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morale e casistica

tratto dall'Enciclopedia di Apologetica - quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE Nos raisons de croire - Réponses aux objection

 

CAPITOLO I. - MORALE E CASISTICA

1. I metodi della teologia morale. . Le difficoltà opposte dagli avversari della morale cattolica sono desunte quasi esclusivamente dalle opere consecrate alla casistica; opere che sembrano essere l'unica fonte d'informazione. Questo è un grave difetto metodologico, perché la casistica non è affatto tutta la morale, non è la morale, ma solo una parte di essa; anzi, vorremmo dire, la parte meno elevata.

Infatti si distinguono tre modi di trattare la teologia morale: il metodo speculativo e scolastico, il metodo ascetico e mistico, e il metodo casistico.

Solo il primo metodo è propriamente scientifico e bisogna cercare i grandi princìpi della morale cattolica proprio nelle opere che seguono il metodo speculativo, delle quali la seconda parte della Somma Teologia di San Tommaso d'Aquino è tipo ed esempio.

Per la solidità dei suoi fondamenti, la chiarezza e l'unità del suo piano, l'armonia perfetta delle parti e la finezza dei particolari, la Somma è un'opera magistrale, ammirata da tutti quelli che la studiano. Se l'insieme di questa grande sintesi non fu mai superato, lo spirito però che la anima non è morto col dottore comune. I teologi posteriori a San Tommaso, impregnati del suo spirito filosofico, continuarono a costruire sul fondamento posto da lui, e in alcune questioni particolari e nell'esame dei dettagli spesso lo superarono.

Gli autori posteriori al concilio di Trento, allo studio dei principi aggiunsero quello delle nuove questioni di diritto naturale e della vita economica, incorporando nelle loro monografie un ricco materiale canonico e patristico e dimostrando contemporaneamente una stupefacente finezza logica e uno sviluppato spirito giuridico e teologico.

I grandi commentari della scuola tomista, come quelli del Caietano e di Billuart; le opere dei Gesuiti, come quelle del cardinal Lugo, del Lessio, Suarez, Vasquez, Molina, come pure i trattati moderni di filosofia morale e di diritto naturale, non lasciano minimamente l'impressione d'essere poco scientifici. Anzi è tutto l'opposto! poiché per l'ampiezza e la profondità, per il numero delle questioni esaminate e il modo di trattarle, dimostrano una solidità metodologica e dottrinale che molti avversari moderni possono invidiare. L'attenzione è rivolta principalmente ai principi e i casi particolari vengono esaminati solo per illuminare maggiormente le idee fondamentali. Gli avversari della morale cattolica citano raramente le grandi opere, mentre proprio queste dovrebbero studiare di preferenza per farsi un'idea esatta della morale cattolica. Questa morale ha poi il suo prolungamento, il suo complemento e, diremmo, la sua perfezione nelle opere di ascetica e di mistica, alle quali con una divisione di lavoro divenuta necessaria per l'ampiezza assunta dagli studi, si lasciò l'esame dei mezzi per giungere alla perfezione ed elevarsi fino alle vette della vita cristiana, tanto die Linsenmann potè dire che l'ascetica e la mistica sono la vera morale cristiana. L'essersi esse sviluppate fuori e accanto alla morale in senso stretto, non è necessariamente un segno di povertà, ma piuttosto un indice di ricchezza, poiché l'aspirazione alla santità e il desiderio della perfezione nel corso dei secoli si manifestarono al punto che fu necessario consecrarvi una forma d'attività letteraria speciale e farne l'oggetto d'una scienza indipendente. Anche qui gli avversari hanno il grande torto di trascurare questo aspetto della morale cattolica, e nelle loro critiche, di non tener conto dell'abbondante letteratura ascetico-mistica.

" Ogni morale che si sviluppa e vuole applicarsi interamente alla vita, dice il Padre Brouillard (La casuistique catholique, in Études, 1925, p. 311), deve prolungarsi nella determinazione di problemi pratici e nella ricerca di soluzioni concrete, cioè in una casistica ". La casistica che applica le leggi e i princìpi ai " casi di coscienza ", reali o fittizi, per determinare ciò che è permesso o proibito, peccato veniale o mortale, è il prolungamento naturale della morale, come lo è di ogni scienza pratica, per esempio del diritto e della mediana. Se la morale è la scienza dei princìpi, la casistica è la scienza, o più esattamente, la disciplina, l'arte dell'applicazione dei princìpi alle contingenze della vita reale, spesso assai complesse. La casistica non è la morale ma il complemento. Quelli che non fanno mai della casistica, sono proprio coloro che, dice benissimo Mgr. d'Hulst (Mélanges, t. I, p. 276), che non si impicciano granché della morale; per chi crede permesso tutto ciò che giova e che riesce, non ci sono casi di coscienza. Per i preti, incaricati del ministero del confessionale e chiamati a illuminare con i loro consigli i fedeli, i quali ricorrono a loro, questo complemento della morale teorica è indispensabile. Per determinare un caso particolare, ciò che è permesso o proibito, non basta la conoscenza generale dei princìpi e delle regole, ma bisogna applicarli, dedurne la linea di condotta conforme alle situazioni particolari della vita concreta.

Per poter fare l'applicazione con la massima sicurezza e diminuire il pericolo d'ingannarsi, è utile riflettere prima sui casi di coscienza che si possono porre ed esaminare, e considerare che risposta si debba dare alle possibili difficoltà. In questo modo il sacerdote acquista una certa destrezza e si abitua a tener presenti tutte le circostanze e cogliere subito i diversi aspetti dei casi particolari, numerosi nella vita reale.

2. La morale cattolica minimizza i doveri? - Questi rilievi preliminari indicano già la risposta all'obiezione molto diffusa, che cioè i moralisti cattolici tendono a " minimizzare " i doveri, mostrandosi preoccupati solo di determinare ciò che è proibito o permesso, il peccato veniale o quello mortale. Non si preoccupano d'altro, si dirà — con un'arguzia che viene attribuita a Tommaso Moro — che di far vedere fino a che punto possiamo avvicinarci al peccato senza peccare, così la morale diventa l'arte di discutere con Dio, ars cum Deo cavillarteli. Morale bassa, morale comune, che enuncia il minimo delle ob-bligazioni strettamente imposte al cristiano e che trascura deliberatamente la cura di condurre alla perfezione.

Tale tendenza della casistica è l'effetto dello scopo che si prefiggono i manuali che se ne occupano; quello cioè di preparare i seminaristi e i sacerdoti occupati nel ministero alla pratica del confessionale. Questo spiega come si badi meno alla perfezione da raggiungere che al peccato da evitare. Il confessore deve sapere che cosa deve proibire e che cosa può permettere; conoscere la linea che ogni atto morale deve rispettare per non essere malvagio, la linea del dovere e della stretta obbligazione. Ogni vero comandamento suppone una linea precisa, che la casistica si propone di scoprire, al di qua della quale c'è disobbedienza e quindi insufficienza morale. Una morale che intende seriamente la nozione del dovere, non può imporre un'obbligazione non sufficientemente dimostrata; una morale cosciente della malizia e delle conseguenze del peccato mortale non può trattare alla leggera la questione della gravita del peccato. Lo si voglia o no, il dovere resta sempre il nerbo della moralità e fissare la linea di demarcazione tra ciò che è permesso e ciò che è proibito, il peccato veniale e quello mortale, stabilire il minimo delle esigenze imposte anche ai più deboli, non significa lasciare il resto alla discrezione o al beneplacito di ciascuno, come mettere le fondamenta non significa che la casa sia finita. Come il medico si rallegra già quando crede di aver salvato un malato dalla morte e rimette a quando il pericolo sarà superato definitivamente e il paziente sarà stato strappato alla malattia, la cura per assicurare la perfetta sanità al suo cliente; allo stesso modo il medico delle anime in un certo senso può già respirare quando il penitente vuoi rinunciare al peccato grave, che lo fece indegno dell'amicizia con Dio e uccise in lui la vita soprannaturale; penserà poi a condurre il penitente alle vette della vita morale, quando l'avrà strappato al peccato.

Nelle opere di casistica non bisogna cercare ciò che gli autori non vollero mettervi, e che d'altronde non sarebbe al suo posto. Il sacerdote consulta i suoi manuali per sciogliere i casi dubbi, non per trovare delle considerazioni sulla virtù e sui motivi di praticarla. Se il confessore ha bisogno per sé o per i suoi penitenti di queste considerazioni, le potrà attingere da quelle altre opere, che si trovano nella biblioteca di qualsiasi sacerdote.

Non dimentichiamo che è già molto ottenere dalla generalità degli uomini che si astengano da tutto ciò che è proibito, anche solo sotto pena di peccato mortale. Rousseau fa notare che i libri sopportano anche la morale più severa; ma che nella vita reale il meglio è spesso nemico del bene. I teologi cattolici per il loro contatto con la vita, e più ancora per la pratica del confessionale e le confessioni che vi ricevono e per l'influsso che esercitano sulle anime specie con le loro istruzioni e i consigli, sono portati a tener conto della realtà e delle sue esigenze, più che non i pastori o i teologi protestanti, i quali non conoscono il ministero della confessione né la direzione individuale delle anime, e si possono quindi accontentare di considerazioni più generali e forse più elevate, ma, per il fatto stesso, più sterili e senza grande influsso sulla pratica della vita, come anche molti autori protestanti non esitano ad ammettere.

Nella vita morale d'ogni uomo sorgono conflitti tra il dovere e l'interesse, tra le fredde esigenze della ragione e i caldi appelli del cuore, tra l'imperativo categorico della legge e le sollecitazioni pressanti della passione. I casisti pensano a questi conflitti, quando propongono soluzioni che ad alcuni possono sembrare molto larghe, e quando " minimizzano " i doveri. D'altronde nella guida delle anime i direttori di coscienza si trovano spesso davanti a un conflitto più generale: non si deve temere che l'imposizione di un dovere difficile, quando non è completamente certo, non risospinga il peccatore pentito sulla via del vizio? Finché un'obbligazione non è certa e la sua esistenza non è debitamente provata, il confessore si deve guardare dall'imporla; responsabile della salute delle sue pecorelle, eviterà con cura le obbligazioni ingiustificate o sproporzionate. " Che responsabilità, — dice il Cardinal Verdier, — se di fronte alla salute eterna (la morale teologica) imponesse a un'anima pesi praticamente insopportabili! Essa vuoi aiutare in tutto l'uomo a salvarsi, e per questo essa haun vero obbligo, almeno in una certa misura, di accostare il dovere fino all'ignoranza e alla debolezza dell'uomo ". È per questo che in molti casi s'accontenta d'un minimo d'esigenze, su cui non transige, e per questo " minimizza ", se cosi vogliamo dire, i doveri da imporre a tutti e a ciascuno (2).

(2) A proposito di questa obiezione può tornare utile il richiamo a quanto, ne I 1896, il Card. Capecelatro scriveva nella introduzione al suo libro : Le virtù cristiane: " Questo nobilissimo tema della morale cattolica lo si può guardare in due modi differenti. Il primo modo si ha quando altri scrive di teologia morale, ed esso serve soprattutto alla retta e salutare amministrazione del Sacramento della Penitenza; onde si può dire libro proprio dei sacerdoti. libro prezioso che sottilmente e profondamente scruta soprattutto la scienza dei vizi e l'applica ai casi molti e diversi della coscienza. Benché si occupi incidentalmente del bene da fare, il suo primo pensiero si volge al male da fuggire.

L'altro modo di considerare la morale cristiana consiste nello studiare la parte positiva, e per questo rispetto essa potrebbe chiamarsi la scienza del bene o piuttosto la scienza della virtù. Or anche cotesta scienza non è mancata nella Chiesa del Signore, bjnchè sia più facile trovarla sparsa qua e là negli scritti dei Padri e dei Teologi anziché unita in un sol libro, come è avvenuto dal secolo XIII in poi, di quella che ho chiamato la scienza dei vizi. Se alcuno ce la desse nei nostri tempi ringiovanita e accomodata alle presenti condizioni di vita, certo farebbe un gran bene ".

Queste osservazioni di Capecelatro rispondono purtroppo almeno in gran parte a verità. I moralisti infatti, nella esposizione della dottrina morale, si sono preoccupati quasi esclusivamente di essere di aiuto ai confessori nell'esercizio del ministero delle confessioni ed hanno trascurato la parte positiva che al sacerdote stesso sarebbe di grande utilità sia nella stessa amministrazione del sacramento della Penitenza, come nella predicazione.

In questi ultimi tempi però, pur non trascurando la formazione di buoni confessori, la teologia morale si è curata e va curandosi di più anche dell'aspetto positivo, seguendo specialmente le orme di S. Tommaso.

Tra gli autori che più hanno insistito sulla necessità di dare alla Teologia morale un carattere più positivo, o che hanno anche tentato un qualche saggio di questa esposizione positiva, segnaliamo : F. Tillmann, II Maestro chiama, Morcelliana, Brescia 1940. E' un compendio di Morale cristiana destinato ai " laici seri a e avente come scopo di " ridare all'esposizione della morale cattolica un carattere decisamente teologico... presentandola meno come un assieme di leggi da ossen'are che come un complesso di esigenze derivanti da un duplice fatto fondamentale: il bisogno che l’uomo ha di attuare nella propria vita un ideale per realizzare il proprio valore di persona; il fatto positivo che, nell’ordine attuale di Provvidenza, l’ideale unico posto da Dio all’uomo, è l’imitazione soprannaturale di Cristo, il modello divino " (Dalla prefazione). E. Mersch, Morale et corps mystique, Desclée de Br., Paris 1941. Vi sono trattate però solo alcune questioni. J. Leclerco., L'insegnamento della morale, (Traduzione dal francese), Ed. Paoline, Alba 1951. L'A., partendo dalla constatazione di una crisi che esiste oggi nel campo della morale, tenta di individuarne le cause e di suggerire i rimedi. Un saggio del come, secondo l'A., potrebbe essere impostata la esposizione della dottrina morale, ci è offerto da lui stesso nei quattro volumi di: Essais de Morale catholique, Parigi 1950; trad. it. presso Ed. Paoline, Alba. N. Bussi, Come presentare la morale cristiana oggi, nel volume : Orientamenti Pastorali, Morcelliana, Brescia 1950, pp. 67-83. L'A. riassume le esigenze della presentazione della morale cristiana oggi nei seguenti caratteri: dev'essere più cristiana, più umanistica, più personalistica, più comunitaria. G. B. Guzzetti, Morale per " modelli ", in La Scuola Cattolica, 1953, pp. 81-96. G. Giixeman, Le primat de la citante en Théologie morate, Desclée de Br., Paris 1952.