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la preistoria

tratto dall'Enciclopedia di Apologetica - quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE Nos raisons de croire - Réponses aux objection

 


Relazioni con l'etnologia.

- A prima vista, sembra che la preistoria debba offrire una specie di prefazione ai dati dell'etnologia e che le varie forme culturali che questa constata debbano seguire quelle delle epoche anteriori alla storia, cioè delle epoche che non ci hanno lasciato monumenti scritti. Però, non è cosi, come risulta dagli accordi tra le culture preistoriche e quelle attuali, stabiliti pur con un certo numero di divergenze, dal professore viennese Menghin e dal Montandon (1), due studiosi che, nonostante tali divergenze, constatano concordi che la preistoria interferisce su larga zona con la storia e l'etnologia. Questo, per la questione di cui ci occupiamo, non è privo d'importanza.

Gli uomini del paleolitico inferiore e medio (chelleano, mousteriano, ecc.), poiché si servivano di pietre tagliate, non erano più primitivi degli odierni primitivi, e in confronto di alcune popolazioni contemporanee, avevano una civiltà materiale ancor più evoluta. I Pigmei sono ancora all'età del legno, che normalmente dovette precedere l'età della pietra; i Tasmaniani si servono con temporaneamente di strumenti di legno e di eoliti, cioè di pietre che possono essere modellate tanto" dalle forze della natura quanto dalla mano dell'uomo. Perciò, sull'origine della religione e dell'insieme della cultura, la preistoria non ci può dire nulla di più dell'etnologia; anzi, in realtà ci dice di meno, perché l'etnologia ci permette spesso di divinare il senso di alcuni vestigi che ci permettono di congetturare certe credenze dei nostri lontani antenati.

Paleolitico: antico colto dei morti.

- Sulle sepolture del paleolitico antico, Michele Faguet, che ha ripubblicato il manuale divenuto classico di E. Capitan, La Préhistoire (2), fa queste constatazioni e rilievi: "Dopo aver legato le membra dei loro morti, i paleolitici le adornavano con i loro migliori gioielli, collari o braccialetti, le cospargevano di rosso e li disponevano nelle tombe spesso assai difficili a scavarsi. Accanto al cadavere, mettevano armi, utensili, talvolta provviste di cibi e di gusci. A quale scopo tutto questo apparato e queste cure, se l'uomo paleolitico credeva che tutto fosse finito con la morte?

È più verosimile che l'uomo paleolitico pensasse un po' come i selvaggi attuali. La psicologia di questi ci può molto aiutare nello studio della psicologia di quelli.

Il primitivo attuale non considera la morte come la fine fisiologica di numerose reazioni, ma la crede dovuta ad atti di stregoneria di cui cerca gli autori con processi più o meno bizzarri. Egli considera la morte come un nemico che cerca sempre di vendicarsi su quelli che restano in vita, e ciò spiega quei timori collettivi dei selvaggi che talvolta seguono la morte di alcuni capi.

Lo stesso doveva accadere tra i primitivi della preistoria che legavano il morto e talvolta lo coprivano di pietre perché non venisse a inquietare i vivi.

Per i paleolitici, i morti conservavano una vita analoga a quella dei vivi e potevano fare contro di essi le peggiori vendette. In definitiva, pare che l'atteggiamento verso i morti sia ispirato dal timore e che le pratiche funerarie siano originate da misure di protezione contro di essi " (3).

" Però, il culto dei morti si differenzia nettamente dalla religione; perché quello è rivolto ad esseri vissuti sulla terra, l'altro ad esseri che non sono mai stati uomini " (4).

Paleolitico superiore: magia..

- Col paleolitico superiore (aurignaziano. magdaleniano), compare la magia. Infatti, nelle caverne abitate dagli uomini di quell'età, troviamo numerose rappresentazioni di animali in corsa, brucanti, spesso feriti, e devono avere lo stesso senso di certe figure fatte dai selvaggi dei nostri giorni, che rappresentano l'essere animale o vegetale per aiutarne la moltiplicazione, segnano sull'animale una ferita per poterlo uccidere col maleficio. Pare che gli artisti del quaternario abbiano anche rappresentato stregoni e danze rituali. Però, tra religione e magia, ci sono grandi differenze, perché, mentre quella si rivolge a forze superiori di cui riconosce l'onnipotenza e s'inchina prima di tutto alla loro volontà, questa pretende di costringerle con pratiche diverse "(5). D'altra parte, dal fatto che l'uomo, nell'epoca paleolitica superiore, pratica la magia, non bisogna concludere, come fa R. Marett, che la magia abbia preceduto la religione in un periodo preanimista (6). Infatti, la cultura dei magdaleniani non è più primitiva, ma è la cultura primaria della grande caccia, proprio quella in cui si sviluppa la magia.

I rilievi precedenti si applicano alle tracce materiali delle credenze del paleolitico che abbiamo ritrovato, ed è molto chiaro che essi potevano avere molte altre nozioni prettamente religiose, di cui non lasciarono testimonianze sensibili. In particolare, è possibile che credessero a divinità, e anche a una divinità suprema, senza rappresentarle; e si può applicare ad essi dò che dice il Goury dei neolitici: " Contrariamente a quello che troppo spesso s'immagina, le religioni primitive non concretizzano la loro divinità sotto la forma di un idolo, oggetto dell'adorazione dei fedeli. L'antropomorfismo religioso non è altro che uno stadio degenerato della credenza primitiva, poiché da principio l'uomo concepisce la divinità tanto potente e terribile che non la può comprendere ridotta a una forma umana e non oserà nemmeno fissarne l'immagine; solo più tardi, quando s'indebolisce il concetto primitivo, l'uomo particolarizza e divinizza i più infimi attributi della divinità trascinandola in una specie di decadenza; solo allora scolpirà gli dèi a sua immagine e darà loro le sue qualità, portate al grado più alto, se non anche i propri vizi " (7).

Religione dei neolitici.

- Nell'epoca del neolitico che vide un progresso materiale paragonabile solo a quello della seconda metà del secolo xvni in poi, con la coltura dei vegetali, l'addomesticamento degli animali, la tessitura, la ceramica, di cui restano testimonianze nelle città lacustri, le civiltà primarie, almeno nei luoghi privilegiati, vengono nettamente superate. Però, anche qui, le tracce della religione, pur essendo più nette che nel paleolitico, sono rare (8). " II culto dell'ascia e l'intervento d'una divinità funeraria sono pressoché le uniche manifestazioni della religione neolitica, di cui possiamo dimostrare l'esistenza sia nel neolitico e sia nel calcolitico (età della pietra e del rame). Alcuni archeologi parlano correntemente d'un culto solare non solo nel calcolitico, ma anche nel neolitico, misconoscendo stranamente le notevoli differenze che separano la religione neolitica da quella dell'età del bronzo, in cui compare chiaramente il culto solare " (9).

(2) Parigi, 1931. Prefazione dell'Ab. H. Breuil.
(3) Luquet, Vari et la religion ies hommes fossues, 1926, p. 196. Per l'insieme del
tratto, La PrèhisbAre, pp. 121-132.
(4) Ivi, p. ir6.
(5) M P- «a.
(6) The TkreshoU ofthe religian, 2 ed., Londra 1914, e. Vili. In a prehìstoric sanctatny.
(7) L'homme des cités lacustres, Parigi, 1932, t. II, p. 596.
(8) Parliamo sempre di tracce, perché della civiltà spirituale è scomparsa quasi
ogni cosa senza ritorno, prima dell'invenzione della scrittura.
(9) GOURY, l. e., t. II, p. 598.






CONTRO EVOLUZIONE.IT

ABIOGENESI

Uno dei "nodi" fondamentali della storia della vita sulla terra è, ovviamente, quello della sua comparsa.
Si tratta di un "nodo" così complesso che lo stesso Darwin preferì lasciarlo insoluto, aggirando più o meno brillantemente il problema; eppure, "sciogliere il nodo" dell'origine della vita era indispensabile per tutta la costruzione darwiniana dell'evoluzionismo: se i primi viventi non si sono "evoluti" dalla materia per cause puramente meccaniche, a che scopo attribuire ai meccanismi delle "piccole variazioni casuali" e della "selezione naturale" la successiva comparsa di tutte le specie animali e vegetali?

  1. La "generazione spontanea" e la moderna "abiogenesi"
  2. Dalle molecole organiche alle biomolecole
  3. Dalle biomolecole alle prime cellule

 

 

GENETICA E BIOCHIMICA

"La probabilità di una formazione spontanea della vita dalla materia inanimata è pari a 1 seguito da 40000 zeri... E' abbastanza grande da seppellire Darwin e l'intera teoria dell'evoluzione." (C. Wickramasinghe, professore di matematica applicata e astronomia presso la University College di Cardiff, Galles)

  1. Dal DNA alle proteine
  2. Le proteine sfidano il caso
  3. Biochimica e "complessitA' irriducibile"
  4. La contro-evoluzione biochimica
  5. Mutationi e selezione genetica

     

PALEONTOLOGIA E FILOGENESI

La semplice successione apparente delle forme non è una prova dell'evoluzione: è necessario dimostrare che c'è stata filiazione. Ebbene questo in paleontologia è molto raro anzi si può affermare che non è ancora capitato (1) .
Con le similarità morfologiche bisogna andarci piano. Ernst Mayr di Harvard, una delle massime autorità nel campo della tassonomia, sostiene ora che tutte le elevate categorie animali inventate dall'uomo, generi, famiglie, ordini, e via dicendo, sono arbitrarie, in quanto le supposte relazioni non sono dimostrabili con esperimenti scientifici.

  1. Un'evoluzione senza alcuna continuità e gradualità
  2. E il settimo giorno l'Evoluzione si riposO'
  3. I "mitici" anelli di congiunzione
  4. L'elefante volante
  5. Il mito dell'evoluzione del cavallo
  6. Filogenesi ed embriologia

 

FISIOLOGIA ED UOMO

Nessuna prova chiara e convincente è stata avanzata per verificare se esista una relazione tra l'uomo e la scimmia, ad eccezione di frodi, distorsioni, disegni e commenti fuorvianti.
Tutte le scoperte e le ricerche scientifiche hanno dimostrato che i fossili non suggeriscono alcun processo evolutivo secondo quanto sostenuto dagli evoluzionisti. I fossili che vengono considerati gli antenati degli umani appartengono di fatto o a diverse razze umane o a specie di scimmie.

  1. Sistemi inutili che si affermano e meccanismi utili "sfortunati"
  2. Il nostro albero genealogico senza rami né radici
  3. I fossili umani
  4. Impasse dell'evoluzionismo

SELEZIONE NATURALE

Il modello neo-darvinista sostiene che la vita si è evoluta per mezzo di due meccanismi naturali: la "selezione naturale" e la "mutazione" che avrebbero agito come due meccanismi complementari. La mutazione origina le modificazioni negli organismi viventi. I caratteri determinati dalle mutazioni vengono avvantaggiati dai meccanismi della selezione naturale, i quali causano l'evoluzione.
Un'indagine approfondita di tale teoria permette di scoprire che non esiste assolutamente un tale meccanismo evolutivo, in quanto né la selezione naturale né la mutazione offrono alcun contributo alla supposizione che le specie differenti si siano trasformate ed evolute l'una dall'altra.

  1. Il ruolo della selezione naturale
  2. La selezione in atto ( Biston Betularia )
  3. Meraviglie della natura

LOGICA E FISICA

La dottrina evoluzionista nasce come esigenza filosofica di rottura col pensiero scientifico e dottrinale corrente.
Parlo di dottrina evoluzionista poiché non ha neanche le lontane sembianze di una teoria scientifica. Nasce invece come una geometrica costruzione con dei chiari intenti.
Dopo la sua formulazione si è cercato semplicemente di adattare scoperte e dimostrazioni a quella teoria - oramai universalmente accettata - per tentare di renderla credibile: un incredibile cammino a ritroso contro ogni razionalità, metodo e prassi scientifica le quali invece esigono che dallo studio e dalla verifica di una serie di eventi, dopo un lungo ed attento esame degli stessi si posso formulare una teoria che ogni seguente scoperta può e deve necessariamente rimettere in discussione.

  1. Le toutologie dell'evoluzionismo
  2. Entropia e termodinamica
  3. Il tempo necessario all'evoluzione
  4. Evoluzionismo e scienza galileiana