tratto
dall'Enciclopedia di Apologetica
- quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE
Nos raisons de croire - Réponses aux
objection
Grazie
Signore Gesù, perché vuoi guarire
coloro che non ti riconoscono nella mente
umana e nei suoi processi, nei quali tu risplendi
in modo sommo. Grazie Signore Gesù,
perchè vuoi guarire coloro che credono
nei falsi profeti atei, positivisti, scientisti.
Grazie Signore Gesù, perchè
vuoi guarire coloro che pur immersi nello
studio e dunque chiamati a dover manifestare
la tua sapienza si sono lasciati piegare dalla
malattia dello scientismo, specie in psicologia
e psichiatria e hanno dubitato di te o ti
hanno abbandonato o non sono giunti a conoscerti.
Grazie Signore Gesù, perchè
vuoi donarci luce per aiutare costoro a guarire
profondamente.
INTRODUZIONE
Legittimità
d'uno stadio psicologico sulla conversione.
– " Camminava Gesù lungo il mare
di Galilea, quando vide due fratelli: Simone,
detto Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano
le reti in mare, essendo pescatori. E disse
loro: "Seguitemi, ed io vi farò
pescatori di uomini". Ed essi, abbandonate
subito le reti, lo seguirono. Inoltrandosi
di là un poco vide altri due fratelli:
Giacomo di Zebedeo, e Giovanni suo fratello,
che, nella barca, insieme col padre Zebedeo,
raccomodavano le reti, e li chiamò.
Ed essi abbandonando immediatamente la barca
e il padre, lo seguirono ".
In
questo passo del quarto capitolo di San Matteo
c'è l'essenziale d'ogni conversione
e d'ogni vocazione: Gesù chiama e si
va a lui. In altri termini, non c'è
conversione senza la grazia; la grazia previene
sempre; basta risponderle con un minimo di
consenso, perché agisca di più;
allora le si corrisponde con più generosità,
e cosi di seguito, fino ad esserne trasportati,
a meno che non si sia stati trasportati fin
dai primi istanti. Cosi asserisce la fede,
ma è anche una verità d'esperienza,
e chi è almeno un po' abituato a una
vita diventata più ricca di quella
ordinaria, lo può testimoniare. In
questo modo Dio è 1 attore principale
della conversione.
Egli
però agisce attraverso le cause seconde.
La grazia penetrando in noi segue i sentieri
già tracciati e per questo, accettando
l'opinione dei teologi, si ha il diritto di
tracciare una psicologia della conversione,
che è stata scritta solo parzialmente.
Abbiamo molte testimonianze di convertiti,
che però sono lungi dal rappresentare
tutti i casi possibili. Opere d'insieme, come
La psychologie de la conversari di Mainage,
fondate sulla loro esperienza, pur essendo
rigorosamente oggettive, il più delle
volte hanno un sottinteso pensiero apologetico,
e provano che la conversione, non essendo
conforme al gioco normale delle leggi psicologiche,
può venire soltanto da un intervento
superiore Pur essendo impossibile fare a meno
di sottintesi, si può trattare la questione
altri menti, cioè_ descrivendo gl'interventi
con cui i cristiani condurranno i non cristiani
a Cristo: intenzione più pratica che
apologetica; tuttavia se il successo supera
lo sforzo, l'azione di Dio non sarà
meno luminosa per aver ispirato più
i convertitori che i convertiti. Il presente
studio sarà condotto con questo spirito.
Diversità
degl'itinerari spirituali. - In senso
largo, conversione significa mutamento d atteggiamento
di fronte alle realtà religiose. Si
convertono i taoisti che diventano buddisti,
gli animisti che si fanno musulmani. Alcune
leggi, che noi enunceremo, si applicano a
tutti i casi; tuttavia qui consideriamo direttamente
il passaggio alla Chiesa romana di tutti quelli
che non ne fanno parte.
Anche
così ridotto, il problema della conversione
è molteplice e si pone e si risolve
in modi diversi, secondo il punto di partenza
e il punto d'arrivo del convertito, e tocca
questioni che non sono puramente psicologiche.
Punto
di partenza: p. es. quello delle anime che
non hanno nessuna religione, o hanno una religione
tanto grossolana die svanirebbe alla minima
predicazione; tra costoro alcuni possono non
sentire nessun appetito religioso, altri possono
oscuramente soffrire per la loro indigenza
spirituale. Tutte queste categorie si trovano
negli operai meno coscienti tra noi e in certi
abitanti dell'Africa centrale. Altro punto
di partenza invece è quello di coloro
che hanno una " religione " vigorosa,
cui sono solidamente attaccati, come sono
tra noi i militanti comunisti, alcuni laicisti
e altrove i musulmani e gl'induisti.
Punto
d'arrivo: è possibile convertirsi solo
parzialmente, con una semplice adesione alla
dottrina; con una simpatia estetica per la
liturgia; con la pratica dei precetti strettamente
religiosi, come la recezione dei sacramenti;
con la pratica della carità evangelica
fuori d'ogni inserzione positiva nella Chiesa...
C'è anche quella che si può
chiamare conversione totale graduale: ogni
cristiano dev'essere riconvertito, nel senso
che deve crescere sia nella comprensione dei
dommi, sia nell'approfondire la sua vita interiore,
sia nell'ardore e nell'ampiezza dell'apostolato.
Tanto
dal punto di partenza quanto da quello d'arrivo
il problema è psicologico e insieme
sociologico. Il sociale interviene poco, a
quanto pare, nelle conversioni completamente
individuali dei civilizzati appartenenti ad
ambienti da lungo tempo cristianizzati, come
nel caso di studiosi e di poeti di cui tutti
ricordano il nome. Il sociale interviene molto
più largamente e appariscentemente
quando si tratta di conversioni in massa,
fosse pure d'un solo villaggio. Questi casi
sono frequenti nell'Africa nera, ma anche
qui è ancora presente la psicologia,
però la psicologia della coscienza
collettiva. D'altra parte, essendo la conversione
un ingresso nella Chiesa, il convertito deve
accettare la coscienza collettiva che essa
impone ai suoi fedeli. Se si è avvicinato
alla Chiesa per motivi o moventi estranei
a questa coscienza collettiva, dovrà
superare una difficoltà di tal natura
per cui non è più possibile
porre il suo problema in termini individuali.
Intento
e divisione di questo studio. - Intendiamo
restare sul terreno della psicologia senza
però escludere i necessari accenni
ai problemi teologici. Alla psicologia vogliamo
aggiungere la metodologia, cioè lo
studio dei mezzi con cui, cooperando all'azione
della grazia, si possono convertire le anime.
Per noi la psicologia in senso stretto sarà
quindi solo una prefazione a un'azione di
cui dovremo indicare i principali processi,
almeno nelle loro grandi linee.
Perciò
il nostro studio comprenderà tre parti:
1.o
Psicologia individuale e collettiva del fedele;
2.o
Psicologia individuale e collettiva dei non
fedeli;
3.o
Metodologia della conversione.
Ognuna
di queste tre parti dovrebbe essere materiata
di un gran numero di fatti, ma le lacune sono
più numerose dei dati e le cattive
osservazioni superano quelle buone. Per completare
prima, e poi classificare, quest'ammasso,
occorrerebbero più d'una vita umana
e più volumi. Qui diamo soltanto indicazioni
generali, cui a stento si può dare
il modesto nome di schemi.
CAPITOLO
I. - PSICOLOGIA INDIVIDUALE E COLLETTIVA DEL
FEDELE
§
1. - La credenza interessa tutto quanto l'uomo.
In
qualsiasi uomo, si tratti della vita religiosa
o della vita profana, non bisogna considerare
come fatti separati i giudizi, i sentimenti,
i comportamenti. Tale distinzione, comoda
in un manuale, esprime malamente la realtà,
dove la maggior parte dei fatti della nostra
coscienza (e del nostro subcosciente) sono
dei complessi indivisibili, giudizi sotto
un certo aspetto, sentimenti sotto un altro,
comportamenti sotto un terzo aspetto. Ancorché
semplifichiamo molto le cose con questa simmetria
ternaria, vogliamo almeno e soprattutto insistere
sull'indivisibilità del complesso,
che qui chiamiamo giudizio-sentimento-comportamento
e che conservando soltanto le iniziali, indicheremo
con la sigla: G. S. C.
Un
solo esempio: la Redenzione, quando si' considera
in noi, è insieme un domma (giudizio),
una gratitudine (sentimento) e una corrispondenza
alla grazia salvatrice (comportamento). Quando
si pretende d'ammettere la Redenzione come
s'ammette il teorema di Pitagora, senza ringraziare
il Signore e seguirne le orme, c'è
solo una credenza incompleta e fors'anche
inesatta.
Non
bisogna nemmeno dire (come fanno volentieri
i Francesi, che sono i più intellettuali
tra gli uomini) che tra gli elementi del G.
S. C. domina quello intellettuale. Alcuni
pensano che per fare un cristiano basti credere
con la lesta, quasi che simile credenza abbia
la stessa natura della fede che trasporta
le montagne. Per altri il pensiero infiamma
il cuore e il cuore fa muovere le braccia;
ma è una progressione che esiste solo
nei sogni dei professori. I propagandisti
e i pubblicitari sanno che occorre agire a
un tempo su tutte le nostre potenze.
§
2. - Aspetto individuale e aspetto collettivo
della vita religiosa.
Elementi
individuali ed elementi collettivi nella coscienza
del cristiano. - Ora i G. S. C. (religiosi
o profani) si trovano nelle coscienze individuali
e nelle coscienze collettive (la coscienza
collettiva è quella parte della mia
coscienza che è la stessa in tutti
gl'individui del gruppo cui appartengo); e
anche quando hanno lo stesso oggetto, non
sono completamente pari nei due casi. La coscienza
individuale ha reazioni descritte nei trattati
di psicologia e di logica classica; invece
la coscienza collettiva è generale
all'interno d'un gruppo, è costringente
per tutti quelli che ne sono membri, non teme
le smentite dell'esperienza, che sa sempre
interpretare in suo favore; e tali stranezze,
apparentemente
indegne di creature ragionevoli, si giustificano
quando si pensa che la coscienza collettiva
ha lo scopo di conservare il gruppo, sia nella
realtà carnale, sia nell'essenziale
del suo spirito; insomma, essa non è
metafìsica, ma biologica.
Come
in ogni altro gruppo, anche nel cristianesimo
si trovano dei G. S. C. di coscienze individuali
più o meno diversi dai G. S. C. della
coscienza collettiva, che riguardano gli stessi
misteri. Un San Paolo, un San Tommaso, un
San Giovanni della Croce riguardo a Cristo
non hanno le idee, affettive e pratiche, dei
cristiani comuni. Però le differenze
che le caratterizzano sono come ricamate sul
canovaccio comune, o come vette sulla stessa
catena di montagne.
La
coscienza collettiva d'ogni cristiano è
fatta di credenze, di sentimenti, d'azioni
che, a prima vista (s'intende d'un non cristiano)
presentano ì principali caratteri d'ogni
coscienza collettiva. La Chiesa impone dommi,
come la comunione dei santi; ordina sentimenti,
come l'amor di Dio e del prossimo; esige pratiche,
come la confessione annuale e lo spirito di
povertà. Vi sono molte cose in contraddizione,
più ancora che in una coscienza collettiva
profana, con quel senso comune che non teme
di proclamarsi identico al buon senso (unità
in tre persone, dualità di natura,
pane vivo), o con una certa esperienza, a
dire il vero assai corta (non preoccuparsi
per il domani, offrire la guancia sinistra,
morire per rinascere). E tutto è richiesto
dalla vita del gruppo che, con le sue sfide
al mondo e la mediocrità di molti suoi
adepti, ha santamente e vittoriosamente attraversato
quasi venti secoli.
Ciò
che distingue la coscienza collettiva cristiana
dalle coscienze collettive profane. - Quest'analogia,
che riguarda solo le strutture, non ha nulla
che debba stupire. Se tuttavia esaminiamo
i contenuti, notiamo una differenza essenziale
dalle altre coscienze collettive, o almeno
dalla maggior parte di esse, dato che vi è,
come vedremo subito, un piccolo numero di
eccezioni.
Le
coscienze collettive profane, malgrado la
stranezza di certi loro pregiudizi o abitudini,
sono sempre favorevoli alla vita materiale
del gruppo: la nobiltà ha ammesso che
sposare una persona di condizione inferiore
sia una mancanza più grave che prendere
un'amante, per conservare intatta la purezza
del suo sangue: di ciò doveva beneficiare
il gruppo nobiltà. Quando si parla
di coscienza collettiva di carattere biologico,
si sottintende la biologia terrestre.
Invece
la coscienza collettiva cristiana è
tutta orientata verso fini sopraterreni. La
sua biologia è quella dello spirito,
in ciò che c'è di più
alto, a Che cosa giova all'uomo guadagnare
tutto l'universo, se poi perde la sua anima?
" Aggiungiamo un particolare, se particolare
si può dire un complemento cosi importante.
Le coscienze collettive profane spesso restringono
gl'individui nel torpore d'un'esistenza uniforme,
in modo che le personalità scientifiche
o politiche si formano solo reagendo vigorosamente
contro il conformismo del loro ambiente; invece
il conformismo cristiano è per se stesso
la condizione non solo necessaria, ma fattiva
dell'elevazione dell'anima fino alla a libertà
dei figli di Dio". Perciò tra
le due coscienze, cioè la coscienza
della Chiesa e quella del secolo, non è
possibile nessun accordo.
Ciò
che le avvicina. - Ecco ora le eccezioni.
Pur rimanendo società spirituale, la
Chiesa tende a modellare la società
temporale nell'ordine intellettuale, nell'ordine
affettivo, nell'ordine dell'azione, in modo
da attirarsi gli uomini
del secolo; perciò predicherà
la sua dottrina, diffonderà l'esempio
dei suoi costumi, ispirerà le istituzioni.
Quest'ultima opera è capitale, poiché
solo istituzioni d'indole cristiana possono
assicurare pensieri e affetti che, rimasti
senz'appoggio, svanirebbero al primo soffio
tentatore, per quanto siano evangelici. La
Chiesa nel Medioevo fu l'agente principale
che, dalla famiglia romana e barbarica, ha
tratto la nostra famiglia monogamica e stabile,
in cui gli sposi sono eguali e l'unione coniugale
è, per se stessa, un sacramento. Oggi
rifa la stessa opera partendo da quelle famiglie
comunitarie, patriarcali e poligame che i
nostri missionari incontrano in numerose regioni
dell'Asia e dell'Africa. Con difficoltà
molto maggiore, essa tende a cristianizzare
la nostra vita economica e la nostra vita
politica, che in questi ultimi tempi si sono
evolute tanto rapidamente da superare l'azione
dei poteri spirituali, i quali, operando per
mezzo dell'educazione, hanno la generazione
come unità di tempo. Ma confidando
nella promessa di perpetuità che ha
ricevuto, la Chiesa tende a fondare la Città
di Dio sulla terra.
Conseguenze
relative al problema della conversione.
. Così la coscienza collettiva del
cristiano è d'accordo con alcuni elementi
della coscienza civile dei popoli che la Chiesa
ha raggiunto,, e conseguentemente il problema
della conversione si pone in modi diversi
tra i popoli cristianizzati e quelli pagani.
Nelle popolazioni cristianizzate (come in
molte regioni dell'Italia, e tra gente, quali
i contadini e i funzionari, per i quali le
preoccupazioni economiche o politiche sono
minime di fronte ai problemi quotidiani dell'esistenza
familiare) le conversioni potranno essere
individuali; invece tra i pagani d'oltremare
e negli ambienti operai, che urtano in difficoltà
economiche e sociali capaci di stornarli da
ogni vita religiosa, per le conversioni individuali
bisognerebbe che l’individuo si emancipasse
da solo dalla coscienza del suo ambiente,
il che esige un vero eroismo. Ci sono certamente
degli eroi: l'Indocina ha dato centomila martiri;
ma bisogna ammettere, per quanto sembri paradossale,
che è più facile convenire interi
gruppi.
Ma
stiamo attenti al senso che in quest'ultimo
caso prende la parola conversione. Non si
tratta di convenire " individualmente
" la " totalità " della
gente del paese, il che, sotto l'influsso
d'un profeta, grazie a un contagio proprio
alle folle, potrebbe essere il frutto d'un
entusiasmo passeggero; si tratta invece di
convenire le istituzioni, in modo da offrire
ai G. S. C, a tempo opportuno, un terreno
dove non s'abbia a temere che si dissecchino.
Questo lavoro richiede uno sforzo immenso
e lungo respiro, ma senza di esso le retate
del pescatore di uomini saranno soltanto illusone.
§
3. - Forme e gradi della conversione.
a)
La conversione comincia da un punto privilegiato.
- Individuale o collettiva, intima o istituzionale,
la conversione può essere completa
e incompleta. Indubbiamente comincerà
con essere incompleta. Ciò che le manca
dipende dal carattere del "invertito;
quindi lo psicologo dovrà anche essere
un caratterologo. Taluno potrà riconoscere
la verità dei dommi senza nessuna emozione
del cuore e senza nessun atto evangelico;
tal'altro sarà conquiso da una sentimentalità
vaga, che non lo interesserà né
alle verità rivelate, né alle
pratiche richieste; un terzo amerà
il suo prossimo quasi come se stesso, ma verso
Dio conserverà un agnosticismo che
chiamerà rispetto, e un'aridità
di cui si farà vanto, quasi fosse un
rifiuto virile d'ogni sentimentalismo. Certamente
una volta messo in opera un elemento del G.
S. C, gli altri due elementi entreranno anch'essi
a poco a poco in azione, in forza della loro
unione sempre intima; inoltre i G. S. C. cristiani,
cioè i misteri, sono nello stesso tempo
luminosi allo spirito, sensibili al cuore
e vivificanti per la volontà. Ma in
generale l'agganciamento si fa in un punto
solo. Il cristianesimo ha tre ingressi principali.
Però
ogni ingresso si può biforcare, conducendo
una via alla conversione totale, l'altra invece
impantanandosi in una caricatura di conversione,
e questo appunto occorre notare concretamente
nei tre casi.
b)
Ingresso per via dell'intelligenza.
- Si è rimasti colpiti dalla dottrina
e si vuole arricchire la propria conoscenza.
Gli uni cercano di vivere le verità
religiose e così, ad esempio, l'Incarnazione
del Verbo non sarà soltanto un fatto
deciso da tutta l'eternità e compiuto
millenovecento anni fa nel seno della Vergine
Maria: Gesù con la comunione in certo
modo s'incarna in me, anzi allora io mi fondo
in lui; però in qualunque maniera io
interpreti il fatto, è l'unione della
natura divina e della natura umana praticata
invece di essere contemplata: qui è
il vero passaggio, per la via del domma, a
tutta quanta la vita cristiana. Qui però
si può progredire meno santamente.
Certi europei studieranno la storia del domma
restando in una biblioteca; altri, non europei,
che non hanno ricevuto con la nostra lingua
la logica greco-latina, lavoreranno ad assimilarsi
le nozioni fondamentali che la teologia ha
aggiunto alla rivelazione: nozioni d'essenza
e d'esistenza, di materia e di forma. In genere
sono vicoli ciechi.
Ingresso per via della sensibilità.
- Ci si sforzerà di trasformare in
atti i sentimenti evangelici, la gioia d'essere
poveri, di fare penitenza, di perdonare, di
dimenticarsi, di convenirsi... È la
via dell'arricchimento. Altri però
snatureranno quest'insegnamento facendone
un ascetismo musone o una pietà sfasata;
oppure, anziché combattere i loro istinti,
ne volgeranno l'ardore verso i nemici della
Chiesa, sia per la polemica, sia per nuove
guerre di religione. c) Ingresso per via della volontà.
-Si praticherà? Però ci sono
due metodi: o praticare i precetti e i consigli
evangelici in tutte le incidenze della vita
familiare, professionale e civica, il che
sarà il risultato di lunghi esercizi
su una via per lo più fiancheggiata
dalla preghiera e dai sacramenti; o praticare
nel senso peggiorativo della parola, cioè
andare spesso in chiesa, ma non riportarne
nessuna chiarezza né alcun vigore per
emendarsi: qui la pratica è sfigurata
o è ridotta a vernice.
Così
la preconversione richiederà postconversioni.
La
conversione al cattolicesimo comporta un'esigenza
speciale. - Nella forma che abbiamo schizzato,
gli uni e gli altri avranno tuttavia lo stesso
andamento, sia che si tratti del cattolicesimo,
sia dell'ortodossia o del protestantesimo.
In più il cattolicesimo esige l'ingresso
nella Chiesa che è sua. Ora anche in
questo stato si possono assumere vari atteggiamenti.
Il
vero cattolico sa che la Chiesa, e un corpo,
con Cristo per capo e di cui ciascuno di noi
è un membro, un organo o una cellula,
spedalizzato in questo o in quel ministero,
da cui nessuno si può dispensare, membro
o cellula che dal capo riceve la vita divina
nella misura conveniente. Quindi la disciplina
non consiste nel seguire ciecamente, pigramente
e in modo incompleto gli ordini, ma nel permearsi
sufficientemente delle intenzioni dei vicari
di Gesù Cristo, per prendere iniziative
che consistono semplicemente nel precedere
gli ordini, perché si saranno meglio
capiti. È questa la tesi dell'Azione
Cattolica, com'è definita dagli ultimi
papi.
Ma
altri cattolici, meno consapevoli della vera
natura della Chiesa, l'immaginano fatta sul
calco delle società politiche che essi
conoscono. Alcuni io essa vedono una monarchia
assoluta, il che pare loro tanto più
naturale, in quanto, essendo la verità
rivelata, il potere può venire solo
dall'alto; essi hanno quindi per la gerarchia
un rispetto completamente passivo, attendendone
le istruzioni per pensare, sentire, agire.
Altri, convinti che la democrazia sarà
il regime dell'avvenire, credono di fare un
torto alla Chiesa quando non la rappresentano
come una società democratica, credendo
quindi giusto che una parrocchia o una diocesi
sia amministrata non solo nella cassa, ma
anche nell'insegnamento e nelle pie manifestazioni
dei delegati dell'assemblea generale dei fedeli.
A tali differenze s'aggiungono ineguaglianze.
Si è convenuti quando ci si conforma
ai precetti; Io si è di più
quando si comincia a seguire i consigli, iniziando
cosi un'ascensione illimitata: la psicologia
della conversione è solo una prefazione
alla psicologia della santità.
Cosi
lo stesso cattolicesimo presenta molte varietà;
fuori di esso le varietà sono ancora
più numerose.
CAPITOLO
II.
PSICOLOGIA
INDIVIDUALE E COLLETTIVA DEL NON FEDELE
Diciamo
subito che, all'uso comune, per non fedele
intendiamo non solo gl'infedeli in senso stretto,
ma gli eretici, gli scismatici, i dissidenti
e anche i battezzati che si rivolgono alla
Chiesa solo più per le cerimonie del
matrimonio o dei funerali, in cui non vedono
che riti mondani o civici, come quello di
dare un ballo per i diciott'anni della figlia,
o di appendere una bandiera al balcone il
giorno della festa nazionale.
Di
questi non fedeli riterremo soltanto alcuni
tipi caratteristici, difficilmente collocabili
in un ordine naturale. Cominceremo da quelli
più vicini a noi, cioè dai nostri
fratelli separati: ortodossi, anglicani, protestanti;
poi andremo a cercare in Africa e in Asia
Animisti, Musulmani, Induisti, Cinesi; infine
ritornando in Europa vedremo il comunismo
russo, che ha tutti i caratteri d'una religione.
Cammin facendo caratterizzeremo i G.S.C, d'ogni
tipo, come pure il loro atteggiamento di fronte
alla Chiesa e cercheremo ciò che li
allontana e ciò che li avvicina al
cattolicesimo.
§1.-I
cristiani separati.
Gli
ortodossi.
- Gli ortodossi, come i Russi, si danno questo
nome, mentre i cattolici li chiamano dissidenti.
Se poco differiscono le credenze, le mentalità
sono ben diverse, per non dire quasi opposte:
la Chiesa orientale è più platonica,
si disinteressa dei problemi del mondo per
rifugiarsi nel misticismo contemplativo e
nell'ascetismo solitario. (Cfr. la significativa
leggenda di San Nicola e San Cassiano in Soloviev,
La Russia e la Chiesa universale, ed. it,
pp. 49-54). Inoltre quella Chiesa non ha più
la stessa struttura della nostra; il cattolicesimo
è monocefalo, l'ortodossia è
policefala e conciliare; e abbiamo qui una
delle differenze fondamentali tra l'Occidente
e l'Oriente. Infine, come tutte le Chiese
ortodosse, quella russa prima del bolscevismo
era nazionale, ostacolo che però sembra
stia per cadere. (Cfr. Congar, Chrétiens
désunis, pp. 252-261; genesi e caratteri
fondamentali della mentalità ortodossa).
La
Chiesa anglicana. - La Chiesa d'Inghilterra
sta in mezzo tra l'ortodossia e il protestantesimo,
e secondo alcuni converrebbe considerarla
come un semplice scisma. Semplice scisma forse
la High Church, cui per essere cattolica spesso
manca solo l'unione con Roma. Anche nell'insieme
della Church of England le consecrazioni sarebbero
valide se si potesse provare che Barlow consecrò
Parker, e la principale causa della separazione
di questa Chiesa sarebbe quella che separa
l'Inghilterra dal resto del mondo, cioè
la sua insularità. Tuttavia le origini
dell'anglicanesimo sono oscure e presentano
molti caratteri delle Chiese protestanti.
I
protestanti. - II protestantesimo
è diverso, e si allontana dal cattolicesimo,
più ancora dell'ortodossia e dell'anglicanesimo,
non per il temperamento, ma per importanti
punti della sua dottrina, della sua pratica
e anche della sua costituzione interna. La
fede, la pietà, le mutue relazioni
dei fedeli tra di loro, con il loro pastore
e con Cristo, sono definiti da norme più
o meno differenti. Inoltre, essendo i protestanti
sorti da una Riforma, capita loro di credersi
più cristiani di quelli che sono rimasti
attaccati a Roma e, per alcuni altri di loro,
le guerre di religione hanno lasciato tristissimi
ricordi che creano una psicologia di forti
risentimenti. Però sono cristiani.
§
2. - I non cristiani.
Gli
animisti. -
Gli animisti, e qui pensiamo soprattutto ai
negri dell'Africa, hanno lineamenti comuni,
nonostante certe varietà. Senz'usare
la parola " prelogico ", non c'è
bisogno di conversare a lungo con i loro evoluti,
per costatare che la loro logica è
molto rudimentale. Il loro credo è
un ammasso poco coerente, con un Dio supremo,
ma assai lontano, con geni in tutte le fonti
e in tutti i venticelli, e specialmente con
le anime degli antenati che sopravvivono,
quando sono nutrite con sacrifici e che, secondo
che le nostre offerte sono generose o avare,
ci sono favorevoli od ostili. S'aggiunga la
fiducia in certi feticci, e si avranno credenze
abbastanza grossolane perché, con l'aiuto
d'un po' di riflessione, siano lasciate senza
rimpianto, in favore di dottrine più
ricche e più sistematiche.
Infine
il carattere comunitario delle popolazioni
dell'India non renderà le conversioni
per famiglie o per villaggi più difficili
delle conversioni individuali, come s'è
detto per gli Arabi e come si dirà
dei Cinesi.
La
Cina. - Come gl'Induisti, cosi i
Cinesi, sotto nn nome generico, sono una molteplicità
di popoli aventi più religioni, senza
parlare delle superstizioni popolari, che
sono ancor più varie.
In
generale i Cinesi ammettono due principi,
che si dividono tutto l'universo: lo yin,
principio dell'inverno, dei bisogni domestici,
dell'attività della donna; e lo yang,
principio dell'estate, dei lavori campestri,
dell'attività maschile; essi si alternano,
regolati da un ordine superiore, chiamato
il tao: di qui il nome di taoismo dato a una
simile filosofia. È una concezione
che presenta il mondo, quello fisico almeno,
come un equilibrio da cui non ci si scosta
un istante che per ritornarci ben presto.
Non c'è progresso, e quello che si
presenta sotto questo nome, come la scienza,
è odioso. Il tempo non passa veramente,
in modo che fatti futuri alle volte sono causa
di fatti passati. Il taoismo popolare, in
alcuni letterati s'è evoluto nel taoismo
di Lao Tse, poi di Ch'uang Tse, mistici che,
elaborando la concezione corrente del tao,
proposero agli uomini di fondersi in lui disprezzando
ogni cosa. Questa dottrina non è senz'analogia
con il buddismo, che spesso vi si sovrappose.
Ma
più diffuso in Cina è il Confucianesimo
che, a dire il vero, non è una religione,
ma una morale. Confucio rifiuta di rispondere
ai discepoli che lo interrogano sulla natura
del cielo o sul genere d'esistenza dell'anima
dopo morte. Generalizzando la teoria del tao,
egli proclama semplicemente che l'armonia
della natura deve tradursi in un'armonia sociale:
l'uomo, già molto legato ai parenti
anche lontani, dovrà legarsi a tutti
gli organi dello stato e, per aiutarsi in
quest'abnegazione, compirà numerose
cerimonie, che sono qualcosa di più
che un codice di convenienze; diciamo: un
rituale sociale, ma che, dobbiamo riconoscerlo,
non s'innalza mai a pensare a un aldilà.
Si potè dire che i Cinesi sono assolutamente
privi del senso del soprannaturale, nonostante
il loro altruismo.
Il
taoismo conviene certamente a un popolo d'agricoltori,
che dipende strettamente dal ritmo delle stagioni,
e a un popolo fatto di grandi comunità
familiari, che soffocano le iniziative individuali.
Pacifici e rozzi, Confucio non trovò
difficile inculcare in essi una morale che,
assieme alla cortesia, li solleva all'amabilità,
ma non avrebbe potuto lanciarli a voli più
arditi.
Quando
giungerà tra loro, il cristianesimo
li troverà senza brutalità e
senz'egoismi; ma prima di penetrarli dovrà
far nascere in essi l'appetito del divino,
che non sentono. Non sono un terreno ostile,
né un terreno preparato; sono un terreno
vergine.
Il
comunismo russo, nuova religione.
-I comunisti della Russia dovrebbero esser
chiamati socialisti russi, perché si
considerano essi stessi come giunti soltanto
alla fase transitoria, in cui si costruiscono
fervorosamente e duramente un'attrezzatura,
in attesa della fase dell'abbondanza in cui
si potrà instaurare il comunismo in
una gioiosa fratellanza. Giudicarli nel loro
stato attuale significa quindi pregiudicare
la loro evoluzione, che riserva certamente
molte sorprese.
Oggi
si dichiarano essi stessi antireligiosi, ma
la loro antireligione, per il vigore della
sua fede, ha tutti i caratteri per essere
una vera religione a rovescio; e se la loro
metafisica è materialista e atea, per
essi l'uomo ha tuttavia una potenza indefinita
sulla natura e su se stesso, e quindi può
creare a poco a poco il superuomo: ha anzi
la tendenza a superarsi continuamente, e il
popolo è scosso da una speranza immensa.
Però a condizione che si agisca in
gruppo, poiché l'individuo isolato
è soltanto una finzione dello spirito
borghese e l'uomo moderno, cioè l'uomo
perfetto, è quello che si serve di
tutti i suoi legami con tutti i suoi simili
uniti per arricchirsi e donarsi.
Purtroppo
il comunismo pare chiuso al massimo al cristianesimo:
lo è per natura, quale almeno questa
natura appare alla sua coscienza, lo è
per tattica, perché la religione, e
specialmente quella cristiana, è l'oppio
del popolo, che un rivoluzionario deve vomitare;
lo è per vocazione, perché i
piani quinquennali sono ebbri di tecnica e
non è possibile servire il Dio personale
quando si servono gli dèi d'acciaio;
lo è per ignoranza, in gente nata dopo
il 1917, che non hanno mai o quasi mai sentito
parlare di Gesù Cristo; lo è
per troppa conoscenza, in gente anziana, che
della Chiesa d'un tempo ha conservato solo
il ricordo d'un'amministrazione legata al
regime abolito e quindi odiosa.
Intanto
due ragioni permettono di sperare delle conversioni.
La
prima, che già si vede in atto qua
e là, risulta dal temperamento profondamente
religioso del popolo russo, che non può
fare a meno di credere nel mistero; il semplicismo
della filosofia bolscevica ripugna loro; la
persecuzione, con i martiri che ha fatto,
parve quindi inopportuna al fu maresciallo
Stalin, che ha ristabilito la libertà
di culto e il patriarcato.
La
seconda ragione viene dallo stesso bolscevismo,
che ha come principio il non sfruttamento
dell'uomo da parte dell'uomo, e con questo
la soppressione delle miserie ereditate da
tutti i secoli passati. È vero che
si è odiato, spogliato, ucciso, ma
era soltanto l'inverso d'una vasta simpatia.
Una
simile morale poggia su istituzioni. Ciascuno
deve avere la sua casa, piccola, è
vero, ma sufficiente per la sua famiglia,
alla quale può trasmetterla per eredità;
inoltre se si ricevono alti salari, bisogna
spenderli in beni di consumo o in doni ai
poveri, o in imposte volontarie, perché
non risorga una nuova classe di padroni, alimentata
da nuove servitù.
In
questo modo l'anima dei Russi odierni offre
una superficie empia sopra un sustrato che
nasconde, sia pure in germe o rachitiche,
le tre virtù della fede, della speranza
e della carità. Che cosa avverrà
fra due o tre generazioni? Più di qualsiasi
altro paese d'Europa, la Russia è in
questo momento la terra dell'imprevedibile.
Tutt'al più si può predire che
il ribollimento delle profondità fenderà
la superficie.
Abbiamo
fatto il giro del mondo. In tutti i paesi
le conversioni troveranno aiuti e ostacoli,
di varia grandezza e di natura diversa. Ne
abbiamo presentato la lista senza commenti.
Quest'analisi ci prova la complessità
del problema. Muniti di questi materiali,
potremo affrontare Io studio centrale con
maggior fortuna e potremo trattarlo più
brevemente.
CAPITOLO
III. - METODOLOGIA DELLA CONVERSIONE
Convertire
con l'aiuto di Dio un uomo o un popolo vuoi
dire fargli percorrere diverse tappe che,
nei loro tratti essenziali, s'assomigliano
in tutti i continenti e in tutti i secoli.
Prima le esporremo nelle loro generalità,
poi faremo vedere come si differenziano nei
vari casi di conversioni.
Divideremo
le generalità in quattro parti, che
nella nostra esposizione appariranno più
nettamente separate di quanto lo siano in
realtà.
1.o
I fatti di conversione ulteriore;
2.o
i fatti concomitanti all'ingresso nella Chiesa;
3.o
i fatti posteriori, che caratterizzano una
conversione continua;
4.o
i fatti d'ordine un po' diverso, che riguardano
non soltanto la conversione d'individui in
un popolo, ma quella delle istituzioni del
popolo stesso.
§
1. - Fatti di conversione interiore.
I
primi indizi. - II primo atteggiamento
che preannuncia una futura conversione è
prodotto da un'incomprensione, da un disgusto,
o da un'inazione. Secondo il proprio carattere,
individuale o sociale, si viene colpiti in
questa o quella regione dell'anima. I più
intellettuali sentono che la loro religione
non soddisfa più la loro curiosità
sui grandi problemi capaci di tormentare l'uomo;
i più delicati sono scoraggiati dalla
grossolanità della sua morale; i più
vibranti vedono in essa pratiche le quali
non meritano d'essere vissute. Non occorre
che queste critiche vengano formulate; esse
non si esprimeranno con piena chiarezza neppure
molto tempo dopo la conversione. Per lo più
restano subcoscienti, ma distaccano lentamente
l'uomo dalla religione della sua infanzia.
L'atteggiamento
che incombe ai cristiani. - L'apostolo
per provocarle procederà in due modi.
Il primo è quello della critica interna,
sia in conversazioni socratiche, se si rivolge
a un individuo cui può arrivare; sia,
se si tratta di una massa, con l'aiuto di
discorsi, di giornali o di pellicole che insinuino
dubbi sulla certezza del suo credo. Questo
procedimento polemico comporta un pericolo:
a forza di critica s'induce l'infedele non
solo a dubitare della sua religione, ma di
qualsiasi religione; spingendolo fuori della
sua Chiesa lo si può contemporaneamente
gettare lontano dalla Chiesa cristiana. Il
secondo metodo consiste semplicemente nel
far vedere un ideale superiore: santità
d'un eremita, storia d'un martire, vita d'una
famiglia totalmente cristiana... Allora non
c'è affatto bisogno di discutere con
gl'infedeli; anzi, il vedere questo spettacolo
di lontano o furtivamente non li spinge a
mettersi in guardia contro un convertitore
di professione: sentono nascere la simpatia
dal più profondo di se stessi, cioè
nella massima libertà, poi il desiderio,
poi la credenza che questo desiderio è
realizzabile: un Nobili predicò a Madura
soltanto con lo spettacolo della sua orazione
solitària, e gli attuali eremiti del
Sahara ne imitano l'esempio.
Conversione
" brusca " e conversione "
lenta ". - Questi metodi portano a un
voltafaccia o a una semplice inflessione.
Voltafaccia,
in senso stretto, quando si brucia quello
che s'è adorato; il che si verifica
generalmente in coloro che si sono preparati
con una critica del loro stato anteriore,
e soprattutto nei temperamenti tutto d'un
pezzo: cosi primitivi o debosciati che sono
marciti, spesso loro malgrado, nell’ignoranza
o nell'impurità.
Invece
inflessione quando si tratta di persone che
si appoggiano su alcune verità o alcune
virtù, di cui la loro religione contiene
il balbettio o il germe: in tal caso la cristianizzazione
li illumina o li corona. Era questo il metodo
del Ricci, che conviene ai temperamenti più
dolci o più contemplativi, che credono
cosa saggia non dimenticare completamente
le loro tradizioni.
La
conversione, sia che debba mutare totalmente
l'essere, sia che abbia bisogno di trasformarne
solo una parte, si può compiere lentamente
o bruscamente o, meglio, con una serie di
piccoli colpi bruschi o con atterramento unico
e decisivo.
Possiamo
trovare esempi caraneristici di conversioni
progressive nella regina zambesiana Mokwai
e in molti altri di cui parla Raoul Allier
nella Psychologie de la conversion chez les
peuples non civilisés. Casi di conversioni
brusche sono stati citati dal Mainage nella
Psychologie de la conversion, come quelli
d'Alfonso Ratisbonne, d'Ermanno Cohen, di
Roberto Bracey, di Paolo Claudel o di altri
ancora, che furono vivamente scossi durante
una missione o un ti risveglio ". Un
fatto, apparentemente insignificante, da loro
una nuova dimensione degli esseri, li mette
in un nuovo punto di vista, apre nuovi sensi:
essi sono " rivoltati " come si
n rivolta " un guanto. A distanza di
parecchi secoli si ripete la storia della
via di Damasco.
Qui
però non bisogna lasciarsi ingannare
dalle distinzioni. Una conversione deve sempre
finire con una decisione, e quindi il suo
ultimo atto è sempre brusco. Ma siccome
consiste nel sostituire un uomo nuovo a quello
vecchio, la decisione dev'essere stata preceduta
da una preparazione che può durare
anni e che spesso non è percepita,
perché inconscia.
La
nascita d'un nuovo io. - Essa consiste
nella costituzione di un nuovo io, che a poco
a poco prenderà il posto di quello
primitivo.
Un
io è un complesso ordinato di stati
psichici. Per esempio la sensualità,
l'appetito di possedere, il desiderio di dominio
sulle donne sono la manifestazione di tre
tendenze, indistinte in linea di diritto,
ma legate di fatto, le quali unite a qualche
tendenza coltivata insieme ad esse, formano
il fascio dell'io infedele. Quando quest'infedele
sente il primo discorso sull'astinenza, quando
vede in un quadro la glorificazione del povero,
quando legge una pagina sull'eguaglianza degli
sposi, per lui le tre novità sono senza
rapporto, ma se vi riflette, astrattamente
o concretamente, finiscono col formare un
complesso unico, cioè l'embrione dell'io
cristiano.
I
due io, in principio s'ignorano, poi si combattono,
dal momento che il secondo ha acquistato una
statura da poter combattere col primo. Il
canto d'un inno, il profumo dell'incenso,
una veste candida basteranno per attirare
con veemenza alla croce e a dare l'ardente
desiderio di cadere ai suoi piedi; qualche
momento dopo una musica profana, un odore
carnale, un gioiello condurranno con eguale
forza alle catene di prima.
Questo
sdoppiamento è anche una differenziazione.
I due io non sono soltanto distinti come lo
sono due vasi identici, ma appartengono a
due specie che
s'assomigliano poco. Il più vecchio
ci possiede con abitudini, il più giovane
con aspirazioni; quello ha il potere dell'usuale,
questo il prestigio dell'ignoto. Le nostre
abitudini ci sono tanto più care quanto
più temiamo d'essere costretti ad abbandonarle.
Le aspirazioni sono tanto più amate
quanto più lo stato da esse proposto
ci appare, in una penombra misteriosa, sovrumano
e, insieme, alla portata delle nostre forze.
Praticate, anche solo per qualche istante,
qualche precetto della religione che vi tenta,
e vi accorgerete di non aver agito nel suo
stile, che quindi occorre che Dio o un suo
inviato vi ispiri o vi possieda. Cosi lo
sdoppiamento, mentre è una differenziazione
è pure una lacerazione.
Una
lacerazione dolorosa: ci si sente attratti
alle promesse della fede, ma non possiamo
dimenticare che esse si compiranno solo dopo
che saremo passati attraverso le sofferenze
del calvario. Se si preferisce marcire nei
piaceri d'un tempo, quel poco di cristianesimo
che già si conosce basta a renderveli
nauseanti. Rinunciarvi, quando s'ha una prima
intuizione del peccato, non è un'ingratitudine
colpevole verso tradizioni che sono sacre
perché vengono dagli antenati?... I
pretesti più inattesi servono a tormentarci.
Alle
volte questi tentennamenti sono tanto penosi,
che si pensa di soffocare le suggestioni del
cristianesimo. I più colti cercano
di persuadersi che
Il
loro secondo io non è guidato da Dio,
ma che è il prodotto di qualche nevrosi,
che ha sdoppiato la loro personalità
con un fenomeno naturalissimo, mentre invece
il loro spirito non è mai stato così
sano come ora; oppure si domandano se questo
preteso Dio non è l'esteriorizzazione
d'una pressione sociale; ma la sola società
che li comprime è quella che li allontana
da Dio.
I
semplici e i non civilizzati non hanno questa
capacità critica; credono in Dio perché,
se cacciano l'idea di lui, essa ritorna nei
loro sogni, e anche in piena veglia sentono
voci che li spingono a farsi cristiani; queste
rimozioni nel subcosciente fanno nascere dei
complessi che opprimono fino all'angoscia,
nel senso psichiatrico della parola.
L'unificazione
intima. - Qui le peripezie sono così
diverse, che si potrebbe scrivere un volume
senza esaurire il soggetto. Frattanto passano
le settimane, i mesi e gli anni. Alcuni muoiono
prima di concludere; in altri l'io cristiano
è riuscito ad atterrare l'io pagano.
L'anima è virtualmente unificata e
resta solo da prenderne coscienza.
Un
bel giorno, sentendo una predica, o nel pentimento
d'una caduta, a proposito di un nonnulla,
ci si decide a rispondere all'appello divino.
La battaglia è finita e si prova una
pace di carattere sconosciuto, elevata a un
livello superiore e tanto più deliziosa
quanto più tragica e lunga fu la guerra
cui successe.
Non
occorre ricordare che queste vicende sono
state seguite da un apostolo direttore di
una sola anima o missionario incaricato d'un
gruppo di catecumeni o d'aspiranti al catecumenato;
quest'apostolo conosce bene quello che abbiamo
sbozzato, perché è lui, o uno
dei suoi colleghi che ci ha fornito i materiali
dello studio; ma invece d'accontentarsi di
raccoglierli come spettatore, egli ha agito
incessantemente, ora per provocare crisi nel
suo pupillo, ora per trarre partito dai turbamenti
in cui l'ha gettato in vista del suo progresso.
Però
il suo compito non è ancora finito.
La conversione, che egli ha diretta, sarà
definitiva solo se il convcrtito all'adesione
ulteriore aggiungerà il gesto esteriore,
che Io farà entrare nella Chiesa, sia
con un'abiura, sia con un ritorno pubblico
a esercizi abbandonati da molto tempo. Questa
seconda risoluzione non è il seguito
inevitabile della prima e in realtà
solleva una questione di psicologia sociale,
che complica la questione, or ora esaminata,
di psicologia individuale. Perciò merita
che ci fermiamo un momento su di essa.
§
2. - Fatti che accompagnano l'ingresso nella
Chiesa.
Le
difficoltà capaci di arrestare il convertito.
- Entrare nella Chiesa significa farla finita
con il proprio ambiente, spesso venerabile
e possente, e sottomettersi senza riserva
a una disciplina assolutamente insolita. La
difficoltà è duplice e genera
due specie di lotte. Non deve sorprendere
se esitiamo. Per quanto si sia poco generosi,
si comincia con formulare obiezioni che dovremmo
rivolgere a noi stessi, ma che indirizziamo
alla Chiesa.
Diciamo
che la Chiesa è un organismo sclerosato,
in cui una personalità non può
fare a meno d'intristire; oppure diciamo che
essa è legata al partito d'una classe
che non è la nostra; oppure che essa
è l'agente d'uno stato ostile alla
nostra patria.
Quanto
hanno di fittizio. - Queste accuse
potrebbero essere confutate da qualcuno che
non sia impegnato nel dibattito. La Chiesa
non è un organismo sclerosato; però,
come in qualsiasi altra società, variando
le circostanze, alcuni suoi organi si sclerotizzano
a poco a poco. Le società spirituali
rischiano perfino una sclerosi più
completa di quelle temporali, perché
non hanno, come queste, il permanente controllo
della realtà. Ma qui gli elementi disseccati
sono continuamente sostituiti da elementi
freschi, e allora che erompere di vita!
La
Chiesa non è legata a una classe, per
esempio a quella borghese. È vero che
quando, un secolo fa, la borghesia era la
classe dirigente, per influire per mezzo di
essa sulle altre classi, la Chiesa si mise
alla sua portata, esprimendo così alcune
tesi di morale generale, come quella sulla
proprietà, in funzione d'abitudini
borghesi. Quésto però non è
un accomodamento e quasi un rinnegamento,
ma un'applicazione a un caso particolare o
una traduzione della sua immutabile dottrina
in una mentalità speciale. Al contrario
molte riforme in favore degli operai sono
state proposte nelle encicliche pontificie,
prima che ne parlasse chiunque altro.
Né
la Chiesa d'oltremare serve gl'interessi d'una
potenza europea. È vero che i suoi
missionari non possono fare a meno di pensare
o di sentire secondo le loro nazioni di origine,
ma le grandi encicliche missionarie, come
la Rerutn Ecclesiae e la Evangelii Praecones,
hanno tradotto le parole di San Paolo in questo
motto: "Siate gialli con i Gialli e negri
con i Negri" e hanno spinto a formare
più rapidamente un clero e un episcopato
indigeno. Come il Vangelo ha trovato un Sant'Agostino
o un San Tommaso per essere messo alla portata
del pensiero greco e latino, così noi
possiamo aspettare qualche dottore perfettamente
ortodosso, indù o cinese, che adatterà
il Vangelo se, come sempre, adattamento vuoi
dire applicazione e traduzione. Ma dovrà
cominciare l'adattamento con un distacco dalla
nostra cultura, onde presentare alle altre
culture il messaggio di Cristo nella sua essenza.
Che
cosa possono avere di fondato. -
Le obiezioni alla Chiesa non sono dunque serie
se non per quelli che lo vogliono. Tuttavia
sono incoraggiate da alcuni cattolici e da
qualche membro del clero. Nessuna apologetica
né deve né può nascondere
questo fatto. Entrando in qualche tempio si
ha l'impressione che la pratica si riduca
a gesti meccanici e sterili. Alcuni operai
hanno incontrato dei sacerdoti che hanno un
ideale più borghese che evangelico;
degli indigeni credono che convenirsi significhi
europeizzarsi. Tutto ciò è fin
troppo vero. Per questo i responsabili dell'apostolato,
che qui sono capi di diocesi o di vicariati
apostolici, insistono tanto perché
i pastori non si anchilosino in ciò
che piace al gregge dei giusti, si distacchino
dall'amicizia esclusiva d'una classe che li
protegge più di quanto non li imiti,
perché si sforzino di lasciare il comportamento
esclusivista del popolo loro affidato. È
una condizione necessaria e tradizionale perché
le conversioni si moltiplichino con un'ampiezza
che giustifichi il nome di cattolico.
L'ingresso
nella Chiesa. - Ecco il terreno preparato
per molti e con il lavoro di molti anni. Resta
da far entrare un individuo. Ora la guida
non sarà più il vescovo, ma
forse il compagno di lavoro, o un catechista
della foresta, il più delle volte un
cristiano dell'Azione Cattolica. Tocca a lui
far comprendere all'amico, che s'è
fatto suo discepolo, che l'ingresso nella
Chiesa non è un intruppamento e tanto
meno un tradimento, ma una promozione nel
senso più completo della parola. Diciamo
completo, perché il nuovo adepto deve
trasformarsi in tutti i suoi atti, come se
battezzasse egli stesso il suo letto, la tavola,
il mestiere; deve prendere senz'altro un posto
attivo, che sarà un posto d'apostolato.
Appena ci si è convertiti nel proprio
cuore, sappiamo che s'è trovata la
pace, ma non quella che il mondo da; confermando
l'adesione s'è confermata la pace;
non è mica per metafora che la Chiesa
di quaggiù porta il nome che la distingue
dalla Chiesa purgante, e da quella trionfante:
essa non può essere se non una Chiesa
di militanti.
§
3. - I fatti posteriori che caratterizzano
una conversione continua.
Quello
che abbiamo descritto è un ideale cui
si potè univate un giorno, ma non lo
si avrà sempre. Dopo là tragedia
si ha bisogno di pace, anche di pace umana.
Molti nemici minacciano il cattolico "arrivato"
il formalismo e l'orgoglio sono i più
frequenti, i più sottili e quindi i
più pericolosi.
Il
pericolo del formalismo e dell'orgoglio.
- II formalismo consiste nell'esagerare la
parte delle pratiche e specialmente nel prendere
queste pratiche come un fine. Vi è
certo il diritto di compiacersi della liturgia,
d'essere in transigenti nel digiuno, e più
ancora d'avvicinarsi spesso ai sacramenti,
ma a condizione, dopo aver reso il proprio
omaggio a Dio, di vedervi dei trampolini da
cui ci si lancerà più vigorosamente
verso l'altra pratica, che consiste nell'essere
cristiani nel compimento del proprio dovere
professionale o civico.
Infine si farebbe la peggior caricatura d'ogni
pratica se si fosse fedeli agli esercizi della
chiesa per diportarsi poi come pagani nel
resto dell'esistenza, come se la pietà
davanti all'altare fosse un'assicurazione
per l'empietà nella vita quotidiana.
Ora il formalismo spesso segue alla conversione
perché, aiutato dalla stanchezza della
preparazione, esso è il solo segno
chiaro per indicare la conversione, quindi
un segno accessibile a tutti.
L'orgoglio consiste nel credere che dopo il
progresso, un tempo inimmaginabile,
che s'è compiuto, restino da fare solo
più progressi insignificanti. Il battesimo
ha nettato la casa; resterà al massimo
da spolverarla. L'ingresso nell'assemblea
dei fedeli è certamente stato la più
grande rivoluzione che possa commuovere un'anima;
nell'azione di grazie, che scoppia nel tempo
successivo, non si può fare a meno
d'un'esaltazione che, nei meno saggi, è
vicina all'orgoglio: prima era il catecumeno
che camminava, ora è il fedele arrivato.
Ecco
la duplice catastrofe. Essere formalista significa
dimenticare lo spirito per la lettera; essere
orgoglioso significa vedere nella vittoria
l'opera propria e non quella di Dio. Nel primo
caso c'è idolatria del segno; nel secondo
idolatria di se stessi, ed entrambi i vizi
ti fanno prigioniero della tua conquista,
tanto grande e dolce che pensi di goderla,
non di superarla. Invece è scritto:
" Siate perfetti com'è perfetto
il Padre vostro che è nei cieli ".
In una vita cui è essenziale il progresso,
non salire significa ridiscendere e cadere.
La
necessità della conversione quotidiana.
- Il convertito dovrà quindi ripassare
per tutte le lotte e tutti gli orrori che
lo hanno condotto alla conversione.
Questo
non è impossibile. Il cristianesimo
offre molte occasioni per resistere al formalismo
e all'orgoglio incombenti. Ci accontenteremo
di darne due esempi, ma perché siano
più convincenti li chiederemo a due
uomini che non siano del tutto novizi nel
servizio di Cristo.
A
proposito del formalismo: un cristiano prega
e si comunica spesso; dalla preghiera e dal
sacramento ritorna più forte e vi trova
anche la gioia. Col pretesto d'aumentare la
sua forza, forse per godere di più,
moltiplica le ore della sua unione a Cristo;
ma sente non meno imperiosamente l'appello
d-ei suoi fratelli bisognosi del suo aiuto
e della sua parola. Eccolo preso tra due doveri,
cui corrispondono due beni. La contemplazione
è il viatico indispensabile per la
sua azione; l'azione è la materia insostituibile
per la sua contemplazione: è creato
per amare Dio o per amare gli uomini? Ecco
iniziate non sterili esitazioni, ma esperienze
tanto più feconde quanto più
saranno dolorose, finché non si senta
con tutto il proprio essere che il prossimo
è il corpo mistico di Cristo, che l'amore
dell'uno include l'amore dell'altro. La burrasca
ormai è passata e rimane una pace simile
a quella del neoconvertito.
Anche
riguardo all'orgoglio si fa una duplice esperienza.
Prima l'esperienza dell'esame di coscienza:
ti fa vedere che quel tuo comportamento, da
cui non ti sei posto in guardia, perché
era come quello dei tuoi vicini, nonostante
l'unanime approvazione è colpevole
e perfino criminale; tratti i tuoi servi come
schiavi e ti sei estraniato dai tuoi figli;
non si tratta più di scoprire con la
lente qualche inezia, che non t'impedisce
d'essere un uomo onesto, ma sei costretto
ad applicarti, e senza metafore, la qualifica
dì sepolcro imbiancato. Però
mentre ti condanni così aspramente,
tu rammenti quello che Dio ha fatto di te,
e quei bei gesti e anche quelle due o tre
azioni eroiche che non sono certo creazione
della tua meschina natura: sei diviso tra
il pentimento dei tuoi peccati e la gloria
delle tue infermità; l'odio, che hai
di te stesso, contrasta con l'amore che Dio
ti ha dimostrato; donde un laceramento di
tutte le fibre del tuo io, finché un
giorno, senza die sappia come, la grazia ti
permette di dimenticarti fino a farti planare
al di sopra del disprezzo.
Questi
dualismi interiori sono lunghi, e alcuni santi
dicono di essere rimasti per anni sia senza
fede chiara, sia nell'aridità, sia
in una specie di paralisi della volontà.
Se ne esce solo con una vera conversione,
che talvolta è detta conversione quotidiana,
ed è veramente tale se con questo s'intende
che tutti i giorni bisogna lavorare per convenirsi.
Però la parola suggerisce un progresso
insensibile; qui invece, come prima dell'abiura
o del battesimo, la vita procede a sbalzi,
l'impeto e l'ardore sono sempre seguiti dal
riposo. Per quanto decisivo, l'ingresso nella
Chiesa non spezza l'esistenza di due parti
opposte. Il cristiano è sempre candidato
a una conversione.
La
tentazione dell'apostasia. - Così
la tragedia richiesta dalla conversione non
è male, ma un beneficio. Pertanto nei
paesi di missione si può temere per
la seconda generazione dei cristiani, che
non hanno ricevuto il battesimo da adulti,
e perciò non hanno provato i tormenti
della preparazione e quindi non hanno, come
i loro padri, quelle esplosioni di fede, forse
seguite da cadute, ma che generano pentimento
e immancabilmente un vigore meraviglioso.
I figli sono tiepidi; come dunque salvarli
dalla mediocrità?
La
storia ha già risposto alla domanda.
A mano a mano che questi piccoli crescono,
la vita s'incarica di corromperli. Invece
di ricevere il cristianesimo come una luminosa
rivelazione, al modo, dei loro padri, nati
pagani, verso la pubertà si manifesta
loro la corruzione del mondo come la prima
grande scoperta. Perdono allora la fede? no,
perché ne avevano solo la pàtina.
Perdono il sentimento religioso? s'erano accontentati
d'emozioni. Abbandonano le loro pratiche?
consistevano soltanto in gesti. Questo non
è solo il caso dei figli dei pagani,
ma lo ritroviamo in popoli cristiani da secoli:
spesso in tal caso la linfa si è disseccata.
Ma
non lamentiamoci di queste perversioni, che
sono necessarie; non pretendiamo dei semplici
ritorni, che sono impossibili. Gli apostati
hanno subito una muta, hanno perduto il cristianesimo
puerile, e sarebbe una disgrazia se l'uomo
s'accontentasse di esso. Bisognerà
quindi offrire loro un cristianesimo ringiovanito,
dopo averlo purificato da certe superstizioni
introdotte dai fedeli mediocri.
Siccome
hanno bisogno di attività generose
e creatrici, si potranno anche orientare verso
un lavoro completamente nuovo, di cui ci rimane
da parlare, cioè la conversione delle
istituzioni.
§
4. - Fatti che riguardano la conversione al
cristianesimo delle istituzioni civili d'un
popolo.
Cellule
sociali e organismi sociali. -I grandi
missionari hanno sempre detto che la conversione
degl'individui per quanto numerosi, non è
il loro scopo principale, perché vogliono
cristianizzare le istituzioni del paganesimo,
in modo da mettere i loro futuri cristiani
in una Città di Dio.
La
Chiesa s'è sempre diportata in questo
modo. Nel Medioevo convertì il matrimonio
e la famiglia. L'unione dell'uomo e della
donna venne trasformata sull'immagine dell'unione
di Cristo con la sua Chiesa, e le relazioni
d'un padre con i suoi figli hanno preso come
modello la divina paternità. Il successo
fu grande e bisognava raggiungerlo, perché
allora la famiglia era la vera cellula sociale.
Gli organismi professionali e politici avevano
minore influenza; tuttavia la Chiesa non se
ne disinteressò, e alle corporazioni
aggiunse le confraternite,
e scioglieva dal giuramento di fedeltà
i sudditi d'un principe empio.
Oggi
un'evoluzione estremamente rapida delle tecniche
ha fatto sviluppare, quasi con lo stesso ritmo,
le classi e gli Stati, per non parlare d'una
famiglia che, davanti all'ampiezza delle altre
strutture, si riduce e si smembra. Donde la
paganizzazione della cristianità in
misura forse mai conosciuta dopo gli ultimi
romani e i primi barbari. La Chiesa si impegna
con vigore a riempire del suo spirito le istituzioni
più ampie, che la famiglia, cioè
le officine, i sindacati, i partiti, i governi,
gli organismi coloniali e internazionali,
e a questo preludono le encicliche degli ultimi
decenni. Alle linee generali tracciate dai
papi, si devono aggiungere realizzazioni concrete,
la maggior parte delle quali saranno opera
dei laici. Il compito degli uni e degli altri
sarà immenso, perché i loro
oggetti sono d'un'ampiezza estrema e senza
precedenti nella storia.
Un
esempio africano. - Gioverà
rifarci ad un'esperienza, anche a costo di
generalizzarla un po' arbitrariamente. Come
la Chiesa abbia agito, nel medioevo, nei confronti
della famiglia sappiamo quasi nulla. Ma le
missioni ci offrono esempi recenti e quindi
osservabili.
Nell'Africa
nera, specialmente nel Camerun, la cristianizzazione
dell'ambiente è passata per due o tre
tappe. Si è rinunciato al metodo dei
collegi, tentato prima in altri posti. Ben
pochi di coloro che venivano cosi chiusi in
una serra e poi gettati in un ambiente pagano
dopo la loro adolescenza, si sono dimostrati
capaci d'influire sull'ambiente stesso: la
maggior parte si lasciò riprendere
dalla coscienza collettiva del paese. Perciò
nel Camerun s'è cercato di creare un'atmosfera
completamente cristiana. Presentando il messaggio
di Cristo in modo che, tra i molti suoi effetti,
emergesse quello della liberazione dei giovani
dalla dittatura dei vecchi e delle donne dalla
tirannia degli uomini, si riuscì ad
attirare grandi folle nelle chiese, d'altronde
senza farsi illusioni sulla solidità
delle simpatie cosi suscitate. Per impedire
che le emozioni suscitate dalla celebrazione
dei divini uffici fossero distrutte dalle
tentazioni del vecchio ambiente, si sono,
nello stesso tempo, isolati i neofiti in villaggi
cristiani, vicini, ma distinti da quelli dei
loro parenti ancora pagani. Quindi ci si impegnò
perché questi gruppi praticassero fedelmente
almeno i doveri coniugali e paterni.
Non
fu cosa facile, perché si dovette farla
finita con un costume diffusissimo. Finalmente
i cristiani hanno formato ovunque minoranze
importanti e, in qualche luogo, la grande
maggioranza. Questi cristiani erano evidentemente
imperfetti, a causa delle imperfezioni inerenti
alle loro istituzioni civili. Allora l'amministrazione
civile capi che i costumi feticisti, come
il matrimonio delle figlie impuberi o il mantenimento
d'una vedova nella casa del suocero, non si
potevano applicare a queste popolazioni. Molti
decreti, fino a quello di Mandel del 1989,
applicabile a tutta l'A. O. F. e a tutta l'A.
E. F., hanno avvicinato il matrimonio indigeno
a quello francese. Caratteristiche del metodo
sono le alternanze delle conversioni di massa
e di quelle personali, nonché la collaborazione
indiretta dei poteri religiosi e civili. Cfr.
il nostro volume: Le Cameroun, Payot, Paris
1934.
Funzione
profetica e funzione istituzionale.
. Un simile metodo potrebbe sembrare generale
e sarà semplicemente più complicato
quando si dovranno convenire gruppi più
vasti. In linea di massima, per trasformare
le masse, occorrono due specie di grandi uomini,
senza contare i loro ausiliari. Prima occorrono
profeti (proprio cosi bisogna chiamare Carlo
Mane e Federico Nietzsche), che dallo stato
della tecnica traggono idee che diffonderanno
un nuovo vangelo, avendo come assistenti conferenzieri
o giornalisti, talvolta anche romanzieri e
poeti, che servono come loro altoparlanti,
e anche alcuni uomini, soprattutto giovani,
che cercano di polarizzare il loro ambiente
attorno a cellule e a raggi di cui sono gli
animatori; poi statisti, legislatori o amministratori,
che realizzeranno le intuizioni dei profeti,
come Lenin e Hitler, uomini che creano di
sana pianta un regime dittatoriale. Invece
in regime democratico saranno preceduti da
realizzatori privati, che impianteranno qui
un'officina, là una banca mutua, altrove
una scuola; se riescono, lo Stato s'impadronirà
delle loro fondazioni onde perfezionarle,
finanziarle, imporle a tutti. Abbiamo scelto
i nostri esempi fuori della civiltà
cristiana, poiché i non cristiani,
preoccupati d'adattarsi alle condizioni economiche,
hanno potuto agire in fretta. Invece la Chiesa,
che forma le anime, deve avere il suo tempo.
Ma Pio XI e Pio XII valgono i profeti precedenti.
Gli uomini delle organizzazioni cattoliche
sono al lavoro. I parlamentari e i funzionari
credenti non saranno mai troppi. L'Azione
Cattolica, nata ieri e ancora mal capita,
è la formula dell'avvenire. Veramente
se la Chiesa, riconoscendo alla società
civile la sua autonomia, la lasciasse agire
contro di sé, non sarebbe affatto il
lievito che fa montare la pasta, conforme
alla volontà del suo fondatore.
Quando
saranno state cristianizzate certe istituzioni
pagane, la vita cristiana, non sarà
diventata cosi facile da sopprimere il problema
della conversione, con le sue lotte e i suoi
meriti? Qui ritorna l'obiezione trovata per
la seconda generazione dei convertiti. In
ambedue i casi pare che, togliendo i depravati,
si creino i tiepidi; ma resteranno ancora
per i cristiani molti motivi di ardore. A
loro s'imporrà una coscienza collettiva
che li porti a un più alto livello,
ma sulla coscienza collettiva s'innestano
le coscienze personali, che dovranno proporsi
ascensioni ancora più alte di quelle
fatte dai loro fratelli.
§
5. - Saggio d'applicazione ai vari casi possibili
di conversione.
Esposte queste generalità, dobbiamo
tornare agl'inizi di questo studio, specialmente
al secondo capitolo, per vedere come le regole
che abbiamo enunciato s'applichino ai vari
paesi, in cui ci sono tuttora uomini e cose
da convenire.
L'incorporazione
degl'individui e delle istituzioni alla Chiesa
sarà semplice o complessa secondo le
condizioni tecniche, economiche, politiche
e anche religiose della regione.
Bisogna distinguere molti casi, di cui prendiamo
solo i più tipici, perché vogliamo
soprattutto far vedere come s'applica un metodo.
a)
I cristiani scismatici. - Esiste,
legata allo Stato o unica nello Stato, una
Chiesa cristiana che si distingue da quella
romana solo in quanto non è unita ad
essa. Era la Chiesa russa del tempo degli
zar; è la Chiesa russa che sta per
rinascere, specialmente dopo che Stalin ha
fatto cessare la persecuzione e ha permesso
che si ristabilisca il patriarcato. Non si
pone solo la questione delle conversioni individuali,
eccetto per emigrati, ma anche quella dell'unione,
la quale non può essere l'abdicazione
davanti all'occidente d'una Chiesa che ha
la successione degli apostoli, e che si può
gloriare di numerosi martiri recenti. L'unione
sarà il ritrovato accordo tra l'Est
e l'Ovest, che la geografia e la storia hanno
quasi sempre tenuti distinti e ignoranti l'uno
dell'altro. Il successo dipenderà meno
dallo zelo dei gruppi cattolici che dall'ispirazione
e dalla diplomazia vaticana, come pure da
quelle del patriarcato moscovita. Tuttavia
i pontefici non compiranno nulla di fecondo
senza la corrispondenza dei loro fedeli. Ciò
deve persuaderci che quest'opera, permettendo
a ogni membro delle due Chiese la comunione
con fratelli cosi lontani e diversi, contribuirà
largamente ad arricchire la loro coscienza,
anche se ciò fosse solo per l'estensione
dell'atto di carità che comporta.
Altrettanto
si potrebbe dire per le Chiese greche del
Medio Oriente, e forse anche per la Chiesa
d'Inghilterra. Molti dubitano che questa sia
soltanto scismatica; ma non bisogna tener
conto delle manifestazioni di ieri e di ier
l'altro, ad opera delle conversazioni di Malines
e del movimento di Oxford? La questione della
riunione è aperta. Se però non
viene risolta, i cattolici verso gli anglicani
si possono diportare come verso i protestanti.
b)
La civiltà protestante e liberale.
- II secondo caso è insieme quello
degli stati liberali, come l'Inghilterra e
gli Stati Uniti, e quello del protestantesimo
o dei protestantesimi. In generale sopra uno
stesso territorio, se è sufficientemente
vasto, coesistono molte sette e anche parrocchie
cattoliche. Le conversioni individuali saranno
quindi la regola e saranno facilitate perché
la religione, almeno nei paesi anglosassoni,
è affare individuale: in una stessa
famiglia genitori e figli scelgono a piacimento
le proprie confessioni religiose. Ma in qual
modo un cattolico può aiutare il loro
ritorno? Quanto alla fede, non si chiederà
loro di credere semplicemente perché
l'ha detto il papa. Quest'adesione sarebbe
più musulmana che cattolica; nella
fede i tre elementi del G.S.C. hanno un compito:
l'integralismo, die nessun cattolico può
abbandonare, non è solo mentale, perché
quando lo si approfondisce, vi si trova la
carità, che è il contrario dell'integralismo:
contraddizione sul piano intellettuale, ma
non su quello della carità, dove pure
bisogna elevarsi. L'idea che il protestante
deve farsi della Chiesa prima d'entrarvi,
non può essere quella d'una gerarchia
di pastori davanti ai quali i fedeli non hanno
da fare altro che inchinarsi in tutto. Tale
concezione al massimo va bene per il cesarismo.
Facendo un largo posto ai fedeli, i protestanti
non hanno fatto altro che esagerare un atteggiamento
che la Chiesa cattolica ha sempre avuto e
che recentemente ha riaffermato promuovendo
l'Azione Cattolica. Ma per ben comprendere,
anche qui bisogna aderire all'ordine della
carità, la quale in tal modo diviene
la chiave tanto delle conversioni personali
che dell'unione dei gruppi.
e)
I popoli feticisti o animisti. - Sono paesi,
come se ne trovano molti tra i negri, che
hanno strutture civili, quali la condizione
servile della donna e spesso la poligamia,
incompatibili con i precetti più elementari
del cristianesimo. C'è quindi lotta
tra la Chiesa e le vecchie consuetudini che
però non sono né belle né
amate, e quindi devono cedere. I missionari
si possono imporre vigorosamente. Si verrà
in massa al Vangelo, come avvenne nell'Uganda,
nel Camerun, nel Ruanda-Urundi, e in generale
in tutti i paesi che non sono stati toccati
dall'Islam, poiché anch'esso ha avuto
nel Senegal e nel Sudan bei successi, per
ragioni analoghe, in quanto cioè propone
un ideale superiore. Se le conversioni sono
ardenti, mancano certamente di perseveranza,
eccetto quando ci si converte all'Islam, che
non è esigente. Per questo il cristianesimo
sollecita il concorso dell'amministrazione
locale per cristianizzare istituzioni civili,
come la famiglia.
d)
Le civiltà sacrali e intolleranti:
l'Islam. . Sono paesi in cui la società
civile non ammette al suo fianco alcuna società
religiosa, essendo essa stessa una società
religiosa, come avviene nei paesi arabi, dove
la società è forte e serve da
freno, tanto che il cristianesimo non intacca
quasi per nulla il blocco islamico. Nel Maghreb
si convertono soltanto alcuni orfani, raccolti
e costituiti in villaggi senza influenza,
o qualche persona isolata, che esercita una
professione liberale, vive all'europea ed
ha spezzato ogni legame con i connazionali
Qui pare non si possa far altro che attendere
che l'influsso della civiltà bianca
abbia finito di spezzare gli schemi locali.
Forse abbattendo l'intransigenza musulmana
si distruggeranno anche le virtù ancora
praticate dai Musulmani, che da infedeli diverranno
empi. La loro conversione non diventerà
più facile per questo, ma è
un rischio fatale che si deve correre.
e)
II paganesimo accogliente dell'Asia.
- Vi sono paesi in cui il potere civile è
tollerante delle religioni, ma ostile agli
stranieri, e che non ricevono il cristianesimo
se non in un involucro di pensieri, di sentimenti
e di abitudini europee. Tali l'India e la
Cina. Quando colà si credette che i
missionari fossero i servi dei commercianti
e dei soldati, scoppiarono persecuzioni dirette
più contro gl'invasori che contro i
predicatori. Supponiamo periodi di pace: il
sacerdote non ha nulla da temere per la sua
libertà, ma non tarda ad accorgersi
di non venir compreso e si trova di fronte
al problema dell'adattamento, è necessario
che traduca il cristianesimo, in modo da presentarsi
con tutti i colorì dell'ambiente nel
quale deve penetrare.
Questo
tentarono il P. Nobili a Madura e il P. Ricci
in Cina, convertendo < ciascuno decine
di migliaia di persone. Dopo molti malintesi,
il loro metodo è diventato quello di
Propaganda. Tuttavia conviene solo ai primi
contatti. Molte consuetudini sono anticristiane,
come le caste in India e in Cina il culto
degli antenati. L'evoluzione dei costumi civili
le attacca, ma solo la Chiesa può compiere
l'opera. Però un clero straniero non
riuscirà mai pienamente e quindi Roma
tanto insiste per la formazione d'un clero
indigeno, e questo è la suprema soluzione.
f)
I nuovi infedeli. - Vi sono paesi
la cui struttura politica comporta pratiche
profondamente contrarie allo spirito del Vangelo,
come sono da una parte i paesi totalitari,
specialmente la Russia bolscevica, e dall'altra
parte paesi come la Francia e l'Inghilterra,
dove il liberalismo e il capitalismo sono
! diventati dottrine che escludono quella
di Cristo.
Abbiamo
detto che il bolscevismo nega Dio e l'anima,
ed è meno religioso del feticismo,
ma sotto la sua crosta c'è qualcosa
che conserva un profumo evangelico, cioè
una fede, sia pure senza formule; una speranza,
magari senz'oggetto, e un bisogno di giustizia,
in cui possiamo vedere un preludio della carità.
Forse anche
il tempo calmerà l'ossessione meccanicista
dei costruttori di trattori. Una crisi di
crescenza contribuisce a spingere la Russia
odierna lontano dalla religione degli antenati,
ma la rottura riguarda più l'involucro
che il cuore. Ad ogni modo la conversione
sarà penosa e una delle difficoltà
più gravi sarà quella di far
vedere a un popolo, abituato a tradurre le
sue idee in atti, che talvolta gli atti più
grandi sono contrari alle idee e contano più
di esse. Perciò bisognerà comporre
una filosofia specificamente russa, che ridarà
l'unità alle anime. Il lavoro sarà
compiuto prima per mezzo di cellule, in cui
i Russi sono diventati maestri; ne saranno
artigiani membri di quella Chiesa ortodossa
che rinasce con tanto fervore; altri membri
di quella Chiesa intraprenderanno poi l'opera
filosofica. Il cattolicesimo dell'ortodossia
e l'unione sono i problemi umanamente più
lontani dalla realizzazione.
Ecco,
a proposito d'alcuni casi, le principali regole
che si applicheranno alla conversione dei
non cattolici odierni. Questo metodo esige
un pensiero originale, un amore senza riserve,
e una duplice azione, quella dell'evangelizzatore
e quella del legislatore. Questi sforzi, calmi
e temerari ad un tempo, sono richiesti a chiunque
non vuoi essere un cattolico da farsa. Dopo
che avrà trovato il suo punto d'azione,
avrà solo da lanciarsi fino a perdere
il fiato, in senso metaforico e in senso reale.
Dio, che lo avrà ispirato senza che
egli se ne accorga, ne compirà l'opera
senza che egli ne veda il risultato. È
la regola dei grandi atti, che sono secolari.
Questo aveva già detto San Giovanni:
"Altri semina, e altri raccoglie ".
BIBLIOGRAFIA.
-
1.
Psicologia. T. Mainaoe, Psicologie
de la conversari, 3 ed., Beauchesne, Parigi
1919. S. De Sancito, La conversione religiosa.
Studio bio-psicologico, Zanichelli, Bologna
1924. Tratta con ricchezza di materiale la
conversione al cattolicesimo, ma prescinde
dall'opera della grazia, che non nega né
afferma, per stare sul piano della pura psicologia.
L'autore confessa di essersi servito largamente
del libro del P. Mai-nage. J. Huby, La amversion,
Beauchesne, Parigi 1919. H. Pinard De La Boullaye,
Conversimi, in Dict. de Spiritualité,
II, 2224-2965, con ricca bibliografia anche
non cattolica. R. Allier, La psicologìe
de la conversion chez les peuples non civilisés,
2 voli., Payot, Parigi 1925. Si tratta di
conversioni al protestantesimo, ma la psicologia
resta la stessa. G. K. Chesterton, La Chiesa
e la conversione, Morcelliana, Brescia 1953.
D. Grasso, La conversione, serie di articoli
nell'annata 1953 de La Civ. Cattolica. Studio
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A. Graham, Catholirìsm and thè
World to-day, Thames and Hudson, Londra 1954.
Vi è un abbozzo di "una teologia
della conversione!.
2.
Metodologia, a) Per i fratelli separati.
P. Manna, I fratelli separati e noi, 2 ed.,
P. I. M. E., Milano 1942. S. Paventi, La Chiesa
missionaria, Un. Miss, del Clero, Roma 1949,
Voi. I, pp. 502-524, con buona bibliografia.
Si vedano i libri e le riviste che promuovono
l'unione della Chiesa. " Ci sia permesso
di formulare un augurio : coloro che lavorano
all'unionismo dovrebbero elaborare una scienza
di cui ancora siamo privi, cioè quella
della psicologia interconfessionale ".
Cosi il P. Tyszkiewicz in Unitas, 1948, p.
101. b) Per i non cristiani. S. Paventi, La
Chiesa Missionaria, ed. cit., pp. 351-501.
Studia prima la metodologia generale, poi
quella speciale, relativamente ai primitivi,
agli indù, ai buddisti, ai confuciani
e taoisti, ai scintoisti, ai musulmani, ai
giudei. Amedeo Gracco, La 1 captatici UnevoUntiae
" nella evangelizzazione dei gentili,
Centro di Prop. Missionaria Francescana, Roma
1951. T. Ohm, L'amore di Dio nelle religioni
non cristiane, Ed. Paoline, Alba 1955. I.
Bettray, Die Akkorno ationsm ethade des P.
Maiteo Ricci in China, Pont. Un. Greg., Roma
1955. Recensione in Civiltà Cattolica
1956. Ili, pp. 174-182.