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Gli errori dello spiritismo e della reincarnazione
di
Bruto Maria Bruti Psiche
e anima Nella
psicologia moderna e nell’uso comune si intende
per psiche l’insieme delle funzioni sensitive,
affettive e mentali grazie alle quali l’individuo
ha esperienza di sé e della realtà
esterna. Questo insieme di funzioni si traduce
in rappresentazioni di eventi, di fatti, di
cose e in bisogni, desideri, atti volitivi
e intellettivi. Il filosofo cattolico Jean
Daujat ha evidenziato come si stata la concezione
cartesiana dell’anima ( erede degli errori
platonici ) a creare una grande confusione
fra la religione e le scienze psicologiche
perché ha considerato il corpo e l’anima
come due sostanze fra loro collegate e non
come due princìpi costitutivi di un’unica
sostanza. Per
Cartesio l’uomo è costituito da due
sostanze, un corpo materiale e uno spirito
puro: l’anima abita nel corpo ma è
indipendente e separata dal corpo, una sorta
di pilota che guida la macchina – corpo. Questo
concezione ha portato Cartesio a dividere
lo studio dell’essere umano in due scienze:
la fisiologia che studia il corpo e la psicologia
che studia l’anima.
Corpo ed anima, in realtà, non sono
due sostanze che si sommano ma i princìpi
costitutivi di un’unica sostanza. Per questo
la psiche non è il regno in cui agisce
uno spirito puro indipendente dal corpo ma
bisogna tenere conto dell’esistenza della
parte vegetale e animale della psiche da cui
originano sensazioni e fantasie che sfuggono
al controllo diretto della volontà
e della coscienza e si situano al di sotto
della coscienza ( subconscio ). Nel subconscio
si situano, ad esempio, le immagini sensibili
che abitano in noi senza che noi ne serbiamo
un ricordo cosciente: automatismi dell’istinto,
automatismi acquisiti con l’abitudine, sentimenti
( attrazioni, repulsioni, aggressività,
affettività ) che ci muovono e ci influenzano
e sui quali dobbiamo, con sforzo, dirigere
l’attenzione della volontà e dell’intelligenza
per poterne diventare coscienti e per poterli
guidare verso ciò che è buono
oggettivamente. La psiche, dunque, non comprende
solo la parte della coscienza e della volontà
ma anche la parte dell’inconscio - ovviamente
inteso in senso etimologico e non nel senso
freudiano - in cui si muove tutto ciò
che c’è in noi di vegetale ( vita organica
) e di animale ( funzioni della sensibilità
): ciò costituisce propriamente il
subconscio e cioè il luogo da cui originano
tutti quei moventi del comportamento situati
al di sotto della coscienza.
Nell’inconscio si muove anche ciò che
c’è in noi di più spirituale
e da cui origina la manifestazione della coscienza
e della volontà: la natura immateriale
della nostra stessa anima che costituisce
il sovra - conscio.
C’è dunque nella psiche una struttura
e una gerarchia estremamente complessa come
la realtà umana stessa e in questa
realtà profonda e misteriosa dell’essere
umano tutto è collegato.
Dalla concezione cartesiana dell’anima come
spirito puro indipendente dal corpo e che
costituisce la psiche è nata una sorta
di rivalità fra la religione e le terapie
psicologiche che, invece, sono autonome e
distinte nelle loro rispettive sfere d'azione.
(1)
La distinzione tra le realtà spirituali
e quelle fisiche, che si manifestano nelle
funzioni della psiche, non deve tuttavia giungere
al limite della separazione e pertanto è
auspicabile che si giunga ad una collaborazione
fra psicologia e religione allo scopo di contribuire
a migliorare la salute della persona vista
nella sua totalità fisica e spirituale.
La religione e quindi i sacerdoti, i moralisti
ed i teologi devono tenere conto del fatto
che molte persone sono ostacolate nella via
dello spirito da una diminuzione della libertà
determinata da meccanismi psicologici errati
e non del tutto coscienti.
La psicoterapia deve tenere conto del fatto
che nelle zone più profonde della psiche
umana esiste il ricordo ed il bisogno del
sacro e che l'amore di Dio e la speranza della
vita eterna rappresentano la principale e
più potente motivazione in grado di
illuminare ed incoraggiare l'essere umano
nelle difficoltà della vita, in grado
di suscitare e mantenere in lui la volontà
di guarire, anche di fronte alle difficoltà
più gravi che superano le stesse forze
umane.
San Tommaso d'Aquino, ricorda Daujat, non
è caduto nell'errore di Cartesio e,
in accordo con Aristotele, ha situato la scienza
psicologica nel campo della fisica in modo
da non confonderla con la metafisica. Ma che
cos’è propriamente l’anima e dove è
localizzata ?
Platone localizzava l’anima nel punto di attacco
della corda spinale con il cervelletto, Cartesio
nella ghiandola pineale, J.C. Eccles – premio
nobel per la neuro – biologia, nei moduli
piramidali della corteccia sensitivo – motoria.
Invece, per San Tommaso d’Aquino e per la
dottrina della Chiesa Cattolica – Concilio
di Vienna - l'anima è il principio
vitale da cui scaturisce ogni azione corporea,
quella dell'apparato locomotore come quella
della psiche. L'anima non sta in un luogo
particolare del corpo perché è
l'architetto interiore che dà forma
alla materia informe, che struttura la materia
in modo tale da renderla un essere vivente,
è il principio vitale che unifica,
organizza e armonizza ogni più piccola
parte del corpo penetrandola alla radice e
totalmente: si può dire, con San Tommaso
d'Aquino, che non è il corpo che contiene
l'anima ma è l'anima che contiene il
corpo e lo contiene fino a quando continuano
a rimanere in vita quegli elementi corporei
indispensabili ad assicurare il mantenimento
dell'unitarietà funzionale dell'organismo.
Attualmente la scienza medica ritiene che
l’organismo non sia morto fino a quando resta
il tronco cerebrale funzionante la cui vita
assicura il mantenimento dell’unitarietà
funzionale degli organi, seppure in una condizione
di tipo vegetativo persistente (2)
L’esistenza
dell’anima spirituale Scrive
San Pio X nel suo Catechismo Maggiore: “
l’anima è la parte più nobile
dell’uomo, perché è sostanza
spirituale, dotata d’intelletto e di volontà,
capace di conoscere Dio e di possederlo eternamente.
(…) l’anima nostra non si può né
vedere né toccare perché è
spirito. (…) l’anima umana non muore mai:
la fede e la stessa ragione provano che essa
è immortale“. (3)
Con il termine anima, che deriva da ànemos
- soffio, vento -, si intende il principio
primo dell’attività di tutti gli esseri
viventi.
Nell’uomo, la natura dell’anima è immateriale
anche se essa informa il corpo e costituisce
con esso un'unica sostanza: il modo di agire
manifesta il modo di essere e alcune operazioni
intellettive e volitive dell'essere umano,
pur procedendo dal corpo, trascendono il mondo
materiale dimostrando che non possono avere
il corpo come unico soggetto.
L'esistenza dell'anima spirituale è
dimostrabile per via logico deduttiva: essa
si deduce dall'esistenza di tre attività
umane che trascendono il corpo e la materia
stessa. Queste attività sono la conoscenza
intellettiva ( da non confondere con la semplice
conoscenza sensitiva ), l'autocoscienza o
conoscenza riflessa o riflessione, il desiderio
della felicità assoluta e quindi dell'eternità.
Conoscere nel senso intellettuale non consiste
nel semplice prendere, toccare, sentire o
vedere le cose con i sensi e con il cervello
che è il centro di integrazione dei
sensi: il cervello, infatti, è dotato
di immaginazione riproduttrice – capacità
di riprodurre l’oggetto visto -, immaginazione
associatrice – capacità di associare
le immagini degli oggetti visti – e memoria
– capacità di conservare le immagini-.
I sensi hanno il compito di registrare le
cose come si presentano ma solo l’intelligenza
ha bisogno di porre la domanda: che cos’è
questo? Questa
domanda è il segno che, per l’uomo,
nei dati provenienti dai sensi resta un oggetto
da conoscere che i sensi non possono cogliere.
Qual’ è dunque questo oggetto? Questo
oggetto è l’essenza di una cosa, ciò
per cui una cosa è quella che è:
il perché esiste e perché esiste
in quel modo. Per
esempio, mentre con l’occhio vedo molte piante
particolari, diverse le une dalle altre, con
l’intelletto sono capace di fare astrazione
delle differenze delle piante particolari
e di formare il – concetto – di pianta che
posso applicare a tutte le piante, dall’insalata
al pino: primo processo astrattivo che coglie
l’unità estraendola dalla diversità.
L’animale vede una pianta particolare ma è
incapace di concepire la caratteristica unitaria
che accomuna tutte le piante. In virtù
di questa capacità astrattiva l’uomo
può dire: la pianta appartiene al regno
vegetale e non a quello animale, come il cane,
né a quello minerale come il ferro.
Può, cioè, formulare giudizi
che si applicano a tutte le piante, a tutti
gli animali, a tutti i minerali. Per noi esseri
umani questa operazione di astrazione intellettuale
è talmente naturale che non ci rendiamo
conto dell’esistenza di questa capacità
per il semplice fatto che la mettiamo continuamente
in funzione in modo del tutto naturale, così
come mettiamo in funzione i nostri cinque
sensi. Questa capacità astrattiva è
più evidente nei concetti quantitativi
di ordine fisico – matematico, cioè
in quei concetti dove definiamo la misurabilità
delle cose per la loro grandezza. La lunghezza,
per esempio, è una parola che serve
ad indicare una proprietà comune delle
cose – gli oggetti sono più o meno
lunghi -, ma anche ad esprimere l’idea o modello
della lunghezza che possiede la proprietà
della lunghezza al massimo grado, cioè
l’infinitamente lungo. Questa misura massima
è un’idea o modello che i sensi non
possono conoscere perché nessun oggetto
che noi vediamo o tocchiamo possiede totalmente
questa proprietà ma la riceve solo
in parte da qualcosa che trascende le cose
stesse: secondo processo astrattivo che riesce
a cogliere l’essenza di un oggetto senza l’oggetto
particolare, che riesce, cioè, a cogliere
l’idea direttrice, il progetto da cui ha avuto
origine la proprietà di una cosa.
Il nostro intelletto, dunque, non solo conosce
una proprietà comune delle cose, per
cui affermiamo che gli oggetti sono più
o meno lunghi – primo processo astrattivo
che coglie l’unità estraendola dalla
diversità - ma riesce anche ad estrarre
da questa proprietà unitaria la sua
misura massima.
Dopo la conoscenza sensitiva, dunque, l’intelletto
è capace di ottenere una ulteriore
conoscenza e riesce a vedere, per esempio,
non solo che le cose sono più o meno
belle, ma anche a concepire l’idea della bellezza
assoluta, riesce a vedere non solo che le
cose sono più o meno lunghe, ma anche
a concepire l’idea dell’infinitamente lungo.
Quando definiamo le cose, la definizione presenta
le cose nella loro essenza e questa essenza
viene estratta fuori dalla materia, liberata
dalla materia, - detemporalizzata -, despazializzata
-, sradicata dal suo contesto materiale, particolare,
limitato, finito. Per esempio, quando dico
che l’uomo è un animale razionale “-
la definizione dell’uomo – animale razionale
- non implica, in sé, né dimensioni,
né colori, né età, né
lingua, nulla cioè di ciò che
caratterizza i singoli individui e che quindi
non è comune a tutti gli uomini.
Quando definiamo le cose, la nostra intelligenza
prescinde totalmente dalla materia sensibile.
La definizione presenta le cose nella loro
essenza e astrae da tutto ciò che è
sensibile e materiale. Questo prova che l’anima
umana strappa le essenze dal mondo della natura
e le – detemporalizza- e – despazializza-“-.
(4)
Consideriamo ora l’autocoscienza o conoscenza
riflessa o riflessione: noi esseri umani non
solo capiamo ma capiamo di capire; accanto
allo scire c’è in noi il cum scire,
cioè accanto alla scienza esiste l’auto
coscienza.
Una facoltà puramente corporea è
estesa e conosce solo in modo esteso, al più
una parte può ripiegarsi sull’altra
ma non il tutto sul tutto: l’occhio, da solo,
senza uno specchio non può vedere se
stesso e il dente non può mordere se
stesso. Invece l’intelligenza è cosciente
di se stessa, si ripiega completamente su
se stessa in modo da essere insieme forza
conoscitiva e oggetto conosciuto: l’intelletto,
per poter conoscere se stesso, deve porsi
da un punto di vista diverso da quello dell’oggetto
in modo da potersi osservare come un oggetto.
In accordo con il principio di non contraddizione
– il quale dice che nessuna cosa può
essere e non essere contemporaneamente e sotto
lo stesso aspetto -, l’intelletto, nell’operazione
delle riflessione, può essere contemporaneamente
soggetto conoscente e oggetto conosciuto ma
non può esserlo sotto lo stesso aspetto:
cioè può essere soggetto conoscente
e oggetto conosciuto ma da punti di considerazione
diversi; soggetto conoscente in alcune operazioni
e oggetto conosciuto in altre.
Analoga è l’analisi della volontà:
anche nella volontà si verifica una
riflessione su se stessa, una auto volizione.
Come l’intelletto conosce la sua conoscenza,
così la volontà può volere
la sua volizione a qualunque costo: ad esempio,
posso smettere di leggere questo scritto soltanto
per voler dimostrare di volerlo. (5)
Infine consideriamo il desiderio tipicamente
umano della felicità assoluta e quindi
dell’eternità. L’essere umano desidera
che i suoi momenti di felicità siano
tali da soddisfarlo perfettamente e tali,
quindi, da non finire mai. Il desiderio di
felicità assoluta comporta il desiderio
dell’immortalità perché la felicità
assoluta non sarebbe tale se dovesse finire
con la morte. Il desiderio d’immortalità
introduce il concetto di un tempo diverso
da quello attuale dove la felicità
non ha termine e che chiamiamo eternità.
San Tommaso d’Aquino spiega che si può
desiderare qualcosa - anche di nuovo - ma
solo a partire da qualcosa che già
si conosce.
Ad esempio, posso desiderare di camminare
nell’aria perché conosco la possibilità
di camminare in terra e conosco l’esistenza
del cielo, posso desiderare l’esistenza di
forme di vita nell’universo perché
conosco due cose: la vita e l’universo.
Posso desiderare una felicità assoluta,
cioè libera da vincoli e da limitazioni
e tale, quindi, da non finire mai perché
esiste già in me qualcosa che tende
alla perfezione e all’eternità. Ogni
soggetto dotato di conoscenza desidera di
perdurare nell’essere nel modo con il quale
conosce l’essere: quello che conosce l’essere
di un momento desidera solo questa esistenza
momentanea, quello che conosce l’essere perpetuo
desidera di essere sempre e poiché
nessun desiderio naturale può essere
vano, questo soggetto conoscente deve essere
sempre.
Lo stesso suicidio non è una negazione
del desiderio di felicità perfetta
e quindi immortalità.
Nella maggior parte dei casi, il suicidio
non è un atto di amore per la morte
in se stessa ma una fuga dal dolore.
In alcuni rari casi il suicidio è il
frutto della superbia cioè della disordinata
stima di se stessi. Il superbo può
giungere a rifiutare la sua dipendenza dal
Creatore fino al punto di voler essere padrone
del momento della sua morte. Il filosofo ateo
Friedrich Wilhelm Nietzsche, in Così
parlò Zarathustra, giunge ad esaltare
– la libera morte, che viene a me, perché
io voglio-.
Zarathustra non desidera la morte per
se stessa ma cerca di ribellarsi alla sua
condizione di essere – mortale - dandosi la
morte. (6)
Il rapporto fra l’anima spirituale ed il corpo
L’uomo
è una sostanza fatta di anima e corpo,
anima e corpo non sono due sostanze fra loro
collegate ma sono la forma e la materia della
stessa sostanza uomo.
Materia e forma, in metafisica, sono due principi
costitutivi di una stessa sostanza e non due
sostanze che si sommano. Un pezzo di legno,
ad esempio, può diventare una statua
oppure una sedia, un tavolo. Il legno è
la – materia - che può prendere la
- forma - della statua o della sedia o del
tavolo: la forma in metafisica non è
il profilo esterno di una cosa ma il principio
d’essere di una cosa, l’atto che le conferisce
una determinata proprietà, che la fa
essere ciò che prima non era, che la
organizza in un certo modo. La materia, invece,
è ciò che viene organizzato,
ciò che è in grado di ricevere
un atto che le conferisce una determinata
proprietà. Dopo che il materiale del
legno è stato organizzato in un certo
modo, esso ha acquisito una forma: la forma
di statua o di tavolo o di sedia.
Dire che l’acqua è composta di ossigeno
e di idrogeno - cioè di due atomi che
si uniscono - non è la stessa cosa
che affermare che la statua è composta
dal materiale e dalla forma di statua perché
la materia e la forma della statua non sono
due sostanze che si sommano ma sono due principi
costitutivi di una stessa sostanza.
L’anima non sta in un luogo particolare
del corpo ma è forma corporis
– la forma in senso metafisico del corpo
- cioè il principio primo che anima
- mette in movimento - un essere
dal di dentro, senza un intervento esterno
ad esso, rendendolo un essere vivente. Se
si osserva un essere vivente in via di formazione,
si riscontra che possiede in se stesso il
principio interiore del suo sviluppo. Tale
principio interno presenta soprattutto tre
caratteristiche: 1)
mette in movimento la materia dal di dentro; 2)
questo lavoro di movimento e di sviluppo armonicamente
finalizzato rivela la presenza di un progetto
intrinseco al vivente o idea – guida; 3)
poiché i diversi organi e le diverse
parti del corpo sono unificati in un tutto
perfettamente organizzato, tale caratteristica
si chiama forma: con questo termine si vuole
indicare non tanto la figura esterna ma il
principio intrinseco di determinazione e di
unificazione. (7)
Per unità sostanziale dell’essere
umano, dunque, deve intendersi quella situazione
in cui l’anima non sta in un luogo particolare
del corpo ma è il principio vitale
che informa tutta la materia del corpo.
La filosofia che nega l’unità sostanziale
dell’essere umano ( condannata dalla Chiesa
Cattolica nel Concilio di Vienna, dove si
afferma che l’anima è forma corporis
) è sbagliata perché finisce,
anche senza volerlo, per negare ciò
che afferma e cioè l’esistenza dell’anima.
Infatti, se l’anima e il corpo fossero due
sostanze ciascuna delle quali ha un essere
proprio distinto dall’essere dell’altra sostanza,
l’anima sarebbe come una specie di guidatore
ed il corpo ( cervello compreso ) sarebbe
la macchina da guidare.
In questa maniera non si capisce come il guidatore,
una volta che abbia deciso - e si tratterebbe
di una decisione spirituale presa dall’anima
- di portare la macchina verso una certa direzione
( ad esempio di affrontare un pericolo ),
si tiri in dietro e non riesca a farlo.
Se il guidatore ( che sarebbe l’anima ) non
riesce a guidare la macchina del corpo, una
volta che lo ha deciso, questo starebbe a
significare - ed è la considerazione
del filosofo Baruch Spinoza - che l’anima
non esiste per se stessa ma sarebbe solo un
attributo del corpo.
La concezione dualista - cioè la
concezione secondo cui il corpo e l’anima
sono due sostanze fra loro collegate
- finisce per negare l’esistenza dell’anima
stessa, cioè il fatto che l’anima possa
esistere per se stessa. (8 )
Per le sostanze puramente corporee non può
esistere la forma senza la materia: ad esempio,
la statua non può esistere senza il
materiale che viene organizzato in statua.
Nella sostanza uomo, invece, per via delle
operazioni spirituali dell’intelletto e della
volontà, l’anima deve sussistere per
sé in maniera spirituale anche senza
la materia che informa: sussistere significa
esistere per sé e non in virtù
di un altro essere.
Mentre in tutte le sostanze corporee chi ha
l’essere è il composto di forma e materia,
nell’uomo chi ha l’essere è l’anima
la quale lo comunica al composto così
che la sostanza uomo esiste in virtù
dell’essere dell’anima. Per l’uomo, le cui
operazioni intellettuali e volitive dimostrano
l’esistenza di un elemento non corporeo -
che pertanto ha una sussistenza spirituale
-, tale elemento, che chiamiamo anima, deve
continuare a sussistere necessariamente anche
se viene privato del corpo che è la
sua costruzione, il suo modo d’essere.
La natura spirituale dell’anima esige che
la sua origine sia dovuta ad un intervento
diretto di Dio. Infatti l’anima non può
essere prodotta da preesistente sostanza materiale
essendole superiore; né può
essere prodotta dalla preesistente sostanza
spirituale dei genitori. Infatti questo tipo
di generazione esigerebbe che lo spirito dei
genitori comunicasse una parte di sé
ma ciò non è possibile perché
lo spirito non è divisibile come la
materia. L’anima perciò è creata
direttamente da Dio nello stesso momento in
cui avviene la fecondazione umana.
L’azione immediata di Dio non è un’azione
speciale di tipo miracolistico perché
fa parte dell’ordine e del piano naturale
dell’universo creato. (9)
Questa unità sostanziale dell'essere
umano - situazione in cui l'anima non
sta in un luogo particolare del corpo ma è
il principio vitale che informa la materia
del corpo - spiega bene i rapporti che
intercorrono fra la realtà materiale
e quella spirituale.
Con l'unità sostanziale dell'essere
umano si capiscono i motivi per cui l'uomo
non sempre riesce a fare ciò che vuole
- e si tratterebbe di una decisione spirituale
dell'io dotato di coscienza e volontà
-. I motivi sono due: i difetti corporei ed
i disordini dell'anima.
Difetti corporei: l'uomo in coma
non può agire, l'intelletto di un bambino
deve attendere lo sviluppo del cervello per
manifestarsi. Dopo la morte l'io spirituale
sussiste necessariamente ma in un modo di
cui non possiamo avere alcuna idea o esperienza.
Si tratta di uno stato violento a lui non
naturale in quanto separato dal suo modo d'essere
( il corpo ) e perciò non può
agire nel mondo dei corpi perché il
suo corpo è il suo mezzo ordinario
d'azione: la sua possibilità d'azione
può dipendere solo dalla libera iniziativa
di Dio.
Disordini dell'anima: la ribellione
contro Dio ha prodotto la ribellione delle
potenze inferiori dell'anima ( passioni )
contro le superiori ( ragione e volontà
) per cui l'uomo spesso non fa il bene che
vuole ma il male che non vorrebbe.
Scrive S. Agostino:” l’anima comanda che
la mano si muova, e la cosa avviene così
immediatamente che a stento si distingue il
comando dall’esecuzione: eppure l’anima è
spirito e la mano è materia. L’anima
comanda poi a se stessa di volere: si tratta
della medesima anima, eppure non obbedisce.
Come mai ciò? Perché? L’anima,
dico, ordina di volere: non ordinerebbe se
non volesse, eppure, non esegue ciò
che essa stessa ordina. (…)
Non è (…) incredibile che avvenga di
volere e di non volere nello stesso tempo,
perché è una debolezza dell’anima
(…). ” (10)
Il peccato di Adamo ed Eva ha ferito la natura
umana per cui il progetto interiore, l’idea-guida
– cioè l’anima creata da Dio – non
può realizzarsi in maniera completa
e ordinata con la natura contaminata che si
trova a disposizione. Il peccato dei progenitori
ha ferito la materia vivente da trasmettere
ai figli. Dopo il peccato originale, l’anima
di ogni essere umano compie un lavoro di movimento,
di sviluppo e di formazione su di una materia
vivente che è stata resa priva dei
particolari benefici di cui Dio l’aveva dotata
per poter rispondere alle esigenze dell’anima
stessa: infatti tale materia è diventata
corruttibile e reca in sé l’imprinting
di un evidente conflitto fra le varie componenti
psichiche. Un conflitto che fa dire all’apostolo
Paolo che la carne ha desideri contrari allo
spirito.
Dopo il peccato originale, l’io spirituale
creato da Dio, dotato di coscienza e volontà,
animando una materia vivente contaminata,
subisce una situazione di disordine, non nella
sua essenza, ma nelle sue operazioni.
Lo spiritismo e la reincarnazione Spiritismo
e reincarnazione presuppongono una concezione
dualista platonico- cartesiana di anima e
corpo che nega l'unità sostanziale
dell'essere umano e porta, come abbiamo visto,
alla posizione erronea del materialismo.
Solo la preghiera a Dio è il mezzo
ordinario per poter comunicare con l'anima
separata violentemente dal suo corpo. L'anima
privata del suo corpo non può agire
nel mondo dei corpi se non per iniziativa
di Dio: le tecniche dello spiritismo sono
una evidente forzatura del mondo dello spirito
perché pretendono di ottenere con sforzi
umani solo ciò che Dio può concedere
e pertanto sono negative dal punto di vista
dell'equilibrio psicologico e spirituale e,
in ultimo, esiste il fondato sospetto che
esse non siano immuni da intervento diabolico.
Scrive Carlos Aldunate nel suo libro -Il cristiano
di fronte al paranormale- :" Provocare
questi fenomeni significa entrare volontariamente
nello stato particolare di ricettività
che si chiama TRANCE. In essa, il medium lascia
da parte il suo spirito critico e si fa trasportare
dalla propria sensibilità. Per questo
la trance è uno stato degradato dell'uomo.
(...) Il medium in trance sospende le proprie
capacità superiori, per essere permeabile
alle forze dell’ inconscio inferiore
(...).
Queste forze sono sconosciute: possono
venire dall'inconscio del medium, dall'inconscio
del cliente o dall'inconscio collettivo. Possono
venire anche da uno spirito sconosciuto, perché
non c'è mai piena sicurezza che vengano
dallo spirito invocato. Possono infine venire
da un demone.
Certamente non possono venire da Dio, perché
Dio non può essere captato e obbligato
a rispondere alle nostre domande.
Si crea facilmente una dipendenza dagli spiriti;
dipendenza che può risultare assai
funesta.
Conosciamo vari casi in cui l'invocazione
degli spiriti ha provocato ossessioni con
voci, sensazioni corporali, impulsi al suicidio,
ecc. (...) Se un'attività è
essenzialmente malsana per l'uomo, è
segno che essa non è conforme alla
sua natura, non rientra nell'intenzione del
Creatore. Semplicemente quell'attività
è contro l'etica; non si deve svolgere.
I pericoli delle pratiche spiritiche, gli
effetti perniciosi che spesso producono, ci
avvertono che esse non devono essere compiute.
La trance comporta sempre una diminuzione
della chiarezza intellettuale, dello spirito
critico e della libertà umana; quindi
ne deriva sempre una diminuzione della responsabilità,
che è la caratteristica propria dell'uomo
adulto e maturo.
L 'uomo in trance è come un uomo più
o meno drogato, un uomo sminuito. Questa trance
si verifica nel medium e anche nella persona
che lo consulta e che entra nella suggestione
scatenata dal medium"
(11) La
dottrina della reincarnazione è, nella
sua realizzazione pratica, come una ruota
che parte da un punto per fare ritorno nel
luogo di partenza. La diversità degli
esseri è momentanea, presente soltanto
nelle esistenze intermedie che si manifestano
fra la partenza e l'arrivo: minerali, poi
piante, poi animali, poi uomini fra loro disuguali
e infine l’uguaglianza e cioè uno spirito
perfetto, identico. Secondo tale dottrina
gli uomini sarebbero più o meno avanzati
a seconda che siano più o meno vicini
al punto di arrivo, che è simile al
pleroma gnostico: il pleroma gnostico è
una sorta di magma originario e indistinto
e lo gnostico Basilide lo chiama apertamente
il nulla. Nella
dottrina della reincarnazione: A)
gli uomini non hanno più un proprio
essere, una propria identità personale:
infatti essi non hanno conoscenza delle proprie
esistenze anteriori, non possono rintracciare
la propria continuità e la propria
unicità.Questa amnesia delle esistenze
precedenti è in contraddizione proprio
con la teoria della reincarnazione la quale
presuppone l’esistenza di uno spirito indipendente
dal corpo, cioè di uno spirito che
sta nel corpo come una sostanza di natura
completa e che pertanto guida il corpo come
il pilota guida la nave. Infatti, se lo spirito
è una sostanza in se stessa completa,
nel disincarnarsi dovrebbe portare via con
sé i ricordi e, senza perdere il possesso
di questi, dovrebbe entrare nel nuovo corpo,
allo stesso modo in cui il pilota non perde
i propri ricordi nel passare da una nave all’altra. B)
L’ignoranza delle esistenze anteriori rende
inutile la reincarnazione. Infatti, considerando
l’ignoranza delle esistenze precedenti, non
si vede in che modo la reincarnazione possa
servire a favorire il progresso individuale.
Per i reincarnazionisti la dottrina della
reincarnazione servirebbe a far progredire
gli individui attraverso vite successive corrispondenti
al loro stato di avanzamento spirituale-:
questa sarebbe la cosiddetta legge del Karma.
Perché l’ avanzamento dello spirito
possa avere luogo, esso dovrebbe essere perfettamente
consapevole dell’esperienza acquisita in ciascuna
delle esistenze precedenti, ma come si può
realizzare un tale progresso se lo spirito
perde il ricordo delle esistenze precedenti?
C)
gli uomini non hanno più una vera famiglia:
infatti, per la dottrina della reincarnazione
i figli esistevano già prima che i
genitori prestassero loro un corpo in cui
incarnarsi. Prima di essere nostri- secondo
tale dottrina - i figli furono di altri genitori,
che furono probabilmente anche di altra famiglia,
di altra nazione, di altra patria, di altra
razza. Gli stessi genitori potranno reincarnarsi
in un corpo prestato loro dai figli. D)
gli uomini non avrebbero più una vera
identità sessuale: infatti la reincarnazione
può avvenire in un corpo sessualmente
diverso dal precedente. E)
Non ci sarebbe vera differenza fra l'uomo
e l'animale: perché possiamo essere
stati animali e possiamo esserlo in futuro.
(12) Ammessa
la dottrina della reincarnazione diventa facile,
da un punto di vista filosofico, giustificare
comportamenti devianti come l’incesto, l’omosessualità,
la zoofilia. Inoltre, da questo nucleo filosofico
reincarnazionista, è inevitabile che
abbiamo origine dottrine contrarie alla famiglia
e alla giuste e naturali disuguaglianze fra
gli uomini Dalla
dottrina della reincarnazione deriva anche
una concezione panteista:l'uomo si salva da
solo attraverso successive reincarnazioni
e Dio finisce per identificarsi con la somma
di tutte le cose. Ma se non esiste più
un Dio personale e trascendente, la natura
non è più l’opera del Creatore,
non è più il frutto del logos,
il risultato di un progetto razionale e pertanto
non esisterebbero più né verità,
né leggi, né diritti assoluti,
sacri, inviolabili . La natura diventerebbe
soltanto una sorta di materiale nato dal caso,
frutto di semplici e momentanei rapporti di
forza, un materiale su cui il più potente
ha il diritto di esercitare la sua forza:
rimarrebbe un solo diritto e anche un solo
dovere, quello della forza. In
realtà, il vero e autentico dominio
dell’uomo sulla natura può attuarsi
soltanto attraverso la conoscenza ed il rispetto
delle leggi naturali. La
natura non può essere dominata calpestandone
le leggi: la natura si lascia dominare solo
conoscendone le leggi ed applicandole.
“- Il dominio accordato dal Creatore all'uomo
non è un potere assoluto, ne si può
parlare di libertà di -usare e abusare
-, o di disporre delle cose come meglio aggrada.
La
limitazione imposta dallo stesso Creatore
fin dal principio, ed espressa simbolicamente
con la proibizione di -mangiare il frutto
dell'albero -( cf Gen 2,16), mostra con sufficiente
chiarezza che, nei confronti della natura
visibile, siamo sottomessi a leggi non solo
biologiche, ma anche morali, che non si possono
impunemente trasgredire-".
(13)
Alcune
obiezioni scientifiche alla reincarnazione. La
regressione ipnotica sarebbe, per i reincarnazionisti,
prova della reincarnazione.
In realtà nel sub-conscio avviene una
caotica rielaborazione di tutti i dati pervenuti
durante l'esistenza ed è possibile
che ci sia una identificazione con dati, storie
e avvenimenti depositati e rielaborati nell'inconscio,
identificazione indotta dall'ipnotizzatore:
l'influsso dell'ipnotizzatore è evidente
nel fatto che, se suggerisce al soggetto un
ritorno all'infanzia, questo agisce e parla
come un bambino; se gli suggerisce di essere
stato un animale, questo parla e agisce come
un animale; se gli suggerisce di tornare ad
un altra vita, comincia ad elaborare la storia
di un'altra vita. Inoltre i racconti dei soggetti
in stato di ipnosi sono suggeriti più
o meno consapevolmente dagli stessi ipnotizzatori.
Infatti i soggetti ipnotizzati da ]oe Keeton
accettano lo schema del loro ipnotizzatore:
asseriscono tutti di essersi reincarnati subito
dopo la morte.
Quelli ipnotizzati da Arnall Bloxham trascorrono
lunghi periodi nelle sfere astrali. Quelli
di Helen Wambach si scelgono il sesso prima
di reincarnarsi e quelli di Edith Fiore si
reincarnano tra parenti che si odiano. Le
famose esperienze del Deja vu sono facilmente
spiegabili con dati ed elaborazione dei dati
che riemergono dal sub-conscio in seguito
ad associazioni emotive indotte da immagini,
sensazioni, luoghi, persone, situazioni che
contengono elementi analoghi a quelli depositati
nel sub-conscio.
Inoltre la stessa parapsicologia fornisce
strumenti analitici per dimostrare come molti
casi di presunta reincarnazione siano in realtà
fenomeni di possessione. (14)
Bruto
Maria Bruti
Note:
1) cfr Jean Daujat, Psycologie contemporaine
et pensée chrétienne, Téqui,
Paris 1976 2)
cfr Pierre Marie Emonet O.P., Mirella Lorenzini
O.P., Conoscere l'anima umana, elementi di
antropologia filosofica, edizioni studio domenicano,
Bologna 1997; cfr Gianfranco Basti, Il rapporto
mente-corpo nella filosofia e nella scienza,
ed. studio domenicano, Bologna 1991, in particolare
da pag 265 a pag 269; cfr Tommaso d'Aquino
S. Th., I,76,8c, eccetera; cfr Corrado Manni,
Il risveglio dal coma? Attenzione a non dire
eresie, Il Medico d’Italia, n.6, 7 marzo 1995,
p. 9 3)
San Pio X, Catechismo Maggiore, ed. Ares,
Milano, sesta edizione 1987, n.50, 51, 52
p.22. 3)
cfr San Tommaso D’Aquino, Summa Teologica
I, q. 75, a. 5; citazione, Pierre –Marie Emonet
O.P., Mirella Lorenzini O.P., Conoscere l’anima
umana, elementi di antropologia filosofica,
edizioni studio Domenicano, Bologna, 1997,
p.71 4)
cfr San Tommaso d’Aquino, Summa teologica
I, q.75, a.5; citazione, Pierre- Marie Emonet
O.P., Mirella Lorenzini O.P., Conoscere l’anima
umana, elementi di antropologia filosofica,
edizioni Studio Domenicano, Bologna, 1997,
p.71 5)
cfr San Tommaso d’Aquino II Sent. Dist.XIX
q.I, 1, art.1; Summa contra Gentiles lib.II,
cap.49; cfr Gabriele Paolo Carosi, Compendio
di filosofia, ed. Paoline, Roma 1984, pp.396-397 6)
cfr Ramòn Lucas Lucas, L’uomo spirito
incarnato, compendio di filosofia dell’uomo,
ed. San Paolo, Milano 1993, pag 314-330; cfr
San Tommaso d’Aquino, Summa Teologica I, q.
75, a. 6 7)
Pierre – Marie Emonet O.P., trad. it., in
Pierre Marie Emonet O.P. e Mirella Lorenzini
O.P., Conoscere l’anima Umana, ed. Studio
Domenicano, Bologna 1997, pp.10-11. 8)
cfr Armando Plebe, Storia del pensiero, vol.II,
ed. Ubaldini, Roma 1970, pp.106-107 9)
cfr San Tommaso d’Aquino, Summa Teologica
I, q. 76, a. 1, q. 90, aa 2 –3; cfr Sofia
Vanni Rovighi, Elementi di filosofia, vol.
III, ed. La Scuola, Brescia 1963, pag 178;
cfr Ramòn Lucas Lucas, L’uomo spirito
incarnato, compendio di filosofia dell’uomo,
San Paolo, Milano 1993, pp.288-299 10)
S Agostino, Le Confessioni, ed. Paoline 1975,
trad. di Aldo Landi, , libro VIII, cap. IX
, p 257. 11)
Carlos Aldunate, Il cristiano di fronte al
paranormale, ed. Ancora, Milano, marzo '94,
pag.56-58 12)
cfr Fernando Palmés S.J., Gli errori
dello spiritismo, I Di oscuri, trad. it.,
Genova 1989, pp.388-392 13)
Giovanni Paolo II, Sollicitudo rei socialis,
n.3. 14)
J. Head - L. Cranston, Il libro della reincarnazione,
Milano 1980; H. Wambach, Life before life,
New York 1979; E. Fiore, You Have Been Here
Before, New York 1979; H. Sherman, Vivrai
dopo la morte, Milano 1984.
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