tratto
dall'Enciclopedia di Apologetica
- quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE
Nos raisons de croire - Réponses aux
objection
INTRODUZIONE
La
Vera dottrina della Chiesa. - "
Si devono credere con fede divina e cattolica
tutte quelle verità che son contenute
nella parola di Dio, scritta o trasmessa per
tradizione, e che la Chiesa, con giudizio
solenne o col magistero ordinario e universale,
propone a credere come divinamente rivelate
" (Denzinger, 1792). Da queste parole
del Concilio Vaticano emerge la vera e propria
nozione di dottrina della Chiesa.
Oltre
gl'insegnamenti che la Chiesa ci presenta
col suo magistero infallibile, straordinario
oppure ordinario, ve ne sono altri che non
ci sono però proposti come dommi di
fede. In questo caso i fedeli devono prestare
un assenso inferiore, non già assoluto
non essendovi impegnata l'infallibilità
della Chiesa, ma prudenziale e condizionato,
poiché nelle questioni di fede, in
attesa che la Chiesa si pronunci in modo definitivo,
qualora si induca a farlo, c'è la presunzione
in favore di quello che già appare
come il pensiero della maestra di verità.
Abbiamo
infine le opinioni dei teologi in materia
libera, che godono di probabilità più
o meno grande, secondo il numero e il credito
dei teologi e secondo il valore dei loro argomenti.
Ma questo è il sentire dei teologi,
non la dottrina della Chiesa.
Non
è possibile che la dottrina della Chiesa
sia in contraddizione con le certezze della
ragione, che viene da Dio come la fede. Infatti
il Concilio Vaticano (Denzinger, 1797) dice
che "Dio non può negare se stesso,
né il vero può contraddire il
vero. La vera apparenza di questa contraddizione,
sorge soprattuito o perché i dommi
della fede non sono compresi ed esposti conforme
al pensiero della Chiesa, o perché
si prendono opinioni inconsistenti come massime
della ragione ".
Pregiudìzi
del di fuori. - Gli scrittori estranei
od ostili alla Chiesa occupandosi della sua
dottrina hanno talvolta dimostrato una povertà
d'informazione e un'ignoranza elementare sconcertanti.
Dicono,
ad esempio, che il domma della Trinità
significa 3=1. Gratry aveva protestato contro
simile interpretazione e ricordato che il
domma va enunciato cosi: "Vi sono tre
persone divine nell'unità di natura
divina", e che quindi l'unità
e la trinità di Dio non sono affermate
nello stesso senso e sotto lo stesso rapporto.
Gli fu risposto che questo non è il
domma, e che egli ignorava il suo catechismo,
e che era ben strano che un prete dell'Oratorio
parlasse
così, te Ricordò anche, scrive
Gratry, che in una conversazione un uomo di
spirito e di buona fede, mi sosteneva in modo
assoluto che, secondo la dottrina cattolica,
il corpo è il male. Risposi che ciò
è un'eresia, un'assurdità; ricordai
l'eresia manichea, a tutti nota e condannata
dalla Chiesa proprio perché aveva sostenuto
che il corpo è il male. Ebbene, non
son riuscito a convincere il mio interlocutore
" {Filosofia del Credo, Ed. Cantagalli,
Siena 1936, pag. 78).
Quante
enormità si son dette sul peccato originale
e sulle sue conseguenze! Secondo J. J. Rousseau
(Lettre à M. de Beaumont, in Oeuvres,
1820, t. X, p. 20) la Chiesa insegna che a
Dio crea tante anime innocenti e pure, proprio
per unirle a corpi colpevoli e condannarle
tutte quante all'inferno, senz'ateo delitto
che quest'unione, che è opera sua ";
secondo Michelet (Bible de l'humantté,
1864, p. 479) " il bambino, l'innocente
(è) creato espressamente per l'inferno
"; secondo Leconte de Lisle i bambini
non battezzati, nell'inferno, vengono torturati
" in modo spaventoso, perché sono
morti prima del sacramento ".
P.
Janet (Revue des Deux Mondes, 15 maggio 1869,
p. 362) obietta che la dottrina della caduta
non spiega il dolore e la morte degli animali,
ignorando che secondo il dogma il dolore e
la morte sono l'effetto del peccato originale
non per gli animali, ma solo per l'uomo, naturalmente
passibile e perituro, che con un privilegio
preternaturale era stato esentato dalla sofferenza
e dalla morte. Quante volte si disse che la
Chiesa insegna il peccato originale essere
stato la rovina della naturai J. Payot, per
esempio (Revue Philosophique, dicembre 1899,
p. 601) pretende che a noi abbiamo ereditato
il nostro sistema educativo in gran parte
dalla tesi cattolica che la natura umana è
fondamentalmente cattiva e corrotta ";
ma questa anziché della Chiesa cattolica,
è la tesi di Calvino e di Giansenio,
che la Chiesa ha condannato.
Le
stesse inesattezze sulla formazione del mondo.
G. Séailles (Les affirmations de la
conscience moderne, 1903, p. 6) proclama che
a i dommi rispondono a una scienza e a una
filosofia ormai soppiantate da una coscienza
e una filosofia nuova "; e per dimostrarlo
suppone che la fede della Chiesa sia legata
al sistema astronomico di Tolomeo. Tale errore
fu recentemente rinnovato dal filosofo L.
Brunschvicg, ma, in una discussione alla Società
Francese di Filosofia, Stefano Gilson ed E.
Le Roy hanno rilevato la forma caricaturale
sotto cui egli vede il cristianesimo (cfr.
Bulletin de la Sodétè Frangaise
de philosophie, 1928, p. 50-51, 56-59, 73).
Un
libro, che è un affastellamento di
dommi falsamente attribuiti alla Chiesa (I
conflitti della scienza e della religione
dell'americano J. W. Draper; trad. frane.
12 ed. 1908) contiene tra il resto, (ed. frane,
p. 261) questa inverosimile affermazione,
che cioè il papa " non può
reclamare l'infallibilità in materia
religiosa senza contemporaneamente reclamarla
in materia scientifica. L'infallibilità
comprende tutto e implica l'onniscienza ".
Altri,
come molti protestanti, confondono l'infallibilità
con l'impeccabilità. T. de la Rive,
(De Genove a Rome, 1895) ha dato alcuni esempi
per mostrare come l'ambiente protestante,
da cui è venuto al cattolicesimo, conosce
male le dottrine cattoliche. Vi son protestanti
i quali credono ancora che noi adoriamo la
Vergine e i Santi; alle volte pensano che
noi intendiamo la presenza reale nel senso
più materiale della parola, in modo
che in ogni ostia consecrata c'è un
frammento, d'eguali dimensioni, del corpo
di Cristo; immaginano che, secondo noi, la
parola del sacerdote agisca per se stessa,
senza bisogno delle disposizioni interiori,
del pentimento del penitente; che sia possibile
lucrare un'indulgenza in previsione d'un peccato
che vogliamo commettere, ecc.
Rincalzi
del didentro. - Vi sono pure cattolici
sinceri che han preso cantonate. Non bisogna
confondere la teologia col domma. Nella teologia,
come nella scienza, vi sono le ipotesi e le
verità incontestabili; accanto ai dommi
definitivi vi sono le opinioni discutibili.
Teologi e apologisti laici, più provvisti
di buona volontà che di scienza, vollero
imporre le loro idee personali in nome della
fede e parlare in nome del domma quando il
domma non diceva nulla.
Non
insistiamo sull'ingenuità d'un Vittorio
de Bonald (Molise et les gèologies
modernes, 1835) per il quale la geologia è
trascurabile, avendo già la Genesi
raccontato le origini del mondo, e quindi
non potendo gli studiosi aggiungere nulla
al racconto di Mosè. È deplorevole
si sia dimenticato che Sant'Agostino e San
Tommaso avevano detto (e Leone XIII lo confermò
nell'Enciclica Providentissimus) ". che
la Scrittura in materia strettamente scientifica,
non si esprime con linguaggio scientifico,
ma sicut communis sermo per ea ferebat tempora
" (Denzinger, 1847). Per conciliare la
Genesi con ipotesi successive furono accatastati
concordismi caduchi e disastrosi d'ogni genere.
A.
de Lapparent (Science et apologétique,
1905, p. 271-287), trattando i doveri dell'apologista
cristiano, segnala deficienze incredibili,
ma reali. Qualcuno scrisse : " II calcolo
infinitesimale è tutto quanto fondato
sopra un errore, e peggio ancora sopra un
errore contrario alla rivelazione ".
Un apologista negli strati di carbon fossile
volle vedere una prova decisiva del diluvio,
" Invano gli si fece osservare che, senza
dubbio, l'età del carbon fossile risale
ad un'epoca considerevolmente anteriore all'esistenza
dell'uomo... Non solo non volle abbandonare
il suo sistema, ma sollecitò rumorosamente
l'anatema contro qualsiasi dottrina che non
vi si ispirava in modo esclusivo ".
La
condanna di Galileo da parte dell'Indice e
del Sant'Ufficio (non però dell'infallibile
magistero della Chiesa) è un fatto
unico e deplorevole, anche se le sue circostanze
aiutano a spiegarlo; tuttavia ebbe almeno
il vantaggio di rendere chiarissima la necessità
che la teologia non usurpi il campo della
scienza.
Divisione
del soggetto. - Tre note principali
segnano la dottrina della Chiesa: la coesione,
la stabilità unita al progresso, la
pienezza. C'è una quarta nota essenziale:
la fecondità; ma se ne parlerà
nei trattati dedicati alla morale, all'azione
e alla santità della Chiesa.
La
Chiesa ha la coesione. Lungi dall'essere
in contraddizione con se stessa e con le conoscenze
umane, la sua dottrina forma una sintesi in
cui tutto si sostiene e si lega, dove s'accorda
con le conoscenze certe, scientifiche o di
altro genere, possedute dal genere umano.
Essa
ha insieme la stabilità e il progresso,
come vuole la legge della vita, che richiede
la persistenza dell'essere costantemente identico
a se stesso e la esplicazione, a mano a mano
che il vivente sviluppa la sua attività
sempre feconda, delle virtualità che
contiene in se stesso.
Essa
ha la pienezza e fa conoscere tutto il necessario
a sapersi da tutti gli uomini di tutte le
condizioni, paesi e tempi.
Quando
avremo studiato questo triplice carattere
della dottrina della Chiesa, ci chiederemo
se siffatta eccellenza dottrinale sia semplicemente
umana o più che umana e spiegabile
solo con un intervento di Dio.
CAPITOLO
I. - LA COESIONE DELLA DOTTRINA DELLA CHIESA
§
1. - Le armonie del domma.
a)
Coesione interna delle dottrine.
- La contraddizione non affiora in nessuna
parte della dottrina della Chiesa. L'abate
de Tourville (Lumière et vie, 1924,
p. 22) nota giustamente che se tra gl'insegnamenti
cosi numerosi, straordinari e talvolta complicati,
ci fosse una contraddizione reale, indubbiamente
" sarebbe ben conosciuta, e ripetuta
ovunque; ma cosi non è ".
Le
dottrine della Chiesa non solo sfuggono alla
contraddizione, ma si sostengono e s'accordano
tra loro. La sintesi che le raggnippa e in
cui si rafforzano a vicenda può essere
ordinata in molti modi. La più semplice
e forse la migliore è quella tracciata
nel simbolo degli apostoli secondo cui l'idea
centrale della dottrina cattolica è
che Dio vuole la salvezza degli uomini mediante
Cristo : donde le divisioni seguenti.
Dio
considerato in se stesso, nell'unità
della natura e nella trinità delle
persone;
Dio
creatore del mondo, degli uomini, degli angeli
(quest'ultimi vengono considerati meno per
se stessi che per il loro compito nell'economia
della nostra salvezza).
Dio
che eleva l'uomo allo stato soprannaturale,
cioè alla partecipazione della sua
vita divina, quaggiù mediante la grazia,
nell'eternità mediante la gloria.
Dìo
che ricrea in qualche modo ciò che
il peccato aveva distrutto, restaurando l'uomo
nella vita soprannaturale mediante il Verbo
incarnato e redentore, Figlio di Dio e Figlio
di Maria.
Dio
santificatore: Cristo, Verbo incarnato e Redentore,
si continua, si comunica attraverso la Chiesa,
suo corpo mistico, di cui Egli è il
capo, e compie mediante essa l'opera della
nostra salute, restituendoci la grazia, data
soprattutto attraverso i sacramenti, purché
la libertà dell'uomo cooperi con la
grazia.
Dio
rimuneratore: la salute eterna conseguita
o perduta secondo il nostro sì o il
nostro no definitivi alla grazia di Dio.
b)
Cristo centro della sintesi dottrinale.
- Tutto si riassume nel detto di San Paolo
(I Tim., 2, 5) : Unus Deus, unus est mediator
Dei et hominum, homo Christus Jesus. Tutto
qui: Dio, l'uomo, l'uomo-Dio. Tra Dio e gli
uomini c'è un mediatore, ed è
l'Uomo che non è soltanto uomo, ma
è anche Cristo, cioè il Verbo
incarnato il quale, essendo l'Uomo-Dio, o
Cristo, è Gesù, cioè
Salvatore. L'Uomo-Dio, vero Dio e vero uomo,
il quale essendo a un tempo vicino a Dio e
all'uomo è capace di riconciliare l'uomo
e Dio; inclina Dio verso l'uomo, senza che
Dio sia minorato, per quanto discenda in basso;
rialza l'uomo verso Dio, senza che l'uomo
sia sopraffatto, per quanto salga in alto.
L'Uomo-Dio,
che è il tutto di Dio e dell'uomo,
colui in cui sussistono tutte le cose, in
quo omnia Constant (Col., 1, 17).
Già
al primo colpo d'occhio si scorge che tutte
le dottrine della Chiesa fanno corpo con questa
dottrina centrale, ma lo si vede tanto meglio
quanto più si va a fondo. Sarebbe interessante
constatare come tanti spiriti acuti furono
colpiti da quest'accordo delle dottrine della
Chiesa tra loro e dal loro legame con la dottrina
cristologica, ma ci limitiamo ad alcune indicazioni
significative.
Newraan,
nel suo celebre Saggio sullo sviluppo della
dottrina cristiana (trad. frane. Gondon, 1848,
p. 161), scrive a questo riguardo: a L'incarnazione
è l'antecedente della dottrina della
mediazione, e insieme l'archetipo del principio
sacramentale e del merito dei santi ".
E dopo aver enumerato alcuni dogmi che ne
derivano, condude: " Questi sviluppi
separati non sono indipendenti tra loro, ma
sono legati da rapporti intimi e crescenti
insieme ".
T.
de la Rive (De Genève à Rome,
trad. frane, cit., pp. 190-197) descrisse
il suo stupore estatico nel comprendere a
che tutte le devozioni e tutti i dommi essenzialmente
cattolici sono concatenati e si spiegano a
vicenda... La presenza reale, la confessione,
le indulgenze, la concezione immacolata di
Maria, il suo culto e quello dei santi, dei
morti, del Sacro Cuore sono soltanto le affermazioni
variate della divinità di Gesù
Cristo o modi diversi di rendere omaggio a
questa divinità. Poiché non
bisogna ingannarsi: è sempre Gesù
Cristo, la sua potenza, il suo amore, la sua
persona, che ci viene indicato da ognuno di
questi dommi, e a Lui si riduce ciascuna di
queste devozioni ". La scoperta gli causò
una dolcezza prodigiosa. " Quando divenni
cattolico, provai un sentimento analogo a
quello che si deve provare quando, dopo die
si è letta spesso la vita di qualcuno,
se ne fa la conoscenza personale e ci si trova
in rapporti diretti con lui. Nel Gesù
Cristo della Chiesa ho riconosriuto il Gesù
Cristo del Vangelo; ma capii che se il Vangelo
è il racconto della sua vita, la Chiesa
è la sua stessa vita; e mi accorsi
che ero passato da una relazione già
affettuosa e salutare a un grado superiore
di relazione, tutta intima e più attiva
".
Le
stesse impressioni ha una delle grandi anime
dei nostri tempi, Maddalena Semer. F. Klein
(Une expénence religieuse. Madeleine
Sémer convertie et mystique, 1923,
p. 256) cita queste sue righe: "Che cosa
c'è di più vero e di più
bello del domma? Per me la religione cristiana
è l'unione dell'anima a Dio mediante
Gesù Cristo, e nient'altro, perché
qui c'è tutto. Da questa sommità
io discenderò incontro a tutto; del
resto è il mio modo, o piuttosto (perché
non sapevo quello che facevo) la maniera di
Dio su di me. Ho voluto il bene per la sua
grazia; ho trovato Dio. Ho scelto il Cristo
come maestro e un giorno nella mia preghiera
lo ricevetti come Verbo incarnato, sposo delle
anime, vivente in loro. Con la sua vita ho
conosciuto la Santissima Trinità, la
bellezza della Chiesa, la Vergine Immacolata,
e tutti i santi. Senza che ci avessi pensato,
un bel giorno mi sentii figlia e protetta
di San Giuseppe. Ed ecco, tutte le rivelazioni
si succedono in me nell'ordine che ebbero
nel mondo e nella Chiesa! ".
c)
L'eresia, rottura dell'equilibrio dottrinale.
- Quella delle eresie è la storia dei
tentativi fatti per distruggere la coesione
della dottrina cattolica. Pascal (Pensées,
ed. V. Giraud, 1913, pp. 385-386; trad. it.
La Scuola, Brescia 1948, p. 187-188) dice
che " c'è un gran numero di verità
e di fede e di morale che sembrano ripugnare
tra loro e invece sussistono in un ordine
ammirabile.
La
fonte dell'eresia è sempre l'esclusione
di qualcuna di tali verità... Gli eretici
non potendo capire come due verità
opposte si concilino e credendo che l'ammissione
di una implichi l'esclusione dell'altra, si
aggrappano ad una ed escludono l'altra, e
pensano che noi facciamo il contrario. Ora
l'esclusione è la causa della loro
eresia, e la nostra ignoranza è l'altra
causa, che da origine alle loro obiezioni
".
Pascal
cita come esempio proprio il mistero del Cristo
che possiede la natura divina e la natura
umana nell'unità della persona divina.
Egli dice che " gli ariani non potendo
accordare queste cose che credono incompatibili,
dicono che egli è uomo, e in questo
sono cattolici; ma negano che egli sia Dio,
e in questo sono eretici. Essi pretendono
che noi neghiamo la sua umanità: in
questo sono ignoranti ". Negando la divinità
di Cristo rendono incoerente il domma. Se
Cristo non è Dio, non potè essere
vero mediatore tra Dio e gli uomini, sollevare
gli uomini fino a Dio e dare per gli uomini
una riparazione degna di Dio.
Però
non fu solamente rigettata la divinità
di Gesù Cristo, a La Chiesa, dice ancora
Pascal, dovette faticare per mostrare contro
i negatori che Gesù Cristo era uomo,
come aveva faticato a far vedere che egli
era Dio ".
La
negazione dell'umanità di Cristo assunse
le forme più varie. Snidato e condannato
in un punto, l'errore si portava in un altro:
i doceti dicevano che Cristo ebbe soltanto
un corpo apparente o fantastico; alcuni gnostici
dissero che ebbe un corpo reale ma astrale,
celeste, non umano; gli aftartodoceti sostennero
che Cristo certo ebbe un vero corpo umano,
ma impassibile; l'apollinarismo insegnava
che prese un corpo passibile e un'anima sensibile,
ma non ragionevole; i monofisiti dicevano
che egli prese tutta la natura umana corpo
e anima, ma unita alla divinità in
modo da formare con essa una sola natura e
da esserne assorbita e come annegata; il monotelismo
asseriva che il Verbo prese la natura umana
distinta dalla natura divina, ma non la volontà
e le operazioni umane. Sono tutti modi di
dire che Cristo non era vero uomo, che la
sua vita umana, apparentemente simile alla
nostra, fu soltanto un'illusione, un continuo
inganno, che egli non ci ha salvati con un
vero sacrifido di sé, ma con uno simulato
e che quindi non si può credere all'amore
che lo immolò: amar sacerdos immolat.
Se egli era Dio senz'essere vero uomo, non
potè essere strettamente mediatore
tra gli uomini e Dio, ossia intervenire direttamente
presso Dio a nome degli uomini: così
il domma fondamentale della Chiesa, quello
del corpo mistico di Cristo, perde ogni senso.
A
sua volta il nestorianesimo abolisce Cristo
mediatore, immaginando che Egli risulti d'un
uomo e d'un Dio, che conservano entrambi la
propria personalità. Al Dio che è
eternamente e assume nel tempo la natura umana,
facendosi uno di noi, nostro fratello, che
morì per noi, e quindi possiamo amare
teneramente, intimamente, il nestorianesimo
sostituisce due persone, che restano distinte
conservando ambedue il proprio io, unite solamente
dail'amicizia o dalla vita della grazia con
un'unione simile a quella di Dio e i giusti.
Perciò il Bambino della mangiatoia,
il Crocefisso del Calvario sarebbe bensì
un uomo molto santo, molto caro a Dio, ma
solo un uomo, un uomo lontano, e Maria sua
Madre ancora più lontana da noi. Dio
resta inaccessibile per noi. Tra lui e noi
Cristo non soppresse le distanze, come vuole
la mediazione e l'amore esige.
Lo
stesso accade per tutte le eresie, che distruggono
l'equilibrio della dottrina cattolica inserendovi
la contraddizione.
§
2. - II domma e le conoscenze umane.
a)
I misteri non contraddicono la ragione. -
Concordi fra loro, le dottrine della Chiesa
si accordano pure con le conoscenze umane
incontestabili. Possiamo qui ripetere ciò
che si disse coesione interna di queste dottrine.
a Se per un punto qualsiasi ci fosse una contraddizione
manifesta, provata, acquisita, sarebbe ben
conosciuta e ripetuta dappertutto. Ma non
è cosi. Furono fatti e si fanno tuttora
sforzi per stabilire qualche contraddizione
di tal genere, senza però accertarne
alcuna " (H. de Tourville, Lumière
et vie, p. 21). Si obietterà che nella
dottrina cattolica vi sono i misteri e, col
pretesto che sono superiori alla ragione,
si cercherà di metterli in contraddizione
con essa. Lo si fece spesso, ma a torto.
Altro
è ciò che supera la ragione,
altro ciò che la contraddice. Dire
a un bambino che splende il sole nel cuore
della notte, significa dirgli un assurdo,
che ha il diritto di respingere sdegnato;'
invece formulargli una delle innumerevoli
verità scientifiche, di cui non ha
il minimo sentore, è parlargli di cosa
che non è alla portata della sua intelligenza,
ma che egli non potrebbe ragionevolmente accusare
di errore. Sarebbe ridicolo che un cieco negasse
l'esistenza della luce solo perché
non la percepisce.
I
misteri non sono contro la ragione.
Il Credo quia obsurdum, che viene attribuito
alla Chiesa, è estraneo al suo pensiero.
È una battuta, se non in questa forma
almeno in espressioni equivalenti, di Tertulliano;
la quale impegna la responsabilità
di questo scrittore, non quella della Chiesa.
E poi tale espressione posta nel contesto
di Tertulliano, è una di quelle figure
retoriche che sono suscettibili d'un senso
accettabile. Nulla è più infondato
del pregiudizio che, sulla base del pretesto
Credo quia absurdum, si rappresentano i misteri
come certe assurdità ben definite e
proposte ai fedeli per provarne la fede, per
distruggerne l'indipendenza di spirito, per
sottometterli alla Chiesa legati mani e piedi;
i misteri sarebbero fatti, anziché
per soddisfare lo spirito, per affrontarlo,
combatterlo e spegnerlo. La Chiesa sostenne
sempre i diritti della ragione nel campo che
le è proprio, e il Concilio Vaticano
ha proclamato l'impossibilità d'un
conflitto tra fede e ragione, perché
lo stesso Dio che rivelò i misteri,
diede all'anima umana il lume della ragione
(cf. Denzinger, 1797).
Certo,
non comprendiamo interamente il mistero, ma
esso non è immerso nell'oscurità
assoluta. Infatti, scrive Brunhes (La foi
et sa justification ratio-^ nelle, p. 130),
" è lapalissiano che Dio non ha
parlato all'uomo per non dirgli nulla e presentare
al suo spirito un puro inintelligibile. Nella
Trinità comprendiamo molto bene che
in Dio vi sono tre persone e una sola natura;
quello che ci sfugge è il possesso
di quest'unica natura da parte di tre persone
". Così negli altri misteri afferriamo
le idee, senza cogliere il legame che le unisce,
pur sapendo che c'è questo legame.
Perfino la psicologia umana è almeno
parzialmente impenetrabile; che meraviglia
che non si possa percepire a fondo la psicologia
divina? Per poter comprendere Dio come si
comprende Egli stesso, o anche solo come l'uomo,
che pur comprendiamo imperfettamente, dovremmo
essere: come Dio o Dio dovrebbe essere come
noi. Forse che le ricchezze divine non devono
superare la capacità delle nostre concezioni
terrene e limitate? a Lungi dall'essere un'obiezione
contro i nostri dommi, dice il Bainvel (D
A.F.C, t. II, col. 72), la trascendenza degli
oggetti della nostra fede, diviene anzi una
presunzione in, favore della fede stessa,
quando si comprende che tale trascendenza
non è mai in contraddizione con la
ragione e che, all'opposto, ha armonie mirabili
e convenienze con la natura e le verità
naturali ".
b)
I misteri richiamano verità dimenticate.
- Ispirandosi a San Tommaso (C. Gentes, I,
e IV), il Concilio Vaticano dichiara: "Grazie
alla divina rivelazione, le verità
religiose che per sé non sono inaccessibili
alla ragione, nel presente stato dell'umanità
possono venir conosciute da tutti facilmente,
con ferma certezza e senza errori; tuttavia
non si deve dire per questo che la rivelazione
sia assolutamente necessaria " (Denzinger,
1786).
Difatti
la storia dimostra che le verità fondamentali
della religione naturale, quali l'unità
di Dio e i suoi principali attributi, la creazione,
la Provvidenza, la spiritualità e l'immortalità
dell'anima, i doveri essenziali verso Dio,
il prossimo e noi stessi, nel loro insieme
furono disgraziatamente ignorati tra i popoli
privi della rivelazione. Perfino i dotti,
i più illustri e migliori filosofi,
come un Aristotele, un Platone, un Seneca,
un Marco Aurelio, gustarono la loro dottrina
religiosa e morale con i peggiori errori.
La
qual cosa è continuata anche dopo la
comparsa del cristianesimo. Gli spiriti colti,
estranei alla fede cristiana, pur vivendo
un'atmosfera tutta impregnata di cristianesimo
e beneficiando, senza accorgetene, delle luci
del loro atavismo cristiano, caddero negli
stessi errori. L'irriverente frase di Montaigne
(Essais, II, e. XII) : " Chi affastellasse
un mucchio d'asinerie della sapienza umana,
direbbe meraviglie ", si applica a tutto
ciò che fu scritto nei secoli sulla
verità e i precetti della religione
naturale. La dottrina cattolica fu la costante
salvaguardia della loro conoscenza proporzionandola
a tutte le capacità.
c)
La trascendenza dei misteri è una perpetua
fonte di luce per la mente. - Essa
da all'uomo un'idea di Dio, che stupisce per
l'ardimento e insieme per l'adattamento alla
nostra condizione umana; idea che, inquadrando
la nozione puramente razionale di Dio, la
supera sotto tutti gli aspetti, come un gigante
che si erge dietro un bambino.
La
Trinità. - Alla concezione
razionale di Dio mancava la conoscenza della
sua vita intima. Il domma della Trinità
colma la lacuna e lascia intravedere la psicologia
di Dio rivelando una simpatica e inimmaginabile
analogia tra la vita intima di Dio e la vita
intima dell'anima umana.
Grazie
a questa conoscenza sovreminente, dice il
Card. Pie (Oeuvres, 1873, t. V., p. 83), "
noi non siamo più nella condizione
di doverci rifugiare nel pirronismo religioso,
per la deplorevole alternativa o d'ammettere
la pluralità degli dèi (quindi
la pluralità degl'infiniti il che è
assurdo) o di credere a un Dio indolente e
addormentato, schiacciato dal peso d'una natura
infinita, eternamente impotente a produrre
altro che non sia il finito ". Noi evitiamo
il duplice pericolo di vedere in Dio solo
un ideale, o di confonderlo con l'universo.
L'assoluta trascendenza di Dio viene quindi
mantenuta al riparo da tutte le forme del
panteismo. Un filosofo oculato come G. Dumesnil,
era colpito dall'impeccabile coerenza logica
della dottrina della Chiesa, dalla sintesi
che essa ne presenta, e specialmente dal domma
trinitario, che viene in aiuto della ragione
per spiegare la vita intima di Dio e premunire
contro i sistemi che, non distinguendo la
vita intima di Dio e i suoi atti esterni,
conducono alle affermazioni più irrazionali
e immorali.
Anche
solo per questo il domma della Trinità
serve alla ragione e, per giustificarlo è
troppo poco dire che non le è contrario.
C'è di più. Conosciuta con la
fede la Trinità, la ragione può
trovare nelle sue concezioni " qualcosa
che la incammina, per quanto sia grande la
distanza, alla conclusione che le ha dato
la rivelazione ". Non tutto ciò
che è stato detto a questo riguardo
ha lo stesso valore. In particolare non vorremmo
avere un eccessivo attaccamento alla ricerca
delle vestigie trinitarie nella creazione,
anche se Keplero trovò qui il punto
di partenza per la scoperta delle leggi dell'astronomia.
Non possiamo tuttavia non essere impressionati
dalla comparsa costante del numero ternario
nel mondo esterno e specialmente nell'anima;
seguendo Sant'Agostino, San Tommaso, Bossuet,
Gratry, l'abate de Tourville, ecc, siamo condotti
a far convergere sul mistero fondamentale
impenetrabile dell'unità della natura
nella trinità delle persone, questo
riflesso di luce divina percepito nell'anima
umana, " creata a immagine di Dio e che
è pure essa verbo interiore, pensiero,
e anche volere e amore ".
Gli
altri misteri sono egualmente fonti inesauribili
di spiegazioni... Considerati nel loro rapporto
e coerenza con tutto il resto, cioè
immersi nell'esperienza, i misteri operano
come un lievito che fa fermentare tutta la
massa-Appartenendo essi all'inesplicabile,
i misteri non sono direttamente dimostrabili.
Però dice J. Rivière (A la trace
de Dieu, 1925, pag. 43), a essi sono provati
da tutto ciò che spiegano. Una volta
che li abbiamo accolti come veri, ci sentiamo
presto schiacciati dalle prove, che ci vengono
da ogni parte ". J. Rivière adduce
l'esempio del mistero del peccato originale,
e a la straordinaria messe di prove che fa
crescere e ci fa raccogliere dopo che abbiamo
anche solo acconsentito a riceverlo e a camminare
nella sua luce ".
J.
Rivière si unisce così a Sant'Agostino,
Origene, San Giustino e a tutti gli antichi
apologisti, i quali illuminavano i pagani
che volevano confutare o convenire, sulle
convenienze dei misteri, e sulle loro analogie
con il miglior pensiero antico. Gli apologisti
moderni hanno forse insistito troppo sulle
ragioni di credere all'esistenza della rivelazione.
Ma l'esperienza dimostra che ancora oggi l'oggetto
da credere fa eguale e talvolta maggior presa
sulle intelligenze che non le ragioni di credere,
e che è sempre opportuno sottolineare
le sublimi soddisfazioni che la ragione può
trovare nel concatenamento delle dottrine
offerte dalla nostra fede, nella loro armonia
con i bisogni e le aspirazioni dell'anima
umana, nell'accrescimento di luce con cui
la fede arricchisce la ragione.
L'Incarnazione.
- II mistero di Cristo, centro della dottrina
della Chiesa, ci offre un esempio sintetico
di quanto riguarda l'accordo di questa dottrina
con le conoscenze umane.
Anzitutto
nel mistero dell'Incarnazione non v'è
nulla che contraddica la ragione. Ci sarebbe
contraddizione se natura e persona fossero
sinonimi sotto ogni aspetto, ma non lo sono.
La persona è il principio che agisce,
l'io responsabile; la natura è quello
per cui agisce; la persona è individuale,
la natura umana è di tutti gli uomini;
la natura è comunicabile a più,
la persona incomunicabile. Io ho una natura
e sono una persona.
Troviamo
un paragone (imperfetto ma utile) nel simbolo
Atanasiano: " Come l'anima ragionevole
e la carne sono un solo uomo, cosi Dio e l'uomo
sono un solo Cristo ". L'unità
della persona umana, fatta di corpo e anima,
due elementi tanto dissimili, sussiste nello
stesso io. lo penso, io sono immortale per
la mia anima; io mangio, io muoio per il mio
corpo. La mia anima, impadronendosi del corpo,
se lo unisce così bene da elevarlo
con sé all'onore della personalità.
Che misterol E perché la potenza di
Dio non può, fare alcunché di
analogo in Cristo? Perché una persona
divina non può far sussistere in sé
la natura umana? Il nostro corpo, invece di
sussistere come animale, riceve la sussistenza
d'un'anima intelligente e dice un io ragionevole.
Perché la natura umana, invece di trovare
il suo complemento in una personalità
umana, non lo potrebbe trovare in una persona
divina, con la quale direbbe il suo io divinamente
piuttosto che dirlo solo umanamente? La natura
umana sarebbe una persona umana se non fosse
comunicata affatto a una persona superiore,
se non fosse presa dal Verbo. Perché
questa persona superiore, divina, infinitamente
potente e sapiente, non potrebbe fare in questa
natura umana quello che fa la persona umana?
Se lo fa, che guadagno per la natura umana,
la quale lungi dall'essere privata della perfezione
che poteva ricevere dalla persona umana, riceve
in meglio la stessa perfezione della persona
divinai
Di
qui s'intrawede come la persona di Cristo,
vero Dio e vero uomo, possa produrre atti
divini e atti umani, e questi ultimi d'un
valore illimitato per l'unione della natura
umana con la persona divina. Un albero, per
esempio un melo che produce mele bianche,
non può ricevere in uno dei suoi rami
un innesto di melo che produce mele rosse
e così produrre mele bianche coi rami
nati dal suo tronco, e mele rosse col ramo
innestato? Abbiamo così mele diverse
da un solo e identico melo.
Quindi,
pur restando impenetrabile alla ragione, il
mistero di Cristo non d urta; anzi quando
lo possediamo proietta una luce meravigliosa
su Dio e sull'uomo!
Nella
nostra conoscenza di Dio viene colmata un'enorme
e dolorosissima lacuna. Una concezione solo
metafisica di Dio potrebbe mostrarcelo troppo
superiore all'uomo e lontano dalle nostre
simpatie. L'Uomo Dio pone Dio alla nostra
portata e ormai sappiamo essere possibili
intimi rapporti tra il Creatore e noi.
Storicamente
constatiamo che l'omaggio dovuto a Dio per
la religione naturale è raro e povero
finché viene ignorato il mistero di
Cristo. Dio è conosciuto, servito,
amato in quanto si conosce e si ama Cristo.
Giustamente fu detto " che la religione
naturale attende ancora il suo San Vincenzo
de' Paolil " E quali conseguenze per
l'uomo! che sicurezza, che forza, che dolcezza
nel sapere e sentire che Dio s'è reso
così prossimo, così familiare!
che invito a rispondere con l'amore all'amore
del nostro Dio! Sic nos amantem quis non redamaret!
Quale insegnamento nella vita e nella morte
del Cristo! E come non ricordare, senza parlare
del resto, gli splendori del domma dell'incorporazione
a Cristo, della Chiesa corpo mistico di Cristo
e della comunione dei santi? Non viene forse
definitivamente garantita la fraternità
di tutti gli uomini? Infatti per essere fratelli
gli uomini devono avere un Padre comune, che
può solo essere colui che Sant'Agostino
(Confess., 9, 12) chiamava Patrem omnium fratrum
Christi tui.
CAPITOLO
II. - LA STABILITÀ E IL PROGRESSO DELLA
DOTTRINA DELLA CHIESA
§
1. La verità cattolica permane identica
a se stessa.
a)
Se il domina è vero non può
disdire se stesso.
- I precetti possono variare con le circostanze,
come quelli d'un padre al bambino che sono
diversi da quelli che gli da quand'è
giovanotto. La patria in tempo di pace modifica
le leggi del tempo di guerra. Cambia il modo
d'essere: chi è seduto starà
in piedi, ma l'essere non muta nella sua essenza.
Siccome Dio è Creatore e l'uomo è
la sua creatura, fu ed è sempre necessario
che l'uomo tratti Dio come creatore e tenga
il suo posto di creatura, riconoscendo che
Dio, padrone supremo, onnipotente, ottimo
ha diritto all'adorazione, al ringraziamento,
alla domanda e, se l'uomo l'ha offeso, alla
riparazione. Le relazioni tra Dio e l'uomo
furono, sono e saranno sempre le stesse. Se
è vero che Dio è uno nella natura
e trino nelle persone, questo rimane vero
e lo sarà per sempre.
Allo
stesso modo non cambiano nemmeno i fatti.
Fu un fatto che il Figlio di Dio s'è
fatto uomo per salvare gli uomini, che sofferse,
mori, risorse, fondò la Chiesa per
continuare la sua missione, istituì
i sacramenti, ecc. Questi fatti sono acquisiti
una volta per sempre, e nulla potrà
distruggerli. Ciò che è, è:
Quod est, est. Se la Chiesa dimenticasse questo,
se dopo aver affermato una cosa come verità
venuta da Dio, ammettesse il contrario, si
squalificherebbe irrimediabilmente. Come non
può presentare, in un dato momento
della sua durata, una dottrina incoerente,
così senza autodistruggersi non può
subire variazioni dottrinali. A imitazione
di Cristo, al quale si richiama, la sua dottrina
dev'essere oggi ciò che fu ieri, e
dev'essere tale nei secoli. Jesus Christus
fieri et hodie, ipse et in saecula. Un teste
che varia nelle sue deposizioni successive
si scredita; una religione che si dice rivelata
ed è instabile nel suo insegnamento
dommatico è La
Chiesa fin dai suoi inizi dichiara che conserverà
intatta la verità divina. In questo
si conforma alla volontà di Cristo.
" Passeranno il cielo e la terra, ma
non le mie parole". Egli disse agli apostoli:
"Andate, ammaestrate tutte le nazioni,
insegnando loro a osservare tutto quello che
vi ho comandato ". La verità divina
è un " deposito " affidato
alla Chiesa, non è un patrimonio di
cui essa possa disporre a suo piacimento;
perdo custodirà gelosamente e non permetterà
che si alteri questo deposito. Tutto quello
che è stato detto da Cristo direttamente
o mediante gli apostoli, come un'affermazione
della verità divina, nel senso preciso
in cui fu detto, è acquisito una volta
per sempre. Non è possibile nessuna
addizione, nessuna sottrazione, nessun ritocco
sostanziale.
Il
ciclo delle rivelazioni pubbliche si chiuse
con la morte dell'ultimo apostolo. Possono
esserci rivelazioni private; la Chiesa quando
ne approva qualcuna, intende soltanto dire
che questa rivelazione non è contraria
né alla fede, né ai costumi,
e che vi si può credere secondo le
norme della prudenza umana, ma non obbliga
nessuno ad ammetterla. " Essa può
approfittare dell'occasione, dice A. Eymieu
(Deux arguments pour le catholicisme, 1928,
p. 233) per precisare dommi antichi, ma non
per formulare come dommi dottrine die avessero
la loro unica fonte nelle rivelazioni private.
In occasione delle rivelazioni di Paray-le-Monial,
ad esempio, la Chiesa ha insistito in vari
modi sul contratto d'amore che Gesù
Cristo sigillò con gli uomini sul Calvario;
ma non una sola parola detta da Gesù
Cristo a Paray-le-Monial potrà diventare
un articolo di fede ".
La
Chiesa dichiara che la verità divina
sarà custodita intatta grazie all'assistenza
divina. - Forte della promessa di Cristo di
essere con lei sino alla fine del mondo, fin
da principio la Chiesa fa assegnamento su
di Lui per conservare intatta la rivelazione.
Essa dice che esisterà sempre e che
col suo magistero infallibile manterrà
sempre la dottrina rivelata; dice che il suo
magistero sarà esercitato attraverso
i Papi e i concili ecumenici in unione col
Papa, quindi attraverso una successione di
uomini diversi per età, paese, interessi
umani, carattere, sapere, virtù. Questo
significa dire che una successione indefinita
(che, umanamente parlando, nulla potrebbe
assicurare) di esseri mobili, fluttuanti al
soffio di tutti i venti, àoh, considerando
la cosa da un punto di vista umano, proprio
l'inconsistenza dovrà garantire la
consistenza e la perpetuità della dottrina.
Ma questi uomini non saranno abbandonati a
se stessi; Dio li assisterà fino alla
fine, e fino alla fine l'azione di Dio li
premunirà dall'errore. Ecco quanto
afferma la Chiesa in modo chiaro e predso.
b)
L'eccezionale stabilità dottrinale
del cattolicesimo. - Ora questo programma,
umanamente irrealizzabile, s'è realizzato,
poiché la stabilità della Chiesa
è un fatto che brilla attraverso tutti
i secoli.
Assenza
della stabilità dottrinale nelle varie
eresie. - Già San Giustino,
discutendo con i Greci che esortava al cristianesimo,
portava come derisivo l'argomento tratto dalla
stabilità dottrinale (Cohort. ad Graecos,
8) dicendo: " I vostri maestri dimostrano
abbastanza la loro ignoranza sulle cose divine
con i loro mutui dissensi. Invece i nostri
non hanno, per cosi dire, che una sola bocca
e un unico linguaggio. L'accordo sia tra di
loro che con se stessi, su tutti i punti,
è altrettanto completo quanto fermo
e inalterabile, benché abbiano scritto
in tempi e luoghi diversi ".
Al
contrario la variazione nella fede apparve
sempre come una prova di falsità. Bossuet
(Histoire des variations des élises
protestantes préf. II) nota che questo
" è stato uno dei fondamenti sul
quale gli antichi dottori condannarono gli
ariani, che ogni giorno mettevano fuori confessioni
di nuova data, senza potersi mai fissare ".
La stessa cosa Sant'Ilario rimproverava all'imperatore
Costanzo, protettore di questi eretici (Ad
Const., 23): " Vi è capitato ciò
che capita agli architetti ignoranti, cui
spiacciono sempre le proprie opere: non fate
che costruire e distruggere; invece la Chiesa
cattolica, fin dalla sua prima riunione, costruì
un edificio immortale e nel Simbolo di Nicea
diede una sì piena dichiarazione della
verità che, per condannare eternamente
l'arianesimo, altro non ha mai fatto che ripeterla
". Ed è quello che già
prima Tertulliano, ancora ortodosso, aveva
detto dello gnostidsmo (De Praescript., 42)
: " L'eresia nel suo continuo innovare
non fa che conservare la natura sua originaria...
Nelle eresie tutto cambia; e quando le penetriamo
a fondo, nelle loro varie conseguenze le troviamo
in molti punti diverse da ciò che furono
quando nacquero ".
Il
protestantesimo, più di qualsiasi altra
eresia, non ha fatto che variare. Bossuet
illuminò talmente quest'instabilità
fondamentale, che alcuni protestanti, non
potendola negare, dovettero ripiegare sulla
tesi che il principio di variazione, lungi
dall'essere esecrabile come si pensava un
tempo, costituisce la ragion d'essere della
religione. Un'importante porzione del protestantesimo
considerò la religione non più
come qualcosa essenzialmente immutabile, ma
" come uno sforzo continuamente ricominciato,
come una continua ascensione, attraverso inevitabili
trasformazioni e disavventure benefiche, verso
un ideale sempre lontano e sfuggente ",
come ha spiegato Rébelliau (Bossuet
historien du protestantisme, 2.a ed., 1892,
p. 560). Un noto protestante, G. Monod (Reme
historique, maggio 1892, p. 103) proprio a
proposito del libro di Rébelliau, arrivò
a definire il protestantesimo (non quello
di tutti i protestanti ma di molti di loro)
cosi: " Una serie e una collezione di
forme religiose del libero pensiero ".
Si vede molto bene che cosa il libero pensiero
guadagni in questa volatilizzazione dottrinale,
e si vede pure che il risultato è l'evanescenza
dell'idea cristiana.
La
Chiesa ha sempre conservato l'unità
dottrinale. - Nulla di simile nella
Chiesa cattolica. Sempre la stessa fede: non
fu ritirato neppure un domina, non fu abbandonata
una definizione, non venne introdotto nemmeno
un cambiamento sostanziale; talvolta fu ripresa
una definizione antica, ma sempre per mantenerla
e precisandola meglio.
Certo,
le difficoltà non mancano. La stabilità
della dottrina corre pericoli umanamente temibili;
i concili non furono esenti da intrighi: il
Concilio ecumenico d'Efeso (431) fu seguito
da un altro concilio che pretese d'essere
ecumenico (449) e che la storia stimmatizzò
chiamandolo: " brigantaggio efesino ";
il quinto concilio ecumenico (2.0 Costantinopoli,
553) in principio potè sembrare una
reazione del monofisismo contro il quarto
concilio ecumenico di Calcedonia (451); il
Concilio ecumenico di Firenze (1438-1439)
era cominciato a Basilea (1431), dove aveva
ceduto allo scisma. Vi furono papi mediocri,
o peggio, come Giovanni XII nel secolo XII
e Alessandro vi alla fine del secolo XV e
al principio del XVI. Ebbene, dai Concili
l'ortodossia uscì sempre vittoriosa,
e i bollari pontifici più discussi
sono irreprensibili in quanto alla fede. In
occasione del Concilio Vaticano si cercò
di trovare in fallo la dottrina dei papi e
furono trovate appena due o tre obiezioni
a prima vista degne d'esame tratte dagli atti
dei Papi Vigilio, Liberio e soprattutto Onorio,
le quali però non resistettero a un
serio studio dei fatti, e apparve vano ogni
sforzo per scoprire anche una sola variazione
dottrinale in tutto il passato tante volte
secolare della Chiesa.
Le
famose pagine della ventinovesima conferenza
di Lacordaire (Conferenze, ed. Marietti, voi
3.o, p. 26) esprimono in modo impressionante
la meraviglia d'una dottrina immutabile, mentre
tutto muta sulla terra; d'una dottrina posta
nelle mani di uomini, di poveri vecchi i quali,
in un certo luogo chiamato Vaticano, la costudiscono
sotto chiave e che, senz'altra difesa, resiste
al corso dei tempi, ai sogni dei sapienti,
ai disegni dei re, al cader degl'imperi, sempre
una, costante, identica ", perché
viene da Dio, che non muta mai.
§
2. - La verità cattolica progredisce.
a)
I dommi hanno una vita? - I dommi
non sono paragonabili a pietre giacenti in
un deserto, inerti per sempre; al contrario
sono verità vive, ricevute in anime
vive, verità generatrici di vita.
In
ogni tendenza vitale c'è un principio
statico o di continuità dell'essere
iniziale,
e un principio dinamico o di progresso per
una spinta interna. La vita è uno sviluppo
che suppone due cose; una parte immutabile,
senza la quale l'essere svanirebbe; una parte
mutabile, senza di cui l'essere si pietrificherebbe.
Se non rimanesse nulla, ben presto non vi
sarebbe più essere; e se nulla mutasse,
non vi sarebbe più vita... O l'immutabilità
senza progresso; o il progresso folle senz'unità.
In
ogni tempo la Chiesa ha riconosciuto la legge
del progresso. Dell'apostolo San Mattia, di
cui conosciamo poco più che l'elezione
all'apostolato, Clemente Alessandrino (Strom.
2) cita questo detto, che è una bella
formula di vita cristiana: u Accrescere la
propria anima con la fede e la scienza ".
Ma è sempre stato pacifico che il progresso
deve attuarsi nella stabilità della
dottrina.
b)
Che cos'è, e che cosa non è
il progresso dommatico. -1. San Vincenzo
di Lerino e il progresso della dottrina della
Chiesa. - Tra tutti gli scrittori ecclesiastici,
San Vincenzo di Lerino pare abbia avuto la
missione d'esprimere questa verità
in termini decisivi, come fece nel Commonitorium,
redatto nel 434.
Ecco
prima di tutto al c. XXII il suo commento
al Depositimi custodi di San Paolo: "E
oggi chi è Timoteo, se non la Chiesa
universale e specialmente il corpo intero
dei capi della Chiesa?... Conserva il deposito,
dice l'Apostolo. Ma che cos'è il deposito?
È ciò che ti è stato
affidato, non dò che hai trovato; è
quel che hai ricevuto, e non quello che hai
pensato tu; è ciò che non dipende
dall'ingegno tuo, ma dalla dottrina (rivelata)...
Conserva il deposito, ossia conserva illibato
e inviolato il talento della fede cattolica.
Quello che ti fu affidato resti presso di
te, per essere da te trasmesso. Hai ricevuto
oro, e oro devi restituire; io non voglio
che tu sostituisca una cosa all'altra; non
voglio che al posto dell'oro mi presenti impudentemente
piombo, o fraudolentemente rame; non voglio
ciò che assomiglia all'oro, ma l'oro
autentico ". Non si poteva esprimere
più nettamente la stabilità
della dottrina.
Però
stabilità nel progresso. Passiamo al
capitolo successivo. " Dirà forse
qualcuno: Nella Chiesa di Cristo la religione
non è dunque suscettibile di nessun
progresso? Ci deve certo essere, e grande...
Tale però che sia veramente un progresso
e non un mutamento di fede. Proprio del progresso
è che ciascuna cosa s'accresca, restando
se stessa; al contrario è proprio del
mutamento che una cosa si trasformi in un'altra.
Bisogna quindi che cresca potentemente l'intelligenza,
la scienza, la sapienza, tanto dei singoli
come di tutti, tanto d'un solo uomo come di
tutta quanta la Chiesa, col susseguirsi delle
età e dei secoli, ma nei limiti dello
stesso identico dogma, nello stesso significato,
nella stessa dottrina! " Frase magnifica
che il Concilio Vaticano ha fatto sua ed ha
come canonizzata!
Vincenzo
di Lerino si spiega poi con l'analogia della
crescita del corpo umano e del chicco di frumento
o d'una pianta. " I corpi umani, nel
decorso degli anni, si sviluppano e assumono
le loro giuste proporzioni, ma rimangono iden-tici
a quello che erano. C'è una bella diversità
tra il fiore della giovinezza e la maturità
della vecchiaia, eppure i vecchi son quegli
stessi individui che un tempo eran giovani...
Cosi conviene che il dogma cristiano nel suo
progresso segua queste leggi, cioè
si rassodi con gli anni, si dilati col tempo,
si perfezioni con l'età, rimanendo
però incorrotto ed illibato...; che
in semina non ammetta nessun'alterazione,
non perda alcuno dei suoi caratteri specifici,
non soffra la minima variazione in ciò
che ha di definito ". Altra analogia:
" I nostri maggiori anticamente nel campo
della Chiesa seminarono il frumento della
fede... Siccome la fine risponde pienamente
agli inizi, ora che è cresciuto il
frumento della dottrina è giusto e
logico che raccogliamo il frutto del domma,
anch'esso perfettamente puro. Ma se i germi
originari in una certa misura si sono evoluti
col tempo e ora sfoggiano piena maturità,
almeno il carattere proprio del chicco non
deve affatto cambiare. Diventino pur belli,
formosi, splendenti, ma ciascuno conservi
la sua specie! Dio non voglia che i rosai
della dottrina cattolica si trasformino in
cardi e spine! Dio non voglia, io dico, che
in questo paradiso spirituale si vedano nascere
improvvisi la zizzania e l'aconito dai bottoni
del cinamomo e del balsamo! ".
2.
Studio del progresso della dottrina della
Chiesa. - II testo di Vincenzo di
Lerino, sebbene sia uno fra i più ricchi
nella letteratura dommatica, non dice tutto.
Vincenzo pone il principio dello sviluppo,
non ne da una teoria completa. Una tale teoria
non esiste ancora. Newman stesso, pur tracciandone
lineamenti preziosi nel suo Essay on thè
develoment of christian doctrine, la presenta
con molte lacune.
Non
è il caso di entrare nei particolari
della teoria; basterà rilevarne alcuni
punti essenziali : il progresso non è-
alterazione; è vitale; non è
una nuova creazione; è opera dello
Spirito Santo.
Non
è alterazione. - Prima di
tutto il progresso del domma non è
un'alterazione della verità rivelata,
tanto da esserle sostituita un'altra dottrina.
La sostanza della verità rivelata rimane
sempre identica, te Evolversi, disse Brune-tière
{Discours de combat, 1902, t. II, p. 274-277),
è finire di diventare se stesso a,
però a condizione che l'evoluzione
sia diretta da un principio indefettibile.
L'immutabilità del domma, " ben
lungi dall'ostacolare lo sviluppo, lo condiziona
". Non si svilupperebbe se nell'identità
del suo principio e per cosi dire nella permanenza
del suo essere, non avesse la causa finale
del suo sviluppo. " Evolversi non è
mutarsi. Non si cambia quando si continua
ad essere se stessi... Il domma s'evolve,
non cambia, e restando identico a se stesso,
non varia, ma si sviluppa ".
È
vitale. - Inoltre il progresso del
domma non è puramente logico, come
quello d'un assioma di geometria, dal quale
lo studioso trae le conseguenze, ma è
un progresso vitale, che incorpora elementi
estranei. " Non l'elemento estraneo che
resta estraneo, che si giustappone e non si
assimila ", ma l'elemento estraneo che
s'assimila, perché è assimilabile,
perché era postulato o gradito in anticipo
da proprietà concordanti con le sue,
e che perciò vi era contenuto potenzialmente.
Cosi gli elementi ceduti alla pianta dall'aria,
dall'acqua, dalla terra, s'incorporano ad
essa ed entrano sotto la sua legge di vita,
lasciandole quindi la sua essenza " (Sertillanges,
II miracolo della Chiesa, p. 73-74). A differenza
di quella degli esseri viventi che, con l'assimilazione
degli elementi nuovi, implica l'eliminazione
di quelli vecchi, divenuti inutili e nocivi
(la fissazione di questi elementi, che la
circolazione vitale non riesce più
a espellere, annuncia e causa la fine prossima),
l'assimilazione che si opera attraverso il
domma è definitiva.
Non
è una nuova creazione. - Dunque
non dommi nuovi, e nemmeno nuove formule in
contraddizione con quelle anteriori. Le formule
dommatiche sono sempre vere, sebbene possano
essere incomplete. Esse corrispondono esattamente
al loro oggetto, sebbene non lo esprimano
tutto intero; sono positive, assolute,definitive,
come l'oggetto stesso. La Chiesa, nel corso
dei secoli e secondo i bisogni dei tempi,
potrà proporne altre più ampie,
più esplicite, che faranno risaltare
e illumineranno altri aspetti del domma; ma
non ne cancellerà né modificherà
mai il tenore autentico di nessuna. Le definizioni
papali o conciliari più antiche si
adatteranno sempre da se stesse e senza alterazione
alle più recenti, per formare il corpo
armonioso della credenza cattolica.
È
opera dello Spirito Santo. - Infine
è capitale l'azione dello Spirito Santo,
che presiede allo sviluppo del domma e lo
preserva da ogni deviazione. Tale sviluppo
considerato esternamente è simile agli
altri sviluppi dottrinali, ma per l'azione
immanente dello Spirito di Verità è
unico e trascendente. Il Grandmai-son (Le
dogme chrétien, 1928, p. 19) dta a
questo riguardo The temporal mis-sion of thè
Holy Gost, del cardinal Manning, libro in
cui domina l'idea dello Spirito Santo anima
della Chiesa e che, " da questo punto
di vista, completa l'opera di Newman ".
e)
La storia conferma l'esistenza d'uno sviluppo
omogeneo. - In tutto il corso della
storia della Chiesa constatiamo il progresso
del domma nella sua stabilità.
Dal
simbolo degli apostoli a quello di Nicea,
da questo a quello di San-t'Atanasio, dal
simbolo atanasiano, senza parlare delle intermedie
professioni di fede, alla professione di fede
del Concilio Tridentino e da questa a quelle
del Concilio Vaticano e di Pio x, l'enunciazione
delle principali verità di fede s'ampliò
sempre più, ma la definizione anteriore
di fede non fu mai ripudiata né misconosciuta.
Il simbolo degli apostoli è rimasto
nella preghiera quotidiana dei fedeli; quello
di Nicea è rimasto nella liturgia della
Messa; quello d'Atana-sio è recitato
dai sacerdoti nel breviario; la professione
di fede del Concilio di Trento, accresciuta
da quelle del Concilio Vaticano e di Pio x,
è imposta ai sacerdoti in varie circostanze
importanti.
Non
solo non viene sconfessato niente del passato,
ma il passato si continua sempre. Il Credo
apostolico si è sviluppato in quello
di Nicea, questo nel simbolo d'Atanasio, e
questo nelle diverse professioni di fede,
e infine in quelle del Concilio di Trento,
del Concilio Vaticano e di Pio x.
Enrico
Newman, nel suo Saggio sullo sviluppo della
dottrina cristiana, ha dato una celebre prova
di questa continuità e della preservazione
del tipo primitivo nel progresso dei dommi.
Egli parti dalla tesi protestante che la dottrina
della Chiesa cattolica, con i suoi accrescimenti
nel còrso dei secoli, è un'alterazione,
una corruzione del cristianesimo primitivo.
Uno studio, approfondito degli scritti dei
Padri, che egli conobbe alla perfezione, gli
fece vedere che s'era ingannato. Ciò
che aveva qualificato di corruzione, alla
luce dei testi gli apparve un sviluppo legittimo,
necessario. Più spingeva le sue ricerche
e più scopriva la stabilità
della dottrina in un progresso regolare, sapiente,
diretto da una guida evidentemente superiore
all'uomo. Lo splendore di questa verità
lo condusse proprio là dove non pensava
d'arrivare. Cominciando il suo libro (1845)
Newman era anglicano, quando lo terminò
non lo era più, e il 9 ottobre dello
stesso anno fu ricevuto nella Chiesa cattolica.
Le
due verità di fede definite tra la
prima edizione del libro di Newman (1845)
e la terza rimaneggiata dall'autore (1878),
cioè l'Immacolata Concezione e l'infallibilità
del papa, non produssero nessun cambiamento
nel punto di vista del Newman: si veda la
sua Apologià (Trad. ital. citata, p.
302-312). Il motivo è che i due dommi
offrivano solo due nuovi casi, molto notevoli,
del progresso compiuto da una dottrina sempre
identica. L'Immacolata Concezione era implicitamente
contenuta nel domma della divina maternità
di Maria; l'infallibilità, nei testi
del Vangelo; l'una e l'altra, nella vita della
Chiesa. Se qualche nube (falsa esegesi, falsi
dati scientifici) aveva impedito per un certo
tempo, ad alcuni spiriti, anche tra i migliori,
di riconoscerlo, sotto l'azione dello Spirito
Santo l'oscurità s'era dissipata; e
abbiamo sentito alcuni convertiti, come A.
von Ruville (Retour à la sainte Eglise,
p. 50, 51) dichiarare che è "
proprio la dottrina dell'infallibilità
che (lo ha) avvicinato alla Chiesa ",
che " questo domma, ben compreso, è
molto salutare, necessario, e che in definitiva
ha la sua origine in Cristo Gesù ".
CAPITOLO
III. - LA PIENEZZA DELLA DOTTRINA DELLA CHIESA
La
dottrina, per avere la pienezza, deve offrire
a tutti gli uomini tutte le venta che sono
loro essenzialmente necessarie.
§
1. -Il domma illumina tutto il problema del
destino.
Una
pagina di Jouffroy. - Fu spesso citata
una pagina di T. Jouffroy (Mélanges
philosophiques, 1833, p. 470471), valida per
se stessa, nonostante il contesto improntato
ad un miope razionalismo da tempo passato
di moda: a C'è un libriccino, egli
scrive, che si fa imparare ai bambini, e sul
quale vengono interrogati in chiesa; leggete
questo libriccino, il catechismo, e vi troverete
una soluzione di tutte le questioni che io
ho posto (nell'insegnamento della filosofia);
di tutte, senz'eccezione. Chiedete al cristiano
donde provenga la specie umana, ed egli lo
sa; dove va, ed egli lo sa; come va, e lo
sa. Domandate a quel povero bambino, che non
vi ha mai pensato, perché è
quaggiù, e che cosa diventerà
dopo la sua morte, e vi darà una risposta
sublime, che egli non capirà (diciamo:
che non capirà interamente), ma che
non è meno ammirabile Chiedetegli come
è stato creato il mondo e per quale
fine, perché Dio ha posto in esso animali
e piante; come fu popolata la terra, se da
una sola o più famiglie; perché
gli uomini parlano molte lingue; perché
soffrono, perché si combattono e come
finirà tutto questo; egli lo sa. Origine
del mondo, origine della specie, questione
delle razze, destino dell'uomo in questa vita
e nell'altra, rapporti dell’uomo con Dio,
doveri dell'uomo verso i suoi simili, diritti
dell'uomo sulla creazione, egli non ignora
nulla; da adulto poi non esiterà nemmeno
sul diritto naturale, sul diritto politico,
sui diritti delle genti; perché tutte
queste cose scaturiscono chiare e spontanee
dal cristianesimo. Ecco quello che io chiamo
una grande religione, che riconosco da questo
segno: essa non lascia senza risposta nessuna
delle questioni che interessano l'umanità
".
a)
Un insegnamento completo e completamente religioso.
- Risposta alle "questioni che interessano
l'umanità" o, come dice ancora
Jouffroy, con formula eccellente, soluzione
del "problema del destino umano "
Tutto l'oggetto della dottrina della Chiesa
è qui; ed è quello che diceva
Cristo quando prometteva
agli apostoli (Gv., 14, 26; 16, 13) che lo
Spirito di verità avrebbe loro insegnato
omnem veritatem. Non ogni verità nell'ordine
delle scienze profane, come in materia storica,
astronomica o fisica, ma ogni verità
nell'ordine della salvezza. Tutte le verità
che Cristo aveva esposte agli apostoli, ma
che essi non avevano sufficientemente compreso,
essi che fino alla discesa dello Spirito Santo
meritarono da Gesù il rimprovero d'essere
senza intelletto (Mt., 15, 16), ma che dopo
la Pentecoste penetravano addentro la parola
del Divin Maestro in modo prima mai visto;
tutte le verità veramente necessarie
a sapersi, non la risposta alle domande di
pura curiosità, come quella che riguardava
la fine del mondo, sulla quale Cristo aveva
detto che non era affar loro essere istruiti:
non est vestrum nosse tempora vel momenta
quae Pater posuit in sua potestate (AL, 1,
7). Insomma tutte le verità di fede
o di costumi necessarie per realizzare la
ragion d'essere del cristiano : " conoscere
Dio, amarlo, e servirlo e con questo mezzo
acquistare la vita eterna ".
b)
Una verità capace d'integrare tatti
i frammenti di verità. - Fu
detto che in ogni errore c'è "
un'anima di verità ", una verità
parziale, per cui esso fa presa sugli spiriti
in qualche modo affascinati da tale aspetto
di verità e distratti riguardo a quanto
di erroneo vi si cela. La Chiesa raccoglie
queste verità frammentarie assimilandole
tutte con la sua dottrina.
Per
esempio la questione della natura dell'uomo.
Che cos'è l'uomo? È materia,
risponde il materialismo; questo è
vero, ma il materialismo, brutale o raffinato
è solo metà della verità.
È anima, dicono gli spiritualisti,
ed è ancora vero, ma l'uomo non è
soltanto un'anima. È corpo e anima,
non già un corpo e un'anima semplicemente
giustapposti o sovrapposti l'uno all'altro,
a guisa di pilota sul battello, come afferma
Platone, ma uniti a formare una sola sostanza,
una persona. L'uomo quindi non è un
" musico che ha una lira ", né
" un'intelligenza servita da organi ",
ma un corpo e un'anima. Il corpo è
certo per l'anima, e in definitiva il corpo
vale per l'anima, ma la natura dell'uomo è
anima più corpo. Quindi bisogna evitare
un primo eccesso consistente, nel carezzare
troppo il corpo, nel farne uno strumento di
piacere odi vanità: errore, questo,
del sensualismo nelle sue forme diverse. Bisogna
evitare anche il secondo eccesso, quello d'un
certo idealismo, d'un certo gnosticismo, d'un
certo quietismo, consistente nell'abbassare
troppo il corpo, come se non se ne dovesse
fare alcun conto, dimenticando che "
chi vuoi fare esclusivamente l'angelo, finisce
col fare la bestia ". Quello che questi
due sistemi opposti hanno di vero si trova
nella dottrina della Chiesa, che elimina quanto
hanno di inesatto e di esclusivismo.
Altro
esempio si ha nel domma centrale dell'Incarnazione,
te Cristo è la conciliazione celeste
tra la divinità immobile, l'Assoluto
morto dell'Oriente grandioso, e la moltitudine
degli dèi inquieti del pantheon occidentale
" scrive J. Serre (La religion de l'esprìt
large, 1903, p. 182-183). Tra i pagani, la
presenza della divinità sulla terra
in forma visibile s'alterna con un antropomorfismo
grossolano, che assimila l'Essere supremo
alle creature, e un simbolismo vago, che all'uomo
non facilita affatto l'entrare in rapporto
con l'Infinito. Invece l'Incarnazione cristiana,
definita dai concili d'Efeso e Calcedonia,
stabilisce un legame preciso tra il mondo
assoluto e quello contingente, e fa realmente
vivere Dio sulla terra, senza che cessi di
essere il sovrano invisibile dell'universo.
La stessa dottrina, pura e ideale, rigetta
le scorie grossolane delle analogie pagane,
le incarnazioni nel corpo degli animali, o
in quello di uomini colpevoli o corrotti,
come Siva o Krishna. Come Èrcole e
altri eroi, Cristo ha un'origine celeste;
ma al posto delle favole grossolane e scandalose,
con cui il paganesimo spiega quest'unione
del cielo e della terra, il Vangelo ci mostra
un tipo di purezza, perfetta, la cui bellezza
si confonde con la stessa morale, superandola
e coronandola. Caratteristica della vita di
Gesù Cristo, com'è raccontata
nel Vangelo, è l'unione della perfezione
e dell'ideale con la piena realtà storica.
Mentre in tutti i fondatori di religioni questi
due elementi sono separati, nel Cristo sono
uniti.
"
Questo carattere sintetico, divinamente semplificatore,
conclude J. Serre, è quello di tutti
i dommi del cristianesimo cattolico, che mi
si rivela sempre più come l'idea pura
e perfetta di quello che altrove è
diluito o incompleto ".
Quanto
precede è confermato da alcuni casi
di conversione. - Anche la storia di vari
convertiti mostra come la dottrina della Chiesa,
nella sua sintesi, integri tutte le verità
frammentarie sparse altrove.
San
Giustino, dopo aver chiesto invano tutta la
verità su Dio e le cose divine allo
stoicismo, al peripatetismo, al pitagorismo,
al platonismo, .la ricevette finalmente dal
misterioso vegliardo che gli rivelò
Cristo. Senza rinunciare alla filosofia, o
alla nozione della natura divina attinta da
Platone, egli accetta una " filosofia
" migliore, " l'unica utile e sicura
" (Dial. cum Tryphone, e. Vili), la filosofia
dei profeti ispirati dallo Spirito Santo e
degli apostoli, che annunciavano a tutti la
salvezza in Gesù Cristo. Cosi ai nostri
giorni miss Baker percorse tutto il ciclo
dei sistemi moderni per ritenerne soltanto
le conclusioni che la condussero alla Chiesa
cattolica (v. il suo libro: A modern Pilgrim's
Progress, tradotto in francese con il titolo:
Vers la maison de lumière, 1912).
Sant'Agostino,
(Confess. lib. Ili, e. IV) dice dell'Hortensìus
di Cicerone: a llle liber mutavit affectum
meum, et ad teipsum, Domine, mutavit preces
meas, et vota ac desiderio mea fecit alia;
era il preludio alla conversione. La Vie de
Jesus di Renan preparò delle conversioni,
indirizzando allo studio diretto dei Vangeli
uomini che furono colpiti da dò che
aveva rivelato del Cristo che non conoscevano
affatto. J. Joergensen (Le néant et
la vie, trad. frane 1898, p. 6) dice: "
Comincerò subito con la sorprendente
dichiarazione che sono diventato cristiano
perché ero darwinista; anzi una conclusione
darwinista mi fece adottare la verità
del cristianesimo ". I Primi Princìpi
di Herbert Spencer e la sua teoria sull'inconosdbile
aiutarono Paolo Bourget a orientarsi verso
il cristianesimo integrale. Maddalena Sémer
attribuì il migliore influsso alla
sua conversione alle opere di Bergson e alla
loro parte di verità, che la fecero
passare " da un materialismo e da un
determinismo assoluto a una filosofia dello
spirito e della libertà " (F.
Klein, Madeleine Sémer, p. 68; cfr.
pp. 237-288). Pitigrilli (La Piscina di Siloe,
Sonzogno, Milano 1948), dichiara che il punto
di partenza della sua conversione fu l'esperimento
e lo studio dei fenomeni spiritici. Armando
Carlini, scrivendo del suo ritorno a Cristo,
afferma: " Io credo perché nel
dogma cristiano ho ritrovato la vera e autentica
espressione della vita spirituale, al di là
di tutte le contraffazioni o unilaterali interpre-tazioni
che ne danno le filosofie su ricordate (immanentismo,
idealismo, storicismo). Queste filosofie si
ispirano al Cristianesimo, si, come a fonte
di pensieri che nobilitano l'uomo innanzi
a se stesso; ma per nobilitare cosi l'uomo
credono
necessario staccare il suo cuore e il suo
pensiero dalla fonte prima, dall'Uomo-Dio,
e si mettono così in contraddizione
con se stesse " (Nel volume Incontro
a Cristo, a cura di Giovanni Rossi, Assisi
1951, p. 221).
Sarebbe
facile allungare questa lista di casi, in
cui " l'anima di verità ",
trovata negli errori d'ogni genere, apri la
via verso la Chiesa, dove la verità
totale incorpora in modo perfetto le verità
frammentarie deformate perché unite
all'errore.
e)
La dottrina della Chiesa, "
luce in luogo oscuro ". - La rivelazione
insegna dunque all'uomo tutto ciò che
deve conoscere. È una luce questa però
che brilla in un luogo oscuro, lucernae lucenti
in caliginoso loco (2 Piet, 1, 19), cioè
in guisa da far apparire quello che è
necessario a sapersi, ma non da dissipare
tutte le tenebre prima che sorga il pieno
giorno e che nel nostro cuore sorga l'alba
eterna, donec dies lucescat et lucifer orìatur
in cordibus vestrìs. Dio non dice tutto
il suo segreto, ma attraverso la Chiesa ne
rivela a suffidenza perché l'uomo possa
sperare e agire con la certezza di raggiungere
lo scopo della sua esistenza.
Ugo
Benson (Les confessions d'un converti, trad.
frane, 3 ed. 1914, p. 169-177) ha descritto
la felicità da lui provata quando comprese
chiaramente e improvvisamente questo compito,
dapprima soltanto sospettato, della Chiesa
" via divina della salvezza ". "
Era impossibile che la scoperta di questa
via (della salvezza) fosse un affare d'intelligenza
o d'erudizione, perché a questo prezzo
la salvezza diverrebbe più facile per
l'uomo colto e fornito di agi che per l'uomo
semplice e privo del tempo necessario alle
lunghe riflessioni ". La Chiesa gli apparve
come depositarla di parole di vita, protetta,
nel trasmetterle a tutti attraverso i secoli,
da quello stesso Spirito di verità,
che aveva " ripetuto agli apostoli quanto
Cristo aveva loro detto " e assistito
la Chiesa nascente, e Io non dico che tutte
le mie difficoltà se ne siano andate
di colpo... Restava sempre il vecchio problema
eterno del peccato e della libera volontà;
ma per chi ha immerso i suoi occhi in quelli
della sua grande madre, questi problemi non
sono più nulla, perché egli
capisce che, anche se noi ignoriamo, la madre
sa; e che in essa, proprio in fondo al suo
grande cuore, risiede l'infinita sapienza
di Dio ".
Il
problema del male e del dolore. -
Nel locus caliginosus che è il mondo,
" i vecchi ed eterni problemi del peccato
e della libera volontà ", cioè
del male e del dolore, sono i più difficili.
Fuori del cristianesimo non c'è soluzione
ma unicamente l'assenza di soluzione ossia
il fatalismo, " A che cosa si riducono,
scrive E. Bougaud (Le christìanisme
et les temps prèsents, 5 ed. 1883,
11. p. 495) tutti gli sforzi degli uomini
di fronte al dolore? O a negarlo, ed è
una follia; o a cercare di sopprimerlo, ed
è un sogno; oppure ad odiarlo, e non
serve che ad accrescerlo; o a cercare di distrarsi
e dimenticare, e significa aggiungere un dolore
a un altro dolore, una tomba a una tomba,
seppellire una seconda volta quelli che amammo
più teneramente. Ecco tutto! "
La dottrina cristiana invece proietta su questi
misteri luci che li rendono accettabili e
anche cari.
Essa
ricorda che il male, in tutte le sue forme,
risulta dalla natura dell'uomo, corpo e anima,
dotato d'intelligenza, di volontà,
di sensibilità.
Il
male metafisico non è altro che la
limitazione dell'essere, e deriva dal fatto
che l'uomo è una creatura, quindi finito,
imperfetto. Ne segue che sarebbe stato meglio
per lui non esistere o che egli deve lamentarsi
perché l'imperfetto non è perfetto,
il finito non è l'infinito, la creatura
non è Dio?
Il
male morale, o peccato, ha la sua fonte nella
libertà umana. Sarebbe stato meglio
che l'uomo non fosse libero, fosse, un puro
automa? Il tremendo dono della libertà,
che Dio gli ha fatto, non è forse il
dono regale, che lo configura all'immagine
divina e gli permette di accedere alla vera
grandezza?
Il
male fisico — dolori del corpo, dolori del
cuore e dolori dell'anima, che sono i più
penosi — è causato dal fatto che siamo
sensibili. Sarebbe meglio che l'uomo fosse
privo di sensibilità? Le pietre non
soffrono; ma possiamo invidiare la condizione
delle pietre?
Anche
sul piano umano e nella condizione della vita
presente, si può intravvedere il senso
del dolore. " Senza il dolore ciascuno
di noi non sarebbe che un eterno bambino "
scrive Olle Laprune (Le prix de la vie, S.a
ed. 1896, p. 196). L'educazione del fanciullo
esige il dolore dello studio, il dolore dell'obbedienza,
il dolore di tante rinunce che gli danno la
possibilità di diventare padrone di
se stesso. Il dolore è un mezzo d'educazione
morale. Il dolore è il gran maestro
degli uomini.
È
onore della natura umana elevarsi col prezzo
dello sforzo doloroso. È forse un male
che l'uomo sia perfettibile? E se è
cosa buona, come si può maledire ciò
che per lui è punto di partenza d'ogni
progresso? La sofferenza che sentiamo risveglia
molto la simpatia per la sofferenza degli
altri, e insegna " la religione della
sofferenza umana ". Bel detto nel paganesimo
è quello di Virgilio (Aen., I, 639);
" Non ignara malis, miseris succurrere
disco ".
Sul
piano soprannaturale i due aspetti benefici
del dolore s'ampliano all'infinito. Il dolore
espia, distacca, perfeziona, assimila a Cristo,
fa partecipi della sua azione redentrice.
La reversibilità del merito del nostro
sacrifìcio, unito al sacrificio di
Cristo, per una moltitudine dei nostri fratelli,
che son nel peccato e nella sofferenza, è
un principio di salvezza, preparando nello
stesso tempo la salvezza nostra: a tu soffri
la tua felicità futura, o uomo mortale
".
Cosi
il dolore, pur restando oscuro, diviene intelligibile,
accettabile, talvolta amato, desiderato. "
O soffrire, o morire ", n sempre soffrire,
non morire ", dicevano i santi. Cristiani
ordinali, convertiti, come F. Coppée,
parlano del a saper soffrire "; di se
stesso egli dice (La bonne souffrance, 83
ed., p. 14); " anche se non invoco il
dolore e la morte, almeno non li temo più,
avendo appreso nel Vangelo l'arte di soffrire
e di morire ", e soggiunge (pp. 155,
162) che " il migliore anno " della
sua vita fu quello in cui la malattia torturante
gli rivelò a il prezioso segreto "
evangelico: " saper soffrire, saper amare
".
La
spiegazione del dolore data dalla dottrina
cristiana è talmente notevole, che
colpi uno spirito estraneo a ogni misticismo,
Adolfo Thiers, il quale scrisse (De la proprietà,
1848, p. 432): "Questa possente religione,
che si chiama cristianesimo, esercita sul
mondo un dominio continuo, e, tra gli altri
motivi, deve ciò al vantaggio, che
essa possiede, unica fra tutte le religioni.
Tale vantaggio sapete che cos'è? D'aver
saputo dare, essa sola, un senso al dolore
".
d)
I paradossi del cristianesimo sono segni della
sua pienezza. - Oltre i misteri propriamente
detti, dei quali s'è detto che, pur
restando impenetrabili, non implicano nessuna
contraddizione, la dottrina e la vita della
Chiesa, nonché il suo atteggiamento
verso il mondo, presentano anch'essi le
cosiddette " antinomie " o "
paradossi ", cioè contraddizioni
e dissonanze apparenti, ma non reali.
Dopo
K. Chesterton (Ortodossia, trad. ital., 5
ed., capo vi, p. 79-100), Ugo Benson (Paradossi
del cattolicesimo, trad. ital., ed. Fiorentina,
1923), raccogliendo come un abile giocoliere,
le accuse inconciliabili degli awersari con-tro
la Chiesa, ha dimostrato che la Chiesa unisce
ed equilibra tra loro, senza diminuirle o
stemperarle anzi spingendone la tensione al
massimo, idee che sembrano escludersi. Un
professore dell'università di Oxford,
E. Devans (L'Egli-se et le progrès
du monde, trad. frane, di D. Folghera, 1909)
ha fatto un lavoro analogo su queste dieci
" antinomie " del cristianesimo:
l.o
La Chiesa si mostra opposta e favorevole alla
civiltà intellettuale.
2.o
La Chiesa si mostra opposta e favorevole alla
civiltà materiale.
3.0
La Chiesa insegna una morale d'austerità
e di gioia.
4.0
La Chiesa è l'antagonista e il sostegno
dello Stato, rivale e alleata.
5.o
La Chiesa professa l'eguaglianza di tutti
gli uomini e conserva l'ineguaglianza creata
dalla proprietà e dal potere.
6.o
La Chiesa è piena di scandali e tutta
santa; traccia una legge facile e difficile.
7.o
La Chiesa rivendica e combatte in materia
religiosa la libertà di coscienza.
8.o
La Chiesa è una e la cristianità
fu sempre divisa.
9.o
La Chiesa è sempre la stessa e sempre
cambia.
10.o
La Chiesa fu sempre vinta e sempre fu vittoriosa.
Esistono
ovunque difficoltà e " paradossi
", cominciando dall'uomo, homo duplex,
uno nella dualità del corpo e dell'anima,
essere di miseria e di grandezza a un tempo.
Il cristianesimo riposa sull'adorabile paradosso
del suo fondatore, Dio e uomo. " Cosi
la Chiesa cattolica, che è un'estensione
dell'Incarnazione, ha anch'essa la sua natura,
divina e umana insieme, che sola spiega i
"paradossi" della sua storia. Trattate
la Chiesa cattolica come se fosse solo divina,
e cozzerete contro scandali, fallimenti, insufficienze.
Trattatela come se fosse soltanto umana, sarete
ridotti al silenzio dai suoi miracoli, dalla
sua santità e dalle sue eterne resurrezioni
" (U. Benson).
È
umana, e quindi deve piegarsi alle condizioni
di ciò che è umano, adattarsi
al mondo, se desidera viverci. È divina;
perciò vive nel mondo senza essere
del mondo, e non è organizzata come
se il mondo fosse tutto; non accetta tutti
i pensieri del mondo, e nemmeno li respinge
tutti; ma con un progresso d'assorbimento
parziale e di repulsa parziale, mira a ottenere
che il cristianesimo penetri e trasformi incessantemente
il mondo sempre cangiante. È soprannaturale,
ma il soprannaturale, lungi dal distruggere
la natura, la perfeziona ed eleva. "
Io voglio che si sia santi; ma prima ancora
voglio che si sia uomini onesti in modo superlativo
" diceva Swetchine (Pensées, in
Oeuvres et médita-tions, ed. Falloux,
15 ed., 184, p. 80).
In
tutto e per tutto " queste apparenti
dissonanze non fanno che preparare una soluzione
altamente armoniosa, perché la santa
Chiesa non devia né a destra né
a sinistra, né verso la credulità,
né verso lo scetticismo. Essa respinge
la falsa semplicità del quietismo e
la falsa dialettica dell'intellettualismo;
il suo governo sta tra la tirannia e la debolezza;
la sua religione non è puramente esteriore,
né puramente ulteriore, ma unisce armoniosamente
i due caratteri; permette l'alternarsi delle
epoche d'espansione o d'assimilazione con
i tempi di concentrazione e di dommatismo
".
Altrettanto
si deve dire dei " paradossi " del
cristianesimo. Chesterton (Ortodossia, trad.
it., 5 ed., p. 99, 100) scrive che l'equilibrio
della sua dottrina è l'equilibrio "
di un uomo dietro cavalli che corrono a precipizio,
che pare si chini da una parte, si spenzoli
da quell'altra, e pure, in ogni atteggiamento
conserva la grazia della statuaria e la precisione
matematica... È facile esser pazzi;
è facile essere eretici; è sempre
facile lasciare che un'epoca si metta alla,
testa di qualche cosa, difficile è
conservare la propria testa... È sempre
semplice cadere; c'è un'infinità
di angoli a cui si cade, ce n'è uno
soltanto a cui ci si appoggia e si resta in
piedi ". La Chiesa è rimasta in
piedi.
E.
Psichari, raggiunta l'ultima tappa prima della
verità cristiana, scriveva (Les voix
qui crient dans le désert, 25.a ed.,
1920, p. 301) che te in essa ci sono certamente
difficoltà, ma nessuna di esse è
insormontabile; anzi una volta superate, tutto
appare perfettamente bello e armonioso tanto
nel nostro cuore che nel nostro spirito. Io
mi dicevo: Supponiamo che il problema sia
risolto; allora noi abbiamo un sistema del
mondo coerente e magnificamente ordinato,
abbiamo una morale ineguagliata. Improvvisamente
una luce miracolosa invade gli angoli più
reconditi e oscuri della nostra anima. Quindi
la soluzione è buona ".
E'
nota l'ironica battuta di Pascal contro l'eccessivo
intellettualismo (ed. Rizzoli, p. 30) : "
L'uomo è pieno di bisogni e ama solo
coloro che possono soddisfarglieli tutti.
"E' un buon matematico", si dirà;
ma io non so che farmene dei matematici che
mi scambierebbero per una proposizione ".
Assieme al vero, l'uomo reale ricerca il bene
e il bello. La Chiesa in Dio rivela l'ideale
di verità ma anche di bellezza, di
bontà, dove si placano simultaneamente
tutti i nostri desideri essenziali. A. de
Poulpiquet (L'object integrai de l'apologétique,
3.a ed., 1911, p. 463) scrive che la rivelazione
non è " un fatto qualsiasi, di
cui la scienza dimostra l'esistenza; ma è
la realtà, senza la quale le nostre
tendenze più profonde e più
umane restano insoddisfatte ". Problema
del destino, problema di Dio nelle sue relazioni
con l'uomo, problema del dolore, del male,
della redenzione, aspirazione verso a tutto
ciò che è vero, tutto ciò
che è puro, tutto ciò che è
giusto, tutto quello che è santo, tutto
quello che è amabile, tutto quello
che ha buon nome, tutto quello che è
virtù e degno di lode " secondo
il motto di San Paolo (Filip. 4, 8); a tutto
questo la Chiesa risponde pienamente conforme
al suo nome: Chiesa cattolica, cioè
universale.
§2.-Il
domma si rivolge a tutti gli uomini.
La
dottrina della Chiesa è adatta a tutte
le situazioni. - La dottrina della
Chiesa ha la singolare caratteristica d'essere
adatta tanto ai geni, sia d'ordine religioso,
come Sant'Agostino, San Bernardo, San Tommaso
d'Aquino, Bossuet, Lacordaire, sia d'ordine
scientifico, come Pascal, Ampère, Cauchy,
Pasteur, quanto agli spiriti di media cultura,
agl'ignoranti e ai bambini.
Le
parole, registrate da Giovenale (Sat. VI,
221): " O insensato, uno schia vo è
forse uomo? o demens, ita servus homo est?
" e da Lucano (Phars., V, 342). a Humanum
paucis vivit genus: il genere umano vive per
un piccolo numero di uomini ", sono assolutamente
opposte al cristianesimo. Altrettanto opposto
al cristianesimo è il disprezzo d'un
Renan che diceva (Revue des Deux Mondes, gennaio
1860, p. 378) : " Io non vedo la ragione
perché il Papuasiano sia immortale
" : e d'un Voltaire che scriveva in una
lettera a d'Alembert, (6 dicembre 1757): a
non s'è mai preteso illuminare i ciabattini
e le serve: è prerogativa degli apostoli
". In realtà la Chiesa degli apostoli
non si disinteressa né dei ciabattini,
né delle serve, né dei Papuasiani
perché sa che hanno un'anima e che
la " buona novella " di Cristo è
per tutte le anime. Le stesse verità
che nutrono e affascinano le più sublimi
intelligenze, sono distribuite ai fedeli più
umili.
San
Tommaso d'Aquino (Expositio symboli, Opera,
Parma, t. XVI, p. 135) scrive : " Nessuno
tra i filosofi anteriori alla venuta di Cristo,
riguardo a Dio e alle cose necessarie alla
vita eterna, malgrado tutti gli sforzi, non
poteva saperne quanto ne sa una vecchietta
(vetula) dopo la venuta del Cristo ".
La vetula di San Tommaso è non meno
avvantaggiata quando si tratta non più
della conoscenza, ma dell'amore. Un giorno
fratel Egidio grida davanti a San Bonaventura:
Ohimè, noi ignoranti e semplici, che
cosa faremo per meritare la bontà di
Dio? Fratello mio, gli rispose San Bonaventura,
lo sai bene che basta amare Dio. Ne siete
sicuro? replicò Egidio. Credete che
una semplice donna, possa piacergli quanto
un maestro in teologia? Alla risposta affermativa
del dottore, frate Egidio corse in giardino
e guardando verso la città gridò
: —O vecchie-rella poverella, semplice e idiota,
ama il Signore Iddio e potrai essere più
grande di frate Bonaventura. (Cfr. Fra Leone,
Vita di Frate Egidio, e. XLVII nella recensione
di Feo Belcari, Prose, ed. Gigli, Roma, 1843,
t. II, p. 235).
Ritroviamo
l'idea di San Tommaso in scrittori razionalisti,
come V. Cousin e J. Simon. Sentiamo Cousin
(Premiers assais de Philosophie, 3.a ed.,
1855, p. XV) : " il riassunto di quanto
c'è di meglio nel Fedone e nel Timeo,
nelle Meditations, nella Connaissance de Dieu
et de soimème, nei più bei capitoli
della Crìtica della ragion pratica,
è tutto quanto nelle prime pagine del
catechismo, che è il nutrimento dei
poveri di spirito, dei bambini, della donna,
del pecoraio, dell'operaio, mentre la Connaissance
de Dieu et de soi-mém, le Meditations,
il Fedone, il Timeo, si rivolgono a ben pochi
individui della specie umana ". E altrove
(Du vrai, du beau, du bien, 16 ed. 1875, pp.
428431): convelliti Che gioia avrebbero provato
un Socrate, un Platone se avessero trovato
il genere umano in braccio al cristianesimo!
" Meglio ancora J. Simon (La liberti
de coscience, 1859, p. 10): " Nella religione
cristiana trovo un carattere che mi rapisce:
essa unisce la metafisica più sapiente
alla più perfetta e, se cosi posso
dire, più efficace semplicità.
Certamente il Timeo di Platone e il XII libro
della Metafisica d'Aristotele sono una meraviglia;
ma io non m'attendo che ne possa uscire un
simbolo che si possa far recitare ai bambini.
Finora soltanto la religione cristiana ebbe
insieme la Somma di San Tommaso e il catechismo
".
La
dottrina della Chiesa si adatta a tutte le
categorie. Dotti e ignoranti, poveri e ricchi.
Lélite cristiana, cioè i santi,
viene reclutate tra gli uni e gli altri. E
in tutte le condizioni le fisionomie individuali
sono sorprendentemente diverse, come la grazia
di Dio che le ha plasmate a somiglianzà
di Cristo, multiformis gratiae Dei (I Piet.,
4, 10).
b)
II Vangelo conviene a tutti i luoghi e a tutti
i tempi. - II problema del destino
umano, attorno al quale gravita tutta la dottrina
della Chiesa, è identico per tutti
gli uomini di tutti i paesi e di tutti i tempi;
perciò questa dottrina ha valore per
gli uomini di tutti i luoghi e di tutti i
tempi.
La
Chiesa si stabilisce prima nel mondo greco-romano,
donde s'irradia nelle nazioni barbare e in
tutta l'Europa, poi, successivamente in tutte
le parti dell'universo. Può darsi che
tra " due o tre secoli sia stabilita
ovunque " come pensa il P. ( La prióre
missionaire, 1935, p. 83). Constatiamo che
in tutte le età, essa ha penetrato
le civiltà più diverse, affermando
la sua fecondità, la sua duttilità,
sposando i secoli, i regimi, sempre combattuta,
sempre rinascente e viva, impossessandosi
dei migliori che le si accostano, elevando
tutte le anime, senza cancellare quanto i
secoli e i regimi hanno di buono, senza abdicare
a una briciola dei suoi dommi. Secondo il
detto di Sant'Ireneo, (C. Haer., Ili e. XXIV,
n. 1), essa fu e rimane a colei che con l'azione
dello Spirito Santo, mantiene sempre la verità
divina come un vaso prezioso, e che, sempre
giovane, fa continuamente ringiovanire lo
stesso vaso che la contiene, quae semper a
Spiritu Dei quasi in vose bonum exìmium
quoddam depositimi juvenescens, et juvenescere
faciens ipsum vas in quo est ". Dopo
tanti secoli il Vangelo è più
attuale che mai.
c)
La parabola del Genere umano di Raimondo Brucker.
- Raimondo Brucker, sansimoniano convertito
dal P. de Ravignan nel 1848, era un forte
oratore popolare. L. Gautier (Portrait du
XlX.e siede, s. d., t. II, pp. 343-345) ricostruì
un suo discorso, che si potrebbe intitolare
la parabola del Genere umano e che mostra
al vivo l'adattamento della dottrina della
Chiesa a tutti gli uomini di tutti i paesi
e di tutti i tempi. Eccone larghi estratti:
"
In quel tempo tutto quanto il Genere umano,
quello che fu, quello che è, quello
che sarà, si raduna in una grande pianura
e vi convoca tutti i filosofi, passati, presenti
e futuri.
E
il Genere umano così parla ai filosofi:
Ho letto tutte le vostre opere; si, tutte,
e devo dire che mi sono tremendamente annoiato;
io sbadiglio ancora... Ho letto tutte le vostre
opere... E dopo averle lette e rilette, mi
sono trovato circondato da tenebre lugubri
e spaventose. Ne sapevo meno di prima. Perciò
vi ho convocati per porvi nuovamente il grande
problema che mi agita, e per rivolgervi tre
domande.
lo
voglio un libro, un piccolo libro, di dieci
o venti pagine, che contenga tutta la verità
in forma elementare e assolutamente trasparente;
un piccolo libro, che si possa mettere in
tasca e che costi solo pochi soldi; un piccolo
libro che sia egualmente alla portata del
pensatore, del poeta, e anche di quelle moltitudini
che vivono unicamente la vita pratica e materiale.
Questo il libro, questa la lezione che io
voglio.
I
filosofi si guardano con stupore... e molti
cominciano a nascondersi e a scomparire.
Il
Genere umano continua: Non solo io voglio
un piccolo libro, che contenga tutta la verità
in dieci pagine e la volgarizzi universalmente
nel tempo e nello spazio; ma voglio che un
giorno venga qualcuno a offrirmi l'esempio
di tutte le virtù che sono insegnate
in questo piccolo libro. E voglio che quest'esempio
possa essere facilmente imitato dall'uomo,
dalla donna e dal bambino... Potete darmi
il libro? potete darmi l'esempio?
I
tre quarti dei filosofi sono già scomparsi.
11 Genere umano, che se ne accorge, comincia
ad essere triste in cuor suo. E dice ancora:
Non è tutto. Non solo ho bisogno d'una
lezione; non solo mi occorre un esempio immortale,
ma ho ancora bisogno d'un'istituzione immortale...
che garantisca e perpetui la lezione e l'esempio,
rendendoli eternamente viventi.
Quando
il Genere umano ebbe terminato queste parole
gettò uno sguardo sui filosofi; ed
erano fuggiti tutti spaventati.
Allora
il Genere umano, il povero Genere umano, pianse
calde lacrime... E mentr'era cosi immerso
nel suo dolore, ecco apparire, non so in che
angolo, una specie d'Uomo, vestito con una
specie di blusa, che portava sulle spalle
una specie di trave, un grosso pezzo di legno
tutto insanguinato. La trave era attraversata
da un altro pezzo di legno; era come dire
una croce. E l'Uomo aveva tutti i suoi bei
capelli biondi coperti di sangue; il sangue
gli scendeva sugli occhi; il sangue colava
in grosse gocce lungo tutto il suo corpo;
egli guardava il povero Genere umano, cosi
dolcemente, così dolcemente, così
dolcemente!
Poi
s'avanzò con che lentezza, con che
maestà! Camminava portando il legno
enorme; egli disse con voce tanto tenera,
tanto tenera: Tu vuoi la verità? te
la porto io; tu vuoi un piccolo libro, che
in dieci pagine contenga tutta la verità
e che sia capito da tutti. Ecco, prendi questo
libretto. E nella prima pagina il Genere umano
lesse : Catechismo.
L'Uomo
prosegui: Tu mi hai chiesto non solo una lezione,
ma un esempio vivente. Ecco: guardami. Io
sono il tuo Dio, che s'è fatto uomo
per offrirti un tipo eterno e condurti alla
beatitudine. Infine tu m'hai chiesto un'istituzione.
Prendi : ecco la Chiesa.
E
il Genere umano cadde in ginocchio e adorò
Gesù Cristo "
CAPITOLO
IV. - IL TRIONFO DELL'IMPROBABILE
La
dottrina che la Chiesa, dicendosi incaricata
da Dio, recò al mondo, urtava contro
difficoltà umanamente insormontabili.
Ma
le difficoltà furono divinamente superate.
Dunque
la Chiesa viene da Dio.
Questo
l'argomento che l'apologetica trae dalla dottrina
della Chiesa. È giunto il momento di
esporne e precisarne il valore.
§
1. - Difficoltà umanamente insuperabili.
Possiamo
considerarle da parte della stessa dottrina,
da parte di coloro cui si rivolge, da parte
dei suoi propagatori e dei suoi custodi.
a)
II grande rischio inerente a una sintesi totale.
- A. Eymieu, che qui seguiamo da vicino, nota
(Deux arguments pour le catholicisme, p. 14)
che il cattolicesimo " è la dottrina
più rigorosa di tutte, la più
complessa e la più completa, che con
i suoi princìpi penetra in tutte le
strutture del pensiero, e con la sua morale
in tutte le strutture dell'azione; quindi
eccola perpetuamente di fronte a tutte le
ripercussioni delle idee e a tutte le realtà
della vita. Povera dottrina se il suo inventore
fosse soltanto un uomo! ".
Completa
e complessa, questa dottrina si ricollega
a tutto il passato, a tutto l'avvenire. Il
Cristo, dal quale la Chiesa la riceve, riferisce
e applica a sé profezie distribuite
lungo le età passate; afferma che la
sua vita, la sua morte, la sua opera realizzeranno
un complesso di fatti descritti in anticipo
e dipendenti da una moltitudine di libere
volontà che, umanamente, gli possono
infliggere una smentita. Per tutti i secoli
successivi annuncia cose inverosimili, anch'esse
dipendenti da volontà libere, umanamente
imprevedibili; dichiara, per esempio, che
fino alla fine del mondo sarà amato
dagli uni e odiato dagli altri, al di sopra
di tutto, e che per causa sua i suoi discepoli
parteciperanno a quest'amore e a quest'odio,
mentre d'ordinario gli uomini, che occupano
i posti più in vista tra i loro contemporanei,
appena morti, cadranno nell'oblio e nell'indifferenza.
Ma
non è tutto. Questa dottrina impone
l'assenso a misteri che superano la ragione
e davanti ai quali essa si deve inchinare,
essa che è cosi pronta a rigettare
tutto quello che non afferra. Oltre i misteri
propriamente detti, nella dottrina della Chiesa
o in conseguenza di questa dottrina, nei suoi
atti, nel suo atteggiamento verso la società
civile, si scoprono " antinomie "
e " paradossi ". In fondo come nei
misteri niente di contradditorio; le dissonanze
sono soltanto apparenti, simili a quelle dissonanze
musicali di cui si compiacciono i grandi artisti
e che nel momento in cui l'orrecchio sta per
soffrirne, si risolvono improvvisamente in
magnifiche armonie. Ma a primo aspetto un
osservatore superficiale potrebbe confondere
le contraddizioni apparenti con un disaccordo
reale, e quante volte l'intelligenza umana,
ombrosa e frivola, non si accontenterà
del primo sguardo che ingannai
Ma
non basta ancora. Questa dottrina dev'essere
invariabile: la verità non cambia.
Nessuna acquisizione successiva delle scienze
umane, che riservano sempre tante sorprese,
deve introdurvi la minima variazione. Qualis
ab incepto. Antica e sempre nuova come tutto
ciò che è vivo, essa non conoscerà
né vecchiaia né decrepitezza.
b)
Le reazioni del di fuori. - II Vangelo
fu predicato prima ai Giudei, poi ai Gentili,
urtando le idee tradizionali degli uni e degli
altri.
I
Giudei attendevano un Messia glorioso con
un regno terreno, invece il regno di Cristo
è spirituale e cominciò con
le umiliazioni della croce.
In
quanto ai Gentili, Fustel de Coulanges (Cité
antique, 4 ed., 1872, p. 472-481; trad. it.
presso Vallecchi, p. 493-501) rilevò
alcune novità del cristianesimo. Fu
epurata la nozione di Dio che cessò
d'essere confuso con l'uomo o con la natura.
Trasformati i doveri dell'uomo verso Dio:
la religione è soprattutto intcriore.
Si adora un Dio unico, universale, che è
di tutti: l'unità della razza umana
e la fraternità degli uomini sono corollari
dell'unità di Dio e, per il governo
degli Stati, ecco la distinzione tra il potere
spirituale e il potere temporale, e quindi
la liberazione delle anime, il dominio della
coscienza inviolabile e dacché tutte
le virtù non sono più comprese
nel patriottismo, si ha la fioritura delle
virtù private. Tre secoli di persecuzioni,
scatenate contro la Chiesa nascente, mostrano
fin dove giungesse la resistenza alle novità
della sua dottrina.
La
lotta non doveva finire con la pace costantiniana.
Ciò che sussiste e sussisterà
sempre nel tt paganesimo immortale "
si rizzò e si rizzerà sempre
contro la dottrina della Chiesa. La forza
materiale, la forza delle passioni, la forza
delle idee lavorano a turno o insieme per
distruggerla: la forza materiale dei capi
dello Stato, sui quali la Chiesa denuncia
le ingiustizie; la forza delle passioni che
essa reprime : la forza delle idee, fuori
della Chiesa, del razionalismo che rifiuta
d'inchinarsi davanti a Dio e, nel seno della
Chiesa, quella dell'eresia: Proteo dalle forme
indefinite e cangianti, che alligna nel suo
senso e, uno dopo l'altro, rigetta i dommi.
c)
Da parte di quelli che custodiscono e insegnano
la dottrina della Chiesa. - La dottrina
fu affidata alla Chiesa da Cristo, cioè
da un giudeo povero e senza cultura. I suoi
compatrioti chiedevano di lui (Gv., 7, 15):
" Come conosce le Scritture, lui che
non ha frequentate le scuole? ". Gli'
apostoli, che raccolsero il suo insegnamento
e dovevano trasmetterlo al mondo, erano umili
lavoratori senza cultura. A dire il vero,
San Paolo aveva fatto dei buoni studi ed era
un genio; però non insegna quello che
gli hanno insegnato gli uomini, né
il frutto d'un lavoro personale; ma unicamente
quello che ha ricevuto da Gesù Cristo
(Gai., 1, 12).
Il
modo con cui gli apostoli divulgano la dottrina
di Cristo umanamente non può che nuocere.
Non utilizzano i mezzi che s'adoperano per
il lancio delle idee. Secondo i metodi umani,
dovrebbero cominciare a fissare l'insieme
e i particolari della dottrina, che vanno
a diffondere per il mondo, onde prevedere,
con la precisione delle formule, la risposta
alle obiezioni che non mancheranno di sorgere
ovunque. Macché, essi partono in tutte
le direzioni dello spazio; parlano, insistendo
su questo o quel punto della dottrina, secondo
che si presentano le questioni; su questo
o su quel punto di condotta, secondo le circostanze.
Dove parlano si stabilisce una fede, un culto,
una morale; e bisogna che la morale, il culto,
la fede che predica ciascuno dei Dodici, sia
identica. Alcuni scrivono o fanno scrivere
a questo riguardo alcune rapide pagine, semplici
canovacci dei loro discorsi o riassunti delle
loro conversazioni; e scrivono queste cose
mirabili cosi come parlano, con una serenità
imperturbabile, senz'arte, senza nessuna preoccupazione,
usando le parole come vengono; e gettano queste
parole nel mondo, le abbandonano alla storia,
a tutte le obiezioni del presente e dell'avvenire;
qualunque sia la penna o la bocca da cui cadono,
bisogna che tali parole si accordino insieme,
che lascino all'avvenire una dottrina coerente,
senz'incrinature, dove non possa mai scoppiare
la contraddizione.
Ed
ecco altre difficoltà. Per custodire
e trasmettere la dottrina, gli apostoli avranno
la successione della gerarchia ecclesiastica,
i vescovi, specialmente riuniti in concilio
ecumenico, soprattutto il papa. Il che vuoi
dire, umanamente parlando, uomini venuti dai
quattro punti cardinali, senza che nulla ne
garantisca il valore, la scienza o santità
personale; nulla può, sempre parlando
umanamente, assicurare la fedeltà alla
dottrina e al pensiero di Cristo. La successione
di questi uomini dovrà essere ininterrotta:
mentre tutto ciò che è umano
crolla e muore, il papato non deve morire.
Il favoloso Atlante era un Titano che reggeva
il mondo. Ma qui si tratta di uomini, cioè
di esseri caduchi e fragili; ecco su che cosa
riposa la Chiesa con la sua dottrina indefettibile!
§
2. - Difficoltà divinamente risolte.
Tutte
le difficoltà accumulate contro la
dottrina della Chiesa sono state risolte divinamente.
Coesione, stabilità e insieme progresso,
pienezza (potremmo aggiungere: fecondità
inesauribile), ecco alcuni fra i lineamenti
visibili di questa dottrina, nonostante le
impossibilità umane.
a)
La coesione. - La dottrina della
Chiesa è complessa, piena di contrasti
che d'ogni parte ne minacciano l'equilibrio,
piena di misteri, davanti ai quali la ragione
s'impenna subito; piena di doveri, che fanno
urlare di collera gli istinti. È gettata
da un pugno d'ignoranti, con espressioni immature,
senza un piano fisso, secondo il gioco delle
circostanze, in un mondo indisposto per accoglierla,
" scandalo ai Giudei, diceva S. Paolo
(1 Cr., 1, 23), e follia per i pagani ",
che non volevano ricevere nulla dai Giudei
e che specialmente non volevano ricevere una
dottrina, la quale anzitutto a predica Gesù
crocifisso ". Umanamente è fatale
che queste frasi, che. come la semente della
parabola cadono sulla strada, siano calpestate
dai passanti e muoiano senza dar frutto. Oppure,
se per un miracolo inesplicabile sopravvivono,
è fatale che la dottrina che esprimono
si allarghi in un caos di contraddizioni interne,
e urti da ogni parte nelle ripetute smentite
della ragione illuminata, dei fatti imprevisti
della storia e delle conclusioni non meno
impreviste di tante scienze un tempo ignorate.
In
tutte le altre confessioni cristiane scoppiano
le contraddizioni e le smentite di questo
genere; al contrario mancano nella dottrina
della Chiesa, della quale abbiamo ammirato
l'accordo con se stessa e l'armonia con le
scienze profane. Quanto più si approfondiscono
e progrediscono le scienze profane, tanto
meglio questa dottrina viene compresa e risponde
ai bisogni del genere umano. J. Rivière
(A la trace de Dieu, p. 13) giudicava che
la miglior apologià della fede cristiana
consiste " nel descriverla minutamente
", nel mettere in luce a la sua meravigliosa
coesione con forza tale che l'incredulo sia
preso da vertigine e non abbia più
altro da fare che precipitarvisi ". P.
Claudel, nella prefazione al libro postumo
di J. Rivière, così riprendeva
il pensiero : " Insomma, la religione
cattolica dev'essere provata con una dimostrazione
cattolica, cioè totale, e mediante
la stessa totalità. È vera perché
è cattolica cioè completa, perché
è la chiave e il coronamento di tutto
".
Una
dottrina simile evidentemente non può
essere l'opera dei dodici poveri uomini che
l'hanno predicata. Per spiegare quello che
Bninetière (Revue des Deux MondeSf
1 novembre 1898, p. 176) chiamava " la
massa, la densità di questa dottrina
", non c'è che la parola di Cristo,
che affida agli apostoli la missione di diffonderla
(Gv. 7, 16): " La mia dottrina non è
mia, ma è quella del Padre che mi ha
mandato ".
b)
La stabilità unita al progresso.
- Questa dottrina tanto complessa deve restare
identica a se stessa attraverso i costanti
progressi che sono la legge d'ogni vita.
Per
mantenerla tale, vi saranno i vescovi e, sopra
tutti, i papi; vescovi e papi diversissimi
in virtù, carattere, età, nazionalità,
e dovranno esserci fino alla fine dei secoli;
papi, e vescovi uniti ai papi, che non devono
mai ingannarsi, mentre gli uomini s'ingannano
cosi spesso; papi che siano d'accordo tra
loro nei secoli, mentre un uomo è così
raramente d'accordo con se stesso, nel corso
della sua vita. Bisogna che essi abbiano ragione
in anticipo contro idee che non esistono ancora,
contro obiezioni nascoste nel mistero dell'avvenire.
Questa
dottrina non resta chiusa in un ambiente ristretto,
in un gruppo chiuso a ogni azione esteriore.
Non è stata posta sotto la custodia
dell'ignoranza, né al riparo contro
la discussione, né imbalsamata immobile
nel morto passato; ma è stata mescolata
a tutti i movimenti del mondo, è stata
il grande fermento della storia, è
stata esposta, in mezzo ai popoli più
colti della terra, a tutti i flutti d'idee,
a tutte le collere delle passioni, a tutti
gli assalti della forza brutale.
Nessuna
dottrina puramente umana potrebbe resistere
a simili scosse dal di dentro e dal di fuori.
Invece la Chiesa ha resistitol Non uno dei
suoi dommi s'è mosso, non un iota è
scomparso. Invece di frustarsi, il suo corpo
di dottrine s'è arricchito e riuscì
a vivere nonostante tante cause di morte;
immutabile senza mummificarsi, in costante
progresso senz'alterazione di sorta. È
l'avveramento d'una parola, che può
essere solo d'un Dio, detta agli apostoli
(Mt., 28, 18-20): "A me fu dato ogni
potere in cielo e sulla terra. Andate dunque,
e ammaestrate tutte le genti... Ed ecco, io
son con voi tutti i giorni, sino alla fine
del mondo ".
c)
La pienezza. - Che dire della pienezza
della dottrina di Cristo? La veduta di S.
Tommaso e di S. Bonaventura, su Dio e le cose
divine, ne sa più di tutti gli antichi
filosofi e può amare Dio quanto e più
dei maestri in teologia. Ed ecco un Pasteur,
che, a questa domanda d'un suo allievo: "
Voi che avete tanto riflettuto, come potete
credere?", risponde semplicemente: "Appunto
perché ho riflettuto e studiato molto,
ho conservato la fede di un uomo bretone;
se avessi studiato e riflettuto di più,
sarei arrivato alla fede d'una donna bretone
". (Cfr. Van Tricht, Revue des questions
scientifiques, t. XXXIX, p. 385). La dottrina
della Chiesa soddisfaceva un Pasteur e la
buona vecchierella: ai Pasteur come alle buone
vecchiette di tutti i luoghi e di tutti i
tempi fa conoscere tutto quello che importa
ed è essenziale sapersi.
A
questa meraviglia s'aggiunge l'identica facilità
d'un Pasteur e d'una vecchierella, la sicurezza
con cui l'uno e l'altra entrano in possesso
delle verità indispensabili. A. von
Ruville (Retour à la sainte Eglise,
pp. 5-45) fa a tal riguardo rilievi di grande
portata. Egli espone come, educato nel protestantesimo,
passato attraverso il dubbio, il materialismo,
il panteismo, il modernismo, grazie ai libri
fini col ritrovare le verità fondamentali
del cristianesimo, pur comprendendo che il
suo acquisto era insufficiente, che gli mancava
" ancora molto, sì, molto ".
Le scoperte delle fatiche intellettuali erano
un sostegno alla sua fede riconquistata, "
Per me, uomo di studio, questo lavoro di riflessione,
egli dice, avrebbe forse potuto bastare, benché
in realtà non bastasse. Ma era ammissibile
fondare su un lavoro di riflessione ",
su lunghi studi, " la fede della massa
incolta, molto più ancora, quella dei
popoli tuttora immersi nella barbarie primitiva,
che solo col tempo, e forse mai, potranno
compiere questo lavoro necessario? ".
Altra difficoltà, " Se le anime
popolari arrivassero realmente a una sufficiente
intelligenza, sarebbero armate contro l'influsso
dei dottori eterodossi, dei teologi liberi
pensatori, che con nuovi dubbi cercassero
di turbare la fede di queste anime? Infatti
tali influssi non potevano essere tenuti lontano
in eterno. Era troppo domandare a gente poco
istruita che seguisse la stessa via che io
avevo percorso con pena, che conservasse o
riacquistasse con i propri lumi i beni della
fede. L'eloquenza persuasiva dei pastori non
offre nessun aiuto apprezzabile per questo,
perché contro di essa c'è pure
l'eloquenza persuasiva dei pastori liberali,
anch'essa efficace ". Di fronte alla
confusione dottrinale che regnava nella chiesa
protestante, A. von Ruville comprese che "
le dottrine fondamentali del cristianesimo
dovevano riposare sopra un punto d'appoggio
che fosse al sicuro da tutti gl'influssi del
libero pensiero ", che " questo
punto d'appoggio, se pure c'è, non
poteva essere che il papato "; che supporre
che il Cristo non avesse munito la Chiesa
di questo punto d'appoggio indispensabile,
significava negargli una saggezza elementare.
Egli finalmente cedette " alla potenza
esercitata dalla Chiesa sugli uomini di tutte
le classi, d'ogni condizione, di qualsiasi
cultura intellettuale... Il difetto di riflessione,
egli dice, che io avevo trovato nella chiesa
protestante, qui non c'era... Qui anche il
più semplice poteva arrivare a tutti
quei beni che vengono un'eccellenza più
che umana.
Securus
judicat orbis terrarum. - È
nota la ripercussione che ebbero queste parole
di Sant'Agostino sulla conversione di Newman,
il quale dice (Apologià, trad. it.
cit., p. 158) che " erano come il tolle
et lege del fanciullo che convertl lo stesso
Sant'Agostino"; da esse fu "letteralmente
polverizzata" la teoria della via media,
con la quale aveva creduto poter sfuggire
alla Chiesa romana. L'orbis terrarum, la massa
degli uomini d'ogni condizione, luogo e tempo,
dev'essere sicura di possedere la dottrina
della salvezza. Per questo occorre (cosa umanamente
irrealizzabile) un'autorità infallibile,
un'autorità vivente: un'autorità
infallibile, perché lo Spirito Santo
l'assiste; un'autorità vivente, che
per quest'assistenza, dia sempre, conforme
alle difficoltà che nascono, ai problemi
che sorgono, una risposta infallibile alle
questioni che le vengono poste dai fedeli
di tutte le condizioni, di tutti i tempi e
di tutti i luoghi. Il che è avvenuto
durante tutti i secoli. E oggi, dice l'abate
de Tourville (Lumière et vie, p. 278),
" la Chiesa, nel suo tenore puro, liberata
dagli adattamenti fatti per i tempi anteriori,
concorda col bisogno presente e con le disposizioni
presenti più facilmente, più
semplicemente che con quanto ha preceduto
". E questo garantisce l'avvenire. Cosi
si compie la promessa di Gesù Cristo
a San Pietro e, in lui, a tutti i suoi successori
: " Io ho pregato per te, perché
la tua fede non venga meno; tu conferma i
tuoi fratelli. Tu sei Pietro, e sopra questa
pietra io fonderò la mia Chiesa, e
le porte dell'inferno non prevarranno contro
di essa. Pasci i miei agnelli, pasci le mie
pecorelle " (Le, 22, 32; Mt., 16, 18;
Gv., 21, 16-17).
CONCLUSIONE
Un
triplice miracolo morale. - Coesione,
stabilità unita a progresso, pienezza,
sono altrettanti caratteri della dottrina
della Chiesa, cui imprimono dalla convinzione
di possedere con sicurezza la verità
".
A
meno che si ammetta un effetto senza causa,
la sola spiegazione di quest'eccellenza più
che umana della dottrina della Chiesa è
un intervento di Dio. Dunque questa dottrina,
che si dice rivelata, e proprio rivelata:
viene proprio da Dio. Dunque la Chiesa è
divina. La prova è ottima.
Ciascun
carattere della Chiesa, da noi studiato, offre
un argomento distinto e ciascuno di questi
tre argomenti è valido. Essi si rafforzano
a vicenda < e ne guadagnano quando vengono
posti nell'apologetica integrale, che ab-
1 braccia le note interne ed esterne della
Chiesa, i miracoli fisici e il grande miracolo
morale, che è il grande fatto della
Chiesa e della sua esistenza, della sua dottrina,
della sua opera, della sua vita.
Questo
o quell'aspetto dell'apologetica integrale
colpisce maggiormente questo e quello spirito,
secondo le varie mentalità. La vita
della dottrina della Chiesa, della sua coesione,
della sua fissità unita al progresso,
della sua pienezza, è uno degli aspetti
che colpiscono maggiormente i nostri contemporanei.
Un
triplice argomento per l'apologetica contemporanea.
- Alcuni uomini dalla mentalità filosofica
sono preoccupati di quanto c'è di difficile
nelle questioni che vengono loro poste, di
contraddittorio e di caduco nelle teorie successive
immaginate per risolverli; constatano che
dopo tanti secoli, dopo tante faticose ricerche,
k il mistero indietreggia senza cessare di
essere mistero ", che quanto sembrava
più sicuro è rimesso in questione,
che, per esempio, non si sa proprio che pensare
della gravitazione universale, dell'etere,
e nemmeno dello spazio e del tempo. La serie
dei sistemi costruiti dai filosofi appare
loro come un complesso di incoerenze, fragilità,
balbettii. Quando scoprono la dottrina della
Chiesa, la sua impeccabile coesione intrinseca,
la sua armonia con le conquiste graduali delle
scienze sperimentali, l'arricchimento da essa
portato alla ragione pur superandola, i lumi
proiettati senza uscire dal proprio dominio
su tutto il dominio dell'azione e dell'idea,
costoro entrano in un mondo completamente
nuovo. Ed eccoli in cammino verso la fede
cristiana.
Due
cose hanno contribuito a mettere in rilievo
il secondo argomento: il successo dell'ipotesi
dell'evoluzione, e il successo dei libri di
storia. La scienza storica è fra quelle
che hanno maggiormente perfezionato i loro
metodi, ed ha maggiormente incontrato i gusti.
L'ipotesi dell'evoluzione, per quanto possa
ancor essere perfettibile, a molti nostri
contemporanei è parsa bella e feconda.
Disposizioni eccellenti per affrontare il
domma cattolico! Perciò impressionante
è lo spettacolo d'una dottrina che
proclamandosi la verità, afferma che
resterà di fatto costantemente identica
con se stessa, e che, d'altra parte, trasmessa
a un'umanità in cammino, in perpetua
evoluzione, s'adatta ai bisogni intellettuali
di tutti i tempi, conformemente alle esigenze
del progresso vitale. Nulla di simile nella
storia delle dottrine umane, che cambiano
e crollano come castelli di carta, al soffio
dei giorni che passano, degli uomini che si
seguono, delle loro passioni, delle loro idee,
delle loro scoperte. Questo contrasto può
avviare alla fede coloro che hanno il senso
della storia.
Infine
due direzioni convergenti del pensiero contemporaneo
invitano a fermarsi sul terzo argomento. La
psicologia s'applica allo studio delle aspirazioni
profonde e incoercibili dell'anima; ora la
dottrina della Chiesa (ed essa sola) soddisfa
queste aspirazioni, perché essa sola
comunica all'uomo le conoscenze essenziali,
essa sola risolve il problema del nostro destino.
D'altra parte, se ai nostri giorni ci sono
parole veramente fortunate, sono quelle di
solidarietà, d'umanità, d'internazionalismo,
ecc Parole magiche, con senso troppo spesso
snaturato, ma che, ben comprese, hanno un
senso cosi cristiano! La Chiesa da la dottrina
di verità a tutti; per lei non ci sono
né ricchi né poveri, né
sapienti né ignoranti, né giudei
né gentili, né romani né
barbari, non vi sono stranieri; tutti egualmente
sono i figli del Padre che è nei cieli,
fratelli di Cristo che è il Salvatore
di tutti, membri dello stesso corpo mistico,
fatti per la stessa felicità indefettibile,
cui arrivano amando colui che è per
tutti il Buon Dio e amandosi tra loro. Qui
sono la vera solidarietà, la vera fraternità
umana, il vero internazionalismo. Sembra crescere
sempre più il numero di quelli che
intravedono o percepiscono questo fatto. Dei
tre argomenti esposti, attualmente il terzo
ha certamente maggior peso.
Un
argomento che rispetta la libertà della
nostra fede. - È necessario
ricordare che " le scienze superiori
della morale e della religione non si presentano
all'intelligenza con intimazioni e prove ovvie,
come quelle che servono di punto di partenza
alla scienza fisica?... Ombre e linee leggere,
indubbiamente certe ma delicate e fragili,
quasi evanescenti, che lo spirito vede a intervalli,
che appaiono nella calma, che si cancellano
nell'agitazione, a II riflesso del cielo e
delle montagne nel lago prova che il cielo
e le montagne lo circondano; ma il crepuscolo,
la nebbia, la tempesta spazzano via la splendida
immagine che scompare senza lasciare traccia
". Così si esprime Newman (Idea
of University, citato da S. Devas, L'Église
et le progrès du monde, trad. frane,
pag. 302).
Gli
argomenti in favore del cattolicesimo desunti
dalla dottrina che esso insegna sono probanti,
ma non irresistibili, " altrimenti, dice
ancora Newman (Grommar of assent, trad. it.,
ed. Guanda 1943, p. 315), come succederebbe
che di fatto gli uomini vi resistono? C'è
una grande differenza tra ciò che (la
verità della rivelazione) è
in se stessa e ciò che essa è
relativamente a noi. La luce è una
qualità della materia, così
come la verità è una qualità
del cristianesimo; ma il cieco non può
vedere la luce, e ci sono uomini che non arrivano
a conoscere la verità per colpa non
della verità, ma di loro stessi ".
Gli argomenti che conducono a conseguenze
morali, richiedono disposizioni morali per
essere apprezzati nel loro giusto valore.
Questo valore " appare nella calma e
si cancella nell'agitazione ". Quando
l'anima è retta e il cuore puro, quando
si prega con perseveranza, quando " si
fa la verità nella carità ",
nella dottrina della Chiesa si trova la chiarezza
sempre viva che rischiara le ombre della vita
mortale, in attesa della luce piena del giorno
" senza foschia e senza crepuscolo ".
F.
V.
BIBLIOGRAFIA.
- 1. La coesione della dottrina cattolica
è posta in particolare rilievo in Scheeben,
I misteri del cristianesimo, trad. it. di
Gorlani, 2 ed. Morcelliana, Brescia 1952.
In modo più accessibile nelle seguenti
opere: F. Olgiati, II sillabario del cristianesimo;
II sillabario della morale, ed. Vita e Pensiero,.
Milano; Lippert, La visione cattolica del
mondo, Morcelliana, Brescia 1931; Sertuxanges,
Il catechismo degli increduli, S. E. I., Torino
1937; L. von Rudloff, Piccola dogmatica per
laici, 6 ed., Morcelliana, Brescia 1944; P.
Parente, Dio e l'uomo, a ed., Marietti, Torino
1949.
La
stabilità e il progresso : L. de Grandmaison,
Le dogme chrétien, 3 ed.. Beauchesne,
Paris 1928; SERTn-LANGEs, Il miracolo della
chiesa, Morcelliana, Brescia 1936; E. Newmak,
Saggio sullo sviluppo della dottrina cristiana,
trad. it. in preparazione presso l'Editrice
Fioren
tina, Firenze. Autori vari, Lo sviluppo del
dogma secondo la dottrina cattolica, Pont.
Univ.
Gregoriana, Roma 1953. Il volume raccoglie
le relazioni lette nella Seconda Settimana
Teologica, 24-28 sett. 1951. Vedere la trattazione
di C. Colombo in questo volume.
La pienezza della dottrina. C. Adam, L'essenza
del cattolicesimo, Morcelliana, Bre
scia 1938. U. Benson,I paradossi del cattolicesimo,
Fiorentina, Firenze 1923. G. K. Che-
sterton, L'ortodossia 5 ed. Morcell. Brescia
1947. F. De Hovre, Le catholicisme, Dewit,
Bruxelles 1930, particolarmente le pp. 27-76
ricche di importanti citazioni di autori.
Le
bellezze del cristianesimo cattolico e le
sue intime armonie con le aspirazioni e i
bisogni
del cuore umano sono esposte particolarmente
in Bougaud, Il cristianesimo e ì tempi
presenti, 5 voli., Marietti, Torino 1926-1928.
A. Weiss, Apologià del cristianesimo,
5 voli., Monaumi, Trento e Tip. Emiliana,
Venezia 1896-1908, dimostra che solo nel cattolicesimo
l'uomo può avere il suo completo perfezionamento.
R. Spiazzi, Il cristianesimo perfezioni
dell'uomo, 2 ed., Ed. Paoline, Alba 1953.
Falcon, Manuale di Apologetica, Ed. Paoline,
Alba
'95'j PP- 453-463 e particolarmente pp. 483-502,
ove l'argomento della coesione e del va
lore umano del cristianesimo viene sviluppato
assumendo il dogma dell'Incarnazione come
centro di prospettiva.