Che cos’è la massoneria: il problema
delle origini e le origini del problema
tratto
da: CESNUR. CENTRO STUDI SULLE NUOVE RELIGIONI,
Massoneria e religioni, a cura di
Massimo Introvigne, Elle Di Ci, Leumann
(Torino) 1994,
Il problema delle origini
"Le
origini della massoneria - secondo la storica
inglese Frances Yates - sono uno dei problemi
più discussi e discutibili in tutto
il campo della ricerca storica" (1).
Tuttavia, se si vuole comprendere esattamente
da una parte che cos'è la massoneria,
dall’altra perché la massoneria "fa
problema" per le Chiese e comunità
cristiane, la questione delle origini non
può non essere affrontata. Possiamo
distinguere tra un'origine sociologica e una
storica della massoneria: anche se si tratta
di due problemi - e di due origini - che si
richiamano a vicenda.
1.
L'origine sociologica
Il
problema della massoneria non può che
essere compreso nell'ambito di una più
generale indagine sul problema della modernità.
La caratteristica più essenziale della
modernità è il pluralismo non
solo sociale, ma dottrinale: la presenza -
considerata normale, e perfino promossa -
di gruppi socialmente significativi portatori
di idee diverse e inconciliabili sull'origine
e sul destino del mondo e dell'uomo, portatori
- cioè - di diverse visioni del mondo,
di diverse filosofie, di diverse religioni.
Il Medioevo, da questo punto di vista, non
era una società pluralista nel senso
moderno del termine: le comunità ebraiche
e musulmane, pure presenti, non erano considerate
parte integrante della società; i vari
gruppi ereticali erano corpi estranei, di
rado socialmente significativi; l'unità
e l'integrità della fede erano considerate
un bene da perseguire e la presenza di visioni
del mondo contraddittorie all'interno del
popolo cristiano un male da combattere. La
società pluralista moderna nasce dopo
la Riforma e le guerre di religione, il cui
esito è la presenza in diverse nazioni
europee - e in ogni caso in Europa, se la
si considera nel suo insieme - di gruppi religiosi
diversi portatori di idee tra loro inconciliabili.
Questa situazione di pluralismo non farà
che accrescersi dal Cinquecento in poi: se
all'inizio coesistono cattolici e protestanti,
ben presto i protestanti si frammentano in
decine di denominazioni rivali (mentre le
scoperte geografiche rendono evidente a tutto
il pubblico colto l’esistenza nel mondo di
centinaia di religioni diverse); più
tardi - con l'illuminismo - diventano socialmente
significativi anche il razionalismo e la miscredenza,
e a partire dall'Ottocento acquista spazio
sempre maggiore anche la presenza in Occidente
di religioni non cristiane e nuovi movimenti
religiosi.
Di
fronte al pluralismo dottrinale nasce - tanto
più nei paesi dove questo viene importato
tardivamente e quasi improvvisamente - un
disagio sociale diffuso, che si manifesta
tuttavia in due modi diversi. Da una parte
c'è chi tenta la fuga dal pluralismo,
che appare intellettualmente incomprensibile,
rifugiandosi in "piccoli mondi"
dove il pluralismo viene negato e dove la
pluralità di messaggi contraddittori
viene ridotta all'ascolto selettivo di un
solo messaggio. È il caso delle "sette"
che, fisicamente o almeno psicologicamente,
si separano dalla società pluralista
per costruire micro-società non più
pluraliste dove si ascolta un'unica "verità"
e si riducono i contatti (almeno intellettuali)
con il mondo esterno. Dall'altra parte, vi
è anche chi - anziché fuggire
dal pluralismo - ne cerca una chiave di lettura
che lo renda ragionevole e che permetta psicologicamente
di adattarvisi. All'estremo opposto delle
"sette" - per cui, nel senso più
rigido, c'è un'unica verità,
quella della "setta" e dei suoi
capi - nascono così gruppi caratterizzati
dal sincretismo e dal relativismo, per cui
tutti i messaggi contraddittori in circolazione
nella società pluralista sono contemporaneamente
(anche se solo relativamente) veri, ed è
possibile vivere tra le pieghe delle loro
contraddizioni purché si trovi una
chiave che permetta di disporre e ordinare
le diverse visioni del mondo in una costruzione
in qualche modo logica. Benché i relativismi
e i sincretismi siano molteplici, molti comportano
un elemento esoterico: si afferma, cioè,
che a livello superficiale (essoterico, con
due "s") le diverse religioni, visioni
del mondo, filosofie sono contraddittorie,
ma che ciascuna comporta anche una parte più
profonda e segreta (esoterica, appunto), e
che i nuclei segreti delle diverse religioni
e filosofie non solo non si contraddicono
ma anzi coincidono fra loro (2).
Questo
itinerario sociologico dimostra, paradossalmente,
il bisogno di verità degli uomini e
il disagio di vivere in un mondo di contraddizioni.
Quando nella società pluralista moderna
le contraddizioni si manifestano gli uomini
sentono il bisogno di risolverle, o fuggendo
verso il settarismo o facendosi una ragione
delle contraddizioni con il relativismo e
il sincretismo (3).
2.
L'origine storica
a)
In generale
La
risposta sincretistica ed esoterica al bisogno
di risolvere le contraddizioni della società
pluralista nascente si rivela nel modo più
caratteristico nella nascita della leggenda
dei Rosacroce, secondo cui il "nucleo
segreto" che sta dietro alle diverse
religioni (e le unifica) sarebbe stato noto
fin dal Medioevo a una confraternita di iniziati
fondata da un certo Christian Rosenkreutz
(o Cristiano Rosacroce) la cui tomba, nascosta
in una foresta tedesca, conterrebbe appunto
la chiave per pervenire al segreto. La leggenda
venne messa in circolazione già nel
Cinquecento, ma acquistò larghissima
diffusione nel Seicento grazie alla pubblicazione
di tre testi: la Fama fraternitatis (1614),
la Confessio (1615), le Nozze chimiche di
Christian Rosenkreutz (1616). Questi testi
furono presi estremamente sul serio: perfino
un personaggio come Cartesio dedicò
più di un anno della sua vita a cercare
i misteriosi Rosacroce in Germania. Oggi gli
storici sanno con certezza che era impossibile
trovare i Rosacroce per una buona ragione:
non esistevano. Non era esistita nel Medioevo
nessuna confraternita dei Rosacroce; la leggenda
era appunto una leggenda, creata - con altri
- dal pastore luterano tedesco Johann Valentin
Andreae (1586-1654) che, dietro la storia
dei Rosacroce, proponeva il tema relativista
dell'unità fra i nuclei segreti delle
religioni (nella versione esoterica) e insieme
un programma politico di coalizione fra tutte
le forze protestanti e "illuminate"
d'Europa contro la Chiesa cattolica, il Papato
e gli Asburgo (4). Il tema filosofico e il
tema politico non erano del resto eterogenei:
Johann Valentin Andreae e i suoi amici percepivano
correttamente come la Chiesa cattolica fosse
irriducibile a qualunque schema di unità
- più o meno esoterica - fra le religioni
e le Chiese fondato su premesse di tipo relativistico
e sincretistico.
I
Rosacroce, dunque, non si trovavano; ma -
per tutto il Seicento e fino al Settecento
- cresceva il numero di coloro che li cercavano
(5). Tra i numerosi luoghi dove si cercavano
i Rosacroce c'erano anche - specie in Inghilterra
e in Scozia - le antiche corporazioni di arti
e mestieri, che stavano perdendo la loro importanza
economica ma conservavano un ricco corpus
di simboli e di leggende. La corporazione
dei liberi muratori (free masons in inglese,
franc maçons in francese, da cui poi
gli italiani frammassoni e massoni), che comprendeva
i lavoratori della costruzione dai muratori
agli architetti, aveva un leggendario abbastanza
rigoglioso ispirato a costruzioni famose dell'antichità,
dall'arca di Noè al tempio di Salomone.
Non potevano trovarsi in questa corporazione
- si chiedeva qualcuno - i segreti dei Rosacroce?
La risposta, naturalmente, era negativa (sempre
per il buon motivo che i Rosacroce non erano
mai esistiti); ma questo non impedì
a nobili e borghesi appassionati di esoterismo
e di misteri rosicruciani di farsi ricevere,
pagando il dovuto, nelle "logge"
(ma questa espressione è tardiva) della
corporazione dei "liberi muratori",
pur non essendo né architetti né
muratori. Il fenomeno - che secondo studi
recenti di David Stevenson sarebbe iniziato
in Scozia negli ultimi anni del Cinquecento
(6) - alla fine del Seicento era così
diffuso che ormai in Gran Bretagna non era
più sufficiente parlare di freemasons
o masons: occorreva specificare se si trattava
di massoni "operativi" (cioè
lavoratori della vecchia corporazione) oppure
"accettati" (cioè esoteristi
che erano entrati nelle logge alla ricerca
di segreti rosicruciani, ovvero curiosi che
si facevano "accettare" per ragioni
sociali o passione antiquaria per le tradizioni
corporative). L’espressione "speculativi"
si affermerà nei primi decenni del
Settecento per indicare i non "operativi"
che avevano aderito alle logge per ragioni
esoteriche e filosofiche culturalmente impegnative
e distinguerli dagli "accettati"
che erano mossi da semplici motivi di curiosità
o sociali (7).
Che
cosa trovavano nelle logge della corporazione
muratoria gli "accettati" e gli
"speculativi"? Forse trovavano meno
di quello che si aspettavano. In Inghilterra
le organizzazioni locali "operative"
erano chiamate nel Medioevo misteres, parola
che più tardi - trascritta in mystery,
"mistero" - comprensibilmente emozionava
gli esoteristi. Purtroppo i filologi moderni
hanno accertato che la parola inglese arcaica
mistere era una semplice corruzione dell’italiano
"mestiere" (è nota l’importanza
dell’Italia per l’attività dei costruttori),
e dunque non faceva allusione a nessun "mistero"
occulto (8). Gli elementi decisivi per la
formazione del successivo rituale "speculativo"
che si trovavano nella massoneria "operativa"
britannica erano sostanzialmente due. Da una
parte vi era un corpus di leggende contenuto
nelle cosiddette "Costituzioni manoscritte
della massoneria", i cui testi principali
sono due manoscritti, Regius e Cooke, che
risalgono agli anni 1390-1410 (9). Questi
manoscritti contengono due diverse leggende
sulle origini della muratoria: una più
antica - che è stata chiamata la "storia
antica breve" - e una più recente,
la "storia nuova lunga". La "storia
antica breve" parte da un mitico viaggio
in Egitto di Euclide, che ivi avrebbe fondato
una scuola dell’arte della geometria e della
costruzione, trasmessa poi a numerosi popoli
e in particolare agli inglesi all’epoca del
re Athelstan, che avrebbe dato ai liberi muratori
i loro regolamenti e costituzioni. La "storia
nuova lunga" parte invece da prima del
Diluvio e menziona vari personaggi biblici
- tra cui Jabal, che sarebbe stato un maestro
costruttore impiegato da Caino, ed Enoch -
che avrebbero trasmesso i segreti dell’arte
muratoria in lamine d’oro o colonne nascoste
(più tardi confuse con le colonne Jachin
e Boaz del tempio di Salomone, con cui all’origine
non si identificavano). Successivamente questi
segreti sarebbero stati rivelati ad Abramo,
di cui sarebbe stato allievo Euclide il quale
avrebbe insegnato l’arte agli Egizi. Dagli
Egizi l’arte sarebbe stata ritrasmessa agli
Ebrei, e avrebbe trovato il suo culmine con
Salomone e il suo tempio. Dopo la distruzione
del tempio l’arte sarebbe passata ai cristiani
- fra cui quattro martiri europei, costruttori
di professione, i santi Quattro Coronati -,
sarebbe stata protetta in Inghilterra da sant’Albano
e codificata da Athelstan. Il materiale dei
manoscritti Regius e Cooke - che risale a
prima della Riforma, ed è quindi il
corpus di leggende di una corporazione cattolica
- sarà poi rielaborato in decine di
altri manoscritti, che aggiungeranno il tema
dell’arca di Noé e si diffonderanno
sul tempio di Salomone e sul suo architetto
Hiram Abiff. Douglas Knoop e G.P. Jones fanno
notare che la leggenda di Hiram Abiff così
come i massoni di oggi la conoscono - che
comprende la sua uccisione da parte di tre
traditori a cui non voleva rivelare la "parola
del Maestro" - appare solo in manoscritti
settecenteschi (10). Alexander Horne in uno
studio molto dettagliato sul tema pubblicato
nel 1972 rintraccia precedenti più
arcaici per il ciclo del tempio di Salomone
e anche per Hiram Abiff - sostenendo inoltre
che temi antichi relativi all’arca di Noé
avevano potuto essere trasposti e riferiti
al tempio di Salomone (11) - ma ben pochi
di questi precedenti hanno a che fare con
le corporazioni muratorie. È pertanto
possibile che in gran parte la leggenda di
Hiram non sia stata trovata ma portata dagli
"accettati" e dagli "speculativi"
all’interno della massoneria "operativa".
Il
secondo elemento rilevante per i successivi
sviluppi "speculativi" che gli "accettati"
trovavano nelle logge della muratoria è
la "parola massonica", una parola
o segno di riconoscimento segreto su cui si
leggono spesso imprecisioni notevoli. Lo scopo
della "parola massonica" - nata
in Scozia nel Cinquecento, ignota nel Medioevo
e ignota tra gli "operativi" in
Inghilterra (12) - era di carattere pratico:
"venne in esistenza perché era
utile". Ma "è sufficiente
una rapida riflessione per rendersi conto
che la parola massonica sarebbe servita a
poco o a nulla semplicemente per distinguere
i maestri costruttori abili e capaci dagli
altri". Per questo scopo c’era da sempre
un metodo più sicuro: "una prova
pratica". In realtà la "parola
massonica" rispondeva a un problema nuovo:
la presenza in Scozia di lavoratori dell’industria
della costruzione - chiamati cowan - che erano
tecnicamente capaci di svolgere il loro lavoro
(e di superare una prova) ma non erano passati
attraverso il regolare apprendistato corporativo
ovvero lavoravano al di fuori della corporazione,
qualche volta accettando salari minori di
quelli corporativi. La "parola massonica"
permetteva ai capimastri e agli imprenditori
legati alla corporazione di riconoscere i
lavoratori che a loro volta appartenevano
alla corporazione massonica e di proteggere
il sistema corporativo - che ormai scricchiolava
in tutta Europa - cercando di assumere soltanto
"liberi muratori" e non cowan abusivi
(13). Tuttavia la "parola massonica"
è una innovazione cinquecentesca, e
alla fine del Cinquecento iniziano ad affacciarsi
nelle logge gli "accettati" e gli
esoteristi. Intorno alla "parola massonica"
cominciano così - quasi fin dalle sue
origini - a nascere leggende, come quella
secondo cui si sarebbe trattato di una parola
magica capace di rendere invisibili. Per la
diffusione di queste leggende gioca un ruolo
decisivo il reverendo Robert Kirk (1644-1692)
(14). Questo pastore presbiteriano scozzese
è soprattutto noto per la sua opera
di divulgazione della credenza nelle fate:
anche se il suo Regno Segreto sarà
pubblicato solo nell’Ottocento, era già
una figura molto nota durante la sua vita,
e quando morì circolò la leggenda
che non fosse veramente morto ma fosse stato
rapito dalle fate nel loro regno. Robert Kirk
si interessava a tutti i misteri della Scozia,
tra cui elencava "la parola massonica"
di cui affermava che "è come una
tradizione rabbinica a guisa di commento su
Jachin e Boaz, le due colonne erette nel tempio
di Salomone (I Re 7, 21), con l’aggiunta di
qualche segno trasmesso da mano a mano, per
mezzo del quale conoscono e diventano famigliari
l’uno con l’altro" (15). Nel 1652 le
autorità presbiteriane avevano dichiarato
che nella "parola massonica" non
c’era nulla di peccaminoso, ed è possibile
che il reverendo Kirk fosse un massone "accettato"
nella loggia di Scone e Perth n. 3 (16). Robert
Kirk scriveva tra il 1680 e il 1691 e il riferimento
a "qualche segno" potrebbe indicare
già i five points of fellowship ("cinque
punti di fratellanza": piede con piede,
ginocchio con ginocchio, cuore con cuore,
mano con mano, orecchio con orecchio), descritti
senza riferimento alle loro origini in un
manoscritto del 1696 (17) e spiegati in manoscritti
successivi con tentativi piuttosto macabri
di rimettere insieme, togliendoli dalla tomba,
i corpi di Noé o di Hiram Abiff per
estrarre da questi corpi i loro segreti (a
queste leggende si collegherebbe l’espressione
"c’è ancora del midollo in quest’osso"
- here is yet mar[r]ow in this bone - formula
promessa a una carriera nei rituali "speculativi")
(18). In ogni caso troviamo qui un elemento
di origine corporativa e pratica - la "parola
massonica" - nato, a differenza delle
leggende sulle origini dell’arte, in ambiente
protestante e non cattolico (in quest’ultimo,
infatti, l’idea del segreto in genere era
certamente vista con maggiore sospetto) che
si arricchisce di un significato occulto grazie
all’opera di esoteristi come Robert Kirk i
quali erano probabilmente massoni "accettati".
Ed è per opera di questo tipo di personaggi
che le leggende sulla storia antica dell’arte
e la "parola massonica" - le cui
origini rispettive erano diverse - si saldano
fra loro, e la "parola massonica"
viene riferita a una "tradizione rabbinica"
e al tempio di Salomone.
Comunque
sia, i segreti propriamente esoterici non
erano certamente numerosi quando i primi "accettati"
si fecero ricevere nelle logge "operative"
alla fine del Cinquecento. Dopo un secolo,
alla fine del Seicento, un certo numero di
segreti esoterici nelle logge massoniche britanniche
invece c'erano davvero: non, però,
perché ci fossero già prima
(c’erano, come si è visto, solo alcuni
elementi), ma perché li avevano portati
nelle logge gli "accettati" di tendenze
più esoteriche che in gran numero si
erano fatti ricevere nella corporazione. La
data del 24 giugno 1717, comunemente assunta
come data di fondazione della massoneria moderna,
costituisce la presa d'atto (in origine limitata
alla città di Londra) di una nuova
situazione, in cui le logge dei liberi muratori
sono ormai composte quasi esclusivamente di
"accettati", in maggioranza ormai
veri e propri "speculativi". La
massoneria "speculativa" moderna
nasce a Londra, anche se i primi "accettati"
erano stati ammessi nella corporazione in
Scozia, perché in Scozia ancora ai
primi del Settecento "operativi"
e "accettati" convivevano nelle
stesse logge, mentre in Inghilterra vi erano
ormai logge separate composte esclusivamente
di non "operativi" (e poteva perfino
capitare che un costruttore appassionato di
esoterismo appartenesse a due logge: una "operativa",
dove discuteva i problemi della sua professione,
e una "accettata", dove coltivava
interessi filosofico-esoterici) (19). Gli
ultimi "operativi" puri - ormai
quasi degli estranei - vennero a poco a poco
relegati alla periferia delle logge londinesi,
e queste decisero di darsi nuove costituzioni,
necessarie perché la realtà
delle logge era mutata: da corporazioni di
arti e mestieri a circoli filosofico-esoterici
ormai completamente privi di qualunque funzione
corporativa.
Le
logge londinesi affidano così al pastore
presbiteriano James Anderson (1680 o 1684-1739)
- massone "speculativo", ma anche
scrittore di professione disposto a preparare
libri d'occasione a pagamento - la redazione
delle loro nuove Costituzioni. Il testo, pronto
nel 1721, venne rivisto da un comitato di
massoni, di cui era magna pars il pastore
anglicano Jean-Théophile Desaguliers
(1683-1744), figlio di un profugo ugonotto
francese e terzo Gran Maestro della Gran Loggia
di Londra dopo Antony Sayer (1672-1752) e
George Payne (1675-1757), e pubblicato nel
1723. Le Costituzioni di Anderson comportano
quattro parti: una storia leggendaria dell'ordine
e dell'"arte" massonica (che rimonterebbe
ad Adamo, Noè, Salomone e all'architetto
del tempio di quest'ultimo, Hiram); i "doveri"
o charges; un regolamento per le logge; una
serie di canti per i tre gradi di apprendista,
compagno e maestro. La parte più importante
è quella dei "doveri", ancora
considerata vincolante da diverse massonerie
contemporanee e fonte di numerosi scismi nella
storia, relativi soprattutto al primo e al
secondo "dovere". Il primo prevede
che un massone "se comprende correttamente
l'Arte non sarà mai un ateo stupido
né un libertino irreligioso";
non si tratta peraltro di seguire le stesse
"denominazioni o credenze religiose"
ma solo "quella religione su cui tutti
gli uomini sono d'accordo". Il secondo
dovere chiede al massone la lealtà
nei confronti dei poteri politici costituiti
e vieta alle logge qualunque attività
politica diretta. Qualche controversia hanno
causato anche il terzo "dovere"
(che esclude tra l'altro dalla massoneria
le donne) e il sesto, dove - pur senza usare
la parola "segreto" - si raccomanda
di essere "prudenti" perché
neppure "l'estraneo più acuto
sia capace di scoprire o di trovare quel che
non conviene neppure suggerire" (20).
Nelle
Costituzioni il riferimento all'esoterismo
e al segreto coesiste con il deismo illuminista
della "religione su cui tutti gli uomini
sono d'accordo". Come abbiamo visto,
relativismo ed esoterismo erano già
presenti nelle prime formulazioni della leggenda
rosicruciana. Questo non significa che l'esoterismo
cristianeggiante (seicentesco) e l'illuminismo
razionalista (settecentesco) siano riusciti
subito a coesistere perfettamente nelle logge
massoniche. Al contrario una reazione contro
le Costituzioni di Anderson, considerate troppo
inclini al razionalismo e all'illuminismo,
determinò lo scisma degli Antients
("Antichi"), con centro nella città
di York (e con un quarto grado, quello dell’Arco
Reale, di intonazione cabalistica, più
tardi accolto da tutta la massoneria), che
terminò con la riunione con i Moderns
di Londra solo nel 1813. Un elemento di sincretismo
- che ha dato origine a notevoli controversie
- è peraltro presente anche nell’Arco
Reale, dove viene rivelato (accanto al nome
Jehovah) anche un altro nome di Dio, Jahbulon
o Jah-Bul-On, sintesi dei nomi semitico (Jah
o Jahveh), caldeo (Baal) e egiziano (On) della
Divinità. Per quanto riguarda "On"
sembra che i primi ritualisti dell’Arco Reale
siano caduti in errore a proposito del biblico
Putifarre "sacerdote di On" (Genesi
41, 45), interpretando On come se fosse una
divinità (forse Osiride) mentre invece
si trattava di una città (21). A prescindere
dall’errore, la letteratura anti-massonica
cristiana ha spesso protestato vivacemente
per l’uso di un nome "pagano" di
Dio nell’Arco Reale. Un comitato incaricato
di studiare la massoneria dallo stesso Sinodo
Generale della Chiesa d’Inghilterra (una comunità
tradizionalmente filo-massonica ma che dal
1987 ha cominciato a sollevare serie obiezioni
sulla massoneria) ha dichiarato che "Jahbulon
(che si tratti di un nome o di una descrizione),
che appare in tutti i rituali [dell’Arco Reale],
deve essere considerato blasfemo: nella teologia
cristiana il nome di Dio (...) non deve essere
nominato invano, né può diventare
parte di un amalgama con i nomi di divinità
pagane" (22). In realtà sembra
che non si tratti tanto di istillare sottilmente
il paganesimo ma - attraverso un nome che
vuole sintetizzare le divinità di popoli
diversi - si voglia indicare l’unità
delle religioni se le si considera a un livello
più profondo o esoterico. A questa
interpretazione, difendendosi dalle accuse
della Chiesa d’Inghilterra, si erano avvicinati
gli stessi responsabili dell’Arco Reale, i
quali però insistevano che l’unità
viene ricercata intorno a un "codice
morale" comune piuttosto che a una dottrina
teologica (23). In seguito alle polemiche
sollevate dalla pubblicazione del best seller
anti-massonico del giornalista Stephen Knight
The Brotherhood - che insiste sul significato
"segreto" della parola Jah-Bul-On
(24) - dirigenti dell’Arco Reale hanno insistito
che le tre sillabe Jah-Bul-On hanno tutte
e tre un significato biblico, giacché
la sillaba "Bul" o "Bel"
può essere intesa come composta dalla
lettera B (Beth, che significa anche "casa")
e dalla parola El ("Altissimo",
cioè Dio, in ebraico) - con il significato
complessivo, quindi, di "Casa dell’Altissimo"
- e la sillaba "On", riferendosi
precisamente alla città egiziana di
cui era sacerdote Putifarre, la cui figlia
sposò Giuseppe, intende appunto onorare
quest’ultimo personaggio biblico (25). Lo
sforzo filologico è pregevole, ma l’interpretazione
è capziosa dal momento che - qualunque
cosa ne pensino esponenti dell’Arco Reale
di oggi - non c’è dubbio che per i
primi ritualisti del grado "Jah-Bul-On"
era una parola che intendeva contenere il
riferimento a tre diverse divinità.
b)
Origini degli "alti gradi"
L'origine
degli "alti gradi" della massoneria
(che inizialmente contava solo i tre gradi
di apprendista, compagno e maestro) è
in relazione alla sua introduzione e diffusione
in Francia, in cui giocò un ruolo prominente
il cavaliere scozzese André Michel
de Ramsay (1686-1743), legato alla spiritualità
quietista di Madame Jeanne-Marie Guyon (1648-1717).
Il suo Discours (pronunciato nel 1736 e che
avrebbe dovuto essere ripetuto a una grande
riunione delle logge di Francia prevista per
il 24 marzo 1737, poi vietata dalle autorità)
(26) mira a propagandare la massoneria fra
i nobili francesi, dissipando l'impressione
che si tratti di una realtà nata fra
semplici artigiani e muratori e sostituendo
all'origine storica muratoria un'origine leggendaria
cavalleresca. Secondo André Michel
de Ramsay cavalieri della più alta
nobiltà europea si sarebbero infiltrati
nella corporazione massonica fin dai tempi
delle Crociate per perseguirvi al riparo da
occhi indiscreti i loro interessi esoterici.
Da molti secoli la massoneria sarebbe dunque,
più che una realtà corporativa,
una realtà cavalleresca. Sulla base
di questa leggenda - creata consapevolmente
a tavolino da Ramsay, senza basi storiche
- vennero elaborati interi sistemi di "alti
gradi" a simbologia cavalleresca, che
si aggiungevano ai primi tre detti della massoneria
"azzurra" che rimanevano comunque
alla base del sistema (e che erano di origine
invece effettivamente corporativa). In Germania
il Discours di Ramsay venne letto con grande
interesse e collegato alle speculazioni, a
loro volta prive di consistenza storica, che
fervevano nel Settecento su una prosecuzione
segreta dei Templari - in un clima ricco di
segreti esoterici e di misteri - dopo la loro
soppressione nel 1312. I "cavalieri"
di cui Ramsay non aveva precisato l'identità
venivano così identificati con i Templari,
arricchendo ulteriormente la leggenda e dando
origine a un gran numero di sistemi di "alti
gradi" in concorrenza fra loro (27).
Non tutti i massoni europei si entusiasmarono
per le nuove leggende cavalleresche e templari:
in particolare i più legati all'illuminismo
e al razionalismo temevano che gli "alti
gradi" fossero veicolo per la prevalenza
degli elementi più inclini all'esoterismo
e all'occultismo. I sostenitori degli "alti
gradi" sconfissero i razionalisti su
scala francese al Convento delle Gallie (tenuto
a Lione nel 1778 e dove giocò un ruolo
importante Jean-Baptiste Willermoz, 1730-1824,
fondatore di un sistema massonico-esoterico
desunto dalle dottrine occulte di Jacques
Martinez de Pasqually, 1727-1774, ma insieme
alla ricerca di una difficile conciliazione
con il cattolicesimo), e su scala europea
al convento di Wilhelmsbad nel 1782; pochi
anni dopo, la "corrente fredda"
razionalista si prese tuttavia una rivincita
con la Rivoluzione francese (tra i cui protagonisti
figuravano importanti massoni della "corrente
fredda" e nel corso della quale i massoni
della "corrente calda" più
esoterica furono invece perseguitati). Sul
piano massonico internazionale, la massoneria
arrivò negli Stati Uniti - paese che
in seguito avrebbe acquistato una grande importanza
massonica - corredata degli "alti gradi",
e appunto negli Stati Uniti - a Charleston,
nel 1801 - fu fondata la versione oggi più
nota del sistema in 33 gradi detto Rito scozzese
antico e accettato (28), più tardi
diffusa in tutto il mondo grazie all'opera
di una figura controversa ma influente, Albert
Pike (1809-1891) (29).
II.
Una mappa
1.
Le obbedienze
Per
evitare di confondersi nell'arcipelago di
nomi e di sigle che costituisce oggi la massoneria
occorre anzitutto distinguere fra obbedienze
e riti, due realtà che vengono sovente
confuse. Le obbedienze sono federazioni amministrative
di logge o di gruppi nazionali di logge, che
accettano la priorità di una loggia
originaria o almeno accettano di sottoporsi
a un certo coordinamento. I riti sono sistemi
di gradi massonici, di cui prescrivono non
solo le cerimonie ma anche le caratteristiche.
All'interno di una stessa obbedienza possono
essere praticati diversi riti, senza che questo
comporti uno scisma. Per converso lo stesso
rito può ritrovarsi in diverse obbedienze.
Si può vedere qui un'analogia con il
fatto che all'interno della stessa Chiesa
cattolica coesistono il rito latino, il rito
siriaco, il rito ucraino e così via,
senza che si esca dall'unica Chiesa cattolica.
L'analogia, tuttavia, non deve essere presa
alla lettera, e vale soprattutto per le variazioni
sul tema all'interno dei primi tre gradi (più
ricche nel mondo anglosassone). Per i gradi
superiori il rito è più di una
semplice variante cerimoniale: è una
via iniziatica, con caratteristiche e insegnamenti
specifici che vengono trasmessi nei diversi
gradi.
Tutto
questo è chiaro in teoria: ma in pratica
questioni di rito hanno spesso determinato
scismi anche quanto alle obbedienze, soprattutto
perché i riti hanno i loro dirigenti
(distinti da quelli delle obbedienze) ed è
spesso accaduto che fra i due gruppi dirigenti
(che pure dovrebbero in teoria esercitare
la loro giurisdizione su ambiti diversi) siano
sorte rivalità e conflitti (30).
Sul
piano delle obbedienze rivali possiamo distinguere:
a)
l'obbedienza della Gran Loggia Unita d'Inghilterra,
riconosciuta dalla maggioranza dei massoni
mondiali (circa sei milioni) come Gran Loggia
Madre per tutto il mondo. Due principali testi
- Basic Principles for Grand Lodge Recognition
("Principi per il riconoscimento della
Gran Loggia") del 1929 e Aims and Relationships
of the Craft ("Scopi e relazioni dell'Arte")
del 1938 (rivisto nel 1949) - fissano i criteri
per il riconoscimento della "regolarità"
massonica da parte della Gran Loggia Unita.
Secondo questi documenti la "regolarità"
deve essere triplice: di origine (è
necessaria la fondazione da parte di una Gran
Loggia già riconosciuta come regolare
o di tre logge regolari), di territorio (una
sola Gran Loggia può essere riconosciuta
come regolare in ogni paese) e di dottrina
(sono necessarie la credenza in Dio come Grande
Architetto dell'Universo, l'uso di un "libro
della legge sacra" - normalmente la Bibbia,
ma è ammesso un altro libro sacro tradizionale
per le logge che operano in paesi diversi
dall'Occidente cristiano -, l'esclusione delle
donne e il divieto di discussioni politiche
nelle logge). È su questa base - che
si afferma dedotta dalle Costituzioni di Anderson,
anche se non mancano discussioni sulla loro
interpretazione - che le massonerie maggioritarie
dei più importanti paesi latini (Francia,
Spagna, America Latina) hanno perso a partire
dal secolo scorso il riconoscimento della
loro "regolarità", accusate
di ammettere nelle loro fila atei (31), di
non utilizzare la Bibbia e di occuparsi di
temi politici. In questa situazione si trovava
fino al 1972 anche la massoneria del Grande
Oriente d'Italia, largamente maggioritaria
nel nostro paese (circa seicento logge e 15.500
membri), che appunto nel 1972 era stata riammessa
nella comunione con la Gran Loggia Unita d'Inghilterra.
Da tale comunione è stata di nuovo
esclusa nel 1993 in seguito alle polemiche
seguite a indagini giudiziarie sulle attività
politiche e affaristiche di alcune logge,
e alla crisi interna che ne è derivata.
Dal 1972 chi non crede in Dio avrebbe dovuto
essere escluso dalle logge del Grande Oriente
d'Italia. Il Gran Maestro, Giuliano Di Bernardo,
aveva tuttavia proposto una nozione di Dio
come "principio regolatore" (32)
che, benché non formalmente condannata
da Londra, era al limite di quanto può
essere accettabile dalle massonerie "regolari"
e ha suscitato più di una obiezione.
È stato tuttavia lo stesso Giuliano
Di Bernardo a fondare, nella crisi massonica
del 1993, una Gran Loggia Regolare d’Italia
concorrente del Grande Oriente (per ora minoritaria),
che è stata riconosciuta ad experimentum
da Londra (ma non dalle potenti massonerie
degli Stati Uniti, che pure con Londra sono
in comunione).
b)
il CLIPSAS (Centre de Liaison
et d'Information des Puissances maçonniques
signataires de l'Appel de Strasbourg, "Centro
di collegamento e di informazione delle potenze
massoniche firmatarie dell'Appello di Strasburgo")
riunisce dal 1971 i Grandi Orienti di Francia,
Belgio e Germania - in quest'ultimo paese
è presente anche una Gran Loggia "regolare"
di obbedienza inglese - e le Grandi Logge
olandese e danese, nonché la Gran Loggia
d'Italia (Palazzo Vitelleschi), la seconda
denominazione del nostro paese dopo il Grande
Oriente (Palazzo Giustiniani). La Gran Loggia
d’Italia è la più grande fra
le numerose obbedienze concorrenti che derivano
dalla scisma massonico del 1908 di Saverio
Fera (1850-1915), un pastore evangelico particolarmente
anti-cattolico (33), ma ostile all’anticlericalismo
esasperato del Grande Oriente del suo tempo
che talora accoglieva personaggi e tematiche
anticristiane. Nella storia delle obbedienze
che risalgono a Fera e al suo successore Raoul
V. Palermi (1864-1948), dette spesso "di
Piazza del Gesù", dal nome della
piazza romana dove la principale ha avuto
sede per molti anni, gli scismi sono frequentissimi
- e costituiscono un elemento decisivo per
spiegare la compresenza in Italia di numerose
obbedienze massoniche minori - e, rispetto
al Grande Oriente, vi è stata una maggiore
presenza di un elemento "cristiano"
e talora anche "filo-cattolico",
che tuttavia "si diluì non poco"
a partire dalla seconda metà degli
anni 1950 (34). Le obbedienze che aderiscono
al CLIPSAS denunciano "il dogmatismo
e il conservatorismo sociale della massoneria
anglosassone", ammettono gli atei e gli
agnostici (per il Grande Oriente di Francia,
dal 1877, data in cui venne soppresso l'obbligo
del riferimento al Grande Architetto dell'Universo,
con conseguente separazione dalla Gran Loggia
di Londra), talora anche le donne (come fa
la Gran Loggia di Palazzo Vitelleschi), e
non rinunciano a un'azione politica in favore
"dei diritti dell'uomo e della democrazia"
(così recita l'"Appello di Strasburgo").
Benché in maggioranza non aderiscano
al CLIPSAS le massonerie di lingua spagnola
sono in genere su posizioni simili;
c)
la letteratura della Gran Loggia Unita
d'Inghilterra denomina "massoneria
di frangia" (fringe masonry) l'insieme
delle obbedienze i cui interessi si situano
soprattutto sul versante dell'occultismo e
della magia. Questi interessi a partire dal
secolo scorso sono largamente scoraggiati
nella massoneria "regolare" e hanno
quindi preso la strada di organizzazioni "di
frangia". Alcune di queste organizzazioni
non sono semplicemente "irregolari"
(in quanto affermano di interessarsi solo
dei gradi superiori al terzo, riconoscendo
alla Gran Loggia Unita la giurisdizione universale
sui primi tre gradi, di cui soltanto essa
dichiara di occuparsi). Tuttavia la loro ideologia
si allontana notevolmente dallo spirito e
dalla mentalità della massoneria "regolare"
per cui spesso finiscono per dotarsi anche
di gradi azzurri propri, diventando così,
oltre che "di frangia", anche "irregolari".
Le obbedienze "di frangia" più
diffuse adottano una simbologia ispirata all'antico
Egitto e costituiscono la famiglia (divisa
in numerose obbedienze rivali) delle massonerie
"egiziane", il cui antecedente storico
è rappresentato dall'Alta massoneria
egiziana creata da Cagliostro (1743 o 1749-1795)
(35);
d)
certamente "irregolari" (nel senso
di considerate non regolari dalla Gran Loggia
Unita d'Inghilterra, fedele alle Costituzioni
di Anderson che come abbiamo visto escludono
le donne) - oltre che "di frangia"
- sono le obbedienze femminili
e miste nate con lo scopo precipuo di riconoscere
alle donne a pieno titolo l'appartenenza massonica:
la principale è l'ordine misto Le Droit
Humain, fondato nel 1893 in Francia dalla
femminista Maria Deraismes (1828-1894) e dal
senatore Georges Martin (1844-1916). Dalle
obbedienze femminili e miste vanno distinte
le logge "di adozione", semplici
ausiliari della massoneria che organizzano
le spose e le figlie dei massoni senza che
queste ultime rivendichino in alcun modo una
effettiva appartenenza all'ordine (di questo
tipo è la Stella d'Oriente, che ha
nel mondo circa tre milioni di adepte).
È
opportuno precisare - per non dare luogo a
equivoci - che questo schema ha un semplice
valore di mappa, non di giudizio: non è
possibile risolvere tutti i problemi sulla
base della semplice dicotomia "regolare"/"irregolare"
o dei riconoscimenti internazionali (talora
indubbiamente concessi tenendo conto anche
di ragioni di opportunità politica);
piuttosto, ogni obbedienza deve essere esaminata
nelle sue caratteristiche e nella sua storia.
2.
I riti
Le
enciclopedie massoniche riportano diverse
centinaia di riti diversi, che sarebbe certamente
troppo lungo esaminare in questa sede. Al
cuore della storia massonica si situa il rito
Emulation, il più diffuso per i primi
tre gradi di apprendista, compagno e maestro
nelle logge inglesi. Largamente praticati
- e retti da gerarchie proprie - sono i cosiddetti
gradi complementari: il grado dell’Arco Reale,
complementare a quello di maestro, e il grado
di Mark Master, complementare a quello di
compagno. Molto diffusi in ambiente anglosassone
sono pure i gradi di Knights Templar ("cavalieri
templari"), che rappresentano quanto
sopravvive della leggenda templare nella massoneria
maggioritaria. Negli Stati Uniti è
largamente diffuso il Rito di York che fonde
insieme Arco Reale, massoneria del Marchio
(gradi dal quarto al settimo), gradi "criptici"
(ottavo e nono, più decimo in alcune
giurisdizioni) e quattro ulteriori gradi "templari".
Con il Rito di York rivaleggia per diffusione
il Rito Scozzese Antico e Accettato (il più
diffuso in Italia) in 33 gradi (da cui l'abitudine
a considerare i massoni più elevati
in grado come necessariamente dotati della
qualifica di "33°", il che è
vero per questo Rito ma non per altri). Nel
Grande Oriente di Francia si segue un Rito
francese, assai più scarno e semplificato.
Nelle massonerie "egiziane" dominano
il rito di Memphis (92 gradi) e quello di
Misraïm (90 gradi), nonché varie
loro combinazioni. In alcuni paesi varianti
del Memphis e/o del Misraïm sono riconosciute
come riti anche da obbedienze "regolari".
3.
Gli organismi para-massonici e pseudo-massonici
Nella
letteratura specializzata si incontra spesso
il riferimento a organismi "para-massonici",
"simil-massonici" e "pseudo-massonici".
In genere gli specialisti riservano l'appellativo
"para-massonico" agli ordini e alle
società che non fanno tecnicamente
parte della massoneria ma che ammettono nel
loro seno esclusivamente massoni. La più
importante organizzazione di questo tipo è
la Shrine (il cui nome completo è Ancient
Arabic Order Nobles of the Mystic Shrine,
"Antico Ordine Arabico dei Nobili del
Santuario Mistico"), fondata nel 1871
negli Stati Uniti dal medico Walter Millard
Fleming (1838-1913) e dall'attore William
Jermyn Florence (1831-1891). La Shrine adotta
una simbologia "islamica" e orientale
(talora grandiosa: alcuni suoi "templi"
sembrano grandi moschee, possiedono autentici
cammelli arabi e così via), non senza
un'intenzione ludica di messa in scena e di
scherzo; riunisce però una élite
della massoneria americana e gode di prestigio
anche per le sue imponenti attività
benefiche nel settore degli ospedali infantili.
Un altro esempio di organismo para-massonico
è costituito dalla Societas Rosicruciana
in Anglia, fondata da Robert Wentworth Little
(1840-1878) nel 1865-1866, riservata ai massoni
e luogo di incubazione nel 1888 del più
famoso ordine di magia cerimoniale moderno,
l'Ordine Ermetico della Golden Dawn. La Golden
Dawn, a sua volta, non è un organismo
massonico perché - sebbene fondata
da massoni - ha sempre ammesso nei suoi ranghi
i non massoni e anche le donne. In genere
i vari "nuovi movimenti magici"
moderni (36) - benché talora fondati
e frequentati da massoni - non vanno confusi
con la massoneria. Lo stesso vale, a più
forte ragione, per movimenti a metà
strada fra la religione e la magia come la
Società Teosofica o la Società
Antroposofica (37), per i quali la definizione
di organismi "massonici" è
chiaramente sbagliata, anche se i loro fondatori
e loro esponenti di spicco hanno avuto interesse
per vari tipi di massoneria, specialmente
"di frangia".
Possiamo
chiamare "simil-massonici" i numerosi
organismi e fraternità sorti, soprattutto
negli Stati Uniti (ma anche altrove), a imitazione
e in concorrenza con la massoneria, spesso
(ma non sempre) rivolgendosi a classi sociali
più basse rispetto a quelle da cui
la massoneria traeva i suoi membri: gli Odd
Fellows, i Knights of Pythias, l'Improved
Order of Red Men, e così via (38).
Questi ordini - oggi in marcato declino, ma
in parte tuttora esistenti - non sono massonici,
e mostrano che la massoneria è la species
di un genus - la "fraternità"
moderna - che si esprime anche in forme diverse,
le quali talora si rivolgono, in ambienti
diversi, allo stesso tipo di bisogni e di
aspettative sociologiche.
La
letteratura massonica ama chiamare "pseudo-massonici"
gli organismi che utilizzano nel loro nome
la parola "massoneria" ma sono considerati
al di fuori del mondo massonico dalla maggioranza
degli organismi "regolari" o ufficiali.
In questo ambito rientrano le iniziative messe
in atto di tanto in tanto da meri avventurieri
che vendono gradi "massonici" a
puro fine di lucro (attività repressa
negli Stati Uniti - ma non sempre altrove
e certamente non in Italia - dai tribunali,
che oltre Oceano riconoscono alla massoneria
"regolare" un monopolio sulla parola
"massoneria") e anche da gruppi
che inventano "massonerie" senza
alcuna derivazione da obbedienze note per
coprire semplici attività illecite
o criminali (se ne sono avuti diversi esempi
nell’Italia Meridionale negli ultimi anni).
Alcuni chiamano "pseudo-massoneria"
anche la cosiddetta Prince Hall Freemasonry,
nata fra i neri americani che per lunghi anni
sono stati esclusi dalle logge degli Stati
Uniti (e ancora oggi, in vari Stati, sono
discretamente scoraggiati dall'aderire). Alcuni
neri costituirono così una massoneria
nera chiamata Prince Hall dal nome del suo
mitico fondatore settecentesco; più
tardi le organizzazioni massoniche e para-massoniche
bianche acquisirono il loro corrispettivo
nero (alla Shrine venne a corrispondere una
Black Shrine e così via). Le relazioni
fra massoneria e Prince Hall Freemasonry sono
però migliorate negli ultimi anni;
varie logge americane hanno sviluppato relazioni
cordiali, non utilizzano più l'espressione
"pseudo-massoneria" e dirottano
discretamente verso le logge Prince Hall i
neri che si presentano per aderire alla massoneria
"bianca" che pure ufficialmente
non sarebbe più segregata.
III.
Le origini del problema
1.
Esiste una dottrina massonica?
Le
Costituzioni di Anderson (secondo e sesto
"dovere") escludono dai soggetti
di cui si può parlare in loggia le
"discussioni di religione, di nazione
o di politica". Sembra che rimanga molto
poco, e in effetti è difficile ricavare
dalle Costituzioni una vera e propria dottrina.
Gli unici riferimenti precisi sono quelli
alla legge morale (naturale) e alla "religione
su cui tutti gli uomini sono d'accordo".
Nelle Costituzioni della Gran Loggia Unita,
del 1815, il deismo di Anderson si orienta
verso un teismo personale: si parla di un
Dio capace di "vedere i cuori" degli
uomini e del dovere di credere in un "glorioso
architetto del cielo e della terra",
"qualunque sia la religione di un uomo
e il suo modo di adorare".
La
massoneria come emerge dalle sue carte di
fondazione anglosassoni non è una dottrina,
ma un metodo che propone la libera discussione
dei problemi e la loro soluzione secondo quanto
sembra vero e giusto alla maggioranza dei
fratelli. La discussione ha un limite positivo:
non è permesso mettere in discussione
l'esistenza di Dio; ma Dio può essere
concepito in una grande varietà di
modi, anche lontani da quanto propongono le
religioni tradizionali. Gli stessi tentativi
di restringere la nozione di Dio ammessa in
massoneria al solo "monoteismo"
sono sempre stati respinti anche dalla massoneria
anglo-americana "regolare" (39).
E, in realtà, la discussione ha anche
un limite negativo: tutto può essere
messo in questione, tranne il metodo stesso.
Chi per esempio proponesse l'unicità
di una verità, di una religione, di
una via si porrebbe automaticamente al di
fuori del metodo massonico. È in questo
senso che l'ex-Gran Maestro del Grande Oriente
d'Italia, Armando Corona, poteva recentemente
dichiarare che il "fondamentale principio
massonico" è quello secondo cui
"non esiste un'unica religione per arrivare
alla Salvezza", mentre "la Chiesa
cattolica ha i dogmi e considera la propria
l'unica vera religione" (40). In un’altra
"famiglia" massonica, quella del
Grande Oriente di Francia, un dirigente massonico
che aveva partecipato a un dialogo con cattolici,
Alain Gérard, confermava che "la
massoneria del Grande Oriente di Francia non
è né una religione né
una filosofia, ma soltanto un metodo".
Questo metodo, secondo Alain Gérard,
non impedisce a nessuno di avere opinioni
ben definite - per esempio al cattolico di
essere cattolico - ma impone a tutti di "mettere
in discussione" le loro opinioni quando
il lavoro di loggia comincia, accettando l’ipotesi
che possano eventualmente essere false (o
debbano essere superate in una sintesi superiore).
Il metodo massonico "non significa che
non si abbiano idee chiare; significa soltanto
che si accetta di metterle in questione. Questa
messa in discussione non può veramente
avere luogo se si dichiara prima che, qualunque
sia l’esito della discussione, ci sono dei
punti su cui si continuerà a essere
convinti di avere ragione" (41). Non
si potrebbe esporre meglio una posizione che
accomuna tutte le famiglie massoniche: chi
accetta il metodo massonico deve essere disposto
a mettere sul tavolo le sue idee, a "metterle
in questione" e ad accettare il verdetto
che emergerà dalla discussione condotta
secondo i principi del libero dibattito. Qui
sta la radice del problema: perché
le Chiese e comunità cristiane - soprattutto
la Chiesa cattolica - pensano che alcune delle
verità che insegnano ai loro fedeli
siano, per usare un termine sociologico, non
negoziabili; non siano di origine umana ma
divina, e quindi non possano essere "messe
in questione" senza escludere a priori
la prospettiva di rivederle o abbandonarle.
Questa
problematica, naturalmente, deve essere considerata
in relazione alle esigenze sociologiche da
cui nasce storicamente e psicologicamente
la massoneria, che risolve il dramma del pluralismo
ideologico moderno offrendo come sua chiave
di comprensione il relativismo. Spesso autori
massonici non accettano l’espressione "relativismo",
considerandola ingiusta e riferita a una sorta
di disinteresse per la verità che non
sembra loro di professare. Essi osservano
che, al contrario, vi sono stati nella storia
numerosi massoni così convinti di una
loro idea - nazionale, politica o sociale
- da dare per questa idea la vita (42). Ma
vi è qui una confusione fra due categorie
filosofiche diverse: lo scetticismo e il relativismo.
Mentre lo scettico teorico pensa che non esista
la verità, e lo scettico pratico che
non sia importante, il relativista talora
è sinceramente affezionato a una verità
relativa ma, nonostante questo, considera
"la verità come qualche cosa di
dipendente da una variabile indipendente che,
come tale, la determina". Questa "variabile
indipendente" può essere la ragione
umana, per cui il razionalismo e l’avversione
per i dogmi non riducibili ai "limiti
della sola ragione" non escludono il
relativismo. Anzi, spesso il razionalismo
finisce per "sboccare nel relativismo,
nel senso che solamente è vero quanto
si relaziona gnoseologicamente in forma diretta
con la ragione umana, variabile indipendente
in funzione della quale si determina la verità"
(relativa) (43). Affermare che il metodo massonico
si situa nell’orizzonte del relativismo non
significa accusare i massoni nel loro insieme
- o singoli massoni - di negare la conoscibilità
filosofica o la rilevanza esistenziale della
verità. Significa solo constatare che
si tratta di un metodo che promuove una visione
della verità come relativa e condizionata
da variabili indipendenti che la determinano:
e questa, precisamente, è la definizione
del relativismo.
È
in questo senso, appunto, che il metodo massonico
è collegato all’origine sociologica
della massoneria e del suo successo. In una
delle più serie indagini sul significato
storico-sociologico della massoneria negli
Stati Uniti, Lynn Dumenil ha scritto che "per
gli uomini disturbati dalle grandi controversie
sulla Bibbia e sulla validità del cristianesimo
la massoneria offriva un’esperienza religiosa
che era confortevole e che non arrecava disturbo.
[Una Convenzione massonica dichiarava che]
‘l’anima perplessa per le divergenze fra le
religioni può rifugiarsi nella sala
della loggia e lì trovare riposo’...
[Una rivista massonica scriveva che] ‘mentre
la guerra promossa dalla scienza costringe
il rigido dogmatismo dei credi ecclesiastici
ad arretrare, questa guerra non ha potere
sulla religione soggettiva del cuore, sulla
quale sola gli uomini possono essere condotti
a convenire, e che è quindi la religione
della massoneria’. La massoneria esercitava
una speciale forza di attrazione sugli uomini
che continuavano a credere, ma che erano incerti
su che cosa realmente credevano" (44).
Naturalmente
- come le osservazioni di Lynn Dumenil si
riferiscono solo alla massoneria negli Stati
Uniti in una certa epoca storica - così
non tutte le massonerie si attengono alle
Costituzioni di Anderson. A partire dal secolo
scorso (ma con prodromi già nel Settecento)
soprattutto le massonerie latine hanno talora
ripudiato l'obbligo di non prendere posizione
in materia religiosa, sociale e politica e
hanno elaborato una serie di posizioni dottrinali
più precise promuovendo l'anticlericalismo,
il laicismo, il naturalismo in tutti i settori.
Battaglie come quella per la laicità
della scuola (45), per il divorzio e più
tardi in alcuni paesi anche per l'aborto sono
state promosse apertamente da alcune obbedienze
massoniche latine, il cui anticlericalismo
ha assunto in varie epoche storiche toni virulenti.
La massoneria "regolare", naturalmente,
tiene a precisare che si tratta di posizioni
tipiche di obbedienze separate da Londra,
che hanno violato il divieto di prendere posizioni
religiose o politiche. D'altro canto si tratta
di conseguenze che non possono essere considerate
soltanto "deviazioni" estranee alle
premesse massoniche, giacché dal deismo
e dal relativismo non è illogico dedurre,
con varie sfumature, anche forme di laicismo.
È
vero, in ogni caso, che quello che tutte le
massonerie hanno in comune è il metodo,
così come molti calcolatori possono
avere in comune lo stesso programma (o programmi
con variazioni così modeste da potere
essere considerate secondarie). Quello che
esce dal programma può variare a seconda
dei dati immessi (e così diverse obbedienze
e diverse massonerie possono assumere posizioni
diverse su quasi tutti i problemi), ma il
metodo rimane comune.
Il
metodo massonico, peraltro, non è una
semplice tecnologia. La sua pratica implica
un orizzonte etico-filosofico che deve essere
condiviso da chi partecipa ai lavori di loggia;
diversamente, il metodo rischierebbe da una
parte di non essere compreso, dall'altra di
portare non a risultati variabili all'interno
dei limiti che abbiamo esaminato ma a un'assenza
di risultati che impedirebbe il suo stesso
funzionamento. Il volume più influente
sulla mentalità dei massoni americani
nel nostro secolo è probabilmente The
Builders del reverendo Joseph Fort Newton
(1876-1950), un pastore che fu al servizio
di diverse comunità protestanti e che
pubblicò per la prima volta negli Stati
Uniti quest'opera fondamentale nel 1914. Newton
ammette la centralità del metodo, ma
lo fonda su quella che definisce "la
filosofia massonica" (masonic philosophy)
il cui principio centrale sarebbe il seguente:
"poiché l'anima umana è
affine a Dio, ed è dotata di poteri
a cui nessuno può fissare un limite,
è in fatto, e deve essere in diritto,
libera. Pertanto, secondo la logica della
sua filosofia non meno che secondo l'ispirazione
della sua fede, la massoneria è stata
spinta a presentare le sue storiche domande
per la libertà di coscienza, per la
libertà dell'intelletto e per il diritto
di tutti gli uomini di ergersi senza timore
e senza paura, uguali tutti di fronte a Dio
e alla legge, ognuno pronto a rispettare i
diritti dei suoi simili" (46). Il riferimento
a Dio e alla fede certamente non si ritroverà
negli stessi termini nelle massonerie che
si ispirano al Grande Oriente di Francia:
ma neppure in queste ultime mancherà
il riferimento a un orizzonte etico e filosofico
che fonda e regge il metodo. Dal punto di
vista etico il metodo si fonda sul primato
della tolleranza e della libertà di
coscienza (che si espande in una prospettiva
più generale - variamente intesa da
diversi autori massonici - sulla libertà
e la solidarietà). Dal punto di vista
filosofico l'orizzonte del metodo massonico
- senza il quale il metodo stesso diventerebbe
inintelligibile o impraticabile - comprende:
a)
un principio epistemologico di tipo realista,
secondo cui il mondo e l'uomo hanno un'esistenza
indipendente su cui è possibile enunciare
affermazioni che, se non sono definitive e
"dogmatiche", sono però ragionevoli;
benché esponenti importanti dell'idealismo
filosofico siano stati massoni, tutti i tentativi
più autorevoli di costruire una masonic
philosophy - e gli stessi documenti di fondazione
- sembrano dare per scontato un orizzonte
epistemologico di tipo realista;
b)
un principio antropologico di tipo antropocentrista,
secondo cui l'uomo è libero ed è
al centro del suo mondo: se così non
fosse, vi sarebbero elementi per mettere in
dubbio la validità di qualunque risultato
del metodo massonico;
c)
un principio filosofico di tipo spiritualista,
secondo cui nel mondo e nell'uomo vi è
qualcosa di più di quanto cade sotto
il dominio dei sensi e delle scienze, sia
questo "di più" immanente
o trascendente; una prospettiva puramente
materialista - che escluderebbe dagli argomenti
a cui può essere applicato il metodo
massonico quelli che attengono al "di
più" dichiarandoli semplicemente
privi di senso - sarebbe in contrasto con
i documenti di fondazione della massoneria
ed è stata coltivata solo in ambienti
del Grande Oriente di Francia (con paralleli
in alcuni paesi di lingua spagnola) in un
periodo storico specifico, a proposito del
quale si è parlato di un influsso "patologico"
e onnipervadente dell'anticlericalismo che
ha indotto a una (temporanea) limitazione
dell'ambito di applicazione del metodo sostanzialmente
estranea alla massoneria (47).
In
questa chiave molto generale - che fa riferimento
a un orizzonte piuttosto che a una dottrina
- è legittimo parlare non solo, al
plurale, di diverse filosofie massoniche (proposte
da singole obbedienze o singoli autori a sostegno
della loro prospettiva particolare) ma anche
di quella che Newton (preceduto e seguito
da numerosi autori massonici) chiama "la
filosofia massonica", dal momento che
proporre un metodo significa già proporre
- in modo esplicito o implicito - l'orizzonte
filosofico su cui il metodo si fonda e in
assenza del quale non esisterebbero argomenti
per suggerire che un metodo è preferibile
a un altro. Nello stesso senso si ritrova
l'espressione "filosofia massonica"
in critiche che provengono dal magistero cattolico.
Tali critiche - per distinguerle da altre
solo apparentemente simili - vanno però
inquadrate in una tipologia più comprensiva
delle prospettive da cui, nella storia, hanno
preso le mosse forme diverse di opposizione
alla massoneria.
2.
Una tipologia degli anti-massonismi
Prima
ancora che la massoneria moderna venisse fondata,
nel 1717, si erano già manifestate
reazioni anti-massoniche. Nel 1698, per esempio,
un certo M. Winter fece diffondere un volantino
indirizzato "A tutte le persone timorate
di Dio nella città di Londra"
in cui si metteva in guardia dal "male
perpetrato di fronte a Dio dai cosiddetti
Massoni": "essi sono l’Anticristo
che viene ad allontanare gli uomini dal timore
di Dio. Perché mai certi uomini dovrebbero
incontrarsi in luoghi segreti e con segni
segreti, stando attenti che nessuno li veda,
se fosse per compiere l’opera di Dio? Non
sono questi i modi degli operatori di iniquità?".
"Non mescolatevi con questa gente corrotta
- consigliava il volantino - per non trovarvi
con loro quando verrà la consumazione
del mondo" (48). Come si vede, l’anti-massonismo
è almeno antico quanto la massoneria.
Tuttavia, come è più opportuno
parlare di massonerie, al plurale, così
esistono diversi tipi di anti-massonismo.
A proposito delle critiche alle cosiddette
"sette" la letteratura sociologica
distingue oggi fra un movimento anti-sette
laico e un movimento contro le sette religioso,
e, all’interno di quest’ultimo, fra una interpretazione
che analizza le dottrine dei diversi movimenti
e un’altra che insiste sulla presenza del
Demonio che opererebbe dietro le "sette"
in modo diretto e immediato (49). Sembrerebbe
che tutti gli oppositori delle "sette"
siano alleati o possano facilmente collaborare,
ma in realtà non è così.
Il movimento anti-sette laicista rimprovera
alle "sette" di essere, in un certo
senso, ancora troppo religiose in una società
secolarizzata; il movimento contro le sette
cristiano accusa invece i nuovi movimenti
di essere troppo poco religiosi nel senso
che il Cristianesimo dà alla religione,
da cui deduce tutta una serie di conseguenze
a cui le "sette" vogliono sfuggire.
I due tipi di critica possono talora appoggiarsi
sugli stessi dati e sugli stessi fatti: dal
punto di vista dottrinale sono invece non
solo diversi, ma opposti. Lo stesso - mutatis
mutandis - avviene per le critiche alla massoneria.
a)
L’anti-massonismo laico
Soprattutto
in anni recenti si è manifestato con
sempre maggiore evidenza un movimento anti-massonico
di tipo laico, le cui origini sono peraltro
antiche. Già nella maggiore ondata
anti-massonica della storia degli Stati Uniti
- fiorita soprattutto dopo il caso Morgan
del 1836 (di cui si occupa in questa sede,
per le sue relazioni con il Mormonismo nascente,
il contributo di Michael W. Homer), e da cui
sorse perfino un Partito Anti-Massonico, che
ottenne un certo successo - si potevano agevolmente
distinguere una componente religiosa, di tipo
protestante (che talora sospettava nella massoneria
segrete tendenze filo-cattoliche), e una laica,
che rimproverava alla massoneria il suo carattere
segreto e di élite poco compatibile
con gli ideali ugualitari della democrazia
jacksoniana (50).
Nel
nostro secolo un anti-massonismo laico e politico
è stato spesso presentato da autori
di ispirazione marxista. Un testo del 1993
emblematico di quest’ultima tendenza - scelto
fra molti - è I mandanti di Gianni
Cipriani, esperto di cose massoniche del quotidiano
L’Unità (51). Il volume costituisce
un puntiglioso inventario delle notizie, voci,
rumori che in sede giudiziaria e giornalistica
hanno collegato questa o quell’obbedienza
massonica alla mafia, ed entrambe ai servizi
segreti "deviati" e al sistema di
corruzione politica di Tangentopoli. Alcune
notizie sono forse vere e potrebbero essere
anche interessanti (anche se occorre sempre
distinguere fra obbedienza e obbedienza e
fra loggia e loggia), ma il quadro interpretativo
è tipico di una tradizione anti-massonica
le cui differenze con le critiche di ispirazione
religiosa alla massoneria sono evidenti. Lo
scopo di una gigantesca operazione criminal-politico-massonica,
diretta dagli Stati Uniti, sarebbe stato per
cinquant’anni principalmente questo: impedire
al PCI (e più recentemente al PDS)
con tutti i mezzi di pervenire al governo
della Repubblica. Se questa tesi è
già di per sé poco credibile
(davvero gli uomini politici affiliati alla
massoneria nell’Italia del dopoguerra sono
stati tutti e sempre anticomunisti?), più
significativo ancora è il quadro di
riferimento ideologico soggiacente. Per l’autore
del volume - e per il professor Giuseppe De
Lutiis, che ne firma la prefazione - il metodo
massonico merita apprezzamento in quanto portatore
di "principi libertari" e "mezzo
di elevazione spirituale" (52).
Perché,
nonostante questo metodo in sé apprezzabile,
la massoneria ha "deviato" alleandosi
alla mafia e all’anticomunismo? Perché,
risponde Cipriani, la massoneria è
ancora troppo "conservatrice", troppo
poco "laica" (legata com’è
a forme arcaiche di spiritualismo e di esoterismo),
per quanto ami sventolare la bandiera della
laicità, troppo poco convertita all’ideale
dello Stato sociale moderno e ferma a un liberalismo
e a un liberismo individualisti. Il conflitto
tra massoneria e Chiesa sarebbe in questa
prospettiva un conflitto tra forze tutte e
due "conservatrici", fra forme di
pensiero nonostante tutto entrambe "forti",
in concorrenza fra loro ma oggi ugualmente
superate da un nuovo progressismo che va ben
al di là del riformismo massonico dei
secoli passati (53). Questa prospettiva, naturalmente,
non è nuova: lo stesso anti-massonismo
si era manifestato nella letteratura sovietica
contro la massoneria, che si era espressa
anche in romanzi popolari dove i massoni erano
presentati come i "cattivi" non
perché troppo radicali e laicisti ma,
al contrario, perché troppo "borghesi"
e spiritualisti (54). In campo marxista si
potrebbe citare una vasta letteratura: queste
osservazioni sono però sufficienti
a mostrare le differenze - anzi la vera e
propria opposizione - fra un anti-massonismo
laico (che nel nostro secolo è stato
promosso soprattutto da marxisti) che accusa
la massoneria di essere troppo poco laicista
e statalista e il tradizionale contro-massonismo
religioso che accusa al contrario le logge
di essere troppo laiciste e di avere offerto
tramite il naturalismo sociale - almeno in
alcune epoche storiche e in alcuni paesi -
un supporto culturale e ideologico allo statalismo.
b)
Il contro-massonismo religioso
Il
contro-massonismo protestante
Quando
si parla di un contro-massonismo di ispirazione
religiosa occorre anzitutto distinguere fra
letteratura contro-massonica protestante e
cattolica. Se numerose critiche sono comuni,
non si può dimenticare che esiste tutto
un filone - ancora oggi rigoglioso - del contro-massonismo
protestante che accusa la massoneria di essere
(forse perché influenzata dalle sue
origini corporative) condizionata dal cattolicesimo
o cripto-cattolica. In questa prospettiva
la massoneria viene accusata di insegnare
la "salvezza tramite le opere" e
non per sola fede contro cui si levarono i
primi riformatori protestanti. "La massoneria
- scrive uno dei più diffusi manuali
anti-massonici del protestantesimo fondamentalista
americano contemporaneo, che è alle
origini anche di una fortunata serie televisiva
anti-massonica - insegna esattamente quello
che Dio condanna come un falso vangelo, cioè
che l’uomo si salverà e andrà
in Paradiso come risultato delle sue opere
buone (...). La Bibbia dichiara che questo
insegnamento è sotto la maledizione
di Dio" (55). Naturalmente rispondendo
a queste critiche esponenti della massoneria
obiettano che nelle logge non si insegna la
dottrina della salvezza tramite le opere (perché,
ancora una volta, la massoneria non insegna
propriamente nessuna dottrina); e anche un
cattolico potrebbe rispondere che la dottrina
attribuita dal fondamentalismo contemporaneo
alla Chiesa cattolica sotto il nome di "salvezza
tramite le opere" è piuttosto
una caricatura di quanto la Chiesa effettivamente
insegna. In questa sede, tuttavia, quel che
è importante mettere in luce è
l’esistenza di specificità del contro-massonismo
protestante (oggi - come già nei primi
decenni dell’Ottocento - oggetto di una ricca
fioritura specialmente negli Stati Uniti)
che lo rendono diverso dal contro-massonismo
cattolico, con cui pure condivide alcuni temi.
Il conflitto, d’altro canto, non è
sempre puramente teorico: ancora oggi non
manca negli Stati Uniti una letteratura protestante
anti-massonica che è contemporaneamente
anti-cattolica (56), e nel secolo scorso il
"nativismo" statunitense che ispirava
anche una parte del Partito Anti-Massonico
proponeva la messa al bando dei "tre
nemici" dell’America protestante e della
sua "religione civile": i massoni,
i mormoni e i cattolici (57).
Il
contro-massonismo cattolico
Se
passiamo a osservare il contro-massonismo
cattolico, possiamo distinguere al suo interno
due tradizioni diverse (una distinzione simile
sarebbe possibile, del resto, anche nella
storia del contro-massonismo protestante).
Come per il movimento "contro le sette",
così il contro-massonismo religioso
si è presentato spesso diviso fra un’ala
"diabolistica" - pronta a sospettare
interventi diretti del Demonio in loggia -
e un’ala "filosofica" che (certamente
senza escludere l’intervento del Demonio nella
storia come radice profonda degli errori degli
uomini) resta scettica sulle apparizioni di
Satana nelle logge e preferisce restare sul
terreno più solido di un’analisi del
metodo massonico e dei suoi risultati. Lo
scontro fra le due anime del contro-massonismo
cattolico divenne particolarmente evidente
in occasione della mistificazione di Léo
Taxil (pseudonimo di Gabriel Jogand, 1854-1907),
un massone francese che si era fatto notare
per il suo virulento anticlericalismo e che
nel 1885 si dichiarò convertito al
cattolicesimo pubblicando per i successivi
dodici anni una serie di opere anti-massoniche
nelle quali (soprattutto a partire dal 1891)
denunciava l’esistenza di un circolo di satanisti,
il Palladismo, che governava in segreto la
massoneria mondiale e i cui dirigenti - fra
cui nominava Albert Pike e il Gran Maestro
del Grande Oriente d’Italia dell’epoca, Adriano
Lemmi (1822-1906) - erano in contatto settimanale
con Satana e ricevevano istruzioni direttamente
e personalmente dal Principe del Male. Nel
1897, in una famosa conferenza alla sala della
Società di Geografia di Parigi, Léo
Taxil confessò che tutta la sua conversione
non era che una messa in scena per burlarsi
della credulità dei cattolici e che
le sue "rivelazioni" erano da considerarsi
un gigantesco scherzo (58).
Il
caso Léo Taxil costituisce una autentica
saga, molto più complicata di quanto
non si pensi (59), in cui non si manifesta
un solo "grande complotto" ma piuttosto
si intrecciano tanti "piccoli complotti"
che coinvolgono ambienti cattolici, massonerie
e perfino servizi segreti. Sarà sufficiente
far notare, in questa sede, che Léo
Taxil non si auto-smascherò nel 1897
per suo piacere o perché era stufo
di recitare la sua parte: fu costretto a confessare,
schiacciato ormai da analisi spietate che
mostravano come non poteva trattarsi che di
un mistificatore. Queste analisi erano opera
per una piccola parte di massoni come Arthur
Edward Waite (1857-1942) - il celebre esoterista
londinese - e per la parte maggiore di cattolici
che preferivano la critica "filosofica"
della massoneria alle ipotesi "diabolistiche"
e che comunque avevano intuito la natura della
manovra di disinformazione di cui si era fatto
strumento il falso convertito (60). Certo,
vi furono - a diversi livelli - cattolici
che si lasciarono ingannare da Léo
Taxil (che del resto mescolava sapientemente
il vero al falso nei suoi libri): ma non si
trattava di tutti i cattolici, né di
tutti i cattolici che proponevano una opposizione
militante alla massoneria.
È
anche opportuno sottolineare che - in un’epoca
di complotti piccoli e grandi - la lezione
del caso Taxil venne appresa rapidamente dai
cattolici che si erano lasciati ingannare:
pochi anni dopo un funzionario del Grande
Oriente di Francia, Jean-Baptiste Bidegain
(1870-1926), che collaborava segretamente
con ambienti cattolici, rivelò e dimostrò
che il governo francese di Émile Combes
(1835-1921) - un massone fanaticamente anticlericale
- faceva raccogliere dalla massoneria delle
schede (le famose fiches) sugli ufficiali
dell’Esercito francese, di cui venivano annotate
le idee politiche e religiose per escludere
sistematicamente i cattolici dagli avanzamenti
di carriera. Il caso delle fiches - uno dei
maggiori scandali della storia politica francese
- determinò dopo una breve resistenza
la caduta definitiva del governo Combes e
un discredito politico da cui l’anticlericalismo
radicale francese non si sarebbe mai più
ripreso (61). Tutto sommato, l’infiltrato
Bidegain (62) fece più danni al Grande
Oriente nel 1904 di quanti l’infiltrato Taxil
ne avesse arrecati alla Chiesa cattolica nel
1897. Il caso delle fiches - di cui, per una
di quelle nemesi che qualche volta la storia
offre, furono protagonisti da parte cattolica
alcuni degli ecclesiastici più crudelmente
ingannati da Léo Taxil, come don Gabriel
de Bessonies (1859-1913) - dimostrò
pure che gli esponenti del contro-massonismo
cattolico avevano imparato la lezione. Fecero
cercare nelle logge non le code imbalsamate
di Belzebù di cui aveva favoleggiato
Léo Taxil ma documenti politici compromettenti
come le fiches: e li trovarono.
Più
profondamente, il caso Taxil si rivelò
salutare per insegnare a molti cattolici che
non dovevano rincorrere "rivelazioni"
più o meno mirabolanti, ma concentrare
la loro critica sul metodo massonico e sulle
conseguenze pratiche del metodo. In questo
senso, la lezione è valida ancora oggi.
Soprattutto in ambienti attenti alle rivelazioni
private e in altri influenzati dal contro-massonismo
protestante di marca pentecostale e fondamentalista,
un contro-massonismo "diabolistico"
cattolico non è scomparso neppure ai
giorni nostri. La sua letteratura ha talora
il merito di ricordare che il Demonio esiste
ed è attivo nella storia, e di attirare
l’attenzione su forme di magia e di occultismo
che sono ben diffuse nella nostra società
e nei "nuovi movimenti magici",
anche se è certamente sbagliato considerare
la loro origine sempre e comunque come suscettibile
di essere riferita alle massonerie (63). Il
magistero della Chiesa - come altri contributi
illustrano in questa sede - indica però
come strada maestra di una critica cattolica
alla massoneria la posizione "filosofica",
che è attenta anzitutto al metodo massonico
anche se non chiude gli occhi sulle conseguenze
pratiche che tale metodo produce, e non ignora
lo sfondo teologico dell’azione misteriosa
del male nella storia. Il sociologo e lo storico
possono semplicemente aggiungere che la critica
"filosofica" si è rivelata
più comprensiva, più capace
di cogliere insieme l’unità e la diversità
nelle massonerie, meno soggetta alle smentite
sempre possibili delle "rivelazioni"
venute da veri o falsi convertiti.
In
ogni caso, è sempre importante ribadire
che non tutti coloro che criticano la massoneria
sono d’accordo fra loro. L’idea di un grande
"fronte" anti-massonico che metta
insieme anti-massonismo laicista, contro-massonismo
protestante, contro-massonismo cattolico (realtà
diverse, i cui obiettivi sono talora addirittura
opposti), è - come sempre capita per
"fronti" di questo genere - un equivoco
culturale prima ancora che un inganno politico.
3.
Gli argomenti della critica alle massonerie
Tenendo
presenti le differenze fra l’anti-massonismo
e il contro-massonismo - e fra i diversi tipi
di contro-massonismo - è ora possibile
proporre una rapida rassegna dei principali
temi della critica che soprattutto il contro-massonismo
cattolico ha rivolto nella storia alle massonerie,
rassegna che permetterà di precisare
ulteriormente la natura del "problema"
massonico. Come si è accennato, il
contro-massonismo cattolico (nella versione
recepita dal magistero) rivolge alla massoneria
una critica di carattere anzitutto dottrinale
(quanto al suo metodo, di cui mette in luce
il relativismo), quindi - a seconda delle
circostanze e delle massonerie - anche fattuale,
denunciando sia singole posizioni culturali,
politiche, morali e sociali ostili alla Chiesa
e alla sua dottrina, sia l’uso del segreto
come copertura di trame poco limpide. In questa
prospettiva, nel testo pubblicato da L'Osservatore
Romano il 23 febbraio 1985 (64) - un testo
importante, che costituisce come la "motivazione"
della "sentenza" del 1983 - si distingue
fra ragioni "pratiche" e ragioni
"dottrinali" della inconciliabilità
fra fede cattolica e appartenenza alla massoneria.
Seguendo lo stesso schema, possiamo esaminare
tre argomenti "pratici" e uno "dottrinale"
di critica alle massonerie.
a)
Argomenti pratici
La
questione del segreto
Fra
le ragioni "pratiche" il testo del
1985 cita anzitutto il "clima di segretezza"
che "comporta, oltre tutto, per gli iscritti
il rischio di divenire strumento di strategie
a essi ignote" (65). Questo tema - sempre
oggetto di controversie nella storia massonica
- è particolarmente delicato in Italia,
dove recenti indagini della magistratura hanno
riproposto il tema dei legami fra organizzazioni
massoniche e criminalità organizzata.
È vero che in Italia, come si è
accennato, nessuna organizzazione ha il monopolio
dell'etichetta "massoneria", così
che possono facilmente proliferare logge e
obbedienze "selvagge" che si auto-denominano
"massoniche" ma che non hanno alcun
legame con le maggiori obbedienze nazionali
e internazionali, e che spesso sono le organizzazioni
"selvagge" a fungere da copertura
a gruppi criminali. Determinare le responsabilità
- nazionali o locali - di questa o quell’obbedienza
in relazione ad attività vietate dalla
legge, o cercare di distinguere fra deviazioni
dalla massoneria e deviazioni della massoneria
è oggi in Italia un compito insieme
indispensabile e straordinariamente difficile.
La matassa è così intricata
- e la disinformazione, i depistaggi, le forme
di "anti-massonismo massonico" poste
in essere dalle stesse obbedienze in concorrenza
fra loro sono così numerose - che si
può sperare di districarla (e anche
in questo caso forse soltanto parzialmente)
solo attraverso le possibilità offerte
dagli accertamenti di tipo giudiziario.
Vale
la pena tuttavia di riflettere sulle ipotesi
di una recente storiografia secondo cui il
problema potrebbe essere di origine meno recente
di quanto comunemente si creda. Secondo queste
ipotesi forze politiche anticlericali rappresentate
nel governo piemontese si sarebbero servite
dopo il 1861 nel Sud parallelamente della
criminalità organizzata e di associazioni
che si denominavano "massonerie"
(già allora, peraltro, spesso "selvagge"
e non collegate alle obbedienze nazionali)
come forze entrambe disponibili ad appoggiare
la loro impresa di colonizzazione politico-culturale,
favorendo così il contatto, particolarmente
in Sicilia, fra "massoni" e mafiosi
(66). Se questa ipotesi - certo da approfondire
e verificare, senza trascurare i pregiudizi
ideologici dell’anti-massonismo "laico"
e politico che ispira alcuni degli storici
che la hanno proposta - dovesse essere in
qualche modo confermata, si troverebbe un
anello di collegamento storico dotato di una
valenza anche dottrinale (67) e politica fra
criminalità organizzata del Meridione
d'Italia e certi ambienti che si sono variamente
presentati come massonici.
A
proposito del segreto sembrano peraltro necessarie
due ulteriori osservazioni. Il tema del segreto
viene giustamente collocato nel testo citato
del 1985 fra le ragioni "pratiche"
e non fra quelle "dottrinali" della
incompatibilità fra fede cristiana
e massoneria in quanto non tutte le obbedienze
massoniche sono ugualmente "segrete".
La massoneria americana, che conta diversi
milioni di iscritti, è assai meno "segreta"
delle massonerie europee. La minore sottolineatura
del segreto corrisponde precisamente, in alcune
obbedienze anglosassoni, alla esaltazione
dei momenti di metodo rispetto a quelli di
contenuto. Alcune tendenze recenti della massoneria
italiana (che attraversano in realtà
tutte le obbedienze, anche se alcune ne informano
la stampa per presentarsi come più
"trasparenti" delle altre concorrenti)
sembrano puntare a una riforma di tipo anglosassone,
con una minore accentuazione del segreto.
L'esperienza anglosassone dimostra peraltro
che la rinuncia parziale al segreto non comporta
necessariamente una riduzione dell'influenza
della massoneria, che anzi può superare
alcune obiezioni e riserve tradizionali e
presentarsi come forza sociale ancor più
legittimata ad esercitare la sua funzione
di organizzatore culturale collettivo.
La
seconda osservazione concerne la distinzione
fra giudizio culturale e teologico e, rispettivamente,
giudizio giuridico e politico sul segreto.
I due piani non vanno confusi. Sul piano culturale
il tipo di segreto di cui si avvolgono i lavori
massonici è sostanzialmente estraneo
alla tradizione cattolica: non a caso, come
abbiamo visto, l’unico precedente nella massoneria
"operativa" - la "parola massonica"
- nasce in epoca tarda e in ambiente protestante.
La Chiesa cattolica non ha mai visto con favore
segreti in materia dottrinale e filosofica
che sfuggono al ritmo normale della sua vita
organizzata e gerarchica, e li ha sempre considerati
con sospetto. Sul piano giuridico e politico
la Chiesa cattolica, nella sua dottrina sociale,
non è peraltro meno sospettosa nei
confronti delle pretese dello Stato laico
moderno (che non è certamente l’unica
forma di Stato in tesi lecita o possibile,
ma è lo Stato con cui in concreto oggi
ci si trova in relazione) di esercitare un
controllo eccessivo sulla vita interna delle
associazioni private. La dottrina sociale
insegna che, posto che esiste una "tendenza
naturale che spinge gli esseri umani ad associarsi",
"si deve incoraggiare la creazione di
associazioni e di istituzioni d’elezione".
In questo campo "un intervento troppo
spinto dello Stato può minacciare la
libertà e l’iniziativa personali";
il principio cardine della dottrina sociale,
il "principio di sussidiarietà",
ricorda che il potere di controllo e di intervento
dello Stato non è senza "limiti"
(68). Non vi è dubbio che lo Stato
abbia diritto di reprimere le associazioni
che perseguono fini delittuosi. Ma, poiché
"l’abuso non toglie l’uso", non
si può utilizzare l’esistenza di associazioni
a delinquere come pretesto per limitare la
libertà di associazione. Si misura
qui tutta la differenza fra l’anti-massonismo
laico, soprattutto quello di ispirazione statalista
e marxista, e la critica cattolica alla massoneria.
Il primo dal tipo di segreto - certamente
discutibile - con cui alcune obbedienze massoniche
coprono le loro attività trae argomento
per invocare leggi che sottopongano tutte
le associazioni a un totale controllo dello
Stato, che dovrebbe procedere a una sorveglianza
capillare dei loro membri e di tutte le loro
attività. La critica contro-massonica
cattolica è sempre stata più
cauta. I cattolici sanno infatti che i progetti
di controllo statale sulle associazioni e
la pretesa di fare svolgere ogni attività
associativa volontaria sotto gli occhi e a
portata delle orecchie dello Stato storicamente
si sono sempre tradotti in misure ostili anzitutto
alle associazioni cattoliche. Se le campagne
perché lo Stato vieti ogni forma di
"segreto" - definito spesso in modo
ampio, vago e fumoso - e interdica a tutti
i massoni certe carriere pubbliche sollevano
in molti paesi scarso entusiasmo presso i
cattolici, è forse anche perché
essi ricordano la dura campagna del "nativismo"
statunitense dell’Ottocento, che voleva escludere
dagli uffici elettivi sia i massoni che i
cattolici e chiedeva allo Stato di intervenire
contro i "tre segreti" considerati
incompatibili con la democrazia: il segreto
della loggia massonica, il segreto del tempio
mormone, e il segreto del confessionale cattolico
(69).
La
"machinatio"
Come
secondo motivo "pratico" della incompatibilità,
il documento del 1985 cita la "ostilità
nei confronti della Chiesa" di una parte
della massoneria, che si è tradotta
nella cosiddetta machinatio contro la Chiesa
rimproverata dal tradizionale contro-massonismo
cattolico soprattutto alle massonerie latine,
cioè nell’organizzazione sistematica
dell’anticlericalismo e del laicismo. Che
l’anticlericalismo di alcune massonerie abbia
raggiunto toni perfino grotteschi è
così noto - e ammesso anche da storici
di parte massonica - da non avere bisogno
di illustrazione o di commento. Sarà
sufficiente osservare che la machinatio, nella
tradizione contro-massonica cattolica, non
si riduce all’anticlericalismo. La promozione
di leggi ispirate al naturalismo e al laicismo
è stata certamente più pericolosa
delle processioni anticlericali, degli "Anticoncili"
e dei banchetti a base di carne del venerdì
santo, che pure hanno avuto il loro posto
nel folklore massonico ottocentesco. Il documento
del 1985 dà atto, tuttavia, che la
"ostilità nei confronti della
Chiesa" - e delle dottrine morali individuali
e sociali che sono parte integrante dell’insegnamento
della Chiesa - costituisce la posizione, nella
storia e nell'attualità, di alcune
importanti obbedienze e logge, ma non di tutte.
Negli Stati Uniti, in particolare, su quasi
tutti i temi controversi di natura morale
e sociale (dall’aborto alla preghiera nelle
scuole, dal ruolo pubblico degli omosessuali
alla pena di morte) si troveranno posizioni
estremamente differenziate nelle massonerie
fra Stato e Stato, qualche volta perfino fra
loggia e loggia. È una riconferma del
fatto che il metodo massonico può produrre
risultati diversi a seconda delle posizioni
di partenza diverse che di volta in volta
si confrontano all’interno delle logge.
La
promozione dell’occultismo
Soprattutto
- ma non esclusivamente - gli ambienti che
in qualche modo tengono conto della tradizione
"diabolistica" del contro-massonismo
insistono sull’argomento secondo cui la massoneria
promuoverebbe forme di occultismo e di magismo.
Questo argomento viene spesso presentato in
modo molto impreciso, ma non può neppure
essere semplicemente ignorato. Certamente
nelle obbedienze più importanti la
"corrente fredda" razionalista e
deista ha vinto da oltre un secolo la sua
battaglia contro la "corrente calda"
occultista e magica, che proprio perché
è stata confinata alla periferia delle
massonerie "ufficiali" ha dato vita
soprattutto negli ultimi decenni dell’Ottocento
e nei primi del Novecento a una serie di organizzazioni
separate e concorrenti, le "massonerie
di frangia" e i "nuovi movimenti
magici" (70). Tuttavia la distinzione
fra "corrente fredda" e "corrente
calda" non è sempre evidente:
qualche volta le due correnti coesistono non
solo negli stessi ambienti, ma nella testa
delle stesse persone. Già alle origini
della massoneria, nel Settecento, uno dei
maggiori storici della massoneria italiana,
Carlo Francovich, ha notato come "accanto
al movimento illuminista - che, guidato dalla
ragione, procede sulla via della scienza -
c’è il movimento mistico che ricerca
la soluzione dei vari problemi nei culti esoterici,
nella ricerca del miracolo, nella magia. E
questi due movimenti non camminano parallelamente
distinti, ma si intersecano e anzi spesso
vivono e si manifestano in una stessa persona"
(71). Gli esempi di "doppia appartenenza"
insieme alla "corrente fredda" e
alla "corrente calda" sono centinaia.
Come classificare i massoni napoletani del
Settecento oggetto di un pregevole studio
di Vincenzo Ferrone - personaggi come Gaetano
Filangieri (1752-1788), Mario Pagano (1748-1799),
Domenico Cirillo (1739-1799) - insieme "profeti
dell’Illuminismo" filosofico e politico
di giorno e - quando calavano le ombre della
sera - discreti frequentatori di riti neo-egiziani
e alfieri del "ritorno della magia"?
(72) Dove collocare il massone Arthur Conan
Doyle (1859-1930): nella "corrente fredda",
come portavoce letterario del positivismo
e creatore di Sherlock Holmes, o nella "corrente
calda", come spiritista e propugnatore
della credenza nelle fate? (73) Come spiegare
la presenza ancora negli anni successivi alla
Seconda guerra mondiale in una istituzione
così tipica della "corrente calda"
come la Chiesa gnostica di dirigenti di primissimo
piano del Grande Oriente d’Italia, che viene
comunemente - e non a torto - ascritto alla
"corrente fredda"? (74) Questi interrogativi
non eliminano, a mio avviso, la possibilità
di distinguere fra un centro e una periferia
della scena massonica, fra massonerie "principali"
("regolari" o meno) e massonerie
"di frangia", fra "corrente
calda" e "corrente fredda".
La distinzione è possibile. Ma neppure
si tratta di interrogativi soltanto retorici,
e il quesito se un certo modo massonico di
intendere l’esoterismo non favorisca periodiche
derive verso l’occultismo e il magismo - contro
le quali, certo, altri reagiscono energicamente
- non è completamente privo di senso.
b)
L’argomento dottrinale: la critica del metodo
Si
possono immaginare - almeno in tesi - obbedienze
e logge che non mantengono forme illecite
di segreto, non manifestano "ostilità
nei confronti della Chiesa" e non promuovono
in alcun modo l’occultismo e la magia. In
questo caso vengono meno le ragioni di critica
alla massoneria? Sì, se si pensa che
queste ragioni si limitino alle ragioni "pratiche".
Così ha ragionato sostanzialmente nel
1993 una commissione costituita da una delle
più grandi denominazioni protestanti
americane, i Battisti del Sud (di cui fanno
parte tra l’altro il presidente e il vice-presidente
degli Stati Uniti, Bill Clinton e Al Gore).
La proposta formulata nel 1992 con notevole
passione dalla fazione più conservatrice
di questa denominazione di escludere dalla
comunità battista gli affiliati alla
massoneria era stata giudicata, con ragione,
una delle più gravi minacce che avesse
colpito la massoneria americana nella sua
storia, "il peggiore attacco degli ultimi
cento anni", suscettibile di sottrarre
alle logge statunitensi almeno "il venti
per cento dei loro membri" (75). Nel
1993 la Convenzione dei Battisti del Sud,
con sollievo della massoneria americana, non
ha accolto la proposta di escludere dalla
denominazione i massoni ma ha votato un rapporto
(76), accompagnato da uno studio più
dettagliato (77) e oggetto di notevoli strali
da parte dell’ala battista più conservatrice
(78), dove si conclude semplicemente che "alla
luce del fatto che molte tendenze e insegnamenti
della massoneria non sono compatibili con
il cristianesimo e la dottrina dei Battisti
del Sud, mentre altri sono compatibili (...)
raccomandiamo che, alla luce delle profonde
convinzioni della nostra denominazione sul
sacerdozio comune dei fedeli e l’autonomia
delle singole chiese locali, l’appartenenza
a un’obbedienza massonica sia lasciata alla
libertà della coscienza personale"
(79). Giacché sulla natura di questo
risultato ci sono pochi dubbi, la domanda
che interessa l’osservatore esterno è
perché la fazione che chiedeva la condanna
della "doppia appartenenza" insieme
alla comunità dei Battisti del Sud
e alla massoneria ha perso. Si devono certamente
considerare l’efficacia di una campagna di
pubbliche relazioni massonica proporzionata
all’entità del pericolo, le difficoltà
di esercizio dell’egemonia dei conservatori
in una denominazione da anni profondamente
divisa (80), il discredito in cui era caduta
una letteratura contro-massonica battista
che era andata a ripescare perfino Léo
Taxil. Ma, al di là di tutti questi
elementi, la proposta contro-massonica non
è passata perché tutta la sua
argomentazione era fondata sulle "dottrine"
e non sul metodo massonico. La massoneria
veniva accusata di favorire l’occultismo,
il neo-paganesimo, la magia, perfino (come
di consueto in certi ambienti protestanti)
la dottrina attribuita ai cattolici della
salvezza tramite le opere e non per sola fede.
Per ognuna di queste accuse i conservatori
ostili alla massoneria chiamavano a testimone
questo o quell’autore massonico, i documenti
di questa o quella loggia. Sfortunatamente,
punto per punto, il comitato che ha preparato
il rapporto - che palesemente non intendeva
condannare la massoneria - ha potuto rispondere
che un altro autore massonico non meno autorevole
o un’altra loggia avevano detto esattamente
il contrario. Da questo punto di vista la
ricerca della "dottrina" massonica
è un’avventura senza fine. È
stata l’incapacità di risalire dalle
"dottrine" al metodo che ha determinato
ultimamente la sconfitta della fazione ostile
alla massoneria nella battaglia interna ai
Battisti del Sud, che verrà ricordata
come un momento cruciale nella storia della
massoneria americana e dei suoi avversari
nel secolo ventesimo.
La
Chiesa cattolica ha ragionato diversamente.
Anche nel caso - da esaminare obbedienza per
obbedienza, caso per caso, paese per paese
- in cui non vi siano specifici risultati
ostili alla fede cattolica, "l'inconciliabilità
dei principi" secondo il documento del
1985 rimane, in quanto - quali che siano i
suoi risultati - è sempre il metodo
massonico a essere incompatibile con la fede.
Qualcuno, osserva la nota del 1985, potrebbe
obiettare che è improprio parlare di
"inconciliabilità dei principi"
perché "essenziale della massoneria
sarebbe proprio il fatto di non imporre alcun
'principio'". Ma proprio questo aspetto
"essenziale" è incompatibile
con la fede cristiana sul piano metodologico:
"anche se si afferma che il relativismo
non viene assunto come dogma" (proprio
perché non ci sono dottrine né
dogmi) "tuttavia si propone di fatto
una concezione simbolica relativistica, e
pertanto il valore relativizzante di una tale
comunità morale-rituale, lungi dal
poter essere eliminato, risulta al contrario
determinante. In tale contesto, le diverse
comunità religiose, cui appartengono
i singoli membri delle logge, non possono
essere considerate se non come semplici istituzionalizzazioni
di una verità più ampia e inafferrabile".
Così, "anche quando (...) non
vi fosse un'obbligazione esplicita di professare
il relativismo come dottrina [proprio in quanto
non vi è propriamente ‘obbligazione’
di ‘professare’ nessuna ‘dottrina’], tuttavia
la forza relativizzante di una tale fraternità,
per la sua stessa logica intrinseca, ha in
sé la capacità di trasformare
la struttura dell'atto di fede in modo così
radicale da non essere accettabile da parte
di un cristiano 'al quale è cara la
sua fede'". Le massonerie, del resto,
trasmettono il loro metodo tramite la forza
pedagogica dei loro rituali prima ancora di
tematizzarlo in un insegnamento sistematico.
4.
Alcune conclusioni
Questa
rapida rassegna degli aspetti della massoneria
che "fanno problema" per le Chiese
e comunità cristiane e in particolare
per la Chiesa cattolica non pretende certamente
di risolvere tutte le questioni che si pongono
in ordine a un argomento così delicato.
Intende semplicemente impostare alcune questioni
e proporre alcune distinzioni, che sembrano
particolarmente importanti. Tra queste si
possono ricordare, riassuntivamente:
a)
la distinzione fra massoneria e massonerie:
non si possono mettere sullo stesso piano
una piccola obbedienza pseudo-massonica creata
appena ieri in Sicilia al servizio di specifici
interessi (più o meno leciti), il Grande
Oriente d’Italia con i suoi oltre quindicimila
membri e la sua storia peculiare, e la massoneria
anglo-americana di obbedienza londinese che
di membri ne ha sei milioni; nello stesso
tempo, al di là delle species ed escludendo
solo le contraffazioni chiaramente pseudo-massoniche,
è possibile costruire un genus "massoneria"
identificato da un metodo che è largamente
comune;
b)
la distinzione fra il metodo massonico e i
suoi risultati: i risultati variano da obbedienza
a obbedienza, da rito a rito, da paese a paese,
da epoca storica a epoca storica, da loggia
a loggia; il metodo è sostanzialmente
comune a ogni massoneria che porti legittimamente
questo nome;
c)
la distinzione fra diverse forme di critica
alla massoneria - anzitutto fra anti-massonismo
laico e contro-massonismo religioso, quindi
nell’ambito religioso fra contro-massonismo
protestante e contro-massonismo cattolico,
e infine nell’ambito cattolico fra contro-massonismo
"filosofico" e contro-massonismo
"diabolistico" - le cui differenze
sono profonde, non vanno ignorate e rendono
poco credibili (o sospette) le proposte di
"fronti comuni" contro la massoneria;
ultimamente, una delle distinzioni più
importanti è quella fra una critica
che insegue i risultati del metodo massonico
(ed è spesso in difficoltà a
causa del carattere cangiante di questi risultati)
e una critica, più raffinata, che è
capace di risalire al metodo e alla sua natura;
d)
la distinzione fra dialogo e doppia appartenenza,
conseguenza sul piano pratico e pastorale
delle premesse che sono state illustrate.
La massoneria rimane una reazione tipica,
per certi versi comprensibile, al disagio
del pluralismo moderno. La Chiesa cattolica,
interessata al dialogo con tutti e con ciascuno,
non ha rifiutato un cauto dialogo, nelle sedi
opportune, con espressioni del mondo massonico.
Ha però sempre distinto, nel modo più
fermo fra dialogo e doppia appartenenza. La
Chiesa cattolica, per esempio, dialoga con
l'Islam: ma a nessuno verrebbe in mente di
essere nello stesso tempo cattolico e musulmano.
La tentazione della doppia appartenenza è
più forte nei confronti della massoneria,
proprio perché questa - nelle sue espressioni
storicamente più tradizionali (e a
differenza, evidentemente, dell’Islam) - sottolinea
il fatto di non essere "una religione",
si presenta come metodo e non come dottrina,
come schema di lavoro e non come insieme di
contenuti. La Chiesa - in una lunga tradizione
storica e da ultimo nei suoi documenti più
recenti - ha escluso nel modo più fermo
la possibilità della "doppia appartenenza".
Non si può essere insieme cattolici
e massoni (81). Solo un riconoscimento leale,
da parte massonica, della reale posizione
cattolica - che esclude la "doppia appartenenza"
- e delle sue ragioni potrebbe costituire
il primo passo per l'avvio di un dialogo genuino.
e)
la distinzione fra massoneria, nuovi movimenti
religiosi e nuova religiosità. La massoneria
non è, come abbiamo visto, un nuovo
movimento religioso. Appartiene a una categoria
diversa: o forse si potrebbe dire che fa categoria
a sé. Non si può neppure dire
semplicemente che la massoneria appartiene
alla "nuova religiosità"
intesa come l’insieme non solo delle appartenenze
a movimenti ma anche delle credenze alternative
alla religione tradizionale, pur se "alcuni
problemi che le massonerie pongono alla Chiesa
presentano però momenti di analogia
rispetto al mondo della nuova religiosità"
(82). Tuttavia quando si è passati
dall’attenzione ai nuovi movimenti religiosi
all’attenzione alla nuova religiosità
si è compiuto soltanto un primo passo
sulla strada dell’identificazione di un problema
più ampio. Oltre i nuovi movimenti
religiosi c’è la nuova religiosità
(un’area che - se si prende come parametro
la credenza più tipicamente neo-religiosa,
quella nella reincarnazione - coinvolge un
quarto degli italiani, contro l’uno per cento
che si riconosce nei nuovi movimenti religiosi);
ma oltre la nuova religiosità c’è
la vera nuova religione degli italiani che
non è la religione dei testimoni di
Geova e neppure l’Islam: è il relativismo.
Sulla base di diverse indagini sociologiche
si può ritenere che il relativismo
- l’idea che la verità religiosa non
esista o sia soltanto relativa, così
che tutte le religioni sarebbero in fondo
ugualmente vere - sia la "religione"
del sessanta per cento degli italiani (83).
Partendo dalla nuova religiosità (che
è il terreno su cui fioriscono i nuovi
movimenti religiosi) occorre compiere un secondo
passo, andare oltre e portare l’attenzione
sul relativismo diffuso, come terreno su cui
la nuova religiosità nasce. Se infatti
la verità religiosa non c’è
o è soltanto relativa, le scelte religiose
verranno effettuate sulla base delle variabili
più diverse - soprattutto sulla base
di quanto psicologicamente sembra dare più
soddisfazione e conforto - scegliendo a seconda
dei casi e delle suggestioni elementi della
"vecchia" o della "nuova"
religiosità. Se la massoneria ha una
relazione indiretta con i nuovi movimenti
religiosi (che, come notano altri contributi
in questa sede, ha talora influenzato, ma
che per altri versi rappresentano reazioni
al pluralismo moderno opposte rispetto a quella
massonica) e con la nuova religiosità
(di cui nel tourbillon di risultati cangianti
del metodo massonico ha talora acquisito e
diffuso qualche elemento), ha certamente una
relazione diretta con il relativismo. Una
volta chiarito - come si è cercato
di fare - che cos’è il relativismo,
si può vedere nel metodo massonico
un grande organizzatore sociale del relativismo,
per milioni di persone nel mondo anglosassone
e per élite socialmente significative
nel mondo latino. In questo senso il testo
del 1985 che abbiamo più volte richiamato
conclude che, considerata dal punto di vista
della Chiesa cattolica, la pratica abituale
del metodo massonico si manifesta oggi come
particolarmente insidiosa perché "corrisponde
pienamente a certe convinzioni prevalenti
nella mentalità contemporanea",
soprattutto all'"opinione che la verità
non possa essere conosciuta", "caratteristica
tipica della nostra epoca e, nello stesso
tempo, elemento essenziale della sua crisi
generale".
[Note]
(1)
Frances Yates, L'Illuminismo dei Rosa-Croce,
tr.it., Einaudi, Torino 1976, p. 247.
(2)
Se esiste uno specifico relativismo esoterico,
non tutte le forme dell’esoterismo sono relativiste:
la presunta "concordanza" fra tutte
le religioni (o fra tutte le religioni "tradizionali")
nel loro "nucleo segreto" è
una caratteristica secondaria e non primaria
dell’esoterismo, e non si ritrova in tutte
le forme dello stile di pensiero esoterico
(cfr. Antoine Faivre, L’esoterismo. Storia
e significati, tr.it., SugarCo, Milano 1993,
pp. 33-34).
(3)
Cfr. sul punto il mio "Società
complessa e conversioni religiose", Ho
Theólogos, anno X (1992), n. 3, pp.
287-311.
(4)
Cfr. F. Yates, op.cit.; più diffusamente
Roland Edighoffer, Rose-Croix et société
idéale selon Johann Valentin Andreae,
2 voll., Alma Artis, Parigi 1982.
(5)
Cfr., come rappresentativo di una vasta letteratura
sul punto, Christopher McIntosh, The Rose
Cross and the Age of Reason. Eighteenth-Century
Rosicrucianism in Central Europe and its Relationship
to the Enlightenment, E.J.Brill, Leida 1992.
(6)
Cfr. David Stevenson, The Origins of Freemasonry:
Scotland's Century 1590-1710, Cambridge University
Press, Cambridge 1988; Id., The First Freemasons.
Scotland’s Early Lodges and Their Members,
Aberdeen University Press, Aberdeen 1988.
Ma cfr. già l’opera, tuttora indispensabile,
di Douglas Knoop - G.P. Jones, The Genesis
of Freemasonry. An account of the rise and
development of Freemasonry in its operative,
accepted and early speculative phases, Manchester
University Press, Manchester 1947.
(7)
Ibid., pp. 129-159.
(8)
Ibid., p. 41. Non mancano, peraltro, teorie
etimologiche secondo cui "mestiere"
sarebbe derivato originariamente, appunto,
da "mistero".
(9)
Cfr. Douglas Knoop - G.P. Jones - Douglas
Hamer, The Two Earliest Masonic Mss. The Regius
Ms. The Cooke Ms., Manchester University Press,
Manchester 1938. Nei manoscritti troviamo
anche elementi di tipo regolamentare e amministrativo
che in parte saranno adattati e utilizzati
anche per la massoneria "accettata"
e "speculativa".
(10)
D. Knoop - G.P. Jones, The Genesis of Freemasonry.
An account of the rise and development of
Freemasonry in its operative, accepted and
early speculative phases, cit., p. 77.
(11)
Alexander Horne, King Solomon’s Temple in
the Masonic Tradition, The Aquarian Press,
Wellingborough (Northamptonshire) 1972.
(12)
D. Knoop - G.P. Jones, op.cit., p. 87.
(13)
Ibid., pp. 93-94.
(14)
Per queste date di nascita e di morte - le
più attendibili, ma oggetto di vivaci
dispute - cfr. lo studio fondamentale su Robert
Kirk: Mario M. Rossi, Il cappellano delle
fate, in appendice a Robert Kirk, Il Regno
Segreto, tr.it., 3a ed., Adelphi, Milano 1993,
pp. 95-289 (la 1a ed.it. - Giannini, Napoli
1964 - comprende anche un’edizione critica
del testo inglese, con testo italiano a fronte).
(15)
R. Kirk, op.cit., p. 63.
(16)
Ibid., p. 63, nota 1.
(17)
Edinburgh Register House Ms., in Douglas Knoop
- G.P. Jones - Douglas Hamer (a cura di),
The Early Masonic Catechisms, Manchester University
Press, Manchester 1943, p. 31.
(18)
D. Knoop - G.P. Jones, The Genesis of Freemasonry.
An account of the rise and development of
Freemasonry in its operative, accepted and
early speculative phases, cit., pp. 89-90.
(19)
Ibid., pp. 132-135.
(20)
Una buona edizione critica (in inglese con
traduzione francese a fronte) è Anderson's
Constitutions - Constitutions d'Anderson 1723,
a cura di Daniel Ligou, 4a ed., EDIMAF, Parigi
1990.
(21)
È questa l’interpretazione autorevole
di Henry Wilson Coil, Coil’s Masonic Encyclopedia,
a cura di William Moseley Brown, William L.
Cummings e Harold Van Buren Voorhis, Macoy
Publishing & Masonic Supply, New York
1961, voce Religion, p. 516.
(22)
The Working Group Established by the Standing
Committee of the General Synod of the Church
of England, Freemasonry and Christianity:
Are They Compatible?, Church House, Londra
1987, p. 30.
(23)
Richard Sandbach, Understanding the Royal
Arch, Lewis Masonic Books, Addlestone, Weybridge
(Surrey) 1992, p. 45. Al momento di pubblicare
l’opera, l’autore era responsabile dell’Arco
Reale in due provincie inglesi da quattordici
anni.
(24)
Stephen Knight, The Brotherhood. The Secret
World of the Freemasons, Granada, Londra 1984,
pp. 236-240.
(25)
Roy A. Wells, Some Royal Arch Terms Examined,
2a ed. ampliata, Lewis Masonic Books, Londra
1988, pp. 54-58.
(26)
Discours prononcé à la Réception
des FreeMasons par Mr. de Ramsay, Parigi 1737.
(27)
L’opera più completa su queste vicende
è ancora quella di René Le Forestier,
La Franc-Maçonnerie Templière
et Occultiste aux XVIIIe et XIXe siècles,
2a ed. a cura di Antoine Faivre, 2 voll.,
La Table d’Émeraude, Parigi 1977.
(28)
Naturalmente, il Rito scozzese è più
antico della sua formulazione americana del
1801: cfr. l’opera molto importante di Claude
Guérillot, La Genèse du Rite
Écossais Ancien et Accepté,
Guy Trédaniel Éditeur, Parigi
1993.
(29)
Su Albert Pike circolano "demonizzazioni"
antimassoniche e agiografie massoniche altrettanto
esagerate, ma non mancano opere attendibili:
cfr. Frederick Allsopp, Albert Pike, Parke-Harper
Company, Little Rock 1928; Walter Brown, Albert
Pike, tesi di dottorato, University of Texas
1955; Robert E. Duncan, Reluctant General.
The Life and Times of Albert Pike, E.P. Dutton
and Co., New York 1961.
(30)
Su queste tematiche cfr. due opere, di autori
favorevoli alla massoneria, che costituiscono
le più complete messe a punto storiche
disponibili oggi in lingua italiana: Michele
Moramarco, Nuova Enciclopedia Massonica, 2
voll., Centro Studi Albert Schweitzer, Reggio
Emilia 1989; Aldo Alessandro Mola, Storia
della Massoneria italiana dalle origini ai
nostri giorni, Bompiani, Milano 1992.
(31)
Le Costituzioni di Anderson escludono gli
"atei stupidi" e "soprattutto
dopo il 1914 certi massoni belgi e francesi
sostennero che l’accesso di un ateo non sarebbe
stato vietato da Anderson e dai suoi amici
purché si trattasse di un ateo non
‘stupido’" (cioè di un ateo capace
di argomentare filosoficamente in favore del
suo ateismo); ma anche un esponente del Grande
Oriente francese considera questo argomento
"anacronistico" rispetto alle intenzioni
di Anderson (D. Ligou, op.cit., p. 49) e la
Gran Loggia di Londra non lo ha mai preso
seriamente in considerazione.
(32)
Cfr. Giuliano Di Bernardo, Filosofia della
massoneria, Marsilio, Venezia 1987.
(33)
Sul tentativo di Fera di fondare una Chiesa
nazionale protestante italiana cfr. Giorgio
Spini, L’Evangelo e il berretto frigio. Storia
della Chiesa Cristiana Libera in Italia, Claudiana,
Torino 1971, pp. 171-221.
(34)
Così Michele Moramarco, Piazza del
Gesù (1944-1968). Documenti rari e
inediti della tradizione massonica italiana,
Centro Studi Albert Schweitzer, Reggio Emilia
1992, p. 15. Questo testo è fondamentale
per ricostruire un albero genealogico degli
scismi della massoneria "neo-ferana".
(35)
Per una mappa delle principali "massonerie
di frangia" cfr. il mio Il cappello del
mago. I nuovi movimenti magici dallo spiritismo
al satanismo, SugarCo, Milano 1990, pp. 157-175.
Sui rapporti fra Cagliostro e le massonerie
si troveranno utili informazioni in Daniela
Gallingani (a cura di), Presenza di Cagliostro.
Atti del Convegno Internazionale "Presenza
di Cagliostro" - San Leo 20, 21, 22 Giugno
1991, Centro Editoriale Toscano, Firenze 1994.
(36)
Cfr. il mio Il cappello del mago. I nuovi
movimenti magici dallo spiritismo al satanismo,
cit., per la nozione di "nuovo movimento
magico" e per le relazioni dei nuovi
movimenti magici con la massoneria.
(37)
Sui movimenti di tipo teosofico cfr. il mio
Le nuove Religioni, SugarCo, Milano 1989,
pp. 267-288.
(38)
Sull'origine e il significato di questi ordini
un contributo importante - anche se eccessivamente
influenzato da un accostamento psicoanalitico
alla storia delle fraternità - è
offerto da Mark C. Carnes, Secret Ritual and
Manhood in Victorian America, Yale University
Press, New Haven-Londra 1989.
(39)
H.W. Coil, op.cit., p. 517.
(40)
Andrea Tornielli, "Dio salvi la Regina
e la sua loggia", 30 giorni, anno X,
n. 12, dicembre 1992, pp. 48-50 (p. 50).
(41)
Alain Gérard, "Franc-maçonnerie
et catholicisme", Humanisme, n. 181-182,
settembre 1988, pp. 33-38.
(42)
Cfr. la reazione alle accuse di "relativismo"
di un massone della Gran Loggia d’Inghilterra:
Christopher Haffner, Workman Unashamed. The
Testimony of a Christian Freemason, Lewis
Masonic Books, Shepperton 1989, pp. 166-174.
L’autore cita un certo numero di teologi cattolici
e protestanti contemporanei di cui fa notare
che esaltano un relativismo più radicale
di quello imputato al metodo massonico: in
diversi casi ha ragione, ma questa circostanza
non dimostra che il metodo massonico non sia
relativista.
(43)
Così, in una pregevole analisi del
problema filosofico del relativismo in genere,
Arturo Damm Arnal, Falacias Filosóficas,
MiNos, Città del Messico 1991, pp.
38-48.
(44)
Lynn Dumenil, Freemasonry and American Culture
1880-1930, Princeton University Press, Princeton
(New Jersey) 1984, p. 70. Le due citazioni
sono tratte da Masonic Proceedings of North
Carolina, 1900, p. 39 e da Trestleboard n.
8, novembre 1894, p. 1.
(45)
Cfr. per l'Italia Tina Tomasi, Massoneria
e scuola dall'unità ai nostri giorni,
Vallecchi, Firenze 1980; per la Francia Pierre
Chevallier, La Séparation de l'Église
et de l'école. Jules Ferry et Léon
XIII, Fayard, Parigi 1981.
(46)
Joseph Fort Newton, The Builders. A Story
and Study of Freemasonry, 2a ed. accresciuta,
Macoy Publishing and Masonic Supply Co., Richmond
(Virginia) 1951, p. 263.
(47)
Cfr. sul punto l'interessante testo di Jean-Claude
Wartelle, Les Tribulations de GADLU, Grand
Architecte de son état. Le problème
de Dieu dans la Franc-Maçonnerie, Éditions
du Borrego, Le Mans 1993, che polemizza con
alcune posizioni storiche del Grande Oriente
di Francia da una prospettiva massonica che
potremmo definire più "tradizionalista".
Anche in questa prospettiva "spiritualismo"
si oppone a "materialismo", non
a "naturalismo", dal momento che
è certamente possibile - anzi, storicamente
comune e diffuso - un naturalismo di tipo
non materialista ma più o meno vagamente
spiritualista.
(48)
Anti-Masonic leaflet, 1698, in Douglas Knoop
- G.P. Jones - Douglas Hamer (a cura di),
Early Masonic Pamphlets, 2a ed., Q.C. Correspondence
Circle, Londra 1978, pp. 34-35.
(49)
Cfr. il mio "Il movimento "anti-sette"
laico e il movimento "contro le sette"
religioso: strani compagni di viaggio o futuri
nemici?", Cristianità, anno XXI,
n. 217, maggio 1993, pp. 15-21. Per una valutazione
teologica e pastorale dei movimenti "anti-sette"
e "contro le sette" cfr. Mons. Giuseppe
Casale, Nuova religiosità e nuova evangelizzazione,
lettera pastorale del 6 marzo 1993, Piemme,
Casale Monferrato (Alessandria) 1993, pp.
35-38.
(50)
Cfr. William Preston Vaughn, The Anti-Masonic
Party in the United States 1826-1843, University
Press of Kentucky, Lexington (Kentucky) 1983;
Paul Goodman, Towards a Christian Republic.
Antimasonry and the Great Transition in New
England 1826-1836, Oxford University Press,
Oxford - New York 1988.
(51)
Gianni Cipriani, I mandanti. Il patto strategico
tra massoneria mafia e poteri politici, Editori
Riuniti, Roma 1993.
(52)
Giuseppe De Lutiis, Prefazione, ibid., pp.
XIII, XVII.
(53)
G. Cipriani, op.cit., pp. 175-186.
(54)
Si troverà qualche commento nell’opera
della scrittrice russa Nina Berberova, Les
Francs-maçons russes du XXe siècle,
tr.fr., Les Éditions Noir sur Blanc/Actes
Sud, Parigi 1990.
(55)
John Ankenberg - John Weldon, The Secret Teachings
of the Masonic Lodge: A Christian Perspective,
2a ed. accresciuta, Moody Press, Chicago 1990,
p. 78.
(56)
Un esempio evidente è il libro di William
Schnoebelen, Masonry Beyond The Light, Chick
Publications, Chino (California) 1991. Ho
descritto la carriera, a suo modo straordinaria,
di William Schnoebelen, autore di opere anti-massoniche,
anti-mormoni e anti-cattoliche che afferma
falsamente di essere stato un sacerdote cattolico,
nel mio "Quand le Diable se fait Mormon.
Le Mormonisme comme complot diabolique: l'affaire
Schnoebelen", Politica Hermetica, n.
6 (1992), pp. 36-54.
(57)
Cfr. Robert Bellah - Frederick E. Greenspahn
(a cura di), Uncivil Religion: Interreligious
Hostility in America, Crossroad, New York
1987.
(58)
Léo Taxil, "Discours prononcé
le 19 avril 1897 à la Salle de la Société
de Géographie", Le Frondeur, 25
aprile 1897 (tr.it.: La più grande
mistificazione antimassonica, Edinac, Roma
1949; reprint: ECIG, Genova 1993). In questo
discorso Taxil si confessa tra l'altro autore
di una "circolare dogmatica" "scritta
da me a Parigi ma gabellata come giunta da
Charleston" (ibid., pp. 73-74) datata
14 giugno - altre volte citata, forse in omaggio
alla Rivoluzione francese, con la data del
14 luglio - 1889 firmata "Albert Pike",
dove si menzionano Lucifero "Dio della
Luce e Dio del Bene" e Adonai (il Dio
dei cristiani) "Dio delle Tenebre o del
Male". Secondo questo documento "l'assoluto
può soltanto esistere in forma di due
dei": così "Lucifero è
Dio e sfortunatamente Adonai è anch'egli
dio". La "circolare" apocrifa
firmata Albert Pike ha avuto una singolare
fortuna: riprodotta da Edith Star Miller,
"Lady Queenborough", Occult Theocrasy,
2 voll., presso l'Autrice, Parigi 1933, vol.
I, pp. 220-221, è passata - attraverso
il successo di questa autrice, ingenua nel
prestare fede anche sui punti più incredibili
a Taxil ma più volte ristampata - in
una parte della letteratura anti-massonica
contemporanea, anche cattolica, che o ignora
il collegamento con Taxil oppure - per non
citare Taxil - cita la Miller o il giornalista
anti-massonico francese Abel Clarin de la
Rive (1855-1914) che aveva riprodotto la "circolare
dogmatica" nel suo La Femme et l'enfant
dans la Franc-Maçonnerie universelle.
D'après les documents officiels de
la secte (1730-1893), Delhomme et Briguet,
Parigi 1894, p. 588. Nel 1934 la polemista
anti-massonica (e antisemita) russo-americana
Paquita Shishmarev, che scriveva con lo pseudonimo
di Leslie Fry, in un'opera discutibile quanto
all'impostazione ma ricca di documentazione
prima inedita (Léo Taxil et la Franc-Maçonnerie.
Lettres inédites publiées par
les amis de Monseigneur Jouin, British-American
Press, Chatou 1934) ha mostrato come nelle
parti relative ad Albert Pike La Femme di
Clarin de la Rive dipendeva da Taxil, che
Clarin de la Rive non mancava del resto di
ringraziare. Clarin de la Rive - dopo il caso
Taxil - proseguì la sua carriera di
polemista anti-massonico in una chiave meno
"diabolistica", senza più
far ristampare La Femme.
(59)
Se ne troverà una ricostruzione dettagliata
nel mio Indagine sul satanismo. Satanisti
e anti-satanisti dal Seicento ai nostri giorni,
Mondadori, Milano 1994.
(60)
Tra i primi a smascherare Léo Taxil
come impostore vi fu monsignor Henri Delassus
(1836-1921), che pure non era certamente secondo
a nessuno per il vigore della sua critica
anti-massonica. Léo Taxil cercò
- invano - di screditare monsignor Delassus
insinuando che si trattava di un infiltrato
della massoneria.
(61)
Cfr., per una prima introduzione, François
Vindé, L’Affaire des Fiches. 1900-1904.
Chronique d’un scandale, Éditions Universitaires,
Parigi 1989; Pierre Chevallier, Histoire de
la Franc-Maçonnerie Française.
III. La Maçonnerie: Église de
la République (1877-1944), Fayard,
Parigi 1975, pp. 71-116.
(62)
Il nome di Bidegain è sinonimo di "traditore"
per la massoneria francese, e sembra certo
che egli ricevette del denaro per la sua attività
di infiltrato: tuttavia anche la storia di
Bidegain - come quella di Taxil - è
più complicata di quanto non sembri
a prima vista. A un certo punto almeno della
sua avventura egli sembra essersi davvero
convertito al cattolicesimo e fu l’eloquenza
di Bidegain (che evidentemente doveva sembrargli
sincera) a convincere il futuro monsignore
Ernest Jouin (1844-1932) a dedicare la sua
vita alla lotta contro la massoneria.
(63)
Ho discusso questo problema nella parte introduttiva
del mio Il cappello del mago. I nuovi movimenti
magici dallo spiritismo al satanismo, cit.
(64)
"Incompatibilità tra fede cristiana
e massoneria", L'Osservatore Romano,
23 febbraio 1985, e in questo volume, Appendice
IV.
(65)
Ibid.
(66)
Cfr. il n. 7-8 Mafia del settembre 1989-gennaio
1990 di Meridiana. Rivista di storia e scienze
sociali; e Paolo Pezzino, Una certa reciprocità
di favori. Mafia e modernizzazione violenta
nella Sicilia postunitaria, Franco Angeli,
Milano 1990.
(67)
Il collegamento dottrinale sarebbe in questo
caso l’anticlericalismo che si sarebbe espresso
in Sicilia, sul piano pratico, nell’acquisto
dei beni ecclesiastici punito dalla Chiesa
con la scomunica ma che, secondo queste ipotesi
storiografiche, oltre a favorire lo sviluppo
di un ceto possidente filo-piemontese e liberale,
si situerebbe alle origini del potere economico
della mafia moderna (cfr. P. Pezzino, op.cit.).
Naturalmente il fatto che nell’Ottocento si
trovino sacerdoti cattolici siciliani sia
nella mafia che nelle massonerie (ibid.) non
è sufficiente a confutare questo quadro
ipotetico, dal momento che una minoranza del
clero manteneva certamente un atteggiamento
"liberale" e ostile alla gerarchia.
(68)
Catechismo della Chiesa cattolica (1992),
nn. 1882-1885.
(69)
Cfr. David Brion Davis, "Some Themes
of Countersubversion: An Analysis of Anti-Masonic,
Anti-Catholic, and Anti-Mormon Literature",
Mississippi Valley Historical Review, vol.
47 (1960), pp. 205-224.
(70)
Ho descritto questo processo nel mio Il cappello
del mago. I nuovi movimenti magici dallo spiritismo
al satanismo, cit.
(71)
Carlo Francovich, Storia della Massoneria
in Italia dalle origini alla Rivoluzione francese,
La Nuova Italia, Firenze 1984, p. 29.
(72)
Cfr. Vincenzo Ferrone, I profeti dell’Illuminismo.
Le metamorfosi della ragione nel tardo Settecento
italiano, Laterza, Roma-Bari 1989.
(73)
Abbiamo affrontato questo interrogativo in
M. Introvigne - Michael W. Homer, Introduzione.
Cottingley, o il trionfo del positivismo,
in Arthur Conan Doyle, Il ritorno delle fate,
ed.it., SugarCo, Milano 1992, pp. 7-45.
(74)
Cfr. sul punto il mio Il ritorno dello gnosticismo,
SugarCo, Milano 1993.
(75)
Scottish Rite Journal, febbraio 1993.
(76)
Home Mission Board, Southern Baptist Convention,
A Report on Freemasonry, 17 marzo 1993.
(77)
Interfaith Witness Department, Home Mission
Board, Southern Baptist Convention, A Study
of Freemasonry, Home Mission Board of the
Southern Baptist Convention, Atlanta 1993.
(78)
Cfr. per esempio James L. Holly, The Southern
Baptisty Convention and Freemasonry, vol.
I e II, Mission and Ministry to Men, Inc.,
Beaumont (Texas) 1993.
(79)
Home Mission Board, Southern Baptist Convention,
A Report on Freemasonry, cit., p. 6.
(80)
Cfr., sulla "grande controversia"
tra i Battisti del Sud, James C. Hefley, The
Truth in Crisis. The Controversy in the Southern
Baptist Convention, 5 voll., Criterion Publications
(vol. 1) - Hannibal Books (voll. 2-5), Hannibal
(Missouri) 1986-1990; Ellen M.Rosenberg, The
Southern Baptists: A Subculture in Transition,
University of Tennessee Press, Knoxville (Tennessee)
1989; Bill J. Leonard, God’s Last and Only
Hope. The Fragmentation of the Southern Baptist
Convention, William B. Eerdmans, Grand Rapids
(Michigan) 1990; Nancy Tatom Ammerman (a cura
di), Southern Baptists Observed. Multiple
Perspectives on a Changing Denomination, University
of Tennessee Press, Knoxville (Tennessee)
1993.
(81)
Si osserva spesso da parte massonica che le
comunità protestanti, a differenza
della Chiesa cattolica, tollerano la "doppia
appartenenza" dei propri fedeli alla
massoneria. Peraltro la comunità anglicana
ha votato nel 1987 un documento sull'incompatibilità
fra appartenenza alla Chiesa d’Inghilterra
e alla massoneria (anche se il voto, che rovescia
una lunga tradizione di collaborazione fra
le due istituzioni, non sembra essere stato
seguito da apprezzabili conseguenze pratiche),
e altre denominazioni protestanti britanniche
hanno preso posizioni simili (cfr. per esempio
Faith and Order Committee of the British Methodist
Church, Freemasonry and Methodism, General
Assembly of the British Methodist Church,
3 luglio 1985; The Baptist Union of Scotland
(endorsed by The Baptist Union of Great Britain
and Ireland), Baptism and Freemasonry, Baptist
Church House, Londra 1987). Sembra che il
documento cattolico del 1983 abbia esercitato
una certa influenza anche sul mondo protestante.
(82)
Mons. G. Casale, op.cit., p. 88.
(83)
Per questi dati cfr. il mio Società
complessa e conversioni religiose, cit.