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gesu' cristo e il suo vangelo
tratto
dall'Enciclopedia di Apologetica
- quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE
Nos raisons de croire - Réponses aux
objection Lo
studio precedente ha avviato lo spirito e
il cuore al Vangelo; ora, giunti al limite
dove ci si apre davanti un panorama magnifico
e a perdita d'occhio, fissiamo il nostro itinerario: 1.
- Autenticità e valore dei documenti,
che per noi sono ad un tempo fonti
e guide. -
Il vero Messia.
- L'insegnamento di Gesù.
- La persona di Gesù. La sua santità
incomparabile.
- I miracoli di Gesù.
- La resurrezione di Cristo.
- Cristo sempre vivo. PRELIMINARI L'angoscioso
problema. - " Non si può pensare
quanto importi a uomini d'ogni origine e cultura
dimostrare che Gesù Cristo non è
mai esistito. Da tutte le parti mi giungono
libri da persone che non hanno avuto nessuna
specie di preparazione per affrontare un tale
soggetto; persone assolutamente ignare dei
lavori che bisognerebbe conoscere a fondo,
per poterlo trattare con qualche apparenza
di buon senso, passano la loro vita a scrivere
per dimostrare che la persona di Gesù
è soltanto un'illusione, e si mostrano
molto stupiti che uomini, come Goguel, il
nostro presidente (Th. Reinach) e io stesso
non cediamo immediatamente le armi. Del resto
nessun negatore è riuscito, finora,
ad accontentare gli altri... " (1). (1)
Ch. Guignebert, Jésus et la conscience
moderne, p. 8. (a) Ep. CII, § 38. La
nostra apologetica si presenterà come
un gesto fraterno verso queste " brave
persone " e verso chiunque sente il bisogno
di conoscere bene la solidità dell'insegnamento
ricevuto. Intanto a costoro devo ricordare
quello che Sant'Agostino scriveva a un suo
corrispondente : « Chi ha posto tali
questioni si faccia cristiano, onde, volendo
prima finire le questioni sui Libri Santi,
non finisca la vita prima di passare dalla
morte alla vita " (2).
Sotto l'apparenza d'un paradosso, la riflessione
nasconde una saggezza profonda e una tragica
realtà. Ciascuno di noi dispone solo
di pochi anni sulla terra e, in questo tempo,
deve passare dalla morte del peccato alla
vita della grazia. Dio offre i mezzi: ognuno
senza troppa spesa può giungere all'evidenza
della credibilità. Dio gli darà
la fede:
l'uomo dovrà obbedire a Cristo Salvatore,
ricevere il suo battesimo e vivere la vita
cristiana. Nella Chiesa e per mezzo della
Chiesa troverà un tesoro di dottrina
e di vita soprannaturale, che essa gli dispenserà
generosamente. Da
solo e con i propri mezzi l'uomo non arriverà
mai a comprendere tutto il contenuto della
Sacra Scrittura e della Tradizione. Solo la
Chiesa, assistita dallo Spirito Santo, è
all'altezza di queste realtà, ed essa
sola può darne l'interpretazione a
autentica ". L'individuo
cristiano, e tanto meno il pagano, con le
sole risorse naturali non è in grado
di risolvere tutte le questioni relative ai
Libri santi, potendo tuttavia accertarsi che
non contengono assurdità o immoralità,
e che anzi racchiudono insegnamenti ricchissimi
di luce e fecondissimi di bellezza morale.
Questo deve bastare a incoraggiarlo a "
farsi cristiano ", senza perdere un sol
giorno. Il
passaggio teorico dall'incredulità
alla fede si può schematizzare cosi: Incredulità
perfida e ostinata.
Prima apologetica.
Incredulità per errore volontario.
Seconda apologetica.
Fede vacillante.
Terza apologetica.
Fede solida.
La fede è un dono di Dio e tutti hanno
le loro difficoltà particolari nel
sottomettersi ad essa. Ma c'è un'apologetica
generale, che sorvola su tutte le apologetiche
individuali, perché la fede è
identica per tutti e perché tutti hanno
la stessa natura umana, intelligente e ferita
dal peccato originale. L'arte
e la scienza apologetica. -
L'apologetica è l'arte di persuadere
scientificamente gli altri riguardo alla verità
da noi conosciuta; quindi non è una
polemica per far tacere la menzogna e l'impostura,
ma un aiuto offerto a chi è nell'errore
e sarebbe disposto a liberarsene, se vedesse
la via di uscita. Accade spesso d'essere impegnati
tre o quattro in una discussione apologetica
e, dietro a ogni interlocutore, il dialogo
rivela una presenza, com'è ordinariamente
nell'apologetica cattolica: Dietro di me c'è
Cristo, che parla a come chi ha autorità,
e non come gli Scribi "; io quindi devo
essere prudente come il serpente, a causa
del nemico sornione, e semplice come una colomba,
per l'evidente buona fede del mio interlocutore.
D'altra parte la parola di Dio porta la verità
in se stessa; io però non posso dimostrarla,
ma la farò almeno vedere tale e quale
si presenta, senza sfigurarla; richiamerò
quanto obbliga un essere ragionevole ad accettarla;
abbatterò tutte le costruzioni dell'avversario;
ne indicherò le imposture, le perfidie,
le intenzioni perverse. Ecco perché
dico che l'apologetica, come qualsiasi strategia,
è una scienza e un'arte. Metodo
adottato. -
" Ortodossia, imparzialità, scienza
e carità ", come dice la Prefazione
del Dictionnaire apologétique de
la Foi catholique; programma doveroso
per l'apologista cattolico, che non vuole
ingannare né se stesso né gli
altri; programma che, dirò, è
voluto ancor più rigorosamente dall'incredulo
in buona fede, il quale:
1. vuol essere amato;
2. desidera ardentemente
che la scienza, il vero campo di discussione,
sia rigorosamente rispettata;
3. rimprovererebbe all'apologista,
come a se stesso, qualsiasi atteggiamento
coscientemente
parziale;
4. infine vuole soprattutto
l'ortodossia e se s'accorgesse che, per fargli
piacere, mettiamo da parte l'insegnamento
autentico della Chiesa, s'impennerebbe e s'incaricherebbe
di richiamare all'ordine il difensore della
fede cattolica che abbandona vilmente all'avversario
una provincia del suo regno sacro. Capiterà
anche che l'incredulo esageri ed estenda il
campo dell'ortodossia, invocando la minima
frase d'un vescovo nelle sue disposizioni
o nella prefazione d'un libro, come se avesse
il valore d'una definizione conciliare. In
questo caso l'apologista dovrà precisare,
con un argomento ad horninem, argomento che
un manuale svilupperà solo se l'obbiezione
è diffusa nel grande pubblico, onde
la risposta possa diventare un argomento ad
homines. La
posizione del credente. -
II Figlio eterno di Dio s'è incarnato
e degnato di percorrere una carriera terrena
per la gloria del Padre suo e per la salvezza
eterna di tutti gli uomini, suoi fratelli.
Sua Madre si chiama Maria ed Egli ha nome
Gesù. Nato a Betlemme di Giuda, distante
circa otto chilometri da Gerusalemme, visse
l'infanzia e l'adolescenza a Nazareth in Galilea.
Predicò la sua dottrina sia nelle sinagoghe,
sia nell'atrio del Tempio di Gerusalemme,
nelle pianure e sulle montagne; ebbe dei discepoli,
tra i quali scelse dodici, cui affidò
la missione di continuare la sua opera. I
nemici riuscirono a prenderlo e a farlo condannare
al supplizio della croce. Fu sepolto onoratamente
in una tomba nuova, ma questa il terzo-giorno
fu trovata vuota; e s'incominciò a
vedere Gesù, vivo ormai d'una vita
immortale. Noi
crediamo che Gesù è il Figlio
di Dio in senso proprio, perché Egli
lo ha detto seriamente, e perché la
sua affermazione è confermata da prove
irrecusabili. Meno di chiunque saremmo disposti
a riconoscere come Figlio di Dio chi non ce
ne desse le sufficienti garanzie. Aprioristicamente
gli uomini per noi sono tutti quanti semplici
creature decadute, e siamo stupiti, contenti,
rapiti perché in Gesù non troviamo
nessuna traccia di questa decadenza; ma questo
non basta a farci piegare il ginocchio davanti
a Lui. Noi lo adoriamo, perché è
Dio. Per noi questa non è un'opinione,
una credenza umana, una convinzione divenuta
invincibile a forza di viverla, ma è
una certezza infrangibile, fondata sulla testimonianza
divina. Siamo davanti a una verità
che non s'impone a noi per evidenza immediata,
come k due più due fa quattro ";
né per evidenza mediata, come "
il quadrato dell'ipotenusa è eguale
alla somma del quadrato degli altri due lati";
né per la fiducia in testimonianze
puramente umane, come l'attuale esistenza
di Lima o di Chicago; ma per la fiducia che
merita ogni testimonianza divina. Mi
si obbietterà: Dio ti ha detto
che Gesù è suo Figlio?
Rispondo: SI, me lo ha detto in modo equivalente.
Gesù disse d'essere il Figlio unico
di Dio, e la sua parola mi è stata
trasmessa cosi bene, che io lo
sento ancora parlare. Anche
Maometto si è detto il Profeta di Allah,
e tu non ci credi.
Perché Dio non ha mai confermato la
sua missione. D'altronde, non potendo essere
divina la sua dottrina, assurda e immorale,
la sua missione è un'illusione o un'impostura. Ecco,
si vede che tu accetti il Vangelo perché
il contenuto di quest'insegnamento ti sembra
accettabile.
No; in questo il mio criterio rimane soggettivo
e negativo. Io lascio a Dio la libertà
d'insegnarmi quanto vuole, ma so anticipatamente
che la sua dottrina non può avere certi
caratteri, che trovo nel Corano; e questo
basterebbe
per farmi rigettare il Corano. Se trovassi
nel Vangelo tali caratteri, respingerei il
Vangelo, perché non avrebbe la firma
di Dio. Nel
Vangelo non trovi nulla che ti urti?
Nulla che urta l'idea di Dio, anzi... Ma anche
questo è un criterio negativo. Se io
credo al Vangelo, è perché non
posso mettere in dubbio la parola di Dio,
che non può ingannarsi ed è
incapace d'ingannare.
Neppur io esiterei, se Dio mi dicesse:
" Il Vangelo è vero; bisogna leggerlo
e prenderlo alla lettera "; invece Dio
non mi ha detto questo e, d'altronde, non
mi ha mai parlato.
T'inganni, perché Dio a questo riguardo
ha parlato.
In che modo?
In mille modi diversi, ma specialmente attraverso
la sua Chiesa.
Qual è la sua Chiesa?
È la Chiesa cattolica; o meglio, la
Chiesa apostolica. C'è una Chiesa (che
è cattolica, cioè universale
di diritto, perché l'unica stabilita
da Dio) ed è quella apostolica, cioè
quella che risale agli apostoli, che fu quella
degli apostoli.
Quanti intermediarii
È normalissimo. Siamo soggetti al tempo,
e il tempo passato non può
autorizzare un mutamento di dottrina, quando
si tratta d'una dottrina divina e
che interessa il destino eterno di ogni uomo.
L'uomo del secolo XX, come quello
del secolo VIII, ha bisogno del Vangelo del
primo secolo; ha quindi bisogno
d'intermediari per sentire la voce del suo
Maestro divino.
Ma più ci allontaniamo da una sorgente
luminosa e più la sua luce
impallidisce. —
Umanamente è vero; ma Dio può
assicurare la trasmissione d'una dottrina:
ha promesso di farlo, lo ha fatto, lo fa e
lo farà. Del resto è più
facile di quanto si pensi accertarsi che l'insegnamento
della Chiesa cattolica di oggi è conforme
a quello degli apostoli. E
tu credi agli apostoli?
SI, perché essi sono gli inviati dell'Inviato
di Dio; perché hanno compiuto la loro
missione; insegnarono soprattutto oralmente
e anche per scritto.
Quest'insegnamento era regolatore, cioè
" canonico ", unico regolatore,
unico " canonico ". Così
si formò quello che oggi chiamiamo
il " Nuovo Testamento " e una volta
formato, per la Chiesa restò sempre
la biblioteca sacra, letta, riletta, trascritta,
tradotta, commentata, meditata, invocata nelle
discussioni.
" Questi libri non avevano la loro autorità
dall'approvazione della Chiesa, poiché
erano indirizzati alle chiese ed esigevano
la loro obbediente " (3).
C'è qualcosa d'analogo nei documenti
pontina emanati dalla Sede Apostolica, e per
questo fatto hanno la loro autorità.
Li rigettano tre classi di persone: gli estranei
alla Chiesa, che non le riconoscono nessuna
autorità; i ribelli, che non vogliono
accettare quello che loro dispiace; rari critici,
che ne mettono in dubbio l'autenticità.
Quest'ultimo atteggiamento non è condannabile
in se stesso e sarà facile dimostrare
che questo o quel documento pontificio è
autentico o apocrifo. Questo non era meno
facile nei primi tempi della Chiesa, quando
ci si poteva accertare dell'autenticità
apostolica di questo o quello scritto. (3)
Lagrange, Histoire anatrine et canon da
Nouveau Testament, Gabalda, Para, p.
11. Però
avremmo torto se limitassimo la preoccupazione
ortodossa dei primi cristiani a questi scritti,
poiché per essi l'insegnamento era
soprattutto orale: il fondatore d'una chiesa
aveva ricevuto la sua dottrina dagli apostoli
o dai loro discepoli e la trasmetteva, e se
qualcuno di essi avesse osato modificarla,
gli apostoli o i loro discepoli avrebbero
protestato con singolare energia. Si veda
con che veemenza Paolo conserva l'unità
del Vangelo! Dobbiamo
metterci entro queste cristianità nascenti
per comprendere la forza divina dell'insegnamento
che esse avevano ricevuto. Quei giudei e quei
pagani cedevano soltanto davanti ad argomenti
irrecusabili, perché come alcuni di
noi, non avevano interesse per aderire a una
chiesa stabilita; anzi, per essi era un grande
sacrificio convenirsi e romperla col giudaismo
o il paganesimo. Noi
crediamo in Gesù Cristo perché
Egli ci ha dato quanto eravamo in
diritto di esigere da Lui, e cioè: 1.
L' affermazione, fatta sul serio, della sua
divinità;
2. La prova che conferma
l'affermazione. PARTE
PRIMA. -
AUTENTICITÀ E VALORE DEI DOCUMENTI
CHE PER NOI SONO INSIEME FONTI E GUIDE Non
bisogna esagerare l'importanza di questi problemi;
perché, anche supposto che i libri
del Nuovo Testamento fossero apocrifi, oppure
fossero tutti andati perduti, o non ci fossero
affatto, la nostra fede resterebbe la stessa,
perché abbiamo la tradizione apostolica,
che ci pone in immediato contatto con il messaggio
portato da Gesù. Questa tradizione
visse circa dall'anno 30 al 50, senz'essere
fissata per scritto. Gli apostoli scrissero,
ma la Buona Novella avrebbe potuto fare a
meno di questo solido argomento. CAPITOLO
I. - LE FONTI NON CRISTIANE Le
fonti non cristiane " sono sufficienti
a porre fuori dubbio la realtà della
vita umana di Gesù e alcuni fra i principali
tratti della sua carriera, quali la data approssimativa,
la cornice della sua attività, la morte
violenta, l'influsso postumo. Per il resto
i documenti giudaici o pagani offrono soprattutto
l'utilità indiretta di farci conoscere
alcuni particolari dell'ambiente dove nacque
il
cristianesimo " (1). Con
visibile compiacenza Couchoud ha esagerato
la portata del silenzio dei giudei e dei pagani
sulle origini del cristianesimo. (1)
L. de Grandmaison, Jésus-Christ, I,
6. I
giudei. - II silenzio dei giudei
è calcolato e si spiega con l'odio
e la gelosia; d'altronde non è totale,
perché odio e gelosia non seppero resistere
al maligno piacere di fare cattive allusioni
e insinuazioni calunniose. Gli storici, come
Giusto di Tiberiade e Flavio Giuseppe, conobbero
certamente le grandi linee del cristianesimo
primitivo; i passi talmudici che parlano di
Gesù Cristo sono l'eco delle favole
grossolane, del tutto inverosimili, raccolte
poi nel (vi secolo?) nel libello Toledot Jeshu
(Vita di Gesù), a esplosione di basso
fanatismo, di sarcasmi odiosi e di fantasia
grossolana s (Arnold Meyer). I
pagani. - Gli storici romani attestano
l'esistenza di Cristo e del cristianesimo.
Ecco i loro testi: 1.o
Svetonio ci dice che l'imperatore Claudio
"espulse i Giudei da Roma, i quali, spinti
da Chrestus, erano diventati una causa permanente
di disordini" (2)
(la pronuncia Chrestus invece di
Christus era corrente). I giudei
di Roma non cessavano di combattere contro
i cristiani, e il grande dibattito riguardava
la recente venuta di Cristo. Per avere la
pace, nel 51-52 l'imperatore caccia senz'altro
da Roma i giudei, cristiani o no. A Corinto
dopo il 52 troviamo cristiani d'origine giudaica,
giunti da Roma, " perché Claudio
aveva imposto a tutti i giudei di partire
da Roma " (At, 18, 3). Nella lettera
ai Romani, Paolo vuole esortare i cristiani
d'origine pagana al rispetto e alla simpatia
per i cristiani d'origine giudaica, che ritornavano
dall'esilio. 2.o
Svetonio ci dice pure che sotto Nerone "
vennero inflitti supplizi ai cristiani, gente
dedita a una superstizione nuova e malefica
" (Vita Neronis, n. 16). 3.o
Tacito, parlando della stessa persecuzione
del 64 spiega l'origine del nóme dato
ai Chrestiani: " Questo nome viene loro
da Cristo, che sotto il principato di Tiberio
il procuratore Ponzio Pilato aveva condannato
al supplizio; repressa sul momento, la detestabile
setta si diffuse nuovamente, non solo in Giudea,
dove il male era nato, ma anche in Roma, dove
affluisce quanto esiste d'orribile e di vergognoso
nel mondo e vi trova numerosa clientela a
(3). 4.o
La lettera di Plinio il Giovane a Traiano,
sulla condotta da tenere contro i cristiani
di Bitinia, precisa che " essi affermavano
di essere soliti riunirsi in un giorno fisso,
prima del sorgere del sole, per cantare a
Cristo, considerato come Dio, un cantico alternato,
e a impegnarsi con giuramento a non commettere
alcuni crimini, ad astenersi dal furto, dall'omicidio,
dall'adulterio, dall'infedeltà... Dopo
ciò si separavano per ritornare a prendere
un nutrimento in piena fraternità e
innocenza " (4). CAPITOLO
II - LE FONTI CRISTIANE: GLI SCRITTI NEOTESTAMENTARI §
1. - La conservazione degli scritti neotestamentari. Bisogna
distinguere la conservazione del tenore del
testo dalla conservazione del manoscritto
originale e delle copie. Manoscritto
originale e copie. -
In principio c'era il testo scritto dall'Autore,
o sotto la sua dettatura, sopra un rotolo
di papiro. La lettera ai Romani poteva essere
lunga tre metri e mezzo. Il manoscritto veniva
letto ai cristiani nella riunione pubblica
e conservato con cura; se ne facevano numerose
copie che venivano poi trasmesse ad altre
comunità e conservate diligentemente. (2)
Judaeos, impulsore Chresto, assidue tumultuantes,
Roma expulit, (Svetonio, De vita Càesanm,
Divus Claudius, XXV, n).
(3)
Amiales, III, lib. XV, 44. (4) Ep., lib. X,
96. Naturalmente
accadeva che i copisti modificassero leggermente
il testo; potevano cambiare l'ortografia,
il posto d'alcune parole, aggiungere un termine
esplicativo e anche sostituire una parola
con un'altra, omettere involontariamente qualche
frase. Poteva anche avvenire che, trascrivendo
da una copia, volessero migliorare la copia
stessa per avvicinarsi a quello che credevano
l'originale; altri si permettevano di sopprimere
le asprezze di stile e di lingua; altri si
sforzavano d'armonizzare il testo con altri
passi del Nuovo Testamento. L'intenzione poteva
essere molto pura, come quella di chi sostituiva
qualche anello alla genealogia di Gesù
data da San Luca con qualche altro preso da
San Matteo, rovesciando semplicemente l'ordine
della serie, per adattarsi all'insieme. Però
è un caso estremo. La
critica testuale è l'arte di ritrovare
la lezione originale, ed ha un compito molto
più facile per il Nuovo Testamento
che per qualsiasi altro scritto. Le edizioni
critiche degli autori classici riposano su
' dati meno fermi delle nostre edizioni critiche
del Nuovo Testamento, dove le varianti riguardano
solo l'ottava parte dell'insieme, e le varianti
sostanziali sono soltanto un millesimo. Chiamo
" variante sostanziale " quella
che tocca il senso della frase, come Le, 6,
10: "E, girato lo sguardo (una variante
aggiunge: "con collera") su tutti
loro, disse: Stendi la mano! " L'aggiunta
è presa dal testo parallelo di Marco.
Ora in qualsiasi tradizione manoscritta (e
solo Dio sa quanto ne sia vasto il campo)
non c'è una sola variante che tocchi
la sostanza del domma o della morale. Cosi
se io adotto il Codex Bezae, con tutte le
sue fantasie e audacie, ho ancora un testo
accettabile dal punto di vista dottrinale,
cioè un testo rimasto fedele al contenuto
dottrinale dei manoscritti che ha ritoccato.
Anche l'esegeta più razionalista sarà
d'accordo su questo fatto. Conservazione
del tenore del testo. -
Oggi, con lo sviluppo della stampa e con il
rispetto diffuso per i manoscritti antichi,
possiamo essere sicuri che il Nuovo Testamento
sarà trasmesso integralmente e senza
ritocchi alle future generazioni. Evidentemente
le traduzioni saranno varie, le edizioni ufficiali
potranno venir migliorate, edizioni private
e testi citati potranno essere falsificati,
ma nell'insieme il Nuovo Testamento sarà
conservato integralmente. Sappiamo
che è stato conservato finora. Le stesse
varianti ci permettono di determinare il tenore
dell'originale. È ragionevole la nostra
brama di avere quest'originale? È molto
più sentimentale che logica. Tutti
quei fortunatissimi che scoprirono un manoscritto
originale inedito, hanno provato vivissima
gioia, e la notizia della scoperta ha sempre
commosso il mondo erudito e più ancora
il grande pubblico. «
Nel Times di Londra del 23 gennaio
1935, Idris Bell, custode dei manoscritti
del Museo britannico, annunciò la prossima
pubblicazione di frammenti papiracei in forma
di codice, che sarebbero stati i resti d'un
nuovo Vangelo. Secondo i dati paleografici,
il manoscritto doveva risalire a una data
finora senza pari per un testo specificatamente
cristiano, cioè la prima metà
del secondo secolo. S'aggiunga che i tre testi
trascritti nei fogli mutili, che ci sono
rimasti, in parte si collegano alla tradizione
nettamente sinottica e in parte, con pari
evidenza, a quella del quarto Vangelo, e si
comprenderà l'interesse senza precedenti
della scoperta" (1). In
realtà il " nuovo Vangelo "
non era un manoscritto dei Vangeli canonici
(di cui ne abbiamo centinaia), ma è
piuttosto un vangelo apocrifo, che utilizza
quelli canonici (provando la loro esistenza
e il loro prestigio) e li parafrasa o ne fa
la glossa più o meno felicemente. La
scoperta ha meno valore di quella di codici
o papiri contenenti citazioni testuali della
Bibbia. Cosi i papiri Beatty sono molto più
preziosi, anche se più recenti. È
un fatto notevole che tutte le recenti scoperte
di questa natura hanno confermato il valore
dei nostri grandi codici Vaticanus e Sinaiticus
" (2). Noi
oggi possediamo il testo del Nuovo Testamento
con altrettanta sicurezza quasi come se si
conservassero i manoscritti originali nella
Biblioteca Vaticana. Questi
rotoli di papiro furono conservati abbastanza
lungamente, onde permettere di farne copie
eccellenti, riprodotte poi attraverso tutte
le Chiese d'Oriente e d'Occidente. Così
ad esempio, le lettere paoline già
negli ultimi anni del primo secolo formavano
un insieme fisso. Sui
problemi di critica testuale del Nuovo Testamento
si può leggere utilmente il libro recentemente
pubblicato dai PP. Lagrange e Lyonnet, che
tuttavia, nelle sue settecento pagine, non
fa altro che rafforzare la posizione presa
in generale dai critici cattolici. Entriamo
risoluti nella psicologia d'un cristiano del
primo secolo, per esempio di Aquila. Egli
crede in Gesù, Cristo e Signore; si
è quindi convinto che i capi designati
da Gesù o i loro delegati hanno un'autorità
divina, con la missione di dire quello che
bisogna credere o fare per obbedire a Dio;
sa che Cristo e i suoi apostoli riconoscevano
come divina l'autorità dei libri sacri
dei Giudei. Arriva la lettera d'un apostolo,
per esempio di Giacomo, a battilo del Signore
"; il capo della chiesa locale, al quale
viene presentata, la legge in pubblico, nell'assemblea
serale della domenica; lo scritto per lui
e per i partecipanti è un regolatore
di fede e di vita, perché essi sanno
che Giacomo ha ricevuto la missione d'insegnare
la verità speculativa e pratica nel
nome di Gesù. Se occorre, il capo della
comunità farà notare a tutti
i fedeli che la lettera d'ora in poi avrà
autorità divina almeno eguale, se non
maggiore, dei libri sacri anteriori a Cristo. Giunge
un esemplare del Vangelo secondo San Luca,
del quale si sa che è un discepolo
e compagno d'apostolato di San Paolo. I capi
della chiesa sanno e dicono che tale scritto
rappresenta fedelmente l'insegnamento degli
apostoli ed è garantito dall'apostolo
Paolo. Il libro viene divorato con avidità
ed Aquila riceve la parabola del figliol prodigo
con la stessa premura come se la sentisse
dalla bocca del Salvatore stesso. (1)
Edagar B. Smothbrs, Recherckes de sàence
religieuse, 1935, p. 358.
(2) Sulle recenti
scoperte di papiri cfr. E. Florit, Parlano
anche i papiri, Roma
1943 Giunge
da Roma una lettera di Clemente, capo della
chiesa romana e quindi successore legittimo
di Pietro; si legge la lettera con rispetto,
ma non viene
unita alle lettere ricevute dagli apostoli,
né ai Vangeli garantiti dagli apostoli;
è conservata a Corinto, mentre le lettere
di San Paolo sono comunicate a tutte le chiese
che la domandano. Ora
studieremo gli scritti del Nuovo Testamento
come fonti della storia di Cristo e del cristianesimo
nascente, astraendo dal valore soprannaturale
che ricevono dall'ispirazione divina. §
2. - Gli scritti di San Paolo in generale. Diamo
prima alcuni punti di riferimento per fissare
la cronologia della vita apostolica di Paolo: Crocefissione
di Gesù: 7 aprile 30. Conversione
di Paolo: verso il 34. Paolo
ad Antiochia: verso il 42. Assemblea
degli apostoli a Gerusalemme: 49 o 50. Paolo
a Corinto: 50 o 51. Prima
prigionia a Roma: dal 61 al 63. Seconda
prigionia a Roma: 66. Morte
di Paolo: 67. San
Paolo e Cristo. - Paolo annuncia
la buona novella della rigenerazione morale
del mondo. Con espressioni ardenti e ripetute
con frequenza fa vedere quello che Gesù
indicava con una parola o un gesto; riproduce
nella sua carne la vita e la morte di Cristo,
anzi la sua morte e la sua nuova vita, e comprende
che ogni battezzato " manifesta "
cosi la crocefissione, la resurrezione e l'ascensione
di Gesù alla destra del Padre. Nell'Apostolo
delle genti si nota: l.o
La semplicità e la rettitudine nella
ricerca della verità;
2.o la facilità nel
donarsi a fare il bene e quale bene;
3.o l'intimità d'ogni
istante con Gesù. Attraverso
Paolo comprendiamo meglio Cristo. S'è
fatto un gran parlare di pretese "fasi"
della dottrina paolina, in seguito ad una
critica intemperante che imperversò
in Occidente, esportata specialmente dalla
Germania. Gli storici tabulatori amano distendere
nel tempo quello che la vita presenta loro
come troppo condensato e troppo ricco per
essere pensato in un'intuizione istantanea. Ora,
per la dottrina di San Paolo c'è una
lettera, la La ai Corinti, che ci fa vedere
come la sintesi dei suoi temi risale alla
" prima fase " del suo apostolato.
Infatti questa lettera ci è legata
a tutte le altre, anteriori e posteriori a
(3). (3)
Allo, Lire Ep. aux Cor., p. LI. Autenticità
degli scritti di San Paolo. - "
Soltanto la seconda ai Tessalonicesi e quella
agli Efesini sono state oggetto di recenti
attacchi, che meritano ascolto, se non considerazione.
L'origine paolina delle lettere spirituali
del tempo della prima prigionia (Filippesi,
Colossesi, Filemone) è attualmente
ammessa quasi all'unanimità dai critici
liberali. Quelli che negano l'autenticità
paolina della lettera agli Efesini e delle
Pastorali (1 e 2 Ttmoteo,Tito)
riconoscono a questi scritti un'antichità
e quindi un valore quasi eguale di vera testimonianza.
In quanto alle grandi lettere della maturità
(Galati, 1 e 2 Corinti, Romani)... non c'è
documento storico più certo, tanto
se consideriamo le antiche attestazioni di
cui furono oggetto, come pure se ci fermiamo
al loro contenuto " (4). "
Per apprezzare esattamente la natura della
testimonianza resa dall'Apostolo al Cristo
storico, bisogna tener presente il fatto che,
come gli altri scritti dell'età apostolica
(eccetto i Vangeli), le lettere di Paolo non
sono istruzioni didattiche destinate a informare
i suoi corrispondenti sulla vita e l'insegnamento
di Gesù. Tale conoscenza in loro si
suppone fosse già acquisita. Quando
Paolo si deve riferire implicitamente o esplicitamente
a qualche parte di questa vita e di quest'insegnamento,
rientra perfettamente nel terreno evangelico"
(5). Quel
terreno gli era familiare, come si vede dalla
semplicità nell'affrontare e riassumere
il racconto dell'istituzione dell'Eucaristia
e delle apparizioni di Cristo risorto, "
Per lui, come dice Holtzmann, l'esistenza
trascendente di Cristo e quella storica non
sono separate da un abisso; ma sono unite
insieme da una linea che le congiunge, abbracciando
il cielo e la terra " (6). "Caratteristica
originale e inimitabile nelle diverse lettere
di San Paolo è il bisogno e l'arte,
assieme a certi processi istintivi, di trasfondere
una possente sensibilità nelle parole
e di caricarle, per così dire, di passione.
Gli stessi lunghi sviluppi, densi più
che diffusi, tagliati da mesi, trascinati
(e talora a lungo) per una via laterale apertasi
d'improvviso, poi ricondotti come se nulla
fosse al loro disegno primitivo, che riduce
all'unità (per chi guarda un po' dall'alto)
nozioni in apparenza accavallate alla ventura;
enumerazioni copiose, espressioni sinonime,
di cui però ciascuna aggiunge una sfumatura;
termini preferiti che sembrano imporsi all'Apostolo
a un certo momento della sua vita e che egli
colma di sensi analoghi e pur diversi e differenzia
lievemente mediante il contesto e l'andatura
della frase; forme familiari, dove fermenta
e irrompe il suo pensiero, col rischio d'allargare,
deformare, far scoppiare; elevazioni, suppliche,
apostrofi, ironie, imprecazioni, tutta la
retorica della passione, che se la ride delle
retoriche convenzionali; grida, appelli, lacrime,
entusiasmo o gemiti d'un uomo che ama, che
soffre, che compatisce, s'indigna, s'intenerisce,
s'esalta, che talvolta è prossimo alla
follia; d'un uomo che l'inquietudine rode,
l'apparenza d'un'ingratitudine agghiaccia,
lo zelo divora. E tutto questo fa uno stile
unico; tutti questi metalli sono fusi in una
lega omogenea, perché l'amore di Cristo
Gesù, di cui la Chiesa è la
Sposa e il Corpo mistico, tutto unifica nel
cuore di Paolo " (7). (4)
L. de Grandmaison, Jésus-Christ, t.
I, pp. ao-ai.
(5) Ivi, t. I,
pp. 27-28.
(6) Lehrbuch
der neutestam. Theologie, II, 234.
(7) L. de Grandmaison,
ivi, 1.1, pp. 25 s. §
3. - Le lettere in particolare. 1.
Le lettere ai Tessalonicesi. - Sono
le prime due lettere scritte da San Paolo,
e bisogna leggerle ricordando lo stato d'animo
di coloro ai quali erano indirizzate, a Tutto
lo scenario è quello della resurrezione
generale, che sopraggiunge
nelle condizioni normali in cui si trova l'Apostolo
" (8). In
lui non c'è un'attesa sicura della
prossima Parusia del Signore, e nemmeno la
speranza, dopo tutto legittima, d'essere ancora
in vita al momento del ritorno del Signore.
La prossimità della venuta liberatrice
restava possibile, verosimile, e Paolo, senza
nulla affermare a questo riguardo, poteva
utilizzare per sé e per i contemporanei
tale verosimiglianza. Un'altra
celebre difficoltà è quella
che riguarda la natura dell' "ostcolo"
che trattiene l'Anticristo. Personalmente
io preferisco l'esegesi che ci vede un ostacolo
collettivo, opposto all'Anticristo collettivo.
La dottrina d'un Anticristo personale aveva
già avuto una certa voga alla fine
del primo secolo (cf. 1 Gv., 2, 18); però
non è una dottrina cristiana, bensì
un'opinione giudaica, che unì l'idea
della lotta finale (presa da Ezechiele) con
quella del capo personale (presa da Daniele). Leggete
gli scrittori cristiani, ispirati o no, e
troverete l'idea di forze sociali scatenate
contro la Chiesa di Cristo; forze evidentemente
guidate da individui, che si succederanno,
ma esse resteranno sociali. La
credenza in un millennio terrestre (periodo
di mille anni in cui il male sarà completamente
paralizzato) è d'origine giudaica e
la Chiesa non ha mai voluto farla propria.
Vi sarà una sola resurrezione generale
e definitiva; Cristo verrà a cercare
gli eletti e li condurrà con sé
non sulla terra, ma là dov'egli è
ora, e dov'è salito per prepararci
un posto. Il
P. Allo ha un'espressione molto felice per
caratterizzare il motivo che determinò
Paolo a scrivere ai Tessalonicesi: si tratta
di calmare un'agitazione " avventista
". Proprio così, e si vede quanto
sia attuale lo studio di queste due lettere. 2.
La prima lettera ai Corinti. - È
probabile che San Paolo scrivesse la prima
lettera ai Corinti poco dopo la primavera
del 55, e quindi nel venticinquesimo anniversario
della morte e della resurrezione di Gesù.
Il P. Allo la definisce " la lettera
dell'unione e dell'universalità ".
Presenta già, come regola suprema della
fede e della morale, la tradizione che risale
a Gesù in persona, che è quella
di tutte le Chiese. Ora in questa lettera
vi sono dottrine nettamente cristiane, che
ritroviamo negli scrittori posteriori: Paolo
ci mostra Gesù crocifisso, dicendo
chi è, perché venne crocifisso
e quale risultato ebbe la crocifissione. Gesù
è il " Signore "; è
quindi il re del nuovo popolo eletto, proprio
come Jahvè era il re d'Israele; Egli
esisteva prima dell'universo, perché
possiede pienamente la divinità; è
la sorgente della grazia e della pace e lo
si adora come si adora Dio; Egli è
Dio. Gesù
è uomo. Paolo certamente ha conosciuto
a fondo la vita di Gesù, come noi la
conosciamo attraverso i Vangeli scritti, perché
essa era il tema delle catechesi primitive.
Gesù è il modello della carità
e di tutte le virtù. Tutti i battezzati
di Corinto (e di altrove) conoscevano il ministero
di Cristo, la sua passione e resurrezione.
Lo Spirito Santo, essere personale e divino,
abita le anime e le fa vivere. Il domma trinitario
è già qui, come pure la dottrina
della grazia, della predestinazione, della
giustificazione e della Legge diventata caduca. La
Chiesa universale incorporata a Cristo, il
battesimo cristiano, l'Eucaristia, e altri
punti di dottrina sono nettamente indicati
in questa prima lettera. (8)
Laoranoe, Rame biblique, 1933, p. ng.
San
Paolo si dilunga su due fatti dominatici di
primaria grandezza: l'istituzione dell'Eucaristia
e la resurrezione di Gesù, onde i suoi
corrispondenti fondino la loro vita su queste
grandi verità, a Grazie a questi credenti
mediocri e superficiali, la Chiesa possiederà
ormai due testi storici d'inestimabile valore
per l'apologetica e il domma " (9).
Eccoli: 1.
Sull'istituzione dell'Eucaristia: "
Io infatti ho appreso dal Signore questo,
che a mia volta vi ho trasmesso, che il Signore
Gesù, la notte in cui fu tradito, prese
del pane, e rendendo grazie lo spezzò
e disse : "Questo è il mio corpo,
che è dato per voi. Fate questo in
memoria di me". Similmente, dopo aver
cenato, prese il calice dicendo: "Questo
calice è la nuova alleanza nel mio
sangue: fate questo tutte le volte che lo
berrete, in memoria di me" " (I
Cor., 11, 23-25). 2.
Sulla resurrezione di Gesù: "
Poiché vi ho trasmesso ciò che
io stesso ho ricevuto, che il Cristo è
morto per i nostri peccati, secondo le Scritture,
e che fu sepolto e che è resuscitato
il terzo giorno, secondo le Scritture, e che
è apparso a Cefa, e poi ai Dodici;
che in seguito è apparso anche oltre
a cinquecento fratelli, in una sola volta,
i più dei quali sino al giorno d'oggi
sono ancora in vita, alcuni però si
sono già addormentati. È apparso
anche a Giacomo, e poi a lutti gli apostoli.
E finalmente, dopo tutti, come a un aborto,
è apparso anche a me " (I Cor.,
15,3-8). Il
battesimo inaugura l'unione del cristiano
a Cristo e alla Chiesa, l'Eucaristia la conserva,
la resurrezione attesa la renderà perfetta. In
questa lettera si trova pure l'insegnamento
cristiano sulle virtù teologali, i
doveri privati e sodali del cristiano, la
vita spirituale e mistica, il potere imperativo
e coercitivo della Chiesa, l'unità
della fede e della disciplina. Tutto
ciò è bello; anzi, sembra fin
troppo bello; ma è poi vero? È
immaginabile che un quarto di secolo dopo
la morte di Gesù un uomo dell'Asia
Minore abbia scritto a un gruppo di persone
viventi in Grecia queste righe così
ricche di dottrina e di morale cristiana?
La lettera è autentica? 1.o
Quale falsario avrebbe potuto immaginare i
fatti entro i quali s'inseriscono le due lettere
ai Corinti? Questi fatti concordano con quelli
raccontati dagli Atti degli Apostoli, né
era possibile desumere il racconto degli Atti
dalle lettere. 2.o
L'autore di questa lettera è lo stesso
che scriverà la seconda ai Corinti,
la lettera ai Galati, quella ai Romani, come
provano il pensiero, lo stile, la grammatica,
il vocabolario e tutto il resto. 3.o
Verso il 96 il Papa San Clemente scriverà
da Roma una lettera alla Chiesa di Corinto,
dove si legge: " Riprendete l'epistola
del beato Paolo apostolo. Che cosa vi scrisse
agli inizi della sua predicazione? Sotto l'ispirazione
dello Spirito Santo egli vi ha scritto una
lettera che parla di Cefa, d'Apollo e di se
stesso, proprio perché già allora
voi formavate dei partiti ". 4.o
Intanto sembra bene assodato che "nel
secondo secolo la prima ai Corinti era universalmente
conosciuta e universalmente attribuita a Paolo
". Il P. Allo può concludere che
" non c'è scritto del Nuovo Testamento
la cui autenticità sia meglio attestata
dalla critica interna ed esterna ". (9)
Allo, I.ère Epitre aux Carìnthiem,
p. XXXII. 3.
La seconda al Corìnti. - Odiosamente
calunniato dai giudeo-cristiani venuti a Corinto,
Paolo si vede obbligato a difendere la sua
autorità apostolica, e lo fa nell'interesse
del Vangelo e della fede dei Corinti. Eccetto
Br. Bauer, Loman, Pierson, Steck, van Manen,
nessuno dubita dell'autenticità di
questa lettera. "
Effusioni ardenti, turbate spesso nella forma
dalla vivacità del sentimento, che
unisce l'eloquenza più veemente a infinite
delicatezze di persuasione, e tutto questo
in mezzo ad allusioni di gravi incidenti per
lo spirito della comunità e per il
cuore dell'apostolo, però materialmente
troppo minuti per essere iscritti nella storia
generale e nemmeno negli Atti; tanto che talvolta
è molto difficile divinarne la vera
portata e rifarne la trama" (10).
"Ma lo studio di questa lettera... è...
uno dei più istruttivi per la dottrina,
e dei più attraenti dal punto di vista
psicologico e spirituale " (Id.). 4.
La lettera ai Galatì. - 1.
" L'autenticità di questa lettera
è quasi universalmente riconosciuta
" (P. Lagrange) e le risonanze delle
sue parole veementi sono molto chiare nei
primi scritti cristiani. Inoltre il Paolo
della lettera è proprio identico a
quello degli Atti degli Apostoli, e ci rivela
sempre meglio la sua tenerezza di padre per
i figli spirituali, perché da poco
ha provato una dolorosa delusione a loro riguardo. L'integrità
del testo è sicura, né è
stata fatta alcuna seria obiezione;
le divergenze dei manoscritti sono molto ristrette,
le varianti poco numerose e poco importanti.
San Paolo voleva convincere i Galati a non
abbracciare la legge giudaica, argomentando
soprattutto da questo, che, agire cosi, significava
ritornare alla servitù della "
carne ", dopo aver goduto della libertà
dello et spirito ". Il grande errore
dei protestanti consiste nel servirsi di questa
lettera come d'una carta d'emancipazione dalla
Chiesa romana.
Se al tempo di Lutero San Paolo fosse ritornato
sulla terra, avrebbe lanciato una magnifica
lettera ad Germanos, contro coloro che tanto
snaturavano il suo pensiero! Era ingiurioso
al nome di Cristo voler passare attraverso
la circoncisione e le altre pratiche mosaiche,
per accostarsi a Lui e a Dio; voleva dire
sottrarsi all'opera di Cristo per uscire dalle
leggi che la sua Chiesa impone a quelli che
vogliono restare sotto l'azione santificatrice
di Cristo. Per
rimanere dalla parte di Paolo ed essere fedeli
allo spirito della lettera ai Galati, il cristiano
del secolo xx deve restare o diventare cattolico;
evitare il protestantesimo, che spesso non
osa imporre nemmeno il domma della divinità
di Cristo, che respinge quelli della grazia
e della realtà sostanziale della vita
di Cristo in noi, non ci parla dell'Eucaristia,
mai del Sacro Cuore, che non può dire:
"Non sono più io che vivo, è
il Cristo che vive in me... ". (10)
Allo, ivi, p. VI. Giudei
e Gentili devono staccarsi dalla Legge di
Mosè, come da un'economia religiosa
e morale incapace di dare loro la grazia interiore,
ma non devono allontanarsi dalla Legge di
Gesù. Ora il primo articolo della Legge
di Gesù è la carità verso
Dio e il prossimo, punto essenziale, che era
già nella Legge di Mosè. Dunque
Gesù ha semplicemente portato alla
perfezione la Legge antica, alla quale il
cristiano non deve ritornare, perché
egli c'è già necessariamente,
ha obblighi più delicati, più
rigorosi e riceverà un premio più
affannante o una punizione più terribile.
Cristo si preoccupò di dare, assieme
alla sua grazia interiore, anche l'aiuto permanente
d'una madre, la santa Chiesa. Leggiamo dunque
la lettera ai Galati ricordando le circostanze
in cui fu scritta, confrontiamone la dottrina
positiva con quella della Chiesa attuale e
troveremo l'accordo totale. Il Figlio di Dio
s'è incarnato per espiare i peccati
dei figli degli uomini e comunicare loro,
come filiazione adottiva, le ricchezze della
sua divina filiazione. Di .colpo Egli fece
cessare il regime previsto da Dio per i suoi
" servi "; ormai Dio attira a sé
quelli che vivono della vita di Cristo, quelli
che sono suoi " figli ", stabiliti
nella libertà propria di Cristo e che
consiste nell'obbedire in tutto alla volontà
del Padre per amore, con amore e gioia profonda,
soprannaturale, regolata dagli slanci dello
Spirito Santo. La Chiesa da loro ordini in
questo spirito e per salvaguardare questo
spirito: esattamente come faceva San Paolo
dando i suoi ordini ai fedeli. 5.
La lettera ai Romani. - 1.
Autenticità. - La lettera
ai Romani, accolta come autentica da tutta
l'antichità, lo è ancora te
dalla quasi unanimità dei critici ",
perché è veramente troppo viva,
troppo paolina, per essere soltanto uno scritto
composto di brani non paolini. 2.
Integrità. - Tutto è
dunque di Paolo, compresa la dossologia (16,
25-27). L'unica questione che si possa fare
ragionevolmente è di sapere se l'attuale
disposizione dei passi è primitiva,
anche se questo non ha importanza dottrinale. Scritta
ventisei o ventisette anni dopo la passione
e la resurrezione di Cristo, essa espone la
dottrina con una pienezza e fermezza mirabile.
Suppone nota la catechesi elementare ed espone
soltanto che cosa sia il Vangelo come principio
d'azione: esso dona a chi l'abbraccia, la
forza necessaria per praticarlo; influisce
pure realmente ed efficacemente sull'esistenza
dell'uomo dopo la morte; è lo sbocco
provvidenziale della legge data ai giudei
per preparare la venuta del Figlio di Dio
fatto uomo; ormai a la giustizia di Dio "
data agli uomini sarà il principio
che li farà morire al peccato per vivere
a Dio in Cristo. C'è
quindi una prima giustificazione, che è
il passaggio istantaneo dalla morte alla vita
e che si 'compie in virtù della Passione
del Salvatore; poi c'è la vita cristiana,
che non è solo la vita dei cristiani
(come si dice che c'è una vita musulmana),
ma è davvero la vita di Cristo in noi,
un trionfo dello spirito sulla carne, e sarà
ancora più manifesta dopo la morte
e la resurrezione. La
" giustizia " di cui parla Paolo
non è dichiarativa, è un dono
reale, una santità. Essa vien data
in un istante preciso (che chiamiamo infusione
della grazia santificante), e questa giustificazione
è seguita dalla vita cristiana o esercizio
della " giustizia " data precedentemente
da Dio; il cristiano non è più
schiavo del peccato, è servo di Dio,
è anche figlio di Dio e in lui lo Spirito
Santo opera effetti meravigliosi. 6.
Le lettere della Prigionia. - Furono
spedite da Roma tra la primavera del 61 e
quella del 63, probabilmente con quest'ordine:
Lo Agli Efesiani, 2,o Ai Colossesi col biglietto
a Filemone, 3.0 Ai Filippesi. La
prima intende far vedere la perfetta eguaglianza
tra gli elementi componenti il Corpo mistico
di Cristo; la seconda vuoi mantenere la fede
nella sovreminente dignità di Cristo,
unico mediatore tra Dio e le creature; la
terza vuole specialmente esprimere il grande
attaccamento di Paolo alla sua prima Chiesa
europea, e solo di passaggio come tra parentesi
l'Apostolo evoca la dottrina dell'Incarnazione
e delle due nature di Cristo nell'unità
della persona, domma
che era noto a tutti e che qui viene presentato
come esempio d'umiltà e d'obbedienza
cristiana. Autenticità
della lettera agli Efesini. - A questo
riguardo la tradizione è molto solida:
Marcione, Basilide, Valentino, Teodoto, tra
gli eretici; Tertulliano, Clemente Alessandrino,
Ireneo, Ippolito (nel frammento muratoriano),
Giustino, Policarpo di Smirne, Ignazio d'Antiochia
conobbero e accolsero la nostra lettera, la
cui affinità con la lettera ai Colossesi
si spiega dal fatto che ambedue furono scritte
nello stesso tempo. Efes.,è più
didattica, Col., più polemica; Efes.,
parla specialmente della Chiesa, Col., mira
più alla persona e all'opera di Cristo.
Il vocabolario si adatta alla dottrina: si
segnalano 36 hapax legomena (81 nella lettera
ai Galati) e ci si dice che 48 parole non
si trovano altrove in San Paolo (Galati ne
ha 39). La dottrina è veramente paolina,
perché anche altrove San Paolo ci parla
della preesistenza e del primato di Cristo,
del suo corpo mistico, dell'universalità
della salvezza, della giustificazione, della
necessità della grazia, ecc. Autenticità
della lettera ai Colossesi. - Per
questa lettera sono validi gli stessi argomenti
di critica esterna e interna di quella agli
Efesini. L'autenticità
della lettera ai Filippesi è generalmente
ammessa. 7.
Le lettere pastorali. - Indirizzate
da San Paolo a Timoteo e a Tito, trattano
del governo e della gerarchia della Chiesa
e del culto cristiano. La dottrina relativa
alla Chiesa è sempre la stessa, e Paolo
s'accontenta di precisare la legislazione
di questa Chiesa fondata da Gesù. La
loro autenticità è garantita
dai seguenti fatti: 1.
L'autore lotta contro i falsi dottori,
di razza giudaica, battezzati, imbevuti di
racconti più o meno immaginari, che
si erano aggiunti alla trama storica della
Bibbia, professanti dottrine morali erronee
e pericolose. Non erano ancora gli gnostici
e tanto meno i marcioniti, ma l'errore fece
progressi dopo le lettere della prigionia. 2.
La gerarchia è proprio quella
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