Impostazione del problema apologetico -
Oggetto dell'Apologetica
tratto
dall'Enciclopedia di Apologetica
- quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE
Nos raisons de croire - Réponses aux
objection
CAPITOLO
III - OGGETTO DELL'APOLOGETICA
Solo
la Chiesa Cattolica ha un'apologetica definita.
- Abbiamo veduto che, tra i due gruppi di
cristiani che costituiscono la civiltà
occidentale, solo il cattolicesimo ha un'apologetica,
di cui sono prive le Chiese orientali, immobili
da secoli, e, a fortiori, le antiche chiese
nestoriane e monofisite. È vero che
la Chiesa russa ha subito l'influsso dell'occidente
e che nelle varie epoche i suoi teologi riprodussero
gli schemi e i metodi della scolastica latina
o dei teologi protestanti tedeschi, ma non
ci fu apologià scientifica. Nella Theologia
Dogmatica chmtìanorum orientalium del
P. M. Jugie (1),
non si trova esposizione della verità
del cristianesimo. Il P. Palmieri cita rome
apologisti Glagolev, Gusev, Golubinsky e dice
che uno di essi ha fatto entrare molta filosofia
nei suoi libri (2).
È poco.
Il
giudaismo annovera, eruditi sapienti che sarebbero
stati in grado di stabilire storicamente la
verità della rivelazione mosaica, ma
costoro troppo spesso sono trascinati da una
critica radicale quanto quella dei protestanti
liberali. La loro eventuale apologetica coinciderebbe
con gli inizi della nostra, ma sarebbe monca,
perché il giudaismo, latore delle promesse
di Dio. ha l'obbligo di esaminare se le promesse
non siano compiute, e le favole sciocche del
Talmud riguardo a Gesù e alle origini
cristiane non meritano che la storia le prenda
in considerazione (3).
Le religioni non cristiane, dal punto di vista
scientifico, sono molto più in basso
della Chiesa russa. Da quando sono scomparsi
i suoi filosofi e i suoi mistici medioevali,
l'Islam ha cessato di pensare, e potremmo
chiederci se sia capace di assimilare il pensiero
occidentale senza perire
(4). Delle religioni asiatiche perfino
i loro fedeli ignorano quasi completamente
le origini e i testi, ed è molto significativo
che ci siano voluti gli eruditi europei a
rivelare l'Asia a se stessa.
Solo
il cattolicesimo ebbe sempre e ha tuttora
una dimostrazione della propria verità.
Non c'è dubbio che le trasformazioni
della filosofia, le scoperte scientifiche,
gli attacchi furibondi degli increduli non
hanno sempre provocato immediate messe a punto
e risposte adeguate, e che, tra l'evoluzione
del pensiero profano e la difesa cristiana,
vi furono disparità. La " crisi
della coscienza europea " tra il 1680
e il 1715 (5)
trovò il cattolicesimo francese apparentemente
disarmato. È vero che la dottrina fu
sempre solidissima, ebbe sempre scrittori
che la difendevano con argomenti perfettamente
validi, ma non erano uomini di primo piano,
non sempre sapevano sceverare le verità
miste agli errori, né mettersi dal
punto di vista degli avversari.
(1)
5 voi., Parigi, Letouzey et Ané.
(2)
LA chiesa russa, le sue odierne condizioni
e il suo riformismo dottrinale, pp. 638-639,
Libreria Fiorentina, Firenze 1908.
(3) L.
de Grandmaison, j/csus-C'hrìst, t.
I, pp. g-11.
(4) Questo quanto
scrisse il Vincent nella Revue des Sciences
religieuses, luglio 1935, p. 440, riguardo
al libro rii H. A. R. Gibb, Whilher Isiam?
(Londra, Gollanwicz. 1932).
(5) Paolo Hazard.
La crise de la conscience européenne,
1680-1715, 3 voli.. Parisi 1935, trad. ital.
presso Einaudi, Torino.
Alla
fine del secolo XIX, gli storici e i pensatori
nostri erano poco informati della produzione
della critica protestante e della filosofia
incredula; facevano troppo azione difensiva
e non abbastanza azione costruttiva. Tuttavia,
il cattolicesimo assorbì sempre e facilmente
anche i peggiori veleni, perché preparò
sempre gli anticorpi che arrestano l'azione
tossica. A un periodo di sonnolenza segue
una trionfante epoca scientifica, e la storia
dell'apologetica cattolica è già
per se stessa un'apologetica.
Parlando
della fede, abbiamo già indicato l'oggetto
e la divisione dell'apologetica. L'oggetto
è complesso e la divisione ha molte
parti. È possibile riconoscere nel
Nuovo Testamento tutte le parti della nostra
apologetica, ma si possono distinguere esplicitamente
solo secondo le esigenze delle situazioni
storiche. Seguendo rapidamente la Chiesa nei
secoli, vedremo costituirsi le varie parti
della nostra scienza.
Primo
compito dell'apologetica: la catechesi.
- La fede ha motivi razionali per dare il
suo assenso incondizionato alla rivelazione;
perciò, bisogna provare prima di tutto
die Dio ha parlato, verità che è
l'oggetto essenziale dell'apologetica. Dare
questa prova è compito della storia.
Gesù proponeva appunto questi fatti
e argomenti, ed Egli stesso compiva la storia
sacra che oggi meditiamo, e i cuori che non
si chiudevano trovavano la prova decisiva
nel vederlo, nel sentirlo, nel comprendere
il suo insegnamento e la sua testimonianza.
A chi era mal disposto Gesù ricordava
espressamente i suoi insegnamenti passati,
le sue opere, la testimonianza del Padre,
e tutto lo sviluppo dell'Antico Testamento,
da Abramo fino a Mosè. Gli Apostoli
seguirono la stessa via e aggiunsero il racconto
della Passione e Resurrezione. I discorsi
di Pietro, di Stefano, di Paolo fanno vedere
la missione di Gesù Cristo annunciata
e preparata dai profeti, autenticata dalla
sua santità e dai suoi miracoli, compiuta
sul Calvario, ratificata da Dio il giorno
della Resurrezione. Fin qui, l'apologetica
è una sequela di racconti storici,
proposti da testimoni degni di fede, e ancora
oggi è tale alla scuola di catechismo.
È l'essenziale e sufficiente in linea
di diritto.
Secondo
compito: giustificare i testimoni. -
Però, anche le affermazioni dei testi,
che non sono abbastanza noti e specialmente
quando sono morti da molto tempo, hanno bisogno
di giustificazione. Le obiezioni dei Giudei
e i dubbi dei pagani obbligavano i cristiani
a rendere sicure le testimonianze apostoliche.
Il paganesimo, prima di morire, fece uno sforzo
supremo per compromettere per sempre la religione
di Gesù, ma l'assalto di Celso fu vinto.
Ori-gene inaugurò i lavori di storia
e di critica filologica tra i cristiani. Eusebio
di Cesarea, nonostante quanto fu detto delle
sue debolezze, è un erudito coscienzioso,
che con la Storia Ecclesiastica e la Dimostrazione
evangelica introdusse nell'apologetica la
storia fatta sui documenti e la critica.
Terzo
compito: introdurre la Rivelazione nel nostro
pensiero razionale. - L'apologià
non si ridusse mai ai racconti storici, sia
pure accompagnati dalle prove della validità
delle testimonianze. Dìo parla per
essere compreso, e per riuscire a comprenderlo,
dobbiamo inserire la Rivelazione nel nostro
pensiero razionale e nella nostra cultura.
Gli Apostoli, ripetendo compendiosamente la
storia della Redenzione, con ogni sorta di
allusioni la collocavano tuttavia nel mondo
intelligibile familiare ai loro ascoltatori.
Ma già nel secondo secolo si fa sentire
il bisogno d'interpretare il cristianesimo
nei concetti dell'ellenismo, né i cristiani
vi si sottraggono: Giustino, Teofilo d'Antiochia,
Atenagora e molti altri fondano l'apologià
filosofica, la quale prova che Dio esiste,
che è infinitamente buono, può
rivelarsi, la sua Rivelazione sarà
la nostra salute, e noi abbiamo il dovere
di ascoltarla e di crederla.
In
questo modo, nei primi quattro secoli, si
formò un'apologetica che sostanzialmente
è la nostra, fatta di storia, di critica
storica, di argomenti razionali che giustificano
il fatto della Rivelazione e la storia biblica.
Saremmo tentati di credere che il Medioevo
abbia conservato soltanto gli argomenti razionali,
usandoli contro gli attacchi degli Ebrei e
degli Arabi. In quel tempo, l'umanità
era portata a trattare tutte le questioni
dal punto di vista della ragione dimostrativa.
Soprattutto i fatti della storia di Gesù
apparivano tanto chiari, che non si credeva
fosse necessario dar loro un fondamento, e
tutti ritenevano la testimonianza della Chiesa,
rafforzata da santi a tutti noti, come irrefragabile.
L'apologià storica era come in letargo,
però ne rimase l'idea, e Dante ce ne
ha dato un riassunto ancora esatto anche per
noi. Le sue risposte alle domande sui motivi
della sua fede potrebbero servire ottimamente
come schema anche alla nostra apologetica
(6).
Quarto
compito: la Chiesa; la continuità della
sua dottrina. - Ma il Grande Scisma
e i disordini del clero, giunti al colmo nel
secolo xv scuotono la fede nella testimonianza
della Chiesa, che in seguito i Protestanti
attaccano furibondi. Di qui, la necessità
di aggiungere una quarta parte all'apologetica,
onde provare che la Chiesa fu certamente istituita
da Gesù Cristo, che le affidò
la sua autorità e che non l'abbandonerà
mai. La prova è dedotta dai Libri Santi,
che i protestanti accettavano, ma deve anche
poggiare sui fatti. Contro i Centuriatori
di Magdeburgo, il Baronio e altri eruditi
dimostrano che la Chiesa dei loro tempi è
la continuazione autentica di quella degli
Apostoli, e non ha mai cessato di predicare
la loro fede né di comandare la loro
morale. Ormai, l'apologetica comprende anche
la storia della Chiesa, delle sue dottrine
e dei suoi santi.
Quinto
compito: la preparazione psicologica dell'apologetica.
- Anche se l'edificio è completo e
comprende la storia, la critica, gli argomenti
metafisici, il dovere morale, di credere,
l'autorità della Chiesa, molti non
vi entrano, perché mettono in dubbio
i principi su cui poggiano le basi dell'apologetica.
I " libertini " del secolo XVII,
precursori dei k filosofi " del secolo
XVIII, non dubitavano soltanto dell'esistenza
di Dio e della sua provvidenza in favore del
mondo, della possibilità della Rivelazione,
ma dubitavano anche dei principi che rendono
solide queste verità, che anzi deridevano
e si rifiutavano perfino di pensarvi. Per
convertirli, bisogna cominciare a deciderli
a porre la questione dell'anima e del suo
destino. Gli argomenti del dovere morale,
del rischio di dannarsi per essi sono senza
effetto, perché non li ascoltano, e
saranno condotti a darvi ascolto soltanto
da una preparazione psicologica.
(6)
Par. xxiv, 88-114..
Pascal,
a quelli che si dicono indifferenti, ha provato
che la loro degradazione e la loro follia
si spiega solo col peccato originale, e molti
testi dei suoi Pensieri descrivono lo stato
d'animo degli empi, in modo da condurli a
Dio senza ricorrere alla Rivelazione. Però,
si tratta di testi sparsi. Maurizio Blondel
ha costituito la preapologetica necessaria
ai nostri tempi: chi si dice indifferente,
non lo è; vorrebbe credersi tale, ma
non è sincero. L'uomo non è
mai soddisfatto delle sue azioni e dei loro
effetti, e neppure degli scopi che vede espressamente;
senza saperlo e suo malgrado, egli mira oltre
(7). Allo stesso
modo, il pensiero umano è sempre oscillante
tra la ricerca dell'individuale, la conquista
del concreto intuitivo e la ricerca dell'universale,
la speculazione astratta; ma al pensiero non
bastano né l'uno né l'altro,
perché in realtà tende a una
convergenza che è solo all'infinito
e che avanza verso quest'infinito solo con
una serie di opzioni che impegnano la sua
responsabilità totale e mettono in
gioco il suo destino (8).
Il filosofo non prova certamente l'esistenza
del soprannaturale, ma accerta che né
l'azione né il pensiero terminano ai
loro oggetti apparenti. Resta un vuoto, e
l'uomo deve informarsi se Dio. rivelandosi,
non lo colmi.
Sesto
compito: come ridare ai nostri contemporanei
un'inquietudine religiosa? - Davanti
all'antico monumento apologetico, è
dunque stato edificato un atrio che chiamiamo
preapologetica, che era necessario costruire.
Però, l'evoluzione della società
del secolo XX ha dimostrato che l'atrio non
basta. La dialettica pascaliana e blondeliana
si appiglia al dinamismo del pensiero e all'inquietudine
dell'azione per far intravedere il termine
lontano cui tende necessariamente e oscuramente,
e riesce solo a patto che l'uomo si renda
conto del sordo lavoro che si svolge in lui,
e s'impegni volontariamente verso l'Ignoto
al quale aspira la sua natura. Ma è
un fatto che molti dichiarano di essere soddisfatti
nella loro indifferenza e di non provare nessun
senso d'inquietudine.
Filosofi,
scienziati, politici, letterati propongono
una spiritualità fatta sulla misura
dell'uomo e pretendono che gli basti.
Dopo
aver condotto un'inchiesta sulle cause dell'incredulità,
il P. Congar pubblicò i risultati su
Vie intellectuelle (Luglio 1935) in un mirabile
articolo che ogni cristiano dovrebbe leggere,
dove dice che la causa più universale
e anche più profonda dell'incredulità
non è che un ideale, una morale, una
cultura di cui vivono i non cristiani, ma
presi, almeno in parte, dal cristianesimo
e laicizzati. Gli increduli dicono di non
aver bisogno di altro alimentò é
negano che vi sia in loro la minima aspirazione
verso qualcosa di là del mondo. Siccome
hanno distrutto in se stessi l'aspirazione
al Valore assoluto, bisogna far vedere loro
in che modo e perché la soppressero
e che tale soppressione è una spaventosa
perdita. Siamo di fronte a un campo nuovo
da esplorare, a una psicologia, a una fenomenologia,
a una logica dei processi con cui l'uomo si
allontana da Dio e riesce a convincersi che
Dio non c'è. Troviamo indicazioni suggestive
e profonde nel bel libro di Renato Le Senne:
Obstacle et Valeur.
(7)
L'Action, essai d'une critique de la vie et
d'une science de la pratique, Parigi, Alcan
1893; trad. italiana presso Vallecchi, Firenze
1923.
(8)
M. Blonpel, Im pensée. I. La genèse
de la pensée et les palxcrs de son
ascension spontanee. II. Les mponsabiliìis
de la pensée et la possibilité
de son acbivemenl, Paris 1934-1935.
La
vista del mistero suscita nell'uomo una vile
paura. " Per tenersi lontani da questo
terribile faccia a faccia, la maggior parte
degli uomini cede alla tentazione delle dialettiche
del livellamento, che arrestano la vista per
un decoro calato tra noi e l'esperienza, che
per il senso comune sono gli affari e il guadagno,
per lo studioso le sue teorie, per il cittadino
la professione o lo Stato, per lo storico
la successione spettacolare degli avvenimenti
e delle dottrine, che proteggono contro quest'inquietudine,
che è la fonte stessa della filosofia.
Ma a mano a mano che l'invade l'ottimismo
ufficiale, essa diventa anemica e muore; e
mentre la verità si allontana perché
non vi ci si pensa, l'uomo perde insensibilmente
il sentimento della propria esistenza, se
essa consiste nell'impegnarsi in ciò
che si fa e in ciò che si dice con
tutte le proprie aspirazioni, nel gettare
nella partita, più che la testa, la
propria anima " (9).
L'uomo si separa da Dio, fonte della sua esistenza,
tagliando i legami e sostituendo a Dio un
simulacro intellettuale. Questa caduta è
espressa da " un'esplosione di dialettiche
". La coscienza si naturalizza e si degrada
con mezzi intellettuali che l'abbassano sempre
più. " La separazione è
relativa per i suoi gradi; assoluta per il
suo senso " (10).
L'uomo si chiude e si cava volontariamente
e intelligentemente gli occhi per non vedere
Dio. D'ora in poi, la preapologetica dovrà
essere preceduta dall'analisi psicologica
e logica di quest'oscuramento dell'anima e
di questa rovina.
È
vero che gli indifferenti rifiuteranno di
leggere queste descrizioni o di ascoltarle;
quindi, dovremo ricorrere a sapienti industrie
per condurli a comprendere quello che fanno.
Per questo, non bastano né la teologia,
né la filosofia, né alcuna scienza,
ma saranno necessari l'esempio, la bontà
avvolgente, la simpatia che comprende tutto,
tutto scusa, tutto crede e tutta spera, che
preparerà gli indifferenti ad accorgersi
che precipitano per il pendio della morte
accecandosi da se stessi. Cosi scriveva Vincenzo
de' Paoli a uno dei suoi Signori: " Non
crediamo a un uomo perché sa molto,
ma perché lo stimiamo buono e lo amiamo
" (11).
(9)
Obstack et Valeur, p. 79, Parigi, Fernand
Aubier, 1935 (PhilosophU de l'éspril).
(10) Ivi, p.
271.
(11) Lettres,
ed. Coste, citato da Bremond, Hisloire lUUraire
du sentiment religieux in France, voi. III
: l'Ecole Française, p. 239.