tratto
dall'Enciclopedia di Apologetica
- quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE
Nos raisons de croire - Réponses aux
objection
INTRODUZIONE. - LE CAUSE
Il
problema delle cause del protestantesimo continua
a opporre storici cattolici e storici protestanti,
e in questi ultimi anni ha preso proporzioni
considerevoli sotto l'impulso principalmente
di Schùrer da una parte, di Hauser
e Febvre dall'altra. Della controversia riterremo
soltanto i punti considerati come acquisiti
e dove pensiamo che ci si possa accordare.
Clima
del tempo. - La crisi protestante
era latente già alla fine del secolo
XV, secolo tormentato, che vedeva le sue aspirazioni
religiose contrariate da penose situazioni,
e che con la sua sensibilità troppo
facilmente eccitabile esagerava le miserie
e le tare. Si può convenire che allora
la Chiesa non era in grado di rimediare a
queste inquietudini o di soddisfare a questi
nuovi desideri L'insegnamento teologico sempre
più scolastico, e d'una scolastica
decadente, si perdeva in problemi di puro
bizantinismo e non vedeva il fosso che si
scavava tra i suoi maestri, preoccupati di
sillogistica, e i suoi discepoli, presi da
un misticismo nuovo, da regole di vita morale
staccate da queste tradizioni libresche.
In
moltissime anime nauseate dal ristagno del
pensiero cristiano l'eresia trovò un
terreno propizio in cui germogliò con
rapidità pari alla violenza. Invece
la Chiesa fu presa quasi alla sprovvista,
e i suoi difensori poco sensibili al fatto
che l'ostilità bruscamente generalizzata
nasceva da un moto dell'anima più che
dall'angoscia dell'intelligenza, pretesero
di combatterla come le eresie del passato,
cioè con la forza dialettica e il vigore
dei ragionamenti.
Le
anime non erano più sensibili alla
scossa delle idee, e la tattica degli apologisti
della Chiesa non poteva penetrare nei cuori
refrattarii alla morsa dei sillogismi sapienti.
Checché se ne dica Lutero agiva più
con l'eloquenza che faceva fremere, che con
la sua scienza scritturistica, tanto spesso
colta in fallo e convinta di versatilità.
Come
potè affermarsi il separatismo.
- In che misura il moto separatista fu rafforzato
dai rimproveri fatti alla Chiesa di tollerare
la mediocrità morale e, peggio ancora,
la depravazione dei costumi nel suo capo e
nelle membra? I rimproveri ebbero certamente
un influsso secondario, perché lo spettacolo
delle debolezze morali dei primi riformatori
e dell'incipiente riforma, sarebbe stato sufficiente
a ricondurre le anime così tormentate
verso una Chiesa che non aveva tardato a riprendersi
e a dimostrare di essere sempre la Sancta
Ecclesia.
Più
di tutto furono efficaci i sentimenti dell'indignazione
nazionale sfruttati contro la politica fiscale
di Roma. La questione dei tributi annui condusse
a Lutero molti più adepti che lo scandalo
delle indulgenze, in cui si sarebbe potuto
presto vedere l'inanità d'un rimprovero
che voleva coinvolgere la Chiesa in un incidente
creato da alcuni privati e quando l'affare
delle indulgenze fu ridotto alle sue giuste
proporzioni, delle invettive di Lutero non
restò più nulla. Invece è
certo che quando Lutero suscitava la collera
dei contadini tedeschi, attizzandone la cupidigia
con la denuncia delle ricchezze della Chiesa,
sorsero bramosie e per soddisfarle le folle
lusingate s'affidarono alle promesse di Lutero.
In
questo complesso di cause lontane e di occasioni
fortuite, l'eresia dapprima si fece forte
ora di questa e ora di quella e infine incoraggiata
dai principi che vedevano i loro interessi
temporali legati al suo successo, dilagò
veloce in vaste regioni.
CAPITOLO
I. - SVILUPPO DEL LUTERANESIMO FINO A LESSING
Oggi
nello sviluppo del luteranesimo non vediamo
più una linea continua, dove si svolgerebbero
le conseguenze naturali di determinati principi,
formando un insieme omogeneo. La teoria evolutiva
d'un pensiero che esplicita le sue ricchezze
non può essere invocata per caratterizzare
i due aspetti della Chiesa che deriva da Lutero.
Il luteranesimo fino alla fine del secolo
XVIII, cioè fino a Lessing, resta qual'era
da principio; ma dopo Lessing diventa un'altra
cosa, si trasforma siffattamente che Lutero
non lo riconoscerebbe più.
Di
fronte a questa nuova forma il luteranesimo
primitivo ha solo un interesse archeologico,
tanto più che Lutero, per giustificare
la sua separazione, invocava or questo or
quel principio dottrinale anche se contrarii
tra loro; quand'era costretto dalla pressione
dei fatti, non esitava a rinnegare quanto
aveva poco prima invocato, sempre attento
a mantener viva nel cuore dei tedeschi l'odio
che aveva scatenato contro Roma.
Le
accuse di Lutero. - Il Manifesto
alla nobiltà cristiana di Germania
si fa forte degli abusi della fiscalità
pontificia e delle mancanze morali del clero,
con pochissime allusioni alla fede che Roma
avrebbe corrotto. Al contrario nella Cattività
babilonese della Chiesa il papa è accusato
d'aver corrotto la " fede in Dio ",
e o la fede in Gesù Cristo" e
d'aver <t adulterato" la parola del
Vangelo, inventato sacramenti, usurpato un'autorità
che appartiene soltanto alla Chiesa.
Seguiranno
poi accuse talvolta inattese: Roma ha rinnegato
il cristianesimo paolino, che Lutero si vanta
d'aver scoperto e restaurato con la dottrina
" della salvezza mediante la sola fede
", della predestinazione, della grazia
gratuita, del Sacerdozio universale. Roma
ha messo sotto il moggio la Bibbia, che lui
Lutero, ha rimesso in onore, lasciando allo
Spirito Santo il compito di rivelar, ne il
senso esatto a ogni fedele.
La
cupidigia romana inventò l'asceticismo
monastico, le preghiere e le messe per i defunti,
il Purgatorio e le indulgenze, cui attribuisce
un valore redentivo che egli, Lutero, restituisce
finalmente alla Passione di Cristo, unico
mediatore e unico Salvatore. Roma non ha nemmeno
conservato nella sua purezza
i tre sacramenti di Cristo: il Battesimo,
la Penitenza, la Cena; Lutero invece ha restaurato
il pensiero di Cristo, sopprimendo la confessione
per lasciare soltanto la compunzione del cuore.
Quanto
alla Cena provò un grande imbarazzo,
e non si salvò da una stupefacente
contraddizione. Prima fedele all'interpretazione
realista e cattolica delle parole di Cristo
istituente l'Eucaristia, non esita poi a rigettarla
quando il successo dei sacramentari svizzeri,
sotto la direzione di Zwinglio, gli fa temere
di perdere la direzione del movimento che
aveva scatenato in Germania.
Instabilità
e contraddizioni della nuova fede.
- Sono note tutte le versatilità, le
brusche contraddizioni di Lutero. O bene o
male il luteranesimo a poco a poco s'organizzò,
si definì, rinunciando a questo articolo
di fede, riprendendo quell'altro, secondo
il capriccio delle passioni, il filo degli
eventi, sotto la pressione dei principi che
presero sul serio il compito, di cui Lutero
li aveva investiti, di protettori della nuova
fede. E per rendere stabile questa fede, per
darle una struttura un po' solida, Melantone
fece assai più che Lutero; ancor più
radicale e più autoritaria fu l'azione
di Zwinglio in Svizzera. Il luteranesimo,
quale fu lasciato da Melantone, s'è
mantenuto senza sostanziali mutamenti fino
alla fine del secolo diciottesimo.
CAPITOLO
II. - SVILUPPO DEL LUTERANESIMO DA LESSING
AI NOSTRI GIORNI
§
1. - Lessing. Una vita movimentata.
Il
deista Lessing è una strana figura.
Figlio d'un pastore, e studente in teologia,
s'appassiona più per il teatro che
per le Sacre Scritture. Lasciati gli studi,
corre la Germania come un avventuriero. Dall'Università
di Lipsia passa al corso di scherma e di danza;
da Lipsia va a Berlino, dove lo troviamo saltuariamente
segretario di Voltaire, allora in pieno favore
di Federico n; ma si separa ben presto dal
suo maestro di deismo, rubandogli il manoscritto
del Siede de Louis XXV, che restituisce soltanto
in seguito alla minaccia d'un processo; poi
diventa segretario del governo prussiano accanto
al comandante generale della piazza di Breslavia,
donde passa ad Amburgo, e qui lo troviamo
consigliere del teatro della città
e finisce a Wolfenbuttel, dove accetta il
posto di conservatore della biblioteca del
Granduca di Brunschwig.
A
quarantadue anni lanciò la sua clamorosa
provocazione contro l'ortodossia luterana,
sotto l'influsso delle idee scettiche di Mendelssohn,
di Spinoza e dei maestri deìl'Aufklàrung.
Da Mendelssohn riteneva il disprezzo delle
speculazioni religiose; da Spinoza imparò
a vedere nella Bibbia soltanto un libro profano,
il cui vero significato sarebbe stato alterato
dai secoli; dai maestri dell'illuminismo aveva
ricevuto la convinzione profonda che la ragione
è fatta per continuamente elevarsi
verso un indefinito progresso.
Lessing
scopre Reimarus. - Proprio mentre
già volge una punta aggressiva del
suo pensiero contro il cristianesimo, Lessing
entra in possesso di un sorprendente manoscritto
del professore ebraizzante Samuele Reimarus,
che aveva
espresso senza reticenze le sue opinioni sulla
Bibbia, sul Nuovo Testamento, sulla nozione
di Rivelazione, sulle religioni rivelate,
rinnegando totalmente tutte le posizioni cristiane.
L'Antico Testamento è un composto disorganico
di dottrine contradditorie e non può
essere il libro d'una rivelazione divina;
il messaggio dei Vangeli è privo di
chiarezza e di coerenza tanto che i vari interpreti
l'hanno compreso in modi molto differenti
e perciò non è Parola d'uri
Dio. Le divagazioni di Lutero sul testo biblico
non meritano nessun credito e il protestantesimo
è un errore grande quanto il cattolicesimo.
In questo naufragio generale resta a galla
soltanto il sentimento naturale dell'uomo
in cerca d'una perfezione ideale che viene
chiamata Infinito e che è Dio. Tale
sentimento è fonte della rivelazione
naturale poiché l'uomo con la sua ragione
scopre in se stesso di che superare incessantemente
l'uomo. La Rivelazione non è dunque
altro che lo sviluppo progressivo della coscienza
umana. Lessing si fece propagandista ostinato
di queste empie idee, nonostante torrenti
d'ingiurie che gli piovvero addosso da parte
dei pastori scandalizzati, come Melchiorre
Goetze e le maledizioni di quanti restavano
luterani ortodossi.
Le
idee direttrici di Lessing. - Nel
suo libro capitale, che pubblicò nel
1780, Die Erziehung des Menschengeschlechts
(L'educazione dell'umano genere), pose con
tranquillo ardimento i princìpi d'una
nuova religiosità. Prima di tutto occorre
distinguere religione e teologia, fede e teologia.
La religione è una realtà interiore,
un sentimento incoercibile della natura umana,
che aspira a possedere una realtà superiore
degna del suo amore che s'esprime nella pietà.
Religione, fede, pietà sono connesse
e frutto d'una rivelazione naturale, invece
teologia, scienza della lettera d'un libro
sacro, speculazioni su enimmi che si vuole
far credere rivelazione soprannaturale, sono
anche connesse, ma son materia della critica,
che ne stabilisce l'origine umana. La fede
è un fatto di coscienza, anteriore
alla teologia e indipendente da essa; prima
che vi fosse una teologia, già c'era
una religione, e scomparendo quella non cesserebbe
questa. Il primato d'onore spetta quindi alla
pietà e non alla dottrina.
Applicato
al cristianesimo — che per Lessing
rimane sempre la più alta forma che
abbia mai rivestito l'aspirazione naturale
dell'uomo verso un ideale di vita morale e
religiosa, degno quindi d'essere trattato
col massimo rispetto — tale sistema ne distrugge
tutta la dommatica. Il cristianesimo viene
ad essere una vita, un movimento ininterrotto
dell'anima a Dio, cercato dalla ragione e
non mai raggiunto, perché se l'anima
possedesse il Dio che sogna, gli sostituirebbe
subito una Torma più bella e lontana,
oggetto dei suoi desideri esasperati. Perciò
il cristianesimo non sarà una dommatica,
la quale è per la vita un impaccio
simile ai ferri del prigioniero. Quindi non
più biblicismo, non più teologia,
che ha creato i miti fallaci della predestinazione
o della salute mediante la fede. Lutero e
Calvino caddero nella teologia e gettarono
il protestantesimo su una via completamente
falsa, lo legarono al culto superstizioso
della Bibbia, non riconobbero il carattere
transitorio dell'Antico Testamento, o dei
precetti del Nuovo. Il Cristo fu un Rivelatore
perché fece comprendere agli uomini
che i bisogni religiosi della loro natura
dovevano ormai assumere una forma più
elevata, esprimersi in formule più
pure, ma né le formule né la
forma possono durare eternamente; continuerà
il progresso e il Vangelo eterno . è
la parola misteriosa impressa in fondo ai
nostri cuori, che cerca continuamente di esplicitarsi
in un credo più magnifico.
Queste
le idee direttrici di Lessing, ed è
incontestabile che ciascuna di esse ha provocato
nel luteranesimo prima, poi nei calvinisti
stessi, reazioni profonde, che condussero
la Riforma a una radicale trasformazione.
§
2. - Schleiermacker.
La
sua formazione.- Lessing suscitò
Schleiermacher, piccolo pastore prussiano,
che verso il 1799 impresse un'azione decisiva
sull'orientamento del luteranesimo. Costui
era tutto impregnato delle idee di Lessing,
stimava moltissimo l'opera filosofica di Kant,
e specialmente il suo trattato: La religione
entro i limiti della ragione, cosi nettamente
soggettivista che, anche se mancasse qual-siasi
elemento oggettivo, che l'uomo comune considera
il fondamento necessario della vita religiosa,
la religione tuttavia sarebbe egualmente un
fenomeno intelligibile, perché è
l'affermazione dei bisogni del cuore, di sentimenti
metafisici, d'intuizioni d'ordine soprannaturale.
Queste
posizioni soggettiviste trovavano allora vigorosi
difensori in Federico Schlegel e suo fratello,
ambedue intimamente legati col giovane pastore.
Aggiungiamo che quest'ultimo, a somiglianzà
di Lessing, s'era compenetrato della filosofia
di Spinoza, propizia a tutte le esagerazioni
d'un soggettivismo oltranzista, e manifestava
vivo entusiasmo per i Fratelli moravi, cristiani
singolari che non legavano la loro fede alla
lettera d'un libro sacro, sia pure la Bibbia
o il Nuovo Testamento, ma alla libera espansione
di sentimenti chiamati cristiani perché
riguardavano Dio Padre come una fonte di bontà
e il Cristo come uno dei principali rivelatori
della Bontà del Padre.
La
sua dottrina dell'esperienza religiosa.
- Schleiermacher farà come questi precursori,
seguaci d'un'esperienza soggettiva dell'esaltazione
religiosa. Egli ignorerà la divina
Rivelazione e i testi che ce la trasmettono,
e, partendo dalla coscienza individuale, vi
scopre il sentimento ineffabile della Divinità.
Ogni uomo, nella propria coscienza e per questo
sentimento, è in intimo contatto con
Dio, lo sente, lo ama, ne afferma l'esistenza
e riconosce la propria dipendenza da questo
padrone invisibile, ma sensibile al cuore.
Di fronte a questo Dio, l'uomo percepisce
in se stesso una decadenza da cui non può
sottrarsi. È questo il sentimento della
caduta, del peccato, della miseria umana,
che trattiene l'uomo nel suo slancio verso
Dio. Di qui la tensione interiore e l'irrimediabile
sofferenza di chi vuoi raggiungere Dio e ne
sente la propria impotenza. Abbiamo cosi il
sentimento d'un riscatto necessario, d'una
redenzione postulata e reclamata dalla nostra
natura.
Ora,
Cristo più di tutti ha rivelato all'uomo
questi diversi sentimenti, percepiti solo
oscuramente prima della sua rivelazione. Egli
ebbe la missione di mettere in luce ciascuno
di questi bisogni, e d'insegnare che la salute
consiste nella liberazione dall'angoscia crocifiggente
del peccato. Il cristianesimo è quindi
una rivelazione non di precetti o di dommi
dettati da un Dio a intermediari, che chiamiamo
profeti, ma della ricchezza spontanea della
nostra natura, fatta per svilupparsi nella
fede religiosa. Schleiermacher annette un'importanza
fondamentale a queste diverse esperienze:
quella d'un Dio immediatamente percepito,
quella del peccato, quella della redenzione,
quella della salute, e, per gli uomini che
hanno la felicità di conoscere il messaggio
di Cristo, l'esperienza di Cristo Salvatore.
Gesù disse d'essere venuto in questo
mondo per salvare gli uomini; chi sente in
lui la virtù di tale redenzione appartiene
a Cristo, e Cristo lo attira al Padre suo.
Il cristianesimo non è altro che prender
coscienza di questi stati profondi d'un'anima
che cerca Dio.
La
Riforma non aveva mai osato formulare tanto
arditamente la sua indifferenza suprema per
gl'insegnamenti d'un testo rivelato, accolto
dalla Chiesa e affermato come d'origine divina
e considerato come la base fondamentale di
tutta la vita religiosa. La Bibbia, che per
Lutero era stata il Libro supremo, l'unico
criterio della fede e dei costumi, diventava
un codice supererogatorio, in cui gli uomini
avevano segnato i tentativi delle loro esperienze
religiose, andando da un politeismo equivoco
a un monoteismo incerto, e viceversa, oscillando
tra la nozione d'un Dio terribile, geloso,
irascibile e vendicativo, alla nozione d'un
Dio misericordioso e salvatore. Contro questi
testi, dove si riflette così poco l'immagine
della Divinità, saggia, e d'una saggezza
immutabile, Schleiermacher esalta le intuizioni
religiose del cuore, le esperienze religiose
sempre più alte e il desiderio di vivere
della parola di Cristo, nella quale l'uomo
trova perfettamente espresse le sue aspirazioni.
Conseguenze
pratiche di questi principi.- Restava
solo da trarre le conseguenze pratiche da
questi principi così poco luterani,
ma di cui tuttavia è responsabile il
riformatore tedesco. Le esperienze mistiche
di Lutero sono divenute esperienze razionaliste.
La mistica si appropria la Parola divina adorata
nel Libro supremo; il razionalismo si libera
da tutto quello che non è frutto della
ragione umana. E in realtà, avendo
ridotto pressoché tutto a psicologia,
Schleiermacher non vede più perché
si debbano conservare le realtà storielle
del cristianesimo e dichiara che il Cristo
intimo, percepito dalla fede, è più
reale e più attivo del Cristo della
storia. Che importa quanto la pietà,
creatrice di leggende, ha aggiunto al messaggio
di Cristo? Miracoli, discorsi pieni di sublime
dottrina, apologhi, che racchiudono profonde
lezioni di dommatica, tutto questo non è
il pensiero essenziale di Cristo, ma è
la parte della teologia, di cui il Salvatore
non si dava pensiero, e che i suoi discepoli
sovrapposero al suo messaggio fondamentale,
per vie laboriose, di cui la storia della
dommatica cristiana ritrova le vestigia e
caratterizza le tappe. È certamente
utile rintracciare questo movimento' del pensiero
cristiano, sorto da alcune parole e da alcuni
gesti salvatori del Cristo, perché
per tal via possiamo notare come in certi
periodi la vita cristiana si cristallizza
in formule, che si dicono dommi, e che seguono
l'evoluzione della vita. Però la dommatica
non è la vita stessa d'un'anima cristiana;
questa consiste essenzialmente nell'apparizione
e nell'affermazione dei sentimenti che abbiamo
analizzato.
Da
ciò Schleiermacher traeva una conseguenza
estremamente grave: la dommatica non è
normativa; il domina non dice quello che dev'essere,
ma quello che è stato in un momento
preciso dell'evoluzione della coscienza cristiana;
esprime quello che la vita ha creato, richiesto,
formulato; ma che fu trascinato dal flusso
della vita religiosa, e rigettato dai riflussi
d'una coscienza che, avanzando, si libera
dalle nozioni superate, e crea continuamente
nuove forme d'una dommatica in perpetua trasformazione.
L'influsso
di Schleiermacher. - Questa dottrina,
che esplicita con molto rigore e ardimento
le formule ancora imprecise o nebulose di
Lessing, è quella di Schleiermacher
non cessò di sviluppare nelle sue varie
opere di dommatica, ma specialmente nei Discorsi
sulla Religione (1799). Egli esercitò
un considerevole influsso su tutta la Riforma.
Sabatier lo chiama " il Messia della
nuova era b e Pullan, un anglicano molto addentro
al pensiero luterano, scrisse che egli fu
thè most imposing figure in German
protestantism since Luther, la più
grande personalità del protestantesimo
tedesco dopo Lutero. Da lui derivano le attuali
posizioni della Riforma riguardo alla Bibbia,
considerata come un'apprezzabile testimonianza,
ma molto dubbiosa, della coscienza religiosa
d'un popolo fino alla venuta del Salvatore,
e dove si trova un messaggio molto incompleto
sulle relazioni dell'uomo con Dio, sicché
qualsiasi libro a che porti un messaggio superiore
sarà degno anch'esso d'essere chiamato
Bibbia, e la Bibbia se lo lascierà
volentieri aggiungere ".
Da
lui derivano pure le posizioni relative alla
dommatica considerata come lo studio non di
formule di fede, che hanno un valore assoluto,
immutabile e d'un'efficacia inesauribile,
ma di formule transitorie, la cui virtù
si esaurisce, e che continuano trasformandosi,
senz'essere mai in alcun momento l'espressione
della Verità stessa, che in Dio non
muta ma che gli uomini raggiungono solo frammentariamente.
Da
lui ancora le posizioni relative al Nuovo
Testamento, considerato non come la Rivelazione
divina del messaggio di Gesù, ma come
la testimonianza del travaglio appassionato
della pietà dei fedeli, che creano
una figura divina del Cristo, taumaturgo,
teologo, dottore di metafisica e di morale,
del Cristo di cui la storia cerca di scoprire,
sotto la leggenda, la figura autentica, trasformata
dall'amore dei suoi discepoli.
§
3. - Alberto Ritschl.
Reazione
contro il soggettivismo di Schleiermacher.
-
Gli eccessi del soggettivismo dovevano necessariamente
provocare una reazione in senso realista.
Essa comincia verso il 1850 sotto l'energica
spinta d'un pastore in rivolta contro la scuola
di Baur, Alberto Ritschl, che col libro L'origine
dell'antica Chiesa cattolica (1850) libera
il metodo storico da tutti gli apriorismi
della scuola di Baur e instaura risolutamente
l'interpretazione realista della Bibbia, stabilendone
il carattere sacro.
Per
questo conviene dapprima disfarsi di tutte
le pretese scoperte psicologiche dei Lessing
e degli Schleiermacher sull'origine della
religione. Le loro esperienze religiose del
contatto immediato con Dio, del peccato, del
nostro riscatto, della nostra salute, sono
miti e pure illusioni. Non si deve ricorrere,
in prima istanza, alla metafisica per spiegare
un fenomeno che ha origini storielle. Schleiermacher
costruì un superbo palazzo d'idee,
ma basato sul vuoto. Il cristianesimo è
un complesso di fatti oggettivi, che in determinate
anime hanno prodotto nuove aspirazioni, certezze
originali; però ridurre la realtà
a queste aspirazioni significa mutilarla,
cioè ridurla a queste certezze soggettive
ignorando le loro condizioni oggettive. Cosi
la Rivelazione, lungi dall'essere l'espansione
della coscienza umana, è un fenomeno
esteriore alla coscienza e che, imponendosi
ad essa, la modella secondo i suoi precetti.
È necessario dunque anzitutto considerare
i fondamenti storici del cristianesimo, stabilire
il vero carattere dei due Testamenti.
La
nuova scuola di fronte ai due Testamenti.
- Proprio qui il tentativo di Ritschl, che
pareva scartare definitivamente le "
illusioni " create dagli a priori, ricade
anch'esso in un illogicismo identico. Ritschl
infatti dichiara che il criterio della rivelazione
è l'accordo reale dei due Testamenti,
regola che sembrava salvaguardare i sacri
testi, ma che in realtà sarà
l'arma più terribile per scoronare
il Nuovo Testamento. Per una crudele ironia,
Ritschl giunse a ritenere come sospetto proprio
quanto costituisce l'originalità, la
ricchezza, l'incomunicabile caratteristica
dell'insegnamento di Gesù. Là
dove Gesù continua Mosè, Ritsdil
ammette l'autenticità dei testi; ma
il Discorso della montagna, che Mosè
non aveva sospettato, sarà dichiarato
sospetto I Tutta la scuola di Ritschl, fedele
a questo principio, non ha fatto che impoverire
il pensiero del Nuovo Testamento, la persona
stessa di Gesù, riducendo ad apporti
posteriori, a interpolazioni fraudolente le
pagine più belle, le parole più
creatrici del Vangelo.
Altro
a priori non meno nocivo. Ritschl pretende
che il Nuovo Testamento risulti dal confluire
di elementi estranei, aggiunti all'autentico
pensiero di Gesù: elementi d'origine
rabbinica o ellenica o filoniana. Egli parla
correntemente di azione del giudeo-cristianesimo,
del cristianesimo ellenico e del cristianesimo
paolino. Il che significa che gli sforzi congiunti
di tanti operai ci rendono appena percettibile
il cristianesimo autentico di Gesù,
come ammette Ritschl stesso quando dichiara
che possono percepirlo solo quelli che si
mettono dal punto di vista della comunità,
cioè della prima generazione cristiana.
Principio pericoloso, che reintroduce nella
critica del testo sacro proprio quel soggettivismo
che Ritschl voleva evitare. Infatti il critico
esperimenterà su se stesso l'azione
delle parole attribuite a Gesù, e quelle
che sono senza forza sulla sua coscienza verranno
dichiarate estranee alla prima comunità
e rigettate dalla rivelazione. Cosi si chiama
il prammatismo a decidere dell'origine divina
o umana del Testamento! Per eliminare come
apocrifa questa o quella pagina del Vangelo
basterà dichiararla estranea alla coscienza
moderna. Neppure Schleiermacher aveva dato
una regola più incerta, più
relativista, più soggettiva e arbitraria.
Influsso
di Ritschl sulla Riforma. - Queste
le debolezze di tutta la scuola di Ritschl,
che tuttavia esercitò un influsso preponderante
sulla Riforma fino a questi ultimi anni, press'a
poco fino alla reazione di Carlo Barth.
Da
tale scuola provengono gli innumerevoli critici
che hanno gareggiato d'ingegnosità
nello studio dei testi sacri: un grande nome,
Adolfo Harnack, e tutta una pleiade d'operai
di valore ineguale, che specialmente dall'anno
1900 fino ai nostri giorni hanno lavorato
al seguito di molteplici sottocoreghi, come
G. Herman, Teodoro Haering, Wendt, Bauer,
Bousset, Deissmann, Erbes, Lietzmann, Meyer,
Weinck, Zahn, ecc. Minato da questi lavori,
alcuni dei quali intendevano tuttavia consolidarne
le basi, il luteranesimo attuale presenta
solo più un'infinita varietà
nella critica negativa ed ha malamente resistito
all'urto dell'hitlerismo, che lo ha intaccato
da tutte le parti.
Nuovo
orientamento con Karl Bartk. - Intanto
un robusto teologo, Carlo Barth, nato nel
1886, tentò d'arrestare la corsa verso
l'abisso, e si può dire che con la
sua grande influenza determinò un mutamento
radicale. La critica dei principi distruttivi
di Schleiermacher, di Ritschl e di Harnack
rimane la parte più potente della sua
opera. Egli afferma che questi " teologi
" non prendevano la Bibbia sul serio:
la loro teologia non era che un presuntuoso
a umanismo ". La parola di Dio va presa
in tutta la sua tremenda serietà
(1).
(1)
Ecco il giudizio di un eminente teologo cattolico
su Carlo Barth: i In mezzo a un protestantesimo
svuotato, naturalista, pragmatista, in cui
Rousseau col suo immanentismo aveva da molto
tempo detronizzato Calvino e il suo trascendentalismo,
e che, durante la sanguinosa catastrofe della
prima guerra mondiale, non aveva da proporre
se non il suo ottimismo irrisorio, il suo
cristianesimo all'acqua di rose, Barth, solo
o quasi, è apparso improvvisamente
come un profeta degli splendori della rivelazione
biblica, come l'araldo d'un Messaggio inaudito
al quale gli uomini erano ridivenuti sordi.
Con una capacità prodigiosa di rinnovamento
e una ricchezza culturale poco comune, che
gli attiravano l'attenzione di tutti gli ambienti,
egli ha confessato, in maniera spesso lacerante,
il dogma della trascendenza incomprensibile
di Dio, il dogma della divinità di
Cristo, Signore e Salvatore degli uomini,
il dogma del regno escatologico e dei destini
gloriosi del nostro pianeta sfigurato e. sanguinante.
E tutto ciò in una scrittura liberatrice,
che egli volle costantemente dura e sarcastica
di fronte ad una letteratura scipita, pietistica,
moralizzante - o al contrario troppo accorta
e modernizzante - che lo irritava come aveva
irritato Nietzsche. Saremmo lieti di poter
credere che la trascendenza del Soli Dea Gloria
è quella stessa che è rivelata
nella Scrittura e che rapisce in estasi il
cuore dei santi. Ma incrinature, talvolta
appena percettibili, ci inquietano e ci obbligano
a rivedere e riesaminare attentamente la cosa.
Non è la vera trascendenza cristiana
di Dio quella che Barth glorifica; è
una sorta di trascendenza musulmana che si
manifesta non nel si dell'uomo - a cui Dio
darebbe di donarsi a Lui - ma sproposito dell'uomo,
e che si stabilisce sulla rovina delle relazioni
di reciprocità e d'amicizia tra Dio
e l'uomo. Non è la trascendenza evangelica
del Cristo Redentore, che associa, in una
certa misura, alla sua preghiera, alla sua
opera, alla sua passione e morte per la salvezza
del mondo, la Chiesa ch'è suo corpo;
è la trascendenza luterana d'un Cristo
Redentore che, lasciando la sua Chiesa nel
peccato sino alla fine del mondo, consente
tuttavia a considerarla simultaneamente come
giustificata e santificata. Non è la
trascendenza giovannea e paolina d'un regno
di Dio, d'una Gerusalemme celeste già
inaugurata nel cuore del tempo dalla grazia;
è la trascendenza riformata d'un regno
di-Dio, d'una Gerusalemme celeste che la Chiesa
terrena non può annunciare se non a
guisa di un puro segno, che essa non potrebbe
inaugurare, e da cui differisce come il peccato
differisce dalla gloria, come ciò che
è prima dell'ultimo differisce dall'atomo.
Quindi è sempre una trascendenza che
non ammette di fronte a sé se non il
peccato dell'uomo-e che, lungi dal far nascere
la partecipazione, la elimina come un rivale
" C. Journet, L'Èglise du Verbe
Incarni, voi. II, pp. 116.6-1169, Desclée
de Brouwer 1951.
Certo,
il liberalismo non è morto, ma esso
non gode più il favore d'un tempo.
Un movimento nuovo, orientato verso la teologia
biblica, è già in atto in molte
facoltà protestanti; si tratta di un
ritorno ad una Sacra Scrittura, accettata
come norma esteriore dello spirito umano,
come ordine di Dio all'umanità e non
più come prolungamento di una esperienza
psicologica. Si potrebbe anche ricordare qui
la cosidetta " Scuola di Lund "
(Svezia) la quale, con Aulen, Nygren e alcuni
altri, ha dato lavori seri sulla storia del
domma e si riallaccia all'insegnamento dei
Padri più che non alla scolastica luterana
degli ultimi tre secoli. Tutto sommato, pare
stia delineandosi un nuovo orientamento.
Tanto
più che questo coincide con un inconstestabile
rinnovamento della liturgia luterana. Numerosi
pastori sono sedotti e trascinati dalla bellezza
della liturgia cattolica; si adornano i templi
per onorare il divino Visitatore; le cerimonie
infine rivestono una certa maestà col
lusso degli ornamenti che si usano; sono riorganizzati
gruppi d'azione cristiana e questo comporta
la riabilitazione delle opere; raggruppamenti
di pietà, il che comporta un modo di
concepire la salute diverso da quello mediante
la sola fede nella mediazione di Cristo e
nel valore unico della sua passione. Si sono
visti pastori pregare per i defunti, cantare
dei Requiem, parlare di purgatorio e di purificazione
necessaria dopo la morte; s'è visto
offrire alla venerazione dei fedeli la Croce,
ed è caduta l'accusa di empietà
contro chi piega le ginocchia davanti ad essa.
Sintomi d'un ritorno a una vita animata dalla
pietà cattolica?
CAPITOLO
III. - SVILUPPO DEL CALVINISMO FINO ALLA FORMAZIONE
DEL PROTESTANTESIMO LIBERALE
§
1. - Da Calvino a Jurieu.,
II
calvinismo attuale e Calvino. -Quanto
abbiamo detto del luteranesimo primitivo potrebbe
essere ripetuto, e con maggior forza, del
calvinismo di Calvino. Il calvinismo odierno
lo misconosce o lo copre di critiche; ma il
calvinismo odierno sarebbe ancora riconosciuto
da Calvino? I suoi discepoli emancipati non
ebbero forse l'audace impertinenza di domandarsi:
Che cosa bisogna conservare del calvinismo
di Calvino? (Paolo Valloton, Ginevra, 1919).
E in realtà conservano poco più
del ricordo.
Il
protestantesimo liberale sconfessa "
l'autoritario " riformatore, e rivendica
tutta la libertà che Calvino aveva
preteso subordinare a una specie d'ortodossia
dommatica e d'organizzazione sacerdotale.
Un altro pastore giunge a rinnegarne l'influenza:
"Noi siamo assai più gli eredi
di Sebastiano Castellion esegeta, critico,
teologo, teorico della tolleranza e del libero
pensiero, che del suo irascibile antagonista
" (Natale Vesper, Les protestants dcvant
la patrie, Parigi, 1925).
Il
pensiero e l'influsso di Calvino.
. Per comprendere il calvinismo attuale non
è dunque sufficiente studiare il pensiero
di Calvino. Giova ricordare che questo pensiero
fu molto più vigoroso coerente e logico
di quello di Lutero. Calvino è più
logico, Lutero più passionale. La logica
del francese scompigliò spesso le posizioni
teologiche del suo precursore tedesco. Il
suo protestantesimo fu differente. Meno impetuoso,
meno voglioso di suscitare le sordide cupidigie
dei principi o dei fedeli che la brama delle
ricchezze ecclesiastiche trascinava in ogni
specie di avventura, appariva più scientifico,
più distinto, più capace d'assicurare
l'ordine nella Chiesa e di prevenire l'anarchia
delle credenze e dei costumi, più proprio
a conciliare le due antinomie che Lutero aveva
posto senza aver potuto risolvere: libertà
nell'esame e autorità di magistero
ecclesiastico, biblicismo ed ecclesiologia.
Il
rigore dell'insegnamento di Calvino assicurò
per due secoli la stabilità dei suoi
principi. Il sistema calvinista si mantenne
attraverso tutto il caos delle guerre civili,
delle contraddizioni d'avversari sottili come
Castellion, o indipendenti come Bezan. La
sua formula teocratica non sopravvisse alla
tirannia organizzata a Ginevra, ma la concezione
di Chiesa gerarchizzata e disciplinata persistette,
nonostante le peggiori catastrofi. Lo studio
della diffusione del calvinismo illuminerà
certamente molti altri fattori essenziali
oltre il prestigio della dottrina o l'influenza
del riformatore. Infatti la dottrina è
dura, antiumana, e più vicina a un
fanatismo scoraggiarne che alla mistica certezza
della salute mediante la fede, in cui Lutero
vedeva il più sicuro appagamento dell'angoscia
umana.
Il
riformatore non ispirava nessuna cordialità:
austero, impenetrabile, implacabile, autoritario
fino alla crudeltà, sfuggente fino
alla duplicità, capace di spingere
i suoi fanatici adepti ad atti disperati e,
in caso di fallimento, a rinnegarli; capo
imperioso, subito perché abile e d'una
prudenza consumata; occorreva la sua mano
ferrea per evitare le rivolte che Lutero non
aveva saputo prevedere.
Nonostante
questi ostacoli il calvinismo si diffuse molto
rapidamente in Francia, in Ungheria, nel Belgio,
nei Paesi Bassi, fino nell'Inghilterra e nei
paesi renani e fu sul punto di minacciare
il luteranesimo nel suo feudo ereditario.
Incontestabili cause di questo successo furono
alcune felici coincidenze storiche. e l'azione
personale di numerosi signori, che lo propagarono
nelle loro terre.
La
crisi del secolo XVII - Comunque
il calvinismo non conobbe una vera crisi interna
fino al principio del secolo xix. Sotto il
regno d'Enrico IV di Luigi XIII e di Luigi
XIV tiene bravamente testa ai controversisti
cattolici, e dimostra una vigorosa vitalità.
Ha pastori eruditi, che nella Bibbia cercano
la giustificazione della loro rivolta contro
Roma e dimostrano una seria conoscenza della
dommatica e delle origini del cristianesimo.
Bossuet fu tuttavia sul punto d'aver ragione
sui suoi dottori, ma il pastore Jurieu, per
sfuggire alla stretta del vescovo, osò
dare una nuova definizione della riforma,
autorizzando tutte le trasformazioni dottrinali,
tutte le variazioni dommatiche, perché,
diceva, la riforma è vita e libertà.
Significava seppellire con un solo colpo tutte
le autorità, quella di Calvino e quella
della Bibbia, e aprire la via alla tolleranza
universale, fare della riforma l'anticamera
del libero pensiero.
Né
i pastori né Bossuet s'ingannarono.
Bossuet trionfava e quelli sconfessavano Jurieu.
Questo tumulto fu il primo indizio della crisi
interna che minacciava il calvinismo. Essa
si calmò nelle sofferenze della persecuzione
che, se indebolì gli effettivi del
calvinismo francese, lo salvò da una
decomposizione che non avrebbe tardato a prodursi,
sotto l'azione dei principi rivoluzionari
di Jurieu.
§
2. - Sviluppo del protestantesimo liberale.
Prime
divisioni. - Tale calvinismo attraverso
varie fortune si conservò durante il
secolo XVIII, preoccupato soprattutto di riconquistare
la sua situazione legale, ma segretamente
già diviso. Da una parte stavano quelli
che dall'esperienza d'una lunga persecuzione
avevano tratto più fiducia nelle manifestazioni
libere e spontanee della pietà ugonotta
del deserto, e meno docilità ai quadri
d'una Chiesa gerarchica. Dall'altra parte
erano quelli che s'ostinavano nelle direttive
di Calvino.
I
primi trovarono un aiuto imprevisto nella
predicazione di Cook, discepolo di Wesley,
che verso il 1818 insegnò a mettere
la pietà al di sopra delle discipline
tradizionali. Il movimento chiamato con nome
curioso il risveglio, gettò una parte
dei pastori nel campo dei liberali e l'altra
parte in quello degli ortodossi.
I
liberali si mostrarono particolarmente attivi,
aggressivi e novatori. Pretendevano infondere
al calvinismo un nuovo sangue mediante una
nuova scienza.
Attività
dei liberali. - Difatti essi si fecero
propagandisti della critica luterana d'oltre
Reno, insegnarono le negazioni dei riformati
tedeschi, fondarono a Strasburgo una scuola
e una rivista teologica per cui introdussero
in Francia gli ardimenti germanici, e resero
estremamente penosa la situazione del calvinismo
tradizionale, che di sinodo in sinodo usciva
sempre più indebolito, screditato,
rovinato.
D'altronde
i liberali non dissimulavano i loro pensieri
segreti, a Essere protestante liberale è
uno dei modi d'essere liberi pensatori ",
diceva Ferdinando Bouisson. La violenza degli
uni, l'apparato scientifico, che abbagliava
gl'ingenui, dispiegato dagli altri, la crescente
timidità degli ortodossi, tutto contribuì
a dare all'ala liberale del protestantesimo
la direzione effettiva del calvinismo. ",
I
risultati furono immediati e decisivi e per
tutta la Chiesa di Calvino si sviluppò
l'anarchia dottrinale. L'intrepidità
delle negazioni non ebbe più ritegno,
e ciò che oggi stupisce ancora i cattolici
e i protestanti imparziali, è la mediocrità,
la volgarità, il servilismo verso il
pensiero straniero di tutti quei pretesi studi
storici sui quali poggiava l'incredulità
di questi pastori, uno dei quali confessava
brutalmente di subordinare lo studio storico
del cristianesimo ai principi della filosofia
di Hegel, in cui vedeva l'apogeo della ragione
umana. Si può dire che dal 1850 al
1890 circa, la lotta intestina non cessò
di minare e di dissociare il calvinismo.
E
quando la disfatta dell'ortodossia era ormai
un fatto compiuto, apparve una personalità
che con la sua azione sovrana decise l'avvenire
dell'opera di Calvino: Augusto Sabatier.
Augusto
Sabatier e la " Religione dello spirito
". - II suo influsso è
paragonabile solo a quello di Schleiermacher
sul luteranesimo, o a quello di Renan sugli
storici delle origini cristiane. Tuttavia
Sabatier fu meno uno spirito creatore che
una docile eco delle voci d'oltre Reno; ma
egli aveva l'arte suprema di esporre con chiarezza
e con grazia le teorie appesantite da tutto
quell'apparato critico, in cui si compiace
la scienza tedesca. Quanto più si studierà
il suo pensiero tanto più si riconoscerà
che Sabatier fu prima di tutto un filosofo
formato alla scuola di Kant, Lessing, Schleiermacher,
Ritschl, e che come loro, vuole ad ogni costo
fare della religione una creazione puramente
soggettiva del cuore. La pretesa rivelazione
delle religioni positive in realtà
non è che lo sviluppo progressivo dei
bisogni della coscienza. I pretesi libri sacri,
in cui Dio avrebbe parlato agli uomini, non
sono altro che annotazioni delle successive
affermazioni della coscienza tesa alla conquista
del suo Dio. La pretesa ispirazione divina
non è altro che l'estasi del "
profeta ", il quale prende coscienza
delle intuizioni del suo cuore, che lo innalzano
e lo trasformano. Ecco quello che la psicologia
insegna sulle origini della religione.
A
sua volta la storia, specialmente quella del
cristianesimo, conferma le conclusioni della
filosofia. C'è una legge generale,
di cui Hegel ha dimostrato la verità,
che non patisce eccezioni, k Non ci sono inizi
assoluti "; la legge dell'essere è
il divenire, il passaggio dall'imperfetto
al meno imperfetto, la corsa affannosa verso
un perfetto che ci sfugge e che si fa, ma
che non avrà mai la sua forma definitiva.
Ora il cristianesimo pretende di partire da
una perfezione iniziale, alla quale ormai
nulla si può aggiungere; perfezione
del Cristo, suo creatore; perfezione del Domina,
rivelato da Gesù. Al contrario la storia
dimostra (o almeno Sabatier pretende di darne
la dimostrazione) che il cristianesimo fu
il risultato di una lenta evoluzione di forme
religiose: politeismo primitivo, monoteismo
incerto dei libri mosaici, ebraismo, profetismo,
evangelismo: " Tutta questa storia sfocia
a Gesù ".
Lo
stesso pensiero di Gesù subì
la legge dell'evoluzione e del divenire. Dove
egli aveva esaltato la religione del cuore,
i suoi discepoli vollero vedere intenzioni
domxnatiche, che gli uni scoprirono attraverso
i loro pregiudizi giudeo-cristiani, altri
invece attraverso i loro sentimenti ellenico-cristiani,
altri infine attraverso le illusioni del loro
cuore innamorato di colui che hanno dichiarato
loro " Salvatore ", loro "
Liberatore ", loro "Redentore ".
E su questi pensieri, che rappresentano una
evoluzione della dottrina di Gesù,
i dottori del Medioevo applicarono il rigore
d'una scolastica che amava condensare tutto
in formule dommatiche. La storia insegna quindi
l'origine umana dei Libri sacri e dei dommi
che registrano i modi successivi di comprendere
Gesù.
Queste
idee, delle quali abbiamo già mostrato
le origini nello sviluppo del luteranesimo
moderno, erano presentate in modo molto seducente
in un libro intitolato: Esquìsse
d'une philosophie de la religion aprés
la psychologie et l'histoìre (1896).
È un libro essenziale, di cui il pastore
Ménégoz potè dire che
"era il più grande libro dommatico
della teologia protestante dopo l'Institution
chrétienne di Calvino ". In una
seconda opera, Les religions d'autorité
et la religion de l'esprit (1904), pubblicata
postuma, Sabatier si sforza di rovinare le
autorità alle quali si riferiscono
i cattolici da una parte: papato, sacerdozio,
infallibilità pontificia; e dall'altra
i protestanti: la Bibbia dichiarata Parola
divina, deposito della Rivelazione. Sabatier
pretende dimostrare che le autorità
cattoliche hanno un'origine recente e non
furono mai nella visuale di Gesù; ma
anche la Bibbia è un libro puramente
umano, senza pretese dommatiche e il cui canone,
opera di teologia, non presenta nessuna certezza.
Sulle rovine di queste religioni d'autorità,
conviene rimettersi alla " sola voce
della coscienza e del sentimento ", unico
rifugio delle anime religiose, distaccate
da ogni domma, ma docili alla " religione
dello spirito ".
Il
" simbolo-fideismo ". -
Queste teorie ebbero un'accoglienza entusiastica
negli ambienti liberali. L'ortodossia non
aveva allora nemmeno un campione capace di
arrestare la loro propagazione che straripò
come un mare. Nel 1910 e poi nel 1912 liberali
e ortodossi cercarono di trovare un compromesso
prima a Berlino, poi a Parigi, ma il fallimento
fu totale. Dalle lezioni di Sabatier ciascuno
sognava di trarre le conseguenze che si giudicavano
inevitabili. Una frazione liberale segui il
pastore Ménégoz, che nella religione
vedeva solo un'espressione simbolista di certe
aspirazioni della coscienza. Fu il tentativo
del calvinismo simbolo-fideista, di cui lo
stesso Ménégoz diceva: "
Io sono intimamente convinto che questa dottrina
è conforme all'insegnamento di Gesù
Cristo ".
Attorno
a lui si era molto meno convinti, e la generazione
realista del 1930, dopo aver costretto Ménégoz
a confessare che tutta la sua teologia era
il frutto delle " sue impressioni ",
si staccò da questo fideismo superato
e cercò la formula religiosa che rispondesse
al bisogno d'azione. Sotto il particolare
impulso dei pastori Oberlin e Fallot nacque
cosi " il cristianesimo sociale ".
Avvento
del " cristianesimo sociale ".
- Qui le preoccupazioni dominatiche sono ridotte
a una tolleranza quasi generale di tutte le
confessioni di fede e sinanche dei gruppi
che rigettano ogni confessione di fede; ma
le preoccupazioni sociali, umanitarie, sono
sviluppate al massimo, come uniche capaci
di rifare l'unione tra le sette così
profondamente divise dalle questioni di credenza.
Il cristianesimo sociale conobbe certamente
giorni gloriosi; in America e nei paesi anglosassoni
il movimento " attivista " s'è
sviluppato al punto di minacciare gravemente
il movimento Faith and Order che s’oppone
al covimento Life and Work. In Svezia e nei
paesi nordici l’adesione d’un vescovo del
valore di Nathan Soderblom, che nel 1925 riunì
a Stoccolma i cristiani sociali, impresse
nuova forza al movimento. Nella stessa Germania,
sotto l'azione prestigiosa di Carlo Barth,
sono stati fondati gruppi di "religiosi
sociali", il cui atteggiamento fu lungi
dall'essere sempre brillante specie quando
il cristianesimo sofferse l'assalto delle
dottrine naziste. La guerra del 1989-1944
fece tacere per un po' di tempo tutte queste
diverse e opposte ambizioni. Tuttavia un profondo
malessere pervadeva tutta la Riforma: lo spettacolo
dei suoi dissensi, delle sue rinunce, della
sua progressiva decomposizione, svegliava
nel cuore dei più generosi la cura
di un riassetto nella fede cristiana ritrovata
e riaffermata contro tutti i clamori di una
critica corrosiva.
CAPITOLO
IV. - VERSO UNA NUOVA RIFORMA
Tentativo
d'ecumenismo protestante. - Non diciamo
a verso un rinnovato calvinismo ", né
" verso un luteranesimo rigenerato ".
Le divergenze originali a poco a poco sono
scomparse, perché le infiltrazioni
del luteranesimo moderno nel calvinismo e
del calvinismo moderno nel luteranesimo hanno
creato una specie di dottrina intermedia,
dove i partigiani dell'ecumenismo sperano
di veder finalmente realizzata la riunione
cosi vivamente bramata delle differenti forme
del pensiero protestante.
In
generale coloro che lavorano per questa riconciliazione
universale si mostrano decisi avversari di
tutte le teorie soggettistiche, sistemi filosofici,
principi a priori, analisi psicologiche, che
trascinarono la Riforma agli eccessi che abbiamo
visto. Non la metafisica deve spiegare le
origini del cristianesimo, né una storia
subordinata alle considerazioni fìlosofiche
sulle condizioni del naturale, del soprannaturale,
del miracolo o delle leggi della natura. I
giovani protagonisti di questo movimento vogliono
un ritorno allo studio puramente oggettivo
dei testi sacri, nella loro realtà,
non nel loro simbolismo. L'orientamento della
dommatica odierna non è più
" antropocentrico ", ma a teocentrico
" e specialmente " cristocentrico
".
I
promotori di questa profonda rivoluzione sono
in Germania Eucken, Schaeder, Heim (seguiti
dal cattolico Max Scheler); in Svizzera il
professor Foerster, il pastore Neesert e il
prof. O. Cullmann; in Francia il pastore Marco
Boegner, H. Monnier, Alex. Westphal; in Italia
G. Miegge. D'altronde tutti riconoscono l'autorità
di Carlo Barth, che figura decisamente come
il capo.
Con
essi la storia religiosa ridiviene una scienza
oggettiva, liberata dalla ipotesi di Ritschl
e dei suoi discepoli; il Boegner non teme
di trattare come " puramente immaginari
" i pretesi conflitti tra i giudeo-cristiani
e i pagano-cristiani; il preteso cristianesimo
paolino come pure la pretesa evoluzione della
fede in Gesù attraverso le vicissitudini
del cristianesimo gerosolimitano, deuteropaolinista,
giovanneo, sfociante in una specie di precattolicesimo
romano. Tesi queste della scuola liberale
destinate a giustificare il " divenire
" dell'idea cristiana, tanto caro ai
discepoli di Hegel, ma contrario ai dati obiettivi
della storia.
Isolamento
di Goguel. - Le ultime manifestazioni
di questa giovane schiera fanno sempre più
sentire la stanchezza riguardo a tesi superate.
Luigi Bouyer ha notato l'isolamento attuale
del pastore e storico Goguel, il quale nella
sua ultima opera La naissance du chrislianisme
(1946), condensando i risultati d'una intera
vita di ricerche, non credette far di meglio
che attenersi' ai postulati di Ritschl la
a cui filosofia comanda la critica storica
". I neoprotestanti ridono del suo metodo
d'a interiorizzazione fino all'estremo ",
e gli ricordano che la fede riposa su elementi
oggettivi e che la storia fa uso di ben strane
libertà, " quando trascura i documenti
die si riferiscono alla concezione realista
dei sacramenti nel Nuovo Testamento ".
È l'ultimo saluto a un'interpretazione
del cristianesimo dichiarata oggi fuori campo.
Non potrebbe esservi qui il punto d'incontro
dei protestanti attirati dalla figura di Cristo
radiosa nella sua divinità e dei cattolici
assillati dal pensiero d'un solo oVile?
G.
D.
BIBLIOGRAFIA.
- 1. M. Bendisciou, II luteranesimo, Istituto
Editoriale Galileo Milano 1948. L'origine;
la dottrina; l'organizzazione; l'influsso.
P. Chiminelli, 11 calvinismo, ivi, 1948. Cai
vino ; il calvinismo ; il calvinismo nel mondo
e le sue incostanti fortune ; contributo del
calvinismo alla civiltà contemporanea;
tentativo recente di galvanizzare il calvinismo.
Sono essenziali i due seguenti articoli del
D. T. C. : J. Dedieu, Protestanlisme, XIII,
850-907, che presenta lo stato attuale del
luteranesimo, del calvinismo, dell'anglicanesimo
e i sintomi dell'opposizione all'anarchia
dottrinale; L. Cristiani, Ré/orme,
XIII, 3020-3097, che studia le cause e le
dottrine del protestantesimo. Sulle cause
si può anche vedere l'aggiornamento
di J. Lortz, Wie kam es zur Reformation? Johannes
Verlag, Einsiedeln 1950. In questo piccolo
volume l'autore riassume quanto scrìsse
più ampiamente in Die Reformation in
Deutschland, 3 voli., 3 ed., Herder, Friburgo
1948. Una forte e acuta sintesi delle dottrine
del protestantesimo ortodosso si ha in A.
Mcehler, La simbolica, trad. dal ted., Ed.
Barbié, Carmagnola 1853. Da parte protestante
la più recente sintesi è quella
di H. Strohl, La pensée de la Ré/orme,
Delachaux et Nestlé, Neuchàtel
1951. In C. Aloermissen, La Chiesa e le Chiese,
3 ed., Morcelliana 1944, si trovano buone
esposizioni sloriche dottrinali del luteranesimo
e del calvinismo. Il volumetto di M. Bendiscioli,
La riforma protestante, Studium, Roma 1952,
è una solida sintesi storica con ricca
bibliografia. Gli scritti rivoluzionari di
Lutero (Del Papato romano, Alla nobiltà
cristiana della nazione tedesca, La cattività
babilonese della Chiesa, Della libertà
del cristianesimo, ecc.) si trovano nel volume:
M. Lutero, Scrìtti politici, U. T.
E. T., Torino 1949.
2.
In particolare sul neoprotestantesimo dalle
tendenze razionalistiche e liberali. L. Perriraz,
Histoire de la théologie protestante
au XIX siede, a voli., H. Messelier, Neuchàtel,
1949-51. L'autore è di tendenze liberali.
K. Barth, Die protestantische Théologie
tra 19. Jahr-hundert. Ihre Vorgeschichte und
thè Geschichte. Evangel. Verlag, Zollinkon-Zurich
1947. L'opera di tendenza antiliberale contiene
25 monografie di teologi protestanti: Rousseau,
Lessing, Kant, Herder, Hegel, Schleiermacher,
ecc. F. Schnabei., Storia, religiosa della
Germania nell'Ottocento, Morcelliana, Brescia
1944, pp. 269-555. B. Neuheuser, La teologia
protestante in Germania in Probltmi e Orientamenti
di Teol. Dogmatica, pp. 581-661, Ed. Marzorati,
Milano 1957.
3.
Su Carlo Barth che rappresenta la più
energica reazione al protestantesimo liberale.
J. Hamer, Karl Barth, L'occasionalisme théologìque
ds K. B., Etude sur sa méthode dogmatique.
Desclée, Paris 1949. Opera di valore.
E. Riverso, La teologia esistenzialistica
di Karl Battìi, Ist. Edit. del Mezzogiorno,
Napoli 1955. Urs von Balthassar, Karl Barth.
Darstellung uni Deulung seiner Theologie,
Hegner, Koln 1951. L'opera in cui Barth manifesta
con più vivacità la sua reazione
contro la teologia liberale, specie contro
Schleiermacher, è Parole de Dieu et
parale humaine, Ed. "Je sers ",
Paris 1933. - Sul recentissimo pensiero protestante
: Max Thurian, Les grandes orientatùms
actuelles de la spiriiualité protestante,
in Irenikon, 1949, pp. 368-394; Damelou, Le
protestantisme dans de voies nmmelles?, inEtudes,
maggio 1953, pp. 145-156. Mentre Barth e la
sua scuola combattono aspramente il liberalismo,
questo rispunta con forza sotto altra forma,
particolarmente con R. Bultmann e seguaci
che invitano a "smitizzare" il cristianesimo:
rifiutano la ornitologia s del Figlio di Dio
incarnato, morto per espiare i nostri peccati,
e non vedono in Cristo, ridotto a semplice
profeta, che uno degli interventi di Dio nella
storia. Cfr. R. Bultmann, Le christìanisme
primitif, Payot, Paris 1950 e particolarmente
H. W. Bartsgh, Keiygma uni Mythos, 2 voli.,
H. Reich-Evangelischer Verlag, Hamburg-Volksdorf
1951-1953. È una raccolta di scritti
di varie tendenze che trattano il tema della
"demito-logizzazione " del cristianesimo.
L. Malevez, Le message chrétien
et le mythe. La Théologie de Rudolf
Bultmann. Desclée de Br., Paris
1954. R. Marlb, Bultmann et leinterptetatìon
dtt JV. Testament, Aubier, Paris 1956. G.
Mieqoe, Vevangelo e il miti nsl pensiero di
R. Bullmam, Ed. Comunità, Milano 1956.
A. Voeqtle, Rivelazione e mito in Probi, e
Orient. di Teol. Dogm., ed. cit., I, pp. 827-960.