tratto
dall'Enciclopedia di Apologetica
- quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE
Nos raisons de croire - Réponses aux
objection
INTRODUZIONE.
- LA CHIESA, GRANDE MOTIVO DI CREDIBILITÀ
Certo,
noi conosciamo la rivelazione attraverso i
libri sacri, ma questi furono composti molti
secoli fa, sicché ben pochi sarebbero
in grado di capirli con le risorse filologiche
e col metodo storico, che dopo tutto non sono
sufficienti senza l'aiuto di altri mezzi.
Per cogliere la Rivelazione, occorre aprirle
l'anima nostra, e cominciare con la buona
volontà. Gesù Cristo, che promise
di essere con la sua Chiesa fino alla consumazione
dei secoli e la fondò sulla roccia
di Simon Pietro, ci propone la verità
attraverso il di lei magistero. Quindi comprende
la Bibbia solo chi vive nell'unità
dell'Amore, che è la Chiesa, e riceve
da Lei la Verità, quale lo Spirito
Santo la fa pensare mediante la Chiesa, e,
per assimilare le prove del cristianesimo,
cioè i miracoli, la santità
e l'insegnamento di Cristo, abbiamo bisogno
dell'aiuto della Chiesa.
Riflettiamo
a questo fatto: quasi tutti i nostri contemporanei
sono privi della cultura storica per inquadrare
i fatti, della familiarità con i costumi
e le mentalità, dell'abitudine di giudicare
gli eventi di un mondo diverso e, alle volte,
persino degli elementi che servono a interpretarlo.
Col prevalere della formazione scientifico-tecnica
la cosa si fa sempre più grave, tanto
che persone anche colte, tutto ignorando sulle
antiche civiltà, e persuase che valgono
solo le applicazioni scientifiche, sono incapaci
di seguire una discussione sui vangeli, quasi
si trattasse di monarchi cinesi anteriori
all'era cristiana. Per tali persone i vangeli
sono documenti che non risvegliano nulla;
non sono né veri né falsi; sono
semplicemente d'un altro mondo. Bisogna quindi
aprir loro una strada fino a Gesù Cristo,
in modo che comprendano e aderiscano a Lui.
Questa via è evidentemente la Chiesa
attuale, com'è in se stessa, e certamente
per questo motivo il Concilio Vaticano proclamò
la Chiesa cc grande e perpetuo motivo di credibilità
e testimonianza irrefragabile della missione
divina di Cristo " (Sess. in, e. 3, cap.
de fide). La sincerità della Chiesa,
la sua attenzione a possedere la verità
e a custodire la tradizione, l'attaccamento
alla morale, la fecondità nelle virtù
e nelle opere buone, provano che essa possiede
una Verità relativa al fine dell'uomo
e che la mantiene pura da ogni contaminazione.
In altre parole la vita dei cristiani, almeno
di alcuni cristiani, e l'influsso santificatore
della Chiesa sono l'argomento fondamentale
della fede per molti nostri contemporanei.
I cattolici mediocri o scandalosi rischiano
di snervare l'argomento, ma per fortuna ci
sono i santi.
La
vita dei santi come fonda la fede? - In due
modi: o permettendo di salire indietro fino
al passato evangelico e di comprenderlo, oppure
offrendo direttamente la prova dell'origine
divina della Chiesa. Noi toccheremo brevemente
il primo modo e ci dilungheremo di più.
sul secondo, trattandone tre aspetti: 1. manifestazione
del soprannaturale nei fatti di Lourdes; 2.
vita e opere dei santi contemporanei; 3. l'esistenza
dei cristiani ferventi, sufficiente a risvegliare
e fondare la fede.
CAPITOLO
I. - I SANTI CI FANNO RISALIRE FINO AL PASSATO
EVANGELICO E CI AIUTANO A COMPRENDERLO
1.
Ci presentano un'esperienza concreta della
vita cristiana. Questi uomini, vissuti
tra noi, vivevano come gli apostoli, facevano
ciò che hanno fatto gli apostoli. Cosi
si proiettano fasci di luce che illuminano
le pagine del Vangelo: Gesù Cristo
diviene vivente e comprensibile. Conobbi un
brav'uomo vissuto lontano dalla religione,
contro la quale aveva attinto dai giornali
pregiudizi. Da bambino aveva visto Don Bosco,
e quando fu prossimo a morire, bastò
richiamargli questo ricordo per allontanare
l'errore e risuscitare in lui la fede. Attraverso
Don Bosco, Teresa di Lisieux, Bernardetta...
i nostri contemporanei hanno l'intuizione
del " Regno di Dio " annunciato
da Gesù; della " Vita ",
della "Verità ", della "
Luce " annunciate da Giovanni; del "
mistero " annunciato da Paolo.
2.
La vita dei santi odierni presenta tutti i
lineamenti che si riscontrano nel Vangelo.
- Consideriamo soltanto i miracoli e le profezie.
Per moltissimi increduli i miracoli e le profezie
della Bibbia, anziché un motivo di
credibilità, sono un argomento per
rigettare a priori l'esame della religione,
perché tutto ciò è ritenuto
una puerilità. Ma anche nei nostri
tempi ci sono stati dei taumaturghi, e Lourdes
ha messo sotto i nostri occhi assai più
miracoli di quanti ne racconti la Bibbia;
il Curato d'Ars e Don Bosco predissero l'avvenire
molto più chiaramente d'Isaia. Questi
fatti sono vicini a noi, li possiamo verificare,
e non è molto difficile indurre chi
abbia un po' di buona volontà a controllarli.
Cosi è stabilita la base dell'apologetica.
Ma c'è di più. Le opere meravigliose
dei nostri santi non sono, in rapporto a quelli
di G. Cristo, un'analogia o una conferma esteriore;
i santi appartengono alla Chiesa di Cristo,
e attraverso ad essi si risale direttamente
al Verbo incarnato. Oliviero Leroy ha raccolto
in un libro che raccomandiamo (La lévitation,
Ed. du Cerf, Paris 1928) alcuni miracoli impressionanti
e storicamente certi, con l'intenzione di
presentarli come mezzo per accedere alla Rivelazione.
3.
I santi ci interpretano la vita di Gesù
e dei suoi apostoli. - La grande
maggioranza dei nostri contemporanei ignora
troppo il mondo giudaico ed ellenistico del
primo secolo per entrare nella mentalità
degli autori del Nuovo Testamento. I santi
di oggi non hanno certamente né i costumi,
né lo spirito degli antichi abitanti
della Giudea, dell'Asia o dell'Acaia. Però
hanno una vita ulteriore che assomiglia a
quella di Pietro, di Giovanni, di Paolo; devono
superare difficoltà dello stesso genere;
i problemi dell'apostolato di Paolo non differiscono
da quelli dell'apostolato dei nostri missionari.
Chi ha compreso Giovanni Maria Vianney o Don
Bosco, non ha acquistato il senso esatto dei
vocaboli neotestamentari, come il grammatico
che legge i papiri, ma ha trovato (il che
è molto più importante) la chiave
che apre l'interno delle anime. Nella sua
interpretazione potranno sussistere lacune
storiche, ma il mondo evangelico gli è
divenuto intelligibile.
Insomma
la vita dei santi dei nostri giorni rende
possibile l'apologetica classica: 1. dando
l'esperienza completa della vita cristiana,
che fa comprendere la dottrina del Nuovo Testamento;
2. mostrando che i miracoli e le profezie
sono possibili, e quindi vengono compresi
gli argomenti che provano la missione di Gesù
Cristo; 3. rendendo intelligibili i personaggi
biblici e la loro condotta, per cui si comprende
la storia della Rivelazione.
CAPITOLO
II. - LA VITA DEI SANTI E I LORO MIRACOLI
SONO UNA PROVA DIRETTA DELL'ORIGINE DIVINA
DELLA CHIESA
Ma
il soprannaturale presente tra noi svolge
altri compiti ancora, provando direttamente
l'esistenza di Dio, l'origine divina della
Chiesa e la verità del suo insegnamento.
La più completa ed evidente manifestazione
del soprannaturale è oggi quella di
Lourdes.
§
1. - Santa Bernardetta e i fatti di Lourdes.
I
fatti. . La piccola pastorella, cosi
semplice e ferma nei suoi propositi, che scosse
immense folle, scomparve assai presto. Dopo
alcuni giorni di gloria, anzi di prova e di
martirio, si consacrò a Dio, senza
godere del suo trionfo e nemmeno conoscerlo.
In
fondo alla strana storia constatiamo prima
di tutto un fatto cosi eloquente per se stesso
che c'è appena bisogno di notarlo:
le visioni sono come un blocco erratico nell'esistenza
della fanciulla, che non ne ebbe altre, né
prima né dopo e, tra le suore della
Carità di Nevers essa fu, come diceva
spesso la superiora generale: " una buona
e comunissima religiosa". Le visioni
furono strettamente localizzate nel tempo
e nello spazio (alla grotta e mai altrove,
né più dopo l'ultima del 25
marzo); erano ad un tempo visive e uditive.
Invece l'allucinazione è visuale oppure
uditiva; l'alcoolizzato in delirio, quando
gli si toglie il veleno, dall'allucinazione
visuale passa a quella uditiva sostituendo
l'una con l'altra. Bernardetta intese pochissime
frasi, separate tra loro da lunghi intervalli;
frasi che non assomigliavano al flusso di
parole dette o sentite dai malati affetti
da psicosi allucinatoria. Nessun fenomeno
psichico anormale precedette o accompagnò
i fatti; la fanciulla, per quanto ignorante,
ha un giudizio sano e non devierà mai
dalla strada ove crede che sia la verità.
Invece il lavoro degli psichiatri ha messo
in luce il sinistro fondo psichico dell'allucinazione;
quando non è dovuta ad un accidente
per intossicazione passeggera (febbre violenta,
iniezione di peyotl, ecc), è legata
a una dissoluzione psicologica che colpisce
le facoltà del pensiero. Qui non è
nostro compito decidere se siano i turbamenti
del pensiero che generano l'allucinazione
( come pensano Revault d'Alonnes e il Dr.
Ey) o se l'allucinazione generi i turbamenti
del pensiero (secondo
Pietro Quercy) (1):
l'individuo affetto dall'allucinazione diventa
un folle. Invece l'incredulo non riuscirà
mai a risolvere il problema come Bernardetta,
che con le sue allucinazioni cosi precise
e ricche ha mosse tante migliaia di persone,
sia stata perfettamente sana di spirito. E
allora quale altra causa assegnare alle visioni
di questa fanciulla se non quelle indicate
dalle visioni stesse?
L'incredulo
dirà che la conclusione è troppo
affrettata poiché occorrono dimostrazioni
più o meno estese e ramificate, secondo
le asserzioni da provare. Recentemente Renato
Poirier scriveva che, se la Sindone di Torino
fosse quella d'un faraone, non avremmo nessuna
difficoltà a riconoscerla autentica;
se invece si pretende che sia il lenzuolo
che avvolse Cristo, le conseguenze sono talmente
gravi che noi vogliamo un supplemento d'informazioni,
di prove assolutamente imbattibili (2);
e noi ammettiamo che queste esigenze siano
giuste, anche se eccessive. Continuiamo l'inchiesta
su Bernardetta.
Le
visioni contengono un programma preciso: erezione
di una cappella, processioni e pellegrinaggi;
inoltre la Vergine domandò atti d'umiltà
e di penitenza; Bernardetta fu invitata a
bere l'acqua della fonte e a Javarsi in essa,
ebbe l'assicurazione che sarebbe stata felice
non in questo mondo ma nell'altro. La fanciulla
trasmise al clero le richieste di Maria. Essa
però è figlia di gente povera
e rozza che, spinta dalla miseria, ha trasgredito
le leggi dell'onestà borghese: suo
padre ha raccolto in un bosco un mucchio di
fascine e la stessa Bernardetta è ignorante
in tutto, perfino del catechismo. Naturalmente
i sacerdoti la trattano da stupida e menzognera;
il vescovo, il prefetto, tutte le persone
istruite, e perfino il governo considerano
lo strano affare una follia o una macchinazione
e incaricano e pregano il clero di farla finita.
Tutto era contro Bernardetta. Enrico Lasserre
credette troppo facilmente che fossero i settari
ad accanirsi per far chiudere la grotta (3).
Infatti il P. Cros, in un ammirabile studio
critico, dove riunì le deposizioni
di centinaia di testimoni, dimostrò
che avversari delle apparizioni erano per
lo più gente ragionevole, di buona
fede, anche cristiani praticanti (4),
insistendo forse un po' troppo sulle buone
qualità e ignorando troppo i difetti,
come quelli del commissario di polizia Jacomet.
Checché ne sia, se nei due volumi del
P. Petitot, che rimette tutte le cose al loro
posto (5), leggete
le risposte di Bernardetta al procuratore
imperiale e al commissario, vi sembra di sentire
Giovanna d'Arco.
È
molto istruttivo vedere come la lunga e tenace
opposizione abbia ceduto. Il programma delle
visioni è attuato, la grotta di Massabielle
è diventata la meta più celebre
di pellegrinaggi da tutto il mondo; ad essa
hanno pregato milioni di uomini. Innumerevoli
sono coloro che nei fatti di Lourdes hanno
trovato il principio della loro conversione
o l'aiuto per conservare la loro fede. Si
sono compiuti numerosi miracoli, spesso sfolgoranti,
severamente constatati da un ufficio medico
aperto a tutti gli studiosi che vogliono verificare
la scienza e la buona fede dei medici cattolici
(6).
_
(1) V. per esempio Pierre Qpergy, L'hallucinatim.
I. Études cliniques. II. PhUosophes
et misliques, avoli., Parigi, Alcan, 1930;
Henri Ey, Hallucination et delire: lesfomts
hallud-tmtoires de l'automatisme, Parigi,
Alcan, 1934.
(2)
Rernaques sur la probabilità des ìnductìons,
p. 164, Parigi, Vrin, 1931.
(3)Enrico
Lasserre, Notre-Dame de Lourdes.
(4)Histoire
de Moire-Dame de Lourdes d'après les
documenta et les témoins, 3 voE. in
8, Parigi, Beauchesne, 1925.
(5)Histoire
exacte des apparit:ons de Notre-Dame de Lourdes
à Bemadette. Histoire exacttde la me
mtérieure de saints Bemadette, a voli.,
Parigi, Desclée de Br., 1935.
Dr. Marchant, Lesfaits de Lourdes. Trente
guérisons. 1919-1922. Lesfails de Lourdes.
(6)Nauseile
sèrie de guérisons, 1923, 1925,
Parigi, Téqui; Dr. Vaiolet, Guérisons
de Lourdes, 1927-1929, Parigi, Téqui.
Più
ancora dei miracoli, la pazienza degl'innumerevoli
malati e la dedizione di quelli che li curano
è una delle meraviglie di Lourdes.
Le migliaia e migliaia d'infelici, andati
per chiedere la guarigione e che non la ottengono,
partono più rassegnati, senza invidiare
i pochi privilegiati che Maria ha guarito.
La stessa Bernardetta compì la promessa
e l'ordine della Vergine in un modo che non
avrebbe mai sognato: non fu felice in questo
mondo, fece penitenza divenendo vittima dei
peccatori e morendo di tubercolosi ossea,
dopo atroci sofferenze, bersagliata dalle
frasi taglienti d'una Supcriora che non credeva
alle apparizioni di Lourdes. Il Petitot ha
dimostrato molto bene il compito soprannaturale
e gl'insegnamenti della vocazione di Bernardetta,
e noi, non potendo riportarle, rimandiamo
il lettore alle sue pagine
(7).
Così
il programma annunciato dalle visioni s'è
compiuto e continua a compiersi ogni giorno
davanti a noi, accompagnato da un rinnovarsi
di prodigi e virtù che superano la
nostra scienza. Tale programma è stampato
in testi noti a tutti e indiscutibilmente
autentici; la sua realizzazione è sotto
i nostri occhi: chiunque voglia può
ogni giorno osservare l'ascensione spirituale
e i miracoli. Se Maurizio Barrès {Les
amitiés frangaises) quando andò
a Lourdes avesse fatto queste riflessioni
col figlio suo, per insegnargli le pure glorie
della Francia, Bernardetta e Giovanna d'Arco,
non avrebbe dovuto concludere che l'autore
di queste cose è il Dio personale sapiente
e buono, che si è rivelato in Gesù
Cristo?
Infatti
che altre spiegazioni volete? Fuori di Dio,
non resta che appellarsi a forze sconosciute,
all'azione di spiriti disincarnati, o a qualche
altro mito teosofico. Ma oltre il fatto che
le ipotesi gratuite si devono giustamente
rigettare, i fatti di Lourdes hanno in se
stessi il loro significato. L'apparizione
si è chiamata: " Io sono l'Immacolata
Concezione " e la fanciulla ritornando
dalla grotta, per non dimenticare, ripeteva,
accorciandole, queste parole incomprensibili.
L'apparizione mandò la fanciulla al
clero cattolico. L'insieme dei fatti s'integra
da se stesso nel quadro dommatico della Chiesa
e susciterà la fede cristiana, promuoverà
la vita cristiana nell'obbedienza, nell'umiltà,
penitenza e carità. Attraverso Lourdes
Dio volle richiamare a sé gli uomini
di quel secolo incredulo con un linguaggio
religioso che non si può pensare più
chiaro. Chi apre gli occhi dell'anima non
può abbandonarsi a induzioni e deduzioni;
non ha che da capire un linguaggio. In questo
modo si scoprono le finalità evidenti,
come si riconosce una fotografia, come si
comprende il senso d'una missiva.
La
funzione apologetica di Lourdes. -1
fatti di Lourdes avranno secondo i casi una
diversa funzione apologetica e offriranno
prove diverse. Supponiamo che un ateo, passando
a Lourdes in veste di turista, si commuova
alle invocazioni appassionate nella processione
del Santissimo Sacramento: col sentimento
s'unisce alle preghiere e si informa leggendo
dei libri. Quanto ha veduto e letto basta
per deciderlo a credere in Dio: sarà
stato convinto dal classico argomento della
finalità.
(7)
Histoire exacte de la me intérieure,
etc, e. V., p. 81 e ss.
La finalità constatata qui, non è
più quella della natura fisica, ma
riguarda la società umana e la vita
intcriore (8);
lungi dall'essere inferiore alla prima, la
supera. Dio vi si manifesta come padrone della
storia degli uomini e del pensiero, e questo
è ancor più che essere padrone
della natura fisica. Anzi il ragionamento
classico della finalità non è
necessario, perché i fatti stessi manifestano
direttamente l'intervento divino, come una
lettera manifesta il pensiero e l'esistenza
del suo autore. Per una più ampia trattazione
si veda il nostro: Dieu, Bloud, Parigi 1933,
pp. 99-108.
Ora,
supponiamo che l'incredulo ammetta già
l'esistenza di Dio e la possibilità
della Rivelazione. I fatti di Lourdes gli
faranno ammettere la divinità di Gesù
Cristo e l'autorità infallibile della
Chiesa. Fu la Vergine Madre di Gesù
che apparve alla grotta; essa indirizzò
la fanciulla ai sacerdoti della Chiesa cattolica.
Gli ordini e le esortazioni della Vergine,
la vocazione di Bernardetta e la realizzazione
del programma annunciato si riconducono al
domma del cattolicesimo e alla sua morale.
Riconoscendo autentico l'insieme dei fatti,
non c'è altro significato e altra spiegazione
che nella Chiesa cattolica e attraverso la
Chiesa cattolica. Ciò costituisce una
prova, meglio uno schiarimento e, oseremmo
dire, una rivelazione della sua missione'
divina, della sua autorità infallibile
e quindi della divinità di Gesù
Cristo e della verità dei dogmi cristiani.
Sciogliamo
una difficoltà. La manifestazione di
Lourdes, per quanto splendida, è tuttavia
solo una regione particolare nel mondo immenso.
Come ammettere di conseguenza che Dio esiste,
che Gesù Cristo è Dio e che
ha fondato la Chiesa? Non bisogna prima provare
filosoficamente l'esistenza di Dio, trovare
alla Rivelazione un posto dell'evoluzione
delle società, far concordare la venuta
di Gesù Cristo con i fatti della storia
generale, ecc? Queste esigenze, legittime
quando si tratta di comprendere a fondo il
messaggio di Gesù, non lo sono quando
si tratta di ammettere che la sua verità
è autentica. Quando, una cinquantina
d'anni fa, gli archeologi scoprirono a Teli
Amarna e a Boghaz Kui tavolette che rivelavano
una nuova lingua, un popolo sconosciuto, i
suoi re, la sua civiltà e religione,
per ammettere la realtà del popolo
ittita fu forse necessario mettere la sua
storia in relazione esatta e completa con
quella dell'Assiria, dell'Egitto, della Siria
e della Grecia?
Nota.
- Ci permettiamo di aprire una breve
parentesi e di riferire alcuni fatti sulla
presente questione del miracolo nell'era cristiana
e sul metodo conveniente per studiarlo. All'ufficio
" Constatations médicales "
di Lourdes, sono registrati i risultati degli
esami che si usa fare in ogni caso. Un "
primo esame ", fatto dai dottori presenti,
credenti o increduli, permette di concludere
se c'è "guarigione, miglioramento
o persistenza dello stato morboso ".
Un medico, di cui si da l'indirizzo completo,
s'impegna a mandare un supplemento d'informazioni.
La
" storia della malattia " registra
" gli antecedenti ereditali, gli antecedenti
personali " e ritraccia l'evoluzione
propriamente detta del male.
La
" storia della guarigione s riunisce
le varie testimonianze. _ Si danno
anche "i risultati dell'inchiesta fatta
dopo il primo esame: certificati, analisi,
fotografie ".
Il
secondo esame, fatto al Bureau de Lourdes,
ordinariamente dopo un anno, al ritorno del
pellegrinaggio diocesano, costituisce la più
importante "constatazione della guarigione".
Un relatore ne da tutti i particolari. I medici
firmano; poi vengono sotto
poste
a a medici competenti" le seguenti quattro
domande, sempre uguali e stampate in anticipo
su ciascun dossier:
(8)
II miracolo è finalità in rapporto
alla vita religiosa; se fosse soltanto un
fatto fisico, non sarebbe altro che un prodigio.
1.
La malattia descritta dal o dai certificati
è realmente esistita?
2.
C'è realmente guarigione?
Si
deve differire la conclusione?
La guarigione può essere attribuita
a un processo naturale?
Si mettono la data, la firma e infine, all'ultima
pagina, le date degli esami consecutivi alla
guarigione riconosciuta dall'ufficio delle
constatazioni.
Dal
dicembre del 1927 il Presidente dell'ufficio
delle constatazioni mediche consacra alle
sue funzioni " non più soltanto
alcuni mesi dell'anno, ma tutto quanto l'anno
"; ed è veramente 0 il notaio
dei fatti di Lourdes ". Il dottor Augusto
Vallet mi disse un giorno che egli non conosce
una specie di malattia che non sia stata guarita
a Lourdes. Ai medici che mi leggono raccomando
il "Bulletin de l'Association Medicale
de Notre-Dame de Lourdes ", che troveranno
presso il dott. Eck, 58, Boulevard Magenta,
Parigi (Xe). Qualunque persona colta vi si
può abbonare e trame profitto.
Al
Fatto di Lourdes potremmo confrontare il Fatto
di Lisieux e altri, e ormai è impossibile
farne astrazione. Si deve riconoscere ad essi
il carattere soprannaturale? Non è
molto difficile accertarsi della realtà
d'una guarigione istantanea e delle circostanze
di preghiera che invitano a vedervi la mano
di Dio ; davanti a questi fatti bisognerà
vigilare contro il desiderio di vedere del
meraviglioso e il desiderio di non vederlo
mai, poiché l'atteggiamento a ragionevole
" è quello della constatazione
illuminata dalla scienza medica e teologica.
Il medico dirà se si possa attribuire
la guarigione a un processo naturale, il teologo
dirà se si può attribuire all'azione
diabolica o all'azione divina; solo la Chiesa
avrà la missione ufficiale di distinguere
il miracolo dal semplice meraviglioso ma ogni
persona di buona volontà lo potrà
ilare per proprio conto.
§
2. - La presenza dì santi tra noi è
una prova della verità cristiana.
La
presenza di santi tra noi o conosciuti direttamente
o recenti e facilmente accessibili a chi sa
un po' di storia, offre ogni specie di prova
per convincere sull'esistenza di Dio e sulla
verità del cristianesimo. Si potrebbero
trovare argomenti basati sull'elevazione di
virtù che non trovano la causa sufficiente
nella ricerca del piacere, dell'interesse
e dell'onore, e che perciò suppongono
motivi sovrumani e l'ispirazione di una forza
sovrumana; ci si potrebbe anche fondare sui
miracoli; ma noi preferiamo limitarci ad alcuni
santi contemporanei, la cui esistenza, continuata
nelle loro opere, costituisce, come Lourdes,
un insieme complesso che ha in se stesso il
suo significato e la sua spiegazione, ed è
come una lettera che attesta la realtà
del suo autore.
Cottolengo.
- II Cottolengo (9)
fu un fanciullo meravigliosamente buono e
puro, che cercava di far amare Dio da tutti
e di dare ai poveri tutto quello che poteva;
fu un seminarista esemplare, poi un vicecurato
ammirato dai parrocchiani; diventò
dottore in teologia e canonico del Corpus
Domini. Ma non conosceva ancora la sua vocazione.
(9)
M. Achille Gorrino, Il beato Cottolengo, apostolo
di fede e di carità, Pinerolo, Scuola
Tipografica Orfanotrofio Cottolengo, 1932.
Tenerezze della Dònna Provvidenza nella
sua Pìccola Casa, anonimo, stesso editore,
1928; Stefano Ballario, San Giuseppe Benedetto
Cottolengo, Torino, Marietti, 1934; Icolio
Felici, II Cottolengo, Firenze, Libreria Editrice
Fiorentina, 1934.
Il
cuore del giovane canonico è colpito
dalla tragica avventura d'una povera donna,
venuta dalla Francia, incinta e affetta da
apoplessia, respinta da un ospedale dove vuoi
rifugiarsi per il parto e da un altro ancora,
perché affetta da una malattia che
non è il parto. È possibile
che poveri infelici muoiano in questo modo,
abbandonati da tutti, senza commuovere la
carità cristiana? Dice al sacrestano
di suonare la campana, si mette a pregare
all'altare della Madonna. Il suono insolito
richiama alcune buone persone che vengono
alla funzione improvvisata; si prega di tutto
cuore e, quando rientra in sacrestia, il Cottolengo
grida: a La grazia è fattal "
Ormai conosce la sua vocazione e camminerà
diritto senza deflettere. Prima, la fondazione
della Volta Rossa; poi, quando l'epidemia
e il governo hanno disperso malati e infermieri,
la fondazione delle " Orsoline "
per fanciulli abbandonati e d'un nuovo ospedale
a Valdocco. Gli si dice che tutto questo è
assurdo : " Ma io sono di Bra, risponde,
il paese dove si piantano i cavoli; e i cavoli
trapiantati diventano grossi ". Infatti
prevede l'avvenire, e molte volte egli annunciò
espressamente, contro ogni previsione, l'estensione
inaudita della sua opera, che per la prudenza
umana è veramente una follia irrealizzabile:
ricevere tutti i rifiuti della società,
quelli respinti da tutti accettarli senza
mai rifiutare, curarli, spiritualizzarli,
farne dei santi, e intanto non possedere mai
nessun capitale e nemmeno riserve provvisorie.
Il denaro appena ricevuto viene distribuito
immediatamente in derrate, vestiti, letti
e nuove costruzioni. Il Cottolengo teme talmente
che la Piccola Casa possa avere ricchezze
che, qualche volta, per mostrare ai suoi figli
e alle sue figlie su quali basi soprannaturali
riposi l'opera, getta il denaro dalla finestra.
Ora
quest'opera assurda è cresciuta ed
è prosperata; i ricoverati sono diventati
migliaia, oggi sono più di dieci mila
(il Cottolengo proibì di contarli,
ma non si può impedire al governo di
fare censimenti). Tutti sono mantenuti dalla
carità, che giorno per giorno, a caso,
non importa come, porta doni d'ogni genere
ed è un miracolo perpetuo che la fonte
della sussistenza non secchi mai e produca
un fiume che alimenta tante bocche.
D'altronde
i miracoli, talora in modo indiscutibile e
nascosto, accompagnarono tutta l'esistenza
"del Cottolengo" (così viene
chiamato l'enorme insieme d'ospedali, ricoveri
e monasteri). Non una volta sola capitò
che mancassero le provviste e i denari e che
non restasse assolutamente nulla per il pasto
successivo: il Cottolengo e i suoi pregano,
pensando alle tavole vuote; ed ecco all'improvviso
persone sconosciute, che non rivelano né
il nome né di dove vengono, presentarsi
alla porteria con un carro carico di farina;
scaricano la loro mercé, partono incogniti
come sono venuti, e non si sentirà
mai più parlare di loro. Altre volte
un creditore, stanco d'aspettare il suo avere
e di ricevere solo promesse, viene a reclamare.
Il Cottolengo vuota cassetti e tasche e non
trova niente; scende dalla sua camera e cerca
di calmare con buone parole l'uomo impaziente
e infuriato, che si gettava su di lui e cominciava
a maltrattarlo. Il povero prete con un gesto
abituale e disperato mette ancora una volta
la sua mano in tasca e, meravigliai l'estrae
piena d'un rotolo di monete d'oro! Inutile
allungare l'elenco dei miracoli o di provarli
con citazioni: ben altri ne troverà
chi vorrà leggere le sue biografie
diffuse e serie.
Riflettiamo
un po' e cerchiamo di comprendere il senso
di questa storia. Il giorno in cui "
la grazia è stata fatta " il canonico
Cottolengo concepì l'opera futura,
certo oscuramente, ma la concepì. Oggi
dieci mila infelici, ai margini d'un quartiere
di Torino, sono miracolosamente nutriti, curati,
amati, santificati; e legioni di preti, di
suore, di uomini e donne pie si santificano
servendoli; una folla di persone che amano
e glorificano Dio, manifestando e diffondendo
lo spirito del totale abbandono alla Divina
Provvidenza, a la carità che ci spinge",
la gioia sovrumana che nasce dall'abbandono,
l'umile abnegazione, che fa il bene che resta
nascosto, e ringrazia incessantemente coloro
che si onora di servire.
Un
pensiero è cresciuto, è diventato
un'opera immensa, si è concentrato
in virtù e gioia che il mondo ignora;
la crescita è stata accompagnata da
miracoli ed è incredibile come sopravviva:
qui tutto, dal genne fino all'improbabile
espansione, si corrisponde, cospira ancor
più che nell'embriogenià d'un
animale o nella nascita di una specie. Carattere
proprio ed essenziale della vita è
realizzare un risultato assolutamente improbabile
con mezzi estremamente complessi (10).
C'è qui una finalità dinamica,
che non si può misconoscere senza cadere
nell'assurdo, e se si domanda dov'è
la causa che ha mosso e condotto tutto, i
" cottolenghini" non esiteranno
a rispondere che è la Provvidenza".
La finalità porta in sé il suo
senso ovvio: come l'occhio mostra di essere
fatto per vedere, e l'orecchio per sentire,
" il Cottolengo " mostra d'essere
fatto per attuare un pensiero e un volere
di Dio: quel volere che si esprime con le
esigenze della santità cristiana, si
realizza con le regole ispirate dai dommi
cristiani e che la Chiesa ratifica, è
una testimonianza della verità del
cattolicesimo.
Don
Bosco. -Il destino di Don Bosco fu annunciato
quand'egli era ancora seminarista dallo stesso
Cottolengo! (11),
che palpando il panno della sottana del giovane
gli disse: " Oh più tardi dovrai
portare abiti di stoffa più forte,
se non vuoi che te li strappino ". Allusione,
allora inspiegabile, ai ragazzi di strada
che giocheranno con il loro apostolo e amico,
familiarmente e chiassosamente. Anche D. Bosco
previde la sua opera, più tardi: quando
appena essa nasceva, ne annunciò l'estensione
contro ogni verosimiglianza; anche lui passò
per pazzo con le sue iniziative irragionevoli.
Ricordiamo la graziosa scena dei canonici
che vengono a cercarlo, per portarlo in una
casa di salute, ed egli gentile e rispettoso
: " Salite per primi, signori canonici
" dice e, quando si sono accomodati nella
vettura: " Andatel " dice al cocchiere,
indicando la direzione del manicomio.
Più
che annunci sulla sua opera complessiva, Giovanni
Bosco per molti anni ricevette da Dio comunicazioni
sul suo avvenire, in sogno, e da principio
è ben inteso che non ci credeva. Dopo
aver veduto tante volte realizzati i sogni
premonitori, si decise a prenderne nota e
ne riempì dei quaderni, e il suo biografo,
il Lemoyne, cita avveramenti straordinari
dei suoi sogni.
(10)
E' su questo carattere che insiste Bergson,
neH'Evolutitm créatrice, e più
ancora Ed. Le Roy, in L'exigence idealisti
et lefait de l'éoolution.
(11)
G. B. Lemoyne, S. Giovanni Bosco, a volL,
ed. a cura di A. Amadei, S. E. I. Torino.
Ancor
più straordinarie sono le apparizioni
del figlio d'un amico di Don Bosco e benefattore
delle sue opere, che morì come un predestinato
nel fiore dell'adolescenza, divenendo in seguito
il confidente e il consigliere del fondatore
di congregazioni. Alle volte il vecchio prete
e il piccolo angelo s'intrattengono per ore;
ma una volta, mentre Don Bosco celebra la
messa a Hyéres, il giovane gli annuncia
che l'America del Sud attende i suoi missionarii
e che egli deve ammettere i fanciulli alla
Comunione precoce. Abbiamo citato questi fatti
solo a titolo d'esempio, scegliendoli a caso,
ma tutti sanno che Don Bosco fu un taumaturgo,
e nelle sue biografie si possono raccogliere
i miracoli a bracciate.
Tutto
questo però solo per condurci alla
sua vita interiore e alla sua attività
di santo, che fu distribuita in molte e diverse
direzioni e fu talmente tesa in ogni istante
per trame il massimo rendimento, che ci possiamo
chiedere se la caratteristica della Società
Salesiana non sia il buon impiego del massimo
lavoro per servire Dio. Anche se D. Bosco
avesse dato questa sola lezione, di fare cioè
tutto il lavoro possibile, di santificare
e utilizzare tutti i lavori, sarebbe già
un insegnamento di primaria importanza nel
secolo materialista del macchinismo e del
proletariato. Ma anche qui, dall'uomo che
ha composto un manuale d'aritmetica all'uomo
che ha costruito chiese, si passa attraverso
una serie inaudita d'iniziative diverse. Intanto
le opere dell'Oratorio e la fondazione delle
due Società salesiane danno un nuovo
metodo d'educazione popolare e cristiana e
d'apostolato missionario, metodo questo che
ci sembra esprimere l'originalità soprannaturale
di Don Bosco. Molto più di Gian Giacomo
Rousseau e senza perdersi nelle sue utopie,
il prete torinese praticò e fece praticare
un'educazione attraverso l'attrattiva e la
gioia, che trova le sue risorse nell'affetto
e nelle confidenze, con un risultato straordinario
che s'afferma sempre più. Oggi ancora
si moltiplicano le fondazioni: in Francia,
nel Belgio, in Italia, Germania, Austria,
Cecoslovacchia, Polonia, Ungheria, Spagna,
nel Brasile, nel Venezuela, in Cina, nel Siam;
nel solo 1934 ci furono 33 fondazioni, oltre
72 posti di missione, scuole primarie e una
chiesa nel Congo Belga.
Come
per il Cottolengo, la vita e l'opera di Don
Bosco sono lo sviluppo e l'espansione d'un'idea
e d'un programma. Questo figlio di poveri
contadini piemontesi è stato il principio
di un immenso movimento di pensiero, di lavoro,
d'educazione, d'apostolato, d'amore di Dio:
i suoi ventimila religiosi educano centinaia
di migliaia di fanciulli; da lui deriva una
vita spirituale a milioni di anime. Finalità
dinamica, come quella che dirige la formazione
d'un feto o la nascita d'una specie; finalità
dinamica, di cui si vede il significato studiando
la vita interiore di Don Bosco, poiché
questa è la forza che ha messo in moto
i suoi lavori. I prodigi attestano che la
vita interiore era santa e la forza sovrumana.
Mi
basta adoperare i miei occhi e poi analizzarne
gli elementi e il funzionamento per capire
che sono fatti per vedere; cosi dopo che sono
penetrato un po' nell'anima di Don Bosco,
capisco il senso della sua esistenza e della
sua opera, e so che Dio ne è l'autore,
perché Don Bosco non ne dubitò
mai. Io spiego i suoi miracoli e i suoi sogni;
le sue ispirazioni e le realizzazioni, mediante
la Verità vivente con la quale era
in rapporti familiari.
II
Curato d'Ars. - II curato d'Ars convertì
degli atei. Quali ragionamenti o riflessioni
conducevano a credere in Gesù Cristo
colui che il Vianney invitava a inginocchiarsi?
(12). Aveva visto
pellegrini venuti da ogni parte per sentire
un prete uscito dal nulla, senza istruzione,
senza l'eloquenza e senza abilità,
con la sola sua santità e bontà.
L'incredulo ad Ars aveva saputo come il Curato
avesse trasformato la parrocchia, e come tante
anime avvicinandosi a lui erano risalite dall'abisso:
peccatori divenuti virtuosi, anime volgari
che ascendevano le vette dell'abnegazione,
poi le predizioni avverate, castighi inverosimili
annunciati prima e che più tardi s'avveravano
come terribilmente reali; il segreto dei cuori
svelati, gli sconosciuti chiamati per nome
quando Giovanni Vianney li vedeva per la prima
volta.
(12)
Vedi per esempio la conversione di M. Maissiat.
Trochu, Il Curato d'Ars: San Giov. Batt. Vianney.
6 ed., Marietti, Torino 1952.
Il Trochu, nei due volumi Intuitions du Cure
d'Ars (13), riunì
un cumulo impressionante dì questi
fatti. Certamente un grande numero di essi,
riportati da gente che li aveva sentiti raccontare
da testimoni, potranno sembrare insufficientemente
accertati a uno storico molto esigente, almeno
se isolati. Ma la massa resta enorme e il
complesso s'impone per la convergenza e la
solidità degli elementi. Inoltre certi
fatti sono attestati da quelli stessi che
ne sono il soggetto, e che sono onorabilmente
conosciuti: non è possibile metterli
in dubbio. Cosi la riflessione dell'ateo inginocchiato
davanti al curato d'Ars era fondata molto
seriamente. Risultati assolutamente improbabili
coi mezzi notoriamente inadatti a ottenerli;
attorno ad essi santità immensa, bontà,
prodigi. Di dove viene tutto questo, se non
da Dio, del quale parla continuamente il povero
prete e lo proclama l'Autore d'ogni bene?
E questo Dio come può non essere il
Dio del Vangelo annunciato da questo prete,
il Dio della Chiesa alla quale egli obbedisce?
Matteo
Talbot, -I santi di cui abbiamo parlato con
le loro opere emanano un influsso apologetico
irresistibile su ogni coscienza di buona volontà
che li
conosce. Altri santi con la loro situazione
sociale, il carattere e le vicende, sono destinati
a dare un fondamento o una stabilità
alla fede di alcune classi di uomini che hanno
fatto le stesse esperienze. Ecco, per esempio,
" il santo del cantiere " Matteo
Talbot. La casa Desclèe de Brouwer
ha inaugurato una collana col titolo a La
lumière ouvrière " cominciando
con la biografia di que st'Irlandese (14),
prima muratore, poi magazziniere in una impresa
di legnami. La lettura del libro fa certamente
del bene a tutti, ma sarebbe adatta per sostenere
la fede vacillante d'un uomo di mondo? Invece
un operaio a rivivrà " pienamente
le difficoltà, gli stati d'animo, gli
sforzi, le vittorie del suo
umile collega. Talbot aveva la passione del
bere, spendeva alla bettola tutto il salario,
avendo l'unica soddisfazione di tracannare
i liquidi alcoolici, vendendo perfino le scarpe
per poter bere. Finalmente fece voto di temperanza
per tre mesi, voto difficile per qualsiasi
bevitore, ma molto più per l'operaio
che deve lasciare i colleghi nell'uscire dall'officina
e passare davanti all'osteria senz'entrare
mentre lo chiamano. In questi tre mesi Matteo
era talmente tentato che diceva a sua madre
: " Passati i tre mesi non potrò
più resistere e tutto sarà finito
". Poi fece il voto perpetuo e lo mantenne.
"
Una volta il sovrintendente, giudicando che
gli uomini non avessero lavorato abbastanza,
parlò molto duramente: Matteo Talbot,
che era tra loro, ascoltò senza commuoversi.
Alla fine del discorso un uomo afferrò
una trivella da carpentiere per gettarla più
lontano; poi improvvisamente si volse a Matteo
e gli assestò un violento colpo alla
testa. Talbot restò ferito, ma non
fiatò e continuò il suo lavoro
come se nulla fosse " (p. 64). Questo
fatto letto da un sacerdote sarà un'esortazione
alla pazienza, letto da un operaio sarà
un argomento della verità del cristianesimo.
Per giudicare la difficoltà di certi
atteggiamenti e rinunce, bisogna aver vissuto
la vita che li comporta. Un operaio giudicherà
che gli atteggiamenti e le rinunce di Talbot
sono impossibili per l'uomo attirato solo
dal piacere, dall'interesse e dal conformismo.
Occorre un altro ideale e una forza sconosciuta
dall'operaio medio. Soltanto la fede e l'aiuto
soprannaturale spiegano la condotta di Talbot.
Due
volumi, Vitte, Parigi-Lione, 1931.
(13) Joseph.
A. Glynn, Malt. Talbot, le Saint au ckantier
(trad. frane. G. d'Ars.).
(14) Parigi,
Desclée de Br., 1935. Matteo Talbot,
morto nel 1925, non è canonizzato;
ma ci permettiamo di parlarne dopo i santi
canonizzati, perché il Card. Arcivescovo
di Dublino ha ordinato l'inchiesta sulle sue
virtù.
§
3. - La continuità dei miracoli nella
Chiesa.
Abbiamo
studiato questi miracoli del secolo XIX, come
esempi tra i più impressionanti, perché
molto vicini a noi, facilmente controllabili
e quindi non sollevano nessuna questione di
critica storica: nessuno può seriamente
dubitare delle testimonianze che accertano
i fatti di Lourdes e i miracoli di Don Bosco.
Però, parlando solamente di questi
fatti recenti, qualcuno può forse concludere
troppo afirettatamente che la Chiesa, dopo
aver veduto le meravigliose opere di Cristo,
attese diciannove secoli perché si
compisse la promessa di Gesù Cristo
il giorno di Pasqua (Me, 16, 17-18). Si suppone
certo che la Chiesa in tutti i tempi realmente
fecondi di santi non è mai stata priva
della testimonianza taumaturgica. Ma sarà
meglio dimostrarlo brevemente.
L'oggettività
dei racconti agiografiei dei secoli passati.
- Sciogliamo subito una difficoltà
pregiudiziale. La letteratura agiografia ha
un cattivo nome: molte persone immaginano
che le vite dei santi siano sempre racconti
scipitamente edificanti, privi di spirito
critico, infarciti di miracoli leggendari,
e che sarebbe difficile cercare in questi
fatti controversi qualcosa capace di appoggiare
la loro fede. La credulità del Medioevo
è patente, si dice, poiché accolse
senza discussione i racconti dei vangeli apocrifi
e della Leggenda aurea, e vi prestò
fede fino a rappresentarli sulle vetrate delle
cattedrali o nei bassorilievi (15).
L'antichità cristiana e profana non
ebbero maggior senso di verità, poiché
i pagani ammisero i miracoli d'Apollonio di
Tiana e le guarigioni d'Esculapio, e i cristiani,
più che negare questi fatti, li attribuivano
ai demoni. Possiamo credere loro quando raccontano
miracoli dovuti a santi viventi o a reliquie?
(15)
E. Maijs, L'ari religiose da XIII siede en
Frante, 1. Ili, cc 3-4.
Guardando
le cose da lontano e superficialmente sembra
doversi concludere che conviene essere scettici.
Ma non è cosa intelligente né
morale guardare le cose superficialmente,
poiché significa attribuire a tutti
il fatto che è solo di qualcuno, gettare
tutto nella confusione cosi da sopprimere
anche i caposaldi e le regioni solide. Ora,
dopo il primo secolo, possediamo molti caposaldi
che sono indiscutibili e vaste regioni perfettamente
solide, che lo storico può esplorare
con piena sicurezza. L'agiografia edificante
e senza critica fiorì molto meno di
quanto comunemente si pensi. È vero
che il Medioevo ebbe molte leggende storiche
fondate sulla fama popolare; l'Alto Medioevo
soprattutto vide pullulare il genere pietoso
della Passione dei martiri,
in cui il santo, dopo essere miracolosamente
sfuggito alle ruote dentate, all'olio bollente,
alle bestie feroci, al rogo, finisce la vita
quando il carnefice pensa di tagliargli il
collo (16). Ma
osserviamo che questi tristi racconti sono
posteriori di molti secoli ai fatti e dei
fatti stessi abbiamo relazioni contemporanee,
spesso redatte da testimoni oculari, che in
fatto di buona fede, di perspicacia, d'esattezza
non la cedono in nulla ai migliori documenti
storici. Gli Acta martyrum sincera raccolti
nel secolo XVII da Dom Ruinart, con altri
testi editi in seguito offrono l'alimento
più delicato alla pietà, e per
lo storico sono mezzi di valore inapprezzabile.
Nelle comunità cristiane primitive
c'erano quindi uomini capaci di notare il
vero con esattezza e ciò ritenevano
essere loro stretto dovere; l'autorità
ecclesiastica vigilava.
I
primi apologisti nei prodigi del paganesimo
videro non soperchiere o menzogne, ma fatti
demoniaci, a motivo delle filosofie dominanti,
che attribuivano la vita alla natura fisica:
stoici e neoplatonici pensavano che gli dèi
fossero emanazioni dell'anima del mondo e
che agissero nei fenomeni della natura. I
cristiani non avevano certamente i mezzi per
controllare e discutere le guarigioni d'Esculapio.
Ora, la credenza loro che i-demoni agissero
mediante gl'idoli, non è affatto assurda
ed è corroborata da racconti di mis-sionari
odierni: le società segrete di stregoni
dell'Africa nera esigono un'iniziazione in
cui si commettono i delitti più orrendi
e i loro membri compiono azioni che è
difficile spiegare con leggi naturali (17).
Quindi l'atteggiamento degli scrittori cristiani
che ammettevano la realtà dei miracoli
pagani non compromettono affatto la loro lucidità
di spirito. L'antichità cristiana,
specialmente dopo la pace della Chiesa e la
conquista delle classi colte, ebbe moltissimi
uomini capaci di constatare senza partito
preso, amministratori di spirito freddo e
incapaci di lasciarsi ingannare, e uomini
formati nelle severe discipline della scienza
razionale greca, che teneva alla nuda verità.
Ammettiamo che il Medioevo fu più credulo
dell'antichità poiché, in una
società in cui tutto era cristiano,
quando nessuno dubitava e quando la potenza
incontestata della Chiesa e l'irraggiamento
della santità s'estendeva ovunque,
non si riteneva necessario scegliere miracoli
criticamente vagliati per convincere gli scettici.
I fatti meravigliosi erano solo destinati
a elevare il pensiero e a sostenere la speranza
dei fedeli. Tutti sapevano che Dio ha fatto
miracoli, ne può fare quanti vuole,
deve farne molti per i suoi figli; allora
a che prò affaticarsi per sapere se
gli uccelli hanno davvero ascoltato San Francesco?
(18) o se quei
pezzi di tela provenivano davvero dalle tende
innalzate dai tre apostoli sul Tabor? (19).
Bastava che i bei racconti incantassero le
fantasie e glorificassero la potenza di Dio,
che le reliquie risvegliassero il ricordo
dei misteri di Gesù e di sua Madre.
Anche noi non custodiamo forse gelosamente
un capo dell'uniforme d'un soldato scomparso,
anche se ci dicono che l'autorità è
dubbia? Fatta questa premessa, bisogna dire
che nella Chiesa non mancarono mai persone
istruite e di vero gusto, teologi amanti della
certezza, discepoli di santi desiderosi di
conservare un ricordo inalterato dei loro
maestri.
(16)
A. DuFOORca, Études sur les Gesta
martyrum romains, 6 voli. Fontemoing,
Paria.
(17) V., a titolo
d'esempio, Trilles, La sorcellerie chez les
non-civilisés. Semaine d'etimologi*
religieuse de Louvain, 1913, pp. 167-189,
Beauchesne, Paria 1914.
(18) Fioretti
di S. Francesco, e XVI
(19) Era una
reliquia del tesoro di Saint-Riquier. Delehaye,
Cinq Upms sur la méthode hagwgraphique,
p. 93, Bruxelles, 1934.
Dal
secolo XIII la Chiesa canonizza i suoi santi
dopo un'inchiesta in cui depongono testimoni
giurati in nome di Dio di dire soltanto la
verità. Possediamo tuttora il testo
di molti processi di canonizzazione. Come
già l'antichità, il Medioevo
ha testi agiografia ai quali la storia più
severa deve accordare tutta la fiducia. Inutile
dire che dal secolo XVI in poi i documenti
autobiografici non scarseggiano, che vi sono
numerose corrispondenze (per esempio quelle
dei Gesuiti, pubblicate nei Monumenta historica
Societatis Jesu, Madrid 1894-1904), che negli
archivi sono riposti innumerevoli documenti
e si è ben lontani dall'aver esplorato
tutto e completamente. Nei processi di canonizzazione
le deposizioni dei testimoni si moltiplicano
e ci offrono documenti più sicuri.
I Bollandisti, i Benedettini di San Mauro
raccolgono e vagliano questi documenti in
opere che per la solidità critica sfidano
i secoli.
Esempi
storici. - Si potrebbero tracciare
quadri organici della taumaturgia cristiana
e descrivere secondo le epoche i vari caratteri
e la finalità diversa dei miracoli?
Crediamo di sì e i risultati sarebbero
molto istruttivi per il teologo, il sociologo
e lo psicologo. Ma siccome il lavoro non è
ancora stato tentato, non osiamo arrischiarci
nel tentativo d'una sintesi prematura. Ci
limiteremo a percorrere i secoli cristiani
e a notare ciò che ci cadrà
sottocchio, o forse più semplicemente,
ciò con cui abbiamo più familiarità
per i nostri studi.
a)I
martiri della Chiesa primitiva. -
Nel secolo secondo, la lettera " della
Chiesa di Dio che dimora a Smirne alla Chiesa
di Dio che dimora a Filomelio e a tutte le
-comunità della santa Chiesa cattolica
" racconta il martirio del vescovo Policarpo,
avvenuto il 22 febbraio del 156. È
un documento ufficiale, scritto subito dopo
la morte del santo vegliardo, nella sua diocesi
e dal suo clero, documento commovente, anche
se spesso è arido come un verbale.
Policarpo non s'è esposto al martirio,
ma umilmente e prudentemente s'è ritirato
in campagna. Tre giorni prima del suo arresto
sogna che il suo guanciale prende fuoco e,
svegliatosi dice ai compagni: ti Io dovrò
essere arso vivo ", come appunto accadde.
Tralasciamo la mirabile preghiera del vescovo
alla presenza dei suoi custodi, sorvoliamo
sulla sua dignità, sul silenzio e l'azione
di grazie mentre viene inchiodato al rogo.
I testimoni cristiani vedono circondare il
corpo " come la vela d'una nave gonfiata
al vento ". Si noti la sobrietà
di questi tratti: i preti e diaconi di Smirne
in fatto di meraviglioso hanno notato solo
ed esattamente ciò che hanno visto.
Cfr. Martirio di S. Poli-carpo in I Padri
Apostolici a cura di G. Bosio, S.E.I., Torino
1942, voL il, p. 216 ss.
Quindici
anni dopo la morte di Policarpo, cioè
nel 177, nel teatro di Lione avvennero le
scene atroci e sublimi descritte da un'altra
lettera ufficiale: " I servi di Cristo
abitanti a Vienna e a Lione in Gallia, ai
fratelli che in Asia e in Frigia hanno la
stessa fede e la stessa speranza della redenzione
". Il documento ci è conservato
nel quinto libro della Storia Ecclesiastica
d'Euse-bio. Nessuno può dubitare dell'autenticità
e della sincerità del passo che Renan
nel suo Marc-Aurèle ha citato con ammirazione.
Non raccontiamo ma invitiamo il lettore a
prendere diretta conoscenza di questo brano
straordinario. Possiamo chiederci se mai la
credulità degli uomini abbia inventato
supplizi
più raffinati e se mai si sia accanita
con più tenacia contro gl'infelici.
Il primo giorno la schiava Blandina è
torturata dal mattino fino alla sera e i carnefici
confessano che non sanno più che cosa
inventare per farla soffrire. È ricondotta
alla prigione, le sono rimessi i piedi nei
ceppi. Nei giorni successivi è condotta
al teatro per veder soffrire e morire gli
altri martiri. L'ultimo giorno i carnefici
ricominciano a torturarla; sopporta tutto,
le fustigazioni, la graticola arroventata,
le bestie feroci; e colei che ha esortato
a morire tutti i suoi compagni, resta impassibile.
Il redattore ha notato che essa allora "
non sentiva più ciò che accadeva
a motivo... della sua familiarità con
Cristo ". Crediamo sia già un
miracolo che una persona sopporti per sei
giorni tutti i supplizi con tanta grandezza
d'animo da non dire il nome suo e del suo
paese, avendo un solo nome e una sola gloria:
a Io sono cristiano ". A questo prodigio
Dio non ritenne opportuno aggiungere prodigi
corporali, che sarebbero stati d'un ordine
inferiore. Il redattore ha solo notato rapidamente
che Dio intervenne per sostenere uno dei suoi
eletti addolcendone la passione.
I
santi dell'Antico Testamento comunicavano
con Dio nei sogni. In sogno Giuseppe viene
avvertito di ciò che deve fare per
Gesù e Maria. Pare che nei primi secoli
del cristianesimo Dio abbia continuato a servirsi
di questo mezzo per comunicare con gli uomini.
Si è notato il sogno di San Policarpo.
Santa Perpetua nella sua prigione di Cartagine,
alcuni giorni prima del martirio, vede il
Paradiso in una specie d'estasi (20).
Il diacono Ponzio, discepolo di San Cipriano,
che aveva conosciuto familiarmente ed era
stato con lui durante l'esilio di Curubis,
ci ha lasciato una vita del vescovo di Cartagine.
Il valore del suo libro, dice Paolo Monceaux
" è dovuto meno ai suoi meriti
che alla sua qualità di teste oculare.
Egli fu certamente ben informato "
(21).