Venerabili
Fratelli
Salute e Apostolica Benedizione.
[1.]
Il genere umano — dopo che, per la gelosia
del Demonio, si è sventuratamente ribellato
a Dio creatore e largitore dei doni soprannaturali
— si è diviso in due campi diversi
e opposti, dei quali uno combatte senza posa
in difesa della verità e della virtù,
l'altro per quanto è contrario alla
virtù e alla verità. Il primo
è il regno di Dio sulla terra, ossia
la vera Chiesa di Gesù Cristo, e quanti
a essa vogliono aderire di cuore e come conviene
alla loro salvezza, devono servire Dio e il
suo Figlio Unigenito con tutta la mente e
con totale volontà; l'altro è
il regno di Satana, sotto il cui giogo e sotto
la cui potestà si trovano quanti, seguendo
i funesti esempi del loro capo e dei progenitori,
rifiutano di ubbidire alla legge divina ed
eterna e intraprendono molte opere senza curarsi
di Dio e molte contro Dio. Questi due regni,
come due città che sulla base di leggi
opposte tendono a opposti fini, acutamente
ha visto e descritto Agostino, e con penetrante
sintesi ha compendiato il principio generatore
di entrambi in queste parole: "Due amori
hanno generato due città: quella terrena,
l'amore di sé fino al disprezzo di
Dio; quella celeste, l'amore di Dio fino al
disprezzo di sé" (1).
In
tutto il corso dei secoli l'una ha lottato
contro l'altra con diverso genere sia di armi
che di tecniche di combattimento, anche se
non sempre con il medesimo ardore e impeto.
Ma ai giorni nostri quanti si schierano nel
campo dei malvagi sembrano cospirare con grande
veemenza e tutti insieme mirare a uno sforzo
comune, per istigazione e con l'aiuto di quella
associazione largamente diffusa e saldamente
costituita, detta massoneria. Infatti, senza
assolutamente dissimulare i loro propositi,
si levano con estrema audacia contro la maestà
di Dio; pubblicamente e a viso aperto tramano
la rovina della santa Chiesa, con il proposito
di spogliare completamente, se fosse possibile,
i popoli cristiani dei benefici recati da
Gesù Cristo Salvatore.
Noi,
gemendo per questi mali, per un impulso di
carità che sollecita l'anima, siamo
spinti a innalzare spesso a Dio questo grido:
"Ecco, i tuoi nemici strepitano e quelli
che ti odiano alzano la testa. Contro il tuo
popolo ordiscono congiura malvagia, tramano
contro i tuoi santi. Hanno detto: "Venite,
disperdiamoli tra le nazioni"" (2).
[2.]
Di fronte a un rischio tanto incombente, di
fronte a un attacco così spietato e
tenace contro il cristianesimo, è Nostro
dovere denunciare il pericolo, indicare gli
avversari, resistere per quanto possiamo alle
loro trame e tattiche, affinché non
periscano eternamente coloro la cui salvezza
ci è stata affidata, e non solo permanga
saldo e integro il regno di Gesù Cristo
che abbiamo ricevuto da custodire, ma attraverso
nuovi e continui incrementi si dilati in ogni
parte della terra.
[3.]
I romani Pontefici, Nostri Predecessori, vigilando
con sollecitudine per la salvezza del popolo
cristiano, prontamente riconobbero chi fosse
e cosa volesse questo così capitale
nemico nel momento stesso in cui cominciava
a emergere dalle tenebre della occulta congiura;
essi, prevedendo con il pensiero l'avvenire,
dato quasi il segnale ammonirono governanti
e popoli a non lasciarsi cogliere dalle trame
e dalle insidie predisposte al fine di ingannare.
Il
primo avviso del pericolo fu dato da Clemente
XII nell'anno 1738 (3); la sua costituzione
fu confermata e rinnovata da Benedetto XIV
(4). Pio VII seguì le orme di entrambi
(5): poi Leone XII con la costituzione apostolica
Quo graviora (6), abbracciando su questo punto
gli atti e i decreti dei precedenti Pontefici,
li ratificò e li suggellò con
irrevocabile sanzione. Nello stesso senso
si espressero Pio VIII (7), Gregorio XVI (8)
e più volte Pio IX (9).
[4.]
Invero, una volta che — sulla base di precise
indicazioni di fatti, istruzioni di processi,
pubblicazioni di sue leggi, riti, annali,
oltre che di testimonianze di adepti — furono
conosciuti lo scopo fondamentale e lo spirito
della setta massonica, questa Sede Apostolica
denunciò e disse apertamente che la
setta dei massoni, costituita contro ogni
legge umana e divina, era dannosa non meno
per il cristianesimo che per la società
civile: e minacciate le pene alle quali la
Chiesa suole ricorrere con maggiore gravità
nei confronti dei colpevoli, proibì
a tutti tassativamente di iscriversi a tale
associazione. I settari, irati per questo
fatto, e pensando di potere sfuggire e ridurre
la forza di quelle sentenze in parte con il
disprezzo e in parte con calunniose menzogne,
accusarono i sommi Pontefici che avevano preso
quei provvedimenti o di avere proceduto ingiustamente,
oppure di avere ecceduto nel procedere. In
tale modo essi tentarono di eludere l'autorità
e il peso delle costituzioni apostoliche di
Clemente XII di Benedetto XIV e parimenti
di Pio VII e di Pio IX. Peraltro, all'interno
di quella stessa associazione non mancarono
coloro che, benché loro malgrado, riconobbero
che, tenendo conto della dottrina e della
disciplina cattolica, quanto era stato fatto
dai romani Pontefici era stato fatto legittimamente.
A questo riguardo, si mostrarono esplicitamente
in accordo con i Pontefici non pochi sovrani
e capi di Stato, i quali ebbero cura o di
denunciare alla Sede Apostolica l'associazione
massonica, oppure di condannarla di loro iniziativa
con la promulgazione di leggi apposite, come
in Olanda, in Austria, in Svizzera, in Spagna,
in Baviera, nella Savoia e in altre parti
d'Italia.
[5.]
Però, quello che anzitutto importa
è il fatto che il corso degli avvenimenti
ha comprovato la prudenza dei Nostri Predecessori.
Infatti le loro provvide e paterne sollecitudini
non sempre e non ovunque ebbero gli esiti
desiderati: e questo o a causa della simulazione
e della astuzia degli uomini che facevano
parte di quella realtà nociva, oppure
a causa della sconsiderata superficialità
degli altri, che pure avrebbero avuto il più
grande interesse a vigilare con diligenza.
Per questo motivo, nello spazio di un secolo
e mezzo, la setta massonica si è rapidamente
avviata a incrementi superiori a ogni aspettativa;
essa, infiltrandosi con l'audacia e con l'inganno
in tutti gli ordini dello Stato, ha incominciato
a essere tanto potente da sembrare quasi dominare
negli Stati. Da questa tanto rapida e tremenda
propagazione è derivata per la Chiesa,
per l'autorità dei governanti e per
la salute pubblica quella rovina che i Nostri
Predecessori con molto anticipo avevano previsto.
Si è infatti giunti a tale estremo
che per il futuro si deve grandemente temere
non per la Chiesa, che è posta su fondamenta
troppo salde perché possa essere abbattuta
da forze umane, ma per gli Stati, nei quali
hanno una influenza eccessiva la setta della
quale parliamo, oppure altre sette non dissimili,
che si propongono come sue collaboratrici
e sue satelliti.
[6.]
Per queste ragioni, appena accedemmo al governo
della Chiesa, vedemmo e comprendemmo pienamente
che occorreva resistere, per quanto possibile,
a un così grande male, opponendovi
la Nostra autorità.
Invero,
cogliendo più volte la occasione opportuna,
abbiamo trattato alcuni fondamentali princìpi
dottrinali sui quali sembrava che la perversità
delle opinioni massoniche avesse avuto la
maggiore influenza. Così, nella Nostra
lettera enciclica Quod Apostolici muneris
abbiamo cercato di confutare i mostruosi errori
dei socialisti e dei comunisti; in seguito,
nella lettera enciclica Diuturnum ci siamo
impegnati a difendere e a porre in luce il
vero e genuino concetto di società
domestica, la cui fonte e la cui origine si
trova nel matrimonio; oltre a queste, nella
enciclica Diuturnum abbiamo esposto la essenza
del potere politico secondo i princìpi
della saggezza cristiana, mirabilmente coerente
con l'ordine naturale e con la salvezza dei
popoli e dei governanti. Ora dunque, seguendo
l'esempio dei Nostri Predecessori, abbiamo
stabilito di dedicare la Nostra attenzione
direttamente alla associazione massonica stessa,
al complesso della sua dottrina, ai suoi piani,
al suo modo di sentire e di operare, affinché
ne sia sempre meglio messa in luce la forza
malefica, e questo valga a tenere lontano
le occasioni di contagio di tale funesta peste.
[7.]
Varie sono le sette che, sebbene diverse di
nome, di rito, di forma e di origine, tuttavia,
per una certa comunanza di intenti e affinità
di princìpi fondamentali, concordano
in sostanza con la setta massonica, che funge
da centro dal quale muovono e al quale fanno
capo tutte quante. E per quanto esse ora sembrino
non volere affatto occultarsi nelle tenebre,
e tengano le loro adunanze alla luce del sole
e davanti agli occhi dei cittadini e pubblichino
i loro periodici, nondimeno, se si considera
a fondo la realtà, mantengono la natura
e le pratiche di società clandestine.
Invero in esse vi sono molti elementi simili
a segreti, dei quali è fatto obbligo
di tenere all'oscuro con singolare cura non
solo gli estranei ma anche molti dei loro
stessi adepti: per esempio, gli autentici
e ultimi loro intendimenti, le gerarchie supreme
delle sette, certe riunioni riservate e segrete:
e parimenti le decisioni prese, e le modalità
e i mezzi per portarle a compimento. A questo
fine mira la molteplice diversità di
diritti, di doveri e di compiti tra gli adepti:
a questo mira la distinzione stabilita di
ordini e di gradi, e la severità disciplinare
con la quale si reggono. Quanti sollecitano
la iniziazione sono obbligati a promettere
— anzi, per lo più, devono giurare
solennemente — di non rivelare a nessuno,
in nessuna occasione e in nessun modo, i nomi
degli adepti, i segni e la dottrina. Così,
sotto mentite sembianze e con l'arte di una
continua simulazione, i massoni, come un tempo
i manichei, si sforzano quanto più
possibile di occultarsi e di non avere altri
testimoni che i loro confratelli. Cercano
le tenebre come un elemento di vantaggio,
e assumono le sembianze di letterati oppure
di scienziati, che mirino alla erudizione
dei consociati; hanno sempre sulle labbra
lo zelo per il progresso della civiltà,
l'amore per il ceto più povero: affermano
che il loro unico intento è quello
di migliorare le condizioni della massa e
di estendere al maggiore numero possibile
di cittadini i vantaggi propri della società
civile. Questi propositi, quando anche fossero
veri, sono tuttavia una parte dei loro disegni.
Inoltre, quanti sono affiliati devono promettere
e garantire ai loro capi e maestri cieca e
assoluta ubbidienza; che a un minimo cenno,
a una semplice indicazione ne eseguiranno
gli ordini, pronti ad accettare, qualora facciano
diversamente, ogni più grave pena,
e perfino la morte. Infatti, quando si ritiene
che alcuni abbiano tradito il segreto oppure
abbiano trasgredito gli ordini ricevuti, non
è raro che costoro ricevano la morte
con tanta audacia e destrezza che il sicario
assai spesso sfugge alle indagini e alla punizione
della giustizia.
Dunque,
il simulare e il volere rimanere nascosto;
il legare a sé uomini come schiavi,
con un vincolo fortissimo e per uno scopo
non sufficientemente dichiarato; l'impiegare
per ogni sorta di imprese criminose uomini
ridotti a schiavi dell'arbitrio altrui; l'armare
le destre per un delitto, procurando al crimine
la impunità, è una pratica mostruosa
che la natura non tollera. Per questo motivo
la ragione e la verità stessa mostrano
con evidenza che l'associazione di cui parliamo
è radicalmente contraria alla giustizia
e alla morale naturale.
[8.]
E tanto più che altre prove, e molto
evidenti, mostrano inconfutabilmente come
la sua stessa natura ripugni alla onestà.
Infatti, per quanto grandi possano essere
negli uomini l'arte di fingere e l'abitudine
alla menzogna, tuttavia non può accadere
che, in qualche modo una qualunque causa non
appaia quale essa realmente è attraverso
gli effetti che produce. "Non può
un albero buono dare frutti cattivi, né
un albero cattivo dare frutti buoni"
(10). Ora, la setta massonica produce frutti
velenosi e quanto mai amari. Infatti, dai
certissimi indizi che precedentemente abbiamo
ricordato, emerge quello che è l'ultimo
e il principale dei suoi intenti e cioè
distruggere dalle fondamenta tutto l'ordine
religioso e sociale nato dalle istituzioni
cristiane e creare un nuovo ordine a suo arbitrio,
che tragga fondamenti e norme dal naturalismo.
[9.]
Quanto abbiamo detto e diremo, deve intendersi
della setta massonica considerata in sé
stessa e in quanto abbraccia altre associazioni
affini e con essa collegate, ma non dei singoli
seguaci di esse. Infatti, nel loro numero
se ne possono trovare, e non pochi, che, sebbene
non privi di colpa per essersi immischiati
in associazioni di questo genere, tuttavia
non siano personalmente coinvolti nella malizia
delle azioni e ignorino anche lo scopo finale,
che tali associazioni si sforzano di raggiungere.
Similmente, tra le associazioni stesse, forse
alcune non approvano in nessun modo certe
conclusioni estreme, che sarebbe logico abbracciare
come conseguenze necessarie dei princìpi
comuni, se da esse non fossero distolte dall'orrore
provocato dalla loro mostruosità. Parimenti,
la condizione dei luoghi o dei tempi può
indurre alcune associazioni a tentare imprese
di minore rilevanza rispetto a quelle che
esse stesse vorrebbero oppure le altre sono
solite tentare: non per questo, però,
esse devono essere considerate estranee alla
lega massonica, dato che la lega massonica
deve essere giudicata non tanto sulla base
degli atti e delle azioni compiutamente realizzate,
quanto sulla base del complesso dei suoi princìpi.
[10.]
Orbene, il principio fondamentale di quanti
professano il naturalismo è, come il
termine stesso indica a sufficienza, che la
natura umana e la ragione umana debbano essere
in tutte le cose maestre e sovrane. Una volta
stabilito questo principio, dei doveri verso
Dio o poco si curano oppure ne alterano la
essenza per mezzo di opinioni erronee e vaghe.
Negano completamente la rivelazione divina,
non ammettono alcun dogma religioso: non accettano
alcuna verità che non possa essere
compresa dalla intelligenza umana; nessun
maestro a cui si debba obbligatoriamente credere
per l'autorità della funzione. E poiché
è compito singolare ed esclusivo della
Chiesa cattolica possedere nella sua pienezza
e conservare nella sua integrità il
deposito delle dottrine divinamente rivelate,
l'autorità del magistero e i mezzi
soprannaturali per la salvezza, perciò
stesso somma è contro di essa la rabbia
e l'accanimento degli avversari.
Si
osservi ora il modo di procedere della setta
massonica in fatto di religione, specialmente
dove ha maggiore libertà di azione,
e poi si giudichi se essa non sembra volere
attuare completamente le massime dei naturalisti.
Infatti, con lungo e ostinato proposito, si
fa in modo che nella società non abbia
alcuna influenza né il magistero né
l'autorità della Chiesa, e perciò
predicano e sostengono apertamente la completa
separazione della Chiesa dallo Stato. In questo
modo escludono la salutare virtù della
religione cattolica dalle leggi e dalla amministrazione
dello Stato: di conseguenza pensano che gli
Stati debbano in tutto e per tutto essere
ordinati indipendentemente dalle istituzioni
e dalle dottrine della Chiesa.
Peraltro
non basta loro prescindere da tanto valida
guida quale è la Chiesa cattolica,
ma vi aggiungono persecuzioni e offese. Si
sentono anche liberi di attaccare impunemente
i fondamenti stessi della religione cattolica,
parlando, scrivendo, insegnando: non si risparmiano
i diritti della Chiesa, non si rispettano
le sue divine prerogative. Viene a essa lasciata
la minore possibile facoltà di azione,
e questo per mezzo di leggi almeno in apparenza
non troppo violente, ma di fatto concepite
espressamente per impedirne la libertà.
Parimenti vediamo imposte al clero leggi eccezionali
e gravi, promulgate per diminuirne ogni giorno
di più il numero e i mezzi; quanto
resta dei beni della Chiesa, sottoposti a
gravosissimi vincoli, affidati alla potestà
e all'arbitrio degli amministratori dello
Stato; gli ordini religiosi soppressi e dispersi.
Ma
lo sforzo più energico degli avversari
si esercita principalmente contro la Sede
Apostolica e il romano Pontefice. Prima di
tutto egli è stato privato, con falsi
pretesti, del principato civile, baluardo
della sua libertà e dei suoi diritti:
poi è stato ridotto in una condizione
iniqua e intollerabile a causa delle difficoltà
che da ogni parte gli si oppongono: finché
si è giunti a questi tempi, nei quali
i fautori di queste sette dichiarano apertamente
quanto a lungo avevano segretamente macchinato
fra loro, e cioè che si deve eliminare
la sacra autorità dei Pontefici e che
si deve distruggere dalle fondamenta lo stesso
Pontificato, istituito per diritto divino.
Anche se mancassero altre prove, dimostra
a sufficienza questa realtà la testimonianza
di affiliati, molti dei quali, in diverse
occasioni e anche recentemente, hanno dichiarato
che il vero obiettivo dei massoni è
quello di perseguitare con odio implacabile
il cattolicesimo e che non si daranno pace
prima di avere visto stroncate tutte le istituzioni
religiose fondate dai sommi Pontefici.
E
anche se la setta non impone agli affiliati
di rinnegare espressamente la fede cattolica,
questo comportamento è tanto lontano
dall'opporsi agli intenti massonici che anzi,
piuttosto, li asseconda. In primo luogo, infatti,
con questo sistema, i massoni ingannano facilmente
i semplici e gli incauti, e a un numero ancora
maggiore di persone offrono allettamenti.
In secondo luogo essi, aprendo le loro file
a persone provenienti da qualunque confessione
religiosa, ottengono per ciò stesso
la propagazione del grande errore dei tempi
attuali, che consiste nel relegare tra le
cose indifferenti la preoccupazione per la
religione e nella convinzione che non vi sia
alcuna differenza tra le varie forme religiose.
E questo criterio è adottato con lo
scopo di annientare tutte le religioni, e
segnatamente quella cattolica, che, essendo
tra tutte l'unica vera, non può, se
non con somma ingiustizia, essere posta su
di un piano di parità rispetto alle
altre.
[11.]
Ma i naturalisti si spingono più oltre.
Messisi audacemente, in questioni della massima
rilevanza, per una via totalmente falsa, cadono
a precipizio verso le estreme conseguenze
sia per la debolezza della natura umana, sia
per giusto giudizio di Dio, che punisce la
superbia. Così avviene che le stesse
verità che si conoscono per lume di
ragione, quali sono certamente la esistenza
di Dio, la spiritualità e la immortalità
dell'anima umana, non hanno più per
essi consistenza e certezza.
Orbene,
la setta massonica, per un non diverso errore
di rotta, va a urtare proprio contro questi
scogli. Infatti, sebbene professino generalmente
la esistenza di Dio, tuttavia essi stessi
fanno fede del fatto che questa convinzione
non è impressa con fermo assenso e
stabile giudizio nelle menti dei singoli.
E neppure dissimulano che tale questione intorno
a Dio è presso di loro la fonte e la
causa principale di dissidio; anzi è
noto come anche di recente si ebbe tra loro,
su questo punto, una non lieve contesa. Fatto
sta che la setta lascia agli iniziati grande
libertà di sostenere a pieno diritto
l'una o l'altra tesi, che Dio esista, oppure
che non esista: e coloro che negano risolutamente
la esistenza di Dio sono ammessi alla iniziazione
tanto facilmente quanto coloro che l'ammettono,
ma ne hanno un concetto erroneo, come i panteisti,
il che altro non è che il tenere una
certa quale assurda idea della natura divina,
eliminandone la verità. Ora, abbattuto
o scalzato questo supremo fondamento, è
inevitabile che vacillino anche molte verità
conosciute dalla ragione naturale, come il
fatto che tutte le cose hanno avuto esistenza
per libera volontà di Dio creatore;
che il mondo è retto dalla Provvidenza;
che l'anima è immortale; che a quella
terrena seguirà una seconda ed eterna
vita.
[12.]
Persi questi che sono come i princìpi
dell'ordine naturale, importantissimi per
la conoscenza e per la pratica, appare facilmente
quali saranno i costumi privati e quelli pubblici.
Non
parliamo delle virtù soprannaturali,
che senza speciale dono e favore di Dio nessuno
può esercitare né conseguire
e delle quali certamente non si può
trovare traccia alcuna in quanti disconoscono
sdegnosamente la redenzione del genere umano,
la grazia divina, i sacramenti e la felicità
eterna che si deve ottenere in cielo.
Parliamo
dei doveri che derivano dalla morale naturale.
Dio, creatore e provvido reggitore del mondo;
la legge eterna che prescrive il rispetto
e proibisce la violazione dell'ordine naturale;
il fine ultimo dell'uomo, posto di gran lunga
al di sopra delle cose umane e collocato molto
al di là di questa transitoria sede
mondana: queste sono le fonti, questi i princìpi
di tutta la giustizia e di tutta la moralità.
Se essi vengono soppressi, come suole avvenire
per opera dei naturalisti e dei massoni, subito
la precisa conoscenza del giusto e dell'ingiusto
non avrà più dove appoggiarsi
né come sostenersi. Infatti, l'unica
morale approvata dalla famiglia massonica
e nella quale, secondo essa, deve essere educata
la gioventù, è quella che chiamano
civile, indipendente e libera: ossia, che
prescinde totalmente da ogni idea religiosa.
Ma quanto essa sia povera, quanto sia priva
di saldezza e oscillante a ogni vento di passioni,
è messo in risalto a sufficienza dai
dolorosi frutti che già in parte stanno
apparendo. Infatti, dove essa ha cominciato
a regnare più liberamente sopprimendo
la educazione cristiana, lì scadono
rapidamente i costumi retti e integri, prendono
vigore le opinioni più mostruose, va
crescendo in modo spaventoso l'audacia dei
delitti. E tutto questo viene comunemente
lamentato e deplorato, e non raramente viene
attestato da quanti, anche non volendolo affatto,
sono costretti a farlo dalla forza della verità.
[13.]
Inoltre, poiché la natura umana è
stata inquinata dalla prima caduta costituita
dal peccato e per questo motivo è molto
più propensa ai vizi che alle virtù,
è assolutamente necessario, per agire
moralmente, tenere a freno i moti torbidi
dell'animo e sottomettere gli appetiti alla
ragione. In questo combattimento è
molto spesso necessario disprezzare le cose
umane e si devono affrontare grandissimi sacrifici
e molestie affinché la ragione vincitrice
conservi sempre il suo dominio. Ma i naturalisti
e i massoni, rifiutando di prestare fede a
quanto abbiamo conosciuto attraverso la divina
rivelazione, negano che il progenitore del
genere umano abbia commesso peccato; e per
questo motivo pensano che il libero arbitrio
non sia affatto "indebolito e inclinato
al male" (11). E anzi, esagerando la
forza e la eccellenza della natura, e collocando
unicamente in essa il principio e la norma
della giustizia, non possono neppure concepire
che a frenarne i moti e a moderarne gli appetiti
occorrano continuo sforzo e somma costanza.
E questa è la ragione per cui vediamo
comunemente offerti agli uomini molti stimoli
alle passioni: giornali e periodici senza
temperanza e senza pudore; rappresentazioni
teatrali licenziose oltre ogni dire; temi
artistici coltivati specialmente secondo i
princìpi del cosiddetto verismo; artifici
sottilmente pensati per la soddisfazione di
una vita molle e delicata; insomma, vediamo
avidamente ricercate tutte le lusinghe capaci
di sedurre e di addormentare la virtù.
In ciò agiscono turpemente, ma sono
coerenti con sé stessi quanti sopprimono
l'attesa dei beni celesti, abbassano la felicità
al livello delle cose mortali e quasi la affondano
nella terra.
Le
cose sopra riferite possono essere confermate
da un fatto strano non tanto in sé,
quanto a dirsi. Giacché, infatti, nessuno
è solito servire tanto supinamente
alle persone scaltre e astute quanto coloro
il cui animo è stato snervato e fiaccato
dalla tirannide delle passioni, nella setta
massonica si sono trovati alcuni che dissero
e proposero pubblicamente che si doveva sistematicamente
e con ogni accorgimento saturare la moltitudine
con una illimitata licenza in materia di vizi:
una volta conseguito questo obiettivo, essi
l'avrebbero facilmente tenuta in loro potere
e arbitrio in vista di più audaci disegni.
[14.]
Per quanto riguarda il consorzio domestico,
tutta la dottrina dei naturalisti si riduce
a questi punti: il matrimonio appartiene alla
categoria giuridica dei contratti; può
legittimamente essere rescisso per volontà
dei contraenti; il potere sul vincolo coniugale
è nelle mani delle autorità
civili. Nella educazione dei figli, in materia
di religione non si deve insegnare nulla come
certo e determinato: cresciuto in età,
ciascuno sia libero di scegliere quello che
preferisce.
Orbene,
i massoni ammettono senza riserve queste cose:
e non solamente le ammettono, ma da molto
tempo si sforzano di fare in modo di trasferirle
nel costume e nella consuetudine. In molti
paesi, che pure si professano cattolici, risulta
giuridicamente stabilito che, al di fuori
del matrimonio civile, non vi siano nozze
legittime; altrove le leggi consentono il
divorzio; altrove si fa di tutto perché
sia quanto prima permesso. In questo modo
si tende con passo rapido a cambiare la natura
dci matrimoni, mutandoli in unioni instabili
e passeggere, che la passione costituisce
e, al suo mutare, dissolve.
D'altra
parte, la setta massonica concentra tutte
le sue energie e tutti i suoi sforzi per impossessarsi
della educazione degli adolescenti. Infatti
i massoni pensano di potere facilmente plasmare
e piegare nella direzione da essi voluta tale
età tenera e flessibile, nella convinzione
che questo sia il mezzo più efficace
per formare allo Stato una generazione di
cittadini quale essi vagheggiano. Per questo,
in materia di educazione della gioventù
e di insegnamento, non consentono che per
i ministri della Chiesa vi sia parte alcuna
di magistero e di vigilanza, e in alcuni luoghi
hanno già ottenuto che nella formazione
dei costumi non sia inserito nulla di quei
grandissimi e santissimi doveri che congiungono
l'uomo a Dio.
[15.]
Seguono poi le massime di scienza politica.
In questa materia i naturalisti sostengono
che tutti gli uomini sono uguali in diritti
e della medesima condizione riguardo a tutti
gli aspetti della vita; che ciascuno è
per natura libero; che nessuno ha il diritto
di comandare a un altro; che pretendere che
gli uomini ubbidiscano alla autorità
di qualcuno, che non proceda da loro stessi,
equivale a esercitare una violenza. Dunque,
tutto è nelle mani del popolo libero:
il potere politico esiste per mandato oppure
per concessione del popolo, in forma tale
però che, se muta la volontà
popolare, è lecito deporre dalla carica,
anche contro la loro volontà, i governanti.
La fonte di tutti i diritti e doveri civili
sta nella moltitudine o nel governo dello
Stato, costituito sulla base dei princìpi
del diritto nuovo. Inoltre occorre che lo
Stato sia ateo: tra le varie forme di religione
non vi è alcuna ragione perché
una venga anteposta a un'altra; tutte devono
essere considerate alla stessa stregua.
[16.]
Che ai massoni piacciano ugualmente questi
princìpi e che pretendano di costituire
gli Stati secondo questo tipo e modello, è
tanto noto da non richiedere dimostrazione.
E invero già da molto tempo essi lavorano
apertamente per questo scopo con tutte le
forze e con tutti i mezzi: in tale modo essi
spianano la via e quei non pochi più
audaci di loro e più avventati nel
male, che vagheggiano la uguaglianza e la
comunanza di tutti i beni, dopo avere eliminato
nella società civile ogni distinzione
di classi sociali e di beni di fortuna.
[17.]
Dagli elementi che abbiamo sinteticamente
presentato si evidenzia a sufficienza quale
sia la natura della setta massonica e quale
via essa prenda. I suoi dogmi fondamentali
sono in così grande e così manifesto
disaccordo con la ragione, che non vi può
essere nulla di più perverso. Volere
demolire la Chiesa che Dio stesso ha fondato
e protegge in vista della sua immortalità;
volere risuscitare dopo diciotto secoli i
costumi e le istituzioni dei gentili, è
segno di somma stoltezza e di temeraria empietà.
E non meno orrendo e intollerabile è
il fatto che vengano ripudiati i benefìci
benignamente largiti da Gesù Cristo
agli uomini, non solo in quanto singoli, ma
anche in quanto consociati nella famiglia
e nella società civile. E questi benefìci
sono considerati grandissimi anche a giudizio
e per testimonianza degli avversari. In questo
folle e feroce proposito sembra potersi riconoscere
quell'odio implacabile, quella rabbia di vendetta
dei quali arde Satana nei confronti di Gesù
Cristo.
Similmente,
il secondo proposito dei massoni — e cioè
la distruzione dei princìpi fondamentali
del diritto e della morale e il farsi collaboratori
di quanti, alla maniera degli animali, vorrebbero
fosse lecito tutto quanto piace — altro non
è che sospingere il genere umano verso
la più abietta e ignominiosa degradazione.
Aumentano
il male i pericoli che minacciano tanto il
consorzio domestico quanto quello civile.
Come infatti esponemmo in altre occasioni,
vi è nel matrimonio — per consenso
pressoché universale e di popoli e
di secoli — un carattere sacro e religioso:
da parte della legge divina si è provveduto
a che non sia lecito sciogliere i matrimoni.
Se essi diventano profani, se è lecito
scioglierli, è inevitabile che nella
famiglia vi siano turbamento e confusione,
in quanto le donne si trovano a perdere la
loro dignità, e la prole si viene a
trovare nella incertezza circa la propria
situazione e incolumità.
La
pubblica e totale indifferenza nei confronti
della religione e il non curarsi di Dio, come
se non esistesse affatto, nella costituzione
e nella amministrazione dello Stato, è
atteggiamento temerario ignoto agli stessi
gentili, nel cui animo e nel cui cuore era
così profondamente impressa non solo
la credenza negli Dei, ma anche la necessità
di un culto pubblico, che consideravano più
facile trovare una città senza territorio
che senza Dio. E in realtà la società
umana, per la quale siamo stati creati per
natura, è istituita da Dio, autore
della natura: e da Dio, come principio e fonte,
procede tutta la perenne abbondanza dei beni
innumerevoli dei quali essa abbonda. Come
dunque in quanto singoli siamo dalla voce
stessa della natura ammoniti a onorare piamente
e santamente Dio per il fatto che da Dio abbiamo
ricevuto la vita e i beni che a essa si accompagnano,
così per la stessa ragione devono fare
i popoli e gli Stati. È dunque evidente
che quanti vogliono uno Stato svincolato da
ogni dovere religioso, agiscono non solo ingiustamente,
ma anche con ignoranza e in modo insensato.
Posto poi che gli uomini nascono ordinati
alla società civile per volere di Dio,
e che il potere di comandare è un elemento
di coesione della società civile tanto
necessario che, una volta eliminato, è
inevitabile che essa immediatamente si sfasci,
ne deriva di conseguenza che Colui che creò
la società, crea anche l'autorità
di comandare. Da questo si comprende che chiunque
detenga il potere è ministro di Dio.
Per questo motivo, per quanto lo richiedono
il fine e la natura dell'umano consorzio,
è giusto ubbidire all'autorità
legittima quando ordina cose giuste, come
si ubbidirebbe all'autorità di Dio
che tutto governa: e nulla è più
contrario alla verità che ammettere
che dipenda dalla volontà del popolo
il rifiutare, quando a esso piaccia, questa
ubbidienza., nessuno mette in dubbio che,
se si considerano la comune origine e natura,
il fine ultimo a tutti proposto da conseguire
e i diritti e i doveri che quindi automaticamente
ne derivano, gli uomini sono tutti su di un
piano di parità. Ma, poiché
non possono essere pari le qualità
personali degli uomini e uno si distingua
dall'altro per le forze sia fisiche che morali,
e moltissime sono le diversità di costumi,
di volontà e di temperamenti, per questo
motivo nulla è più contrario
alla ragione del volere confondere e unificare
tutto quanto, e trasferire negli ordinamenti
della vita civile una rigorosa e assoluta
uguaglianza. Come la perfetta disposizione
del corpo deriva dalla unione e dalla compagine
di diverse membra che, differenti per forma
e per uso, ma congiunte insieme e distribuite
ciascuna al suo posto, costituiscono un organismo
bello a vedersi, saldo per le sue forze e
idoneo all'azione, così nella società
politica la dissimiglianza delle parti è
quasi illimitata: qualora tutti siano considerati
pari e qualora i singoli seguano ciascuno
il proprio arbitrio, nessuno Stato presenterà
un aspetto più deforme; però,
se all'interno di distinti gradi di dignità,
di attitudini e di funzioni collaboreranno
efficacemente al bene comune, renderanno l'immagine
di uno Stato bene ordinato e conforme a natura.
[18.]
Del resto, gli errori, fonte di perturbazione,
che abbiamo richiamato, bastano da soli a
provocare negli Stati timori molto seri. Infatti,
soppressi il timore di Dio e il rispetto nei
confronti delle leggi divine, disprezzata
l'autorità dei governanti, permessa
e legittimata la febbre delle rivoluzioni,
sciolte fino alla licenza le passioni popolari,
senza altro freno che quello delle pene, non
possono seguirne altro che una rivoluzione
e una sovversione universale. E tali sovversivi
rivolgimenti sono lo scopo deliberato e dichiarato
di numerose associazioni di comunisti e di
socialisti; agli intendimenti dei quali non
potrebbe dirsi estranea la setta dei massoni,
che tanto ne favorisce i disegni e con i quali
ha in comune i princìpi essenziali.
E se nella pratica non giungono subito e ovunque
agli estremi, ciò non si deve attribuire
alla loro dottrina né alla loro volontà,
ma alla virtù della divina religione
che non può essere spenta, e parimenti
alla parte più sana degli uomini che,
rifiutando di servire alle società
segrete, si oppongono con forte animo ai loro
folli propositi.
[19.]
E volesse il cielo che tutti giudicassero
l'albero dai suoi frutti e riconoscessero
il seme e l'inizio dei mali che premono e
dei pericoli che incombono! Si ha a che fare
con un nemico astuto e fraudolento che, blandendo
popoli e governanti, si è accattivato
entrambi con parole lusinghiere e adulazione.
Insinuandosi
tra i governanti con la simulazione dell'amicizia,
i massoni hanno mirato ad averli come alleati
e potenti collaboratori per opprimere il cattolicesimo;
e per stimolarli con maggiore efficacia, con
ostinata calunnia hanno accusato la Chiesa
di contendere invidiosamente con i governanti
riguardo al potere e alle prerogative regali.
Acquisita frattanto sicurezza e audacia con
questi mezzi, cominciarono a esercitare una
straordinaria influenza sul governo degli
Stati, peraltro pronti a scuotere le fondamenta
delle monarchie e a perseguitare, a calunniare
e a scacciare i sovrani ogni volta che nella
loro azione di governo questi sembrassero
agire in modo contrario ai loro desideri.
In
un modo non diverso essi ingannarono il popolo
per mezzo dell'adulazione. Gridarono a gran
voce libertà e prosperità pubblica,
e che era dipeso dalla Chiesa e dai monarchi
che il popolo non fosse strappato dalla iniqua
servitù e dalla miseria, sobillarono
il popolo, ed eccitandolo con la sete di rivolgimenti
politici, lo aizzarono contro l'autorità
di entrambi. Vero è che, però,
dei vantaggi sperati maggiore è l'attesa
che non la realtà; anzi, la plebe più
oppressa di prima si vede per lo più
mancare quei conforti alle sue misere condizioni,
che nella società cristianamente costituita
avrebbe potuto trovare con facilità
e con abbondanza. Ma ogni qual volta gli uomini
si oppongono all'ordine stabilito dalla divina
Provvidenza, sono soliti incontrare il castigo
della loro superbia, in modo tale che si imbattono
in una sorte di oppressione e di miseria lì
dove temerariamente si sarebbero aspettati
una sorte prospera e tutta conforme ai loro
desideri.
[20.]
Per quanto riguarda la Chiesa, per il fatto
che ordina agli uomini di ubbidire innanzi
tutto e sopra ogni cosa a Dio, supremo signore
di tutte le cose, sarebbe ingiuriosa calunnia
crederla per questo nemica dell'autorità
civile, o pensare che essa arroghi a sé,
in qualche misura, diritti dei governanti.
Anzi, essa prescrive che quanto è dovuto
alla potestà civile, a essa si renda
per dovere di coscienza. D'altra parte, il
fatto che essa faccia derivare da Dio stesso
il diritto di comandare, aumenta grandemente
la dignità dell'autorità civile
e giova molto a conciliare a essa il rispetto
e la benevolenza dei sudditi. La Chiesa, amica
della pace e madre della concordia, abbraccia
tutti con materna carità; e, intenta
unicamente ad aiutare i mortali, insegna che
si deve congiungere la giustizia con la clemenza,
il potere con la equità, le leggi con
la moderazione; che non deve essere violato
il diritto di nessuno, che ci si deve impegnare
per mantenere l'ordine e la tranquillità
pubblica e per sollevare, privatamente e pubblicamente,
quanto più è possibile la indigenza
degli infelici. "Ma — per usare le parole
di sant'Agostino — credono oppure vogliono
fare credere che non torna utile alla società
la dottrina del Vangelo, perché vogliono
che lo Stato posi non sul fondamento stabile
delle virtù, ma sulla impunità
dei vizi" (12). Messi in chiaro questi
elementi, sarebbe assai conforme alla prudenza
politica e necessario alla comune incolumità,
che governanti e popoli non collaborassero
con i massoni per fare crollare la Chiesa,
ma con la Chiesa per respingere gli attacchi
dei massoni.
[2l.]
Comunque sia, di fronte a questo male tanto
grave e ormai troppo diffuso, è Nostro
dovere, Venerabili Fratelli, impegnarci a
cercare i rimedi.
E
poiché comprendiamo che la migliore
e più salda speranza di rimedio è
riposta nella efficacia della religione divina,
tanto più odiata dai massoni quanto
più temuta, riteniamo dunque che il
rimedio fondamentale consista nell'impiegare
questa virtù sommamente salutare contro
il comune nemico. Di conseguenza, tutto quanto
i romani Pontefici Nostri Predecessori decretarono
per impedire le iniziative e gli intenti della
setta massonica; tutto quanto sancirono per
allontanare da siffatte associazioni o per
ritrarre da esse, tutto e singolarmente Noi
ratifichiamo e confermiamo con la Nostra Apostolica
autorità. E, confidando moltissimo
nella buona volontà dei cristiani,
chiediamo e supplichiamo ciascuno di loro,
per la propria etema salvezza, che tengano
come dovere di coscienza il non scostarsi
neppure minimamente da quanto questa Sede
Apostolica ha prescritto a tale riguardo.
[22.]
Preghiamo poi e supplichiamo Voi Venerabili
Fratelli, con la maggiore insistenza, di impegnarvi,
unendo la vostra azione alla Nostra, al fine
di estirpare questa immonda peste che striscia
attraverso tutte le vene della società
civile. Voi dovete difendere la gloria di
Dio e la salvezza del prossimo: proponendovi
questi due fini, nel combattere non vi verrà
meno né coraggio né fortezza
d'animo. Competerà alla vostra prudente
saggezza giudicare quali siano i mezzi più
efficaci per vincere gli ostacoli e per superare
le difficoltà che si porranno.
Ma,
poiché compete alla autorità
del Nostro ministero indicare alcuni criteri
di azione maggiormente adeguati, stabilite
che la prima cosa da fare anzitutto è
mostrare il vero volto della massoneria, dopo
averne strappato la maschera; e fare conoscere
ai popoli, per mezzo dei vostri sermoni e
delle vostre lettere pastorali scritte a questo
fine, quali siano gli artifici delle associazioni
di questo genere nel blandire e nell'allettare,
quale perversità vi sia nelle dottrine
e quale turpitudine nell'azione. Conformemente
a quanto più volte confermarono i Nostri
Predecessori, nessuno ritenga che per qualunque
motivo gli sia lecito iscriversi alla setta
massonica, se la sua professione di cattolico
e la sua salvezza gli stanno a cuore nella
misura in cui devono. Nessuno si lasci ingannare
da una simulata onestà; infatti, a
qualcuno potrà sembrare che i massoni
non impongano nulla di apertamente contrario
alla santità della religione o dei
costumi: ma, essendo essenzialmente malvagio
lo scopo e la natura della setta stessa, non
può essere lecito né aggregarsi
ai massoni né aiutarli in qualunque
modo.
[23.]
In secondo luogo, attraverso l'assiduità
dei discorsi e delle esortazioni, occorre
trarre il popolo all'apprendimento diligente
dei precetti della religione: a tale scopo
molto raccomandiamo che, attraverso scritti
e sermoni opportuni, siano illustrati gli
elementi di quei princìpi santissimi
nei quali è contenuta la filosofia
cristiana. Scopo di ciò è sanare
con la istruzione le menti degli uomini, e
premunirle contro le molteplici forme di errori
e le varie suggestioni dei vizi, soprattutto
in presenza di questa licenza di scrivere
e insaziabile avidità di apprendere.
Opera
senza dubbio impegnativa: in essa, tuttavia,
sarà partecipe e compagno delle vostre
fatiche specialmente il clero, se, grazie
al vostro sforzo, sarà stato ben formato
dalla morale e dagli studi. Inoltre una causa
tanto bella e tanto importante richiede anche
la collaborazione e l'aiuto di laici, che
uniscano l'amore della religione e della patria
con la virtù e con il sapere. Unite
le forze di entrambi gli ordini, procurate,
Venerabili Fratelli, che gli uomini conoscano
intimamente e abbiano cara la Chiesa, perché
quanto più crescerà la conoscenza
e l'amore di essa, tanto maggiormente saranno
aborrite e schivate le società segrete.
Per
questo Noi, approfittando, non senza motivo,
di questa opportuna occasione, rinnoviamo
l'impegno già altre volte ribadito
di propagare e di fomentare con ogni diligenza
il terz'odine francescano, di cui recentemente,
con prudente condiscendenza, abbiamo mitigato
la regola. Infatti, suo unico fine, così
come è stato istituito dal suo fondatore,
è quello di chiamare gli uomini alla
imitazione di Gesù Cristo, all'amore
alla Chiesa e alla pratica di tutte le virtù
cristiane: di consegenza, grande è
la sua efficacia nell'eliminare il contagio
di queste sette tanto malvagie. Pertanto,
si rinnovi con quotidiani incrementi questo
santo sodalizio, dal quale possiamo sperare
molti frutti e, come principale, quello che
gli animi siano rivolti alla libertà,
alla fraternità, alla uguaglianza giuridica
non quali assurdamente pensano i massoni,
ma quali Gesù Cristo procurò
al genere umano e san Francesco mise in pratica.
La libertà, diciamo, dei figli di Dio,
grazie alla quale non siamo schiavi di Satana
e delle passioni, malvagissimi tiranni; la
fraternità, la cui origine risiede
in Dio, creatore e padre comune di tutti:
la uguaglianza che, basata sui fondamenti
della giustizia e della carità, non
elimina tutte le differenze tra gli uomini,
ma dalla varletà della vita, delle
funzioni e delle inclinazioni formi quel mirabile
accordo e quasi armonia, che è proprio
per natura della utilità e della dignità
del civile consorzio.
[24.]
In terzo luogo vi è una istituzione
— realizzata sapientemente dai nostri padri
e poi, nel corso del tempi, trascurata —,
la quale può valere oggi come modello
e forma per qualche cosa di simile.
Intendiamo
parlare dei collegi o corpi professionali,
destinati a tutelare, sotto la guida della
religione, gli interessi e i costumi. E se
i nostri padri, per l'uso e la esperienza
di un lungo periodo di tempo, avvertirono
la utilità di questi collegi, la sentirà
forse maggiormente la nostra epoca, in quanto
hanno una singolare efficacia per annullare
il potere delle sette. Quanti affrontano la
povertà con la mercede derivante dal
loro lavoro manuale, oltre il fatto che, per
la loro condizione, sono in primo luogo i
più degni di carità e di sollievo,
sono anche esposti in modo particolare alle
seduzioni dei fraudolenti e degli ingannatori.
Per questo devono essere aiutati con la maggiore
generosità possibile e devono essere
invitati alle società oneste affinché
non siano trascinati a quelle malvagie. Per
questa ragione Noi vorremmo grandemente vedere
ristabiliti in ogni luogo questi collegi per
la salvezza del popolo, in armonia con le
necessità dei tempi, sotto gli auspici
e il patrocinio dei vescovi. Ci è di
non poco conforto il fatto che già
in numerosi luoghi tali sodalizi sono stati
fondati, così come anche associazioni
di patronato: fine comune di entrambe queste
istituzioni è quello di aiutare la
classe onesta dei proletari e di soccorrere
e proteggere i loro figli e le loro famiglie
e mantenere in essi, insieme alla integrità
dei costumi, l'amore della pietà e
la istruzione religiosa.
A
questo punto non vogliamo passare sotto silenzio
la Società di san Vincenzo de' Paoli,
tanto insigne per l'esempio e la testimonianza
e tanto benemerita delle classi povere. Sono
note le sue opere e le sue finalità:
si dedica interamente al soccorso spontaneo
dei bisognosi e dei tribolati con sagacia
e riservatezza ammirevoli; essa, quanto meno
vuole comparire, tanto più è
efficace all'esercizio della carità
cristiana e pronta al conforto delle umane
miserie.
[25.]
In quarto luogo, affinché più
facilmente conseguiamo quello che vogliamo,
raccomandiamo alla vostra fede e alla vostra
vigilanza la gioventù, che è
la speranza della società umana.
Dedicate
la parte maggiore delle vostre cure alla formazione
di essa e non pensiate che alcun provvedimento
sarà tanto grande da non doverne prendere
uno maggiore, affinché gli adolescenti
siano tenuti lontani da quelle scuole e da
quei maestri, dai quali si tema l'alito pestifero
delle sette. I genitori, i direttori spirituali
e i parroci, nell'insegnare la dottrina cristiana
non si stanchino, da voi spinti, di ammonire
figli e alunni intorno alla perversa natura
delle associazioni di questo genere, anche
perché imparino per tempo le varie
e subdole arti alle quali i propagatori di
esse sono soliti ricorrere per prendere nei
loro lacci gli uomini. Anzi, coloro che opportunamente
preparano gli adolescenti a ricevere la prima
comunione, fanno bene se li indurranno singolarmente
a proporre e a promettere di non legarsi ad
alcuna associazione, alla insaputa dei genitori,
oppure senza essere stati consigliati preventivamente
dal parroco o dal direttore spirituale.
[26.]
Ma ben comprendiamo che tutti i nostri comuni
sforzi non saranno sufficienti a svellere
questi perniciosi semi dal campo del Signore,
se il celeste padrone della vigna non ci soccorrerà
benignamente in vista di quello a cui tendiamo.
È
dunque necessario implorare con fervore veemente
e con trepidazione il suo soccorso e aiuto,
quale e quanto richiedono la gravità
del pericolo e la grandezza del bisogno. lmbaldanzita
per il successo, la setta massonica leva con
insolenza la testa e sembra non volere più
porre limiti alla sua ostinazione. Tutti i
suoi seguaci, congiunti da un empio patto
e da una occulta unità di propositi,
si aiutano scambievolmente e si incitano l'un
l'altro per l'audace realizzazione di opere
malvagie. Un assalto così veemente
richiede una pari difesa: è quindi
necessario che tutti i buoni si uniscano in
una alleanza di azione e di preghiera. Pertanto
a essi chiediamo che con animi concordi resistano
a file serrate e a pie' fermo contro l'impeto
ognora crescente delle sette: essi poi, con
grandi gemiti, tendano le mani supplici a
Dio, e con grande insistenza gli chiedano
che il cristianesimo fiorisca con nuovo vigore;
che la Chiesa ottenga la necessaria libertà;
che i traviati recuperino il senno; che gli
errori cedano una buona volta di fronte alla
verità e i vizi alla virtù.
Ricorriamo
come ad ausiliatrice e a mediatrice a Maria
Vergine madre di Dio, affinché colei
che, fin dal momento stesso della sua concezione
vinse Satana, mostri la sua potenza sulle
empie sette, nelle quali si vede chiaramente
rivivere lo spirito di arrogante ostinazione,
con indomita perfidia e simulazione del Demonio.
Supplichiamo
san Michele, principe degli Angeli del cielo
e discacciatore dei nemici infernali; e parimenti
san Giuseppe, sposo della Vergine santissima,
celeste e salutare patrono della Chiesa cattolica:
i grandi apostoli Pietro e Paolo, propagatori
e difensori invitti della fede cristiana.
Per il loro patrocinio e per la perseveranza
delle comuni preghiere confidiamo che Dio
soccorra opportunamente e benignamente il
genere umano minacciato da tanti pericoli.
[27.]
E come testimonianza delle grazie celesti
e della Nostra benevolenza verso di Voi, Venerabili
Fratelli, verso il clero e verso il popolo
tutto affidato alla vostra vigilanza, impartiamo
con il più grande affetto nel Signore
l'Apostolica Benedizione.
Dato
a Roma presso San Pietro il giorno 20 aprile
1884, anno settimo del Nostro Pontificato.
Leone
P.P. XIII
***
Traduzione
dell'originale latino (SS.D.N. Leonis Papae
XIII Epistula Encyclica de secta massonum,
in Acta Sanctae Sedis, vol. XVI, Roma 1906,
pp. 417-433) della redazione di Cristianità.
(1)
De Civit. Dei, libro XIV, cap. 17.
(2)
Sal. LXXXII, 2-4.
(3)
Cost. In eminenti, del 24-4-1738.
(4)
Cost. Providas, del 18-5-1751.
(5)
Cost. Ecclesiam a Jesu Cristo, del 13-9-1821.
(6)
Cost. del 13-3-1825.
(7)
Enc. Traditi, del 21-5-1829.
(8)
Enc. Mirari, del 15-8-1832.
(9)
Enc. Qui pluribus, del 9-11-1846; all. Multiplices
inter, del 25-9-1865, ecc.
(10)
Mt. VII, 18.
(11)
Conc. Trid., sess. VI, De Iustif., c. 1.
(12)
Epist. CXXXVII, al. III, ad Volusianum, c.
V, n. 20.
A
tutti i fedeli, salute e Apostolica Benedizione.
Posti
per volere della Clemenza Divina, benché
indegni, nell’eminente Sede dell’Apostolato,
onde adempiere al debito della Pastorale provvidenza
affidato a Noi, con assidua diligenza e con
premura, per quanto Ci è concesso dal
Cielo, abbiamo rivolto il pensiero a quelle
cose per mezzo delle quali — chiuso l’adito
agli errori ed ai vizi — si conservi principalmente
l’integrità della Religione Ortodossa,
e in questi tempi difficilissimi vengano allontanati
da tutto il mondo Cattolico i pericoli dei
disordini.
Già
per la stessa pubblica fama Ci è noto
che si estendono in ogni direzione, e di giorno
in giorno si avvalorano, alcune Società,
Unioni, Riunioni, Adunanze, Conventicole o
Aggregazioni comunemente chiamate dei Liberi
muratori o des Francs Maçons, o con
altre denominazioni chiamate a seconda della
varietà delle lingue, nelle quali con
stretta e segreta alleanza, secondo loro Leggi
e Statuti, si uniscono tra di loro uomini
di qualunque religione e setta, contenti di
una certa affettata apparenza di naturale
onestà. Tali Società, con stretto
giuramento preso sulle Sacre Scritture, e
con esagerazione di gravi pene, sono obbligate
a mantenere un inviolabile silenzio intorno
alle cose che esse compiono segretamente.
Ma
essendo natura del delitto manifestarsi da
se stesso e generare il rumore che lo denuncia,
ne deriva che le predette Società o
Conventicole hanno prodotto tale sospetto
nelle menti dei fedeli, secondo il quale per
gli uomini onesti e prudenti l’iscriversi
a quelle Aggregazioni è lo stesso che
macchiarsi dell’infamia di malvagità
e di perversione: se non operassero iniquamente,
non odierebbero tanto decisamente la luce.
Tale fama è cresciuta in modo così
considerevole, che dette Società sono
già state proscritte dai Prìncipi
secolari in molti Paesi come nemiche dei Regni,
e sono state provvidamente eliminate.
Noi
pertanto, meditando sui gravissimi danni che
per lo più tali Società o Conventicole
recano non solo alla tranquillità della
temporale Repubblica, ma anche alla salute
spirituale delle anime, in quanto non si accordano
in alcun modo né con le Leggi Civili
né con quelle Canoniche; ammaestrati
dalle Divine parole di vigilare giorno e notte,
come servo fedele e prudente preposto alla
famiglia del Signore, affinché questa
razza di uomini non saccheggi la casa come
ladri, né come le volpi rovini la Vigna;
affinché, cioè, non corrompa
i cuori dei semplici né ferisca occultamente
gl’innocenti; allo scopo di chiudere la strada
che, se aperta, potrebbe impunemente consentire
dei delitti; per altri giusti e razionali
motivi a Noi noti, con il consiglio di alcuni
Venerabili Nostri Fratelli Cardinali della
Santa Romana Chiesa, a ancora motu proprio,
con sicura scienza, matura deliberazione e
con la pienezza della Nostra Apostolica potestà,
decretiamo doversi condannare e proibire,
come con la presente Nostra Costituzione,
da valere in perpetuo, condanniamo e proibiamo
le predette Società, Unioni, Riunioni,
Adunanze, Aggregazioni o Conventicole dei
Liberi Muratori o des Francs Maçons,
o con qualunque altro nome chiamate. Pertanto,
severamente, ed in virtù di santa obbedienza,
comandiamo a tutti ed ai singoli fedeli di
qualunque stato, grado, condizione, ordine,
dignità o preminenza, sia Laici, sia
Chierici, tanto Secolari quanto Regolari,
ancorché degni di speciale ed individuale
menzione e citazione, che nessuno ardisca
o presuma sotto qualunque pretesto o apparenza
di istituire, propagare o favorire le predette
Società dei Liberi Muratori o Francs
Maçons o altrimenti denominate; di
ospitarle o nasconderle nelle proprie case
o altrove; di iscriversi ed aggregarsi ad
esse; di procurare loro mezzi, facoltà
o possibilità di convocarsi in qualche
luogo; di somministrare loro qualche cosa
od anche di prestare in qualunque modo consiglio,
aiuto o favore, palesemente o in segreto,
direttamente o indirettamente, in proprio
o per altri, nonché di esortare, indurre,
provocare o persuadere altri ad iscriversi
o ad intervenire a simili Società,
Unioni, Riunioni, Adunanze, Aggregazioni o
Conventicole, sotto pena di scomunica per
tutti i contravventori, come sopra, da incorrersi
ipso facto, e senza alcuna dichiarazione,
dalla quale nessuno possa essere assolto,
se non in punto di morte, da altri all’infuori
del Romano Pontefice pro tempore.
Vogliamo
inoltre e comandiamo che tanto i Vescovi,
i Prelati Superiori e gli altri Ordinari dei
luoghi, quanto gl’Inquisitori dell’eretica
malvagità deputati in qualsiasi luogo,
procedano e facciano inquisizione contro i
trasgressori di qualunque stato, grado, condizione,
ordine dignità o preminenza, e che
reprimano e puniscano i medesimi con le stesse
pene con le quali colpiscono i sospetti di
eresia. Pertanto concediamo e attribuiamo
libera facoltà ad essi, e a ciascuno
di essi, di procedere e di inquisire contro
i suddetti trasgressori, e di imprigionarli
e punirli con le debite pene, invocando anche,
se sarà necessario, l’aiuto del braccio
secolare.
Vogliamo
poi che alle copie della presente, ancorché
stampate, sottoscritte di mano di qualche
pubblico Notaio e munite di sigillo di persona
costituita in dignità Ecclesiastica,
sia prestata la stessa fede che si presterebbe
alla Lettera se fosse esibita o mostrata nell’originale.
A
nessuno dunque, assolutamente, sia permesso
violare, o con temerario ardimento contraddire
questa pagina della Nostra dichiarazione,
condanna, comandamento, proibizione ed interdizione.
Se qualcuno osasse tanto, sappia che incorrerà
nello sdegno di Dio Onnipotente e dei Santi
Apostoli Pietro e Paolo.
Clemente
P.P. XII
***
Traduzione
del testo integralmente trascritto da Papa
Benedetto XIV nella bolla Providas
Romanorum, del 18-3-1751, in Tutte le
encicliche e i principali documenti pontifici
emanati dal 1740. 250 anni di storia visti
dalla Santa Sede, vol. I, Benedetto XIV (1740-1758),
a cura di Ugo Bellocchi, Libreria Editrice
Vaticana, Città del Vaticano 1993,
pp. 289-291.