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la dottrina della chiesa

tratto dall'Enciclopedia di Apologetica - quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE Nos raisons de croire - Réponses aux objection

 

INTRODUZIONE

La Vera dottrina della Chiesa. - " Si devono credere con fede divina e cattolica tutte quelle verità che son contenute nella parola di Dio, scritta o trasmessa per tradizione, e che la Chiesa, con giudizio solenne o col magistero ordinario e universale, propone a credere come divinamente rivelate " (Denzinger, 1792). Da queste parole del Concilio Vaticano emerge la vera e propria nozione di dottrina della Chiesa.

Oltre gl'insegnamenti che la Chiesa ci presenta col suo magistero infallibile, straordinario oppure ordinario, ve ne sono altri che non ci sono però proposti come dommi di fede. In questo caso i fedeli devono prestare un assenso inferiore, non già assoluto non essendovi impegnata l'infallibilità della Chiesa, ma prudenziale e condizionato, poiché nelle questioni di fede, in attesa che la Chiesa si pronunci in modo definitivo, qualora si induca a farlo, c'è la presunzione in favore di quello che già appare come il pensiero della maestra di verità.

Abbiamo infine le opinioni dei teologi in materia libera, che godono di probabilità più o meno grande, secondo il numero e il credito dei teologi e secondo il valore dei loro argomenti. Ma questo è il sentire dei teologi, non la dottrina della Chiesa.

Non è possibile che la dottrina della Chiesa sia in contraddizione con le certezze della ragione, che viene da Dio come la fede. Infatti il Concilio Vaticano (Denzinger, 1797) dice che "Dio non può negare se stesso, né il vero può contraddire il vero. La vera apparenza di questa contraddizione, sorge soprattuito o perché i dommi della fede non sono compresi ed esposti conforme al pensiero della Chiesa, o perché si prendono opinioni inconsistenti come massime della ragione ".

Pregiudìzi del di fuori. - Gli scrittori estranei od ostili alla Chiesa occupandosi della sua dottrina hanno talvolta dimostrato una povertà d'informazione e un'ignoranza elementare sconcertanti.

Dicono, ad esempio, che il domma della Trinità significa 3=1. Gratry aveva protestato contro simile interpretazione e ricordato che il domma va enunciato cosi: "Vi sono tre persone divine nell'unità di natura divina", e che quindi l'unità e la trinità di Dio non sono affermate nello stesso senso e sotto lo stesso rapporto. Gli fu risposto che questo non è il domma, e che egli ignorava il suo catechismo, e che era ben strano che un prete dell'Oratorio parlasse così, te Ricordò anche, scrive Gratry, che in una conversazione un uomo di spirito e di buona fede, mi sosteneva in modo assoluto che, secondo la dottrina cattolica, il corpo è il male. Risposi che ciò è un'eresia, un'assurdità; ricordai l'eresia manichea, a tutti nota e condannata dalla Chiesa proprio perché aveva sostenuto che il corpo è il male. Ebbene, non son riuscito a convincere il mio interlocutore " {Filosofia del Credo, Ed. Cantagalli, Siena 1936, pag. 78).

Quante enormità si son dette sul peccato originale e sulle sue conseguenze! Secondo J. J. Rousseau (Lettre à M. de Beaumont, in Oeuvres, 1820, t. X, p. 20) la Chiesa insegna che a Dio crea tante anime innocenti e pure, proprio per unirle a corpi colpevoli e condannarle tutte quante all'inferno, senz'ateo delitto che quest'unione, che è opera sua "; secondo Michelet (Bible de l'humantté, 1864, p. 479) " il bambino, l'innocente (è) creato espressamente per l'inferno "; secondo Leconte de Lisle i bambini non battezzati, nell'inferno, vengono torturati " in modo spaventoso, perché sono morti prima del sacramento ".

P. Janet (Revue des Deux Mondes, 15 maggio 1869, p. 362) obietta che la dottrina della caduta non spiega il dolore e la morte degli animali, ignorando che secondo il dogma il dolore e la morte sono l'effetto del peccato originale non per gli animali, ma solo per l'uomo, naturalmente passibile e perituro, che con un privilegio preternaturale era stato esentato dalla sofferenza e dalla morte. Quante volte si disse che la Chiesa insegna il peccato originale essere stato la rovina della naturai J. Payot, per esempio (Revue Philosophique, dicembre 1899, p. 601) pretende che a noi abbiamo ereditato il nostro sistema educativo in gran parte dalla tesi cattolica che la natura umana è fondamentalmente cattiva e corrotta "; ma questa anziché della Chiesa cattolica, è la tesi di Calvino e di Giansenio, che la Chiesa ha condannato.

Le stesse inesattezze sulla formazione del mondo. G. Séailles (Les affirmations de la conscience moderne, 1903, p. 6) proclama che a i dommi rispondono a una scienza e a una filosofia ormai soppiantate da una coscienza e una filosofia nuova "; e per dimostrarlo suppone che la fede della Chiesa sia legata al sistema astronomico di Tolomeo. Tale errore fu recentemente rinnovato dal filosofo L. Brunschvicg, ma, in una discussione alla Società Francese di Filosofia, Stefano Gilson ed E. Le Roy hanno rilevato la forma caricaturale sotto cui egli vede il cristianesimo (cfr. Bulletin de la Sodétè Frangaise de philosophie, 1928, p. 50-51, 56-59, 73).

Un libro, che è un affastellamento di dommi falsamente attribuiti alla Chiesa (I conflitti della scienza e della religione dell'americano J. W. Draper; trad. frane. 12 ed. 1908) contiene tra il resto, (ed. frane, p. 261) questa inverosimile affermazione, che cioè il papa " non può reclamare l'infallibilità in materia religiosa senza contemporaneamente reclamarla in materia scientifica. L'infallibilità comprende tutto e implica l'onniscienza ".

Altri, come molti protestanti, confondono l'infallibilità con l'impeccabilità. T. de la Rive, (De Genove a Rome, 1895) ha dato alcuni esempi per mostrare come l'ambiente protestante, da cui è venuto al cattolicesimo, conosce male le dottrine cattoliche. Vi son protestanti i quali credono ancora che noi adoriamo la Vergine e i Santi; alle volte pensano che noi intendiamo la presenza reale nel senso più materiale della parola, in modo che in ogni ostia consecrata c'è un frammento, d'eguali dimensioni, del corpo di Cristo; immaginano che, secondo noi, la parola del sacerdote agisca per se stessa, senza bisogno delle disposizioni interiori, del pentimento del penitente; che sia possibile lucrare un'indulgenza in previsione d'un peccato che vogliamo commettere, ecc.

Rincalzi del didentro. - Vi sono pure cattolici sinceri che han preso cantonate. Non bisogna confondere la teologia col domma. Nella teologia, come nella scienza, vi sono le ipotesi e le verità incontestabili; accanto ai dommi definitivi vi sono le opinioni discutibili. Teologi e apologisti laici, più provvisti di buona volontà che di scienza, vollero imporre le loro idee personali in nome della fede e parlare in nome del domma quando il domma non diceva nulla.

Non insistiamo sull'ingenuità d'un Vittorio de Bonald (Molise et les gèologies modernes, 1835) per il quale la geologia è trascurabile, avendo già la Genesi raccontato le origini del mondo, e quindi non potendo gli studiosi aggiungere nulla al racconto di Mosè. È deplorevole si sia dimenticato che Sant'Agostino e San Tommaso avevano detto (e Leone XIII lo confermò nell'Enciclica Providentissimus) ". che la Scrittura in materia strettamente scientifica, non si esprime con linguaggio scientifico, ma sicut communis sermo per ea ferebat tempora " (Denzinger, 1847). Per conciliare la Genesi con ipotesi successive furono accatastati concordismi caduchi e disastrosi d'ogni genere.

A. de Lapparent (Science et apologétique, 1905, p. 271-287), trattando i doveri dell'apologista cristiano, segnala deficienze incredibili, ma reali. Qualcuno scrisse : " II calcolo infinitesimale è tutto quanto fondato sopra un errore, e peggio ancora sopra un errore contrario alla rivelazione ". Un apologista negli strati di carbon fossile volle vedere una prova decisiva del diluvio, " Invano gli si fece osservare che, senza dubbio, l'età del carbon fossile risale ad un'epoca considerevolmente anteriore all'esistenza dell'uomo... Non solo non volle abbandonare il suo sistema, ma sollecitò rumorosamente l'anatema contro qualsiasi dottrina che non vi si ispirava in modo esclusivo ".

La condanna di Galileo da parte dell'Indice e del Sant'Ufficio (non però dell'infallibile magistero della Chiesa) è un fatto unico e deplorevole, anche se le sue circostanze aiutano a spiegarlo; tuttavia ebbe almeno il vantaggio di rendere chiarissima la necessità che la teologia non usurpi il campo della scienza.

Divisione del soggetto. - Tre note principali segnano la dottrina della Chiesa: la coesione, la stabilità unita al progresso, la pienezza. C'è una quarta nota essenziale: la fecondità; ma se ne parlerà nei trattati dedicati alla morale, all'azione e alla santità della Chiesa.

La Chiesa ha la coesione. Lungi dall'essere in contraddizione con se stessa e con le conoscenze umane, la sua dottrina forma una sintesi in cui tutto si sostiene e si lega, dove s'accorda con le conoscenze certe, scientifiche o di altro genere, possedute dal genere umano.

Essa ha insieme la stabilità e il progresso, come vuole la legge della vita, che richiede la persistenza dell'essere costantemente identico a se stesso e la esplicazione, a mano a mano che il vivente sviluppa la sua attività sempre feconda, delle virtualità che contiene in se stesso.

Essa ha la pienezza e fa conoscere tutto il necessario a sapersi da tutti gli uomini di tutte le condizioni, paesi e tempi.

Quando avremo studiato questo triplice carattere della dottrina della Chiesa, ci chiederemo se siffatta eccellenza dottrinale sia semplicemente umana o più che umana e spiegabile solo con un intervento di Dio.

CAPITOLO I. - LA COESIONE DELLA DOTTRINA DELLA CHIESA

§ 1. - Le armonie del domma.

a) Coesione interna delle dottrine. - La contraddizione non affiora in nessuna parte della dottrina della Chiesa. L'abate de Tourville (Lumière et vie, 1924, p. 22) nota giustamente che se tra gl'insegnamenti cosi numerosi, straordinari e talvolta complicati, ci fosse una contraddizione reale, indubbiamente " sarebbe ben conosciuta, e ripetuta ovunque; ma cosi non è ".

Le dottrine della Chiesa non solo sfuggono alla contraddizione, ma si sostengono e s'accordano tra loro. La sintesi che le raggnippa e in cui si rafforzano a vicenda può essere ordinata in molti modi. La più semplice e forse la migliore è quella tracciata nel simbolo degli apostoli secondo cui l'idea centrale della dottrina cattolica è che Dio vuole la salvezza degli uomini mediante Cristo : donde le divisioni seguenti.

Dio considerato in se stesso, nell'unità della natura e nella trinità delle persone;

Dio creatore del mondo, degli uomini, degli angeli (quest'ultimi vengono considerati meno per se stessi che per il loro compito nell'economia della nostra salvezza).

Dio che eleva l'uomo allo stato soprannaturale, cioè alla partecipazione della sua vita divina, quaggiù mediante la grazia, nell'eternità mediante la gloria.

Dìo che ricrea in qualche modo ciò che il peccato aveva distrutto, restaurando l'uomo nella vita soprannaturale mediante il Verbo incarnato e redentore, Figlio di Dio e Figlio di Maria.

Dio santificatore: Cristo, Verbo incarnato e Redentore, si continua, si comunica attraverso la Chiesa, suo corpo mistico, di cui Egli è il capo, e compie mediante essa l'opera della nostra salute, restituendoci la grazia, data soprattutto attraverso i sacramenti, purché la libertà dell'uomo cooperi con la grazia.

Dio rimuneratore: la salute eterna conseguita o perduta secondo il nostro sì o il nostro no definitivi alla grazia di Dio.

b) Cristo centro della sintesi dottrinale. - Tutto si riassume nel detto di San Paolo (I Tim., 2, 5) : Unus Deus, unus est mediator Dei et hominum, homo Christus Jesus. Tutto qui: Dio, l'uomo, l'uomo-Dio. Tra Dio e gli uomini c'è un mediatore, ed è l'Uomo che non è soltanto uomo, ma è anche Cristo, cioè il Verbo incarnato il quale, essendo l'Uomo-Dio, o Cristo, è Gesù, cioè Salvatore. L'Uomo-Dio, vero Dio e vero uomo, il quale essendo a un tempo vicino a Dio e all'uomo è capace di riconciliare l'uomo e Dio; inclina Dio verso l'uomo, senza che Dio sia minorato, per quanto discenda in basso; rialza l'uomo verso Dio, senza che l'uomo sia sopraffatto, per quanto salga in alto.

L'Uomo-Dio, che è il tutto di Dio e dell'uomo, colui in cui sussistono tutte le cose, in quo omnia Constant (Col., 1, 17).

Già al primo colpo d'occhio si scorge che tutte le dottrine della Chiesa fanno corpo con questa dottrina centrale, ma lo si vede tanto meglio quanto più si va a fondo. Sarebbe interessante constatare come tanti spiriti acuti furono colpiti da quest'accordo delle dottrine della Chiesa tra loro e dal loro legame con la dottrina cristologica, ma ci limitiamo ad alcune indicazioni significative.

Newraan, nel suo celebre Saggio sullo sviluppo della dottrina cristiana (trad. frane. Gondon, 1848, p. 161), scrive a questo riguardo: a L'incarnazione è l'antecedente della dottrina della mediazione, e insieme l'archetipo del principio sacramentale e del merito dei santi ". E dopo aver enumerato alcuni dogmi che ne derivano, condude: " Questi sviluppi separati non sono indipendenti tra loro, ma sono legati da rapporti intimi e crescenti insieme ".

T. de la Rive (De Genève à Rome, trad. frane, cit., pp. 190-197) descrisse il suo stupore estatico nel comprendere a che tutte le devozioni e tutti i dommi essenzialmente cattolici sono concatenati e si spiegano a vicenda... La presenza reale, la confessione, le indulgenze, la concezione immacolata di Maria, il suo culto e quello dei santi, dei morti, del Sacro Cuore sono soltanto le affermazioni variate della divinità di Gesù Cristo o modi diversi di rendere omaggio a questa divinità. Poiché non bisogna ingannarsi: è sempre Gesù Cristo, la sua potenza, il suo amore, la sua persona, che ci viene indicato da ognuno di questi dommi, e a Lui si riduce ciascuna di queste devozioni ". La scoperta gli causò una dolcezza prodigiosa. " Quando divenni cattolico, provai un sentimento analogo a quello che si deve provare quando, dopo die si è letta spesso la vita di qualcuno, se ne fa la conoscenza personale e ci si trova in rapporti diretti con lui. Nel Gesù Cristo della Chiesa ho riconosriuto il Gesù Cristo del Vangelo; ma capii che se il Vangelo è il racconto della sua vita, la Chiesa è la sua stessa vita; e mi accorsi che ero passato da una relazione già affettuosa e salutare a un grado superiore di relazione, tutta intima e più attiva ".

Le stesse impressioni ha una delle grandi anime dei nostri tempi, Maddalena Semer. F. Klein (Une expénence religieuse. Madeleine Sémer convertie et mystique, 1923, p. 256) cita queste sue righe: "Che cosa c'è di più vero e di più bello del domma? Per me la religione cristiana è l'unione dell'anima a Dio mediante Gesù Cristo, e nient'altro, perché qui c'è tutto. Da questa sommità io discenderò incontro a tutto; del resto è il mio modo, o piuttosto (perché non sapevo quello che facevo) la maniera di Dio su di me. Ho voluto il bene per la sua grazia; ho trovato Dio. Ho scelto il Cristo come maestro e un giorno nella mia preghiera lo ricevetti come Verbo incarnato, sposo delle anime, vivente in loro. Con la sua vita ho conosciuto la Santissima Trinità, la bellezza della Chiesa, la Vergine Immacolata, e tutti i santi. Senza che ci avessi pensato, un bel giorno mi sentii figlia e protetta di San Giuseppe. Ed ecco, tutte le rivelazioni si succedono in me nell'ordine che ebbero nel mondo e nella Chiesa! ".

c) L'eresia, rottura dell'equilibrio dottrinale. - Quella delle eresie è la storia dei tentativi fatti per distruggere la coesione della dottrina cattolica. Pascal (Pensées, ed. V. Giraud, 1913, pp. 385-386; trad. it. La Scuola, Brescia 1948, p. 187-188) dice che " c'è un gran numero di verità e di fede e di morale che sembrano ripugnare tra loro e invece sussistono in un ordine ammirabile.

La fonte dell'eresia è sempre l'esclusione di qualcuna di tali verità... Gli eretici non potendo capire come due verità opposte si concilino e credendo che l'ammissione di una implichi l'esclusione dell'altra, si aggrappano ad una ed escludono l'altra, e pensano che noi facciamo il contrario. Ora l'esclusione è la causa della loro eresia, e la nostra ignoranza è l'altra causa, che da origine alle loro obiezioni ".

Pascal cita come esempio proprio il mistero del Cristo che possiede la natura divina e la natura umana nell'unità della persona divina. Egli dice che " gli ariani non potendo accordare queste cose che credono incompatibili, dicono che egli è uomo, e in questo sono cattolici; ma negano che egli sia Dio, e in questo sono eretici. Essi pretendono che noi neghiamo la sua umanità: in questo sono ignoranti ". Negando la divinità di Cristo rendono incoerente il domma. Se Cristo non è Dio, non potè essere vero mediatore tra Dio e gli uomini, sollevare gli uomini fino a Dio e dare per gli uomini una riparazione degna di Dio.

Però non fu solamente rigettata la divinità di Gesù Cristo, a La Chiesa, dice ancora Pascal, dovette faticare per mostrare contro i negatori che Gesù Cristo era uomo, come aveva faticato a far vedere che egli era Dio ".

La negazione dell'umanità di Cristo assunse le forme più varie. Snidato e condannato in un punto, l'errore si portava in un altro: i doceti dicevano che Cristo ebbe soltanto un corpo apparente o fantastico; alcuni gnostici dissero che ebbe un corpo reale ma astrale, celeste, non umano; gli aftartodoceti sostennero che Cristo certo ebbe un vero corpo umano, ma impassibile; l'apollinarismo insegnava che prese un corpo passibile e un'anima sensibile, ma non ragionevole; i monofisiti dicevano che egli prese tutta la natura umana corpo e anima, ma unita alla divinità in modo da formare con essa una sola natura e da esserne assorbita e come annegata; il monotelismo asseriva che il Verbo prese la natura umana distinta dalla natura divina, ma non la volontà e le operazioni umane. Sono tutti modi di dire che Cristo non era vero uomo, che la sua vita umana, apparentemente simile alla nostra, fu soltanto un'illusione, un continuo inganno, che egli non ci ha salvati con un vero sacrifido di sé, ma con uno simulato e che quindi non si può credere all'amore che lo immolò: amar sacerdos immolat. Se egli era Dio senz'essere vero uomo, non potè essere strettamente mediatore tra gli uomini e Dio, ossia intervenire direttamente presso Dio a nome degli uomini: così il domma fondamentale della Chiesa, quello del corpo mistico di Cristo, perde ogni senso.

A sua volta il nestorianesimo abolisce Cristo mediatore, immaginando che Egli risulti d'un uomo e d'un Dio, che conservano entrambi la propria personalità. Al Dio che è eternamente e assume nel tempo la natura umana, facendosi uno di noi, nostro fratello, che morì per noi, e quindi possiamo amare teneramente, intimamente, il nestorianesimo sostituisce due persone, che restano distinte conservando ambedue il proprio io, unite solamente dail'amicizia o dalla vita della grazia con un'unione simile a quella di Dio e i giusti. Perciò il Bambino della mangiatoia, il Crocefisso del Calvario sarebbe bensì un uomo molto santo, molto caro a Dio, ma solo un uomo, un uomo lontano, e Maria sua Madre ancora più lontana da noi. Dio resta inaccessibile per noi. Tra lui e noi Cristo non soppresse le distanze, come vuole la mediazione e l'amore esige.

Lo stesso accade per tutte le eresie, che distruggono l'equilibrio della dottrina cattolica inserendovi la contraddizione.

§ 2. - II domma e le conoscenze umane.

a) I misteri non contraddicono la ragione. - Concordi fra loro, le dottrine della Chiesa si accordano pure con le conoscenze umane incontestabili. Possiamo qui ripetere ciò che si disse coesione interna di queste dottrine. a Se per un punto qualsiasi ci fosse una contraddizione manifesta, provata, acquisita, sarebbe ben conosciuta e ripetuta dappertutto. Ma non è cosi. Furono fatti e si fanno tuttora sforzi per stabilire qualche contraddizione di tal genere, senza però accertarne alcuna " (H. de Tourville, Lumière et vie, p. 21). Si obietterà che nella dottrina cattolica vi sono i misteri e, col pretesto che sono superiori alla ragione, si cercherà di metterli in contraddizione con essa. Lo si fece spesso, ma a torto.

Altro è ciò che supera la ragione, altro ciò che la contraddice. Dire a un bambino che splende il sole nel cuore della notte, significa dirgli un assurdo, che ha il diritto di respingere sdegnato;' invece formulargli una delle innumerevoli verità scientifiche, di cui non ha il minimo sentore, è parlargli di cosa che non è alla portata della sua intelligenza, ma che egli non potrebbe ragionevolmente accusare di errore. Sarebbe ridicolo che un cieco negasse l'esistenza della luce solo perché non la percepisce.

I misteri non sono contro la ragione. Il Credo quia obsurdum, che viene attribuito alla Chiesa, è estraneo al suo pensiero. È una battuta, se non in questa forma almeno in espressioni equivalenti, di Tertulliano; la quale impegna la responsabilità di questo scrittore, non quella della Chiesa. E poi tale espressione posta nel contesto di Tertulliano, è una di quelle figure retoriche che sono suscettibili d'un senso accettabile. Nulla è più infondato del pregiudizio che, sulla base del pretesto Credo quia absurdum, si rappresentano i misteri come certe assurdità ben definite e proposte ai fedeli per provarne la fede, per distruggerne l'indipendenza di spirito, per sottometterli alla Chiesa legati mani e piedi; i misteri sarebbero fatti, anziché per soddisfare lo spirito, per affrontarlo, combatterlo e spegnerlo. La Chiesa sostenne sempre i diritti della ragione nel campo che le è proprio, e il Concilio Vaticano ha proclamato l'impossibilità d'un conflitto tra fede e ragione, perché lo stesso Dio che rivelò i misteri, diede all'anima umana il lume della ragione (cf. Denzinger, 1797).

Certo, non comprendiamo interamente il mistero, ma esso non è immerso nell'oscurità assoluta. Infatti, scrive Brunhes (La foi et sa justification ratio-^ nelle, p. 130), " è lapalissiano che Dio non ha parlato all'uomo per non dirgli nulla e presentare al suo spirito un puro inintelligibile. Nella Trinità comprendiamo molto bene che in Dio vi sono tre persone e una sola natura; quello che ci sfugge è il possesso di quest'unica natura da parte di tre persone ". Così negli altri misteri afferriamo le idee, senza cogliere il legame che le unisce, pur sapendo che c'è questo legame. Perfino la psicologia umana è almeno parzialmente impenetrabile; che meraviglia che non si possa percepire a fondo la psicologia divina? Per poter comprendere Dio come si comprende Egli stesso, o anche solo come l'uomo, che pur comprendiamo imperfettamente, dovremmo essere: come Dio o Dio dovrebbe essere come noi. Forse che le ricchezze divine non devono superare la capacità delle nostre concezioni terrene e limitate? a Lungi dall'essere un'obiezione contro i nostri dommi, dice il Bainvel (D A.F.C, t. II, col. 72), la trascendenza degli oggetti della nostra fede, diviene anzi una presunzione in, favore della fede stessa, quando si comprende che tale trascendenza non è mai in contraddizione con la ragione e che, all'opposto, ha armonie mirabili e convenienze con la natura e le verità naturali ".

b) I misteri richiamano verità dimenticate. - Ispirandosi a San Tommaso (C. Gentes, I, e IV), il Concilio Vaticano dichiara: "Grazie alla divina rivelazione, le verità religiose che per sé non sono inaccessibili alla ragione, nel presente stato dell'umanità possono venir conosciute da tutti facilmente, con ferma certezza e senza errori; tuttavia non si deve dire per questo che la rivelazione sia assolutamente necessaria " (Denzinger, 1786).

Difatti la storia dimostra che le verità fondamentali della religione naturale, quali l'unità di Dio e i suoi principali attributi, la creazione, la Provvidenza, la spiritualità e l'immortalità dell'anima, i doveri essenziali verso Dio, il prossimo e noi stessi, nel loro insieme furono disgraziatamente ignorati tra i popoli privi della rivelazione. Perfino i dotti, i più illustri e migliori filosofi, come un Aristotele, un Platone, un Seneca, un Marco Aurelio, gustarono la loro dottrina religiosa e morale con i peggiori errori.

La qual cosa è continuata anche dopo la comparsa del cristianesimo. Gli spiriti colti, estranei alla fede cristiana, pur vivendo un'atmosfera tutta impregnata di cristianesimo e beneficiando, senza accorgetene, delle luci del loro atavismo cristiano, caddero negli stessi errori. L'irriverente frase di Montaigne (Essais, II, e. XII) : " Chi affastellasse un mucchio d'asinerie della sapienza umana, direbbe meraviglie ", si applica a tutto ciò che fu scritto nei secoli sulla verità e i precetti della religione naturale. La dottrina cattolica fu la costante salvaguardia della loro conoscenza proporzionandola a tutte le capacità.

c) La trascendenza dei misteri è una perpetua fonte di luce per la mente. - Essa da all'uomo un'idea di Dio, che stupisce per l'ardimento e insieme per l'adattamento alla nostra condizione umana; idea che, inquadrando la nozione puramente razionale di Dio, la supera sotto tutti gli aspetti, come un gigante che si erge dietro un bambino.

La Trinità. - Alla concezione razionale di Dio mancava la conoscenza della sua vita intima. Il domma della Trinità colma la lacuna e lascia intravedere la psicologia di Dio rivelando una simpatica e inimmaginabile analogia tra la vita intima di Dio e la vita intima dell'anima umana.

Grazie a questa conoscenza sovreminente, dice il Card. Pie (Oeuvres, 1873, t. V., p. 83), " noi non siamo più nella condizione di doverci rifugiare nel pirronismo religioso, per la deplorevole alternativa o d'ammettere la pluralità degli dèi (quindi la pluralità degl'infiniti il che è assurdo) o di credere a un Dio indolente e addormentato, schiacciato dal peso d'una natura infinita, eternamente impotente a produrre altro che non sia il finito ". Noi evitiamo il duplice pericolo di vedere in Dio solo un ideale, o di confonderlo con l'universo. L'assoluta trascendenza di Dio viene quindi mantenuta al riparo da tutte le forme del panteismo. Un filosofo oculato come G. Dumesnil, era colpito dall'impeccabile coerenza logica della dottrina della Chiesa, dalla sintesi che essa ne presenta, e specialmente dal domma trinitario, che viene in aiuto della ragione per spiegare la vita intima di Dio e premunire contro i sistemi che, non distinguendo la vita intima di Dio e i suoi atti esterni, conducono alle affermazioni più irrazionali e immorali.

Anche solo per questo il domma della Trinità serve alla ragione e, per giustificarlo è troppo poco dire che non le è contrario. C'è di più. Conosciuta con la fede la Trinità, la ragione può trovare nelle sue concezioni " qualcosa che la incammina, per quanto sia grande la distanza, alla conclusione che le ha dato la rivelazione ". Non tutto ciò che è stato detto a questo riguardo ha lo stesso valore. In particolare non vorremmo avere un eccessivo attaccamento alla ricerca delle vestigie trinitarie nella creazione, anche se Keplero trovò qui il punto di partenza per la scoperta delle leggi dell'astronomia. Non possiamo tuttavia non essere impressionati dalla comparsa costante del numero ternario nel mondo esterno e specialmente nell'anima; seguendo Sant'Agostino, San Tommaso, Bossuet, Gratry, l'abate de Tourville, ecc, siamo condotti a far convergere sul mistero fondamentale impenetrabile dell'unità della natura nella trinità delle persone, questo riflesso di luce divina percepito nell'anima umana, " creata a immagine di Dio e che è pure essa verbo interiore, pensiero, e anche volere e amore ".

Gli altri misteri sono egualmente fonti inesauribili di spiegazioni... Considerati nel loro rapporto e coerenza con tutto il resto, cioè immersi nell'esperienza, i misteri operano come un lievito che fa fermentare tutta la massa-Appartenendo essi all'inesplicabile, i misteri non sono direttamente dimostrabili. Però dice J. Rivière (A la trace de Dieu, 1925, pag. 43), a essi sono provati da tutto ciò che spiegano. Una volta che li abbiamo accolti come veri, ci sentiamo presto schiacciati dalle prove, che ci vengono da ogni parte ". J. Rivière adduce l'esempio del mistero del peccato originale, e a la straordinaria messe di prove che fa crescere e ci fa raccogliere dopo che abbiamo anche solo acconsentito a riceverlo e a camminare nella sua luce ".

J. Rivière si unisce così a Sant'Agostino, Origene, San Giustino e a tutti gli antichi apologisti, i quali illuminavano i pagani che volevano confutare o convenire, sulle convenienze dei misteri, e sulle loro analogie con il miglior pensiero antico. Gli apologisti moderni hanno forse insistito troppo sulle ragioni di credere all'esistenza della rivelazione. Ma l'esperienza dimostra che ancora oggi l'oggetto da credere fa eguale e talvolta maggior presa sulle intelligenze che non le ragioni di credere, e che è sempre opportuno sottolineare le sublimi soddisfazioni che la ragione può trovare nel concatenamento delle dottrine offerte dalla nostra fede, nella loro armonia con i bisogni e le aspirazioni dell'anima umana, nell'accrescimento di luce con cui la fede arricchisce la ragione.

L'Incarnazione. - II mistero di Cristo, centro della dottrina della Chiesa, ci offre un esempio sintetico di quanto riguarda l'accordo di questa dottrina con le conoscenze umane.

Anzitutto nel mistero dell'Incarnazione non v'è nulla che contraddica la ragione. Ci sarebbe contraddizione se natura e persona fossero sinonimi sotto ogni aspetto, ma non lo sono. La persona è il principio che agisce, l'io responsabile; la natura è quello per cui agisce; la persona è individuale, la natura umana è di tutti gli uomini; la natura è comunicabile a più, la persona incomunicabile. Io ho una natura e sono una persona.

Troviamo un paragone (imperfetto ma utile) nel simbolo Atanasiano: " Come l'anima ragionevole e la carne sono un solo uomo, cosi Dio e l'uomo sono un solo Cristo ". L'unità della persona umana, fatta di corpo e anima, due elementi tanto dissimili, sussiste nello stesso io. lo penso, io sono immortale per la mia anima; io mangio, io muoio per il mio corpo. La mia anima, impadronendosi del corpo, se lo unisce così bene da elevarlo con sé all'onore della personalità. Che misterol E perché la potenza di Dio non può, fare alcunché di analogo in Cristo? Perché una persona divina non può far sussistere in sé la natura umana? Il nostro corpo, invece di sussistere come animale, riceve la sussistenza d'un'anima intelligente e dice un io ragionevole. Perché la natura umana, invece di trovare il suo complemento in una personalità umana, non lo potrebbe trovare in una persona divina, con la quale direbbe il suo io divinamente piuttosto che dirlo solo umanamente? La natura umana sarebbe una persona umana se non fosse comunicata affatto a una persona superiore, se non fosse presa dal Verbo. Perché questa persona superiore, divina, infinitamente potente e sapiente, non potrebbe fare in questa natura umana quello che fa la persona umana? Se lo fa, che guadagno per la natura umana, la quale lungi dall'essere privata della perfezione che poteva ricevere dalla persona umana, riceve in meglio la stessa perfezione della persona divinai

Di qui s'intrawede come la persona di Cristo, vero Dio e vero uomo, possa produrre atti divini e atti umani, e questi ultimi d'un valore illimitato per l'unione della natura umana con la persona divina. Un albero, per esempio un melo che produce mele bianche, non può ricevere in uno dei suoi rami un innesto di melo che produce mele rosse e così produrre mele bianche coi rami nati dal suo tronco, e mele rosse col ramo innestato? Abbiamo così mele diverse da un solo e identico melo.

Quindi, pur restando impenetrabile alla ragione, il mistero di Cristo non d urta; anzi quando lo possediamo proietta una luce meravigliosa su Dio e sull'uomo!

Nella nostra conoscenza di Dio viene colmata un'enorme e dolorosissima lacuna. Una concezione solo metafisica di Dio potrebbe mostrarcelo troppo superiore all'uomo e lontano dalle nostre simpatie. L'Uomo Dio pone Dio alla nostra portata e ormai sappiamo essere possibili intimi rapporti tra il Creatore e noi.

Storicamente constatiamo che l'omaggio dovuto a Dio per la religione naturale è raro e povero finché viene ignorato il mistero di Cristo. Dio è conosciuto, servito, amato in quanto si conosce e si ama Cristo. Giustamente fu detto " che la religione naturale attende ancora il suo San Vincenzo de' Paolil " E quali conseguenze per l'uomo! che sicurezza, che forza, che dolcezza nel sapere e sentire che Dio s'è reso così prossimo, così familiare! che invito a rispondere con l'amore all'amore del nostro Dio! Sic nos amantem quis non redamaret! Quale insegnamento nella vita e nella morte del Cristo! E come non ricordare, senza parlare del resto, gli splendori del domma dell'incorporazione a Cristo, della Chiesa corpo mistico di Cristo e della comunione dei santi? Non viene forse definitivamente garantita la fraternità di tutti gli uomini? Infatti per essere fratelli gli uomini devono avere un Padre comune, che può solo essere colui che Sant'Agostino (Confess., 9, 12) chiamava Patrem omnium fratrum Christi tui.

CAPITOLO II. - LA STABILITÀ E IL PROGRESSO DELLA DOTTRINA DELLA CHIESA

§ 1. La verità cattolica permane identica a se stessa.

a) Se il domina è vero non può disdire se stesso. - I precetti possono variare con le circostanze, come quelli d'un padre al bambino che sono diversi da quelli che gli da quand'è giovanotto. La patria in tempo di pace modifica le leggi del tempo di guerra. Cambia il modo d'essere: chi è seduto starà in piedi, ma l'essere non muta nella sua essenza. Siccome Dio è Creatore e l'uomo è la sua creatura, fu ed è sempre necessario che l'uomo tratti Dio come creatore e tenga il suo posto di creatura, riconoscendo che Dio, padrone supremo, onnipotente, ottimo ha diritto all'adorazione, al ringraziamento, alla domanda e, se l'uomo l'ha offeso, alla riparazione. Le relazioni tra Dio e l'uomo furono, sono e saranno sempre le stesse. Se è vero che Dio è uno nella natura e trino nelle persone, questo rimane vero e lo sarà per sempre.

Allo stesso modo non cambiano nemmeno i fatti. Fu un fatto che il Figlio di Dio s'è fatto uomo per salvare gli uomini, che sofferse, mori, risorse, fondò la Chiesa per continuare la sua missione, istituì i sacramenti, ecc. Questi fatti sono acquisiti una volta per sempre, e nulla potrà distruggerli. Ciò che è, è: Quod est, est. Se la Chiesa dimenticasse questo, se dopo aver affermato una cosa come verità venuta da Dio, ammettesse il contrario, si squalificherebbe irrimediabilmente. Come non può presentare, in un dato momento della sua durata, una dottrina incoerente, così senza autodistruggersi non può subire variazioni dottrinali. A imitazione di Cristo, al quale si richiama, la sua dottrina dev'essere oggi ciò che fu ieri, e dev'essere tale nei secoli. Jesus Christus fieri et hodie, ipse et in saecula. Un teste che varia nelle sue deposizioni successive si scredita; una religione che si dice rivelata ed è instabile nel suo insegnamento dommatico è La Chiesa fin dai suoi inizi dichiara che conserverà intatta la verità divina. In questo si conforma alla volontà di Cristo. " Passeranno il cielo e la terra, ma non le mie parole". Egli disse agli apostoli: "Andate, ammaestrate tutte le nazioni, insegnando loro a osservare tutto quello che vi ho comandato ". La verità divina è un " deposito " affidato alla Chiesa, non è un patrimonio di cui essa possa disporre a suo piacimento; perdo custodirà gelosamente e non permetterà che si alteri questo deposito. Tutto quello che è stato detto da Cristo direttamente o mediante gli apostoli, come un'affermazione della verità divina, nel senso preciso in cui fu detto, è acquisito una volta per sempre. Non è possibile nessuna addizione, nessuna sottrazione, nessun ritocco sostanziale.

Il ciclo delle rivelazioni pubbliche si chiuse con la morte dell'ultimo apostolo. Possono esserci rivelazioni private; la Chiesa quando ne approva qualcuna, intende soltanto dire che questa rivelazione non è contraria né alla fede, né ai costumi, e che vi si può credere secondo le norme della prudenza umana, ma non obbliga nessuno ad ammetterla. " Essa può approfittare dell'occasione, dice A. Eymieu (Deux arguments pour le catholicisme, 1928, p. 233) per precisare dommi antichi, ma non per formulare come dommi dottrine die avessero la loro unica fonte nelle rivelazioni private. In occasione delle rivelazioni di Paray-le-Monial, ad esempio, la Chiesa ha insistito in vari modi sul contratto d'amore che Gesù Cristo sigillò con gli uomini sul Calvario; ma non una sola parola detta da Gesù Cristo a Paray-le-Monial potrà diventare un articolo di fede ".

La Chiesa dichiara che la verità divina sarà custodita intatta grazie all'assistenza divina. - Forte della promessa di Cristo di essere con lei sino alla fine del mondo, fin da principio la Chiesa fa assegnamento su di Lui per conservare intatta la rivelazione. Essa dice che esisterà sempre e che col suo magistero infallibile manterrà sempre la dottrina rivelata; dice che il suo magistero sarà esercitato attraverso i Papi e i concili ecumenici in unione col Papa, quindi attraverso una successione di uomini diversi per età, paese, interessi umani, carattere, sapere, virtù. Questo significa dire che una successione indefinita (che, umanamente parlando, nulla potrebbe assicurare) di esseri mobili, fluttuanti al soffio di tutti i venti, àoh, considerando la cosa da un punto di vista umano, proprio l'inconsistenza dovrà garantire la consistenza e la perpetuità della dottrina. Ma questi uomini non saranno abbandonati a se stessi; Dio li assisterà fino alla fine, e fino alla fine l'azione di Dio li premunirà dall'errore. Ecco quanto afferma la Chiesa in modo chiaro e predso.

b) L'eccezionale stabilità dottrinale del cattolicesimo. - Ora questo programma, umanamente irrealizzabile, s'è realizzato, poiché la stabilità della Chiesa è un fatto che brilla attraverso tutti i secoli.

Assenza della stabilità dottrinale nelle varie eresie. - Già San Giustino, discutendo con i Greci che esortava al cristianesimo, portava come derisivo l'argomento tratto dalla stabilità dottrinale (Cohort. ad Graecos, 8) dicendo: " I vostri maestri dimostrano abbastanza la loro ignoranza sulle cose divine con i loro mutui dissensi. Invece i nostri non hanno, per cosi dire, che una sola bocca e un unico linguaggio. L'accordo sia tra di loro che con se stessi, su tutti i punti, è altrettanto completo quanto fermo e inalterabile, benché abbiano scritto in tempi e luoghi diversi ".

Al contrario la variazione nella fede apparve sempre come una prova di falsità. Bossuet (Histoire des variations des élises protestantes préf. II) nota che questo " è stato uno dei fondamenti sul quale gli antichi dottori condannarono gli ariani, che ogni giorno mettevano fuori confessioni di nuova data, senza potersi mai fissare ". La stessa cosa Sant'Ilario rimproverava all'imperatore Costanzo, protettore di questi eretici (Ad Const., 23): " Vi è capitato ciò che capita agli architetti ignoranti, cui spiacciono sempre le proprie opere: non fate che costruire e distruggere; invece la Chiesa cattolica, fin dalla sua prima riunione, costruì un edificio immortale e nel Simbolo di Nicea diede una sì piena dichiarazione della verità che, per condannare eternamente l'arianesimo, altro non ha mai fatto che ripeterla ". Ed è quello che già prima Tertulliano, ancora ortodosso, aveva detto dello gnostidsmo (De Praescript., 42) : " L'eresia nel suo continuo innovare non fa che conservare la natura sua originaria... Nelle eresie tutto cambia; e quando le penetriamo a fondo, nelle loro varie conseguenze le troviamo in molti punti diverse da ciò che furono quando nacquero ".

Il protestantesimo, più di qualsiasi altra eresia, non ha fatto che variare. Bossuet illuminò talmente quest'instabilità fondamentale, che alcuni protestanti, non potendola negare, dovettero ripiegare sulla tesi che il principio di variazione, lungi dall'essere esecrabile come si pensava un tempo, costituisce la ragion d'essere della religione. Un'importante porzione del protestantesimo considerò la religione non più come qualcosa essenzialmente immutabile, ma " come uno sforzo continuamente ricominciato, come una continua ascensione, attraverso inevitabili trasformazioni e disavventure benefiche, verso un ideale sempre lontano e sfuggente ", come ha spiegato Rébelliau (Bossuet historien du protestantisme, 2.a ed., 1892, p. 560). Un noto protestante, G. Monod (Reme historique, maggio 1892, p. 103) proprio a proposito del libro di Rébelliau, arrivò a definire il protestantesimo (non quello di tutti i protestanti ma di molti di loro) cosi: " Una serie e una collezione di forme religiose del libero pensiero ". Si vede molto bene che cosa il libero pensiero guadagni in questa volatilizzazione dottrinale, e si vede pure che il risultato è l'evanescenza dell'idea cristiana.

La Chiesa ha sempre conservato l'unità dottrinale. - Nulla di simile nella Chiesa cattolica. Sempre la stessa fede: non fu ritirato neppure un domina, non fu abbandonata una definizione, non venne introdotto nemmeno un cambiamento sostanziale; talvolta fu ripresa una definizione antica, ma sempre per mantenerla e precisandola meglio.

Certo, le difficoltà non mancano. La stabilità della dottrina corre pericoli umanamente temibili; i concili non furono esenti da intrighi: il Concilio ecumenico d'Efeso (431) fu seguito da un altro concilio che pretese d'essere ecumenico (449) e che la storia stimmatizzò chiamandolo: " brigantaggio efesino "; il quinto concilio ecumenico (2.0 Costantinopoli, 553) in principio potè sembrare una reazione del monofisismo contro il quarto concilio ecumenico di Calcedonia (451); il Concilio ecumenico di Firenze (1438-1439) era cominciato a Basilea (1431), dove aveva ceduto allo scisma. Vi furono papi mediocri, o peggio, come Giovanni XII nel secolo XII e Alessandro vi alla fine del secolo XV e al principio del XVI. Ebbene, dai Concili l'ortodossia uscì sempre vittoriosa, e i bollari pontifici più discussi sono irreprensibili in quanto alla fede. In occasione del Concilio Vaticano si cercò di trovare in fallo la dottrina dei papi e furono trovate appena due o tre obiezioni a prima vista degne d'esame tratte dagli atti dei Papi Vigilio, Liberio e soprattutto Onorio, le quali però non resistettero a un serio studio dei fatti, e apparve vano ogni sforzo per scoprire anche una sola variazione dottrinale in tutto il passato tante volte secolare della Chiesa.

Le famose pagine della ventinovesima conferenza di Lacordaire (Conferenze, ed. Marietti, voi 3.o, p. 26) esprimono in modo impressionante la meraviglia d'una dottrina immutabile, mentre tutto muta sulla terra; d'una dottrina posta nelle mani di uomini, di poveri vecchi i quali, in un certo luogo chiamato Vaticano, la costudiscono sotto chiave e che, senz'altra difesa, resiste al corso dei tempi, ai sogni dei sapienti, ai disegni dei re, al cader degl'imperi, sempre una, costante, identica ", perché viene da Dio, che non muta mai.

§ 2. - La verità cattolica progredisce.

a) I dommi hanno una vita? - I dommi non sono paragonabili a pietre giacenti in un deserto, inerti per sempre; al contrario sono verità vive, ricevute in anime vive, verità generatrici di vita.

In ogni tendenza vitale c'è un principio statico o di continuità dell'essere iniziale, e un principio dinamico o di progresso per una spinta interna. La vita è uno sviluppo che suppone due cose; una parte immutabile, senza la quale l'essere svanirebbe; una parte mutabile, senza di cui l'essere si pietrificherebbe. Se non rimanesse nulla, ben presto non vi sarebbe più essere; e se nulla mutasse, non vi sarebbe più vita... O l'immutabilità senza progresso; o il progresso folle senz'unità.

In ogni tempo la Chiesa ha riconosciuto la legge del progresso. Dell'apostolo San Mattia, di cui conosciamo poco più che l'elezione all'apostolato, Clemente Alessandrino (Strom. 2) cita questo detto, che è una bella formula di vita cristiana: u Accrescere la propria anima con la fede e la scienza ". Ma è sempre stato pacifico che il progresso deve attuarsi nella stabilità della dottrina.

b) Che cos'è, e che cosa non è il progresso dommatico. -1. San Vincenzo di Lerino e il progresso della dottrina della Chiesa. - Tra tutti gli scrittori ecclesiastici, San Vincenzo di Lerino pare abbia avuto la missione d'esprimere questa verità in termini decisivi, come fece nel Commonitorium, redatto nel 434.

Ecco prima di tutto al c. XXII il suo commento al Depositimi custodi di San Paolo: "E oggi chi è Timoteo, se non la Chiesa universale e specialmente il corpo intero dei capi della Chiesa?... Conserva il deposito, dice l'Apostolo. Ma che cos'è il deposito? È ciò che ti è stato affidato, non dò che hai trovato; è quel che hai ricevuto, e non quello che hai pensato tu; è ciò che non dipende dall'ingegno tuo, ma dalla dottrina (rivelata)... Conserva il deposito, ossia conserva illibato e inviolato il talento della fede cattolica. Quello che ti fu affidato resti presso di te, per essere da te trasmesso. Hai ricevuto oro, e oro devi restituire; io non voglio che tu sostituisca una cosa all'altra; non voglio che al posto dell'oro mi presenti impudentemente piombo, o fraudolentemente rame; non voglio ciò che assomiglia all'oro, ma l'oro autentico ". Non si poteva esprimere più nettamente la stabilità della dottrina.

Però stabilità nel progresso. Passiamo al capitolo successivo. " Dirà forse qualcuno: Nella Chiesa di Cristo la religione non è dunque suscettibile di nessun progresso? Ci deve certo essere, e grande... Tale però che sia veramente un progresso e non un mutamento di fede. Proprio del progresso è che ciascuna cosa s'accresca, restando se stessa; al contrario è proprio del mutamento che una cosa si trasformi in un'altra. Bisogna quindi che cresca potentemente l'intelligenza, la scienza, la sapienza, tanto dei singoli come di tutti, tanto d'un solo uomo come di tutta quanta la Chiesa, col susseguirsi delle età e dei secoli, ma nei limiti dello stesso identico dogma, nello stesso significato, nella stessa dottrina! " Frase magnifica che il Concilio Vaticano ha fatto sua ed ha come canonizzata!

Vincenzo di Lerino si spiega poi con l'analogia della crescita del corpo umano e del chicco di frumento o d'una pianta. " I corpi umani, nel decorso degli anni, si sviluppano e assumono le loro giuste proporzioni, ma rimangono iden-tici a quello che erano. C'è una bella diversità tra il fiore della giovinezza e la maturità della vecchiaia, eppure i vecchi son quegli stessi individui che un tempo eran giovani... Cosi conviene che il dogma cristiano nel suo progresso segua queste leggi, cioè si rassodi con gli anni, si dilati col tempo, si perfezioni con l'età, rimanendo però incorrotto ed illibato...; che in semina non ammetta nessun'alterazione, non perda alcuno dei suoi caratteri specifici, non soffra la minima variazione in ciò che ha di definito ". Altra analogia: " I nostri maggiori anticamente nel campo della Chiesa seminarono il frumento della fede... Siccome la fine risponde pienamente agli inizi, ora che è cresciuto il frumento della dottrina è giusto e logico che raccogliamo il frutto del domma, anch'esso perfettamente puro. Ma se i germi originari in una certa misura si sono evoluti col tempo e ora sfoggiano piena maturità, almeno il carattere proprio del chicco non deve affatto cambiare. Diventino pur belli, formosi, splendenti, ma ciascuno conservi la sua specie! Dio non voglia che i rosai della dottrina cattolica si trasformino in cardi e spine! Dio non voglia, io dico, che in questo paradiso spirituale si vedano nascere improvvisi la zizzania e l'aconito dai bottoni del cinamomo e del balsamo! ".

2. Studio del progresso della dottrina della Chiesa. - II testo di Vincenzo di Lerino, sebbene sia uno fra i più ricchi nella letteratura dommatica, non dice tutto. Vincenzo pone il principio dello sviluppo, non ne da una teoria completa. Una tale teoria non esiste ancora. Newman stesso, pur tracciandone lineamenti preziosi nel suo Essay on thè develoment of christian doctrine, la presenta con molte lacune.

Non è il caso di entrare nei particolari della teoria; basterà rilevarne alcuni punti essenziali : il progresso non è- alterazione; è vitale; non è una nuova creazione; è opera dello Spirito Santo.

Non è alterazione. - Prima di tutto il progresso del domma non è un'alterazione della verità rivelata, tanto da esserle sostituita un'altra dottrina. La sostanza della verità rivelata rimane sempre identica, te Evolversi, disse Brune-tière {Discours de combat, 1902, t. II, p. 274-277), è finire di diventare se stesso a, però a condizione che l'evoluzione sia diretta da un principio indefettibile. L'immutabilità del domma, " ben lungi dall'ostacolare lo sviluppo, lo condiziona ". Non si svilupperebbe se nell'identità del suo principio e per cosi dire nella permanenza del suo essere, non avesse la causa finale del suo sviluppo. " Evolversi non è mutarsi. Non si cambia quando si continua ad essere se stessi... Il domma s'evolve, non cambia, e restando identico a se stesso, non varia, ma si sviluppa ".

È vitale. - Inoltre il progresso del domma non è puramente logico, come quello d'un assioma di geometria, dal quale lo studioso trae le conseguenze, ma è un progresso vitale, che incorpora elementi estranei. " Non l'elemento estraneo che resta estraneo, che si giustappone e non si assimila ", ma l'elemento estraneo che s'assimila, perché è assimilabile, perché era postulato o gradito in anticipo da proprietà concordanti con le sue, e che perciò vi era contenuto potenzialmente. Cosi gli elementi ceduti alla pianta dall'aria, dall'acqua, dalla terra, s'incorporano ad essa ed entrano sotto la sua legge di vita, lasciandole quindi la sua essenza " (Sertillanges, II miracolo della Chiesa, p. 73-74). A differenza di quella degli esseri viventi che, con l'assimilazione degli elementi nuovi, implica l'eliminazione di quelli vecchi, divenuti inutili e nocivi (la fissazione di questi elementi, che la circolazione vitale non riesce più a espellere, annuncia e causa la fine prossima), l'assimilazione che si opera attraverso il domma è definitiva.

Non è una nuova creazione. - Dunque non dommi nuovi, e nemmeno nuove formule in contraddizione con quelle anteriori. Le formule dommatiche sono sempre vere, sebbene possano essere incomplete. Esse corrispondono esattamente al loro oggetto, sebbene non lo esprimano tutto intero; sono positive, assolute,definitive, come l'oggetto stesso. La Chiesa, nel corso dei secoli e secondo i bisogni dei tempi, potrà proporne altre più ampie, più esplicite, che faranno risaltare e illumineranno altri aspetti del domma; ma non ne cancellerà né modificherà mai il tenore autentico di nessuna. Le definizioni papali o conciliari più antiche si adatteranno sempre da se stesse e senza alterazione alle più recenti, per formare il corpo armonioso della credenza cattolica.

È opera dello Spirito Santo. - Infine è capitale l'azione dello Spirito Santo, che presiede allo sviluppo del domma e lo preserva da ogni deviazione. Tale sviluppo considerato esternamente è simile agli altri sviluppi dottrinali, ma per l'azione immanente dello Spirito di Verità è unico e trascendente. Il Grandmai-son (Le dogme chrétien, 1928, p. 19) dta a questo riguardo The temporal mis-sion of thè Holy Gost, del cardinal Manning, libro in cui domina l'idea dello Spirito Santo anima della Chiesa e che, " da questo punto di vista, completa l'opera di Newman ".

e) La storia conferma l'esistenza d'uno sviluppo omogeneo. - In tutto il corso della storia della Chiesa constatiamo il progresso del domma nella sua stabilità.

Dal simbolo degli apostoli a quello di Nicea, da questo a quello di San-t'Atanasio, dal simbolo atanasiano, senza parlare delle intermedie professioni di fede, alla professione di fede del Concilio Tridentino e da questa a quelle del Concilio Vaticano e di Pio x, l'enunciazione delle principali verità di fede s'ampliò sempre più, ma la definizione anteriore di fede non fu mai ripudiata né misconosciuta. Il simbolo degli apostoli è rimasto nella preghiera quotidiana dei fedeli; quello di Nicea è rimasto nella liturgia della Messa; quello d'Atana-sio è recitato dai sacerdoti nel breviario; la professione di fede del Concilio di Trento, accresciuta da quelle del Concilio Vaticano e di Pio x, è imposta ai sacerdoti in varie circostanze importanti.

Non solo non viene sconfessato niente del passato, ma il passato si continua sempre. Il Credo apostolico si è sviluppato in quello di Nicea, questo nel simbolo d'Atanasio, e questo nelle diverse professioni di fede, e infine in quelle del Concilio di Trento, del Concilio Vaticano e di Pio x.

Enrico Newman, nel suo Saggio sullo sviluppo della dottrina cristiana, ha dato una celebre prova di questa continuità e della preservazione del tipo primitivo nel progresso dei dommi. Egli parti dalla tesi protestante che la dottrina della Chiesa cattolica, con i suoi accrescimenti nel còrso dei secoli, è un'alterazione, una corruzione del cristianesimo primitivo. Uno studio, approfondito degli scritti dei Padri, che egli conobbe alla perfezione, gli fece vedere che s'era ingannato. Ciò che aveva qualificato di corruzione, alla luce dei testi gli apparve un sviluppo legittimo, necessario. Più spingeva le sue ricerche e più scopriva la stabilità della dottrina in un progresso regolare, sapiente, diretto da una guida evidentemente superiore all'uomo. Lo splendore di questa verità lo condusse proprio là dove non pensava d'arrivare. Cominciando il suo libro (1845) Newman era anglicano, quando lo terminò non lo era più, e il 9 ottobre dello stesso anno fu ricevuto nella Chiesa cattolica.

Le due verità di fede definite tra la prima edizione del libro di Newman (1845) e la terza rimaneggiata dall'autore (1878), cioè l'Immacolata Concezione e l'infallibilità del papa, non produssero nessun cambiamento nel punto di vista del Newman: si veda la sua Apologià (Trad. ital. citata, p. 302-312). Il motivo è che i due dommi offrivano solo due nuovi casi, molto notevoli, del progresso compiuto da una dottrina sempre identica. L'Immacolata Concezione era implicitamente contenuta nel domma della divina maternità di Maria; l'infallibilità, nei testi del Vangelo; l'una e l'altra, nella vita della Chiesa. Se qualche nube (falsa esegesi, falsi dati scientifici) aveva impedito per un certo tempo, ad alcuni spiriti, anche tra i migliori, di riconoscerlo, sotto l'azione dello Spirito Santo l'oscurità s'era dissipata; e abbiamo sentito alcuni convertiti, come A. von Ruville (Retour à la sainte Eglise, p. 50, 51) dichiarare che è " proprio la dottrina dell'infallibilità che (lo ha) avvicinato alla Chiesa ", che " questo domma, ben compreso, è molto salutare, necessario, e che in definitiva ha la sua origine in Cristo Gesù ".

CAPITOLO III. - LA PIENEZZA DELLA DOTTRINA DELLA CHIESA

La dottrina, per avere la pienezza, deve offrire a tutti gli uomini tutte le venta che sono loro essenzialmente necessarie.

§ 1. -Il domma illumina tutto il problema del destino.

Una pagina di Jouffroy. - Fu spesso citata una pagina di T. Jouffroy (Mélanges philosophiques, 1833, p. 470471), valida per se stessa, nonostante il contesto improntato ad un miope razionalismo da tempo passato di moda: a C'è un libriccino, egli scrive, che si fa imparare ai bambini, e sul quale vengono interrogati in chiesa; leggete questo libriccino, il catechismo, e vi troverete una soluzione di tutte le questioni che io ho posto (nell'insegnamento della filosofia); di tutte, senz'eccezione. Chiedete al cristiano donde provenga la specie umana, ed egli lo sa; dove va, ed egli lo sa; come va, e lo sa. Domandate a quel povero bambino, che non vi ha mai pensato, perché è quaggiù, e che cosa diventerà dopo la sua morte, e vi darà una risposta sublime, che egli non capirà (diciamo: che non capirà interamente), ma che non è meno ammirabile Chiedetegli come è stato creato il mondo e per quale fine, perché Dio ha posto in esso animali e piante; come fu popolata la terra, se da una sola o più famiglie; perché gli uomini parlano molte lingue; perché soffrono, perché si combattono e come finirà tutto questo; egli lo sa. Origine del mondo, origine della specie, questione delle razze, destino dell'uomo in questa vita e nell'altra, rapporti dell’uomo con Dio, doveri dell'uomo verso i suoi simili, diritti dell'uomo sulla creazione, egli non ignora nulla; da adulto poi non esiterà nemmeno sul diritto naturale, sul diritto politico, sui diritti delle genti; perché tutte queste cose scaturiscono chiare e spontanee dal cristianesimo. Ecco quello che io chiamo una grande religione, che riconosco da questo segno: essa non lascia senza risposta nessuna delle questioni che interessano l'umanità ".

a) Un insegnamento completo e completamente religioso. - Risposta alle "questioni che interessano l'umanità" o, come dice ancora Jouffroy, con formula eccellente, soluzione del "problema del destino umano " Tutto l'oggetto della dottrina della Chiesa è qui; ed è quello che diceva Cristo quando prometteva agli apostoli (Gv., 14, 26; 16, 13) che lo Spirito di verità avrebbe loro insegnato omnem veritatem. Non ogni verità nell'ordine delle scienze profane, come in materia storica, astronomica o fisica, ma ogni verità nell'ordine della salvezza. Tutte le verità che Cristo aveva esposte agli apostoli, ma che essi non avevano sufficientemente compreso, essi che fino alla discesa dello Spirito Santo meritarono da Gesù il rimprovero d'essere senza intelletto (Mt., 15, 16), ma che dopo la Pentecoste penetravano addentro la parola del Divin Maestro in modo prima mai visto; tutte le verità veramente necessarie a sapersi, non la risposta alle domande di pura curiosità, come quella che riguardava la fine del mondo, sulla quale Cristo aveva detto che non era affar loro essere istruiti: non est vestrum nosse tempora vel momenta quae Pater posuit in sua potestate (AL, 1, 7). Insomma tutte le verità di fede o di costumi necessarie per realizzare la ragion d'essere del cristiano : " conoscere Dio, amarlo, e servirlo e con questo mezzo acquistare la vita eterna ".

b) Una verità capace d'integrare tatti i frammenti di verità. - Fu detto che in ogni errore c'è " un'anima di verità ", una verità parziale, per cui esso fa presa sugli spiriti in qualche modo affascinati da tale aspetto di verità e distratti riguardo a quanto di erroneo vi si cela. La Chiesa raccoglie queste verità frammentarie assimilandole tutte con la sua dottrina.

Per esempio la questione della natura dell'uomo. Che cos'è l'uomo? È materia, risponde il materialismo; questo è vero, ma il materialismo, brutale o raffinato è solo metà della verità. È anima, dicono gli spiritualisti, ed è ancora vero, ma l'uomo non è soltanto un'anima. È corpo e anima, non già un corpo e un'anima semplicemente giustapposti o sovrapposti l'uno all'altro, a guisa di pilota sul battello, come afferma Platone, ma uniti a formare una sola sostanza, una persona. L'uomo quindi non è un " musico che ha una lira ", né " un'intelligenza servita da organi ", ma un corpo e un'anima. Il corpo è certo per l'anima, e in definitiva il corpo vale per l'anima, ma la natura dell'uomo è anima più corpo. Quindi bisogna evitare un primo eccesso consistente, nel carezzare troppo il corpo, nel farne uno strumento di piacere odi vanità: errore, questo, del sensualismo nelle sue forme diverse. Bisogna evitare anche il secondo eccesso, quello d'un certo idealismo, d'un certo gnosticismo, d'un certo quietismo, consistente nell'abbassare troppo il corpo, come se non se ne dovesse fare alcun conto, dimenticando che " chi vuoi fare esclusivamente l'angelo, finisce col fare la bestia ". Quello che questi due sistemi opposti hanno di vero si trova nella dottrina della Chiesa, che elimina quanto hanno di inesatto e di esclusivismo.

Altro esempio si ha nel domma centrale dell'Incarnazione, te Cristo è la conciliazione celeste tra la divinità immobile, l'Assoluto morto dell'Oriente grandioso, e la moltitudine degli dèi inquieti del pantheon occidentale " scrive J. Serre (La religion de l'esprìt large, 1903, p. 182-183). Tra i pagani, la presenza della divinità sulla terra in forma visibile s'alterna con un antropomorfismo grossolano, che assimila l'Essere supremo alle creature, e un simbolismo vago, che all'uomo non facilita affatto l'entrare in rapporto con l'Infinito. Invece l'Incarnazione cristiana, definita dai concili d'Efeso e Calcedonia, stabilisce un legame preciso tra il mondo assoluto e quello contingente, e fa realmente vivere Dio sulla terra, senza che cessi di essere il sovrano invisibile dell'universo. La stessa dottrina, pura e ideale, rigetta le scorie grossolane delle analogie pagane, le incarnazioni nel corpo degli animali, o in quello di uomini colpevoli o corrotti, come Siva o Krishna. Come Èrcole e altri eroi, Cristo ha un'origine celeste; ma al posto delle favole grossolane e scandalose, con cui il paganesimo spiega quest'unione del cielo e della terra, il Vangelo ci mostra un tipo di purezza, perfetta, la cui bellezza si confonde con la stessa morale, superandola e coronandola. Caratteristica della vita di Gesù Cristo, com'è raccontata nel Vangelo, è l'unione della perfezione e dell'ideale con la piena realtà storica. Mentre in tutti i fondatori di religioni questi due elementi sono separati, nel Cristo sono uniti.

" Questo carattere sintetico, divinamente semplificatore, conclude J. Serre, è quello di tutti i dommi del cristianesimo cattolico, che mi si rivela sempre più come l'idea pura e perfetta di quello che altrove è diluito o incompleto ".

Quanto precede è confermato da alcuni casi di conversione. - Anche la storia di vari convertiti mostra come la dottrina della Chiesa, nella sua sintesi, integri tutte le verità frammentarie sparse altrove.

San Giustino, dopo aver chiesto invano tutta la verità su Dio e le cose divine allo stoicismo, al peripatetismo, al pitagorismo, al platonismo, .la ricevette finalmente dal misterioso vegliardo che gli rivelò Cristo. Senza rinunciare alla filosofia, o alla nozione della natura divina attinta da Platone, egli accetta una " filosofia " migliore, " l'unica utile e sicura " (Dial. cum Tryphone, e. Vili), la filosofia dei profeti ispirati dallo Spirito Santo e degli apostoli, che annunciavano a tutti la salvezza in Gesù Cristo. Cosi ai nostri giorni miss Baker percorse tutto il ciclo dei sistemi moderni per ritenerne soltanto le conclusioni che la condussero alla Chiesa cattolica (v. il suo libro: A modern Pilgrim's Progress, tradotto in francese con il titolo: Vers la maison de lumière, 1912).

Sant'Agostino, (Confess. lib. Ili, e. IV) dice dell'Hortensìus di Cicerone: a llle liber mutavit affectum meum, et ad teipsum, Domine, mutavit preces meas, et vota ac desiderio mea fecit alia; era il preludio alla conversione. La Vie de Jesus di Renan preparò delle conversioni, indirizzando allo studio diretto dei Vangeli uomini che furono colpiti da dò che aveva rivelato del Cristo che non conoscevano affatto. J. Joergensen (Le néant et la vie, trad. frane 1898, p. 6) dice: " Comincerò subito con la sorprendente dichiarazione che sono diventato cristiano perché ero darwinista; anzi una conclusione darwinista mi fece adottare la verità del cristianesimo ". I Primi Princìpi di Herbert Spencer e la sua teoria sull'inconosdbile aiutarono Paolo Bourget a orientarsi verso il cristianesimo integrale. Maddalena Sémer attribuì il migliore influsso alla sua conversione alle opere di Bergson e alla loro parte di verità, che la fecero passare " da un materialismo e da un determinismo assoluto a una filosofia dello spirito e della libertà " (F. Klein, Madeleine Sémer, p. 68; cfr. pp. 237-288). Pitigrilli (La Piscina di Siloe, Sonzogno, Milano 1948), dichiara che il punto di partenza della sua conversione fu l'esperimento e lo studio dei fenomeni spiritici. Armando Carlini, scrivendo del suo ritorno a Cristo, afferma: " Io credo perché nel dogma cristiano ho ritrovato la vera e autentica espressione della vita spirituale, al di là di tutte le contraffazioni o unilaterali interpre-tazioni che ne danno le filosofie su ricordate (immanentismo, idealismo, storicismo). Queste filosofie si ispirano al Cristianesimo, si, come a fonte di pensieri che nobilitano l'uomo innanzi a se stesso; ma per nobilitare cosi l'uomo credono necessario staccare il suo cuore e il suo pensiero dalla fonte prima, dall'Uomo-Dio, e si mettono così in contraddizione con se stesse " (Nel volume Incontro a Cristo, a cura di Giovanni Rossi, Assisi 1951, p. 221).

Sarebbe facile allungare questa lista di casi, in cui " l'anima di verità ", trovata negli errori d'ogni genere, apri la via verso la Chiesa, dove la verità totale incorpora in modo perfetto le verità frammentarie deformate perché unite all'errore.

e) La dottrina della Chiesa, " luce in luogo oscuro ". - La rivelazione insegna dunque all'uomo tutto ciò che deve conoscere. È una luce questa però che brilla in un luogo oscuro, lucernae lucenti in caliginoso loco (2 Piet, 1, 19), cioè in guisa da far apparire quello che è necessario a sapersi, ma non da dissipare tutte le tenebre prima che sorga il pieno giorno e che nel nostro cuore sorga l'alba eterna, donec dies lucescat et lucifer orìatur in cordibus vestrìs. Dio non dice tutto il suo segreto, ma attraverso la Chiesa ne rivela a suffidenza perché l'uomo possa sperare e agire con la certezza di raggiungere lo scopo della sua esistenza.

Ugo Benson (Les confessions d'un converti, trad. frane, 3 ed. 1914, p. 169-177) ha descritto la felicità da lui provata quando comprese chiaramente e improvvisamente questo compito, dapprima soltanto sospettato, della Chiesa " via divina della salvezza ". " Era impossibile che la scoperta di questa via (della salvezza) fosse un affare d'intelligenza o d'erudizione, perché a questo prezzo la salvezza diverrebbe più facile per l'uomo colto e fornito di agi che per l'uomo semplice e privo del tempo necessario alle lunghe riflessioni ". La Chiesa gli apparve come depositarla di parole di vita, protetta, nel trasmetterle a tutti attraverso i secoli, da quello stesso Spirito di verità, che aveva " ripetuto agli apostoli quanto Cristo aveva loro detto " e assistito la Chiesa nascente, e Io non dico che tutte le mie difficoltà se ne siano andate di colpo... Restava sempre il vecchio problema eterno del peccato e della libera volontà; ma per chi ha immerso i suoi occhi in quelli della sua grande madre, questi problemi non sono più nulla, perché egli capisce che, anche se noi ignoriamo, la madre sa; e che in essa, proprio in fondo al suo grande cuore, risiede l'infinita sapienza di Dio ".

Il problema del male e del dolore. - Nel locus caliginosus che è il mondo, " i vecchi ed eterni problemi del peccato e della libera volontà ", cioè del male e del dolore, sono i più difficili. Fuori del cristianesimo non c'è soluzione ma unicamente l'assenza di soluzione ossia il fatalismo, " A che cosa si riducono, scrive E. Bougaud (Le christìanisme et les temps prèsents, 5 ed. 1883, 11. p. 495) tutti gli sforzi degli uomini di fronte al dolore? O a negarlo, ed è una follia; o a cercare di sopprimerlo, ed è un sogno; oppure ad odiarlo, e non serve che ad accrescerlo; o a cercare di distrarsi e dimenticare, e significa aggiungere un dolore a un altro dolore, una tomba a una tomba, seppellire una seconda volta quelli che amammo più teneramente. Ecco tutto! " La dottrina cristiana invece proietta su questi misteri luci che li rendono accettabili e anche cari.

Essa ricorda che il male, in tutte le sue forme, risulta dalla natura dell'uomo, corpo e anima, dotato d'intelligenza, di volontà, di sensibilità.

Il male metafisico non è altro che la limitazione dell'essere, e deriva dal fatto che l'uomo è una creatura, quindi finito, imperfetto. Ne segue che sarebbe stato meglio per lui non esistere o che egli deve lamentarsi perché l'imperfetto non è perfetto, il finito non è l'infinito, la creatura non è Dio?

Il male morale, o peccato, ha la sua fonte nella libertà umana. Sarebbe stato meglio che l'uomo non fosse libero, fosse, un puro automa? Il tremendo dono della libertà, che Dio gli ha fatto, non è forse il dono regale, che lo configura all'immagine divina e gli permette di accedere alla vera grandezza?

Il male fisico — dolori del corpo, dolori del cuore e dolori dell'anima, che sono i più penosi — è causato dal fatto che siamo sensibili. Sarebbe meglio che l'uomo fosse privo di sensibilità? Le pietre non soffrono; ma possiamo invidiare la condizione delle pietre?

Anche sul piano umano e nella condizione della vita presente, si può intravvedere il senso del dolore. " Senza il dolore ciascuno di noi non sarebbe che un eterno bambino " scrive Olle Laprune (Le prix de la vie, S.a ed. 1896, p. 196). L'educazione del fanciullo esige il dolore dello studio, il dolore dell'obbedienza, il dolore di tante rinunce che gli danno la possibilità di diventare padrone di se stesso. Il dolore è un mezzo d'educazione morale. Il dolore è il gran maestro degli uomini.

È onore della natura umana elevarsi col prezzo dello sforzo doloroso. È forse un male che l'uomo sia perfettibile? E se è cosa buona, come si può maledire ciò che per lui è punto di partenza d'ogni progresso? La sofferenza che sentiamo risveglia molto la simpatia per la sofferenza degli altri, e insegna " la religione della sofferenza umana ". Bel detto nel paganesimo è quello di Virgilio (Aen., I, 639); " Non ignara malis, miseris succurrere disco ".

Sul piano soprannaturale i due aspetti benefici del dolore s'ampliano all'infinito. Il dolore espia, distacca, perfeziona, assimila a Cristo, fa partecipi della sua azione redentrice. La reversibilità del merito del nostro sacrifìcio, unito al sacrificio di Cristo, per una moltitudine dei nostri fratelli, che son nel peccato e nella sofferenza, è un principio di salvezza, preparando nello stesso tempo la salvezza nostra: a tu soffri la tua felicità futura, o uomo mortale ".

Cosi il dolore, pur restando oscuro, diviene intelligibile, accettabile, talvolta amato, desiderato. " O soffrire, o morire ", n sempre soffrire, non morire ", dicevano i santi. Cristiani ordinali, convertiti, come F. Coppée, parlano del a saper soffrire "; di se stesso egli dice (La bonne souffrance, 83 ed., p. 14); " anche se non invoco il dolore e la morte, almeno non li temo più, avendo appreso nel Vangelo l'arte di soffrire e di morire ", e soggiunge (pp. 155, 162) che " il migliore anno " della sua vita fu quello in cui la malattia torturante gli rivelò a il prezioso segreto " evangelico: " saper soffrire, saper amare ".

La spiegazione del dolore data dalla dottrina cristiana è talmente notevole, che colpi uno spirito estraneo a ogni misticismo, Adolfo Thiers, il quale scrisse (De la proprietà, 1848, p. 432): "Questa possente religione, che si chiama cristianesimo, esercita sul mondo un dominio continuo, e, tra gli altri motivi, deve ciò al vantaggio, che essa possiede, unica fra tutte le religioni. Tale vantaggio sapete che cos'è? D'aver saputo dare, essa sola, un senso al dolore ".

d) I paradossi del cristianesimo sono segni della sua pienezza. - Oltre i misteri propriamente detti, dei quali s'è detto che, pur restando impenetrabili, non implicano nessuna contraddizione, la dottrina e la vita della Chiesa, nonché il suo atteggiamento verso il mondo, presentano anch'essi le cosiddette " antinomie " o " paradossi ", cioè contraddizioni e dissonanze apparenti, ma non reali.

Dopo K. Chesterton (Ortodossia, trad. ital., 5 ed., capo vi, p. 79-100), Ugo Benson (Paradossi del cattolicesimo, trad. ital., ed. Fiorentina, 1923), raccogliendo come un abile giocoliere, le accuse inconciliabili degli awersari con-tro la Chiesa, ha dimostrato che la Chiesa unisce ed equilibra tra loro, senza diminuirle o stemperarle anzi spingendone la tensione al massimo, idee che sembrano escludersi. Un professore dell'università di Oxford, E. Devans (L'Egli-se et le progrès du monde, trad. frane, di D. Folghera, 1909) ha fatto un lavoro analogo su queste dieci " antinomie " del cristianesimo:

l.o La Chiesa si mostra opposta e favorevole alla civiltà intellettuale.

2.o La Chiesa si mostra opposta e favorevole alla civiltà materiale.

3.0 La Chiesa insegna una morale d'austerità e di gioia.

4.0 La Chiesa è l'antagonista e il sostegno dello Stato, rivale e alleata.

5.o La Chiesa professa l'eguaglianza di tutti gli uomini e conserva l'ineguaglianza creata dalla proprietà e dal potere.

6.o La Chiesa è piena di scandali e tutta santa; traccia una legge facile e difficile.

7.o La Chiesa rivendica e combatte in materia religiosa la libertà di coscienza.

8.o La Chiesa è una e la cristianità fu sempre divisa.

9.o La Chiesa è sempre la stessa e sempre cambia.

10.o La Chiesa fu sempre vinta e sempre fu vittoriosa.

Esistono ovunque difficoltà e " paradossi ", cominciando dall'uomo, homo duplex, uno nella dualità del corpo e dell'anima, essere di miseria e di grandezza a un tempo. Il cristianesimo riposa sull'adorabile paradosso del suo fondatore, Dio e uomo. " Cosi la Chiesa cattolica, che è un'estensione dell'Incarnazione, ha anch'essa la sua natura, divina e umana insieme, che sola spiega i "paradossi" della sua storia. Trattate la Chiesa cattolica come se fosse solo divina, e cozzerete contro scandali, fallimenti, insufficienze. Trattatela come se fosse soltanto umana, sarete ridotti al silenzio dai suoi miracoli, dalla sua santità e dalle sue eterne resurrezioni " (U. Benson).

È umana, e quindi deve piegarsi alle condizioni di ciò che è umano, adattarsi al mondo, se desidera viverci. È divina; perciò vive nel mondo senza essere del mondo, e non è organizzata come se il mondo fosse tutto; non accetta tutti i pensieri del mondo, e nemmeno li respinge tutti; ma con un progresso d'assorbimento parziale e di repulsa parziale, mira a ottenere che il cristianesimo penetri e trasformi incessantemente il mondo sempre cangiante. È soprannaturale, ma il soprannaturale, lungi dal distruggere la natura, la perfeziona ed eleva. " Io voglio che si sia santi; ma prima ancora voglio che si sia uomini onesti in modo superlativo " diceva Swetchine (Pensées, in Oeuvres et médita-tions, ed. Falloux, 15 ed., 184, p. 80).

In tutto e per tutto " queste apparenti dissonanze non fanno che preparare una soluzione altamente armoniosa, perché la santa Chiesa non devia né a destra né a sinistra, né verso la credulità, né verso lo scetticismo. Essa respinge la falsa semplicità del quietismo e la falsa dialettica dell'intellettualismo; il suo governo sta tra la tirannia e la debolezza; la sua religione non è puramente esteriore, né puramente ulteriore, ma unisce armoniosamente i due caratteri; permette l'alternarsi delle epoche d'espansione o d'assimilazione con i tempi di concentrazione e di dommatismo ".

Altrettanto si deve dire dei " paradossi " del cristianesimo. Chesterton (Ortodossia, trad. it., 5 ed., p. 99, 100) scrive che l'equilibrio della sua dottrina è l'equilibrio " di un uomo dietro cavalli che corrono a precipizio, che pare si chini da una parte, si spenzoli da quell'altra, e pure, in ogni atteggiamento conserva la grazia della statuaria e la precisione matematica... È facile esser pazzi; è facile essere eretici; è sempre facile lasciare che un'epoca si metta alla, testa di qualche cosa, difficile è conservare la propria testa... È sempre semplice cadere; c'è un'infinità di angoli a cui si cade, ce n'è uno soltanto a cui ci si appoggia e si resta in piedi ". La Chiesa è rimasta in piedi.

E. Psichari, raggiunta l'ultima tappa prima della verità cristiana, scriveva (Les voix qui crient dans le désert, 25.a ed., 1920, p. 301) che te in essa ci sono certamente difficoltà, ma nessuna di esse è insormontabile; anzi una volta superate, tutto appare perfettamente bello e armonioso tanto nel nostro cuore che nel nostro spirito. Io mi dicevo: Supponiamo che il problema sia risolto; allora noi abbiamo un sistema del mondo coerente e magnificamente ordinato, abbiamo una morale ineguagliata. Improvvisamente una luce miracolosa invade gli angoli più reconditi e oscuri della nostra anima. Quindi la soluzione è buona ".

E' nota l'ironica battuta di Pascal contro l'eccessivo intellettualismo (ed. Rizzoli, p. 30) : " L'uomo è pieno di bisogni e ama solo coloro che possono soddisfarglieli tutti. "E' un buon matematico", si dirà; ma io non so che farmene dei matematici che mi scambierebbero per una proposizione ". Assieme al vero, l'uomo reale ricerca il bene e il bello. La Chiesa in Dio rivela l'ideale di verità ma anche di bellezza, di bontà, dove si placano simultaneamente tutti i nostri desideri essenziali. A. de Poulpiquet (L'object integrai de l'apologétique, 3.a ed., 1911, p. 463) scrive che la rivelazione non è " un fatto qualsiasi, di cui la scienza dimostra l'esistenza; ma è la realtà, senza la quale le nostre tendenze più profonde e più umane restano insoddisfatte ". Problema del destino, problema di Dio nelle sue relazioni con l'uomo, problema del dolore, del male, della redenzione, aspirazione verso a tutto ciò che è vero, tutto ciò che è puro, tutto ciò che è giusto, tutto quello che è santo, tutto quello che è amabile, tutto quello che ha buon nome, tutto quello che è virtù e degno di lode " secondo il motto di San Paolo (Filip. 4, 8); a tutto questo la Chiesa risponde pienamente conforme al suo nome: Chiesa cattolica, cioè universale.

§2.-Il domma si rivolge a tutti gli uomini.

La dottrina della Chiesa è adatta a tutte le situazioni. - La dottrina della Chiesa ha la singolare caratteristica d'essere adatta tanto ai geni, sia d'ordine religioso, come Sant'Agostino, San Bernardo, San Tommaso d'Aquino, Bossuet, Lacordaire, sia d'ordine scientifico, come Pascal, Ampère, Cauchy, Pasteur, quanto agli spiriti di media cultura, agl'ignoranti e ai bambini.

Le parole, registrate da Giovenale (Sat. VI, 221): " O insensato, uno schia vo è forse uomo? o demens, ita servus homo est? " e da Lucano (Phars., V, 342). a Humanum paucis vivit genus: il genere umano vive per un piccolo numero di uomini ", sono assolutamente opposte al cristianesimo. Altrettanto opposto al cristianesimo è il disprezzo d'un Renan che diceva (Revue des Deux Mondes, gennaio 1860, p. 378) : " Io non vedo la ragione perché il Papuasiano sia immortale " : e d'un Voltaire che scriveva in una lettera a d'Alembert, (6 dicembre 1757): a non s'è mai preteso illuminare i ciabattini e le serve: è prerogativa degli apostoli ". In realtà la Chiesa degli apostoli non si disinteressa né dei ciabattini, né delle serve, né dei Papuasiani perché sa che hanno un'anima e che la " buona novella " di Cristo è per tutte le anime. Le stesse verità che nutrono e affascinano le più sublimi intelligenze, sono distribuite ai fedeli più umili.

San Tommaso d'Aquino (Expositio symboli, Opera, Parma, t. XVI, p. 135) scrive : " Nessuno tra i filosofi anteriori alla venuta di Cristo, riguardo a Dio e alle cose necessarie alla vita eterna, malgrado tutti gli sforzi, non poteva saperne quanto ne sa una vecchietta (vetula) dopo la venuta del Cristo ". La vetula di San Tommaso è non meno avvantaggiata quando si tratta non più della conoscenza, ma dell'amore. Un giorno fratel Egidio grida davanti a San Bonaventura: Ohimè, noi ignoranti e semplici, che cosa faremo per meritare la bontà di Dio? Fratello mio, gli rispose San Bonaventura, lo sai bene che basta amare Dio. Ne siete sicuro? replicò Egidio. Credete che una semplice donna, possa piacergli quanto un maestro in teologia? Alla risposta affermativa del dottore, frate Egidio corse in giardino e guardando verso la città gridò : —O vecchie-rella poverella, semplice e idiota, ama il Signore Iddio e potrai essere più grande di frate Bonaventura. (Cfr. Fra Leone, Vita di Frate Egidio, e. XLVII nella recensione di Feo Belcari, Prose, ed. Gigli, Roma, 1843, t. II, p. 235).

Ritroviamo l'idea di San Tommaso in scrittori razionalisti, come V. Cousin e J. Simon. Sentiamo Cousin (Premiers assais de Philosophie, 3.a ed., 1855, p. XV) : " il riassunto di quanto c'è di meglio nel Fedone e nel Timeo, nelle Meditations, nella Connaissance de Dieu et de soimème, nei più bei capitoli della Crìtica della ragion pratica, è tutto quanto nelle prime pagine del catechismo, che è il nutrimento dei poveri di spirito, dei bambini, della donna, del pecoraio, dell'operaio, mentre la Connaissance de Dieu et de soi-mém, le Meditations, il Fedone, il Timeo, si rivolgono a ben pochi individui della specie umana ". E altrove (Du vrai, du beau, du bien, 16 ed. 1875, pp. 428431): convelliti Che gioia avrebbero provato un Socrate, un Platone se avessero trovato il genere umano in braccio al cristianesimo! " Meglio ancora J. Simon (La liberti de coscience, 1859, p. 10): " Nella religione cristiana trovo un carattere che mi rapisce: essa unisce la metafisica più sapiente alla più perfetta e, se cosi posso dire, più efficace semplicità. Certamente il Timeo di Platone e il XII libro della Metafisica d'Aristotele sono una meraviglia; ma io non m'attendo che ne possa uscire un simbolo che si possa far recitare ai bambini. Finora soltanto la religione cristiana ebbe insieme la Somma di San Tommaso e il catechismo ".

La dottrina della Chiesa si adatta a tutte le categorie. Dotti e ignoranti, poveri e ricchi. Lélite cristiana, cioè i santi, viene reclutate tra gli uni e gli altri. E in tutte le condizioni le fisionomie individuali sono sorprendentemente diverse, come la grazia di Dio che le ha plasmate a somiglianzà di Cristo, multiformis gratiae Dei (I Piet., 4, 10).

b) II Vangelo conviene a tutti i luoghi e a tutti i tempi. - II problema del destino umano, attorno al quale gravita tutta la dottrina della Chiesa, è identico per tutti gli uomini di tutti i paesi e di tutti i tempi; perciò questa dottrina ha valore per gli uomini di tutti i luoghi e di tutti i tempi.

La Chiesa si stabilisce prima nel mondo greco-romano, donde s'irradia nelle nazioni barbare e in tutta l'Europa, poi, successivamente in tutte le parti dell'universo. Può darsi che tra " due o tre secoli sia stabilita ovunque " come pensa il P. ( La prióre missionaire, 1935, p. 83). Constatiamo che in tutte le età, essa ha penetrato le civiltà più diverse, affermando la sua fecondità, la sua duttilità, sposando i secoli, i regimi, sempre combattuta, sempre rinascente e viva, impossessandosi dei migliori che le si accostano, elevando tutte le anime, senza cancellare quanto i secoli e i regimi hanno di buono, senza abdicare a una briciola dei suoi dommi. Secondo il detto di Sant'Ireneo, (C. Haer., Ili e. XXIV, n. 1), essa fu e rimane a colei che con l'azione dello Spirito Santo, mantiene sempre la verità divina come un vaso prezioso, e che, sempre giovane, fa continuamente ringiovanire lo stesso vaso che la contiene, quae semper a Spiritu Dei quasi in vose bonum exìmium quoddam depositimi juvenescens, et juvenescere faciens ipsum vas in quo est ". Dopo tanti secoli il Vangelo è più attuale che mai.

c) La parabola del Genere umano di Raimondo Brucker. - Raimondo Brucker, sansimoniano convertito dal P. de Ravignan nel 1848, era un forte oratore popolare. L. Gautier (Portrait du XlX.e siede, s. d., t. II, pp. 343-345) ricostruì un suo discorso, che si potrebbe intitolare la parabola del Genere umano e che mostra al vivo l'adattamento della dottrina della Chiesa a tutti gli uomini di tutti i paesi e di tutti i tempi. Eccone larghi estratti:

" In quel tempo tutto quanto il Genere umano, quello che fu, quello che è, quello che sarà, si raduna in una grande pianura e vi convoca tutti i filosofi, passati, presenti e futuri.

E il Genere umano così parla ai filosofi: Ho letto tutte le vostre opere; si, tutte, e devo dire che mi sono tremendamente annoiato; io sbadiglio ancora... Ho letto tutte le vostre opere... E dopo averle lette e rilette, mi sono trovato circondato da tenebre lugubri e spaventose. Ne sapevo meno di prima. Perciò vi ho convocati per porvi nuovamente il grande problema che mi agita, e per rivolgervi tre domande.

lo voglio un libro, un piccolo libro, di dieci o venti pagine, che contenga tutta la verità in forma elementare e assolutamente trasparente; un piccolo libro, che si possa mettere in tasca e che costi solo pochi soldi; un piccolo libro che sia egualmente alla portata del pensatore, del poeta, e anche di quelle moltitudini che vivono unicamente la vita pratica e materiale. Questo il libro, questa la lezione che io voglio.

I filosofi si guardano con stupore... e molti cominciano a nascondersi e a scomparire.

Il Genere umano continua: Non solo io voglio un piccolo libro, che contenga tutta la verità in dieci pagine e la volgarizzi universalmente nel tempo e nello spazio; ma voglio che un giorno venga qualcuno a offrirmi l'esempio di tutte le virtù che sono insegnate in questo piccolo libro. E voglio che quest'esempio possa essere facilmente imitato dall'uomo, dalla donna e dal bambino... Potete darmi il libro? potete darmi l'esempio?

I tre quarti dei filosofi sono già scomparsi. 11 Genere umano, che se ne accorge, comincia ad essere triste in cuor suo. E dice ancora: Non è tutto. Non solo ho bisogno d'una lezione; non solo mi occorre un esempio immortale, ma ho ancora bisogno d'un'istituzione immortale... che garantisca e perpetui la lezione e l'esempio, rendendoli eternamente viventi.

Quando il Genere umano ebbe terminato queste parole gettò uno sguardo sui filosofi; ed erano fuggiti tutti spaventati.

Allora il Genere umano, il povero Genere umano, pianse calde lacrime... E mentr'era cosi immerso nel suo dolore, ecco apparire, non so in che angolo, una specie d'Uomo, vestito con una specie di blusa, che portava sulle spalle una specie di trave, un grosso pezzo di legno tutto insanguinato. La trave era attraversata da un altro pezzo di legno; era come dire una croce. E l'Uomo aveva tutti i suoi bei capelli biondi coperti di sangue; il sangue gli scendeva sugli occhi; il sangue colava in grosse gocce lungo tutto il suo corpo; egli guardava il povero Genere umano, cosi dolcemente, così dolcemente, così dolcemente!

Poi s'avanzò con che lentezza, con che maestà! Camminava portando il legno enorme; egli disse con voce tanto tenera, tanto tenera: Tu vuoi la verità? te la porto io; tu vuoi un piccolo libro, che in dieci pagine contenga tutta la verità e che sia capito da tutti. Ecco, prendi questo libretto. E nella prima pagina il Genere umano lesse : Catechismo.

L'Uomo prosegui: Tu mi hai chiesto non solo una lezione, ma un esempio vivente. Ecco: guardami. Io sono il tuo Dio, che s'è fatto uomo per offrirti un tipo eterno e condurti alla beatitudine. Infine tu m'hai chiesto un'istituzione. Prendi : ecco la Chiesa.

E il Genere umano cadde in ginocchio e adorò Gesù Cristo "

CAPITOLO IV. - IL TRIONFO DELL'IMPROBABILE

La dottrina che la Chiesa, dicendosi incaricata da Dio, recò al mondo, urtava contro difficoltà umanamente insormontabili.

Ma le difficoltà furono divinamente superate.

Dunque la Chiesa viene da Dio.

Questo l'argomento che l'apologetica trae dalla dottrina della Chiesa. È giunto il momento di esporne e precisarne il valore.

§ 1. - Difficoltà umanamente insuperabili.

Possiamo considerarle da parte della stessa dottrina, da parte di coloro cui si rivolge, da parte dei suoi propagatori e dei suoi custodi.

a) II grande rischio inerente a una sintesi totale. - A. Eymieu, che qui seguiamo da vicino, nota (Deux arguments pour le catholicisme, p. 14) che il cattolicesimo " è la dottrina più rigorosa di tutte, la più complessa e la più completa, che con i suoi princìpi penetra in tutte le strutture del pensiero, e con la sua morale in tutte le strutture dell'azione; quindi eccola perpetuamente di fronte a tutte le ripercussioni delle idee e a tutte le realtà della vita. Povera dottrina se il suo inventore fosse soltanto un uomo! ".

Completa e complessa, questa dottrina si ricollega a tutto il passato, a tutto l'avvenire. Il Cristo, dal quale la Chiesa la riceve, riferisce e applica a sé profezie distribuite lungo le età passate; afferma che la sua vita, la sua morte, la sua opera realizzeranno un complesso di fatti descritti in anticipo e dipendenti da una moltitudine di libere volontà che, umanamente, gli possono infliggere una smentita. Per tutti i secoli successivi annuncia cose inverosimili, anch'esse dipendenti da volontà libere, umanamente imprevedibili; dichiara, per esempio, che fino alla fine del mondo sarà amato dagli uni e odiato dagli altri, al di sopra di tutto, e che per causa sua i suoi discepoli parteciperanno a quest'amore e a quest'odio, mentre d'ordinario gli uomini, che occupano i posti più in vista tra i loro contemporanei, appena morti, cadranno nell'oblio e nell'indifferenza.

Ma non è tutto. Questa dottrina impone l'assenso a misteri che superano la ragione e davanti ai quali essa si deve inchinare, essa che è cosi pronta a rigettare tutto quello che non afferra. Oltre i misteri propriamente detti, nella dottrina della Chiesa o in conseguenza di questa dottrina, nei suoi atti, nel suo atteggiamento verso la società civile, si scoprono " antinomie " e " paradossi ". In fondo come nei misteri niente di contradditorio; le dissonanze sono soltanto apparenti, simili a quelle dissonanze musicali di cui si compiacciono i grandi artisti e che nel momento in cui l'orrecchio sta per soffrirne, si risolvono improvvisamente in magnifiche armonie. Ma a primo aspetto un osservatore superficiale potrebbe confondere le contraddizioni apparenti con un disaccordo reale, e quante volte l'intelligenza umana, ombrosa e frivola, non si accontenterà del primo sguardo che ingannai

Ma non basta ancora. Questa dottrina dev'essere invariabile: la verità non cambia. Nessuna acquisizione successiva delle scienze umane, che riservano sempre tante sorprese, deve introdurvi la minima variazione. Qualis ab incepto. Antica e sempre nuova come tutto ciò che è vivo, essa non conoscerà né vecchiaia né decrepitezza.

b) Le reazioni del di fuori. - II Vangelo fu predicato prima ai Giudei, poi ai Gentili, urtando le idee tradizionali degli uni e degli altri.

I Giudei attendevano un Messia glorioso con un regno terreno, invece il regno di Cristo è spirituale e cominciò con le umiliazioni della croce.

In quanto ai Gentili, Fustel de Coulanges (Cité antique, 4 ed., 1872, p. 472-481; trad. it. presso Vallecchi, p. 493-501) rilevò alcune novità del cristianesimo. Fu epurata la nozione di Dio che cessò d'essere confuso con l'uomo o con la natura. Trasformati i doveri dell'uomo verso Dio: la religione è soprattutto intcriore. Si adora un Dio unico, universale, che è di tutti: l'unità della razza umana e la fraternità degli uomini sono corollari dell'unità di Dio e, per il governo degli Stati, ecco la distinzione tra il potere spirituale e il potere temporale, e quindi la liberazione delle anime, il dominio della coscienza inviolabile e dacché tutte le virtù non sono più comprese nel patriottismo, si ha la fioritura delle virtù private. Tre secoli di persecuzioni, scatenate contro la Chiesa nascente, mostrano fin dove giungesse la resistenza alle novità della sua dottrina.

La lotta non doveva finire con la pace costantiniana. Ciò che sussiste e sussisterà sempre nel tt paganesimo immortale " si rizzò e si rizzerà sempre contro la dottrina della Chiesa. La forza materiale, la forza delle passioni, la forza delle idee lavorano a turno o insieme per distruggerla: la forza materiale dei capi dello Stato, sui quali la Chiesa denuncia le ingiustizie; la forza delle passioni che essa reprime : la forza delle idee, fuori della Chiesa, del razionalismo che rifiuta d'inchinarsi davanti a Dio e, nel seno della Chiesa, quella dell'eresia: Proteo dalle forme indefinite e cangianti, che alligna nel suo senso e, uno dopo l'altro, rigetta i dommi.

c) Da parte di quelli che custodiscono e insegnano la dottrina della Chiesa. - La dottrina fu affidata alla Chiesa da Cristo, cioè da un giudeo povero e senza cultura. I suoi compatrioti chiedevano di lui (Gv., 7, 15): " Come conosce le Scritture, lui che non ha frequentate le scuole? ". Gli' apostoli, che raccolsero il suo insegnamento e dovevano trasmetterlo al mondo, erano umili lavoratori senza cultura. A dire il vero, San Paolo aveva fatto dei buoni studi ed era un genio; però non insegna quello che gli hanno insegnato gli uomini, né il frutto d'un lavoro personale; ma unicamente quello che ha ricevuto da Gesù Cristo (Gai., 1, 12).

Il modo con cui gli apostoli divulgano la dottrina di Cristo umanamente non può che nuocere. Non utilizzano i mezzi che s'adoperano per il lancio delle idee. Secondo i metodi umani, dovrebbero cominciare a fissare l'insieme e i particolari della dottrina, che vanno a diffondere per il mondo, onde prevedere, con la precisione delle formule, la risposta alle obiezioni che non mancheranno di sorgere ovunque. Macché, essi partono in tutte le direzioni dello spazio; parlano, insistendo su questo o quel punto della dottrina, secondo che si presentano le questioni; su questo o su quel punto di condotta, secondo le circostanze. Dove parlano si stabilisce una fede, un culto, una morale; e bisogna che la morale, il culto, la fede che predica ciascuno dei Dodici, sia identica. Alcuni scrivono o fanno scrivere a questo riguardo alcune rapide pagine, semplici canovacci dei loro discorsi o riassunti delle loro conversazioni; e scrivono queste cose mirabili cosi come parlano, con una serenità imperturbabile, senz'arte, senza nessuna preoccupazione, usando le parole come vengono; e gettano queste parole nel mondo, le abbandonano alla storia, a tutte le obiezioni del presente e dell'avvenire; qualunque sia la penna o la bocca da cui cadono, bisogna che tali parole si accordino insieme, che lascino all'avvenire una dottrina coerente, senz'incrinature, dove non possa mai scoppiare la contraddizione.

Ed ecco altre difficoltà. Per custodire e trasmettere la dottrina, gli apostoli avranno la successione della gerarchia ecclesiastica, i vescovi, specialmente riuniti in concilio ecumenico, soprattutto il papa. Il che vuoi dire, umanamente parlando, uomini venuti dai quattro punti cardinali, senza che nulla ne garantisca il valore, la scienza o santità personale; nulla può, sempre parlando umanamente, assicurare la fedeltà alla dottrina e al pensiero di Cristo. La successione di questi uomini dovrà essere ininterrotta: mentre tutto ciò che è umano crolla e muore, il papato non deve morire. Il favoloso Atlante era un Titano che reggeva il mondo. Ma qui si tratta di uomini, cioè di esseri caduchi e fragili; ecco su che cosa riposa la Chiesa con la sua dottrina indefettibile!

§ 2. - Difficoltà divinamente risolte.

Tutte le difficoltà accumulate contro la dottrina della Chiesa sono state risolte divinamente. Coesione, stabilità e insieme progresso, pienezza (potremmo aggiungere: fecondità inesauribile), ecco alcuni fra i lineamenti visibili di questa dottrina, nonostante le impossibilità umane.

a) La coesione. - La dottrina della Chiesa è complessa, piena di contrasti che d'ogni parte ne minacciano l'equilibrio, piena di misteri, davanti ai quali la ragione s'impenna subito; piena di doveri, che fanno urlare di collera gli istinti. È gettata da un pugno d'ignoranti, con espressioni immature, senza un piano fisso, secondo il gioco delle circostanze, in un mondo indisposto per accoglierla, " scandalo ai Giudei, diceva S. Paolo (1 Cr., 1, 23), e follia per i pagani ", che non volevano ricevere nulla dai Giudei e che specialmente non volevano ricevere una dottrina, la quale anzitutto a predica Gesù crocifisso ". Umanamente è fatale che queste frasi, che. come la semente della parabola cadono sulla strada, siano calpestate dai passanti e muoiano senza dar frutto. Oppure, se per un miracolo inesplicabile sopravvivono, è fatale che la dottrina che esprimono si allarghi in un caos di contraddizioni interne, e urti da ogni parte nelle ripetute smentite della ragione illuminata, dei fatti imprevisti della storia e delle conclusioni non meno impreviste di tante scienze un tempo ignorate.

In tutte le altre confessioni cristiane scoppiano le contraddizioni e le smentite di questo genere; al contrario mancano nella dottrina della Chiesa, della quale abbiamo ammirato l'accordo con se stessa e l'armonia con le scienze profane. Quanto più si approfondiscono e progrediscono le scienze profane, tanto meglio questa dottrina viene compresa e risponde ai bisogni del genere umano. J. Rivière (A la trace de Dieu, p. 13) giudicava che la miglior apologià della fede cristiana consiste " nel descriverla minutamente ", nel mettere in luce a la sua meravigliosa coesione con forza tale che l'incredulo sia preso da vertigine e non abbia più altro da fare che precipitarvisi ". P. Claudel, nella prefazione al libro postumo di J. Rivière, così riprendeva il pensiero : " Insomma, la religione cattolica dev'essere provata con una dimostrazione cattolica, cioè totale, e mediante la stessa totalità. È vera perché è cattolica cioè completa, perché è la chiave e il coronamento di tutto ".

Una dottrina simile evidentemente non può essere l'opera dei dodici poveri uomini che l'hanno predicata. Per spiegare quello che Bninetière (Revue des Deux MondeSf 1 novembre 1898, p. 176) chiamava " la massa, la densità di questa dottrina ", non c'è che la parola di Cristo, che affida agli apostoli la missione di diffonderla (Gv. 7, 16): " La mia dottrina non è mia, ma è quella del Padre che mi ha mandato ".

b) La stabilità unita al progresso. - Questa dottrina tanto complessa deve restare identica a se stessa attraverso i costanti progressi che sono la legge d'ogni vita.

Per mantenerla tale, vi saranno i vescovi e, sopra tutti, i papi; vescovi e papi diversissimi in virtù, carattere, età, nazionalità, e dovranno esserci fino alla fine dei secoli; papi, e vescovi uniti ai papi, che non devono mai ingannarsi, mentre gli uomini s'ingannano cosi spesso; papi che siano d'accordo tra loro nei secoli, mentre un uomo è così raramente d'accordo con se stesso, nel corso della sua vita. Bisogna che essi abbiano ragione in anticipo contro idee che non esistono ancora, contro obiezioni nascoste nel mistero dell'avvenire.

Questa dottrina non resta chiusa in un ambiente ristretto, in un gruppo chiuso a ogni azione esteriore. Non è stata posta sotto la custodia dell'ignoranza, né al riparo contro la discussione, né imbalsamata immobile nel morto passato; ma è stata mescolata a tutti i movimenti del mondo, è stata il grande fermento della storia, è stata esposta, in mezzo ai popoli più colti della terra, a tutti i flutti d'idee, a tutte le collere delle passioni, a tutti gli assalti della forza brutale.

Nessuna dottrina puramente umana potrebbe resistere a simili scosse dal di dentro e dal di fuori. Invece la Chiesa ha resistitol Non uno dei suoi dommi s'è mosso, non un iota è scomparso. Invece di frustarsi, il suo corpo di dottrine s'è arricchito e riuscì a vivere nonostante tante cause di morte; immutabile senza mummificarsi, in costante progresso senz'alterazione di sorta. È l'avveramento d'una parola, che può essere solo d'un Dio, detta agli apostoli (Mt., 28, 18-20): "A me fu dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque, e ammaestrate tutte le genti... Ed ecco, io son con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo ".

c) La pienezza. - Che dire della pienezza della dottrina di Cristo? La veduta di S. Tommaso e di S. Bonaventura, su Dio e le cose divine, ne sa più di tutti gli antichi filosofi e può amare Dio quanto e più dei maestri in teologia. Ed ecco un Pasteur, che, a questa domanda d'un suo allievo: " Voi che avete tanto riflettuto, come potete credere?", risponde semplicemente: "Appunto perché ho riflettuto e studiato molto, ho conservato la fede di un uomo bretone; se avessi studiato e riflettuto di più, sarei arrivato alla fede d'una donna bretone ". (Cfr. Van Tricht, Revue des questions scientifiques, t. XXXIX, p. 385). La dottrina della Chiesa soddisfaceva un Pasteur e la buona vecchierella: ai Pasteur come alle buone vecchiette di tutti i luoghi e di tutti i tempi fa conoscere tutto quello che importa ed è essenziale sapersi.

A questa meraviglia s'aggiunge l'identica facilità d'un Pasteur e d'una vecchierella, la sicurezza con cui l'uno e l'altra entrano in possesso delle verità indispensabili. A. von Ruville (Retour à la sainte Eglise, pp. 5-45) fa a tal riguardo rilievi di grande portata. Egli espone come, educato nel protestantesimo, passato attraverso il dubbio, il materialismo, il panteismo, il modernismo, grazie ai libri fini col ritrovare le verità fondamentali del cristianesimo, pur comprendendo che il suo acquisto era insufficiente, che gli mancava " ancora molto, sì, molto ". Le scoperte delle fatiche intellettuali erano un sostegno alla sua fede riconquistata, " Per me, uomo di studio, questo lavoro di riflessione, egli dice, avrebbe forse potuto bastare, benché in realtà non bastasse. Ma era ammissibile fondare su un lavoro di riflessione ", su lunghi studi, " la fede della massa incolta, molto più ancora, quella dei popoli tuttora immersi nella barbarie primitiva, che solo col tempo, e forse mai, potranno compiere questo lavoro necessario? ". Altra difficoltà, " Se le anime popolari arrivassero realmente a una sufficiente intelligenza, sarebbero armate contro l'influsso dei dottori eterodossi, dei teologi liberi pensatori, che con nuovi dubbi cercassero di turbare la fede di queste anime? Infatti tali influssi non potevano essere tenuti lontano in eterno. Era troppo domandare a gente poco istruita che seguisse la stessa via che io avevo percorso con pena, che conservasse o riacquistasse con i propri lumi i beni della fede. L'eloquenza persuasiva dei pastori non offre nessun aiuto apprezzabile per questo, perché contro di essa c'è pure l'eloquenza persuasiva dei pastori liberali, anch'essa efficace ". Di fronte alla confusione dottrinale che regnava nella chiesa protestante, A. von Ruville comprese che " le dottrine fondamentali del cristianesimo dovevano riposare sopra un punto d'appoggio che fosse al sicuro da tutti gl'influssi del libero pensiero ", che " questo punto d'appoggio, se pure c'è, non poteva essere che il papato "; che supporre che il Cristo non avesse munito la Chiesa di questo punto d'appoggio indispensabile, significava negargli una saggezza elementare. Egli finalmente cedette " alla potenza esercitata dalla Chiesa sugli uomini di tutte le classi, d'ogni condizione, di qualsiasi cultura intellettuale... Il difetto di riflessione, egli dice, che io avevo trovato nella chiesa protestante, qui non c'era... Qui anche il più semplice poteva arrivare a tutti quei beni che vengono un'eccellenza più che umana.

Securus judicat orbis terrarum. - È nota la ripercussione che ebbero queste parole di Sant'Agostino sulla conversione di Newman, il quale dice (Apologià, trad. it. cit., p. 158) che " erano come il tolle et lege del fanciullo che convertl lo stesso Sant'Agostino"; da esse fu "letteralmente polverizzata" la teoria della via media, con la quale aveva creduto poter sfuggire alla Chiesa romana. L'orbis terrarum, la massa degli uomini d'ogni condizione, luogo e tempo, dev'essere sicura di possedere la dottrina della salvezza. Per questo occorre (cosa umanamente irrealizzabile) un'autorità infallibile, un'autorità vivente: un'autorità infallibile, perché lo Spirito Santo l'assiste; un'autorità vivente, che per quest'assistenza, dia sempre, conforme alle difficoltà che nascono, ai problemi che sorgono, una risposta infallibile alle questioni che le vengono poste dai fedeli di tutte le condizioni, di tutti i tempi e di tutti i luoghi. Il che è avvenuto durante tutti i secoli. E oggi, dice l'abate de Tourville (Lumière et vie, p. 278), " la Chiesa, nel suo tenore puro, liberata dagli adattamenti fatti per i tempi anteriori, concorda col bisogno presente e con le disposizioni presenti più facilmente, più semplicemente che con quanto ha preceduto ". E questo garantisce l'avvenire. Cosi si compie la promessa di Gesù Cristo a San Pietro e, in lui, a tutti i suoi successori : " Io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno; tu conferma i tuoi fratelli. Tu sei Pietro, e sopra questa pietra io fonderò la mia Chiesa, e le porte dell'inferno non prevarranno contro di essa. Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle " (Le, 22, 32; Mt., 16, 18; Gv., 21, 16-17).

CONCLUSIONE

Un triplice miracolo morale. - Coesione, stabilità unita a progresso, pienezza, sono altrettanti caratteri della dottrina della Chiesa, cui imprimono dalla convinzione di possedere con sicurezza la verità ".

A meno che si ammetta un effetto senza causa, la sola spiegazione di quest'eccellenza più che umana della dottrina della Chiesa è un intervento di Dio. Dunque questa dottrina, che si dice rivelata, e proprio rivelata: viene proprio da Dio. Dunque la Chiesa è divina. La prova è ottima.

Ciascun carattere della Chiesa, da noi studiato, offre un argomento distinto e ciascuno di questi tre argomenti è valido. Essi si rafforzano a vicenda < e ne guadagnano quando vengono posti nell'apologetica integrale, che ab- 1 braccia le note interne ed esterne della Chiesa, i miracoli fisici e il grande miracolo morale, che è il grande fatto della Chiesa e della sua esistenza, della sua dottrina, della sua opera, della sua vita.

Questo o quell'aspetto dell'apologetica integrale colpisce maggiormente questo e quello spirito, secondo le varie mentalità. La vita della dottrina della Chiesa, della sua coesione, della sua fissità unita al progresso, della sua pienezza, è uno degli aspetti che colpiscono maggiormente i nostri contemporanei.

Un triplice argomento per l'apologetica contemporanea. - Alcuni uomini dalla mentalità filosofica sono preoccupati di quanto c'è di difficile nelle questioni che vengono loro poste, di contraddittorio e di caduco nelle teorie successive immaginate per risolverli; constatano che dopo tanti secoli, dopo tante faticose ricerche, k il mistero indietreggia senza cessare di essere mistero ", che quanto sembrava più sicuro è rimesso in questione, che, per esempio, non si sa proprio che pensare della gravitazione universale, dell'etere, e nemmeno dello spazio e del tempo. La serie dei sistemi costruiti dai filosofi appare loro come un complesso di incoerenze, fragilità, balbettii. Quando scoprono la dottrina della Chiesa, la sua impeccabile coesione intrinseca, la sua armonia con le conquiste graduali delle scienze sperimentali, l'arricchimento da essa portato alla ragione pur superandola, i lumi proiettati senza uscire dal proprio dominio su tutto il dominio dell'azione e dell'idea, costoro entrano in un mondo completamente nuovo. Ed eccoli in cammino verso la fede cristiana.

Due cose hanno contribuito a mettere in rilievo il secondo argomento: il successo dell'ipotesi dell'evoluzione, e il successo dei libri di storia. La scienza storica è fra quelle che hanno maggiormente perfezionato i loro metodi, ed ha maggiormente incontrato i gusti. L'ipotesi dell'evoluzione, per quanto possa ancor essere perfettibile, a molti nostri contemporanei è parsa bella e feconda. Disposizioni eccellenti per affrontare il domma cattolico! Perciò impressionante è lo spettacolo d'una dottrina che proclamandosi la verità, afferma che resterà di fatto costantemente identica con se stessa, e che, d'altra parte, trasmessa a un'umanità in cammino, in perpetua evoluzione, s'adatta ai bisogni intellettuali di tutti i tempi, conformemente alle esigenze del progresso vitale. Nulla di simile nella storia delle dottrine umane, che cambiano e crollano come castelli di carta, al soffio dei giorni che passano, degli uomini che si seguono, delle loro passioni, delle loro idee, delle loro scoperte. Questo contrasto può avviare alla fede coloro che hanno il senso della storia.

Infine due direzioni convergenti del pensiero contemporaneo invitano a fermarsi sul terzo argomento. La psicologia s'applica allo studio delle aspirazioni profonde e incoercibili dell'anima; ora la dottrina della Chiesa (ed essa sola) soddisfa queste aspirazioni, perché essa sola comunica all'uomo le conoscenze essenziali, essa sola risolve il problema del nostro destino. D'altra parte, se ai nostri giorni ci sono parole veramente fortunate, sono quelle di solidarietà, d'umanità, d'internazionalismo, ecc Parole magiche, con senso troppo spesso snaturato, ma che, ben comprese, hanno un senso cosi cristiano! La Chiesa da la dottrina di verità a tutti; per lei non ci sono né ricchi né poveri, né sapienti né ignoranti, né giudei né gentili, né romani né barbari, non vi sono stranieri; tutti egualmente sono i figli del Padre che è nei cieli, fratelli di Cristo che è il Salvatore di tutti, membri dello stesso corpo mistico, fatti per la stessa felicità indefettibile, cui arrivano amando colui che è per tutti il Buon Dio e amandosi tra loro. Qui sono la vera solidarietà, la vera fraternità umana, il vero internazionalismo. Sembra crescere sempre più il numero di quelli che intravedono o percepiscono questo fatto. Dei tre argomenti esposti, attualmente il terzo ha certamente maggior peso.

Un argomento che rispetta la libertà della nostra fede. - È necessario ricordare che " le scienze superiori della morale e della religione non si presentano all'intelligenza con intimazioni e prove ovvie, come quelle che servono di punto di partenza alla scienza fisica?... Ombre e linee leggere, indubbiamente certe ma delicate e fragili, quasi evanescenti, che lo spirito vede a intervalli, che appaiono nella calma, che si cancellano nell'agitazione, a II riflesso del cielo e delle montagne nel lago prova che il cielo e le montagne lo circondano; ma il crepuscolo, la nebbia, la tempesta spazzano via la splendida immagine che scompare senza lasciare traccia ". Così si esprime Newman (Idea of University, citato da S. Devas, L'Église et le progrès du monde, trad. frane, pag. 302).

Gli argomenti in favore del cattolicesimo desunti dalla dottrina che esso insegna sono probanti, ma non irresistibili, " altrimenti, dice ancora Newman (Grommar of assent, trad. it., ed. Guanda 1943, p. 315), come succederebbe che di fatto gli uomini vi resistono? C'è una grande differenza tra ciò che (la verità della rivelazione) è in se stessa e ciò che essa è relativamente a noi. La luce è una qualità della materia, così come la verità è una qualità del cristianesimo; ma il cieco non può vedere la luce, e ci sono uomini che non arrivano a conoscere la verità per colpa non della verità, ma di loro stessi ". Gli argomenti che conducono a conseguenze morali, richiedono disposizioni morali per essere apprezzati nel loro giusto valore. Questo valore " appare nella calma e si cancella nell'agitazione ". Quando l'anima è retta e il cuore puro, quando si prega con perseveranza, quando " si fa la verità nella carità ", nella dottrina della Chiesa si trova la chiarezza sempre viva che rischiara le ombre della vita mortale, in attesa della luce piena del giorno " senza foschia e senza crepuscolo ".

F. V.

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La stabilità e il progresso : L. de Grandmaison, Le dogme chrétien, 3 ed.. Beauchesne,
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Saggio sullo sviluppo della dottrina cristiana, trad. it. in preparazione presso l'Editrice Fioren
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Gregoriana, Roma 1953. Il volume raccoglie le relazioni lette nella Seconda Settimana
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sterton, L'ortodossia 5 ed. Morcell. Brescia 1947. F. De Hovre, Le catholicisme, Dewit,
Bruxelles 1930, particolarmente le pp. 27-76 ricche di importanti citazioni di autori. Le
bellezze del cristianesimo cattolico e le sue intime armonie con le aspirazioni e i bisogni
del cuore umano sono esposte particolarmente in Bougaud, Il cristianesimo e ì tempi presenti, 5 voli., Marietti, Torino 1926-1928. A. Weiss, Apologià del cristianesimo, 5 voli., Monaumi, Trento e Tip. Emiliana, Venezia 1896-1908, dimostra che solo nel cattolicesimo
l'uomo può avere il suo completo perfezionamento. R. Spiazzi, Il cristianesimo perfezioni
dell'uomo, 2 ed., Ed. Paoline, Alba 1953. Falcon, Manuale di Apologetica, Ed. Paoline, Alba
'95'j PP- 453-463 e particolarmente pp. 483-502, ove l'argomento della coesione e del va
lore umano del cristianesimo viene sviluppato assumendo il dogma dell'Incarnazione come
centro di prospettiva.