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Ora, si dà il fatto che io conosca, per un caso straordinario, la verità sulla più dibattuta delle cause e sul più antico dei processi: Dio esiste, io l'ho incontrato'.
(ANDRÉ FROSSARD, Dio esiste. Io l'ho incontrato, SEI, Torino 1994, p. 12)
l. Ogni cattolico crede fermamente che Dio esiste. Egli è chiamato non solo a motivare questa certezza, ma anche a difenderla dall'attacco di quanti la contestano. Affinché la difesa abbia successo, è necessario confutare le opinioni avverse, respingerle, mostrandone punti deboli e incoerenze. Ma prima è bene che ogni cattolico, specie se militante, conosca le ragioni delle proprie convinzioni. Ecco perché questo capitolo è dedicato al pensiero cattolico riguardante l'esistenza di Dio.
2. Dio esiste! Lo rivela la Sacra Scrittura, lo afferma la Sacra Tradizione e lo insegna infallibilmente il Magistero della Chiesa. Per questa ragione, nessun cattolico, se intende conservare tale titolo e rimanere in comunione con la Chiesa, può dubitare dell'esistenza di Dio.
3. Dedicato principalmente, ma non esclusivamente, ai cattolici, questo capitolo potrà interessare come documentazione anche agli atei e agli agnostici.
L'insegnamento della Sacra Scrittura
4. Che Dio esiste lo afferma in primo luogo ogni pagina della Sacra Scrittura, che per un cattolico è Parola di Dio. La Bibbia insegna che la sua esistenza è conoscibile anche con le sole forze dell'intelletto umano, e chi osa negarla è definito "stolto". Così leggiamo nel primo versetto del Salmo 13: "Lo stolto pensa: non c'è Dio" e nel primo versetto del Salmo 52. "Lo stolto pensa: Dio non esiste".
5. Per il noto Dizionario Biblico di John McKenzie, nell'Antico Testamento lo stolto è "una persona senza intelligenza", colpevole dinanzi a Dio perché rifiuta consapevolmente di riconoscerne la presenza e l'azione (v. voce "stolto", pp. 953-954).
6. Quanti negano l'esistenza di Dio sono detti stolti anche nel Libro della Sapienza: "Davvero stolti per natura tutti gli uomini che vivevano nell'ignoranza di Dio, e dai beni visibili non riconobbero Colui che è, non riconobbero l'Artefice, pur considerandone le opere" (13, 1).
7. In questo importante passo biblico viene indicato il percorso che la ragione umana, anche senza l'ausilio della Rivelazione divina, può e deve compiere per scoprire l'esistenza di Dio: partire dalla considerazione delle cose create per giungere al loro Creatore; dall'esame delle perfezioni del creato per contemplare le perfezioni del Creatore.
8. Per san Paolo, anche i pagani sono in grado di conoscere che Dio esiste. Scrive l'apostolo delle genti: "Ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità" (Rm 1,19-20).
9. Se l'esistenza di Dio è naturalmente conoscibile dalla ragione umana, quanti la negano per colpa propria, sono "(...) inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria, né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa" (Rm 1, 21).
10. Forte del pensiero di san Paolo, il cattolico non apprezza culturalmente quelle filosofie che negano l'esistenza di Dio. Evidentemente, ogni cattolico deve amare anche quanti si dichiarano atei, pregare e lottare perché la loro mente si apra alla luce della Fede e si convertano. Ma conserva tutta la consapevolezza che sulle cose che contano - Dio, immortalità dell'anima, natura dell'uomo, senso della vita, scelte morali - il pensiero ateo non ha nulla da insegnare a chi crede.
11. Oggi, questa ferma convinzione urta la suscettibilità anche di non pochi credenti. Persone importanti, titolate, distintesi in svariati campi dell'agire umano, talvolta con merito, non mancano di esternare la loro incredulità con inflessibile sicurezza: Dio non esiste, sentenziano. Dinanzi alle loro opinioni, molti cattolici si sentono disarmati e si rifugiano in un difensivistico relativismo: a ciascuno il suo pensiero, comunque meritevole di apprezzamento e di rispetto, anche se non condivisibile. In materia di Fede questo atteggiamento ci pare errato. Il cattolico è confortato da quanto insegna, a ragione, il cardinale Giacomo Biffi: "Non dobbiamo preoccuparci troppo di ciò che dicono sulle cose importanti uomini famosi, premi Nobel, atleti e cantanti, perché su queste tematiche possono essere analfabeti" (in Avvenire, 18.4.1997).
12. Per concludere: la Sacra Scrittura insegna che Dio esiste certissimamente e ogni uomo, anche chi non crede, con la sua ragione può risalire al Creatore, contemplando le perfezioni del creato.
L'insegnamento dei Santi Padri
13. Fin dall'antichità cristiana, 'padre' era considerato colui che, insegnando i contenuti della Fede, generava figli spirituali, cioè nuovi credenti. San Paolo scrive: "Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri, perché sono io che vi ho generato in Cristo Gesù, mediante il Vangelo" (1 Cor 4,15). Di seguito esponiamo il pensiero di alcuni dei Santi Padri. È bene che i cattolici, soprattutto i militanti, ne conoscano il contenuto ai fini della loro opera evangelizzatrice.
14. Clemente Alessandrino (Atene 150ca. - 212 ca.), uomo coltissimo, convertito fin da giovane, padre della filosofia cristiana, direttore di una delle migliori scuole di teologia, quella di Alessandria, scriveva: “La Divina Provvidenza si manifesta alla semplice vista delle cose visibili, tutte fatte con arte e sapienza e svolgentisi con ordine e con ordine manifestantisi” (Stromata, 5).
15. Tertulliano (Cartagine 160-220), il primo grande teologo della Chiesa latina, strenuo avversario dell'eresia gnostica, prima di abbracciare, purtroppo, quella montanista, scriveva nel suo celebre Apolgeticur. "(...) e questo è il massimo delitto di quelli che non vogliono conoscere Colui che non possono ignorare. Volete una conferma delle tante e sì meravigliose sue opere, da cui siamo conservati, sostentati, ricreati e magari anche atterriti?" (L'Apologetico, Paoline, Roma 1950, p. 104).
16. Lattanzio (Numidia 250 ca. Treviri 325 ca), ritenuto da san Girolamo l'uomo più colto del suo tempo, precettore del figlio dell'imperatore Costantino, scriveva nel Liber de vita beata: "Dio è conoscibile da noi non congli occhi, o con altro fragile senso corporeo; ma lo si deve mirare con gli occhi della mente vedendo le sue opere splendide e meravigliose" (Liber de vita beata, 9).
17. S. Agostino (350 - 430), uno dei più grandi pensatori di tutti i tempi, scriveva: "Interroga la bellezza della terra, del mare, dell'aria rarefatta e dovunque espansa; interroga la bellezza del cielo... interroga tutte queste realtà. Tutte ti risponderanno: guardaci pure e osserva come siamo belle. La loro bellezza è come un inno di lode. Ora, queste creature, così belle ma pur mutevoli, chi le ha fatte se non uno che è bello in modo immutabile?" (Sermo 241).
18. Riguardo l'esistenza di Dio, il pensiero cattolico ci offre un secondo dato: i Santi Padri insegnano che le realtà visibili sono una traccia che rimanda all'Invisibile Dio. A questo proposito, l'esortazione di s. Agostino ad interrogare il creato suona come un esplicito invito a domandare la causa, la ragion d'essere del creato - e questo è compito della filosofia - per giungere ad affermare l'esistenza di un Creatore.
19. Il cattolico fa tesoro della dottrina dei Santi Padri e la espone anche a quei fratelli nella Fede che, errando, sostengono posizioni similari al pensiero debole, secondo il quale la ragione umana nulla può dire con certezza su Dio.
L'insegnamento del Magistero ecclesiastico
20. La Costituzione Dei Filius, approvata nel Concilio Vaticano I (1869-1870), dichiara: "La Santa Madre Chiesa tiene e insegna che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza col lume naturale della ragione umana attraverso le cose create".
21. Questa verità è talmente vincolante per ogni cattolico che è prevista la scomunica per coloro che la contestano: "Se qualcuno dirà che Dio uno e vero, Creatore e Signore nostro, non può essere conosciuto con certezza col lume naturale della ragione umana per mezzo delle cose che sono state fatte, sia anatema" (Concilio Vaticano 1, Canone 1). Qui anatema equivale a scomunica.
22. Affermando che la ragione umana, basandosi solo sulle sue capacità, è in grado di giungere alla certezza intellettuale dell'esistenza di Dio, il Concilio non intende per ciò stesso sostenere che questo sia un compito facile. E nemmeno intende dire che tutti gli uomini, di fatto, arrivano con la sola ragione alla certezza dell'esistenza di Dio. Il Concilio si limita a dichiarare solo il potere che ha la ragione.
23. Nel giuramento antimodernista del 1910, san Pio X insegna: "E in primo luogo: professo che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere certamente conosciuto, e perciò se ne può dimostrare l'esistenza, con il lume naturale della ragione ‘attraverso le cose create' (cf Rm 1,20), cioè attraverso le opere visibili della Creazione, come causa attraverso gli effetti".
24. Pio XII scrive nell'Enciclica Humani generis del 12 agosto 1950: "Tutti sanno quanto la Chiesa apprezzi il valore della ragione umana, alla quale spetta il compito di dimostrare con certezza l'esistenza di un solo Dio personale".
25. II Concilio Vaticano II (1962-1965) riprende gli insegnainenti del Magistero e li conferma ulteriormente: "Dio il quale crea e conserva tutte le cose per mezzo del Verbo offre agli uomini nelle cose create una perenne testimonianza di Se" (Dei Verbum, n. 3).
26. E ancora: "Il Sacro Sinodo professa che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza col lume naturale dell'umana ragione dalle cose create" (Dei Verbum, n. 6).
27. Anche Paolo VI, in una delle catechesi del Mercoledì, insegnava: "Come si fa, come si fa a conoscere Dio? Questa è la grande questione che tormenta lo spirito moderno (...). Dovremo rinunciare a tale conquista? L'ateismo moderno risponde: dobbiamo rinunciare (..) invece la Chiesa non rinuncia alla conquista di Dio. Diciamo: non nega alla mente umana la capacità di arrivare alla conoscenza di Dio" (27.11.1968).
28. Riguardo l'esistenza di Dio il pensiero cattolico ci offre un terzo dato: l'insegnamento dei concilii e dei Papi conferma che la ragione umana è in grado di giungere alla certezza intellettuale dell'esistenza di Dio partendo dalla riflessione sulle cose create.
29. Il cattolico, ai fini della sua battaglia apologetica, memore di questo insegnamento della Chiesa, registra l'accadere, ancora una volta, di quello strano fenomeno che alcuni definiscono "eterogenesi dei fini". Ricorda che l'epoca moderna è sorta a partire dal dogma illuministico della onnipotenza della ragione, ritenuta in grado di vincere le superstizioni religiose e di mandare definitivamente a riposo ogni credo, dunque anche il Cattolicesimo, ritenuto dogmatico e pertanto non ragionevole. Dopo due secoli di lotta alla Religione, l'epoca moderna, di fronte ai colossali fallimenti, si è ormai conclusa con la resa della ragione e l'affermazione del pensiero debole. A difendere la dignità ed il potere della retta ragione è rimasta solo la Chiesa cattolica e la cultura che deriva dalla Fede.
30. Abbiamo tracciato i punti fondanti del pensiero cattolico in merito all'esistenza di Dio. Evidentemente, quelle che abbiamo ricordato sono certezze che non valgono per chi non crede, perché nascono dalla Sacra Scrittura, dall'insegnamento dei Santi Padri e da quello del Magistero ecclesiastico. Tuttavia, abbiamo ritenuto utile presentarle per due motivi:
- perché non sono pochi i cattolici che in questa materia hanno opinioni confuse, spesso vicine proprio al pensiero debole;
- perché ogni confutazione delle posizioni avverse alla Fede, missione imprescindibile di ogni cattolico, presuppone una conoscenza almeno elementare della fondatezza delle proprie convinzioni.
31. Ovviamente, il cattolico ha ottimi strumenti per dimostrare la fondatezza delle sue convinzioni anche a chi non crede. Per dimostrare che Dio esiste si servirà del potere della ragione, comune anche ai non credenti.
"Il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell'uomo, perché l'uomo è stato creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di attirare a sé l'uomo e soltanto in Dio l'uomo troverà la verità e la felicità che cerca senza posa". (CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, n. 27)
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