che facevano vedere i titoli
di credibilità della religione cristiana.
Per lo più scrivono in greco, come
Aristide d'Atene, Melitone di Sardi, San Giustino,
che compose una duplice Apologià e
il Dialogo con il giudeo Trifone, e che mori
martire; il suo discepolo Taziano, che alle
pagine ironiche e talvolta violente del Discorso
ai Greci mescolò uno spirito d'invettiva
estraneo agli scrittori del suo gruppo (egli
fini nell'eresia); il calmo e ponderato Atenagora,
con la sua Supplica per i cristiani; Teofilo
d'Antiochia, con i tre libri Ad Autolieo.
Un po' più tardi sorgono gli apologisti
di lingua latina, come il delicato Minucio
Felice, il vigoroso ed eloquente Tertulliano,
dallo spirito permeato d'una formazione logica
e giuridica, che, nell''Apologetico, si rivolge
ai persecutori con una dialettica che trascina,
nel trattatelo Della testimonianza dell'anima
parla dell'" anima naturalmente cristiana
" e, nel trattato Della prescrizione,
volge contro gli eretici un argomento di diritto.
Tertulliano spira sempre un'ostilità
di rigorista contro la cultura pagana e alla
fine spinse l'intransigenza e l'ascetismo
fino all'eresia.
Tutti
questi apologisti confutano le accuse rivolte
contro i cristiani, dimostrano l'illogicità
e l'ingiustizia della legislazione persecutoria
e, nello stesso tempo, apportano anche un'argomentazione
positiva, facendo valere la prova desunta
dalle profezie, insistendo parimenti sulla
prova desunta dai miracoli. Alle accuse contro
le assemblee cristiane Giustino oppose, con
magnifica lealtà, la descrizione esatta
della liturgia, riuscendo però meno
felicemente quando tenta di spiegare la sapienza
antica e, non contento di sottolineare l'azione
del Verbo nel mondo, vuole che i pensatori
greci abbiano cercato le loro migliori ispirazioni
nella lettura di Mosè. L'autore anonimo
d'un'elegante Lettera a Diogneto, spiegando
come i cristiani sono " l'anima del mondo
", valorizza la santità della
Chiesa; più tardi Sant'Ireneo, vescovo
di Lione, confutando i sogni degli gnostici
in un grande trattato Contro le eresie, esprime
in formule già definitive l'idea dell'apostolicità
della Chiesa e l'importanza della tradizione.
Nel
terzo secolo, e fino alla pace della Chiesa,
troviamo in Occidente ancora alcuni nomi di
apologisti, come Sant'Ippolito di Roma col
trattato Contro i Greci, disgraziatamente
perduto; S. Cipriano, il poeta popolare Commodiano,
Arnobio, che dopo la conversione scrisse Contro
le nazioni (i pagani) con più verve
ironica che profondità; il suo discepolo
Lattanzio che, per difendere la Provvidenza,
la mostra in atto in modo particolarmente
impressionante, raccontando La morte dei persecutori.
L'attività
di Clemente e Origene, i grandi creatori della
scuola d'Alessan-dria, ha un'importanza più
duratura. Clemente nell'insieme della sua
opera, di cui ci restano il Protrellico (Esortazione
ai Greci), il Pedagogo e gli Stromati (Tappeti),
tenta una nuova apologetica, profonda quanto
accogliente, la quale, lanciandosi per vie
inesplorate, ha solo il difetto di non prevederne
tutti gli scogli, nonostante le migliori intenzioni.
Lo stesso accade al suo geniale e generoso
discepolo Origene, che tentò una sintesi
potente, ma prematura, molto ortodossa nel
desiderio, ma in realtà talvolta inquietante;
uno dei suoi ultimi scritti, Contro Celso,
confuta metodicamente un avversario del cristianesimo
che si serviva della filosofia credendosi
molto bene informato, opponendogli una messa
a punto notevole per quel tempo. Lo stesso
farà Metodio d'Olimpo contro il pagano
Porfirio.
Nella
fiorente letteratura dei secoli IV e V, occasionata
dalle grandi eresie trinitarie e cristologiche,
l'apologetica occupa il suo posto, sebbene
secondario. Lo storico Eusebio di Cesarea,
che confutò i pagani Porfirio e Jerocle
(solo lo scritto contro il secondo è
giunto fino a noi), è l'autore della
Preparazione e della Dimostrazione evangelica,
che continuavano con una Preparazione e una
Dimostrazione ecclesiastica, oggi perdute.
/ discorsi contro i Greci di Sant'Atanasio,
unitamente ai Discorsi sull'Incarnazione del
Verbo, confutano il paganesimo e dimostrano
che le profezie si sono adempiute in Cristo;
Sant'Ilario di Poitiers nel trattato Sulla
Trinità traccia il suo itinerario verso
la verità cattolica. Il libro di Giuliano
l'Apostata contro i Cristiani ispirò
le confutazioni di San Gregorio Nazianzeno
e d'Apollinare di Laodicea; invece Macario
di Magnesia si volge contro Porfirio e San
Gregorio Nisseno scrive Contro i pagani, valendosi
del senso comune; Firmico Materno preferisce
ironizzare sui culti pagani. San Giovanni
Crisostomo, non contento di confutare Giuliano,
dimostra contro Giudei e pagani la divinità
di Gesù Cristo; Sant'Ambrogio e il
poeta Prudenzio si volgono contro Simmaco,
che attribuiva alla statua della Vittoria
un'illusoria protezione sulla grandezza romana.
Però il principe degli apologisti d'allora
è Sant'Agostino, e sia che racconti
la sua dolorosa esperienza personale nelle
Confessioni, sia che nella Città di
Dio glorifichi il governo della Provvidenza,
che da il senso alla storia universale, porta
all'apologetica un contributo che essa non
dimenticherà mai più.
Dopo
Sant'Agostino possiamo ancora citare qualche
opera di valore nei secoli V-VII: La guarigione
delle malattie pagane di Teodoreto di Ciro,
i trenta libri Contro Giuliano l'Apostata
di San Cirillo d'Alessandria, il trattato
del Governo di Dio di Salviano di Marsiglia,
e le dimostrazioni dirette contro i Giudei
di Sant'Isidoro di Siviglia e di Giuliano
di Toledo... Occorre pure almeno ricordare
il grande nome di S. Giovanni Damasceno che
chiude questo periodo, non solo per le opere
contro i musulmani, ma per l'apporto del suo
trattato classico, Della fede ortodossa, alla
teologia, che riuscì a sistemare, precisando
così i limiti della teologia fondamentale.
L'apologetica
nel Medioevo. - L'apologetica orientale,
dopo San Giovanni Damasceno, non fa che continuare
le polemiche contro i giudei e i musulmani,
senza grandi innovazioni, fino al patriarca
Giorgio Scolario (Gennadio II, + dopo il 1472).
In Occidente l'apologetica ha lo stesso obbiettivo
per gran parte del Medioevo, in cui molto
numerosi sono i trattati contro i giudei,
da Rabano Mauro e Agobardo di Lione (sec.
IX) fino alla Fortezza della fede d'Alfonso
de Spina († dopo il 1492), passando
per San Fulberto di Chartres, San Pier Damiani,
Abelardo, il Venerabile Pietro di Cluny o
l'autore del Pugnale della fede, il domenicano
Raimondo Martino († 1286). I convertiti
non sono ultimi nel condurre la lotta per
convincere gli antichi correligionari. Però
con lo sviluppo della grande scolastica viene
formandosi un'apologetica di tutt'altra portata.
La
celebre formula di Sant'Anselmo: a la fede
cerca l'intelligenza ", anche se presenta
la fede come già acquisita, almeno
parzialmente può aprire una via all'apologetica.
Infatti Sant'Anselmo resta ordinariamente
sul piano della teologia; però San
Tommaso d'Aquino († 1274), il principe
dei dottori, fa opera propriamente apologetica
con rara eccellenza. La sua Somma contro i
Gentili non soltanto intende stabilire i preamboli
della fede, ma vuoi condurre i gentili alla
fede cristiana. Pure apologista è il
Beato Raimondo Lullo, " il procuratore
degl'infedeli ", anche se usa mezzi di
persuasione invecchiati in una forma che non
è sempre efficace come quella della
Somma di San Tommaso, equilibrata e giovane
come un capolavoro classico.
Dopo
questo vertice di perfezione, Raimondo di
Sabunde, l'autore della Teologia naturale,
di cui Montaigne fece la traduzione e l'apologià,
inclina (ma
meno di quanto facessero credere alcune interpretazioni
di Montaigne) verso un certo razionalismo
o scetticismo, mentre il dotto cardinale Nicola
di Cusa († 1464), tende talvolta al
fideismo; ambedue però sono, d'intenzione,
apologisti nel senso pieno della parola. E
tale parzialmente è lo spirito degli
umanisti Giovanni Pico della Mirandola (†
1494) e Marsilio Ficino († 1499), nonostante
gli eccessi in cui possono essere caduti l'uno
per il gusto della Cabbala giudaica, l'altro
per il fervore indiscreto per Piatone. Una
menzione tutta particolare merita Girolamo
Savonarola († 1498) per il suo Trionfo
della Croce, insigne opera apologetica che
fa perno su questo motivo: "La fede cristiana
è vera, perché è causa
di una vita perfetta ".
Nei
secoli XVI e XVII. - La Riforma,
ponendo in discussione non solo alcuni dommi
particolari, ma perfino i fondamenti della
fede, poiché preten deva modificare
i concetti tradizionali della Scrittura, della
Tradizione e della Chiesa, doveva necessariamente
provocare un nuovo sviluppo della teologia
fondamentale e per conseguenza dell'apologetica.
L'apologetica
si varrà delle opere di controversia,
come quelle di San Roberto Bellarmino, di
San Francesco di Sales con i suoi manifesti
per la conversione degli eretici del Chiablese,
del Cardinale Du Perron; si varrà pure
delle opere che rettificano gli errori storici
commessi dai " Centuriatori di Magdeburgo
", nel modo già cominciato dall'insigne
catechista San Pier Canisio e compiuto magistralmente
dal Cardinal Baronio negli Annali; infine
trarrà giovamento dalla costituzione
d'un trattato sui " luoghi teologici
", dove riuscì classicamente Melchior
Cano, seguendo i saggi dei precorritori Giovanni
Coeleo e Giovanni Eck, ancorché ciascuna
delle loro meritevoli opere sembri appartenere
a un campo diverso da quello in cui più
tardi si stabilirà l'apologetica propriamente
detta.
D'altronde
i protestanti non erano indifferenti alla
difesa della fede cristiana e molti di essi
apportarono argomenti di valore contro gli
scettici o i libertini; cosi in Francia Du
Plessis-Mornay, Mosè Amyraut, Giacomo
Abbadie, Isacco Jaqueiot; in Olanda il celebre
giurista Ugo Grozio († 1645) che scrisse
in versi fiamminghi Della verità della
religione cristiana; in Germania il grande
filosofo Leibniz († 1716), che fu in
corrispondenza con Bossuet e scrisse il Discorso
sulla conformità della fede e della
ragione; in Inghilterra dove, per valorizzare
il carattere " ragionevole " della
fede, s'accordano uomini di Chiesa come Samuele
Clarke († 1729) con laici variamente
illustri, come Roberto Boyle († 1691),
Newton († 1727), Addison († 1719)
e anche il filosofo sensista Giovanni Locke
(† 1704). Costoro sono fin troppo inclini
in tal senso e le loro apologetiche sono insufficienti
appunto perché hanno conservato tale
razionalismo da compromettere spesso il carattere
soprannaturale della religione rivelata. Però,
sotto altri aspetti, presentano più
d'un lato utile e non hanno perduto interesse
con il tempo.
I
cattolici francesi del secolo XVII fecero
opera molto più solida. Il P. Grasse,
l'avversario truculento della scettica Sagesse
di Pietro Charron, è troppo privo di
misura per essere pienamente convincente;
Cartesio poi, anche se nelle Meditazioni intese
combattere i libertini, contribuì a
diffondere un razionalismo che per suo conto
voleva cristiano. Invece gli oratoriani Michele
Mauduit e Francesco Lamy scrissero buoni trattati
apologetici; il capitolo di La Buyère
contro gli Esprits forts ha tratti eccellenti;
Bossuet nella sua filosofia della storia ritrova
la grandezza di Sant'Agostino e il vescovo
d'A-vranches, Daniele Huet, ci da una Dimostrazione
evangelica la quale, accanto a osservazioni
evidentemente caduche, ha alcune parti che
non sono ancora invecchiate. Soprattutto il
grande secolo diede all'apologetica cristiana
uno dei suoi giganti nella persona di Pascal,
il cui monumento incompiuto dei Pensieri offrirà
agli apologisti ancora per molto tempo un
alimento sostanziale e susciterà fruttuose
discussioni.
In
Italia il metodo tradizionale fu usato con
rara perizia da P. Segnerì ne L'incredulo
senza scusa (1690). Per aderire alla religione
cattolica è necessario un giudizio
saldo della credibilità della medesima.
Il potere provare questa credibilità
toglie ogni scusa all'incredulo, il quale
perciò non è solo infedele ma
anche irragionevole. I motivi di credibilità
sono i miracoli, e specialmente il miracolo
della conversione del mondo al cristianesimo,
la profezia, il martirio cristiano, l'unità
e la santità della Chiesa cattolica.
Nel
secolo XVIlI. - Nel secolo successivo,
in cui si scatenò l'uragano del filosofismo
contro la fede cristiana, continua il movimento
dell'apologetica, che però non ha né
un grande nome come quello di Pascal né
libri che abbiano conservato un valore vivo
per noi. Tuttavia tali scritti al loro tempo
ebbero una reale utilità e non lasciarono
la verità senza difensori. Dalla parte
protestante, uomini di scienza e ben intenzionati,
ma non privi di pregiudizi contro il soprannaturale,
cercano di presentare in modo " ragionevole
" le prove della religione, come fecero
in Svizzera il naturalista Carlo Bonnet, in
Germania l'illustre matematico Euler, il fisiologista
Haller e teologi che, come Kleuker, Less,
Jerusalem, fecero pericolose concessioni sia
allo pseudomisticismo e sia al razionalismo;
in Inghilterra Samuele Clarke e Giovanni Leland,
Giuseppe Butler, W. Paley, N. Lardner... Pure
dalla parte cattolica, anche se sfortunatamente
il valore apologetico non era sempre pari
all'altezza degli assalti da respingere, bisogna
tuttavia convenire che non venne mai meno.
Tra
i molti si potranno ricordare alcuni scrittori
non privi di merito; i gesuiti Buffier e Baltus,
l'oratoriano Houtteville, il poeta Luigi Racine,
oscurato dal nome assai più illustre
di suo padre, il Cardinal di Polignac, il
cui Anti-Lucrèce sarebbe più
letto se non fosse in versi latini; poi nella
seconda metà del secolo, il Cardinale
di Luzerne e l'arcivescovo Lefranc di Pompignan,
l'abate Trublet, alcuni saggi del quale valgono
più del nome che gli ha fatto Voltaire,
l'abate Bergier, i gesuiti Nannotte, P. X.
Feller, Barruel, o l'abate Guénée,
le cui Lettres de quelques Juifs portugais
costringevano lo stesso Voltaire ad accusare
il colpo. Perfino l'influsso di G. G. Rousseau
e del suo Vicaire savoyard, malgrado il deismo
della troppo celebre professione di lede di
co. stui, offerse ad alcuni apologisti argomenti
che si rivolgono al " cuore ", mentre
altri filosofi, come il ginevrino Necker,
assegnano alla religione il merito dell'utilità,
e Bernardino di Saint-Pierre, Lamourette e
La Luzerne preludono inconsciamente all'apologetica
di Chateaubriand, accentuando la " bellezza
" del cristianesimo. Non inferiori agli
stranieri sono gli apologisti italiani di
questo secolo, tra i quali emergono A. Valsecchi
(Dei fondamenti della religione e delle fonti
dell'empietà; La religione vincitrice;
La verità della Chiesa cattolica romana),
S. Alfonso de' Liguori (Verità della
fede fatta evidente per i contrassegni della
sua credibilità; ecc), A. Tassoni (La
religione dimostrata e difesa). Certamente
più solida è l'opera dei teologi
che, seguendo il dotto italiano Cardinal Gotti
(† 1742), costruiscono le linee essenziali
dell'ormai celebre trattato " Della vera
religione ".
Nel
secolo XIX. - II primo nome che è
legato all'apologetica romantica è
quello di Chateaubriand, che la preannuncia
in alcune pagine dell'Essai sur les Révolutions
e la sviluppa con splendore e forza conquistatrice
nel Genie du christianisme: la magia dello
stile dapprincipio celò la debolezza
dell'argomentazione, ma sarebbe eccessivo
pretendere che in quest'apologetica sentimentale
tutto quanto sia inoperante, avendo almeno
avuto il merito d'attirare l'attenzione e
la simpatia esplicita sul problema religioso.
In
altra direzione, ma con eguale insufficienza
nonostante le eccellenti intenzioni, i tradizionalisti
cercano di costruire una nuova apologetica:
Giuseppe de Maistre esalta in modo paradossale
la Provvidenza nelle Soirées de
Saint-Pétersbourg e mostra nel
Du Pape un'ispirazione profondamente
cattolica; Luigi de Bonald fu meno felice,
nonostante la fede sincera, nelle ipotesi
sulla rivelazione primitiva e la divina origine
del linguaggio; Lamennais compromise il successo
ottenuto con l'Essai sur l'indifférence
fondando la sua apologetica sulla teoria rovinosa
del a senso comune "; l'abate Boutain,
autore della Philosophie du christianisme,
per ordine di Roma doveva sottoscrivere alcune
proposizioni che ristabilivano il diritto
della ragione umana, troppo indebolita dal
suo fideismo: il nobile pensatore e poeta
lionese Ballanche nella Palingénésie
sociale voleva utopisticamente ritrovare
" la religione generale del genere umano
". In Belgio la scuola di Lovanio, con
Mons. Laforét e il Cardinale Duschamps,
proponeva un'apologetica più saggia;
Ubaghs tentava di scoprire un'apologetica
combinando con il tradizionalismo le tesi
prese dall'ontologismo, quasi che l'intelligenza
umana possa cogliere Dio direttamente e nel
suo essere stesso, e indirettamente attingere
in lui le cose create. Una decisione romana
verrà a tagliar corto con simili imprudenze.
Sul
pulpito francese, dopo un buon successo, anche
se un po' offuscato, di Frayssinous, doveva
comparire un apologista, il Lacordaire, le
cui conferenze a Notre-Dame di Parigi fin
dal loro inizio (1885) assunsero un'importanza
grandissima, tanto l'autore aveva saputo dare
all'insegnamento fondamentalmente tradizionale
un accento attraente e presentarlo come gli
uditori si attendevano. I suoi continuatori
fecero anch'essi opera d'apologisti e non
solo quelli che ne indicavano apertamente
l'intenzione, come il P. de Ravignan, il P.
Félix e, più vicino a noi, il
P. Sanson, o, sul piano della ricerca erudita
e della critica delle fonti, il P. Pinard
de la Boullaye, ma anche quelli che sembravano
aver scelto il compito del filosofo, come
il P. Etourneau, del teologo, come il P. Monsabré,
del moralista, come il P. Janvier; e nessuno
fu evidentemente più preoccupato di
fare dell'apologetica di Mons. D'Hulst quando
commentava la morale del Decalogo come filosofo
dotato di rara profondità. Anche se
non tenute sul pulpito di Notre-Dame, sarebbe
ingiusto dimenticare le conferenze e i Principes
dell'abate Frémont.
Altri
buoni operai preparavano in forma dottrinale
la costruzione d'idee alle quali il Concilio
Vaticano stava per dare la regola definitiva.
Alcuni di questi lavori anteriori al Concilio
oggi sembrano vecchi, perché il progresso
provocato dalla Costituzione Dei Filius ha
permesso di superarli; ma questo non toglie
nulla all'utilità che ebbero al loro
tempo i libri del P. Rozaven, di
Augusto Nicolas (Etudes philosophiques sur
le christianisme), d'Eugenio de Genoude, del
P. Matignon. Scoppiata come una bomba, la
Vie de Jésus di Renan (1863) provocò
subito più d'una risposta appropriata
da parte di Agostino Cochin, dell'illustre
filosofo P. Gratry, del futuro Mons. Freppel.
La vera risposta, quella che fa più
opera di scienza positiva che di polemica,
.doveva venire più tardi con le Vite
di Gesù in grande stile, che vanno
dall'abate Fouard (1880), ai PP. de Grandmaison,
Lagrange, Prat... e all'abate RicciottL
Nello
stesso modo si profilava il movimento nelle
altre nazioni: in Spagna con Donoso Cortes
e Giacomo Balmès; in Italia con Silvio
Pellico, Man-zoni, uno dei massimi nostri
scrittori, con il P. Ventura e il dotto Perrone;
in Inghilterra con i grandi nomi di Wiseman,
Newman, Manning, tutti e tre candidati alla
porpora cardinalizia (i due ultimi han segnato
la loro conversione al cattolicesimo con grandi
opere apologetiche); in America con Mons.
Spalding... L'attività dei cattolici
in Germania ebbe risultati impareggiabili
e, accanto a un'ortodossia come quella di
uno Stolberg, di un Gorres, di un MShler,
di un Denzinger e d'un Döllinger (che
più tardi abbandonerà la Chiesa,
ma che aveva cominciato col servirla bene)
le opere dei quali riguardano l'apologetica
solo indirettamente, pur essendo ad essa utilissime,
vi furono uomini dotti come Giorgio Hermes
e Antonio Gunther, i quali, nonostante il
loro sincero attaccamento alla fede, per essersi
ispirati alla filosofia di Kant e dei suoi
continuatori, giunsero a interpretazioni dei
rapporti tra la fede e la ragione che la Chiesa
dovette condannare, in quanto impegnavano
l'apologetica nelle vie del razionalismo e
nelle incertezze della " ragion pratica
".
Naturalmente
i protestanti, da parte loro, non rinunciarono
alla difesa del cristianesimo. Nonostante
le insufficienze della loro apologetica sul
piano dottrinale, non si può misconoscere
la nobiltà sul piano spirituale d'un
Alessandro Vinet, d'un Guizot nelle Méditations
sur l'essence de la religion chré-Henne,
d'un Carlo Secrétan, d'un Ernesto Naville...
per citare solo il nome di alcuni scrittori
in lingua francese.
La
Costituzione " Dei Filius " e le
sue conseguenze. . L'influsso decisivo
che determinò il progresso dell'apologetica
cattolica fu determinato dalla Costituzione
pubblicata il 24 febbraio 1870 da Pio IX nel
Concilio Vaticano e indicata con le prime
parole: Dei Filius. Lungamente preparata dal
lavoro d'una commissione di Padri conciliari,
essa fissa la dottrina sulla " fede cattolica
" sulla rivelazione e le sue fonti, sui
" motivi di credibilità ",
aggiungendo ai miracoli e alle profezie, tra
le prove considerate come a segni certissimi
" (anche se non necessitanti, poiché
l'adesione della fede è un atto libero
sotto l'azione dello Spirito Santo), il fatto
stesso della Chiesa; e, censurando l'affermazione
che gli uomini possono essere condotti alla
fede solo da <t un'esperienza intima e
personale ", chiuse la porta al soggettivismo
illuminista. La Costituzione Dei Filius non
è soltanto la regola dell'apologetica,
perché regola pure la teologia fondamentale,
dove l'appello alla parola di Dio e al magistero
della Chiesa suppone acquisita l'adesione
della fede. Ma per preparare le anime di buona
volontà a quest'adesione, permise l'elaborazione
dei trattati propriamente apologetici e la
formazione di una disciplina che ha un proprio
valore e una propria autonomia, ponendosi
tra i preamboli filosofici su Dio e sull'anima
e la costruzione teologica che potrà
essere elevata dopo l'atto di fede: questa
scienza apologetica ha come oggetto proprio
la credibilità. Resta però la
possibilità di discussioni, che talora
furono vivaci, sui limiti o sul metodo della
disciplina cosi definita.
Dopo
di allora in tutti i paesi cattolici,fu compiuto
un lavoro attivo sulle basi cosi definite,
e ormai diventa impossibile ricordare tutte
le opere di grande importanza, sia in Germania,
dopo i trattati di Hettinger, di Schanz, del
P. Weiss e l'apologià molto più
discussa del dott Schell, fino ai libri recenti
di Carlo Adam, le cui traduzioni sono state
molto ben accolte dai lettori stranieri; sia
in Olanda, dopo la Somma apologetica del P.
de Groot, in Belgio, dopo i PP. Portmans e
Lahousse e, in Inghilterra, dopo il dott.
Ward e il P. Vaughan... Indichiamo le grandi
linee di quello che è stato fatto in
Francia e in Italia.
È
già un'apologetica completa la grande
opera di Mons. Bougaud, Le christianisme et
les temps présents, in cui, anche se
lo stile e il tono sono invecchiati, l'armatura
resta solida. Il motivo di credibilità,
desunto dal a fatto della Chiesa ", venne
valorizzato, seguendo il sulpiziano Brugère,
dal canonico Di-diot, da Mons. Bruhnes...
Libri come quelli dell'abate Picard, assai
apprezzati da Brunetière, del P. Hugueny,
dell'abate de Tourville... non perdono nulla
della loro solidità col passare degli
anni, e tutto fa credere che libri come quelli
del P. Sertillanges (filosofo e apologista)
saranno ancora per molto tempo di grande valore.
11 prezioso Dictionnaire apologéliqué
de la Fot calholique, pubblicato su iniziativa
dell'abate Jaugey, divenne più pregevole
quando il P. d'Alès ne organizzò
la totale rifusione, accogliendovi articoli
d'importanza capitale, come la prima stesura
del Jésus-Christ del P. de Grandmaison.
In Francia l'apologetica ebbe la specializzata
Revue pratique d'apologétique (più
tardi Revue apologéliqué) e
bollettini speciali nelle grandi riviste di
scienze religiose, cattedre magistrali fondate
negli Istituti cattolici (specialmente a Parigi).
I problemi di metodo e di " tecnica a
sono stati oggetto di studi sempre più
precisi, come la Credibilité et l'apologétique
del P. Gardeil, l'Objeci integrai de l'apologétique
del P. Poulpiquet, VIntroduction à
l'étude du met-veilleux et du miracle
del P. de Tonquédec, la Grande mute
apologétique del can. Masure, diversi
lavori di G. Rabeau... Nello stesso tempo
aspetti particolarmente interessanti della
psicologia religiosa, come la Psychologie
de la con-version o il Témoignage des
apostats, studiati dal P. Mainage, apportarono
alla costruzione d'insieme complementi di
grande interesse, come si può vedere
leggendo ad esempio A la trace de Dieu di
Giacomo Rivière.
In
Italia, dopo l'originale e profonda Propaedeutica
del Card. Zigliara, dobbiamo ricordare: L'Ultima
critica di Ausonio Franchi, penetrante ed
efficace confutazione del razionalismo religioso
ottocentesco; la solida trilogia Dio, Gesù
Cristo, La Chiesa di Geremia Bonomelli; La
breve apologià per i giovani studenti
di Giuseppe Ballerini, opera organica di valore
che ebbe molte edizioni crescendo da uno a
quattro volumi; finalmente gli studi più
recenti e più aggiornati, quali II
Rivelatore di M. Cordovani, 27 cristianesimo
rivela zione divina di Fabio Fabbi; La vera
religione di A. Beni; l'Introduzione al cristianesimo
di G. Ceriani; La Rivelazione e La Chiesa
del card. Giuseppe Siri. Anche i problemi
di metodo furono trattati con serietà
e competenza come dimostra il saggio di sistemazione
scientifica dell'apologetica di Giuseppe Monti,
L'apologetica scientifica della religione
cattolica. Non vanno poi dimenticati i buoni
contributi apologetici dell'Enciclopedia Ecclesiastica
diretta da Mons. Bernareggi e della più
ampia Enciclopedia Cattolica.
Alcuni
nuovi orientamenti. D'altronde ci
sono pure stati apologisti cattolici che tentarono
vie diverse da quelle dell'apologetica tradizionale
e, bisogna anche ammetterlo, senza rinunciare
a questa. Tali tentativi ebbero successo ineguale;
alcuni si cacciarono in vicoli ciechi e finirono
perfino in errori che la Chiesa dovette comprendere
nelle condanne dirette contro il modernismo;
invece altri sono stati fecondi e hanno dato
alla scienza dei preamboli della fede un arricchimento
d'indiscusso valore.
È
questo, ad esempio, il caso dell'apologetica
di Newman, il grande convertito di Oxford,
morto cardinale nel 1890, che aveva compiuto
il suo itinerario verso la Chiesa romana (e
di esso lasciò un commovente racconto
nell'Apologià prò vita sua)
approfondendo la nozione di et sviluppo ";
nel 1870 pubblicò la sua Grammatica
dell'assenso, difficile ai non iniziati, che
portò nel dominio comune idee come
quella dell'assenso a nozionale " distinto
dall'assenso " reale ", o del senso
dell'inferenza. Numerosi discorsi di Newman
con un minimo di sistemazione, potrebbero
costituire una " psicologia della fede
" sorprendentemente acuta.
Un
altro inglese, un uomo di stato, il Balfour
(anglicano) nel libro sulle Basi della credenza
aveva proposto un'apologetica che tentava
di salvaguardare, assieme alla fede, le aspirazioni
o bisogni morali dell'anima umana. La sua
è una costruzione interessante, ma
insufficiente per stabilire la verità
della dottrina. Il sistema venne presentato
ai lettori francesi con una notevole prefazione
di Ferdinando Brunetière, che doveva
giungere alla conversione <t lasciandosi
fare dalla verità ", lasciando
però soltanto frammenti di un'apologetica
che intendeva costruire partendo dall'Ulilisalion
du positivisme e che sappiamo voleva spingere
oltre questo stadio. Però gli mancò
il tempo e non dobbiamo stupirci che l'edificio
sia rimasto incompiuto. Altri contemporanei
si sono segnalati con saggi eminentemente
simpatici e con accento molto personale, come
Leone Ollé-Laprune e Giorgio Fonsegrive,
entrambi ortodossi; infelice invece il tentativo
di Edoardo Le Roy di fondare l'atto di fede
su motivi di comodità per l'azione,
di " prammatismo ", secondo il termine
diventato di moda col filosofo americano William
James.
Più
importante è l'opera apologetica di
Maurizio Blondel, che pubblicò la prima
Action nel 1893 e non cessò di elaborarla
per rispondere alle obiezioni provocate da
un'opera incompiuta, essendo essa solo una
parte d'un vasto insieme. È certo che
se il filosofo di Aix usa con fortuna il e
metodo d'immanenza ", valorizzando "
il sentito bisogno d'un complemento ",
cui la nostra natura è ordinata senza
poterselo dare, essendo esso trascendente
e soprannaturale, non ha mai acconsentito
alla " dottrina d'immanenza ", che
sacrifica la trascendenza del soprannaturale
a una vaga mistica panteista. Un altro sistema
dottrinale, sul quale la Chiesa ha fatto delle
riserve, è quello di Bergson, interpretato
da alcuni discepoli, come Giacomo Chevalier,
in un senso più accettabile; gli ultimi
libri del grande filosofo, dalle Deux sources
de la morale et de la religion in poi, hanno
provato che tale interpretazione era proprio
nella logica e nello spirito della dottrina,
e l'adesione finale del suo autore alla verità
cattolica, anche se non basta a mascherare
gli errori delle sue prime opere, ha dato
il più bel coronamento al suo pensiero.
Le
apologetiche specializzate. - Infine
notiamo che alcuni apologisti, anziché
riprendere l'edificio integrale dell'apologetica
tradizionale, si sono applicati a eliminare
le difficoltà sollevate in nome di
speciali discipline, dimostrando come queste,
se meglio studiate arrivano anzi a confermare
la dottrina cattolica. Lavorarono in questo
senso uomini di grande valore. Così,
tanto per esemplificare, Giov. Battista de
Rossi, Mantechi, Wilpert nel campo dell'archeologia
cristiana; lo Schmidt e il Koppers nel campo
dell'etnologia religiosa; il Lagrange sul
terreno della critica biblica; e tutta una
schiera di studiosi sul terreno della storia
comparata delle religioni. D'altronde a questi
contributi di specialisti l'apologetica chiede
di restare perfettamente oggettivi e scrupolosamente
fedeli alle esigenze dei metodi propri di
ciascuna scienza, che solo cosi riusciranno
efficaci nella difesa della fede cristiana.
R.
A.
BIBLIOGRAFIA.
- G. Monti, L'apologetica scientifica
della religione cattolica, S. E. I.,
Torino 1922, pp. 279-345. Autori Vari, Apologetica
in E. I. T., Ili, 692-697. L. Maisone-neuve,
Apdogltique in D. T. C, I, 1533-1580. X. M.
Le Bachelet, Apologitique, in D.
A, F. C, I, 191-225. G. Cristaldii, Apologetica
cristiana, Morcelliana, Brescia.