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Il problema dell'ateismo
La
negazione dell'esistenza di Dio di
Giampaolo Barra Così
afferma Jean Guitton: "L’ateismo
non è soltanto macchinoso e raro, è
anche un fenomeno recente, una bizzarria sostenuta
da pochi e da poco tempo nel solo ambiente
di certa intelligencija occidentale"
[1]. Dovendo
attrezzarsi per la battaglia culturale al
fine di promuovere la ragionevolezza della
Fede, per contribuire alla conversione di
chi non crede e per difenderla dagli attacchi
di quanti la contestano, ogni cattolico deve
conoscere almeno le più elementari
nozioni che riguardano l’ateismo. Ateismo
(a-Theos = senza Dio) significa negazione
di Dio, perciò ateo è chi afferma
che non esiste Dio. E’
bene ricordare che l’ateismo diventa fenomeno
di massa solo nell’epoca moderna, a partire
dalla Rivoluzione francese. Mai, in passato,
sono esistite civiltà o culture atee.
Certamente esistevano singoli atei, ma le
loro idee non influenzavano i popoli e le
culture. Nato in epoca moderna, l’ateismo
è già in declino. La società
post-moderna, nella quale, il cattolico è
immerso e dove svolge la sua opera di evangelizzazione,
sta scoprendo la dimensione religiosa. Sono
sempre di più i delusi dal materialismo
rozzo e volgare e si cercano nuove forme di
religiosità, nuovi approcci al divino.
Questo è un dato certamente positivo,
da considerare attentamente per una proficua
opera evangelizzatrice, anche se il cattolico
constata, con preoccupazione, una esplosione
di nuove religioni che con la vera Fede non
hanno niente a che fare. Stando ai dati forniti
dallo studioso Massimo Introvigne, oggi esistono
più di 20.000 nuove religioni. A queste
si possono sommare oltre 30.000 confessioni
che si definiscono cristiane. Torniamo
all’ateismo perché, sebbene in declino,
non sono rari quelli che negano l’esistenza
di Dio. Esso può presentarsi sotto
forma diverse. Le principali sono tre: -
ateismo speculativo, o teoretico,
o filosofico: è un sistema di pensiero
che nega esplicitamente o implicitamente l’esistenza
di Dio. -
ateismo pratico: è un atteggiamento
tipico di quanti vivono facendo completamente
a meno di Dio, pur non negandone in linea
di principio l’esistenza. -
ateismo militante: è
una negazione di Dio che sfocia nella lotta
violenta contro la Religione ed i suoi rappresentanti.
In questo secolo l’esempio più manifesto
di ateismo militante si è incarnato
nel Comunismo, che ha provocato la morte di
milioni e milioni di credenti e la distruzione
di innumerevoli chiese ed altri edifici religiosi,
educando intere generazioni all’ateismo. Capita
spesso di incontrare persone che si dichiarano
atee, che negano l’esistenza di Dio. Come
risponde un cattolico a queste forme di ateismo?
Innanzitutto, sempre con la preghiera, implorando
da Dio la conversione di chi non crede. Una
preghiera elevata a Dio con estrema fiducia,
sapendo delle innumerevoli conversioni registrate
nel corso della storia. Soltanto in questo
secolo, per fare qualche esempio tra i più
noti, hanno abbandonato l’ateismo uomini del
calibro di Aleksàndr Solz’enicyn, Andrè
Frossard, di Gilbert Keith Chesterton e di
Vittorio Messori. Poi
il cattolico si attrezzerà per rispondere
in modo mirato. All’ateismo teoretico, che
è di pochissime persone, quelle che
filosofano, bisogna opporsi mostrando le possibilità
della ragione, quindi della vera filosofia,
di giungere alla certezza intellettuale che
Dio esiste [2]. All’ateismo pratico, oggi
piuttosto diffuso, specialmente tra i giovani,
il cattolico risponde mostrando l’insanabile
contraddizione che esiste quando si è
disposti ad affermare l’esistenza di Dio ma
poi non si tiene conto di Lui nella vita di
tutti i giorni. All’ateismo militante (quello
di stampo marxista, sebbene ormai in declino
in tutto il mondo, esercita ancora una certa
attrazione, specialmente tra giovani e studenti
che ad esso si richiamano spesso senza conoscerne
teoria e metodi) si risponde con il combattimento
coraggioso, denunciando senza mai stancarsi
tutto il male che ne deriva all’uomo e i crimini
che hanno accompagnato la sua storia. Il Nazional-socialismo
ed il Comunismo, due delle più grandi
tragedie del nostro secolo (la più
grande, almeno per quanto concerne il numero
delle vittime, è quella dell’aborto)
sono la dimostrazione evidente dei frutti
mortali dell’ateismo militante [3]. Un
atteggiamento che molto spesso sfocia nell’ateismo
è l’agnosticismo.
Agnostico è colui che ritiene la ragione
umana incapace di cogliere verità certe
su Dio e sull’anima. Immanuel Kant (1724-1804)
va sostanzialmente considerato un agnostico,
sebbene ammettesse l’esistenza di Dio. Egli
però sosteneva che i poteri della nostra
conoscenza non possono affermare nulla di
sicuro in merito a Dio e all’anima. Sostanzialmente
agnostica è anche la posizione dei
fautori del cosiddetto "pensiero debole"
(per es., Gianni Vattimo), i quali affermano
che la ragione non è in grado di raggiungere
nessuna verità certa né riguardo
l’esistenza di Dio né in merito a valori
morali assoluti. L’agnosticismo è piuttosto
diffuso. Il cattolico gli si oppone facendo
ricorso alla ragione e difendendone la capacità
di dimostrare l’esistenza di Dio. Anche
l’indifferenza religiosa
spesso sfocia nell’ateismo. Essa consiste
nell’atteggiamento di quanti attribuiscono
a tutte le religioni lo stesso valore e, nei
fatti, finiscono con non seguirne alcuna.
E’ un atteggiamento molto diffuso ai nostri
giorni. Un certo tipo di inconsapevole indifferenza
religiosa lo registriamo anche in ambiente
cattolico. Qui, una errata concezione dell’ecumenismo
porta molti a credere che essere cattolici,
musulmani, ebrei, buddhisti o induisti non
è poi così decisivo per la salvezza
dell’uomo, essendo sufficiente credere in
Dio. La Chiesa ha sempre condannato questa
posizione. Oltretutto, essa disarma le ragioni
dell’opera di evangelizzazione che va indirizzata
non solo verso quanti non credono, ma anche
nei confronti di coloro che, pur credendo
in Dio, non conoscono la vera religione [4].
L’indifferenza religiosa può essere
"pratica", cioè di chi non
pratica nessuna religione, o "teorica",
cioè di chi considera false, dannose
e inutili tutte le religioni, pur non escludendo
l’esistenza di Dio. Come risponde un cattolico
all’indifferenza religiosa? Difficilmente
il cattolico può combattere discutendo
di Dio e mostrando la ragionevolezza della
Fede, perché l’indifferente non si
occupa - quindi non trova interessante discutere
- di Religione. La battaglia contro l’indifferenza
religiosa va affrontata ricorrendo in primo
luogo a mezzi spirituali (la preghiera, i
Sacramenti, l’offerta di digiuni e sacrifici).
Tuttavia, forse uno spiraglio esiste: se l’indifferente
si interessa di argomenti secondari (antropologia,
filosofia, scienza, etc.), si potrebbe tentare
di partire dai suoi interessi per giungere
alla vetta di Dio. Infine,
resta da dire qualche parola sull’empietà,
che è l’atteggiamento di chi nega l’esistenza
di Dio, ma giunge fino all’odio e alla bestemmia
della divinità. Sono molti coloro che
bestemmiano Dio, ma assai pochi quelli che
fanno pubblico elogio della bestemmia. Tra
questi segnaliamo Manlio Sgalambro che ha
scritto un Trattato dell’empietà. Il
cattolico, specialmente il militante, combatte
l’empietà con mezzi spirituali (preghiera,
Sacramenti, digiuni e sacrifici), evitando
lo scontro verbale con l’empio perché
spesso gli si dà occasione di bestemmiare
ulteriormente. Naturalmente l’empio è
un miserabile ed un vigliacco e il cattolico
non teme di considerarlo tale: bestemmia Dio
che sta nei cieli e ha infinita pazienza,
ma solitamente si guarda bene dal combattere
i potenti ed i forti, capaci di restituire
pan per focaccia. L’empio fa soltanto pena
e non merita alcuna stima. Concludendo,
appaiono particolarmente vere le parole del
Cardinale Stefan Wyszynski: "Il
faticoso lavoro per cercare di convincere
gli altri che Dio non esiste, in realtà
molto spesso non è altro che un costante
ricordo di Dio. Dio resta un enigma e un problema
continuo, che alla fine trova la sua soluzione
in un amore travolgente o in un odio selvaggio"
[5].
NOTE
Jean Guitton, tratto da Vittorio Messori,
Inchiesta sul Cristianesimo, Oscar
Mondadori, Milano 1993, p. 72.
E’ quello che ho cercato di fare nel mio Perché
credere. Spunti di apologetica, Edizioni
Centro Grafico Stampa, Seriate (Bergamo) 1997,
pp. 41-79 a cui rimando.
Per una lettura critica del "comunismo
ateo" cfr. ibid., in particolare pp.
31-39.
Cfr. ibid., pp. 145-152.
Cardinale Stefan Wyszynski, Un pezzo di
pane, Paoline, Alba (Cuneo) 1982, p.
124.
Le
cause dell'ateismo di
Giampaolo Barra Facendo
seguito all’articolo precedente, in cui abbiamo
cercato di definire l’ateismo nei suoi vari
aspetti, cerchiamo ora di esaminare quali
sono le cause di questo fenomeno. Lo
studioso Battista Mondin, nel suo magistrale
volume Dio chi è? [1], elenca
alcuni tra i motivi per i quali l’uomo sceglie
la via dell’ateismo. Il cattolico li deve
conoscere a fondo, per dotarsi degli strumenti
necessari alla battaglia contro l’ateismo
e per la conversione di chi non crede. Alcuni
scelgono l’ateismo perché non credono
possibile conciliare l’esistenza di un Dio
infinitamente buono con la presenza del male,
soprattutto quello sofferto dagli innocenti,
nel mondo. Il cattolico sa che il male resta
sostanzialmente un mistero per l’uomo, anche
se il credente riceve dalla Fede risposte
chiarificatrici (dopo la Croce viene la risurrezione;
molto del male esistente è frutto dei
peccati; vi è l’opera del demonio,
etc.) e della sana filosofia risposte parzialmente
soddisfacenti. Ma sa distinguere il male che
è mistero (per esempio la sofferenza
degli innocenti) dal male che è provocato
dalla cattiveria umana (per esempio le guerre,
la fame, la povertà in genere e molte
delle sofferenze sopportate da innocenti),
male - quest’ultimo - che troppo comodamente
viene attribuito all’indifferenza di Dio per
le sorti dell’uomo. Altri
scelgono l’ateismo perché non sanno
conciliare l’esistenza di Dio con la libertà
dell’uomo. Se Dio esiste - essi affermano
- l’uomo non è libero, e dunque preferiscono
eliminare Dio. A costoro si risponde illustrando
che cosa sia la vera libertà e mostrando
che essa è dono di quel Dio che intendono
negare. A questo scopo il cattolico potrà
servirsi dell’Enciclica Veritatis splendor,
di Giovanni Paolo II, che offre abbondanza
di argomenti. Altri
invocano a sostegno del loro ateismo il "cattivo
esempio" dei cattolici e della Chiesa.
In questo caso, i cattolici, specialmente
i militanti che non rifuggono la battaglia
culturale per l’affermazione della verità,
dopo un serio esame di coscienza e decisi
propositi di non peccare più, abbiano
il coraggio di smascherare le falsità
storiche che vengono promosse dalla cultura
laicista dei tempi nostri e non temano di
chiedere conto a chi li attacca delle loro
opere. E’ quanto suggerisce di fare un agnostico
onesto, Leo Moulin. Ecco le sue parole, che
andrebbero imparate a memoria dai cattolici:
"Date
retta a me, vecchio incredulo che se ne
intende: il capolavoro della propaganda
anti-cristiana è l’essere riusciti
a creare nei cristiani, nei cattolici soprattutto,
una cattiva coscienza, a instillargli l’imbarazzo,
quando non la vergogna, per la loro storia.
A furia di insistere dalla Riforma fino
ad oggi, ce l’hanno fatta a convincervi
di essere i responsabili di tutti o quasi
tutti i mali del mondo. Vi hanno paralizzati
nell’autocritica masochista, per neutralizzare
le critiche di ciò che ha preso il
vostro posto. Femministe, omosessuali, terzomondisti,
esponenti di tutte le minoranze, contestatori
e scontenti di ogni risma, scienziati, umanisti,
filosofi, ecologisti, animalisti, moralisti
laici: da tutti vi siete lasciati presentare
il conto, spesso truccato, senza quasi discutere.
Non c’è problema, o errore, o sofferenza
della storia che non vi siano addebitati.
E voi, così spesso ignoranti del
vostro passato, avete finito per crederci,
magari per dar loro man forte. Invece io
(agnostico, ma storico che cerca di essere
oggettivo) vi dico che dovete reagire, in
nome della verità. Spesso, infatti,
non è vero. E se talvolta del vero
c’è, è anche vero che, in
un bilancio di venti secoli di Cristianesimo,
le luci prevalgono di gran lunga sulle ombre.
Ma poi: perché non chiedete a vostra
volta il conto a chi lo presenta a voi?
Sono forse stati migliori i risultati di
ciò che è avvenuto dopo? Da
quali pulpiti ascoltate, contriti, certe
prediche?" [2].
Certi
giungono all’ateismo perché convinti
che la scienza ed il progresso tecnologico
abbiano finalmente eliminato le superstizioni
religiose. Grazie alle conquiste della scienza,
l’uomo non teme più la natura, non
la divinizza come accadeva in epoche passate,
ma ne è diventato padrone. L’uomo avrebbe
così scoperto che nella natura non
vi è alcuna traccia di Dio ma solo
leggi che la governano e che sono totalmente
comprensibili alla ragione umana. Il
cattolico risponde invitando tutti i sostenitori
di queste tesi ormai obsolete ad aggiornarsi.
Da un lato, la cronaca ci informa che proprio
nei Paesi a maggior sviluppo tecnologico e
scientifico si registra oggi un esplodere
di nuove religioni, segno che il bisogno di
Dio è un dato insito nella natura umana,
anche nell’uomo della civiltà tecnologica.
D’altro lato, proprio la scienza moderna,
mentre continua la sua indagine sulla natura
e arricchisce il suo bagaglio di informazioni,
scopre in essa un ordine ed un finalismo che
non si riesce a spiegare con le sole conoscenze
scientifiche e che rimandano a Dio come loro
autore (a questo argomento ho dedicato un
capitolo del mio volume Perché credere.
Spunti di apologetica [3]. Altri
giungono all’ateismo grazie al loro benessere
materiale che li induce a dimenticarsi di
Dio e a preoccuparsi solo dei propri interessi.
Dal punto di vista culturale, questo ateismo
non merita alcuna stima. A tutti costoro il
cattolico saprà spiegare le ragioni
della Fede. Altri,
infine, scelgono la via dell’ateismo perché
consapevolmente o inconsapevolmente intendono
fuggire dalle responsabilità che derivano
dall’ammettere l’esistenza di Dio. Questo
è un atteggiamento di viltà,
che si vince praticando la virtù e
superando le proprie paure. Anche a questi,
il cattolico dovrà mostrare le ragioni
della Fede, attraverso una necessaria opera
di evangelizzazione.
NOTE
Battista Mondin, Dio chi è?
, Ed. Massimo, Milano 1990.
Vittorio Messori, Pensare la storia,
Paoline, Cinisello Balsamo (Milano) 1992,
pp. 23-24.
Cfr. Gianpaolo Barra, Perché credere.
Spunti di apologetica, Centro Grafico
Stampa, Seriate (Bergamo) 1997, pp. 47-52.
L'ateismo tratto
da Radio Maria - Trasmissione
n.31 13 febbraio 2004 di
Giampaolo Barra Questa
sera, il nostro corso di formazione apologetica
elementare tratterà un tema importante,
affrontando un problema che probabilmente
diversi ascoltatori conoscono forse
perché lo vivono in famiglia, o forse
perché vedono coinvolto qualche
amico, qualche parente, qualche
persona che conoscono. Stasera
parleremo della negazione di Dio, dell’affermazione,
talvolta cosciente, talaltra meno, che non
esiste nessun Dio, parleremo dell’ateismo.
Ogni
cattolico che, volendo obbedire al comando
di Gesù di essere testimone ed apostolo,
cioè conquistatore di anime, va incontro
alla gente, al prossimo, per testimoniare
la bellezza e la grandezza della fede, può
incontrare qualcuno che dichiara di
non credere in Dio, che nega l’esistenza di
Dio. E
queste persone, talvolta, hanno dei motivi,
portano delle "ragioni" (lo diciamo
tra virgolette). Ragioni che noi non
condividiamo, che riteniamo sbagliate,
ma che dobbiamo conoscere per capire
l’origine e le cause del loro ateismo.
Per
contribuire alla conversione alla vera
fede di queste persone, cercando di far vedere
loro la ragionevolezza della fede e – in parallelo
– gli errori dell’ateismo, potrebbe essere
utile conoscere le varie forme di ateismo,
le sue cause principali, e i rimedi
che possiamo consigliare di adottare per vincere
questa negazione di Dio. Naturalmente,
cercheremo di scoprire i punti deboli dell’ateismo,
per invitare chi non crede a ragionare e,
se ragiona bene, invitarlo a rivedere le sue
convinzioni. Ma
dobbiamo anche imparare, con grande
carità cristiana, ovviamente, a difendere
la fede dagli attacchi dell’ateismo e dobbiamo
imparare a rispondere – come ci chiede
san Pietro nella sua prima lettera – a chi
ci domanda ragione della speranza che è
in noi. E’
questo il compito dell’apologeta, è
questo il compito al quale non vogliamo sottrarci,
visto che la nostra è una conversazione
di apologetica. Una
considerazione generale Entriamo
subito nell’argomento con una considerazione
di carattere generale, che io ritengo assai
utile per noi credenti, che troppo
spesso mostriamo un incomprensibile e non
giustificato senso di inferiorità culturale
di fronte all’ateismo. Ecco
la considerazione da tenere bene a mente.
Molti sono convinti che credere in Dio sia
una "cosa strana", fuori dalla norma,
mentre – al contrario – ritenere che
Dio non c’è oppure che di fronte a
Dio sarebbe più giusto, più
corretto non dire nulla sembra una "cosa
normale". Ecco,
amici, questo modo abbastanza diffuso di pensare
va corretto. Non dimentichiamo che l’ateismo
diventa un fenomeno di massa, un fenomeno
diffuso solo nell’epoca moderna, a partire
da quell’autentica disgrazia della storia
che fu la Rivoluzione francese dell’anno 1789.
Non
dimentichiamo mai che la storia ci ha insegnato
come nelle epoche precedenti la Rivoluzione
francese, fino dal primo apparire dell’uomo
sulla faccia di questa terra, non sono
mai esistite civiltà e culture
che si definivano atee, che negavano l’esistenza
di Dio. La
moderna antropologia culturale ha dimostrato
che da quando esiste l’uomo sulla terra, l’uomo
è sempre stato un essere religioso.
Non solo: come scrivono molto bene Vittorio
Messori e Michele Brambilla nel loro libro
"Qualche ragione per credere",
sembra che si possa ragionevolmente affermare
che all’inizio della storia umana ci
sarebbe addirittura una religiosità
monoteistica, la credenza in un solo Dio,
unico e personale. Contrariamente
a quanto si pensa comunemente, il monoteismo
avrebbe preceduto il politeismo, la credenza
in molte divinità e quindi il politeismo
sarebbe una forma degradata di religione.
Non
solo: nato, come dicevo, in epoca moderna,
l’ateismo di massa è già in
declino. Esistono ancora gli atei, ma l’ateismo
è in declino. Sempre meno gente si
dichiara esplicitamente atea, superbamente
atea, talvolta disperatamente atea,
sicura che Dio non esiste. La
nostra epoca, che viene chiamata "post-moderna",
vede il sorgere di tante e nuove forme di
religiosità. E questo è un dato
di fatto che per un certo verso ci consola,
per un altro verso ci deve rendere più
responsabili: constatiamo, con preoccupazione,
il nascere di nuove forme di religiosità
che nulla hanno a che fare con la Verità
del Dio di Gesù Cristo. Quindi,
oggi c’è una domanda di Dio, la gente
sta tornando a considerare la possibilità
che esista Dio, e questo è un fatto
positivo; ma questa domanda deve incontrare
la risposta della Chiesa, che è stata
edificata da Gesù Cristo proprio per
portare Dio agli uomini e gli uomini a Dio. Varie
forme di ateismo e nostra risposta Ma
torniamo a ragionare dell’ateismo. Ateismo
significa "senza Dio", dunque negazione
di Dio. Diciamo
subito che non esiste una sola forma
di ateismo; anzi, questo può presentarsi
sotto forme diverse. Le principali sono tre.
Abbiamo
un ateismo di carattere "filosofico",
perché è un ateismo che si ritiene
frutto di un ragionamento – un ragionamento
sbagliato, diciamo noi – ma pur sempre
un ragionamento. Che cosa è l’ateismo
filosofico? E’ un sistema di pensiero che
nega esplicitamente – o implicitamente – l’esistenza
di Dio. E’ un sistema di pensiero che arriva,
appunto alla fine del suo ragionare, a ritenere
impossibile l’esistenza di Dio. Poi
c’è seconda forma di ateismo, che viene
chiamato "pratico". L’ateismo pratico
è l’atteggiamento di chi vive, "in
pratica" facendo a meno di Dio. Ci
sono persone – e forse noi ne conosciamo qualcuna
– che non negano Dio dopo aver ragionato,
anzi, se vengono interrogate possono dichiarare
anche che – per loro – un qualche Dio deve
pur esserci, però vivono praticamente
come se Dio non ci fosse. Questo è
un puro ateismo pratico. Infine
abbiamo una terza forma di ateismo, un ateismo
che viene chiamato "militante".
E’ l’ateismo che sfocia nella lotta violenta
contro Dio, quindi nella persecuzione feroce
alla sua Chiesa e ai cristiani. Nel
secolo appena concluso, l’ateismo militante
ha avuto la sua massima espressione
nel Comunismo che è stato un tentativo
– ancora in vita, purtroppo, in diversi paesi
– di costruire una società senza Dio
e contro Dio. E ha avuto una notevole espressione
anche nel Nazionalsocialismo pagano. Il
risultato di questo tentativo di costruire
un mondo senza Dio, o addirittura contro Dio,
è sotto gli occhi di tutti. Ed è
un risultato spaventoso. Oltre duecento
milioni di morti, un numero incalcolabile
di martiri della fede, di vescovi, sacerdoti
e laici imprigionati, processati,
condannati ai lavori forzati negli
sterminati campi di concentramento della Siberia
e della Cina e di altri Paesi, oppure uccisi
e decine di migliaia di chiese, di edifici
adibiti al culto, di istituti cattolici distrutti.
La
storia dell’ateismo militante ci ha dato la
dimostrazione, che nessun apologeta dovrebbe
dimenticare, che quando l’uomo si erge
superbamente a costruire qualche cosa contro
Dio, il primo a pagare - e a morire - è
proprio l’uomo. Dobbiamo
avere il coraggio di ricordare a tutti
i nostri interlocutori che negare Dio non
solo è un’offesa grave fatta a Dio,
dunque un "peccato mortale", come
si dice nel catechismo, ma comporta anche
un danno immenso e incalcolabile per le creature
di Dio, specialmente per l’uomo. Ora,
tracciato questo quadro, sommario, può
sorgere spontanea una domanda: come possiamo
rispondere a queste forme di ateismo? Come
si affronta questa pubblica disobbedienza
al primo Comandamento: "Io sono il Signore
Dio tuo, non avrai altro Dio fuori che me"?
In
primo luogo, non dimentichiamo mai che il
credente si oppone all’ateismo attraverso
un’arma formidabile, che solo lui possiede:
la preghiera. La
preghiera per implorare da Dio la conversione
di chi non crede. Una preghiera da elevarsi
con grandissima fiducia, sapendo che il Signore
non mancherà di ascoltarla. Nel secolo
appena concluso, molti uomini importanti,
del calibro di Solzenicyn, di André
Frossard, di Chesterton, per citare solo alcuni,
si sono convertiti. Hanno abbandonato il loro
ateismo e sono approdati alla fede, segno
che questo cammino di conversione è
possibile e dobbiamo avere fiducia in Dio
che non smette di chiamare tutti gli uomini
alla vera fede. Poi
ci sono risposte mirate, adatte alle diverse
forme di ateismo che abbiamo visto.
All’ateismo
che abbiamo chiamato "filosofico",
che è di pochissime persone, noi dobbiamo
rispondere sostenendo la ragionevolezza della
fede e dimostrando che proprio la ragione
dell’uomo può giungere – con il ragionamento
– alla certezza che Dio esiste. Noi
abbiamo dedicato alcune nostre conversazioni
a questo tema, alle prove della esistenza
di Dio. Rispondere
all’ateismo che abbiamo chiamato "pratico",
che oggi è molto diffuso, è
difficile. Si potrebbe far vedere, a chi accetta
di ragionare, quanto sia contraddittorio,
incoerente, poco intelligente vivere come
se Dio non ci fosse. All’ateismo
militante si risponde con il combattimento
coraggioso, con una crociata instancabile
della verità, denunciando senza tacere
nulla tutto il male che l’ateismo militante,
specie quello di stampo comunista, ha fatto
all’uomo. Agnosticismo
Veniamo
ora a conoscere un’altra forma di ateismo,
che chiamiamo "agnosticismo". Molte
volte sentiamo parlare di agnosticismo. Agnostico
è colui che dice che la ragione dell’uomo,
la nostra intelligenza, non può
dire nulla di sicuro, nulla di certo
su Dio e sull’anima. Questa
convinzione, che è una posizione culturale,
sfocia quasi sempre, logicamente, nell’ateismo
pratico. Il cammino che di fatto porta
all’ateismo pratico è piuttosto chiaro:
siccome su Dio non sono capace di dire nulla,
allora è logico vivere come se Dio
non ci fosse. Oggi
questa convinzione è molto diffusa.
La chiamano anche "pensiero debole"
e con questa espressione si intende dichiarare
l’incapacità dell’uomo di giungere
alla certezza razionale dell’esistenza di
Dio. Dobbiamo
rilevare anche che questa convinzione è
penetrata anche in ambienti cattolici. Ma
è bene ricordare che questo non è
il pensiero della Chiesa. Infatti,
il Concilio Vaticano I colpiva con la scomunica
chi «dirà che Dio uno e vero, Creatore
e Signore nostro, non può essere conosciuto
con certezza col lume naturale della ragione
umana per mezzo delle cose che sono state
fatte» e ricordo anche che questo insegnamento
è stato confermato dal Concilio Vaticano
II. Come
si affronta l’agnosticismo? Facendo buon
uso della ragione. Dimostrando che la nostra
ragione, anche senza l’ausilio della fede
e dell’insegnamento della Chiesa, può
scoprire le tracce che Dio ha lasciato della
sua presenza nel mondo creato. Indifferenza
religiosa E’
oggi molto diffusa anche un’altra forma di
ateismo che nasce dalla cosiddetta "indifferenza
religiosa". Che cosa intendiamo per "indifferenza
religiosa"? L’indifferenza
religiosa è l’atteggiamento di quanti
non si occupano di Dio o di quanti attribuiscono
a tutte le religioni lo stesso valore. Una
religione vale l’altra. Non esiste una religione
vera, ma tutte si equivalgono. Non c’è
differenza tra una religione e l’altra. Questo
atteggiamento, questa convinzione sfocia,
spesso, nell’ateismo. Difatti,
se non c’è differenza tra una
religione e l’altra non si vede per quale
motivo uno debba essere religioso, debba
credere in Dio e allora si finisce per vivere
come se Dio non ci fosse, dunque nell’ateismo
pratico. Una
sottile, spesso inconscia, forma
di "indifferenza religiosa" la registriamo
anche in ambienti cattolici. Essa è
figlia di un malinteso concetto dell’ecumenismo,
che porta a credere che essere cattolici,
musulmani, ebrei, buddisti o induisti non
è poi così decisivo per la salvezza
dell’uomo, essendo sufficiente credere in
un generico Dio. La
Chiesa ha sempre condannato questa
posizione e i cattolici devono stare attenti
a non farla propria. Vi è una
sola religione vera e vi è una sola
Chiesa edificata da Gesù su Simon
Pietro (e anche questi sono stati argomenti
che abbiamo affrontato nel nostro corso di
apologetica). Vale
la pena ricordare, qui, l’importante dichiarazione
"Dominus Iesus" della Congregazione
per la Dottrina della Fede, che chiarisce
molto bene questo punto. Si
legge in quella importante dichiarazione:
«Deve essere fermamente creduta
come verità di fede cattolica l’unicità
della Chiesa da Lui fondata. Così come
c’è un solo Cristo, esiste un
solo suo Corpo, una sola sua Sposa:
una sola Chiesa cattolica e apostolica».
Oltretutto,
se ci pensiamo bene, la convinzione che tutte
le religione, in fondo, si equivalgono, se
penetra in casa cattolica, disarma le ragioni
dell’evangelizzazione. Opera di evangelizzazione
che va indirizzata non solo a quanti si dichiarano
atei, ma anche a quanti, pur dicendo di credere
in Dio, non conoscono la vera religione e
la vera Chiesa. Ma
torniamo all’indifferenza religiosa. Come
risponde un cattolico all’indifferenza religiosa?
E’ assai difficile intavolare una discussione
per mostrare la ragionevolezza della fede.
E’ difficile per la semplice ragione che l’indifferente
– proprio perché è indifferente
– normalmente non trova interessante discutere
di queste cose. La
battaglia contro l’indifferenza religiosa
va affrontata innanzitutto ricorrendo a mezzi
spirituali (la preghiera, i sacramenti, l’offerta
di digiuni e sacrifici). Tuttavia, forse uno
spiraglio esiste: se l’indifferente
si interessa di argomenti secondari (di cultura,
filosofia, scienza, di arte, della natura,
etc) si può tentare di mostrargli come
è possibile giungere a Dio partendo
dall’approfondimento dei suoi interessi. Ma
è un lavoro difficile. Empietà L’ultima
forma di ateismo che studiamo questa sera
è chiamata "empietà".
Che cosa si intende per empietà?
L’empietà
è l’atteggiamento di chi non solo si
limita a negare l’esistenza di Dio, ma bestemmia
e odia il Dio in cui credono i cristiani.
Sono
purtroppo molti quelli che bestemmiano
Dio, ma spesso non si rendono conto del loro
comportamento aberrante e offensivo. Sono
invece pochi quelli che fanno pubblico
elogio della bestemmia. Il
cattolico combatte l’empietà con armi
spirituali (preghiera, Sacramenti, atti di
riparazione, digiuni e offerta di sacrifici)
evitando lo scontro verbale con l’empio,
perché spesso gli si dà occasione
di bestemmiare ulteriormente. Naturalmente
l’empio – lo diciamo senza alcun timore e
dando alle parole il loro autentico significato
– è un miserabile e per certi
versi è anche un vigliacco e
non dobbiamo temere di considerarlo tale:
bestemmia Dio che con la sua infinita pazienza
è disposto anche a subire questi
oltraggi, ma solitamente si guarda bene dal
combattere i potenti ed i forti di questo
mondo. Naturalmente
c’è il pericolo che questi potenti
restituiscano pan per focaccia e l’empio,
proprio per sua struttura, in genere è
un vile. L’empio
fa solo pena e non merita alcuna stima. Va
amato e proprio perché va amato
bisogna lottare e pregare per
la sua conversione prima che muoia, prima
cioè che si presenti al tribunale di
quel Dio che ha bestemmiato e con il quale
dovrà fare tutti i conti. Le
cause dell’ateismo Vediamo
ora di analizzare quali sono le cause dell’ateismo?
Quali sono le strade che portano a negare
l’esistenza di Dio, a ritenere impossibile
che Dio esista. Ma
prima chiediamoci: è davvero così
importante conoscere le cause dell’ateismo?
La nostra risposta è chiara: è
importante, perché conoscere
le cause di questo fenomeno e sapere
come rimuoverle, o contribuire a rimuoverle,
può essere necessario per far nascere
qualche dubbio nella mente di chi si dichiara
ateo. E
se nasce qualche dubbio, forse portiamo un
contributo alla conversione di chi non crede
in Dio. Nell’elencare
le cause che possono portare all’ateismo mi
faccio guidare da un libro scritto da Battista
Mondin, un sacerdote saveriano. Un libro che
consiglio a chiunque voglia affrontare seriamente
il problema della dimostrazione razionale
dell’esistenza di Dio. Il libro si intitola:
"Dio chi è?" pubblicato
dall’editore Massimo di Milano. Allora,
entriamo nel vivo della nostra conversazione
cominciando a vedere la una prima causa di
ateismo. Molti
arrivano all’ateismo per un motivo realmente
grave e serio. Molti si chiedono come sia
possibile che Dio, questo Essere onnipotente
che è infinitamente buono e misericordioso,
permetta la presenza e l’azione del male nel
mondo? Non
solo. Molti si chiedono come si possa conciliare
l’esistenza di Dio che è infinitamente
buono con il male che affligge
e colpisce persone innocenti, persone
buone, che nella vita non hanno mai
fatto del male a nessuno. Oppure con il male
che colpisce persone indifese, come
i bambini. Quante
volte abbiamo sentito domande di questo genere:
perché ci sono bambini che nascono
con gravi handicap ed altri, invece, che nascono
sanissimi? Perché ci sono uomini
e donne, che tutti conoscono come buoni, che
fanno del bene a tutti, eppure sono colpiti
da malattie e sofferenze, spesso indicibili?
Perché la morte si porta via
giovani vite, nel pieno del vigore e della
forza fisica, quando per loro è il
tempo di progetti per il futuro e la morte
li stronca senza appello e senza chiedere
permesso a nessuno? Perché tanta
gente soffre la fame, perché
ci sono carestie provocate dalla natura crudele
(quando non piove per tanto tempo, per fare
un esempio)?. Dov’è
Dio in questi casi, si domandano molti? E
qualcuno, non sapendo dare una risposta convincente,
giunge ad affermare che Dio non esiste, che
non può esistere. O, addirittura, che
se Dio esiste, allora sarebbe un Dio "crudele",
senza cuore, senza amore per
l’uomo, per le sue creature. Ora,
come possiamo rispondere ad una obiezione
così seria, così profonda?
Premetto
subito che una risposta in questi casi è
estremamente difficile e delicata.
Dobbiamo
essere molto chiari. La presenza del
male degli innocenti resta, in sostanza, un
mistero. E’ un fatto il cui significato travalica
le capacità della nostra umana ragione,
che resta spesso sconcertata e disarmata di
fronte al male che subiscono persone innocenti.
Dobbiamo
anche dire che chi non crede, che l’ateismo,
non sa dare nessuna risposta al male subìto
da innocenti. Lo può solo constatare
e subire, tentando di non disperarsi.
Ma
è vero – come dicevamo – che anche
per chi crede il male resta nella sostanza
un mistero. Tuttavia
c’è una differenza, ed è una
differenza importantissima. Il
credente sa che dopo la morte viene
la risurrezione. Il credente sa che
questa è la straordinaria verità
del Cristianesimo. Il credente sa che
il male non è l’ultima parola nella
vita di un uomo. E’
vero che Dio non ha tolto la sofferenza
e il dolore; è vero che sulla Croce
ci ha mandato addirittura suo Figlio, assolutamente
innocente. Ma ci ha detto che se ci fidiamo
di Lui, dopo la morte viene una vita
che non avrà mai fine. Attenti
bene amici: questa convinzione del credente
non nasce dalla fantasia, non
è una forma di autoconsolazione, non
nasce dalla ricerca di una via per fuggire
dalla realtà del male, ma nasce da
un fatto accaduto realmente nella storia e
del quale abbiamo documenti credibili, i Vangeli.
E
il fatto è questo: Gesù Cristo,
vero Dio e vero Uomo, è davvero morto
ed è davvero risorto, vincendo la morte,
vincendo il male. Quindi,
è vero che il male resta un in sostanza
un mistero alla ragione umana, ma la ragione
illuminata dalla fede vede uno spiraglio in
questo mistero, trova una risposta a questo
mistero e questo è un dato importantissimo.
Possiamo
aggiungere un altro dato. Molti, per sostenere
il loro ateismo, incolpano Dio di tanti mali
che, invece, hanno per colpevoli solo gli
uomini. Gli
uomini sono stati creati da Dio come creature
libere. L’uomo è dotato di libero
arbitrio e questa libertà lo fa simile
a Dio. Ora, succede spesso che l’uomo, abusando
della sua libertà, sia capace di fare
il male, autore di molti mali. E’
vero che Dio potrebbe impedirglielo, dice
qualcuno, ma al prezzo di rinnegare
la sua opera creatrice; al prezzo di annullare
quella libertà che Lui ha voluto per
la sua creatura: quindi Dio si dovrebbe
contraddire e in questo caso non sarebbe
più Dio. Dio,
allora, lascia l’uomo libero. Tollera
che l’uomo possa fare il male: lo hanno fatto
per primi Adamo ed Eva e da quel momento il
male è entrato nel mondo; ma Dio rimedia
ricavando qualche bene dal male, come ha fatto
ricavando il massimo bene dal massimo male
morale che la storia abbia registrato: la
crocifissione del Figlio di Dio, grazie alla
quale per l’uomo si sono riaperte le porte
del Paradiso. Per
concludere questa riflessione, seppure superficiale,
possiamo dire: il male morale, il peccato,
è sempre colpa dell’uomo. Dio non può
volere il male. Anche
gran parte del male fisico (guerre,
sofferenze, etc) sono da attribuire agli uomini
ed è una scusa troppo comoda incolpare
Dio. Il fatto che Dio non impedisca tutto
il male è dovuto ad una ragione precisa:
Egli ha fatto l’uomo libero. E’ l’uomo che
abusa della sua libertà. Infine:
il dolore degli innocenti resta un mistero.
Ma questo mistero viene illuminato dalla luce
della Fede: Cristo, innocente, crocifisso,
è risorto, è vivo. Così
accadrà anche a coloro che crederanno
nel suo nome. Chi crederà nel nome
di Cristo non vedrà vincere su di lui
la morte. Vediamo
un secondo motivo per cui alcuni scelgono
l’ateismo; anche questo è un motivo
molto serio. Lo
possiamo sintetizzare in questa domanda: se
Dio esiste, Egli sa tutto senza mai sbagliarsi.
Se Dio sa tutto, sa anche che cosa farò
domani, fra un mese e fra un anno. Ma
allora, visto che Dio non può sbagliarsi,
io devo fare – per forza – quello che Lui
sa già. Dunque, se Dio esiste io
non sono veramente libero. Ecco a cosa
porta l’esistenza di Dio: la mancanza di libertà.
Se
Dio esistesse, dicono alcuni, io non sarei
libero. Ma siccome esperimento di essere
libero, siccome faccio l’esperienza di decidere
come voglio, in libertà, questo vuol
dire che nessuno, nemmeno Dio, può
sapere prima quello che farò e dunque
Dio non può esistere. Come
rispondere ad una obiezione certamente seria.
Si risponde così: Dio sa certamente
tutto, Egli è onnisciente. Ma, attenti
bene: Dio non sa "prima" quello
che io farò "dopo".
Sottolineo
"prima" e "dopo": questi
sono avverbi di tempo che posso applicare
solo a chi vive nel tempo. E’ l’uomo che fa
le cose "prima" e "dopo".
Dio sa, vede e opera
al di fuori del tempo. Dio non sa "prima".
Egli sa e basta. Dio non vede "prima"
ciò che mi accadrà dopo: Dio
vede e basta. E’
un concetto difficile da capire, perché
entriamo nel mistero di Dio. Anzi, noi non
possiamo capire che cosa voglia dire vivere
fuori del tempo e dello spazio,
ma dobbiamo cercare di sforzarci: il "prima"
e il "dopo" valgono solo per le
creature di Dio. Davanti a Dio non sussistono
né il passato, né
il futuro. Dio vive in un eterno presente.
Allora:
l’obiezione di quelli che negano Dio perché
Dio sa prima ciò che l’uomo farà
dopo e così l’uomo non sarebbe libero,
è mal posta e viene a cadere. L’esistenza
di Dio e la sua onniscienza non pregiudicano
la capacità dell’uomo di decidere liberamente
che cosa fare e che cosa evitare. Veniamo
a una terza causa che spinge alcuni all’ateismo.
Certi invocano a sostegno del loro ateismo
il "cattivo esempio" dei cristiani,
dei cattolici in particolare. Questa
è una scusa piuttosto comune. Se i
cristiani sono stati gli autori di così
tante malefatte, se i cristiani s sono
macchiati di così tante colpe,
evidentemente il loro Dio non esiste; anzi,
se dovesse esiste, si tratterebbe di un Dio
ingiusto, perché non li ha fermati.
Insomma,
i cristiani, con il loro comportamento per
niente esemplare, sarebbero la prova più
chiara che Dio non esiste. Questa
causa che porta all’ateismo va subito chiarita.
E’ vero che il comportamento scandaloso
di qualche cristiano danneggia tutta
la Chiesa e provoca danni alla causa del Vangelo;
è altrettanto vero che noi cattolici
dobbiamo stare attenti a non dare scandalo;
è vero che nella storia della Chiesa
ci sono stati molti episodi nei quali i cristiani
non hanno dato una bella testimonianza.
Ma
è anche vero – e qui bisogna avere
il coraggio di parlare chiaro – che viviamo
in un’epoca dove regna la menzogna, soprattutto
riguardo la storia della Chiesa. Questa menzogna,
moltiplicata dal potere straordinario dei
mass media, si è diffusa, fino
ad essere accettata pacificamente da tanti,
anche da cristiani. Ma
il fatto che sia "creduta"
da tanti, il fatto che non sia messa in
discussione, non vuol dire che la menzogna
si deve trasformare in verità.
Noi dobbiamo conoscere la storia della Chiesa
non solo per scoprire le bellezze e le grandezze
dell’opera di Dio, ma anche per smascherare
le menzogne che vengono fatte circolare sulla
Sposa di Cristo. Scriveva
il Cardinale di Bologna Giacomo Biffi nella
prefazione al libro di Vittorio Messori, intitolato
"Pensare la storia": Bisognerà
che ci decidiamo a renderci conto del cumulo
di giudizi arbitrari, di sostanziali
deformazioni, di vere e proprie bugie,
che incombe su tutto ciò che è
storicamente attinente alla Chiesa. Siamo
letteralmente assediati dai travisamenti e
dalle menzogne: i cattolici in larga parte
non se ne avvedono, quando addirittura
non rifiutano di avvedersene".
Nelle
nostre scuole, nei libri che adottano le nostre
scuole, la storia della Chiesa è, spesso,
travisata. Ci hanno raccontato bugie sull’Inquisizione,
su Galileo, sulle crociate, sui silenzi di
Papa Pio XII dinanzi all’Olocausto degli ebrei.
Non c’è male nella storia del mondo
che non sia stato attribuito alla Chiesa.
Ora,
non vi è il tempo – e non è
questo il luogo – per svelare queste menzogne,
ma ben volentieri offro a tutti gli ascoltatori
tre suggerimenti che possono illuminarli in
questa materia. Si
tratta di tre libri. Il primo è un
libro di Vittorio Messori, intitolato
"Pensare la storia" che ricordavo
poc’anzi. Consiglio
anche un libricino, tanto piccolo quanto straordinario,
intitolato significativamente "Fregati
dalla scuola". L’autore è Rino
Cammilleri, il quale ci illustra sinteticamente
quante e quali bugie vengono propagate sulla
storia in generale e su quella della Chiesa
in particolare proprio a scuola. Infine,
consiglio un bel volume curato dallo storico
Franco Cardini, intitolato "Processi
alla Chiesa", che svela la verità
sulle crociate, sull’inquisizione, sul caso
Galilei, ed altro. Naturalmente,
voglio ricordare velocemente, senza farmi
propaganda, anche la rivista di apologetica
"il Timone", della quale
sono direttore, e sulla quale scrivono molti
studiosi e giornalisti cattolici che, con
un linguaggio semplice, aiutano a smascherare
queste menzogne e a ristabilire la verità
storica di quanto è successo. Ma
torniamo al nostro argomento, esaminando una
quarta causa che può condurre all’ateismo.
Certi giungono all’ateismo convinti che la
scienza e il progresso tecnologico abbiano
finalmente eliminato, una volta per tutte,
la presenza di dio nel creato. Il
ragionamento che svolgono è simile
a questo: quando l’uomo era ignorante
attribuiva a Dio la causa dei fenomeni della
natura che non sapeva spiegarsi. Con il nascere
della scienza moderna, l’uomo ha spiegato
la natura con le leggi scientifiche, e in
questo modo non c’è più bisogno
di ricorrere a Dio. Anche
di fronte a questa scusa non dobbiamo mostrare
nessun complesso. Questa tesi è ormai
vecchia, a detta degli stessi scienziati.
Al contrario: sono proprio le scoperte della
scienza che si stanno rivelando una finestra
aperta su Dio. Qui
basta dire che oggi, nessuno scienziato degno
di questo nome, può affermare che la
scienza ha dimostrato che Dio non esiste o
che, per essere buoni scienziati, bisogna
negare l’esistenza di Dio. Viene
qui molto bene ricordare le parole di uno
scienziato illustre, Antonino Zichichi: «La
cultura dominante […] pretende di far passare
per verità assolute una serie di menzogne.
Questa cultura dice: "La scienza è
nemica della fede". L’antitesi scienza-fede
è la più grande mistificazione
di tutti i tempi. La scienza studia l’immanente,
le cose che si toccano. Come ha già
detto Galilei, l’immanente non entrerà
mai in conflitto con il trascendente che appartiene
alla fede. Mondo materiale e mondo spirituale
hanno la stessa origine dal Creatore. I valori
della scienza non possono in alcun modo sostituire
quelli della verità rivelata. Se vivessimo
davvero nell’era della scienza, questa verità
sarebbe alla portata di tutti. Ma viviamo
nell’era delle mistificazioni».
E con questo mi pare che abbiamo dato una
risposta chiara. Veniamo
ad un’altra causa, la quinta di questa sera,
di ateismo. Il benessere materiale. Il benessere
porta a dimenticarsi di Dio e a preoccuparsi
solo dei propri affari, dei propri interessi.
Anche
questa causa conduce spesso ad un ateismo
pratico. Molti vivono preoccupandosi solo
di accumulare ricchezze. Noi possiamo dire
che dal punto di vista culturale, questo ateismo
non merita nessuna stima. E’ una causa
ignobile: dimenticarsi di Dio perché
l’orizzonte della vita è colmo dei
beni materiali. Non è degno dell’uomo.
Ancora
un’altra causa, la sesta: molti si dichiarano
atei semplicemente per un inconscio, ma chiaro,
atteggiamento di vigliaccheria. Per
evitare, cioè, le responsabilità
che derivano dall’ammettere l’esistenza di
Dio. Poiché
credere in Dio comporta coerentemente la responsabilità
di vivere secondo la sua legge, preferisco
evitare di credere che convertirmi.
Questo
atteggiamento si vince soltanto praticando
le virtù e superando le proprie paure.
Bene,
per questa sera abbiamo terminato.
Saluti
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