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il miracolo delle origini cristiane

tratto dall'Enciclopedia di Apologetica - quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE Nos raisons de croire - Réponses aux objection

 

§ 1. – I fatti.

Ricordiamo brevemente i fatti. Verso l'anno 80 un uomo, che si è presentato come Messia e più ancora come il vero Figlio di Dio, muore crocefisso a Gerusalemme, dopo essere stato condannato dalle autorità giudaiche e dal procuratore romano Ponzio Pilato; resuscita il terzo giorno dopo la morte, ma non tarda a scomparire definitivamente dalla storia. Per continuare la sua opera, cioè predicare in tutto il mondo la buona novella del regno di Dio, lascia alcuni discepoli, umili pescatori di Galilea o di bassa condizione, che hanno l'unica arma nell'ardore della loro fede. Simon Pietro è il capo di questi discepoli. Dopo l'arresto del suo Maestro, Pietro si è dimostrato vile, non si è peritato di rinnegarlo; poi s'è rialzato; la resurrezione gli ha restituito tutta la fiducia ed ha una sicurezza irremovibile. Ma che cos'è tutto questo per vincere il mondo e la sua indifferenza?

Tuttavia il giorno di Pentecoste lo Spirito Santo discende sugli apostoli, ed allora essi inaugurano la loro missione: annunciano a Gerusalemme Gesù Messia e Figlio di Dio e riescono a convenire un gran numero di Giudei. Ma subito i sinedriti s'inquietano, interrogano gli apostoli, li arrestano, proibiscono di predicare. Tuttavia la Chiesa nascente ha continuato la sua strada e a poco a poco s'organizza con le sue riunioni liturgiche e con le distribuzioni caritative.

Passano alcuni anni in cui pare non si faccia ancora propaganda fuori di Gerusalemme; gli apostoli spendono tutte le loro cure attorno alla comunità che si sono riuniti intorno e nella quale già si manifestano segni di discordia. L'elezione dei diaconi permette loro di risolvere il problema sollevato dalla presenza di convertiti ellenisti accanto ai fedeli di lingua aramaica; permette pure a uno dei diaconi, Stefano, di farsi notare per l'ardore della sua fede. In seguito a un tumulto popolare, Stefano viene lapidato e i cristiani ellenisti devono lasciare Gerusalemme.

Questa dispersione segna un momento capitale nella storia della Chiesa nascente. Grazie ad essa, il Vangelo viene annunciato non solo fuori di Gerusalemme, ma anche fuori della Palestina: l'isola di Cipro, la Siria, Antiochia sentono allora parlare di Gesù; ovunque il nome del Salvatore viene accolto con favore, ovunque avvengono conversioni, che accrescono l'irraggiamento della Chiesa.

Anche la conversione di San Paolo, avvenuta poco tempo dopo il martirio di Stefano, è un avvenimento decisivo, perché il neoconvertito ha un'anima di fuoco; il Cristo impossessandosi di lui lo conquista interamente. Si noti intanto che tra la grande visione nella via di Damasco e l'inizio dei viaggi missionari di San Paolo passano parecchi anni: sono anni di preparazione, di riflessione, d'attesa, e sarebbe a noi infinitamente prezioso conoscere dettagliatamente come li impiegò. Del resto, anche quando cominciò a predicare il Vangelo, Paolo restò un predicatore tra molti altri, dei quali non conosciamo nemmeno il nome. Per lui non c'è nessuna risorsa che umanamente possa facilitargli il compito: è povero e deve lavorare per guadagnarsi la vita quotidiana; è piccolo e non si impone con la presenza; le sue lettere sono terribili, insinuano con malizia gli avversari, ma la sua presenza è timida e impacciata; spesso è malato, e pare soffra di occhi per un'infermità che non contribuisce ad accrescergli la prestanza. Intanto percorre il mondo e ovunque passa riesce a conquistare anime, a organizzare comunità.

Quando muore nella persecuzione di Nerone, ci sono Chiese cristiane non solo in Gerusalemme e nella restante Palestina, ma in Fenicia, Cilicia, Siria, nell'isola di Cipro, a Perge di Panfilia, ad Antiochia di Pisidia, a Iconio, a Listri e Derbe, in Galizia, in Cappadocia, in Bitinia, ad Efeso, a Colossi, a Laodicea; il Vangelo è penetrato in Europa, si è stabilito a Filippi in Macedonia, a Tessalonica, Berea, Nicopoli d'Epiro, ad Atene, Corinto, Creta, nell'Illirico, in Dalmazia, a Roma e Pozzuoli. E non è inverosimile che le conquiste abbiano raggiunto la Spagna, l'Egitto e Cartagine.

Le comunità cristiane cosi disseminate sulle coste del Mediterraneo, non sono molto considerevoli, e il mondo è lungi dall'essere convertito. In grandi città come Antiochia, Roma, Efeso o Alessandria che cosa sono alcune centinaia di uomini e donne, che si riuniscono per adorare il Dio unico, per rendere omaggio a Gesù come Figlio di Dio, per celebrare l'Eucarestia in ricordo dell'ultima Cena del Signore? Nulla in apparenza: ma in realtà molto, perché queste comunità cristiane sono ferventi, in ciascuna lo Spirito Santo si manifesta con carismi che conservano e sviluppano l'ardore della fede; in ognuna regna soprattutto la carità, che assicura la perfetta coesione di tutti i suo membri.

Cosa ancor più notevole è che la stessa coesione regni tra tutte le comunità. Certo, influisce la personalità di San Paolo specialmente quando si tratta delle Chiese fondate da lui stesso; l'Apostolo non dimentica nessuna delle sue care Chiese; quando può vi ritorna, manda questo o quel suo discepolo a visitarle, ne riceve messaggi, scrive lettere; più ancora manda lettere a Chiese che non ha mai visitato, come quella romana. Ma c'è altro, ed è l'essenziale. In qualunque luogo siano, i cristiani si sentono e sono realmente fratelli. La fede e la carità li uniscono tra loro, malgrado le distanze e nonostante le differenze delle classi sociali.

§ 2. - ha condizione della Chiesa nascente.

Questi i fatti che bisogna ricordare. Più che mai ora si pone il problema di spiegare tale diffusione del Vangelo in cosi poco tempo e con mezzi umani tanto scarsi. Fermiamo ancora lo sguardo negli anni intorno al 65, quando scomparvero i grandi apostoli Pietro e Paolo. Avremmo potuto continuare le nostre ricerche fin verso la fine del primo secolo e il nostro stupore sarebbe stato ancor più grande, perché la propaganda cristiana si sviluppa nonostante gli ostacoli crescenti, le eresie e gli scismi che l'attaccano dall'interno, le persecuzioni che le si oppongono dall'esterno : la Chiesa è diventata un vero e grande albero. Dal regno di Nerone in poi neppure i più indifferenti possono ignorare il fatto cristiano, e Tacito ci dice che, solo a Roma, una grande moltitudine di credenti furono vittime dell'editto imperiale. Altre religioni si diffusero per il mondo: i culti orientali ebbero fedeli dappertutto, il giudaismo contava proseliti e circoncisi; ma nessuno manifestò vitalità simile a quella del cristianesimo.

Circostanze favorevoli.

- Unità amministrativa. - Non dimenticheremo le circostanze che poterono favorire la predicazione cristiana, prima fra tutte l'unità amministrativa creata dall'impero romano nel mondo mediterraneo, a Per annunciare la buona novella al mondo bisogna viaggiare in pace da una parte all'altra dell'impero: ma questo sarebbe impossibile senza strade, senza polizia, senza la sicurezza in tutte le regioni grazie agli eserciti, ai funzionari, alla sorveglianza romana. Il rispetto che ispirava il nome romano si misura dalle scene degli Atti dove San Paolo si fa forte della sua qualità di civis. A Filippi gli vengono presentate le scuse, a Gerusalemme viene salvato da una morte certa, ad Efeso l'apostolo è l'amico degli Asiarchi e il loro segretario prende le sue difese contro la folla che voleva linciarlo. Il piccolo discorso dello scrivano è particolarmente istruttivo : "Vi è qualcosa da lamentarsi? vi sono giorni d'udienza e vi sono i proconsoli". Si sente che c'è un ordine mantenuto da un'autorità severa ma giusta. Data la turbolenza e l'odio dei Giudei, Paolo avrebbe certo dovuto finire col cadere sotto i loro colpi, se Roma non lo avesse protetto. A Corinto, come ovunque, i suoi correligionari lo provocano, ma bastano poche parole di Gallione per calmarli, perché dietro al proconsole temevano la forza romana. "Paolo restò ancora a lungo a Corinto" dicono gli Atti, e questo perché non fu più disturbato" (A. J. Festugière). Già nel secondo secolo gli apologisti si compiacciono di rilevare le notevoli coincidenze che uniscono la creazione dell'impero romano e gl'inizi della predicazione evangelica, ed hanno ragione poiché la diffusione della buona novella fu assai facilitata dalla pace romana.

Ellenizzazione del mondo antico. - La predicazione fu pure favorita dall'ellenizzazione del mondo antico, per cui dalle sponde dell'Eufrate alle colonne d'Ercole; dalle rive del Reno e del Danubio alle sabbie dei grandi deserti africani c'era una sola civiltà e una sola lingua. Il Vangelo era certo destinato a varcare i confini dell'impero e quelli dell'ellenismo, e in molte parti cominciò la conquista del mondo barbaro; però il suo primo campo d'azione fu quello dove si parlava il greco, e dove tutte le forme della cultura spirituale erano modellate dallo spirito greco. Paolo per annunciare il Cristo crocefisso non ha bisogno di conoscere molte lingue, perché esprimendosi in greco viene compreso, si rivolga ai Galati o ai Romani. In tutte le chiese si possono leggere le sue Lettere, senza bisogno di farle tradurre, e quando si serve del paragone dei giochi, delle corse dei carri, delle anni dei soldati, tutti sanno che cosa voglia dire, perché dappertutto il popolo vede legionari romani o applaude alle prodezze degli atleti.

Diffusione del giudaismo. - Aggiungiamo infine che anche la diffusione del giudaismo aiutò, a suo modo, la propaganda cristiana. In tutte le grandi città dell'impero e specialmente nei porti, nei centri commerciali, sono presenti i Giudei. Sono certo poco amati, sono motteggiati, talvolta sorgono tumulti contro di loro; ma sono conosciuti e, malgrado tutto, s'impongono per il loro rispetto alla Legge, la pietà, la solidarietà che li unisce; ovunque leggono i loro libri santi nella veneranda traduzione dei Settanta. San Paolo regolarmente e prima di tutto si rivolge a loro; non sono forse il popolo di Dio? non attendono il Messia che l'Apostolo annuncia venuto? È noto che ordinariamente ricevono molto male il messaggio cristiano. Ma intanto Paolo tra di essi trova le sue prime reclute, che sono fedeli a tutta prova. Il cristianesimo in principio appare ai pagani come una setta giudaica, perché proclama l'unità di Dio, riconosce l'autorità del Vecchio Testamento, predica il Messia promesso dai profeti. Da parte loro i Giudei non si possono disinteressare d'un movimento partito dalla Giudea, i cui predicatori sono correligionari. Per quanto siano grandi le resistenze finali del giudaismo, non permettono però di dimenticare il compito che la Diaspora svolse nella diffusione del Vangelo.

Ostacoli. - Necessità che il cristianesimo prendesse coscienza di se stesso. Ma accanto a queste agevolazioni, quanti ostacoli! Primo fra tutti quello proveniente anche dalla necessità che il cristianesimo nascente prendesse piena coscienza di se stesso. Tempo addietro la scuola di Tubinga esagerò assai la pretesa opposizione di San Pietro e di San Paolo, vedendo in una controversia passeggera il fatto capitale di tutta la storia della Chiesa antica. Bisogna conservare all'incidente d'Antiochia il suo vero posto, che pare minimo. San Paolo, il solo che ce lo fa conoscere, ce lo riporta così: " Ma quando Cefa venne ad Antiochia, di presenza mi opposi a lui, perché la sua condotta era ripresa. Infatti prima della venuta d'alcuni da parte di Giacomo, egli prendeva cibo insieme con i gentili; ma dopo il loro arrivo si sottraeva e si teneva in disparte per timore dei circoncisi. E anche gli altri Giudei simularono insieme con lui, cosicché lo stesso Barnaba si lasciò tirare alla loro simulazione. Ora, quando io vidi che non procedevano secondo la verità del Vangelo, dissi a Cefa in presenza di tutti: Se tu, pur essendo giudeo, vivi da gentile e non da giudeo, come obblighi i gentili a giudaizzare? Noi siamo giudei per nascita e non peccatori provenienti dai gentili; ma sapendo che nessun uomo è giustificato per le opere della Legge, ma per la fede di Gesù Cristo, anche noi abbiamo creduto nel Cristo Gesù per essere giustificati in forza della fede e non in virtù delle opere della Legge; poiché mediante le opere della Legge nessuno sarà giustificato " (Gai., 2, 11-16).

È certo che non tardò a ritornare la buona armonia tra i due grandi apostoli, e nulla ci autorizza ad affermare che la loro rivalità abbia pesato a lungo sui destini della Chiesa. D'altronde il problema che era sorto superava di molto le persone, per quanto importanti potessero essere. Per alcuni anni il cristianesimo aveva fatto conquiste solo tra i Giudei ed era naturale che i convertiti conservassero i loro usi, costumi, tradizioni, salissero al tempio per pregare, s'astenessero dai cibi proibiti dalla Legge, evitassero i rapporti con i pagani. Ma cosi non poteva più essere dal giorno che le missioni in terra pagana avevano fatto entrare nella Chiesa un grande numero di credenti, i quali non avevano mai avuto nulla in comune col giudaismo e non amavano certo d'essere caricati del giogo insopportabile imposto dalla Legge, commentata dalle tradizioni rabbiniche. Essi accettano con gioia la dottrina del Cristo, perché promette loro la liberazione e la salvezza, ma non vogliono sentir parlare di giudaismo. La soluzione data dalla prima riunione di Gerusalemme, dopo il primo viaggio missionario di San Paolo, è in qualche modo una soluzione provvisoria, che i fatti non tarderanno a superare: " È sembrato bene, scrivono gli apostoli e gli anziani, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro peso oltre il necessario: di astenervi dagl'idolotiti, dal sangue, dagli animali soffocati, dalla fornicazione " (At., 15, 28-29). Il tono di questo testo ci stupisce, specialmente per l'accenno alla fornicazione, messa dopo i precetti sugli alimenti. Ma dobbiamo ammetterla tale e quale, per la tradizione manoscritta. L'importanza del decreto d'altronde viene molto più dalle autorità che lo propongono e lo promulgano, che dalle interdizioni che contiene. Di queste, a parte l'esigenza della purezza, non si farà più questione. Le osservanze giudaiche non legano i cristiani: questa la regola applicata ovunque nelle comunità cristiane fondate da San Paolo. Se per un tempo assai lungo si trovano ancora cristiani venuti dal giudaismo, che osservano la Legge di Mosè, sono eccezioni, stanno a sé e sono considerati come ritardatari. Bisogna leggere soprattutto le Lettere ai Galati e ai Romani, che trattano il problema in tutta la sua ampiezza, per rendersi conto dei pericoli che certi giudaizzanti poterono far correre alla Chiesa primitiva e dell'urgenza del cristianesimo di separarsi nettamente dal giudaismo.

Se i Giudei resistono alla predicazione cristiana per l'attaccamento alle loro tradizioni, i pagani offrono ben altri ostacoli, tra i quali uno dei più gravi è la purezza morale richiesta dalla conversione. Spesso si esagera forse nel fare il quadro della perversione del mondo pagano al tempo degli apostoli; non è giusto dimenticare che potevano fiorirvi le più belle virtù, ma occorre ricordare che lo stesso San Paolo al principio della Lettera ai Romani traccia il terribile quadro dei vizi ai quali Dio ha abbandonato i Gentili, che non l'avevano conosciuto, e ancora nella prima Lettera ai Corinti scrive: " Non sapete che gl'ingiusti non saranno eredi del regno di Dio? Non illudetevi: né i fornicatori, né gl'idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né i maledici, né i rapaci saranno eredi del regno di Dio. Ecco quello che eravate, alcuni di voi; ma siete stati mondati, siete stati santificati, siete stati giustificati in nome del Signore Gesù Cristo mediante lo Spirito del nostro Dio " (I Cor., 6, 9-11). Che contrasto tra le due parti di questo testo infuocato! Da un Iato i pagani con tutte le loro tare; dall'altro la purezza cristiana con le sue esigenze; e gli stessi uomini, dopo essere caduti nelle mancanze più vergognose, sono stati lavati, purificati, santificati, e ormai devono essere modelli di purezza integrale. Qui ci possiamo mettere di fronte alle nostre coscienze, noi che abbiamo dietro tanti secoli d'eredità cristiana, che dopo aver ricevuto il battesimo nella nostra infanzia, siamo stati educati nel rispetto alla legge morale e nel desiderio della santità. E sappiamo molto bene quanto sia difficile evitare il peccato; conosciamo le lotte che dobbiamo sostenere per trionfare sui nostri istinti cattivi. Dopo ciò ci riporteremo col pensiero al tempo di S. Paolo, cercheremo d'immaginare il lusso e la corruzione di Corinto, vedremo in spirito la miseria morale degli schiavi e della povera gente che circonda l'Apostolo, e che lo sente predicare il messaggio di Cristo... Ladri, ubriaconi, effeminati... ecco l'ambiente dove sono reclutati i primi cristiani! E devono perseverare, elevarsi di virtù in virtù, diventare gl'imitatori di Cristo: e lo fanno realmente. Ma chi potrebbe negare la difficoltà dell'impresa?

Necessità di risolvere il problema della salvezza. - È vero che il cristianesimo promette la salvezza in cambio della santità alla quale invita: e ciò è fatto proprio per attirare le anime. Quando la religione di Cristo appare nel mondo, spira ovunque un immenso desiderio di salvezza. Ma che cosa s'intendeva con questo termine? Nessuno potrebbe propriamente definirlo. Ma ciò poco importa, poiché più l'impressione è vaga e incerta più abbraccia aspirazioni e tendenze profonde. È la sanità del corpo, la guarigione dalle malattie e da tutte le infermità; è anche la purificazione dell'anima, la liberazione dalle tentazioni che l'assediano, o dai peccati che la macchiano; è il benessere in questo mondo, la pace e la tranquillità nell'ordine romano; infine è la felicità nell'aldilà, nella vita immortale, in cui nessuno cessa di credere, e di cui ciascuno presenta una visione differente.

Per rispondere a quest'inquietudine s'invocano tutti gli dèi col titolo di Salvatori. Gli uni sono soltanto uomini mortali, re e imperatori, ma siccome dispongono del sommo potere sulle cose di questo mondo, da loro ci si attende il benessere terreno e il successo nelle imprese materiali; gli altri sono sanatori che liberano i malati e gl'infermi dai loro mali. I templi di Esculapio sono pieni di ex-voto che nello stesso tempo attestano la fede dei devoti e la potenza attribuita a questi salvatori. Altri ancora promettono la loro protezione per la conquista della vita terrena, danno ai loro fedeli la parola lasciapassare che permetterà di varcare senza pericoli tutte le sfere celesti, il vestito dell'immortalità, grazie al quale potranno salire fino alla regione abitata dagli dèi. La moltitudine di questi Salvatori per la diffusione cristiana è un grande ostacolo, tanto più temibile quanto meno sono elevate le esigenze morali delle religioni salvatrici. Certamente nei misteri pagani si parla di purezza, ma non bisogna farsi grandi illusioni.

La santità richiesta agl'iniziati è quasi sempre esteriore e non ha niente a che fare con la vita delle anime. Non accusiamo i misteri d'immoralità: ci sarebbero ancora molte cose da dire a questo riguardo, e non è certo che tutte le cerimonie misteriche trovino la loro scusa nel carattere naturista dei miti che ricordano o rappresentano. Bisogna almeno riconoscere che i misti non hanno bisogno di diventare santi; perché sia loro assicurata la salvezza, basta che pratichino certe astinenze rituali, che compiano fedelmente certi gesti, che ripetano date formule; tutt'al più si mostrino generosi verso il santuario o il clero dei loro dèi. Niente di tutto questo pare sia difficile. Perciò si capisce l'attrattiva che esercitano le religioni misteriche e il loro successo in tutte le classi sociali. Tuttavia tale successo non è nulla in confronto di quello riportato dal cristianesimo. Molto avanti la fine del primo secolo, il Salvatore al quale ci si rivolge di preferenza è il Cristo, e ben presto i suoi fedeli sono più numerosi di quelli d'Iside o della Gran Madre dell'Ida. Talvolta ci si domanda che cosa sarebbe avvenuto del mondo, se invece di convertirsi a Cristo si fosse convertito a Mitra. La questione è una di quelle che, per un momento, possono divertire. Ma merita appena che ci fermiamo: il mondo non pensò mai di convertirsi a Mitra. Alla salute a buon prezzo portata dagli orientali, fu preferita la salute difficile, austera proposta da Cristo. Anche questo rimane molto sorprendente e non è la meraviglia minore della vittoria cristiana.

Opposizione al culto dell'imperatore. - Tra gli dèi Salvatori, quello che ha un culto più universalmente diffuso è certamente l'imperatore." " II culto dell'imperatore non è un fenomeno d'idolatria qualsiasi, ma s'allaccia alle tradizioni religiose solidamente radicate nell'anima antica. Un antico si sentiva cittadino nella misura in cui si sentiva uomo. La grande separazione del mondo pagano è quella tra il cittadino e lo straniero; il primo riflesso di Paolo a Gerusalemme non è di dichiararsi giudeo com'è in realtà, ma cittadino di Tarso, "città non senza gloria". È un riflesso greco, in quanto si chiama greco chiunque ha ricevuto la paideia. Aggiungendo a questo titolo di cittadino il diritto di cittadinanza romana, si produceva solo un legame in più per unirsi al sistema. Questo comprese a meraviglia la politica degl'imperatori e l'estensione della civitas coincide esattamente col progresso del culto imperiale. Gli apostoli colpiscono dunque il vizio originale della religione pagana: e finirono col vincerlo. Bisogna capire bene questo punto ". (A. J. Festugière, Le monde gréco-romain au temps de Notre Seigneur, t II, p. 19-20).

Il cambiamento di cittadinanza voluto dal battesimo. - II pagano che si converte al cristianesimo fa dunque ben altro che cambiare la religione; in qualche modo cambia di cittadinanza e bisogna prendere nel senso più stretto la formula di San Paolo: "La nostra cittadinanza è nei cieli ". Egli rinuncia alla città terrestre per divenire " il concittadino dei santi e l'abitante della casa di Dio ". Le religioni pagane erano tolleranti fino all'eccesso, poiché non era affatto necessario lasciare una religione quando si desiderava adottarne un'altra, potendo coesistere tutte quante; invece al cristianesimo non basta la rinuncia a tutte le idolatrie e superstizioni, ma occorre il sacrificio supremo, della cittadinanza terrestre. Da molto tempo s'è detto che l'impero romano non poteva non combattere la religione del Cristo e fu dimostrato che i migliori imperatori, come Traiano e Marc'Aurelio dovevano perseguitare la Chiesa in favore della romanità. I cittadini della città romana avevano l'obbligo di rendere omaggio a Cesare e di salutarlo col titolo di Signore, cosa che il cristiano non poteva fare, perché il suo unico Signore è Cristo. Il vecchio San Policarpo, richiesto di giurare per il genio di Cesare e perciò di riconoscere la signoria dell'imperatore, non esitò a rifiutare, non sentendosi in diritto di rinnegare il suo Dio e il suo Signore, quel Cristo che aveva servito per ottant'anni non ricevendone mai alcun male. Certamente il cristianesimo ha sempre professato obbedienza alle autorità, per quanto riguarda gli affari di questo mondo, perché bisogna rendere a Cesare quello che è di Cesare. Ma Cesare reclamava tutto, pretendendo di farsi adorare come Dio, e quando i cristiani aggiungevano essere necessario dare a Dio ciò che è di Dio, Cesare non li comprendeva più e li mandava alle bestie. Ciononostante il cristianesimo riportò un trionfo dì cui nessuno potrebbe negare il valore dal punto di vista dei diritti della coscienza umana, come non potrebbe negare le difficoltà e, vorremmo dire, la inverosimiglianza.

La fraternità umana. - Dobbiamo fare un'ultima serie di rilievi. In un mondo stranamente diviso da barriere stabilite tra i Greci, cioè tra gli abitanti dell'impero, ricchi della cultura ellenica, e i barbari considerati come selvaggi, appena degni d'essere riguardati come uomini; in un mondo diviso tra uomini liberi, i soli atti a possedere il diritto di cittadinanza e quindi a praticare le religioni ufficiali, e la folla innumerevole degli schiavi, il cristianesimo osa proclamare l'eguaglianza di tutti davanti a Dio. San Paolo afferma che ormai non c'è né giudeo, né greco, né scita, né barbaro, né schiavo, né uomo libero. Anche lo stoicismo, non dimentichiamolo, insegnava la stessa dottrina. Sono interessanti le dichiarazioni di Seneca a Lucilio sugli schiavi, che considera come fratelli e compagni di schiavitù; però il gran signore romano, dopo che ebbe scritto questo, trattò i suoi schiavi come prima e guai a quelli che avessero osato ricordargli la sua filosofia. Dopo le parole di Seneca, rileggiamo la lettera di San Paolo a Filemone. Il biglietto non ha nulla del tono sofista, ma traduce le semplici esigenze della vita quotidiana. San Paolo prega Filemone d'accogliere benevolo Onesimo, lo schiavo fuggitivo; e sentiamo che Filemone lo farà davvero. Un onesto pagano non avrebbe esitato a far uccidere il colpevole; San Paolo non s'accontenta di sollecitare il perdono di Onesimo, ma vuole che venga ricevuto come fratello. L'originalità del cristianesimo consiste nel penetrare e trasformare tutte le relazioni sociali. Le religioni misteriche, nei giorni di festa e nei recinti dei santuari, potevano anche avvicinare per un momento gli schiavi e i padroni, egualmente iniziati; ma tosto, quando la vita quotidiana riprendeva i suoi diritti, bisognava dimenticare l'accostamento passeggero. Il cristiano ricorda incessantemente di essere il fratello dei propri servi, e che ad ogni momento deve agire di conseguenza; più ancora, lo fa.

§ 8. - Ricchezza e pienezza del fatto cristiano.

Harnack, in una pagina meritamente celebre, ha messo in rilievo l'impressionante diversità del cristianesimo nascente, nel suo complexus oppositorum: " Con quanta ricchezza, e in qual pienezza di rapporti ci si presenta la religione cristiana sul terreno etnico fin dai più remoti principii Ed ogni punto sembra essere l'essenziale e in ogni elemento par che si assommi la vita del tutto. Essa è l'annunzio del Dio Padre Onnipotente, del suo Figliuolo Gesù Cristo signore degli uomini e della resurrezione. Essa è TE vangelo del Salvatore e della salvezza, dell'amore e della beneficenza, la religione dello spirito e della forza, della serietà morale e della santità. È la religione dell'autorità e della fede incondizionata e insieme anche della ragione e della chiarezza ideale; ed è altresì religione di misteri. Essa annunzia il sorgere di un popolo nuovo, la cui esistenza ignorata risale però al principio delle cose. Essa è religione di un libro sacro. Tutto ciò che si può pensare come religione il Cristianesimo lo possiede e lo è.

Già in questo essa si da a conoscere come sincretismo; ma è un sincretismo sui generis il suo : è il sincretismo della religione universale. Il Cristianesimo si impossessò di tutte le forze e di tutti i rapporti esistenti nel mondo e tutto seppe ridurre in suo servigio. Come son povere al confronto, meschine e limitate le altre religioni dell'impero! E pure da molte esso imparò e tolse in prestito senza accorgersene, e questa sua forza e pienezza sarebbero inesplicabili senza i succhi vitali che gli venivano anche da altre parti. Quelle altre religioni apparecchiarono il terreno per la cristiana: il nuovo seme caduto in questo terreno cosi ricco di elementi, vi si abbarbicò profondamente e divenne presto un albero maestoso. Quante cose racchiude ormai in sé questa religione, e pure essa può sempre esprimersi in termini semplicissimi, e tutto abbraccia e comprende un nome, il nome di Gesù Cristol " A. Harnack, La Missione e propagazione del Cristianesimo nei primi tre secoli, Bocca, Torino 1906).

Non sapremmo esprimere meglio la ricchezza del cristianesimo nascente e il mistero della sua diffusione. Com'è possibile rifiutare d'inchinarsi a questa ricchezza e a questo mistero?

Dal Signore viene tal cosa, ed è una meraviglia agli occhi nostri.

G. B.

BIBLIOGRAFIA

- 1. Fatti e risultati. G. Lebreton-G. Zeiler, La Chiesa primitiva Lice, Torino 1937. La migliore esposizione d'insieme che abbiamo in campo cattolico sulle origini cristiane. Una buona sintesi è quella di S. Rosadini, La religione cristiana, La fondazione e i tempi apostolici in Sterh delle Religioni di Tacchi Venturi, 2 ed. U.T.E.T. Torino 194}., voi. II, pp. 391-477. L'opera di A. Harnack, La missione e la propagazione del cristianesimo nei primi tre secoli, trad. it. di P. Marruchi. Bocca, Torino 1906, ristampata nel 1946 dallo stesso editore a Milano, è insostituibile tanto per le luminose sintesi dei libri I-II quanto per le esaurienti analisi dei libri III-IV. Naturalmente va usata con le debite riserve essendo lo Harnack uno dei corifei del protestantesimo liberale. In particolare su S. Paolo: A. Penna, S. Paolo, 2 ed., Ediz. Paoline, Alba 1951 ; G. RicraoTn, Paolo Apostolo, 4 ed., Coletti, Roma 1951. Su S. Pietro: P. Schindlbr, Petrus, S.A.T., Vicenza 1951. A. Penna, S. Pietro, Morcelliana, Brescia 1954.

2. Interpretazione razionalistica delle origini del cristianesimo. Non pochi autori sotto l'influsso dello storicismo, sia di carattere positivistico che consapevolmente idealistico, cercano di spiegare il cristianesimo come prodotto puramente umano, come una derivazione dell'ambiente in cui nacque, escludendone ogni originalità e soprannaturalità. Così, per citare quelli più diffusi in Italia, A. Loisv, Le origini del cristianesimo, trad. it., ed. Einaudi, Torino 1943; A. Omodeo, Storia delle origini cristiane, Messina 1921-25, che comprende un volume su Gesù Cristo, un altro di Prolegomeni all'età apostolica, un terzo su Paolo di Tarso, seguito più tardi dal volume Mistica Giovannea. L'Omodeo segue la corrente del protestantesimo liberale; accoglie l'idea dell'opposizione fondamentale di Pietro e Paolo; nega la genuinità degli Atti degli Apostoli; fa di Paolo il creatore del cattolicesimo; nel quarto Vangelo non trova tracce del pensiero di Cristo, ma derivazioni mandee; P. Martinetti, Gesù e il Cristianesimo, Bocca, Milano 1934, presenta il cristianesimo come il frutto di un sincretismo in cui sarebbero confluite correnti ebraiche, iraniche ed ellenistici)e; E. Bonaiuti, Storia del Cristianesimo, 3 voli. Corbaccio 1942-1943, e in diverse altre opere, aderisce alla scuola escatologica di Weiss-Loisy per cui Cristo si limitò a predicare l'imminente fine del mondo e la preparazione morale ad essa; tutto il resto, la Chiesa con i suoi dommi, la sua struttura, i suoi riti, è creazione della comunità cristiana e delle sue grandi personalità.

Pure di ispirazione razionalistica sono le opere ormai vecchie di R. Mariano, di B. Labanca e quelle più recenti di P. E. Santangelo, di G. Ruggero, di P. E. Ferrari, di L. Salvatorelli, di A. Tiloher, di G. Luzzi che trattano di Cristo e del Cristianesimo. Veramente non han nulla di originale e non fanno che ripetere i razionalisti stranieri, specialmente tedeschi e francesi. Anche la scuola mitologica di cui l'ultimo esponente di un certo nome fu il francese Couchood ebbe pure in Italia il suo rappresentante in E. Bossi, che sotto lo pseudonimo di Milesbo, ha pubblicato un volume dal titolo : Gesà non è mai esistito, 2 ed. Milano 1914. Sulle posizioni della cosiddetta " scuola della storia delle forme " si può vedere Falcon, Manuale di Apologetica, Ed. Paoline, Alba 1951 ; pp. 164-165 e 199-203; P. Benoit, Reflexions sur la méthode de l'histoire desformes, in Revue Biblique, 1946, pp. 481-512; E. Florit, II metodo della storia delle forme e la sua applicazione al racconto della Passione, P. Istituto Biblico, Roma 1935.

3. Originalità del cristianesimo. Tra le moltissime opere di reale valore che mettono in luce la originalità e la soprannaturalità del cristianesimo delle origini ci limitiamo a segnalare le seguenti : K. Prumm, Il cristianesimo come novità di vita, trad. dal ted., Morcelliana, Brescia 1954. Lo stesso autore ha pubblicato un'opera più grande che è davvero fondamentale in materia : ReligionsgeschìchUichen Handbuchfur den Raum der altchristlkhen Umwelt, Herder, Fr. in Br. 1943. Qualsiasi esposizione scientifica dei dogmi cristiani ne fa vedere la trascendenza ; si veda B. Bartmann, Manuale di teologia dogmatica, 3 voli. 4 ed., Ed. Paoline, Alba 1956-57. Da un punto di vista più apologetico: Pinard de la Boullaye, Gesù Messia, pp. 45-84: I pseudo-Cristi del paganesimo; Gesù Cristo e la storia, pp. 195-229: L'ipotesi di una alterazione del cristianesimo ; Gesù, luce del mondo, pp. 175-215 : Se il cristianesimo sia fatto d'imprestiti; pp. 219-263: L'originalità del cristianesimo; Gesù, Figlio di Dio, pp. 53-92: Le divinizzazioni pagane e la Chiesa primitiva. I volumi del Pinard sono editi da Marietti, Torino. In particolare sulle religioni misteriche : N. Turchi, Le religioni misteriche del mondo antico, Istit. Ed. Galileo, Milano 1948. Buona sintesi. Le classiche opere di F. Cumont, Les retigions orientales dans le paganisme romain, 4 ed., Geutner, Paris 1929 e J. Tootain, Les cultes paiens dans l'empire romain, 3 voli., Paris, Leroux 1907-1920, sono di mentalità razionalistica, anche se non si spingono fino alle tesi estreme.

4. Il miracolo delle origini cristiane. A. Michel, Propagation admirable du christianisme, in D.T.C., XIII, 692-708. Tre parti: la questione dal punto di vista generale dell'apologetica della Chiesa; presentazione dell'argomento; suo valore probativo. Vi si trova pure la migliore bibliografia sull'argomento.