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IL PUNTO DI VISTA STORICO: LA VOCAZIONE
SOPRANNATURALE DELL'UMANITÀ'
tratto
dall'Enciclopedia di Apologetica
- quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE
Nos raisons de croire - Réponses aux
objection §
1. - La rivelazione salvaguarda la vera autonomia
umana. Si
può parlare di doveri dell'uomo di
fronte al soprannaturale? Non è questa
un'obiezione preliminare e non occorre risolverla
in quanto potrebbe compromettere i diritti
d'una legittima autonomia umana? Oggi la ragione
naturale è affascinata dall'autonomia
e non serve affatto negare o criticare questa
tendenza, perché il fatto s'impone
all'apologista che deve adattarvisi. Alcune
forme di autonomia pretendono escludere il
soprannaturale. -
È certo che alcuni spiriti esigono
un'indipendenza che rende il soprannaturale
irrecettibile e inammissibile per sempre,
poiché pretendono che la ragione basti
,i se stessa, senza bisogno di cercare una
regola di verità che la superi, e vogliono
che la natura si limiti strettamente alle
proprie risorse, senza mirare, nemmeno a modo
di ipotesi, a un dono gratuito di Dio che
l'arricchisca e la completi. In questo caso,
è inutile continuare lo studio del
nostro problema. In primo luogo, occorre mutare
questa falsa posizione metafisica. L'autonomia
legittima e necessaria. -
C'è anche un modo legittimo di rivendicare
l'autonomia, che si identifica con la stima
dei valori umani e la preoccupazione di rimanere
pienamente uomini, di perfezionare la propria
umanità e di non menomare la propria
natura col pretesto del progresso soprannaturale.
Qui siamo davanti a una difficoltà
molto delicata, e bisogna ammettere che talvolta
la dottrina e la morale cristiana vengono
presentate in modo da offrire il fianco a
ogni specie di obiezioni e da rafforzare le
ripugnanze. Però, in fondo alla discussione,
troviamo soltanto un equivoco. Se si vuoi
dire che, per divenire cristiani e soprannaturali,
occorre rinunciare a essere uomini in senso
pieno, diamo davvero ragione ai nostri avversari
e scoraggiamo quelli che avrebbero voglia
di entrare. Ma anche qui, niente di più
falso, perché, sul piano soprannaturale,
non c'è e non ci può essere
rinuncia che si manifesti attraverso una reale
diminuizione della nostra umanità.
Per quanti esempi si citino, si baseranno
sempre sopra una concezione inesatta dei veri
valori soprannaturali, o sopra una falsa nozione
della perfezione soprannaturale. Una
falsa concezione della rinuncia.
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Si dice che un professore padre di famiglia
il quale, per spirito cristiano, accetti di
sacrificare il suo progresso intellettuale
personale all'educazione dei suoi bambini,
è menomato nel suo valore naturale,
ma lo ritrova sul piano del Corpo mistico.
Ma prendendo ìe cose in modo esatto,
quest'enunciazione non ha nemmeno senso. Com'è
possibile che ciò che naturalmente
è meno che nulla, che è una
diminuzione di valore, possa divenire qualcosa
soprannaturalmente? Come si concepisce il
rapporto tra naturale e soprannaturale? Un
uomo in queste condizioni riguadagna nel carattere,
nella produttività sociale, ciò
che sembra perdere in valore speculativo,
poiché la speculazione nell'uomo non
è tutto e nemmeno la cosa principale. Non
c'è da scandalizzarsi se un uomo, per
divenire cristiano, rifiuta di sacrificare
qualcosa della sua vera umanità; occorre
soltanto far vedere alle anime attuali che
il loro timore di una diminuzione naturale
è vano, che la loro autonomia non è
affatto in pericolo, e che senza comprometterla
affatto possono divenire cristiane. Dio
non vuole distruggere la natura, ma perfezionarla.
-
Guardando le cose da vicino, ammetteremo che
quando Dio chiama l'uomo al soprannaturale,
quando glielo propone o impone, non agisce
arbitrariamente, quasi introducesse nella
natura un principio parassitario, con sviluppo
estrinseco e anormale. Quando Dio decreta
positivamente! in favore dell'umanità
un'economia soprannaturale, non fa che promettere
e proporre il massimo arricchimento all'intelligenza
e all'amore umano, conformemente alla struttura
più autentica . e più profonda
dell'uomo. Questa
nuova realtà, specificamente divina,
viene certamente dall'alto, ed è gratuita
e trascendente, ma con la natura, presa con
le sue capacità e tendenze, è
in tale accordo e convenienza, che la natura
non può non trovarcisi pienamente,
nell'armonia, nell'unità e nella perfezione. §
2. – In natura umana non può e non
deve disinteressarsi del problema della rivelazione. Bisogna
dire che la ragione e la natura che accolgono
la verità rivelata e il soprannaturale
non si estraniano da se stesse, non abdicano
al loro profondo istinto, non rinunciano alla
loro legittima autonomia; non devono necessariamente
uscire fuori di sé, anche se la realtà
che ricevono viene dall'alto e procede da
Dio per grazia; perché la ricevono
e la incorporano in sé, e questo in
modo conforme e proporzionato al loro desiderio
più autentico. Ci
viene chiesto un omaggio razionale.
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Ecco perché Dio può imporre
alla ragione umana il dovere di esaminare
la rivelazione che le propone; perché
può imporre alla natura umana il dovere
di acconsentire alla soprannaturalizzazione,
di rispondere alla sua vocazione specificamente
divina, senza abusare del suo potere, senza
imporre nulla di assurdo e di contraddittorio.
Nulla anzi è più ragionevole
e misericordioso. Quest'obiezione avrebbe
tutto il suo valore se Dio obbligasse l'uomo
ad una diminuizione di verità e amore
per divenire cristiano, e potremmo chiedergli
perché ci mutili, dirgli che non sappiamo
che farcene dei suoi doni arbitrari, e quindi,
che ci lasci chiusi nel nostro ideale di uomini. Però,
non possiamo rivolgere a Dio questo rimprovero,
perché il fondo della spiritualità
umana rende precisamente deificabile la natura
dell'uomo, e questa
deificazione rappresenta il bene sommo del
valore umano e della beatitudine. Se vogliamo,
possiamo rinunciare a comprendere tale amore,
ma dobbiamo credervi e soprattutto evitare
di farcene, con somma ingiuria, uno scandalo.
La verità rivelata si presenta in termini
intelligibili; nel mistero propriamente detto
resta incomprensibile e indimostrabile la
nuova relazione tra i termini (1),
ma di fronte all'iniziativa divina, l'uomo
non ha il diritto di volgersi altrove e di
chiudere gli occhi, perché Dio non
ha parlato senza dare le prove razionali della
sua presenza e della sua testimonianza. Davanti
alla grazia divina che lo invita all'intimità
trinitaria, l'uomo non ha il diritto di fare
lo schizzinoso e di continuare la sua strada
senza fermarsi a guardare, dal momento che
il divino beneficio che gli viene proposto
e anche imposto gli si esprime in valori psicologici,
umani, ed egli rimane perfettamente capace
d'intendere. Chiudere l'orecchio non è
una soluzione ragionevole e significa fare
a Dio una ingiuria immeritata. Quindi, l'uomo
ha prima di tutto lo stretto dovere, fondato
sulla ragione e non sopra un semplice comandamento
arbitrario, di esaminare la verità
rivelata e valutarne le prove, e quindi, di
accogliere il soprannaturale come una grazia
e un beneficio inestimabile. L'uomo
ha il dovere di esaminare i titoli della rivelazione.
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Si tratta di mi vero e proprio dovere e di
esso dobbiamo occuparci. Anche solo dal pulito
di vista strettamente naturale, l'uomo ha
il diritto di trascurare l'occasione che gli
viene offerta di accrescere il proprio valore
spirituale e di acquistare una realtà
umana più grande? Bastano la ragione
e la semplice considerazione della natura
umana, che per essenza è aperta a un
progresso indefinito, a risolvere il problema
e obbligare a dire che l'uomo deve accogliere
il soprannaturale, che rappresenta il progresso
definitivo della natura e l'ultimo perfezionamento
dell'uomo spirituale. Se
l'uomo ha un dovere che riassume tutti gli
altri, è quello di credere, di accrescere
la propria conoscenza di elevare e affinare
il proprio amore. Ed ecco Dio offrire all'intelligenza
umana la visione della realtà perfetta
e dell'essenza divina e alla volontà
dell'uomo il contatto immediato con il suo
amore nell'intimità trinitaria; e anche
se Dio non imponesse il soprannaturale, l'uomo
avrebbe verso se stesso il dovere di accoglierlo
e arricchirne il proprio essere. Perciò
non ci deve stupire se Dio, Signore e autore
di ogni essenza e fonte d'ogni bene, conforme
all'ordine e alla natura delle cose, obbliga
la pigrizia e la mediocrità umana allo
sforzo per elevarsi, poiché l'uomo,
lasciato a se stesso, si rassegnerebbe forse
a rimanere confinato nel ristretto ambito
della ragione e delle sue risorse naturali. Nulla
è più razionalmente fondato
del dovere umano di esaminare il dato rivelato
e di accogliere il soprannaturale, qualora
a Dio piaccia comunicarsi alla sua creatura. (1)
È inteso che questi termini concernenti
la divina realtà hanno solo valore
analogico, ma il fondo resta misterioso. Tanto
più il rapporto specificamente soprannaturale
e propriamente rivelato sarà in se
stesso inaccessibile a una " comprensione
" razionale.
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