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l'infallibilita' del papa
tratto
da una trasmissione dell'apologeta Giampaolo
Barra tenuta su Radio Maria Questa
sera affrontiamo un argomento molto delicato,
che si riallaccia a un tema importante nel
campo dell’apologetica, al tema della credibilità
della Chiesa cattolica. Gli
amici radioascoltatori ricorderanno che, affrontando
il tema della credibilità della Chiesa
cattolica, siamo partiti da una domanda precisa:
quali motivi ci sono per essere certi che
soltanto la Chiesa Cattolica sia quella Chiesa
edificata da Nostro Signore Gesù Cristo. Abbiamo
interrogato la storia, partendo evidentemente
dai dati storici forniti dal Vangelo, e la
storia ha emesso il suo verdetto, un verdetto
molto chiaro: né le confessioni religiose
della famiglia protestante, né le confessioni
religiose anglicane, né la confessione
antica dei valdesi, né la Chiesa ortodossa
d’Oriente possono vantare, o meglio possono
dimostrare di essere state volute, di essere
state edificate – per usare una terminologia
cara al Vangelo – da Nostro Signore Gesù
Cristo. Solo
la Chiesa cattolica, che può dimostrare
– documenti storici alla mano, come si suol
dire – di avere duemila anni di età
e di avere conservato il Primato di Pietro
come Cristo lo ha voluto, solo la Chiesa Cattolica
ha tutte le carte in regola per considerarsi
– ed essere considerata oggettivamente – la
vera Chiesa di Gesù Cristo. Partendo
da questo dato, questa sera interroghiamo
la dottrina insegnata dalla Chiesa cattolica
per chiedergli di spiegarci un tema che da
sempre è il cavallo di battaglia –
uno dei cavalli di battaglia – delle confessioni
protestanti, anglicane, valdesi e del Testimoni
di Geova. Un
tema che da sempre è oggetto di discussione,
di polemica, anche di accuse alla Chiesa cattolica,
e per questo motivo rientra nel campo dell’apologetica:
il tema della infallibilità del Papa. Ci
concentreremo sulla infallibilità del
Papa facendo soltanto qualche cenno alla infallibilità
della Chiesa, perché è la figura
del Papa che, nell’immaginario di coloro che
contestano la Chiesa, racchiude in sé
il carisma dell’infallibilità. Quindi
tracciamo un confine alla nostra conversazione
ed è doveroso dirlo in anticipo per
onestà verso gli amici che sono in
ascolto. Ho
parlato di "infallibilità del
Papa" e di "infallibilità
della Chiesa". Devo precisare, senza
entrare nel merito della dottrina, che non
si tratta di due infallibilità, ma
della 2infallibilità della Chiesa",
assistita dallo Spirito Santo. Questa
infallibilità può risiedere
o nel Papa da solo, o nel Papa insieme con
la Chiesa, più precisamente con l’episcopato,
cioè con l’insieme dei vescovi. Questo
dico per chiarire subito un punto anche se,
come anticipato, non è mia intenzione
entrare nel campo specifico della dottrina
sulla infallibilità.
Precisazioni
Veniamo dunque al tema delle infallibilità
del Papa. E facciamo subito alcune precisazioni,
necessarie per comprendere bene questa straordinaria
verità della Fede cattolica, verità
insegnata dal Vangelo e dal Nuovo Testamento.
Queste
precisazioni sono necessarie perché
non solo c’è grande confusione – e
talvolta malafede – in quanti contestano la
Chiesa cattolica proprio su questo punto,
ma c’è anche molta confusione in noi
cattolici, che, quando veniamo interrogati
a proposito, non sappiamo bene come rispondere. Sarà
capitato a molti di voi – immagino – conversare
con qualche Testimone di Geova che ha bussato
alla nostra porta o ci ha fermato per strada
e sentirsi dire: dove sta scritto
che il Papa è infallibile? Oppure:
come è possibile che il Papa sia infallibile
se nella storia ci sono stati tanti Papi indegni
e peccatori. Sono
domande alle quali non possiamo sottrarci,
vuoi per consolidare la ragionevolezza della
nostra fede, vuoi per imparare a rispondere
a quanti chiedono ragione della speranza che
è in noi, del Credo che noi professiamo. E
per rispondere a queste offensive, bisogna
fare delle precisazioni. La
prima precisazione riguarda il significato.
"Infallibilità"
non significa impeccabilità.
La Fede Cattolica, la Chiesa Cattolica,
basandosi sulla Bibbia, insegna che
il Papa non può commettere errori in
materia di fede e di morale quando si verificano
certe condizioni di cui subito parleremo.
Ma
la Fede cattolica, la Chiesa cattolica non
ha mai detto, non ha mai insegnato che i Papi
siano assolutamente esenti da imperfezioni
o debolezze in campo morale. Tanto è
vero che tutti i Papi, compreso l’attuale
Pontefice, hanno sentito in passato e sentono
il bisogno di confessarsi, di chiedere perdono
a Dio delle loro colpe, dei loro peccati. I
Papi sono i primi ad essere consapevoli di
dover chiedere perdono a Dio delle loro mancanze,
dando a ciascuno di noi un esempio di grande
umiltà. Nella
lunga storia del Papato – ricordiamo che da
san Pietro a Giovanni Paolo II (ora fino
a Benedetto XVI) si possono contare ben
264 (con il nuovo pontefice 265)Vescovi
di Roma –vi sono stati Romani pontefici veramente
santi, che hanno dato lustro alla Chiesa:
e questi sono la gran parte, compreso l’attuale
Pontefice felicemente regnante; ma è
anche vero che talvolta vi sono stati Papi
il cui comportamento morale era perlomeno
discutibile, lasciava molto a desiderare.
E questo la Chiesa lo ha sempre riconosciuto.
Ne
consegue che chi accusa i Cattolici di insegnare,
con la dottrina della infallibilità,
che i Papi sono impeccabili, che i Papi non
possono commettere peccati, o ignora la vera
Fede cattolica o è in mala fede. Veniamo
a una seconda precisazione: per la dottrina
cattolica, che potete trovare bene esposta
nel Catechismo, il Papa è infallibile
quando sancisce, cioè
quando conferma, propone alla attenzione e
alla fede del popolo cristiano verità
di fede e di morale. Questo
non vuol dire che il Papa può inventare
verità di fede e di morale, non vuol
dire che può imporre una sua idea personale.
Il
Papa può piuttosto confermare,
con l’autorità che gli è stata
conferita da Gesù Cristo, una dottrina,
una verità di fede o di morale contenuta
nella Bibbia che merita particolare attenzione,
che è da credersi nel modo in cui la
Chiesa la interpreta e la impone alla adesione
dei fedeli. Come
si può intuire già da queste
precisazioni, vi sono delle condizioni precise
che devono verificarsi normalmente, stando
a quello che insegna il Concilio Vaticano
II, perché si possa parlare di infallibilità
del Santo Padre.
Queste
condizioni sono quattro: La
prima: Il Papa deve sancire, confermare,
non come maestro privato, come fosse un teologo,
un biblista, un giurista; nemmeno come semplice
vescovo di Roma, ma deve esercitare il suo
ruolo di supremo pastore universale della
Chiesa, il ruolo di maestro di tutta la Chiesa.
La
seconda: Il Papa deve insegnare a
tutta la Chiesa e non a una singola parte
di essa, escludendo altre parti, come accade
quando il papa emana disposizioni, generalmente
a carattere temporaneo, per una diocesi, per
i cristiani di una nazione o per i fedeli
di un Continente. La
terza condizione: il Papa dovrà
esplicitamente far comprendere che sta facendo
uso del carisma, del dono dell’infallibilità,
ossia deva far comprendere bene che sta confermando
con atto definitivo una dottrina di fede e
di morale. La
quarta condizione: la materia su
cui si esercita il carisma dell’infallibilità
è la fede e la morale. Il Papa non
è infallibile quando esprime considerazioni
di carattere scientifico, storico, ed altro.
L’infallibilità
nella Sacra Scrittura Definite
dunque le condizioni necessarie per l’esercizio
del dono dell’infallibilità pontificia,
veniamo a rispondere ad una domanda alla quale
dobbiamo dare una risposta. La
domanda può essere formulata in questo
modo: dove si trovano nei Vangeli
le prove, dove sono le prove bibliche dell’infallibilità
del Papa? E
per rispondere a questa domanda interessantissima,
dobbiamo ricordare qualche passo del Vangelo.
Procederemo
passo dopo passo, certo in modo necessariamente
superficiale, visto che il tema è molto
vasto e il tempo è sempre limitato,
ma il nostro scopo – lo scopo di questo corso
di formazione apologetica popolare – è
quello di dare qualche indicazione chiara
ai nostri amici radioascoltatori per consolidare
le ragioni della nostra fede e saper rispondere
alle contestazioni che le vengono avanzate.
Sappiamo
dal Vangelo che Cristo ha fondato la sua Chiesa
sull’apostolo Simon Pietro: "Tu sei
Pietro e su di te edificherò la mia
Chiesa", si legge nel cap. XVI del
Vangelo di san Matteo. Veniamo
ad una prima considerazione. Se Pietro, potesse
cadere in errore in materia di fede o di morale,
ne risulterebbe che Cristo avrebbe edificato
la sua Chiesa – che deve illuminare
gli uomini, ammaestrare gli uomini nella fede
e nella morale che ne deriva – sull’errore.
E questo è inammissibile, essendo Cristo
Dio. Ma
anche i successori di Pietro, i vescovi di
Roma, sono il fondamento della Chiesa – come
abbiamo ben visto nelle scorse trasmissioni
– e dunque anche per loro, per i successori
di Pietro, valgono le stesse considerazioni
che abbiamo fatto per Simon Pietro. Anche
i successori di Pietro non possono errare
in materia di fede e di morale, altrimenti
Cristo starebbe ora edificando la sua Chiesa
sull’errore. Andiamo
avanti e cerchiamo di approfondire questa
verità di fede. A
Simon Pietro, Gesù ha dato il potere
di legare e di sciogliere e ha promesso che
tutto ciò che Pietro avrebbe legato
e sciolto in terra sarebbe stato "legato
e sciolto" anche in Cielo, cioè
"legato e sciolto" anche da Dio.
Sappiamo – perché ne abbiamo parlato
in trasmissioni precedenti – che questo potere
doveva essere esercitato anche dai successori
di Pietro, i Papi. Ora,
ecco la nostra riflessione: tutti
i Cristiani sanno che Dio non può sbagliare,
non può errare, proprio perché
è Dio. Poiché,
stando alla promessa di Cristo, ciò
che Pietro "lega e scioglie" è
"legato e sciolto anche da Dio",
ne consegue che anche Pietro, anche i successori
di Pietro, cioè i Papi, nell’esercizio
del loro compito di "legare e di sciogliere"
devono essere infallibili, non possono errare,
non possono sbagliare. Infatti,
se i Papi potessero sbagliarsi nell’esercizio
del potere di legare e di sciogliere, se così
fosse, il loro errore, l’errore di Pietro,
l’errore del Papa, dovrebbe essere ratificato
anche da Dio. In questo caso, Dio, per mantenere
fede alla sua parola, dovrebbe ratificare
un errore, approvare un errore. Ma Dio non
può errare! Evidentemente,
qui lo intuiamo ma vedremo poi anche altre
prove, è chiaro che qui Cristo promette
una particolare assistenza di Dio ai Papi
che legano e sciolgono su questa terra. Evidentemente,
la promessa di ratificare in Cielo ciò
che i papi legano e sciolgono sulla terra,
implica necessariamente che i papi siano infallibili
nell’esercizio di questo potere. Per
chi lo avesse dimenticato, io ricordo che
"legare" e "sciogliere"
hanno un significato molto preciso nel linguaggio
biblico. In
materia dottrinale, legare e sciogliere significano
proibire e permettere. Dunque il Papa ha il
potere di proibire o permettere, cioè
di dichiarare, sancire lecita o illecita una
dottrina di fede. Nel
campo giuridico e disciplinare, legare e sciogliere
significano condannare o assolvere. Quindi,
il Papa ha il potere, datogli da Gesù
Cristo, di sancire, di confermare come lecito
o illecito un comportamento, di dichiararlo
morale o immorale. E
questo potere – lo ricordiamo – viene riconosciuto
anche in Cielo, cioè da Dio stesso
in persona: "Tutto ciò che legherai
sulla terra sarà legato nei cieli,
e tutto ciò che scioglierai sulla terra
sarà sciolto nei cieli", dice
chiarissimamente il Vangelo di san Matteo
al capitolo XVI. Andiamo
avanti con un’altra considerazione. Ricorderete
bene che Gesù ha affidato a
Pietro il compito di pascere il gregge.
Per tre volte consecutive, Gesù ha
detto a Pietro di esercitare la funzione di
pastore del gregge, cioè della Chiesa.
Gesù
ha affidato questo compito perché Lui,
Pastore vero e infallibile, stava per salire
al Cielo e voleva affidare la sua Chiesa a
Pietro e, come abbiamo visto, ai suoi successori.
Ora,
visto che secondo la volontà
di Gesù - che è Dio
- la Chiesa è strumento di
salvezza, visto che si va in Cielo attraverso
la Chiesa e nella Chiesa guidata dal pastore
Pietro e dai suoi successori, è del
tutto impensabile, del tutto impossibile che
questi pastori possano errare, sbagliare strada
in quelle materie – fede e morale – che conducono
al Cielo. Quindi, in questi campi,
i Papi godono, devono godere del dono dell’infallibilità.
Andiamo
avanti con un’altra considerazione. Il Vangelo
di Luca ci racconta, al capitolo 22, che Gesù
ha pregato perché la fede di Pietro
non venga mai meno. Ascoltiamo
bene questo brano evangelico. Prestiamo attenzione
a come san Luca ci racconta questo episodio
della vita di Gesù. E’
Gesù che parla: "Simone, Simone,
ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come
il grano; ma io ho pregato per te, che non
venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto,
conferma i tuoi fratelli". Soffermiamo
un momento la nostra attenzione su questo
brano di straordinaria importanza per l’argomento
che stiamo trattando. Quando
Gesù pronuncia queste parole siamo
nel Cenacolo, la sera del giovedì santo.
Mancano poche ore all’arresto di Gesù
nell’Orto degli Ulivi. Gesù, che conosce
molto bene quello che sta per succedere a
Lui, mette in guardia i suoi discepoli, avverte
che satana ha messo alla prova tutti i suoi
discepoli con parole molto chiare "satana
vi ha cercato per vagliarvi", e
quel "vi" si riferisce proprio ai
Dodici. Poi,
attenti bene, Gesù aggiunge, rivolgendosi
a Simon Pietro: "Ma io ho pregato
per te, che non venga meno la tua fede".
Riflettiamo
un istante: Gesù prega e nessuno può
mettere in dubbio che la preghiera di Gesù
non venga esaudita. Gesù
prega per un motivo preciso: che la fede di
Pietro non venga mai meno. Riflettiamo
un momento. Siccome la preghiera di
Gesù è certamente esaudita dal
Padre – questo nessun Cristiano lo
può mettere in dubbio – ne
consegue che Pietro, in materia di fede, non
sarebbe sicuramente mai venuto meno, quindi
sarebbe stato assolutamente infallibile.
A
meno che non vogliamo arrivare a dire che
Gesù ha pregato per niente, oppure
che non è stato esaudito da suo Padre,
che è Dio. Ma questo nessun Cristiano,
cattolico o protestante che sia, lo può
ammettere. Allora,
dal Vangelo di san Luca si capisce molto bene
che in materia di fede Pietro non doveva mai
venire meno, perché questo era volere
di Gesù che lo ha espresso nella preghiera
al padre. Pietro doveva essere infallibile
nella fede. Ma nel medesimo brano troviamo
di più. Stiamo
attenti: Gesù aggiunge: "E
tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli".
Quell’incarico
di "confermare" merita tutta la
nostra attenzione. Spiega una nota della prestigiosa
Bibbia di Gerusalemme che l’ordine di "confermare"
i fratelli dato a Pietro implica il compito
di dirigere i fratelli nella fede. Ora,
è impensabile che Gesù
avesse dato questa altissima missione a Pietro,
la missione di confermare i fratelli nella
fede, il compito di dirigere i fratelli, vale
a dire i pastori della Chiesa, se Pietro avesse
potuto sbagliarsi proprio in materia di fede.
Se
Pietro potesse sbagliare, non vi sarebbe alcuna
conferma e sarebbe impossibile eseguire l’ordine
dato da Gesù. Ci troveremo di fronte
ad una situazione inaccettabile: Gesù
avrebbe dato un ordine assurdo. Non
solo. Questo compito di confermare i fratelli
deve essere riferito anche ai successori di
Pietro, ai vescovi di Roma, al Papa. Anche
il Papa, che è il successore di Pietro,
come Simon Pietro ha il compito di confermare
i fratelli nella fede e anche il Papa, come
Simon Pietro, non può errare nel compito
di confermare i fratelli. Altrimenti,
invece di confermarli nella verità,
li confermerebbe nell’errore e Cristo avrebbe
dato un incarico importantissimo senza munire
di sicurezza chi lo riceveva. L’infallibilità
della Chiesa Facciamo
un altro passo avanti. Anche al Collegio
apostolico, unito e sottomesso al Papa, Cristo
ha promesso chiaramente il dono dell’infallibilità.
Come
possiamo affermare una verità del genere.
Riportiamoci all’Ultima Cena come ci è
raccontata dall’Evangelista san Giovanni,
nel capitolo XIV del suo Vangelo. Gesù
si rivolge ai Dodici Apostoli con parole molto
chiare: "Io pregherò il Padre
ed Egli vi darà un altro Consolatore
perché rimanga con voi per sempre,
lo Spirito di verità". E
qualche versetto più avanti, sempre
nello stesso capitolo, Gesù dice: "Il
Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre
manderà nel mio nome, Egli vi insegnerà
ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò
che io vi ho detto". Dunque,
se le parole hanno un senso, e se Gesù,
in quanto Dio non poteva sbagliarsi, qui vediamo
chiaramente che Gesù promette agli
Apostoli, quindi alla sua Chiesa, l’assistenza
perpetua, continua e infallibile dello Spirito
Santo, che è Dio, che è Spirito
di verità". Ora,
nell’esercizio della sua missione, il Collegio
apostolico, in comunione con il Papa è
assistito dallo Spirito di Verità.
E dunque, grazie a questa assistenza, non
può sbagliarsi in materia di fede e
di morale. Altrimenti, o l’assistenza
dello Spirito Santo sarebbe inutile o lo Spirito
Santo non sarebbe Spirito di Verità.
Qualcuno
chiederà: ma qual è
la missione della Chiesa? In quale compito
il Collegio apostolico, unito al Papa, sotto
il governo giurisdizionale e disciplinare
del Santo Padre, è infallibile? La
risposta è molto semplice e si trova
anch’essa nel Vangelo. La missione della Chiesa
è sintetizzata in maniera mirabile
da san Matteo, nell’ultimo capitolo del suo
Vangelo. E anche in questo brano – come potrete
constatare – troviamo un elemento importante
a favore dell’infallibilità del Papa
e della Chiesa. E’
un brano che va letto con attenzione. E’ un
brano speciale, perché san Matteo ci
riporta esattamente le ultime parole pronunciate
da Gesù prima di salire al Cielo, prima
di lasciare la sua Chiesa impegnata nella
missione di salvare gli uomini. Ascoltiamole,
queste parole: "Gli undici discepoli,
intanto, andarono in Galilea, sul monte che
Gesù aveva loro fissato. Quando lo
videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni
però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi,
disse loro: "Mi è stato dato ogni
potere in Cielo e in terra. Andate dunque
e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole
nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito
Santo, insegnando loro ad osservare tutto
ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono
con voi tutti i giorni fino alla fine del
mondo". Dunque,
Gesù incarica la sua Chiesa
di insegnare a tutto il mondo la verità:
naturalmente la verità su Dio, le verità
della fede che portano alla salvezza dell’uomo.
Nell’insegnamento di questa verità,
Gesù promette la sua assistenza speciale
e perpetua: "Io sarò con voi
tutti i giorni, fino alla fine del mondo".
Con
l’assistenza promessa da Gesù, come
ci è ricordata dal Vangelo di san Matteo,
è impossibile che il Papa, e il Collegio
apostolico a lui unito e sottomesso, possano
sbagliarsi. Altrimenti,
se si sbagliassero, l’assistenza di Gesù
– che è Dio – sarebbe un’assistenza
inutile. Sarebbe un’assistenza, un aiuto per
commettere errori. Ma questo nessun cristiano
lo può pensare. Con
l’assistenza di Gesù, l’insegnamento
impartito dalla Chiesa sarà sempre
necessariamente conforme alla verità.
Vi è l’assicurazione divina, promessa
da Gesù, contro la possibilità
stessa di errore in materia di fede, quindi
vi è la promessa della infallibilità. Badate
che si tratta di una assistenza divina al
compito di ammaestrare tutte le genti, al
compito di battezzarle, quindi di condurle
nella Chiesa, al compito di insegnare. Ed
è una assistenza divina promessa per
sempre, fino alla fine del mondo, dice Gesù. Quindi,
il dono dell’infallibilità non riguardava
solo gli Apostoli che ascoltano a viva voce
le parole di Gesù, ma riguarda i successori
di Pietro e i successori degli Apostoli uniti
e sottomessi al Santo Padre. Vi
è un altro passo del Vangelo da considerare
importante per il tema che stiamo trattando.
Lo ricaviamo dal Vangelo di san Marco, al
capitolo 16. Sono poche parole, ma molto chiare
e direi anche estremamente severe. Gesù
ha appena dato il compito alla sua Chiesa
di predicare il vangelo ad ogni creatura,
come ci ha ricordato anche san Matteo, Poi
aggiunge questa frase lapidaria: "Chi
crederà e sarà battezzato sarà
salvo, ma chi non crederà sarà
condannato". Tutti
capiamo bene che qui si sta parlando della
salvezza del Paradiso e della condanna dell’Inferno.
Paradiso e Inferno: verità serissime,
gravissime, che riguardano la vita eterna
di ciascuno di noi. Verità dimenticate,
purtroppo. Ora,
riflettiamo un istante: Gesù lega il
destino eterno di ogni uomo alla fede che
insegnerà la Chiesa. Chi crederà
alla fede insegnata dalla Chiesa andrà
in Paradiso. Chi, per colpa propria, non crederà
alla fede insegnata dalla Chiesa andrà
all’Inferno. Ora,
è impossibile, visto le conseguenze
che derivano dall’accettare o dal rifiutare
l’insegnamento della Chiesa in materia di
fede, che la Chiesa si possa sbagliare. Chi
rifiuterà la fede proposta dalla Chiesa
rifiuterà la vera fede, annunciata
infallibilmente, dal Papa, che è capo
visibile della Chiesa. Chi rifiuterà
sarà condannato alla dannazione eterna. Chi
accoglierà la fede proposta dalla Chiesa,
accoglierà la vera fede, annunciata
infallibilmente dal Papa, capo visibile della
Chiesa e sarà destinato al Paradiso.
Infallibilità
nella storia Come
sempre facciamo in queste conversazioni di
apologetica, dedichiamo una parte della nostra
conversazione al campo della storia. Il
dogma della infallibilità fu definito
solennemente durante il Concilio Vaticano
I, nell’anno 1870. La
costituzione dogmatica Pastor Aeternus recita:
«Noi, quindi, aderendo fedelmente
a una tradizione accolta fin dall’inizio della
fede cristiana, a gloria di Dio, nostro salvatore,
per l’esaltazione della religione cattolica
e la salvezza dei popoli cristiani, con l’approvazione
del santo concilio, insegniamo e definiamo
essere dogma divinamente rivelato che il romano
Pontefice, quando parla ex cathedra, cioè
quando, adempiendo il suo ufficio di pastore
e maestro di tutti i cristiani, in virtù
della sua suprema autorità apostolica,
definisce che una dottrina riguardante la
fede e i costumi dev’essere ritenuta da tutta
la Chiesa, per quell’assistenza divina che
gli è stata promessa nel beato Pietro,
gode di quell’infallibilità, di cui
il divino Redentore ha voluto dotata la sua
Chiesa allorché definisce la dottrina
riguardante la fede o i costumi. Quindi queste
definizioni sono irreformabili per virtù
propria, e non per il consenso della Chiesa».
Si
tratta di una definizione solenne, dogmatica,
alla quale ogni cattolico è tenuto
a prestare l’assenso della fede, della sua
intelligenza e della sua volontà. Questa
definizione dice una cosa interessante anche
dal punto di vista storico: afferma infatti
– lo abbiamo sentito – che si tratta di una
tradizione "accolta fin dall’inizio della
fede cristiana". Può
essere interessante, a questo punto, vedere
in quali occasioni è stato riconosciuto
il carisma dell’infallibilità della
Chiesa, e del Papa, in epoca antica. Vediamo
qualche esempio che traggo – come ho tratto
molte delle cose che vi ho detto – dal bel
libro di P. Roberto Coggi, intitolato "La
Chiesa" e pubblicato dalle Edizioni Studio
Domenicano. Il
libro raccoglie le conversazioni che P. Coggi
ha tenuto proprio dai microfoni di Radio Maria
e dunque vorrei ringraziare l’autore anche
a nome di tutti gli ascoltatori. Un
primo esempio ricordato da P. Coggi è
quello di S. Ignazio di Antiochia,
morto intorno all’anno 110 martire a Roma.
Siamo dunque in epoca antichissima e Ignazio
dice che i cristiani di Roma "sono puri
da ogni estranea macchia". Vale a dire
da ogni errore e qui si prefigura l’infallibilità
della Chiesa, e del suo Capo visibile, in
particolare, fin dall’inizio del secondo secolo. Un
secondo esempio viene dal grande S.
Ireneo, vescovo di Lione, vissuto
nel II secolo. S. Ireneo riconosce la fede
della Chiesa di Roma come norma per tutta
la Chiesa. Sentiamolo:
«Con questa Chiesa, a causa
della sua più alta preminenza, deve
accordarsi ogni altra Chiesa, poiché
in essa si è conservata la fede apostolica». Qui
è chiaro che l’immunità dall’errore
propria della Chiesa di Roma presuppone l’infallibilità
del suo maestro, il vescovo, il Papa. San
Cipriano, vescovo vissuto nel III
secolo, definisce la Chiesa di Roma come la
"Cathedra Petri" e parlando degli
avversari che pure volevano fare approvare
le loro dottrine eretiche dal Papa, scrive:
«Essi non pensano che devono
trattare con i Romani, la cui fede fu lodata
dalla gloriosa testimonianza dell’Apostolo,
e presso i quali l’errore non può trovare
alcun accesso». Queste
parole meritano di prestare loro particolare
attenzione. Per san Cipriano nella Chiesa
di Roma, quindi nel Papa, non può albergare
l’errore. Dunque, il tema dell’infallibilità
era noto, anche in epoca assai antica. Certo
non era esplicitato come lo sarà dopo
il Concilio Vaticano I, ma non era sconosciuto. Un
altro esempio viene da san Girolamo,
vissuto nel IV secolo, il quale, richiedendo
al Papa Damaso una decisione a proposito di
una questione dibattuta in Oriente, scrive:
«Solo presso di voi si conserva
inalterata l’eredità dei padri». Il
P. Coggi autore del libro che fa da guida
a questa nostra esposizione, riporta altri
esempi storici che dimostrano come anche nei
tempi antichi si avesse coscienza della infallibilità
della Chiesa, oltre che del vescovo di Roma. Egli
cita l’esempio di S. Teofilo,
successore di S. Ignazio nella Chiesa di Antiochia,
il quale diceva che come le navi si infrangono
se escono dal porto ed entrano nel mare in
tempesta, così gli uomini fanno naufragio
quando abbandonano la "cattedra di verità". Dunque
la Chiesa era ritenuta, fin dalle origini,
"cattedra della verità",
ove non poteva albergare l’errore. S.
Ireneo, vescovo di Lione, insegnava
che dove c’è la Chiesa c’è lo
Spirito Santo ed è impossibile trovare
la verità se non nella Chiesa,
che possiede il "carisma della verità". E
ancora san Cipriano, verso
l’anno 250, scrive: "Tutti
coloro che abbandonano Cristo si perdono nei
loro errori, ma la Chiesa che crede in Cristo
e rimane fedele alla verità ricevuta,
non si separa da lui".
Conclusione
Possiamo
dunque concludere questa breve e sintetica
carrellata storica ribadendo come la Chiesa,
grazie all’assistenza dello Spirito Santo
promesso e inviato da parte di Gesù,
gode del dono o carisma dell’infallibilità
nell’insegnare e nel credere le verità
della fede. Dobbiamo
infatti ricordare che l’autorità che
Gesù ha conferito alla Chiesa è
prima di tutto un’autorità dottrinale,
e riguarda la trasmissione e la custodia del
deposito della fede. Siamo
dunque grati a Dio per avere dato alla Chiesa
e al Papa un dono così grande, che
ci assicura della bontà e della verità
della fede che professiamo.
Grazie.
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