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Ipotesi demonologiche sull'ideologia marxista

 

 

 

i miracoli della chiesa

tratto dall'Enciclopedia di Apologetica - quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE Nos raisons de croire - Réponses aux objection

 

 

INTRODUZIONE. - LA CHIESA, GRANDE MOTIVO DI CREDIBILITÀ

Certo, noi conosciamo la rivelazione attraverso i libri sacri, ma questi furono composti molti secoli fa, sicché ben pochi sarebbero in grado di capirli con le risorse filologiche e col metodo storico, che dopo tutto non sono sufficienti senza l'aiuto di altri mezzi. Per cogliere la Rivelazione, occorre aprirle l'anima nostra, e cominciare con la buona volontà. Gesù Cristo, che promise di essere con la sua Chiesa fino alla consumazione dei secoli e la fondò sulla roccia di Simon Pietro, ci propone la verità attraverso il di lei magistero. Quindi comprende la Bibbia solo chi vive nell'unità dell'Amore, che è la Chiesa, e riceve da Lei la Verità, quale lo Spirito Santo la fa pensare mediante la Chiesa, e, per assimilare le prove del cristianesimo, cioè i miracoli, la santità e l'insegnamento di Cristo, abbiamo bisogno dell'aiuto della Chiesa.

Riflettiamo a questo fatto: quasi tutti i nostri contemporanei sono privi della cultura storica per inquadrare i fatti, della familiarità con i costumi e le mentalità, dell'abitudine di giudicare gli eventi di un mondo diverso e, alle volte, persino degli elementi che servono a interpretarlo. Col prevalere della formazione scientifico-tecnica la cosa si fa sempre più grave, tanto che persone anche colte, tutto ignorando sulle antiche civiltà, e persuase che valgono solo le applicazioni scientifiche, sono incapaci di seguire una discussione sui vangeli, quasi si trattasse di monarchi cinesi anteriori all'era cristiana. Per tali persone i vangeli sono documenti che non risvegliano nulla; non sono né veri né falsi; sono semplicemente d'un altro mondo. Bisogna quindi aprir loro una strada fino a Gesù Cristo, in modo che comprendano e aderiscano a Lui. Questa via è evidentemente la Chiesa attuale, com'è in se stessa, e certamente per questo motivo il Concilio Vaticano proclamò la Chiesa cc grande e perpetuo motivo di credibilità e testimonianza irrefragabile della missione divina di Cristo " (Sess. in, e. 3, cap. de fide). La sincerità della Chiesa, la sua attenzione a possedere la verità e a custodire la tradizione, l'attaccamento alla morale, la fecondità nelle virtù e nelle opere buone, provano che essa possiede una Verità relativa al fine dell'uomo e che la mantiene pura da ogni contaminazione. In altre parole la vita dei cristiani, almeno di alcuni cristiani, e l'influsso santificatore della Chiesa sono l'argomento fondamentale della fede per molti nostri contemporanei. I cattolici mediocri o scandalosi rischiano di snervare l'argomento, ma per fortuna ci sono i santi.

La vita dei santi come fonda la fede? - In due modi: o permettendo di salire indietro fino al passato evangelico e di comprenderlo, oppure offrendo direttamente la prova dell'origine divina della Chiesa. Noi toccheremo brevemente il primo modo e ci dilungheremo di più. sul secondo, trattandone tre aspetti: 1. manifestazione del soprannaturale nei fatti di Lourdes; 2. vita e opere dei santi contemporanei; 3. l'esistenza dei cristiani ferventi, sufficiente a risvegliare e fondare la fede.

CAPITOLO I. - I SANTI CI FANNO RISALIRE FINO AL PASSATO EVANGELICO E CI AIUTANO A COMPRENDERLO

1. Ci presentano un'esperienza concreta della vita cristiana. Questi uomini, vissuti tra noi, vivevano come gli apostoli, facevano ciò che hanno fatto gli apostoli. Cosi si proiettano fasci di luce che illuminano le pagine del Vangelo: Gesù Cristo diviene vivente e comprensibile. Conobbi un brav'uomo vissuto lontano dalla religione, contro la quale aveva attinto dai giornali pregiudizi. Da bambino aveva visto Don Bosco, e quando fu prossimo a morire, bastò richiamargli questo ricordo per allontanare l'errore e risuscitare in lui la fede. Attraverso Don Bosco, Teresa di Lisieux, Bernardetta... i nostri contemporanei hanno l'intuizione del " Regno di Dio " annunciato da Gesù; della " Vita ", della "Verità ", della " Luce " annunciate da Giovanni; del " mistero " annunciato da Paolo.

2. La vita dei santi odierni presenta tutti i lineamenti che si riscontrano nel Vangelo. - Consideriamo soltanto i miracoli e le profezie. Per moltissimi increduli i miracoli e le profezie della Bibbia, anziché un motivo di credibilità, sono un argomento per rigettare a priori l'esame della religione, perché tutto ciò è ritenuto una puerilità. Ma anche nei nostri tempi ci sono stati dei taumaturghi, e Lourdes ha messo sotto i nostri occhi assai più miracoli di quanti ne racconti la Bibbia; il Curato d'Ars e Don Bosco predissero l'avvenire molto più chiaramente d'Isaia. Questi fatti sono vicini a noi, li possiamo verificare, e non è molto difficile indurre chi abbia un po' di buona volontà a controllarli. Cosi è stabilita la base dell'apologetica. Ma c'è di più. Le opere meravigliose dei nostri santi non sono, in rapporto a quelli di G. Cristo, un'analogia o una conferma esteriore; i santi appartengono alla Chiesa di Cristo, e attraverso ad essi si risale direttamente al Verbo incarnato. Oliviero Leroy ha raccolto in un libro che raccomandiamo (La lévitation, Ed. du Cerf, Paris 1928) alcuni miracoli impressionanti e storicamente certi, con l'intenzione di presentarli come mezzo per accedere alla Rivelazione.

3. I santi ci interpretano la vita di Gesù e dei suoi apostoli. - La grande maggioranza dei nostri contemporanei ignora troppo il mondo giudaico ed ellenistico del primo secolo per entrare nella mentalità degli autori del Nuovo Testamento. I santi di oggi non hanno certamente né i costumi, né lo spirito degli antichi abitanti della Giudea, dell'Asia o dell'Acaia. Però hanno una vita ulteriore che assomiglia a quella di Pietro, di Giovanni, di Paolo; devono superare difficoltà dello stesso genere; i problemi dell'apostolato di Paolo non differiscono da quelli dell'apostolato dei nostri missionari. Chi ha compreso Giovanni Maria Vianney o Don Bosco, non ha acquistato il senso esatto dei vocaboli neotestamentari, come il grammatico che legge i papiri, ma ha trovato (il che è molto più importante) la chiave che apre l'interno delle anime. Nella sua interpretazione potranno sussistere lacune storiche, ma il mondo evangelico gli è divenuto intelligibile.

Insomma la vita dei santi dei nostri giorni rende possibile l'apologetica classica: 1. dando l'esperienza completa della vita cristiana, che fa comprendere la dottrina del Nuovo Testamento; 2. mostrando che i miracoli e le profezie sono possibili, e quindi vengono compresi gli argomenti che provano la missione di Gesù Cristo; 3. rendendo intelligibili i personaggi biblici e la loro condotta, per cui si comprende la storia della Rivelazione.

CAPITOLO II. - LA VITA DEI SANTI E I LORO MIRACOLI SONO UNA PROVA DIRETTA DELL'ORIGINE DIVINA DELLA CHIESA

Ma il soprannaturale presente tra noi svolge altri compiti ancora, provando direttamente l'esistenza di Dio, l'origine divina della Chiesa e la verità del suo insegnamento. La più completa ed evidente manifestazione del soprannaturale è oggi quella di Lourdes.

§ 1. - Santa Bernardetta e i fatti di Lourdes.

I fatti. . La piccola pastorella, cosi semplice e ferma nei suoi propositi, che scosse immense folle, scomparve assai presto. Dopo alcuni giorni di gloria, anzi di prova e di martirio, si consacrò a Dio, senza godere del suo trionfo e nemmeno conoscerlo.

In fondo alla strana storia constatiamo prima di tutto un fatto cosi eloquente per se stesso che c'è appena bisogno di notarlo: le visioni sono come un blocco erratico nell'esistenza della fanciulla, che non ne ebbe altre, né prima né dopo e, tra le suore della Carità di Nevers essa fu, come diceva spesso la superiora generale: " una buona e comunissima religiosa". Le visioni furono strettamente localizzate nel tempo e nello spazio (alla grotta e mai altrove, né più dopo l'ultima del 25 marzo); erano ad un tempo visive e uditive. Invece l'allucinazione è visuale oppure uditiva; l'alcoolizzato in delirio, quando gli si toglie il veleno, dall'allucinazione visuale passa a quella uditiva sostituendo l'una con l'altra. Bernardetta intese pochissime frasi, separate tra loro da lunghi intervalli; frasi che non assomigliavano al flusso di parole dette o sentite dai malati affetti da psicosi allucinatoria. Nessun fenomeno psichico anormale precedette o accompagnò i fatti; la fanciulla, per quanto ignorante, ha un giudizio sano e non devierà mai dalla strada ove crede che sia la verità. Invece il lavoro degli psichiatri ha messo in luce il sinistro fondo psichico dell'allucinazione; quando non è dovuta ad un accidente per intossicazione passeggera (febbre violenta, iniezione di peyotl, ecc), è legata a una dissoluzione psicologica che colpisce le facoltà del pensiero. Qui non è nostro compito decidere se siano i turbamenti del pensiero che generano l'allucinazione ( come pensano Revault d'Alonnes e il Dr. Ey) o se l'allucinazione generi i turbamenti del pensiero (secondo Pietro Quercy) (1): l'individuo affetto dall'allucinazione diventa un folle. Invece l'incredulo non riuscirà mai a risolvere il problema come Bernardetta, che con le sue allucinazioni cosi precise e ricche ha mosse tante migliaia di persone, sia stata perfettamente sana di spirito. E allora quale altra causa assegnare alle visioni di questa fanciulla se non quelle indicate dalle visioni stesse?

L'incredulo dirà che la conclusione è troppo affrettata poiché occorrono dimostrazioni più o meno estese e ramificate, secondo le asserzioni da provare. Recentemente Renato Poirier scriveva che, se la Sindone di Torino fosse quella d'un faraone, non avremmo nessuna difficoltà a riconoscerla autentica; se invece si pretende che sia il lenzuolo che avvolse Cristo, le conseguenze sono talmente gravi che noi vogliamo un supplemento d'informazioni, di prove assolutamente imbattibili (2); e noi ammettiamo che queste esigenze siano giuste, anche se eccessive. Continuiamo l'inchiesta su Bernardetta.

Le visioni contengono un programma preciso: erezione di una cappella, processioni e pellegrinaggi; inoltre la Vergine domandò atti d'umiltà e di penitenza; Bernardetta fu invitata a bere l'acqua della fonte e a Javarsi in essa, ebbe l'assicurazione che sarebbe stata felice non in questo mondo ma nell'altro. La fanciulla trasmise al clero le richieste di Maria. Essa però è figlia di gente povera e rozza che, spinta dalla miseria, ha trasgredito le leggi dell'onestà borghese: suo padre ha raccolto in un bosco un mucchio di fascine e la stessa Bernardetta è ignorante in tutto, perfino del catechismo. Naturalmente i sacerdoti la trattano da stupida e menzognera; il vescovo, il prefetto, tutte le persone istruite, e perfino il governo considerano lo strano affare una follia o una macchinazione e incaricano e pregano il clero di farla finita. Tutto era contro Bernardetta. Enrico Lasserre credette troppo facilmente che fossero i settari ad accanirsi per far chiudere la grotta (3). Infatti il P. Cros, in un ammirabile studio critico, dove riunì le deposizioni di centinaia di testimoni, dimostrò che avversari delle apparizioni erano per lo più gente ragionevole, di buona fede, anche cristiani praticanti (4), insistendo forse un po' troppo sulle buone qualità e ignorando troppo i difetti, come quelli del commissario di polizia Jacomet. Checché ne sia, se nei due volumi del P. Petitot, che rimette tutte le cose al loro posto (5), leggete le risposte di Bernardetta al procuratore imperiale e al commissario, vi sembra di sentire Giovanna d'Arco.

È molto istruttivo vedere come la lunga e tenace opposizione abbia ceduto. Il programma delle visioni è attuato, la grotta di Massabielle è diventata la meta più celebre di pellegrinaggi da tutto il mondo; ad essa hanno pregato milioni di uomini. Innumerevoli sono coloro che nei fatti di Lourdes hanno trovato il principio della loro conversione o l'aiuto per conservare la loro fede. Si sono compiuti numerosi miracoli, spesso sfolgoranti, severamente constatati da un ufficio medico aperto a tutti gli studiosi che vogliono verificare la scienza e la buona fede dei medici cattolici (6).

_ (1) V. per esempio Pierre Qpergy, L'hallucinatim. I. Études cliniques. II. PhUosophes et misliques, avoli., Parigi, Alcan, 1930; Henri Ey, Hallucination et delire: lesfomts hallud-tmtoires de l'automatisme, Parigi, Alcan, 1934.

(2) Rernaques sur la probabilità des ìnductìons, p. 164, Parigi, Vrin, 1931.
(3)Enrico Lasserre, Notre-Dame de Lourdes.
(4)Histoire de Moire-Dame de Lourdes d'après les documenta et les témoins, 3 voE. in 8, Parigi, Beauchesne, 1925.
(5)Histoire exacte des apparit:ons de Notre-Dame de Lourdes à Bemadette. Histoire exacttde la me mtérieure de saints Bemadette, a voli., Parigi, Desclée de Br., 1935.
Dr. Marchant, Lesfaits de Lourdes. Trente guérisons. 1919-1922. Lesfails de Lourdes.
(6)Nauseile sèrie de guérisons, 1923, 1925, Parigi, Téqui; Dr. Vaiolet, Guérisons de Lourdes, 1927-1929, Parigi, Téqui.

Più ancora dei miracoli, la pazienza degl'innumerevoli malati e la dedizione di quelli che li curano è una delle meraviglie di Lourdes. Le migliaia e migliaia d'infelici, andati per chiedere la guarigione e che non la ottengono, partono più rassegnati, senza invidiare i pochi privilegiati che Maria ha guarito. La stessa Bernardetta compì la promessa e l'ordine della Vergine in un modo che non avrebbe mai sognato: non fu felice in questo mondo, fece penitenza divenendo vittima dei peccatori e morendo di tubercolosi ossea, dopo atroci sofferenze, bersagliata dalle frasi taglienti d'una Supcriora che non credeva alle apparizioni di Lourdes. Il Petitot ha dimostrato molto bene il compito soprannaturale e gl'insegnamenti della vocazione di Bernardetta, e noi, non potendo riportarle, rimandiamo il lettore alle sue pagine (7).

Così il programma annunciato dalle visioni s'è compiuto e continua a compiersi ogni giorno davanti a noi, accompagnato da un rinnovarsi di prodigi e virtù che superano la nostra scienza. Tale programma è stampato in testi noti a tutti e indiscutibilmente autentici; la sua realizzazione è sotto i nostri occhi: chiunque voglia può ogni giorno osservare l'ascensione spirituale e i miracoli. Se Maurizio Barrès {Les amitiés frangaises) quando andò a Lourdes avesse fatto queste riflessioni col figlio suo, per insegnargli le pure glorie della Francia, Bernardetta e Giovanna d'Arco, non avrebbe dovuto concludere che l'autore di queste cose è il Dio personale sapiente e buono, che si è rivelato in Gesù Cristo?

Infatti che altre spiegazioni volete? Fuori di Dio, non resta che appellarsi a forze sconosciute, all'azione di spiriti disincarnati, o a qualche altro mito teosofico. Ma oltre il fatto che le ipotesi gratuite si devono giustamente rigettare, i fatti di Lourdes hanno in se stessi il loro significato. L'apparizione si è chiamata: " Io sono l'Immacolata Concezione " e la fanciulla ritornando dalla grotta, per non dimenticare, ripeteva, accorciandole, queste parole incomprensibili. L'apparizione mandò la fanciulla al clero cattolico. L'insieme dei fatti s'integra da se stesso nel quadro dommatico della Chiesa e susciterà la fede cristiana, promuoverà la vita cristiana nell'obbedienza, nell'umiltà, penitenza e carità. Attraverso Lourdes Dio volle richiamare a sé gli uomini di quel secolo incredulo con un linguaggio religioso che non si può pensare più chiaro. Chi apre gli occhi dell'anima non può abbandonarsi a induzioni e deduzioni; non ha che da capire un linguaggio. In questo modo si scoprono le finalità evidenti, come si riconosce una fotografia, come si comprende il senso d'una missiva.

La funzione apologetica di Lourdes. -1 fatti di Lourdes avranno secondo i casi una diversa funzione apologetica e offriranno prove diverse. Supponiamo che un ateo, passando a Lourdes in veste di turista, si commuova alle invocazioni appassionate nella processione del Santissimo Sacramento: col sentimento s'unisce alle preghiere e si informa leggendo dei libri. Quanto ha veduto e letto basta per deciderlo a credere in Dio: sarà stato convinto dal classico argomento della finalità.

(7) Histoire exacte de la me intérieure, etc, e. V., p. 81 e ss.

La finalità constatata qui, non è più quella della natura fisica, ma riguarda la società umana e la vita intcriore (8); lungi dall'essere inferiore alla prima, la supera. Dio vi si manifesta come padrone della storia degli uomini e del pensiero, e questo è ancor più che essere padrone della natura fisica. Anzi il ragionamento classico della finalità non è necessario, perché i fatti stessi manifestano direttamente l'intervento divino, come una lettera manifesta il pensiero e l'esistenza del suo autore. Per una più ampia trattazione si veda il nostro: Dieu, Bloud, Parigi 1933, pp. 99-108.

Ora, supponiamo che l'incredulo ammetta già l'esistenza di Dio e la possibilità della Rivelazione. I fatti di Lourdes gli faranno ammettere la divinità di Gesù Cristo e l'autorità infallibile della Chiesa. Fu la Vergine Madre di Gesù che apparve alla grotta; essa indirizzò la fanciulla ai sacerdoti della Chiesa cattolica. Gli ordini e le esortazioni della Vergine, la vocazione di Bernardetta e la realizzazione del programma annunciato si riconducono al domma del cattolicesimo e alla sua morale. Riconoscendo autentico l'insieme dei fatti, non c'è altro significato e altra spiegazione che nella Chiesa cattolica e attraverso la Chiesa cattolica. Ciò costituisce una prova, meglio uno schiarimento e, oseremmo dire, una rivelazione della sua missione' divina, della sua autorità infallibile e quindi della divinità di Gesù Cristo e della verità dei dogmi cristiani.

Sciogliamo una difficoltà. La manifestazione di Lourdes, per quanto splendida, è tuttavia solo una regione particolare nel mondo immenso. Come ammettere di conseguenza che Dio esiste, che Gesù Cristo è Dio e che ha fondato la Chiesa? Non bisogna prima provare filosoficamente l'esistenza di Dio, trovare alla Rivelazione un posto dell'evoluzione delle società, far concordare la venuta di Gesù Cristo con i fatti della storia generale, ecc? Queste esigenze, legittime quando si tratta di comprendere a fondo il messaggio di Gesù, non lo sono quando si tratta di ammettere che la sua verità è autentica. Quando, una cinquantina d'anni fa, gli archeologi scoprirono a Teli Amarna e a Boghaz Kui tavolette che rivelavano una nuova lingua, un popolo sconosciuto, i suoi re, la sua civiltà e religione, per ammettere la realtà del popolo ittita fu forse necessario mettere la sua storia in relazione esatta e completa con quella dell'Assiria, dell'Egitto, della Siria e della Grecia?

Nota. - Ci permettiamo di aprire una breve parentesi e di riferire alcuni fatti sulla presente questione del miracolo nell'era cristiana e sul metodo conveniente per studiarlo. All'ufficio " Constatations médicales " di Lourdes, sono registrati i risultati degli esami che si usa fare in ogni caso. Un " primo esame ", fatto dai dottori presenti, credenti o increduli, permette di concludere se c'è "guarigione, miglioramento o persistenza dello stato morboso ". Un medico, di cui si da l'indirizzo completo, s'impegna a mandare un supplemento d'informazioni.

La " storia della malattia " registra " gli antecedenti ereditali, gli antecedenti personali " e ritraccia l'evoluzione propriamente detta del male.

La " storia della guarigione s riunisce le varie testimonianze. _ Si danno anche "i risultati dell'inchiesta fatta dopo il primo esame: certificati, analisi, fotografie ".

Il secondo esame, fatto al Bureau de Lourdes, ordinariamente dopo un anno, al ritorno del pellegrinaggio diocesano, costituisce la più importante "constatazione della guarigione". Un relatore ne da tutti i particolari. I medici firmano; poi vengono sotto

poste a a medici competenti" le seguenti quattro domande, sempre uguali e stampate in anticipo su ciascun dossier:

(8) II miracolo è finalità in rapporto alla vita religiosa; se fosse soltanto un fatto fisico, non sarebbe altro che un prodigio.

1. La malattia descritta dal o dai certificati è realmente esistita?

2. C'è realmente guarigione?

Si deve differire la conclusione?
La guarigione può essere attribuita a un processo naturale?
Si mettono la data, la firma e infine, all'ultima pagina, le date degli esami consecutivi alla guarigione riconosciuta dall'ufficio delle constatazioni.

Dal dicembre del 1927 il Presidente dell'ufficio delle constatazioni mediche consacra alle sue funzioni " non più soltanto alcuni mesi dell'anno, ma tutto quanto l'anno "; ed è veramente 0 il notaio dei fatti di Lourdes ". Il dottor Augusto Vallet mi disse un giorno che egli non conosce una specie di malattia che non sia stata guarita a Lourdes. Ai medici che mi leggono raccomando il "Bulletin de l'Association Medicale de Notre-Dame de Lourdes ", che troveranno presso il dott. Eck, 58, Boulevard Magenta, Parigi (Xe). Qualunque persona colta vi si può abbonare e trame profitto.

Al Fatto di Lourdes potremmo confrontare il Fatto di Lisieux e altri, e ormai è impossibile farne astrazione. Si deve riconoscere ad essi il carattere soprannaturale? Non è molto difficile accertarsi della realtà d'una guarigione istantanea e delle circostanze di preghiera che invitano a vedervi la mano di Dio ; davanti a questi fatti bisognerà vigilare contro il desiderio di vedere del meraviglioso e il desiderio di non vederlo mai, poiché l'atteggiamento a ragionevole " è quello della constatazione illuminata dalla scienza medica e teologica. Il medico dirà se si possa attribuire la guarigione a un processo naturale, il teologo dirà se si può attribuire all'azione diabolica o all'azione divina; solo la Chiesa avrà la missione ufficiale di distinguere il miracolo dal semplice meraviglioso ma ogni persona di buona volontà lo potrà ilare per proprio conto.

§ 2. - La presenza dì santi tra noi è una prova della verità cristiana.

La presenza di santi tra noi o conosciuti direttamente o recenti e facilmente accessibili a chi sa un po' di storia, offre ogni specie di prova per convincere sull'esistenza di Dio e sulla verità del cristianesimo. Si potrebbero trovare argomenti basati sull'elevazione di virtù che non trovano la causa sufficiente nella ricerca del piacere, dell'interesse e dell'onore, e che perciò suppongono motivi sovrumani e l'ispirazione di una forza sovrumana; ci si potrebbe anche fondare sui miracoli; ma noi preferiamo limitarci ad alcuni santi contemporanei, la cui esistenza, continuata nelle loro opere, costituisce, come Lourdes, un insieme complesso che ha in se stesso il suo significato e la sua spiegazione, ed è come una lettera che attesta la realtà del suo autore.

Cottolengo. - II Cottolengo (9) fu un fanciullo meravigliosamente buono e puro, che cercava di far amare Dio da tutti e di dare ai poveri tutto quello che poteva; fu un seminarista esemplare, poi un vicecurato ammirato dai parrocchiani; diventò dottore in teologia e canonico del Corpus Domini. Ma non conosceva ancora la sua vocazione.

(9) M. Achille Gorrino, Il beato Cottolengo, apostolo di fede e di carità, Pinerolo, Scuola Tipografica Orfanotrofio Cottolengo, 1932. Tenerezze della Dònna Provvidenza nella sua Pìccola Casa, anonimo, stesso editore, 1928; Stefano Ballario, San Giuseppe Benedetto Cottolengo, Torino, Marietti, 1934; Icolio Felici, II Cottolengo, Firenze, Libreria Editrice Fiorentina, 1934.

Il cuore del giovane canonico è colpito dalla tragica avventura d'una povera donna, venuta dalla Francia, incinta e affetta da apoplessia, respinta da un ospedale dove vuoi rifugiarsi per il parto e da un altro ancora, perché affetta da una malattia che non è il parto. È possibile che poveri infelici muoiano in questo modo, abbandonati da tutti, senza commuovere la carità cristiana? Dice al sacrestano di suonare la campana, si mette a pregare all'altare della Madonna. Il suono insolito richiama alcune buone persone che vengono alla funzione improvvisata; si prega di tutto cuore e, quando rientra in sacrestia, il Cottolengo grida: a La grazia è fattal " Ormai conosce la sua vocazione e camminerà diritto senza deflettere. Prima, la fondazione della Volta Rossa; poi, quando l'epidemia e il governo hanno disperso malati e infermieri, la fondazione delle " Orsoline " per fanciulli abbandonati e d'un nuovo ospedale a Valdocco. Gli si dice che tutto questo è assurdo : " Ma io sono di Bra, risponde, il paese dove si piantano i cavoli; e i cavoli trapiantati diventano grossi ". Infatti prevede l'avvenire, e molte volte egli annunciò espressamente, contro ogni previsione, l'estensione inaudita della sua opera, che per la prudenza umana è veramente una follia irrealizzabile: ricevere tutti i rifiuti della società, quelli respinti da tutti accettarli senza mai rifiutare, curarli, spiritualizzarli, farne dei santi, e intanto non possedere mai nessun capitale e nemmeno riserve provvisorie. Il denaro appena ricevuto viene distribuito immediatamente in derrate, vestiti, letti e nuove costruzioni. Il Cottolengo teme talmente che la Piccola Casa possa avere ricchezze che, qualche volta, per mostrare ai suoi figli e alle sue figlie su quali basi soprannaturali riposi l'opera, getta il denaro dalla finestra.

Ora quest'opera assurda è cresciuta ed è prosperata; i ricoverati sono diventati migliaia, oggi sono più di dieci mila (il Cottolengo proibì di contarli, ma non si può impedire al governo di fare censimenti). Tutti sono mantenuti dalla carità, che giorno per giorno, a caso, non importa come, porta doni d'ogni genere ed è un miracolo perpetuo che la fonte della sussistenza non secchi mai e produca un fiume che alimenta tante bocche.

D'altronde i miracoli, talora in modo indiscutibile e nascosto, accompagnarono tutta l'esistenza "del Cottolengo" (così viene chiamato l'enorme insieme d'ospedali, ricoveri e monasteri). Non una volta sola capitò che mancassero le provviste e i denari e che non restasse assolutamente nulla per il pasto successivo: il Cottolengo e i suoi pregano, pensando alle tavole vuote; ed ecco all'improvviso persone sconosciute, che non rivelano né il nome né di dove vengono, presentarsi alla porteria con un carro carico di farina; scaricano la loro mercé, partono incogniti come sono venuti, e non si sentirà mai più parlare di loro. Altre volte un creditore, stanco d'aspettare il suo avere e di ricevere solo promesse, viene a reclamare. Il Cottolengo vuota cassetti e tasche e non trova niente; scende dalla sua camera e cerca di calmare con buone parole l'uomo impaziente e infuriato, che si gettava su di lui e cominciava a maltrattarlo. Il povero prete con un gesto abituale e disperato mette ancora una volta la sua mano in tasca e, meravigliai l'estrae piena d'un rotolo di monete d'oro! Inutile allungare l'elenco dei miracoli o di provarli con citazioni: ben altri ne troverà chi vorrà leggere le sue biografie diffuse e serie.

Riflettiamo un po' e cerchiamo di comprendere il senso di questa storia. Il giorno in cui " la grazia è stata fatta " il canonico Cottolengo concepì l'opera futura, certo oscuramente, ma la concepì. Oggi dieci mila infelici, ai margini d'un quartiere di Torino, sono miracolosamente nutriti, curati, amati, santificati; e legioni di preti, di suore, di uomini e donne pie si santificano servendoli; una folla di persone che amano e glorificano Dio, manifestando e diffondendo lo spirito del totale abbandono alla Divina Provvidenza, a la carità che ci spinge", la gioia sovrumana che nasce dall'abbandono, l'umile abnegazione, che fa il bene che resta nascosto, e ringrazia incessantemente coloro che si onora di servire.

Un pensiero è cresciuto, è diventato un'opera immensa, si è concentrato in virtù e gioia che il mondo ignora; la crescita è stata accompagnata da miracoli ed è incredibile come sopravviva: qui tutto, dal genne fino all'improbabile espansione, si corrisponde, cospira ancor più che nell'embriogenià d'un animale o nella nascita di una specie. Carattere proprio ed essenziale della vita è realizzare un risultato assolutamente improbabile con mezzi estremamente complessi (10). C'è qui una finalità dinamica, che non si può misconoscere senza cadere nell'assurdo, e se si domanda dov'è la causa che ha mosso e condotto tutto, i " cottolenghini" non esiteranno a rispondere che è la Provvidenza". La finalità porta in sé il suo senso ovvio: come l'occhio mostra di essere fatto per vedere, e l'orecchio per sentire, " il Cottolengo " mostra d'essere fatto per attuare un pensiero e un volere di Dio: quel volere che si esprime con le esigenze della santità cristiana, si realizza con le regole ispirate dai dommi cristiani e che la Chiesa ratifica, è una testimonianza della verità del cattolicesimo.

Don Bosco. -Il destino di Don Bosco fu annunciato quand'egli era ancora seminarista dallo stesso Cottolengo! (11), che palpando il panno della sottana del giovane gli disse: " Oh più tardi dovrai portare abiti di stoffa più forte, se non vuoi che te li strappino ". Allusione, allora inspiegabile, ai ragazzi di strada che giocheranno con il loro apostolo e amico, familiarmente e chiassosamente. Anche D. Bosco previde la sua opera, più tardi: quando appena essa nasceva, ne annunciò l'estensione contro ogni verosimiglianza; anche lui passò per pazzo con le sue iniziative irragionevoli. Ricordiamo la graziosa scena dei canonici che vengono a cercarlo, per portarlo in una casa di salute, ed egli gentile e rispettoso : " Salite per primi, signori canonici " dice e, quando si sono accomodati nella vettura: " Andatel " dice al cocchiere, indicando la direzione del manicomio.

Più che annunci sulla sua opera complessiva, Giovanni Bosco per molti anni ricevette da Dio comunicazioni sul suo avvenire, in sogno, e da principio è ben inteso che non ci credeva. Dopo aver veduto tante volte realizzati i sogni premonitori, si decise a prenderne nota e ne riempì dei quaderni, e il suo biografo, il Lemoyne, cita avveramenti straordinari dei suoi sogni.

(10) E' su questo carattere che insiste Bergson, neH'Evolutitm créatrice, e più ancora Ed. Le Roy, in L'exigence idealisti et lefait de l'éoolution.

(11) G. B. Lemoyne, S. Giovanni Bosco, a volL, ed. a cura di A. Amadei, S. E. I. Torino.

Ancor più straordinarie sono le apparizioni del figlio d'un amico di Don Bosco e benefattore delle sue opere, che morì come un predestinato nel fiore dell'adolescenza, divenendo in seguito il confidente e il consigliere del fondatore di congregazioni. Alle volte il vecchio prete e il piccolo angelo s'intrattengono per ore; ma una volta, mentre Don Bosco celebra la messa a Hyéres, il giovane gli annuncia che l'America del Sud attende i suoi missionarii e che egli deve ammettere i fanciulli alla Comunione precoce. Abbiamo citato questi fatti solo a titolo d'esempio, scegliendoli a caso, ma tutti sanno che Don Bosco fu un taumaturgo, e nelle sue biografie si possono raccogliere i miracoli a bracciate.

Tutto questo però solo per condurci alla sua vita interiore e alla sua attività di santo, che fu distribuita in molte e diverse direzioni e fu talmente tesa in ogni istante per trame il massimo rendimento, che ci possiamo chiedere se la caratteristica della Società Salesiana non sia il buon impiego del massimo lavoro per servire Dio. Anche se D. Bosco avesse dato questa sola lezione, di fare cioè tutto il lavoro possibile, di santificare e utilizzare tutti i lavori, sarebbe già un insegnamento di primaria importanza nel secolo materialista del macchinismo e del proletariato. Ma anche qui, dall'uomo che ha composto un manuale d'aritmetica all'uomo che ha costruito chiese, si passa attraverso una serie inaudita d'iniziative diverse. Intanto le opere dell'Oratorio e la fondazione delle due Società salesiane danno un nuovo metodo d'educazione popolare e cristiana e d'apostolato missionario, metodo questo che ci sembra esprimere l'originalità soprannaturale di Don Bosco. Molto più di Gian Giacomo Rousseau e senza perdersi nelle sue utopie, il prete torinese praticò e fece praticare un'educazione attraverso l'attrattiva e la gioia, che trova le sue risorse nell'affetto e nelle confidenze, con un risultato straordinario che s'afferma sempre più. Oggi ancora si moltiplicano le fondazioni: in Francia, nel Belgio, in Italia, Germania, Austria, Cecoslovacchia, Polonia, Ungheria, Spagna, nel Brasile, nel Venezuela, in Cina, nel Siam; nel solo 1934 ci furono 33 fondazioni, oltre 72 posti di missione, scuole primarie e una chiesa nel Congo Belga.

Come per il Cottolengo, la vita e l'opera di Don Bosco sono lo sviluppo e l'espansione d'un'idea e d'un programma. Questo figlio di poveri contadini piemontesi è stato il principio di un immenso movimento di pensiero, di lavoro, d'educazione, d'apostolato, d'amore di Dio: i suoi ventimila religiosi educano centinaia di migliaia di fanciulli; da lui deriva una vita spirituale a milioni di anime. Finalità dinamica, come quella che dirige la formazione d'un feto o la nascita d'una specie; finalità dinamica, di cui si vede il significato studiando la vita interiore di Don Bosco, poiché questa è la forza che ha messo in moto i suoi lavori. I prodigi attestano che la vita interiore era santa e la forza sovrumana.

Mi basta adoperare i miei occhi e poi analizzarne gli elementi e il funzionamento per capire che sono fatti per vedere; cosi dopo che sono penetrato un po' nell'anima di Don Bosco, capisco il senso della sua esistenza e della sua opera, e so che Dio ne è l'autore, perché Don Bosco non ne dubitò mai. Io spiego i suoi miracoli e i suoi sogni; le sue ispirazioni e le realizzazioni, mediante la Verità vivente con la quale era in rapporti familiari.

II Curato d'Ars. - II curato d'Ars convertì degli atei. Quali ragionamenti o riflessioni conducevano a credere in Gesù Cristo colui che il Vianney invitava a inginocchiarsi? (12). Aveva visto pellegrini venuti da ogni parte per sentire un prete uscito dal nulla, senza istruzione, senza l'eloquenza e senza abilità, con la sola sua santità e bontà. L'incredulo ad Ars aveva saputo come il Curato avesse trasformato la parrocchia, e come tante anime avvicinandosi a lui erano risalite dall'abisso: peccatori divenuti virtuosi, anime volgari che ascendevano le vette dell'abnegazione, poi le predizioni avverate, castighi inverosimili annunciati prima e che più tardi s'avveravano come terribilmente reali; il segreto dei cuori svelati, gli sconosciuti chiamati per nome quando Giovanni Vianney li vedeva per la prima volta.

(12) Vedi per esempio la conversione di M. Maissiat. Trochu, Il Curato d'Ars: San Giov. Batt. Vianney. 6 ed., Marietti, Torino 1952.

Il Trochu, nei due volumi Intuitions du Cure d'Ars (13), riunì un cumulo impressionante dì questi fatti. Certamente un grande numero di essi, riportati da gente che li aveva sentiti raccontare da testimoni, potranno sembrare insufficientemente accertati a uno storico molto esigente, almeno se isolati. Ma la massa resta enorme e il complesso s'impone per la convergenza e la solidità degli elementi. Inoltre certi fatti sono attestati da quelli stessi che ne sono il soggetto, e che sono onorabilmente conosciuti: non è possibile metterli in dubbio. Cosi la riflessione dell'ateo inginocchiato davanti al curato d'Ars era fondata molto seriamente. Risultati assolutamente improbabili coi mezzi notoriamente inadatti a ottenerli; attorno ad essi santità immensa, bontà, prodigi. Di dove viene tutto questo, se non da Dio, del quale parla continuamente il povero prete e lo proclama l'Autore d'ogni bene? E questo Dio come può non essere il Dio del Vangelo annunciato da questo prete, il Dio della Chiesa alla quale egli obbedisce?

Matteo Talbot, -I santi di cui abbiamo parlato con le loro opere emanano un influsso apologetico irresistibile su ogni coscienza di buona volontà che li conosce. Altri santi con la loro situazione sociale, il carattere e le vicende, sono destinati a dare un fondamento o una stabilità alla fede di alcune classi di uomini che hanno fatto le stesse esperienze. Ecco, per esempio, " il santo del cantiere " Matteo Talbot. La casa Desclèe de Brouwer ha inaugurato una collana col titolo a La lumière ouvrière " cominciando con la biografia di que st'Irlandese (14), prima muratore, poi magazziniere in una impresa di legnami. La lettura del libro fa certamente del bene a tutti, ma sarebbe adatta per sostenere la fede vacillante d'un uomo di mondo? Invece un operaio a rivivrà " pienamente le difficoltà, gli stati d'animo, gli sforzi, le vittorie del suo
umile collega. Talbot aveva la passione del bere, spendeva alla bettola tutto il salario, avendo l'unica soddisfazione di tracannare i liquidi alcoolici, vendendo perfino le scarpe per poter bere. Finalmente fece voto di temperanza per tre mesi, voto difficile per qualsiasi bevitore, ma molto più per l'operaio che deve lasciare i colleghi nell'uscire dall'officina e passare davanti all'osteria senz'entrare mentre lo chiamano. In questi tre mesi Matteo era talmente tentato che diceva a sua madre : " Passati i tre mesi non potrò più resistere e tutto sarà finito ". Poi fece il voto perpetuo e lo mantenne.

" Una volta il sovrintendente, giudicando che gli uomini non avessero lavorato abbastanza, parlò molto duramente: Matteo Talbot, che era tra loro, ascoltò senza commuoversi. Alla fine del discorso un uomo afferrò una trivella da carpentiere per gettarla più lontano; poi improvvisamente si volse a Matteo e gli assestò un violento colpo alla testa. Talbot restò ferito, ma non fiatò e continuò il suo lavoro come se nulla fosse " (p. 64). Questo fatto letto da un sacerdote sarà un'esortazione alla pazienza, letto da un operaio sarà un argomento della verità del cristianesimo. Per giudicare la difficoltà di certi atteggiamenti e rinunce, bisogna aver vissuto la vita che li comporta. Un operaio giudicherà che gli atteggiamenti e le rinunce di Talbot sono impossibili per l'uomo attirato solo dal piacere, dall'interesse e dal conformismo. Occorre un altro ideale e una forza sconosciuta dall'operaio medio. Soltanto la fede e l'aiuto soprannaturale spiegano la condotta di Talbot.

Due volumi, Vitte, Parigi-Lione, 1931.
(13) Joseph. A. Glynn, Malt. Talbot, le Saint au ckantier (trad. frane. G. d'Ars.).
(14) Parigi, Desclée de Br., 1935. Matteo Talbot, morto nel 1925, non è canonizzato; ma ci permettiamo di parlarne dopo i santi canonizzati, perché il Card. Arcivescovo di Dublino ha ordinato l'inchiesta sulle sue virtù.

§ 3. - La continuità dei miracoli nella Chiesa.

Abbiamo studiato questi miracoli del secolo XIX, come esempi tra i più impressionanti, perché molto vicini a noi, facilmente controllabili e quindi non sollevano nessuna questione di critica storica: nessuno può seriamente dubitare delle testimonianze che accertano i fatti di Lourdes e i miracoli di Don Bosco. Però, parlando solamente di questi fatti recenti, qualcuno può forse concludere troppo afirettatamente che la Chiesa, dopo aver veduto le meravigliose opere di Cristo, attese diciannove secoli perché si compisse la promessa di Gesù Cristo il giorno di Pasqua (Me, 16, 17-18). Si suppone certo che la Chiesa in tutti i tempi realmente fecondi di santi non è mai stata priva della testimonianza taumaturgica. Ma sarà meglio dimostrarlo brevemente.

L'oggettività dei racconti agiografiei dei secoli passati. - Sciogliamo subito una difficoltà pregiudiziale. La letteratura agiografia ha un cattivo nome: molte persone immaginano che le vite dei santi siano sempre racconti scipitamente edificanti, privi di spirito critico, infarciti di miracoli leggendari, e che sarebbe difficile cercare in questi fatti controversi qualcosa capace di appoggiare la loro fede. La credulità del Medioevo è patente, si dice, poiché accolse senza discussione i racconti dei vangeli apocrifi e della Leggenda aurea, e vi prestò fede fino a rappresentarli sulle vetrate delle cattedrali o nei bassorilievi (15). L'antichità cristiana e profana non ebbero maggior senso di verità, poiché i pagani ammisero i miracoli d'Apollonio di Tiana e le guarigioni d'Esculapio, e i cristiani, più che negare questi fatti, li attribuivano ai demoni. Possiamo credere loro quando raccontano miracoli dovuti a santi viventi o a reliquie?

(15) E. Maijs, L'ari religiose da XIII siede en Frante, 1. Ili, cc 3-4.

Guardando le cose da lontano e superficialmente sembra doversi concludere che conviene essere scettici. Ma non è cosa intelligente né morale guardare le cose superficialmente, poiché significa attribuire a tutti il fatto che è solo di qualcuno, gettare tutto nella confusione cosi da sopprimere anche i caposaldi e le regioni solide. Ora, dopo il primo secolo, possediamo molti caposaldi che sono indiscutibili e vaste regioni perfettamente solide, che lo storico può esplorare con piena sicurezza. L'agiografia edificante e senza critica fiorì molto meno di quanto comunemente si pensi. È vero che il Medioevo ebbe molte leggende storiche fondate sulla fama popolare; l'Alto Medioevo soprattutto vide pullulare il genere pietoso della Passione dei martiri, in cui il santo, dopo essere miracolosamente sfuggito alle ruote dentate, all'olio bollente, alle bestie feroci, al rogo, finisce la vita quando il carnefice pensa di tagliargli il collo (16). Ma osserviamo che questi tristi racconti sono posteriori di molti secoli ai fatti e dei fatti stessi abbiamo relazioni contemporanee, spesso redatte da testimoni oculari, che in fatto di buona fede, di perspicacia, d'esattezza non la cedono in nulla ai migliori documenti storici. Gli Acta martyrum sincera raccolti nel secolo XVII da Dom Ruinart, con altri testi editi in seguito offrono l'alimento più delicato alla pietà, e per lo storico sono mezzi di valore inapprezzabile. Nelle comunità cristiane primitive c'erano quindi uomini capaci di notare il vero con esattezza e ciò ritenevano essere loro stretto dovere; l'autorità ecclesiastica vigilava.

I primi apologisti nei prodigi del paganesimo videro non soperchiere o menzogne, ma fatti demoniaci, a motivo delle filosofie dominanti, che attribuivano la vita alla natura fisica: stoici e neoplatonici pensavano che gli dèi fossero emanazioni dell'anima del mondo e che agissero nei fenomeni della natura. I cristiani non avevano certamente i mezzi per controllare e discutere le guarigioni d'Esculapio. Ora, la credenza loro che i-demoni agissero mediante gl'idoli, non è affatto assurda ed è corroborata da racconti di mis-sionari odierni: le società segrete di stregoni dell'Africa nera esigono un'iniziazione in cui si commettono i delitti più orrendi e i loro membri compiono azioni che è difficile spiegare con leggi naturali (17). Quindi l'atteggiamento degli scrittori cristiani che ammettevano la realtà dei miracoli pagani non compromettono affatto la loro lucidità di spirito. L'antichità cristiana, specialmente dopo la pace della Chiesa e la conquista delle classi colte, ebbe moltissimi uomini capaci di constatare senza partito preso, amministratori di spirito freddo e incapaci di lasciarsi ingannare, e uomini formati nelle severe discipline della scienza razionale greca, che teneva alla nuda verità. Ammettiamo che il Medioevo fu più credulo dell'antichità poiché, in una società in cui tutto era cristiano, quando nessuno dubitava e quando la potenza incontestata della Chiesa e l'irraggiamento della santità s'estendeva ovunque, non si riteneva necessario scegliere miracoli criticamente vagliati per convincere gli scettici. I fatti meravigliosi erano solo destinati a elevare il pensiero e a sostenere la speranza dei fedeli. Tutti sapevano che Dio ha fatto miracoli, ne può fare quanti vuole, deve farne molti per i suoi figli; allora a che prò affaticarsi per sapere se gli uccelli hanno davvero ascoltato San Francesco? (18) o se quei pezzi di tela provenivano davvero dalle tende innalzate dai tre apostoli sul Tabor? (19). Bastava che i bei racconti incantassero le fantasie e glorificassero la potenza di Dio, che le reliquie risvegliassero il ricordo dei misteri di Gesù e di sua Madre. Anche noi non custodiamo forse gelosamente un capo dell'uniforme d'un soldato scomparso, anche se ci dicono che l'autorità è dubbia? Fatta questa premessa, bisogna dire che nella Chiesa non mancarono mai persone istruite e di vero gusto, teologi amanti della certezza, discepoli di santi desiderosi di conservare un ricordo inalterato dei loro maestri.

(16) A. DuFOORca, Études sur les Gesta martyrum romains, 6 voli. Fontemoing, Paria.
(17) V., a titolo d'esempio, Trilles, La sorcellerie chez les non-civilisés. Semaine d'etimologi* religieuse de Louvain, 1913, pp. 167-189, Beauchesne, Paria 1914.
(18) Fioretti di S. Francesco, e XVI
(19) Era una reliquia del tesoro di Saint-Riquier. Delehaye, Cinq Upms sur la méthode hagwgraphique, p. 93, Bruxelles, 1934.

Dal secolo XIII la Chiesa canonizza i suoi santi dopo un'inchiesta in cui depongono testimoni giurati in nome di Dio di dire soltanto la verità. Possediamo tuttora il testo di molti processi di canonizzazione. Come già l'antichità, il Medioevo ha testi agiografia ai quali la storia più severa deve accordare tutta la fiducia. Inutile dire che dal secolo XVI in poi i documenti autobiografici non scarseggiano, che vi sono numerose corrispondenze (per esempio quelle dei Gesuiti, pubblicate nei Monumenta historica Societatis Jesu, Madrid 1894-1904), che negli archivi sono riposti innumerevoli documenti e si è ben lontani dall'aver esplorato tutto e completamente. Nei processi di canonizzazione le deposizioni dei testimoni si moltiplicano e ci offrono documenti più sicuri. I Bollandisti, i Benedettini di San Mauro raccolgono e vagliano questi documenti in opere che per la solidità critica sfidano i secoli.

Esempi storici. - Si potrebbero tracciare quadri organici della taumaturgia cristiana e descrivere secondo le epoche i vari caratteri e la finalità diversa dei miracoli? Crediamo di sì e i risultati sarebbero molto istruttivi per il teologo, il sociologo e lo psicologo. Ma siccome il lavoro non è ancora stato tentato, non osiamo arrischiarci nel tentativo d'una sintesi prematura. Ci limiteremo a percorrere i secoli cristiani e a notare ciò che ci cadrà sottocchio, o forse più semplicemente, ciò con cui abbiamo più familiarità per i nostri studi.

a)I martiri della Chiesa primitiva. - Nel secolo secondo, la lettera " della Chiesa di Dio che dimora a Smirne alla Chiesa di Dio che dimora a Filomelio e a tutte le -comunità della santa Chiesa cattolica " racconta il martirio del vescovo Policarpo, avvenuto il 22 febbraio del 156. È un documento ufficiale, scritto subito dopo la morte del santo vegliardo, nella sua diocesi e dal suo clero, documento commovente, anche se spesso è arido come un verbale. Policarpo non s'è esposto al martirio, ma umilmente e prudentemente s'è ritirato in campagna. Tre giorni prima del suo arresto sogna che il suo guanciale prende fuoco e, svegliatosi dice ai compagni: ti Io dovrò essere arso vivo ", come appunto accadde. Tralasciamo la mirabile preghiera del vescovo alla presenza dei suoi custodi, sorvoliamo sulla sua dignità, sul silenzio e l'azione di grazie mentre viene inchiodato al rogo. I testimoni cristiani vedono circondare il corpo " come la vela d'una nave gonfiata al vento ". Si noti la sobrietà di questi tratti: i preti e diaconi di Smirne in fatto di meraviglioso hanno notato solo ed esattamente ciò che hanno visto. Cfr. Martirio di S. Poli-carpo in I Padri Apostolici a cura di G. Bosio, S.E.I., Torino 1942, voL il, p. 216 ss.

Quindici anni dopo la morte di Policarpo, cioè nel 177, nel teatro di Lione avvennero le scene atroci e sublimi descritte da un'altra lettera ufficiale: " I servi di Cristo abitanti a Vienna e a Lione in Gallia, ai fratelli che in Asia e in Frigia hanno la stessa fede e la stessa speranza della redenzione ". Il documento ci è conservato nel quinto libro della Storia Ecclesiastica d'Euse-bio. Nessuno può dubitare dell'autenticità e della sincerità del passo che Renan nel suo Marc-Aurèle ha citato con ammirazione. Non raccontiamo ma invitiamo il lettore a prendere diretta conoscenza di questo brano straordinario. Possiamo chiederci se mai la credulità degli uomini abbia inventato

supplizi più raffinati e se mai si sia accanita con più tenacia contro gl'infelici. Il primo giorno la schiava Blandina è torturata dal mattino fino alla sera e i carnefici confessano che non sanno più che cosa inventare per farla soffrire. È ricondotta alla prigione, le sono rimessi i piedi nei ceppi. Nei giorni successivi è condotta al teatro per veder soffrire e morire gli altri martiri. L'ultimo giorno i carnefici ricominciano a torturarla; sopporta tutto, le fustigazioni, la graticola arroventata, le bestie feroci; e colei che ha esortato a morire tutti i suoi compagni, resta impassibile. Il redattore ha notato che essa allora " non sentiva più ciò che accadeva a motivo... della sua familiarità con Cristo ". Crediamo sia già un miracolo che una persona sopporti per sei giorni tutti i supplizi con tanta grandezza d'animo da non dire il nome suo e del suo paese, avendo un solo nome e una sola gloria: a Io sono cristiano ". A questo prodigio Dio non ritenne opportuno aggiungere prodigi corporali, che sarebbero stati d'un ordine inferiore. Il redattore ha solo notato rapidamente che Dio intervenne per sostenere uno dei suoi eletti addolcendone la passione.

I santi dell'Antico Testamento comunicavano con Dio nei sogni. In sogno Giuseppe viene avvertito di ciò che deve fare per Gesù e Maria. Pare che nei primi secoli del cristianesimo Dio abbia continuato a servirsi di questo mezzo per comunicare con gli uomini. Si è notato il sogno di San Policarpo. Santa Perpetua nella sua prigione di Cartagine, alcuni giorni prima del martirio, vede il Paradiso in una specie d'estasi (20). Il diacono Ponzio, discepolo di San Cipriano, che aveva conosciuto familiarmente ed era stato con lui durante l'esilio di Curubis, ci ha lasciato una vita del vescovo di Cartagine. Il valore del suo libro, dice Paolo Monceaux " è dovuto meno ai suoi meriti che alla sua qualità di teste oculare. Egli fu certamente ben informato " (21).