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tratto
dall'Enciclopedia di Apologetica
- quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE
Nos raisons de croire - Réponses aux
objection §
1. - Che cos'è il soprannaturale? Come
non bisogna definirlo. -
La nozione di soprannaturale è semplice
e chiara solo in apparenza, mentre in realtà
nasconde sensi molto diversi che bisogna distinguere
onde impostare debitamente il problema della
rivelazione. Definizione
vaga. -
In senso vago e generalissimo, è soprannaturale
tutto ciò che supera la natura. Però,
occorre farsi prima un'idea precisa della
natura e delle sue possibilità, senza
di cui ognuno è portato a concepire
il soprannaturale a modo suo in funzione dei
suoi pregiudizi o semplicemente della sua
consuetudine di vedere.
Definizione falsa. - Oggi,
il linguaggio filosofico e religioso intende
male questo termine e ne abusa, perché
trascura di definirlo. Non è soprannaturale
nel vero senso della parola qualsiasi fatto
o verità che interessi la religione
umana, come l'immortalità dell'anima
e l'esistenza di Dio, che solo in senso improprio
si possono dire verità di ordine soprannaturale,
e che in realtà appartengono alla religione
naturale, della quale bisogna pure ammettere
il concetto se non ci vogliamo restringere
a un punto di vista agnostico. Appunto perché
non si formano una giusta idea della ragione
umana e del suo valore ontologico, molti contemporanei
col termine troppo comodo di soprannaturale
rigettano realtà e conoscenze che veramente
sono d'ordine razionale. Occorre denunciare
fin da principio questa confusione per enunciare
i dati del problema. Confusione
col preternaturale. - Prima di accingerci
a dare la vera definizione del soprannaturale,
dobbiamo anche indicare che cosa intenda il
linguaggio teologico per preternaturale, che,
rispetto all'uomo, è ciò che
supera le possibilità e le esigenze
della natura umana, senza tuttavia superare
le possibilità e le esigenze di un'altra
natura creata. Nella giustizia originale,
l'immortalità e l'esenzione dalla concupiscenza
e dalla sofferenza erano elementi preternaturali. Come
bisogna definire il soprannaturale.
- Soprannaturale in senso stretto è
invece ciò che è d'ordine specificamente
ed esclusivamente divino, e quindi, supera
tutte le possibilità attive, tutte
le esigenze di qualsiasi natura creata. La
visione beatifica appartiene a quest'ordine,
poiché bisognerebbe essere Dio stesso
per poter godere la contemplazione dell'essenza
divina, tanto che la comunicazione di siffatto
privilegio è unicamente un beneficio
gratuito di Dio. Dopo aver definito la natura
ontologica del soprannaturale in senso stretto,
dobbiamo subito aggiungere che la natura e
la ragione possono concepirlo e desiderarlo
in due modi, perché non è possibile
procedere su quest'argomento senza porre fin
d'ora quest'importante distinzione. §2.
Il soprannaturale conviene alla natura umana. L'inquietudine
intellettuale dell'uomo. - È
un fatto che la ragione naturale da se stessa
è capace di rappresentarsi l'aldilà
del pensiero presente e del desiderio attuale,
e nulla meglio di questo sforzo sempre teso
verso la concezione e la ricerca di uno stato
migliore caratterizza la psicologia umana.
Ricordiamo l'ascensione del Convivio platonico,
dove si vede il moto naturale dell'anima affascinata
dall'ideale verso la conoscenza e il possesso
d'una realtà sempre più perfetta,
in cui la bellezza increata è l'unico
termine assegnato allo spirito. Il divino
Piatone traccia questo processo al pensiero:
elevarsi dalla bellezza corporea alla bellezza
dell'anima, universalizzare il proprio amore
per il bello e giungere finalmente a ciò
che è insieme bello in se stesso e
fonte d'ogni bellezza. Quest'esperienza
della speculazione umana è certamente
unica nell'antichità pagana, che supera
notevolmente e anticipatamente il razionalismo
aristotelico. Ma quante altre prove, più
o meno caratteristiche, ci sono di questa
tendenza naturale dello spirito umano, da
quelle più comuni e usuali fino a quelle
più autentiche della perfezione morale
e della santità! Qui,
constatiamo che la ragione e la volontà
umana in qualche modo possono concepire e
desiderare una realtà che, in quanto
soprannaturale, è propriamente un oggetto
specificamente divino, proprio ed esclusivo
di Dio. La
ragione da sola come può acquistarne
la nozione e quali riserve occorre fare? Anche
l'intelligenza dell'uomo è naturalmente
ordinata alla conoscenza delle
essenze e, d'altra parte, nel suo sforzo per
comprendere l'universo, si mostra capace di
risalire al fatto della divina esistenza come
ultimo grado della spiegazione, dove il suo
moto naturale appare diretto in due sensi,
poiché, raggiunto Dio come esistente
in una sussistenza personale, tenderà
naturalmente a scoprirne il mistero intimo,
doè l'essenza. D'altronde,
l'assoluta sproporzione tra l'umano e il divino
le interdice ogni speranza di far piena luce
sulla divina verità con le proprie
forze, e quindi, la perfetta unificazione
sarà possibile solo per via soprannaturale
e per dono gratuito di Dio. In questo modo,
giunta al termine del suo sforzo, la ragione
concepisce a modo di limite e in modo semplicemente
implicito e strettamente negativo, una speculazione
più alta che le farà vedere
senza intermediari l'essenza divina e colmerà
il suo desiderio. Tuttavia, questa visione
rimane fuori delle sue capacità e non
può essere il vero oggetto delle sue
esigenze. Il
soprannaturale per la volontà è
un lìmite in certo modo negativo.
La
stessa constatazione s'impone se consideriamo
l'amore, cioè il moto della volontà
verso il bene. C'è un amore accessibile
alle forze naturali del volere umano, che
lo spinge verso un possesso sempre più
intimo, in un'unione reciproca, d'una realtà
sempre migliore. Ma qui si rivela la stessa
capacità di progresso indefinito e
l'impossibilità di renderlo perfetto.
Infatti, la realtà perfetta è
lo stesso Dio, e il perfetto possesso di essa
è l'unione immediata con Dio. in un
amore reciproco che si chiama amicizia; ma
questo termine è manifestamente inaccessibile
all'appetizione umana, e per farvi giungere
il volere umano, occorrerà l'iniziativa
gratuita di Dio, che cioè Egli si faccia
vedere e chiami l'uomo alla sua intimità. Qui,
la volontà tocca in certo modo il soprannaturale,
ma a modo di limite e come velleità
di valore negativo; e per quanto sia perfetto
il suo amore umano accessibile e per quanto
intimo il possesso dell'oggetto puramente
naturale, la volontà sente oscuramente
che oltre questo vi può essere un possesso
migliore di un bene più perfetto. Appunto
questo fatto causa l'insoddisfazione fondamentale
d'ogni amore umano, che racchiude nella sua
struttura un'esigenza di assoluto e tende
oltre le creature. Non ci fermiamo ad analizzare
psicologicamente l'inquietudine intellettuale
o appetitiva, limitandoci a constatare che,
al limite del suo sforzo naturale per conoscere
e amare, l'uomo percepisce oscuramente qualcosa
oltre la sua conoscenza e il suo amore, e
che, in un certo senso, c'è qui una
concezione e un'appetizione implicita del
soprannaturale, per via negativa. §
3. - II soprannaturale supera la natura umana. È
chiaro che dobbiamo spingere la nostra considerazione
fino allo stesso soprannaturale qual è
nella sua intima essenza, nel suo contenuto
positivo ed esplicito: trattasi qui non d'altro
che del mistero della vita trinitaria. La
conoscenza positiva del soprannaturale sfugge
alla ragione. Esso
infatti è un oggetto strettamente inaccessibile
alla ragione, perché anche re è
possibile conoscere ciascun termine usato
nell'enunciazione dommatica, la ragione è
impotente a capire il loro accostamento, fatto
dall'enunciazione stessa e accingersi a darne
una dimostrazione intrinseca. Siamo quindi
davanti a una verità soprannaturale,
e la ragione potrà provare che i termini
non si presentano in modo contraddittorio,
ma con un processo completamente negativo;
potrà inoltre stabilire una certa convenienza
che li unisce e, utilizzando bene questa nuova
ricchezza, potrà risolvere in campo
razionale le antinomie che altrimenti sembrerebbero
insolubili, ma bisognerà ammettere
in partenza lo stesso mistero come mistero,
cioè come una verità indimostrabile.
Perché la ragione possa divenire più
ricca, è condizione necessaria che
essa riceva qualcosa che supera la sua capacità.
Se pensiamo alla distanza infinita che separa
l'uomo da Dio, non ci stupirà che la
vita intima di Dio si presenti alla ragione
con questo carattere di trascendenza. È
evidente che il soprannaturale è trascendente
e non è difficile alla ragione darne
il motivo, poiché, dal momento che
è soprannaturale, esso si presenta
come gratuito, nel senso che dipende dal beneplacito
di Dio prima farlo conoscere allo spirito
umano, e quindi farlo vivere, poiché
il soprannaturale propriamente detto, cioè
l'intima vita di Dio, tre Persone in un'unica
e identica natura, non è destinato
a restare per l'uomo in un campo puramente
speculativo, sapendo noi dalla fede che la
grazia non è propriamente che una partecipazione
della vita trinitaria, un'associazione dell'uomo
a questa divina intimità. La
vita soprannaturale può essere soltanto
un dono della divina carità
-L'uomo con le proprie forze non può
certamente innalzarsi a questo livello superiore
di vita, anche dopo che Dio gliene avrà
rivelato l'esistenza. A togliere quest'illusione,
basta il semplice confronto delle realtà
che si trovano di fronte. Non è nemmeno
ammissibile che l'uomo possa avere l'esigenza
di quest'aggiunta nello sviluppo e nel perfezionamento
del suo essere naturale, dato che qui tutta
l'attuazione appartiene al libero volere di
Dio e solo la fede ci può istruire.
L'uomo con le proprie forze può attuare
spiritualmente il proprio essere sul piano
dell'aldilà quanto basta per possedere
una certa felicità umana, di cui egli
si deve naturalmente contentare, a meno che
Dio non si compiaccia di chiamarlo a una perfezione
ulteriore. In
questo modo, il contenuto esplicito e positivo
del soprannaturale propriamente detto appare
inaccessibile alla ragione e inattuabile alle
forze naturali e perfino inesigibile al volere
umano, e quindi, si dimostra assolutamente
trascendente alla ragione e alla natura. Dobbiamo
perciò esaminare la nozione connessa
di rivelazione, l'unica che possa farlo conoscere
all'uomo, per esaminare poi il rapporto esatto
tra il soprannaturale propriamente detto e
il desiderio naturale. Da questo studio risulterà
che il soprannaturale propriamente detto e
il desiderio si convengono vicendevolmente.
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