La Chiesa cattolica e la massoneria. La
commissione per il dialogo ha chiarito la
decisiva questione
di
Mons. JOSEF STIMPFLE, Quaderni di Cristianità,
anno II, n. 4, primavera 1986
Sulla
rivista Stimmen der Zeit padre Reinhold Sebott
S.J. ha scritto un articolo dal titolo La
scomunica della Chiesa contro i massoni è
abolita (1). Poiché alcune affermazioni
di questo articolo sono errate, si rende necessaria
una rettifica.
Da
quando la Gran Loggia di Londra fu fondata
attraverso l’unione di quattro logge nella
capitale britannica, il 24 giugno 1717, e
da quando la massoneria apparve pubblicamente
con la Costituzione di Anderson nel 1723,
vi sono stati contrasti con la Chiesa cattolica.
Alla bolla di Clemente XII del 1738 seguirono
numerose altre condanne da parte dell’autorità
statale ed ecclesiastica. Ora, questa valutazione
della massoneria fatta dalla Chiesa era basata
su un errore? Le condanne ecclesiastiche sono
state giudizi sbagliati? Avevano forse un
significato solo in passato e oggi, quindi,
sono superate? La massoneria ha avuto mutamenti
così fondamentali da permettere che
Chiesa e massoneria possano giungere a un
accordo, e i cattolici possano aderire senza
problemi a una loggia? Le domande non sono
certamente nuove. Tuttavia, a partire dal
Concilio Vaticano II sono state riproposte
con crescente urgenza. Da allora non poco
è stato intrapreso fra cattolici e
massoni con l’intenzione di chiarire queste
questioni.
Tentativi
inutili
La
maggior parte dei tentativi, però,
si è interrotta all’inizio oppure si
è limitata a elementi superficiali.
Essi, quindi, non hanno portato a un giudizio
solido e sicuro. I pareri espressi in proposito
o i documenti approvati possono valere solamente
come dimostrazioni della buona volontà
di far sì che al posto dei vecchi contrasti
vi sia spazio per il dialogo attuale e per
l’intesa. Su questa linea sta soprattutto
la Dichiarazione di Lichtenau, che afferma
essere assolutamente senza problemi l’appartenenza
di cattolici alla massoneria. Essa fu sottoscritta
a Lichtenau il 5 luglio 1970 da nove massoni
e da tre cattolici, monsignor de Toth e i
professori Schwarzbauer e Vorgrimler. Quale
valore le si deve attribuire? Padre Sebott
scrive: "La Dichiarazione di Lichtenau
del 1970 mise da parte una serie di ostacoli
e di equivoci che esistevano fra la Chiesa
e la massoneria" (2).
La
commissione per il dialogo, nominata dalla
Conferenza Episcopale Tedesca, non avrebbe
potuto accettare la Dichiarazione di Lichtenau?
Padre Sebott deplora che nel testo sui massoni
della Conferenza Episcopale Tedesca la Dichiarazione
di Lichtenau non sia menzionata.
La
Dichiarazione ha però dato adito ad
alcuni errori. Si afferma così che
i membri della commissione che sottoscrissero
la Dichiarazione di Lichtenau furono nominati
dalla Congregazione per la Dottrina della
Fede. L’allora prefetto della Congregazione
per la Dottrina della Fede, cardinale Seper,
ha dichiarato al riguardo che la sua Congregazione
non ha né nominato i membri della suddetta
commissione, né ha approvato la Dichiarazione
di Lichtenau. È certo che questa dichiarazione
intendeva indurre a suo tempo Papa Paolo VI
a modificare il giudizio della Chiesa sulla
massoneria.
"Si
raggiunse piena unanimità sul fatto
di denominare il documento Dichiarazione di
Lichtenau [...] e di considerarlo
strettamente confidenziale, riservato solamente
al Papa e ai due cardinali König e Seper,
cioè alla Congregazione per la Dottrina
della Fede, allora guidata dal cardinale Seper"
(3), scrive Kurt Baresch, uno dei sottoscrittori.
Ciò sarebbe in relazione con un desiderio
di Paolo VI, perché questi "avrebbe
fatto capire che sarebbe stato molto felice
se da parte dei massoni, per lo meno di quelli
della linea inglese, fosse pubblicata in una
qualunque forma una dichiarazione alla quale
ci si potesse riferire per fondare un nuovo
esame della questione e per fornire i presupposti
affinché, su questa base o in seguito
a una tale dichiarazione, si delineassero
nuovi tentativi di soluzione" (4).
Tuttavia i tentativi del "patriarca"
della massoneria tedesca, il Gran Maestro
dottor Vogel, di giungere a una tale dichiarazione
fallirono a Londra e ovunque. In seguito a
ciò, invece del documento desiderato
i massoni decisero di sottoporre al Papa una
dichiarazione con firme di massoni e di cattolici.
A questo scopo venne elaborata la Dichiarazione
di Lichtenau. Essa non ha mai ottenuto un
riconoscimento ufficiale da parte della Chiesa.
La
Dichiarazione di Lichtenau era fin dall’inizio
a disposizione della commissione per il dialogo,
la quale ha condotto i colloqui con i massoni
per conto della Chiesa nell’area di lingua
tedesca. A conferma, proprio il principale
autore della Dichiarazione di Lichtenau fu
membro di parte massonica della commissione
per il dialogo — in tutto, alla commissione
tedesca per il dialogo furono chiamati tre
firmatari della Dichiarazione. Nelle sedute
comuni della commissione egli riconobbe e
indicò molto francamente le debolezze
di questa dichiarazione.
Essa
non è servita per nulla a rispondere
alla questione posta. Alla base della Dichiarazione
non vi fu un’analisi vera e propria delle
questioni, come avvenne poi nella commissione
tedesca per il dialogo. Quindi, la dichiarazione
non poté offrire alcuna base solida
per un giudizio sul rapporto della Chiesa
cattolica con la massoneria.
Lo
stesso vale per gli incontri e per le riunioni
fra il 1976 e il 1980, in cui "cattolici
e massoni ebbero l’occasione di conoscersi
meglio" (5). E quando, infine, padre
Sebott dice, a proposito di due trasmissioni
radiofoniche, che "promisero bene anche
le due interviste sui massoni trasmesse dalla
radio vaticana il 27 gennaio 1980 e il 2 marzo
1980" (6), pure questa affermazione deve
essere rettificata.
I
programmi trasmessi dalla radio vaticana —
i quali, anche se con una diversa argomentazione,
sostenevano un’ammissibilità di cattolici
nella massoneria, soprattutto facendo riferimento
a una lettera del cardinale Seper del 19 luglio
1974 — poterono essere falsamente interpretati
come presa di posizione ecclesiastica ufficiale,
poiché furono trasmessi alla radio
vaticana. Questo fatto ha indotto il cardinale
Seper a una rettifica. Al cardinale fu anche
chiesto da parte della commissione per il
dialogo che cosa pensasse di quelle trasmissioni.
Egli ha contraddetto totalmente il loro contenuto.
Come
ha lavorato la commissione ufficiale
Per
giungere a una risposta solida, impegnativa,
corrispondente alla piena responsabilità
di fronte alla verità e ai fedeli,
nel giugno del 1974 la Conferenza Episcopale
Tedesca ha finalmente istituito, per incarico
della Santa Sede, una commissione ufficiale
per il dialogo. Questa si è riunita
con una commissione ufficiale per il dialogo
delle Grandi Logge Unite di Germania per giungere
a una chiarificazione definitiva, in uno sforzo
comune e in piena franchezza, con l’approfondimento
dovuto e senza fretta. A questa commissione
appartenevano da entrambe le parti esperti
e altri potevano essere associati in ogni
momento. Alla commissione dell’episcopato
fu concesso di buon grado da parte dei massoni
di prendere visione di documenti e di rituali
che non sono accessibili al pubblico, ma che
sono molto utili e anzi indispensabili per
una giusta valutazione. Padre Sebott tenta
poi di squalificare questi colloqui: "Se
i massoni credevano a un dialogo e a trattative
vere e proprie, la Conferenza Episcopale Tedesca
definiva espressamente da parte sua la faccenda
un "procedimento di esame""
(7).
Questa
osservazione è da ricondurre solamente
a una scarsa conoscenza dei fatti.
Naturalmente,
all’inizio fu stabilito chiaramente il compito
che era stato affidato alla commissione dalla
conferenza episcopale e dalle Grandi Logge
Unite, poi fu anche messo per iscritto insieme:
—
accertamento dei mutamenti all’interno della
massoneria in Germania;
—
esame della compatibilità dell’appartenenza
contemporanea alla Chiesa cattolica e alla
massoneria;
—
in caso di risposta affermativa alle suddette
questioni, preparazione a mezzo stampa dell’opinione
pubblica alla mutata situazione.
Durante
i colloqui la parte massonica non si è
mai lamentata del modo di procedere, anzi,
entro certi limiti, ha contribuito di buon
grado a svolgere il compito stabilito. Essa
ha anche risposto a domande insistenti e ripetute,
ma si è ostinatamente rifiutata di
fornire le informazioni richieste sui gradi
alti della massoneria. Si può solo
chiedere a padre Sebott a che cosa si sarebbe
poi dovuto giungere di diverso dalla risposta
esatta alle questioni che erano stata fissate
all’inizio. Questo avvenne sotto forma di
dialogo. Che senso avrebbe avuto l’impresa,
se non fosse servita a esaminare e a chiarire
queste questioni fondamentali? Anzi, entrambe
le parti esigevano proprio che si facesse
fronte a questo impegno. Quindi, il rimprovero
che padre Sebott e già altri prima
di lui avevano sollevato, non tiene conto
del compito, del significato e dello scopo
dell’impresa. Quando padre Sebott dice che
i colloqui della commissione ufficiale dal
1974 al 1980 "si svolgevano sotto una
stella molto sfortunata" (8), ciò
vale certamente solo se riferito alle sue
aspettative.
La
stella dei vescovi
La
stella dei vescovi tedeschi era la "stella
del mattino" che, come testimonia la
Sacra Scrittura, illumina i cuori dei credenti
(cfr. 2 Pt. 1, 19), Cristo stesso, la luce
della verità rivelata della nostra
fede. La stella dei massoni era quella stella
a cinque punte che risplende nel tempio massonico
al di sopra del Maestro della loggia e illumina
i massoni come la "stella fiammeggiante".
"È il simbolo dello spirito risvegliato
e maturo" (9). "Essi seguono la
sua luce eterna nel male e nei pericoli della
vita fino alla causa prima dell’essere"
(10).
I
colloqui dovevano servire unicamente a elaborare
il giudizio riguardo alle tre questioni che
i partecipanti al dialogo avevano stabilito
insieme. Doveva essere determinante unicamente
quanto veniva addotto dai massoni nei colloqui,
prescindendo da giudizi e da condanne precedenti.
I colloqui iniziarono in un clima franco e
privo di pregiudizi.
Attraverso
un accurato approfondimento del dialogo, un
esame penetrante dei documenti menzionati
e le dichiarazioni degli interlocutori massoni,
si è giunti, dopo un lavoro pluriennale,
a individuare e a identificare le concezioni
e i princìpi massonici in un modo tanto
chiaro che resta fuori di ogni dubbio la loro
insuperabile contrapposizione alla vita cristiana
e ai princìpi fondamentali della fede
rivelata cristiana.
J.
Oberheide, citato da padre Sebott, credette
che la dichiarazione sulla massoneria fatta
il 17 febbraio 1981 dalla Congregazione romana
per la Dottrina della Fede fosse stata una
stoccata alla dichiarazione della Conferenza
Episcopale Tedesca (11). Non è così,
perché la dichiarazione ingiunse di
nuovo l’invariata validità del vecchio
can. 2335, quindi della scomunica della massoneria.
La commissione della conferenza episcopale
ha lavorato mantenendo un contatto costante
con il cardinale Seper, il quale ha riconosciuto
il risultato ottenuto dalla commissione stessa.
Il decreto del 1981 non può essere
interpretato in nessuno dei suoi termini come
contrario alla dichiarazione della Conferenza
Episcopale Tedesca. Anche padre Seeber — citato
in seguito da padre Sebott (12) — ritenne
possibile che questo decreto fosse stato rivolto
contro la Conferenza Episcopale Tedesca, poiché
esso dava un giudizio globale che Roma voleva
riservare a sé (13). Egli però
ignora il fatto che Roma si è riservata
un tale giudizio generale "che implichi
deroghe alle suddette norme", come dice
il decreto stesso. Una cosa del genere non
è stata però argomento della
dichiarazione della conferenza episcopale.
La
"machinatio"
La
lotta della massoneria contro la Chiesa, la
machinatio, veniva solitamente indicata come
causa dell’incompatibilità con la Chiesa.
Questo termine lo si trovava anche nel divieto
di aderire alla massoneria riportato nel Codex
Iuris Canonici del 1917. Chiarire il problema
se la massoneria conducesse effettivamente
una lotta contro la Chiesa oppure no, non
era però assolutamente necessario per
comprendere l’incompatibilità; quindi,
non è stato neppure oggetto della commissione
di ricerca.
Padre
Sebott scrive: "In alcuni ambienti ecclesiastici
è evidentemente diffusa l’idea di un
"complotto mondiale" massonico o
di una "Anti-Chiesa"" (14).
Si deve evidenziare, invece, che nella dichiarazione
della conferenza episcopale non si allude
neppure lontanamente a un’idea simile; si
ebbe a che fare con massoni che si dimostrarono
interessati a un’intesa con la Chiesa. Ma
se è padre Sebott a intavolare la questione,
allora non si può ignorare che i massoni
stessi ancora oggi, ossia anche dopo il Vaticano
II, prendono assolutamente coram populo posizione
contro la Chiesa. Nel 1848 Garnier-Pagès
aveva dichiarato: "La repubblica è
radicata nella massoneria e la massoneria
è la repubblica-ombra". Centovent’anni
dopo — quindi dopo il Vaticano II — un Gran
Maestro dei massoni, Jacques Mitterrand, ha
ripreso questa frase e ha aggiunto: "Questo
non significa solamente operare per il diritto
di autodeterminazione, che è la regola
da noi posta, significa anche servire la repubblica,
e nel nostro mondo occidentale questo esige
anche la rivolta contro le forze della reazione,
come sono personificate dalla Chiesa cattolica
romana. Noi non ci accontentiamo di essere
nei nostri templi la repubblica-ombra, noi
siamo contemporaneamente l’Anti-Chiesa"
(15).
Quando
padre Sebott parla dello "scalpore in
Italia per la cosiddetta loggia massonica
illegale e irregolare "Propaganda 2""
(16), anche a questo riguardo vi è
da colmare un vuoto di informazione.
Occultamento
completo
In
proposito non si può parlare di una
"cosiddetta" loggia massonica. Sulla
rivista dei gesuiti La Civiltà Cattolica,
alla quale tanto poco quanto a padre Sebott
può essere rimproverata una tendenza
ostile alla massoneria, in un ampio articolo
si dimostra la legittimità massonica
di quella loggia (17). La loggia P2 fu fondata
nel 1875 dal famoso Gran Maestro Adriano Lemmi.
Già allora faceva parte della sua finalità
occultare completamente l’affiliazione massonica
dei suoi membri — uomini politici e civili
—, ossia anche nei confronti di tutti gli
altri massoni.
Infatti
era sempre proprio il Gran Maestro, in persona
oppure tramite un suo delegato con il titolo
di Gran Maestro Aggiunto, a procedere all’ammissione
dei membri. Dal 1961 al 1970 questo Gran Maestro
Aggiunto fu Ascarelli, il delegato del Gran
Maestro Gamberini (18). E fu proprio lo stesso
Gran Maestro Gamberini a disporre, nel 1967,
che Licio Gelli passasse dalla loggia Romagnosi
alla loggia P2. In quell’occasione egli scrisse
a ogni membro: "Sono lieto di informarti
che la P2 è stata adeguatamente ristrutturata
in base alle esigenze del momento oltre che
per renderla più funzionale, anche,
e soprattutto, per rafforzare ancor più
il segreto di copertura indispensabile per
proteggere tutti coloro che per determinati
motivi particolari, inerenti al loro stato,
devono restare occulti" (19). In occasione
di una ristrutturazione della loggia P2, della
quale Gelli fu incaricato dal Gran Maestro
nel 1975 e della quale venne nominato Maestro
Venerabile, egli scrisse ai membri: "Rimangono
invariate le sue peculiari caratteristiche,
che […] trovano il loro nucleo nelle originarie
consuetudini fra le quali quella della riservatezza,
che, mai infranta, è necessario fondamento
del nostro lavoro" (20).
La
loggia P2 fa parte della massoneria
Non
si può dunque assolutamente sostenere
che la loggia P2 fosse solo una "cosiddetta"
loggia massonica. Essa aveva tutte le caratteristiche
necessarie delle altre 496 logge del Grande
Oriente d’Italia, e inoltre aveva anche un
legame del tutto particolare con il Gran Maestro,
che per più di cento anni è
stato contemporaneamente Maestro Venerabile
di questa loggia e che ha fissato l’attuale
compito di questa loggia. Nel 1981 la riunione
della Gran Loggia, in occasione della quale
il parlamento massonico del Grande Oriente
d’Italia — composto dai 496 Maestri Venerabili
— si riunì formalmente (21), trattò
il caso della loggia P2 mentre le indagini
della polizia erano già in corso e
l’archivio della loggia era già stato
sequestrato. Allora, "malgrado i sospetti
e le accuse connessi [...] [a] clamorose vicende
italiane degli ultimi anni, la P2 è
uscita indenne dal giudizio del vertice della
massoneria" (22).
Il
Grande Oriente d’Italia è riconosciuto
dal mondo massonico, e ha sia i gradi azzurri
giovanniti, sia il sistema dei gradi alti.
Non resta alcun dubbio: se quella riunione
della Gran Loggia, il massimo organo del Grande
Oriente italiano, ha riconosciuto la loggia
P2 come loggia regolare, è incomprensibile
che padre Sebott non riconosca la qualità
massonica di questa loggia.
A
questo punto, per chiarezza, è necessaria
ancora un’osservazione a proposito del Gran
Maestro Gamberini, il quale si presentò
come interlocutore della Chiesa da parte della
massoneria. Per la sua responsabilità
e la sua collaborazione nella loggia P2, dopo
lo scandalo attorno a questa loggia ci si
deve proprio chiedere se Gamberini possa presentarsi
a buon diritto come difensore della filantropia
e della beneficenza e se la sua testimonianza
che la massoneria non è una società
segreta sia attendibile. Un "alleato"
di padre Sebott nel campo pubblicistico, don
Esposito, proprio sul punto ha ugualmente
dimostrato di possedere una conoscenza solo
superficiale della massoneria e in particolare
della loggia P2, perché altrimenti
non sarebbe assolutamente avvenuto il fatto
seguente: "Savona, 17-8-1969 (KathPress).
Per la prima volta nella storia della vita
spirituale in Italia si sono incontrati per
un colloquio ufficiale un rappresentante del
massonismo italiano e un rappresentante della
Chiesa cattolica in Italia: il Gran Maestro
del Grande Oriente d’Italia, capo supremo
della massoneria italiana, il professor Giordano
Gamberini (Ravenna) e il sacerdote cattolico
Rosario Esposito (Napoli) hanno discusso pubblicamente
in un teatro della città della Riviera,
Savona, sul tema: La massoneria oggi. Alla
manifestazione, che è stata caratterizzata
da un clima di reciproco rispetto, hanno partecipato
circa mille persone, fra le quali circa 400
massoni provenienti da tutte le parti d’Italia.
Rosario Esposito, autore di un ampio studio
sulla massoneria in Italia — che prossimamente
apparirà in quarta edizione —, nel
suo intervento nella discussione si è
preoccupato innanzitutto di mostrare i punti
di contatto fra il massonismo e il cattolicesimo.
Egli ha manifestato il desiderio di un abbraccio
fraterno che permetterebbe di percorrere insieme
un gran tratto di strada.
"Il
professor Gamberini, nella sua risposta, ha
corretto l’opinione del sacerdote secondo
cui la massoneria non sarebbe mai stata la
nemica della Chiesa: "Mi spiace dover
ricordare che i massoni [...] hanno combattuto
la Chiesa incolpandola di intolleranza nei
campi della filosofia, dell’etica e dell’educazione""
(23).
Don
Esposito dovrebbe pensare che i contrasti
rimangono, perché fa addirittura parte
della natura della Chiesa assumere posizioni
che alla massoneria appaiono intolleranti.
Si pensi soltanto al divieto dell’aborto.
I massoni hanno combattuto subito questo divieto
e hanno cercato di porre l’aborto sullo stesso
piano dei diritti dell’uomo (24).
Sul
modello del culto di Mitra
Per
quanto riguarda la machinatio, si è
sempre dato rilievo a una certa differenza
fra le logge del mondo e si è fatta
una divisione in logge favorevoli, neutrali
oppure ostili nei confronti della Chiesa.
Si pensava anche che ai cattolici fosse proibita
solamente l’adesione alle ultime. A questo
riguardo si deve dire che la massoneria tedesca,
con i cui incaricati sono state condotte le
trattative, si considera "favorevole
alla Chiesa". Nei documenti che essa
ha presentato non è stata notata alcuna
machinatio. Ma anche in questa massoneria
"favorevole alla Chiesa" sono stati
identificati ostacoli insormontabili. Già
per questo motivo il giudizio ecclesiastico
pubblicato dopo la conclusione dei colloqui
dimostra di essere valido non solo per la
Germania. L’indagine ha portato a riconoscere
che, nonostante tutte le differenze delle
logge in altri paesi, i documenti decisivi
che portano necessariamente a riconoscere
l’inconciliabilità, cioè i rituali
dei primi tre gradi, sono obbligatori in tutte
le logge massoniche di tutto il mondo. L’universalità
su questo punto è stata ammessa anche
dai massoni. Anche padre Dierickx S.J. l’ha
riconosciuto in un libro elogiato dai massoni
(25). Sostanzialmente simile ovunque è
anche l’organizzazione dei templi delle logge
dei tre gradi inferiori.
In
questo contesto è interessante quanto
ha portato di nuovo la ricerca nel campo delle
antiche religioni misteriche. In una delle
opere storiografiche più recenti relative
al tema si dice: "Notiamo, per inciso,
che la disposizione del moderno Tempio massonico
è del tutto e per tutto identica a
quella dei templi mithraici" (26). Nonostante
una conoscenza frammentaria dei riti di iniziazione,
si può dire "che alcuni dei suoi
elementi prefigurano aspetti che si ritroveranno
nell’iniziazione massonica" (27).
Si
osservi cosa viene detto al massone già
nel momento in cui viene accolto nel primo
grado: "Luce e tenebra, vita e morte
sono solo apparentemente opposti irriducibili.
All’iniziato si rendono riconoscibili come
parti di una più grande totalità.
Qui ci viene incontro la primordiale sapienza
misterica dell’equilibrio delle forze e del
segreto della vita in esso celato. Nello spirito
degli uomini giunti al grado di Maestro l’elemento
passivo e quello attivo devono fondersi nell’armonia
delle sfere. Allora il sole, la luna e il
Maestro governano la loggia" (28).
Indipendentemente
dalla questione dell’ostilità alla
Chiesa, le osservazioni della Conferenza Episcopale
Tedesca hanno esaminato un campo ancora più
fondamentale, che riguarda la fede, la spiritualità
e l’impostazione cristiana della vita. Non
importa neppure che si metta in opera una
machinatio, oppure che essa venga espressamente
esclusa e che si manifesti amicizia nei confronti
della Chiesa, rimane l’insanabile contrasto
nei princìpi fondamentali, che comporta
una messa in discussione molto più
profonda, anzi una distruzione della vita
che deriva dalla fede cristiana. Questa machinatio
di tipo massimamente intensivo è più
pericolosa della machinatio aperta ed esteriore,
perché porta via fedeli e mina la pretesa
di verità della Chiesa.
La
questione della verità
Dalla
massa dei problemi analizzati — dei quali
naturalmente solo una parte è stata
inserita nella dichiarazione pubblica della
conferenza episcopale — deve essere scelto
un punto che mostra questo contrasto fondamentale:
si tratta della posizione totalmente diversa
nei confronti della verità. Nei colloqui
la massoneria ha definito il rifiuto assoluto
di ogni verità oggettivamente valida
come suo tratto caratteristico peculiare.
Questo rifiuto sarebbe fondato sulla assoluta
autodeterminazione dell’uomo. L’uomo, la dignità
dell’uomo e la completa autodeterminazione
dell’uomo stanno al centro. Ciò che
riguardo a questo punto di vista è
emerso in sei anni di lavoro dalla massa dei
testi presentati e anzitutto dai documenti
decisivi, inclusi i rituali, non può
essere sintetizzato meglio di come è
stato espresso proprio da parte massonica:
"La loro [quella massonica] concezione
può essere ricavabile in modo induttivo
dai simboli, dai rituali e così via,
ed è in stretto rapporto con la concezione
della filosofia più recente. Il suo
atteggiamento di base è relativistico"
(29). Anche se si potrebbe sostenere che il
relativismo non viene imposto sotto forma
di dogma, i massoni stessi attestano esservi
una concezione simbolica relativistica: "[...]
il valore relativizzante di una tale comunità
morale-rituale, lungi dal poter essere eliminato,
risulta al contrario determinante" (30).
L’Internationales
Freimaurer-Lexikon approfondisce ulteriormente
questo concetto con la seguente affermazione:
"Il punto di vista della massoneria riguardo
al problema del mondo e dell’umanità
si deduce dal relativismo. Nel suo simbolismo
e nei suoi rituali appare chiaramente l’atteggiamento
relativistico" (31). Per questo, chi
vuole essere ammesso dovrebbe essere un uomo
"che possiede quell’intima libertà
di pensiero che non conosce sottomissione
a dogmi e a passioni" (32).
Per
i massoni i dogmi sono una costrizione
Per
i massoni i dogmi sono sempre connessi a una
costrizione. I massoni forniscono questa definizione:
"Le istituzioni poste su basi dogmatiche,
delle quali può valere come la più
significativa la Chiesa cattolica, esercitano
una costrizione religiosa" (33).
Quindi,
è proprio della prassi e della teoria
delle logge quanto segue: "La massoneria
non conosce dogmi, essa però accetta
seguaci dei vari dogmi religiosi, politici
e nazionali, nella misura in cui essi si sottomettano
all’obbligo della tolleranza" (34).
Questa condizione è determinante. Qui
la differenza fra tolleranza verso le persone
e tolleranza verso le idee è di importanza
decisiva. Se tutto viene messo sotto la riserva
della tolleranza, la tolleranza verso le idee
viene così chiesta a prezzo della loro
relativizzazione. Ciò è confermato
da affermazioni come la seguente: "Il
neoumanesimo e il pragmatismo presentano sostanzialmente
molti punti di affinità con la massoneria,
in particolare per il loro concetto relativistico
della verità, che toglie spazio a ogni
forma di intolleranza e vuole far trionfare
la tolleranza" (35).
Padre
Sebott dubita, a torto, che nella dichiarazione
della conferenza episcopale l’idea di tolleranza
della massoneria sia stata "esposta correttamente"
(36). A torto, perché il suddetto resoconto
dell’idea massonica di tolleranza corrisponde
esattamente a ciò che è emerso
nei colloqui e dai documenti, come è
stato riconosciuto dai massoni stessi.
Il
riconoscimento contemporaneo di idee diverse,
per quanto queste possano contraddirsi, risulta
evidente anche nel concetto massonico di Dio.
Padre Sebott crede che l’attenersi formalmente,
da parte del massone, a un concetto di Dio
sotto la forma del "Grande Architetto
dell’Universo" sia fondato sull’idea
che "senza Dio l’etica e la legge morale
non potrebbero avere alcuna stabilità"
(37). Evidentemente egli non ha presente che
di solito, presso i massoni, l’attenersi al
loro concetto di Dio non viene fondato in
questo modo. A tale proposito l’Internationales
Freimaurer-Lexikon dice addirittura il contrario:
"Il distacco [della legge morale] dalla
motivazione religiosa può essere indicato
come idea fondamentale di tutte le idee fondamentali
della massoneria" (38).
La
negazione massonica di qualsiasi conoscenza
della verità oggettiva porta a una
grande considerazione della filosofia di Kant.
L’Internationales Freimaurer-Lexikon dice
di lui: "Kant fu chiamato l’"onnidistruttore"
perché giudicò severamente il
dogmatismo e della teologia e nello stesso
tempo della filosofia empirica e di quella
razionalistica. Egli rifiutò la teologia
— la lanterna magica delle elucubrazioni astruse
— come pure la metafisica dogmatica che va
oltre l’esperienza [...]. Le concezioni di
Kant sulla morale [il distacco dalla motivazione
religiosa] ci dimostrano che egli nel più
profondo del suo essere era massone"
(39).
Il
rifiuto della conoscenza della verità
oggettiva arriva a tal punto che la verità
stessa, se dovesse essere raggiungibile, non
sarebbe ricercata come verità assoluta,
poiché "la verità assoluta
sbarrerebbe la strada del progresso"
(40). In seguito all’abbandono della verità
come principio conduttore, rimane solo l’uomo
stesso come principio centrale dell’orientamento.
L’affermazione dell’antico filosofo Protagora
che "l’uomo è la misura di tutte
le cose" (41) viene intesa in modo assoluto,
ossia anche per questioni morali. Su questa
posizione è pure fondata la seguente
affermazione riguardante la dignità
umana: "Essa [la dignità umana]
si esprime nella subordinazione dell’uomo
a nessun’altra legge che non sia quella che
egli si dà sul momento" (42).
Ciò
che ora è stato esposto come problema
della verità e del relativismo facilita
la valutazione delle Tesi fino all’anno 2000
dei massoni. Queste tesi sono state pubblicate
subito dopo la conclusione dei colloqui con
i massoni condotti dalla commissione per il
dialogo. In esse la massoneria illustra l’immagine
che ha attualmente di sé. Le tesi mostrano
qual’è la base intellettuale della
massoneria e quali prospettive essa si pone
per il futuro. Proprio nella prima tesi —
certamente la più importante — viene
messa in discussione la Chiesa cattolica:
"Non esistono sistemi di natura filosofico-religiosa
che possano rivendicare una obbligatorietà
esclusiva" (43). Naturalmente le tesi
— come tutto lo spiritualismo massonico —
non devono rimanere sospese nel cielo delle
idee, ma devono far presa sugli adepti. È
escluso che ciò possa avvenire senza
influenzare una fede in Dio e in Cristo presente
contemporaneamente nell’anima e nel cuore
del massone.
Certamente
la spiritualità massonica, secondo
la propria pretesa, vuole penetrare in quella
sfera umana nella quale il cristiano si identifica
con le risposte decisive della sua fede. Non
importa se al numero 19 delle Tesi fino all’anno
2000 si nega che la massoneria è una
religione, perché viene subito avanzata
la pretesa della massoneria di influire proprio
in quella sfera rivendicata anche dalla fede
della Chiesa. Non per niente vi si dice: "Tanto
meno la massoneria è una religione
o ne insegna una, tanto più essa vuole
essere la legittima risposta a ciò
che in Kant è chiamato "predisposizione
naturale dell’uomo alla speculazione"
e in Schopenhauer "necessità metafisica""
(44).
Per
qualificare le tesi si ricorda ancora ciò
che il Gran Maestro dei massoni Otto Trwany
ha scritto su di esse nell’articolo introduttivo:
"Esse devono "dar voce" nel
nostro linguaggio quotidiano alla nostra [quella
massonica] visione del mondo formatasi in
250 anni e calarla nelle grandi e spesso inquietanti
questioni riguardanti il presente e il futuro"
(45).
Norme
come pilastri
In
una trasmissione sul rapporto "massoneria
e Chiesa", organizzata il 4 agosto 1981
esclusivamente secondo gli intendimenti dei
massoni e trasmessa in diverse lingue da Deutschen
Welle di Colonia, emerge nuovamente il fondamento
relativistico della massoneria: "Per
la massoneria, con la sua pretesa di tolleranza,
non vi può essere nessuna concezione
del mondo o religione che pretenda alla esclusiva
obbligatorietà e verità. Ciò
è esattamente quanto fa la Chiesa cattolica
rivendicando la proclamazione autentica della
Rivelazione. Il conflitto fra le due parti
sembra essere addirittura programmato. Da
una parte vi è la Chiesa con un sistema
di dogmi ordinato, dall’altra la loggia che,
uno dei pochi raggruppamenti che nel corso
della sua storia non ha elaborato nessun dogma,
intende le religioni come sistemi concorrenti
e contesta la possibilità di un ritrovamento
della verità oggettiva" (46).
Cristo
si è definito "la via, la verità
e la vita" (Gv. 14, 6) e ai suoi discepoli
ha promesso "lo Spirito di verità",
che sarà loro di aiuto fino alla fine
del tempo per guidarli verso la verità
intera (cfr. Gv. 14, 16-17; 16, 13). Dall’apostolo
Paolo sappiamo che essere cristiani significa
"giungere alla conoscenza della verità"
(1 Tim. 2, 4). L’oppositore di Dio, Satana,
è chiamato "padre della menzogna"
(Gv. 8, 44). La lotta di Satana contro Dio
è una lotta contro la verità.
La verità è il fondamento della
vita cristiana, anche quando è scomoda
e porta al pentimento e alla conversione.
Questa conoscenza può essere espressa
nel modo seguente: "Non solo l’adorare
e l’amare Dio, bensì anche tutte le
altre azioni spirituali decisive dell’uomo,
tutto quel desiderare e sperare, amare e gioire
— pieno di significato e umano — si basano
sul fondamento della verità, la quale
da sola può costituire il fondamento
della vita sulla roccia. Senza verità
tutte le fondamentali azioni spirituali della
persona finiscono in un nulla vuoto e illimitato
e sono private del loro significato più
intimo. Anzi, ancora di più, non basandosi
sulla verità, tutti i giudizi e i dogmi
— per la loro erroneità — e tutto l’amore
e le azioni morali — per la loro inadeguatezza
nei confronti della verità — rappresentano
decisamente dei mali. In ogni atto del giudizio
presupponiamo la verità, anche quando
giudichiamo che non vi sia alcuna verità.
Non si può negare la pretesa di verità
essenzialmente propria del giudizio, in quanto
il valore di ogni giudizio dipende dall’esaudimento
di una tale pretesa di verità tramite
la corrispondenza del giudizio con la realtà.
Se questa verità non esistesse, allora,
come disse Heinrich von Kleist dopo aver letto
Kant, sarebbe "raggiunta la nostra massima
e unica meta", ossia una "verità
valida anche oltre la tomba", quindi
"non avremmo più alcuna meta""
(47).
L’opinione
secondo cui si dovrebbe negare l’esistenza
della verità oggettiva in nome della
dignità umana è frutto di un
equivoco. Gesù parla della verità
che "farà liberi" (Gv. 8,
32). Libertà e dignità sono
dello stesso genere. Senza libertà
viene a mancare qualcosa di essenziale per
la piena dignità umana. Ciò
rende ancora una volta più comprensibile
che la verità oggettiva, ossia data
da Dio e vincolante per tutti, non può
essere mai rivolta contro la dignità
umana. Nella verità vi è la
salvezza dell’uomo, la quale è altrettanto
totale quanto la verità. Perciò
la verità non è mai rivolta
contro l’uomo e la sua dignità, anzi
promuove e difende questa dignità anche
contro l’intervento di diversi manipolatori.
Proprio la verità oggettiva è
l’unico criterio che aiuta a distinguere tra
una benevola influenza e un infido lavaggio
del cervello. "Questo perché solo
chi possiede già criteri è in
grado di criticare. La critica presuppone
criteri, non li crea" (48). Questo vale
anche per la morale. Norme oggettive sono
come pilastri nel fiume del tempo. L’uomo
senza norme è privo di orientamento.
Interpretazione
errata del Concilio
A
proposito del Concilio Valicano II padre Sebott
dice: "con la dichiarazione sulla libertà
religiosa il Vaticano II fornì una
base sulla quale era possibile trovare un
accordo con i massoni" (49). Una cosa
simile afferma il massone Charles von Bokor
nella sua storia della massoneria apparsa
nel 1980 e intitolata Winkelmaß und
Zirkel: "Questo compito è facilitato
dal fatto che il Concilio Vaticano II si è
dichiarato senza riserve per la libertà
della pratica religiosa e per il riconoscimento
di tutte le visioni del mondo" (50).
Alla base di questa opinione vi è un’errata
interpretazione del Vaticano II che si può
rappresentare all’incirca così: "Esso
[il Vaticano II] sostituisce il primato di
una verità oggettiva con quello della
dignità umana — una vera e propria
rivoluzione copernicana nell’autocomprensione
della Chiesa" (51). Secondo i massoni,
su questo presupposto veniva fornita una base
di intesa.
L’idea
sembra sia stata diffusa anche durante gli
incontri menzionati all’inizio e dei quali
si è già detto che non contribuirono
a risolvere le questioni poste, ma che, anzi,
rimasero alla loro superficie. Il Vaticano
II non fornisce alcuna base per un accordo
con la massoneria, per un riconoscimento del
suo spiritualismo. Esso ripete la condanna
degli errori indipendentemente dall’amore
dovuto all’uomo (52). Il Concilio esige il
rispetto dell’uomo e l’amore del singolo massone,
ma non il riconoscimento della sua spiritualità,
che si trova in contraddizione con la fede.
Il fatto dell’interpretazione errata del Concilio,
che qui è stata dimostrata con una
citazione, è certo. A questo proposito
padre Sebott mi attacca dicendo: "Egli
[il vescovo di Augusta] insinua che io abbia
affermato che da parte del Concilio Vaticano
II "la verità come concetto-guida
centrale della Chiesa è stata rimossa
e sostituita dal concetto della dignità
umana in una vera e propria rivoluzione copernicana".
Mai e da nessuna parte ho affermato una sciocchezza
simile" (53). Al riguardo deve essere
detto che questa affermazione non l’ho attribuita
io a padre Sebott. Questa affermazione di
Sebott è stata riportata in un articolo
della Frankfurter Allgemeine Zeitung del 27
novembre 1976. L’autore del resoconto è
un giornalista molto qualificato. Appena prima
della pubblicazione del mio articolo, egli
ha confermato che padre Sebott si è
espresso così come appare nell’articolo
giornalistico. Padre Sebott non ha fatto pubblicare
né una replica né una lettera
nella rubrica dei lettori a proposito dell’articolo
della Frankfurter Allgemeine Zeitung. L’autore
del resoconto ha inoltre dichiarato che a
suo tempo non era venuto a sapere di alcuna
critica da parte del padre gesuita contro
la sua esposizione. Se io, dopo queste ricerche,
riprendo una citazione della Frankfurter Allgemeine
Zeitung indicando la fonte, non posso essere
incolpato di aver attribuito a padre Sebott
espressioni insensate. Inoltre, rimane il
fatto che la già nominata interpretazione
errata del Concilio si è diffusa sempre
più. Così alcuni massoni hanno
ritenuto possibile una doppia appartenenza
sulla base del mutamento, da loro supposto,
della posizione ecclesiastica nel senso di
un avvicinamento alla massoneria.
Il
12 gennaio 1985 Papa Giovanni Paolo II disse:
"Certamente, coloro che credono nel vero
Dio, per rispetto verso la Verità alla
quale aderiscono con tutta la loro fede, non
possono ammettere l’equivalenza di tutte le
fedi religiose" (54). E in occasione
del viaggio in Ecuador, il 31 gennaio 1985,
il Papa disse che la Chiesa "considera
[...] un dovere cercare di eliminare le pratiche
o usi che siano contrari alla morale e alla
verità del Vangelo. Essa, infatti,
deve essere fedele a Dio e alla propria missione.
"Perciò l’evangelizzazione, che
invita ad abbandonare false concezioni di
Dio, comportamenti contro natura e aberranti
manipolazioni dell’uomo da parte dell’uomo,
non può essere considerata una violenza""
(55).
"Chi
invece non crederà"
Il
Concilio Vaticano II ha fatto chiare affermazioni
a proposito del valore fondamentale della
verità sia per la Chiesa che per il
singolo: "Dio stesso ha fatto conoscere
al genere umano la via attraverso la quale
gli uomini, servendolo, possono in Cristo
divenire salvi e beati. Crediamo che questa
unica e vera religione sussista nella Chiesa
cattolica e apostolica, alla quale il Signore
Gesù ha affidato il compito di comunicarla
a tutti gli uomini" (56). Quindi,
tutti i fedeli "sono pure tenuti
ad aderire alla verità conosciuta e
a ordinare tutta la loro vita secondo le esigenze
della verità" (57). Solo
su questo sfondo è comprensibile anche
il riferimento, nella dichiarazione conciliare
sulla libertà religiosa, a una frase
biblica assolutamente senza compromessi come
quella di Mc. 16, 16: "Chi crederà
e sarà battezzato, sarà salvo;
chi invece non crederà sarà
condannato" (58). Il Concilio richiama
sempre l’attenzione sul fatto che "Cristo
stesso è la verità e la via
che la predicazione evangelica svela a tutti"
(59). Si tratta dell’orientamento oggettivo
della coscienza: "I cristiani, poi, nella
formazione della loro coscienza devono considerare
diligentemente la dottrina sacra e certa della
Chiesa. Infatti, per volontà di Cristo
la Chiesa cattolica è maestra di verità
e il suo compito è di annunciare e
di insegnare in modo autentico la verità
che è Cristo, e nello stesso tempo
di dichiarare e di confermare con la sua autorità
i principi dell’ordine morale che scaturiscono
dalla stessa natura umana" (60).
Ne
consegue in modo inequivocabile la differenza,
fra la tolleranza come amore per tutti gli
uomini e la cosiddetta tolleranza delle idee:
"Certamente tale amore e amabilità
non devono in alcun modo renderci indifferenti
verso la verità e il bene. Anzi lo
stesso amore spinge i discepoli di Cristo
ad annunciare a tutti gli uomini la verità
che salva. Ma occorre distinguere tra errore,
sempre da rifiutarsi, ed errante, che conserva
sempre la dignità di persona, anche
quando è macchiata da false o meno
accurato nozioni religiose" (61). A proposito
del problema del relativismo Paolo VI dice:
"Certo, l’immutabilità della fede
è oggi messa in pericolo dal relativismo
in cui alcuni autori sono caduti. Ma, in opposizione
a tale atteggiamento, noi abbiamo fermamente
ricordato che la rivelazione divina ha un
senso preciso e determinato, un’immutabile
verità, che ci è proposta da
credere da parte di Cristo, della tradizione
apostolica e degli atti del Magistero"
(62).
Non
meno energicamente Giovanni Paolo II ha deplorato
l’opposizione del relativismo alla Rivelazione
e le sue conseguenze disastrose sulla vita
di fede. A tale proposito egli, fra l’altro,
lamenta "che si sono sparse a piene mani
idee contrastanti con la Verità rivelata
e da sempre insegnata". Intenzionalmente
o meno, egli nomina poi lo spiritualismo massonico
e dice che i cristiani sono "immersi
nel "relativismo" intellettuale
e morale" (63). Dopo tutto questo non
può rimanere alcun dubbio sul fatto
che, a proposito della verità, della
sua conoscibilità e del suo valore,
esiste un contrasto profondo fra la massoneria
e la Chiesa.
Spiriti
vaganti
La
presa di posizione dei massoni a proposito
della verità, inconciliabile con la
fede della Chiesa, esclude la possibilità
di appartenere contemporaneamente alla Chiesa
e alla massoneria. Per poter essere un vero
massone il cattolico dovrebbe concepire la
propria fede come un’opinione soggettiva.
Però questa non sarebbe più
la fede della Chiesa, che è fondata
sulla verità e consiste nella verità.
In tal modo la fede viene privata del suo
fondamento oggettivo, della verità
valida per tutti, è quindi spostata
dall’ordine del reale a quello della sola
coscienza, e viene così anche privata
della sua vera forza ed essenza. Su questo
sfondo si comprende una dichiarazione dell’illustre
massone di alto grado Oswald Wirth (+ 1943):
"L’iniziazione è una chiamata
per spiriti inquieti, per quelli ai quali
la conoscenza acquisita non basta [...]. Chi
segue un credo religioso, filosofico, scientifico
o politico intangibile, nel tempio della loggia
non ha nulla da cercare. Se però vi
entra rimane un intruso […]. La chiamata all’iniziazione
è affare di quegli spiriti vaganti
che, dopo aver abbandonato la protezione della
loro scuola o della loro chiesa, vagano nel
buio senza riuscire a trovare la loro vera
luce" (64).
A
prescindere dal fatto che anche l’affermazione
sopra citata contiene una forma di credo,
essa rappresenta pure un chiaro rifiuto per
tutti coloro che affermano che si possano
conciliare Chiesa e massoneria.
Indipendentemente
dall’interpretazione di Wirth, dal fatto in
sé è risultato chiaro che, in
quanto allo spiritualismo della loggia, si
tratta di errori che mettono in discussione
la fede stessa come un tutto e addirittura,
più precisamente, la rendono impossibile
come condotta di vita orientata in modo oggettivo.
L’inconciliabilità sostanziale, che
impedisce per diritto divino di entrare a
far parte di una loggia, sussiste del tutto
indipendentemente dal fatto che il diritto
canonico esprima o non esprima esplicitamente
in un canone il divieto di appartenere alla
massoneria. Lo stesso vale per una serie di
altre associazioni, nessuna delle quali viene
citata nominatamente nel nuovo diritto canonico.
Perciò non è neppure necessario
che questa proibizione venga pubblicata sui
bollettini ufficiali delle diocesi per diventare
valida (65), in quanto sussiste per diritto
divino. L’entrata a far parte di una loggia
è proibita al cattolico perché
"mette in pericolo la fede sua e del
suo prossimo" (66). Il "divieto
di entrare a far parte della massoneria"
da parte della Chiesa è quindi contenuto
in quelle disposizioni del nuovo diritto canonico
che proteggono la fede e che cercano con sanzioni
di impedire delitti contro la fede, soprattutto
nel can. 1364. Quindi, fu completamente sbagliata
la grande propaganda, svolta all’esterno e
all’interno della Chiesa, che cercava di interpretare
la scomparsa nel nuovo Codex Iuris Canonici
della menzione della massoneria come autorizzazione
all’adesione da parte dell’autorità
ecclesiastica.
Mai
un unico criterio
Il
giudizio sulle logge solo in base al criterio
della machinatio non è giustificato
né oggettivamente né giuridicamente
dalle dichiarazioni finora emesse dalla Chiesa.
Cominciando dal divieto di Papa Clemente XII
fino al divieto emesso da Giovanni XXIII,
esso è sempre stato chiaramente motivato
con la contrapposizione alla fede (67). Ciò
era presente in parte anche nel diritto canonico
valido fino a ora (can. 2336). Lo stesso padre
Sebott vi si riferisce quando scrive: "I
chierici e i religiosi che hanno aderito a
una società massonica o a un’associazione
simile, secondo il can. 2336 devono essere
puniti più duramente e inoltre denunciati
alla Congregazione per la Dottrina della Fede,
poiché si tratta presumibilmente di
un delitto contro la fede" (68).
Se
diversi autori cattolici hanno interpretato
la scomparsa della menzione della massoneria
nel nuovo Codex Iuris Canonici come generale
autorizzazione all’adesione da parte dell’autorità
ecclesiastica, sono andati ben oltre quella
parte stessa di massoni che hanno ritenuto
come possibile una conciliabilità della
doppia appartenenza alla Chiesa e alla loggia.
Questi ultimi, infatti, limitavano tale possibilità
esclusivamente ed esplicitamente ai tre gradi
inferiori. Per i gradi superiori si sono espressi
loro stessi apertamente per l’inconciliabilità
e hanno rifiutato di dare qualsiasi seguito
in un modo addirittura radicale e traumatizzante.
Essi hanno lasciato questi gradi avvolti in
un mistero impenetrabile. A questo proposito
si deve notare che la maggioranza degli interlocutori
apparteneva a gradi alti e anche altissimi.
Dunque, il fatto che gli stessi massoni pretendessero
la conciliabilità soltanto per i tre
gradi inferiori e diversi autori cattolici
per tutti i gradi è indicativo della
grande limitatezza delle conoscenze e della
capacità di giudizio di tali autori.
Coloro che si impegnano per l’ammissione di
cattolici ai tre gradi inferiori devono spiegare
anche, a prescindere da tutti gli altri problemi
che significato abbia una tale ammissione
in considerazione della natura di tutta la
massoneria. Infatti, per Albert Pike la subordinazione
dei gradi inferiori a quelli alti è
vitale: "L’affermazione più superficiale
è anzitutto che l’insegnamento della
massoneria sia completamente contenuto nei
tre gradi di base" (69). Pike è
uno dei grandi esperti della massoneria e
in particolare del sistema degli alti gradi
del Rito Scozzese. Di questo sistema di alti
gradi dice poi Horst E. Miers: "Tutta
l’élite spirituale della massoneria
oggi ricopre i gradi di questo sistema"
(70).
A
proposito degli alti gradi un dettaglio riferito
da Stephen Knight può forse rivelare
perché durante i colloqui si giunse
a rifiutare radicalmente qualsiasi discussione
sugli alti gradi. Tale dettaglio si trova
nel suo sensazionale libro The Brotherhood,
edito a Londra nel 1984 (71). In quest’opera
l’autore ha pubblicato il risultato delle
sue interessantissime ricerche durate anni
e svolte non senza considerevoli difficoltà.
Da
esse risulta che, al posto del Grande Architetto
dell’Universo, già nel grado alto dell’Holy
Royal Arch subentra il nome JAH-BUL-ON: JAH
= Jahvé, BUL = Baal e ON = Osiride.
In non pochi punti la Bibbia presenta Baal
come l’avversario di Dio, la cui venerazione
è davanti a Dio una nefandezza (cfr.
Gdc. 2, 11; 1 Re 18, 18; 19, 18; 2 Re 10,
28; Rm. 11, 4). Quando, nel 1873, il famoso
e già nominato Albert Pike venne a
conoscere questo "nome divino",
egli, allora ancora profondamente inquieto
e spaventato, scrisse: "Nessuno può
indurmi a riconoscere come simbolo della divinità
infinita ed eterna una formula in cui è
contenuto il nome di un dio pagano maledetto
e spregevole il cui nome da più di
duemila anni indica un demonio" (72).
Stephen
Knight ha interrogato non meno di settantacinque
massoni di questo grado. In quell’occasione
egli dovette constatare che tutti parlavano
liberamente o, senza esitazione della massoneria
ma che alla parola "Jahbulon" settantuno
degli interrogati perdevano la calma e la
sicurezza di sé (73).
Protestanti
e massoneria
Alla
Chiesa cattolica viene spesso rimproverato
il fatto che, a differenza del mondo protestante,
essa sola sia entrata in contrasto con la
massoneria e che ciò sia imputabile
più alle sue condanne contro quest’ultima
che non alla stessa massoneria tollerante.
Questo ampio tema non può essere trattato
ora in modo esauriente. Ma si aggiunga almeno
una breve annotazione. Benché sia vero
che anche da parte del cristianesimo protestante
vi sono state e vi sono condanne, tuttavia
risulta che, nel complesso, non esistono tensioni.
Oggi vale ancora di più ciò
che E. Lennhoff scrisse a riguardo dell’Inghilterra:
"Anche fra gli ecclesiastici che hanno
servito come funzionari la Gran Loggia britannica
sono rappresentate tutte le diverse confessioni
a esclusione della confessione cattolica.
Un arcivescovo Gran Maestro, 14 vescovi e
24 altri dignitari della Chiesa d’Inghilterra
appartengono al Gran Consiglio dei Funzionari
delle Grandi Logge Unite. All’ombra dell’abbazia
di Westminster lavora una loggia composta
quasi solamente da chierici" (74). Si
può dire la stessa cosa di tutte le
altre nazioni cristiane non cattoliche.
Nel
fatto menzionato, ossia l’appartenenza alla
loggia di molti vescovi delle Chiese anglicana,
ortodossa e luterana, padre José Benimeli
S.J. vede la prova della conciliabilità
di loggia e cristianesimo (75). A ciò
si oppone obiettivamente L’Osservatore Romano
del 23 febbraio 1985 con un’esauriente motivazione
dell’inconciliabilità di fede cristiana
e massoneria (76).
Vendetta
per Jacques de Molay
Alla
domanda se i buoni rapporti della massoneria
con i protestanti — contrariamente a quelli
con la Chiesa cattolica — siano in relazione
anche con l’essenza del protestantesimo stesso,
i massoni Lennhoff e Posner rispondono così:
"La massoneria è uno dei movimenti
che, a partire dalla fine del Medioevo, sono
sorti come reazione alla assolutezza della
dottrina della Chiesa […]. In campo religioso
questo portò al protestantesimo"
(77).
E
se nel Rito Scozzese Antico ed Accettato vi
è un modo totalmente diverso di trattare
Lutero e il Papato, ciò non deve essere
certamente sopravvalutato. Però, dimostra
almeno una diversità di considerazione
del Papato e del luteranesimo che affonda
le sue radici nella storia.
A
un grado del Rito Scozzese — il grado del
Cavaliere Kadosch — si chiede vendetta per
l’omicidio del Gran Maestro templare Jacques
de Molay, ritenuto una delle grandi figure
massoniche. Nel rituale di questo grado dapprima
si dice che l’adepto ha calpestato la tiara
del Papa, poi Lutero viene indicato come uno
degli esecutori della vendetta richiesta a
questo grado per la morte di Molay: "Questa
è la vendetta che cadde sul capo di
Clemente V, non il giorno in cui il suo cadavere
fu bruciato dai calvinisti della Provenza,
bensì il giorno in cui Lutero, in nome
della libertà di coscienza, aizzò
mezza Europa contro il Papato" (78).
Un
tale giudizio contrario alla Chiesa cattolica,
diverso da quello nei confronti di Lutero,
emerge anche da una circolare che uno dei
maggiori massoni della seconda metà
del secolo scorso, il Gran Maestro Adriano
Lemmi (+ 1906), inviò alle singole
logge. In essa si dice: "II Grande Oriente
fa appello allo spirito dell’umanità
perché tutti i fratelli possano unire
le loro forze e impiegarle nella dispersione
delle pietre del Vaticano. Con queste pietre
disperse possa quindi essere costruito il
tempio della nazione ormai adulta" (79).
Da
tutto quanto è stato detto emerge questa
evidente conclusione: indipendentemente da
tutti i fatti storici, sussiste una inconciliabilità,
fondata sulla fede, dell’appartenenza contemporanea
alla Chiesa e a una loggia massonica. Ciò
non è stato del tutto ignorato neanche
dalla Chiesa evangelica. Ancora due fatti
almeno, avvenuti in Germania e in Inghilterra,
dovrebbero dimostrarlo. Con le dichiarazioni
della commissione ufficiale per il dialogo
della Chiesa evangelica di Germania che discusse
con i massoni, si è permesso ai cristiani
protestanti di aderire alla loggia. Tuttavia
la commissione ha deciso di rendere nota la
propria preoccupazione a proposito dell’attività
del tempio scrivendo: "Non è stato
possibile, per i partecipanti di parte ecclesiastica
ai colloqui, farsi un’idea definitiva sul
rituale, per quanto riguarda il suo significato
e la qualità dell’esperienza a esso
collegata. A questo proposito essi si sono
posti il problema, se l’esperienza del rituale
e il lavoro del massone non possano sminuire
il significato che per il cristiano evangelico
ha la giustificazione per grazia" (80).
Si deve supporre che questa commissione se
avesse continuato le indagini finché
non fosse arrivata proprio a un giudizio definitivo,
sarebbe giunta a dichiarazioni più
precise. Alla fine dovrebbe aver ragione l’anglicano
Walton Hannah, nel suo libro Darkness Visible,
secondo cui "nessuna chiesa che abbia
analizzato seriamente le dottrine religiose
e i presupposti della massoneria, si è
mai astenuta dal condannarla" (81).
"Non
oso"
Una
delle più recenti ricerche di scienza
delle religioni è il libro di John
Lawrence apparso in Inghilterra con il titolo
Freemasonry. A Way of Salvation? L’autore
stesso, un ecclesiastico anglicano, proviene
da una famiglia massonica e con i massoni
ha rapporti di cordialità e di stima.
Nonostante tutto il rispetto per gli uomini
di chiesa e per i vescovi che sono massoni,
con i quali ha rapporti di amicizia, l’autore
dice: "Le mie ricerche mi hanno portato
a contatto con molti cristiani, dignitari
ecclesiastici e laici che percepivano che
la Chiesa è talmente danneggiata dall’influenza
massonica che lo spirito di Dio viene soffocato
e spesso proprio da parte di uomini sinceri
e di buona volontà" (82).
E,
a proposito del profondo legame del singolo
con la loggia, Lawrence dice: "Esso è
in evidente contrasto con la forza liberatrice
di Cristo. Egli infatti venne per renderci
liberi, per darci la vera luce" (83).
Evitando ogni polemica, l’autore va obiettivamente
a fondo della questione che la commissione
evangelica tedesca, nel suo breve esame della
massoneria, purtroppo ha lasciato solo come
osservazione. Egli non vede alcuna possibilità
di una doppia appartenenza alla Chiesa e alla
loggia, e precisamente per motivi teologici
sostanziali. Ai molti amici massoni nel clero
anglicano, con i quali ha rapporti cordiali
e con i quali ha discusso a fondo queste questioni,
Lawrence dice tuttavia: "Il fatto che
un vescovo sia massone non rende ciò
necessariamente una buona cosa" (84).
Per questo autore non si tratta altro che
della verità della quale Gesù
dice che essa "vi farà liberi"
(Gv. 8, 32).
Molte
ragioni di inconciliabilità fra appartenenza
alla loggia e cristianesimo si trovano anche
nel libro già menzionato di Stephen
Knight. Egli riferisce di un massone di alto
grado che abbandonò la loggia, pronto
a chiarire "perché il [suo] legame
con Gesù non è conciliabile
con la religione massonica" (85). Egli
si rifiutò di rispondere alle domande
sul suo alto grado, proprio come gli interlocutori
nella commissione tedesca; benché uscito
dalla massoneria disse: "Non oso parlarne"
(86).
A
questo punto non può mancare un accenno
alla massoneria cristiana, al Freimaurerorden,
il FO, l’ordine massonico cristiano, cioè
alla Gran Loggia Nazionale di Germania. La
Conferenza Episcopale Tedesca dichiara che
"questa "massoneria cristiana"
non si colloca affatto al di fuori dell’ordinamento
massonico fondamentale; con questa espressione
si intende soltanto una più ampia possibilità
di conciliare massoneria e soggettiva credenza
cristiana. Tuttavia bisogna negare che ciò
venga raggiunto in modo teologicamente soddisfacente,
poiché i fatti fondamentali della rivelazione
del Dio divenuto uomo e della sua comunione
con gli uomini vengono compresi solo come
una possibile variante della visione massonica
del mondo e sono condivisi solo da una piccola
parte dei massoni" (87).
Particolarmente
degno di nota è il fatto che sullo
stemma ufficiale del Gran Maestro di questa
"massoneria cristiana" non compare
il nome di Cristo, bensì quello di
Baphomet (88). L’ordine massonico cristiano
si considera una "continuazione dell’ordine
dei templari" (89). Evidentemente vogliono
esserlo anche o proprio in considerazione
della venerazione che presumibilmente i templari
avevano per Baphomet. Di Baphomet i massoni
Lennhoff e Posner dicono: "Nome di un’orrenda
immagine del demonio, della cui venerazione
i templari furono accusati" (90).
Indipendentemente
da quello che si deve intendere per "Baphomet"
e da tutte le interpretazioni gnostico- dualistiche
di due princìpi del mondo eterni, che
alcuni vi ravvisano, resta tuttavia incomprensibile
come un cristiano possa onorare questo nome.
Il
nucleo della nostra crisi
La
verità di Cristo è un bene estremamente
prezioso, è un valore supremo insostituibile,
contiene l’annuncio salvifico della nostra
redenzione.
È
necessario difenderla da ogni relativizzazione,
preservarla da ogni livellamento e soprattutto
mantenerla in una situazione di cui il cardinale
Ratzinger dice: "La rinuncia alla verità
è il vero nucleo della nostra crisi"
(91). Proprio per amore della verità
l’adesione alla massoneria per i cattolici
non è possibile. La Chiesa ha il dovere
di mostrare ai fedeli dove si nascondono i
pericoli per la fede. Pochi potevano riconoscere
questo dovere in relazione con la massoneria
meglio dei membri della commissione incaricata
del dialogo. E quando dunque il professor
Scheuermann, in base alle sue cognizioni e
in tutta coscienza, pretendeva che anche nel
nuovo diritto canonico ai fedeli fosse fornita
una chiarificazione al riguardo, ciò
è ben fondato. La Conferenza Episcopale
Tedesca, il prefetto della Congregazione per
la Dottrina della Fede e molti altri fecero
lo stesso. Padre Sebott scrive: "La cancellazione
nelle bozze del divieto di entrare a far parte
della massoneria fu deplorata dal principale
penalista tedesco della Chiesa cattolica,
Konrad Audomar Scheuermann — dal 1974 al 1980
egli stesso membro della commissione per il
dialogo della Conferenza Episcopale Tedesca
con le Grandi Logge Unite di Germania: "Poiché,
se necessario, sono possibili particolari
regolamentazioni giuridiche relative a tali
delitti, si può acconsentire alla riduzione,
a patto però che l’appartenenza alla
massoneria e ad associazioni segrete simili
(cann. 2335 e 2336) continui a restare materia
di reato per il diritto comune, nonostante
la differenza regionale di queste associazioni""
(92).
Come
mostra la dichiarazione della Congregazione
per la Dottrina della Fede del 26 novembre
1983, anche nel nuovo diritto canonico è
contenuto il "divieto di entrare a far
parte della massoneria", che non è
esplicitamente menzionato ma è compreso
nell’espressione "categorie più
ampie", vale a dire in quelle che puniscono
i delitti contro la fede (cfr. can. 1374).
Seppellire
le difficoltà?
Riferendosi
alla dichiarazione della conferenza episcopale,
Sebott pensa: "Se abbiamo scopi comuni,
se in futuro ci attendono compiti comuni,
allora dovremmo seppellire le vecchie difficoltà,
altrimenti somiglieremmo a quegli uomini che
corrono dietro ai progetti da loro elaborati
e dimenticano di proteggere la casa comune"
(93).
A
questo proposito deve essere detto che il
fine primario della Chiesa e il fondamento
della sua esistenza, cioè la configurazione
dell’umanità in Cristo per la gloria
di Dio, non sono in accordo con il fine primario
della massoneria, che vuole edificare la società
umana come tempio laicista dell’umanità;
e che l’umanità massonica non coincide
assolutamente con l’humanitas cristiana. Esse
hanno scopi totalmente diversi. Quando presentano
punti parziali di contatto, per esempio nel
campo dell’assistenza caritativa, è
possibile la collaborazione. Questi punti
comuni in settori delimitati non possono assolutamente
eliminare i contrasti fondamentali sui princìpi
più importanti. Per questo la dichiarazione
dei vescovi tedeschi precisa che dall’agire
comune "non [...] deve però risultare
l’impressione che la Chiesa abbia motivo di
ritenere superato il suo atteggiamento di
messa in guardia e di rifiuto nei confronti
della massoneria" (94).
Quando
padre Sebott pensa che, per amore di questi
scopi comuni, "dovremmo seppellire le
vecchie difficoltà" (95), gli
si deve dire che qui si tratta di difficoltà
che hanno fondamento in quel progetto della
Chiesa, di cui noi non possiamo disporre.
"Seppellirle" può certamente
significare solo fare come se non esistessero
più, benché continuino veramente
a sussistere come realtà. L’accettazione
della visione del mondo dei massoni da parte
di membri della Chiesa, i quali hanno "seppellito
queste vecchie difficoltà", ha
prodotto conseguenze nefaste. La supposta
comunanza non raggiunge velocemente i suoi
limiti quando l’aborto è annoverato
fra i diritti dell’uomo così come lo
è il diritto alla procreazione? Questo
però è avvenuto, come abbiamo
visto, nella tredicesima tesi delle massoniche
Tesi fino all’anno 2000 (96).
L’inconciliabilità
perdura
Lo
studio approfondito già menzionato
ha condotto la Congregazione romana per la
Dottrina della Fede a confermarsi nella convinzione
dell’inconciliabilità di fondo fra
i princìpi della massoneria e quelli
della fede cristiana. Poco più di un
anno dopo la pubblicazione del decreto della
suddetta Congregazione e del nuovo diritto
canonico, L’Osservatore Romano del 23 febbraio
1985 ha pubblicato in prima pagina alcune
riflessione sugli argomenti che hanno condotto
a questa decisione.
Prescindendo
dalla considerazione dell’atteggiamento pratico
delle diverse logge di ostilità o meno
nei confronti della Chiesa, la Congregazione
per la Dottrina della Fede, con la sua dichiarazione
del 26 novembre 1983, ha inteso collocarsi
al livello più profondo e d’altra parte
essenziale del problema: sul piano, cioè,
dell’inconciliabilità dei princìpi,
il che significa sul piano della fede e delle
sue esigenze morali.
A
proposito del problema del relativismo si
invita a riflettere sul fatto che, del tutto
indipendentemente dalla questione se ora in
ambiente massonico non vi sia un obbligo esplicito
di professare il relativismo, tuttavia "la
forza relativizzante di una tale fraternità
per la sua stessa logica intrinseca ha in
sé la capacità di trasformare
la struttura dell’atto di fede in modo così
radicale da non essere accettabile da parte
di un cristiano al quale è cara la
sua fede [...]. Questo stravolgimento nella
struttura fondamentale dell’atto di fede si
compie, inoltre, per lo più, in modo
morbido e senza essere avvertito: la salda
adesione alla verità di Dio, rivelata
nella Chiesa, diviene semplice appartenenza
ad un’istituzione, considerata come una forma
espressiva particolare accanto ad altre forme
espressive, più o meno altrettanto
possibili e valide, dell’orientarsi dell’uomo
all’eterno".
Ne
L’Osservatore Romano si dice inoltre: "La
tentazione ad andare in questa direzione è
oggi tanto più forte, in quanto essa
corrisponde pienamente a certe convinzioni
prevalenti nella mentalità contemporanea.
L’opinione che la verità non possa
essere conosciuta è caratteristica
tipica della nostra epoca e, nello stesso
tempo, elemento essenziale della sua crisi
generale. Proprio considerando tutti questi
elementi la Dichiarazione della S. Congregazione
afferma che l’iscrizione alle associazioni
massoniche rimane proibita dalla Chiesa"
(97).
Josef
Stimpfle
Vescovo
di Augusta
***
(1)
Cfr. Reinhold Sebott S.J., Die Kirchenbann
gegen die Freimaurer ist aufgehoben [La scomunica
contro i massoni è abolita], in Stimmen
der Zeit, vol. 201, n. 6, 1983, pp. 411-421.
(2)
Ibid., p. 412.
(3)
Kurt Baresch, Katholische Kirche und Freimaurerei.
Ein brüderlicher Dialog 1968 bis 1983
[Chiesa cattolica e massoneria. Un dialogo
fraterno dal 1968 al 1983], Vienna 1983, p.
69.
(4)
Ibid., p. 63.
(5)
R. Sebott S.J., art. cit., p. 412.
(6)
Ibidem.
(7)
Ibid., p. 418.
(8)
Ibidem.
(9)
Ritual II AF und AN, Amburgo 1975, p. 47.
(10)
Ibid., p. 41.
(11)
Cfr. R. Sebott S.J., art. cit., p. 414.
(12)
Cfr. ibid., p. 413.
(13)
Cfr. ibidem.
(14)
Ibid., p. 418.
(15)
Cit. in Alec Mellor, Logen, Rituale, Hochgrade.
Handbuch der Freimaurerei [Logge, rituali,
alti gradi. Manuale della massoneria], Graz-Vienna-Colonia
1967, pp. 138-139.
(16)
R. Sebott S.J., art. cit., p. 418.
(17)
Cfr. Giuseppe De Rosa S.J., La loggia massonica
P2 e la crisi del Governo Forlani, in La Civiltà
Cattolica, anno 132, vol. II, n. 3144, 20-6-1981,
pp. 586-597.
(18)
Cfr. ibid., p. 592.
(19)
Ibidem.
(20)
Ibid., p. 593.
(21)
Cfr., per esempio, il Giornale nuovo, 23-3-1981:
e Il Giornale d’Italia, 23-3-1981.
(22)
il Giornale nuovo, cit.
(23)
KathPress, 17-6-1969, p. 8.
(24)
Cfr. Tesen bis zum Jhare 2000 [Tesi fino all’anno
2000], n. 13, in Humanität. Das deutsche
Freimaurer Magazin, n. 1, 1982.
(25)
Cfr. Michel Dierickx S.J., Freimaurerei, die
Große Unbekannte. Ein Versuch zu Einsicht
und Würdigung [Massoneria, la grande
sconosciuta. Un tentativo di esame e di giudizio],
Francoforte-Amburgo 1970, p. 187.
(26)
Christian Jacq, La massoneria. Storia e iniziazione,
Milano 1978, p. 58 [l’autore cita la trad.
it., edita da Mursia, di La Franc-Maçonnerie.
Histoire et initiation, Laffont, Parigi 1975
(ndr)].
(27)
Ibid., pp. 58-59.
(28)
Ritual I AF und AM, Amburgo 1974, p. 48.
(29)
Eugen Lennhoff e Oskar Posner, Internationales
Freimaurer-Lexikon [Enciclopedia massonica
internazionale], Vienna-Monaco di Baviera
1980, col. 1666.
(30)
Inconciliabilità tra fede cristiana
e massoneria, in L’Osservatore Romano, 23-2-1985
[trascritto in Cristianità, anno XIII,
n. 119-120, marzo-aprile 1985 (ndr)].
(31)
E. Lennhoff e O. Posner, op. cit., col. 1300.
(32)
Ibid., col. 524.
(33)
Ibid., col. 374.
(34)
Ibidem.
(35)
Ibid., col. 1207.
(36)
R. Sebott S.J., art. cit., p. 420.
(37)
Ibidem.
(38)
E. Lennhoff e O. Posner, op. cit., col. 814.
(39)
Ibid., col. 813.
(40)
Ibid., col. 1665.
(41)
Ibid., col. 1300.
(42)
Ibid., col. 1025.
(43)
Humanität. Das deutsche Freimaurer Magazin,
n. 1, 1980, inserto dopo p. 20.
(44)
Ibidem.
(45)
Ibid., p. 5.
(46)
Manoscritto della trasmissione di Deutschen
Welle [Onda tedesca], n. 19/105 4420 040881
103 01, Colonia 1981, p. 4.
(47)
Josef Seifert, Die Wahrheit über den
Menschen und die eucharistische Anbetung [La
verità sull’uomo e l’adorazione eucaristica],
conferenza per il Congresso Eucaristico di
Milano del 1983, manoscritto ancora inedito,
pp. 5-6.
(48)
Hans Sachsse, Technik und Verantwortung [Tecnica
e responsabilità], Friburgo in Brisgovia
1972, p. 33.
(49)
R. Sebott S.J., art. cit., p. 412.
(50)
Charles von Bokor, Winkelmaß und Zirkel
[Squadra e compasso], Vienna-Monaco di Baviera
1980, p. 8.
(51)
Frankfurter Allgemeine Zeitung, 27-11-1976.
(52)
Concilio Vaticano II, Costituzione pastorale
sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium
et spes, n. 28.
(53)
R. Sebott S.J., art. cit., p. 421.
(54)
Giovanni Paolo II, Discorso al Corpo Diplomatico
accreditato presso la Santa Sede, del 12-1-1985,
in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol.
VIII, I, p. 60.
(55)
Idem, Discorso agli indigeni nell’areoporto
di Latacunga, del 31-1-1985, ibid., p. 301
[la citazione nel testo pontificio è
dal Documento di Puebla, n. 406 (ndr)].
(56)
Concilio Vaticano II, Dichiarazione sulla
libertà religiosa. Il diritto della
persona e delle comunità alla libertà
sociale e civile in materia religiosa Dignitatis
humanae, n. 1.
(57)
Ibid., n. 2.
(58)
Ibid., n. 11.
(59)
Idem, Decreto sull’attività missionaria
della Chiesa Ad gentes divinitus, n. 8.
(60)
Idem, Dichiarazione sulla libertà religiosa.
Il diritto della persona e delle comunità
alla libertà sociale e civile in materia
religiosa Dignitatis humanae, n. 14.
(61)
Idem, Costituzione pastorale sulla Chiesa
nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, n.
28.
(62)
Paolo VI, Allocuzione al Concistoro e voti
augurali al Sacro Collegio e alla Prelatura
Romana, del 20-12-1976, in Insegnamenti di
Paolo VI, vol. XIV, p. 1088.
(63)
Giovanni Paolo II, Discorso ai partecipanti
al primo Convegno nazionale sul tema Missioni
al Popolo per gli anni ’80, in Insegnamenti
di Giovanni Paolo II, vol. IV, 1, p. 235.
(64)
Oswald Wirth, Les Mystères de l’Art
royal, pp. 77-78, cit. in A. Mellor, op. cit.,
p. 328.
(65)
Cfr. R. Sebott S.J., art. cit., p. 414.
(66)
Ibid., p. 415.
(67)
Cfr. Inconciliabilità fra fede cristiana
e massoneria, cit.
(68)
R. Sebott S.J., art. cit., p. 412.
(69)
Albert Pike, Morals and Dogma, Charleston
1871, cit. in Horst E. Miers, Lexikon des
Geheimwissens [Enciclopedia della scienza
occulta], Friburgo in Brisgovia 1970, p. 197.
(70)
H. E. Miers, op. cit., p. 320.
(71)
Cfr. Stephen Knight, The Brotherhood, Londra
1984, pp. 236 ss.
(72)
Ibid., pp. 236-237.
(73)
Cfr. ibid., p. 237.
(74)
Cit. in M. Dierickx S.J., op. cit., p. 184.
(75)
Cfr. El País, 10-3-1983, pp. 14-15.
(76)
Cfr. Inconciliabilità fra fede cristiana
e massoneria, cit.
(77)
E. Lennhoff e O. Posner, op. cit., col. 1300.
(78)
A. Mellor, op. cit., pp. 409-410.
(79)
Ibid., p. 177.
(80)
Information nr. 58 der Evangelischen Zentralstelle
für Weltanschauungsfragen [Ufficio centrale
evangelico per le questioni ideologiche],
58/74, p. 19.
(81)
Cit. sulla base della Herder Korrespondenz,
1963, p. 521.
(82)
John Lawrence, Freemasonry. A Way of Salvation?,
Nottingham 1982, p. 23.
(83)
Ibid., p. 24.
(84)
Ibid., p. 23.
(85)
S. Knight, op. cit., p. 141.
(86)
Ibid., p. 140.
(87)
Dichiarazione della Conferenza Episcopale
Tedesca circa l’appartenenza di cattolici
alla massoneria, del 28-4-1980, IV, 10 [trad.
it. in Cristianità, anno VII, n. 66,
ottobre 1980 (ndr)].
(88)
Cfr. H. E. Miers, op. cit., p. 62.
(89)
Ibid., p. 400.
(90)
E. Lennhoff e O. Posner, op. cit., col. 121.
(91)
Card. Joseph Ratzinger, in Amtsblatt des Erzbistums
München, n. 10, 1980, p. 5.
(92)
R. Sebott S.J., art. cit., p. 415, con riferimento
a Konrad Audomar Scheuermann, Das Schema 1973
für das kommende kirkl. Strafrecht [Lo
schema 1973 per il nuovo diritto penale ecclesiastico],
in Archiv f. kath. Kirchenrecht, n. 143, 1974,
p. 51.
(93)
R. Sebott S.J., art. cit., p. 417.
(94)
Dichiarazione della Conferenza Episcopale
Tedesca circa l’appartenenza di cattolici
alla massoneria, cit., III, 3.
(95)
R. Sebott S.J., art. cit., p. 417.
(96)
Cfr. Humanität. Das deutsche Freimaurer
Magazin, n. 1, 1980, dopo p. 30.
(97)
Inconciliabilità fra fede cristiana
e massoneria, cit.
***
Presentazione
editoriale
"Il
26 novembre 1983 — lo stesso giorno in cui
entra in vigore il nuovo Codice di Diritto
Canonico — la Sacra Congregazione per la Dottrina
della Fede rende pubblica una dichiarazione
sulla massoneria che ribadisce tanto l’inconciliabilità
dei principi massonici con la dottrina della
Chiesa quanto la proibizione per i cattolici
di iscriversi ad associazioni massoniche,
confermando che tale appartenenza eventuale
pone i fedeli "in stato di peccato grave"
e nella impossibilità di "accedere
alla Santa Comunione" [...]. E la inconciliabilità
tra fede cristiana e massoneria viene ribadita
in riflessioni a un anno di distanza dalla
dichiarazione della Congregazione per la Dottrina
della Fede, svolte dalla stessa congregazione
e che costituiscono, di fatto, la "motivazione"
di quella ennesima sentenza antimassonica,
la 586ª della serie [...].
"Nonostante
questo, il fatto che il nuovo Codice di Diritto
Canonico non menzioni esplicitamente la massoneria
— come invece accadeva nella codificazione
del 1917 — ha fornito ad alcuni autori il
pretesto per sostenere un mutamento del giudizio
della Chiesa cattolica in materia [...], e
non mancano private iniziative tese a rimettere
in questione l’argomento [...], sul quale
aveva gettato lumi significativi e importanti
una dichiarazione della Conferenza Episcopale
Tedesca — datata 28 aprile 1980 e resa pubblica
nel maggio dello stesso anno — emessa dopo
colloqui ufficiali svoltisi tra la Chiesa
cattolica e le Grandi Logge Unite di Germania
dal 1974 al 1980 [...].
"E
in Germania appunto — dopo la pubblicazione
del nuovo Codice di Diritto Canonico e prima
della sua entrata in vigore — padre Reinhold
Sebott S.J. annuncia, sulla rivista dei gesuiti
tedeschi Stimmen der Zeit, l’abolizione della
scomunica contro la massoneria e critica duramente
la dichiarazione dell’episcopato del suo paese
[...]. Poiché, quindi, sono rimasti
nell’opinione pubblica equivoci e convinzioni
errate, nonché per la persistente attualità
del problema, S.E. mons. Josef Stimpfle —
vescovo di Augusta, diocesi suffraganea di
Monaco di Baviera — è intervenuto con
un importante articolo sui rapporti tra Chiesa
cattolica e massoneria [...]. Lo scritto —
reso ancora più autorevole dal fatto
che il presule ha guidato la commissione incaricata
dalla Conferenza Episcopale Tedesca del dialogo
con le Grandi Logge Unite di Germania — è
nato come risposta alle affermazioni di padre
Reinhold Sebott, che però la rivista
dei gesuiti tedeschi non ha ritenuto di pubblicare"
(Ermanno Pavesi, Intervento decisivo su Chiesa
cattolica e massoneria, in Cristianità,
anno XIV, n. 133, maggio 1986,).
Lo
studio di S.E. Rev.ma mons. Josef Stimpfle
[1916-1996] — il cui titolo originale suona
Die katolische Kirche und die Freimaurerei.
Die Dialogkommission hat die entscheidende
Frage geklärt, e che è comparso
in Germania sul quotidiano cattolico di Würzburg
Deutsche Tagespost, n. 38, 28/29-3-1986 —
chiude in modo illuminante e definitivo una
polemica aperta da padre Reinhold Sebott S.J.
(Die Freimaurer und die Deutsche Bischofskonferenz
[I massoni e la Conferenza Episcopale Tedesca],
in Stimmen der Zeit, vol. 199, 1981, pp.75-87),
proseguita con una prima risposta del vescovo
di Augusta (Die Freimaurerei und die Deutsche
Bischofskonferenz. Zu dem Artikel von Reinhold
Sebott [La massoneria e la Conferenza Episcopale
Tedesca. Replica all’articolo di Reinhold
Sebott], ibid., vol. 199, 1981, pp. 409-422),
quindi con l’intervento dello stesso padre
Sebott (Die Kirchenbann gegen die Freimaurer
ist aufgehoben [La scomunica contro i massoni
è abolita], ibid., vol. 201, 1983,
pp. 411-421), che è all’origine dello
scritto del presule. La traduzione dal tedesco,
gentilmente autorizzata dall’autore, è
di Ermanno Pavesi. Quando possibile, per le
citazioni e per le note corrispondenti sono
state utilizzate edizioni in italiano.