tratto
dall'Enciclopedia di Apologetica
- quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE
Nos raisons de croire - Réponses aux
objection
INTRODUZIONE
La
Vera dottrina della Chiesa. - "
Si devono credere con fede divina e cattolica
tutte quelle verità che son contenute
nella parola di Dio, scritta o trasmessa per
tradizione, e che la Chiesa, con giudizio
solenne o col magistero ordinario e universale,
propone a credere come divinamente rivelate
" (Denzinger, 1792). Da queste parole
del Concilio Vaticano emerge la vera e propria
nozione di dottrina della Chiesa.
Oltre
gl'insegnamenti che la Chiesa ci presenta
col suo magistero infallibile, straordinario
oppure ordinario, ve ne sono altri che non
ci sono però proposti come dommi di
fede. In questo caso i fedeli devono prestare
un assenso inferiore, non già assoluto
non essendovi impegnata l'infallibilità
della Chiesa, ma prudenziale e condizionato,
poiché nelle questioni di fede, in
attesa che la Chiesa si pronunci in modo definitivo,
qualora si induca a farlo, c'è la presunzione
in favore di quello che già appare
come il pensiero della maestra di verità.
Abbiamo
infine le opinioni dei teologi in materia
libera, che godono di probabilità più
o meno grande, secondo il numero e il credito
dei teologi e secondo il valore dei loro argomenti.
Ma questo è il sentire dei teologi,
non la dottrina della Chiesa.
Non
è possibile che la dottrina della Chiesa
sia in contraddizione con le certezze della
ragione, che viene da Dio come la fede. Infatti
il Concilio Vaticano (Denzinger, 1797) dice
che "Dio non può negare se stesso,
né il vero può contraddire il
vero. La vera apparenza di questa contraddizione,
sorge soprattuito o perché i dommi
della fede non sono compresi ed esposti conforme
al pensiero della Chiesa, o perché
si prendono opinioni inconsistenti come massime
della ragione ".
Pregiudìzi
del di fuori. - Gli scrittori estranei
od ostili alla Chiesa occupandosi della sua
dottrina hanno talvolta dimostrato una povertà
d'informazione e un'ignoranza elementare sconcertanti.
Dicono,
ad esempio, che il domma della Trinità
significa 3=1. Gratry aveva protestato contro
simile interpretazione e ricordato che il
domma va enunciato cosi: "Vi sono tre
persone divine nell'unità di natura
divina", e che quindi l'unità
e la trinità di Dio non sono affermate
nello stesso senso e sotto lo stesso rapporto.
Gli fu risposto che questo non è il
domma, e che egli ignorava il suo catechismo,
e che era ben strano che un prete dell'Oratorio
parlasse
così, te Ricordò anche, scrive
Gratry, che in una conversazione un uomo di
spirito e di buona fede, mi sosteneva in modo
assoluto che, secondo la dottrina cattolica,
il corpo è il male. Risposi che ciò
è un'eresia, un'assurdità; ricordai
l'eresia manichea, a tutti nota e condannata
dalla Chiesa proprio perché aveva sostenuto
che il corpo è il male. Ebbene, non
son riuscito a convincere il mio interlocutore
" {Filosofia del Credo, Ed. Cantagalli,
Siena 1936, pag. 78).
Quante
enormità si son dette sul peccato originale
e sulle sue conseguenze! Secondo J. J. Rousseau
(Lettre à M. de Beaumont, in Oeuvres,
1820, t. X, p. 20) la Chiesa insegna che a
Dio crea tante anime innocenti e pure, proprio
per unirle a corpi colpevoli e condannarle
tutte quante all'inferno, senz'ateo delitto
che quest'unione, che è opera sua ";
secondo Michelet (Bible de l'humantté,
1864, p. 479) " il bambino, l'innocente
(è) creato espressamente per l'inferno
"; secondo Leconte de Lisle i bambini
non battezzati, nell'inferno, vengono torturati
" in modo spaventoso, perché sono
morti prima del sacramento ".
P.
Janet (Revue des Deux Mondes, 15 maggio 1869,
p. 362) obietta che la dottrina della caduta
non spiega il dolore e la morte degli animali,
ignorando che secondo il dogma il dolore e
la morte sono l'effetto del peccato originale
non per gli animali, ma solo per l'uomo, naturalmente
passibile e perituro, che con un privilegio
preternaturale era stato esentato dalla sofferenza
e dalla morte. Quante volte si disse che la
Chiesa insegna il peccato originale essere
stato la rovina della naturai J. Payot, per
esempio (Revue Philosophique, dicembre 1899,
p. 601) pretende che a noi abbiamo ereditato
il nostro sistema educativo in gran parte
dalla tesi cattolica che la natura umana è
fondamentalmente cattiva e corrotta ";
ma questa anziché della Chiesa cattolica,
è la tesi di Calvino e di Giansenio,
che la Chiesa ha condannato.
Le
stesse inesattezze sulla formazione del mondo.
G. Séailles (Les affirmations de la
conscience moderne, 1903, p. 6) proclama che
a i dommi rispondono a una scienza e a una
filosofia ormai soppiantate da una coscienza
e una filosofia nuova "; e per dimostrarlo
suppone che la fede della Chiesa sia legata
al sistema astronomico di Tolomeo. Tale errore
fu recentemente rinnovato dal filosofo L.
Brunschvicg, ma, in una discussione alla Società
Francese di Filosofia, Stefano Gilson ed E.
Le Roy hanno rilevato la forma caricaturale
sotto cui egli vede il cristianesimo (cfr.
Bulletin de la Sodétè Frangaise
de philosophie, 1928, p. 50-51, 56-59, 73).
Un
libro, che è un affastellamento di
dommi falsamente attribuiti alla Chiesa (I
conflitti della scienza e della religione
dell'americano J. W. Draper; trad. frane.
12 ed. 1908) contiene tra il resto, (ed. frane,
p. 261) questa inverosimile affermazione,
che cioè il papa " non può
reclamare l'infallibilità in materia
religiosa senza contemporaneamente reclamarla
in materia scientifica. L'infallibilità
comprende tutto e implica l'onniscienza ".
Altri,
come molti protestanti, confondono l'infallibilità
con l'impeccabilità. T. de la Rive,
(De Genove a Rome, 1895) ha dato alcuni esempi
per mostrare come l'ambiente protestante,
da cui è venuto al cattolicesimo, conosce
male le dottrine cattoliche. Vi son protestanti
i quali credono ancora che noi adoriamo la
Vergine e i Santi; alle volte pensano che
noi intendiamo la presenza reale nel senso
più materiale della parola, in modo
che in ogni ostia consecrata c'è un
frammento, d'eguali dimensioni, del corpo
di Cristo; immaginano che, secondo noi, la
parola del sacerdote agisca per se stessa,
senza bisogno delle disposizioni interiori,
del pentimento del penitente; che sia possibile
lucrare un'indulgenza in previsione d'un peccato
che vogliamo commettere, ecc.
Rincalzi
del didentro. - Vi sono pure cattolici
sinceri che han preso cantonate. Non bisogna
confondere la teologia col domma. Nella teologia,
come nella scienza, vi sono le ipotesi e le
verità incontestabili; accanto ai dommi
definitivi vi sono le opinioni discutibili.
Teologi e apologisti laici, più provvisti
di buona volontà che di scienza, vollero
imporre le loro idee personali in nome della
fede e parlare in nome del domma quando il
domma non diceva nulla.
Non
insistiamo sull'ingenuità d'un Vittorio
de Bonald (Molise et les gèologies
modernes, 1835) per il quale la geologia è
trascurabile, avendo già la Genesi
raccontato le origini del mondo, e quindi
non potendo gli studiosi aggiungere nulla
al racconto di Mosè. È deplorevole
si sia dimenticato che Sant'Agostino e San
Tommaso avevano detto (e Leone XIII lo confermò
nell'Enciclica Providentissimus) ". che
la Scrittura in materia strettamente scientifica,
non si esprime con linguaggio scientifico,
ma sicut communis sermo per ea ferebat tempora
" (Denzinger, 1847). Per conciliare la
Genesi con ipotesi successive furono accatastati
concordismi caduchi e disastrosi d'ogni genere.
A.
de Lapparent (Science et apologétique,
1905, p. 271-287), trattando i doveri dell'apologista
cristiano, segnala deficienze incredibili,
ma reali. Qualcuno scrisse : " II calcolo
infinitesimale è tutto quanto fondato
sopra un errore, e peggio ancora sopra un
errore contrario alla rivelazione ".
Un apologista negli strati di carbon fossile
volle vedere una prova decisiva del diluvio,
" Invano gli si fece osservare che, senza
dubbio, l'età del carbon fossile risale
ad un'epoca considerevolmente anteriore all'esistenza
dell'uomo... Non solo non volle abbandonare
il suo sistema, ma sollecitò rumorosamente
l'anatema contro qualsiasi dottrina che non
vi si ispirava in modo esclusivo ".
La
condanna di Galileo da parte dell'Indice e
del Sant'Ufficio (non però dell'infallibile
magistero della Chiesa) è un fatto
unico e deplorevole, anche se le sue circostanze
aiutano a spiegarlo; tuttavia ebbe almeno
il vantaggio di rendere chiarissima la necessità
che la teologia non usurpi il campo della
scienza.
Divisione
del soggetto. - Tre note principali
segnano la dottrina della Chiesa: la coesione,
la stabilità unita al progresso, la
pienezza. C'è una quarta nota essenziale:
la fecondità; ma se ne parlerà
nei trattati dedicati alla morale, all'azione
e alla santità della Chiesa.
La
Chiesa ha la coesione. Lungi dall'essere
in contraddizione con se stessa e con le conoscenze
umane, la sua dottrina forma una sintesi in
cui tutto si sostiene e si lega, dove s'accorda
con le conoscenze certe, scientifiche o di
altro genere, possedute dal genere umano.
Essa
ha insieme la stabilità e il progresso,
come vuole la legge della vita, che richiede
la persistenza dell'essere costantemente identico
a se stesso e la esplicazione, a mano a mano
che il vivente sviluppa la sua attività
sempre feconda, delle virtualità che
contiene in se stesso.
Essa
ha la pienezza e fa conoscere tutto il necessario
a sapersi da tutti gli uomini di tutte le
condizioni, paesi e tempi.
Quando
avremo studiato questo triplice carattere
della dottrina della Chiesa, ci chiederemo
se siffatta eccellenza dottrinale sia semplicemente
umana o più che umana e spiegabile
solo con un intervento di Dio.
CAPITOLO
I. - LA COESIONE DELLA DOTTRINA DELLA CHIESA
§
1. - Le armonie del domma.
a)
Coesione interna delle dottrine.
- La contraddizione non affiora in nessuna
parte della dottrina della Chiesa. L'abate
de Tourville (Lumière et vie, 1924,
p. 22) nota giustamente che se tra gl'insegnamenti
cosi numerosi, straordinari e talvolta complicati,
ci fosse una contraddizione reale, indubbiamente
" sarebbe ben conosciuta, e ripetuta
ovunque; ma cosi non è ".
Le
dottrine della Chiesa non solo sfuggono alla
contraddizione, ma si sostengono e s'accordano
tra loro. La sintesi che le raggnippa e in
cui si rafforzano a vicenda può essere
ordinata in molti modi. La più semplice
e forse la migliore è quella tracciata
nel simbolo degli apostoli secondo cui l'idea
centrale della dottrina cattolica è
che Dio vuole la salvezza degli uomini mediante
Cristo : donde le divisioni seguenti.
Dio
considerato in se stesso, nell'unità
della natura e nella trinità delle
persone;
Dio
creatore del mondo, degli uomini, degli angeli
(quest'ultimi vengono considerati meno per
se stessi che per il loro compito nell'economia
della nostra salvezza).
Dio
che eleva l'uomo allo stato soprannaturale,
cioè alla partecipazione della sua
vita divina, quaggiù mediante la grazia,
nell'eternità mediante la gloria.
Dìo
che ricrea in qualche modo ciò che
il peccato aveva distrutto, restaurando l'uomo
nella vita soprannaturale mediante il Verbo
incarnato e redentore, Figlio di Dio e Figlio
di Maria.
Dio
santificatore: Cristo, Verbo incarnato e Redentore,
si continua, si comunica attraverso la Chiesa,
suo corpo mistico, di cui Egli è il
capo, e compie mediante essa l'opera della
nostra salute, restituendoci la grazia, data
soprattutto attraverso i sacramenti, purché
la libertà dell'uomo cooperi con la
grazia.
Dio
rimuneratore: la salute eterna conseguita
o perduta secondo il nostro sì o il
nostro no definitivi alla grazia di Dio.
b)
Cristo centro della sintesi dottrinale.
- Tutto si riassume nel detto di San Paolo
(I Tim., 2, 5) : Unus Deus, unus est mediator
Dei et hominum, homo Christus Jesus. Tutto
qui: Dio, l'uomo, l'uomo-Dio. Tra Dio e gli
uomini c'è un mediatore, ed è
l'Uomo che non è soltanto uomo, ma
è anche Cristo, cioè il Verbo
incarnato il quale, essendo l'Uomo-Dio, o
Cristo, è Gesù, cioè
Salvatore. L'Uomo-Dio, vero Dio e vero uomo,
il quale essendo a un tempo vicino a Dio e
all'uomo è capace di riconciliare l'uomo
e Dio; inclina Dio verso l'uomo, senza che
Dio sia minorato, per quanto discenda in basso;
rialza l'uomo verso Dio, senza che l'uomo
sia sopraffatto, per quanto salga in alto.
L'Uomo-Dio,
che è il tutto di Dio e dell'uomo,
colui in cui sussistono tutte le cose, in
quo omnia Constant (Col., 1, 17).
Già
al primo colpo d'occhio si scorge che tutte
le dottrine della Chiesa fanno corpo con questa
dottrina centrale, ma lo si vede tanto meglio
quanto più si va a fondo. Sarebbe interessante
constatare come tanti spiriti acuti furono
colpiti da quest'accordo delle dottrine della
Chiesa tra loro e dal loro legame con la dottrina
cristologica, ma ci limitiamo ad alcune indicazioni
significative.
Newraan,
nel suo celebre Saggio sullo sviluppo della
dottrina cristiana (trad. frane. Gondon, 1848,
p. 161), scrive a questo riguardo: a L'incarnazione
è l'antecedente della dottrina della
mediazione, e insieme l'archetipo del principio
sacramentale e del merito dei santi ".
E dopo aver enumerato alcuni dogmi che ne
derivano, condude: " Questi sviluppi
separati non sono indipendenti tra loro, ma
sono legati da rapporti intimi e crescenti
insieme ".
T.
de la Rive (De Genève à Rome,
trad. frane, cit., pp. 190-197) descrisse
il suo stupore estatico nel comprendere a
che tutte le devozioni e tutti i dommi essenzialmente
cattolici sono concatenati e si spiegano a
vicenda... La presenza reale, la confessione,
le indulgenze, la concezione immacolata di
Maria, il suo culto e quello dei santi, dei
morti, del Sacro Cuore sono soltanto le affermazioni
variate della divinità di Gesù
Cristo o modi diversi di rendere omaggio a
questa divinità. Poiché non
bisogna ingannarsi: è sempre Gesù
Cristo, la sua potenza, il suo amore, la sua
persona, che ci viene indicato da ognuno di
questi dommi, e a Lui si riduce ciascuna di
queste devozioni ". La scoperta gli causò
una dolcezza prodigiosa. " Quando divenni
cattolico, provai un sentimento analogo a
quello che si deve provare quando, dopo die
si è letta spesso la vita di qualcuno,
se ne fa la conoscenza personale e ci si trova
in rapporti diretti con lui. Nel Gesù
Cristo della Chiesa ho riconosriuto il Gesù
Cristo del Vangelo; ma capii che se il Vangelo
è il racconto della sua vita, la Chiesa
è la sua stessa vita; e mi accorsi
che ero passato da una relazione già
affettuosa e salutare a un grado superiore
di relazione, tutta intima e più attiva
".
Le
stesse impressioni ha una delle grandi anime
dei nostri tempi, Maddalena Semer. F. Klein
(Une expénence religieuse. Madeleine
Sémer convertie et mystique, 1923,
p. 256) cita queste sue righe: "Che cosa
c'è di più vero e di più
bello del domma? Per me la religione cristiana
è l'unione dell'anima a Dio mediante
Gesù Cristo, e nient'altro, perché
qui c'è tutto. Da questa sommità
io discenderò incontro a tutto; del
resto è il mio modo, o piuttosto (perché
non sapevo quello che facevo) la maniera di
Dio su di me. Ho voluto il bene per la sua
grazia; ho trovato Dio. Ho scelto il Cristo
come maestro e un giorno nella mia preghiera
lo ricevetti come Verbo incarnato, sposo delle
anime, vivente in loro. Con la sua vita ho
conosciuto la Santissima Trinità, la
bellezza della Chiesa, la Vergine Immacolata,
e tutti i santi. Senza che ci avessi pensato,
un bel giorno mi sentii figlia e protetta
di San Giuseppe. Ed ecco, tutte le rivelazioni
si succedono in me nell'ordine che ebbero
nel mondo e nella Chiesa! ".
c)
L'eresia, rottura dell'equilibrio dottrinale.
- Quella delle eresie è la storia dei
tentativi fatti per distruggere la coesione
della dottrina cattolica. Pascal (Pensées,
ed. V. Giraud, 1913, pp. 385-386; trad. it.
La Scuola, Brescia 1948, p. 187-188) dice
che " c'è un gran numero di verità
e di fede e di morale che sembrano ripugnare
tra loro e invece sussistono in un ordine
ammirabile.
La
fonte dell'eresia è sempre l'esclusione
di qualcuna di tali verità... Gli eretici
non potendo capire come due verità
opposte si concilino e credendo che l'ammissione
di una implichi l'esclusione dell'altra, si
aggrappano ad una ed escludono l'altra, e
pensano che noi facciamo il contrario. Ora
l'esclusione è la causa della loro
eresia, e la nostra ignoranza è l'altra
causa, che da origine alle loro obiezioni
".
Pascal
cita come esempio proprio il mistero del Cristo
che possiede la natura divina e la natura
umana nell'unità della persona divina.
Egli dice che " gli ariani non potendo
accordare queste cose che credono incompatibili,
dicono che egli è uomo, e in questo
sono cattolici; ma negano che egli sia Dio,
e in questo sono eretici. Essi pretendono
che noi neghiamo la sua umanità: in
questo sono ignoranti ". Negando la divinità
di Cristo rendono incoerente il domma. Se
Cristo non è Dio, non potè essere
vero mediatore tra Dio e gli uomini, sollevare
gli uomini fino a Dio e dare per gli uomini
una riparazione degna di Dio.
Però
non fu solamente rigettata la divinità
di Gesù Cristo, a La Chiesa, dice ancora
Pascal, dovette faticare per mostrare contro
i negatori che Gesù Cristo era uomo,
come aveva faticato a far vedere che egli
era Dio ".
La
negazione dell'umanità di Cristo assunse
le forme più varie. Snidato e condannato
in un punto, l'errore si portava in un altro:
i doceti dicevano che Cristo ebbe soltanto
un corpo apparente o fantastico; alcuni gnostici
dissero che ebbe un corpo reale ma astrale,
celeste, non umano; gli aftartodoceti sostennero
che Cristo certo ebbe un vero corpo umano,
ma impassibile; l'apollinarismo insegnava
che prese un corpo passibile e un'anima sensibile,
ma non ragionevole; i monofisiti dicevano
che egli prese tutta la natura umana corpo
e anima, ma unita alla divinità in
modo da formare con essa una sola natura e
da esserne assorbita e come annegata; il monotelismo
asseriva che il Verbo prese la natura umana
distinta dalla natura divina, ma non la volontà
e le operazioni umane. Sono tutti modi di
dire che Cristo non era vero uomo, che la
sua vita umana, apparentemente simile alla
nostra, fu soltanto un'illusione, un continuo
inganno, che egli non ci ha salvati con un
vero sacrifido di sé, ma con uno simulato
e che quindi non si può credere all'amore
che lo immolò: amar sacerdos immolat.
Se egli era Dio senz'essere vero uomo, non
potè essere strettamente mediatore
tra gli uomini e Dio, ossia intervenire direttamente
presso Dio a nome degli uomini: così
il domma fondamentale della Chiesa, quello
del corpo mistico di Cristo, perde ogni senso.
A
sua volta il nestorianesimo abolisce Cristo
mediatore, immaginando che Egli risulti d'un
uomo e d'un Dio, che conservano entrambi la
propria personalità. Al Dio che è
eternamente e assume nel tempo la natura umana,
facendosi uno di noi, nostro fratello, che
morì per noi, e quindi possiamo amare
teneramente, intimamente, il nestorianesimo
sostituisce due persone, che restano distinte
conservando ambedue il proprio io, unite solamente
dail'amicizia o dalla vita della grazia con
un'unione simile a quella di Dio e i giusti.
Perciò il Bambino della mangiatoia,
il Crocefisso del Calvario sarebbe bensì
un uomo molto santo, molto caro a Dio, ma
solo un uomo, un uomo lontano, e Maria sua
Madre ancora più lontana da noi. Dio
resta inaccessibile per noi. Tra lui e noi
Cristo non soppresse le distanze, come vuole
la mediazione e l'amore esige.
Lo
stesso accade per tutte le eresie, che distruggono
l'equilibrio della dottrina cattolica inserendovi
la contraddizione.
§
2. - II domma e le conoscenze umane.
a)
I misteri non contraddicono la ragione. -
Concordi fra loro, le dottrine della Chiesa
si accordano pure con le conoscenze umane
incontestabili. Possiamo qui ripetere ciò
che si disse coesione interna di queste dottrine.
a Se per un punto qualsiasi ci fosse una contraddizione
manifesta, provata, acquisita, sarebbe ben
conosciuta e ripetuta dappertutto. Ma non
è cosi. Furono fatti e si fanno tuttora
sforzi per stabilire qualche contraddizione
di tal genere, senza però accertarne
alcuna " (H. de Tourville, Lumière
et vie, p. 21). Si obietterà che nella
dottrina cattolica vi sono i misteri e, col
pretesto che sono superiori alla ragione,
si cercherà di metterli in contraddizione
con essa. Lo si fece spesso, ma a torto.
Altro
è ciò che supera la ragione,
altro ciò che la contraddice. Dire
a un bambino che splende il sole nel cuore
della notte, significa dirgli un assurdo,
che ha il diritto di respingere sdegnato;'
invece formulargli una delle innumerevoli
verità scientifiche, di cui non ha
il minimo sentore, è parlargli di cosa
che non è alla portata della sua intelligenza,
ma che egli non potrebbe ragionevolmente accusare
di errore. Sarebbe ridicolo che un cieco negasse
l'esistenza della luce solo perché
non la percepisce.
I
misteri non sono contro la ragione.
Il Credo quia obsurdum, che viene attribuito
alla Chiesa, è estraneo al suo pensiero.
È una battuta, se non in questa forma
almeno in espressioni equivalenti, di Tertulliano;
la quale impegna la responsabilità
di questo scrittore, non quella della Chiesa.
E poi tale espressione posta nel contesto
di Tertulliano, è una di quelle figure
retoriche che sono suscettibili d'un senso
accettabile. Nulla è più infondato
del pregiudizio che, sulla base del pretesto
Credo quia absurdum, si rappresentano i misteri
come certe assurdità ben definite e
proposte ai fedeli per provarne la fede, per
distruggerne l'indipendenza di spirito, per
sottometterli alla Chiesa legati mani e piedi;
i misteri sarebbero fatti, anziché
per soddisfare lo spirito, per affrontarlo,
combatterlo e spegnerlo. La Chiesa sostenne
sempre i diritti della ragione nel campo che
le è proprio, e il Concilio Vaticano
ha proclamato l'impossibilità d'un
conflitto tra fede e ragione, perché
lo stesso Dio che rivelò i misteri,
diede all'anima umana il lume della ragione
(cf. Denzinger, 1797).
Certo,
non comprendiamo interamente il mistero, ma
esso non è immerso nell'oscurità
assoluta. Infatti, scrive Brunhes (La foi
et sa justification ratio-^ nelle, p. 130),
" è lapalissiano che Dio non ha
parlato all'uomo per non dirgli nulla e presentare
al suo spirito un puro inintelligibile. Nella
Trinità comprendiamo molto bene che
in Dio vi sono tre persone e una sola natura;
quello che ci sfugge è il possesso
di quest'unica natura da parte di tre persone
". Così negli altri misteri afferriamo
le idee, senza cogliere il legame che le unisce,
pur sapendo che c'è questo legame.
Perfino la psicologia umana è almeno
parzialmente impenetrabile; che meraviglia
che non si possa percepire a fondo la psicologia
divina? Per poter comprendere Dio come si
comprende Egli stesso, o anche solo come l'uomo,
che pur comprendiamo imperfettamente, dovremmo
essere: come Dio o Dio dovrebbe essere come
noi. Forse che le ricchezze divine non devono
superare la capacità delle nostre concezioni
terrene e limitate? a Lungi dall'essere un'obiezione
contro i nostri dommi, dice il Bainvel (D
A.F.C, t. II, col. 72), la trascendenza degli
oggetti della nostra fede, diviene anzi una
presunzione in, favore della fede stessa,
quando si comprende che tale trascendenza
non è mai in contraddizione con la
ragione e che, all'opposto, ha armonie mirabili
e convenienze con la natura e le verità
naturali ".
b)
I misteri richiamano verità dimenticate.
- Ispirandosi a San Tommaso (C. Gentes, I,
e IV), il Concilio Vaticano dichiara: "Grazie
alla divina rivelazione, le verità
religiose che per sé non sono inaccessibili
alla ragione, nel presente stato dell'umanità
possono venir conosciute da tutti facilmente,
con ferma certezza e senza errori; tuttavia
non si deve dire per questo che la rivelazione
sia assolutamente necessaria " (Denzinger,
1786).
Difatti
la storia dimostra che le verità fondamentali
della religione naturale, quali l'unità
di Dio e i suoi principali attributi, la creazione,
la Provvidenza, la spiritualità e l'immortalità
dell'anima, i doveri essenziali verso Dio,
il prossimo e noi stessi, nel loro insieme
furono disgraziatamente ignorati tra i popoli
privi della rivelazione. Perfino i dotti,
i più illustri e migliori filosofi,
come un Aristotele, un Platone, un Seneca,
un Marco Aurelio, gustarono la loro dottrina
religiosa e morale con i peggiori errori.
La
qual cosa è continuata anche dopo la
comparsa del cristianesimo. Gli spiriti colti,
estranei alla fede cristiana, pur vivendo
un'atmosfera tutta impregnata di cristianesimo
e beneficiando, senza accorgetene, delle luci
del loro atavismo cristiano, caddero negli
stessi errori. L'irriverente frase di Montaigne
(Essais, II, e. XII) : " Chi affastellasse
un mucchio d'asinerie della sapienza umana,
direbbe meraviglie ", si applica a tutto
ciò che fu scritto nei secoli sulla
verità e i precetti della religione
naturale. La dottrina cattolica fu la costante
salvaguardia della loro conoscenza proporzionandola
a tutte le capacità.
c)
La trascendenza dei misteri è una perpetua
fonte di luce per la mente. - Essa
da all'uomo un'idea di Dio, che stupisce per
l'ardimento e insieme per l'adattamento alla
nostra condizione umana; idea che, inquadrando
la nozione puramente razionale di Dio, la
supera sotto tutti gli aspetti, come un gigante
che si erge dietro un bambino.
La
Trinità. - Alla concezione
razionale di Dio mancava la conoscenza della
sua vita intima. Il domma della Trinità
colma la lacuna e lascia intravedere la psicologia
di Dio rivelando una simpatica e inimmaginabile
analogia tra la vita intima di Dio e la vita
intima dell'anima umana.
Grazie
a questa conoscenza sovreminente, dice il
Card. Pie (Oeuvres, 1873, t. V., p. 83), "
noi non siamo più nella condizione
di doverci rifugiare nel pirronismo religioso,
per la deplorevole alternativa o d'ammettere
la pluralità degli dèi (quindi
la pluralità degl'infiniti il che è
assurdo) o di credere a un Dio indolente e
addormentato, schiacciato dal peso d'una natura
infinita, eternamente impotente a produrre
altro che non sia il finito ". Noi evitiamo
il duplice pericolo di vedere in Dio solo
un ideale, o di confonderlo con l'universo.
L'assoluta trascendenza di Dio viene quindi
mantenuta al riparo da tutte le forme del
panteismo. Un filosofo oculato come G. Dumesnil,
era colpito dall'impeccabile coerenza logica
della dottrina della Chiesa, dalla sintesi
che essa ne presenta, e specialmente dal domma
trinitario, che viene in aiuto della ragione
per spiegare la vita intima di Dio e premunire
contro i sistemi che, non distinguendo la
vita intima di Dio e i suoi atti esterni,
conducono alle affermazioni più irrazionali
e immorali.
Anche
solo per questo il domma della Trinità
serve alla ragione e, per giustificarlo è
troppo poco dire che non le è contrario.
C'è di più. Conosciuta con la
fede la Trinità, la ragione può
trovare nelle sue concezioni " qualcosa
che la incammina, per quanto sia grande la
distanza, alla conclusione che le ha dato
la rivelazione ". Non tutto ciò
che è stato detto a questo riguardo
ha lo stesso valore. In particolare non vorremmo
avere un eccessivo attaccamento alla ricerca
delle vestigie trinitarie nella creazione,
anche se Keplero trovò qui il punto
di partenza per la scoperta delle leggi dell'astronomia.
Non possiamo tuttavia non essere impressionati
dalla comparsa costante del numero ternario
nel mondo esterno e specialmente nell'anima;
seguendo Sant'Agostino, San Tommaso, Bossuet,
Gratry, l'abate de Tourville, ecc, siamo condotti
a far convergere sul mistero fondamentale
impenetrabile dell'unità della natura
nella trinità delle persone, questo
riflesso di luce divina percepito nell'anima
umana, " creata a immagine di Dio e che
è pure essa verbo interiore, pensiero,
e anche volere e amore ".
Gli
altri misteri sono egualmente fonti inesauribili
di spiegazioni... Considerati nel loro rapporto
e coerenza con tutto il resto, cioè
immersi nell'esperienza, i misteri operano
come un lievito che fa fermentare tutta la
massa-Appartenendo essi all'inesplicabile,
i misteri non sono direttamente dimostrabili.
Però dice J. Rivière (A la trace
de Dieu, 1925, pag. 43), a essi sono provati
da tutto ciò che spiegano. Una volta
che li abbiamo accolti come veri, ci sentiamo
presto schiacciati dalle prove, che ci vengono
da ogni parte ". J. Rivière adduce
l'esempio del mistero del peccato originale,
e a la straordinaria messe di prove che fa
crescere e ci fa raccogliere dopo che abbiamo
anche solo acconsentito a riceverlo e a camminare
nella sua luce ".
J.
Rivière si unisce così a Sant'Agostino,
Origene, San Giustino e a tutti gli antichi
apologisti, i quali illuminavano i pagani
che volevano confutare o convenire, sulle
convenienze dei misteri, e sulle loro analogie
con il miglior pensiero antico. Gli apologisti
moderni hanno forse insistito troppo sulle
ragioni di credere all'esistenza della rivelazione.
Ma l'esperienza dimostra che ancora oggi l'oggetto
da credere fa eguale e talvolta maggior presa
sulle intelligenze che non le ragioni di credere,
e che è sempre opportuno sottolineare
le sublimi soddisfazioni che la ragione può
trovare nel concatenamento delle dottrine
offerte dalla nostra fede, nella loro armonia
con i bisogni e le aspirazioni dell'anima
umana, nell'accrescimento di luce con cui
la fede arricchisce la ragione.
L'Incarnazione.
- II mistero di Cristo, centro della dottrina
della Chiesa, ci offre un esempio sintetico
di quanto riguarda l'accordo di questa dottrina
con le conoscenze umane.
Anzitutto
nel mistero dell'Incarnazione non v'è
nulla che contraddica la ragione. Ci sarebbe
contraddizione se natura e persona fossero
sinonimi sotto ogni aspetto, ma non lo sono.
La persona è il principio che agisce,
l'io responsabile; la natura è quello
per cui agisce; la persona è individuale,
la natura umana è di tutti gli uomini;
la natura è comunicabile a più,
la persona incomunicabile. Io ho una natura
e sono una persona.
Troviamo
un paragone (imperfetto ma utile) nel simbolo
Atanasiano: " Come l'anima ragionevole
e la carne sono un solo uomo, cosi Dio e l'uomo
sono un solo Cristo ". L'unità
della persona umana, fatta di corpo e anima,
due elementi tanto dissimili, sussiste nello
stesso io. lo penso, io sono immortale per
la mia anima; io mangio, io muoio per il mio
corpo. La mia anima, impadronendosi del corpo,
se lo unisce così bene da elevarlo
con sé all'onore della personalità.
Che misterol E perché la potenza di
Dio non può, fare alcunché di
analogo in Cristo? Perché una persona
divina non può far sussistere in sé
la natura umana? Il nostro corpo, invece di
sussistere come animale, riceve la sussistenza
d'un'anima intelligente e dice un io ragionevole.
Perché la natura umana, invece di trovare
il suo complemento in una personalità
umana, non lo potrebbe trovare in una persona
divina, con la quale direbbe il suo io divinamente
piuttosto che dirlo solo umanamente? La natura
umana sarebbe una persona umana se non fosse
comunicata affatto a una persona superiore,
se non fosse presa dal Verbo. Perché
questa persona superiore, divina, infinitamente
potente e sapiente, non potrebbe fare in questa
natura umana quello che fa la persona umana?
Se lo fa, che guadagno per la natura umana,
la quale lungi dall'essere privata della perfezione
che poteva ricevere dalla persona umana, riceve
in meglio la stessa perfezione della persona
divinai
Di
qui s'intrawede come la persona di Cristo,
vero Dio e vero uomo, possa produrre atti
divini e atti umani, e questi ultimi d'un
valore illimitato per l'unione della natura
umana con la persona divina. Un albero, per
esempio un melo che produce mele bianche,
non può ricevere in uno dei suoi rami
un innesto di melo che produce mele rosse
e così produrre mele bianche coi rami
nati dal suo tronco, e mele rosse col ramo
innestato? Abbiamo così mele diverse
da un solo e identico melo.
Quindi,
pur restando impenetrabile alla ragione, il
mistero di Cristo non d urta; anzi quando
lo possediamo proietta una luce meravigliosa
su Dio e sull'uomo!
Nella
nostra conoscenza di Dio viene colmata un'enorme
e dolorosissima lacuna. Una concezione solo
metafisica di Dio potrebbe mostrarcelo troppo
superiore all'uomo e lontano dalle nostre
simpatie. L'Uomo Dio pone Dio alla nostra
portata e ormai sappiamo essere possibili
intimi rapporti tra il Creatore e noi.
Storicamente
constatiamo che l'omaggio dovuto a Dio per
la religione naturale è raro e povero
finché viene ignorato il mistero di
Cristo. Dio è conosciuto, servito,
amato in quanto si conosce e si ama Cristo.
Giustamente fu detto " che la religione
naturale attende ancora il suo San Vincenzo
de' Paolil " E quali conseguenze per
l'uomo! che sicurezza, che forza, che dolcezza
nel sapere e sentire che Dio s'è reso
così prossimo, così familiare!
che invito a rispondere con l'amore all'amore
del nostro Dio! Sic nos amantem quis non redamaret!
Quale insegnamento nella vita e nella morte
del Cristo! E come non ricordare, senza parlare
del resto, gli splendori del domma dell'incorporazione
a Cristo, della Chiesa corpo mistico di Cristo
e della comunione dei santi? Non viene forse
definitivamente garantita la fraternità
di tutti gli uomini? Infatti per essere fratelli
gli uomini devono avere un Padre comune, che
può solo essere colui che Sant'Agostino
(Confess., 9, 12) chiamava Patrem omnium fratrum
Christi tui.
CAPITOLO
II. - LA STABILITÀ E IL PROGRESSO DELLA
DOTTRINA DELLA CHIESA
§
1. La verità cattolica permane identica
a se stessa.
a)
Se il domina è vero non può
disdire se stesso.
- I precetti possono variare con le circostanze,
come quelli d'un padre al bambino che sono
diversi da quelli che gli da quand'è
giovanotto. La patria in tempo di pace modifica
le leggi del tempo di guerra. Cambia il modo
d'essere: chi è seduto starà
in piedi, ma l'essere non muta nella sua essenza.
Siccome Dio è Creatore e l'uomo è
la sua creatura, fu ed è sempre necessario
che l'uomo tratti Dio come creatore e tenga
il suo posto di creatura, riconoscendo che
Dio, padrone supremo, onnipotente, ottimo
ha diritto all'adorazione, al ringraziamento,
alla domanda e, se l'uomo l'ha offeso, alla
riparazione. Le relazioni tra Dio e l'uomo
furono, sono e saranno sempre le stesse. Se
è vero che Dio è uno nella natura
e trino nelle persone, questo rimane vero
e lo sarà per sempre.
Allo
stesso modo non cambiano nemmeno i fatti.
Fu un fatto che il Figlio di Dio s'è
fatto uomo per salvare gli uomini, che sofferse,
mori, risorse, fondò la Chiesa per
continuare la sua missione, istituì
i sacramenti, ecc. Questi fatti sono acquisiti
una volta per sempre, e nulla potrà
distruggerli. Ciò che è, è:
Quod est, est. Se la Chiesa dimenticasse questo,
se dopo aver affermato una cosa come verità
venuta da Dio, ammettesse il contrario, si
squalificherebbe irrimediabilmente. Come non
può presentare, in un dato momento
della sua durata, una dottrina incoerente,
così senza autodistruggersi non può
subire variazioni dottrinali. A imitazione
di Cristo, al quale si richiama, la sua dottrina
dev'essere oggi ciò che fu ieri, e
dev'essere tale nei secoli. Jesus Christus
fieri et hodie, ipse et in saecula. Un teste
che varia nelle sue deposizioni successive
si scredita; una religione che si dice rivelata
ed è instabile nel suo insegnamento
dommatico è La
Chiesa fin dai suoi inizi dichiara che conserverà
intatta la verità divina. In questo
si conforma alla volontà di Cristo.
" Passeranno il cielo e la terra, ma
non le mie parole". Egli disse agli apostoli:
"Andate, ammaestrate tutte le nazioni,
insegnando loro a osservare tutto quello che
vi ho comandato ". La verità divina
è un " deposito " affidato
alla Chiesa, non è un patrimonio di
cui essa possa disporre a suo piacimento;
perdo custodirà gelosamente e non permetterà
che si alteri questo deposito. Tutto quello
che è stato detto da Cristo direttamente
o mediante gli apostoli, come un'affermazione
della verità divina, nel senso preciso
in cui fu detto, è acquisito una volta
per sempre. Non è possibile nessuna
addizione, nessuna sottrazione, nessun ritocco
sostanziale.
Il
ciclo delle rivelazioni pubbliche si chiuse
con la morte dell'ultimo apostolo. Possono
esserci rivelazioni private; la Chiesa quando
ne approva qualcuna, intende soltanto dire
che questa rivelazione non è contraria
né alla fede, né ai costumi,
e che vi si può credere secondo le
norme della prudenza umana, ma non obbliga
nessuno ad ammetterla. " Essa può
approfittare dell'occasione, dice A. Eymieu
(Deux arguments pour le catholicisme, 1928,
p. 233) per precisare dommi antichi, ma non
per formulare come dommi dottrine die avessero
la loro unica fonte nelle rivelazioni private.
In occasione delle rivelazioni di Paray-le-Monial,
ad esempio, la Chiesa ha insistito in vari
modi sul contratto d'amore che Gesù
Cristo sigillò con gli uomini sul Calvario;
ma non una sola parola detta da Gesù
Cristo a Paray-le-Monial potrà diventare
un articolo di fede ".
La
Chiesa dichiara che la verità divina
sarà custodita intatta grazie all'assistenza
divina. - Forte della promessa di Cristo di
essere con lei sino alla fine del mondo, fin
da principio la Chiesa fa assegnamento su
di Lui per conservare intatta la rivelazione.
Essa dice che esisterà sempre e che
col suo magistero infallibile manterrà
sempre la dottrina rivelata; dice che il suo
magistero sarà esercitato attraverso
i Papi e i concili ecumenici in unione col
Papa, quindi attraverso una successione di
uomini diversi per età, paese, interessi
umani, carattere, sapere, virtù. Questo
significa dire che una successione indefinita
(che, umanamente parlando, nulla potrebbe
assicurare) di esseri mobili, fluttuanti al
soffio di tutti i venti, àoh, considerando
la cosa da un punto di vista umano, proprio
l'inconsistenza dovrà garantire la
consistenza e la perpetuità della dottrina.
Ma questi uomini non saranno abbandonati a
se stessi; Dio li assisterà fino alla
fine, e fino alla fine l'azione di Dio li
premunirà dall'errore. Ecco quanto
afferma la Chiesa in modo chiaro e predso.
b)
L'eccezionale stabilità dottrinale
del cattolicesimo. - Ora questo programma,
umanamente irrealizzabile, s'è realizzato,
poiché la stabilità della Chiesa
è un fatto che brilla attraverso tutti
i secoli.
Assenza
della stabilità dottrinale nelle varie
eresie. - Già San Giustino,
discutendo con i Greci che esortava al cristianesimo,
portava come derisivo l'argomento tratto dalla
stabilità dottrinale (Cohort. ad Graecos,
8) dicendo: " I vostri maestri dimostrano
abbastanza la loro ignoranza sulle cose divine
con i loro mutui dissensi. Invece i nostri
non hanno, per cosi dire, che una sola bocca
e un unico linguaggio. L'accordo sia tra di
loro che con se stessi, su tutti i punti,
è altrettanto completo quanto fermo
e inalterabile, benché abbiano scritto
in tempi e luoghi diversi ".
Al
contrario la variazione nella fede apparve
sempre come una prova di falsità. Bossuet
(Histoire des variations des élises
protestantes préf. II) nota che questo
" è stato uno dei fondamenti sul
quale gli antichi dottori condannarono gli
ariani, che ogni giorno mettevano fuori confessioni
di nuova data, senza potersi mai fissare ".
La stessa cosa Sant'Ilario rimproverava all'imperatore
Costanzo, protettore di questi eretici (Ad
Const., 23): " Vi è capitato ciò
che capita agli architetti ignoranti, cui
spiacciono sempre le proprie opere: non fate
che costruire e distruggere; invece la Chiesa
cattolica, fin dalla sua prima riunione, costruì
un edificio immortale e nel Simbolo di Nicea
diede una sì piena dichiarazione della
verità che, per condannare eternamente
l'arianesimo, altro non ha mai fatto che ripeterla
". Ed è quello che già
prima Tertulliano, ancora ortodosso, aveva
detto dello gnostidsmo (De Praescript., 42)
: " L'eresia nel suo continuo innovare
non fa che conservare la natura sua originaria...
Nelle eresie tutto cambia; e quando le penetriamo
a fondo, nelle loro varie conseguenze le troviamo
in molti punti diverse da ciò che furono
quando nacquero ".
Il
protestantesimo, più di qualsiasi altra
eresia, non ha fatto che variare. Bossuet
illuminò talmente quest'instabilità
fondamentale, che alcuni protestanti, non
potendola negare, dovettero ripiegare sulla
tesi che il principio di variazione, lungi
dall'essere esecrabile come si pensava un
tempo, costituisce la ragion d'essere della
religione. Un'importante porzione del protestantesimo
considerò la religione non più
come qualcosa essenzialmente immutabile, ma
" come uno sforzo continuamente ricominciato,
come una continua ascensione, attraverso inevitabili
trasformazioni e disavventure benefiche, verso
un ideale sempre lontano e sfuggente ",
come ha spiegato Rébelliau (Bossuet
historien du protestantisme, 2.a ed., 1892,
p. 560). Un noto protestante, G. Monod (Reme
historique, maggio 1892, p. 103) proprio a
proposito del libro di Rébelliau, arrivò
a definire il protestantesimo (non quello
di tutti i protestanti ma di molti di loro)
cosi: " Una serie e una collezione di
forme religiose del libero pensiero ".
Si vede molto bene che cosa il libero pensiero
guadagni in questa volatilizzazione dottrinale,
e si vede pure che il risultato è l'evanescenza
dell'idea cristiana.
La
Chiesa ha sempre conservato l'unità
dottrinale. - Nulla di simile nella
Chiesa cattolica. Sempre la stessa fede: non
fu ritirato neppure un domina, non fu abbandonata
una definizione, non venne introdotto nemmeno
un cambiamento sostanziale; talvolta fu ripresa
una definizione antica, ma sempre per mantenerla
e precisandola meglio.
Certo,
le difficoltà non mancano. La stabilità
della dottrina corre pericoli umanamente temibili;
i concili non furono esenti da intrighi: il
Concilio ecumenico d'Efeso (431) fu seguito
da un altro concilio che pretese d'essere
ecumenico (449) e che la storia stimmatizzò
chiamandolo: " brigantaggio efesino ";
il quinto concilio ecumenico (2.0 Costantinopoli,
553) in principio potè sembrare una
reazione del monofisismo contro il quarto
concilio ecumenico di Calcedonia (451); il
Concilio ecumenico di Firenze (1438-1439)
era cominciato a Basilea (1431), dove aveva
ceduto allo scisma. Vi furono papi mediocri,
o peggio, come Giovanni XII nel secolo XII
e Alessandro vi alla fine del secolo XV e
al principio del XVI. Ebbene, dai Concili
l'ortodossia uscì sempre vittoriosa,
e i bollari pontifici più discussi
sono irreprensibili in quanto alla fede. In
occasione del Concilio Vaticano si cercò
di trovare in fallo la dottrina dei papi e
furono trovate appena due o tre obiezioni
a prima vista degne d'esame tratte dagli atti
dei Papi Vigilio, Liberio e soprattutto Onorio,
le quali però non resistettero a un
serio studio dei fatti, e apparve vano ogni
sforzo per scoprire anche una sola variazione
dottrinale in tutto il passato tante volte
secolare della Chiesa.
Le
famose pagine della ventinovesima conferenza
di Lacordaire (Conferenze, ed. Marietti, voi
3.o, p. 26) esprimono in modo impressionante
la meraviglia d'una dottrina immutabile, mentre
tutto muta sulla terra; d'una dottrina posta
nelle mani di uomini, di poveri vecchi i quali,
in un certo luogo chiamato Vaticano, la costudiscono
sotto chiave e che, senz'altra difesa, resiste
al corso dei tempi, ai sogni dei sapienti,
ai disegni dei re, al cader degl'imperi, sempre
una, costante, identica ", perché
viene da Dio, che non muta mai.
§
2. - La verità cattolica progredisce.
a)
I dommi hanno una vita? - I dommi
non sono paragonabili a pietre giacenti in
un deserto, inerti per sempre; al contrario
sono verità vive, ricevute in anime
vive, verità generatrici di vita.
In
ogni tendenza vitale c'è un principio
statico o di continuità dell'essere
iniziale,
e un principio dinamico o di progresso per
una spinta interna. La vita è uno sviluppo
che suppone due cose; una parte immutabile,
senza la quale l'essere svanirebbe; una parte
mutabile, senza di cui l'essere si pietrificherebbe.
Se non rimanesse nulla, ben presto non vi
sarebbe più essere; e se nulla mutasse,
non vi sarebbe più vita... O l'immutabilità
senza progresso; o il progresso folle senz'unità.
In
ogni tempo la Chiesa ha riconosciuto la legge
del progresso. Dell'apostolo San Mattia, di
cui conosciamo poco più che l'elezione
all'apostolato, Clemente Alessandrino (Strom.
2) cita questo detto, che è una bella
formula di vita cristiana: u Accrescere la
propria anima con la fede e la scienza ".
Ma è sempre stato pacifico che il progresso
deve attuarsi nella stabilità della
dottrina.
b)
Che cos'è, e che cosa non è
il progresso dommatico. -1. San Vincenzo
di Lerino e il progresso della dottrina della
Chiesa. - Tra tutti gli scrittori ecclesiastici,
San Vincenzo di Lerino pare abbia avuto la
missione d'esprimere questa verità
in termini decisivi, come fece nel Commonitorium,
redatto nel 434.
Ecco
prima di tutto al c. XXII il suo commento
al Depositimi custodi di San Paolo: "E
oggi chi è Timoteo, se non la Chiesa
universale e specialmente il corpo intero
dei capi della Chiesa?... Conserva il deposito,
dice l'Apostolo. Ma che cos'è il deposito?
È ciò che ti è stato
affidato, non dò che hai trovato; è
quel che hai ricevuto, e non quello che hai
pensato tu; è ciò che non dipende
dall'ingegno tuo, ma dalla dottrina (rivelata)...
Conserva il deposito, ossia conserva illibato
e inviolato il talento della fede cattolica.
Quello che ti fu affidato resti presso di
te, per essere da te trasmesso. Hai ricevuto
oro, e oro devi restituire; io non voglio
che tu sostituisca una cosa all'altra; non
voglio che al posto dell'oro mi presenti impudentemente
piombo, o fraudolentemente rame; non voglio
ciò che assomiglia all'oro, ma l'oro
autentico ". Non si poteva esprimere
più nettamente la stabilità
della dottrina.
Però
stabilità nel progresso. Passiamo al
capitolo successivo. " Dirà forse
qualcuno: Nella Chiesa di Cristo la religione
non è dunque suscettibile di nessun
progresso? Ci deve certo essere, e grande...
Tale però che sia veramente un progresso
e non un mutamento di fede. Proprio del progresso
è che ciascuna cosa s'accresca, restando
se stessa; al contrario è proprio del
mutamento che una cosa si trasformi in un'altra.
Bisogna quindi che cresca potentemente l'intelligenza,
la scienza, la sapienza, tanto dei singoli
come di tutti, tanto d'un solo uomo come di
tutta quanta la Chiesa, col susseguirsi delle
età e dei secoli, ma nei limiti dello
stesso identico dogma, nello stesso significato,
nella stessa dottrina! " Frase magnifica
che il Concilio Vaticano ha fatto sua ed ha
come canonizzata!
Vincenzo
di Lerino si spiega poi con l'analogia della
crescita del corpo umano e del chicco di frumento
o d'una pianta. " I corpi umani, nel
decorso degli anni, si sviluppano e assumono
le loro giuste proporzioni, ma rimangono iden-tici
a quello che erano. C'è una bella diversità
tra il fiore della giovinezza e la maturità
della vecchiaia, eppure i vecchi son quegli
stessi individui che un tempo eran giovani...
Cosi conviene che il dogma cristiano nel suo
progresso segua queste leggi, cioè
si rassodi con gli anni, si dilati col tempo,
si perfezioni con l'età, rimanendo
però incorrotto ed illibato...; che
in semina non ammetta nessun'alterazione,
non perda alcuno dei suoi caratteri specifici,
non soffra la minima variazione in ciò
che ha di definito ". Altra analogia:
" I nostri maggiori anticamente nel campo
della Chiesa seminarono il frumento della
fede... Siccome la fine risponde pienamente
agli inizi, ora che è cresciuto il
frumento della dottrina è giusto e
logico che raccogliamo il frutto del domma,
anch'esso perfettamente puro. Ma se i germi
originari in una certa misura si sono evoluti
col tempo e ora sfoggiano piena maturità,
almeno il carattere proprio del chicco non
deve affatto cambiare. Diventino pur belli,
formosi, splendenti, ma ciascuno conservi
la sua specie! Dio non voglia che i rosai
della dottrina cattolica si trasformino in
cardi e spine! Dio non voglia, io dico, che
in questo paradiso spirituale si vedano nascere
improvvisi la zizzania e l'aconito dai bottoni
del cinamomo e del balsamo! ".
2.
Studio del progresso della dottrina della
Chiesa. - II testo di Vincenzo di
Lerino, sebbene sia uno fra i più ricchi
nella letteratura dommatica, non dice tutto.
Vincenzo pone il principio dello sviluppo,
non ne da una teoria completa. Una tale teoria
non esiste ancora. Newman stesso, pur tracciandone
lineamenti preziosi nel suo Essay on thè
develoment of christian doctrine, la presenta
con molte lacune.
Non
è il caso di entrare nei particolari
della teoria; basterà rilevarne alcuni
punti essenziali : il progresso non è-
alterazione; è vitale; non è
una nuova creazione; è opera dello
Spirito Santo.
Non
è alterazione. - Prima di
tutto il progresso del domma non è
un'alterazione della verità rivelata,
tanto da esserle sostituita un'altra dottrina.
La sostanza della verità rivelata rimane
sempre identica, te Evolversi, disse Brune-tière
{Discours de combat, 1902, t. II, p. 274-277),
è finire di diventare se stesso a,
però a condizione che l'evoluzione
sia diretta da un principio indefettibile.
L'immutabilità del domma, " ben
lungi dall'ostacolare lo sviluppo, lo condiziona
". Non si svilupperebbe se nell'identità
del suo principio e per cosi dire nella permanenza
del suo essere, non avesse la causa finale
del suo sviluppo. " Evolversi non è
mutarsi. Non si cambia quando si continua
ad essere se stessi... Il domma s'evolve,
non cambia, e restando identico a se stesso,
non varia, ma si sviluppa ".
È
vitale. - Inoltre il progresso del
domma non è puramente logico, come
quello d'un assioma di geometria, dal quale
lo studioso trae le conseguenze, ma è
un progresso vitale, che incorpora elementi
estranei. " Non l'elemento estraneo che
resta estraneo, che si giustappone e non si
assimila ", ma l'elemento estraneo che
s'assimila, perché è assimilabile,
perché era postulato o gradito in anticipo
da proprietà concordanti con le sue,
e che perciò vi era contenuto potenzialmente.
Cosi gli elementi ceduti alla pianta dall'aria,
dall'acqua, dalla terra, s'incorporano ad
essa ed entrano sotto la sua legge di vita,
lasciandole quindi la sua essenza " (Sertillanges,
II miracolo della Chiesa, p. 73-74). A differenza
di quella degli esseri viventi che, con l'assimilazione
degli elementi nuovi, implica l'eliminazione
di quelli vecchi, divenuti inutili e nocivi
(la fissazione di questi elementi, che la
circolazione vitale non riesce più
a espellere, annuncia e causa la fine prossima),
l'assimilazione che si opera attraverso il