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l'azione della chiesa

tratto dall'Enciclopedia di Apologetica - quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE Nos raisons de croire - Réponses aux objection

 

Tratteremo il presente soggetto dal punto di vista apologetico dividendolo in questo modo:
l.o II segno divino della santità considerata in generale.
2.o La santità voluta da Cristo per la sua Chiesa.
3.o La testimonianza dei martiri.
4.o La Chiesa cattolica genera continuamente dei santi.
5.o Differenze tra i santi canonizzati dalla Chiesa e gli eroi o saggi delle altre religioni.
6.0 La testimonianza dell'esperienza mistica e quella del semplice cristiano.

CAPITOLO I. - IL SEGNO DIVINO DELLA SANTITÀ'

La santità eminente e manifesta del fondatore, degli apostoli e dei martiri d'una religione è segno della sua origine divina? Tutta la tradizione risponde affermativamente, perché la santità, se è davvero eminente e manifesta, non può esistere senza uno speciale intervento di Dio: essa è un miracolo morale e il suggello di Dio sulla sua opera. Questa conclusione deriva dallo stesso concetto di santità.

§ I. - Nozione della Santità.

I due caratteri essenziali della santità. - La santità, come dimostra San Tommaso (II-II, q. 81, 8) ha due caratteri essenziali: prima di tutto immunità da ogni macchia, da qualsiasi peccato direttamente o indirettamente volontario e anche da qualsiasi imperfezione morale; in secondo luogo unione saldissima con Dio. Il secondo carattere è il principale, perché l'anima è fermamente unita a Dio in quanto evita ogni deviazione volontaria o negligenza. Questi aspetti della santità furono spesso espressi dicendo che essa esige la separazione da tutto ciò che è impuro, da ciò che è terreno nel senso peggiorativo della parola, e una consecrazione spirituale totale e immutabile dell'anima a Dio. Secondo la fede cristiana la separazione e l'unione sono perfette e inammissibili solo nella beatitudine celeste; ma esistono, in un grado inferiore, anche quaggiù, in quanto la vita cristiana è il germe della vita del cielo, semen gloriae.

La santità così definita ordina tutti gli atti di virtù a Dio.

La santità suppone un aiuto speciale di Dio. - I due caratteri della santità possono realmente esistere senza uno speciale intervento divino? Se il principio di finalità ha un senso e una portata, se ogni agente agisce per un fine e se la subordinazione degli agenti o delle cause corrisponde alla subordinazione dei fini (S. th. 1-11, q. 109, a. 6), bisogna rispondere: non ci può essere vera santità senza il soccorso di Dio, né può esistere la santità eminente, fulgida, straordinaria, senza un intervento straordinario di Dio, che è un miracolo d'ordine morale, come la resurrezione d'un morto è un miracolo- d'ordine fisico. Le due forme d'intervento divino s'illuminano e si confermano senza circolo vizioso: ciò che c'è di luminoso nella santità conferma il miracolo già manifesto ed esclude assolutamente l'ipotesi della contraffazione diabolica; ciò che nella santità resta oscuro, è confermato dal miracolo già ammesso. Cosi, senz'alcun circolo vizioso le nostre due proposizioni si aiutano a vicenda.

§ 2. - I segni della santità.

L'eroicità delle virtù. - La santità si manifesta specialmente nell'esercizio eroico delle varie virtù. Come dice San Tommaso (In Matthaeum, e V, in princ), " la virtù comune perfeziona l'uomo in modo umano; la virtù eroica in modo sovrumano. Quando l'uomo forte teme ciò che è da temersi, vi è la virtù e, se non temesse, sarebbe temerità; ma se, appoggiandosi sull'aiuto di Dio, non teme più nulla, la virtù è sovrumana o divina ".

La virtù cristiana, di cui qui parliamo, supera manifestamente quella descritta dai migliori saggi pagani. Essi raccomandavano di vivere da uomini, secondo la retta ragione; Gesù invece dice: " Siate perfetti cotn'è perfetto il Padre vostro celeste " (Mt., 5, 48), perché noi siamo chiamati a partecipare alla sua vita intima, a vederlo immediatamente com'egli vede se stesso, ad amarlo com'egli si ama, e la grazia che ci viene data è il germe della vita eterna.

Questa grazia santificante è sempre accompagnata dalla virtù più alta, la carità, che corrisponde al precetto supremo. La grandezza della carità è espressa nelle otto beatitudini evangeliche (Mt. e. 5), che ce ne fanno conoscere i frutti. Essa suppone la fede e la speranza, e anima 0 ispira le virtù cristiane morali, che sotto il suo influsso superano di molto il livello delle virtù morali descritte da un Piatone, da un Aristotele o un Seneca.

San Tommaso ci fa conoscere l'altezza cui devono giungere queste ultime virtù quando scrive a proposito delle virtutes purgatoriae (I-IL q. 61, a. 5): "La prudenza disprezza tutte le cose terrene per la contemplazione di quelle divine; dirige tutti i pensieri dell'anima a Dio. La temperanza abbandona, per quanto la natura può sopportare, tutto quello che il corpo esige. La fortezza impedisce all'anima di spaventarsi di fronte alla morte e all'incognito delle cose superiori. Infine la giustizia ci fa entrare pienamente in questa via tutta divina ". Nello stesso luogo egli dice che le virtù dei grandi santi quaggiù sono quelle dell'anima pienamente purificata, virtutes jam purgati animi.

Da che cosa si riconosce l'eroicità delle virtù. - Secondo Benedetto XIV(1) la Chiesa per riconoscere l'eroicità delle virtù richiede quattro condizioni:
1.o La materia su cui la virtù si esercita, cioè il suo oggetto, dev'essere difficile, superiore alle forze comuni degli uomini;
2.o i suoi atti devono essere compiuti prontamente;
3.o con una certa gioia, quella del sacrificio;
4.o non una volta sola o raramente, ma spesso, quando se ne presenta l'occasione.

(1) De servorum Dei beatificalione, lib. Ili, e. 21 s.

Un San Luigi Bertrando restò tranquillissimo in mezzo a pericoli molto gravi; quando seppe di aver bevuto un veleno preparato da una mano criminale, restò calmo, mettendo la sua confidenza in Dio solo; colpito da sofferenze atroci non si lamenta, ma dice: " Signore, su questa terra brucia e taglia quello che dev'essere bruciato, purché sia risparmiato in eterno ". San Vincenzo martire, messo sul cavalletto e poi arso vivo, rimprovera ai carnefici la loro lentezza e, gli occhi volti al cielo in un'ultima preghiera, accetta con gioia i tormenti.

Il martirio. - Tra tutti gli atti eroici quello che più di ogni altro manifesta la santità e l'intensità dell'amore di Dio è evidentemente il martirio. Infatti per mostrare che amiamo qualcuno non c'è modo migliore che privarci per lui di ciò a cui teniamo maggiormente e sopportare per lui i peggiori tormenti. Ora tra tutti i beni della vita presente, quello cui siamo più attaccati è la vita stessa; abbiamo una ripugnanza naturale per la morte, specialmente se violenta, e per i supplizi che ci possono essere inflitti per farci rinnegare la fede. Per questo il martirio è il più grande segno della carità perfetta, secondo il detto del Salvatore: " Non c'è amore più grande che dare la vita per i propri amici " (Gv. 15, 13). Così " martire significa testimonio della fede cristiana, che porta a disprezzare i beni visibili per quelli invisibili ed eterni " (S. th. II-II q. 124, a. 4). " Nessuno può disprezzare i beni presenti se non per la speranza di quelli futuri; e siccome la fede ci mostra le cose invisibili, per le quali dobbiamo disprezzare il mondo, le sue attrattive e le sue minacce, si dice che la fede riporta la vittoria sul mondo e che lo ha vinto " (S. Tomm., In Ep. ad Haebr., xi).

L'armonia e la connessione delle virtù. - Ma per meglio distinguere la virtù eroica da quella che le può assomigliare e specialmente dall'ostinazione dell'orgoglio, bisogna considerare la connessione delle virtù, che si devono unire sotto la direzione della vera prudenza e sotto l'impulso della carità, dell'amore di Dio e del prossimo (S. th. I-II, q. 65). Questa varietà e connessione delle virtù non può essere frutto soltanto del temperamento, che è determinato più in un senso che nell'altro. Chi per natura è portato alla fortezza, non lo è alla mansuetudine, né viceversa. I forti devono lavorare per diventare dolci e i dolci devono imparare a divenire fermi: gli uni e gli altri salgono alla stessa altezza, ma per versanti opposti. Perciò se qualcuno ha insieme e in modo eminente le diverse virtù, anche quelle che s'assomigliano di meno, una grande fortezza e una perfetta dolcezza, un grande amore della verità e della giustizia e una misericordia inesauribile per quelli che errano, ciò non può essere senza un aiuto specialissimo di Dio. Egli solo infatti nella semplicità eminente della sua vita intima unisce le perfezioni più diverse e può quindi unirle nell'anima umana, fatta a sua immagine.

Insegnamento di San Paolo. - In questo nesso delle virtù c'è un'ammirabile armonia che fa dire a San Paolo : " La carità è paziente, è benigna; la carità non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d'orgoglio, non opera nulla di sconveniente, non ricerca il proprio interesse, non si muove ad ira, non tiene conto dei torti ricevuti, non gode dell'ingiustizia, ma si rallegra con la verità; tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta " (I Cor. 13, 4-7). In altri termini la carità suscita, ispira, anima o vivifica le virtù che rende meritorie, ordinandone tutti gli atti a Dio, amato effettivamente sopra tutte le cose.

Benedetto XIV. - A questo riguardo Benedetto XIV (op. cit., lib. m, e. 21) scrive: " Tra i pagani è possibile trovare vere virtù morali e pare che nulla possa impedir loro di giungere a un grado eroico (per esempio di fortezza). Ma per l'eroicità si richiede l'unione di tutte le virtù morali, di cui parliamo; ora poiché quei pagani, che furono chiamati eroi per l'eccellenza di questa o di quella virtù morale, erano generalmente privi di altre virtù e restavano schiavi di questo o di quel vizio, non possono essere chiamati eroi in senso stretto ".

L'armonia tra le virtù più diverse appare, ad esempio, nel predicatore della fede, quando egli parla in nome di Dio con un'autorità sovrana, a tam-quam potestatem habens " (Mt. 7, 29), senza ricorrere " al linguaggio persuasivo della sapienza umana " (I Cor., 2, 4), mostrando nello stesso tempo, profonda umiltà, grande carità verso il prossimo, fortezza invincibile nella persecuzione, grande dolcezza, fino a pregare per i suoi carnefici (2).

San Francesco di Sales. - San Francesco di Sales riguardo a questa unione delle virtù apparentemente contrarie nota: " L'unione di un'altissima carità con una profondissima umiltà è molto ammirabile, perché queste due virtù sono cosi lontane l'una dall'altra, che sembrano non potersi mai incontrare in una stessa persona. Infatti la carità quanto più aumenta tanto più innalza l'anima sopra tutto ciò che non è Dio mentre l'umiltà, all'opposto, abbassa l'anima al di sotto di se stessa e di tutte le creature, perché è proprio di questa virtù, quanto più è grande, di abbassare l'anima in cui si trova. Com'è dunque possibile, unire questi due estremi, "ingiungere cioè l'umiltà con la carità? Certo, è cosa naturalmente impossibile; solo Nostro Signore poteva unire queste due virtù, ed Egli dimostrò la grandezza incomparabile del suo potere, unendo due cose tanto lontane " (Sermon sur la Visitation).

L'unione di queste due virtù è naturalmente impossibile, ma nella vita della grazia, che il Vangelo ci fa conoscere, l'una non può esistere senza l'altra, perché crescono insieme. La radice dell'albero in crescita si spinge sempre più profonda nel suolo, mentre il ramo più alto s'eleva verso il cielo; così l'umiltà ricorda sempre più al cristiano che da solo non è nulla e non può nulla nell'ordine della salvezza, mentre la carità lo eleva sempre più verso Dio e lo rende sempre più docile alla grazia divina.

Pascal. - La connessione delle virtù più diverse giunte a un grado eroico, è un segno della speciale presenza di Dio in un'anima, perché egli solo può riunire così intimamente perfezioni tanto differenti. È ciò che fa pure notare Pascal in uno dei suoi profondi Pensieri: a Io non ammiro affatto l'eccesso d'una virtù, ad esempio del valore, se nello stesso tempo non vedo l'eccesso della virtù opposta, come in Epaminonda, che possedeva l'estremo valore e l'estrema benignità. Perché agire altrimenti non è salire, ma cadere. Non si dimostra già la propria grandezza col porsi a un estremo, ma raggiungendoli insieme tutte e due e occupandone tutto l'intervallo ".

(2) Cfr. San Tommaso. Quodlibet, IV, a. 19 : " Nell'atto delle virtù bisogna distinguere tra ciò che si fa e il modo di farlo. Cosi il fatto di sopportare le torture del martirio non suppone necessariamente la carità perfetta, e anche chi è privo della carità può sopportare tali tormenti, ma la carità perfetta li fa sopportare prontamente e con gioia (la gioia del sacrificio), come si vede in San Lorenzo e San Vincenzo, che dimostrarono ima santa esultanza nel loro supplizio; cosa che non possono compiere quelli che non hanno la carità e quelli che l'hanno solo imperfetta".

§ 3. - Il santo per eccellenza.

Le testimonianze evangeliche. - Questi principi hanno la loro applicazione più evidente riguardo alla santità, di Gesù stesso, che, anche per confessione di molti increduli, ci appare il perfetto modello della santità e delle virtù più diverse.

Colui che San Giovanni Battista mostrò a dito dicendo: "Ecco l'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo " (Gv. I, 29. 36) può rispondere ai suoi avversari che cercano di confonderlo: " Chi di voi mi può accusare di peccato?... Chi è da Dio ascolta le parole di Dìo; ecco perché voi non le ascoltate, perché non siete da Dio " (Gv., 8, 46). In lui Pilato non trova nessun delitto e lavandosi le mani dichiara: "Io sono innocente del sangue di questo giusto; rispondetene voi " (Mt. 27, 24).

Gesù modello d'ogni santità. - Gesù appariva immune da ogni peccato; ma la sua santità, specialmente nella Passione, brillò come l'armonia più alta delle più diverse virtù e mentre l'odio contro di lui cresceva fino al parossismo, sempre più si manifestò il suo amore a Dio e alle anime, fino al consummatum est.

In Lui s'armonizzano la sapienza più sublime, che non perde mai di vista il fine ultimo, la vita eterna, e il più acuto senso pratico, manifestato specialmente nelle risposte alle questioni più insidiose.

In Lui s'univano la perfetta giustizia e l'inesauribile misericordia, mentre in noi la giustizia degenera spesso nell'inflessibilità e la misericordia in debolezza. Nel perdono del Salvatore alla donna adultera quanta fermezza e insieme quanta bontà!

In Lui s'armonizzano pure la somma dignità e la più profonda umiltà. Non fu mai cosi grande come nelle umiliazioni della Passione, accettata per nostro amore. A Pilato risponde: "Tu l'hai detto; io sono re. Per questo sono io nato e per questo sono venuto al mondo, per rendere testimonianza alla verità; chiunque ama la verità, ascolta la mia voce " (Gv. 18, 37).

In Gesù si conciliano la fortezza più eroica e la più grande dolcezza nel sorriso del Crocefisso che prega per i carnefici: " Padre, perdona loro, perché non sanno quel che fanno " (Le. 23, 34). Molti santi nei loro tormenti ripeteranno questa preghiera, che permette di distinguere il vero martire da quello falso.

È impossibile trovare armonia morale più alta e più profonda, che abbia un irraggiamento più estóso e uno splendore più abbagliante con un'espressione più nobilmente sobria.

E' la santità del buon pastore, che potè dire di se stesso: " Io sono il buon pastore; il buon pastore da la sua vita per le pecorelle. Per questo il Padre mi ama; perché io dò la mia vita per riprenderla poi. Nessuno me la può togliere, ma da me stesso io la dò: è in mio potere il darla ed è pure in mio potere il riprenderla di nuovo. Tale è il precetto che ho ricevuto dal Padre mio" (Gv. 10, 11. 17-18).

Conclusione: le disposizioni interiori che dimostrano maggiormente la santità. -La testimonianza della santità diventa tanto impressionante e convincente quanto più d sforziamo di seguire la stessa sua via, poiché cosi, nella luce dei doni dello Spirito Santo, i segni di cui abbiamo parlato, acquistano tutto il loro valore. Vedendo dal di fuori la vetrata d'una chiesa è molto se riusciamo a distinguere che cosa rappresenta; se invece la guardiamo dal di dentro, nella luce interna tutto s'illumina.

CAPITOLO II - LA SANTITÀ' VOLUTA DA CRISTO PER LA SUA CHIESA

Dopo aver parlato della nozione della santità e dei segni che la manifestano, dobbiamo vedere quale santità Cristo volle per la sua Chiesa e quali principi e mezzi di santificazione si trovano in essa.

§ 1. - Cristo per la sua Chiesa volle una santità manifesta ed eminente.

Poiché la santità esige esenzione da ogni macchia morale e stabile unione con Dio, una società è visibilmente ed eminentemente santa se ha in se stessa i principi e i mezzi efficaci per produrre nei suoi membri una santità insigne, e se di fatto essa mostra continuamente gli effetti di questa santità, cioè produce in molti suoi membri virtù superiori e, in alcuni, virtù eroiche, che superano evidentemente le forze morali naturali dell'umanità. Queste virtù possono essere visibili nei loro effetti, per esempio in un grande amore di Dio, unito ad assoluta abnegazione e grande carità verso il prossimo.

Gesù volle che la sua Chiesa fosse eminentemente sante. - Ora Cristo volle che questa sublime santità fosse una proprietà e una nota della sua Chiesa, perché essa continuamente faccia vedere alle anime il fine divino verso il quale le conduce.

Il Salvatore espresse costantemente questa volontà parlando del regno di Dio, e facendo conoscere la sua missione agli apostoli. Pregando per loro, prima della Passione disse: " Padre, ...consacrali nella verità; la tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, cosi io pure li ho mandati nel mondo; e per loro io consacro me stesso, affinchè anch'essi siano consacrati nella verità. Non prego soltanto per essi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola, affinchè tutti siano una sola cosa, siccome tu, o Padre, sei in me ed io in te, anch'essi siano uno in noi " (Gv. 17, 17-21).

Già dall'inizio del suo ministero, Gesù aveva detto nel discorso della montagna: " Se la vostra virtù non sorpasserà quella degli Scribi e dei Farisei, non entrerete nel regno dei cieli " (Mt. 5, 20); e nello stesso momento, facendo conoscere tutta la sublimità della legge nuova e predicando le beatitudini evangeliche, aveva esortato tutti i suoi discepoli a un alto grado d'umiltà, di purezza, d'abnegazione, di carità, d'amore per i nemici. Per produrre e conservare questa santità nelle anime promise l'Eucarestia dicendo: " Io sono il pane vivo disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane, che io darò, è la mia carne per la salute del mondo " (Gv. 6, 51). Inoltre promise e mandò lo Spirito santificatore: a Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatorc, perché resti sempre con voi; lo Spirito di verità... e dimorerà con voi e sarà in voi " (Gv. 14, 16-17).

Gesù volle che la santità fosse manifesta. - La santità voluta da Cristo per la sua Chiesa è quindi eminente. Inoltre dev'essere visibile, perché disse ai discepoli: a Voi siete la luce del mondo. Non può una città, che sia posta sopra un monte, restar nascosta; né si accende una lucerna per riporla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere, e cosi fa lume a quanti sono in casa. Risplenda allo stesso modo la vostra luce agli occhi degli uomini, affinchè vedendo le vostre buone opere diano gloria al Padre vostro che è nei cieli" (Mt. 5, 14-16).

Gesù dice ancora: " Così ogni albero buono porta buon frutto " (Mt. 7, 17); e agli apostoli: " Non voi avete scelto me; sono io che ho scelto voi e vi ho costituiti affinchè andiate e portiate frutto, e il vostro frutto sia durevole, affinchè tutto ciò che domanderete al Padre mio in nome mio ve lo conceda. Questo io vi comando: che vi amiate gli uni gli altri" (Gv. 15, 16-17). La carità fraterna è il grande segno dell'amor di Dio: "Da questo vi riconosceranno che siete miei discepoli, se vi amerete l'un l'altro " (Gv. 13, 35)

Infine ai predicatori della fede promette segni straordinari, che mostreranno la santità e la divina origine del Vangelo: te Andate .per tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crede e si fa battezzare si salverà; chi non crede sarà condannato. E i miracoli sono questi che accompagneranno i credenti: nel nome mio scacceranno demoni; parleranno lingue nuove; prenderanno in mano serpenti, e se berranno qualche veleno mortifero, non avranno danno; imporranno le mani agli ammalati e guariranno " (Me, 16, 15-18).

San Paolo esprime mirabilmente la volontà di Cristo relativa alla santità della Chiesa, nella Lettera agli Efesini: "Voi, o mariti, amate le vostre mogli come il Cristo ha amato la Chiesa, e per essa ha dato se stesso, a fine di santificarla, purificandola col lavacro dell'acqua, mediante la parola, per far comparire dinanzi a sé questa Chiesa, rivestita di splendore, senza macchia né ruga o altro di somigliante, ma tutta santa e immacolata " (Ef., 5, 25-27).

Cristo previde anche la presenza dei peccatori nella sua Chiesa - Nel pensiero del Salvatore questa santità sarà consumata in cielo, ma sulla terra, anche se la Chiesa dev'essere visibilmente santa per la sua dottrina, per i mezzi e i frutti di santificazione, vi sono tuttavia in essa dei peccatori, come emerge dalla parabola del loglio: " Un nemico ha seminato la zizzania in mezzo al buon grano... Non raccoglietela perché con la zizzania non sradichiate anche il buon grano. Lasciateli entrambi crescere fino alla mietitura " (Mat., 13, 30). Del resto la presenza dei peccatori nella Chiesa è occasione delle virtù insigni della pazienza, della misericordia, dello zelo, della riparazione: "Amate i vostri nemici, benedite quelli che vi maledicono, fate del bene a quelli che vi odiano e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano " (Mt., 5, 44).

Questa volontà, che è certamente quella costantemente espressa da Cristo, è realizzata?

§ 2. - La Chiesa offre a lutti i principi e i mezzi di santità?

La Chiesa conservò i princìpi fli santità nella sua dottrina e nella sua prassi. - La Chiesa cattolica propone oggi come nei primi secoli, tutta la dottrina di Cristo, contenuta nella Scrittura e nella Tradizione, e non ne ha rigettato nessun punto, per quanto misterioso e difficile possa apparire alla debolezza umana. E questo si può constatare leggendo gli scritti degli antichi Padri apostolici, i quali contengono molti dorami negati dai protestanti, specialmente quello del sacramento e sacrificio eucaristico, che suppone il sacerdozio. La Chiesa difende l'integrità della dottrina cristiana come la pienezza della verità al di sopra degli errori spesso opposti tra loro: il mistero dell'Incarnazione fu difeso ora dal monofisismo ora dal nestorianismo, quello della Trinità contro l'arianesimo e il sabellianismo, quello della grazia contro il pelagianismo e il predestinazionismo; anche la morale cristiana è preservata dalle deviazioni opposte tra loro del rigorismo e del lassismo.

Praticamente poi la Chiesa lotta di continuo per conservare l'integrità della legge evangelica sotto tutti i suoi aspetti, specialmente sull'unità e l'indissolubilità del matrimonio. Invece la pseudoriforma nega il libero arbitrio, nonché la bontà divina e la volontà salvifica universale; insegna la giustificazione mediante la sola fede, senza le buone opere e accetta il divorzio dei principi. Infine mentre la Chiesa invita molte anime alla pratica dei consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza, gli pseudoriformatori portano le anime consecrate a rinunciare alla verginità e agli altri consigli. Cosi la Chiesa cattolica nella sua dottrina dommatica e morale conserva i principi della santità.

La Chiesa conserva i mezzi di santificazione istituiti da Gesù Cristo. -

La Chiesa per mezzo del suo culto custodisce anche la fonte e i mezzi di santificazione; conserva il sacrificio della Messa, in cui, secondo la Scrittura (Le, 22, 19; I Cor., 11, 24; Ebr., 9, 28; 10, 14; 7, 11) e la Tradizione, è " realmente contenuto e incruentemente immolato lo stesso Gesù Cristo, che sull'altare della croce immolò se stesso una sola volta in modo cruento ". (Conc. trid., sess. xxii, e 2), applicandoci cosi i meriti della Passione, onde riceviamo i frutti della redenzione. Secondo le stesse testimonianze, i sette sacramenti contengono e conferiscono la grazia che significano: l'assoluzione sacramentale giustifica i peccatori e li riconcilia con Dio; la comunione eucaristica nutre spiritualmente le anime, cui è pegno di vita eterna.

Invece i protestanti hanno respinto il sacrificio della Messa e quasi tutti i sacramenti. Anche quando conservano il battesimo e la cena, in essi non vedono altro che segni della fede, non le fonti di grazia. Il culto propriamente detto, dopo la soppressione del sacrificio della Messa, resta freddo e non attira più i fedeli, che a poco a poco si dividono in varie denominazioni o cadono nel naturalismo. Alcune sette però, vedendo i difetti del culto protestante, imitano quello cattolico.

I precetti della Chiesa poi ci aiutano evidentemente a compiere bene la legge divina, come quello di sentire la Messa alla domenica, di comunicarsi a Pasqua, quello del digiuno e dell'astinenza.

§ 3. - Gli effetti di questi princìpi e mezzi di santificazione.

La Chiesa, proponendoci questi principi e mezzi di santificazione, ha trasformato la vita individuale dell'uomo, la vita familiare e quella sociale.

Santificazione dell'individuo. - La Chiesa liberò l'uomo e sempre lo libera dagli errori riguardanti Dio, il mondo, l'anima e la vita morale; trionfò sul politeismo e strappa le anime al materialismo e al determinismo, alla morale del piacere e dell'interesse, che della moralità conserva soltanto il nome; predica il Vangelo e i mezzi di salute a tutti, ai più poveri e ai meno istruiti, trascurati dai filosofi; ha sempre condannato e combattuto le tre concupiscenze, quella della carne, quella degli occhi e l'orgoglio della vita; porta incessantemente a praticare le virtù naturali e le virtù cristiane, insegnando come si devono unire.

Santificazione della famiglia. - Restaurò la famiglia proteggendo la donna, i bambini e i servi contro il dominio crudele e licenzioso dell'uomo; non cessò di combattere la poligamia, il ripudio, tollerato dalla legge di Mosè, e il divorzio.

Nella Chiesa cattolica il culto della Santissima Vergine, anch'esso respinto dai protestanti, rianima sempre l'amore della verginità e quello della perfetta castità coniugale. Il Padre Lacordaire nella sua 34.a conferenza potè dire: " Gesù Cristo volle nascere da una donna vergine e madre, modello ineffabile della dedizione materna e della dedizione verginale... La donna, in diciotto secoli, non cessò mai di specchiarsi in questo sublime esemplare, che è quello della sua rigenerazione, e, attingendovi il doppio coraggio della castità e dell'amore, si rese degna di quel rispetto che il mondo aveva bisogno di tributarle... Al culto della carne e del sangue successe il culto degli affetti.

Vi sono sulla terra tre debolezze: la debolezza di proprietà: è il povero; la debolezza di sesso: è la donna; la debolezza di età: è il fanciullo. Queste tre debolezze sono però la forza della Chiesa, la quale, mentre strinse insieme alleanza prendendole sotto la sua protezione, si mise a sua volta sotto la loro. Tale alleanza cambiò la faccia del mondo, perché fino allora il debole era sacrificato al forte, il povero al ricco, la donna all'uomo e il fanciullo a tutti...

Alla donna cristiana, per una speciale delegazione, sono stati affidati tutti i poveri... Tra il mondo pagano e il mondo cristiano e è la stessa differenza che tra la sacerdotessa di Venere e la suora di San Vincenzo de' Paoli... ".

La Chiesa protegge ancora la nascita e la vita del fanciullo; raccoglie i bambini abbandonati, vigila sulla loro formazione intellettuale, morale e religiosa; e a quanto fa per loro, e anche per i malati e i vecchi, non si può paragonare quello che fanno le sette protestanti dove domina sempre più il naturalismo e dove a poco a poco scompare la vita veramente cristiana.

Santificazione della società. - La Chiesa non ha fatto di meno per un profondo rinnovamento della vita sociale. Fu essa che liberò progressivamente la schiavitù, ricordando che tutti gli uomini sono figli di Dio e fratelli in Cristo. Essa rafforzò l'autorità civile ricordando che ogni potere viene da Dio in vista d'un bene generale della società; nobilitò anche l'obbedienza, dicendo che obbedire alle legittime autorità costituite e alle leggi giuste significa infine obbedire a Dio stesso; lottò contro tutte le tirannie, per salvaguardare ogni legittima libertà, specialmente quella di fare il proprio dovere e di far regnare la pace. Conviene ricordare qui ciò che diceva il Padre Lacordaire nella 35.a conferenza: "La società -cattolica aperse al mondo due fonti inesauribili d'obbedienza e di venerazione. L'una è pubblica: l'autorità della sua gerarchia, che dura da milleottocento anni... e, .con la sola persuasione, sa farsi obbedire e venerare in modo che, in nessun tempo e luogo,' nessuna autorità umana fu così obbedita e venerata. L'altra, che è segreta, è la confessione ", che s'impone a tutti, ai forti e ai deboli.

La Chiesa lavora continuamente per far regnare nella società la giustizia e la carità. Se contro il comunismo difende il diritto di proprietà individuale, contro gli abusi del capitalismo cerca di migliorare il più possibile la condizione degli operai e delle loro famiglie. (Cfr. le Encicliche " Rerum novarum " del 1891 e a Quadragesima anno " del 1931).

La pace di Cristo nel regno di Cristo. - Infine vediamo la santità della Chiesa nella pace che essa cerca di mantenere o di ristabilire tra le nazioni,, proscrivendo ogni guerra ingiusta, e affermando la necessità e l'eccellenza della legge di carità e di fraternità cristiana, al di sopra degli speciali interessi dei diversi popoli. Cosi nel medioevo si ebbe un'unità cristiana dell'Europa.

Vladimiro Soloviev (La Russia e la Chiesa universale, ed. it., p. 39) dice che " la filosofia rivoluzionaria ha fatto sforzi... per sostituire a quest'unità quella del genere umano, e si sa con che risultati. Militammo universale ispirato da un odio nazionale quale il medioevo non ha mai conosciuto e che trasforma interi popoli in eserciti nemici; antagonismo sociale profondo e irriconciliabile; lotta di classi, che minaccia di mettere tutto a fuoco e a sangue; decadenza progressiva della forza morale negli individui manifestata dal crescente numero di follia, di suicidi e delitti ". Sono i segni d'una società che si separa da Dio, e dimostrano in modo singolarmente urgente la necessità di ritornare a lui, come non cessa di dire il Vicario di Gesù Cristo, ricordando che la pace di Cristo si trova soltanto nell'instaurazione del suo regno di verità, di giustizia, di carità nella vita degl'individui e dei popoli.

In questo doloroso stato di cose si vede come opere profondamente cristiane, con risorse materiali minime, abbiano un immenso rendimento spirituale come l'opera di un Padre Chevrier, amico del Curato d'Ars, nei sobborghi di Lione, mentre opere non cristiane con immense risorse materiali abbiano un risultato morale minimo.

Conclusione: la Chiesa offre sempre al mondo la santità capace di guarirlo dai suoi mali. - La santità della Chiesa ha segni non equivoci. È la santità che Cristo volle per la Chiesa, quella che deriva dai princìpi e dai mezzi di salute che essa offre a tutti, col sacrificio eucaristico e con i sacramenti; principi e mezzi di santificazione trasformano la vita individuale, familiare e sodale di coloro che non si sottraggono al loro influsso.

I mali presenti sono quelli d'una società che vuole separarsi dalla Chiesa e, a loro modo dimostrano come il suo influsso santificatore è necessario più che mai. Solo il ritorno al Vangelo, alla luce della vita, come non cessano di ripetere i Sommi Pontefici, può salvare la società, ricordando come al di sopra dei beni materiali che dividono, perché non possono appartenere simultaneamente e integralmente a tutti e ad ognuno, vi sono i beni spirituali, la verità, la virtù, Dio stesso, che ciascuno possiede quanto più li dona agli altri e che, unendoci profondamente, solo essi possono darci la pace e la gioia, facendo pregustare la beatitudine promessa dal Salvatore ai suoi discepoli.

CAPITOLO III. - LA SANTITÀ DELLA CHIESA E LA TESTIMONIANZA DEI MARTIRI

La santità della Chiesa si manifesta non solo negli effetti generali prodotti nella vita individuale, familiare e sociale, ma anche in fatti eccezionali, che manifestano in modo impressionante l'eroicità delle virtù, e particolarmente nella costanza dei martiri.

La testimonianza dei martiri ha un valore speciale, dato che la loro costanza supera evidentemente k forze naturali dell'uomo e suppone uno straordinario aiuto di Dio. Ora questo è evidente quando si considera il grande numero dei martiri, la loro condizione ed età, il motivo per cui soffersero, la qualità dei loro tormenti fisici e morali, e infine la loro pazienza eroica, unita alle altre virtù.

§ 1. - La testimonianza dei martiri.

1. Il numero dei martiri. - Dal 64, sotto Nerone, fino all'editto di Costantino (313) infuriarono le grandi persecuzioni. Abitualmente se ne contano dieci, che Lattanzio riduce a sei; vi furono pure molte persecuzioni locali. Secondo la tradizione e la storia, innumerevoli furono i martiri, e solo nel 1684 apparve il primo contraddittore in H. Dodwell, secondo il quale gli antichi martiri sarebbero stati pochissimi. Egli fu confutato dal Ruinart (Acta primorum martyrum sincera et selecta, Parigi 1689), e i documenti più recenti trovati nelle catacombe, confermano le antiche testimonianze dei Padri e quelle dei pagani, come riconoscono gli stessi razionalisti. G. Boissier nel libro La fin du paganisme (t. i, p. 393) dice: k Anche supposto che ogni volta e in ciascun luogo particolare siano perite poche vittime, queste riunite devono formare un numero considerevole ". Stando al martirologio romano, solo in Roma vi furono 13.825 martiri. Secondo Tacito (Annal. xv, 4345) nel 64 sotto Nerone fu messa a morte una " grande moltitudine di cristiani ". Éusebio (Stor. eccl. in, 33; v, 1; vi, 1; vii, 11) riferisce che vi fu un gran numero di martiri anche sotto Traiano, Marco Aurelio, Severo, Decio e Diocleziano. La stessa testimonianza troviamo in Lattanzio, Sulpicio Severo, San Cipriano. Nelle catacombe furono trovate iscrizioni latine come questa: Marcella et Cristi martyres CCCCCL (550).

Inoltre, per confessione degli stessi razionalisti, i cristiani che allora non perirono ebbero bisogno d'una grandissima forza d'animo per abbracciare la fede e perseverare.

Infine ci furono numerosi martiri in Persia; secondo Sozomeno (Hist. eccl. n, e 4) sotto il re Sapore ne morirono 190.000, come pure nei paesi maomettani e più recentemente in Giappone, in Cina, nell'Annam, nell'Uganda, nel Messico, in Spagna. Nella Chiesa la testimonianza del sangue non è mai venuta meno.

2. La condizione dei martiri. - Si deve pure considerare la condizione dei martiri che non furono soltanto rozzi plebei, ma anche nobili e dotti, come San Giustino, Sant'Ireneo, San Cipriano; donne, come Santa Perpetua, Santa Cecilia, Sant'Agnese, Santa Blandina; fanciulli, come Tarcisio, Quirico, Eulalia; vecchi come San Policarpo.

3. Il motivo per cui tutti quanti soffersero. - Fu ed è sempre la religione e la fede in Cristo Figlio di Dio. Ogni altro motivo è escluso. Non fu l'amore del mondo, delle sue gioie, ricchezze e onori, poiché essi disprezzarono tutto quanto per essere fedeli alla religione cristiana, in cui il paganesimo voleva vedere la causa di tutte le calamità. I cristiani non cospiravano affatto contro l'impero; obbedivano alle leggi giuste, servivano valorosamente nell'esercito, come gli altri; ma erano cristiani e rifiutavano d'offrire sacrifici agli dèi del paganesimo.

4. L'oggetto della loro testimonianza. - È la verità della fede cristiana e dei segni divini che la confermano. I martiri, come dice il loro nome, sono testimoni che preferiscono subire il supplizio della morte piuttosto che rinnegare la fede (1). Lo si vede dalle parole che dicono davanti ai loro giudici e ai carnefici, parole -che davvero realizzano la predizione di Gesù: "Guardatevi dagli uomini, poiché vi tradurranno in tribunale e nelle loro sinagoghe vi flagelleranno; e sarete per cagion mia condotti davanti a governatori e " per render testimonianza a loro e ai Gentili " (Mt., 10, 17). " Vi cacceranno dalle sinagoghe, anzi verrà il momento che chiunque vi uccide penserà di rendere culto a Dio (2). E tutto ciò faranno perché non hanno conosciuto né il Padre né me " (Gv., 16, 2). Gesù aveva anche detto: "Ecco io vi mando profeti, sapienti e maestri; di essi alcuni ucciderete e crocifiggerete e altri flagellerete nelle vostre sinagoghe e perseguiterete di città in città " (Mt, 23, 34).

5. I tormenti. - I Persecutori ricorsero a ogni specie di tormenti fisici e morali, come dice anche Tacito (Annal. xv, 44): la croce, il ferro, il fuoco, le bestie feroci; tormenti che furono sopportati anche da bambini, da infermi, non solo per pochi minuti, ma per lunghe ore e giorni, perché il supplizio veniva prolungato per vincere i cristiani col dolore e indurii a rinnegare la fede.

Non minori erano i tormenti morali. Venivano privati delle loro cariche e dignità e dei loro beni, con tutta la famiglia ridotta alla miseria; spesso dovettero pure lottare contro gli affetti naturali più profondi; contro le lacrime dei genitori, delle spose, dei figli (cfr. Dom Leclercq, Les Martyrs, 1.1, p. 126... Passione di santa Perpetua). Allora si avverò alla lettera la predizione di Gesù: " Io sono venuto a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre... cosi che i nemici dell'uomo saranno i suoi di casa. Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me... Chi fa risparmio della sua vita, la perderà; chi invece ne fa getto per cagion mia, la ritroverà " (Mt., 10, 35). Molti, come Sant'Ermenegildo, furono traditi dai loro genitori; il Salvatore aveva detto : n II fratello consegnerà il fratello perché sia messo a morte e il padre il figlio e i figli insorgeranno contro i loro genitori e li faranno morire...; ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvo " (Mt., 10, 21). Infine le vergini cristiane conobbero un altro tormento morale: furono spesso trascinate in luoghi infamati che esse detestavano più della morte.

(1) Cfr. San Tommaso, II-II, q. 134, a. 1 e a : il martirio è un atto della virtù della fortezza, ispirato dall'amor di Dio, per attestare la verità della fede e dei segni che la confermano.

(2) Queste parole, come dice San Tommaso (In Matth., X, 17) riguardano le persecuzioni da parte dei giudei che, nella loro cecità, non intendono rettamente il culto del vero Dio; non quelle dei pagani, preoccupati di difendere il culto degli dèi.

6. La loro pazienza eroica unita alle altre loro virtù. - La fortezza eroica dei martiri brilla tanto più se si considera che l'atto principale della fortezza non è aggredire, in cui bisogna moderare l'audacia, ma stare fermi nei pericoli, il che richiede reprimere la paura (S. ivi. imi, q. 123, a. 6). Cosi il giusto mezzo della fortezza è il culmine in mezzo e sopra i due vizi contrari, della viltà e della temerità {ivi, q. 125-127).

Inoltre la virtù della fortezza dev'essere connessa con le altre virtù morali sotto la direzione della vera prudenza; cosi essa rafforza l'uomo nel perseguire il vero bene e non nell'ostinazione dell'orgoglio. Infine, per essere veramente eroica, la fortezza deve compiere atti difficili, che superano la forza comune degli uomini e deve compierli con prontezza, con una certa gioia, quella del sacrificio, quando se ne presenta l'occasione, anche spesso se occorre, e con costanza (3). Cosi i martiri sopportano atroci tormenti pregando Dio di sostenerli. Prima del supplizio provarono, come aveva voluto provare Cristo stesso, il timore naturale della morte, ma pregarono per reprimerlo. Non andavano al supplizio spinti dall'audacia, ma con calma; invece alcuni presuntuosi, che avevano temerariamente denunciato se stessi, all'ultimo momento tremarono e rinnegarono la fede (4).

Inoltre la fortezza dei martiri è connessa con le altre virtù, unita cioè alla carità, alla fede, alla speranza, alla religione, alla prudenza, alla giustizia, alla castità, all'umiltà, e anche alla dolcezza, come si vede dalle loro risposte e quando pregano per i loro carnefici (5), sull'esempio del Salvatore e di Santo Stefano protomartire.

Infine vanno al supplizio con la gioia del sacrificio compiuto per amore; la loro costanza dura spesso più giorni. Il racconto della loro morte ricorda ciò che è detto negli Atti degli apostoli (5, 41): " Gli apostoli uscirono dal sinedrio pieni di gioia per essere stati giudicati degni di soffrire obbrobri per il nome di Gesù ".

Questo si vede specialmente nel martirio di Sant'Ignazio d'Antiochia, di San Policarpo (6), San Cipriano, San Felice, Sant'Ireneo, San Vittore, San Vincenzo (7), Santa Perpetua, Santa Felicita (8), Santa Blandina e tanti altri. Santa Perpetua, lanciata più volte in aria da una vacca inferocita, fu rapita in estasi e non senti nulla (9).

Non mancarono certamente cristiani che, vinti' dal dolore, rinnegarono la fede; ma questo non fa die illuminare maggiormente la costanza dei moltissimi che furono fedeli. Infine occorre notare die i martiri potevano sottrarsi ai tormenti con molta facilità, bastando una sola parola d'abiura alla quale tentavano indurii con ogni specie di promesse. Agli onori promessi essi preferirono l'ignominia, alle voluttà il supplizio, alle ricchezze ia povertà e lo spogliamento, a tutti i beni terreni la morte crudele.

(3) Benedetto XIV, De canonizatione Sanctorum, 1. Ili, e 21.
(4) Cfr. Dom Leclercq,, Les martyrs, t. I, p. 68 ss.
(5) P. Allard, JDix legons sur le martyre, p. 330.
(6) Dom Leclercq,, ivi, t. I, p. 50, 67 ss.
(7) Ruinart, Atta martyrum (ed. di Verona, 1731), pp. 310, 357, a6o, 335, 327.
(8) Ivi, p. 327.
(9) Dom Lecleecq,, O. e., t. I, pp. 137 ss., 95.

§ 2. - La testimonianza dei martiri prova la santità della Chiesa.

Tutto considerato, questa eroica fortezza non è un miracolo d'ordine morale e non suppone un aiuto straordinario di Dio, che viene così a confermare la fede cristiana con un nuovo segno?

È molto difficile negarlo.

Tale fortezza, connessa con le altre virtù, in realtà è il principio degli atti eroici ripetuti spesso, compiuti da una innumerevole moltitudine di uomini, di donne, di fanciulli, con gioia e costanza, in mezzo a grandi tormenti fisici e morali, senza nessuna speranza di retribuzione temporale e nonostante le promesse più seducenti.

Ora gli atti eroici delle principali virtù, cosi connesse, non possono essere compiuti in siffatto modo, spesso e con gioia, da persone cosi diverse, in circostanze tanto dolorose, senza un aiuto straordinario di Dio.

In realtà non si può spiegare il fatto con cause naturali, come il fanatismo o il desiderio della gloria umana.

1. La fortezza eroica dimostrata non è spiegabile col fanatismo. - II fanatismo è l'illusione di chi si crede ispirato e che ha uno zelo eccessivo per una religione, un'opinione o un partito. Esso genera una cieca ostinazione, che rifugge dalla discussione, esclude la saggezza, la prudenza, la modestia e la dolcezza. Ora i martiri non fuggivano la discussione, ma rendevano volentieri ragione della loro fede; molti erano dotti, come San Giustino, Sant'Ireneo, San Cipriano, e scrissero apologie del cristianesimo. Le loro risposte erano piene di sapienza e di prudenza, e avveravano la predizione di Gesù : a Quando vi avranno tradotti davanti a loro, non vi date pensiero del come parlerete o di quel che direte; poiché in quel momento vi sarà dato quel che dovrete dire, non essendo voi quelli che parlate, ma lo Spirito del Padre vostro che parla in voi " (Mt., 10, 19-20). La vergine alessandrina Potamiena rispose al giudice che ordinava di spogliarla e di gettarla in una vasca piena di pece bollente: 0 Ti prego di lasciarmi le mie vesti, e ordina di immergermi a poco a poco in questa vasca bollente, per vedere che pazienza mi ha dato Cristo, che tu ignori" (10).

I martiri cristiani non dimostrarono l'entusiasmo insensato, lo zelo truce, ma la calma e la modestia; basti ricordare la morte di Santa Perpetua di Cartagine, quella di Santa Lucia di Siracusa, di Sant'Agnese, di Santa Cecilia.

Il fanatismo non produce la dolcezza. - Infine il fanatismo produce l'indignazione, la collera, mentre nei martiri cristiani si nota la mansuetudine e in loro si attua l'ammirabile unione della fortezza eroica e della più grande dolcezza. Solo Dio può unire questi estremi. L'ingiustizia provoca naturalmente la collera, e la massima ingiustizia, quella di infliggere un crudele supplizio all'innocente, eccita naturalmente l'irritazione e l'odio contro il persecutore. Ora i martiri cristiani, lungi dall'odiare i loro carnefici pregavano per essi. Il protomartire Santo Stefano esdama: " Signore, non imputare loro questo peccato" (At. 7, 59), come il Salvatore che aveva detto: "Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno " (Le. 23, 34).

(10) Roinart, Op. e ed. cil., p. 103.

La stessa dolcezza troviamo nella maggior parte dei martiri, come in quelli di Lione, in San Cipriano, San Massimo, il Centurione Marcello, ecc. (11). Essi praticarono fino all'estremo quello che Gesù aveva richiesto: "Pregate per quelli che vi perseguitano e vi calunniano ", e avrebbero potuto dire come San Paolo : " Maledetti, noi benediciamo; perseguitati, sopportiamo; ingiuriati, supplichiamo; sino ad ora siamo trattati come la spazzatura del mondo, come la lordura di tutti " (I Cor. 4, 12-13).
Il fanatismo non è perseverante. - Del resto l'impulso del fanatismo non avrebbe potuto durare tre secoli ininterrottamente. Alcuni fanatici disprezzano i tormenti, ma raramente, per poco tempo e quando il supplizio si prolunghi la fermezza del fanatico deriva dalla collera, dall'odio che si rivela nei suoi lineamenti: di qui si vede che è privo della virtù della fortezza, ed è solo ostinato. Nel fanatismo manca evidentemente la connessione delle virtù.

2. La fortezza dei martiri non proviene né dalla vanità, né dal l'orgoglio. -Non si può neppure dire che i martiri cristiani abbiano sofferto per amore della gloria umana, perché furono umili quanto magnanimi; tanto umili che, dopo aver sofferto tormenti per la fede, non permettevano ai fede li di dare loro il nome di martiri. Del resto molti furono uccisi lontano da ogni sguardo. Infine come Cristo morente tra due ladroni, erano considerati come infami malfattori. La loro grande umiltà era congiunta alla magnanimità ben evidente nelle risposte, che essi davano con la più grande certezza in nome di Dio, autore della rivelazione.

L'unione di virtù così differenti e praticate in un grado così alto manifesta uno speciale soccorso dell'Altissimo, senza il quale all'orgoglio avrebbe potuto seguire la pusillanimità. Nei martiri vediamo che si verifica in modo | profondo quello che San Tommaso dice dell'unione di queste due virtù: "La magnanimità fa sì che l'uomo si porti verso grandi cose, considerando i doni che ha ricevuto da Dio; l'umiltà lo porta a fare poco caso di se stesso, considerando i propri difetti " (II-II, q. 129, 3, ad. 4). In realtà i martiri si basavano non sulle proprie forze, ma sull'aiuto di Dio, che non cessavano di chiedere.

3. Il martìrio manifesta un aiuto straordinario di Dio. - Infine nella costanza dei martiri assieme alle altre virtù più diverse, vediamo il segno della santità, effetto proprio di Dio nell'anima, poiché la santità è assenza di ogni macchia morale e unione molto salda con l'autore della salvezza. L'ordine degli agenti deve corrispondere all'ordine dei fini. La santit&a