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LA POSIZIONE ATTUALE DEL PROBLEMA
tratto
dall'Enciclopedia di Apologetica
- quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE
Nos raisons de croire - Réponses aux
objection L'odierno
dilemma religioso. -
L'attuale situazione dell'uomo considerato
nella sua psicologia individuale e sociale
crea per l'anima moderna un dovere ancora
più imperioso e necessario di accogliere
il soprannaturale, perché si tratta
del tutto o del nulla, di essere o non essere;
si tratta cioè di sviluppare il proprio
valore spirituale per mezzo della realtà
cristiana conservata e diffusa dalla Chiesa
cattolica, oppure di sacrificare ogni valore
spirituale e religioso per limitarsi all'ambito
delle semplici realtà materiali. La
questione non si presentò sempre in
questi termini; un tempo non molto lontano,
un gran numero di anime rette e leali si tenevano
in una posizione filosofica di un razionalismo
più o meno accentuato, aderendo ancora
a verità morali e religiose essenziali,
senza tuttavia consentire e ammettere integralmente
il domina cristiano e restando lontane dalla
pratica cristiana. Tutti noi abbiamo conosciuto
esempi di questo genere e abbiamo potuto ammirare
l'onestà di persone che, in apparenza,
erano prive di ogni influsso cristiano. Di
frante a loro, potevamo fare riserve solo
apparenti, perchè questi uomini, talvolta
moralmente ed estremamente rigidi, a loro
insaputa, beneficiavano di tutta un'eredità
cristiana, e la loro reale vita religiosa,
sempre a loro insaputa si ispirava alla dottrina
cristiana meno discutibile. La
religione naturale di costoro era un cristianesimo
sfigurato; e possiamo chiederci se in realtà
sia mai esistita una siffatta religione. Si
può obiettare che l'antichità
pagana conobbe una certa moralità e
una certa religione naturale fuori d'ogni
influsso cristiano. Ma di che moralità
e di che dottrina religiosa si tratta precisamente?
A parte alcune poche filosofie più
elevate, è doveroso ammettere che la
morale pagana rimase in una concezione estremamente
chiusa e stretta dei rapporti sociali e che
la religione antica si limitò all'idolatria
verso divinità familiari o locali,
quando non precipitò in pratiche immorali.
Perciò, la nostra religione naturale
e la metafisica laicizzata, che le serve di
fondamento, sono debitrici a un'autentica
azione del cristianesimo. Possiamo quindi
chiederci perché l'uomo, almeno quello
attuale, sia destinato a non avere né
morale né religione vera o a volgersi
a Colui che è la vera Luce: o le tenebre
o la luce meridiana. Origine
storica di questo stato di fatto.
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Supposto che nell'antichità sia stato
possibile un simile compromesso, si pone il
dilemma se questo sia ancora possibile oggi,
e forse la spiegazione non è troppo
difficile. È un fatto che il cristianesimo
venne.a turbare tutte le posizioni intellettuali
e morali dell'anima antica, e sconvolse tutte
le psicologie umane, in quanto provocò
un reale squilibrio tra le aspirazioni che
rese più profonde e l'inquietudine
da esso creata e le risorse puramente naturali
a cui era ridotto lo spirito umano. Aggiungiamo
il lavorìo latente ma reale della grazia,
che richiama l'uomo al vero destino e gli
impedisce di abbandonarsi alla mediocrità
dei valori puramente naturali, e si comprenderà
facilmente che, per l'anima moderna, si tratta
davvero del tutto o del nulla, che il compromesso
fu soltanto una tappa forzata e transitoria
e che ormai, come previde il Maestro, bisogna
decidersi in favore o contro il Vangelo, che
è assolutamente impossibile ignorare.
L'agnosticismo del pensiero contemporaneo.
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Se esaminiamo più da vicino le cause
immediate di questo radicalismo divenuto necessario,
constatiamo che occorre soprattutto segnalare
l'influsso dell'agnosticismo contemporaneo,
che al di fuori della Chiesa cattolica ha
dissolto ogni consistenza di pensiero. Il
male certo risale lontano, oltre lo stesso
Cartesio, ma la Critica di Kant lo rappresenta
sicuramente in modo molto caratteristico.
La ragione non osa più credere a se
stessa, alle sue possibilità ontologiche,
alla sua capacità di speculare realmente
e con certezza sull'anima, su Dio, sull'aldilà. È
troppo facile accertarsi, senza bisogno d'insistere,
fino a che punto il pensiero moderno sia impregnato
di pregiudizi agnostici. Ad ogni momento,
capita a spiriti bene intenzionati di attribuire
alla religione soprannaturale verità
che derivano innegabilmente dalla ragione,
considerando facilmente uno stato di fatto
come uno stato di diritto, poiché dal
fatto che certe verità sono dovute
all'influsso storico del cristianesimo concludono
che la ragione per se stessa ne è incapace,
conforme a una tendenza che invece di diminuire
va accentuandosi. Si spiega cosi perché
le anime sempre più abbandonino perfino
la speranza d'una certezza morale e religiosa
al di fuori di una direttiva soprannaturale,
che manifesta un'autentica indicazione di
Dio. Deficienze
spirituali fuori della Chiesa. -
Chi non rinuncia a ogni vita religiosa si
rivolgo sempre più alla Chiesa cattolica,
l'unica che oggi si manifesta come fonte evidente
del vero realismo metafisico e soprannaturale.
Quest'aspetto essenziale del problema deve
indurci a confrontare a tale riguardo le risorse
offerte alle anime dalle altre società
religiose con quelle di cui dispone la nostra
Chiesa. Limitandosi a questo punto di vista,
il paragone dovrà necessariamente restare
breve, cercando soprattutto di essere esatto
e leale. Giudaismo.
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Nessuno si meravigli se ricordiamo prima di
tutto il Giudaismo, che la presente opera
studia altrove, e che pare abbia avuto essenzialmente
e precisamente il compito di preparare qualcosa
di diverso dal Giudaismo stesso, del quale
il cristianesimo rivendica l'eredità
spirituale. A questo punto, s'impone necessariamente
una scelta: o si tiene conto di queste ricchezze
morali e dottrinali della religione giudaica:
concezione di un Dio unico, trascendente e
personale, che per suprema bontà e
con libera volontà crea tutte le cose;
idea dei rapporti " soprannaturali "
tra questo Dio supremo e una comunità
di eletti con la mediazione dei profeti che
rappresentano Dio; esigenza di una giustizia
rigorosa, d'una purificazione morale, d'una
certa carità che manifesta già
le sue linee essenziali. Si riassume così
il giudaismo spirituale, che però si
può dire che per essenza deve superarsi,
aprirsi a qualcos'altro e universalizzarsi;
ma in questo caso non si può fare a
meno di vederne l'autentica continuatrice
nella religione di Gesù. Oppure
si terrà conto del contenuto, per così
dire, materiale del giudaismo con quanto rappresentò
riguardo alle speranze nazionali e temporali,
e del suo dinamismo naturale, e si constaterà,
senza pregiudizi razzistici e senza partiti
presi, la meravigliosa vitalità di
questo popolo che, in tutta la sua storia,
fu asservito, ma che con tante vigorose individualità
manifestò così spesso e in tanti
tempi una splendida rivincita. Però,
dal punto di vista religioso, in cui noi ci
mettiamo, quest'interpretazione della speranza
messianica che, bisogna ammettere, è
più conforme alla mentalità
giudaica, rappresenta solo più un interesse
molto secondario,
facendoci concludere in ogni modo che il compito
religioso del giudaismo appare finito. L'Islam.
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L'islamismo che, nello stesso tempo, com'è
noto, subì influssi giudaici e cristiani,
potè nel passato e può ancora
oggi pretendere di offrire un vero asilo alle
anime? Pare opporvisi perfino la sua origine,
poiché è fondato sulla violenza.
Da quando Maometto si stabilisce a Medina,
l'Islam assume il carattere di una conquista
militare e manterrà questa tradizione,
che spiega certamente la sua sterilità
civilizzatrice. Non si può certo negare
la sapienza politica di alcuni capi musulmani
di fronte a popoli cristiani loro asserviti;
seppero servirsi intelligentemente della conquista
temporale, che in realtà fu considerata
come un fine e la guerra santa venne eretta
a sistema. Solo da questo possiamo trarre
la conclusione. Se
ci limitiamo al contenuto dommatico dell'islamismo,
notiamo prima di tutto che ci rivela un'innegabile
eredità proveniente dalla tradizione
giudeo-cristiana, poiché predica un
Dio unico e rimuneratore e un'anima immortale,
ponendosi chiaramente al di sopra del politeismo
pagano; il che però non è punto
una creazione originale. Quindi, di fronte
al cristianesimo, non c'è progresso,
ma regresso e il realismo soprannaturale,
se puro non scompare, non si affina. Maometto
escluse tutto il mistero cristiano, razionalizzò
il domma, semplificando anche la nozione di
Dio e specialmente quella della sua azione
sull'anima che egli ispira, limitandosi a
trasmettere una rivelazione esteriore. La
materializzazione è visibile anche
su altri punti, come la rimunerazione dell'aldilà,
che viene pensata in un aspetto piuttosto
rudimentale. Pare che l'Islam prima di tutto
mirasse a organizzare violentemente una società
terrestre sul piano politico e militare, riducendo
necessariamente e semplificando quindi l'elemento
religioso, pur senza trascurarlo, ma tendendo
ad assorbirlo in una realtà esteriore
e puramente umana. Si potrebbe perfino dire
che la vitalità civilizzatrice fu diminuita
dallo spirito musulmano, che lavorò
per secoli per giungere alla dominazione temporale
sui popoli cristiani, servendosi delle loro
acquisizioni scientifiche e artistiche, senza
riuscire ad accrescerle. Di quest'inferiorità
dev'essere indubbiamente ritenuta in gran
parte responsabile la sua notoria insufficienza
morale. L'Islam non è una vera patria
delle anime; esso non sazia né approfondisce,
dando una semplice organizzazione religiosa
rudimentale in vista d'un ideale terreno,
che si prolunga e si proietta in un aldilà
molto materiale. Le
religioni orientali. -
La mancanza d'interiorità in senso
profondo, dopo l'Islam ci conduce a ricordare
il bramanesimo e il buddismo, il cui influsso
morale, come si sa, è ancora considerevole.
Queste " religioni a possono attribuirsi
il vanto di essere una patria per le anime
avide di vita religiosa? Rispondiamo di no
e diciamo il perché. Ammettiamo che
queste tendenze che danno grande importanza
alla rinuncia, all'ascetismo e alla vita cenobitica,
hanno qualcosa d'elevato, ed è noto
che il Budda suscitò un grande movimento
di discepoli entusiasti che egli diresse alla
ricerca della perfezione. Non è difficile
ammettere che, nel bramanesimo e nel buddismo,
vi sono innegabili aspirazioni mistiche che
offrono alcune risorse per una soddisfazione
morale e per un approfondimento delle anime.
Soprattutto il buddismo presentò agli
uomini bisognosi di ideale una formula di
vita capace di attirarli e organizzarli nei
loro sforzi di progredire interiormente. L'apporto
ascetico e mistico di queste " religioni
" si dimostra molto apprezzabile. Ma
su più di un punto s'impongono riserve
essenziali. Bramanesimo e buddismo, prima
di tutto, hanno un domma molto deficiente,
poiché il primo pare istintivamente
rivolto a una forma di panteismo in cui il
mondo viene assai naturalmente assorto nel
dio come esso lo concepisce; il secondo poi,
che lascia un posto ancora meno importante
alla persona, ci manifesta una certa tendenza
morale assai più che una concezione
religiosa o anche metafisica, poiché
pare considerare molto secondarie le incoerenze
dottrinali, cioè quello che la nostra
logica rigorosa qualifica con questo termine,
dando una vera importanza solo a una specie
di " slancio " dell'anima verso
il nirvana. In
realtà, in fondo alla tendenza braminica
e buddistica, troviamo l'idea comune d'una
trasmigrazione delle anime e di una retribuzione
degli atti; il giudizio pessimistico sul mondo
e sulla vita; l'aspirazione a spersonalizzare
l'essere che, forse in mancanza di sfumature,
possiamo apprezzare solo come aspirazione
al nulla. Questa è la più grave
debolezza di tali formule religiose, in cui
la somma delle sofferenze supera assolutamente
quella delle gioie. Le successive trasmigrazioni,
con le morti e le rinascite che implicano,
sono il grande male da cui bisogna ottenere
la liberazione, e l'ascesi ha lo scopo di
distaccarsi dall'io e prepararci all'assorbimento
beatificante nella sostanza universale. Quest'aspirazione
più o meno accentuata, più o
meno sincera, pare assolutamente basilare
e ci rivela una nota fondamentale del buddismo
nell'importanza annessa all'estinzione del
desiderio. Il nirvana, o " immortalità
", a cui prepara l'ascesi negativa, se
pure non è il nulla, non è una
forma immaginabile di esistenza; è
un vero nichilismo morale, che talvolta accompagna
il nichilismo ontologico, che ha in se stesso
la propria condanna. L'ideale morale elevato
che l'accompagna e la pratica benefica in
cui sbocca sono solo attenuanti che lo rendono
meno dannoso ed è evidente che, per
quanto siano complesse le loro tendenze religiose,
questi sistemi né dottrinalmente e
metafisicamente, né moralmente hanno
la necessaria consistenza per poter offrire
un appoggio alle anime bramose di vita, avendo
bisogno d'un pensiero solido che ne rassicuri
la ragione e di una realtà che ne sazi
il vuoto interiore. Soltanto
la Chiesa cattolica offre ciò che è
loro necessario e indispensabile. Non è
compito nostro esaminare " ex professo
" le risorse delle altre confessioni
cristiane, ma è noto che le Chiese
ortodosse hanno una morale ristagnante e abitudinaria,
con gravi alterazioni dommatiche. I
cristiani dissidenti. -
A prima vista, può sembrare che le
sette protestanti qua e là conservino
qualche vitalità, avendo attività
sociali e missionarie alle volte fiorenti.
Ma se uno spirito esigente esamina il loro
contenuto dottrinale, resta certamente impressionato
non solo dalle loro antiche, evidenti ed enormi
variazioni, ma anche dalla dimenticanza delle
verità cristiane più necessarie,
poiché credono, e certamente a torto,
di poter pensare diversamente sull'Eucaristia
e restare cristiani; ma quando comincia ad
attenuarsi il realismo soprannaturale, non
sappiamo dove finirà la decadenza e
tutte le deviazioni diventano possibili. Sotto
questo punto di vista, la storia delle Chiese
protestanti è molto istruttiva. Ci
sono tuttora protestanti veramente credenti,
cioè aderenti al Cristo come a vero
Uomo-Dio, ma ci sono anche molti che oggi
hanno dimenticato o sfigurato questa verità
essenziale. Di contro a questa dissoluzione
intellettuale, dovuta evidentemente alle origini
della Riforma, nella Chiesa cattolica c'è
un realismo soprannaturale sempre e intransigentemente
conservato contro le varie specie di modernismi
e, nello stesso tempo, un senso mirabilmente
esatto e profondo di tutti i diritti della
ragione, di tutti i valori naturali, oggi
rappresentati e difesi nella loro integrità
dal solo realismo metafisico. La
Chiesa cattolica, maestra del soprannaturale
e del divino, ha difeso la ragione contro
la ragione, perché è integralmente
colonna di verità e perché c'è
una sola verità, che ha la sua sorgente
in Dio, autore della ragione e della rivelazione,
della natura e della grazia, in Dio autenticamente
presente nella Chiesa cattolica. Bisogna
scegliere tra la Chiesa cattolica e il nichilismo
religioso. -
Ecco perché la Chiesa cattolica diventa
l'unico rifugio degli spiriti avidi di verità;
ecco perché chiunque voglia sfuggire
al nichilismo religioso, quando si sia posta
seriamente la questione, si rivolge a lei
come alla rocca incrollabile su cui potrà
costruire la propria vita; ecco perché
sempre sono in gioco proprio il tutto o il
nulla, cioè aderire alla disciplina
soprannaturale del cattolicesimo, a costo
d'una rinuncia ampiamente compensata, o rinnegare
ogni aspirazione a una vita interiore, ogni
bisogno di una divina realtà.
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