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l'icona e l'ecumenismo
A
cura di frà Tommaso Maria di Gesù
dei frati minori rinnovati
Via alla Falconara n° 83 - 90100 Palermo
- Tel. 0916730658
“Un'icona non viene dipinta, ma viene
scritta". Così si esprimevano
in greco e in russo gli antichi iconografi.
“Scrivere a colori il nome di Dio"
così diceva Alexander Chmjakov. E'
una continuazione delle Scritture o per lo
meno un modo di interpretarle. Per questo
si vedono le icone a Taizè, tra i fratelli
protestanti. Sono un mezzo della grazia, che
opera nello spazio tra l'icona ed il credente.
Per questo entrano nei gruppi di preghiera
e nei conventi. I cattolici le hanno accolte
con gratitudine dai fratelli ortodossi, che
le hanno custodite per tanti anni. Non è
una moda, né calcolo di antiquari.
E' fede nel fondamento teologico delle icone,
che è l'incarnazione. Anche noi siamo
in qualche modo delle icone di Dio...
Purtroppo col peccato abbiamo perso la somiglianza
col Padre. Ma é venuto il divino Restauratore,
Gesù Cristo, che per noi si è
fatto carne e le icone lo rappresentano. Esse
indicano quindi una presenza, una disponibilità
totale del prototipo rappresentato a venire
in nostro aiuto. Sia esso Gesù Cristo
o la Madre di Dio o i Santi. Ed è alla
loro presenza che noi speriamo di veder progredire
il cammino ecumenico dei cristiani (Dal Carroccio,
nn. 4-5 del 24-31 Gen. 1988, di L. Lincetto).
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