tratto
dall'Enciclopedia di Apologetica
- quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE
Nos raisons de croire - Réponses aux
objection
INTRODUZIONE.
- LA CHIESA, GRANDE MOTIVO DI CREDIBILITÀ
Certo,
noi conosciamo la rivelazione attraverso i
libri sacri, ma questi furono composti molti
secoli fa, sicché ben pochi sarebbero
in grado di capirli con le risorse filologiche
e col metodo storico, che dopo tutto non sono
sufficienti senza l'aiuto di altri mezzi.
Per cogliere la Rivelazione, occorre aprirle
l'anima nostra, e cominciare con la buona
volontà. Gesù Cristo, che promise
di essere con la sua Chiesa fino alla consumazione
dei secoli e la fondò sulla roccia
di Simon Pietro, ci propone la verità
attraverso il di lei magistero. Quindi comprende
la Bibbia solo chi vive nell'unità
dell'Amore, che è la Chiesa, e riceve
da Lei la Verità, quale lo Spirito
Santo la fa pensare mediante la Chiesa, e,
per assimilare le prove del cristianesimo,
cioè i miracoli, la santità
e l'insegnamento di Cristo, abbiamo bisogno
dell'aiuto della Chiesa.
Riflettiamo
a questo fatto: quasi tutti i nostri contemporanei
sono privi della cultura storica per inquadrare
i fatti, della familiarità con i costumi
e le mentalità, dell'abitudine di giudicare
gli eventi di un mondo diverso e, alle volte,
persino degli elementi che servono a interpretarlo.
Col prevalere della formazione scientifico-tecnica
la cosa si fa sempre più grave, tanto
che persone anche colte, tutto ignorando sulle
antiche civiltà, e persuase che valgono
solo le applicazioni scientifiche, sono incapaci
di seguire una discussione sui vangeli, quasi
si trattasse di monarchi cinesi anteriori
all'era cristiana. Per tali persone i vangeli
sono documenti che non risvegliano nulla;
non sono né veri né falsi; sono
semplicemente d'un altro mondo. Bisogna quindi
aprir loro una strada fino a Gesù Cristo,
in modo che comprendano e aderiscano a Lui.
Questa via è evidentemente la Chiesa
attuale, com'è in se stessa, e certamente
per questo motivo il Concilio Vaticano proclamò
la Chiesa cc grande e perpetuo motivo di credibilità
e testimonianza irrefragabile della missione
divina di Cristo " (Sess. in, e. 3, cap.
de fide). La sincerità della Chiesa,
la sua attenzione a possedere la verità
e a custodire la tradizione, l'attaccamento
alla morale, la fecondità nelle virtù
e nelle opere buone, provano che essa possiede
una Verità relativa al fine dell'uomo
e che la mantiene pura da ogni contaminazione.
In altre parole la vita dei cristiani, almeno
di alcuni cristiani, e l'influsso santificatore
della Chiesa sono l'argomento fondamentale
della fede per molti nostri contemporanei.
I cattolici mediocri o scandalosi rischiano
di snervare l'argomento, ma per fortuna ci
sono i santi.
La
vita dei santi come fonda la fede? - In due
modi: o permettendo di salire indietro fino
al passato evangelico e di comprenderlo, oppure
offrendo direttamente la prova dell'origine
divina della Chiesa. Noi toccheremo brevemente
il primo modo e ci dilungheremo di più.
sul secondo, trattandone tre aspetti: 1. manifestazione
del soprannaturale nei fatti di Lourdes; 2.
vita e opere dei santi contemporanei; 3. l'esistenza
dei cristiani ferventi, sufficiente a risvegliare
e fondare la fede.
CAPITOLO
I. - I SANTI CI FANNO RISALIRE FINO AL PASSATO
EVANGELICO E CI AIUTANO A COMPRENDERLO
1.
Ci presentano un'esperienza concreta della
vita cristiana. Questi uomini, vissuti
tra noi, vivevano come gli apostoli, facevano
ciò che hanno fatto gli apostoli. Cosi
si proiettano fasci di luce che illuminano
le pagine del Vangelo: Gesù Cristo
diviene vivente e comprensibile. Conobbi un
brav'uomo vissuto lontano dalla religione,
contro la quale aveva attinto dai giornali
pregiudizi. Da bambino aveva visto Don Bosco,
e quando fu prossimo a morire, bastò
richiamargli questo ricordo per allontanare
l'errore e risuscitare in lui la fede. Attraverso
Don Bosco, Teresa di Lisieux, Bernardetta...
i nostri contemporanei hanno l'intuizione
del " Regno di Dio " annunciato
da Gesù; della " Vita ",
della "Verità ", della "
Luce " annunciate da Giovanni; del "
mistero " annunciato da Paolo.
2.
La vita dei santi odierni presenta tutti i
lineamenti che si riscontrano nel Vangelo.
- Consideriamo soltanto i miracoli e le profezie.
Per moltissimi increduli i miracoli e le profezie
della Bibbia, anziché un motivo di
credibilità, sono un argomento per
rigettare a priori l'esame della religione,
perché tutto ciò è ritenuto
una puerilità. Ma anche nei nostri
tempi ci sono stati dei taumaturghi, e Lourdes
ha messo sotto i nostri occhi assai più
miracoli di quanti ne racconti la Bibbia;
il Curato d'Ars e Don Bosco predissero l'avvenire
molto più chiaramente d'Isaia. Questi
fatti sono vicini a noi, li possiamo verificare,
e non è molto difficile indurre chi
abbia un po' di buona volontà a controllarli.
Cosi è stabilita la base dell'apologetica.
Ma c'è di più. Le opere meravigliose
dei nostri santi non sono, in rapporto a quelli
di G. Cristo, un'analogia o una conferma esteriore;
i santi appartengono alla Chiesa di Cristo,
e attraverso ad essi si risale direttamente
al Verbo incarnato. Oliviero Leroy ha raccolto
in un libro che raccomandiamo (La lévitation,
Ed. du Cerf, Paris 1928) alcuni miracoli impressionanti
e storicamente certi, con l'intenzione di
presentarli come mezzo per accedere alla Rivelazione.
3.
I santi ci interpretano la vita di Gesù
e dei suoi apostoli. - La grande
maggioranza dei nostri contemporanei ignora
troppo il mondo giudaico ed ellenistico del
primo secolo per entrare nella mentalità
degli autori del Nuovo Testamento. I santi
di oggi non hanno certamente né i costumi,
né lo spirito degli antichi abitanti
della Giudea, dell'Asia o dell'Acaia. Però
hanno una vita ulteriore che assomiglia a
quella di Pietro, di Giovanni, di Paolo; devono
superare difficoltà dello stesso genere;
i problemi dell'apostolato di Paolo non differiscono
da quelli dell'apostolato dei nostri missionari.
Chi ha compreso Giovanni Maria Vianney o Don
Bosco, non ha acquistato il senso esatto dei
vocaboli neotestamentari, come il grammatico
che legge i papiri, ma ha trovato (il che
è molto più importante) la chiave
che apre l'interno delle anime. Nella sua
interpretazione potranno sussistere lacune
storiche, ma il mondo evangelico gli è
divenuto intelligibile.
Insomma
la vita dei santi dei nostri giorni rende
possibile l'apologetica classica: 1. dando
l'esperienza completa della vita cristiana,
che fa comprendere la dottrina del Nuovo Testamento;
2. mostrando che i miracoli e le profezie
sono possibili, e quindi vengono compresi
gli argomenti che provano la missione di Gesù
Cristo; 3. rendendo intelligibili i personaggi
biblici e la loro condotta, per cui si comprende
la storia della Rivelazione.
CAPITOLO
II. - LA VITA DEI SANTI E I LORO MIRACOLI
SONO UNA PROVA DIRETTA DELL'ORIGINE DIVINA
DELLA CHIESA
Ma
il soprannaturale presente tra noi svolge
altri compiti ancora, provando direttamente
l'esistenza di Dio, l'origine divina della
Chiesa e la verità del suo insegnamento.
La più completa ed evidente manifestazione
del soprannaturale è oggi quella di
Lourdes.
§
1. - Santa Bernardetta e i fatti di Lourdes.
I
fatti. . La piccola pastorella, cosi
semplice e ferma nei suoi propositi, che scosse
immense folle, scomparve assai presto. Dopo
alcuni giorni di gloria, anzi di prova e di
martirio, si consacrò a Dio, senza
godere del suo trionfo e nemmeno conoscerlo.
In
fondo alla strana storia constatiamo prima
di tutto un fatto cosi eloquente per se stesso
che c'è appena bisogno di notarlo:
le visioni sono come un blocco erratico nell'esistenza
della fanciulla, che non ne ebbe altre, né
prima né dopo e, tra le suore della
Carità di Nevers essa fu, come diceva
spesso la superiora generale: " una buona
e comunissima religiosa". Le visioni
furono strettamente localizzate nel tempo
e nello spazio (alla grotta e mai altrove,
né più dopo l'ultima del 25
marzo); erano ad un tempo visive e uditive.
Invece l'allucinazione è visuale oppure
uditiva; l'alcoolizzato in delirio, quando
gli si toglie il veleno, dall'allucinazione
visuale passa a quella uditiva sostituendo
l'una con l'altra. Bernardetta intese pochissime
frasi, separate tra loro da lunghi intervalli;
frasi che non assomigliavano al flusso di
parole dette o sentite dai malati affetti
da psicosi allucinatoria. Nessun fenomeno
psichico anormale precedette o accompagnò
i fatti; la fanciulla, per quanto ignorante,
ha un giudizio sano e non devierà mai
dalla strada ove crede che sia la verità.
Invece il lavoro degli psichiatri ha messo
in luce il sinistro fondo psichico dell'allucinazione;
quando non è dovuta ad un accidente
per intossicazione passeggera (febbre violenta,
iniezione di peyotl, ecc), è legata
a una dissoluzione psicologica che colpisce
le facoltà del pensiero. Qui non è
nostro compito decidere se siano i turbamenti
del pensiero che generano l'allucinazione
( come pensano Revault d'Alonnes e il Dr.
Ey) o se l'allucinazione generi i turbamenti
del pensiero (secondo
Pietro Quercy) (1):
l'individuo affetto dall'allucinazione diventa
un folle. Invece l'incredulo non riuscirà
mai a risolvere il problema come Bernardetta,
che con le sue allucinazioni cosi precise
e ricche ha mosse tante migliaia di persone,
sia stata perfettamente sana di spirito. E
allora quale altra causa assegnare alle visioni
di questa fanciulla se non quelle indicate
dalle visioni stesse?
L'incredulo
dirà che la conclusione è troppo
affrettata poiché occorrono dimostrazioni
più o meno estese e ramificate, secondo
le asserzioni da provare. Recentemente Renato
Poirier scriveva che, se la Sindone di Torino
fosse quella d'un faraone, non avremmo nessuna
difficoltà a riconoscerla autentica;
se invece si pretende che sia il lenzuolo
che avvolse Cristo, le conseguenze sono talmente
gravi che noi vogliamo un supplemento d'informazioni,
di prove assolutamente imbattibili (2);
e noi ammettiamo che queste esigenze siano
giuste, anche se eccessive. Continuiamo l'inchiesta
su Bernardetta.
Le
visioni contengono un programma preciso: erezione
di una cappella, processioni e pellegrinaggi;
inoltre la Vergine domandò atti d'umiltà
e di penitenza; Bernardetta fu invitata a
bere l'acqua della fonte e a Javarsi in essa,
ebbe l'assicurazione che sarebbe stata felice
non in questo mondo ma nell'altro. La fanciulla
trasmise al clero le richieste di Maria. Essa
però è figlia di gente povera
e rozza che, spinta dalla miseria, ha trasgredito
le leggi dell'onestà borghese: suo
padre ha raccolto in un bosco un mucchio di
fascine e la stessa Bernardetta è ignorante
in tutto, perfino del catechismo. Naturalmente
i sacerdoti la trattano da stupida e menzognera;
il vescovo, il prefetto, tutte le persone
istruite, e perfino il governo considerano
lo strano affare una follia o una macchinazione
e incaricano e pregano il clero di farla finita.
Tutto era contro Bernardetta. Enrico Lasserre
credette troppo facilmente che fossero i settari
ad accanirsi per far chiudere la grotta (3).
Infatti il P. Cros, in un ammirabile studio
critico, dove riunì le deposizioni
di centinaia di testimoni, dimostrò
che avversari delle apparizioni erano per
lo più gente ragionevole, di buona
fede, anche cristiani praticanti (4),
insistendo forse un po' troppo sulle buone
qualità e ignorando troppo i difetti,
come quelli del commissario di polizia Jacomet.
Checché ne sia, se nei due volumi del
P. Petitot, che rimette tutte le cose al loro
posto (5), leggete
le risposte di Bernardetta al procuratore
imperiale e al commissario, vi sembra di sentire
Giovanna d'Arco.
È
molto istruttivo vedere come la lunga e tenace
opposizione abbia ceduto. Il programma delle
visioni è attuato, la grotta di Massabielle
è diventata la meta più celebre
di pellegrinaggi da tutto il mondo; ad essa
hanno pregato milioni di uomini. Innumerevoli
sono coloro che nei fatti di Lourdes hanno
trovato il principio della loro conversione
o l'aiuto per conservare la loro fede. Si
sono compiuti numerosi miracoli, spesso sfolgoranti,
severamente constatati da un ufficio medico
aperto a tutti gli studiosi che vogliono verificare
la scienza e la buona fede dei medici cattolici
(6).
_
(1) V. per esempio Pierre Qpergy, L'hallucinatim.
I. Études cliniques. II. PhUosophes
et misliques, avoli., Parigi, Alcan, 1930;
Henri Ey, Hallucination et delire: lesfomts
hallud-tmtoires de l'automatisme, Parigi,
Alcan, 1934.
(2)
Rernaques sur la probabilità des ìnductìons,
p. 164, Parigi, Vrin, 1931.
(3)Enrico
Lasserre, Notre-Dame de Lourdes.
(4)Histoire
de Moire-Dame de Lourdes d'après les
documenta et les témoins, 3 voE. in
8, Parigi, Beauchesne, 1925.
(5)Histoire
exacte des apparit:ons de Notre-Dame de Lourdes
à Bemadette. Histoire exacttde la me
mtérieure de saints Bemadette, a voli.,
Parigi, Desclée de Br., 1935.
Dr. Marchant, Lesfaits de Lourdes. Trente
guérisons. 1919-1922. Lesfails de Lourdes.
(6)Nauseile
sèrie de guérisons, 1923, 1925,
Parigi, Téqui; Dr. Vaiolet, Guérisons
de Lourdes, 1927-1929, Parigi, Téqui.
Più
ancora dei miracoli, la pazienza degl'innumerevoli
malati e la dedizione di quelli che li curano
è una delle meraviglie di Lourdes.
Le migliaia e migliaia d'infelici, andati
per chiedere la guarigione e che non la ottengono,
partono più rassegnati, senza invidiare
i pochi privilegiati che Maria ha guarito.
La stessa Bernardetta compì la promessa
e l'ordine della Vergine in un modo che non
avrebbe mai sognato: non fu felice in questo
mondo, fece penitenza divenendo vittima dei
peccatori e morendo di tubercolosi ossea,
dopo atroci sofferenze, bersagliata dalle
frasi taglienti d'una Supcriora che non credeva
alle apparizioni di Lourdes. Il Petitot ha
dimostrato molto bene il compito soprannaturale
e gl'insegnamenti della vocazione di Bernardetta,
e noi, non potendo riportarle, rimandiamo
il lettore alle sue pagine
(7).
Così
il programma annunciato dalle visioni s'è
compiuto e continua a compiersi ogni giorno
davanti a noi, accompagnato da un rinnovarsi
di prodigi e virtù che superano la
nostra scienza. Tale programma è stampato
in testi noti a tutti e indiscutibilmente
autentici; la sua realizzazione è sotto
i nostri occhi: chiunque voglia può
ogni giorno osservare l'ascensione spirituale
e i miracoli. Se Maurizio Barrès {Les
amitiés frangaises) quando andò
a Lourdes avesse fatto queste riflessioni
col figlio suo, per insegnargli le pure glorie
della Francia, Bernardetta e Giovanna d'Arco,
non avrebbe dovuto concludere che l'autore
di queste cose è il Dio personale sapiente
e buono, che si è rivelato in Gesù
Cristo?
Infatti
che altre spiegazioni volete? Fuori di Dio,
non resta che appellarsi a forze sconosciute,
all'azione di spiriti disincarnati, o a qualche
altro mito teosofico. Ma oltre il fatto che
le ipotesi gratuite si devono giustamente
rigettare, i fatti di Lourdes hanno in se
stessi il loro significato. L'apparizione
si è chiamata: " Io sono l'Immacolata
Concezione " e la fanciulla ritornando
dalla grotta, per non dimenticare, ripeteva,
accorciandole, queste parole incomprensibili.
L'apparizione mandò la fanciulla al
clero cattolico. L'insieme dei fatti s'integra
da se stesso nel quadro dommatico della Chiesa
e susciterà la fede cristiana, promuoverà
la vita cristiana nell'obbedienza, nell'umiltà,
penitenza e carità. Attraverso Lourdes
Dio volle richiamare a sé gli uomini
di quel secolo incredulo con un linguaggio
religioso che non si può pensare più
chiaro. Chi apre gli occhi dell'anima non
può abbandonarsi a induzioni e deduzioni;
non ha che da capire un linguaggio. In questo
modo si scoprono le finalità evidenti,
come si riconosce una fotografia, come si
comprende il senso d'una missiva.
La
funzione apologetica di Lourdes. -1
fatti di Lourdes avranno secondo i casi una
diversa funzione apologetica e offriranno
prove diverse. Supponiamo che un ateo, passando
a Lourdes in veste di turista, si commuova
alle invocazioni appassionate nella processione
del Santissimo Sacramento: col sentimento
s'unisce alle preghiere e si informa leggendo
dei libri. Quanto ha veduto e letto basta
per deciderlo a credere in Dio: sarà
stato convinto dal classico argomento della
finalità.
(7)
Histoire exacte de la me intérieure,
etc, e. V., p. 81 e ss.
La finalità constatata qui, non è
più quella della natura fisica, ma
riguarda la società umana e la vita
intcriore (8);
lungi dall'essere inferiore alla prima, la
supera. Dio vi si manifesta come padrone della
storia degli uomini e del pensiero, e questo
è ancor più che essere padrone
della natura fisica. Anzi il ragionamento
classico della finalità non è
necessario, perché i fatti stessi manifestano
direttamente l'intervento divino, come una
lettera manifesta il pensiero e l'esistenza
del suo autore. Per una più ampia trattazione
si veda il nostro: Dieu, Bloud, Parigi 1933,
pp. 99-108.
Ora,
supponiamo che l'incredulo ammetta già
l'esistenza di Dio e la possibilità
della Rivelazione. I fatti di Lourdes gli
faranno ammettere la divinità di Gesù
Cristo e l'autorità infallibile della
Chiesa. Fu la Vergine Madre di Gesù
che apparve alla grotta; essa indirizzò
la fanciulla ai sacerdoti della Chiesa cattolica.
Gli ordini e le esortazioni della Vergine,
la vocazione di Bernardetta e la realizzazione
del programma annunciato si riconducono al
domma del cattolicesimo e alla sua morale.
Riconoscendo autentico l'insieme dei fatti,
non c'è altro significato e altra spiegazione
che nella Chiesa cattolica e attraverso la
Chiesa cattolica. Ciò costituisce una
prova, meglio uno schiarimento e, oseremmo
dire, una rivelazione della sua missione'
divina, della sua autorità infallibile
e quindi della divinità di Gesù
Cristo e della verità dei dogmi cristiani.
Sciogliamo
una difficoltà. La manifestazione di
Lourdes, per quanto splendida, è tuttavia
solo una regione particolare nel mondo immenso.
Come ammettere di conseguenza che Dio esiste,
che Gesù Cristo è Dio e che
ha fondato la Chiesa? Non bisogna prima provare
filosoficamente l'esistenza di Dio, trovare
alla Rivelazione un posto dell'evoluzione
delle società, far concordare la venuta
di Gesù Cristo con i fatti della storia
generale, ecc? Queste esigenze, legittime
quando si tratta di comprendere a fondo il
messaggio di Gesù, non lo sono quando
si tratta di ammettere che la sua verità
è autentica. Quando, una cinquantina
d'anni fa, gli archeologi scoprirono a Teli
Amarna e a Boghaz Kui tavolette che rivelavano
una nuova lingua, un popolo sconosciuto, i
suoi re, la sua civiltà e religione,
per ammettere la realtà del popolo
ittita fu forse necessario mettere la sua
storia in relazione esatta e completa con
quella dell'Assiria, dell'Egitto, della Siria
e della Grecia?
Nota.
- Ci permettiamo di aprire una breve
parentesi e di riferire alcuni fatti sulla
presente questione del miracolo nell'era cristiana
e sul metodo conveniente per studiarlo. All'ufficio
" Constatations médicales "
di Lourdes, sono registrati i risultati degli
esami che si usa fare in ogni caso. Un "
primo esame ", fatto dai dottori presenti,
credenti o increduli, permette di concludere
se c'è "guarigione, miglioramento
o persistenza dello stato morboso ".
Un medico, di cui si da l'indirizzo completo,
s'impegna a mandare un supplemento d'informazioni.
La
" storia della malattia " registra
" gli antecedenti ereditali, gli antecedenti
personali " e ritraccia l'evoluzione
propriamente detta del male.
La
" storia della guarigione s riunisce
le varie testimonianze. _ Si danno
anche "i risultati dell'inchiesta fatta
dopo il primo esame: certificati, analisi,
fotografie ".
Il
secondo esame, fatto al Bureau de Lourdes,
ordinariamente dopo un anno, al ritorno del
pellegrinaggio diocesano, costituisce la più
importante "constatazione della guarigione".
Un relatore ne da tutti i particolari. I medici
firmano; poi vengono sotto
poste
a a medici competenti" le seguenti quattro
domande, sempre uguali e stampate in anticipo
su ciascun dossier:
(8)
II miracolo è finalità in rapporto
alla vita religiosa; se fosse soltanto un
fatto fisico, non sarebbe altro che un prodigio.
1.
La malattia descritta dal o dai certificati
è realmente esistita?
2.
C'è realmente guarigione?
Si
deve differire la conclusione?
La guarigione può essere attribuita
a un processo naturale?
Si mettono la data, la firma e infine, all'ultima
pagina, le date degli esami consecutivi alla
guarigione riconosciuta dall'ufficio delle
constatazioni.
Dal
dicembre del 1927 il Presidente dell'ufficio
delle constatazioni mediche consacra alle
sue funzioni " non più soltanto
alcuni mesi dell'anno, ma tutto quanto l'anno
"; ed è veramente 0 il notaio
dei fatti di Lourdes ". Il dottor Augusto
Vallet mi disse un giorno che egli non conosce
una specie di malattia che non sia stata guarita
a Lourdes. Ai medici che mi leggono raccomando
il "Bulletin de l'Association Medicale
de Notre-Dame de Lourdes ", che troveranno
presso il dott. Eck, 58, Boulevard Magenta,
Parigi (Xe). Qualunque persona colta vi si
può abbonare e trame profitto.
Al
Fatto di Lourdes potremmo confrontare il Fatto
di Lisieux e altri, e ormai è impossibile
farne astrazione. Si deve riconoscere ad essi
il carattere soprannaturale? Non è
molto difficile accertarsi della realtà
d'una guarigione istantanea e delle circostanze
di preghiera che invitano a vedervi la mano
di Dio ; davanti a questi fatti bisognerà
vigilare contro il desiderio di vedere del
meraviglioso e il desiderio di non vederlo
mai, poiché l'atteggiamento a ragionevole
" è quello della constatazione
illuminata dalla scienza medica e teologica.
Il medico dirà se si possa attribuire
la guarigione a un processo naturale, il teologo
dirà se si può attribuire all'azione
diabolica o all'azione divina; solo la Chiesa
avrà la missione ufficiale di distinguere
il miracolo dal semplice meraviglioso ma ogni
persona di buona volontà lo potrà
ilare per proprio conto.
§
2. - La presenza dì santi tra noi è
una prova della verità cristiana.
La
presenza di santi tra noi o conosciuti direttamente
o recenti e facilmente accessibili a chi sa
un po' di storia, offre ogni specie di prova
per convincere sull'esistenza di Dio e sulla
verità del cristianesimo. Si potrebbero
trovare argomenti basati sull'elevazione di
virtù che non trovano la causa sufficiente
nella ricerca del piacere, dell'interesse
e dell'onore, e che perciò suppongono
motivi sovrumani e l'ispirazione di una forza
sovrumana; ci si potrebbe anche fondare sui
miracoli; ma noi preferiamo limitarci ad alcuni
santi contemporanei, la cui esistenza, continuata
nelle loro opere, costituisce, come Lourdes,
un insieme complesso che ha in se stesso il
suo significato e la sua spiegazione, ed è
come una lettera che attesta la realtà
del suo autore.
Cottolengo.
- II Cottolengo (9)
fu un fanciullo meravigliosamente buono e
puro, che cercava di far amare Dio da tutti
e di dare ai poveri tutto quello che poteva;
fu un seminarista esemplare, poi un vicecurato
ammirato dai parrocchiani; diventò
dottore in teologia e canonico del Corpus
Domini. Ma non conosceva ancora la sua vocazione.
(9)
M. Achille Gorrino, Il beato Cottolengo, apostolo
di fede e di carità, Pinerolo, Scuola
Tipografica Orfanotrofio Cottolengo, 1932.
Tenerezze della Dònna Provvidenza nella
sua Pìccola Casa, anonimo, stesso editore,
1928; Stefano Ballario, San Giuseppe Benedetto
Cottolengo, Torino, Marietti, 1934; Icolio
Felici, II Cottolengo, Firenze, Libreria Editrice
Fiorentina, 1934.
Il
cuore del giovane canonico è colpito
dalla tragica avventura d'una povera donna,
venuta dalla Francia, incinta e affetta da
apoplessia, respinta da un ospedale dove vuoi
rifugiarsi per il parto e da un altro ancora,
perché affetta da una malattia che
non è il parto. È possibile
che poveri infelici muoiano in questo modo,
abbandonati da tutti, senza commuovere la
carità cristiana? Dice al sacrestano
di suonare la campana, si mette a pregare
all'altare della Madonna. Il suono insolito
richiama alcune buone persone che vengono
alla funzione improvvisata; si prega di tutto
cuore e, quando rientra in sacrestia, il Cottolengo
grida: a La grazia è fattal "
Ormai conosce la sua vocazione e camminerà
diritto senza deflettere. Prima, la fondazione
della Volta Rossa; poi, quando l'epidemia
e il governo hanno disperso malati e infermieri,
la fondazione delle " Orsoline "
per fanciulli abbandonati e d'un nuovo ospedale
a Valdocco. Gli si dice che tutto questo è
assurdo : " Ma io sono di Bra, risponde,
il paese dove si piantano i cavoli; e i cavoli
trapiantati diventano grossi ". Infatti
prevede l'avvenire, e molte volte egli annunciò
espressamente, contro ogni previsione, l'estensione
inaudita della sua opera, che per la prudenza
umana è veramente una follia irrealizzabile:
ricevere tutti i rifiuti della società,
quelli respinti da tutti accettarli senza
mai rifiutare, curarli, spiritualizzarli,
farne dei santi, e intanto non possedere mai
nessun capitale e nemmeno riserve provvisorie.
Il denaro appena ricevuto viene distribuito
immediatamente in derrate, vestiti, letti
e nuove costruzioni. Il Cottolengo teme talmente
che la Piccola Casa possa avere ricchezze
che, qualche volta, per mostrare ai suoi figli
e alle sue figlie su quali basi soprannaturali
riposi l'opera, getta il denaro dalla finestra.
Ora
quest'opera assurda è cresciuta ed
è prosperata; i ricoverati sono diventati
migliaia, oggi sono più di dieci mila
(il Cottolengo proibì di contarli,
ma non si può impedire al governo di
fare censimenti). Tutti sono mantenuti dalla
carità, che giorno per giorno, a caso,
non importa come, porta doni d'ogni genere
ed è un miracolo perpetuo che la fonte
della sussistenza non secchi mai e produca
un fiume che alimenta tante bocche.
D'altronde
i miracoli, talora in modo indiscutibile e
nascosto, accompagnarono tutta l'esistenza
"del Cottolengo" (così viene
chiamato l'enorme insieme d'ospedali, ricoveri
e monasteri). Non una volta sola capitò
che mancassero le provviste e i denari e che
non restasse assolutamente nulla per il pasto
successivo: il Cottolengo e i suoi pregano,
pensando alle tavole vuote; ed ecco all'improvviso
persone sconosciute, che non rivelano né
il nome né di dove vengono, presentarsi
alla porteria con un carro carico di farina;
scaricano la loro mercé, partono incogniti
come sono venuti, e non si sentirà
mai più parlare di loro. Altre volte
un creditore, stanco d'aspettare il suo avere
e di ricevere solo promesse, viene a reclamare.
Il Cottolengo vuota cassetti e tasche e non
trova niente; scende dalla sua camera e cerca
di calmare con buone parole l'uomo impaziente
e infuriato, che si gettava su di lui e cominciava
a maltrattarlo. Il povero prete con un gesto
abituale e disperato mette ancora una volta
la sua mano in tasca e, meravigliai l'estrae
piena d'un rotolo di monete d'oro! Inutile
allungare l'elenco dei miracoli o di provarli
con citazioni: ben altri ne troverà
chi vorrà leggere le sue biografie
diffuse e serie.
Riflettiamo
un po' e cerchiamo di comprendere il senso
di questa storia. Il giorno in cui "
la grazia è stata fatta " il canonico
Cottolengo concepì l'opera futura,
certo oscuramente, ma la concepì. Oggi
dieci mila infelici, ai margini d'un quartiere
di Torino, sono miracolosamente nutriti, curati,
amati, santificati; e legioni di preti, di
suore, di uomini e donne pie si santificano
servendoli; una folla di persone che amano
e glorificano Dio, manifestando e diffondendo
lo spirito del totale abbandono alla Divina
Provvidenza, a la carità che ci spinge",
la gioia sovrumana che nasce dall'abbandono,
l'umile abnegazione, che fa il bene che resta
nascosto, e ringrazia incessantemente coloro
che si onora di servire.
Un
pensiero è cresciuto, è diventato
un'opera immensa, si è concentrato
in virtù e gioia che il mondo ignora;
la crescita è stata accompagnata da
miracoli ed è incredibile come sopravviva:
qui tutto, dal genne fino all'improbabile
espansione, si corrisponde, cospira ancor
più che nell'embriogenià d'un
animale o nella nascita di una specie. Carattere
proprio ed essenziale della vita è
realizzare un risultato assolutamente improbabile
con mezzi estremamente complessi (10).
C'è qui una finalità dinamica,
che non si può misconoscere senza cadere
nell'assurdo, e se si domanda dov'è
la causa che ha mosso e condotto tutto, i
" cottolenghini" non esiteranno
a rispondere che è la Provvidenza".
La finalità porta in sé il suo
senso ovvio: come l'occhio mostra di essere
fatto per vedere, e l'orecchio per sentire,
" il Cottolengo " mostra d'essere
fatto per attuare un pensiero e un volere
di Dio: quel volere che si esprime con le
esigenze della santità cristiana, si
realizza con le regole ispirate dai dommi
cristiani e che la Chiesa ratifica, è
una testimonianza della verità del
cattolicesimo.
Don
Bosco. -Il destino di Don Bosco fu annunciato
quand'egli era ancora seminarista dallo stesso
Cottolengo! (11),
che palpando il panno della sottana del giovane
gli disse: " Oh più tardi dovrai
portare abiti di stoffa più forte,
se non vuoi che te li strappino ". Allusione,
allora inspiegabile, ai ragazzi di strada
che giocheranno con il loro apostolo e amico,
familiarmente e chiassosamente. Anche D. Bosco
previde la sua opera, più tardi: quando
appena essa nasceva, ne annunciò l'estensione
contro ogni verosimiglianza; anche lui passò
per pazzo con le sue iniziative irragionevoli.
Ricordiamo la graziosa scena dei canonici
che vengono a cercarlo, per portarlo in una
casa di salute, ed egli gentile e rispettoso
: " Salite per primi, signori canonici
" dice e, quando si sono accomodati nella
vettura: " Andatel " dice al cocchiere,
indicando la direzione del manicomio.
Più
che annunci sulla sua opera complessiva, Giovanni
Bosco per molti anni ricevette da Dio comunicazioni
sul suo avvenire, in sogno, e da principio
è ben inteso che non ci credeva. Dopo
aver veduto tante volte realizzati i sogni
premonitori, si decise a prenderne nota e
ne riempì dei quaderni, e il suo biografo,
il Lemoyne, cita avveramenti straordinari
dei suoi sogni.
(10)
E' su questo carattere che insiste Bergson,
neH'Evolutitm créatrice, e più
ancora Ed. Le Roy, in L'exigence idealisti
et lefait de l'éoolution.
(11)
G. B. Lemoyne, S. Giovanni Bosco, a volL,
ed. a cura di A. Amadei, S. E. I. Torino.
Ancor
più straordinarie sono le apparizioni
del figlio d'un amico di Don Bosco e benefattore
delle sue opere, che morì come un predestinato
nel fiore dell'adolescenza, divenendo in seguito
il confidente e il consigliere del fondatore
di congregazioni. Alle volte il vecchio prete
e il piccolo angelo s'intrattengono per ore;
ma una volta, mentre Don Bosco celebra la
messa a Hyéres, il giovane gli annuncia
che l'America del Sud attende i suoi missionarii
e che egli deve ammettere i fanciulli alla
Comunione precoce. Abbiamo citato questi fatti
solo a titolo d'esempio, scegliendoli a caso,
ma tutti sanno che Don Bosco fu un taumaturgo,
e nelle sue biografie si possono raccogliere
i miracoli a bracciate.
Tutto
questo però solo per condurci alla
sua vita interiore e alla sua attività
di santo, che fu distribuita in molte e diverse
direzioni e fu talmente tesa in ogni istante
per trame il massimo rendimento, che ci possiamo
chiedere se la caratteristica della Società
Salesiana non sia il buon impiego del massimo
lavoro per servire Dio. Anche se D. Bosco
avesse dato questa sola lezione, di fare cioè
tutto il lavoro possibile, di santificare
e utilizzare tutti i lavori, sarebbe già
un insegnamento di primaria importanza nel
secolo materialista del macchinismo e del
proletariato. Ma anche qui, dall'uomo che
ha composto un manuale d'aritmetica all'uomo
che ha costruito chiese, si passa attraverso
una serie inaudita d'iniziative diverse. Intanto
le opere dell'Oratorio e la fondazione delle
due Società salesiane danno un nuovo
metodo d'educazione popolare e cristiana e
d'apostolato missionario, metodo questo che
ci sembra esprimere l'originalità soprannaturale
di Don Bosco. Molto più di Gian Giacomo
Rousseau e senza perdersi nelle sue utopie,
il prete torinese praticò e fece praticare
un'educazione attraverso l'attrattiva e la
gioia, che trova le sue risorse nell'affetto
e nelle confidenze, con un risultato straordinario
che s'afferma sempre più. Oggi ancora
si moltiplicano le fondazioni: in Francia,
nel Belgio, in Italia, Germania, Austria,
Cecoslovacchia, Polonia, Ungheria, Spagna,
nel Brasile, nel Venezuela, in Cina, nel Siam;
nel solo 1934 ci furono 33 fondazioni, oltre
72 posti di missione, scuole primarie e una
chiesa nel Congo Belga.
Come
per il Cottolengo, la vita e l'opera di Don
Bosco sono lo sviluppo e l'espansione d'un'idea
e d'un programma. Questo figlio di poveri
contadini piemontesi è stato il principio
di un immenso movimento di pensiero, di lavoro,
d'educazione, d'apostolato, d'amore di Dio:
i suoi ventimila religiosi educano centinaia
di migliaia di fanciulli; da lui deriva una
vita spirituale a milioni di anime. Finalità
dinamica, come quella che dirige la formazione
d'un feto o la nascita d'una specie; finalità
dinamica, di cui si vede il significato studiando
la vita interiore di Don Bosco, poiché
questa è la forza che ha messo in moto
i suoi lavori. I prodigi attestano che la
vita interiore era santa e la forza sovrumana.
Mi
basta adoperare i miei occhi e poi analizzarne
gli elementi e il funzionamento per capire
che sono fatti per vedere; cosi dopo che sono
penetrato un po' nell'anima di Don Bosco,
capisco il senso della sua esistenza e della
sua opera, e so che Dio ne è l'autore,
perché Don Bosco non ne dubitò
mai. Io spiego i suoi miracoli e i suoi sogni;
le sue ispirazioni e le realizzazioni, mediante
la Verità vivente con la quale era
in rapporti familiari.
II
Curato d'Ars. - II curato d'Ars convertì
degli atei. Quali ragionamenti o riflessioni
conducevano a credere in Gesù Cristo
colui che il Vianney invitava a inginocchiarsi?
(12). Aveva visto
pellegrini venuti da ogni parte per sentire
un prete uscito dal nulla, senza istruzione,
senza l'eloquenza e senza abilità,
con la sola sua santità e bontà.
L'incredulo ad Ars aveva saputo come il Curato
avesse trasformato la parrocchia, e come tante
anime avvicinandosi a lui erano risalite dall'abisso:
peccatori divenuti virtuosi, anime volgari
che ascendevano le vette dell'abnegazione,
poi le predizioni avverate, castighi inverosimili
annunciati prima e che più tardi s'avveravano
come terribilmente reali; il segreto dei cuori
svelati, gli sconosciuti chiamati per nome
quando Giovanni Vianney li vedeva per la prima
volta.
(12)
Vedi per esempio la conversione di M. Maissiat.
Trochu, Il Curato d'Ars: San Giov. Batt. Vianney.
6 ed., Marietti, Torino 1952.
Il Trochu, nei due volumi Intuitions du Cure
d'Ars (13), riunì
un cumulo impressionante dì questi
fatti. Certamente un grande numero di essi,
riportati da gente che li aveva sentiti raccontare
da testimoni, potranno sembrare insufficientemente
accertati a uno storico molto esigente, almeno
se isolati. Ma la massa resta enorme e il
complesso s'impone per la convergenza e la
solidità degli elementi. Inoltre certi
fatti sono attestati da quelli stessi che
ne sono il soggetto, e che sono onorabilmente
conosciuti: non è possibile metterli
in dubbio. Cosi la riflessione dell'ateo inginocchiato
davanti al curato d'Ars era fondata molto
seriamente. Risultati assolutamente improbabili
coi mezzi notoriamente inadatti a ottenerli;
attorno ad essi santità immensa, bontà,
prodigi. Di dove viene tutto questo, se non
da Dio, del quale parla continuamente il povero
prete e lo proclama l'Autore d'ogni bene?
E questo Dio come può non essere il
Dio del Vangelo annunciato da questo prete,
il Dio della Chiesa alla quale egli obbedisce?
Matteo
Talbot, -I santi di cui abbiamo parlato con
le loro opere emanano un influsso apologetico
irresistibile su ogni coscienza di buona volontà
che li
conosce. Altri santi con la loro situazione
sociale, il carattere e le vicende, sono destinati
a dare un fondamento o una stabilità
alla fede di alcune classi di uomini che hanno
fatto le stesse esperienze. Ecco, per esempio,
" il santo del cantiere " Matteo
Talbot. La casa Desclèe de Brouwer
ha inaugurato una collana col titolo a La
lumière ouvrière " cominciando
con la biografia di que st'Irlandese (14),
prima muratore, poi magazziniere in una impresa
di legnami. La lettura del libro fa certamente
del bene a tutti, ma sarebbe adatta per sostenere
la fede vacillante d'un uomo di mondo? Invece
un operaio a rivivrà " pienamente
le difficoltà, gli stati d'animo, gli
sforzi, le vittorie del suo
umile collega. Talbot aveva la passione del
bere, spendeva alla bettola tutto il salario,
avendo l'unica soddisfazione di tracannare
i liquidi alcoolici, vendendo perfino le scarpe
per poter bere. Finalmente fece voto di temperanza
per tre mesi, voto difficile per qualsiasi
bevitore, ma molto più per l'operaio
che deve lasciare i colleghi nell'uscire dall'officina
e passare davanti all'osteria senz'entrare
mentre lo chiamano. In questi tre mesi Matteo
era talmente tentato che diceva a sua madre
: " Passati i tre mesi non potrò
più resistere e tutto sarà finito
". Poi fece il voto perpetuo e lo mantenne.
"
Una volta il sovrintendente, giudicando che
gli uomini non avessero lavorato abbastanza,
parlò molto duramente: Matteo Talbot,
che era tra loro, ascoltò senza commuoversi.
Alla fine del discorso un uomo afferrò
una trivella da carpentiere per gettarla più
lontano; poi improvvisamente si volse a Matteo
e gli assestò un violento colpo alla
testa. Talbot restò ferito, ma non
fiatò e continuò il suo lavoro
come se nulla fosse " (p. 64). Questo
fatto letto da un sacerdote sarà un'esortazione
alla pazienza, letto da un operaio sarà
un argomento della verità del cristianesimo.
Per giudicare la difficoltà di certi
atteggiamenti e rinunce, bisogna aver vissuto
la vita che li comporta. Un operaio giudicherà
che gli atteggiamenti e le rinunce di Talbot
sono impossibili per l'uomo attirato solo
dal piacere, dall'interesse e dal conformismo.
Occorre un altro ideale e una forza sconosciuta
dall'operaio medio. Soltanto la fede e l'aiuto
soprannaturale spiegano la condotta di Talbot.
Due
volumi, Vitte, Parigi-Lione, 1931.
(13) Joseph.
A. Glynn, Malt. Talbot, le Saint au ckantier
(trad. frane. G. d'Ars.).
(14) Parigi,
Desclée de Br., 1935. Matteo Talbot,
morto nel 1925, non è canonizzato;
ma ci permettiamo di parlarne dopo i santi
canonizzati, perché il Card. Arcivescovo
di Dublino ha ordinato l'inchiesta sulle sue
virtù.
§
3. - La continuità dei miracoli nella
Chiesa.
Abbiamo
studiato questi miracoli del secolo XIX, come
esempi tra i più impressionanti, perché
molto vicini a noi, facilmente controllabili
e quindi non sollevano nessuna questione di
critica storica: nessuno può seriamente
dubitare delle testimonianze che accertano
i fatti di Lourdes e i miracoli di Don Bosco.
Però, parlando solamente di questi
fatti recenti, qualcuno può forse concludere
troppo afirettatamente che la Chiesa, dopo
aver veduto le meravigliose opere di Cristo,
attese diciannove secoli perché si
compisse la promessa di Gesù Cristo
il giorno di Pasqua (Me, 16, 17-18). Si suppone
certo che la Chiesa in tutti i tempi realmente
fecondi di santi non è mai stata priva
della testimonianza taumaturgica. Ma sarà
meglio dimostrarlo brevemente.
L'oggettività
dei racconti agiografiei dei secoli passati.
- Sciogliamo subito una difficoltà
pregiudiziale. La letteratura agiografia ha
un cattivo nome: molte persone immaginano
che le vite dei santi siano sempre racconti
scipitamente edificanti, privi di spirito
critico, infarciti di miracoli leggendari,
e che sarebbe difficile cercare in questi
fatti controversi qualcosa capace di appoggiare
la loro fede. La credulità del Medioevo
è patente, si dice, poiché accolse
senza discussione i racconti dei vangeli apocrifi
e della Leggenda aurea, e vi prestò
fede fino a rappresentarli sulle vetrate delle
cattedrali o nei bassorilievi (15).
L'antichità cristiana e profana non
ebbero maggior senso di verità, poiché
i pagani ammisero i miracoli d'Apollonio di
Tiana e le guarigioni d'Esculapio, e i cristiani,
più che negare questi fatti, li attribuivano
ai demoni. Possiamo credere loro quando raccontano
miracoli dovuti a santi viventi o a reliquie?
(15)
E. Maijs, L'ari religiose da XIII siede en
Frante, 1. Ili, cc 3-4.
Guardando
le cose da lontano e superficialmente sembra
doversi concludere che conviene essere scettici.
Ma non è cosa intelligente né
morale guardare le cose superficialmente,
poiché significa attribuire a tutti
il fatto che è solo di qualcuno, gettare
tutto nella confusione cosi da sopprimere
anche i caposaldi e le regioni solide. Ora,
dopo il primo secolo, possediamo molti caposaldi
che sono indiscutibili e vaste regioni perfettamente
solide, che lo storico può esplorare
con piena sicurezza. L'agiografia edificante
e senza critica fiorì molto meno di
quanto comunemente si pensi. È vero
che il Medioevo ebbe molte leggende storiche
fondate sulla fama popolare; l'Alto Medioevo
soprattutto vide pullulare il genere pietoso
della Passione dei martiri,
in cui il santo, dopo essere miracolosamente
sfuggito alle ruote dentate, all'olio bollente,
alle bestie feroci, al rogo, finisce la vita
quando il carnefice pensa di tagliargli il
collo (16). Ma
osserviamo che questi tristi racconti sono
posteriori di molti secoli ai fatti e dei
fatti stessi abbiamo relazioni contemporanee,
spesso redatte da testimoni oculari, che in
fatto di buona fede, di perspicacia, d'esattezza
non la cedono in nulla ai migliori documenti
storici. Gli Acta martyrum sincera raccolti
nel secolo XVII da Dom Ruinart, con altri
testi editi in seguito offrono l'alimento
più delicato alla pietà, e per
lo storico sono mezzi di valore inapprezzabile.
Nelle comunità cristiane primitive
c'erano quindi uomini capaci di notare il
vero con esattezza e ciò ritenevano
essere loro stretto dovere; l'autorità
ecclesiastica vigilava.
I
primi apologisti nei prodigi del paganesimo
videro non soperchiere o menzogne, ma fatti
demoniaci, a motivo delle filosofie dominanti,
che attribuivano la vita alla natura fisica:
stoici e neoplatonici pensavano che gli dèi
fossero emanazioni dell'anima del mondo e
che agissero nei fenomeni della natura. I
cristiani non avevano certamente i mezzi per
controllare e discutere le guarigioni d'Esculapio.
Ora, la credenza loro che i-demoni agissero
mediante gl'idoli, non è affatto assurda
ed è corroborata da racconti di mis-sionari
odierni: le società segrete di stregoni
dell'Africa nera esigono un'iniziazione in
cui si commettono i delitti più orrendi
e i loro membri compiono azioni che è
difficile spiegare con leggi naturali (17).
Quindi l'atteggiamento degli scrittori cristiani
che ammettevano la realtà dei miracoli
pagani non compromettono affatto la loro lucidità
di spirito. L'antichità cristiana,
specialmente dopo la pace della Chiesa e la
conquista delle classi colte, ebbe moltissimi
uomini capaci di constatare senza partito
preso, amministratori di spirito freddo e
incapaci di lasciarsi ingannare, e uomini
formati nelle severe discipline della scienza
razionale greca, che teneva alla nuda verità.
Ammettiamo che il Medioevo fu più credulo
dell'antichità poiché, in una
società in cui tutto era cristiano,
quando nessuno dubitava e quando la potenza
incontestata della Chiesa e l'irraggiamento
della santità s'estendeva ovunque,
non si riteneva necessario scegliere miracoli
criticamente vagliati per convincere gli scettici.
I fatti meravigliosi erano solo destinati
a elevare il pensiero e a sostenere la speranza
dei fedeli. Tutti sapevano che Dio ha fatto
miracoli, ne può fare quanti vuole,
deve farne molti per i suoi figli; allora
a che prò affaticarsi per sapere se
gli uccelli hanno davvero ascoltato San Francesco?
(18) o se quei
pezzi di tela provenivano davvero dalle tende
innalzate dai tre apostoli sul Tabor? (19).
Bastava che i bei racconti incantassero le
fantasie e glorificassero la potenza di Dio,
che le reliquie risvegliassero il ricordo
dei misteri di Gesù e di sua Madre.
Anche noi non custodiamo forse gelosamente
un capo dell'uniforme d'un soldato scomparso,
anche se ci dicono che l'autorità è
dubbia? Fatta questa premessa, bisogna dire
che nella Chiesa non mancarono mai persone
istruite e di vero gusto, teologi amanti della
certezza, discepoli di santi desiderosi di
conservare un ricordo inalterato dei loro
maestri.
(16)
A. DuFOORca, Études sur les Gesta
martyrum romains, 6 voli. Fontemoing,
Paria.
(17) V., a titolo
d'esempio, Trilles, La sorcellerie chez les
non-civilisés. Semaine d'etimologi*
religieuse de Louvain, 1913, pp. 167-189,
Beauchesne, Paria 1914.
(18) Fioretti
di S. Francesco, e XVI
(19) Era una
reliquia del tesoro di Saint-Riquier. Delehaye,
Cinq Upms sur la méthode hagwgraphique,
p. 93, Bruxelles, 1934.
Dal
secolo XIII la Chiesa canonizza i suoi santi
dopo un'inchiesta in cui depongono testimoni
giurati in nome di Dio di dire soltanto la
verità. Possediamo tuttora il testo
di molti processi di canonizzazione. Come
già l'antichità, il Medioevo
ha testi agiografia ai quali la storia più
severa deve accordare tutta la fiducia. Inutile
dire che dal secolo XVI in poi i documenti
autobiografici non scarseggiano, che vi sono
numerose corrispondenze (per esempio quelle
dei Gesuiti, pubblicate nei Monumenta historica
Societatis Jesu, Madrid 1894-1904), che negli
archivi sono riposti innumerevoli documenti
e si è ben lontani dall'aver esplorato
tutto e completamente. Nei processi di canonizzazione
le deposizioni dei testimoni si moltiplicano
e ci offrono documenti più sicuri.
I Bollandisti, i Benedettini di San Mauro
raccolgono e vagliano questi documenti in
opere che per la solidità critica sfidano
i secoli.
Esempi
storici. - Si potrebbero tracciare
quadri organici della taumaturgia cristiana
e descrivere secondo le epoche i vari caratteri
e la finalità diversa dei miracoli?
Crediamo di sì e i risultati sarebbero
molto istruttivi per il teologo, il sociologo
e lo psicologo. Ma siccome il lavoro non è
ancora stato tentato, non osiamo arrischiarci
nel tentativo d'una sintesi prematura. Ci
limiteremo a percorrere i secoli cristiani
e a notare ciò che ci cadrà
sottocchio, o forse più semplicemente,
ciò con cui abbiamo più familiarità
per i nostri studi.
a)I
martiri della Chiesa primitiva. -
Nel secolo secondo, la lettera " della
Chiesa di Dio che dimora a Smirne alla Chiesa
di Dio che dimora a Filomelio e a tutte le
-comunità della santa Chiesa cattolica
" racconta il martirio del vescovo Policarpo,
avvenuto il 22 febbraio del 156. È
un documento ufficiale, scritto subito dopo
la morte del santo vegliardo, nella sua diocesi
e dal suo clero, documento commovente, anche
se spesso è arido come un verbale.
Policarpo non s'è esposto al martirio,
ma umilmente e prudentemente s'è ritirato
in campagna. Tre giorni prima del suo arresto
sogna che il suo guanciale prende fuoco e,
svegliatosi dice ai compagni: ti Io dovrò
essere arso vivo ", come appunto accadde.
Tralasciamo la mirabile preghiera del vescovo
alla presenza dei suoi custodi, sorvoliamo
sulla sua dignità, sul silenzio e l'azione
di grazie mentre viene inchiodato al rogo.
I testimoni cristiani vedono circondare il
corpo " come la vela d'una nave gonfiata
al vento ". Si noti la sobrietà
di questi tratti: i preti e diaconi di Smirne
in fatto di meraviglioso hanno notato solo
ed esattamente ciò che hanno visto.
Cfr. Martirio di S. Poli-carpo in I Padri
Apostolici a cura di G. Bosio, S.E.I., Torino
1942, voL il, p. 216 ss.
Quindici
anni dopo la morte di Policarpo, cioè
nel 177, nel teatro di Lione avvennero le
scene atroci e sublimi descritte da un'altra
lettera ufficiale: " I servi di Cristo
abitanti a Vienna e a Lione in Gallia, ai
fratelli che in Asia e in Frigia hanno la
stessa fede e la stessa speranza della redenzione
". Il documento ci è conservato
nel quinto libro della Storia Ecclesiastica
d'Euse-bio. Nessuno può dubitare dell'autenticità
e della sincerità del passo che Renan
nel suo Marc-Aurèle ha citato con ammirazione.
Non raccontiamo ma invitiamo il lettore a
prendere diretta conoscenza di questo brano
straordinario. Possiamo chiederci se mai la
credulità degli uomini abbia inventato
supplizi
più raffinati e se mai si sia accanita
con più tenacia contro gl'infelici.
Il primo giorno la schiava Blandina è
torturata dal mattino fino alla sera e i carnefici
confessano che non sanno più che cosa
inventare per farla soffrire. È ricondotta
alla prigione, le sono rimessi i piedi nei
ceppi. Nei giorni successivi è condotta
al teatro per veder soffrire e morire gli
altri martiri. L'ultimo giorno i carnefici
ricominciano a torturarla; sopporta tutto,
le fustigazioni, la graticola arroventata,
le bestie feroci; e colei che ha esortato
a morire tutti i suoi compagni, resta impassibile.
Il redattore ha notato che essa allora "
non sentiva più ciò che accadeva
a motivo... della sua familiarità con
Cristo ". Crediamo sia già un
miracolo che una persona sopporti per sei
giorni tutti i supplizi con tanta grandezza
d'animo da non dire il nome suo e del suo
paese, avendo un solo nome e una sola gloria:
a Io sono cristiano ". A questo prodigio
Dio non ritenne opportuno aggiungere prodigi
corporali, che sarebbero stati d'un ordine
inferiore. Il redattore ha solo notato rapidamente
che Dio intervenne per sostenere uno dei suoi
eletti addolcendone la passione.
I
santi dell'Antico Testamento comunicavano
con Dio nei sogni. In sogno Giuseppe viene
avvertito di ciò che deve fare per
Gesù e Maria. Pare che nei primi secoli
del cristianesimo Dio abbia continuato a servirsi
di questo mezzo per comunicare con gli uomini.
Si è notato il sogno di San Policarpo.
Santa Perpetua nella sua prigione di Cartagine,
alcuni giorni prima del martirio, vede il
Paradiso in una specie d'estasi (20).
Il diacono Ponzio, discepolo di San Cipriano,
che aveva conosciuto familiarmente ed era
stato con lui durante l'esilio di Curubis,
ci ha lasciato una vita del vescovo di Cartagine.
Il valore del suo libro, dice Paolo Monceaux
" è dovuto meno ai suoi meriti
che alla sua qualità di teste oculare.
Egli fu certamente ben informato "
(21).
Ora
questo biografo racconta che lo stesso giorno
dell'arrivo a Curubis, Cipriano vide apparirgli
un giovane che lo conduceva al tribunale del
proconsole e con gesti gli faceva comprendere
che questi aveva firmato la sentenza di morte
e che gli era stata accordata la dilazione
d'un giorno per regolare le sue cose
(22). La dilazione d'un giorno significava
un anno. Nella sua corrispondenza Cipriano
allude molte volte a visioni venute dal cielo
(23).
b)
Nel IV e nel v secolo. - Non ci soffermiamo
per caratterizzare gl'interventi di Dio nella
Chiesa primitiva, intendendo dimostrare che
" i miracoli fatti perché il mondo
creda in Cristo, non cessano allorché
il mondo crede ". Queste parole sono
il titolo dell'ottavo capitolo del ventiduesimo
libro del De Civitate Dei. In questo lungo
capitolo Sant'Agostino enumera moltissimi
miracoli avvenuti al suo tempo in Africa.
Ne citiamo due attestati da testimoni oculari.
Mentre Agostino insegnava a Milano, il vescovo
Ambrogio, avvertito in sogno, fa cercare e
trovare i corpi dei martiri Gervasio e Protasio:
un cieco ricupera la vista alla presenza di
un'immensa moltitudine: immenso populo teste
res gesta est. Il racconto riguardo a Innocenzo
è estremamente curioso. Quest'uomo
occupava un posto elevato: era della prefettura
di Cartagine e vedremo tutto l'alto clero
rendergli visita e interessarsi della sua
salute.
(20)P.
L. III., col. 25. I capitoli successivi raccontano
altre visioni.
(21)Histoire
littéraire de l'Afrique chrétienne,
II., p. 191.
(22)Vita Cipriani,
12.
(23) Ep. II,
3-4 e 6, 66, e io anche nel trattato De moralitate,
20.
L'infelice
nella parte posteriore del corpo aveva numerose
" fistole ". I medici andarono col
ferro e dopo vari colpi di bisturi erano riusciti
a guarirlo. Restavano solo le cicatrici a
segnare la gravita della malattia (24).
Però c'era ancora un postumo profondo
(25), che i dottori promettevano di
guarire con medicamenti, senza operazione,
e anche il medico Ammonio, chiamato al consulto,
era dello stesso parere. Ma il male pur troppo
si accaniva e i medici alla fine dovettero
confessare che occorreva ricorrere di nuovo
ai ferri. Innocenzo furibondo li scacciò
e si rivolse a un certo Alessandrino, rinomato
chirurgo; questi però si rifiutò
di fare l'operazione, dicendo di non essere
abituato a togliere ai colleghi la gloria
di terminare la cura e la guarigione, poiché
le cicatrici rivelavano la loro abilità,
e Innocenzo fu d'accordo. La sera stessa il
vescovo Aurelio col vescovo Saturnino e altri
ecclesiastici, tra i quali Agostino, vennero
a trovare Innocenzo e lo esortarono ad accettare
virilmente la volontà di Dio. Si misero
a pregare con molto fervore e il malato supplicò
con molte lacrime che Agostino in particolare
pensasse a lui. " Signore, quali preghiere
dei tuoi fedeli esaudirai, se non ascolti
queste? ". " Mi sembrava, aggiunge
S. Agostino, che non si potesse fare di più,
se non morire nella preghiera ". L'indomani
giungono i medici, distendono il malato sul
letto, tolgono le bende e impugnano i loro
temibili arnesi, mettono a nudo la piaga,
ma il chirurgo cerca invano il " sinus
" malato al posto del quale c'è
soltanto una cicatrice secca (26).
Anche
nel nostro pallido riassunto il lettore avrà
notato il carattere realista del racconto,
la semplicità e l'esattezza delle annotazioni,
e come i medici dell'antichità praticavano
già l'attuale deontologia, perché
il grande chirurgo rifiuta di fare l'operazione
senza i colleghi che hanno già curato
il malato (27).
Agostino,
enumerando tanti miracoli avvenuti nel suo
paese, ne ricorda forse qualcuno in cui noi
vedremmo soltanto coincidenze o felici esiti:
l'ufficio delle constatazioni di Lourdes non
accetterebbe il caso del fratello e della
sorella originari di Cesarea di Cappadocia
guariti a Ippona vicino alle reliquie di Santo
Stefano (28),
portate poco prima in Africa e che avevano
operati numerosi prodigi. Agostino si scusa
di raccontarne tanto pochi e teme die i testimoni
gliene facciano rimprovero e ci dice che se
avesse redatto il racconto di tutti i miracoli
fatti dal primo Martire a Bona e a Guelma
sarebbero stati necessari molti libri, aggiungendo
che i vescovi d'altronde non avevano raccolto
notizie su tutti i miracoli (29).
Infatti al principio del V secolo (415)
Curabatur
a medicis: fistulas, quas numerosas atque
pcrplexas habuit in po
steriore atque ima corporis parte, jam secuerant
ei, et artis suae cetera medicamentis
agebant.
Sed unus inter multos sinus fefellerat medicos,
atque ita latuerat, ut eum non
tangerent, quem ferro aperire debuerat.
Tremenda ferramenta proferuntur... ad manus
secturi membra in Iectulo
componuntur, solvuntur nodi ligamentorum,
nudatur locus, inspicit medicus... invenit
firmìssimam cicatricem.
Di che malattia si trattava? A noi sembra
che Innocenzo soffrisse d una serie
di ascessi freddi, che avevano per orifizio
le fistole e la sacca profonda di pus formava
il
sinus, oppure si trattava d'una fistola anale?
Evidentemente si trattava di una malattia
nervosa.
Quindi c'erano fin d'allora pubblicazioni
ufficiali sui miracoli, che in qualche
modo preludevano alle moderne canonizzazioni.
furono
scoperti a Gerusalemme i resti di Santo Stefano
in seguito ad un'apparizione al prete Luciano
che la racconta in una curiosa lettera (30).
I nostri lettori avranno pensato spontaneamente
all'invenzione della Santa Croce, avvenuta
circa cent'anni prima. Il culto delle reliquie
si diffonde, e possiamo seguirlo nelle strade
dell'Impero romano.
Ben
presto il mondo cristiano ebbe dei santi che
non erano martiri, cioè i confessori
e le vergini, che compivano anch'essi miracoli.
Nel quarto secolo San Martino fu un taumaturgo
straordinario, ma il suo biografo, Sulpicio
Severo, ha fama di credulone e perciò
non ci fermiamo sui miracoli dell'apostolo
dei Galli. Però anche se Sulpicio Severo
riporta fatti forse abbelliti dall'immaginazione
popolare, la fama di Martino taumaturgo aveva
un fondamento e gli attribuirono qualche falso
miracolo solo perché ne compì
dei veri. Trium mortuorum suscitator, dice
la liturgia. Sorvoliamo i secoli merovingi
e carolingi, per arrivare alla possente fioritura
di santi del secoloXIII.
e)
Il Medioevo. - Le stimmate di San
Francesco devono' essere considerate come
uno dei miracoli più significativi
di cui si gloria la Chiesa. Francesco visse
per due anni con le mani e i piedi forati,
con grumi di sangue nero in forma di chiodi,
con il costato aperto: era veramente l'immagine
viva di Gesù Cristo. Si sa che egli
dissimulava le divine ferite e nella sua vita
ben pochi riuscirono a vederle sotto le maniche
sempre allungate. Tuttavia fra Pacifico vide
di sorpresa la piaga d'una mano; un altro
frate vide quella del costato che fra Rufino
toccò, come è accertato da Tommaso
da Celano, che visse tra i familiari di San
Francesco e scrisse alcuni anni dopo la morte
del santo. Le stimmate furono poi vedute da
folle immense quando il cadavere di Francesco
fu esposto prima delle esequie. "Alla
morte del santo, racconta Tommaso da Celano,
tutta la città d'Assisi si precipitò
alla Porziuncola. Finalmente si vedevano le
stimmate. Erano chiodi formati dalla carne
del santo, sembravano " innati "
nella stessa carne, e quando venivano premuti
da una parte uscivano dall'altra... Noi abbiamo
visto quello che diciamo e abbiamo toccato
questi chiodi con la mano che scrive queste
righe ".
Tommaso
descrive le stimmate come le aveva viste,
<t Le sue mani e i suoi piedi apparivano
forati al centro da chiodi, la testa dei quali
era all'interno delle mani e dalla parte superiore
dei piedi. Rotondi nell'interno delle mani,
si attenuavano all'esterno e la loro estremità
era ripiegata come se fossero stati ribattuti
con un martello. Cosi per i piedi... Era una
meraviglia vedere in mezzo alle mani e ai
piedi non i fori fatti dai chiodi, ma gli
stessi chiodi formati con la sua carne e intanto
neri come il ferro. Non ispiravano orrore
a chi li guardava; anzi conferivano al cadavere
molta bellezza e grazia, come fanno le losanghe
di marmo nero in un lastricato di marmo bianco
".
Questa
descrizione d'un teste oculare non lascia
nulla a desiderare ed elimina in anticipo
le possibili obiezioni. Renan aveva sospettato
die fosse frate Elia, vicario generale dell'Ordine
alla morte del Santo, a fabbricare le stimmate.
Ma Elia oltre che essere, nonostante i suoi
difetti, un uomo onesto, incapace d'ingannare
tutti i familiari del Santo, come avrebbe
potuto pensare di fabbricare
dei chiodi col sangue coagulato? D'altronde
non dimentichiamo che le stimmate erano già
state vedute prima della morte di Francesco
e che egli, senza mostrare né dire
ai frati i segni impressi nel suo corpo, aveva
loro confidato l'apparizione della Verna.
Fra Illuminato, dall'emozione che vedeva in
lui, aveva capito che qualche cosa di meraviglioso
era accaduto e aveva chiesto che gli fosse
svelato il mistero perché o non è
solo per voi, ma anche per gli altri che vi
sono stati svelati i misteri del cielo ".
Allora il Santo aveva fatto tacere le sue
ripugnanze e manifestato l'apparizione celeste,
aggiungendo che colui che gli era apparso
gli aveva svelato cose che non avrebbe mai
detto a nessuno fino alla sua morte.
(30)E'
in appendice del t. VII dell'ed. Benedettina
di Sant'Agostino e nella P. L. t. XLI.
Le
stimmate di San Francesco compiono la somiglianzà
di Gesù Cristo crocifisso in un uomo,
e la Chiesa le ritiene un miracolo cosi grandioso
e toccante, che le commemora con una festa
speciale (17 settembre). Si è preteso
die l'isterismo possa produrre fenomeni analoghi.
Qui non possiamo entrare in una discussione
che richiederebbe troppo sviluppo, ma bisognerebbe
sapere che cos'è l'isterismo. Se con
Babinski lo si concepisce come una malattia
dell'immaginazione con ripercussioni sul sistema
simpatico, basta leggere con attenzione i
documenti che riguardano San Francesco d'Assisi
per constatare che egli non fu mai affetto
da questa malattia. Recentemente è
venuta alla luce una nuova concezione dell'isterismo:
l'isteria pura non avrebbe niente a che fare
con la mitomania, ma sarebbe una malattia
della sensibilità. Il sistema simpatico
scosso dalle emozioni, che non producono risultati
morbidi in uomini normali, causerebbe allora
ogni specie di sintomi dall'apparenza molto
gravi, ma suscettibili di scomparire assai
facilmente. Il dottor Poray-Madeyski ha cercato
di spiegare cosi le stimmate di Teresa Neumann
(31); la stessa spiegazione venne proposta
in una riunione di psicologia religiosa di
Avon per render conto di certi fatti (non
stimmate) della vita di Madre Noblet.
In
quanto a Teresa Neumann, devo dire che l'opera
di Poray-Madeyski non mi ha affatto convinto.
È un'ipotesi nuda di qualsiasi prova;
come mai un'azione degli ormoni e del simpatico,
scatenata dalle emozioni, produrrebbe le stimmate
a forma di chiodi quali le descrivono i testimoni,
le abbondanti effusioni di sangue del venerdì
eco, mentre negli altri malati produrrebbe
soltanto fenomeni poco interessanti e senza
significato? Pietro Janet nella sua celebre
Maddalena, pur cosi pia ed emotiva, cercò
di ottenere le stimmate con la suggestione,
ma riuscì soltanto a vedere alcune
gocce di sangue e non era ancora sicuro che
Maddalena non si fosse graffiata la mano.
Si
troverà una confutazione del dottor
Poray-Madeyski nel libro di Parcot, Thérèse
Neumann, la stigmatisée de Konnersreuth,
Bloud et Gay, Paris. In-somma i medici nei
loro malati non hanno mai constatato nulla
che assomigli alle stimmate di San Francesco
d'Assisi, descritte da Tommaso da Celano e
da San Bonaventura (32).
(31)
Thérhe Neumann, Lethielleux, Paris
1945.
(32)
Sulle
stimmate vedi soprattutto i testi di Tommaso
da Celano e di San Bonaventura (che non è
un teste, ma scrisse secondo i testi); inoltre
GiovanniJobrgensen S. Francesco d'Assisi,
S. E. I. Torino ; Stigmates de saint Francois,
ài Leone Le Monne" e del Dr. Robert
van der Elst, nel D. A. F. C. t. iv, 1493-1507.
Anche
ammettendo che la formazione delle piaghe
in mezzo alle mani e ai piedi sia spiegabile
con un processo fisiologico naturale, le stimmate
di Francesco, scavate in seguito all'apparizione
della Verna e circondate da tanti prodigi
con cui Dio favori il suo servo, sarebbero
lo stesso un'opera di Dio. Il miracolo non
è necessariamente quello che la natura
non può fare in nessuna ipotesi, ma
è prima di tutto l'operazione compiuta
certamente da Dio, per manifestare agli uomini
un insegnamento e un appello. Ora nella vita
di San Francesco d'Assisi abbondano i miracoli,
accertati dalle testimonianze più sicure.
Subito dopo la sua morte egli compì
in Assisi miracoli che vennero proclamati
quando fu beatificato quattro anni dopo, come
quello così commovente, del fanciullo
paralizzato al quale Francesco apparve dandogli
delle pere, e quello del sordomuto, al quale
brave persone promettevano che lo avrebbero
custodito, se Francesco lo avesse guarito.
Il dono dei miracoli, che in vita San Francesco
aveva talmente posseduto da sembrare che tutta
quanta la natura fisica volesse fargli festa,
egli trasmise ai suoi discepoli, tra i quali
il più famoso taumaturgo è Sant'Antonio
di Padova. Attorno alla sua persona la leggenda
ha molto ricamato; ma di lui ripetiamo quello
che abbiamo detto di San Martino: si fanno
prestiti solo a chi è ricco. Il secolo
xm conobbe una fioritura di santi estremamente
grande: nelle loro vite si troveranno molti
miracoli, e anche se la critica storica ne
dovesse scartare qualcuno, ne resterebbero
ancora tanti da riempire troppe pagine per
riferirli qui.
Abbiamo
parlato del compito delle visioni nell'antichità
cristiana: visioni immaginative, rapide, un
semplice avviso in una data situazione. In
quei tempi ci furono anime favorite di visioni
intellettuali, che entrarono' nei misteri
della divinità attraverso i gradi superiori
dell'orazione? È verosimile: gli scritti
di San Gregorio di Nissa, per esempio, lo
fanno pensare (33);
ma il fatto è che i fenomeni mistici
nel Medioevo si moltiplicarono e lasciarono
tracce giunte fino a noi.
Più
ancora che nei grandi secoli del Medioevo,
è durante i grandi scismi, le guerre
atroci, le pesti che spopolano la cristianità,
poi nel Rinascimento paganeggiante che appaiono
i mistici i quali sembrano trascorrere la
loro vita intera nell'aldilà. Si direbbe
che per venire incontro ai mali della Chiesa
e per consolare le anime Dio interviene in
modo più visibile e continuo. In Italia,
nelle Fiandre, in Germania, poi nel secolo
xvi in Spagna si succedono i mistici che si
potrebbero chiamare classici: Santa Caterina
da Siena, la beata Angela da Foligno e tant'altri,
le cui cognizioni soprannaturali, comunicate
da Dio, sono certamente miracoli e offrono
un eccellente argomento apologetico. Spingendo
tale argomento più avanti di quanto
non abbia fatto il Bergson nelle Deux Sources
de la morale et de la religion, si può
dimostrare che i mistici cristiani attingono
le più alte vette ove sia mai salita
l'umanità; che le loro esperienze non
sono al di sotto dell'intelligenza, ma al
di sopra; che dalle loro esperienze soprannaturali
derivano il loro amore e la loro azione così
potente nel mondo; che le loro conoscenze
soprannaturali non sono illusioni ma verità,
e che di conseguenza il cristianesimo, del
quale hanno veduto i misteri, è proprio
la religione rivelata da Dio. Sfortunatamente
questo argomento per essere sufficientemente
sviluppato richiederebbe discussioni psicologiche,
alle quali non possiamo qui fare posto. Perciò
invitiamo il lettore a studiare lui stesso
Santa Caterina da Siena o Santa Teresa, aiutandosi
con lavori storici, psicologici, teologici
seri, e questo studio rafforzerà solidamente
la sua fede (34).
(33)
Danielou, Platonisme et tipologie mystique
chez saint Gregoire de Nyssc, Aubier, Paris
1946.
d)
II Rinascimento e i tempi moderni.
- II secolo xvi vide un rinnovamento religioso
e un fiorire di santità possente quanto
quello del secolo xm e forse più meraviglioso.
Nella Chiesa s'erano diffusi grandi disordini
ed erano falliti molti tentativi di riforma;
i protestanti pretendevano che Dio non fosse
più con Roma e i cattolici di poca
fede dovevano credere qualsiasi rinnovamento
impossibile per sempre. Ora questo rinnovamento
comincia quasi subito dopo Alessandro vi:
grandi santi radunano attorno a sé
discepoli che praticano tutte le rinunce;
la fede, o meglio la contemplazione più
sublime, ispira ovunque fondazioni caritative,
opere d'evangelizzazione, di educazione e
di scienza (35). La stona dei primi Gesuiti
è splendida quanto quella dei primi
Francescani e dei primi Domenicani. E oltre
i Gesuiti quanti fondatori di ordini e quanti
santi isolati! Leggendo le loro vite si potrebbe
raccogliere una messe immensa di miracoli,
che sarebbe anche più istruttiva dei
miracoli del Medioevo, perché gli scrittori
del Medioevo raccontavano i prodigi tali e
quali, senza metterli nell'ambiente che da
ad essi tutto il loro significato religioso,
mentre nel secolo xvi possediamo molti documenti
per capire il punto di partenza, il termine,
le ripercussioni d'un miracolo. Cosi la corrispondenza
di San Francesco Saverio, benché non
parli dei suoi miracoli, ci permette collegarli
con le disposizioni intime del Santo, ai bisogni
dei suoi uditori, al successo della
sua missione.
I
miracoli di San Francesco Saverio furono certamente
molto numerosi e splendidi. Disgraziatamente
la prima inchiesta per la canonizzazióne,
cominciata nel 1556, otto anni dopo la sua
morte, fu fatta soltanto in alcune città
occupate dai Portoghesi e mancò nei
paesi di missione; d'altronde fu interrotta
molto presto. La seconda inchiesta del 1576
fu molto tardiva; parecchi testimoni erano
morti, quelli che deposero dicevano ciò
che avevano sentito da testimoni oculari.
Intanto, malgrado la situazione sfavorevole,
se lo storico deve riconoscere che molti fatti
furono un po' snaturati, non è del
tutto privo di elementi di certezza. Francesco
Saverio non parla dei miracoli che ha fatto
lui stesso, ma parla dei miracoli dovuti alla
fede dei suoi fedeli (36): è un modo
per dissimulare la propria taumaturgia. Testimonianze
di seconda mano s'accordano poi per raccontare
prodigi e il loro accordo in molti casi può
essere accettato dalla critica come una prova
d'autenticità. Infine, oltre la corrispondenza
di Francesco ed i processi di canonizzazione,
abbiamo altre fonti, cioè corrispondenze
di personaggi vissuti in Asia quando egli
svolgeva il suo apostolato. Il P. Cros riunì
svariatissimi interessanti documenti sul Saverio,
e noi rimandiamo quelli che hanno il gusto
dell'erudizione ai suoi due volumi (37),
dove troveranno molti miracoli certamente
autentici. Per coloro che ai documenti originali
preferiscono una storia composta seriamente,
con peripezie appassionanti, leggano la bella
opera del P. Brou (38)
e vi troveranno anche numerosi frammenti di
lettere del Saverio, vivranno nella sua intimità
e si meraviglieranno del suo apostolato conquistatore
(34)
Abbiamo trattato la questione nella nostra
Introduction à la tipologie Bloud et
Gay,p.a8 ss. e negli articoli della Revue
Thomiste, magg.-giugno 1933 e di Vie SpiritueUt
maggio
1935.
(35)
II P. Tacchi Venturi lo dimostra con moltissimi
fatti nel primo volume della
(36) Storia della
Compagnia di Gesù in Italia, 2 ed.,
Civiltà Cattolica, Roma.
(37) Lettera
citata dal P. Brou, I, p. aao. Le lettere
di Francesco Saverio formano
un volume dei Monumenta historica Societaiis
Jesu, Madrid igeo.
(38) Saint Franfois
de Xavier, sa vie et ses lettres, 2 voli.,
Privai, Tolosa 1900.
In
San Francesco Saverio Dio rinnova per gl'Indù
e i Malesi i prodigi compiuti per mezzo degli
apostoli per la conquista del mondo greco-romano.
£ dopo di allora, fino a questi ultimi
anni, la storia dei missionari è piena
di miracoli, specialmente quando penetrano
in regioni nuove. Mentre Francesco Saverio
andava fino alle Molucche e al Giappone, Filippo
Neri rinnovava Roma: a al principio della
sua carriera erano mostrati a dito i fedeli
che frequentavano i sacramenti, e se volevano
sfuggire ai sarcasmi dovevano nascondersi
" (39);
alla fine della sua vita "le mura della
città sono troppo strette per contenere
la devozione suscitata " (40).
Il
suo influsso anche se non fu l'unico, fu preponderante,
nel mutare quest'ambiente smoralizzato. Esistenza
banale e monotona al di fuori, che trascorreva
in piccoli trattenimenti con gente di bassa
condizione -e negli esercizi di pietà,
straordinaria all'interno: un'unione incessante
con Dio, un ardore appassionato, che tocca
i cuori più duri, frequenti comunicazioni
soprannaturali, visioni e, al bisogno, il
dono dei miracoli. Chi avrebbe avuto un cuore
cosi duro da non essere commosso nel vedere
Filippo sul suo letto, tendere le mani alla
Vergine Maria che si mostrava a lui (41),
o andare in estasi guardando il Santissimo
Sacramento? (42).
Quest'uomo viveva sulla terra ma era già
con l'anima nell'aldilà; non c'è
da stupire che ne tornasse con la potenza
di Dio.
I
testi del processo di canonizzazione gli attribuirono
un numero incalcolabile di miracoli. Il Bordet
li discute con una severità estrema
e quasi eccessiva (pp. 97-117); per alcuni
trova spiegazioni naturali, ma restano pure
molti fatti privi di ipotesi esplicative.
Filippo leggeva nelle coscienze, e come avrebbe
potuto divinare che il senese diciassettenne
Tommaso di San Gemignano, vestito da laico,
che non aveva mai visto, avesse ricevuto fraudolentemente
l'ordinazione sacerdotale (p. 103)? Guarisce
i malati dicendo che non vuole che muoiano
e mettendo la sua mano sulle loro (Prospero
Crivelli, p. 110), e quando Giovanni Battista
Guerra cade dall'alto di un'impalcatura della
Chiesa Nuova in costruzione e si fracassa
la testa, egli grida: a Non voglio che quest'uomo
muoia, perché voglio che finisca questa
chiesa ". E il Guerra sfugge alla morte,
si lavano le sue ferite, prende qualche rimedio
e dopo qualche giorno è in piedi a
proseguire i lavori (p. 110). Forse il giovane
Massimo non fu proprio resuscitato, ma in
ogni caso, quando Filippo con una preghiera
richiamò alla vita il fanciullo, al
quale il padre aveva chiuso gli occhi, per
lasciarlo morire dopo un estremo colloquio,
dimostra un dominio sulla vita e sulla morte
che evidentemente è soprannaturale
(p. 116).
Saint Francois de Xaoier, 2 voli., Beauchesne,
Paris 1912.
L. Ponhule et L. Bordet, Saìnt Philippe
Neri et la societé romaine de san tempi,
p. 66, Bloud et Gay, Paris. Questo tratto
è citato su un documento del tempo.
Ivi, p. 65.
Ivi, p. 70.
Ivi, p. 74. Tutti questi fenomeni sono stati
accertati da testimoni al processo
di canonizzazione; si veda un elenco delle
visioni, nota ss, p. 75.
Baschi appassionati come Ignazio di Loyola
e Francesco Saverip, un fiorentino fantasioso
ed eccentrico come Filippo Neri, sembrano
predestinati a fare miracoli; ma la scuola
francese del secolo XVIII? Cartesiani che
ragionano sempre e decidono solo con la ragione;
preti gravi e compassati che non depongono
mai la cotta, che esercitano umilmente le
loro funzioni e non vogliono mai eccederei
Aggiungete che qui è passato l'insegnamento
di San Giovanni della Croce: l'uomo spirituale
nulla deve evitare più dei favori straordinari.
Tuttavia troviamo miracoli in pieno secolo
xvii, non dico soltanto nella Bretagna di
de Quério-let e del P. Maunoir, ma
anche nella scuola francese. Gè n'è
uno importante nella vita di Gian Giacomo
Olier e anche in quella di Vincenzo de' Paoli.
Si
sa che l'Olier, in possesso di ricchi benefici,
da principio condusse la vita mondana e tiepida
che al principio del secolo xvii troppo spesso
conducevano gli ecclesiastici altolocati.
Fu chiamato da Dio e illuminato sulla suavo-cazione
da due sante donne: Maria Rousseau, vedova
d'un negoziante di vino, e Madre Agnese, religiosa
di Langeac. L'Olier, già tocco dalla
grazia, s'era deciso a fare un ritiro a San
Lazzaro, sotto la direzione di San Vincenzo
de' Paoli. Ecco come egli stesso ha raccontato
il fenomeno che avvenne durante il ritiro:
a Io ero nella mia camera in orazione, quando
vidi quella santa anima venire a me con grande
maestà. In una mano teneva un crocifisso
e nell'altra la corona. Il suo angelo custode,
bello oltre ogni dire, reggeva un'estremità
del suo mantello da coro e con l'altra mano
un fazzoletto per ricevere le lacrime che
ella versava. Mostrandomi un volto penitente
e- afflitto, mi disse queste parole: io piango
per te... Io credetti allora che fosse la
Santa Vergine, per la santa gravita e la dolce
maestà con cui mi apparve e a causa
dell'angelo che le rendeva gli stessi servizi
d'un servo alla sua dama ".
Qualche
tempo dopo Olier, essendo nella sua abbazia
di Pebrac non lungi da Langeac, desiderò
vedere la religiosa la cui reputazione di
santità era giunta fino a lui: presentiva
che fosse stata proprio lei ad apparirgli.
Dopo essersi presentato molte volte al parlatorio
del monastero senz'ottenere di essere ricevuto,
la Priora fu in grado di parlargli. Si rivolse
a lui come a un ecclesiastico che conosceva
solo per sentito dire. Ma l'Olier desiderando
sapere se il suo presentimento non lo ingannava,
domandò alla religiosa di togliersi
il velo. Ella lo tolse, a Madre mia, gridò,
io vi ho vista altrove ". Agnese gli
rispose: a È vero; mi avete veduta
due volte a Parigi, e vi sono apparsa nel
vostro ritiro a San Lazzaro, perché
avevo ricevuto dalla Santa Vergine l'ordine
di pregare per la vostra conversione, poiché
Dio vi ha destinato a gettare le fondamenta
dei seminari del regno di Francia ".
E queste due grandi anime s'intrattennero
sui segreti che Dio manifestava loro. Non
si tratta d'un sogno vago, seguito da un'interpretazione
improvvisata: la testimonianza dell'Olier
è precisa nelle sue memorie, e nelle
biografie si troveranno altre testimonianze
che la corroborano (43).
L'Olier era destinato all'altissima missione
di stabilire in Francia i Seminari richiesti
invano dal Concilio di Trento e d'istituire
la Congregazione che avrebbe formato tanti
sacerdoti in Francia, nell'America del Nord,
e ora in Indocina: non ci stupiamo che Dio
abbia voluto istruirlo col ministero della
Santa Vergine e d'una religiosa elevata alla
più alta contem plazione. Per noi questo
miracolo comporta anche l'insegnamento dell'efficacia
apostolica degli ordini contemplativi: innumerevoli
seminaristi devono il beneficio della loro
formazione clericale a una religiosa domenicana
che trascorse tutta la sua vita nella preghiera
tra le mura di un monastero del Velay. (43)
Faillon, Vie de M. Olier, 4 ed., voi. 1, pp.
93 e 99, Poussielgue, Paris 1873. Vedere alle
pp. 99-103, la discussione dell'apparizione,
le deposizioni di ventiquattro testimoni oculari
di Lengeac
Conclusione.
- Questa rapida scorsa nei secoli potrebbe
fermarsi qui; intanto sappiamo che la Chiesa
cattolica è accompagnata ovunque e
sempre dai segni con cui Dio suggellò
il ministero degli Apostoli. Per finire non
con una visione, ma con fatti materiali, inspiegabili
con le leggi fisiche, rechiamoci in Piemonte
dall'oratoriano Sebastiano Valfrè,
uno dei patroni di Torino, morto nella prima
metà del secolo XVIII. Quest'uomo fu
il Vincenzo de' Paoli del suo paese: l'esercizio
della sua carità venne aiutato da splendidi
miracoli. Ne citeremo due. Il conte d'Hustberg,
venuto a Torino a presentare le condoglianze
per la morte della duchessa di Baviera, sorella
di Carlo Emanuele II, cadde gravemente ammalato.
Il P. Valfrè lo visitava ogni giorno.
Nella notte del 23 aprile del 1676, mentre
il conte dormiva, e due valletti che lo vegliavano
ed un certo Claudio Carrera, capo-cuoco della
duchessa madre di Vittorio Amedeo II, si videro
improvvisamente davanti Sebastiano Valfrè
arrivato non si sa di dove, perché
avevano chiuso tutte le porte, e tenevano
le chiavi in tasca. Il caso pareva loro così
strano che Carrera scese alla porta d'ingresso
per accertarsi se fosse chiusa e un valletto
ogni tanto andava verso la camera del conte
per ascoltare che cosa facesse il Padre. Il
malato s'era svegliato e vedendo il Valfrè
diceva: " Padre, Dio vi ha mandato per
me ". Mori sul finire della notte
(44).
L'altro
miracolo venne raccontato al processo di canonizzazione
dal teologo Salino, prevosto di Cavaglià,
che lo seppe da un amico. Questi accompagnava
il Valfrè al monastero della Carità,
dove visitava i malati. Passando da una camera
all'altra, il compagno s'arrestò spaventato:
i muratori avevano tolto l'impiantito e davanti
alla porta si apriva una voragine. Ora il
Valfrè, aperto la porta, attraversò
la stanza camminando per aria (45).
CAPITOLO
III. - L'ESISTENZA DI CRISTIANI FERVENTI COSTITUISCE
PURE UN ARGOMENTO?
§
I. - Problema posto dalla loro vita.
Nell'opera
La missione e la propagazione del cristianesimo
nei primi tre secoli, Adolfo Harnack, tra
le altre cause della diffusione della religione
di Gesù Cristo, ha anche studiato la
pratica della beneficenza, la consolazione
recata alle anime sofferenti e le cure ai
corpi malati, la carità che riesce
sempre a penetrare negli spiriti. Perché
non servirci di quest'argomento nella sua
universalità, come gli apologisti dei
primi secoli?
(44)
Paolo Capello, Vita del B. Sebastiano Valfrè,
I, pp. 150-153, Marietti, Torino
1873.
(45)
Ivi, pp. 157-159.
Quale
insegnamento contiene un'esistenza sinceramente
cristiana? Notiamo che questa non è
una questione vaga e di senso ambiguo, con
elementi malamente discernibili: il problema
comporta dati sicuri. Conoscere un'anima cristiana
in molti casi significa un'sperienza reale
e indiscutibile, quanto quella d'un professore
che apprezza l'intelligenza d'un allievo o
quella d'un padrone che giudica l'iniziativa
di un commesso o l'abilità d'un operaio.
Indubbiamente a esperienze di questa natura
se ne possono sostituire altre più
precise, per esempio con l'aiuto di tests
si può anche, valendosi della psicologia
e della sociologia, risolvere tali esperienze
in elementi più semplici o creduti
tali. Ma perché l'esperienza in questione
sia indiscutibile, non occorre un tale sforzo:
il professore, che è stato a contatto
dei suoi allievi per parecchi mesi, non ha
bisogno di servirsi di tests per stabilire
una gradazione intellettuale, almeno per quanto
concerne le materie della sua classe. Un'esperienza
del genere, anche col coefficiente d'equazione
personale che comporta, è assai più
sicura di molte analisi sociologiche, ritenute
inattaccabili. Ci spieghiamo per esempio dal
come i selvaggi concepiscono la causalità
tecnica, l'efficacia dei loro strumenti. Alcune
di queste spiegazioni vengono considerate
come definitive; tuttavia sono meno sicure
dell'esperienza che un figlio o un marito
ha dell'azione cristiana o delle convinzioni
della propria madre e della propria moglie.
Ora nella nostra società, ricca d'una
cosi antica e solida eredità cristiana,
ognuno ha sperimentato anime totalmente date
a Dio e al servizio del prossimo, o almeno,
ne ha conosciute dai libri e da documenti
sicuri. Donde vengono quest'elevazioni di
sentimenti, questa purezza e semplicità,
questa dedizione?
§
2. - / tentativi di spiegazione naturalista.
Donde
viene la causalità delle credenze cristiane?
- Molti immaginano che tutte le religioni,
o anche tutte le dottrine, in certe circostanze
favorevoli siano capaci di generare l'eroismo;
che ci siano cristiani praticanti, senz'alcuna
virtù né bontà, come
al contrario ci siano santi buddisti ed eroi
atei; perciò in sostanza, tra la vita
cristiana santa e la dottrina cristiana non
si potrebbe stabilire nessuna relazione. Pensano
cosi più o meno coscientemente anche
certi cattolici. Bisogna dichiarare che simili
apprezzamenti tradiscono l'assenza della psicologia
più elementare. Praticare alcuni doveri
non è un segno che l'anima è
seriamente cristiana, che la sua condotta
è ispirata dal Vangelo. Quest'individuo,
che alla domenica va a messa, in molti scompartimenti
della sua anima è forse un pagano.
Voi non sapete se egli è in stato di
grazia, e vi fondate sulla sua condotta per
giudicare dell'efficacia e fors'anche della
verità della religione di Gesù
Cristo! Conoscerete altri che sono cristiani,
o che almeno hanno il sincero desiderio di
esserlo, ma che ignorano i loro difetti. Per
mancanza d'immaginazione e di perspicacia
nell'osservazione, o ancora per impotenza
ad essere attenti a giudicare una situazione,
restano chiusi in se stessi, e nel corso dei
giorni sono egoisti: senza sospettarlo fanno
del male ai loro vicini. Deplorate le loro
deficienze psicologiche, ma non attribuitele
alle loro convinzioni, che forse interiormente
e agli occhi di Dio corrispondono a intenzioni
che essi non sono capaci di realizzare. Ma
notato questo, chi apre gli occhi dello spirito
e osserva attorno a sé il mondo spirituale
vede che le anime sono buone, virtuose, devote,
proprio nella misura che vivono la verità
del cristianesimo. Donde viene questa causalità
della fede e della vita cristiana? Questo
il problema che dobbiamo risolvere.
Se
non credete che il Cristianesimo è
Verità, Via e Vita, voi pretendete
che
offra soltanto una fantasticheria e dei simboli
per rappresentare la realtà spirituale:
la vera causalità della vita morale
e santa sarebbe nascosta, incosciente e mascherata
dalle immaginazioni cristiane. È cosi
che Baruzi volle vedere in San Giovanni della
Croce un filosofo e un poeta neoplatonico,
che ornava le sue virtù e i suoi sogni
con metafore prese dalla Bibbia (1).
In realtà l'uomo religioso agirebbe
per motivi non cristiani; solo s'immagina
d'agire per motivi cristiani, perché
è stato allevato in una tradizione
e ama avvilupparsi di ricordi e di stati d'animo
che questa tradizione gli ha legato. Ma di
quale natura sarà esattamente questa
causalità, che si orna di vesti cristiane?
Vediamo le diverse ipotesi che se ne possono
fare.
a)
La spiegazione del materialismo. .
Ricordiamo anzitutto l'ipotesi del" materialismo
storico ", per quanto sia assurda a prima
vista. Le nostre azioni sarebbero sempre suscitate
dai fenomeni fisico-chimici che avvengono
in noi o, se si vuole (il che è equivalente,
pretendono i seguaci del materialismo storico,
senza che quest'equivalenza sia per nulla
chiara) da bisogni economici; la nostra "
ideologia ", cioè le nostre credenze,
riflettono soltanto i fattori materiali che
ci determinano. Noi crediamo d'agire per convinzione,
per opinione, per decisione; in realtà
si agisce mossi come l'animale, e l'animale
agisce come agisce un elemento sotto l'azione
di un reattivo chimico.
Secondo
un giusto rilievo di Edoardo Le Roy, questo
materialismo obbliga a supporre cose infinitamente
più assurde e d'un finalismo ad oltranza.
Si è portati a sorridere quando si
legge in Bernardino di Saint-Pierre il famoso
argomento delle angurie e della Provvidenza:
siccome le fette dell'anguria sono fatte per
essere mangiate in famiglia, le angurie provano
che Dio esiste. L'argomento è forse
infantile; ma è incomparabilmente più
sragionevole dire che Alberto de Mun ha spezzato
la sua carriera di ufficiale per servire il
popolo, che s'è consacrato a tutte
le grandi cause, che l'illustre oratore era
sempre a disposizione della povera gente,
che al principio della grande guerra a era
colui che consolava le nostre madri "
(2) e che questo
distacco da sé, questa nobiltà,
questa bontà, questa delicatezza sono
inefficaci, inattive: tutto il loro compito
sarebbe nel rappresentare mentalmente un'attività
chimica cellulare, che avrebbe funzionato
egualmente bene anche senza questa spiritualità.
Ma non fermiamoci oltre su una concezione
così assurda
(3).
(1)
Saint Jean de la Croix et le problèmi
de Pexpérience mystiqtu, Alcan, Paris
1925.
(2)Parole
d'un soldato che vedeva passare il funerale
di Alberto de Mun a Bordeaux. Roberto Garric,
Albert de Mun, Flammarion, Parò 1935.
(3)Questo
materialismo è quello di Mane? Buoni
interpreti, come M. Guvn-LiER
{Introduction à la sociologie, Parigi,
collection Armand Colin) e Benedetto Croce
{Materialismo storico ed economia marxista,
Laterza, Bari 1921) considerano il materialismo
dialettico come un metodo d'analisi, non come
una dottrina, e ritengono che Mane, affidando
ai proletari il compito di fare la rivoluzione,
credesse all'efficacia dell'iniziativa umana.
Ma rimane il fatto che il materialismo assoluto
di cui abbiamo parlato, è alla base
della concezione della vita nello Stato sovietico
e il fondamento filosofico del marxismo, leninismo.
Per una più ampia e più precisa
idea del materialismo dialettico e storico,
cfr. G. A. Wetter,
s. v. in E.C., Vili, 366-386.
b)
Spiegazione del sociologismo. - La
seconda ipotesi che si presenta è quella
che chiamiamo sociologista, prendendo in senso
rigoroso la tesi dì questi teorici
che pretendono di spiegare completamente l'uomo
attraverso il suo corpo e la società.
L'uomo è un semplice animale parlante:
senz'avere nulla in più, dal punto
di vista anatomico e fisiologico, degli animali
superiori suoi congeneri, l'uomo riceve dalla
società il linguaggio e tutte le conoscenze
portate dal linguaggio. In quest'ipotesi è
chiaro che le nostre azioni, quando superano
lo stadio del riflesso, sono dovute interamente
agl'influssi sociali. Senza andare cosi lontano,
senza sopprimere ogni interiorità psicologica,
Durkheim e i suoi adepti stimano che tutti
i " valori a vengono dalla società:
categorie di pensiero, procedimenti scientifici,
arte, morale, religione. Perciò l'adorazione
delle anime religiose, senza che esse se n'accorgano,
s'indirizzerebbe alla società, e la
loro ispirazione verrebbe anche totalmente
dalla società; le costruzioni di idee
filosofiche e religiose, i dommi e i sistemi
non sono quindi che simboli i quali coprono,
nascondono (o portano?) la potenza d'idealizzazione
e di azione sociale.
Ma
rifacciamoci ora all'esistenza d'un uomo che,
spinto dall'amore a Gesù Cristo, ha
dato il suo corpo per i suoi fratelli in un'agonia
di lunghi anni. Quando il Padre Damiano s'offerse
per andare a curare i lebbrosi di Mo-lokai,
sapeva che sarebbe morto di lebbra, perché
allora non c'era modo di difendersi. Egli
a nostro Signore chiese soltanto la grazia
di poter celebrare la messa. Il male terribile
invase tutto il suo corpo, le sue membra caddero
a brandelli; gli restava la punta di alcune
dita, e potè tenere l'Ostia fino alla
fine (4). Il Padre Damiano si era offerto
a questo martirio per amore a Gesù
Cristo: se gli avessero detto che in realtà
la causa dei suoi atti, il suo ideale, era
la società umana, e non Dio, avrebbe
scrollato le spalle o gridato alla bestemmia.
Ora i sociologi distinguono (qui è
il loro travaglio perpetuo) i valori sociali
e l'immaginazione mistica generata da essi;
ma bisogna arrendersi all'evidenza: qui nel
caso esaminato, sarebbe l'immaginazione mistica
che agisce e che sola genera i valori. La
spiegazione sociologista urta contro quest'insormontabile
difficoltà: qui è l'elemento
ritenuto senza consistenza che produce i risultati
di valore; mentre l'elemento ritenuto consistente
non produce nulla.
c)
La soluzione psicologica. - Come
spiegare il paradosso per cui l'elemento vuoto
agisce e produce risultati prodigiosi, a detrimento
di quello solido? Se s'ammette una trasposizione
dalle rappresentazioni sociali alle immagini
mitiche, nelle coscienze individuali,, il
problema cessa per se stesso di appartenere
alla sociologia e passa alla psicologia.
d)
Esperienza morale. - Ora, se anche
gli psicologi vogliono attenersi alle cause
naturali completamente spiegabili, finiscono
col rifare la teoria sociologista in edizione
propria, dicendoci che ogni uomo, chiamato
a decidersi, a organizzare la propria vita
e a rendere ai suoi simili ciò che
è loro dovuto, compie un'esperienza
impregnata di ragione. Senz'analizzare i motivi
che lo portano ad agire, senza riflettere
sulla direzione che imprime alla propria attività,
l'uomo si decide mosso da principi razionali
oscuramente derivati dalla sua vita personale
o trasmessi dall'educazione e da lui ricevuti.
Può
darsi che in seguito cerchi di ornare gli
stessi principi con ogni sorta di fantasie
immaginarie (i dommi cristiani), ma in realtà
agisce solo per impulso del pensiero razionale.
(4)
P. Croidys,
Padn Damiano l'apostolo dei lebbrosi, Morcelliana,
Brescia 1940. S. Cossu, Padre Damiano, Ed.
Paoline, Alba 1954.
Sia
pure. Le suore delle prigioni, che sanno trattare
le prostitute e i condannati tanto bene da
ottenere conversioni profonde e durature,
devono essere capaci più che mai d'esperienza
morale razionale (5),
e altrettanto potremmo dire delle società
religiose le quali compiono opere ammirabili
e di cui in questi ultimi tempi è stato
descritto lo spirito e la vita. Ma dò
non toglie la difficoltà: è
k l'immaginazione a cristiana, e non un sistema
puramente razionale d'idee che ha il privilegio
di muovere ad ogni cosa più importante.
Donde viene la sua efficacia quasi esclusiva?
Non abbiamo il diritto di dubitare della testimonianza
di questa coscienza, che vuole agire sempre
per ispirazione della fede, e quando agisce
dice di farlo per Dio e la sua Chiesa. Non
possiamo dubitare di questa testimonianza
col pretesto che l'introspezione è
spesso fallace, perché noi qui abbiamo
davanti un insieme cosi massiccio che non
si può errare sul suo volume. In realtà
non si tratta di decisioni isolate, di atti
sporadici, ma d'una " totalità
", d'una organizzazione di riflessi,
d'attitudini, di riti, d'associazioni, di
giudizi, di tendenze, d'azioni. La vita cristiana,
come la vediamo nelle sue autentiche realizzazioni
(ricordate alcuni dei nostri esempi), è
un comportamento, una condotta, organizzata
(nel senso di Pietro Janet). Alcuni di questi
comportamenti sono riflessi, atteggiamenti
fisici, (genuflessioni, segni di croce, posizione
nella preghiera); altri sono disposizioni
profonde dell'anima (fare orazione). Tra questi
comportamenti superiori e inferiori se ne
intercalano molti altri, collegati tra loro
e formanti un sistema totale e coerente. È
molto strano che in un tempo in cui s'affetta
di studiare a parte, come dati di fatto, i
comportamenti dei maniaci e degli psicastenici,
non si pensi a studiare in particolare quelli
cristiani, o meglio la condotta cristiana
in un'anima individuale, come sistema coordinato
totale che,, come insegna una tradizione sociale
e come lo pratica un'anima in tutta la sua
esistenza, organizza la vita e produce risultati
psicologici e sociali di prim'ordine. Conviene
accettarlo con pieno rigore scientifico come
un tutto e cercare donde provenga la sua efficacia
causale.
b)
Slancio vitale. - Si presenta una
spiegazione: più profondamente dell'esperienza
morale e della riflessione razionale, e del
sistema dei comportamenti, lo slancio vitale,
origine d'ogni comportamento umano, genera
la virtù e la santità. Già
Aristotele con un'intuizione molto profonda
in un pagano, aveva notato che il piacere
ci può essere dato soltanto da ciò
che ci supera, mediante un fine che ha valore
in se stesso: perciò il piacere cercato
per se stesso sfugge alla nostra presa come
ci sfugge l'acqua tra le dita. Tra i nostri
contemporanei, Maurizio Blondel e Giuseppe
Wilbois hanno dimostrato l'uno che l'azione
umana si dispiega in cerchi sempre più
ampi, i cui limiti vengono necessariamente
superati, e l'altro che il passato si deposita
in una massa che preme sempre più per
creare un avvenire superiore. La persona ha
come legge di uscire da sé, attendendo
il suo supplemento da una potenza superiore
inaccessibile.
Noi
accettiamo certamente queste celebri dottrine;
ma esse non offrono la soluzione del nostro
problema. Il comportamento cristiano, per
chi lo considera in quanto fenomeno psicologico
e sociale, è certamente una forma di
slancio vitale dell'azione umana, con cui
s'accorda continuandola. Ma resta da sapere
perché il comportamento cristiano raccolga
lo slancio vitale e gli dia una potenza superiore,
come la vita che riunisce le energie chimiche
in uno slancio potente.
(5)
Jeanne Ancelet-Hustache, Les soettr des prìsons,
Grasset, Parigi 1935.
e)
II sentimento. - Forse rimane aperta
ancora la via da cercare una spiegazione nel
sentimento, che in certi casi pare imporsi
e in tutti svolge un compito. Le idee ci fanno
agire soltanto suscitando sentimenti, e le
anime pie riflettono e meditano proprio perché
in esse le concezioni astratte divengano attive.
Uomini come Lacordaire o Gratry erano grandi
passionali. I biografi di Lacor-daire, come
pure la sua corrispondenza, rivelano la profondità
e l'intimità delle sue amicizie (6).
Come Agostino, se avesse vissuto soltanto
una vita umana, egli avrebbe cercato solo
amare et amari. Ma tutta la vita di Lacordaire
è uno sforzo per superare la sensibilità
carnale: le sue grandi opere, e specialmente
il ristabilimento dell'ordine di San Domenico
sono contrari ai suoi affetti naturali. È
vero che allora era mosso da sentimenti religiosi;
ed è pure vero che ci sono sentimenti
religiosi specifici, come ci sono sentimenti
estetici irriducibili, secondo che vengono
suscitati da una chiesa romanica o da una
chiesa gotica oppure barocca. Ma la spiegazione
attraverso il sentimento non ci offre la soluzione
che cerchiamo, in primo luogo perché
non è totale, essendo i sentimenti
una piccolissima parte di quello che abbiamo
chiamato il " comportamento " cristiano;
e poi perché i sentimenti vengono suscitati
dalle convinzioni, di modo che, in ultima
analisi, la causalità appartiene alla
fede del soggetto e quindi ai dommi cui la
fede aderisce.
Perciò
sorge l'ultima questione: Perché ì
dommi cristiani hanno questa potenza di generare
dedizioni superiori? Infatti prendete pure
gli eroismi pagani e paragonateli alla storia
cristiana, prendete le opere protestanti,
cosi grandiose e degne di onore, prendete
i santi protestanti, (chiameremo cosi Wesley,
Buber, Wichern) (7)
e confrontate con le opere e i santi cattolici,
cosi privi di mezzi materiali e cosi prodigiosi
nel distacco, nell'amore, nell'irradiare il
loro spirito. Lo studio di collezioni dedicate
agli ordini religiosi e ai santi cattolici
(8) daranno senz'altro
la soluzione del nostro problema.
Possiamo
raggiungere questa soluzione su due piani
diversi, d'ineguale importanza. 1) Ci si può
chiedere quali sono nell'anima cristiana i
fattori psicologici provenienti dal cristianesimo,
che ne dirigono l'azione e la elevano alla
santità. 2) Ci si può chiedere,
dipendendo il comportamento cristiano da un
sistema di credenze, che genere di verità
debbono possedere queste credenze per esercitare
un'efficacia d'eroismo. Questa seconda è
evidentemente la questione suprema; queste
convinzioni, che generano la vita cristiana,
sono la verità? oppure sono un impasto
di miti?
(6)
Vedere p. es. le sue Lettere ai giovani, pubblicate
dalle Edizioni Paoline, Roma.
(7) V. lo studio
psicologico di Buber e di Wichern nella quarta
parte dell'opera di Karl Girgensohn, Der seelische
Aufbau des religiSsen Erlebens, Bertelsmann,
Giitersloh 1930.
(8) Les grands
ordres monastiques, presso Grasset. Les saitits,
presso Gabalda.
C'è
già in loro favore un argomento che,
senza risolvere la questione, limita la ricerca.
L'anima umana oscilla tra i due poli dell'egoismo
e del dono di sé: le convinzioni cristiane
occupano la vetta più alta del polo
della dedizione. Quindi anche la vita religiosa
dell'umanità oscilla tra i due poli
dell'abbandono senza speranza, dell'incoscienza,
della dissoluzione della personalità,
e quello dell'esaltazione delle forze, della
coscienza purificata, della concentrazione
della personalità e della sua sopraelevazione.
Ad un estremo c'è il Nirvana buddistico;
all'altro c'è il Cristianesimo, anzi
il Cattolicesimo, poiché (su questo
non è possibile nessuna discussione)
esso solo ha dei santi come Paolo, Agostino,
Benedetto, Francesco d'Assisi, Vincenzo de'
Paoli e moltissimi altri. Queste constatazioni
ci dispensano dal disperdere le nostre ricerche
qua e là. Il timore che un'altra religione,
una filosofia, una setta abbiano potuto produrre
in certi casi gli stessi risultati d'eroismo,
non ci deve turbare: sono le manifestazioni
dell'anima " naturaliter christiana ",
ci direbbe Tertulliano. D'altronde quando
abbiamo la causa d'un fenomeno, perché
formare la inutile ipotesi che un'altra causa
abbia potuto produrre lo stesso effetto? E
intanto queste credenze, l'unica ricchezza
di tante anime che per esse hanno dato tutto,
queste convinzioni cui tali anime tengono
più che alla vita e che ispirano tutti
i loro atti, sono la Verità? o sono
una fantasmagoria d'immagini illusone?
CONCLUSIONE
Tutte
le ipotesi esaminate fin qui cercano di dare
una spiegazione puramente naturale (sociologica,
psicologica, ecc.) della riuscita straordinaria
del comportamento cristiano, e tutte finiscono
col dire che i tesori più sacri dell'umanità
e quanto questa ha di più sublime per
delicatezza, dedizione, bontà, eroismo,
tutto è il risultato di potenze d'illusione.
La verità più pura che agisce
nella nostra vita pratica è frutto
d'illusione; la sincerità più
disinteressata è il prodotto d'immagini
fallaci; il campo in cui la ragione s'esprime
più nettamente come giustizia ed amore
appartiene all'impero del non senso.
Simile
metafisica è inaccettabile per chiunque
pretenda di pensare. Chi è abituato
a pensare logicamente, provare, sperimentare
e verificare, chi si sforza per agire ragionevolmente,
non ammetterà mai che la virtù
esca dall'errore e la ragione provenga dalla
demenza. Nel caso d'una possibile alternativa,
non solo tra il bene e il male, ma tra la
ragione e la demenza non c'è nessuno
che esiti a preferire la ragione, il vero
e l'essere; se poi riflette, conclude conse-guentemente
che le credenze cristiane sono la Verità.
Dallo
studio della vita cristiana emerge un'altra
considerazione che prova il compito unico
e quindi la verità del cristianesimo
che trasforma le anime. Infatti il carattere,
prodotto del temperamento, dell'educazione,
degl'influssi sociali, pare fissato una volta
per sempre né si potrebbe migliorarlo
se non molto debolmente. Nella sua importante
Caractérìologie, (Presses Universitaires,
Paris 1946) Renato Le Senne crede che a l'aspirazione
verso un valore " in alcuni opera l'unificazione
del carattere e lo fa agire su un piano superiore.
Il teologo protestante Emilio Brunner {Der
Mensch in Widerspruch, Furche-Verlag, Berlin
1937, p. 308 sg.) vuole che si classifichino
i caratteri sul piano orizzontale (nervosi,
passionali, ecc, come in Le Senne) e sul piano
verticale, secondo che l'uomo s'avvicina più
o meno alla sua vocazione divina. Al vertice
l'uomo sarebbe tanto unificato nel dono di
sé a Dio, che le particolarità
del temperamento e dell'educazione vi si fonderebbero
e non ci sarebbe più carattere. Ma,
secondo il Brunner, a simile ideale ci si
può avvicinare, ma non lo si può
raggiungere. Ma è proprio così?
Non ci furono uomini che, almeno al termine
della loro vita, ebbero il carattere completamente
trasformato? Ecco l'esempio del Cardinale
Cagliero, il discepolo tanto prediletto da
San Giovanni Bosco, che stabili i salesiani
in America, convertl i Patagoni al cristianesimo,
fu delegato apostolico dell'America centrale.
Era un passionale autoritario, fondatore e
amministratore di valore, che negli affari
anche più imbarazzanti riusciva benissimo
e che teneva testa ai capi di Stato; un condottiero
d'uomini di prim'ordine. Nella vita civile
sarebbe stato un Napoleone, un Churchill;
però era rude, opprimente, esigentissimo
e rendeva penosa la vita ai suoi inferiori.
Ma egli amava Don Bosco e per tutta la vita
tenne gli occhi su di lui per imitarlo. Agiva
specialmente la grazia: San Giovanni Bosco
nelle sue visioni aveva conosciuto in anticipo
la vocazione e il destino di Giovanni Cagliero,
che giunto al termine della sua esistenza
era talmente trasformato e divenuto cosi indulgente,
cosi accessibile, così previdente per
gli altri, così attento per accontentarli,
che quanti lo vedevano o vivevano con luj,
dicevano che vedendo lui vedevano San Giovanni
Bosco (G. Cassano, il Cardinale Giovanni Cagliero,
S.E.I., Torino 1935, 2 voi.). Abbiamo scelto
il Cardinal Cagliero perché è
molto vicino a noi, morto nel 1926, ma sarebbe
facile esaminare molte altre vite di santi
in cui la trasformazione del carattere appare
ancor più radicale e meravigliosa.
D'altronde non pretendiamo che la trasformazione
giunga a far scomparire tutti i lineamenti
dell'individualità: Dio lascia sussistere
quelli che si possono accordare con la grazia,
e in essi la fa risplendere. Dopo quest'esame
di vite di santi storicamente molto noti,
si cerchi se la filosofia o altre religioni
avrebbero trasformato così questi caratteri
e si constaterà che solo il cristianesimo
vede operarsi simili trasformazioni, e che,
pur ammirando quanto di grande c'è
nei santi dell'ortodossia (9)
e negli eroi del protestantesimo, ci si renderà
conto che il cattolicesimo ha qui un privilegio
assolutamente unico.
G.
R.
BIBLIOGRAFIA.
-
1.
Santi. Nel corso della trattazione
furono diate le vite di alcuni tra i più
notevoli santi dei nostri tempi. Una lista
ragionata e pressoché completa delle
biografie dei santi e di cristiani ferventi
dalle origini del cristianesimo ad oggi è
quella contenuta nell'articolo Siographie
sptrituelle del Dict. de Spiritualité,
Beauchesne, Paris, I, 1624-1714. Una collana
di vite di Santi, stimata per la sua serietà
scientifica, fu pubblicata sotto la direzione
di H. Joly dal titolo Les saints, Gabalda,
Paris. Ebbe inizio nel 1897 e ne uscirono
oltre cento volumi, molti dei quali furono
pure editi in it. presso la Desclée
di Roma. I Benedettini di Parigi stanno terminando
di pubblicare presso Letou-zey st Ané
12 grossi volumi di Vùs des saints
et des bieriheureux selon l'ordre du calendier
mie l'histoire desfètes. Per altre
indicazioni e per questioni metodologiche
si veda R. Aigrain, Hagìographie, Bloud
et Gay, Paris 1953. Su alcuni cristiani ferventi:
A. Gsteixim, Testimonianze. La vita cristiana
alla scuola dei laici, La Scuola, Brescia
1946', con note bio-bibliografiche su una
quarantina di persone. Importante per la santità
fuori della Chiesa cattolica il volume di
J. Kologrivof, Essai sur la sainteté
en Russie, Beyaert, Bruges 1953; trad. italiana
presso la Ed. Queriniana, Brescia.
(9)
Per avere un esempio si legga, poiché
i santi personaggi vi abbondano, il libro
di Pierre Pascal, Avvakum et les débùts
du Raskol, ed. Istina, rue Francois-Gerard,
Paris "939