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dio e il problema del male
Una
delle più comuni difficoltà
contro l'esistenza di Dio, e in particolare
contro la Sua Provvidenza, è l'esistenza
del male nel mondo.
Come
si concilia l'esistenza di Dio con l'esistenza
del male? Ecco il problema. Vi
è chi lo risolve negando semplicemente
l'esistenza di Dio: ma erroneamente,
perché l'esistenza di Dio è
evidentemente provata, e la difficoltà
di conciliarla con l'esistenza del male non
dà il diritto di metterla in dubbio. Vi
è anche chi ha supposto che, accanto
a Dio, principio del Bene,
esista un essere maligno principio del male,
indipendente da Lui e a Lui contrario; la
terra sarebbe il teatro della lotta fra questi
due primi princìpi. Ma anche
questa soluzione (di non pochi antichi: Manichei,
ecc.) è allo stesso modo erronea, perché
non si può dare un essere che non dipende
da Dio, il quale è necessariamente
unico principio e creatore di tutto. Altri,
allora, pur ammettendo l'esistenza
di Dio, ne hanno negato la Provvidenza, affermando
che Dio non si interessa del mondo,
avendo abbandonata a se stessa l'opera delle
sue mani. Soluzione erronea anche questa,
perché contraria agli attributi divini,
specie al Suo amore per le creature, amore
che è l'unica ragione della creazione. Per
altra via si deve dunque trovare la conciliazione
tra l'esistenza di Dio e il fatto del male
nel mondo. Per facilitare la soluzione del
problema giova distinguere il male fisico
e il male morale. Il
male fisico è dovuto all'essenza
finita delle cose di cui si compone l'universo
ed al corso normale e ordinario delle leggi
della natura. Non ripugna quindi a Dio, come
non ripugna il dolore che al male fisico suole
accompagnarsi; il rendere l'uomo, e in generale
l'animale, sensibile agli agenti nocivi è
spesso mezzo provvidenziale per la conservazione
della vita nella natura; la morte stessa degli
individui è necessaria per dare posto
alle nuove generazioni. La
colpa, poi, cioè il
male morale, è effetto della
manchevole volontà dell'uomo: essa
non è voluta da Dio, ma solo permessa,
perché Dio vuole che liberamente lo
rispettiamo e lo amiamo e non vuole fare violenza
alla nostra volontà. Ma
– si osserva – Dio non potrebbe, con
la Sua Provvidenza, impedire il male? E se
lo può, perché non lo impedisce? Sì,
parlando in termini assoluti, lo potrebbe
impedire e se, nonostante questo, lo permette,
vuol dire che nella Sua infinita sapienza
vede che è meglio permetterlo. Senza
volere penetrare più in là di
quel che alle nostre deboli forze è
concesso (S. Paolo esclamava: “ O altezza
della scienza di Dio: Come sono imperscrutabili
i Tuoi giudizi!”: Ep. ad Rom., 11, 33),
abbiamo dalla ragione, e più ancora
dalla fede, gli elementi per rispondere alla
domanda. L'immortalità
dell'anima ci dona la certezza naturale
(confermata dalla fede) di una vita futura
ed eterna, alla quale la vita presente è
ordinata e nella quale i desideri del nostro
cuore saranno soddisfatti, a meno che la giustizia
non esiga la pena del male da noi compiuto.
Alla luce di questa verità,
per cui la vita dell'uomo si inizia nel tempo
ma si continua nell'eternità, deve
essere risolto il problema del dolore, che
acquista, nella Provvidenza divina, una mirabile
finalità. Il dolore,
innanzi tutto, distacca l'uomo dalle cose
terrene e lo avvicina a quelle eterne;
se, nonostante le frequenti infelicità
della terra, così pochi pensano all'eternità,
quanti sarebbero quelli che si ricorderebbero
del loro ultimo fine, se nella vita non vi
fossero che gioie? Inoltre, il dolore fa sì
che l’uomo possa espiare: chi, nella vita,
non ha mai trasgredito la legge del Signore?
L'infinita misericordia di Dio è sempre
disposta a perdonare, ma la Sua giustizia
esige una riparazione, un compenso per l'ordine
morale rovesciato, e il dolore ristabilisce
quest'ordine purificando l'anima che si è
ribellata a Dio. Infine il dolore santifica,
perché attraverso la prova del dolore
l'uomo si merita quella felicità eterna
che Dio vuol donarci quale premio da conquistare
col sacrificio e con la lotta, sostenuti dalla
pace della coscienza e dalla gioia del cuore
con cui Dio conforta il giusto nelle pene
della vita.
Così la ragione, ed assai meglio la
fede, mostrano nel dolore la paterna Provvidenza
di Dio che “non turba mai la gioia dei
Suoi figli se non per prepararne loro una
più certa e più grande”
(Manzoni).
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