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preistoria e natura dell'uomo

tratto dall'Enciclopedia di Apologetica - quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE Nos raisons de croire - Réponses aux objection

 

INTRODUZIONE

Se i dati della scienza militano in favore d'una certa continuità fra la serie degli esseri viventi e l'organismo umano, un altro insieme di fatti, altrettanto certi, c'insegna che l'uomo completo, studiato come si deve e sotto tutti i suoi aspetti, pone invece il problema della discontinuità. Quando l'uomo compare nel mondo, sulla terra comincia qualcosa d'assolutamente nuovo anche al semplice sguardo degli studiosi della preistoria. Tutti gli esseri evidentemente devono la loro esistenza al Creatore, ma l'uomo fu l'oggetto d'una creazione speciale.

Cosa sorprendente, anche per le razze umane più antiche e nonostante la rarità dei loro resti, la scienza ci offre numerose e precise manifestazioni di uno spirito, tanto che, per esempio, riguardo alle razze chelleana e acheuleana, conosciamo più cose sulla loro intelligenza che sui loro corpi! L'uomo, da quando sorse nel passato più remoto, è dotato d'un corpo e d'un'anima intelligente, che realizza la definizione della filosofia più oggettiva e tradizionale: l'uomo è un animale ragionevole.

CAPITOLO I. - L'INDUSTRIA

La prima manifestazione dell'anima umana, classica in Preistoria, è l'industria litica o della pietra intagliata, fabbricata da tutte le razze preistoriche. Gli uomini scelsero una roccia, in generale la selce, suscettibile d'essere intagliata e di offrire punte molto taglienti. Nelle regioni prive di selce seppero utilizzare l'arenaria o il quarzo; lavorarono blocchi informi raccolti nella natura, colpendoli prima con un pezzo d'arenaria duro, chiamato percussore, e finivano il taglio delicato delle punte con legno, ricavandone così serie di oggetti notevoli, adatti ai bisogni più svariati: taglieri, raschiatori, raschini, coltelli, punteruoli, bulini, punte di lance, di giavellotti, di frecce, di asce, lame per usi vari, ecc. (1).

(1) Si veda J. Déohelette, Manuel d'archeologie préhistorique, t. I, 1908; Vayson dk Pradenne, La Préhistoire, 1938, pp. 512-74.

Ora tutte le razze preistoriche conobbero l'industria della pietra intagliata, che hanno inventata, e quindi perfezionata, variando i modi del taglio. Gli strumenti di pietra (oltre duemila pezzi) si trovano abbondanti assieme ai resti del Sinantropo; il taglio della selce, materia già scelta e ben lavorata dall'uomo chelleano, fu portato a una grande perfezione nell'Acheuleano; i piccoli strumenti si moltiplicano nelle mani dei Mousteriani; infine il taglio della selce diviene una vera arte, con le ammirabili lame solutreane, lunghe fino a trentacinque centimetri e spesse soltanto sei millimetri, che l'uomo del periodo Paleolitico superiore seppe realizzare.

Un'altra materia, che poteva offrire all'uomo primitivo strumenti adatti a lavori più fini, era l'osso, che era alla facile portata dei popoli cacciatori. Abbiamo prove che se ne servivano già i Chelleani, e venne poi portato a una grande perfezione dai Magdaleniani, tanto che questi trascurarono di trarre dalla pietra i pezzi accurati che avevano saputo fabbricare i loro predecessori.

Si pensi che splendida manifestazione d'intelligenza richiede la preparazione d'uno strumento servendosi d'una pietra o d'un osso! Lo strumento è l'effetto d'un'intenzione mirante a un fine utile, d'una idea d'adattamento a quel fine particolare, realizzata con grande abilità, contro tutte le difficoltà tecniche! Prendiamo solo alcuni esempi tra i molti: gli strumenti taglienti chelleani, detti " colpo di pugno ", adattati per essere tenuti gli uni nella mano destra e gli altri nella sinistra; le lame col dosso ribattuto perché l'indice, ripiegato su questo dosso, non si ferisca; il bulino ad angolo, destinato a incidere sulla pietra, con la punta acuta e ingegnosamente rafforzata; infine, tra i pezzi in osso, gli aghi forati da una cruna, che rivelano l'invenzione e l'uso della cucitura, e i ramponi dentati, che servivano certamente alla pesca del salmone.

Quando si riflette all'invenzione degli strumenti, vi si vede una prova fulgida d'un'intelligenza della stessa natura e acume della nostra. L'unità dello spirito, che seppe fabbricare gli strumenti di Chou-kou-tien, nonostante la mancanza della selce sul luogo (Sinantropo?), le molteplici forme chelleane e acheuleane (razza di Mauer), gli strumenti mousteriani e magdaleniani (Homo sapiens), infine le prodigiose invenzioni dell'industria moderna (razze attuali), rimane un fatto estremamente impressionante e significativo.

Non si può parlare d'una distinzione tra un homo faber, fabbricatore di strumenti ma privo d'intelligenza umana, e l'homo sapiens, l'uomo che pensa, che sarebbe giunto in un tempo posteriore. Recentemente, in uno studio suggestivo e troppo ignorato sulla a psicologia della selce " (2), ci si è applicati con successo a mostrare che tale distinzione è vana, giungendo a questa conclusione: " Oltre la prima selce intagliata, c'è una discontinuità e cadiamo nell'animalità... Il primo uomo crea il suo strumento senza modelli, solo con le risorse del suo pensiero. Qui c'è del prodigioso; ma egli aveva lo spirito ".

CAPITOLO II. - IL FUOCO

Come le pietre intagliate intenzionalmente, cosi le tracce del fuoco negli strati archeologici sono sempre state per l'archeologo, indizi sicuri per rivelare la traccia dell'uomo preistorico. Ricerche diligenti hanno dimostrato che in tutte le età le stazioni umane, anche le più antiche, hanno dato resti di focolari. Quelli accesi dagli ultimi uomini di Neanderthal sono classici e ben noti ai visitatori di Les Eyzies. Ordinariamente l'uomo chelleano s'accampa all'aria aperta, lungo i fiumi, e più raramente troviamo i suoi focolari; se ne citano, ad esempio, a Tetting (Mosella). Però dai numerosi resti d'osso o di legno lavorati dall'uomo chelleano e che portano tracce certe di parti bruciate, sappiamo che egli conosceva e utilizzava abitualmente il fuoco. Perfino nella caverna di Chou-kou-tien furono trovati dei focolari, a diversi livelli, accesi certamente dal Sinantropo.

(2) Articolo pubblicato con la firma E. S. nel Bollettino .lux Davidées, 1934, p. 408.

Ora, abituati come siamo al fuoco, forse non abbiamo mai riflettuto alla somma d'ingegnose combinazioni rappresentate prima dalla semplice conservazione del fuoco ottenuto da un incendio spontaneo d'una savana o foresta, o da colate di lava vulcanica; e, più ancora, dalla produzione del fuoco con mezzi primitivi, com'erano quelli a disposizione degli uomini nelle epoche preistoriche: forte e rapido sfregamento di due pezzi di legno o di liane; scintilla tratta dalla selce.

Gli animali domestici, e anche le bestie freddolose, come le scimmie, sia pure addomesticate, sono sempre incapaci di conservare spontaneamente un fuoco, non foss'altro che gettandovi ramaglia tagliata; tanto meno un animale potè inventare il fuoco. Nessuno come l'uomo seppe conquistare e utilizzare, per il suo nutrimento e i bisogni della sua industria, la temibile e preziosa potenza di quest'elemento. Invece negli strati geologici più antichi, ove son conosciuti i suoi resti, l'uomo si mostra utilizzatore del fuoco, che produce a sua volontà. Veramente quando compare l'uomo nel mondo, comincia qualcosa d'assolutamente nuovo, cioè l'intelligenza umana, che addomestica le forze della natura.

CAPITOLO III. - IL SENTIMENTO RELIGIOSO

La sepoltura intenzionale dei defunti in una tomba appositamente scavata, accompagnata da un complesso di riti, alcuni dei quali ricordano i riti magici delle attuali popolazioni selvagge, da una prova perfettamente sicura d'un sentimento religioso nel senso più generale della parola. Ora abbiamo numerosi e incontestabili fatti di questo genere già per la razza di Neanderthal.

L'esempio più tipico è quello dell'uomo di La Chapelle-aux-Saints, che potè essere studiato e descritto dagli stessi scopritori in una comunicazione molto oggettiva all'Accademia delle Scienze: "Pare che la grotta di La Chapelle-aux-Saints non sia stata un luogo d'abitazione, ma una tomba, dove sarebbero venuti a fare numerosi banchetti funerari... L'uomo che abbiamo trovato venne seppellito intenzionalmente; giaceva sul fondo d'una fossa scavata nel suolo marnoso della grotta; questo suolo, di color bianco e duro a intaccarsi, faceva evidente contrasto con lo strato archeologico. Questa fossa era quasi rettangolare;... il corpo in essa era orientato press'a poco in direzione est-ovest, coricato sul dorso, la testa ad ovest, appoggiata al bordo della fossa in un angolo e premuta da alcune pietre. Il braccio destro era probabilmente ripiegato, riportando la mano verso la testa; quello sinistro era disteso; anche le gambe erano ripiegate e riversate sulla sinistra. Sopra la testa erano posti tre o quattro grandi frammenti piatti e lunghi d'osso; più in alto c'era, ancora connessa, l'estremità d'un metatarso d'un grande bovino con le prime due falangi, più una seconda. Prova evidente che la zampa era stata messa là con la carne, forse per il sostentamento del morto (prova pure che il suo giaciglio non venne mai rimaneggiato). Attorno al resto del corpo c'è un grande numero di schegge di quarzo, di selce, talvolta ben lavorata, alcuni frammenti d'ocra e di ossa bruciate, ecc. ".

D'altronde la sepoltura intenzionale non è un caso unico a La Chapelle-aux-Saints, ma si tratta d'un costume praticato dagli uomini mousteriani, e conosciamo altri casi egualmente netti, per esempio gli scheletri de La Ferrassie.

Se dalla razza di Neanderthal si passa a quella dell'Homo sapiens, le prove divengono sovrabbondanti: scheletri delle grotte di Grimaldi, di Chancelade, di Brunn e di Predmost in Moravia, ecc.

Non si può non rimanere impressionati di ritrovare in un passato cosi lontano, tracce tanto eloquenti del sentimento religioso e d'una credenza alla sopravvivenza nell'aldilà. Questa manifestazione più elevata del pensiero umano mostra all'evidenza che gli uomini preistorici erano dotati d'un'intelligenza come la nostra. Quando il de Quatrefages, concludendo il suo acuto studio sulla specie umana, arriva alla definizione che l'uomo è " un animale religioso a, non si sarebbe aspettato di trovare negli uomini fossili tracce di questa nota caratteristica, tanto più che qualcuno la riteneva cosa impossibile per l'uomo quaternario.

Il pensiero religioso, cosi eminentemente caratteristico dell'uomo e che lo separa in modo assoluto dagli animali, è ormai manifesto nelle razze più antiche sufficientemente note, cioè nell'uomo mousteriano, in pieno periodo quaternario. I resti dell'uomo chelleano e del Pitecantropo-Sinantropo sono troppo rari, e soprattutto le loro condizioni di giacitura sono troppo particolari perché ci sia possibile sapere se queste popolazioni avessero o no l'uso di seppellire i loro morti.

CAPITOLO IV. - L'ARTE

Attualmente non tutti gli uomini sono artisti, ma ci sono individui che posseggono in alto grado qualità artistiche, che sono la manifestazione d'un'intelligenza particolarmente affinata.

Pare che le razze più antiche, tutte occupate dalle esigenze d'una dura esistenza, non abbiano affatto coltivato l'arte, almeno finora non ne abbiamo indicazioni.

Invece al principio del paleolitico superiore, a partire dagli Aurignaciani, e più ancora tra le popolazioni magdaleniane, ci troviamo di fronte a un numero immenso d'opere d'arte, che suscitano la nostra ammirazione. Soprattutto nelle caverne del sud-ovest della Francia e della Spagna Settentrionale, ma anche in altri punti del mondo, gli studiosi di preistoria raccolsero e raccolgono tuttora una larga messe.

La scultura già nell'epoca aurignaciana rappresentava alcune figurine. Il modellamento dell'argilla lasciò, tra il resto, la magnifica scena dei bisonti di Fuc d'Audubert; l'incisione era praticata su pezzi d'osso e placche di scisto; infine l'incisione con la pittura mono o policroma, per esempio nel magdaleniano, negli affreschi ben noti di Combarelles o Altamira, riesce a riprodurre scene della vita di animali degni dei nostri migliori pittori d'animali.

Bisogna pensare che queste pitture venivano fatte a memoria, in fondo a gallerie oscure, alle volte lunghe duecentotrenta metri (Combarelles) e con l'illuminazione delle primitive lampade a olio! È probabile che alcuni di questi disegni siano stati eseguiti spontaneamente dall'artista, come il bambino già ben dotato, che si occupa nel disegnare a memoria cavalli o cani; è anche verosimile che molti potessero avere significati magici (malefizi, riti di sciamani " per assicurare il successo della caccia) come suggerisce sia il fatto che sono posti in fondo a corridoi oscuri, veri rifugi da stregoni, sia il loro avvicinamento con certi costumi attuali di popolazioni selvagge.

CONCLUSIONE

Questa quadruplice serie di fatti, invenzione dell'industria, conquista del fuoco, sentimento religioso e sviluppo dell'arte, offre un insieme di manifestazioni impressionanti dell'intelligenza dei nostri lontani antenati. È notevole che le scoperte della Preistoria non ci permettono soltanto di studiare i corpi degli " uomini fossili ", ma ci apportano pure vestigi altrettanto manifesti della loro anima, cosi simile alla nostra nel suo fondo e per la sua natura spirituale. Se ora sappiamo che l'uomo nel grande insieme dei viventi per il suo corpo è meno isolato di quanto si sarebbe portati a credere, abbiamo anche imparato con i dati della stessa Preistoria, che egli fin dagl'inizi era dotato d'un'anima spirituale, intelligente, che apparve nel mondo come un essere nuovo, chiamato a dominare tutto il creato.

Quando si cerca d'integrare l'uomo al suo vero posto nella storia dell'evoluzione, s'arriva a questa conclusione d'un imparziale studioso di preistoria: " Sembra d'assistere a un'evoluzione della materia, ma nient'affatto a quella dello spirito " (G. Goury).

A. F. de L.

BIBLIOGRAFIA. - i. Civiltà preistorica. P. Barocelli, Guida allo studio della paletnologia (Preistoria), Ed. Italiane, Roma 1948. Contiene pure una ricca bibliografia. P. Graziosi, Le civiltà preistoriche, in R. Biasutti, Razze e popoli della terra, voi. I, pp. 130-181!, U.T.E.T., Torino 1941. Si vedano le voci: Neolitica (civiltà), Paleolitica, Chelleana, Mou-steriana, Solutreana, Magdaleniana, Acheuleana, nella E.I.T., ognuna delle quali è fornita di materiale i.'lustrativo.

2. Sui problemi apologetici si veda la bibliografia a p. 126 della presente opera.

 

 

 


CONTRO EVOLUZIONE.IT

ABIOGENESI

Uno dei "nodi" fondamentali della storia della vita sulla terra è, ovviamente, quello della sua comparsa.
Si tratta di un "nodo" così complesso che lo stesso Darwin preferì lasciarlo insoluto, aggirando più o meno brillantemente il problema; eppure, "sciogliere il nodo" dell'origine della vita era indispensabile per tutta la costruzione darwiniana dell'evoluzionismo: se i primi viventi non si sono "evoluti" dalla materia per cause puramente meccaniche, a che scopo attribuire ai meccanismi delle "piccole variazioni casuali" e della "selezione naturale" la successiva comparsa di tutte le specie animali e vegetali?

  1. La "generazione spontanea" e la moderna "abiogenesi"
  2. Dalle molecole organiche alle biomolecole
  3. Dalle biomolecole alle prime cellule

 

 

GENETICA E BIOCHIMICA

"La probabilità di una formazione spontanea della vita dalla materia inanimata è pari a 1 seguito da 40000 zeri... E' abbastanza grande da seppellire Darwin e l'intera teoria dell'evoluzione." (C. Wickramasinghe, professore di matematica applicata e astronomia presso la University College di Cardiff, Galles)

  1. Dal DNA alle proteine
  2. Le proteine sfidano il caso
  3. Biochimica e "complessitA' irriducibile"
  4. La contro-evoluzione biochimica
  5. Mutationi e selezione genetica

     

PALEONTOLOGIA E FILOGENESI

La semplice successione apparente delle forme non è una prova dell'evoluzione: è necessario dimostrare che c'è stata filiazione. Ebbene questo in paleontologia è molto raro anzi si può affermare che non è ancora capitato (1) .
Con le similarità morfologiche bisogna andarci piano. Ernst Mayr di Harvard, una delle massime autorità nel campo della tassonomia, sostiene ora che tutte le elevate categorie animali inventate dall'uomo, generi, famiglie, ordini, e via dicendo, sono arbitrarie, in quanto le supposte relazioni non sono dimostrabili con esperimenti scientifici.

  1. Un'evoluzione senza alcuna continuità e gradualità
  2. E il settimo giorno l'Evoluzione si riposO'
  3. I "mitici" anelli di congiunzione
  4. L'elefante volante
  5. Il mito dell'evoluzione del cavallo
  6. Filogenesi ed embriologia

 

FISIOLOGIA ED UOMO

Nessuna prova chiara e convincente è stata avanzata per verificare se esista una relazione tra l'uomo e la scimmia, ad eccezione di frodi, distorsioni, disegni e commenti fuorvianti.
Tutte le scoperte e le ricerche scientifiche hanno dimostrato che i fossili non suggeriscono alcun processo evolutivo secondo quanto sostenuto dagli evoluzionisti. I fossili che vengono considerati gli antenati degli umani appartengono di fatto o a diverse razze umane o a specie di scimmie.

  1. Sistemi inutili che si affermano e meccanismi utili "sfortunati"
  2. Il nostro albero genealogico senza rami né radici
  3. I fossili umani
  4. Impasse dell'evoluzionismo

SELEZIONE NATURALE

Il modello neo-darvinista sostiene che la vita si è evoluta per mezzo di due meccanismi naturali: la "selezione naturale" e la "mutazione" che avrebbero agito come due meccanismi complementari. La mutazione origina le modificazioni negli organismi viventi. I caratteri determinati dalle mutazioni vengono avvantaggiati dai meccanismi della selezione naturale, i quali causano l'evoluzione.
Un'indagine approfondita di tale teoria permette di scoprire che non esiste assolutamente un tale meccanismo evolutivo, in quanto né la selezione naturale né la mutazione offrono alcun contributo alla supposizione che le specie differenti si siano trasformate ed evolute l'una dall'altra.

  1. Il ruolo della selezione naturale
  2. La selezione in atto ( Biston Betularia )
  3. Meraviglie della natura

LOGICA E FISICA

La dottrina evoluzionista nasce come esigenza filosofica di rottura col pensiero scientifico e dottrinale corrente.
Parlo di dottrina evoluzionista poiché non ha neanche le lontane sembianze di una teoria scientifica. Nasce invece come una geometrica costruzione con dei chiari intenti.
Dopo la sua formulazione si è cercato semplicemente di adattare scoperte e dimostrazioni a quella teoria - oramai universalmente accettata - per tentare di renderla credibile: un incredibile cammino a ritroso contro ogni razionalità, metodo e prassi scientifica le quali invece esigono che dallo studio e dalla verifica di una serie di eventi, dopo un lungo ed attento esame degli stessi si posso formulare una teoria che ogni seguente scoperta può e deve necessariamente rimettere in discussione.

  1. Le toutologie dell'evoluzionismo
  2. Entropia e termodinamica
  3. Il tempo necessario all'evoluzione
  4. Evoluzionismo e scienza galileiana