Impostazione del problema apologetico -
metodo dell'Apologetica
tratto
dall'Enciclopedia di Apologetica
- quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE
Nos raisons de croire - Réponses aux
objection
CAPITOLO
IV - METODO DELL'APOLOGETICA
L'unità
dell'apologetica.
- L'apologetica è fatta di storia,
di critica storica, di filosofia, di psicologia,
e anche d'un po' di sociologia. Questi materiali
ricevono la loro unità dallo scopo
dell'opera che è quello di indurre
gli increduli a credere in Gesù Cristo
e di dare a quelli che credono motivi riflessi
della loro adesione. Quindi, l'unità
di un fine, d'un'organizzazione dei mezzi,
d'una prospettiva razionale costituisce l'oggetto
formale dell'apologetica, pur restando i materiali
storici storia, quelli psicologici psicologia,
ecc Quindi, l'apologetica si servirà
del metodo storico, del metodo psicologico,
ecc., e avrà come metodo proprio l'uso
dei metodi delle diverse scienze. Perciò,
è inutile ripetere qui quello che si
troverà nei trattati di logica e nelle
introduzioni alla storia critica, alla psicologia,
ecc. Ci limitiamo a delineare il metodo generale
dell'apologetica. Qui s'impongono due questioni:
1. L'apologetica che abbiamo descritto è
un blocco inseparabile al punto di doverla
sempre presentare nella sua totalità
e nell'ordine logico della sua struttura?
2.
L'apologista deve presentare la dimostrazione
della verità del cristianesimo in un
ordine sintetico, andando dai principi alle
conseguenze, dalle condizioni alle cose condizionate,
dalle origini della religione alla nostra
epoca? oppure in un ordine analitico, salendo
invece di discendere? L'ordine sintetico è
quello del teologo che possiede già
tutta la sua scienza e ha fissato lo scopo
da raggiungere; quello analitico è
dell'incredulo in buona fede che cerca la
verità. Nel primo caso, l'apologetica
é dunque funzione della teologia; nel
secondo caso, è una disciplina profana.
L'ordine
della presentazione dev'essere duttile.
- Non abbiamo il diritto di presentare semplicemente
i fatti evangelici e di fondare su di essi
la divinità di Cristo, se prima non
abbiamo dimostrato l'esistenza di Dio, perché
in realtà la dimostrazione della divinità
di Cristo non ha senso se colui al quale è
destinata non crede all'esistenza di Dio.
Ricordiamo una pagina del quarto Vangelo:
Entrato Gesù in Gerusalemme, alcuni
pagani ellenisti si rivolsero a Filippo e
gli domandarono che li conducesse a Cristo,
ma pare che questi pagani avessero una povera
idea del Dio unico. Ascoltando gl'insegnamenti
del Salvatore, potevano giungere alla conoscenza
del Dio unico autore del mondo e a quella
del Figlio suo? oppure era necessario che
un filosofo compatriota desse loro la prova
che c'è un solo Dio, perché
fossero poi capaci di credere che Gesù
è il Figlio di Dio? Il P. Grandmaison
afferma senza esitazione che la lettura del
Vangelo è sufficiente a condurre anche
un ateo alla conoscenza di Dio creatore e
a quella del Redentore (1)
e, per quanto io sappia, l'affermazione non
è mai stata incriminata da nessuno.
Dio poteva far si che l'affermazione razionale
di Dio e l'adesione della fede nell'anima
di quei Greci si succedessero istantanee,
o avvenissero simultaneamente, anche se distinte.
La parola e le opere di Gesù Cristo
bastano a far ammettere l'esistenza di Dio;
perciò, l'apologista ha il diritto
di presentare a certe anime un'apologià
fondata direttamente sul Vangelo.
L'apologetica
dev'essere cosciente dello scopo cui mira.
- La seconda questione è più
complicata. Sulle prime, sembra che l'apologista
si debba mettere dal punto di vista dell'incredulo
che cerca, e quindi far tabula rasa di ogni
presupposto teologico. L'incredulo ammetterà
questi presupposti, o non sospetterà
piuttosto che si tratti di una dimostrazione
che presuppone una conclusione già
fissa? Lo stesso cristiano non desidera forse
basare il suo assenso su procedimenti razionali
che non siano imposti dalla fede, dato che
una certezza acquisita con una petizione di
principio sarebbe illusoria? L'apologetica
seguirà quindi un metodo analitico,
sarà indipendente dalla teologia e
costituirà una scienza autonoma.
Per
scartare tale concezione seducente e fallace,
basta pensare all'esperienza tante volte rinnovata
delle apologetiche indipendenti, che, con
tutta la buona volontà dei loro autori,
finiscono con corrompere o compromettere la
dottrina alla quale vogliono dare un fondamento.
De Bonald crede di poter provare che il pensiero
viene all'uomo solo attraverso il linguaggio,
e che se il linguaggio precede il pensiero,
può venire solo da Dio.
(1)
D.A.F.C., art. Jisus-Christ, col. 1294, n.
7. Il principio dell'articolo non è
riprodotto nell'opera stampata dopo da Beauchesne.
Ed
ecco la Rivelazione alla base di tutto. Però,
se la Rivelazione non è accolta da
una ragione dotata di spontaneità e
d'iniziativa, resta estranea all'uomo, e invece
di dargli la libertà, lo asservisce.
Boutain crede di provare che la certezza razionale
è solida solo grazie alla fede; ed
ecco la fede indispensabile alla scienza e
alla vita. Ma la fede poggia sul nulla e crolla.
Brunetière vuole fondare l'apologetica
te utilizzando il positivismo " e dimostrando
che le società sono incapaci di ordine,
di stabilità e di prosperità
se non sono rette da una religione; e che
solo il cristianesimo è capace di reggere
la vita sociale. Intenzione lodevole, ma che
comporta l'immenso pericolo di considerare
il cristianesimo come un mezzo al servizio
di scopi terreni, asservibile alla politica.
UAction Frangaise è ancora molto vicina
a noi, ed è inutile accumulare altri
esempi. L'apologetica dev'essere cosciente
dello scopo che cerca e regolarsi in conformità,
altrimenti fallisce.
Conclusione.
- Il cristiano che vuoi convincere i fratelli
o giustificare la propria fede, per non essere
odioso, non deve procedere come se non credesse
o fingere di essere insoddisfatto ed evitare
così il ridicolo. Dovrà quindi
regolarsi con la fede che possiede e l'apologetica,
come dice il P. Garrigou-Lagrange, sarà
prima di tutto la " funzione difensiva
della teologia " (2).
Tali saranno i trattati apologetici che studiano
i futuri sacerdoti e i laici die vogliono
essere informati del modo con cui la Chiesa
stessa pone le basi della nostra fede.
Però,
questa non sarà l'unica apologetica.
Salvo rare eccezioni, non si riesce a convincere
l'incredulo mettendolo direttamente di fronte
all'insegnamento della Chiesa sistemato dai
teologi. Neppure per i cristiani le prove
della fede sono parte del deposito della Rivelazione.
È vero che i miracoli di Lourdes, l'irraggiamento
di Santa Teresa di Lisieux e la sua "
pioggia di rose ", i sogni profetici
di San Giovanni Bosco, la santità di
uomini canonizzati nel secolo XIX che conosciamo
con la precisione con cui conosciamo i nostri
genitori, per molti sono la prova indiscutibile
della verità del cristianesimo, ma
non sono nella Scrittura e neppure nella Tradizione.
Queste apologetiche si potrebbero chiamare
accidentali, accanto a quella essenziale.
Si dice che, specialmente ai nostri giorni,
ponendo certi problemi, invece di provare
la fede si sollevano inquietudini, come quando
si espongono e si confutano i sistemi dei
critici razionalisti o protestanti sull'autenticità
e l'integrità dei testi rivelati, e
i lettori che non ci avevano pensato, restano
sorpresi che si possano discutere queste cose
e si spaventano. Si può arrivare benissimo
alla fede, o provare la fede già posseduta,
senza darsi pensiero di queste cose che si
trovano in tutti i trattati scientifici di
apologetica. Per condurci a Cristo e mantenerci
nella fede in Lui, un'esposizione diretta
del dogma cristiano com'è in se stesso
e senza aggiunte, o meglio ancora, lo studio
diretto della divina Persona di Gesù
Cristo saranno assai più efficaci di
un trattato teologico di apologetica.
(2)
II P. Garrioou-Lagrange sviluppa a lungo la
sua concezione dell'apologetica nel suo trattato
De Revelatione, 2 voli., 4 ed., Ferrari,
Roma 1945.
È
pacifico che, nell'insegnamento dato a futuri
sacerdoti, a religiosi, a laici desiderosi
di essere iniziati all'apologetica totale,
non crea nessun inconveniente inquadrare gli
argomenti storici, psicologici, ecc, in un'armatura
teologica, costituendo così i nostri
trattati De Revelatione, De fontibtts Revelationis,
De Ecclesia. Invece, negli scritti per il
grande pubblico o per increduli, l'inquadratura
teologica scoraggia il lettore col pericolo
di dargli l'impressione che le tesi siano
basate su argomenti tendenziosi, e in ogni
caso, c'è pericolo di sacrificare il
contenuto alla cornice e di dare ai fatti
e agli argomenti " il colpo di pollice
" per far loro dire quello che non dicono.
A questo riguardo, dobbiamo essere assolutamente
severi, fino allo scrupolo, non solo per timore
che fedeli e increduli abbiano il sospetto
di essere davanti a un'argomentazione truccata,
ma specialmente per il rispetto a Dio che
è la Verità. Dobbiamo.avere
per i metodi scientifici la stessa fedeltà
intransigente della Chiesa quando canonizza
i santi. È noto il detto: il più
grande miracolo che può fare un santo
è quello di essere canonizzato. Occorre
che i fatti storici, psicologici, ecc, evocati
siano indiscutibili e che noi ne tiriamo solo
le conseguenze che essi comportano realmente.
Questo significa forse che dobbiamo essere
storici, psicologici, ecc, che non si danno
pensiero delle direttive della Chiesa? Nient'affatto.
L'acribia critica non esclude la fedeltà
all'autorità sacra. Solo i modernisti
pretendevano che si debba scegliere tra l'una
e l'altra. Dopo aver descritto queste grande
crisi. Rivière conclude giustamente
che i veri studiosi credenti sanno benissimo
attuare la fruttuosa collaborazione tra i
metodi scientifici e le indicazioni della
Chiesa. Uomini come i Padri Lagrange e de
Grandmaison, con tanti altri, hanno indicato
magnificamente la via che dobbiamo seguire
(3).
G.
R.
(3)
Le modernisme dans l'Église.
Elude d'histoire religieuse contemporaine,
Parigi, Letouzcy et Ané, 1929.
BIBLIOGRAFIA.
Le Bachblet, Àpologitique, Apologie,
in D.A.F.C. Sguardo d'insieme sui problemi,
sui metodi e sulla storia dell'apologetica.
G. Monti, L'apologetica scientifica della
religione cattolica, S.E.I., Torino 1923 ;
Apologetica, in Enc. Catt., v. I, 1650-1659.
G. Brunhes, La ragionevolezza delh fede, Ed'zioni
Paoline, Alba 1953. J. Levib, Sous les yeux
de l'incroyant, Desclée de Brouwer,
Parò 1946. E. Masure, La grande rout
apologètique, Bèauchesne, Paris
1939. R. Aubert, Le Problème de l'acte
de foi, Warny, Louvain 1945. A. Gaboardi,
Teologia fondammlah. Mitoio apologetico, in
Problemi ed Orientamenti di Teologia Dogmatica,
Marzorati, Milano 1957; voi. I, pp. 56-103.
G.
Falcon, Manuale di apologetica, Ed.
Paoline, Alba, 1951. Garrigou-Lagrange, De
Revelatione, 2 voli., 4 ed., Ferrari, Roma
1945. S. Tromp, De Revelatione christiana,
Pont. Un. Gregoriana, Roma 1950, pp. 423-492
: Conspectus bibliographicus. J. Guitton,
La pensée moderne et le Catholicisme,
dieci volumi non ancora tutti pubblicati,
Aubier, Paris. Opera originale di molto valore.
M. Cordovani, II Rivelatore, 3 ed., Studium,
Roma 1945. Fabio Fabbi, Il cristianesimo
rivelazione divina, a ed. Pro Civitate
Christiana, Assisi 1945. Gard. Giuseppe Siri,
La rivelazione cristiana, 4 ed. Studium,
Roma 1952; La Chiesa, 2 ed., ivi, 1950.
Per
la cosiddetta "preapologetica" si
veda l'artic. Immanence di Valensin in D.A.F.G.
ov'è esposto assai bene il metodo di
Blondel. Delle opere di Blondel è in
corsola trad.italiana presso Peditrice La
"Scuola di Bresda. M. Blondel, Pagine
religiose, a cura di De Montcheuil, trad.
Barra e Maschio, S.E.I., Torino 1951. P. Valori,
Blondel e il problema d'una filosofia cristiana,
Civiltà Cattolica, Roma 1950.