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PIO XII: La "Leggenda nera"
di David G. Dalin
Cristianità n. 304 (2001)
Ancor
prima che Pio XII morisse, nel 1958, in Europa
già veniva messa in circolazione l’accusa
— un pezzo classico della propaganda comunista
contro l’Occidente — che il suo pontificato
era stato favorevole ai nazisti. Dopo
la morte del Papa l’accusa venne sommersa
da un’alluvione di omaggi tanto da parte di
ebrei quanto di gentili, per riaffiorare in
occasione della prima, nel 1963, de Il Vicario
(1), il dramma di uno scrittore tedesco di
sinistra — già membro della Hitlerjugend,
la "Gioventù hitleriana"
— di nome Rolf Hochhuth. Il
Vicario, romanzesco e fortemente polemico,
sosteneva che la preoccupazione di Pio XII
per le finanze vaticane lo aveva reso indifferente
di fronte alla distruzione dell’ebraismo europeo.
Ma, ciononostante, il dramma di Hochhuth —
sette ore di durata — ebbe un’eco notevole,
scatenando una controversia protrattasi lungo
gli anni 1960. E adesso, oltre trent’anni
dopo, quella controversia è riesplosa
all’improvviso e per ragioni non immediatamente
evidenti. Infatti,
il termine "esplosa" non descrive
adeguatamente l’attuale torrente di polemiche.
Negli ultimi diciotto mesi sono usciti nove
libri su Pio XII: Il Papa di Hitler. La storia
segreta di Pio XII di John Cornwell (2), Pio
XII e la Seconda Guerra mondiale negli Archivi
Vaticani di Pierre Blet (3), Papal Sin di
Garry Wills (4), Pio XII. Architetto di pace
di Margherita Marchione (5), Hitler, the War
and the Pope di Ronald J. Rychlak (6), The
Catholic Church and the Holocaust, 1930-1965
di Michael Phayer (7), Under His Very Windows.
The Vatican and the Holocaust in Italy di
Susan Zuccotti (8), The Defamation of Pius
XII di Ralph McInerny (9), e, più di
recente, Constantine’s Sword. The Church and
the Jews: A History di James Carroll (10). Dal
momento che quattro di essi — quelli di Blet,
della Marchione, di Rychlak e di McInerny
— prendono le difese del Papa, e due — i libri
di Wills e di Carroll — si occupano di Pio
XII solo nell’ambito di un più ampio
attacco contro il cattolicesimo, il quadro
può apparire equilibrato. Di fatto,
dopo averli letti tutti e nove, si deve concludere
che i difensori di Pio XII hanno gli argomenti
più forti, soprattutto con Hitler,
the War and the Pope di Rychlak, il migliore
e più accurato fra i lavori recenti,
un elegante volume di seria critica scientifica. Eppure,
quelli che hanno ottenuto maggior attenzione
sono i libri che denigrano il Papa, in particolare
Il Papa di Hitler, un volume ampiamente recensito
e messo in vendita con l’avviso che Pio XII
è stato "l’ecclesiastico più
pericoloso della storia moderna", senza
il quale "Hitler non avrebbe mai potuto
[...] farsi strada". Il "silenzio"
del Papa si sta affermando sempre più
come stabile opinione nei media americani:
"Il fatto che Pio XII abbia elevato l’interesse
privato cattolico al di sopra della coscienza
cattolica costituisce il punto più
basso raggiunto dalla storia moderna del cattolicesimo",
osservava quasi di sfuggita il New York Times
recensendo il mese scorso Constantine’s Sword
di Carroll. Strano
a dirsi, quasi tutti quelli oggi su questa
linea — dagli ex seminaristi John Cornwell
e Garry Wills all’ex prete James Carroll —
sono cattolici non praticanti o del dissenso.
Per i leader ebraici della vecchia generazione,
la campagna contro Pio XII sarebbe stata un
colpo. Durante e dopo la guerra molti ebrei
famosi — Albert Einstein, Golda Meir, Moshe
Sharett, il rabbino Isaac Herzog e innumerevoli
altri — espressero pubblicamente la loro gratitudine
a Pio XII. Nel suo libro uscito nel 1967 Roma
e gli ebrei. L’azione del Vaticano a favore
delle vittime del Nazismo (11) il diplomatico
Pinchas Lapide — che era stato console israeliano
a Milano e aveva intervistato alcuni italiani
sopravvissuti all’Olocausto — dichiarò
che Pio XII "fu lo strumento di salvezza
di almeno 700.000, ma forse anche 860.000,
ebrei che dovevano morire per mano nazista". Ciò
non significa che Eugenio Pacelli — il potente
ecclesiastico che aveva prestato servizio
come nunzio in Baviera e in Germania dal 1917
al 1929, e poi come Segretario di Stato vaticano
dal 1930 al 1939, prima di diventare Papa
Pio XII sei mesi prima dello scoppio della
seconda guerra mondiale — fosse amico degli
ebrei come lo è stato Giovanni Paolo
II. Né che Pio XII abbia avuto in definitiva
successo come difensore degli ebrei. Malgrado
i suoi disperati sforzi per mantenere la pace,
la guerra ci fu e, malgrado le sue proteste
contro le atrocità tedesche, il massacro
dell’Olocausto ebbe luogo. Anche se con il
senno di poi, uno studio accurato rivela che
la Chiesa cattolica perse l’occasione d’influenzare
gli eventi, sbagliò ad accreditare
in pieno le intenzioni dei nazisti e fu contagiata
in alcuni dei suoi membri da un occasionale
antisemitismo, che avrebbe approvato — e,
in qualche orrendo caso, anche ratificato
— l’ideologia nazista. Ma
fare di Pio XII un bersaglio del nostro sdegno
morale contro i nazisti e annoverare il cattolicesimo
fra le istituzioni delegittimate dall’orrore
dell’Olocausto significa mancare di comprensione
storica. Quasi nessuno dei recenti libri su
Pio XII e l’Olocausto è in realtà
su Pio XII e l’Olocausto. Il loro vero tema
si rivela essere una disputa fra cattolici
riguardo a come è diretta la Chiesa
oggi, con l’Olocausto che gioca il ruolo del
randello più grosso a disposizione
dei cattolici progressisti contro i tradizionalisti. Un
dibattito teologico sul futuro del papato
è ovviamente qualcosa in cui i non-cattolici
non dovrebbero farsi coinvolgere troppo in
profondità. Ma gli ebrei, quali che
siano i loro sentimenti nei confronti della
Chiesa cattolica, hanno il dovere di rifiutare
ogni tentativo di usurpare l’Olocausto e di
usarlo per ragioni di parte in questo dibattito,
particolarmente quando tale tentativo scredita
la testimonianza dei sopravvissuti all’Olocausto
ed estende a personaggi impropri la condanna
che invece appartiene a Hitler e ai nazisti. La
tecnica usata nei recenti attacchi a Pio XII
è semplice. Richiede solo che le prove
a favore siano interpretate nella peggiore
luce e sottoposte all’esame più rigoroso,
mentre le prove contro siano invece interpretate
nella miglior luce e non siano sottoposte
ad alcun esame. Così,
per esempio, quando Cornwell ne Il Papa di
Hitler si propone di provare che Papa Pio
è stato antisemita — un’accusa che
anche i più accaniti oppositori del
Pontefice hanno di rado sollevato —, fonda
gran parte del suo deferimento in giudizio
di Pacelli su una lettera del 1917 indirizzata
"al culto ebraico", come se per
un prelato cattolico italiano nato nel 1876
il termine "culto" avesse lo stesso
suono che ha oggi in inglese (12), e come
se lo stesso Cornwell non facesse occasionale
riferimento al culto cattolico dell’Assunzione
e al culto della Vergine Maria. (La parte
più immediatamente utile di Hitler,
the War and the Pope può essere considerata
l’epilogo di trenta pagine in cui Rychlak
si dedica a demolire questo genere di argomenti
contenuti ne Il Papa di Hitler). Lo
stesso modello è adottato in Under
His Very Windows della Zuccotti. Per esempio:
esiste testimonianza di un sacerdote secondo
cui il vescovo di Assisi, Giuseppe Nicolini,
tenendo una lettera in mano, dichiarò
che il Papa gli aveva scritto per chiedere
aiuto in favore degli ebrei italiani durante
la retata tedesca del 1943. Ma, poiché
il sacerdote non aveva effettivamente letto
la lettera, la Zuccotti ipotizza che il vescovo
avrebbe potuto ingannarlo, e che di conseguenza
la deposizione andrebbe rigettata. Si
può confrontare questo accostamento
scettico alla prova giudiziale con il modo
in cui fu esaminata, per esempio, un’intervista
del 1967, in cui il diplomatico tedesco Eitel
F. Mollhausen diceva di aver inviato informazioni
all’ambasciatore nazista in Vaticano, Ernst
von Weizsäcker, e che "presumeva"
che Weizsäcker le avesse trasmesse a
"funzionari" della Chiesa. La Zuccotti
assume questa presunzione come una prova irrefutabile
che il Papa aveva diretta conoscenza in anticipo
della retata tedesca. (Una lettura corretta
suggerisce invece che Pio XII avesse udito
voci a riguardo e le avesse riferite agli
occupanti tedeschi. La principessa Enza Pignatelli
Aragona narrò che, quando l’interruppe
portandogli la notizia della retata nel primo
mattino del 16 ottobre 1943, le prime parole
del Papa furono: "Ma i tedeschi avevano
promesso di non toccare gli ebrei!".) Attraverso
questo criterio duplice, gli scrittori recenti
non hanno problemi ad arrivare a due conclusioni
preconcette. La prima è che la Chiesa
cattolica deve accollarsi la colpa dell’Olocausto:
"Pio XII è il principale colpevole",
propone la Zuccotti. E la seconda è
che la colpevolezza del cattolicesimo è
dovuta ad aspetti della Chiesa che ora sono
rappresentati da Giovanni Paolo II. Infatti,
il parallelismo diviene chiaro nel capitolo
conclusivo de Il Papa di Hitler e lungo tutti
Papal Sin e Constantine’s Sword: il tradizionalismo
di Giovanni Paolo II fa tutt’uno con il presunto
antisemitismo di Pio XII; le attuali posizioni
vaticane sull’autorità del papa sono
in linea diretta con la complicità
nello sterminio nazista degli ebrei. Di fronte
a tale mostruosa equivalenza di ordine morale
e a un tale abuso dell’Olocausto, come possiamo
non avere obiezioni? È
vero: nel corso della disputa su Il Vicario
e ancora durante il difficoltoso iter vaticano
della sua causa di beatificazione — che si
protrae dal 1965 — Pio XII ha avuto denigratori
fra gli ebrei. Nel 1964, per esempio, Guenter
Lewy diede alla luce I nazisti e la Chiesa
(13), cui si aggiunse, nel 1966, Pio XII e
il Terzo Reich. Documenti di Saul Friedländer
(14). Entrambi i volumi sostenevano che l’anticomunismo
di Pio XII lo aveva portato ad appoggiare
Hitler come baluardo contro i russi. Ma,
mentre dal 1989 sono aumentate le informazioni
relative alle atrocità sovietiche e
l’ossessione anti-staliniana pare meno assurda
di quanto potesse sembrare a metà degli
anni 1960, di fatto sono altrettanto aumentate
le prove che Pio XII abbia accuratamente classificato
le minacce incombenti. Per esempio, nel 1942
egli disse a un visitatore: "È
ben vero che il pericolo comunista esiste,
ma in questo momento la minaccia nazista è
più seria". Egli intervenne altresì
presso i vescovi americani per sostenere la
concessione di prestiti ai sovietici e si
rifiutò esplicitamente di benedire
l’invasione nazista della Russia. (L’accusa
di acceso anticomunismo è, nonostante
questo, ancora viva: in Constantine’s Sword
Carroll attacca il concordato del 1933, che
Hitler sottoscrisse per la Germania, ponendo
la domanda: "Si può immaginare
che Pacelli avrebbe negoziato un accordo del
genere con i bolscevichi di Mosca?",
apparentemente non accorgendosi che era esattamente
quello che Pacelli aveva tentato a metà
degli anni 1920.) In
ogni modo, Pio XII fra gli ebrei ebbe anche
i suoi difensori. Oltre a Roma e gli ebrei
di Lapide si potrebbero elencare Pio XII e
gli ebrei, l’opuscolo scritto nel 1963 dal
membro dell’Anti-Defamation League Joseph
Lichten (15), nonché le graffianti
recensioni di Friedländer redatte da
Livia Rotkirchen, la storica dell’ebraismo
slovaco allo Yad Vashem, il Memoriale israeliano
dell’Olocausto. Jenö Levai, il grande
storico ungherese, s’arrabbiò a tal
punto davanti alle accuse di silenzio rivolte
al Papa che scrisse Hungarian Jewry and the
papacy. Pope Pius XII did not remain silent.
Reports, documents and records from church
and state archives assembled by Jeno Levai
— pubblicato in inglese nel 1968 —, con una
forte introduzione di Robert M. W. Kempner,
sostituto procuratore capo statunitense a
Norimberga (16). In
risposta ai nuovi attacchi contro Pio XII,
parecchi scienziati ebrei l’anno scorso hanno
preso posizione. Sir Martin Gilbert ha detto
a un intervistatore che Pio XII non merita
biasimo bensì ringraziamenti. Michael
Tagliacozzo, la principale autorità
fra gli ebrei romani durante l’Olocausto,
ha aggiunto: "Ho un raccoglitore sul
mio tavolo in Israele intitolato Calunnie
contro Pio XII [...]. Senza di lui, anche
molti di noi non sarebbero vivi". Richard
Breitman — l’unico storico autorizzato a studiare
gli archivi della seconda guerra mondiale
dello spionaggio statunitense — ha osservato
che i documenti segreti provano fino a qual
punto "Hitler diffidava della Santa Sede
perché nascondeva gli ebrei". Tuttora
il libro di Lapide del 1967 resta il più
autorevole lavoro svolto da un ebreo sull’argomento,
e nei trentaquattro anni trascorsi da allora
molto materiale si è reso disponibile
negli archivi vaticani e altrove. I nuovi
centri di storia orale hanno raccolto un’impressionante
massa d’interviste con sopravvissuti all’Olocausto,
cappellani militari e civili cattolici. Visti
i recenti attacchi, è venuto il tempo
di riprendere di nuovo le difese di Pio XII,
poiché, nonostante si presuma il contrario,
le migliori prove di natura storica confermano
ora che egli non tacque e che quasi nessuno
a quel tempo pensava che lo avesse fatto. Nel
gennaio del 1940, per esempio, il Papa diede
istruzione a Radio Vaticana di rivelare "le
tremende crudeltà di una barbara tirannia",
che i nazisti stavano infliggendo agli ebrei
e ai cattolici polacchi. Dando notizia della
trasmissione la settimana successiva, il Jewish
Advocate di Boston la lodò per quello
che in realtà era: un’"esplicita
denuncia delle atrocità tedesche nella
Polonia nazista, che le dichiarava un insulto
alla coscienza morale dell’umanità".
Il New York Times pubblicò un editoriale
in cui si diceva: "Ora il Vaticano ha
parlato, con un’autorità che non può
essere discussa e ha confermato i peggiori
indizi di terrore emersi dalla tenebra polacca".
In Inghilterra il Manchester Guardian salutò
Radio Vaticana come "l’avvocata più
potente della Polonia torturata". Qualsiasi
esame onesto e scrupoloso delle prove dimostra
che Pio XII è stato un tenace critico
del nazismo. Basta considerare solo alcuni
punti salienti della sua opposizione prima
della guerra. *
Dei quarantaquattro discorsi pronunciati da
Pacelli in Germania come nunzio pontificio
fra il 1917 e il 1929 quaranta denunciavano
qualche aspetto dell’emergente ideologia nazista. *
Nel marzo del 1935 scrisse una lettera aperta
al vescovo di Colonia in cui chiamava i nazisti
"falsi profeti con l’orgoglio di Lucifero". *
In quello stesso anno attaccava le ideologie
"possedute dalla superstizione della
razza e del sangue" davanti a un’enorme
folla di pellegrini a Lourdes. A Notre Dame
di Parigi, due anni dopo, chiamò la
Germania "quella nobile e potente nazione
che cattivi pastori vorrebbero portare fuori
strada verso l’ideologia della razza". *
Ad alcuni amici disse in privato che i nazisti
erano "diabolici". Hitler "è
completamente invasato", disse a quella
che fu per lungo tempo sua segretaria, suor
Pasqualina: "Tutto ciò che non
gli serve, lo distrugge [...]; quest’uomo
è capace di calpestare i cadaveri".
Incontrando nel 1935 l’eroico antinazista
Dietrich von Hildebrand dichiarò: "Non
vi può essere riconciliazione"
fra cristianesimo e razzismo nazista: essi
erano come "l’acqua e il fuoco". *
Nel 1930, l’anno dopo che Pacelli divenne
Segretario di Stato, fu fondata Radio Vaticana,
che cadeva fondamentalmente sotto il suo controllo.
Mentre sul quotidiano vaticano L’Osservatore
Romano vi furono interventi discontinui, benché
migliorassero nella misura in cui Pacelli
gradatamente ne prese carico — per esempio,
dando estesa notizia della Kristallnacht,
la "Notte dei cristalli", del 1938
(17) —, la stazione radio si comportò
invece sempre bene, con trasmissioni polemiche
al punto di richiedere agli ascoltatori di
pregare per gli ebrei perseguitati in Germania
a seguito delle leggi di Norimberga del 1935. *
Nel 1938, quando Pacelli era il principale
consigliere del suo predecessore, Pio XI fece
la famosa dichiarazione a un gruppo di pellegrini
belgi secondo cui "l’anti-semitismo è
inammissibile. Spiritualmente siamo tutti
semiti". E fu Pacelli a stendere la bozza
dell’enciclica di Pio XI Mit brennender Sorge,
"Con bruciante preoccupazione",
una condanna della Germania fra le più
dure mai emesse dalla Santa Sede. Infatti,
lungo tutti gli anni 1930, Pacelli fu largamente
oggetto di attacchi satirici da parte della
stampa nazista come il cardinale di Pio XI
"amante degli ebrei" per le oltre
cinquantacinque note di protesta inviate ai
tedeschi come Segretario di Stato vaticano. A
questi vanno aggiunti i punti salienti dell’azione
di Pio XII durante la guerra. *
La sua prima enciclica, Summi pontificatus,
pubblicata in fretta nel 1939 per implorare
la pace, era in parte la dichiarazione che
il ruolo del papato era di far appello a entrambi
i campi in conflitto piuttosto che condannarne
uno. Ma molto significativamente citava san
Paolo — "non esiste più greco
e giudeo", usando la parola "giudeo"
specificatamente nel contesto di un rigetto
dell’ideologia razziale. Il New York Times,
il 28 ottobre 1939, accolse l’enciclica con
il titolo di prima pagina Il Papa condanna
i dittatori, i violatori di trattati, il razzismo.
Aeroplani alleati lanciarono migliaia di copie
del giornale sulla Germania nello sforzo di
alimentare il sentimento antinazista. *
Nel 1939 e nel 1940, Pio XII agì da
intermediario segreto fra i congiurati tedeschi
contro Hitler e gl’inglesi e avrebbe corso
del pari un rischio avvisando gli Alleati
dell’imminente invasione tedesca di Olanda,
Belgio e Francia. *
Nel marzo del 1940, Pio XII concesse udienza
a Joachim von Ribbentrop, ministro degli Esteri
tedesco e unico nazista di alto rango a prendersi
la briga di visitare il Vaticano. Che i tedeschi
capissero qual era la posizione di Pio XII
era almeno chiaro: Ribbentrop espresse severe
critiche al Papa, accusandolo di parteggiare
per gli Alleati. Dopo la qual cosa Pio XII
cominciò la lettura di una lunga lista
di atrocità tedesche. "Con le
infiammate parole con cui parlò a Herr
Ribbentrop", scrisse il New York Times
il 14 marzo, Pio XII "si trovò
a essere il difensore degli ebrei in Germania
e in Polonia". *
Quando i vescovi francesi, nel 1942, diffusero
lettere pastorali che attaccavano le deportazioni,
Pio XII mandò il suo nunzio a protestare
presso il governo di Vichy contro "gl’inumani
arresti e le deportazioni di ebrei dalla zona
d’occupazione francese in Slesia e in certe
parti della Russia". Radio Vaticana commentò
le lettere episcopali per sei giorni di seguito,
in un momento in cui ascoltare Radio Vaticana
in Germania e in Polonia era un crimine per
cui alcuni furono condannati a morte. (Il
6 agosto 1942 il New York Times titolava:
Si dice che il Papa abbia lanciato un appello
per gli ebrei in lista di deportazione dalla
Francia. E il Times, tre settimane dopo, scriveva:
Vichy cattura gli ebrei. Ignorato Papa Pio
XII.) Come ritorsione, nell’autunno del 1942,
l’ufficio di Goebbels diffondeva dieci milioni
di copie di un opuscolo che definiva Pio XII
"il Papa filo-ebraico" e menzionava
esplicitamente i suoi interventi in Francia. *
Nell’estate del 1944, dopo la liberazione
di Roma e prima della fine della guerra, Pio
XII disse a un gruppo di ebrei romani che
erano venuti a ringraziarlo per la sua protezione:
"Per secoli gli ebrei sono stati ingiustamente
trattati e disprezzati. È tempo che
vengano trattati con giustizia e umanità.
Dio lo vuole e la Chiesa lo vuole. San Paolo
ci dice che gli ebrei sono nostri fratelli.
Essi dovrebbero essere accolti come amici". Dal
momento che questi esempi — e centinaia di
altri — nei libri che di recente hanno attaccato
Pio XII sono a uno a uno screditati, il lettore
perde di vista la loro enorme entità
e il loro effetto cumulativo, che non lasciava
nel dubbio nessuno, meno di tutti i nazisti,
sulla posizione del Papa. Un
esame approfondito rivela lo schema costantemente
adottato. Scrittori come Cornwell e la Zuccotti
considerano, per esempio, degno di nota il
messaggio natalizio del Papa del 1941 in primo
luogo perché sbaglia nel non usare
il linguaggio che useremmo noi oggi. Ma gli
osservatori contemporanei lo considerarono
del tutto esplicito. Nell’editoriale
del giorno seguente il New York Times dichiarava:
"La voce di Pio XII è una voce
isolata nel silenzio e nella tenebra che in
questo Natale avvolge l’Europa [...]. Nel
suo richiamo a "un autentico nuovo ordine"
basato sulla "libertà, la giustizia
e l’amore" [...] il Papa si schiera in
pieno contro l’hitlerismo". Così
pure il messaggio natalizio del Papa dell’anno
seguente — in cui esprimeva la sua preoccupazione
per quelle "centinaia di migliaia di
persone, le quali, senza veruna colpa propria,
talora solo per ragione di nazionalità
o di stirpe, sono destinate alla morte o ad
un progressivo deperimento" — venne largamente
inteso come una condanna pubblica dello sterminio
nazista degli ebrei. In verità, gli
stessi tedeschi lo videro come tale. Un’analisi
di fonte interna nazista così interpreta:
"Il suo discorso è un unico lungo
attacco a tutto ciò che rappresentiamo
[...]. Egli sta chiaramente parlando per conto
degli ebrei [...]. Sta virtualmente accusando
il popolo tedesco d’ingiustizia verso gli
ebrei e si fa portavoce dei criminali di guerra
ebraici". Inoltre,
questa consapevolezza nazista poteva avere
conseguenze tremende. Esistevano numerosi
precedenti perché il Papa temesse un’invasione:
Napoleone aveva assediato il Vaticano nel
1809 catturando Pio VII in punta di baionetta;
Pio IX fuggì da Roma per salvare la
vita dopo l’assassinio del suo ministro degl’Interni;
e Leone XIII fu costretto a una sorta di temporaneo
esilio, confinato in Vaticano per decenni,
alla fine del secolo XIX. Ancora,
Pio XII — inveiva il ministro degli Esteri
di Mussolini — era "pronto anche ad essere
deportato in un campo di concentramento, ma
non a fare alcunché contro coscienza".
Hitler parlava apertamente di entrare in Vaticano
per "far sloggiare tutta quella masnada
di puttanieri" e Pio XII era al corrente
dei vari piani nazisti per rapirlo. Ernst
von Weizsäcker ha scritto che egli metteva
regolarmente in guardia i funzionari vaticani
dal provocare Berlino. L’ambasciatore nazista
in Italia Rudolf Rahn descrive in termini
simili uno dei piani di rapimento hitleriani
e gli sforzi dei diplomatici tedeschi per
scongiurarlo. Il generale Karl Wolff testimoniò
di aver ricevuto, nel 1943, ordine da Hitler
di "occupare il più presto possibile
il Vaticano e la Città del Vaticano,
mettere al sicuro gli archivi e i tesori d’arte,
di valore unico, e di trasferire il Papa,
insieme alla Curia, per la loro protezione,
in modo che non cadessero nelle mani degli
Alleati ed esercitassero alcuna influenza
politica". All’inizio di dicembre del
1943 Wolff riuscì a dissuadere Hitler
dall’attuare il piano. Nel
valutare quali azioni Pio XII avrebbe potuto
svolgere, alcuni — e io fra loro — desiderano
che fossero state comminate scomuniche esplicite.
Certo, i nazisti battezzati erano già
incorsi automaticamente nella scomunica per
tutto quanto va dalla mancata frequenza alla
Messa all’omicidio non confessato e al pubblico
ripudio del cristianesimo. E, come rivelano
i suoi scritti e le conversazioni a tavola,
Hitler aveva smesso di considerarsi cattolico
— anzi, si considerava un anticattolico —
molto prima di salire al potere. Ma una dichiarazione
pontificia di scomunica avrebbe potuto in
qualche misura giovare. D’altra
parte, avrebbe potuto anche essere inutile.
Don Luigi Sturzo, fondatore del movimento
democratico cristiano in Italia negli anni
della guerra, fece notare che l’ultima volta
in cui "fu pronunciata una scomunica
contro un capo di Stato" né la
regina Elisabetta I, né Napoleone mutarono
la loro politica. "Le proteste di Pio
XII furono inutili. Sapeva — sostiene la Marchione
— che se avesse pubblicamente denunciato le
atrocità di Hitler verso gli ebrei,
la situazione sarebbe facilmente peggiorata.
Non solo avrebbe esposto i cattolici a pericoli
più gravi, ma sapeva anche che sarebbe
fallita la sua azione di aiuto agli ebrei.
Ogni volta che i vescovi cattolici protestarono,
i nazisti aumentarono le deportazioni e le
atrocità". I
sopravvissuti all’Olocausto come Marcus Melchior,
il rabbino capo danese, sostenne che "se
il Papa avesse solo aperto bocca, probabilmente
Hitler avrebbe trucidato molto più
dei sei milioni di ebrei che eliminò,
e forse avrebbe assassinato centinaia di milioni
di cattolici, solo se si fosse convinto di
aver bisogno di un tal numero di vittime".
Robert M. W. Kempner — in una lettera al direttore
dopo che il periodico Commentary, nel 1964,
pubblicò un brano del libro di Lewy
— rievocò la sua esperienza al processo
di Norimberga per affermare: "Ogni mossa
propagandistica della Chiesa cattolica contro
il Reich hitleriano sarebbe stato non solo
"un procurato suicidio" [...], ma
avrebbe affrettato l’esecuzione di ancor più
numerosi ebrei e sacerdoti". E
questa non è solo una preoccupazione
teorica. Una lettera pastorale dei vescovi
olandesi, che condannava "lo spietato
e ingiusto trattamento riservato agli ebrei",
venne letta nelle chiese cattoliche olandesi
nel luglio del 1942. La lettera, ben intenzionata
— che mostrava di essere ispirata da Pio XII
—, si rivelò in realtà controproducente.
Come nota Lapide: "La conclusione più
triste e sulla quale ci sarebbe molto da riflettere
è che, mentre il clero cattolico d’Olanda
protestava più vibratamente, più
formalmente e più spesso contro le
persecuzioni ebraiche di qualsiasi altro,
è stata proprio l’Olanda che ha visto
il numero maggiore di ebrei — circa 110.000,
circa il 79 per cento di tutti — deportato
verso i campi di sterminio, più di
qualunque altro Stato dell’Europa occidentale". Il
vescovo Jean Bernard del Lussemburgo, detenuto
a Dachau dal 1941 al 1942, avvisò il
Vaticano che "tutte le volte che venivano
sollevate proteste, il trattamento dei prigionieri
immediatamente peggiorava". Verso la
fine del 1942, l’arcivescovo Sapieha di Cracovia
e due altri vescovi polacchi, avendo sperimentato
le selvagge rappresaglie naziste, pregarono
Pio XII di non pubblicare le sue lettere sulle
condizioni della Polonia. Perfino la Zuccotti
ammette che, nel caso degli ebrei romani,
il Papa "avrebbe ben potuto essere preoccupato
per gli ebrei, per il fatto di nasconderli,
e per i loro protettori cattolici". Si
potrebbe naturalmente chiedere che cosa ci
sarebbe stato di peggio dell’omicidio di massa
di sei milioni di ebrei. La risposta è:
il massacro di altre centinaia di migliaia.
E il Vaticano ha operato nel senso di salvare
quelli che poteva salvare. La
sorte degli ebrei italiani è divenuta
uno dei maggiori argomenti delle critiche
contro Pio XII, nel senso che la mancanza
di senso cattolico nella sua stessa casa dimostrerebbe
apparentemente l’ipocrisia di ogni odierno
richiamo del Papa alla sua autorità
morale. (Si noti, per esempio, il titolo del
libro della Zuccotti: Under His Very Windows,
"Proprio sotto le sue finestre".) Ma
resta il fatto che mentre circa l’80 per cento
degli ebrei europei è perita durante
la seconda guerra mondiale, l’80 per cento
degli ebrei italiani furono salvati. Nei
mesi in cui Roma si trovava sotto l’occupazione
tedesca, Pio XII diede istruzioni al clero
italiano di salvare vite con ogni possibile
mezzo. (Una
fonte trascurata sulla condotta di Pio XII
durante questo periodo è la biografia,
del 1966, But for Grace of God: the story
of an Irish priest who became a resistence
leader and later a father to thousand of children
in the boy’s towns of Italy (18), di monsignor
John Patrick Carroll-Abbing, che lavorò
come soccorritore sotto la guida di Pio XII.) A
partire dall’ottobre del 1943, Pio XII domandò
alle chiese e ai conventi di tutta Italia
di dar rifugio agli ebrei. In conseguenza
di ciò — e malgrado Mussolini e i fascisti
avessero ceduto alle richieste di deportazioni
fatte da Hitler — molti cattolici italiani
disubbidirono agli ordini tedeschi. A
Roma, 155 conventi e monasteri diedero rifugio
a circa cinquemila ebrei. Almeno tremila ebrei
trovarono rifugio presso la residenza pontificia
estiva a Castelgandolfo. Sessanta ebrei vissero
per nove mesi nell’Università Gregoriana
e molti furono ospitati nella cantina del
Pontificio Istituto Biblico. Centinaia trovarono
asilo dentro il Vaticano stesso. Seguendo
le istruzioni di Pio XII, singoli sacerdoti
italiani, monaci, monache, cardinali e vescovi
si prodigarono a salvare la vita a migliaia
di ebrei. Il cardinale Boetto di Genova ne
salvò almeno ottocento. Il vescovo
di Assisi nascose trecento ebrei per oltre
due anni. Il vescovo di Campagna, mons. Giuseppe
Maria Palatucci, e due suoi parenti ne salvarono
anche di più a Fiume. Il
cardinale Pietro Palazzini, allora assistente
vice rettore del Seminario Romano, nascose
per parecchi mesi Michael Tagliacozzo e altri
ebrei italiani nel Seminario — che era di
proprietà del Vaticano — nel 1943 e
nel 1944. Nel 1985, lo Yad Vashem rese onore
al cardinale come a un Giusto fra le Nazioni,
e nell’accettare l’onorificenza Palazzini
sottolineò che "il merito è
interamente di Pio XII, che ci ordinò
di fare tutto ciò che potevamo fare
per salvare gli ebrei dalla persecuzione".
Anche alcuni laici prestarono aiuto e, nelle
loro deposizioni successive, attribuirono
invariabilmente al Papa la loro ispirazione
ad agire. Di
nuovo, la testimonianza più eloquente
viene dagli stessi nazisti. Documenti di provenienza
fascista, pubblicati nel 1998 — e riassunti
nel libro della Marchione Pio XII. Architetto
di pace —, parlano di un piano tedesco, denominato
Rabat-Fohn, che avrebbe dovuto essere eseguito
nel gennaio del 1944. Il piano prevedeva che
l’ottava divisione di cavalleria delle SS,
travestita da italiani, assalisse San Pietro
e attuasse "l’assassinio del Papa con
tutti i cardinali in Vaticano", e menzionava
specificamente quale causa "la protesta
pontificia in favore degli ebrei". La
stessa storia potrebbe venir ritrovata attraverso
tutta l’Europa. Se
vi è spazio per sostenere che la Chiesa
cattolica avrebbe dovuto sforzarsi di più
— in quanto restano gl’innegabili fatti che
davvero Hitler salì al potere, davvero
la seconda guerra mondiale si verificò
e davvero sei milioni di ebrei morirono —,
il punto di partenza della discussione dev’essere
la verità che la gente di quel tempo,
in uguale misura i nazisti e gli ebrei, compresero
che il Papa era l’oppositore più chiaro
dell’ideologia nazista. *
Già nel dicembre del 1940, in un articolo
sul Time Magazine, Albert Einstein rese così
omaggio a Pio XII: "Solo la Chiesa sbarra
pienamente il cammino alla campagna hitleriana
per la soppressione della verità. Prima
d’ora non ho avuto alcun interesse particolare
per la Chiesa, ma ora sento un grande affetto
e ammirazione per essa perché solo
la Chiesa ha avuto il coraggio e la perseveranza
di schierarsi dalla parte della verità
intellettuale e della libertà morale.
Sono pertanto costretto ad ammettere che quanto
una volta disprezzavo, ora lo apprezzo senza
riserve". *
Nel 1943, Chaim Weizmann, che sarebbe diventato
il primo presidente d’Israele, scrisse che
"la Santa Sede sta prestando il suo potente
aiuto dove può per attenuare la sorte
dei miei correligionari perseguitati". *
Moshe Sharett, il secondo nella serie dei
primi ministri israeliani, incontrò
Pio XII negli ultimi giorni di guerra e gli
disse che il suo "primo dovere era di
ringraziarlo e, attraverso lui, ringraziare
la Chiesa cattolica da parte dell’opinione
pubblica ebraica per tutto quanto avevano
fatto nei vari paesi per salvare gli ebrei". *
Il rabbino Isaac Herzog, rabbino capo d’Israele,
nel febbraio del 1944 inviò un messaggio
in cui dichiarava: "Il popolo d’Israele
non dimenticherà mai quello che Sua
Santità e i suoi illustri delegati,
ispirati dagli eterni princìpi della
religione, che formano le vere basi di un’autentica
civiltà, stanno facendo per i nostri
sfortunati fratelli e sorelle nell’ora più
tragica della nostra storia, prova vivente
dell’esistenza della divina Provvidenza in
questo mondo". *
Nel settembre del 1945, Leon Kubowitzky, segretario
generale del Congresso Ebraico Mondiale, ringraziò
personalmente il Papa per i suoi interventi
e il Congresso Ebraico Mondiale donò
20.000 dollari alla opere caritative vaticane
"in riconoscimento del lavoro svolto
dalla Santa Sede nel salvare gli ebrei dalle
persecuzioni fascista e nazista". *
Nel 1955, quando l’Italia celebrò il
decennale delle sua liberazione, l’Unione
delle Comunità Israelitiche Italiane
proclamò il 17 aprile Giorno della
Gratitudine, per l’assistenza avuta dal Papa
durante la guerra. *
Il 26 maggio 1955 l’Orchestra Filarmonica
d’Israele volò a Roma per un’esecuzione
speciale della Settima Sinfonia di Beethoven,
come espressione della duratura gratitudine
dello Stato d’Israele verso il Papa per l’aiuto
prestato al popolo ebraico durante l’Olocausto. Quest’ultimo
esempio è particolarmente significativo.
Per ragioni di Stato, la Filarmonica israeliana
non ha mai suonato la musica di Richard Wagner,
per la sua ben nota reputazione di "compositore
di Hitler" e di santo patrono culturale
del Terzo Reich. Specialmente durante gli
anni 1950, l’opinione pubblica israeliana,
in centinaia di migliaia dei suoi membri costituita
da sopravvissuti all’Olocausto, vedeva ancora
Wagner come simbolo del regime nazista. È
inconcepibile che il governo israeliano avrebbe
pagato le spese della trasferta di tutta l’orchestra
a Roma per rendere omaggio al "Papa di
Hitler". Al contrario, il concerto senza
precedenti della Filarmonica israeliana in
Vaticano fu un gesto unico comunitario di
riconoscimento collettivo offerto a un grande
amico del popolo ebraico. Centinaia
di altri reperti storici potrebbero essere
citati. Nella conclusione di Under His Very
Windows la Zuccotti scarta — come mal diretto,
male informato o perfino ambiguo — l’elogio
che Pio XII ricevette dai leader e dagli scienziati
ebrei, come pure le espressioni di gratitudine
dei cappellani ebrei e dei sopravvissuti all’Olocausto,
che diedero testimonianza personale dell’assistenza
ricevuta dal Papa. Che
la studiosa si comporti così è
inquietante. Negare la legittimità
della gratitudine da loro espressa a Pio XII
equivale a negare la credibilità della
loro testimonianza personale e del loro personale
giudizio sull’Olocausto stesso. "Più
di chiunque altro — ricordava Elio Toaff,
un ebreo italiano che visse attraverso l’Olocausto
e divenne in seguito rabbino capo di Roma
— noi abbiamo avuto modo di beneficare della
grande e caritatevole bontà e della
magnanimità del rimpianto Pontefice,
durante gli anni della persecuzione e del
terrore, quando ogni speranza sembrava essere
morta per noi". Ma
la Zuccotti non è sola. Vi è
un’inquietante componente in quasi tutti i
lavori attuali su Pio XII. A parte il libro
di Rychlak Hitler, the War and the Pope, nessuno
dei libri recenti — dal brutale attacco di
Cornwell ne Il Papa di Hitler alla difesa
acritica che McIrnery fa in The Defamation
of Pius XII — è in ultima analisi un
libro sull’Olocausto. Tutti sono intenti a
utilizzare le sofferenze degli ebrei di cinquant’anni
fa per imporre cambiamenti in seno alla Chiesa
cattolica odierna. Questo
abuso dell’Olocausto deve essere rifiutato.
Un resoconto veritiero su Pio XII arriverebbe,
credo, all’esatto opposto delle conclusioni
di Cornwell: Pio XII non fu il Papa di Hitler,
bensì in lui gli ebrei ebbero il maggior
sostenitore papale che abbiano mai avuto,
e proprio nel momento in cui era più
importante averlo. Nel
1983, scrivendo su Yad Vashem Studies, John
S. Conway — la maggiore autorità in
materia degli undici volumi degli Actes et
Documents du Saint-Siège relatifs à
la seconde Guerre mondiale — così concludeva:
"Un rigoroso studio delle molte migliaia
di documenti pubblicati in questi volumi offre
scarso sostegno alle tesi che l’autoperpetuazione
ecclesiastica sia stata il motivo principale
della condotta dei diplomatici vaticani. Piuttosto,
l’immagine che ne emerge è quella di
un gruppo di uomini intelligenti e coscienziosi,
che cercarono di perseguire le vie della pace
e della giustizia in un tempo in cui questi
ideali erano inesorabilmente ridotti all’irrilevanza
in un mondo di "guerra totale"".
Questi volumi trascurati — che il lettore
inglese può trovare riassunti nel libro
di Blet Pio XII e la Seconda Guerra mondiale
negli Archivi Vaticani — rivelerà "ancora
più chiaramente e in modo più
convincente — come Giovanni Paolo II ha detto
a un gruppo di leader ebrei a Miami nel 1987
— quanto profondamente Pio XII ha sentito
la tragedia del popolo ebraico, e quanto intensamente
ed efficacemente si è adoperato per
assisterlo durante la Seconda Guerra Mondiale". Il
Talmud insegna che "chiunque salva una
vita, è considerato dalla Scrittura
come se avesse salvato il mondo intero".
Pio XII ha adempiuto questo detto talmudico
più di ogni altro leader del secolo
XX, quando fu in gioco la sorte dell’ebraismo
europeo. Nessun altro papa è stato
così largamente apprezzato dagli ebrei,
ed essi non si sbagliarono. La loro gratitudine,
come pure quella dell’intera generazione di
sopravvissuti all’Olocausto, attesta che Pio
XII fu genuinamente e profondamente un Giusto
fra le Nazioni. David
G. Dalin * Pius
XII and the Jews. A defense, in © The
weekly Standard, volume 6, n. 23, New York
26-2-2001. Traduzione redazionale. Le note,
pure redazionali, si limitano — con poche
eccezioni — a dare gli estremi bibliografici
delle opere esaminate dall’autore; anche le
citazioni reperite in lingua italiana sono
state lasciate senza rimando per non alterare
il testo originale. *** (1)
Cfr. Rolf Hochhuth, Il Vicario, dramma in
5 atti, trad. it., con una prefazione di Carlo
Bo, Feltrinelli, Milano 1964. (2)
Cfr. John Cornwell, Il Papa di Hitler. La
storia segreta di Pio XII, trad. it., Garzanti,
Milano 2000. (3)
Cfr. Pierre Blet S.J, Pio XII e la Seconda
Guerra mondiale negli Archivi Vaticani, trad.
it., San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano)
1999. (4)
Cfr. Garry Wills, Papal Sin. Structures of
Deceit [Peccato pontificio. Strutture d’inganno],
Doubleday, New York 2000. (5)
Cfr. suor Margherita Marchione, delle Maestre
Pie Filippini, Pio XII. Architetto di pace,
Editoriale Pantheon, Roma 2000. (6)
C fr. Ronald J. Rychlak, Hitler, the War and
the Pope [Hitler, la guerra e il Papa], Our
Sunday Visitor, Huntington (Indiana) 2000. (7)
Cfr. Michael Phayer, The Catholic Church and
the Holocaust, 1930-1965 [La Chiesa cattolica
e l’Olocausto. 1930-1965], Indiana University
Press, Bloomington (Indiana) 2000. (8)
Cfr. Susan Zuccotti, Under His Very Windows.
The Vatican and the Holocaust in Italy [Proprio
sotto le sue finestre. Il Vaticano e l’Olocausto
in Italia], Yale University Press, New Haven
(Connecticut) 2000. (9)
Cfr. Ralph McInerny, The Defamation of Pius
XII [La diffamazione di Pio XII], St. Augustine’s,
South Bend (Indiana) 2000. (10)
Cfr. James Carroll, Constantine’s Sword. The
Church and the Jews: A History [La spada di
Costantino. La Chiesa e gli ebrei. Una storia],
Hougthon Mifflin Company, Boston (Massachusetts)
2001. (11)
Cfr. Pinchas Emilio Lapide, Roma e gli ebrei.
L’azione del Vaticano a favore delle vittime
del Nazismo, trad. it., Mondadori, Milano
1967. (12)
Con il termine cult l’inglese attuale traduce
sia l’italiano "culto" — è
il senso in cui usa il termine Pio XII riferito
alla religione ebraica —, sia l’italiano "setta",
in senso peggiorativo. (13)
Cfr. Guenter Lewy, I nazisti e la Chiesa,
trad. it., Il Saggiatore, Milano 1965. (14)
Cfr. Saul Friedländer, Pio XII e il Terzo
Reich. Documenti, trad. it., Feltrinelli,
Milano 1965. (15)
Cfr. Joseph L. Lichten, Pio XII e gli ebrei,
trad. it., Edizioni Dehoniane, Bologna 1988. (16)
Cfr. Jenö Levai, Hungarian Jewry and
the papacy. Pope Pius XII did not remain silent.
Reports, documents and records from church
and state archives assembled by Jeno Levai
[L’ebraismo ungherese e il papato. Papa Pio
XII non restò in silenzio. Resoconti,
documenti e testimonianze dagli archivi ecclesiastici
e statali raccolti da Jeno Levai], ed. inglese,
con introduzione di Robert M. W. Kempner,
Sands and Co. Ltd., Londra 1968). (18)
Cfr. monsignor John Patrick Carroll-Abbing,
But for Grace of God: the story of an Irish
priest who became a resistence leader and
later a father to thousand of children in
the boy’s towns of Italy [Se non per grazia
di Dio. La storia di un sacerdote irlandese
divenuto un capo della resistenza e poi un
padre per migliaia di fanciulli nelle città
dei ragazzi d’Italia], con prefazione del
card. Giuseppe Pizzardo, Secker & Warburg,
Londra 1966. David
G. Dalin: nota bio-bibliografica David
Gil Dalin nasce a San Francisco, in California,
negli Stati Uniti d’America, nel 1949. Rabbino
di osservanza conservative, appartiene alla
corrente religiosa ebraica che si colloca
intermediamente fra gli "ortodossi"
e i "riformati" e che rappresenterebbe
circa il 55% della popolazione ebraica del
paese. Laureato
a Berkeley, ha insegnato in vari atenei e
seminari ebraici statunitensi. Attualmente
è docente di studi giudaici alla Georgetown
University di Washington. Dal 1989 ha pubblicato
— da solo e con altri — e ha curato più
volumi sulle relazioni fra la religione ebraica
e lo Stato in America, fra i quali, con Alfred
J. Kolatch, The presidents of the United States
& the Jews, "I presidenti degli Stati
Uniti e gli ebrei" (Jonathan David Publishers,
Middle Village [New York] 2000); e, con Jonathan
D. Sarna, Religion and State in the American
Jewish experience, "Religione e Stato
nell’esperienza ebraica americana" (University
of Notre Dame Press, Notre Dame [Indiana]
1997). Collabora
a diverse riviste americane — ebraiche e non
—, fra le quali The weekly Standard di New
York.
«L’elezione
del cardinale Pacelli non è accettata
con favore dalla Germania perché
egli si è sempre opposto al nazismo»
Berliner
Morgenpost(organo del movimento
nazista), 3 marzo 1939.
«In
una maniera mai conosciuta prima il papa
ha ripudiato il Nuovo Ordine Europeo Nazionalsocialista.
È vero che il papa non ha mai fatto
riferimento al Nazionalsocialismo germanico
per nome, ma il suo discorso è un
lungo attacco ad ogni cosa che noi sosteniamo
ed in cui crediamo ... Inoltre egli ha parlato
chiaramente in favore degli ebrei»
Rapporto
della Gestapo riportato nel servizio "Judging
Pope Pius XII", Inside the Vatican,
giugno 1997, p. 12.
«Essendo
un amante della libertà, quando avvenne
la rivoluzione in Germania, guardai con
fiducia alle università sapendo che
queste si erano sempre vantate della loro
devozione alla causa della verità.
Ma le università vennero zittite.
Allora guardai ai grandi editori dei quotidiani
che in ardenti editoriali proclamavano il
loro amore per la libertà. Ma anche
loro, come le università vennero
ridotti al silenzio, soffocati nell’arco
di poche settimane.
Solo la Chiesa rimase ferma in piedi a sbarrare
la strada alle campagne di Hitler per sopprimere
la verità.
Io non ho mai provato nessun interesse particolare
per la Chiesa prima, ma ora provo nei suoi
confronti grande affetto e ammirazione,
perché la Chiesa da sola ha avuto
il coraggio e l’ostinazione per sostenere
la verità intellettuale e la libertà
morale. Devo confessare che ciò che
io una volta disprezzavo, ora lodo incondizionatamente».
Dichiarazione
di Albert Einstein pubblicata da Time
magazine, 23 dicembre 1940, p.40.
«Il
Congresso dei delegati delle comunità
israelitiche italiane, tenutosi a Roma per
la prima volta dopo la liberazione, sente
imperioso il dovere di rivolgere reverente
omaggio alla Santità Vostra, ed esprimere
il più profondo senso di gratitudine
che anima gli ebrei tutti, per le prove
di umana fratellanza loro fornite dalla
Chiesa durante gli anni delle persecuzioni
e quando la loro vita fu posta in pericolo
dalla barbarie nazifascista».
Attestato
delle Comunità israelitiche italiane
che si trova al Museo della Liberazione
in Via Tasso a Roma.
«Il
clero italiano aiutò numerosi israeliti
e li nascose nei monasteri e il Papa intervenne
personalmente a favore di quelli arrestati
dai nazisti».
Gideon
Hausner procuratore Generale israeliano
nel processo contro Eichmann, il 18 ottobre
1961.
«I
ripetuti interventi dei Santo Padre in favore
delle comunità ebraiche in Europa
evocano un profondo sentimento di apprezzamento
e gratitudine da parte degli ebrei di tutto
il mondo".
Rabbino
Maurice Perizweig, direttore del World
Jewish Congress
«Quando
il terribile martirio si abbattè
sul nostro popolo, la voce dei Papa si elevò
per le sue vittime. La vita dei nostro tempo
fu arricchita da una voce che chiaramente
parlò circa le grandi verità
morali. ( ... ) Piangiamo un grande servitore
della pace».
Golda
Meir, 8 ottobre 1958
«Il
mio parere è che il pensare che Pio
XII potesse esercitare un influsso su un
minorato psichico qual era Hitler poggi
sulla base di un malinteso. Se il Papa avesse
solo aperto bocca, probabilmente Hitler
avrebbe trucidato molti di più dei
sei milioni di ebrei che eliminò,
e forse avrebbe assassinato centinaia di
milioni di cattolici, solo se si fosse convinto
di aver bisogno di un tale numero di vittime.
Siamo prossimi al 9 novembre, giorno in
cui ricorre il venticinquesimo anniversario
della Notte dei Cristalli; in tal giorno
noi ricorderemo la protesta fiammeggiante
che Pio XII elevò a suo tempo. Egli
divenne intercessore contro gli orrori che
a quel tempo commossero il mondo intero»
Dichiarazione del
gran Rabbino di Danimarca, dott. Marcus
Melchior, riportata da KNA (agenzia di
stampa danese), dispaccio n. 214, 5 novembre
1963
F.A.Q
su Pio XII
tratte da due interviste di Antonio Gaspari
(risposte di P. Peter Gumpel S.J.)
(risposte
di P. Pierre Blet S.J.)
Rabbino
di New York chiede che Pio XII venga riconosciuto
come “Giusto”
Giustizia
per Papa Pio XII di
HERBERT SCHAMBECK (Presidente del Parlamento
della Repubblica Federale d'Austria)
Ad
una statua della Madonna gli ebrei romani
hanno affidato il "grazie" alle
suore che li hanno salvati di
GIAMPAOLO MATTEI
La
leggenda alla prova degli archivi
di PIERRE BLET, S.I.
Ebrei
nascosti e protetti nelle Case Religiose
maschili (in Roma)
Ebrei
rifugiati nelle Case Religiose femminili
(in Roma)
Elenco
dei "Giusti tra le Nazioni"
italiani
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