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la dottrina della chiesa

tratto dall'Enciclopedia di Apologetica - quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE Nos raisons de croire - Réponses aux objection

 

INTRODUZIONE

La Vera dottrina della Chiesa. - " Si devono credere con fede divina e cattolica tutte quelle verità che son contenute nella parola di Dio, scritta o trasmessa per tradizione, e che la Chiesa, con giudizio solenne o col magistero ordinario e universale, propone a credere come divinamente rivelate " (Denzinger, 1792). Da queste parole del Concilio Vaticano emerge la vera e propria nozione di dottrina della Chiesa.

Oltre gl'insegnamenti che la Chiesa ci presenta col suo magistero infallibile, straordinario oppure ordinario, ve ne sono altri che non ci sono però proposti come dommi di fede. In questo caso i fedeli devono prestare un assenso inferiore, non già assoluto non essendovi impegnata l'infallibilità della Chiesa, ma prudenziale e condizionato, poiché nelle questioni di fede, in attesa che la Chiesa si pronunci in modo definitivo, qualora si induca a farlo, c'è la presunzione in favore di quello che già appare come il pensiero della maestra di verità.

Abbiamo infine le opinioni dei teologi in materia libera, che godono di probabilità più o meno grande, secondo il numero e il credito dei teologi e secondo il valore dei loro argomenti. Ma questo è il sentire dei teologi, non la dottrina della Chiesa.

Non è possibile che la dottrina della Chiesa sia in contraddizione con le certezze della ragione, che viene da Dio come la fede. Infatti il Concilio Vaticano (Denzinger, 1797) dice che "Dio non può negare se stesso, né il vero può contraddire il vero. La vera apparenza di questa contraddizione, sorge soprattuito o perché i dommi della fede non sono compresi ed esposti conforme al pensiero della Chiesa, o perché si prendono opinioni inconsistenti come massime della ragione ".

Pregiudìzi del di fuori. - Gli scrittori estranei od ostili alla Chiesa occupandosi della sua dottrina hanno talvolta dimostrato una povertà d'informazione e un'ignoranza elementare sconcertanti.

Dicono, ad esempio, che il domma della Trinità significa 3=1. Gratry aveva protestato contro simile interpretazione e ricordato che il domma va enunciato cosi: "Vi sono tre persone divine nell'unità di natura divina", e che quindi l'unità e la trinità di Dio non sono affermate nello stesso senso e sotto lo stesso rapporto. Gli fu risposto che questo non è il domma, e che egli ignorava il suo catechismo, e che era ben strano che un prete dell'Oratorio parlasse così, te Ricordò anche, scrive Gratry, che in una conversazione un uomo di spirito e di buona fede, mi sosteneva in modo assoluto che, secondo la dottrina cattolica, il corpo è il male. Risposi che ciò è un'eresia, un'assurdità; ricordai l'eresia manichea, a tutti nota e condannata dalla Chiesa proprio perché aveva sostenuto che il corpo è il male. Ebbene, non son riuscito a convincere il mio interlocutore " {Filosofia del Credo, Ed. Cantagalli, Siena 1936, pag. 78).

Quante enormità si son dette sul peccato originale e sulle sue conseguenze! Secondo J. J. Rousseau (Lettre à M. de Beaumont, in Oeuvres, 1820, t. X, p. 20) la Chiesa insegna che a Dio crea tante anime innocenti e pure, proprio per unirle a corpi colpevoli e condannarle tutte quante all'inferno, senz'ateo delitto che quest'unione, che è opera sua "; secondo Michelet (Bible de l'humantté, 1864, p. 479) " il bambino, l'innocente (è) creato espressamente per l'inferno "; secondo Leconte de Lisle i bambini non battezzati, nell'inferno, vengono torturati " in modo spaventoso, perché sono morti prima del sacramento ".

P. Janet (Revue des Deux Mondes, 15 maggio 1869, p. 362) obietta che la dottrina della caduta non spiega il dolore e la morte degli animali, ignorando che secondo il dogma il dolore e la morte sono l'effetto del peccato originale non per gli animali, ma solo per l'uomo, naturalmente passibile e perituro, che con un privilegio preternaturale era stato esentato dalla sofferenza e dalla morte. Quante volte si disse che la Chiesa insegna il peccato originale essere stato la rovina della naturai J. Payot, per esempio (Revue Philosophique, dicembre 1899, p. 601) pretende che a noi abbiamo ereditato il nostro sistema educativo in gran parte dalla tesi cattolica che la natura umana è fondamentalmente cattiva e corrotta "; ma questa anziché della Chiesa cattolica, è la tesi di Calvino e di Giansenio, che la Chiesa ha condannato.

Le stesse inesattezze sulla formazione del mondo. G. Séailles (Les affirmations de la conscience moderne, 1903, p. 6) proclama che a i dommi rispondono a una scienza e a una filosofia ormai soppiantate da una coscienza e una filosofia nuova "; e per dimostrarlo suppone che la fede della Chiesa sia legata al sistema astronomico di Tolomeo. Tale errore fu recentemente rinnovato dal filosofo L. Brunschvicg, ma, in una discussione alla Società Francese di Filosofia, Stefano Gilson ed E. Le Roy hanno rilevato la forma caricaturale sotto cui egli vede il cristianesimo (cfr. Bulletin de la Sodétè Frangaise de philosophie, 1928, p. 50-51, 56-59, 73).

Un libro, che è un affastellamento di dommi falsamente attribuiti alla Chiesa (I conflitti della scienza e della religione dell'americano J. W. Draper; trad. frane. 12 ed. 1908) contiene tra il resto, (ed. frane, p. 261) questa inverosimile affermazione, che cioè il papa " non può reclamare l'infallibilità in materia religiosa senza contemporaneamente reclamarla in materia scientifica. L'infallibilità comprende tutto e implica l'onniscienza ".

Altri, come molti protestanti, confondono l'infallibilità con l'impeccabilità. T. de la Rive, (De Genove a Rome, 1895) ha dato alcuni esempi per mostrare come l'ambiente protestante, da cui è venuto al cattolicesimo, conosce male le dottrine cattoliche. Vi son protestanti i quali credono ancora che noi adoriamo la Vergine e i Santi; alle volte pensano che noi intendiamo la presenza reale nel senso più materiale della parola, in modo che in ogni ostia consecrata c'è un frammento, d'eguali dimensioni, del corpo di Cristo; immaginano che, secondo noi, la parola del sacerdote agisca per se stessa, senza bisogno delle disposizioni interiori, del pentimento del penitente; che sia possibile lucrare un'indulgenza in previsione d'un peccato che vogliamo commettere, ecc.

Rincalzi del didentro. - Vi sono pure cattolici sinceri che han preso cantonate. Non bisogna confondere la teologia col domma. Nella teologia, come nella scienza, vi sono le ipotesi e le verità incontestabili; accanto ai dommi definitivi vi sono le opinioni discutibili. Teologi e apologisti laici, più provvisti di buona volontà che di scienza, vollero imporre le loro idee personali in nome della fede e parlare in nome del domma quando il domma non diceva nulla.

Non insistiamo sull'ingenuità d'un Vittorio de Bonald (Molise et les gèologies modernes, 1835) per il quale la geologia è trascurabile, avendo già la Genesi raccontato le origini del mondo, e quindi non potendo gli studiosi aggiungere nulla al racconto di Mosè. È deplorevole si sia dimenticato che Sant'Agostino e San Tommaso avevano detto (e Leone XIII lo confermò nell'Enciclica Providentissimus) ". che la Scrittura in materia strettamente scientifica, non si esprime con linguaggio scientifico, ma sicut communis sermo per ea ferebat tempora " (Denzinger, 1847). Per conciliare la Genesi con ipotesi successive furono accatastati concordismi caduchi e disastrosi d'ogni genere.

A. de Lapparent (Science et apologétique, 1905, p. 271-287), trattando i doveri dell'apologista cristiano, segnala deficienze incredibili, ma reali. Qualcuno scrisse : " II calcolo infinitesimale è tutto quanto fondato sopra un errore, e peggio ancora sopra un errore contrario alla rivelazione ". Un apologista negli strati di carbon fossile volle vedere una prova decisiva del diluvio, " Invano gli si fece osservare che, senza dubbio, l'età del carbon fossile risale ad un'epoca considerevolmente anteriore all'esistenza dell'uomo... Non solo non volle abbandonare il suo sistema, ma sollecitò rumorosamente l'anatema contro qualsiasi dottrina che non vi si ispirava in modo esclusivo ".

La condanna di Galileo da parte dell'Indice e del Sant'Ufficio (non però dell'infallibile magistero della Chiesa) è un fatto unico e deplorevole, anche se le sue circostanze aiutano a spiegarlo; tuttavia ebbe almeno il vantaggio di rendere chiarissima la necessità che la teologia non usurpi il campo della scienza.

Divisione del soggetto. - Tre note principali segnano la dottrina della Chiesa: la coesione, la stabilità unita al progresso, la pienezza. C'è una quarta nota essenziale: la fecondità; ma se ne parlerà nei trattati dedicati alla morale, all'azione e alla santità della Chiesa.

La Chiesa ha la coesione. Lungi dall'essere in contraddizione con se stessa e con le conoscenze umane, la sua dottrina forma una sintesi in cui tutto si sostiene e si lega, dove s'accorda con le conoscenze certe, scientifiche o di altro genere, possedute dal genere umano.

Essa ha insieme la stabilità e il progresso, come vuole la legge della vita, che richiede la persistenza dell'essere costantemente identico a se stesso e la esplicazione, a mano a mano che il vivente sviluppa la sua attività sempre feconda, delle virtualità che contiene in se stesso.

Essa ha la pienezza e fa conoscere tutto il necessario a sapersi da tutti gli uomini di tutte le condizioni, paesi e tempi.

Quando avremo studiato questo triplice carattere della dottrina della Chiesa, ci chiederemo se siffatta eccellenza dottrinale sia semplicemente umana o più che umana e spiegabile solo con un intervento di Dio.

CAPITOLO I. - LA COESIONE DELLA DOTTRINA DELLA CHIESA

§ 1. - Le armonie del domma.

a) Coesione interna delle dottrine. - La contraddizione non affiora in nessuna parte della dottrina della Chiesa. L'abate de Tourville (Lumière et vie, 1924, p. 22) nota giustamente che se tra gl'insegnamenti cosi numerosi, straordinari e talvolta complicati, ci fosse una contraddizione reale, indubbiamente " sarebbe ben conosciuta, e ripetuta ovunque; ma cosi non è ".

Le dottrine della Chiesa non solo sfuggono alla contraddizione, ma si sostengono e s'accordano tra loro. La sintesi che le raggnippa e in cui si rafforzano a vicenda può essere ordinata in molti modi. La più semplice e forse la migliore è quella tracciata nel simbolo degli apostoli secondo cui l'idea centrale della dottrina cattolica è che Dio vuole la salvezza degli uomini mediante Cristo : donde le divisioni seguenti.

Dio considerato in se stesso, nell'unità della natura e nella trinità delle persone;

Dio creatore del mondo, degli uomini, degli angeli (quest'ultimi vengono considerati meno per se stessi che per il loro compito nell'economia della nostra salvezza).

Dio che eleva l'uomo allo stato soprannaturale, cioè alla partecipazione della sua vita divina, quaggiù mediante la grazia, nell'eternità mediante la gloria.

Dìo che ricrea in qualche modo ciò che il peccato aveva distrutto, restaurando l'uomo nella vita soprannaturale mediante il Verbo incarnato e redentore, Figlio di Dio e Figlio di Maria.

Dio santificatore: Cristo, Verbo incarnato e Redentore, si continua, si comunica attraverso la Chiesa, suo corpo mistico, di cui Egli è il capo, e compie mediante essa l'opera della nostra salute, restituendoci la grazia, data soprattutto attraverso i sacramenti, purché la libertà dell'uomo cooperi con la grazia.

Dio rimuneratore: la salute eterna conseguita o perduta secondo il nostro sì o il nostro no definitivi alla grazia di Dio.

b) Cristo centro della sintesi dottrinale. - Tutto si riassume nel detto di San Paolo (I Tim., 2, 5) : Unus Deus, unus est mediator Dei et hominum, homo Christus Jesus. Tutto qui: Dio, l'uomo, l'uomo-Dio. Tra Dio e gli uomini c'è un mediatore, ed è l'Uomo che non è soltanto uomo, ma è anche Cristo, cioè il Verbo incarnato il quale, essendo l'Uomo-Dio, o Cristo, è Gesù, cioè Salvatore. L'Uomo-Dio, vero Dio e vero uomo, il quale essendo a un tempo vicino a Dio e all'uomo è capace di riconciliare l'uomo e Dio; inclina Dio verso l'uomo, senza che Dio sia minorato, per quanto discenda in basso; rialza l'uomo verso Dio, senza che l'uomo sia sopraffatto, per quanto salga in alto.

L'Uomo-Dio, che è il tutto di Dio e dell'uomo, colui in cui sussistono tutte le cose, in quo omnia Constant (Col., 1, 17).

Già al primo colpo d'occhio si scorge che tutte le dottrine della Chiesa fanno corpo con questa dottrina centrale, ma lo si vede tanto meglio quanto più si va a fondo. Sarebbe interessante constatare come tanti spiriti acuti furono colpiti da quest'accordo delle dottrine della Chiesa tra loro e dal loro legame con la dottrina cristologica, ma ci limitiamo ad alcune indicazioni significative.

Newraan, nel suo celebre Saggio sullo sviluppo della dottrina cristiana (trad. frane. Gondon, 1848, p. 161), scrive a questo riguardo: a L'incarnazione è l'antecedente della dottrina della mediazione, e insieme l'archetipo del principio sacramentale e del merito dei santi ". E dopo aver enumerato alcuni dogmi che ne derivano, condude: " Questi sviluppi separati non sono indipendenti tra loro, ma sono legati da rapporti intimi e crescenti insieme ".

T. de la Rive (De Genève à Rome, trad. frane, cit., pp. 190-197) descrisse il suo stupore estatico nel comprendere a che tutte le devozioni e tutti i dommi essenzialmente cattolici sono concatenati e si spiegano a vicenda... La presenza reale, la confessione, le indulgenze, la concezione immacolata di Maria, il suo culto e quello dei santi, dei morti, del Sacro Cuore sono soltanto le affermazioni variate della divinità di Gesù Cristo o modi diversi di rendere omaggio a questa divinità. Poiché non bisogna ingannarsi: è sempre Gesù Cristo, la sua potenza, il suo amore, la sua persona, che ci viene indicato da ognuno di questi dommi, e a Lui si riduce ciascuna di queste devozioni ". La scoperta gli causò una dolcezza prodigiosa. " Quando divenni cattolico, provai un sentimento analogo a quello che si deve provare quando, dopo die si è letta spesso la vita di qualcuno, se ne fa la conoscenza personale e ci si trova in rapporti diretti con lui. Nel Gesù Cristo della Chiesa ho riconosriuto il Gesù Cristo del Vangelo; ma capii che se il Vangelo è il racconto della sua vita, la Chiesa è la sua stessa vita; e mi accorsi che ero passato da una relazione già affettuosa e salutare a un grado superiore di relazione, tutta intima e più attiva ".

Le stesse impressioni ha una delle grandi anime dei nostri tempi, Maddalena Semer. F. Klein (Une expénence religieuse. Madeleine Sémer convertie et mystique, 1923, p. 256) cita queste sue righe: "Che cosa c'è di più vero e di più bello del domma? Per me la religione cristiana è l'unione dell'anima a Dio mediante Gesù Cristo, e nient'altro, perché qui c'è tutto. Da questa sommità io discenderò incontro a tutto; del resto è il mio modo, o piuttosto (perché non sapevo quello che facevo) la maniera di Dio su di me. Ho voluto il bene per la sua grazia; ho trovato Dio. Ho scelto il Cristo come maestro e un giorno nella mia preghiera lo ricevetti come Verbo incarnato, sposo delle anime, vivente in loro. Con la sua vita ho conosciuto la Santissima Trinità, la bellezza della Chiesa, la Vergine Immacolata, e tutti i santi. Senza che ci avessi pensato, un bel giorno mi sentii figlia e protetta di San Giuseppe. Ed ecco, tutte le rivelazioni si succedono in me nell'ordine che ebbero nel mondo e nella Chiesa! ".

c) L'eresia, rottura dell'equilibrio dottrinale. - Quella delle eresie è la storia dei tentativi fatti per distruggere la coesione della dottrina cattolica. Pascal (Pensées, ed. V. Giraud, 1913, pp. 385-386; trad. it. La Scuola, Brescia 1948, p. 187-188) dice che " c'è un gran numero di verità e di fede e di morale che sembrano ripugnare tra loro e invece sussistono in un ordine ammirabile.

La fonte dell'eresia è sempre l'esclusione di qualcuna di tali verità... Gli eretici non potendo capire come due verità opposte si concilino e credendo che l'ammissione di una implichi l'esclusione dell'altra, si aggrappano ad una ed escludono l'altra, e pensano che noi facciamo il contrario. Ora l'esclusione è la causa della loro eresia, e la nostra ignoranza è l'altra causa, che da origine alle loro obiezioni ".

Pascal cita come esempio proprio il mistero del Cristo che possiede la natura divina e la natura umana nell'unità della persona divina. Egli dice che " gli ariani non potendo accordare queste cose che credono incompatibili, dicono che egli è uomo, e in questo sono cattolici; ma negano che egli sia Dio, e in questo sono eretici. Essi pretendono che noi neghiamo la sua umanità: in questo sono ignoranti ". Negando la divinità di Cristo rendono incoerente il domma. Se Cristo non è Dio, non potè essere vero mediatore tra Dio e gli uomini, sollevare gli uomini fino a Dio e dare per gli uomini una riparazione degna di Dio.

Però non fu solamente rigettata la divinità di Gesù Cristo, a La Chiesa, dice ancora Pascal, dovette faticare per mostrare contro i negatori che Gesù Cristo era uomo, come aveva faticato a far vedere che egli era Dio ".

La negazione dell'umanità di Cristo assunse le forme più varie. Snidato e condannato in un punto, l'errore si portava in un altro: i doceti dicevano che Cristo ebbe soltanto un corpo apparente o fantastico; alcuni gnostici dissero che ebbe un corpo reale ma astrale, celeste, non umano; gli aftartodoceti sostennero che Cristo certo ebbe un vero corpo umano, ma impassibile; l'apollinarismo insegnava che prese un corpo passibile e un'anima sensibile, ma non ragionevole; i monofisiti dicevano che egli prese tutta la natura umana corpo e anima, ma unita alla divinità in modo da formare con essa una sola natura e da esserne assorbita e come annegata; il monotelismo asseriva che il Verbo prese la natura umana distinta dalla natura divina, ma non la volontà e le operazioni umane. Sono tutti modi di dire che Cristo non era vero uomo, che la sua vita umana, apparentemente simile alla nostra, fu soltanto un'illusione, un continuo inganno, che egli non ci ha salvati con un vero sacrifido di sé, ma con uno simulato e che quindi non si può credere all'amore che lo immolò: amar sacerdos immolat. Se egli era Dio senz'essere vero uomo, non potè essere strettamente mediatore tra gli uomini e Dio, ossia intervenire direttamente presso Dio a nome degli uomini: così il domma fondamentale della Chiesa, quello del corpo mistico di Cristo, perde ogni senso.

A sua volta il nestorianesimo abolisce Cristo mediatore, immaginando che Egli risulti d'un uomo e d'un Dio, che conservano entrambi la propria personalità. Al Dio che è eternamente e assume nel tempo la natura umana, facendosi uno di noi, nostro fratello, che morì per noi, e quindi possiamo amare teneramente, intimamente, il nestorianesimo sostituisce due persone, che restano distinte conservando ambedue il proprio io, unite solamente dail'amicizia o dalla vita della grazia con un'unione simile a quella di Dio e i giusti. Perciò il Bambino della mangiatoia, il Crocefisso del Calvario sarebbe bensì un uomo molto santo, molto caro a Dio, ma solo un uomo, un uomo lontano, e Maria sua Madre ancora più lontana da noi. Dio resta inaccessibile per noi. Tra lui e noi Cristo non soppresse le distanze, come vuole la mediazione e l'amore esige.

Lo stesso accade per tutte le eresie, che distruggono l'equilibrio della dottrina cattolica inserendovi la contraddizione.

§ 2. - II domma e le conoscenze umane.

a) I misteri non contraddicono la ragione. - Concordi fra loro, le dottrine della Chiesa si accordano pure con le conoscenze umane incontestabili. Possiamo qui ripetere ciò che si disse coesione interna di queste dottrine. a Se per un punto qualsiasi ci fosse una contraddizione manifesta, provata, acquisita, sarebbe ben conosciuta e ripetuta dappertutto. Ma non è cosi. Furono fatti e si fanno tuttora sforzi per stabilire qualche contraddizione di tal genere, senza però accertarne alcuna " (H. de Tourville, Lumière et vie, p. 21). Si obietterà che nella dottrina cattolica vi sono i misteri e, col pretesto che sono superiori alla ragione, si cercherà di metterli in contraddizione con essa. Lo si fece spesso, ma a torto.

Altro è ciò che supera la ragione, altro ciò che la contraddice. Dire a un bambino che splende il sole nel cuore della notte, significa dirgli un assurdo, che ha il diritto di respingere sdegnato;' invece formulargli una delle innumerevoli verità scientifiche, di cui non ha il minimo sentore, è parlargli di cosa che non è alla portata della sua intelligenza, ma che egli non potrebbe ragionevolmente accusare di errore. Sarebbe ridicolo che un cieco negasse l'esistenza della luce solo perché non la percepisce.

I misteri non sono contro la ragione. Il Credo quia obsurdum, che viene attribuito alla Chiesa, è estraneo al suo pensiero. È una battuta, se non in questa forma almeno in espressioni equivalenti, di Tertulliano; la quale impegna la responsabilità di questo scrittore, non quella della Chiesa. E poi tale espressione posta nel contesto di Tertulliano, è una di quelle figure retoriche che sono suscettibili d'un senso accettabile. Nulla è più infondato del pregiudizio che, sulla base del pretesto Credo quia absurdum, si rappresentano i misteri come certe assurdità ben definite e proposte ai fedeli per provarne la fede, per distruggerne l'indipendenza di spirito, per sottometterli alla Chiesa legati mani e piedi; i misteri sarebbero fatti, anziché per soddisfare lo spirito, per affrontarlo, combatterlo e spegnerlo. La Chiesa sostenne sempre i diritti della ragione nel campo che le è proprio, e il Concilio Vaticano ha proclamato l'impossibilità d'un conflitto tra fede e ragione, perché lo stesso Dio che rivelò i misteri, diede all'anima umana il lume della ragione (cf. Denzinger, 1797).

Certo, non comprendiamo interamente il mistero, ma esso non è immerso nell'oscurità assoluta. Infatti, scrive Brunhes (La foi et sa justification ratio-^ nelle, p. 130), " è lapalissiano che Dio non ha parlato all'uomo per non dirgli nulla e presentare al suo spirito un puro inintelligibile. Nella Trinità comprendiamo molto bene che in Dio vi sono tre persone e una sola natura; quello che ci sfugge è il possesso di quest'unica natura da parte di tre persone ". Così negli altri misteri afferriamo le idee, senza cogliere il legame che le unisce, pur sapendo che c'è questo legame. Perfino la psicologia umana è almeno parzialmente impenetrabile; che meraviglia che non si possa percepire a fondo la psicologia divina? Per poter comprendere Dio come si comprende Egli stesso, o anche solo come l'uomo, che pur comprendiamo imperfettamente, dovremmo essere: come Dio o Dio dovrebbe essere come noi. Forse che le ricchezze divine non devono superare la capacità delle nostre concezioni terrene e limitate? a Lungi dall'essere un'obiezione contro i nostri dommi, dice il Bainvel (D A.F.C, t. II, col. 72), la trascendenza degli oggetti della nostra fede, diviene anzi una presunzione in, favore della fede stessa, quando si comprende che tale trascendenza non è mai in contraddizione con la ragione e che, all'opposto, ha armonie mirabili e convenienze con la natura e le verità naturali ".

b) I misteri richiamano verità dimenticate. - Ispirandosi a San Tommaso (C. Gentes, I, e IV), il Concilio Vaticano dichiara: "Grazie alla divina rivelazione, le verità religiose che per sé non sono inaccessibili alla ragione, nel presente stato dell'umanità possono venir conosciute da tutti facilmente, con ferma certezza e senza errori; tuttavia non si deve dire per questo che la rivelazione sia assolutamente necessaria " (Denzinger, 1786).

Difatti la storia dimostra che le verità fondamentali della religione naturale, quali l'unità di Dio e i suoi principali attributi, la creazione, la Provvidenza, la spiritualità e l'immortalità dell'anima, i doveri essenziali verso Dio, il prossimo e noi stessi, nel loro insieme furono disgraziatamente ignorati tra i popoli privi della rivelazione. Perfino i dotti, i più illustri e migliori filosofi, come un Aristotele, un Platone, un Seneca, un Marco Aurelio, gustarono la loro dottrina religiosa e morale con i peggiori errori.

La qual cosa è continuata anche dopo la comparsa del cristianesimo. Gli spiriti colti, estranei alla fede cristiana, pur vivendo un'atmosfera tutta impregnata di cristianesimo e beneficiando, senza accorgetene, delle luci del loro atavismo cristiano, caddero negli stessi errori. L'irriverente frase di Montaigne (Essais, II, e. XII) : " Chi affastellasse un mucchio d'asinerie della sapienza umana, direbbe meraviglie ", si applica a tutto ciò che fu scritto nei secoli sulla verità e i precetti della religione naturale. La dottrina cattolica fu la costante salvaguardia della loro conoscenza proporzionandola a tutte le capacità.

c) La trascendenza dei misteri è una perpetua fonte di luce per la mente. - Essa da all'uomo un'idea di Dio, che stupisce per l'ardimento e insieme per l'adattamento alla nostra condizione umana; idea che, inquadrando la nozione puramente razionale di Dio, la supera sotto tutti gli aspetti, come un gigante che si erge dietro un bambino.

La Trinità. - Alla concezione razionale di Dio mancava la conoscenza della sua vita intima. Il domma della Trinità colma la lacuna e lascia intravedere la psicologia di Dio rivelando una simpatica e inimmaginabile analogia tra la vita intima di Dio e la vita intima dell'anima umana.

Grazie a questa conoscenza sovreminente, dice il Card. Pie (Oeuvres, 1873, t. V., p. 83), " noi non siamo più nella condizione di doverci rifugiare nel pirronismo religioso, per la deplorevole alternativa o d'ammettere la pluralità degli dèi (quindi la pluralità degl'infiniti il che è assurdo) o di credere a un Dio indolente e addormentato, schiacciato dal peso d'una natura infinita, eternamente impotente a produrre altro che non sia il finito ". Noi evitiamo il duplice pericolo di vedere in Dio solo un ideale, o di confonderlo con l'universo. L'assoluta trascendenza di Dio viene quindi mantenuta al riparo da tutte le forme del panteismo. Un filosofo oculato come G. Dumesnil, era colpito dall'impeccabile coerenza logica della dottrina della Chiesa, dalla sintesi che essa ne presenta, e specialmente dal domma trinitario, che viene in aiuto della ragione per spiegare la vita intima di Dio e premunire contro i sistemi che, non distinguendo la vita intima di Dio e i suoi atti esterni, conducono alle affermazioni più irrazionali e immorali.

Anche solo per questo il domma della Trinità serve alla ragione e, per giustificarlo è troppo poco dire che non le è contrario. C'è di più. Conosciuta con la fede la Trinità, la ragione può trovare nelle sue concezioni " qualcosa che la incammina, per quanto sia grande la distanza, alla conclusione che le ha dato la rivelazione ". Non tutto ciò che è stato detto a questo riguardo ha lo stesso valore. In particolare non vorremmo avere un eccessivo attaccamento alla ricerca delle vestigie trinitarie nella creazione, anche se Keplero trovò qui il punto di partenza per la scoperta delle leggi dell'astronomia. Non possiamo tuttavia non essere impressionati dalla comparsa costante del numero ternario nel mondo esterno e specialmente nell'anima; seguendo Sant'Agostino, San Tommaso, Bossuet, Gratry, l'abate de Tourville, ecc, siamo condotti a far convergere sul mistero fondamentale impenetrabile dell'unità della natura nella trinità delle persone, questo riflesso di luce divina percepito nell'anima umana, " creata a immagine di Dio e che è pure essa verbo interiore, pensiero, e anche volere e amore ".

Gli altri misteri sono egualmente fonti inesauribili di spiegazioni... Considerati nel loro rapporto e coerenza con tutto il resto, cioè immersi nell'esperienza, i misteri operano come un lievito che fa fermentare tutta la massa-Appartenendo essi all'inesplicabile, i misteri non sono direttamente dimostrabili. Però dice J. Rivière (A la trace de Dieu, 1925, pag. 43), a essi sono provati da tutto ciò che spiegano. Una volta che li abbiamo accolti come veri, ci sentiamo presto schiacciati dalle prove, che ci vengono da ogni parte ". J. Rivière adduce l'esempio del mistero del peccato originale, e a la straordinaria messe di prove che fa crescere e ci fa raccogliere dopo che abbiamo anche solo acconsentito a riceverlo e a camminare nella sua luce ".

J. Rivière si unisce così a Sant'Agostino, Origene, San Giustino e a tutti gli antichi apologisti, i quali illuminavano i pagani che volevano confutare o convenire, sulle convenienze dei misteri, e sulle loro analogie con il miglior pensiero antico. Gli apologisti moderni hanno forse insistito troppo sulle ragioni di credere all'esistenza della rivelazione. Ma l'esperienza dimostra che ancora oggi l'oggetto da credere fa eguale e talvolta maggior presa sulle intelligenze che non le ragioni di credere, e che è sempre opportuno sottolineare le sublimi soddisfazioni che la ragione può trovare nel concatenamento delle dottrine offerte dalla nostra fede, nella loro armonia con i bisogni e le aspirazioni dell'anima umana, nell'accrescimento di luce con cui la fede arricchisce la ragione.

L'Incarnazione. - II mistero di Cristo, centro della dottrina della Chiesa, ci offre un esempio sintetico di quanto riguarda l'accordo di questa dottrina con le conoscenze umane.

Anzitutto nel mistero dell'Incarnazione non v'è nulla che contraddica la ragione. Ci sarebbe contraddizione se natura e persona fossero sinonimi sotto ogni aspetto, ma non lo sono. La persona è il principio che agisce, l'io responsabile; la natura è quello per cui agisce; la persona è individuale, la natura umana è di tutti gli uomini; la natura è comunicabile a più, la persona incomunicabile. Io ho una natura e sono una persona.

Troviamo un paragone (imperfetto ma utile) nel simbolo Atanasiano: " Come l'anima ragionevole e la carne sono un solo uomo, cosi Dio e l'uomo sono un solo Cristo ". L'unità della persona umana, fatta di corpo e anima, due elementi tanto dissimili, sussiste nello stesso io. lo penso, io sono immortale per la mia anima; io mangio, io muoio per il mio corpo. La mia anima, impadronendosi del corpo, se lo unisce così bene da elevarlo con sé all'onore della personalità. Che misterol E perché la potenza di Dio non può, fare alcunché di analogo in Cristo? Perché una persona divina non può far sussistere in sé la natura umana? Il nostro corpo, invece di sussistere come animale, riceve la sussistenza d'un'anima intelligente e dice un io ragionevole. Perché la natura umana, invece di trovare il suo complemento in una personalità umana, non lo potrebbe trovare in una persona divina, con la quale direbbe il suo io divinamente piuttosto che dirlo solo umanamente? La natura umana sarebbe una persona umana se non fosse comunicata affatto a una persona superiore, se non fosse presa dal Verbo. Perché questa persona superiore, divina, infinitamente potente e sapiente, non potrebbe fare in questa natura umana quello che fa la persona umana? Se lo fa, che guadagno per la natura umana, la quale lungi dall'essere privata della perfezione che poteva ricevere dalla persona umana, riceve in meglio la stessa perfezione della persona divinai

Di qui s'intrawede come la persona di Cristo, vero Dio e vero uomo, possa produrre atti divini e atti umani, e questi ultimi d'un valore illimitato per l'unione della natura umana con la persona divina. Un albero, per esempio un melo che produce mele bianche, non può ricevere in uno dei suoi rami un innesto di melo che produce mele rosse e così produrre mele bianche coi rami nati dal suo tronco, e mele rosse col ramo innestato? Abbiamo così mele diverse da un solo e identico melo.

Quindi, pur restando impenetrabile alla ragione, il mistero di Cristo non d urta; anzi quando lo possediamo proietta una luce meravigliosa su Dio e sull'uomo!

Nella nostra conoscenza di Dio viene colmata un'enorme e dolorosissima lacuna. Una concezione solo metafisica di Dio potrebbe mostrarcelo troppo superiore all'uomo e lontano dalle nostre simpatie. L'Uomo Dio pone Dio alla nostra portata e ormai sappiamo essere possibili intimi rapporti tra il Creatore e noi.

Storicamente constatiamo che l'omaggio dovuto a Dio per la religione naturale è raro e povero finché viene ignorato il mistero di Cristo. Dio è conosciuto, servito, amato in quanto si conosce e si ama Cristo. Giustamente fu detto " che la religione naturale attende ancora il suo San Vincenzo de' Paolil " E quali conseguenze per l'uomo! che sicurezza, che forza, che dolcezza nel sapere e sentire che Dio s'è reso così prossimo, così familiare! che invito a rispondere con l'amore all'amore del nostro Dio! Sic nos amantem quis non redamaret! Quale insegnamento nella vita e nella morte del Cristo! E come non ricordare, senza parlare del resto, gli splendori del domma dell'incorporazione a Cristo, della Chiesa corpo mistico di Cristo e della comunione dei santi? Non viene forse definitivamente garantita la fraternità di tutti gli uomini? Infatti per essere fratelli gli uomini devono avere un Padre comune, che può solo essere colui che Sant'Agostino (Confess., 9, 12) chiamava Patrem omnium fratrum Christi tui.

CAPITOLO II. - LA STABILITÀ E IL PROGRESSO DELLA DOTTRINA DELLA CHIESA

§ 1. La verità cattolica permane identica a se stessa.

a) Se il domina è vero non può disdire se stesso. - I precetti possono variare con le circostanze, come quelli d'un padre al bambino che sono diversi da quelli che gli da quand'è giovanotto. La patria in tempo di pace modifica le leggi del tempo di guerra. Cambia il modo d'essere: chi è seduto starà in piedi, ma l'essere non muta nella sua essenza. Siccome Dio è Creatore e l'uomo è la sua creatura, fu ed è sempre necessario che l'uomo tratti Dio come creatore e tenga il suo posto di creatura, riconoscendo che Dio, padrone supremo, onnipotente, ottimo ha diritto all'adorazione, al ringraziamento, alla domanda e, se l'uomo l'ha offeso, alla riparazione. Le relazioni tra Dio e l'uomo furono, sono e saranno sempre le stesse. Se è vero che Dio è uno nella natura e trino nelle persone, questo rimane vero e lo sarà per sempre.

Allo stesso modo non cambiano nemmeno i fatti. Fu un fatto che il Figlio di Dio s'è fatto uomo per salvare gli uomini, che sofferse, mori, risorse, fondò la Chiesa per continuare la sua missione, istituì i sacramenti, ecc. Questi fatti sono acquisiti una volta per sempre, e nulla potrà distruggerli. Ciò che è, è: Quod est, est. Se la Chiesa dimenticasse questo, se dopo aver affermato una cosa come verità venuta da Dio, ammettesse il contrario, si squalificherebbe irrimediabilmente. Come non può presentare, in un dato momento della sua durata, una dottrina incoerente, così senza autodistruggersi non può subire variazioni dottrinali. A imitazione di Cristo, al quale si richiama, la sua dottrina dev'essere oggi ciò che fu ieri, e dev'essere tale nei secoli. Jesus Christus fieri et hodie, ipse et in saecula. Un teste che varia nelle sue deposizioni successive si scredita; una religione che si dice rivelata ed è instabile nel suo insegnamento dommatico è La Chiesa fin dai suoi inizi dichiara che conserverà intatta la verità divina. In questo si conforma alla volontà di Cristo. " Passeranno il cielo e la terra, ma non le mie parole". Egli disse agli apostoli: "Andate, ammaestrate tutte le nazioni, insegnando loro a osservare tutto quello che vi ho comandato ". La verità divina è un " deposito " affidato alla Chiesa, non è un patrimonio di cui essa possa disporre a suo piacimento; perdo custodirà gelosamente e non permetterà che si alteri questo deposito. Tutto quello che è stato detto da Cristo direttamente o mediante gli apostoli, come un'affermazione della verità divina, nel senso preciso in cui fu detto, è acquisito una volta per sempre. Non è possibile nessuna addizione, nessuna sottrazione, nessun ritocco sostanziale.

Il ciclo delle rivelazioni pubbliche si chiuse con la morte dell'ultimo apostolo. Possono esserci rivelazioni private; la Chiesa quando ne approva qualcuna, intende soltanto dire che questa rivelazione non è contraria né alla fede, né ai costumi, e che vi si può credere secondo le norme della prudenza umana, ma non obbliga nessuno ad ammetterla. " Essa può approfittare dell'occasione, dice A. Eymieu (Deux arguments pour le catholicisme, 1928, p. 233) per precisare dommi antichi, ma non per formulare come dommi dottrine die avessero la loro unica fonte nelle rivelazioni private. In occasione delle rivelazioni di Paray-le-Monial, ad esempio, la Chiesa ha insistito in vari modi sul contratto d'amore che Gesù Cristo sigillò con gli uomini sul Calvario; ma non una sola parola detta da Gesù Cristo a Paray-le-Monial potrà diventare un articolo di fede ".

La Chiesa dichiara che la verità divina sarà custodita intatta grazie all'assistenza divina. - Forte della promessa di Cristo di essere con lei sino alla fine del mondo, fin da principio la Chiesa fa assegnamento su di Lui per conservare intatta la rivelazione. Essa dice che esisterà sempre e che col suo magistero infallibile manterrà sempre la dottrina rivelata; dice che il suo magistero sarà esercitato attraverso i Papi e i concili ecumenici in unione col Papa, quindi attraverso una successione di uomini diversi per età, paese, interessi umani, carattere, sapere, virtù. Questo significa dire che una successione indefinita (che, umanamente parlando, nulla potrebbe assicurare) di esseri mobili, fluttuanti al soffio di tutti i venti, àoh, considerando la cosa da un punto di vista umano, proprio l'inconsistenza dovrà garantire la consistenza e la perpetuità della dottrina. Ma questi uomini non saranno abbandonati a se stessi; Dio li assisterà fino alla fine, e fino alla fine l'azione di Dio li premunirà dall'errore. Ecco quanto afferma la Chiesa in modo chiaro e predso.

b) L'eccezionale stabilità dottrinale del cattolicesimo. - Ora questo programma, umanamente irrealizzabile, s'è realizzato, poiché la stabilità della Chiesa è un fatto che brilla attraverso tutti i secoli.

Assenza della stabilità dottrinale nelle varie eresie. - Già San Giustino, discutendo con i Greci che esortava al cristianesimo, portava come derisivo l'argomento tratto dalla stabilità dottrinale (Cohort. ad Graecos, 8) dicendo: " I vostri maestri dimostrano abbastanza la loro ignoranza sulle cose divine con i loro mutui dissensi. Invece i nostri non hanno, per cosi dire, che una sola bocca e un unico linguaggio. L'accordo sia tra di loro che con se stessi, su tutti i punti, è altrettanto completo quanto fermo e inalterabile, benché abbiano scritto in tempi e luoghi diversi ".

Al contrario la variazione nella fede apparve sempre come una prova di falsità. Bossuet (Histoire des variations des élises protestantes préf. II) nota che questo " è stato uno dei fondamenti sul quale gli antichi dottori condannarono gli ariani, che ogni giorno mettevano fuori confessioni di nuova data, senza potersi mai fissare ". La stessa cosa Sant'Ilario rimproverava all'imperatore Costanzo, protettore di questi eretici (Ad Const., 23): " Vi è capitato ciò che capita agli architetti ignoranti, cui spiacciono sempre le proprie opere: non fate che costruire e distruggere; invece la Chiesa cattolica, fin dalla sua prima riunione, costruì un edificio immortale e nel Simbolo di Nicea diede una sì piena dichiarazione della verità che, per condannare eternamente l'arianesimo, altro non ha mai fatto che ripeterla ". Ed è quello che già prima Tertulliano, ancora ortodosso, aveva detto dello gnostidsmo (De Praescript., 42) : " L'eresia nel suo continuo innovare non fa che conservare la natura sua originaria... Nelle eresie tutto cambia; e quando le penetriamo a fondo, nelle loro varie conseguenze le troviamo in molti punti diverse da ciò che furono quando nacquero ".

Il protestantesimo, più di qualsiasi altra eresia, non ha fatto che variare. Bossuet illuminò talmente quest'instabilità fondamentale, che alcuni protestanti, non potendola negare, dovettero ripiegare sulla tesi che il principio di variazione, lungi dall'essere esecrabile come si pensava un tempo, costituisce la ragion d'essere della religione. Un'importante porzione del protestantesimo considerò la religione non più come qualcosa essenzialmente immutabile, ma " come uno sforzo continuamente ricominciato, come una continua ascensione, attraverso inevitabili trasformazioni e disavventure benefiche, verso un ideale sempre lontano e sfuggente ", come ha spiegato Rébelliau (Bossuet historien du protestantisme, 2.a ed., 1892, p. 560). Un noto protestante, G. Monod (Reme historique, maggio 1892, p. 103) proprio a proposito del libro di Rébelliau, arrivò a definire il protestantesimo (non quello di tutti i protestanti ma di molti di loro) cosi: " Una serie e una collezione di forme religiose del libero pensiero ". Si vede molto bene che cosa il libero pensiero guadagni in questa volatilizzazione dottrinale, e si vede pure che il risultato è l'evanescenza dell'idea cristiana.

La Chiesa ha sempre conservato l'unità dottrinale. - Nulla di simile nella Chiesa cattolica. Sempre la stessa fede: non fu ritirato neppure un domina, non fu abbandonata una definizione, non venne introdotto nemmeno un cambiamento sostanziale; talvolta fu ripresa una definizione antica, ma sempre per mantenerla e precisandola meglio.

Certo, le difficoltà non mancano. La stabilità della dottrina corre pericoli umanamente temibili; i concili non furono esenti da intrighi: il Concilio ecumenico d'Efeso (431) fu seguito da un altro concilio che pretese d'essere ecumenico (449) e che la storia stimmatizzò chiamandolo: " brigantaggio efesino "; il quinto concilio ecumenico (2.0 Costantinopoli, 553) in principio potè sembrare una reazione del monofisismo contro il quarto concilio ecumenico di Calcedonia (451); il Concilio ecumenico di Firenze (1438-1439) era cominciato a Basilea (1431), dove aveva ceduto allo scisma. Vi furono papi mediocri, o peggio, come Giovanni XII nel secolo XII e Alessandro vi alla fine del secolo XV e al principio del XVI. Ebbene, dai Concili l'ortodossia uscì sempre vittoriosa, e i bollari pontifici più discussi sono irreprensibili in quanto alla fede. In occasione del Concilio Vaticano si cercò di trovare in fallo la dottrina dei papi e furono trovate appena due o tre obiezioni a prima vista degne d'esame tratte dagli atti dei Papi Vigilio, Liberio e soprattutto Onorio, le quali però non resistettero a un serio studio dei fatti, e apparve vano ogni sforzo per scoprire anche una sola variazione dottrinale in tutto il passato tante volte secolare della Chiesa.

Le famose pagine della ventinovesima conferenza di Lacordaire (Conferenze, ed. Marietti, voi 3.o, p. 26) esprimono in modo impressionante la meraviglia d'una dottrina immutabile, mentre tutto muta sulla terra; d'una dottrina posta nelle mani di uomini, di poveri vecchi i quali, in un certo luogo chiamato Vaticano, la costudiscono sotto chiave e che, senz'altra difesa, resiste al corso dei tempi, ai sogni dei sapienti, ai disegni dei re, al cader degl'imperi, sempre una, costante, identica ", perché viene da Dio, che non muta mai.

§ 2. - La verità cattolica progredisce.

a) I dommi hanno una vita? - I dommi non sono paragonabili a pietre giacenti in un deserto, inerti per sempre; al contrario sono verità vive, ricevute in anime vive, verità generatrici di vita.

In ogni tendenza vitale c'è un principio statico o di continuità dell'essere iniziale, e un principio dinamico o di progresso per una spinta interna. La vita è uno sviluppo che suppone due cose; una parte immutabile, senza la quale l'essere svanirebbe; una parte mutabile, senza di cui l'essere si pietrificherebbe. Se non rimanesse nulla, ben presto non vi sarebbe più essere; e se nulla mutasse, non vi sarebbe più vita... O l'immutabilità senza progresso; o il progresso folle senz'unità.

In ogni tempo la Chiesa ha riconosciuto la legge del progresso. Dell'apostolo San Mattia, di cui conosciamo poco più che l'elezione all'apostolato, Clemente Alessandrino (Strom. 2) cita questo detto, che è una bella formula di vita cristiana: u Accrescere la propria anima con la fede e la scienza ". Ma è sempre stato pacifico che il progresso deve attuarsi nella stabilità della dottrina.

b) Che cos'è, e che cosa non è il progresso dommatico. -1. San Vincenzo di Lerino e il progresso della dottrina della Chiesa. - Tra tutti gli scrittori ecclesiastici, San Vincenzo di Lerino pare abbia avuto la missione d'esprimere questa verità in termini decisivi, come fece nel Commonitorium, redatto nel 434.

Ecco prima di tutto al c. XXII il suo commento al Depositimi custodi di San Paolo: "E oggi chi è Timoteo, se non la Chiesa universale e specialmente il corpo intero dei capi della Chiesa?... Conserva il deposito, dice l'Apostolo. Ma che cos'è il deposito? È ciò che ti è stato affidato, non dò che hai trovato; è quel che hai ricevuto, e non quello che hai pensato tu; è ciò che non dipende dall'ingegno tuo, ma dalla dottrina (rivelata)... Conserva il deposito, ossia conserva illibato e inviolato il talento della fede cattolica. Quello che ti fu affidato resti presso di te, per essere da te trasmesso. Hai ricevuto oro, e oro devi restituire; io non voglio che tu sostituisca una cosa all'altra; non voglio che al posto dell'oro mi presenti impudentemente piombo, o fraudolentemente rame; non voglio ciò che assomiglia all'oro, ma l'oro autentico ". Non si poteva esprimere più nettamente la stabilità della dottrina.

Però stabilità nel progresso. Passiamo al capitolo successivo. " Dirà forse qualcuno: Nella Chiesa di Cristo la religione non è dunque suscettibile di nessun progresso? Ci deve certo essere, e grande... Tale però che sia veramente un progresso e non un mutamento di fede. Proprio del progresso è che ciascuna cosa s'accresca, restando se stessa; al contrario è proprio del mutamento che una cosa si trasformi in un'altra. Bisogna quindi che cresca potentemente l'intelligenza, la scienza, la sapienza, tanto dei singoli come di tutti, tanto d'un solo uomo come di tutta quanta la Chiesa, col susseguirsi delle età e dei secoli, ma nei limiti dello stesso identico dogma, nello stesso significato, nella stessa dottrina! " Frase magnifica che il Concilio Vaticano ha fatto sua ed ha come canonizzata!

Vincenzo di Lerino si spiega poi con l'analogia della crescita del corpo umano e del chicco di frumento o d'una pianta. " I corpi umani, nel decorso degli anni, si sviluppano e assumono le loro giuste proporzioni, ma rimangono iden-tici a quello che erano. C'è una bella diversità tra il fiore della giovinezza e la maturità della vecchiaia, eppure i vecchi son quegli stessi individui che un tempo eran giovani... Cosi conviene che il dogma cristiano nel suo progresso segua queste leggi, cioè si rassodi con gli anni, si dilati col tempo, si perfezioni con l'età, rimanendo però incorrotto ed illibato...; che in semina non ammetta nessun'alterazione, non perda alcuno dei suoi caratteri specifici, non soffra la minima variazione in ciò che ha di definito ". Altra analogia: " I nostri maggiori anticamente nel campo della Chiesa seminarono il frumento della fede... Siccome la fine risponde pienamente agli inizi, ora che è cresciuto il frumento della dottrina è giusto e logico che raccogliamo il frutto del domma, anch'esso perfettamente puro. Ma se i germi originari in una certa misura si sono evoluti col tempo e ora sfoggiano piena maturità, almeno il carattere proprio del chicco non deve affatto cambiare. Diventino pur belli, formosi, splendenti, ma ciascuno conservi la sua specie! Dio non voglia che i rosai della dottrina cattolica si trasformino in cardi e spine! Dio non voglia, io dico, che in questo paradiso spirituale si vedano nascere improvvisi la zizzania e l'aconito dai bottoni del cinamomo e del balsamo! ".

2. Studio del progresso della dottrina della Chiesa. - II testo di Vincenzo di Lerino, sebbene sia uno fra i più ricchi nella letteratura dommatica, non dice tutto. Vincenzo pone il principio dello sviluppo, non ne da una teoria completa. Una tale teoria non esiste ancora. Newman stesso, pur tracciandone lineamenti preziosi nel suo Essay on thè develoment of christian doctrine, la presenta con molte lacune.

Non è il caso di entrare nei particolari della teoria; basterà rilevarne alcuni punti essenziali : il progresso non è- alterazione; è vitale; non è una nuova creazione; è opera dello Spirito Santo.

Non è alterazione. - Prima di tutto il progresso del domma non è un'alterazione della verità rivelata, tanto da esserle sostituita un'altra dottrina. La sostanza della verità rivelata rimane sempre identica, te Evolversi, disse Brune-tière {Discours de combat, 1902, t. II, p. 274-277), è finire di diventare se stesso a, però a condizione che l'evoluzione sia diretta da un principio indefettibile. L'immutabilità del domma, " ben lungi dall'ostacolare lo sviluppo, lo condiziona ". Non si svilupperebbe se nell'identità del suo principio e per cosi dire nella permanenza del suo essere, non avesse la causa finale del suo sviluppo. " Evolversi non è mutarsi. Non si cambia quando si continua ad essere se stessi... Il domma s'evolve, non cambia, e restando identico a se stesso, non varia, ma si sviluppa ".

È vitale. - Inoltre il progresso del domma non è puramente logico, come quello d'un assioma di geometria, dal quale lo studioso trae le conseguenze, ma è un progresso vitale, che incorpora elementi estranei. " Non l'elemento estraneo che resta estraneo, che si giustappone e non si assimila ", ma l'elemento estraneo che s'assimila, perché è assimilabile, perché era postulato o gradito in anticipo da proprietà concordanti con le sue, e che perciò vi era contenuto potenzialmente. Cosi gli elementi ceduti alla pianta dall'aria, dall'acqua, dalla terra, s'incorporano ad essa ed entrano sotto la sua legge di vita, lasciandole quindi la sua essenza " (Sertillanges, II miracolo della Chiesa, p. 73-74). A differenza di quella degli esseri viventi che, con l'assimilazione degli elementi nuovi, implica l'eliminazione di quelli vecchi, divenuti inutili e nocivi (la fissazione di questi elementi, che la circolazione vitale non riesce più a espellere, annuncia e causa la fine prossima), l'assimilazione che si opera attraverso il