|
obiezioni contro l'antico testamento - Obiezioni
contro la scienza cattolica dell'Antico Testamento
desunte dalle direttive pontificie ed ecclesiastiche
in materia
tratto
dall'Enciclopedia di Apologetica
- quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE
Nos raisons de croire - Réponses aux
objection CAPITOLO
IV. — OBIEZIONI CONTRO LA SCIENZA CATTOLICA
DELL'ANTICO TESTAMENTO DESUNTE DALLE DIRETTIVE
PONTIFICIE
ED ECCLESIASTICHE IN MATERIA Ci
resta da rispondere ad alcune difficoltà
speciali desunte dalle direttive ecclesiastiche
in materia d'esegesi. Enunciazione.
- Le presenti difficoltà non riguardano
più l'Antico Testamento in se stesso,
ma la scienza dell'A. T. quale la Chiesa organizza
e impone anche nell'insegnamento del grado
superiore. S'obietta
che le direttive ecclesiastiche e pontifìcie
sono ispirate da vedute molto ristrette, che
screditano il lavoro scientifico e innalzano
ostacoli che sbarrano la via a ogni progresso
in campo storico letterario dell'Antico Testamento.
Forse la nozione d'ispirazione, come venne
intesa dalla scuola domenicana di Gerusalemme
e da alcuni grandi teologi, come il P. Billot,
S. J., è abbastanza duttile e ricca
per prevenire o risolvere le obiezioni sollevate
contro l'inerranza biblica. Però il
caso è diverso riguardo al tenore di
certe encicliche, delle risposte della Commissione
biblica e dell'insegnamento più o meno
ufficioso dato quasi autoritativamente in
alcune scuole e nei loro manuali. Le
incriminazioni sono rivolte soprattutto contro
le decisioni della Commissione biblica sulla
composizione del Pentateuco e sul deutero-Isaia. Risposta.
- Non siamo affatto autorizzati a
trattare ufficialmente la questione difficile,
complessa e delicata di cui si parla; quindi
qui ci permettiamo soltanto di sviluppare
alcune considerazioni, con tutto quel rispetto
per l'autorità ecclesiastica, che il
soggetto impone. 1.
- Prima di tutto ci sembra che per
giudicare equamente sulla condizione creata
dalla Chiesa all'esegesi, non si debba mai
dimenticare che le direttive pontificie furono
emanate in piena crisi modernista e che la
maggior parte delle misure prese dal governo
centrale della Chiesa, come la creazione d'un
Istituto Biblico romano, il monopolio dell'insegnamento
biblico riservato più o meno a quest'Istituto,
la costituzione d'una Commissione biblica,
ecc, si presentano evidentemente e in gran
parte come misure d'eccezione, promulgate
riguardo alla crisi che bisognava vincere.
Una quarantina d'anni fa la Chiesa s'accorse
delle gravi minacce che pendevano sull'insegnamento
biblico, ne previde le disastrose conseguenze
per la fede, si credette esposta a un temibile
pericolo e reagì con energia. Ora è
proprio d'ogni reazione esagerare le posizioni
che intende salvare, e non c'è da stupirsi
che la Chiesa abbia forse stretto troppo il
freno delle misure disciplinari. Potremo rimproverare
alla Chiesa d'aver preferito la salute delle
anime a un progresso, d'altronde aleatorio,
in un ramo molto speciale delle scienze ecclesiastiche?
Secondo me, se cosi si può dire, l'eccessiva
prudenza e fermezza giovarono alla comunità
dei fedeli, ed era meglio vedere una scienza
particolare in pericolo per qualche anno,
che veder compromessa l'esistenza di tutto
il corpo. Anche
dal punto di vista puramente scientifico,
le misure restrittive imposte dalla Chiesa
ebbero un effetto salutare. Infatti nella
maggior parte delle questioni in cui intervenne
la Chiesa, gli esegeti protestanti e indipendenti
non riescono ad accordarsi; ora, di fronte
a cosi notevoli divergenze di vedute è
meglio non alterare la dottrina ricevuta,
e anche se alcuni cardinali e consultori delle
Congregazioni romane non brillavano per scienza
critica della Sacra Scrittura, diedero però
prova di buon senso, e questo è molto
nel trattare uomini e cose. 2.
- Gli esegeti poi, conformandosi in tutto
alle direttive pontificie come vengono formulate
nelle risposte della Commissione biblica,
non possono dimenticare l'enorme differenza
che la stessa Chiesa stabilisce tra queste
risposte e gli atti infallibili del magistero
supremo. Questa distinzione dev'essere mantenuta
non solo in teoria, ma anche in pratica, perché
se di fronte ad esse si agisse come se si
trattasse di risposte ex cathedra, di soluzioni
ne varietur, s'indurrebbe in errore l'opinione
cattolica e si solleverebbero false difficoltà
per i non credenti; agire cosi significherebbe
pure falsare direttamente il senso delle direttive,
perché la Chiesa invita i suoi studiosi
a riprendere queste scottanti questioni, sottoponendole
a nuovi e più profondi studi.
3. - Inoltre si è
sufficientemente capito che la maggior parte
delle risposte della Commissione biblica sono
redatte non in modo assoluto, ma in stretta
dipendenza dalle controversie vive al momento
della loro pubblicazione? Quindi in gran parte
le risposte limitano esse stesse l'estensione
delle decisioni. Se dopo la promulgazione
d'un decreto sono apparse opere o argomenti
nuovi, le risposte d'un tempo sembrerebbero
perciò stesso diventare caduche, come
avvenne, se si ricorda, delle direttive romane
promulgate il 13 gennaio 1897 per il Comma
Joanneum e implicitamente annullate il 2 giugno
1927 (1).
La Chiesa, mutando atteggiamento, (si può
negare che si tratti proprio di questo?),
ben lungi dallo sminuirsi, ci ha dato un esempio
di lealtà scientifica (2). 4.
- Infine gli esegeti cattolici non mancheranno
di mostrare che le risposte della Commissione
biblica sono quanto mai ponderate e caute
e, ben lungi dall'arrestare il progresso degli
studi, i termini moderati in cui sono concepite,
aprono la porta a un prudente progresso, che
la Chiesa ama incoraggiare. Cosi, per esempio,
la Commissione biblica s'accontenta di postulare
l'autenticità a sostanziale "
del Pentateuco, si limita ad affermare che
Davide è l'autore " principale
" dei salmi, ritiene che gli argomenti
allegati fino al 1908 in favore del deutero-Isaia
k non costringono " (cogant) l'esegeta
e a non sciolgono a (ad evincen-dum) il problema,
riconoscendo nello stesso tempo che il libro
della Consolazione d'Israele, almeno per la
sua destinazione profetica, appartiene al
tempo dell'esilio babilonese. Non c'è
dubbio che queste formule in alcuni ambienti
siano state e siano tuttora interpretate in
modo stretto; ma di questo non è responsabile
la Chiesa. Del resto non mancarono mai esegeti
che, fedeli allo spirito della Commissione,
proseguirono lo studio dei problemi difficili
e non esitarono a protestare contro opere
che ad essi sembravano contrastare il progresso
scientifico (3).
La Chiesa non si è mai spaventata dei
lavori di questi servitori buoni e fedeli,
in cui anzi vede le manifestazioni d'una fede
illuminata in cerca d'intelligenza, e le prove
non d'un'audacia sacrilega, ma d'un magnifico
coraggio intellettuale. Non possiamo qui tacere
la grande opera compiuta dalla scuola biblica
di Gerusalemme, o da qualche grande solitario,
come il canonico Van Hoonacker. La storia
dei loro lavori è una meravigliosa
pagina d'apologetica cristiana
(4). (1)
Enehìridion biblicum, Roma 1927, pp.
46-47.
(2) ivi.
(3)_ Qui rimandiamo
volentieri all'eccellente articolo di Mons.
Pirot, Commissim bibliqus, in Dkt. de la Bible,
SuppUment, 1930, t. n, co'.l. 103-113, il
cui spirito animatóre è giustamente
lodato dalla Revue bibliqut (1936, t. xlv,
p. 6oa).
(4)
Vedi L'oeuvre exégétique et
historique de M. J. Lagrange, Parigi, Bloud
et Gay 1935.
J. Coppens, Le ckanoine Albin Van Hoonacker,
ecc, Parigi 1935 ; si legga poi l'Enciclica
pontificia Divino afflante Spirìtu
(30 ott. 1943). Cfr. J. Levie, L'encyclique
sur les études bibliques, Tournai-Parigi,
Casterman 1946.
|