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Ipotesi demonologiche sull'ideologia marxista

 

 

 

LA POSIZIONE ATTUALE DEL PROBLEMA

tratto dall'Enciclopedia di Apologetica - quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE Nos raisons de croire - Réponses aux objection

 

L'odierno dilemma religioso.

- L'attuale situazione dell'uomo considerato nella sua psicologia individuale e sociale crea per l'anima moderna un dovere ancora più imperioso e necessario di accogliere il soprannaturale, perché si tratta del tutto o del nulla, di essere o non essere; si tratta cioè di sviluppare il proprio valore spirituale per mezzo della realtà cristiana conservata e diffusa dalla Chiesa cattolica, oppure di sacrificare ogni valore spirituale e religioso per limitarsi all'ambito delle semplici realtà materiali.

La questione non si presentò sempre in questi termini; un tempo non molto lontano, un gran numero di anime rette e leali si tenevano in una posizione filosofica di un razionalismo più o meno accentuato, aderendo ancora a verità morali e religiose essenziali, senza tuttavia consentire e ammettere integralmente il domina cristiano e restando lontane dalla pratica cristiana. Tutti noi abbiamo conosciuto esempi di questo genere e abbiamo potuto ammirare l'onestà di persone che, in apparenza, erano prive di ogni influsso cristiano. Di frante a loro, potevamo fare riserve solo apparenti, perchè questi uomini, talvolta moralmente ed estremamente rigidi, a loro insaputa, beneficiavano di tutta un'eredità cristiana, e la loro reale vita religiosa, sempre a loro insaputa si ispirava alla dottrina cristiana meno discutibile.

La religione naturale di costoro era un cristianesimo sfigurato; e possiamo chiederci se in realtà sia mai esistita una siffatta religione.

Si può obiettare che l'antichità pagana conobbe una certa moralità e una certa religione naturale fuori d'ogni influsso cristiano. Ma di che moralità e di che dottrina religiosa si tratta precisamente? A parte alcune poche filosofie più elevate, è doveroso ammettere che la morale pagana rimase in una concezione estremamente chiusa e stretta dei rapporti sociali e che la religione antica si limitò all'idolatria verso divinità familiari o locali, quando non precipitò in pratiche immorali. Perciò, la nostra religione naturale e la metafisica laicizzata, che le serve di fondamento, sono debitrici a un'autentica azione del cristianesimo. Possiamo quindi chiederci perché l'uomo, almeno quello attuale, sia destinato a non avere né morale né religione vera o a volgersi a Colui che è la vera Luce: o le tenebre o la luce meridiana.

Origine storica di questo stato di fatto.

- Supposto che nell'antichità sia stato possibile un simile compromesso, si pone il dilemma se questo sia ancora possibile oggi, e forse la spiegazione non è troppo difficile. È un fatto che il cristianesimo venne.a turbare tutte le posizioni intellettuali e morali dell'anima antica, e sconvolse tutte le psicologie umane, in quanto provocò un reale squilibrio tra le aspirazioni che rese più profonde e l'inquietudine da esso creata e le risorse puramente naturali a cui era ridotto lo spirito umano. Aggiungiamo il lavorìo latente ma reale della grazia, che richiama l'uomo al vero destino e gli impedisce di abbandonarsi alla mediocrità dei valori puramente naturali, e si comprenderà facilmente che, per l'anima moderna, si tratta davvero del tutto o del nulla, che il compromesso fu soltanto una tappa forzata e transitoria e che ormai, come previde il Maestro, bisogna decidersi in favore o contro il Vangelo, che è assolutamente impossibile ignorare.


L'agnosticismo del pensiero contemporaneo.

- Se esaminiamo più da vicino le cause immediate di questo radicalismo divenuto necessario, constatiamo che occorre soprattutto segnalare l'influsso dell'agnosticismo contemporaneo, che al di fuori della Chiesa cattolica ha dissolto ogni consistenza di pensiero. Il male certo risale lontano, oltre lo stesso Cartesio, ma la Critica di Kant lo rappresenta sicuramente in modo molto caratteristico. La ragione non osa più credere a se stessa, alle sue possibilità ontologiche, alla sua capacità di speculare realmente e con certezza sull'anima, su Dio, sull'aldilà.

È troppo facile accertarsi, senza bisogno d'insistere, fino a che punto il pensiero moderno sia impregnato di pregiudizi agnostici. Ad ogni momento, capita a spiriti bene intenzionati di attribuire alla religione soprannaturale verità che derivano innegabilmente dalla ragione, considerando facilmente uno stato di fatto come uno stato di diritto, poiché dal fatto che certe verità sono dovute all'influsso storico del cristianesimo concludono che la ragione per se stessa ne è incapace, conforme a una tendenza che invece di diminuire va accentuandosi. Si spiega cosi perché le anime sempre più abbandonino perfino la speranza d'una certezza morale e religiosa al di fuori di una direttiva soprannaturale, che manifesta un'autentica indicazione di Dio.

Deficienze spirituali fuori della Chiesa.

- Chi non rinuncia a ogni vita religiosa si rivolgo sempre più alla Chiesa cattolica, l'unica che oggi si manifesta come fonte evidente del vero realismo metafisico e soprannaturale. Quest'aspetto essenziale del problema deve indurci a confrontare a tale riguardo le risorse offerte alle anime dalle altre società religiose con quelle di cui dispone la nostra Chiesa. Limitandosi a questo punto di vista, il paragone dovrà necessariamente restare breve, cercando soprattutto di essere esatto e leale.

Giudaismo.

- Nessuno si meravigli se ricordiamo prima di tutto il Giudaismo, che la presente opera studia altrove, e che pare abbia avuto essenzialmente e precisamente il compito di preparare qualcosa di diverso dal Giudaismo stesso, del quale il cristianesimo rivendica l'eredità spirituale. A questo punto, s'impone necessariamente una scelta: o si tiene conto di queste ricchezze morali e dottrinali della religione giudaica: concezione di un Dio unico, trascendente e personale, che per suprema bontà e con libera volontà crea tutte le cose; idea dei rapporti " soprannaturali " tra questo Dio supremo e una comunità di eletti con la mediazione dei profeti che rappresentano Dio; esigenza di una giustizia rigorosa, d'una purificazione morale, d'una certa carità che manifesta già le sue linee essenziali. Si riassume così il giudaismo spirituale, che però si può dire che per essenza deve superarsi, aprirsi a qualcos'altro e universalizzarsi; ma in questo caso non si può fare a meno di vederne l'autentica continuatrice nella religione di Gesù.

Oppure si terrà conto del contenuto, per così dire, materiale del giudaismo con quanto rappresentò riguardo alle speranze nazionali e temporali, e del suo dinamismo naturale, e si constaterà, senza pregiudizi razzistici e senza partiti presi, la meravigliosa vitalità di questo popolo che, in tutta la sua storia, fu asservito, ma che con tante vigorose individualità manifestò così spesso e in tanti tempi una splendida rivincita. Però, dal punto di vista religioso, in cui noi ci mettiamo, quest'interpretazione della speranza messianica che, bisogna ammettere, è più conforme alla mentalità giudaica, rappresenta solo più un interesse molto secondario, facendoci concludere in ogni modo che il compito religioso del giudaismo appare finito.

L'Islam.

- L'islamismo che, nello stesso tempo, com'è noto, subì influssi giudaici e cristiani, potè nel passato e può ancora oggi pretendere di offrire un vero asilo alle anime? Pare opporvisi perfino la sua origine, poiché è fondato sulla violenza. Da quando Maometto si stabilisce a Medina, l'Islam assume il carattere di una conquista militare e manterrà questa tradizione, che spiega certamente la sua sterilità civilizzatrice. Non si può certo negare la sapienza politica di alcuni capi musulmani di fronte a popoli cristiani loro asserviti; seppero servirsi intelligentemente della conquista temporale, che in realtà fu considerata come un fine e la guerra santa venne eretta a sistema. Solo da questo possiamo trarre la conclusione.

Se ci limitiamo al contenuto dommatico dell'islamismo, notiamo prima di tutto che ci rivela un'innegabile eredità proveniente dalla tradizione giudeo-cristiana, poiché predica un Dio unico e rimuneratore e un'anima immortale, ponendosi chiaramente al di sopra del politeismo pagano; il che però non è punto una creazione originale. Quindi, di fronte al cristianesimo, non c'è progresso, ma regresso e il realismo soprannaturale, se puro non scompare, non si affina. Maometto escluse tutto il mistero cristiano, razionalizzò il domma, semplificando anche la nozione di Dio e specialmente quella della sua azione sull'anima che egli ispira, limitandosi a trasmettere una rivelazione esteriore. La materializzazione è visibile anche su altri punti, come la rimunerazione dell'aldilà, che viene pensata in un aspetto piuttosto rudimentale. Pare che l'Islam prima di tutto mirasse a organizzare violentemente una società terrestre sul piano politico e militare, riducendo necessariamente e semplificando quindi l'elemento religioso, pur senza trascurarlo, ma tendendo ad assorbirlo in una realtà esteriore e puramente umana. Si potrebbe perfino dire che la vitalità civilizzatrice fu diminuita dallo spirito musulmano, che lavorò per secoli per giungere alla dominazione temporale sui popoli cristiani, servendosi delle loro acquisizioni scientifiche e artistiche, senza riuscire ad accrescerle. Di quest'inferiorità dev'essere indubbiamente ritenuta in gran parte responsabile la sua notoria insufficienza morale. L'Islam non è una vera patria delle anime; esso non sazia né approfondisce, dando una semplice organizzazione religiosa rudimentale in vista d'un ideale terreno, che si prolunga e si proietta in un aldilà molto materiale.

Le religioni orientali.

- La mancanza d'interiorità in senso profondo, dopo l'Islam ci conduce a ricordare il bramanesimo e il buddismo, il cui influsso morale, come si sa, è ancora considerevole. Queste " religioni a possono attribuirsi il vanto di essere una patria per le anime avide di vita religiosa? Rispondiamo di no e diciamo il perché. Ammettiamo che queste tendenze che danno grande importanza alla rinuncia, all'ascetismo e alla vita cenobitica, hanno qualcosa d'elevato, ed è noto che il Budda suscitò un grande movimento di discepoli entusiasti che egli diresse alla ricerca della perfezione. Non è difficile ammettere che, nel bramanesimo e nel buddismo, vi sono innegabili aspirazioni mistiche che offrono alcune risorse per una soddisfazione morale e per un approfondimento delle anime. Soprattutto il buddismo presentò agli uomini bisognosi di ideale una formula di vita capace di attirarli e organizzarli nei loro sforzi di progredire interiormente. L'apporto ascetico e mistico di queste " religioni " si dimostra molto apprezzabile.

Ma su più di un punto s'impongono riserve essenziali. Bramanesimo e buddismo, prima di tutto, hanno un domma molto deficiente, poiché il primo pare istintivamente rivolto a una forma di panteismo in cui il mondo viene assai naturalmente assorto nel dio come esso lo concepisce; il secondo poi, che lascia un posto ancora meno importante alla persona, ci manifesta una certa tendenza morale assai più che una concezione religiosa o anche metafisica, poiché pare considerare molto secondarie le incoerenze dottrinali, cioè quello che la nostra logica rigorosa qualifica con questo termine, dando una vera importanza solo a una specie di " slancio " dell'anima verso il nirvana.

In realtà, in fondo alla tendenza braminica e buddistica, troviamo l'idea comune d'una trasmigrazione delle anime e di una retribuzione degli atti; il giudizio pessimistico sul mondo e sulla vita; l'aspirazione a spersonalizzare l'essere che, forse in mancanza di sfumature, possiamo apprezzare solo come aspirazione al nulla. Questa è la più grave debolezza di tali formule religiose, in cui la somma delle sofferenze supera assolutamente quella delle gioie. Le successive trasmigrazioni, con le morti e le rinascite che implicano, sono il grande male da cui bisogna ottenere la liberazione, e l'ascesi ha lo scopo di distaccarsi dall'io e prepararci all'assorbimento beatificante nella sostanza universale. Quest'aspirazione più o meno accentuata, più o meno sincera, pare assolutamente basilare e ci rivela una nota fondamentale del buddismo nell'importanza annessa all'estinzione del desiderio. Il nirvana, o " immortalità ", a cui prepara l'ascesi negativa, se pure non è il nulla, non è una forma immaginabile di esistenza; è un vero nichilismo morale, che talvolta accompagna il nichilismo ontologico, che ha in se stesso la propria condanna. L'ideale morale elevato che l'accompagna e la pratica benefica in cui sbocca sono solo attenuanti che lo rendono meno dannoso ed è evidente che, per quanto siano complesse le loro tendenze religiose, questi sistemi né dottrinalmente e metafisicamente, né moralmente hanno la necessaria consistenza per poter offrire un appoggio alle anime bramose di vita, avendo bisogno d'un pensiero solido che ne rassicuri la ragione e di una realtà che ne sazi il vuoto interiore.

Soltanto la Chiesa cattolica offre ciò che è loro necessario e indispensabile. Non è compito nostro esaminare " ex professo " le risorse delle altre confessioni cristiane, ma è noto che le Chiese ortodosse hanno una morale ristagnante e abitudinaria, con gravi alterazioni dommatiche.

I cristiani dissidenti.

- A prima vista, può sembrare che le sette protestanti qua e là conservino qualche vitalità, avendo attività sociali e missionarie alle volte fiorenti. Ma se uno spirito esigente esamina il loro contenuto dottrinale, resta certamente impressionato non solo dalle loro antiche, evidenti ed enormi variazioni, ma anche dalla dimenticanza delle verità cristiane più necessarie, poiché credono, e certamente a torto, di poter pensare diversamente sull'Eucaristia e restare cristiani; ma quando comincia ad attenuarsi il realismo soprannaturale, non sappiamo dove finirà la decadenza e tutte le deviazioni diventano possibili.

Sotto questo punto di vista, la storia delle Chiese protestanti è molto istruttiva. Ci sono tuttora protestanti veramente credenti, cioè aderenti al Cristo come a vero Uomo-Dio, ma ci sono anche molti che oggi hanno dimenticato o sfigurato questa verità essenziale. Di contro a questa dissoluzione intellettuale, dovuta evidentemente alle origini della Riforma, nella Chiesa cattolica c'è un realismo soprannaturale sempre e intransigentemente conservato contro le varie specie di modernismi e, nello stesso tempo, un senso mirabilmente esatto e profondo di tutti i diritti della ragione, di tutti i valori naturali, oggi rappresentati e difesi nella loro integrità dal solo realismo metafisico.

La Chiesa cattolica, maestra del soprannaturale e del divino, ha difeso la ragione contro la ragione, perché è integralmente colonna di verità e perché c'è una sola verità, che ha la sua sorgente in Dio, autore della ragione e della rivelazione, della natura e della grazia, in Dio autenticamente presente nella Chiesa cattolica.

Bisogna scegliere tra la Chiesa cattolica e il nichilismo religioso.

- Ecco perché la Chiesa cattolica diventa l'unico rifugio degli spiriti avidi di verità; ecco perché chiunque voglia sfuggire al nichilismo religioso, quando si sia posta seriamente la questione, si rivolge a lei come alla rocca incrollabile su cui potrà costruire la propria vita; ecco perché sempre sono in gioco proprio il tutto o il nulla, cioè aderire alla disciplina soprannaturale del cattolicesimo, a costo d'una rinuncia ampiamente compensata, o rinnegare ogni aspirazione a una vita interiore, ogni bisogno di una divina realtà.