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Ipotesi demonologiche sull'ideologia marxista

 

 

 

i miracoli della chiesa

tratto dall'Enciclopedia di Apologetica - quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE Nos raisons de croire - Réponses aux objection

 

 

INTRODUZIONE. - LA CHIESA, GRANDE MOTIVO DI CREDIBILITÀ

Certo, noi conosciamo la rivelazione attraverso i libri sacri, ma questi furono composti molti secoli fa, sicché ben pochi sarebbero in grado di capirli con le risorse filologiche e col metodo storico, che dopo tutto non sono sufficienti senza l'aiuto di altri mezzi. Per cogliere la Rivelazione, occorre aprirle l'anima nostra, e cominciare con la buona volontà. Gesù Cristo, che promise di essere con la sua Chiesa fino alla consumazione dei secoli e la fondò sulla roccia di Simon Pietro, ci propone la verità attraverso il di lei magistero. Quindi comprende la Bibbia solo chi vive nell'unità dell'Amore, che è la Chiesa, e riceve da Lei la Verità, quale lo Spirito Santo la fa pensare mediante la Chiesa, e, per assimilare le prove del cristianesimo, cioè i miracoli, la santità e l'insegnamento di Cristo, abbiamo bisogno dell'aiuto della Chiesa.

Riflettiamo a questo fatto: quasi tutti i nostri contemporanei sono privi della cultura storica per inquadrare i fatti, della familiarità con i costumi e le mentalità, dell'abitudine di giudicare gli eventi di un mondo diverso e, alle volte, persino degli elementi che servono a interpretarlo. Col prevalere della formazione scientifico-tecnica la cosa si fa sempre più grave, tanto che persone anche colte, tutto ignorando sulle antiche civiltà, e persuase che valgono solo le applicazioni scientifiche, sono incapaci di seguire una discussione sui vangeli, quasi si trattasse di monarchi cinesi anteriori all'era cristiana. Per tali persone i vangeli sono documenti che non risvegliano nulla; non sono né veri né falsi; sono semplicemente d'un altro mondo. Bisogna quindi aprir loro una strada fino a Gesù Cristo, in modo che comprendano e aderiscano a Lui. Questa via è evidentemente la Chiesa attuale, com'è in se stessa, e certamente per questo motivo il Concilio Vaticano proclamò la Chiesa cc grande e perpetuo motivo di credibilità e testimonianza irrefragabile della missione divina di Cristo " (Sess. in, e. 3, cap. de fide). La sincerità della Chiesa, la sua attenzione a possedere la verità e a custodire la tradizione, l'attaccamento alla morale, la fecondità nelle virtù e nelle opere buone, provano che essa possiede una Verità relativa al fine dell'uomo e che la mantiene pura da ogni contaminazione. In altre parole la vita dei cristiani, almeno di alcuni cristiani, e l'influsso santificatore della Chiesa sono l'argomento fondamentale della fede per molti nostri contemporanei. I cattolici mediocri o scandalosi rischiano di snervare l'argomento, ma per fortuna ci sono i santi.

La vita dei santi come fonda la fede? - In due modi: o permettendo di salire indietro fino al passato evangelico e di comprenderlo, oppure offrendo direttamente la prova dell'origine divina della Chiesa. Noi toccheremo brevemente il primo modo e ci dilungheremo di più. sul secondo, trattandone tre aspetti: 1. manifestazione del soprannaturale nei fatti di Lourdes; 2. vita e opere dei santi contemporanei; 3. l'esistenza dei cristiani ferventi, sufficiente a risvegliare e fondare la fede.

CAPITOLO I. - I SANTI CI FANNO RISALIRE FINO AL PASSATO EVANGELICO E CI AIUTANO A COMPRENDERLO

1. Ci presentano un'esperienza concreta della vita cristiana. Questi uomini, vissuti tra noi, vivevano come gli apostoli, facevano ciò che hanno fatto gli apostoli. Cosi si proiettano fasci di luce che illuminano le pagine del Vangelo: Gesù Cristo diviene vivente e comprensibile. Conobbi un brav'uomo vissuto lontano dalla religione, contro la quale aveva attinto dai giornali pregiudizi. Da bambino aveva visto Don Bosco, e quando fu prossimo a morire, bastò richiamargli questo ricordo per allontanare l'errore e risuscitare in lui la fede. Attraverso Don Bosco, Teresa di Lisieux, Bernardetta... i nostri contemporanei hanno l'intuizione del " Regno di Dio " annunciato da Gesù; della " Vita ", della "Verità ", della " Luce " annunciate da Giovanni; del " mistero " annunciato da Paolo.

2. La vita dei santi odierni presenta tutti i lineamenti che si riscontrano nel Vangelo. - Consideriamo soltanto i miracoli e le profezie. Per moltissimi increduli i miracoli e le profezie della Bibbia, anziché un motivo di credibilità, sono un argomento per rigettare a priori l'esame della religione, perché tutto ciò è ritenuto una puerilità. Ma anche nei nostri tempi ci sono stati dei taumaturghi, e Lourdes ha messo sotto i nostri occhi assai più miracoli di quanti ne racconti la Bibbia; il Curato d'Ars e Don Bosco predissero l'avvenire molto più chiaramente d'Isaia. Questi fatti sono vicini a noi, li possiamo verificare, e non è molto difficile indurre chi abbia un po' di buona volontà a controllarli. Cosi è stabilita la base dell'apologetica. Ma c'è di più. Le opere meravigliose dei nostri santi non sono, in rapporto a quelli di G. Cristo, un'analogia o una conferma esteriore; i santi appartengono alla Chiesa di Cristo, e attraverso ad essi si risale direttamente al Verbo incarnato. Oliviero Leroy ha raccolto in un libro che raccomandiamo (La lévitation, Ed. du Cerf, Paris 1928) alcuni miracoli impressionanti e storicamente certi, con l'intenzione di presentarli come mezzo per accedere alla Rivelazione.

3. I santi ci interpretano la vita di Gesù e dei suoi apostoli. - La grande maggioranza dei nostri contemporanei ignora troppo il mondo giudaico ed ellenistico del primo secolo per entrare nella mentalità degli autori del Nuovo Testamento. I santi di oggi non hanno certamente né i costumi, né lo spirito degli antichi abitanti della Giudea, dell'Asia o dell'Acaia. Però hanno una vita ulteriore che assomiglia a quella di Pietro, di Giovanni, di Paolo; devono superare difficoltà dello stesso genere; i problemi dell'apostolato di Paolo non differiscono da quelli dell'apostolato dei nostri missionari. Chi ha compreso Giovanni Maria Vianney o Don Bosco, non ha acquistato il senso esatto dei vocaboli neotestamentari, come il grammatico che legge i papiri, ma ha trovato (il che è molto più importante) la chiave che apre l'interno delle anime. Nella sua interpretazione potranno sussistere lacune storiche, ma il mondo evangelico gli è divenuto intelligibile.

Insomma la vita dei santi dei nostri giorni rende possibile l'apologetica classica: 1. dando l'esperienza completa della vita cristiana, che fa comprendere la dottrina del Nuovo Testamento; 2. mostrando che i miracoli e le profezie sono possibili, e quindi vengono compresi gli argomenti che provano la missione di Gesù Cristo; 3. rendendo intelligibili i personaggi biblici e la loro condotta, per cui si comprende la storia della Rivelazione.

CAPITOLO II. - LA VITA DEI SANTI E I LORO MIRACOLI SONO UNA PROVA DIRETTA DELL'ORIGINE DIVINA DELLA CHIESA

Ma il soprannaturale presente tra noi svolge altri compiti ancora, provando direttamente l'esistenza di Dio, l'origine divina della Chiesa e la verità del suo insegnamento. La più completa ed evidente manifestazione del soprannaturale è oggi quella di Lourdes.

§ 1. - Santa Bernardetta e i fatti di Lourdes.

I fatti. . La piccola pastorella, cosi semplice e ferma nei suoi propositi, che scosse immense folle, scomparve assai presto. Dopo alcuni giorni di gloria, anzi di prova e di martirio, si consacrò a Dio, senza godere del suo trionfo e nemmeno conoscerlo.

In fondo alla strana storia constatiamo prima di tutto un fatto cosi eloquente per se stesso che c'è appena bisogno di notarlo: le visioni sono come un blocco erratico nell'esistenza della fanciulla, che non ne ebbe altre, né prima né dopo e, tra le suore della Carità di Nevers essa fu, come diceva spesso la superiora generale: " una buona e comunissima religiosa". Le visioni furono strettamente localizzate nel tempo e nello spazio (alla grotta e mai altrove, né più dopo l'ultima del 25 marzo); erano ad un tempo visive e uditive. Invece l'allucinazione è visuale oppure uditiva; l'alcoolizzato in delirio, quando gli si toglie il veleno, dall'allucinazione visuale passa a quella uditiva sostituendo l'una con l'altra. Bernardetta intese pochissime frasi, separate tra loro da lunghi intervalli; frasi che non assomigliavano al flusso di parole dette o sentite dai malati affetti da psicosi allucinatoria. Nessun fenomeno psichico anormale precedette o accompagnò i fatti; la fanciulla, per quanto ignorante, ha un giudizio sano e non devierà mai dalla strada ove crede che sia la verità. Invece il lavoro degli psichiatri ha messo in luce il sinistro fondo psichico dell'allucinazione; quando non è dovuta ad un accidente per intossicazione passeggera (febbre violenta, iniezione di peyotl, ecc), è legata a una dissoluzione psicologica che colpisce le facoltà del pensiero. Qui non è nostro compito decidere se siano i turbamenti del pensiero che generano l'allucinazione ( come pensano Revault d'Alonnes e il Dr. Ey) o se l'allucinazione generi i turbamenti del pensiero (secondo Pietro Quercy) (1): l'individuo affetto dall'allucinazione diventa un folle. Invece l'incredulo non riuscirà mai a risolvere il problema come Bernardetta, che con le sue allucinazioni cosi precise e ricche ha mosse tante migliaia di persone, sia stata perfettamente sana di spirito. E allora quale altra causa assegnare alle visioni di questa fanciulla se non quelle indicate dalle visioni stesse?

L'incredulo dirà che la conclusione è troppo affrettata poiché occorrono dimostrazioni più o meno estese e ramificate, secondo le asserzioni da provare. Recentemente Renato Poirier scriveva che, se la Sindone di Torino fosse quella d'un faraone, non avremmo nessuna difficoltà a riconoscerla autentica; se invece si pretende che sia il lenzuolo che avvolse Cristo, le conseguenze sono talmente gravi che noi vogliamo un supplemento d'informazioni, di prove assolutamente imbattibili (2); e noi ammettiamo che queste esigenze siano giuste, anche se eccessive. Continuiamo l'inchiesta su Bernardetta.

Le visioni contengono un programma preciso: erezione di una cappella, processioni e pellegrinaggi; inoltre la Vergine domandò atti d'umiltà e di penitenza; Bernardetta fu invitata a bere l'acqua della fonte e a Javarsi in essa, ebbe l'assicurazione che sarebbe stata felice non in questo mondo ma nell'altro. La fanciulla trasmise al clero le richieste di Maria. Essa però è figlia di gente povera e rozza che, spinta dalla miseria, ha trasgredito le leggi dell'onestà borghese: suo padre ha raccolto in un bosco un mucchio di fascine e la stessa Bernardetta è ignorante in tutto, perfino del catechismo. Naturalmente i sacerdoti la trattano da stupida e menzognera; il vescovo, il prefetto, tutte le persone istruite, e perfino il governo considerano lo strano affare una follia o una macchinazione e incaricano e pregano il clero di farla finita. Tutto era contro Bernardetta. Enrico Lasserre credette troppo facilmente che fossero i settari ad accanirsi per far chiudere la grotta (3). Infatti il P. Cros, in un ammirabile studio critico, dove riunì le deposizioni di centinaia di testimoni, dimostrò che avversari delle apparizioni erano per lo più gente ragionevole, di buona fede, anche cristiani praticanti (4), insistendo forse un po' troppo sulle buone qualità e ignorando troppo i difetti, come quelli del commissario di polizia Jacomet. Checché ne sia, se nei due volumi del P. Petitot, che rimette tutte le cose al loro posto (5), leggete le risposte di Bernardetta al procuratore imperiale e al commissario, vi sembra di sentire Giovanna d'Arco.

È molto istruttivo vedere come la lunga e tenace opposizione abbia ceduto. Il programma delle visioni è attuato, la grotta di Massabielle è diventata la meta più celebre di pellegrinaggi da tutto il mondo; ad essa hanno pregato milioni di uomini. Innumerevoli sono coloro che nei fatti di Lourdes hanno trovato il principio della loro conversione o l'aiuto per conservare la loro fede. Si sono compiuti numerosi miracoli, spesso sfolgoranti, severamente constatati da un ufficio medico aperto a tutti gli studiosi che vogliono verificare la scienza e la buona fede dei medici cattolici (6).

_ (1) V. per esempio Pierre Qpergy, L'hallucinatim. I. Études cliniques. II. PhUosophes et misliques, avoli., Parigi, Alcan, 1930; Henri Ey, Hallucination et delire: lesfomts hallud-tmtoires de l'automatisme, Parigi, Alcan, 1934.

(2) Rernaques sur la probabilità des ìnductìons, p. 164, Parigi, Vrin, 1931.
(3)Enrico Lasserre, Notre-Dame de Lourdes.
(4)Histoire de Moire-Dame de Lourdes d'après les documenta et les témoins, 3 voE. in 8, Parigi, Beauchesne, 1925.
(5)Histoire exacte des apparit:ons de Notre-Dame de Lourdes à Bemadette. Histoire exacttde la me mtérieure de saints Bemadette, a voli., Parigi, Desclée de Br., 1935.
Dr. Marchant, Lesfaits de Lourdes. Trente guérisons. 1919-1922. Lesfails de Lourdes.
(6)Nauseile sèrie de guérisons, 1923, 1925, Parigi, Téqui; Dr. Vaiolet, Guérisons de Lourdes, 1927-1929, Parigi, Téqui.

Più ancora dei miracoli, la pazienza degl'innumerevoli malati e la dedizione di quelli che li curano è una delle meraviglie di Lourdes. Le migliaia e migliaia d'infelici, andati per chiedere la guarigione e che non la ottengono, partono più rassegnati, senza invidiare i pochi privilegiati che Maria ha guarito. La stessa Bernardetta compì la promessa e l'ordine della Vergine in un modo che non avrebbe mai sognato: non fu felice in questo mondo, fece penitenza divenendo vittima dei peccatori e morendo di tubercolosi ossea, dopo atroci sofferenze, bersagliata dalle frasi taglienti d'una Supcriora che non credeva alle apparizioni di Lourdes. Il Petitot ha dimostrato molto bene il compito soprannaturale e gl'insegnamenti della vocazione di Bernardetta, e noi, non potendo riportarle, rimandiamo il lettore alle sue pagine (7).

Così il programma annunciato dalle visioni s'è compiuto e continua a compiersi ogni giorno davanti a noi, accompagnato da un rinnovarsi di prodigi e virtù che superano la nostra scienza. Tale programma è stampato in testi noti a tutti e indiscutibilmente autentici; la sua realizzazione è sotto i nostri occhi: chiunque voglia può ogni giorno osservare l'ascensione spirituale e i miracoli. Se Maurizio Barrès {Les amitiés frangaises) quando andò a Lourdes avesse fatto queste riflessioni col figlio suo, per insegnargli le pure glorie della Francia, Bernardetta e Giovanna d'Arco, non avrebbe dovuto concludere che l'autore di queste cose è il Dio personale sapiente e buono, che si è rivelato in Gesù Cristo?

Infatti che altre spiegazioni volete? Fuori di Dio, non resta che appellarsi a forze sconosciute, all'azione di spiriti disincarnati, o a qualche altro mito teosofico. Ma oltre il fatto che le ipotesi gratuite si devono giustamente rigettare, i fatti di Lourdes hanno in se stessi il loro significato. L'apparizione si è chiamata: " Io sono l'Immacolata Concezione " e la fanciulla ritornando dalla grotta, per non dimenticare, ripeteva, accorciandole, queste parole incomprensibili. L'apparizione mandò la fanciulla al clero cattolico. L'insieme dei fatti s'integra da se stesso nel quadro dommatico della Chiesa e susciterà la fede cristiana, promuoverà la vita cristiana nell'obbedienza, nell'umiltà, penitenza e carità. Attraverso Lourdes Dio volle richiamare a sé gli uomini di quel secolo incredulo con un linguaggio religioso che non si può pensare più chiaro. Chi apre gli occhi dell'anima non può abbandonarsi a induzioni e deduzioni; non ha che da capire un linguaggio. In questo modo si scoprono le finalità evidenti, come si riconosce una fotografia, come si comprende il senso d'una missiva.

La funzione apologetica di Lourdes. -1 fatti di Lourdes avranno secondo i casi una diversa funzione apologetica e offriranno prove diverse. Supponiamo che un ateo, passando a Lourdes in veste di turista, si commuova alle invocazioni appassionate nella processione del Santissimo Sacramento: col sentimento s'unisce alle preghiere e si informa leggendo dei libri. Quanto ha veduto e letto basta per deciderlo a credere in Dio: sarà stato convinto dal classico argomento della finalità.

(7) Histoire exacte de la me intérieure, etc, e. V., p. 81 e ss.

La finalità constatata qui, non è più quella della natura fisica, ma riguarda la società umana e la vita intcriore (8); lungi dall'essere inferiore alla prima, la supera. Dio vi si manifesta come padrone della storia degli uomini e del pensiero, e questo è ancor più che essere padrone della natura fisica. Anzi il ragionamento classico della finalità non è necessario, perché i fatti stessi manifestano direttamente l'intervento divino, come una lettera manifesta il pensiero e l'esistenza del suo autore. Per una più ampia trattazione si veda il nostro: Dieu, Bloud, Parigi 1933, pp. 99-108.

Ora, supponiamo che l'incredulo ammetta già l'esistenza di Dio e la possibilità della Rivelazione. I fatti di Lourdes gli faranno ammettere la divinità di Gesù Cristo e l'autorità infallibile della Chiesa. Fu la Vergine Madre di Gesù che apparve alla grotta; essa indirizzò la fanciulla ai sacerdoti della Chiesa cattolica. Gli ordini e le esortazioni della Vergine, la vocazione di Bernardetta e la realizzazione del programma annunciato si riconducono al domma del cattolicesimo e alla sua morale. Riconoscendo autentico l'insieme dei fatti, non c'è altro significato e altra spiegazione che nella Chiesa cattolica e attraverso la Chiesa cattolica. Ciò costituisce una prova, meglio uno schiarimento e, oseremmo dire, una rivelazione della sua missione' divina, della sua autorità infallibile e quindi della divinità di Gesù Cristo e della verità dei dogmi cristiani.

Sciogliamo una difficoltà. La manifestazione di Lourdes, per quanto splendida, è tuttavia solo una regione particolare nel mondo immenso. Come ammettere di conseguenza che Dio esiste, che Gesù Cristo è Dio e che ha fondato la Chiesa? Non bisogna prima provare filosoficamente l'esistenza di Dio, trovare alla Rivelazione un posto dell'evoluzione delle società, far concordare la venuta di Gesù Cristo con i fatti della storia generale, ecc? Queste esigenze, legittime quando si tratta di comprendere a fondo il messaggio di Gesù, non lo sono quando si tratta di ammettere che la sua verità è autentica. Quando, una cinquantina d'anni fa, gli archeologi scoprirono a Teli Amarna e a Boghaz Kui tavolette che rivelavano una nuova lingua, un popolo sconosciuto, i suoi re, la sua civiltà e religione, per ammettere la realtà del popolo ittita fu forse necessario mettere la sua storia in relazione esatta e completa con quella dell'Assiria, dell'Egitto, della Siria e della Grecia?

Nota. - Ci permettiamo di aprire una breve parentesi e di riferire alcuni fatti sulla presente questione del miracolo nell'era cristiana e sul metodo conveniente per studiarlo. All'ufficio " Constatations médicales " di Lourdes, sono registrati i risultati degli esami che si usa fare in ogni caso. Un " primo esame ", fatto dai dottori presenti, credenti o increduli, permette di concludere se c'è "guarigione, miglioramento o persistenza dello stato morboso ". Un medico, di cui si da l'indirizzo completo, s'impegna a mandare un supplemento d'informazioni.

La " storia della malattia " registra " gli antecedenti ereditali, gli antecedenti personali " e ritraccia l'evoluzione propriamente detta del male.

La " storia della guarigione s riunisce le varie testimonianze. _ Si danno anche "i risultati dell'inchiesta fatta dopo il primo esame: certificati, analisi, fotografie ".

Il secondo esame, fatto al Bureau de Lourdes, ordinariamente dopo un anno, al ritorno del pellegrinaggio diocesano, costituisce la più importante "constatazione della guarigione". Un relatore ne da tutti i particolari. I medici firmano; poi vengono sotto

poste a a medici competenti" le seguenti quattro domande, sempre uguali e stampate in anticipo su ciascun dossier:

(8) II miracolo è finalità in rapporto alla vita religiosa; se fosse soltanto un fatto fisico, non sarebbe altro che un prodigio.

1. La malattia descritta dal o dai certificati è realmente esistita?

2. C'è realmente guarigione?

Si deve differire la conclusione?
La guarigione può essere attribuita a un processo naturale?
Si mettono la data, la firma e infine, all'ultima pagina, le date degli esami consecutivi alla guarigione riconosciuta dall'ufficio delle constatazioni.

Dal dicembre del 1927 il Presidente dell'ufficio delle constatazioni mediche consacra alle sue funzioni " non più soltanto alcuni mesi dell'anno, ma tutto quanto l'anno "; ed è veramente 0 il notaio dei fatti di Lourdes ". Il dottor Augusto Vallet mi disse un giorno che egli non conosce una specie di malattia che non sia stata guarita a Lourdes. Ai medici che mi leggono raccomando il "Bulletin de l'Association Medicale de Notre-Dame de Lourdes ", che troveranno presso il dott. Eck, 58, Boulevard Magenta, Parigi (Xe). Qualunque persona colta vi si può abbonare e trame profitto.

Al Fatto di Lourdes potremmo confrontare il Fatto di Lisieux e altri, e ormai è impossibile farne astrazione. Si deve riconoscere ad essi il carattere soprannaturale? Non è molto difficile accertarsi della realtà d'una guarigione istantanea e delle circostanze di preghiera che invitano a vedervi la mano di Dio ; davanti a questi fatti bisognerà vigilare contro il desiderio di vedere del meraviglioso e il desiderio di non vederlo mai, poiché l'atteggiamento a ragionevole " è quello della constatazione illuminata dalla scienza medica e teologica. Il medico dirà se si possa attribuire la guarigione a un processo naturale, il teologo dirà se si può attribuire all'azione diabolica o all'azione divina; solo la Chiesa avrà la missione ufficiale di distinguere il miracolo dal semplice meraviglioso ma ogni persona di buona volontà lo potrà ilare per proprio conto.

§ 2. - La presenza dì santi tra noi è una prova della verità cristiana.

La presenza di santi tra noi o conosciuti direttamente o recenti e facilmente accessibili a chi sa un po' di storia, offre ogni specie di prova per convincere sull'esistenza di Dio e sulla verità del cristianesimo. Si potrebbero trovare argomenti basati sull'elevazione di virtù che non trovano la causa sufficiente nella ricerca del piacere, dell'interesse e dell'onore, e che perciò suppongono motivi sovrumani e l'ispirazione di una forza sovrumana; ci si potrebbe anche fondare sui miracoli; ma noi preferiamo limitarci ad alcuni santi contemporanei, la cui esistenza, continuata nelle loro opere, costituisce, come Lourdes, un insieme complesso che ha in se stesso il suo significato e la sua spiegazione, ed è come una lettera che attesta la realtà del suo autore.

Cottolengo. - II Cottolengo (9) fu un fanciullo meravigliosamente buono e puro, che cercava di far amare Dio da tutti e di dare ai poveri tutto quello che poteva; fu un seminarista esemplare, poi un vicecurato ammirato dai parrocchiani; diventò dottore in teologia e canonico del Corpus Domini. Ma non conosceva ancora la sua vocazione.

(9) M. Achille Gorrino, Il beato Cottolengo, apostolo di fede e di carità, Pinerolo, Scuola Tipografica Orfanotrofio Cottolengo, 1932. Tenerezze della Dònna Provvidenza nella sua Pìccola Casa, anonimo, stesso editore, 1928; Stefano Ballario, San Giuseppe Benedetto Cottolengo, Torino, Marietti, 1934; Icolio Felici, II Cottolengo, Firenze, Libreria Editrice Fiorentina, 1934.

Il cuore del giovane canonico è colpito dalla tragica avventura d'una povera donna, venuta dalla Francia, incinta e affetta da apoplessia, respinta da un ospedale dove vuoi rifugiarsi per il parto e da un altro ancora, perché affetta da una malattia che non è il parto. È possibile che poveri infelici muoiano in questo modo, abbandonati da tutti, senza commuovere la carità cristiana? Dice al sacrestano di suonare la campana, si mette a pregare all'altare della Madonna. Il suono insolito richiama alcune buone persone che vengono alla funzione improvvisata; si prega di tutto cuore e, quando rientra in sacrestia, il Cottolengo grida: a La grazia è fattal " Ormai conosce la sua vocazione e camminerà diritto senza deflettere. Prima, la fondazione della Volta Rossa; poi, quando l'epidemia e il governo hanno disperso malati e infermieri, la fondazione delle " Orsoline " per fanciulli abbandonati e d'un nuovo ospedale a Valdocco. Gli si dice che tutto questo è assurdo : " Ma io sono di Bra, risponde, il paese dove si piantano i cavoli; e i cavoli trapiantati diventano grossi ". Infatti prevede l'avvenire, e molte volte egli annunciò espressamente, contro ogni previsione, l'estensione inaudita della sua opera, che per la prudenza umana è veramente una follia irrealizzabile: ricevere tutti i rifiuti della società, quelli respinti da tutti accettarli senza mai rifiutare, curarli, spiritualizzarli, farne dei santi, e intanto non possedere mai nessun capitale e nemmeno riserve provvisorie. Il denaro appena ricevuto viene distribuito immediatamente in derrate, vestiti, letti e nuove costruzioni. Il Cottolengo teme talmente che la Piccola Casa possa avere ricchezze che, qualche volta, per mostrare ai suoi figli e alle sue figlie su quali basi soprannaturali riposi l'opera, getta il denaro dalla finestra.

Ora quest'opera assurda è cresciuta ed è prosperata; i ricoverati sono diventati migliaia, oggi sono più di dieci mila (il Cottolengo proibì di contarli, ma non si può impedire al governo di fare censimenti). Tutti sono mantenuti dalla carità, che giorno per giorno, a caso, non importa come, porta doni d'ogni genere ed è un miracolo perpetuo che la fonte della sussistenza non secchi mai e produca un fiume che alimenta tante bocche.

D'altronde i miracoli, talora in modo indiscutibile e nascosto, accompagnarono tutta l'esistenza "del Cottolengo" (così viene chiamato l'enorme insieme d'ospedali, ricoveri e monasteri). Non una volta sola capitò che mancassero le provviste e i denari e che non restasse assolutamente nulla per il pasto successivo: il Cottolengo e i suoi pregano, pensando alle tavole vuote; ed ecco all'improvviso persone sconosciute, che non rivelano né il nome né di dove vengono, presentarsi alla porteria con un carro carico di farina; scaricano la loro mercé, partono incogniti come sono venuti, e non si sentirà mai più parlare di loro. Altre volte un creditore, stanco d'aspettare il suo avere e di ricevere solo promesse, viene a reclamare. Il Cottolengo vuota cassetti e tasche e non trova niente; scende dalla sua camera e cerca di calmare con buone parole l'uomo impaziente e infuriato, che si gettava su di lui e cominciava a maltrattarlo. Il povero prete con un gesto abituale e disperato mette ancora una volta la sua mano in tasca e, meravigliai l'estrae piena d'un rotolo di monete d'oro! Inutile allungare l'elenco dei miracoli o di provarli con citazioni: ben altri ne troverà chi vorrà leggere le sue biografie diffuse e serie.

Riflettiamo un po' e cerchiamo di comprendere il senso di questa storia. Il giorno in cui " la grazia è stata fatta " il canonico Cottolengo concepì l'opera futura, certo oscuramente, ma la concepì. Oggi dieci mila infelici, ai margini d'un quartiere di Torino, sono miracolosamente nutriti, curati, amati, santificati; e legioni di preti, di suore, di uomini e donne pie si santificano servendoli; una folla di persone che amano e glorificano Dio, manifestando e diffondendo lo spirito del totale abbandono alla Divina Provvidenza, a la carità che ci spinge", la gioia sovrumana che nasce dall'abbandono, l'umile abnegazione, che fa il bene che resta nascosto, e ringrazia incessantemente coloro che si onora di servire.

Un pensiero è cresciuto, è diventato un'opera immensa, si è concentrato in virtù e gioia che il mondo ignora; la crescita è stata accompagnata da miracoli ed è incredibile come sopravviva: qui tutto, dal genne fino all'improbabile espansione, si corrisponde, cospira ancor più che nell'embriogenià d'un animale o nella nascita di una specie. Carattere proprio ed essenziale della vita è realizzare un risultato assolutamente improbabile con mezzi estremamente complessi (10). C'è qui una finalità dinamica, che non si può misconoscere senza cadere nell'assurdo, e se si domanda dov'è la causa che ha mosso e condotto tutto, i " cottolenghini" non esiteranno a rispondere che è la Provvidenza". La finalità porta in sé il suo senso ovvio: come l'occhio mostra di essere fatto per vedere, e l'orecchio per sentire, " il Cottolengo " mostra d'essere fatto per attuare un pensiero e un volere di Dio: quel volere che si esprime con le esigenze della santità cristiana, si realizza con le regole ispirate dai dommi cristiani e che la Chiesa ratifica, è una testimonianza della verità del cattolicesimo.

Don Bosco. -Il destino di Don Bosco fu annunciato quand'egli era ancora seminarista dallo stesso Cottolengo! (11), che palpando il panno della sottana del giovane gli disse: " Oh più tardi dovrai portare abiti di stoffa più forte, se non vuoi che te li strappino ". Allusione, allora inspiegabile, ai ragazzi di strada che giocheranno con il loro apostolo e amico, familiarmente e chiassosamente. Anche D. Bosco previde la sua opera, più tardi: quando appena essa nasceva, ne annunciò l'estensione contro ogni verosimiglianza; anche lui passò per pazzo con le sue iniziative irragionevoli. Ricordiamo la graziosa scena dei canonici che vengono a cercarlo, per portarlo in una casa di salute, ed egli gentile e rispettoso : " Salite per primi, signori canonici " dice e, quando si sono accomodati nella vettura: " Andatel " dice al cocchiere, indicando la direzione del manicomio.

Più che annunci sulla sua opera complessiva, Giovanni Bosco per molti anni ricevette da Dio comunicazioni sul suo avvenire, in sogno, e da principio è ben inteso che non ci credeva. Dopo aver veduto tante volte realizzati i sogni premonitori, si decise a prenderne nota e ne riempì dei quaderni, e il suo biografo, il Lemoyne, cita avveramenti straordinari dei suoi sogni.

(10) E' su questo carattere che insiste Bergson, neH'Evolutitm créatrice, e più ancora Ed. Le Roy, in L'exigence idealisti et lefait de l'éoolution.

(11) G. B. Lemoyne, S. Giovanni Bosco, a volL, ed. a cura di A. Amadei, S. E. I. Torino.

Ancor più straordinarie sono le apparizioni del figlio d'un amico di Don Bosco e benefattore delle sue opere, che morì come un predestinato nel fiore dell'adolescenza, divenendo in seguito il confidente e il consigliere del fondatore di congregazioni. Alle volte il vecchio prete e il piccolo angelo s'intrattengono per ore; ma una volta, mentre Don Bosco celebra la messa a Hyéres, il giovane gli annuncia che l'America del Sud attende i suoi missionarii e che egli deve ammettere i fanciulli alla Comunione precoce. Abbiamo citato questi fatti solo a titolo d'esempio, scegliendoli a caso, ma tutti sanno che Don Bosco fu un taumaturgo, e nelle sue biografie si possono raccogliere i miracoli a bracciate.

Tutto questo però solo per condurci alla sua vita interiore e alla sua attività di santo, che fu distribuita in molte e diverse direzioni e fu talmente tesa in ogni istante per trame il massimo rendimento, che ci possiamo chiedere se la caratteristica della Società Salesiana non sia il buon impiego del massimo lavoro per servire Dio. Anche se D. Bosco avesse dato questa sola lezione, di fare cioè tutto il lavoro possibile, di santificare e utilizzare tutti i lavori, sarebbe già un insegnamento di primaria importanza nel secolo materialista del macchinismo e del proletariato. Ma anche qui, dall'uomo che ha composto un manuale d'aritmetica all'uomo che ha costruito chiese, si passa attraverso una serie inaudita d'iniziative diverse. Intanto le opere dell'Oratorio e la fondazione delle due Società salesiane danno un nuovo metodo d'educazione popolare e cristiana e d'apostolato missionario, metodo questo che ci sembra esprimere l'originalità soprannaturale di Don Bosco. Molto più di Gian Giacomo Rousseau e senza perdersi nelle sue utopie, il prete torinese praticò e fece praticare un'educazione attraverso l'attrattiva e la gioia, che trova le sue risorse nell'affetto e nelle confidenze, con un risultato straordinario che s'afferma sempre più. Oggi ancora si moltiplicano le fondazioni: in Francia, nel Belgio, in Italia, Germania, Austria, Cecoslovacchia, Polonia, Ungheria, Spagna, nel Brasile, nel Venezuela, in Cina, nel Siam; nel solo 1934 ci furono 33 fondazioni, oltre 72 posti di missione, scuole primarie e una chiesa nel Congo Belga.

Come per il Cottolengo, la vita e l'opera di Don Bosco sono lo sviluppo e l'espansione d'un'idea e d'un programma. Questo figlio di poveri contadini piemontesi è stato il principio di un immenso movimento di pensiero, di lavoro, d'educazione, d'apostolato, d'amore di Dio: i suoi ventimila religiosi educano centinaia di migliaia di fanciulli; da lui deriva una vita spirituale a milioni di anime. Finalità dinamica, come quella che dirige la formazione d'un feto o la nascita d'una specie; finalità dinamica, di cui si vede il significato studiando la vita interiore di Don Bosco, poiché questa è la forza che ha messo in moto i suoi lavori. I prodigi attestano che la vita interiore era santa e la forza sovrumana.

Mi basta adoperare i miei occhi e poi analizzarne gli elementi e il funzionamento per capire che sono fatti per vedere; cosi dopo che sono penetrato un po' nell'anima di Don Bosco, capisco il senso della sua esistenza e della sua opera, e so che Dio ne è l'autore, perché Don Bosco non ne dubitò mai. Io spiego i suoi miracoli e i suoi sogni; le sue ispirazioni e le realizzazioni, mediante la Verità vivente con la quale era in rapporti familiari.

II Curato d'Ars. - II curato d'Ars convertì degli atei. Quali ragionamenti o riflessioni conducevano a credere in Gesù Cristo colui che il Vianney invitava a inginocchiarsi? (12). Aveva visto pellegrini venuti da ogni parte per sentire un prete uscito dal nulla, senza istruzione, senza l'eloquenza e senza abilità, con la sola sua santità e bontà. L'incredulo ad Ars aveva saputo come il Curato avesse trasformato la parrocchia, e come tante anime avvicinandosi a lui erano risalite dall'abisso: peccatori divenuti virtuosi, anime volgari che ascendevano le vette dell'abnegazione, poi le predizioni avverate, castighi inverosimili annunciati prima e che più tardi s'avveravano come terribilmente reali; il segreto dei cuori svelati, gli sconosciuti chiamati per nome quando Giovanni Vianney li vedeva per la prima volta.

(12) Vedi per esempio la conversione di M. Maissiat. Trochu, Il Curato d'Ars: San Giov. Batt. Vianney. 6 ed., Marietti, Torino 1952.

Il Trochu, nei due volumi Intuitions du Cure d'Ars (13), riunì un cumulo impressionante dì questi fatti. Certamente un grande numero di essi, riportati da gente che li aveva sentiti raccontare da testimoni, potranno sembrare insufficientemente accertati a uno storico molto esigente, almeno se isolati. Ma la massa resta enorme e il complesso s'impone per la convergenza e la solidità degli elementi. Inoltre certi fatti sono attestati da quelli stessi che ne sono il soggetto, e che sono onorabilmente conosciuti: non è possibile metterli in dubbio. Cosi la riflessione dell'ateo inginocchiato davanti al curato d'Ars era fondata molto seriamente. Risultati assolutamente improbabili coi mezzi notoriamente inadatti a ottenerli; attorno ad essi santità immensa, bontà, prodigi. Di dove viene tutto questo, se non da Dio, del quale parla continuamente il povero prete e lo proclama l'Autore d'ogni bene? E questo Dio come può non essere il Dio del Vangelo annunciato da questo prete, il Dio della Chiesa alla quale egli obbedisce?

Matteo Talbot, -I santi di cui abbiamo parlato con le loro opere emanano un influsso apologetico irresistibile su ogni coscienza di buona volontà che li conosce. Altri santi con la loro situazione sociale, il carattere e le vicende, sono destinati a dare un fondamento o una stabilità alla fede di alcune classi di uomini che hanno fatto le stesse esperienze. Ecco, per esempio, " il santo del cantiere " Matteo Talbot. La casa Desclèe de Brouwer ha inaugurato una collana col titolo a La lumière ouvrière " cominciando con la biografia di que st'Irlandese (14), prima muratore, poi magazziniere in una impresa di legnami. La lettura del libro fa certamente del bene a tutti, ma sarebbe adatta per sostenere la fede vacillante d'un uomo di mondo? Invece un operaio a rivivrà " pienamente le difficoltà, gli stati d'animo, gli sforzi, le vittorie del suo
umile collega. Talbot aveva la passione del bere, spendeva alla bettola tutto il salario, avendo l'unica soddisfazione di tracannare i liquidi alcoolici, vendendo perfino le scarpe per poter bere. Finalmente fece voto di temperanza per tre mesi, voto difficile per qualsiasi bevitore, ma molto più per l'operaio che deve lasciare i colleghi nell'uscire dall'officina e passare davanti all'osteria senz'entrare mentre lo chiamano. In questi tre mesi Matteo era talmente tentato che diceva a sua madre : " Passati i tre mesi non potrò più resistere e tutto sarà finito ". Poi fece il voto perpetuo e lo mantenne.

" Una volta il sovrintendente, giudicando che gli uomini non avessero lavorato abbastanza, parlò molto duramente: Matteo Talbot, che era tra loro, ascoltò senza commuoversi. Alla fine del discorso un uomo afferrò una trivella da carpentiere per gettarla più lontano; poi improvvisamente si volse a Matteo e gli assestò un violento colpo alla testa. Talbot restò ferito, ma non fiatò e continuò il suo lavoro come se nulla fosse " (p. 64). Questo fatto letto da un sacerdote sarà un'esortazione alla pazienza, letto da un operaio sarà un argomento della verità del cristianesimo. Per giudicare la difficoltà di certi atteggiamenti e rinunce, bisogna aver vissuto la vita che li comporta. Un operaio giudicherà che gli atteggiamenti e le rinunce di Talbot sono impossibili per l'uomo attirato solo dal piacere, dall'interesse e dal conformismo. Occorre un altro ideale e una forza sconosciuta dall'operaio medio. Soltanto la fede e l'aiuto soprannaturale spiegano la condotta di Talbot.

Due volumi, Vitte, Parigi-Lione, 1931.
(13) Joseph. A. Glynn, Malt. Talbot, le Saint au ckantier (trad. frane. G. d'Ars.).
(14) Parigi, Desclée de Br., 1935. Matteo Talbot, morto nel 1925, non è canonizzato; ma ci permettiamo di parlarne dopo i santi canonizzati, perché il Card. Arcivescovo di Dublino ha ordinato l'inchiesta sulle sue virtù.

§ 3. - La continuità dei miracoli nella Chiesa.

Abbiamo studiato questi miracoli del secolo XIX, come esempi tra i più impressionanti, perché molto vicini a noi, facilmente controllabili e quindi non sollevano nessuna questione di critica storica: nessuno può seriamente dubitare delle testimonianze che accertano i fatti di Lourdes e i miracoli di Don Bosco. Però, parlando solamente di questi fatti recenti, qualcuno può forse concludere troppo afirettatamente che la Chiesa, dopo aver veduto le meravigliose opere di Cristo, attese diciannove secoli perché si compisse la promessa di Gesù Cristo il giorno di Pasqua (Me, 16, 17-18). Si suppone certo che la Chiesa in tutti i tempi realmente fecondi di santi non è mai stata priva della testimonianza taumaturgica. Ma sarà meglio dimostrarlo brevemente.

L'oggettività dei racconti agiografiei dei secoli passati. - Sciogliamo subito una difficoltà pregiudiziale. La letteratura agiografia ha un cattivo nome: molte persone immaginano che le vite dei santi siano sempre racconti scipitamente edificanti, privi di spirito critico, infarciti di miracoli leggendari, e che sarebbe difficile cercare in questi fatti controversi qualcosa capace di appoggiare la loro fede. La credulità del Medioevo è patente, si dice, poiché accolse senza discussione i racconti dei vangeli apocrifi e della Leggenda aurea, e vi prestò fede fino a rappresentarli sulle vetrate delle cattedrali o nei bassorilievi (15). L'antichità cristiana e profana non ebbero maggior senso di verità, poiché i pagani ammisero i miracoli d'Apollonio di Tiana e le guarigioni d'Esculapio, e i cristiani, più che negare questi fatti, li attribuivano ai demoni. Possiamo credere loro quando raccontano miracoli dovuti a santi viventi o a reliquie?

(15) E. Maijs, L'ari religiose da XIII siede en Frante, 1. Ili, cc 3-4.

Guardando le cose da lontano e superficialmente sembra doversi concludere che conviene essere scettici. Ma non è cosa intelligente né morale guardare le cose superficialmente, poiché significa attribuire a tutti il fatto che è solo di qualcuno, gettare tutto nella confusione cosi da sopprimere anche i caposaldi e le regioni solide. Ora, dopo il primo secolo, possediamo molti caposaldi che sono indiscutibili e vaste regioni perfettamente solide, che lo storico può esplorare con piena sicurezza. L'agiografia edificante e senza critica fiorì molto meno di quanto comunemente si pensi. È vero che il Medioevo ebbe molte leggende storiche fondate sulla fama popolare; l'Alto Medioevo soprattutto vide pullulare il genere pietoso della Passione dei martiri, in cui il santo, dopo essere miracolosamente sfuggito alle ruote dentate, all'olio bollente, alle bestie feroci, al rogo, finisce la vita quando il carnefice pensa di tagliargli il collo (16). Ma osserviamo che questi tristi racconti sono posteriori di molti secoli ai fatti e dei fatti stessi abbiamo relazioni contemporanee, spesso redatte da testimoni oculari, che in fatto di buona fede, di perspicacia, d'esattezza non la cedono in nulla ai migliori documenti storici. Gli Acta martyrum sincera raccolti nel secolo XVII da Dom Ruinart, con altri testi editi in seguito offrono l'alimento più delicato alla pietà, e per lo storico sono mezzi di valore inapprezzabile. Nelle comunità cristiane primitive c'erano quindi uomini capaci di notare il vero con esattezza e ciò ritenevano essere loro stretto dovere; l'autorità ecclesiastica vigilava.

I primi apologisti nei prodigi del paganesimo videro non soperchiere o menzogne, ma fatti demoniaci, a motivo delle filosofie dominanti, che attribuivano la vita alla natura fisica: stoici e neoplatonici pensavano che gli dèi fossero emanazioni dell'anima del mondo e che agissero nei fenomeni della natura. I cristiani non avevano certamente i mezzi per controllare e discutere le guarigioni d'Esculapio. Ora, la credenza loro che i-demoni agissero mediante gl'idoli, non è affatto assurda ed è corroborata da racconti di mis-sionari odierni: le società segrete di stregoni dell'Africa nera esigono un'iniziazione in cui si commettono i delitti più orrendi e i loro membri compiono azioni che è difficile spiegare con leggi naturali (17). Quindi l'atteggiamento degli scrittori cristiani che ammettevano la realtà dei miracoli pagani non compromettono affatto la loro lucidità di spirito. L'antichità cristiana, specialmente dopo la pace della Chiesa e la conquista delle classi colte, ebbe moltissimi uomini capaci di constatare senza partito preso, amministratori di spirito freddo e incapaci di lasciarsi ingannare, e uomini formati nelle severe discipline della scienza razionale greca, che teneva alla nuda verità. Ammettiamo che il Medioevo fu più credulo dell'antichità poiché, in una società in cui tutto era cristiano, quando nessuno dubitava e quando la potenza incontestata della Chiesa e l'irraggiamento della santità s'estendeva ovunque, non si riteneva necessario scegliere miracoli criticamente vagliati per convincere gli scettici. I fatti meravigliosi erano solo destinati a elevare il pensiero e a sostenere la speranza dei fedeli. Tutti sapevano che Dio ha fatto miracoli, ne può fare quanti vuole, deve farne molti per i suoi figli; allora a che prò affaticarsi per sapere se gli uccelli hanno davvero ascoltato San Francesco? (18) o se quei pezzi di tela provenivano davvero dalle tende innalzate dai tre apostoli sul Tabor? (19). Bastava che i bei racconti incantassero le fantasie e glorificassero la potenza di Dio, che le reliquie risvegliassero il ricordo dei misteri di Gesù e di sua Madre. Anche noi non custodiamo forse gelosamente un capo dell'uniforme d'un soldato scomparso, anche se ci dicono che l'autorità è dubbia? Fatta questa premessa, bisogna dire che nella Chiesa non mancarono mai persone istruite e di vero gusto, teologi amanti della certezza, discepoli di santi desiderosi di conservare un ricordo inalterato dei loro maestri.

(16) A. DuFOORca, Études sur les Gesta martyrum romains, 6 voli. Fontemoing, Paria.
(17) V., a titolo d'esempio, Trilles, La sorcellerie chez les non-civilisés. Semaine d'etimologi* religieuse de Louvain, 1913, pp. 167-189, Beauchesne, Paria 1914.
(18) Fioretti di S. Francesco, e XVI
(19) Era una reliquia del tesoro di Saint-Riquier. Delehaye, Cinq Upms sur la méthode hagwgraphique, p. 93, Bruxelles, 1934.

Dal secolo XIII la Chiesa canonizza i suoi santi dopo un'inchiesta in cui depongono testimoni giurati in nome di Dio di dire soltanto la verità. Possediamo tuttora il testo di molti processi di canonizzazione. Come già l'antichità, il Medioevo ha testi agiografia ai quali la storia più severa deve accordare tutta la fiducia. Inutile dire che dal secolo XVI in poi i documenti autobiografici non scarseggiano, che vi sono numerose corrispondenze (per esempio quelle dei Gesuiti, pubblicate nei Monumenta historica Societatis Jesu, Madrid 1894-1904), che negli archivi sono riposti innumerevoli documenti e si è ben lontani dall'aver esplorato tutto e completamente. Nei processi di canonizzazione le deposizioni dei testimoni si moltiplicano e ci offrono documenti più sicuri. I Bollandisti, i Benedettini di San Mauro raccolgono e vagliano questi documenti in opere che per la solidità critica sfidano i secoli.

Esempi storici. - Si potrebbero tracciare quadri organici della taumaturgia cristiana e descrivere secondo le epoche i vari caratteri e la finalità diversa dei miracoli? Crediamo di sì e i risultati sarebbero molto istruttivi per il teologo, il sociologo e lo psicologo. Ma siccome il lavoro non è ancora stato tentato, non osiamo arrischiarci nel tentativo d'una sintesi prematura. Ci limiteremo a percorrere i secoli cristiani e a notare ciò che ci cadrà sottocchio, o forse più semplicemente, ciò con cui abbiamo più familiarità per i nostri studi.

a)I martiri della Chiesa primitiva. - Nel secolo secondo, la lettera " della Chiesa di Dio che dimora a Smirne alla Chiesa di Dio che dimora a Filomelio e a tutte le -comunità della santa Chiesa cattolica " racconta il martirio del vescovo Policarpo, avvenuto il 22 febbraio del 156. È un documento ufficiale, scritto subito dopo la morte del santo vegliardo, nella sua diocesi e dal suo clero, documento commovente, anche se spesso è arido come un verbale. Policarpo non s'è esposto al martirio, ma umilmente e prudentemente s'è ritirato in campagna. Tre giorni prima del suo arresto sogna che il suo guanciale prende fuoco e, svegliatosi dice ai compagni: ti Io dovrò essere arso vivo ", come appunto accadde. Tralasciamo la mirabile preghiera del vescovo alla presenza dei suoi custodi, sorvoliamo sulla sua dignità, sul silenzio e l'azione di grazie mentre viene inchiodato al rogo. I testimoni cristiani vedono circondare il corpo " come la vela d'una nave gonfiata al vento ". Si noti la sobrietà di questi tratti: i preti e diaconi di Smirne in fatto di meraviglioso hanno notato solo ed esattamente ciò che hanno visto. Cfr. Martirio di S. Poli-carpo in I Padri Apostolici a cura di G. Bosio, S.E.I., Torino 1942, voL il, p. 216 ss.

Quindici anni dopo la morte di Policarpo, cioè nel 177, nel teatro di Lione avvennero le scene atroci e sublimi descritte da un'altra lettera ufficiale: " I servi di Cristo abitanti a Vienna e a Lione in Gallia, ai fratelli che in Asia e in Frigia hanno la stessa fede e la stessa speranza della redenzione ". Il documento ci è conservato nel quinto libro della Storia Ecclesiastica d'Euse-bio. Nessuno può dubitare dell'autenticità e della sincerità del passo che Renan nel suo Marc-Aurèle ha citato con ammirazione. Non raccontiamo ma invitiamo il lettore a prendere diretta conoscenza di questo brano straordinario. Possiamo chiederci se mai la credulità degli uomini abbia inventato

supplizi più raffinati e se mai si sia accanita con più tenacia contro gl'infelici. Il primo giorno la schiava Blandina è torturata dal mattino fino alla sera e i carnefici confessano che non sanno più che cosa inventare per farla soffrire. È ricondotta alla prigione, le sono rimessi i piedi nei ceppi. Nei giorni successivi è condotta al teatro per veder soffrire e morire gli altri martiri. L'ultimo giorno i carnefici ricominciano a torturarla; sopporta tutto, le fustigazioni, la graticola arroventata, le bestie feroci; e colei che ha esortato a morire tutti i suoi compagni, resta impassibile. Il redattore ha notato che essa allora " non sentiva più ciò che accadeva a motivo... della sua familiarità con Cristo ". Crediamo sia già un miracolo che una persona sopporti per sei giorni tutti i supplizi con tanta grandezza d'animo da non dire il nome suo e del suo paese, avendo un solo nome e una sola gloria: a Io sono cristiano ". A questo prodigio Dio non ritenne opportuno aggiungere prodigi corporali, che sarebbero stati d'un ordine inferiore. Il redattore ha solo notato rapidamente che Dio intervenne per sostenere uno dei suoi eletti addolcendone la passione.

I santi dell'Antico Testamento comunicavano con Dio nei sogni. In sogno Giuseppe viene avvertito di ciò che deve fare per Gesù e Maria. Pare che nei primi secoli del cristianesimo Dio abbia continuato a servirsi di questo mezzo per comunicare con gli uomini. Si è notato il sogno di San Policarpo. Santa Perpetua nella sua prigione di Cartagine, alcuni giorni prima del martirio, vede il Paradiso in una specie d'estasi (20). Il diacono Ponzio, discepolo di San Cipriano, che aveva conosciuto familiarmente ed era stato con lui durante l'esilio di Curubis, ci ha lasciato una vita del vescovo di Cartagine. Il valore del suo libro, dice Paolo Monceaux " è dovuto meno ai suoi meriti che alla sua qualità di teste oculare. Egli fu certamente ben informato " (21).

Ora questo biografo racconta che lo stesso giorno dell'arrivo a Curubis, Cipriano vide apparirgli un giovane che lo conduceva al tribunale del proconsole e con gesti gli faceva comprendere che questi aveva firmato la sentenza di morte e che gli era stata accordata la dilazione d'un giorno per regolare le sue cose (22). La dilazione d'un giorno significava un anno. Nella sua corrispondenza Cipriano allude molte volte a visioni venute dal cielo (23).

b) Nel IV e nel v secolo. - Non ci soffermiamo per caratterizzare gl'interventi di Dio nella Chiesa primitiva, intendendo dimostrare che " i miracoli fatti perché il mondo creda in Cristo, non cessano allorché il mondo crede ". Queste parole sono il titolo dell'ottavo capitolo del ventiduesimo libro del De Civitate Dei. In questo lungo capitolo Sant'Agostino enumera moltissimi miracoli avvenuti al suo tempo in Africa. Ne citiamo due attestati da testimoni oculari. Mentre Agostino insegnava a Milano, il vescovo Ambrogio, avvertito in sogno, fa cercare e trovare i corpi dei martiri Gervasio e Protasio: un cieco ricupera la vista alla presenza di un'immensa moltitudine: immenso populo teste res gesta est. Il racconto riguardo a Innocenzo è estremamente curioso. Quest'uomo occupava un posto elevato: era della prefettura di Cartagine e vedremo tutto l'alto clero rendergli visita e interessarsi della sua salute.

(20)P. L. III., col. 25. I capitoli successivi raccontano altre visioni.
(21)Histoire littéraire de l'Afrique chrétienne, II., p. 191.
(22)Vita Cipriani, 12.
(23) Ep. II, 3-4 e 6, 66, e io anche nel trattato De moralitate, 20.

L'infelice nella parte posteriore del corpo aveva numerose " fistole ". I medici andarono col ferro e dopo vari colpi di bisturi erano riusciti a guarirlo. Restavano solo le cicatrici a segnare la gravita della malattia (24). Però c'era ancora un postumo profondo (25), che i dottori promettevano di guarire con medicamenti, senza operazione, e anche il medico Ammonio, chiamato al consulto, era dello stesso parere. Ma il male pur troppo si accaniva e i medici alla fine dovettero confessare che occorreva ricorrere di nuovo ai ferri. Innocenzo furibondo li scacciò e si rivolse a un certo Alessandrino, rinomato chirurgo; questi però si rifiutò di fare l'operazione, dicendo di non essere abituato a togliere ai colleghi la gloria di terminare la cura e la guarigione, poiché le cicatrici rivelavano la loro abilità, e Innocenzo fu d'accordo. La sera stessa il vescovo Aurelio col vescovo Saturnino e altri ecclesiastici, tra i quali Agostino, vennero a trovare Innocenzo e lo esortarono ad accettare virilmente la volontà di Dio. Si misero a pregare con molto fervore e il malato supplicò con molte lacrime che Agostino in particolare pensasse a lui. " Signore, quali preghiere dei tuoi fedeli esaudirai, se non ascolti queste? ". " Mi sembrava, aggiunge S. Agostino, che non si potesse fare di più, se non morire nella preghiera ". L'indomani giungono i medici, distendono il malato sul letto, tolgono le bende e impugnano i loro temibili arnesi, mettono a nudo la piaga, ma il chirurgo cerca invano il " sinus " malato al posto del quale c'è soltanto una cicatrice secca (26).

Anche nel nostro pallido riassunto il lettore avrà notato il carattere realista del racconto, la semplicità e l'esattezza delle annotazioni, e come i medici dell'antichità praticavano già l'attuale deontologia, perché il grande chirurgo rifiuta di fare l'operazione senza i colleghi che hanno già curato il malato (27).

Agostino, enumerando tanti miracoli avvenuti nel suo paese, ne ricorda forse qualcuno in cui noi vedremmo soltanto coincidenze o felici esiti: l'ufficio delle constatazioni di Lourdes non accetterebbe il caso del fratello e della sorella originari di Cesarea di Cappadocia guariti a Ippona vicino alle reliquie di Santo Stefano (28), portate poco prima in Africa e che avevano operati numerosi prodigi. Agostino si scusa di raccontarne tanto pochi e teme die i testimoni gliene facciano rimprovero e ci dice che se avesse redatto il racconto di tutti i miracoli fatti dal primo Martire a Bona e a Guelma sarebbero stati necessari molti libri, aggiungendo che i vescovi d'altronde non avevano raccolto notizie su tutti i miracoli (29). Infatti al principio del V secolo (415)

Curabatur a medicis: fistulas, quas numerosas atque pcrplexas habuit in po
steriore atque ima corporis parte, jam secuerant ei, et artis suae cetera medicamentis
agebant.
Sed unus inter multos sinus fefellerat medicos, atque ita latuerat, ut eum non
tangerent, quem ferro aperire debuerat.
Tremenda ferramenta proferuntur... ad manus secturi membra in Iectulo
componuntur, solvuntur nodi ligamentorum, nudatur locus, inspicit medicus... invenit
firmìssimam cicatricem.
Di che malattia si trattava? A noi sembra che Innocenzo soffrisse d una serie
di ascessi freddi, che avevano per orifizio le fistole e la sacca profonda di pus formava il
sinus, oppure si trattava d'una fistola anale?
Evidentemente si trattava di una malattia nervosa.
Quindi c'erano fin d'allora pubblicazioni ufficiali sui miracoli, che in qualche
modo preludevano alle moderne canonizzazioni.

furono scoperti a Gerusalemme i resti di Santo Stefano in seguito ad un'apparizione al prete Luciano che la racconta in una curiosa lettera (30). I nostri lettori avranno pensato spontaneamente all'invenzione della Santa Croce, avvenuta circa cent'anni prima. Il culto delle reliquie si diffonde, e possiamo seguirlo nelle strade dell'Impero romano.

Ben presto il mondo cristiano ebbe dei santi che non erano martiri, cioè i confessori e le vergini, che compivano anch'essi miracoli. Nel quarto secolo San Martino fu un taumaturgo straordinario, ma il suo biografo, Sulpicio Severo, ha fama di credulone e perciò non ci fermiamo sui miracoli dell'apostolo dei Galli. Però anche se Sulpicio Severo riporta fatti forse abbelliti dall'immaginazione popolare, la fama di Martino taumaturgo aveva un fondamento e gli attribuirono qualche falso miracolo solo perché ne compì dei veri. Trium mortuorum suscitator, dice la liturgia. Sorvoliamo i secoli merovingi e carolingi, per arrivare alla possente fioritura di santi del secoloXIII.

e) Il Medioevo. - Le stimmate di San Francesco devono' essere considerate come uno dei miracoli più significativi di cui si gloria la Chiesa. Francesco visse per due anni con le mani e i piedi forati, con grumi di sangue nero in forma di chiodi, con il costato aperto: era veramente l'immagine viva di Gesù Cristo. Si sa che egli dissimulava le divine ferite e nella sua vita ben pochi riuscirono a vederle sotto le maniche sempre allungate. Tuttavia fra Pacifico vide di sorpresa la piaga d'una mano; un altro frate vide quella del costato che fra Rufino toccò, come è accertato da Tommaso da Celano, che visse tra i familiari di San Francesco e scrisse alcuni anni dopo la morte del santo. Le stimmate furono poi vedute da folle immense quando il cadavere di Francesco fu esposto prima delle esequie. "Alla morte del santo, racconta Tommaso da Celano, tutta la città d'Assisi si precipitò alla Porziuncola. Finalmente si vedevano le stimmate. Erano chiodi formati dalla carne del santo, sembravano " innati " nella stessa carne, e quando venivano premuti da una parte uscivano dall'altra... Noi abbiamo visto quello che diciamo e abbiamo toccato questi chiodi con la mano che scrive queste righe ".

Tommaso descrive le stimmate come le aveva viste, <t Le sue mani e i suoi piedi apparivano forati al centro da chiodi, la testa dei quali era all'interno delle mani e dalla parte superiore dei piedi. Rotondi nell'interno delle mani, si attenuavano all'esterno e la loro estremità era ripiegata come se fossero stati ribattuti con un martello. Cosi per i piedi... Era una meraviglia vedere in mezzo alle mani e ai piedi non i fori fatti dai chiodi, ma gli stessi chiodi formati con la sua carne e intanto neri come il ferro. Non ispiravano orrore a chi li guardava; anzi conferivano al cadavere molta bellezza e grazia, come fanno le losanghe di marmo nero in un lastricato di marmo bianco ".

Questa descrizione d'un teste oculare non lascia nulla a desiderare ed elimina in anticipo le possibili obiezioni. Renan aveva sospettato die fosse frate Elia, vicario generale dell'Ordine alla morte del Santo, a fabbricare le stimmate. Ma Elia oltre che essere, nonostante i suoi difetti, un uomo onesto, incapace d'ingannare tutti i familiari del Santo, come avrebbe potuto pensare di fabbricare dei chiodi col sangue coagulato? D'altronde non dimentichiamo che le stimmate erano già state vedute prima della morte di Francesco e che egli, senza mostrare né dire ai frati i segni impressi nel suo corpo, aveva loro confidato l'apparizione della Verna. Fra Illuminato, dall'emozione che vedeva in lui, aveva capito che qualche cosa di meraviglioso era accaduto e aveva chiesto che gli fosse svelato il mistero perché o non è solo per voi, ma anche per gli altri che vi sono stati svelati i misteri del cielo ". Allora il Santo aveva fatto tacere le sue ripugnanze e manifestato l'apparizione celeste, aggiungendo che colui che gli era apparso gli aveva svelato cose che non avrebbe mai detto a nessuno fino alla sua morte.

(30) E' in appendice del t. VII dell'ed. Benedettina di Sant'Agostino e nella P. L. t. XLI.

Le stimmate di San Francesco compiono la somiglianzà di Gesù Cristo crocifisso in un uomo, e la Chiesa le ritiene un miracolo cosi grandioso e toccante, che le commemora con una festa speciale (17 settembre). Si è preteso die l'isterismo possa produrre fenomeni analoghi. Qui non possiamo entrare in una discussione che richiederebbe troppo sviluppo, ma bisognerebbe sapere che cos'è l'isterismo. Se con Babinski lo si concepisce come una malattia dell'immaginazione con ripercussioni sul sistema simpatico, basta leggere con attenzione i documenti che riguardano San Francesco d'Assisi per constatare che egli non fu mai affetto da questa malattia. Recentemente è venuta alla luce una nuova concezione dell'isterismo: l'isteria pura non avrebbe niente a che fare con la mitomania, ma sarebbe una malattia della sensibilità. Il sistema simpatico scosso dalle emozioni, che non producono risultati morbidi in uomini normali, causerebbe allora ogni specie di sintomi dall'apparenza molto gravi, ma suscettibili di scomparire assai facilmente. Il dottor Poray-Madeyski ha cercato di spiegare cosi le stimmate di Teresa Neumann (31); la stessa spiegazione venne proposta in una riunione di psicologia religiosa di Avon per render conto di certi fatti (non stimmate) della vita di Madre Noblet.

In quanto a Teresa Neumann, devo dire che l'opera di Poray-Madeyski non mi ha affatto convinto. È un'ipotesi nuda di qualsiasi prova; come mai un'azione degli ormoni e del simpatico, scatenata dalle emozioni, produrrebbe le stimmate a forma di chiodi quali le descrivono i testimoni, le abbondanti effusioni di sangue del venerdì eco, mentre negli altri malati produrrebbe soltanto fenomeni poco interessanti e senza significato? Pietro Janet nella sua celebre Maddalena, pur cosi pia ed emotiva, cercò di ottenere le stimmate con la suggestione, ma riuscì soltanto a vedere alcune gocce di sangue e non era ancora sicuro che Maddalena non si fosse graffiata la mano.

Si troverà una confutazione del dottor Poray-Madeyski nel libro di Parcot, Thérèse Neumann, la stigmatisée de Konnersreuth, Bloud et Gay, Paris. In-somma i medici nei loro malati non hanno mai constatato nulla che assomigli alle stimmate di San Francesco d'Assisi, descritte da Tommaso da Celano e da San Bonaventura (32).

(31) Thérhe Neumann, Lethielleux, Paris 1945.
(32) Sulle stimmate vedi soprattutto i testi di Tommaso da Celano e di San Bonaventura (che non è un teste, ma scrisse secondo i testi); inoltre GiovanniJobrgensen S. Francesco d'Assisi, S. E. I. Torino ; Stigmates de saint Francois, ài Leone Le Monne" e del Dr. Robert van der Elst, nel D. A. F. C. t. iv, 1493-1507.

Anche ammettendo che la formazione delle piaghe in mezzo alle mani e ai piedi sia spiegabile con un processo fisiologico naturale, le stimmate di Francesco, scavate in seguito all'apparizione della Verna e circondate da tanti prodigi con cui Dio favori il suo servo, sarebbero lo stesso un'opera di Dio. Il miracolo non è necessariamente quello che la natura non può fare in nessuna ipotesi, ma è prima di tutto l'operazione compiuta certamente da Dio, per manifestare agli uomini un insegnamento e un appello. Ora nella vita di San Francesco d'Assisi abbondano i miracoli, accertati dalle testimonianze più sicure. Subito dopo la sua morte egli compì in Assisi miracoli che vennero proclamati quando fu beatificato quattro anni dopo, come quello così commovente, del fanciullo paralizzato al quale Francesco apparve dandogli delle pere, e quello del sordomuto, al quale brave persone promettevano che lo avrebbero custodito, se Francesco lo avesse guarito. Il dono dei miracoli, che in vita San Francesco aveva talmente posseduto da sembrare che tutta quanta la natura fisica volesse fargli festa, egli trasmise ai suoi discepoli, tra i quali il più famoso taumaturgo è Sant'Antonio di Padova. Attorno alla sua persona la leggenda ha molto ricamato; ma di lui ripetiamo quello che abbiamo detto di San Martino: si fanno prestiti solo a chi è ricco. Il secolo xm conobbe una fioritura di santi estremamente grande: nelle loro vite si troveranno molti miracoli, e anche se la critica storica ne dovesse scartare qualcuno, ne resterebbero ancora tanti da riempire troppe pagine per riferirli qui.

Abbiamo parlato del compito delle visioni nell'antichità cristiana: visioni immaginative, rapide, un semplice avviso in una data situazione. In quei tempi ci furono anime favorite di visioni intellettuali, che entrarono' nei misteri della divinità attraverso i gradi superiori dell'orazione? È verosimile: gli scritti di San Gregorio di Nissa, per esempio, lo fanno pensare (33); ma il fatto è che i fenomeni mistici nel Medioevo si moltiplicarono e lasciarono tracce giunte fino a noi.

Più ancora che nei grandi secoli del Medioevo, è durante i grandi scismi, le guerre atroci, le pesti che spopolano la cristianità, poi nel Rinascimento paganeggiante che appaiono i mistici i quali sembrano trascorrere la loro vita intera nell'aldilà. Si direbbe che per venire incontro ai mali della Chiesa e per consolare le anime Dio interviene in modo più visibile e continuo. In Italia, nelle Fiandre, in Germania, poi nel secolo xvi in Spagna si succedono i mistici che si potrebbero chiamare classici: Santa Caterina da Siena, la beata Angela da Foligno e tant'altri, le cui cognizioni soprannaturali, comunicate da Dio, sono certamente miracoli e offrono un eccellente argomento apologetico. Spingendo tale argomento più avanti di quanto non abbia fatto il Bergson nelle Deux Sources de la morale et de la religion, si può dimostrare che i mistici cristiani attingono le più alte vette ove sia mai salita l'umanità; che le loro esperienze non sono al di sotto dell'intelligenza, ma al di sopra; che dalle loro esperienze soprannaturali derivano il loro amore e la loro azione così potente nel mondo; che le loro conoscenze soprannaturali non sono illusioni ma verità, e che di conseguenza il cristianesimo, del quale hanno veduto i misteri, è proprio la religione rivelata da Dio. Sfortunatamente questo argomento per essere sufficientemente sviluppato richiederebbe discussioni psicologiche, alle quali non possiamo qui fare posto. Perciò invitiamo il lettore a studiare lui stesso Santa Caterina da Siena o Santa Teresa, aiutandosi con lavori storici, psicologici, teologici seri, e questo studio rafforzerà solidamente la sua fede (34).

(33) Danielou, Platonisme et tipologie mystique chez saint Gregoire de Nyssc, Aubier, Paris 1946.

d) II Rinascimento e i tempi moderni. - II secolo xvi vide un rinnovamento religioso e un fiorire di santità possente quanto quello del secolo xm e forse più meraviglioso. Nella Chiesa s'erano diffusi grandi disordini ed erano falliti molti tentativi di riforma; i protestanti pretendevano che Dio non fosse più con Roma e i cattolici di poca fede dovevano credere qualsiasi rinnovamento impossibile per sempre. Ora questo rinnovamento comincia quasi subito dopo Alessandro vi: grandi santi radunano attorno a sé discepoli che praticano tutte le rinunce; la fede, o meglio la contemplazione più sublime, ispira ovunque fondazioni caritative, opere d'evangelizzazione, di educazione e di scienza (35). La stona dei primi Gesuiti è splendida quanto quella dei primi Francescani e dei primi Domenicani. E oltre i Gesuiti quanti fondatori di ordini e quanti santi isolati! Leggendo le loro vite si potrebbe raccogliere una messe immensa di miracoli, che sarebbe anche più istruttiva dei miracoli del Medioevo, perché gli scrittori del Medioevo raccontavano i prodigi tali e quali, senza metterli nell'ambiente che da ad essi tutto il loro significato religioso, mentre nel secolo xvi possediamo molti documenti per capire il punto di partenza, il termine, le ripercussioni d'un miracolo. Cosi la corrispondenza di San Francesco Saverio, benché non parli dei suoi miracoli, ci permette collegarli con le disposizioni intime del Santo, ai bisogni dei suoi uditori, al successo della sua missione.

I miracoli di San Francesco Saverio furono certamente molto numerosi e splendidi. Disgraziatamente la prima inchiesta per la canonizzazióne, cominciata nel 1556, otto anni dopo la sua morte, fu fatta soltanto in alcune città occupate dai Portoghesi e mancò nei paesi di missione; d'altronde fu interrotta molto presto. La seconda inchiesta del 1576 fu molto tardiva; parecchi testimoni erano morti, quelli che deposero dicevano ciò che avevano sentito da testimoni oculari. Intanto, malgrado la situazione sfavorevole, se lo storico deve riconoscere che molti fatti furono un po' snaturati, non è del tutto privo di elementi di certezza. Francesco Saverio non parla dei miracoli che ha fatto lui stesso, ma parla dei miracoli dovuti alla fede dei suoi fedeli (36): è un modo per dissimulare la propria taumaturgia. Testimonianze di seconda mano s'accordano poi per raccontare prodigi e il loro accordo in molti casi può essere accettato dalla critica come una prova d'autenticità. Infine, oltre la corrispondenza di Francesco ed i processi di canonizzazione, abbiamo altre fonti, cioè corrispondenze di personaggi vissuti in Asia quando egli svolgeva il suo apostolato. Il P. Cros riunì svariatissimi interessanti documenti sul Saverio, e noi rimandiamo quelli che hanno il gusto dell'erudizione ai suoi due volumi (37), dove troveranno molti miracoli certamente autentici. Per coloro che ai documenti originali preferiscono una storia composta seriamente, con peripezie appassionanti, leggano la bella opera del P. Brou (38) e vi troveranno anche numerosi frammenti di lettere del Saverio, vivranno nella sua intimità e si meraviglieranno del suo apostolato conquistatore

(34) Abbiamo trattato la questione nella nostra Introduction à la tipologie Bloud et
Gay,p.a8 ss. e negli articoli della Revue Thomiste, magg.-giugno 1933 e di Vie SpiritueUt
maggio 1935.

(35) II P. Tacchi Venturi lo dimostra con moltissimi fatti nel primo volume della
(36) Storia della Compagnia di Gesù in Italia, 2 ed., Civiltà Cattolica, Roma.
(37) Lettera citata dal P. Brou, I, p. aao. Le lettere di Francesco Saverio formano
un volume dei Monumenta historica Societaiis Jesu, Madrid igeo.
(38) Saint Franfois de Xavier, sa vie et ses lettres, 2 voli., Privai, Tolosa 1900.

In San Francesco Saverio Dio rinnova per gl'Indù e i Malesi i prodigi compiuti per mezzo degli apostoli per la conquista del mondo greco-romano. £ dopo di allora, fino a questi ultimi anni, la storia dei missionari è piena di miracoli, specialmente quando penetrano in regioni nuove. Mentre Francesco Saverio andava fino alle Molucche e al Giappone, Filippo Neri rinnovava Roma: a al principio della sua carriera erano mostrati a dito i fedeli che frequentavano i sacramenti, e se volevano sfuggire ai sarcasmi dovevano nascondersi " (39); alla fine della sua vita "le mura della città sono troppo strette per contenere la devozione suscitata " (40).

Il suo influsso anche se non fu l'unico, fu preponderante, nel mutare quest'ambiente smoralizzato. Esistenza banale e monotona al di fuori, che trascorreva in piccoli trattenimenti con gente di bassa condizione -e negli esercizi di pietà, straordinaria all'interno: un'unione incessante con Dio, un ardore appassionato, che tocca i cuori più duri, frequenti comunicazioni soprannaturali, visioni e, al bisogno, il dono dei miracoli. Chi avrebbe avuto un cuore cosi duro da non essere commosso nel vedere Filippo sul suo letto, tendere le mani alla Vergine Maria che si mostrava a lui (41), o andare in estasi guardando il Santissimo Sacramento? (42). Quest'uomo viveva sulla terra ma era già con l'anima nell'aldilà; non c'è da stupire che ne tornasse con la potenza di Dio.

I testi del processo di canonizzazione gli attribuirono un numero incalcolabile di miracoli. Il Bordet li discute con una severità estrema e quasi eccessiva (pp. 97-117); per alcuni trova spiegazioni naturali, ma restano pure molti fatti privi di ipotesi esplicative. Filippo leggeva nelle coscienze, e come avrebbe potuto divinare che il senese diciassettenne Tommaso di San Gemignano, vestito da laico, che non aveva mai visto, avesse ricevuto fraudolentemente l'ordinazione sacerdotale (p. 103)? Guarisce i malati dicendo che non vuole che muoiano e mettendo la sua mano sulle loro (Prospero Crivelli, p. 110), e quando Giovanni Battista Guerra cade dall'alto di un'impalcatura della Chiesa Nuova in costruzione e si fracassa la testa, egli grida: a Non voglio che quest'uomo muoia, perché voglio che finisca questa chiesa ". E il Guerra sfugge alla morte, si lavano le sue ferite, prende qualche rimedio e dopo qualche giorno è in piedi a proseguire i lavori (p. 110). Forse il giovane Massimo non fu proprio resuscitato, ma in ogni caso, quando Filippo con una preghiera richiamò alla vita il fanciullo, al quale il padre aveva chiuso gli occhi, per lasciarlo morire dopo un estremo colloquio, dimostra un dominio sulla vita e sulla morte che evidentemente è soprannaturale (p. 116).

Saint Francois de Xaoier, 2 voli., Beauchesne, Paris 1912.
L. Ponhule et L. Bordet, Saìnt Philippe Neri et la societé romaine de san tempi,
p. 66, Bloud et Gay, Paris. Questo tratto è citato su un documento del tempo.
Ivi, p. 65.
Ivi, p. 70.
Ivi, p. 74. Tutti questi fenomeni sono stati accertati da testimoni al processo
di canonizzazione; si veda un elenco delle visioni, nota ss, p. 75.


Baschi appassionati come Ignazio di Loyola e Francesco Saverip, un fiorentino fantasioso ed eccentrico come Filippo Neri, sembrano predestinati a fare miracoli; ma la scuola francese del secolo XVIII? Cartesiani che ragionano sempre e decidono solo con la ragione; preti gravi e compassati che non depongono mai la cotta, che esercitano umilmente le loro funzioni e non vogliono mai eccederei Aggiungete che qui è passato l'insegnamento di San Giovanni della Croce: l'uomo spirituale nulla deve evitare più dei favori straordinari. Tuttavia troviamo miracoli in pieno secolo xvii, non dico soltanto nella Bretagna di de Quério-let e del P. Maunoir, ma anche nella scuola francese. Gè n'è uno importante nella vita di Gian Giacomo Olier e anche in quella di Vincenzo de' Paoli.

Si sa che l'Olier, in possesso di ricchi benefici, da principio condusse la vita mondana e tiepida che al principio del secolo xvii troppo spesso conducevano gli ecclesiastici altolocati. Fu chiamato da Dio e illuminato sulla suavo-cazione da due sante donne: Maria Rousseau, vedova d'un negoziante di vino, e Madre Agnese, religiosa di Langeac. L'Olier, già tocco dalla grazia, s'era deciso a fare un ritiro a San Lazzaro, sotto la direzione di San Vincenzo de' Paoli. Ecco come egli stesso ha raccontato il fenomeno che avvenne durante il ritiro: a Io ero nella mia camera in orazione, quando vidi quella santa anima venire a me con grande maestà. In una mano teneva un crocifisso e nell'altra la corona. Il suo angelo custode, bello oltre ogni dire, reggeva un'estremità del suo mantello da coro e con l'altra mano un fazzoletto per ricevere le lacrime che ella versava. Mostrandomi un volto penitente e- afflitto, mi disse queste parole: io piango per te... Io credetti allora che fosse la Santa Vergine, per la santa gravita e la dolce maestà con cui mi apparve e a causa dell'angelo che le rendeva gli stessi servizi d'un servo alla sua dama ".

Qualche tempo dopo Olier, essendo nella sua abbazia di Pebrac non lungi da Langeac, desiderò vedere la religiosa la cui reputazione di santità era giunta fino a lui: presentiva che fosse stata proprio lei ad apparirgli. Dopo essersi presentato molte volte al parlatorio del monastero senz'ottenere di essere ricevuto, la Priora fu in grado di parlargli. Si rivolse a lui come a un ecclesiastico che conosceva solo per sentito dire. Ma l'Olier desiderando sapere se il suo presentimento non lo ingannava, domandò alla religiosa di togliersi il velo. Ella lo tolse, a Madre mia, gridò, io vi ho vista altrove ". Agnese gli rispose: a È vero; mi avete veduta due volte a Parigi, e vi sono apparsa nel vostro ritiro a San Lazzaro, perché avevo ricevuto dalla Santa Vergine l'ordine di pregare per la vostra conversione, poiché Dio vi ha destinato a gettare le fondamenta dei seminari del regno di Francia ". E queste due grandi anime s'intrattennero sui segreti che Dio manifestava loro. Non si tratta d'un sogno vago, seguito da un'interpretazione improvvisata: la testimonianza dell'Olier è precisa nelle sue memorie, e nelle biografie si troveranno altre testimonianze che la corroborano (43). L'Olier era destinato all'altissima missione di stabilire in Francia i Seminari richiesti invano dal Concilio di Trento e d'istituire la Congregazione che avrebbe formato tanti sacerdoti in Francia, nell'America del Nord, e ora in Indocina: non ci stupiamo che Dio abbia voluto istruirlo col ministero della Santa Vergine e d'una religiosa elevata alla più alta contem plazione. Per noi questo miracolo comporta anche l'insegnamento dell'efficacia apostolica degli ordini contemplativi: innumerevoli seminaristi devono il beneficio della loro formazione clericale a una religiosa domenicana che trascorse tutta la sua vita nella preghiera tra le mura di un monastero del Velay. (43) Faillon, Vie de M. Olier, 4 ed., voi. 1, pp. 93 e 99, Poussielgue, Paris 1873. Vedere alle pp. 99-103, la discussione dell'apparizione, le deposizioni di ventiquattro testimoni oculari di Lengeac

Conclusione. - Questa rapida scorsa nei secoli potrebbe fermarsi qui; intanto sappiamo che la Chiesa cattolica è accompagnata ovunque e sempre dai segni con cui Dio suggellò il ministero degli Apostoli. Per finire non con una visione, ma con fatti materiali, inspiegabili con le leggi fisiche, rechiamoci in Piemonte dall'oratoriano Sebastiano Valfrè, uno dei patroni di Torino, morto nella prima metà del secolo XVIII. Quest'uomo fu il Vincenzo de' Paoli del suo paese: l'esercizio della sua carità venne aiutato da splendidi miracoli. Ne citeremo due. Il conte d'Hustberg, venuto a Torino a presentare le condoglianze per la morte della duchessa di Baviera, sorella di Carlo Emanuele II, cadde gravemente ammalato. Il P. Valfrè lo visitava ogni giorno. Nella notte del 23 aprile del 1676, mentre il conte dormiva, e due valletti che lo vegliavano ed un certo Claudio Carrera, capo-cuoco della duchessa madre di Vittorio Amedeo II, si videro improvvisamente davanti Sebastiano Valfrè arrivato non si sa di dove, perché avevano chiuso tutte le porte, e tenevano le chiavi in tasca. Il caso pareva loro così strano che Carrera scese alla porta d'ingresso per accertarsi se fosse chiusa e un valletto ogni tanto andava verso la camera del conte per ascoltare che cosa facesse il Padre. Il malato s'era svegliato e vedendo il Valfrè diceva: " Padre, Dio vi ha mandato per me ". Mori sul finire della notte (44).

L'altro miracolo venne raccontato al processo di canonizzazione dal teologo Salino, prevosto di Cavaglià, che lo seppe da un amico. Questi accompagnava il Valfrè al monastero della Carità, dove visitava i malati. Passando da una camera all'altra, il compagno s'arrestò spaventato: i muratori avevano tolto l'impiantito e davanti alla porta si apriva una voragine. Ora il Valfrè, aperto la porta, attraversò la stanza camminando per aria (45).

CAPITOLO III. - L'ESISTENZA DI CRISTIANI FERVENTI COSTITUISCE PURE UN ARGOMENTO?

§ I. - Problema posto dalla loro vita.

Nell'opera La missione e la propagazione del cristianesimo nei primi tre secoli, Adolfo Harnack, tra le altre cause della diffusione della religione di Gesù Cristo, ha anche studiato la pratica della beneficenza, la consolazione recata alle anime sofferenti e le cure ai corpi malati, la carità che riesce sempre a penetrare negli spiriti. Perché non servirci di quest'argomento nella sua universalità, come gli apologisti dei primi secoli?

(44) Paolo Capello, Vita del B. Sebastiano Valfrè, I, pp. 150-153, Marietti, Torino

1873.

(45) Ivi, pp. 157-159.

Quale insegnamento contiene un'esistenza sinceramente cristiana? Notiamo che questa non è una questione vaga e di senso ambiguo, con elementi malamente discernibili: il problema comporta dati sicuri. Conoscere un'anima cristiana in molti casi significa un'sperienza reale e indiscutibile, quanto quella d'un professore che apprezza l'intelligenza d'un allievo o quella d'un padrone che giudica l'iniziativa di un commesso o l'abilità d'un operaio. Indubbiamente a esperienze di questa natura se ne possono sostituire altre più precise, per esempio con l'aiuto di tests si può anche, valendosi della psicologia e della sociologia, risolvere tali esperienze in elementi più semplici o creduti tali. Ma perché l'esperienza in questione sia indiscutibile, non occorre un tale sforzo: il professore, che è stato a contatto dei suoi allievi per parecchi mesi, non ha bisogno di servirsi di tests per stabilire una gradazione intellettuale, almeno per quanto concerne le materie della sua classe. Un'esperienza del genere, anche col coefficiente d'equazione personale che comporta, è assai più sicura di molte analisi sociologiche, ritenute inattaccabili. Ci spieghiamo per esempio dal come i selvaggi concepiscono la causalità tecnica, l'efficacia dei loro strumenti. Alcune di queste spiegazioni vengono considerate come definitive; tuttavia sono meno sicure dell'esperienza che un figlio o un marito ha dell'azione cristiana o delle convinzioni della propria madre e della propria moglie. Ora nella nostra società, ricca d'una cosi antica e solida eredità cristiana, ognuno ha sperimentato anime totalmente date a Dio e al servizio del prossimo, o almeno, ne ha conosciute dai libri e da documenti sicuri. Donde vengono quest'elevazioni di sentimenti, questa purezza e semplicità, questa dedizione?

§ 2. - / tentativi di spiegazione naturalista.

Donde viene la causalità delle credenze cristiane? - Molti immaginano che tutte le religioni, o anche tutte le dottrine, in certe circostanze favorevoli siano capaci di generare l'eroismo; che ci siano cristiani praticanti, senz'alcuna virtù né bontà, come al contrario ci siano santi buddisti ed eroi atei; perciò in sostanza, tra la vita cristiana santa e la dottrina cristiana non si potrebbe stabilire nessuna relazione. Pensano cosi più o meno coscientemente anche certi cattolici. Bisogna dichiarare che simili apprezzamenti tradiscono l'assenza della psicologia più elementare. Praticare alcuni doveri non è un segno che l'anima è seriamente cristiana, che la sua condotta è ispirata dal Vangelo. Quest'individuo, che alla domenica va a messa, in molti scompartimenti della sua anima è forse un pagano. Voi non sapete se egli è in stato di grazia, e vi fondate sulla sua condotta per giudicare dell'efficacia e fors'anche della verità della religione di Gesù Cristo! Conoscerete altri che sono cristiani, o che almeno hanno il sincero desiderio di esserlo, ma che ignorano i loro difetti. Per mancanza d'immaginazione e di perspicacia nell'osservazione, o ancora per impotenza ad essere attenti a giudicare una situazione, restano chiusi in se stessi, e nel corso dei giorni sono egoisti: senza sospettarlo fanno del male ai loro vicini. Deplorate le loro deficienze psicologiche, ma non attribuitele alle loro convinzioni, che forse interiormente e agli occhi di Dio corrispondono a intenzioni che essi non sono capaci di realizzare. Ma notato questo, chi apre gli occhi dello spirito e osserva attorno a sé il mondo spirituale vede che le anime sono buone, virtuose, devote, proprio nella misura che vivono la verità del cristianesimo. Donde viene questa causalità della fede e della vita cristiana? Questo il problema che dobbiamo risolvere.

Se non credete che il Cristianesimo è Verità, Via e Vita, voi pretendete

che offra soltanto una fantasticheria e dei simboli per rappresentare la realtà spirituale: la vera causalità della vita morale e santa sarebbe nascosta, incosciente e mascherata dalle immaginazioni cristiane. È cosi che Baruzi volle vedere in San Giovanni della Croce un filosofo e un poeta neoplatonico, che ornava le sue virtù e i suoi sogni con metafore prese dalla Bibbia (1). In realtà l'uomo religioso agirebbe per motivi non cristiani; solo s'immagina d'agire per motivi cristiani, perché è stato allevato in una tradizione e ama avvilupparsi di ricordi e di stati d'animo che questa tradizione gli ha legato. Ma di quale natura sarà esattamente questa causalità, che si orna di vesti cristiane? Vediamo le diverse ipotesi che se ne possono fare.

a) La spiegazione del materialismo. . Ricordiamo anzitutto l'ipotesi del" materialismo storico ", per quanto sia assurda a prima vista. Le nostre azioni sarebbero sempre suscitate dai fenomeni fisico-chimici che avvengono in noi o, se si vuole (il che è equivalente, pretendono i seguaci del materialismo storico, senza che quest'equivalenza sia per nulla chiara) da bisogni economici; la nostra " ideologia ", cioè le nostre credenze, riflettono soltanto i fattori materiali che ci determinano. Noi crediamo d'agire per convinzione, per opinione, per decisione; in realtà si agisce mossi come l'animale, e l'animale agisce come agisce un elemento sotto l'azione di un reattivo chimico.

Secondo un giusto rilievo di Edoardo Le Roy, questo materialismo obbliga a supporre cose infinitamente più assurde e d'un finalismo ad oltranza. Si è portati a sorridere quando si legge in Bernardino di Saint-Pierre il famoso argomento delle angurie e della Provvidenza: siccome le fette dell'anguria sono fatte per essere mangiate in famiglia, le angurie provano che Dio esiste. L'argomento è forse infantile; ma è incomparabilmente più sragionevole dire che Alberto de Mun ha spezzato la sua carriera di ufficiale per servire il popolo, che s'è consacrato a tutte le grandi cause, che l'illustre oratore era sempre a disposizione della povera gente, che al principio della grande guerra a era colui che consolava le nostre madri " (2) e che questo distacco da sé, questa nobiltà, questa bontà, questa delicatezza sono inefficaci, inattive: tutto il loro compito sarebbe nel rappresentare mentalmente un'attività chimica cellulare, che avrebbe funzionato egualmente bene anche senza questa spiritualità. Ma non fermiamoci oltre su una concezione così assurda (3).

(1) Saint Jean de la Croix et le problèmi de Pexpérience mystiqtu, Alcan, Paris 1925.
(2)Parole d'un soldato che vedeva passare il funerale di Alberto de Mun a Bordeaux. Roberto Garric, Albert de Mun, Flammarion, Parò 1935.
(3)Questo materialismo è quello di Mane? Buoni interpreti, come M. Guvn-LiER
{Introduction à la sociologie, Parigi, collection Armand Colin) e Benedetto Croce {Materialismo storico ed economia marxista, Laterza, Bari 1921) considerano il materialismo dialettico come un metodo d'analisi, non come una dottrina, e ritengono che Mane, affidando ai proletari il compito di fare la rivoluzione, credesse all'efficacia dell'iniziativa umana. Ma rimane il fatto che il materialismo assoluto di cui abbiamo parlato, è alla base della concezione della vita nello Stato sovietico e il fondamento filosofico del marxismo, leninismo.
Per una più ampia e più precisa idea del materialismo dialettico e storico, cfr. G. A. Wetter,
s. v. in E.C., Vili, 366-386.

b) Spiegazione del sociologismo. - La seconda ipotesi che si presenta è quella che chiamiamo sociologista, prendendo in senso rigoroso la tesi dì questi teorici che pretendono di spiegare completamente l'uomo attraverso il suo corpo e la società. L'uomo è un semplice animale parlante: senz'avere nulla in più, dal punto di vista anatomico e fisiologico, degli animali superiori suoi congeneri, l'uomo riceve dalla società il linguaggio e tutte le conoscenze portate dal linguaggio. In quest'ipotesi è chiaro che le nostre azioni, quando superano lo stadio del riflesso, sono dovute interamente agl'influssi sociali. Senza andare cosi lontano, senza sopprimere ogni interiorità psicologica, Durkheim e i suoi adepti stimano che tutti i " valori a vengono dalla società: categorie di pensiero, procedimenti scientifici, arte, morale, religione. Perciò l'adorazione delle anime religiose, senza che esse se n'accorgano, s'indirizzerebbe alla società, e la loro ispirazione verrebbe anche totalmente dalla società; le costruzioni di idee filosofiche e religiose, i dommi e i sistemi non sono quindi che simboli i quali coprono, nascondono (o portano?) la potenza d'idealizzazione e di azione sociale.

Ma rifacciamoci ora all'esistenza d'un uomo che, spinto dall'amore a Gesù Cristo, ha dato il suo corpo per i suoi fratelli in un'agonia di lunghi anni. Quando il Padre Damiano s'offerse per andare a curare i lebbrosi di Mo-lokai, sapeva che sarebbe morto di lebbra, perché allora non c'era modo di difendersi. Egli a nostro Signore chiese soltanto la grazia di poter celebrare la messa. Il male terribile invase tutto il suo corpo, le sue membra caddero a brandelli; gli restava la punta di alcune dita, e potè tenere l'Ostia fino alla fine (4). Il Padre Damiano si era offerto a questo martirio per amore a Gesù Cristo: se gli avessero detto che in realtà la causa dei suoi atti, il suo ideale, era la società umana, e non Dio, avrebbe scrollato le spalle o gridato alla bestemmia. Ora i sociologi distinguono (qui è il loro travaglio perpetuo) i valori sociali e l'immaginazione mistica generata da essi; ma bisogna arrendersi all'evidenza: qui nel caso esaminato, sarebbe l'immaginazione mistica che agisce e che sola genera i valori. La spiegazione sociologista urta contro quest'insormontabile difficoltà: qui è l'elemento ritenuto senza consistenza che produce i risultati di valore; mentre l'elemento ritenuto consistente non produce nulla.

c) La soluzione psicologica. - Come spiegare il paradosso per cui l'elemento vuoto agisce e produce risultati prodigiosi, a detrimento di quello solido? Se s'ammette una trasposizione dalle rappresentazioni sociali alle immagini mitiche, nelle coscienze individuali,, il problema cessa per se stesso di appartenere alla sociologia e passa alla psicologia.

d) Esperienza morale. - Ora, se anche gli psicologi vogliono attenersi alle cause naturali completamente spiegabili, finiscono col rifare la teoria sociologista in edizione propria, dicendoci che ogni uomo, chiamato a decidersi, a organizzare la propria vita e a rendere ai suoi simili ciò che è loro dovuto, compie un'esperienza impregnata di ragione. Senz'analizzare i motivi che lo portano ad agire, senza riflettere sulla direzione che imprime alla propria attività, l'uomo si decide mosso da principi razionali oscuramente derivati dalla sua vita personale o trasmessi dall'educazione e da lui ricevuti.

Può darsi che in seguito cerchi di ornare gli stessi principi con ogni sorta di fantasie immaginarie (i dommi cristiani), ma in realtà agisce solo per impulso del pensiero razionale.

(4) P. Croidys, Padn Damiano l'apostolo dei lebbrosi, Morcelliana, Brescia 1940. S. Cossu, Padre Damiano, Ed. Paoline, Alba 1954.

Sia pure. Le suore delle prigioni, che sanno trattare le prostitute e i condannati tanto bene da ottenere conversioni profonde e durature, devono essere capaci più che mai d'esperienza morale razionale (5), e altrettanto potremmo dire delle società religiose le quali compiono opere ammirabili e di cui in questi ultimi tempi è stato descritto lo spirito e la vita. Ma dò non toglie la difficoltà: è k l'immaginazione a cristiana, e non un sistema puramente razionale d'idee che ha il privilegio di muovere ad ogni cosa più importante. Donde viene la sua efficacia quasi esclusiva? Non abbiamo il diritto di dubitare della testimonianza di questa coscienza, che vuole agire sempre per ispirazione della fede, e quando agisce dice di farlo per Dio e la sua Chiesa. Non possiamo dubitare di questa testimonianza col pretesto che l'introspezione è spesso fallace, perché noi qui abbiamo davanti un insieme cosi massiccio che non si può errare sul suo volume. In realtà non si tratta di decisioni isolate, di atti sporadici, ma d'una " totalità ", d'una organizzazione di riflessi, d'attitudini, di riti, d'associazioni, di giudizi, di tendenze, d'azioni. La vita cristiana, come la vediamo nelle sue autentiche realizzazioni (ricordate alcuni dei nostri esempi), è un comportamento, una condotta, organizzata (nel senso di Pietro Janet). Alcuni di questi comportamenti sono riflessi, atteggiamenti fisici, (genuflessioni, segni di croce, posizione nella preghiera); altri sono disposizioni profonde dell'anima (fare orazione). Tra questi comportamenti superiori e inferiori se ne intercalano molti altri, collegati tra loro e formanti un sistema totale e coerente. È molto strano che in un tempo in cui s'affetta di studiare a parte, come dati di fatto, i comportamenti dei maniaci e degli psicastenici, non si pensi a studiare in particolare quelli cristiani, o meglio la condotta cristiana in un'anima individuale, come sistema coordinato totale che,, come insegna una tradizione sociale e come lo pratica un'anima in tutta la sua esistenza, organizza la vita e produce risultati psicologici e sociali di prim'ordine. Conviene accettarlo con pieno rigore scientifico come un tutto e cercare donde provenga la sua efficacia causale.

b) Slancio vitale. - Si presenta una spiegazione: più profondamente dell'esperienza morale e della riflessione razionale, e del sistema dei comportamenti, lo slancio vitale, origine d'ogni comportamento umano, genera la virtù e la santità. Già Aristotele con un'intuizione molto profonda in un pagano, aveva notato che il piacere ci può essere dato soltanto da ciò che ci supera, mediante un fine che ha valore in se stesso: perciò il piacere cercato per se stesso sfugge alla nostra presa come ci sfugge l'acqua tra le dita. Tra i nostri contemporanei, Maurizio Blondel e Giuseppe Wilbois hanno dimostrato l'uno che l'azione umana si dispiega in cerchi sempre più ampi, i cui limiti vengono necessariamente superati, e l'altro che il passato si deposita in una massa che preme sempre più per creare un avvenire superiore. La persona ha come legge di uscire da sé, attendendo il suo supplemento da una potenza superiore inaccessibile.

Noi accettiamo certamente queste celebri dottrine; ma esse non offrono la soluzione del nostro problema. Il comportamento cristiano, per chi lo considera in quanto fenomeno psicologico e sociale, è certamente una forma di slancio vitale dell'azione umana, con cui s'accorda continuandola. Ma resta da sapere perché il comportamento cristiano raccolga lo slancio vitale e gli dia una potenza superiore, come la vita che riunisce le energie chimiche in uno slancio potente.

(5) Jeanne Ancelet-Hustache, Les soettr des prìsons, Grasset, Parigi 1935.

e) II sentimento. - Forse rimane aperta ancora la via da cercare una spiegazione nel sentimento, che in certi casi pare imporsi e in tutti svolge un compito. Le idee ci fanno agire soltanto suscitando sentimenti, e le anime pie riflettono e meditano proprio perché in esse le concezioni astratte divengano attive. Uomini come Lacordaire o Gratry erano grandi passionali. I biografi di Lacor-daire, come pure la sua corrispondenza, rivelano la profondità e l'intimità delle sue amicizie (6). Come Agostino, se avesse vissuto soltanto una vita umana, egli avrebbe cercato solo amare et amari. Ma tutta la vita di Lacordaire è uno sforzo per superare la sensibilità carnale: le sue grandi opere, e specialmente il ristabilimento dell'ordine di San Domenico sono contrari ai suoi affetti naturali. È vero che allora era mosso da sentimenti religiosi; ed è pure vero che ci sono sentimenti religiosi specifici, come ci sono sentimenti estetici irriducibili, secondo che vengono suscitati da una chiesa romanica o da una chiesa gotica oppure barocca. Ma la spiegazione attraverso il sentimento non ci offre la soluzione che cerchiamo, in primo luogo perché non è totale, essendo i sentimenti una piccolissima parte di quello che abbiamo chiamato il " comportamento " cristiano; e poi perché i sentimenti vengono suscitati dalle convinzioni, di modo che, in ultima analisi, la causalità appartiene alla fede del soggetto e quindi ai dommi cui la fede aderisce.

§ 3. - Soluzione cristiana unica pienamente razionale.

Perciò sorge l'ultima questione: Perché ì dommi cristiani hanno questa potenza di generare dedizioni superiori? Infatti prendete pure gli eroismi pagani e paragonateli alla storia cristiana, prendete le opere protestanti, cosi grandiose e degne di onore, prendete i santi protestanti, (chiameremo cosi Wesley, Buber, Wichern) (7) e confrontate con le opere e i santi cattolici, cosi privi di mezzi materiali e cosi prodigiosi nel distacco, nell'amore, nell'irradiare il loro spirito. Lo studio di collezioni dedicate agli ordini religiosi e ai santi cattolici (8) daranno senz'altro la soluzione del nostro problema.

Possiamo raggiungere questa soluzione su due piani diversi, d'ineguale importanza. 1) Ci si può chiedere quali sono nell'anima cristiana i fattori psicologici provenienti dal cristianesimo, che ne dirigono l'azione e la elevano alla santità. 2) Ci si può chiedere, dipendendo il comportamento cristiano da un sistema di credenze, che genere di verità debbono possedere queste credenze per esercitare un'efficacia d'eroismo. Questa seconda è evidentemente la questione suprema; queste convinzioni, che generano la vita cristiana, sono la verità? oppure sono un impasto di miti?

(6) Vedere p. es. le sue Lettere ai giovani, pubblicate dalle Edizioni Paoline, Roma.
(7) V. lo studio psicologico di Buber e di Wichern nella quarta parte dell'opera di Karl Girgensohn, Der seelische Aufbau des religiSsen Erlebens, Bertelsmann, Giitersloh 1930.
(8) Les grands ordres monastiques, presso Grasset. Les saitits, presso Gabalda.

C'è già in loro favore un argomento che, senza risolvere la questione, limita la ricerca. L'anima umana oscilla tra i due poli dell'egoismo e del dono di sé: le convinzioni cristiane occupano la vetta più alta del polo della dedizione. Quindi anche la vita religiosa dell'umanità oscilla tra i due poli dell'abbandono senza speranza, dell'incoscienza, della dissoluzione della personalità, e quello dell'esaltazione delle forze, della coscienza purificata, della concentrazione della personalità e della sua sopraelevazione. Ad un estremo c'è il Nirvana buddistico; all'altro c'è il Cristianesimo, anzi il Cattolicesimo, poiché (su questo non è possibile nessuna discussione) esso solo ha dei santi come Paolo, Agostino, Benedetto, Francesco d'Assisi, Vincenzo de' Paoli e moltissimi altri. Queste constatazioni ci dispensano dal disperdere le nostre ricerche qua e là. Il timore che un'altra religione, una filosofia, una setta abbiano potuto produrre in certi casi gli stessi risultati d'eroismo, non ci deve turbare: sono le manifestazioni dell'anima " naturaliter christiana ", ci direbbe Tertulliano. D'altronde quando abbiamo la causa d'un fenomeno, perché formare la inutile ipotesi che un'altra causa abbia potuto produrre lo stesso effetto? E intanto queste credenze, l'unica ricchezza di tante anime che per esse hanno dato tutto, queste convinzioni cui tali anime tengono più che alla vita e che ispirano tutti i loro atti, sono la Verità? o sono una fantasmagoria d'immagini illusone?

CONCLUSIONE

Tutte le ipotesi esaminate fin qui cercano di dare una spiegazione puramente naturale (sociologica, psicologica, ecc.) della riuscita straordinaria del comportamento cristiano, e tutte finiscono col dire che i tesori più sacri dell'umanità e quanto questa ha di più sublime per delicatezza, dedizione, bontà, eroismo, tutto è il risultato di potenze d'illusione. La verità più pura che agisce nella nostra vita pratica è frutto d'illusione; la sincerità più disinteressata è il prodotto d'immagini fallaci; il campo in cui la ragione s'esprime più nettamente come giustizia ed amore appartiene all'impero del non senso.

Simile metafisica è inaccettabile per chiunque pretenda di pensare. Chi è abituato a pensare logicamente, provare, sperimentare e verificare, chi si sforza per agire ragionevolmente, non ammetterà mai che la virtù esca dall'errore e la ragione provenga dalla demenza. Nel caso d'una possibile alternativa, non solo tra il bene e il male, ma tra la ragione e la demenza non c'è nessuno che esiti a preferire la ragione, il vero e l'essere; se poi riflette, conclude conse-guentemente che le credenze cristiane sono la Verità.

Dallo studio della vita cristiana emerge un'altra considerazione che prova il compito unico e quindi la verità del cristianesimo che trasforma le anime. Infatti il carattere, prodotto del temperamento, dell'educazione, degl'influssi sociali, pare fissato una volta per sempre né si potrebbe migliorarlo se non molto debolmente. Nella sua importante Caractérìologie, (Presses Universitaires, Paris 1946) Renato Le Senne crede che a l'aspirazione verso un valore " in alcuni opera l'unificazione del carattere e lo fa agire su un piano superiore. Il teologo protestante Emilio Brunner {Der Mensch in Widerspruch, Furche-Verlag, Berlin 1937, p. 308 sg.) vuole che si classifichino i caratteri sul piano orizzontale (nervosi, passionali, ecc, come in Le Senne) e sul piano verticale, secondo che l'uomo s'avvicina più o meno alla sua vocazione divina. Al vertice l'uomo sarebbe tanto unificato nel dono di sé a Dio, che le particolarità del temperamento e dell'educazione vi si fonderebbero e non ci sarebbe più carattere. Ma, secondo il Brunner, a simile ideale ci si può avvicinare, ma non lo si può raggiungere. Ma è proprio così? Non ci furono uomini che, almeno al termine della loro vita, ebbero il carattere completamente trasformato? Ecco l'esempio del Cardinale Cagliero, il discepolo tanto prediletto da San Giovanni Bosco, che stabili i salesiani in America, convertl i Patagoni al cristianesimo, fu delegato apostolico dell'America centrale. Era un passionale autoritario, fondatore e amministratore di valore, che negli affari anche più imbarazzanti riusciva benissimo e che teneva testa ai capi di Stato; un condottiero d'uomini di prim'ordine. Nella vita civile sarebbe stato un Napoleone, un Churchill; però era rude, opprimente, esigentissimo e rendeva penosa la vita ai suoi inferiori. Ma egli amava Don Bosco e per tutta la vita tenne gli occhi su di lui per imitarlo. Agiva specialmente la grazia: San Giovanni Bosco nelle sue visioni aveva conosciuto in anticipo la vocazione e il destino di Giovanni Cagliero, che giunto al termine della sua esistenza era talmente trasformato e divenuto cosi indulgente, cosi accessibile, così previdente per gli altri, così attento per accontentarli, che quanti lo vedevano o vivevano con luj, dicevano che vedendo lui vedevano San Giovanni Bosco (G. Cassano, il Cardinale Giovanni Cagliero, S.E.I., Torino 1935, 2 voi.). Abbiamo scelto il Cardinal Cagliero perché è molto vicino a noi, morto nel 1926, ma sarebbe facile esaminare molte altre vite di santi in cui la trasformazione del carattere appare ancor più radicale e meravigliosa. D'altronde non pretendiamo che la trasformazione giunga a far scomparire tutti i lineamenti dell'individualità: Dio lascia sussistere quelli che si possono accordare con la grazia, e in essi la fa risplendere. Dopo quest'esame di vite di santi storicamente molto noti, si cerchi se la filosofia o altre religioni avrebbero trasformato così questi caratteri e si constaterà che solo il cristianesimo vede operarsi simili trasformazioni, e che, pur ammirando quanto di grande c'è nei santi dell'ortodossia (9) e negli eroi del protestantesimo, ci si renderà conto che il cattolicesimo ha qui un privilegio assolutamente unico.

G. R.

BIBLIOGRAFIA. -

1. Santi. Nel corso della trattazione furono diate le vite di alcuni tra i più notevoli santi dei nostri tempi. Una lista ragionata e pressoché completa delle biografie dei santi e di cristiani ferventi dalle origini del cristianesimo ad oggi è quella contenuta nell'articolo Siographie sptrituelle del Dict. de Spiritualité, Beauchesne, Paris, I, 1624-1714. Una collana di vite di Santi, stimata per la sua serietà scientifica, fu pubblicata sotto la direzione di H. Joly dal titolo Les saints, Gabalda, Paris. Ebbe inizio nel 1897 e ne uscirono oltre cento volumi, molti dei quali furono pure editi in it. presso la Desclée di Roma. I Benedettini di Parigi stanno terminando di pubblicare presso Letou-zey st Ané 12 grossi volumi di Vùs des saints et des bieriheureux selon l'ordre du calendier mie l'histoire desfètes. Per altre indicazioni e per questioni metodologiche si veda R. Aigrain, Hagìographie, Bloud et Gay, Paris 1953. Su alcuni cristiani ferventi: A. Gsteixim, Testimonianze. La vita cristiana alla scuola dei laici, La Scuola, Brescia 1946', con note bio-bibliografiche su una quarantina di persone. Importante per la santità fuori della Chiesa cattolica il volume di J. Kologrivof, Essai sur la sainteté en Russie, Beyaert, Bruges 1953; trad. italiana presso la Ed. Queriniana, Brescia.

(9) Per avere un esempio si legga, poiché i santi personaggi vi abbondano, il libro di Pierre Pascal, Avvakum et les débùts du Raskol, ed. Istina, rue Francois-Gerard, Paris "939