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psicologia e metodologia della conversione

tratto dall'Enciclopedia di Apologetica - quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE Nos raisons de croire - Réponses aux objection

 

Grazie Signore Gesù, perché vuoi guarire coloro che non ti riconoscono nella mente umana e nei suoi processi, nei quali tu risplendi in modo sommo. Grazie Signore Gesù, perchè vuoi guarire coloro che credono nei falsi profeti atei, positivisti, scientisti. Grazie Signore Gesù, perchè vuoi guarire coloro che pur immersi nello studio e dunque chiamati a dover manifestare la tua sapienza si sono lasciati piegare dalla malattia dello scientismo, specie in psicologia e psichiatria e hanno dubitato di te o ti hanno abbandonato o non sono giunti a conoscerti. Grazie Signore Gesù, perchè vuoi donarci luce per aiutare costoro a guarire profondamente.

 

INTRODUZIONE

Legittimità d'uno stadio psicologico sulla conversione. – " Camminava Gesù lungo il mare di Galilea, quando vide due fratelli: Simone, detto Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare, essendo pescatori. E disse loro: "Seguitemi, ed io vi farò pescatori di uomini". Ed essi, abbandonate subito le reti, lo seguirono. Inoltrandosi di là un poco vide altri due fratelli: Giacomo di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che, nella barca, insieme col padre Zebedeo, raccomodavano le reti, e li chiamò. Ed essi abbandonando immediatamente la barca e il padre, lo seguirono ".

In questo passo del quarto capitolo di San Matteo c'è l'essenziale d'ogni conversione e d'ogni vocazione: Gesù chiama e si va a lui. In altri termini, non c'è conversione senza la grazia; la grazia previene sempre; basta risponderle con un minimo di consenso, perché agisca di più; allora le si corrisponde con più generosità, e cosi di seguito, fino ad esserne trasportati, a meno che non si sia stati trasportati fin dai primi istanti. Cosi asserisce la fede, ma è anche una verità d'esperienza, e chi è almeno un po' abituato a una vita diventata più ricca di quella ordinaria, lo può testimoniare. In questo modo Dio è 1 attore principale della conversione.

Egli però agisce attraverso le cause seconde. La grazia penetrando in noi segue i sentieri già tracciati e per questo, accettando l'opinione dei teologi, si ha il diritto di tracciare una psicologia della conversione, che è stata scritta solo parzialmente. Abbiamo molte testimonianze di convertiti, che però sono lungi dal rappresentare tutti i casi possibili. Opere d'insieme, come La psychologie de la conversari di Mainage, fondate sulla loro esperienza, pur essendo rigorosamente oggettive, il più delle volte hanno un sottinteso pensiero apologetico, e provano che la conversione, non essendo conforme al gioco normale delle leggi psicologiche, può venire soltanto da un intervento superiore Pur essendo impossibile fare a meno di sottintesi, si può trattare la questione altri menti, cioè_ descrivendo gl'interventi con cui i cristiani condurranno i non cristiani a Cristo: intenzione più pratica che apologetica; tuttavia se il successo supera lo sforzo, l'azione di Dio non sarà meno luminosa per aver ispirato più i convertitori che i convertiti. Il presente studio sarà condotto con questo spirito.

Diversità degl'itinerari spirituali. - In senso largo, conversione significa mutamento d atteggiamento di fronte alle realtà religiose. Si convertono i taoisti che diventano buddisti, gli animisti che si fanno musulmani. Alcune leggi, che noi enunceremo, si applicano a tutti i casi; tuttavia qui consideriamo direttamente il passaggio alla Chiesa romana di tutti quelli che non ne fanno parte.

Anche così ridotto, il problema della conversione è molteplice e si pone e si risolve in modi diversi, secondo il punto di partenza e il punto d'arrivo del convertito, e tocca questioni che non sono puramente psicologiche.

Punto di partenza: p. es. quello delle anime che non hanno nessuna religione, o hanno una religione tanto grossolana die svanirebbe alla minima predicazione; tra costoro alcuni possono non sentire nessun appetito religioso, altri possono oscuramente soffrire per la loro indigenza spirituale. Tutte queste categorie si trovano negli operai meno coscienti tra noi e in certi abitanti dell'Africa centrale. Altro punto di partenza invece è quello di coloro che hanno una " religione " vigorosa, cui sono solidamente attaccati, come sono tra noi i militanti comunisti, alcuni laicisti e altrove i musulmani e gl'induisti.

Punto d'arrivo: è possibile convertirsi solo parzialmente, con una semplice adesione alla dottrina; con una simpatia estetica per la liturgia; con la pratica dei precetti strettamente religiosi, come la recezione dei sacramenti; con la pratica della carità evangelica fuori d'ogni inserzione positiva nella Chiesa... C'è anche quella che si può chiamare conversione totale graduale: ogni cristiano dev'essere riconvertito, nel senso che deve crescere sia nella comprensione dei dommi, sia nell'approfondire la sua vita interiore, sia nell'ardore e nell'ampiezza dell'apostolato.

Tanto dal punto di partenza quanto da quello d'arrivo il problema è psicologico e insieme sociologico. Il sociale interviene poco, a quanto pare, nelle conversioni completamente individuali dei civilizzati appartenenti ad ambienti da lungo tempo cristianizzati, come nel caso di studiosi e di poeti di cui tutti ricordano il nome. Il sociale interviene molto più largamente e appariscentemente quando si tratta di conversioni in massa, fosse pure d'un solo villaggio. Questi casi sono frequenti nell'Africa nera, ma anche qui è ancora presente la psicologia, però la psicologia della coscienza collettiva. D'altra parte, essendo la conversione un ingresso nella Chiesa, il convertito deve accettare la coscienza collettiva che essa impone ai suoi fedeli. Se si è avvicinato alla Chiesa per motivi o moventi estranei a questa coscienza collettiva, dovrà superare una difficoltà di tal natura per cui non è più possibile porre il suo problema in termini individuali.

Intento e divisione di questo studio. - Intendiamo restare sul terreno della psicologia senza però escludere i necessari accenni ai problemi teologici. Alla psicologia vogliamo aggiungere la metodologia, cioè lo studio dei mezzi con cui, cooperando all'azione della grazia, si possono convertire le anime. Per noi la psicologia in senso stretto sarà quindi solo una prefazione a un'azione di cui dovremo indicare i principali processi, almeno nelle loro grandi linee.

Perciò il nostro studio comprenderà tre parti:

1.o Psicologia individuale e collettiva del fedele;

2.o Psicologia individuale e collettiva dei non fedeli;

3.o Metodologia della conversione.

Ognuna di queste tre parti dovrebbe essere materiata di un gran numero di fatti, ma le lacune sono più numerose dei dati e le cattive osservazioni superano quelle buone. Per completare prima, e poi classificare, quest'ammasso, occorrerebbero più d'una vita umana e più volumi. Qui diamo soltanto indicazioni generali, cui a stento si può dare il modesto nome di schemi.

CAPITOLO I. - PSICOLOGIA INDIVIDUALE E COLLETTIVA DEL FEDELE

§ 1. - La credenza interessa tutto quanto l'uomo.

In qualsiasi uomo, si tratti della vita religiosa o della vita profana, non bisogna considerare come fatti separati i giudizi, i sentimenti, i comportamenti. Tale distinzione, comoda in un manuale, esprime malamente la realtà, dove la maggior parte dei fatti della nostra coscienza (e del nostro subcosciente) sono dei complessi indivisibili, giudizi sotto un certo aspetto, sentimenti sotto un altro, comportamenti sotto un terzo aspetto. Ancorché semplifichiamo molto le cose con questa simmetria ternaria, vogliamo almeno e soprattutto insistere sull'indivisibilità del complesso, che qui chiamiamo giudizio-sentimento-comportamento e che conservando soltanto le iniziali, indicheremo con la sigla: G. S. C.

Un solo esempio: la Redenzione, quando si' considera in noi, è insieme un domma (giudizio), una gratitudine (sentimento) e una corrispondenza alla grazia salvatrice (comportamento). Quando si pretende d'ammettere la Redenzione come s'ammette il teorema di Pitagora, senza ringraziare il Signore e seguirne le orme, c'è solo una credenza incompleta e fors'anche inesatta.

Non bisogna nemmeno dire (come fanno volentieri i Francesi, che sono i più intellettuali tra gli uomini) che tra gli elementi del G. S. C. domina quello intellettuale. Alcuni pensano che per fare un cristiano basti credere con la lesta, quasi che simile credenza abbia la stessa natura della fede che trasporta le montagne. Per altri il pensiero infiamma il cuore e il cuore fa muovere le braccia; ma è una progressione che esiste solo nei sogni dei professori. I propagandisti e i pubblicitari sanno che occorre agire a un tempo su tutte le nostre potenze.

§ 2. - Aspetto individuale e aspetto collettivo della vita religiosa.

Elementi individuali ed elementi collettivi nella coscienza del cristiano. - Ora i G. S. C. (religiosi o profani) si trovano nelle coscienze individuali e nelle coscienze collettive (la coscienza collettiva è quella parte della mia coscienza che è la stessa in tutti gl'individui del gruppo cui appartengo); e anche quando hanno lo stesso oggetto, non sono completamente pari nei due casi. La coscienza individuale ha reazioni descritte nei trattati di psicologia e di logica classica; invece la coscienza collettiva è generale all'interno d'un gruppo, è costringente per tutti quelli che ne sono membri, non teme le smentite dell'esperienza, che sa sempre interpretare in suo favore; e tali stranezze, apparentemente indegne di creature ragionevoli, si giustificano quando si pensa che la coscienza collettiva ha lo scopo di conservare il gruppo, sia nella realtà carnale, sia nell'essenziale del suo spirito; insomma, essa non è metafìsica, ma biologica.

Come in ogni altro gruppo, anche nel cristianesimo si trovano dei G. S. C. di coscienze individuali più o meno diversi dai G. S. C. della coscienza collettiva, che riguardano gli stessi misteri. Un San Paolo, un San Tommaso, un San Giovanni della Croce riguardo a Cristo non hanno le idee, affettive e pratiche, dei cristiani comuni. Però le differenze che le caratterizzano sono come ricamate sul canovaccio comune, o come vette sulla stessa catena di montagne.

La coscienza collettiva d'ogni cristiano è fatta di credenze, di sentimenti, d'azioni che, a prima vista (s'intende d'un non cristiano) presentano ì principali caratteri d'ogni coscienza collettiva. La Chiesa impone dommi, come la comunione dei santi; ordina sentimenti, come l'amor di Dio e del prossimo; esige pratiche, come la confessione annuale e lo spirito di povertà. Vi sono molte cose in contraddizione, più ancora che in una coscienza collettiva profana, con quel senso comune che non teme di proclamarsi identico al buon senso (unità in tre persone, dualità di natura, pane vivo), o con una certa esperienza, a dire il vero assai corta (non preoccuparsi per il domani, offrire la guancia sinistra, morire per rinascere). E tutto è richiesto dalla vita del gruppo che, con le sue sfide al mondo e la mediocrità di molti suoi adepti, ha santamente e vittoriosamente attraversato quasi venti secoli.

Ciò che distingue la coscienza collettiva cristiana dalle coscienze collettive profane. - Quest'analogia, che riguarda solo le strutture, non ha nulla che debba stupire. Se tuttavia esaminiamo i contenuti, notiamo una differenza essenziale dalle altre coscienze collettive, o almeno dalla maggior parte di esse, dato che vi è, come vedremo subito, un piccolo numero di eccezioni.

Le coscienze collettive profane, malgrado la stranezza di certi loro pregiudizi o abitudini, sono sempre favorevoli alla vita materiale del gruppo: la nobiltà ha ammesso che sposare una persona di condizione inferiore sia una mancanza più grave che prendere un'amante, per conservare intatta la purezza del suo sangue: di ciò doveva beneficiare il gruppo nobiltà. Quando si parla di coscienza collettiva di carattere biologico, si sottintende la biologia terrestre.

Invece la coscienza collettiva cristiana è tutta orientata verso fini sopraterreni. La sua biologia è quella dello spirito, in ciò che c'è di più alto, a Che cosa giova all'uomo guadagnare tutto l'universo, se poi perde la sua anima? " Aggiungiamo un particolare, se particolare si può dire un complemento cosi importante. Le coscienze collettive profane spesso restringono gl'individui nel torpore d'un'esistenza uniforme, in modo che le personalità scientifiche o politiche si formano solo reagendo vigorosamente contro il conformismo del loro ambiente; invece il conformismo cristiano è per se stesso la condizione non solo necessaria, ma fattiva dell'elevazione dell'anima fino alla a libertà dei figli di Dio". Perciò tra le due coscienze, cioè la coscienza della Chiesa e quella del secolo, non è possibile nessun accordo.

Ciò che le avvicina. - Ecco ora le eccezioni. Pur rimanendo società spirituale, la Chiesa tende a modellare la società temporale nell'ordine intellettuale, nell'ordine affettivo, nell'ordine dell'azione, in modo da attirarsi gli uomini del secolo; perciò predicherà la sua dottrina, diffonderà l'esempio dei suoi costumi, ispirerà le istituzioni. Quest'ultima opera è capitale, poiché solo istituzioni d'indole cristiana possono assicurare pensieri e affetti che, rimasti senz'appoggio, svanirebbero al primo soffio tentatore, per quanto siano evangelici. La Chiesa nel Medioevo fu l'agente principale che, dalla famiglia romana e barbarica, ha tratto la nostra famiglia monogamica e stabile, in cui gli sposi sono eguali e l'unione coniugale è, per se stessa, un sacramento. Oggi rifa la stessa opera partendo da quelle famiglie comunitarie, patriarcali e poligame che i nostri missionari incontrano in numerose regioni dell'Asia e dell'Africa. Con difficoltà molto maggiore, essa tende a cristianizzare la nostra vita economica e la nostra vita politica, che in questi ultimi tempi si sono evolute tanto rapidamente da superare l'azione dei poteri spirituali, i quali, operando per mezzo dell'educazione, hanno la generazione come unità di tempo. Ma confidando nella promessa di perpetuità che ha ricevuto, la Chiesa tende a fondare la Città di Dio sulla terra.

Conseguenze relative al problema della conversione. . Così la coscienza collettiva del cristiano è d'accordo con alcuni elementi della coscienza civile dei popoli che la Chiesa ha raggiunto,, e conseguentemente il problema della conversione si pone in modi diversi tra i popoli cristianizzati e quelli pagani. Nelle popolazioni cristianizzate (come in molte regioni dell'Italia, e tra gente, quali i contadini e i funzionari, per i quali le preoccupazioni economiche o politiche sono minime di fronte ai problemi quotidiani dell'esistenza familiare) le conversioni potranno essere individuali; invece tra i pagani d'oltremare e negli ambienti operai, che urtano in difficoltà economiche e sociali capaci di stornarli da ogni vita religiosa, per le conversioni individuali bisognerebbe che l’individuo si emancipasse da solo dalla coscienza del suo ambiente, il che esige un vero eroismo. Ci sono certamente degli eroi: l'Indocina ha dato centomila martiri; ma bisogna ammettere, per quanto sembri paradossale, che è più facile convenire interi gruppi.

Ma stiamo attenti al senso che in quest'ultimo caso prende la parola conversione. Non si tratta di convenire " individualmente " la " totalità " della gente del paese, il che, sotto l'influsso d'un profeta, grazie a un contagio proprio alle folle, potrebbe essere il frutto d'un entusiasmo passeggero; si tratta invece di convenire le istituzioni, in modo da offrire ai G. S. C, a tempo opportuno, un terreno dove non s'abbia a temere che si dissecchino. Questo lavoro richiede uno sforzo immenso e lungo respiro, ma senza di esso le retate del pescatore di uomini saranno soltanto illusone.

§ 3. - Forme e gradi della conversione.

a) La conversione comincia da un punto privilegiato. - Individuale o collettiva, intima o istituzionale, la conversione può essere completa e incompleta. Indubbiamente comincerà con essere incompleta. Ciò che le manca dipende dal carattere del "invertito; quindi lo psicologo dovrà anche essere un caratterologo. Taluno potrà riconoscere la verità dei dommi senza nessuna emozione del cuore e senza nessun atto evangelico; tal'altro sarà conquiso da una sentimentalità vaga, che non lo interesserà né alle verità rivelate, né alle pratiche richieste; un terzo amerà il suo prossimo quasi come se stesso, ma verso Dio conserverà un agnosticismo che chiamerà rispetto, e un'aridità di cui si farà vanto, quasi fosse un rifiuto virile d'ogni sentimentalismo. Certamente una volta messo in opera un elemento del G. S. C, gli altri due elementi entreranno anch'essi a poco a poco in azione, in forza della loro unione sempre intima; inoltre i G. S. C. cristiani, cioè i misteri, sono nello stesso tempo luminosi allo spirito, sensibili al cuore e vivificanti per la volontà. Ma in generale l'agganciamento si fa in un punto solo. Il cristianesimo ha tre ingressi principali.

Però ogni ingresso si può biforcare, conducendo una via alla conversione totale, l'altra invece impantanandosi in una caricatura di conversione, e questo appunto occorre notare concretamente nei tre casi.

b) Ingresso per via dell'intelligenza. - Si è rimasti colpiti dalla dottrina e si vuole arricchire la propria conoscenza. Gli uni cercano di vivere le verità religiose e così, ad esempio, l'Incarnazione del Verbo non sarà soltanto un fatto deciso da tutta l'eternità e compiuto millenovecento anni fa nel seno della Vergine Maria: Gesù con la comunione in certo modo s'incarna in me, anzi allora io mi fondo in lui; però in qualunque maniera io interpreti il fatto, è l'unione della natura divina e della natura umana praticata invece di essere contemplata: qui è il vero passaggio, per la via del domma, a tutta quanta la vita cristiana. Qui però si può progredire meno santamente. Certi europei studieranno la storia del domma restando in una biblioteca; altri, non europei, che non hanno ricevuto con la nostra lingua la logica greco-latina, lavoreranno ad assimilarsi le nozioni fondamentali che la teologia ha aggiunto alla rivelazione: nozioni d'essenza e d'esistenza, di materia e di forma. In genere sono vicoli ciechi.
Ingresso per via della sensibilità. - Ci si sforzerà di trasformare in atti i sentimenti evangelici, la gioia d'essere poveri, di fare penitenza, di perdonare, di dimenticarsi, di convenirsi... È la via dell'arricchimento. Altri però snatureranno quest'insegnamento facendone un ascetismo musone o una pietà sfasata; oppure, anziché combattere i loro istinti, ne volgeranno l'ardore verso i nemici della Chiesa, sia per la polemica, sia per nuove guerre di religione.
c) Ingresso per via della volontà. -Si praticherà? Però ci sono due metodi: o praticare i precetti e i consigli evangelici in tutte le incidenze della vita familiare, professionale e civica, il che sarà il risultato di lunghi esercizi su una via per lo più fiancheggiata dalla preghiera e dai sacramenti; o praticare nel senso peggiorativo della parola, cioè andare spesso in chiesa, ma non riportarne nessuna chiarezza né alcun vigore per emendarsi: qui la pratica è sfigurata o è ridotta a vernice.

Così la preconversione richiederà postconversioni.

La conversione al cattolicesimo comporta un'esigenza speciale. - Nella forma che abbiamo schizzato, gli uni e gli altri avranno tuttavia lo stesso andamento, sia che si tratti del cattolicesimo, sia dell'ortodossia o del protestantesimo. In più il cattolicesimo esige l'ingresso nella Chiesa che è sua. Ora anche in questo stato si possono assumere vari atteggiamenti.

Il vero cattolico sa che la Chiesa, e un corpo, con Cristo per capo e di cui ciascuno di noi è un membro, un organo o una cellula, spedalizzato in questo o in quel ministero, da cui nessuno si può dispensare, membro o cellula che dal capo riceve la vita divina nella misura conveniente. Quindi la disciplina non consiste nel seguire ciecamente, pigramente e in modo incompleto gli ordini, ma nel permearsi sufficientemente delle intenzioni dei vicari di Gesù Cristo, per prendere iniziative che consistono semplicemente nel precedere gli ordini, perché si saranno meglio capiti. È questa la tesi dell'Azione Cattolica, com'è definita dagli ultimi papi.

Ma altri cattolici, meno consapevoli della vera natura della Chiesa, l'immaginano fatta sul calco delle società politiche che essi conoscono. Alcuni io essa vedono una monarchia assoluta, il che pare loro tanto più naturale, in quanto, essendo la verità rivelata, il potere può venire solo dall'alto; essi hanno quindi per la gerarchia un rispetto completamente passivo, attendendone le istruzioni per pensare, sentire, agire. Altri, convinti che la democrazia sarà il regime dell'avvenire, credono di fare un torto alla Chiesa quando non la rappresentano come una società democratica, credendo quindi giusto che una parrocchia o una diocesi sia amministrata non solo nella cassa, ma anche nell'insegnamento e nelle pie manifestazioni dei delegati dell'assemblea generale dei fedeli. A tali differenze s'aggiungono ineguaglianze. Si è convenuti quando ci si conforma ai precetti; Io si è di più quando si comincia a seguire i consigli, iniziando cosi un'ascensione illimitata: la psicologia della conversione è solo una prefazione alla psicologia della santità.

Cosi lo stesso cattolicesimo presenta molte varietà; fuori di esso le varietà sono ancora più numerose.

CAPITOLO II.

PSICOLOGIA INDIVIDUALE E COLLETTIVA DEL NON FEDELE

Diciamo subito che, all'uso comune, per non fedele intendiamo non solo gl'infedeli in senso stretto, ma gli eretici, gli scismatici, i dissidenti e anche i battezzati che si rivolgono alla Chiesa solo più per le cerimonie del matrimonio o dei funerali, in cui non vedono che riti mondani o civici, come quello di dare un ballo per i diciott'anni della figlia, o di appendere una bandiera al balcone il giorno della festa nazionale.

Di questi non fedeli riterremo soltanto alcuni tipi caratteristici, difficilmente collocabili in un ordine naturale. Cominceremo da quelli più vicini a noi, cioè dai nostri fratelli separati: ortodossi, anglicani, protestanti; poi andremo a cercare in Africa e in Asia Animisti, Musulmani, Induisti, Cinesi; infine ritornando in Europa vedremo il comunismo russo, che ha tutti i caratteri d'una religione. Cammin facendo caratterizzeremo i G.S.C, d'ogni tipo, come pure il loro atteggiamento di fronte alla Chiesa e cercheremo ciò che li allontana e ciò che li avvicina al cattolicesimo.

§1.-I cristiani separati.

Gli ortodossi. - Gli ortodossi, come i Russi, si danno questo nome, mentre i cattolici li chiamano dissidenti. Se poco differiscono le credenze, le mentalità sono ben diverse, per non dire quasi opposte: la Chiesa orientale è più platonica, si disinteressa dei problemi del mondo per rifugiarsi nel misticismo contemplativo e nell'ascetismo solitario. (Cfr. la significativa leggenda di San Nicola e San Cassiano in Soloviev, La Russia e la Chiesa universale, ed. it, pp. 49-54). Inoltre quella Chiesa non ha più la stessa struttura della nostra; il cattolicesimo è monocefalo, l'ortodossia è policefala e conciliare; e abbiamo qui una delle differenze fondamentali tra l'Occidente e l'Oriente. Infine, come tutte le Chiese ortodosse, quella russa prima del bolscevismo era nazionale, ostacolo che però sembra stia per cadere. (Cfr. Congar, Chrétiens désunis, pp. 252-261; genesi e caratteri fondamentali della mentalità ortodossa).

La Chiesa anglicana. - La Chiesa d'Inghilterra sta in mezzo tra l'ortodossia e il protestantesimo, e secondo alcuni converrebbe considerarla come un semplice scisma. Semplice scisma forse la High Church, cui per essere cattolica spesso manca solo l'unione con Roma. Anche nell'insieme della Church of England le consecrazioni sarebbero valide se si potesse provare che Barlow consecrò Parker, e la principale causa della separazione di questa Chiesa sarebbe quella che separa l'Inghilterra dal resto del mondo, cioè la sua insularità. Tuttavia le origini dell'anglicanesimo sono oscure e presentano molti caratteri delle Chiese protestanti.

I protestanti. - II protestantesimo è diverso, e si allontana dal cattolicesimo, più ancora dell'ortodossia e dell'anglicanesimo, non per il temperamento, ma per importanti punti della sua dottrina, della sua pratica e anche della sua costituzione interna. La fede, la pietà, le mutue relazioni dei fedeli tra di loro, con il loro pastore e con Cristo, sono definiti da norme più o meno differenti. Inoltre, essendo i protestanti sorti da una Riforma, capita loro di credersi più cristiani di quelli che sono rimasti attaccati a Roma e, per alcuni altri di loro, le guerre di religione hanno lasciato tristissimi ricordi che creano una psicologia di forti risentimenti. Però sono cristiani.

§ 2. - I non cristiani.

Gli animisti. - Gli animisti, e qui pensiamo soprattutto ai negri dell'Africa, hanno lineamenti comuni, nonostante certe varietà. Senz'usare la parola " prelogico ", non c'è bisogno di conversare a lungo con i loro evoluti, per costatare che la loro logica è molto rudimentale. Il loro credo è un ammasso poco coerente, con un Dio supremo, ma assai lontano, con geni in tutte le fonti e in tutti i venticelli, e specialmente con le anime degli antenati che sopravvivono, quando sono nutrite con sacrifici e che, secondo che le nostre offerte sono generose o avare, ci sono favorevoli od ostili. S'aggiunga la fiducia in certi feticci, e si avranno credenze abbastanza grossolane perché, con l'aiuto d'un po' di riflessione, siano lasciate senza rimpianto, in favore di dottrine più ricche e più sistematiche.

Infine il carattere comunitario delle popolazioni dell'India non renderà le conversioni per famiglie o per villaggi più difficili delle conversioni individuali, come s'è detto per gli Arabi e come si dirà dei Cinesi.

La Cina. - Come gl'Induisti, cosi i Cinesi, sotto nn nome generico, sono una molteplicità di popoli aventi più religioni, senza parlare delle superstizioni popolari, che sono ancor più varie.

In generale i Cinesi ammettono due principi, che si dividono tutto l'universo: lo yin, principio dell'inverno, dei bisogni domestici, dell'attività della donna; e lo yang, principio dell'estate, dei lavori campestri, dell'attività maschile; essi si alternano, regolati da un ordine superiore, chiamato il tao: di qui il nome di taoismo dato a una simile filosofia. È una concezione che presenta il mondo, quello fisico almeno, come un equilibrio da cui non ci si scosta un istante che per ritornarci ben presto. Non c'è progresso, e quello che si presenta sotto questo nome, come la scienza, è odioso. Il tempo non passa veramente, in modo che fatti futuri alle volte sono causa di fatti passati. Il taoismo popolare, in alcuni letterati s'è evoluto nel taoismo di Lao Tse, poi di Ch'uang Tse, mistici che, elaborando la concezione corrente del tao, proposero agli uomini di fondersi in lui disprezzando ogni cosa. Questa dottrina non è senz'analogia con il buddismo, che spesso vi si sovrappose.

Ma più diffuso in Cina è il Confucianesimo che, a dire il vero, non è una religione, ma una morale. Confucio rifiuta di rispondere ai discepoli che lo interrogano sulla natura del cielo o sul genere d'esistenza dell'anima dopo morte. Generalizzando la teoria del tao, egli proclama semplicemente che l'armonia della natura deve tradursi in un'armonia sociale: l'uomo, già molto legato ai parenti anche lontani, dovrà legarsi a tutti gli organi dello stato e, per aiutarsi in quest'abnegazione, compirà numerose cerimonie, che sono qualcosa di più che un codice di convenienze; diciamo: un rituale sociale, ma che, dobbiamo riconoscerlo, non s'innalza mai a pensare a un aldilà. Si potè dire che i Cinesi sono assolutamente privi del senso del soprannaturale, nonostante il loro altruismo.

Il taoismo conviene certamente a un popolo d'agricoltori, che dipende strettamente dal ritmo delle stagioni, e a un popolo fatto di grandi comunità familiari, che soffocano le iniziative individuali. Pacifici e rozzi, Confucio non trovò difficile inculcare in essi una morale che, assieme alla cortesia, li solleva all'amabilità, ma non avrebbe potuto lanciarli a voli più arditi.

Quando giungerà tra loro, il cristianesimo li troverà senza brutalità e senz'egoismi; ma prima di penetrarli dovrà far nascere in essi l'appetito del divino, che non sentono. Non sono un terreno ostile, né un terreno preparato; sono un terreno vergine.

Il comunismo russo, nuova religione. -I comunisti della Russia dovrebbero esser chiamati socialisti russi, perché si considerano essi stessi come giunti soltanto alla fase transitoria, in cui si costruiscono fervorosamente e duramente un'attrezzatura, in attesa della fase dell'abbondanza in cui si potrà instaurare il comunismo in una gioiosa fratellanza. Giudicarli nel loro stato attuale significa quindi pregiudicare la loro evoluzione, che riserva certamente molte sorprese.

Oggi si dichiarano essi stessi antireligiosi, ma la loro antireligione, per il vigore della sua fede, ha tutti i caratteri per essere una vera religione a rovescio; e se la loro metafisica è materialista e atea, per essi l'uomo ha tuttavia una potenza indefinita sulla natura e su se stesso, e quindi può creare a poco a poco il superuomo: ha anzi la tendenza a superarsi continuamente, e il popolo è scosso da una speranza immensa. Però a condizione che si agisca in gruppo, poiché l'individuo isolato è soltanto una finzione dello spirito borghese e l'uomo moderno, cioè l'uomo perfetto, è quello che si serve di tutti i suoi legami con tutti i suoi simili uniti per arricchirsi e donarsi.

Purtroppo il comunismo pare chiuso al massimo al cristianesimo: lo è per natura, quale almeno questa natura appare alla sua coscienza, lo è per tattica, perché la religione, e specialmente quella cristiana, è l'oppio del popolo, che un rivoluzionario deve vomitare; lo è per vocazione, perché i piani quinquennali sono ebbri di tecnica e non è possibile servire il Dio personale quando si servono gli dèi d'acciaio; lo è per ignoranza, in gente nata dopo il 1917, che non hanno mai o quasi mai sentito parlare di Gesù Cristo; lo è per troppa conoscenza, in gente anziana, che della Chiesa d'un tempo ha conservato solo il ricordo d'un'amministrazione legata al regime abolito e quindi odiosa.

Intanto due ragioni permettono di sperare delle conversioni.

La prima, che già si vede in atto qua e là, risulta dal temperamento profondamente religioso del popolo russo, che non può fare a meno di credere nel mistero; il semplicismo della filosofia bolscevica ripugna loro; la persecuzione, con i martiri che ha fatto, parve quindi inopportuna al fu maresciallo Stalin, che ha ristabilito la libertà di culto e il patriarcato.

La seconda ragione viene dallo stesso bolscevismo, che ha come principio il non sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo, e con questo la soppressione delle miserie ereditate da tutti i secoli passati. È vero che si è odiato, spogliato, ucciso, ma era soltanto l'inverso d'una vasta simpatia.

Una simile morale poggia su istituzioni. Ciascuno deve avere la sua casa, piccola, è vero, ma sufficiente per la sua famiglia, alla quale può trasmetterla per eredità; inoltre se si ricevono alti salari, bisogna spenderli in beni di consumo o in doni ai poveri, o in imposte volontarie, perché non risorga una nuova classe di padroni, alimentata da nuove servitù.

In questo modo l'anima dei Russi odierni offre una superficie empia sopra un sustrato che nasconde, sia pure in germe o rachitiche, le tre virtù della fede, della speranza e della carità. Che cosa avverrà fra due o tre generazioni? Più di qualsiasi altro paese d'Europa, la Russia è in questo momento la terra dell'imprevedibile. Tutt'al più si può predire che il ribollimento delle profondità fenderà la superficie.

Abbiamo fatto il giro del mondo. In tutti i paesi le conversioni troveranno aiuti e ostacoli, di varia grandezza e di natura diversa. Ne abbiamo presentato la lista senza commenti. Quest'analisi ci prova la complessità del problema. Muniti di questi materiali, potremo affrontare Io studio centrale con maggior fortuna e potremo trattarlo più brevemente.

CAPITOLO III. - METODOLOGIA DELLA CONVERSIONE

Convertire con l'aiuto di Dio un uomo o un popolo vuoi dire fargli percorrere diverse tappe che, nei loro tratti essenziali, s'assomigliano in tutti i continenti e in tutti i secoli. Prima le esporremo nelle loro generalità, poi faremo vedere come si differenziano nei vari casi di conversioni.

Divideremo le generalità in quattro parti, che nella nostra esposizione appariranno più nettamente separate di quanto lo siano in realtà.

1.o I fatti di conversione ulteriore;

2.o i fatti concomitanti all'ingresso nella Chiesa;

3.o i fatti posteriori, che caratterizzano una conversione continua;

4.o i fatti d'ordine un po' diverso, che riguardano non soltanto la conversione d'individui in un popolo, ma quella delle istituzioni del popolo stesso.

§ 1. - Fatti di conversione interiore.

I primi indizi. - II primo atteggiamento che preannuncia una futura conversione è prodotto da un'incomprensione, da un disgusto, o da un'inazione. Secondo il proprio carattere, individuale o sociale, si viene colpiti in questa o quella regione dell'anima. I più intellettuali sentono che la loro religione non soddisfa più la loro curiosità sui grandi problemi capaci di tormentare l'uomo; i più delicati sono scoraggiati dalla grossolanità della sua morale; i più vibranti vedono in essa pratiche le quali non meritano d'essere vissute. Non occorre che queste critiche vengano formulate; esse non si esprimeranno con piena chiarezza neppure molto tempo dopo la conversione. Per lo più restano subcoscienti, ma distaccano lentamente l'uomo dalla religione della sua infanzia.

L'atteggiamento che incombe ai cristiani. - L'apostolo per provocarle procederà in due modi. Il primo è quello della critica interna, sia in conversazioni socratiche, se si rivolge a un individuo cui può arrivare; sia, se si tratta di una massa, con l'aiuto di discorsi, di giornali o di pellicole che insinuino dubbi sulla certezza del suo credo. Questo procedimento polemico comporta un pericolo: a forza di critica s'induce l'infedele non solo a dubitare della sua religione, ma di qualsiasi religione; spingendolo fuori della sua Chiesa lo si può contemporaneamente gettare lontano dalla Chiesa cristiana. Il secondo metodo consiste semplicemente nel far vedere un ideale superiore: santità d'un eremita, storia d'un martire, vita d'una famiglia totalmente cristiana... Allora non c'è affatto bisogno di discutere con gl'infedeli; anzi, il vedere questo spettacolo di lontano o furtivamente non li spinge a mettersi in guardia contro un convertitore di professione: sentono nascere la simpatia dal più profondo di se stessi, cioè nella massima libertà, poi il desiderio, poi la credenza che questo desiderio è realizzabile: un Nobili predicò a Madura soltanto con lo spettacolo della sua orazione solitària, e gli attuali eremiti del Sahara ne imitano l'esempio.

Conversione " brusca " e conversione " lenta ". - Questi metodi portano a un voltafaccia o a una semplice inflessione.

Voltafaccia, in senso stretto, quando si brucia quello che s'è adorato; il che si verifica generalmente in coloro che si sono preparati con una critica del loro stato anteriore, e soprattutto nei temperamenti tutto d'un pezzo: cosi primitivi o debosciati che sono marciti, spesso loro malgrado, nell’ignoranza o nell'impurità.

Invece inflessione quando si tratta di persone che si appoggiano su alcune verità o alcune virtù, di cui la loro religione contiene il balbettio o il germe: in tal caso la cristianizzazione li illumina o li corona. Era questo il metodo del Ricci, che conviene ai temperamenti più dolci o più contemplativi, che credono cosa saggia non dimenticare completamente le loro tradizioni.

La conversione, sia che debba mutare totalmente l'essere, sia che abbia bisogno di trasformarne solo una parte, si può compiere lentamente o bruscamente o, meglio, con una serie di piccoli colpi bruschi o con atterramento unico e decisivo.

Possiamo trovare esempi caraneristici di conversioni progressive nella regina zambesiana Mokwai e in molti altri di cui parla Raoul Allier nella Psychologie de la conversion chez les peuples non civilisés. Casi di conversioni brusche sono stati citati dal Mainage nella Psychologie de la conversion, come quelli d'Alfonso Ratisbonne, d'Ermanno Cohen, di Roberto Bracey, di Paolo Claudel o di altri ancora, che furono vivamente scossi durante una missione o un ti risveglio ". Un fatto, apparentemente insignificante, da loro una nuova dimensione degli esseri, li mette in un nuovo punto di vista, apre nuovi sensi: essi sono " rivoltati " come si n rivolta " un guanto. A distanza di parecchi secoli si ripete la storia della via di Damasco.

Qui però non bisogna lasciarsi ingannare dalle distinzioni. Una conversione deve sempre finire con una decisione, e quindi il suo ultimo atto è sempre brusco. Ma siccome consiste nel sostituire un uomo nuovo a quello vecchio, la decisione dev'essere stata preceduta da una preparazione che può durare anni e che spesso non è percepita, perché inconscia.

La nascita d'un nuovo io. - Essa consiste nella costituzione di un nuovo io, che a poco a poco prenderà il posto di quello primitivo.

Un io è un complesso ordinato di stati psichici. Per esempio la sensualità, l'appetito di possedere, il desiderio di dominio sulle donne sono la manifestazione di tre tendenze, indistinte in linea di diritto, ma legate di fatto, le quali unite a qualche tendenza coltivata insieme ad esse, formano il fascio dell'io infedele. Quando quest'infedele sente il primo discorso sull'astinenza, quando vede in un quadro la glorificazione del povero, quando legge una pagina sull'eguaglianza degli sposi, per lui le tre novità sono senza rapporto, ma se vi riflette, astrattamente o concretamente, finiscono col formare un complesso unico, cioè l'embrione dell'io cristiano.

I due io, in principio s'ignorano, poi si combattono, dal momento che il secondo ha acquistato una statura da poter combattere col primo. Il canto d'un inno, il profumo dell'incenso, una veste candida basteranno per attirare con veemenza alla croce e a dare l'ardente desiderio di cadere ai suoi piedi; qualche momento dopo una musica profana, un odore carnale, un gioiello condurranno con eguale forza alle catene di prima.

Questo sdoppiamento è anche una differenziazione. I due io non sono soltanto distinti come lo sono due vasi identici, ma appartengono a due specie che s'assomigliano poco. Il più vecchio ci possiede con abitudini, il più giovane con aspirazioni; quello ha il potere dell'usuale, questo il prestigio dell'ignoto. Le nostre abitudini ci sono tanto più care quanto più temiamo d'essere costretti ad abbandonarle. Le aspirazioni sono tanto più amate quanto più lo stato da esse proposto ci appare, in una penombra misteriosa, sovrumano e, insieme, alla portata delle nostre forze. Praticate, anche solo per qualche istante, qualche precetto della religione che vi tenta, e vi accorgerete di non aver agito nel suo stile, che quindi occorre che Dio o un suo inviato vi ispiri o vi possieda. Cosi lo sdoppiamento, mentre è una differenziazione è pure una lacerazione.

Una lacerazione dolorosa: ci si sente attratti alle promesse della fede, ma non possiamo dimenticare che esse si compiranno solo dopo che saremo passati attraverso le sofferenze del calvario. Se si preferisce marcire nei piaceri d'un tempo, quel poco di cristianesimo che già si conosce basta a renderveli nauseanti. Rinunciarvi, quando s'ha una prima intuizione del peccato, non è un'ingratitudine colpevole verso tradizioni che sono sacre perché vengono dagli antenati?... I pretesti più inattesi servono a tormentarci.

Alle volte questi tentennamenti sono tanto penosi, che si pensa di soffocare le suggestioni del cristianesimo. I più colti cercano di persuadersi che

Il loro secondo io non è guidato da Dio, ma che è il prodotto di qualche nevrosi, che ha sdoppiato la loro personalità con un fenomeno naturalissimo, mentre invece il loro spirito non è mai stato così sano come ora; oppure si domandano se questo preteso Dio non è l'esteriorizzazione d'una pressione sociale; ma la sola società che li comprime è quella che li allontana da Dio.

I semplici e i non civilizzati non hanno questa capacità critica; credono in Dio perché, se cacciano l'idea di lui, essa ritorna nei loro sogni, e anche in piena veglia sentono voci che li spingono a farsi cristiani; queste rimozioni nel subcosciente fanno nascere dei complessi che opprimono fino all'angoscia, nel senso psichiatrico della parola.

L'unificazione intima. - Qui le peripezie sono così diverse, che si potrebbe scrivere un volume senza esaurire il soggetto. Frattanto passano le settimane, i mesi e gli anni. Alcuni muoiono prima di concludere; in altri l'io cristiano è riuscito ad atterrare l'io pagano. L'anima è virtualmente unificata e resta solo da prenderne coscienza.

Un bel giorno, sentendo una predica, o nel pentimento d'una caduta, a proposito di un nonnulla, ci si decide a rispondere all'appello divino. La battaglia è finita e si prova una pace di carattere sconosciuto, elevata a un livello superiore e tanto più deliziosa quanto più tragica e lunga fu la guerra cui successe.

Non occorre ricordare che queste vicende sono state seguite da un apostolo direttore di una sola anima o missionario incaricato d'un gruppo di catecumeni o d'aspiranti al catecumenato; quest'apostolo conosce bene quello che abbiamo sbozzato, perché è lui, o uno dei suoi colleghi che ci ha fornito i materiali dello studio; ma invece d'accontentarsi di raccoglierli come spettatore, egli ha agito incessantemente, ora per provocare crisi nel suo pupillo, ora per trarre partito dai turbamenti in cui l'ha gettato in vista del suo progresso.

Però il suo compito non è ancora finito. La conversione, che egli ha diretta, sarà definitiva solo se il convcrtito all'adesione ulteriore aggiungerà il gesto esteriore, che Io farà entrare nella Chiesa, sia con un'abiura, sia con un ritorno pubblico a esercizi abbandonati da molto tempo. Questa seconda risoluzione non è il seguito inevitabile della prima e in realtà solleva una questione di psicologia sociale, che complica la questione, or ora esaminata, di psicologia individuale. Perciò merita che ci fermiamo un momento su di essa.

§ 2. - Fatti che accompagnano l'ingresso nella Chiesa.

Le difficoltà capaci di arrestare il convertito. - Entrare nella Chiesa significa farla finita con il proprio ambiente, spesso venerabile e possente, e sottomettersi senza riserva a una disciplina assolutamente insolita. La difficoltà è duplice e genera due specie di lotte. Non deve sorprendere se esitiamo. Per quanto si sia poco generosi, si comincia con formulare obiezioni che dovremmo rivolgere a noi stessi, ma che indirizziamo alla Chiesa.

Diciamo che la Chiesa è un organismo sclerosato, in cui una personalità non può fare a meno d'intristire; oppure diciamo che essa è legata al partito d'una classe che non è la nostra; oppure che essa è l'agente d'uno stato ostile alla nostra patria.

Quanto hanno di fittizio. - Queste accuse potrebbero essere confutate da qualcuno che non sia impegnato nel dibattito. La Chiesa non è un organismo sclerosato; però, come in qualsiasi altra società, variando le circostanze, alcuni suoi organi si sclerotizzano a poco a poco. Le società spirituali rischiano perfino una sclerosi più completa di quelle temporali, perché non hanno, come queste, il permanente controllo della realtà. Ma qui gli elementi disseccati sono continuamente sostituiti da elementi freschi, e allora che erompere di vita!

La Chiesa non è legata a una classe, per esempio a quella borghese. È vero che quando, un secolo fa, la borghesia era la classe dirigente, per influire per mezzo di essa sulle altre classi, la Chiesa si mise alla sua portata, esprimendo così alcune tesi di morale generale, come quella sulla proprietà, in funzione d'abitudini borghesi. Quésto però non è un accomodamento e quasi un rinnegamento, ma un'applicazione a un caso particolare o una traduzione della sua immutabile dottrina in una mentalità speciale. Al contrario molte riforme in favore degli operai sono state proposte nelle encicliche pontificie, prima che ne parlasse chiunque altro.

Né la Chiesa d'oltremare serve gl'interessi d'una potenza europea. È vero che i suoi missionari non possono fare a meno di pensare o di sentire secondo le loro nazioni di origine, ma le grandi encicliche missionarie, come la Rerutn Ecclesiae e la Evangelii Praecones, hanno tradotto le parole di San Paolo in questo motto: "Siate gialli con i Gialli e negri con i Negri" e hanno spinto a formare più rapidamente un clero e un episcopato indigeno. Come il Vangelo ha trovato un Sant'Agostino o un San Tommaso per essere messo alla portata del pensiero greco e latino, così noi possiamo aspettare qualche dottore perfettamente ortodosso, indù o cinese, che adatterà il Vangelo se, come sempre, adattamento vuoi dire applicazione e traduzione. Ma dovrà cominciare l'adattamento con un distacco dalla nostra cultura, onde presentare alle altre culture il messaggio di Cristo nella sua essenza.

Che cosa possono avere di fondato. - Le obiezioni alla Chiesa non sono dunque serie se non per quelli che lo vogliono. Tuttavia sono incoraggiate da alcuni cattolici e da qualche membro del clero. Nessuna apologetica né deve né può nascondere questo fatto. Entrando in qualche tempio si ha l'impressione che la pratica si riduca a gesti meccanici e sterili. Alcuni operai hanno incontrato dei sacerdoti che hanno un ideale più borghese che evangelico; degli indigeni credono che convenirsi significhi europeizzarsi. Tutto ciò è fin troppo vero. Per questo i responsabili dell'apostolato, che qui sono capi di diocesi o di vicariati apostolici, insistono tanto perché i pastori non si anchilosino in ciò che piace al gregge dei giusti, si distacchino dall'amicizia esclusiva d'una classe che li protegge più di quanto non li imiti, perché si sforzino di lasciare il comportamento esclusivista del popolo loro affidato. È una condizione necessaria e tradizionale perché le conversioni si moltiplichino con un'ampiezza che giustifichi il nome di cattolico.

L'ingresso nella Chiesa. - Ecco il terreno preparato per molti e con il lavoro di molti anni. Resta da far entrare un individuo. Ora la guida non sarà più il vescovo, ma forse il compagno di lavoro, o un catechista della foresta, il più delle volte un cristiano dell'Azione Cattolica. Tocca a lui far comprendere all'amico, che s'è fatto suo discepolo, che l'ingresso nella Chiesa non è un intruppamento e tanto meno un tradimento, ma una promozione nel senso più completo della parola. Diciamo completo, perché il nuovo adepto deve trasformarsi in tutti i suoi atti, come se battezzasse egli stesso il suo letto, la tavola, il mestiere; deve prendere senz'altro un posto attivo, che sarà un posto d'apostolato. Appena ci si è convertiti nel proprio cuore, sappiamo che s'è trovata la pace, ma non quella che il mondo da; confermando l'adesione s'è confermata la pace; non è mica per metafora che la Chiesa di quaggiù porta il nome che la distingue dalla Chiesa purgante, e da quella trionfante: essa non può essere se non una Chiesa di militanti.

§ 3. - I fatti posteriori che caratterizzano una conversione continua.

Quello che abbiamo descritto è un ideale cui si potè univate un giorno, ma non lo si avrà sempre. Dopo là tragedia si ha bisogno di pace, anche di pace umana. Molti nemici minacciano il cattolico "arrivato" il formalismo e l'orgoglio sono i più frequenti, i più sottili e quindi i più pericolosi.

Il pericolo del formalismo e dell'orgoglio. - II formalismo consiste nell'esagerare la parte delle pratiche e specialmente nel prendere queste pratiche come un fine. Vi è certo il diritto di compiacersi della liturgia, d'essere in transigenti nel digiuno, e più ancora d'avvicinarsi spesso ai sacramenti, ma a condizione, dopo aver reso il proprio omaggio a Dio, di vedervi dei trampolini da cui ci si lancerà più vigorosamente verso l'altra pratica, che consiste nell'essere cristiani nel compimento del proprio dovere professionale o civico.
Infine si farebbe la peggior caricatura d'ogni pratica se si fosse fedeli agli esercizi della chiesa per diportarsi poi come pagani nel resto dell'esistenza, come se la pietà davanti all'altare fosse un'assicurazione per l'empietà nella vita quotidiana. Ora il formalismo spesso segue alla conversione perché, aiutato dalla stanchezza della preparazione, esso è il solo segno chiaro per indicare la conversione, quindi un segno accessibile a tutti.
L'orgoglio consiste nel credere che dopo il progresso, un tempo inim
maginabile, che s'è compiuto, restino da fare solo più progressi insignificanti. Il battesimo ha nettato la casa; resterà al massimo da spolverarla. L'ingresso nell'assemblea dei fedeli è certamente stato la più grande rivoluzione che possa commuovere un'anima; nell'azione di grazie, che scoppia nel tempo successivo, non si può fare a meno d'un'esaltazione che, nei meno saggi, è vicina all'orgoglio: prima era il catecumeno che camminava, ora è il fedele arrivato.

Ecco la duplice catastrofe. Essere formalista significa dimenticare lo spirito per la lettera; essere orgoglioso significa vedere nella vittoria l'opera propria e non quella di Dio. Nel primo caso c'è idolatria del segno; nel secondo idolatria di se stessi, ed entrambi i vizi ti fanno prigioniero della tua conquista, tanto grande e dolce che pensi di goderla, non di superarla. Invece è scritto: " Siate perfetti com'è perfetto il Padre vostro che è nei cieli ". In una vita cui è essenziale il progresso, non salire significa ridiscendere e cadere.

La necessità della conversione quotidiana. - Il convertito dovrà quindi ripassare per tutte le lotte e tutti gli orrori che lo hanno condotto alla conversione.

Questo non è impossibile. Il cristianesimo offre molte occasioni per resistere al formalismo e all'orgoglio incombenti. Ci accontenteremo di darne due esempi, ma perché siano più convincenti li chiederemo a due uomini che non siano del tutto novizi nel servizio di Cristo.

A proposito del formalismo: un cristiano prega e si comunica spesso; dalla preghiera e dal sacramento ritorna più forte e vi trova anche la gioia. Col pretesto d'aumentare la sua forza, forse per godere di più, moltiplica le ore della sua unione a Cristo; ma sente non meno imperiosamente l'appello d-ei suoi fratelli bisognosi del suo aiuto e della sua parola. Eccolo preso tra due doveri, cui corrispondono due beni. La contemplazione è il viatico indispensabile per la sua azione; l'azione è la materia insostituibile per la sua contemplazione: è creato per amare Dio o per amare gli uomini? Ecco iniziate non sterili esitazioni, ma esperienze tanto più feconde quanto più saranno dolorose, finché non si senta con tutto il proprio essere che il prossimo è il corpo mistico di Cristo, che l'amore dell'uno include l'amore dell'altro. La burrasca ormai è passata e rimane una pace simile a quella del neoconvertito.

Anche riguardo all'orgoglio si fa una duplice esperienza. Prima l'esperienza dell'esame di coscienza: ti fa vedere che quel tuo comportamento, da cui non ti sei posto in guardia, perché era come quello dei tuoi vicini, nonostante l'unanime approvazione è colpevole e perfino criminale; tratti i tuoi servi come schiavi e ti sei estraniato dai tuoi figli; non si tratta più di scoprire con la lente qualche inezia, che non t'impedisce d'essere un uomo onesto, ma sei costretto ad applicarti, e senza metafore, la qualifica dì sepolcro imbiancato. Però mentre ti condanni così aspramente, tu rammenti quello che Dio ha fatto di te, e quei bei gesti e anche quelle due o tre azioni eroiche che non sono certo creazione della tua meschina natura: sei diviso tra il pentimento dei tuoi peccati e la gloria delle tue infermità; l'odio, che hai di te stesso, contrasta con l'amore che Dio ti ha dimostrato; donde un laceramento di tutte le fibre del tuo io, finché un giorno, senza die sappia come, la grazia ti permette di dimenticarti fino a farti planare al di sopra del disprezzo.

Questi dualismi interiori sono lunghi, e alcuni santi dicono di essere rimasti per anni sia senza fede chiara, sia nell'aridità, sia in una specie di paralisi della volontà. Se ne esce solo con una vera conversione, che talvolta è detta conversione quotidiana, ed è veramente tale se con questo s'intende che tutti i giorni bisogna lavorare per convenirsi. Però la parola suggerisce un progresso insensibile; qui invece, come prima dell'abiura o del battesimo, la vita procede a sbalzi, l'impeto e l'ardore sono sempre seguiti dal riposo. Per quanto decisivo, l'ingresso nella Chiesa non spezza l'esistenza di due parti opposte. Il cristiano è sempre candidato a una conversione.

La tentazione dell'apostasia. - Così la tragedia richiesta dalla conversione non è male, ma un beneficio. Pertanto nei paesi di missione si può temere per la seconda generazione dei cristiani, che non hanno ricevuto il battesimo da adulti, e perciò non hanno provato i tormenti della preparazione e quindi non hanno, come i loro padri, quelle esplosioni di fede, forse seguite da cadute, ma che generano pentimento e immancabilmente un vigore meraviglioso. I figli sono tiepidi; come dunque salvarli dalla mediocrità?

La storia ha già risposto alla domanda. A mano a mano che questi piccoli crescono, la vita s'incarica di corromperli. Invece di ricevere il cristianesimo come una luminosa rivelazione, al modo, dei loro padri, nati pagani, verso la pubertà si manifesta loro la corruzione del mondo come la prima grande scoperta. Perdono allora la fede? no, perché ne avevano solo la pàtina. Perdono il sentimento religioso? s'erano accontentati d'emozioni. Abbandonano le loro pratiche? consistevano soltanto in gesti. Questo non è solo il caso dei figli dei pagani, ma lo ritroviamo in popoli cristiani da secoli: spesso in tal caso la linfa si è disseccata.

Ma non lamentiamoci di queste perversioni, che sono necessarie; non pretendiamo dei semplici ritorni, che sono impossibili. Gli apostati hanno subito una muta, hanno perduto il cristianesimo puerile, e sarebbe una disgrazia se l'uomo s'accontentasse di esso. Bisognerà quindi offrire loro un cristianesimo ringiovanito, dopo averlo purificato da certe superstizioni introdotte dai fedeli mediocri.

Siccome hanno bisogno di attività generose e creatrici, si potranno anche orientare verso un lavoro completamente nuovo, di cui ci rimane da parlare, cioè la conversione delle istituzioni.

§ 4. - Fatti che riguardano la conversione al cristianesimo delle istituzioni civili d'un popolo.

Cellule sociali e organismi sociali. -I grandi missionari hanno sempre detto che la conversione degl'individui per quanto numerosi, non è il loro scopo principale, perché vogliono cristianizzare le istituzioni del paganesimo, in modo da mettere i loro futuri cristiani in una Città di Dio.

La Chiesa s'è sempre diportata in questo modo. Nel Medioevo convertì il matrimonio e la famiglia. L'unione dell'uomo e della donna venne trasformata sull'immagine dell'unione di Cristo con la sua Chiesa, e le relazioni d'un padre con i suoi figli hanno preso come modello la divina paternità. Il successo fu grande e bisognava raggiungerlo, perché allora la famiglia era la vera cellula sociale. Gli organismi professionali e politici avevano minore influenza; tuttavia la Chiesa non se ne disinteressò, e alle corporazioni aggiunse le confraternite, e scioglieva dal giuramento di fedeltà i sudditi d'un principe empio.

Oggi un'evoluzione estremamente rapida delle tecniche ha fatto sviluppare, quasi con lo stesso ritmo, le classi e gli Stati, per non parlare d'una famiglia che, davanti all'ampiezza delle altre strutture, si riduce e si smembra. Donde la paganizzazione della cristianità in misura forse mai conosciuta dopo gli ultimi romani e i primi barbari. La Chiesa si impegna con vigore a riempire del suo spirito le istituzioni più ampie, che la famiglia, cioè le officine, i sindacati, i partiti, i governi, gli organismi coloniali e internazionali, e a questo preludono le encicliche degli ultimi decenni. Alle linee generali tracciate dai papi, si devono aggiungere realizzazioni concrete, la maggior parte delle quali saranno opera dei laici. Il compito degli uni e degli altri sarà immenso, perché i loro oggetti sono d'un'ampiezza estrema e senza precedenti nella storia.

Un esempio africano. - Gioverà rifarci ad un'esperienza, anche a costo di generalizzarla un po' arbitrariamente. Come la Chiesa abbia agito, nel medioevo, nei confronti della famiglia sappiamo quasi nulla. Ma le missioni ci offrono esempi recenti e quindi osservabili.

Nell'Africa nera, specialmente nel Camerun, la cristianizzazione dell'ambiente è passata per due o tre tappe. Si è rinunciato al metodo dei collegi, tentato prima in altri posti. Ben pochi di coloro che venivano cosi chiusi in una serra e poi gettati in un ambiente pagano dopo la loro adolescenza, si sono dimostrati capaci d'influire sull'ambiente stesso: la maggior parte si lasciò riprendere dalla coscienza collettiva del paese. Perciò nel Camerun s'è cercato di creare un'atmosfera completamente cristiana. Presentando il messaggio di Cristo in modo che, tra i molti suoi effetti, emergesse quello della liberazione dei giovani dalla dittatura dei vecchi e delle donne dalla tirannia degli uomini, si riuscì ad attirare grandi folle nelle chiese, d'altronde senza farsi illusioni sulla solidità delle simpatie cosi suscitate. Per impedire che le emozioni suscitate dalla celebrazione dei divini uffici fossero distrutte dalle tentazioni del vecchio ambiente, si sono, nello stesso tempo, isolati i neofiti in villaggi cristiani, vicini, ma distinti da quelli dei loro parenti ancora pagani. Quindi ci si impegnò perché questi gruppi praticassero fedelmente almeno i doveri coniugali e paterni.

Non fu cosa facile, perché si dovette farla finita con un costume diffusissimo. Finalmente i cristiani hanno formato ovunque minoranze importanti e, in qualche luogo, la grande maggioranza. Questi cristiani erano evidentemente imperfetti, a causa delle imperfezioni inerenti alle loro istituzioni civili. Allora l'amministrazione civile capi che i costumi feticisti, come il matrimonio delle figlie impuberi o il mantenimento d'una vedova nella casa del suocero, non si potevano applicare a queste popolazioni. Molti decreti, fino a quello di Mandel del 1989, applicabile a tutta l'A. O. F. e a tutta l'A. E. F., hanno avvicinato il matrimonio indigeno a quello francese. Caratteristiche del metodo sono le alternanze delle conversioni di massa e di quelle personali, nonché la collaborazione indiretta dei poteri religiosi e civili. Cfr. il nostro volume: Le Cameroun, Payot, Paris 1934.

Funzione profetica e funzione istituzionale. . Un simile metodo potrebbe sembrare generale e sarà semplicemente più complicato quando si dovranno convenire gruppi più vasti. In linea di massima, per trasformare le masse, occorrono due specie di grandi uomini, senza contare i loro ausiliari. Prima occorrono profeti (proprio cosi bisogna chiamare Carlo Mane e Federico Nietzsche), che dallo stato della tecnica traggono idee che diffonderanno un nuovo vangelo, avendo come assistenti conferenzieri o giornalisti, talvolta anche romanzieri e poeti, che servono come loro altoparlanti, e anche alcuni uomini, soprattutto giovani, che cercano di polarizzare il loro ambiente attorno a cellule e a raggi di cui sono gli animatori; poi statisti, legislatori o amministratori, che realizzeranno le intuizioni dei profeti, come Lenin e Hitler, uomini che creano di sana pianta un regime dittatoriale. Invece in regime democratico saranno preceduti da realizzatori privati, che impianteranno qui un'officina, là una banca mutua, altrove una scuola; se riescono, lo Stato s'impadronirà delle loro fondazioni onde perfezionarle, finanziarle, imporle a tutti. Abbiamo scelto i nostri esempi fuori della civiltà cristiana, poiché i non cristiani, preoccupati d'adattarsi alle condizioni economiche, hanno potuto agire in fretta. Invece la Chiesa, che forma le anime, deve avere il suo tempo. Ma Pio XI e Pio XII valgono i profeti precedenti. Gli uomini delle organizzazioni cattoliche sono al lavoro. I parlamentari e i funzionari credenti non saranno mai troppi. L'Azione Cattolica, nata ieri e ancora mal capita, è la formula dell'avvenire. Veramente se la Chiesa, riconoscendo alla società civile la sua autonomia, la lasciasse agire contro di sé, non sarebbe affatto il lievito che fa montare la pasta, conforme alla volontà del suo fondatore.

Quando saranno state cristianizzate certe istituzioni pagane, la vita cristiana, non sarà diventata cosi facile da sopprimere il problema della conversione, con le sue lotte e i suoi meriti? Qui ritorna l'obiezione trovata per la seconda generazione dei convertiti. In ambedue i casi pare che, togliendo i depravati, si creino i tiepidi; ma resteranno ancora per i cristiani molti motivi di ardore. A loro s'imporrà una coscienza collettiva che li porti a un più alto livello, ma sulla coscienza collettiva s'innestano le coscienze personali, che dovranno proporsi ascensioni ancora più alte di quelle fatte dai loro fratelli.

§ 5. - Saggio d'applicazione ai vari casi possibili di conversione.

Esposte queste generalità, dobbiamo tornare agl'inizi di questo studio, specialmente al secondo capitolo, per vedere come le regole che abbiamo enunciato s'applichino ai vari paesi, in cui ci sono tuttora uomini e cose da convenire.

L'incorporazione degl'individui e delle istituzioni alla Chiesa sarà semplice o complessa secondo le condizioni tecniche, economiche, politiche e anche religiose della regione.

Bisogna distinguere molti casi, di cui prendiamo solo i più tipici, perché vogliamo soprattutto far vedere come s'applica un metodo.

a) I cristiani scismatici. - Esiste, legata allo Stato o unica nello Stato, una Chiesa cristiana che si distingue da quella romana solo in quanto non è unita ad essa. Era la Chiesa russa del tempo degli zar; è la Chiesa russa che sta per rinascere, specialmente dopo che Stalin ha fatto cessare la persecuzione e ha permesso che si ristabilisca il patriarcato. Non si pone solo la questione delle conversioni individuali, eccetto per emigrati, ma anche quella dell'unione, la quale non può essere l'abdicazione davanti all'occidente d'una Chiesa che ha la successione degli apostoli, e che si può gloriare di numerosi martiri recenti. L'unione sarà il ritrovato accordo tra l'Est e l'Ovest, che la geografia e la storia hanno quasi sempre tenuti distinti e ignoranti l'uno dell'altro. Il successo dipenderà meno dallo zelo dei gruppi cattolici che dall'ispirazione e dalla diplomazia vaticana, come pure da quelle del patriarcato moscovita. Tuttavia i pontefici non compiranno nulla di fecondo senza la corrispondenza dei loro fedeli. Ciò deve persuaderci che quest'opera, permettendo a ogni membro delle due Chiese la comunione con fratelli cosi lontani e diversi, contribuirà largamente ad arricchire la loro coscienza, anche se ciò fosse solo per l'estensione dell'atto di carità che comporta.

Altrettanto si potrebbe dire per le Chiese greche del Medio Oriente, e forse anche per la Chiesa d'Inghilterra. Molti dubitano che questa sia soltanto scismatica; ma non bisogna tener conto delle manifestazioni di ieri e di ier l'altro, ad opera delle conversazioni di Malines e del movimento di Oxford? La questione della riunione è aperta. Se però non viene risolta, i cattolici verso gli anglicani si possono diportare come verso i protestanti.

b) La civiltà protestante e liberale. - II secondo caso è insieme quello degli stati liberali, come l'Inghilterra e gli Stati Uniti, e quello del protestantesimo o dei protestantesimi. In generale sopra uno stesso territorio, se è sufficientemente vasto, coesistono molte sette e anche parrocchie cattoliche. Le conversioni individuali saranno quindi la regola e saranno facilitate perché la religione, almeno nei paesi anglosassoni, è affare individuale: in una stessa famiglia genitori e figli scelgono a piacimento le proprie confessioni religiose. Ma in qual modo un cattolico può aiutare il loro ritorno? Quanto alla fede, non si chiederà loro di credere semplicemente perché l'ha detto il papa. Quest'adesione sarebbe più musulmana che cattolica; nella fede i tre elementi del G.S.C. hanno un compito: l'integralismo, die nessun cattolico può abbandonare, non è solo mentale, perché quando lo si approfondisce, vi si trova la carità, che è il contrario dell'integralismo: contraddizione sul piano intellettuale, ma non su quello della carità, dove pure bisogna elevarsi. L'idea che il protestante deve farsi della Chiesa prima d'entrarvi, non può essere quella d'una gerarchia di pastori davanti ai quali i fedeli non hanno da fare altro che inchinarsi in tutto. Tale concezione al massimo va bene per il cesarismo. Facendo un largo posto ai fedeli, i protestanti non hanno fatto altro che esagerare un atteggiamento che la Chiesa cattolica ha sempre avuto e che recentemente ha riaffermato promuovendo l'Azione Cattolica. Ma per ben comprendere, anche qui bisogna aderire all'ordine della carità, la quale in tal modo diviene la chiave tanto delle conversioni personali che dell'unione dei gruppi.

e) I popoli feticisti o animisti. - Sono paesi, come se ne trovano molti tra i negri, che hanno strutture civili, quali la condizione servile della donna e spesso la poligamia, incompatibili con i precetti più elementari del cristianesimo. C'è quindi lotta tra la Chiesa e le vecchie consuetudini che però non sono né belle né amate, e quindi devono cedere. I missionari si possono imporre vigorosamente. Si verrà in massa al Vangelo, come avvenne nell'Uganda, nel Camerun, nel Ruanda-Urundi, e in generale in tutti i paesi che non sono stati toccati dall'Islam, poiché anch'esso ha avuto nel Senegal e nel Sudan bei successi, per ragioni analoghe, in quanto cioè propone un ideale superiore. Se le conversioni sono ardenti, mancano certamente di perseveranza, eccetto quando ci si converte all'Islam, che non è esigente. Per questo il cristianesimo sollecita il concorso dell'amministrazione locale per cristianizzare istituzioni civili, come la famiglia.

d) Le civiltà sacrali e intolleranti: l'Islam. . Sono paesi in cui la società civile non ammette al suo fianco alcuna società religiosa, essendo essa stessa una società religiosa, come avviene nei paesi arabi, dove la società è forte e serve da freno, tanto che il cristianesimo non intacca quasi per nulla il blocco islamico. Nel Maghreb si convertono soltanto alcuni orfani, raccolti e costituiti in villaggi senza influenza, o qualche persona isolata, che esercita una professione liberale, vive all'europea ed ha spezzato ogni legame con i connazionali
Qui pare non si possa far altro che attendere che l'influsso della civiltà bianca abbia finito di spezzare gli schemi locali. Forse abbattendo l'intransigenza musulmana si distruggeranno anche le virtù ancora praticate dai Musulmani, che da infedeli diverranno empi. La loro conversione non diventerà più facile per questo, ma è un rischio fatale che si deve correre.

e) II paganesimo accogliente dell'Asia. - Vi sono paesi in cui il potere civile è tollerante delle religioni, ma ostile agli stranieri, e che non ricevono il cristianesimo se non in un involucro di pensieri, di sentimenti e di abitudini europee. Tali l'India e la Cina. Quando colà si credette che i missionari fossero i servi dei commercianti e dei soldati, scoppiarono persecuzioni dirette più contro gl'invasori che contro i predicatori. Supponiamo periodi di pace: il sacerdote non ha nulla da temere per la sua libertà, ma non tarda ad accorgersi di non venir compreso e si trova di fronte al problema dell'adattamento, è necessario che traduca il cristianesimo, in modo da presentarsi con tutti i colorì dell'ambiente nel quale deve penetrare.

Questo tentarono il P. Nobili a Madura e il P. Ricci in Cina, convertendo < ciascuno decine di migliaia di persone. Dopo molti malintesi, il loro metodo è diventato quello di Propaganda. Tuttavia conviene solo ai primi contatti. Molte consuetudini sono anticristiane, come le caste in India e in Cina il culto degli antenati. L'evoluzione dei costumi civili le attacca, ma solo la Chiesa può compiere l'opera. Però un clero straniero non riuscirà mai pienamente e quindi Roma tanto insiste per la formazione d'un clero indigeno, e questo è la suprema soluzione.

f) I nuovi infedeli. - Vi sono paesi la cui struttura politica comporta pratiche profondamente contrarie allo spirito del Vangelo, come sono da una parte i paesi totalitari, specialmente la Russia bolscevica, e dall'altra parte paesi come la Francia e l'Inghilterra, dove il liberalismo e il capitalismo sono ! diventati dottrine che escludono quella di Cristo.

Abbiamo detto che il bolscevismo nega Dio e l'anima, ed è meno religioso del feticismo, ma sotto la sua crosta c'è qualcosa che conserva un profumo evangelico, cioè una fede, sia pure senza formule; una speranza, magari senz'oggetto, e un bisogno di giustizia, in cui possiamo vedere un preludio della carità. Forse anche il tempo calmerà l'ossessione meccanicista dei costruttori di trattori. Una crisi di crescenza contribuisce a spingere la Russia odierna lontano dalla religione degli antenati, ma la rottura riguarda più l'involucro che il cuore. Ad ogni modo la conversione sarà penosa e una delle difficoltà più gravi sarà quella di far vedere a un popolo, abituato a tradurre le sue idee in atti, che talvolta gli atti più grandi sono contrari alle idee e contano più di esse. Perciò bisognerà comporre una filosofia specificamente russa, che ridarà l'unità alle anime. Il lavoro sarà compiuto prima per mezzo di cellule, in cui i Russi sono diventati maestri; ne saranno artigiani membri di quella Chiesa ortodossa che rinasce con tanto fervore; altri membri di quella Chiesa intraprenderanno poi l'opera filosofica. Il cattolicesimo dell'ortodossia e l'unione sono i problemi umanamente più lontani dalla realizzazione.

Ecco, a proposito d'alcuni casi, le principali regole che si applicheranno alla conversione dei non cattolici odierni. Questo metodo esige un pensiero originale, un amore senza riserve, e una duplice azione, quella dell'evangelizzatore e quella del legislatore. Questi sforzi, calmi e temerari ad un tempo, sono richiesti a chiunque non vuoi essere un cattolico da farsa. Dopo che avrà trovato il suo punto d'azione, avrà solo da lanciarsi fino a perdere il fiato, in senso metaforico e in senso reale. Dio, che lo avrà ispirato senza che egli se ne accorga, ne compirà l'opera senza che egli ne veda il risultato. È la regola dei grandi atti, che sono secolari. Questo aveva già detto San Giovanni: "Altri semina, e altri raccoglie ".

BIBLIOGRAFIA. -

1. Psicologia. T. Mainaoe, Psicologie de la conversari, 3 ed., Beauchesne, Parigi 1919. S. De Sancito, La conversione religiosa. Studio bio-psicologico, Zanichelli, Bologna 1924. Tratta con ricchezza di materiale la conversione al cattolicesimo, ma prescinde dall'opera della grazia, che non nega né afferma, per stare sul piano della pura psicologia. L'autore confessa di essersi servito largamente del libro del P. Mai-nage. J. Huby, La amversion, Beauchesne, Parigi 1919. H. Pinard De La Boullaye, Conversimi, in Dict. de Spiritualité, II, 2224-2965, con ricca bibliografia anche non cattolica. R. Allier, La psicologìe de la conversion chez les peuples non civilisés, 2 voli., Payot, Parigi 1925. Si tratta di conversioni al protestantesimo, ma la psicologia resta la stessa. G. K. Chesterton, La Chiesa e la conversione, Morcelliana, Brescia 1953. D. Grasso, La conversione, serie di articoli nell'annata 1953 de La Civ. Cattolica. Studio apologetico-teologico sui convertiti contemporanei. A. Graham, Catholirìsm and thè World to-day, Thames and Hudson, Londra 1954. Vi è un abbozzo di "una teologia della conversione!.

2. Metodologia, a) Per i fratelli separati. P. Manna, I fratelli separati e noi, 2 ed., P. I. M. E., Milano 1942. S. Paventi, La Chiesa missionaria, Un. Miss, del Clero, Roma 1949, Voi. I, pp. 502-524, con buona bibliografia. Si vedano i libri e le riviste che promuovono l'unione della Chiesa. " Ci sia permesso di formulare un augurio : coloro che lavorano all'unionismo dovrebbero elaborare una scienza di cui ancora siamo privi, cioè quella della psicologia interconfessionale ". Cosi il P. Tyszkiewicz in Unitas, 1948, p. 101. b) Per i non cristiani. S. Paventi, La Chiesa Missionaria, ed. cit., pp. 351-501. Studia prima la metodologia generale, poi quella speciale, relativamente ai primitivi, agli indù, ai buddisti, ai confuciani e taoisti, ai scintoisti, ai musulmani, ai giudei. Amedeo Gracco, La 1 captatici UnevoUntiae " nella evangelizzazione dei gentili, Centro di Prop. Missionaria Francescana, Roma 1951. T. Ohm, L'amore di Dio nelle religioni non cristiane, Ed. Paoline, Alba 1955. I. Bettray, Die Akkorno ationsm ethade des P. Maiteo Ricci in China, Pont. Un. Greg., Roma 1955. Recensione in Civiltà Cattolica 1956. Ili, pp. 174-182.