tratto
dall'Enciclopedia di Apologetica
- quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE
Nos raisons de croire - Réponses aux
objection
La
sua vita d'un tempo ha ripercussioni mondiali.
Per
cogliere tutta la semplicità e profondità,
tutta l'universalità e precisione di
ciò che racchiude l'espressione: "
Cristo sempre vivente " bisognerebbe
essere Cristo stesso. L'apologetica deve rinunciare
a una tale intuizione e accontentarsi di tracciare
qualche linea per indicare la direzione da
seguire in tale ricerca.
Il
giudizio su d'una cosa in moto non può
essere perfetto finché non è
finito il moto; per giudicare dell'ultima
guerra non basta averne visto l'armistizio,
ma occorre anche conoscere tutte le conseguenze
d'un fatto sì formidabile.
Molte
azioni sembrano utili, ma i loro effetti dimostrano
poi che sono dannose.
Per
giudicare d'un uomo, per esempio di San Pietro,
bisogna attendere la sua morte, perché
prima egli può mutare in tanti modi,
passare dal bene al male, come durante le
negazioni, o dal male al bene, come quando
lo sguardo di Gesù suscitò in
lui lacrime di pentimento; o dal bene al meglio,
oppure dal male al peggio. Dopo la morte,
l'avvenire rivela poi a poco a poco che cosa
bisogna pensare di lui.
Ebbene,
riflettiamo a quello che la vita postuma di
Gesù aggiunge alla sua gloria.
Egli
vive nella memoria degli uomini. -
Gesù è certamente il morto cui
si pensa di più. Un esempio. Nel mondo
ci sono oggi molte statue erette alla memoria
di quelli che chiamiamo i grandi uomini: ma
contate i crocifissi. E non fermatevi alle
inaugurazioni; guardate agli omaggi tributati.
Ogni tanto si porta una corona al monumento
dei morti, un mazzo di fiori a una tomba amata,
una candela alla statua di Sant'Antonio, qualche
rosa a quella di Santa Teresa del Bambino
Gesù; invece al Crocifisso ogni giorno
vengono offerti migliaia e migliaia di sacrifici,
essendo la Messa la memoria perpetua della
sua morte. La prima comunione è "
il più bel giorno della vita "
e la comunione del mattino è il sole
della giornata del cristiano. D'altronde anche
il culto dei santi, specialmente quello della
Santissima Vergine, è una manifestazione
del nostro amore a Gesù, che tanto
ci ha amati.
Eccone
alcuni passi: "Dunque, secondo Goguel,
non la vista del Risorto o della tomba vuota
fece nascere la fede nella resurrezione; fu
invece la fede nella vita celeste di Gesù
vincitore della morte a far nascere tutto
il resto. L'evoluzione dei racconti (dice
Goguel} fu direttamente parallela a quella
della fede " (p. 445).
Goguel
non è il primo a negare la resurrezione,
a ritenere gli apostoli vittime d'un'allucinazione;
ma aver immaginato una fede senza fondamento,
e attribuirla agli apostoli, farla dire ai
testi, che da capo a fondo sono un affermazione
dei fatti, è una sfida al senso critico
e perfino al semplice buon senso e significa
esigere da noi una credulità poco comune
".
Ma,
si dirà, che cosa prova tutto questo?
Gli adoratori di Cristo sono forse nell'errore
e non bisogna affatto dimenticare quelli che
non si presentano mai a Lui o lo detestano
e lo combattono. Si dice che Santa Teresa
del Bambino Gesù non passasse tre minuti
senza pensare a Lui; ma è un caso d'idea
fissa, che quasi indica una follia.
Rispondo:
non bisogna mettere ai voti la santità
di Cristo, perché gli uomini non sono
giudici autorizzati di Colui che deve giudicare
i vivi e i morti. Anche qui servono tanto
le grida dell'odio quanto le effusioni dell'amore.
Gesù è a un segno esposto alla
contraddizione ", e il suo non è
il caso d'Assurbanipal, che oggi non suscita
né amore né odio. Constato che
Cristo vive nella memoria degli uomini in
modo assolutamente unico e me lo spiego quando
mi appello ai dati della fede. Il caso di
Teresa di Lisieux ha il suo valore apologetico
per chi ha letto la sua autobiografia e ha
seguito la storia della sua gloria. Teresa
è sana quanto santa; Cristo viveva
in lei e questo fatto da solo spiega il suo
eroismo e gl'innumerevoli miracoli. Cristo
suscitò miriadi di martiri, di confessori,
di vergini, la cui bellezza morale non è
che un riflesso della sua.
Quali
sono gli effetti delle opere di Cristo?
- Posso quasi misurare le conseguenze degli
errori di Ario e della rivolta di l'ozio,
dell'eresia di Lutero e delle ambizioni di
Enrico Vili; ma come misurare le conseguenze
della predicazione di Gesù? Le dottrine
di Marx hanno causato mali spaventosi; chi
invece potrà dire gl'immensi benefici
del Discorso della Montagna? Gesù cacciò
demoni, operò guarigioni, diede la
vita e il sangue per la salute degli uomini;
partì lasciando a undici uomini la
missione di compiere la sua opera e alle loro
mani affidò soltanto poteri spirituali;
li lasciò senza difesa, come pecore
lanciate in mezzo ai lupi; converti un persecutore
ardente e ne fece un apostolo. Da allora la
sua Chiesa fu sempre governata da Pietro.
Luigi XIV aveva eserciti e Luigi XVI non regnò;
Benedetto XV (potremmo dire Pietro CCLVI)
governò la Chiesa di Gesù durante
la guerra mondiale, promulgò il Codice
di Diritto Canonico, accettato immediatamente
da tutta la Chiesa latina per la quale era
stato redatto, e il suo successore, Pietro
CCLVII o Pio XI, istituì la festa di
Cristo Re, che simboleggia la verità
che stiamo esaminando: il Cristo è
sempre vivente.
Il
Santo Sepolcro è l'unica tomba vuota
che riceva l'omaggio di migliaia e migliaia
di pellegrini. Le crociate rivelarono fino
a che punto questo sepolcro fosse caro ai
cristiani. La basilica costantiniana consecrava
la devozione della Chiesa primitiva. Le piramidi
d'Egitto sono visitate soltanto da curiosi;
al Santo Sepolcro migliaia di pellegrini ogni
anno confermano la loro fede nella resurrezione
di Gesù.
Cristo
è sempre vivente negli oggetti del
suo amore. - Sulla terra fu povero
e non ebbe una pietra su cui posare il capo;
il sepolcro dove riposò non era suo;
la sua tunica senza cuciture fu aggiudicata
a un carnefice. Ma Egli ha amato la Chiesa
e diede se stesso per lei. Quest'amore, che
San Giovanni dice prolungato fino alla fine,
dura tuttora e si potrebbe dire in senso pienamente
vero del sacro Cuore di Gesù: prima
della fine del mondo. Gesù sapendo
che sarebbe giunta la sua ora per ritornare
in questo mondo a giudicare i vivi e i morti,
avendo amato i suoi, li amò fino alla
fine. Sì, io vorrei avere a mia disposizione
tutti gli altoparlanti del mondo per proclamare
come Cristo ha amato me e tutti gli uomini.
Ciò è ineffabile, è una
follia, ma è indiscutibile, irrecusabile,
è vissuto e vero.
§
2. - La sua vita d'oltretomba è visibile
a chi ha occhi per vedere.
Cristo,
realtà moderna. - Nella nostra
epoca, di meccanicismo e di spirito critico,
vera svolta della storia, dove l'uomo sembra
soggiogare le forze più misteriose
della natura e farle servire a sé,
la vita di Cristo è ancora una realtà
sulla quale contare, oppure la forza tutta
soprannaturale, che la sostiene, è
stata oscurata dall'ardente spinta del progresso
umano?
Qualunque
sia la nostra convinzione e la tendenza del
nostro spirito, non possiamo negare i fatti:
Cristo, dopo venti secoli, in cui le ere di
barbarie sembravano soverchiare quelle del
genio, dopo duemila anni di fede e d'opposizione,
vive tuttora con un'attualità e un'intensità
sempre crescenti. Come raggio di luce, la
sua personalità attraversò i
secoli' e i continenti; le popolazioni più
interne dell'Africa nera, grazie ai missionari,
pionieri della vita di Gesù, ora sanno
che ci fu un Uomo-Dio che venne per ricondurli
alla vita; nei quartieri più popolosi
delle grandi città moderne, il monello
che batte le strade e canta l'Internazionale,
conosce la figura di Cristo, non foss'altro
che per averlo visto al cine, in uno di quei
grandi film che illustrano al pubblico la
tragedia del Golgotha. Nessuna delle grandi
personalità ha una simile sopravvivenza.
Cristo vive per quelli che lo amano e per
quelli che lo rinnegano; la sua figura domina
i secoli e sfida qualsiasi critica. Lo si
può attaccare, combattere con violenza
o sottile astuzia, ma non distruggerne il
ricordo.
Non
si può nemmeno distruggere il frutto
della sua vita e della sua morte in croce,
cioè la Chiesa che, attraverso la storia,
è cresciuta, s'è diffusa, divenendo
focolaio di vita ardente e senza confronti.
Il nostro secolo di scetticismo e d'incredulità,
malgrado i fermenti d'opposizione radicale
a tutto quello che è di Cristo e della
sua Chiesa, malgrado i suoi centri d'attacco,
che sono intere nazioni votate all'incredulità,
come la Russia, o sul punto di diventarlo,
come i paesi oltre la cortina di ferro, la
nostra epoca è tra quelle in cui la
Chiesa cattolica, questo Cristo vivente e
visibile attraverso le età, è
una delle realtà più eminenti.
Il Papa, suo capo, non è forse la personalità
con cui ogni potere temporale deve fare i
conti? Per il suo influsso attuale su tutte
le parti del mondo e per il compito pacificatore,
che gli è proprio e che egli adempie
specialmente ai nostri giorni, ha il suo posto
segnato in tutti i conflitti internazionali.
Si critichi o se ne riconosca il valore, oggi
l'influsso del Sommo Pontefice ha un'estrema
importanza per tutto quanto il mondo.
Infine
oggi, come del resto in tutta la storia, è
possibile negare il posto crescente della
civiltà cristiana? C'è attualmente
nel mondo un popolo, uscito dalla barbarie,
che non abbia subito i benefici di questa
civiltà? Il mondo intero è stato
segnato dal sigillo di Cristo, e quelli che
non hanno voluto seguire la sua croce, non
han potuto evitare l'influsso benefico del
suo spirito, fonte di tutta l'attuale civiltà.
Vi furono certamente epoche di grande fede,
che fecero germogliare dal suolo le cattedrali,
mentre oggi l'assalto del neopaganesimo scuote
il nostro mondo assetato di godimento; ma
si direbbe che, proprio in questo
rigurgito di materialismo, il cristianesimo
esplichi una più intensa vitalità
per far brillare più alto il suo messaggio,
per trarre dal suo tesoro una corrente di
vita ancora più ricca. Il pensiero
teologico è oggi più vivo e
più influente che mai; l'apostolato
cattolico è operante in tutti i campi,
con adattamenti meravigliosi alle esigenze
dei tempi. La letteratura oggi rende a Cristo
testimonianze d'una risonanza mondiale; e
l'arte cristiana si esplica in nuove forme
in cui parlano diverse civiltà e si
trasfondono aspirazioni e valori molteplici.
Nei sobborghi delle grandi città, senza
tanto rumore, in mezzo a popolazioni comuniste,
sorgono le chiese che proteggono nuovi focolai
di vita sotto le loro costruzioni ardite e
moderne.
Cosi
Cristo vive tra noi, vive attualmente nel
mondo, nella sua Chiesa, nelle sue membra,
nell'arte e nella civiltà, con intensità
sempre nuova, come constatiamo ogni giorno
attraverso i fatti esteriori di cui abbiamo
parlato e che segnano il mondo e la storia.
Ma per comprendere questo zampillare di vita
bisogna penetrare nell'intimità di
quelli che la vivono e la irradiano: prima
i santi, poi tutti i cristiani.
Cristo
vivente nei suoi santi. - Lo a straordinario
o della loro vita. I santi, questa specie
di geni, furono in massima parte le luci e
insieme i pazzi della loro epoca. Condotti
da una forza che li trascendeva e li faceva
oltrepassare i limiti ordinari delle possibilità
umane, furono tutti quanti focolai d'irraggiamento,
cui gli altri uomini venivano a rianimarsi
e ad attingere vita.
Ci
sono santi di vita assai misteriosa, nascosti
in un chiostro, che brillarono in un messaggio
d'amore solo dopo la morte, come la piccola
Teresa di Lisieux, di cui attualmente tutto
il mondo subisce l'incanto, tanto puro e benefico
è il suo irraggiamento. Né bisogna
credere che solo i credenti già avvertiti
scoprano il valore di quest'esistenza nascosta;
Teresa vive e sorride negli ambienti più
lontani da ogni pratica cattolica.
Vi
sono altri santi che sconvolsero il loro tempo
con la novità e con quel carattere
sovrumano che il mondo non sa spiegarsi. Un
San Francesco d'Assisi che la rompe con tutte
le necessità umane, effonde in un grido
di gioia la sua miseria e la sua sofferenza
d'amore per il Crocifisso, resta un enimma
per chi in lui vede soltanto un tipo originale.
Santa Caterina da Siena una mattina esce dall'umile
tintoria del padre e, senza nessuna preparazione,
senza nessuno di quegli appoggi di cui ha
bisogno ogni celebrità umana prima
di brillare in piena luce, erompe improvvisa,
come già Cristo in Galilea, e va, ignorando
tutte le convenzioni umane, e lega ai suoi
passi tutti quelli che un giorno vennero colpiti
fino in fondo all'anima dal suo sguardo; senz'educazione
e istruzione, priva d'ogni mezzo umano, raggiunge
i grandi, i principi e fa loro scuola. La
sua stessa vita è un messaggio luminoso;
come San Francesco, quando passa per le vie
lascia dietro di sé un solco di luce.
Infine
altri santi, più vicini a noi, ci sconcertano
forse ancor di più, perfino con la
semplicità della loro vita. Il Santo
Curato d'Ars non visse nel ritiro d'un chiostro,
come Santa Teresa del Bambino Gesù;
la sua esistenza non ha nulla di singolare,
non ha quel timbro d'anormale che segna la
vita di Santa Caterina da Siena, di San Bernardo,
di San Francesco d'Assisi. Umile parroco d'un
umile paesello sperduto, vive tra la chiesa
e le povere case dei suoi parrocchiani; somiglia
a tutti i preti, forse un po' più povero,
un po' più semplice; e i più
avveduti potrebbero scoprire nel suo sguardo
una fiamma che non s'incontra ogni giorno.
È un campagnolo senza cultura; sembrò
anzi che avesse sbagliato strada entrando
in seminario, perché la sua intelligenza
di povero ragazzo dei campi era restia al
latino e alla teologia, e intanto, a poco
a poco, i parrocchiani si stupiscono di sentire
in lui una forza inspiegabile che li trascina,
una luce che li illumina e rende migliori;
la chiesa d'Ars si riempie; e tosto si muovono
folle da tutta la Francia, poi dai quattro
punti cardinali del mondo, chiamate da un
inspiegabile e misterioso messaggio, e salgono
all'umile paesello dove il Curato vive nascosto,
al riparo del suo confessionale.
2.
" Non sono più io che vivo; è
il Cristo che vive in me ". -
Una spiegazione ci dovrà pur essere,
ma dove cercarla se non nella testimonianza
dei santi stessi? Essi hanno un grido solo:
Cristo. La loro vita s'abbevera fino a trasformarsi
nello stesso Gesù crocifisso, e tutti
sono caratterizzati dall'espressione di San
Paolo: " Non sono più io che vivo;
è Cristo che vive in me ". Tutti
i santi presto o tardi dissero un "si"
totale e definitivo a Cristo; tutti abbandonarono
interamente la loro vita all'esigenze dell'amor
suo, e questo spiega tutto. Infatti da quando
un uomo ha sentito l'appello a donarsi completamente,
da quando ha penetrato fino in fondo la parola
di Gesù: " Chi non è per
me, è contro di me ", da quando
si è abbandonato corpo e anima a Cristo,
si sente permeare da una sete di spogliazione
sempre crescente: " Io sono colui che
sono ", disse Gesù a Santa Caterina
da Siena, " e tu sei colei che non è
".
Nei
sunti, tutti aperti alla sua azione divoratrice,
la vita di Cristo assorbe a poco a poco quanto
non è questa vita stessa, e il loro
spogliamento non è, come si crede troppo
spesso, un lavorìo negativo che li
privi di quanto ha bisogno un uomo normale,
con un'azione che sopprime e riduce. Non cosi
i santi, eroi dell'amore, hanno visto il problema.
Non hanno ridotto sistematicamente, come fanno
certi dilettanti, i loro appetiti perché
il godimento definitivo della loro sintesi
umana fosse più raffinato; e, nemmeno
come gli albigesi, contro i quali dovette
combattere San Domenico, vennero a patti con
una povertà dalla triste figura, mossi
da un orgoglio nocivo. San Domenico e San
Francesco, i primi cavalieri ufficiale della
Povertà, rinunciarono a ogni soddisfazione
umana il giorno in cui il fuoco divorante
dell'amore di Cristo li strinse così
forte da non avere più che un solo
desiderio, quello cioè di lasciar vivere
Lui solo in se stessi. Loro gesto normale
da allora fu quello di lasciar morire l'uomo
vecchio, sempre recalcitrante, perché
solo Cristo li animasse e dissetasse. Gesù
disse: a Chi non è con me, è
contro di me "; la natura umana, inquinata
dal peccato e sempre incline a soddisfare
se stessa, può cingere la livrea di
Cristo solo a forza di lunghe e pazienti rinunce,
che però non sono il frutto di sforzi
personali, ma scaturiscono dallo stesso sgorgare
della vita di Cristo nell'anima dei santi.
San Bernardo, San Domenico, San Francesco,
Santa Caterina da Siena, il Curato d'Ars,
tutti quelli che nella loro vita portarono
lo speciale sigillo dello spogliamento esteriore
e interiore, tutti sono appassionati dell'amore
di Cristo che, trascinandoli e colmandoli
della sua acqua viva, fa in loro il vuoto
di tutto l'umano.
D'altronde
la vita di Cristo nei santi ha altri aspetti,
apparentemente più positivi della rinuncia
alle gioie ordinarie degli uomini. In generale
si traduce in uno straripamento di carità,
che si spande in un modo o nell'altro, secondo
il carattere del santo. Conviene infatti notare
di passaggio che la vita di Cristo non conduce
affatto a un livellamento della personalità
di coloro che lo amano; anzi, come s'è
visto a proposito del Curato d'Ars, e si potrebbe
dire altrettanto di ogni altro santo, i valori
sono accresciuti, trasportati sopra un altro
piano, ma non sono soppressi. Intanto tutti,
e ciascuno a suo modo, espressero il loro
amore negli slanci più appassionati
che conosca la storia dell'umanità.
San Bernardo di Chiaravalle e San Francesco
d'Assisi cantarono da poeti quello che Santa
Caterina da Siena tradusse (e con che fuoco!)
nelle sue lettere, quello che San Domenico
gridava ai piedi della croce, che Santa Teresa
d'Avila esprimeva nella sete di martirio,
che Santa Giovanna d'Arco lasciava trasparire
sul rogo.
E
tutti i santi si riconoscono pure da questo
segno, forse più ancora che da altri
segni: ebbero un desiderio insaziabile di
sofferenza, per trovarsi maggiormente conformi
a Cristo crocifisso, per essere associati
un po' più da vicino alla sua missione
redentrice. Qui tocchiamo un secondo aspetto,
quello più pratico della vita di Cristo
nei suoi santi: l'apostolato, l'attività
esteriore.
Infatti
bisogna notare che quanti furono animati dalla
vita di Cristo, in un momento o nell'altro
si sono rivolti al mondo, agli uomini straziati
dalla loro miseria e lavorarono per loro.
La piccola Teresa non lasciò il chiostro
e tuttavia, dopo la morte, che fioritura di
miracoli e di generosità, che testimonianza
di folle del mondo intero resa all'efficacia
della sua dolorosa vita offerta! a Io passerò
il mio paradiso a fare del bene sulla terra",
aveva annunciato. La sua vita terrena fu così
breve, che le fu necessaria l'eternità
per terminare la sua missione apostolica.
E tutti, nella misura in cui ne sono colmati,
lasciano straripare la vita di Cristo sui
loro fratelli. Gli uni, come San Vincenzo
de' Paoli, si votano esclusivamente a sollevare
le miserie esteriori, e a quelle opere che
il mondo chiama di carità; altri sono
portati verso quelli che non hanno mai sentito
parlare di Cristo e partono per terre straniere,
come San Vincenzo Ferreri e San Francesco
Saverio; vi sono poi le fondazioni e l'epopea
di Teresa d'Avila, l'azione politica e sociale
di Caterina da Siena e di Bernardo di Chiaravalle;
vi sono i grandi convertitori, infiammati
dalla parola di verità, come San Domenico
e tanti altri. La ricchezza della loro vita
e la prodigiosa attività si spiegano
solo con la vita di Cristo nelle loro anime;
vita di Cristo che straripa dalla loro anima,
creando in essi e attorno ad essi tutto quell'irradiamento
che attira e conquista le folle; vita di Cristo,
che penetra in ciascuno e zampilla come da
altrettante vasche ripiene; vita di Cristo
che adatta ciascuno alla sua epoca e ne fa
la luce e il fuoco di cui ha veramente bisogno
il suo secolo. Nel mondo dei santi c'è
una somma d'amore che mai la terra ebbe altrove.
Sorgenti
della vita di Cristo nei santi. -
Ma i santi dove attingono la vita di Cristo,
che li anima tutti quanti? A quali sorgenti
si dissetano per dissetare poi gli altri?
Ecco i tre grandi dispensieri del nutrimento
divino: la Chiesa, il Vangelo e l'Eucaristia.
Gesù aveva detto: " Io sono la
Via, la Verità e la Vita ".
La
Chiesa, il corpo mistico di Cristo, fu la
grande iniziatrice dei santi, come, d'altronde,
di tutti i cristiani, colei che dispensa e
concede le ricchezze del tesoro divino, che
conduce all'unione intima con Cristo, essendo
essa stessa il Cristo vivente sulla terra,
come diceva Santa Giovanna d'Arco: a il luy
est advis que c’est tout ung de Notre-Seigneur
et de l'Eglise: penso che Nostro Signore e
la Chiesa sono tutt'uno". I santi compresero
a fondo tale verità e attinsero largamente
a questa fonte di vita, che è la Chiesa
cattolica con la sua gerarchia di sacerdoti
portatori della parola e del messaggio di
pace, con la sua tradizione continuamente
arricchita con la profusione di grazie che
ogni giorno effonde in chi vuole riceverle.
Abbiamo qui una delle sorgenti alle quali
i santi si dissetarono della vita di Cristo.
Come figli della Chiesa cattolica, ricevettero
da lei la loro missione e la conferma del
loro messaggio; in tempi particolarmente difficili
per la Chiesa, alcuni se ne fecero difensori
qualificati, come Santa Caterina da Siena,
che ebbe essenzialmente il compito di lavorare
per l'unità della Chiesa; come Ignazio
di Loyola, che creò la Compagnia di
Gesù per dare soldati ed eserciti spirituali
al Romano Pontefice.
E
nella Chiesa abbiamo il Vangelo, la parola
di vita per eccellenza, di cui si nutrirono
tutti gli eroi dell'amore di Cristo, fino
ad esserne permeati. Alcuni, come Domenico
che ricevette il messaggio del Verbo da portare
al mondo, non ebbero quasi altri maestri.
Nelle meditazioni, nelle lunghe ore di studio
e di solitudine, San Domenico attinse la verità
necessaria al suo tempo, oscurato dall'eresia.
D'altra parte il Vangelo fu per tutti il libro
aperto sulla vita terrena di Cristo modello
e Maestro. Gesù Bambino, Gesù
apostolo, Gesù crocifisso, Gesù
glorificato: tutti i santi contemplarono e
meditarono le fasi della vita di Cristo nel
Vangelo, come oggi molti cristiani le contemplano
nel Rosario, compendio del Vangelo.
Infine
c'è la sorgente di vita per eccellenza,
il sacramento dell'Eucaristia, che nei secoli,
e sempre in proporzione crescente, a mano
a mano che gli uomini ne comprendevano meglio
il vero senso, sostenne, nutrì e fece
avanzare quelli che s'erano votati a Cristo.
L'Eucaristia è il vero pane di vita,
Gesù vivente nel suo corpo e nella
sua anima, unito ogni mattina al corpo e all'anima
di quelli che lo mangiano, a Chi non mangia
la mia carne e non beve il mio sangue non
ha in sé la vita". I santi di
tutti i tempi lavorarono tenacemente per rendere
sempre più frequente l'uso del nutrimento
di Cristo; tutti furono famelici dell'Ostia
e quelli che ne furono momentaneamente privati
qualche volta ricevettero il sacramento dalle
mani di Cristo stesso, come Coletta di Gorbia
in prigione, Caterina da Siena in fondo alla
chiesa dove pregava, o lmelda, giudicata troppo
giovane per vivere dell'Eucaristia e che ne
morì. Oggi, in quest'epoca in cui abbonda
il nutrimento terreno che allontana gli uomini
dalla vita divina, abbiamo più che
mai bisogno d'un pane di vita abbondante.
I santi portarono il loro contributo, e il
nostro nella Chiesa è veramente il
secolo dell'Eucaristia, segnato dal sigillo
dell'Ostia che, ogni mattina, anche nelle
più piccole parrocchie, viene distribuita
ai cristiani affamati, che dovranno vivere
le ore d'una dura giornata di lotte e di "lavoro.
Christus, Rex eucharisticus, vincit, regnat,
imperat, come diceva Pio XI ai congressisti
di Buenos Aires.
La
vita di Cristo nei cristiani di oggi.
- Era dell’Eucaristia, ma anche del paganesimo,
della seduzione, del godimento brutale e raffinato,
delle lotte e dei travagli accaniti; il nostro
è un secolo di vita cristiana, ma Cristo,
centro d'amore, oggi rivive nei semplici cristiani?
Cristo
non animò soltanto i santi. Nel corso
della storia vive nei popoli interi, e quelli
che in modo speciale hanno irradiato il suo
amore e vissuta la sua vita, i grandi santi,
sono soltanto segni indicativi delle vie della
vita
cristiana nella storia. Oggi Cristo non è
morto e abbiamo visto la straordinaria vitalità
della sua persona nell'arte e negli spiriti.
Per poter meglio giudicare dell'attualità
e della ricchezza della sua vita in quelli
che tra i cristiani attuali lo amano, mettiamoci
per un istante dal punto di vista di quelli
che lo osservano soltanto di lontano.
Per
la maggior parte increduli Cristo è
un’esperienza attuale, che non si smentisce,
anche se non ne colgono il senso profondo.
Per il ricco e per l’infelice il Cristo attuale
è la piccola suora dei poveri, che
al sole e alla pioggia, nei quartieri soffocati
delle grandi città, va a portare aiuto
a quanti hanno bisogno di lei: lava i bambini,
cura le mamme, porta quanto occorre per coprirsi;
poi scompare, senza nulla chiedere, senza
nulla spiegare e nemmeno dire perché
è venuta. E’ anche il prete dei sobborghi,
più povero di coloro che cerca di sollevare
dalla miseria. E bisogna notare che con che
fiducia, con che rispetto ne parlan tutti
quelli che hanno avvicinato questi membri
di Cristo.
Spazzini
della strada, operai comunisti dei sobborghi
o ricchi influenti, tutti osservano lo stesso
silenzio e benevolo di fronte a questi messaggeri
dell’amore di Cristo. Possono ingiuriare il
cattolicesimo, urlare le loro convinzioni
anticlericali, ma s’inchinano davanti alla
cornetta della suorina di carità, o
alla povera sottana del parroco, in cui riconoscono
una vita davanti alla quale non si può
fare altro che tacere, perché è
tutta d’amore: è la vita di Cristo.
Ed
è ancora la vita di Cristo che s'irradia
in questi gruppi giovanili entusiasti e ardenti,
assetati di rinuncia e d'apostolato tra i
fratelli. I giovani cattolici d'oggi hanno
un intenso desiderio di semplicità
e di verità; di fronte al mondo invecchiato
affermano il rinnovamento mediante la vita
di Cristo; camminano insieme, per meglio sostenersi;
hanno un. solo grido: Cristo. Tra i giovani
operai delle officine, tra gli studenti delle
scuole inferiori e superiori, tra le giovani
infermiere e le assistenti sociali, tra la
gioventù rurale o marittima, si ritrova
la stessa sete d'unione in Cristo, di apostolato
e di vita semplice, generosa. Per tutti, Gioventù
di A. C. operaia, rurale, studentesca, Guide,
Esploratori, l’Eucaristia è il nutrimento,
il pane di vita ricevuto di frequente, in
una messa mattiniera, prima di partire per
il lavoro o l’ufficio, con l’unico scopo d’irradiare
Cristo attorno a loro, nei focolari della
vita cristiana che ci preparano a edificare,
negli ambienti dove li colloca la loro vita
di lavoratori o di pionieri.
Occorre pure notare il grande numero di vocazioni
che nascono attualmente in simili ambienti.
E questo ci conduce a un altro aspetto della
vita cristiana di oggi, cioè all'importanza
delle missioni.
Oggi
ogni cristiano fissa gli occhi sulle missioni
che anche per i governi hanno un'importanza
capitale, per il problema della civilizzazione
che risolvono meglio d'ogni forma di colonizzazione.
Missioni lontane nei paesi esotici, missioni
dell'Africa centrale, della Cìna, del
Brasile, tutte quante sono appelli intensi
e centri della vita di Cristo, di cui credenti
e miscredenti riconoscono concordemente il
valore. Missioni anche più vicine a
noi, tra le masse da riconquistare a Cristo
e perfino in paesi anticristiani, là
dove c'è più pericolo, nella
Russia sovietica che massacra i preti, o nei
paesi oltre la cortina di ferro, dove i religiosi
sono deportati in campi di concentramento.
Ovunque sia attaccato Cristo, vediamo sorgere
una fioritura di cristiani assetati di| vivere
la sua vita fino in fondo, perché s'estenda
il suo regno.
Un
ultimo tratto della vita attuale di Cristo,
posto di fronte al mondo e agli uomini, è
la frequenza dei grandi movimenti di masse,
che il mondo non cristiano considera con un
certo stupore, non potendo fare a meno di
compiere un gesto di rispetto e di venerazione
davanti a manifestazioni cosi vaste della
fede. Perfino i governi prendono parte a tali
assemblee di popoli cristiani, come i grandi
congressi eucaristici, che richiamano moltitudini
di fedeli da tutte le parti del mondo a magnificare
la vita di Cristo nell'Ostia, nutrimento più
attuale che mai. Queste grandi affermazioni
della fede cattolica, che si ritrovano nelle
Giornate come quelle del Triduo di Lourdes,
nei grandi pellegrinaggi a Roma, sono prove
folgoranti della vita di Cristo tra noi, nel
nostro secolo d'incredulità e di materialismo.
E
davanti agli occhi di tutti Cristo vivente
nella Chiesa e nell'Eucaristia pare affermare
più che mai: " Io sono la Via,
la Verità e la Vita". Fuori di
Lui vicoli ciechi, menzogne e morte, cose
ch'io non voglio né per me né
per quelli che amo. Cristo sarà la
mia vita e di tutti quelli cui potrò
arrivare.
L'attuale
dottrina della Chiesa sulla Parusia e l'Escatologia
è proprio quella del Nuovo Testamento
e dì Dio. - Anche l'aspetto
arcaico delle formule, oggi in uso, rivela
una lunga fedeltà a un insegnamento
tradizionale. Noi diciamo che Gesù
salì al cielo, siede alla destra di
Dio Padre onnipotente, servendoci dell'identica
formula del Vangelo di Marco : " II Signore
Gesù, dopo aver loro parlato, fu assunto
in cielo e si è assiso alla destra
di Dio " (16, 19); San Luca ha scritto:
" E dette queste parole, mentre essi
lo miravano, fu levato e una nube lo tolse
ai loro occhi; e siccome essi osservavano
attentamente verso il cielo mentre egli se
ne andava, ecco due uomini vestiti di bianco
presentarsi loro e dure: Uomini galilei, perché
state a guardare verso il cielo? Questo stesso
Gesù che è stato assunto tra
voi al cielo, ritornerà come lo avete
contemplato mentre andava in cielo "
(At., 1, 9-11); San Pietro diceva: "
...per la resurrezione di Gesù Cristo,
che è alla destra di Dio, essendo stato
elevato al cielo, avendo al suo servizio gli
Angeli, le Potenze, le Virtù"
(1 Piet., 8, 22); la lettera agli Ebrei :
" Avendo un grande Sacerdote che è
penetrato nei cieli, Gesù Figlio di
Dio, teniamo dunque ferma la professione di
fede " (4, 14).
Gesù
aveva predetto che i suoi discepoli lo avrebbero
veduto risalire k dov'era prima " (Gv.,
6, 62) e Maria di Magdala da parte sua portò
loro il messaggio di Gesù: " Io
salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio
e Dio vostro " (Gv., 20, 17).
Voltaire
motteggia dicendo che non s'è mai saputo
verso che pianeta si sia diretto Gesù.
Certamente, Gesù non sarebbe mai salito
al Padre se si fosse accontentato di passare
da un pianeta all'altro! I testimoni dell'ascensione
non constatarono a che termine fosse diretta
l'ascensione, ma capivano soltanto che allora
si avverava la parola di Gesù ai giudici:
s Io lo sono [il Cristo, Figlio del Benedetto]
e vedrete il Figlio dell'uomo sedere alla
destra della Potenza e venire sulle nubi del
cielo " (Me, 14, 62).
Ora
Gesù non si manifestò glorioso
ai sinedriti, ma la sua gloria divina s'è
imposta in tutto il fulgore descritto da Daniele
e dal Salmo 109; essa si potrebbe imporre
a tutti quelli che osservino un po' attentamente
i fatti seguiti all'ascensione, registrati
per scritto oppure no: Caifa e i suoi assessori,
Saulo e i suoi discepoli, Pietro e i suoi
colleghi, tutti quelli che vissero vicino
alla Chiesa nascente poterono constatare che
Gesù, come aveva predetto prima di
morire, esercitava dall'alto dei cieli un'azione
veramente divina. Dopo millenovecent'anni
gli uomini possono fare la stessa constatazione,
senza tuttavia piegare le ginocchia davanti
a Gesù e confessare che Egli è
Dio, perché la fede è cosa diversa
dalla constatazione della straordinaria vitalità
della Chiesa fondata da Gesù. Ma uno
storico delle dottrine dovrebbe riconoscere
che noi crediamo la stessa cosa che credevano
gli scrittori del Nuovo Testamento e che questa
fede contiene la migliore spiegazione di quello
che constatiamo nel passato e nel presente
della Chiesa.
Ma
l'avvenire? Prima d'esaminare la fine del
mondo, diamo uno sguardo complessivo a tutto
il tempo che passa dall'ascensione alla morte
dell'ultimo uomo. È questo che la Sacra
Scrittura chiama "gli ultimi giorni ",
l'era novella, il regno di Dio, di Cristo,
della Chiesa e di ciascun cristiano, regno
ininterrotto e senza fine. Non attendiamo
i tempi messianici: ci siamo.
È
proprio questo il pensiero della Chiesa? SI.
Leggete soltanto questa preghiera dell'ufficio
della festa di Cristo Re, rivolta a Dio Padre:
" Dio onnipotente ed eterno, che tutto
hai voluto instaurare nel tuo amatissimo Figlio,
Re di tutti: abbi la bontà di far si
che tutte le famiglie delle Nazioni, guarite
dalle ferite del peccato, si sottomettano
al soavissimo impero di Lui che vive e regna
con Te, nell'unità dello Spirito Santo,
nei secoli dei secoli. Cosi sia". Ora
aprite il Nuovo Testamento: te A lui darà
il Signore Iddio il trono di Davide suo padre,
e regnerà sulla casa di Giacobbe in
eterno, e il suo regno non avrà fine
" (Le, 1, 32-33). Ora Gesù cinse
soltanto una corona di spine e non cercò
altro. Gli autori del Nuovo Testamento sapevano
quindi come interpretare le rivendicazioni
del Salvatore.
Da
lui venne inaugurato il regno di Dio sulla
terra. I suoi dodici Apostoli ne governarono
tutte le province in suo nome e con la permanente
assistenza del suo Spirito. Ci fu un momento
in cui si poteva dire che il regno di Cristo
era giunto, e fu un'evidenza per un certo
numero di contemporanei di Gesù. La
rovina del Tempio nel 70 rendeva ormai impossibile
il culto mosaico e, realizzando una profezia
del divino Maestro, permise loro di percepire
meglio l'immenso rinnovamento religioso che
si operava, senza ricorrere ai mezzi ordinari
delle rivoluzioni di questo genere.
San
Paolo era stupito di questo piano divino :
a Ciò che c'è d'inetto nel mondo
è stato scelto da Dio per confondere
i saggi, e ciò che c'è di debole
nel mondo fu scelto da Dio per confondere
ciò che è forte nel mondo "
(1 Cor. 1, 27). Quest'inettitudine e debolezza
sono proprio nel cuore del misero cristiano,
poiché Cristo sopra la croce è
il colmo dell'inettitudine e della debolezza,
eppure è il dogma centrale della catechesi
apostolica.
E
quanto più i cristiani sono uniti a
Cristo in croce, tanto più hanno il
sentimento della loro libertà regale,
del loro dominio sul corso degli eventi e
sull'insieme delle persone e delle cose: omnia
propter electos.
È
questo il millenarismo ortodosso. Dalla prima
generazione cristiana ai nostri giorni, ogni
vero discepolo di Gesù pensa e dice:
s Quanto a me, possa io gloriarmi solo della
croce di Nostro Signore Gesù Cristo,
per la quale il mondo fu crocefisso per me
e io per il mondo " (Gai., 6, 14).
Perché
non credere ai santi che percorsero questa
vita e ci dicono di avervi trovato la felicità?
Felicità " sui generis ",
gioia nettamente "cristiana ", promessa
e data da Cristo sempre vivente.
Promessa
da Cristo: rileggete il Discorso della Montagna
e quello dopo la Cena.
Data
da Cristo: credete a coloro che la gustarono:
essi sanno bene che il mondo non può
darla né toglierla loro. D'altronde
questa gioia e pace, è la Sofà
stessa di Gesù, la sua stessa pace,
perché Egli è vivente e anche"
sono Sventi: " Vos autem videtis me quia
ego vivo et vos vivete " (Gv., 14,J9
E,mi lucriamo che tutti gli uomini gustino
questa pace, che supera ogni sentimento d'ordine
naturale.
Questo
regime d'unione vivente alle sofferenze di
Cristo è seguito da una partecipazione
alla sua resurrezione gloriosa.
A
dire il vero l'essenziale di questa morte
e resurrezione si attua fin dal giorno del
battesimo ed è compiuto dal giorno
della morte di ciascun cristiano Ma noi attendiamo
la resurrezione della carne come un complemento,
in certo modo, naturale dell'opera della Redenzione.
Ora
proprio questa è la dottrina del Nuovo
Testamento, e i testi sono troppo chiari e
numerosi perché occorra qui citarli.
"
Quando comparirà il Cristo, vostra
vita, allora anche voi comparirete con lui
nella (sua) gloria" (Col. 3, 4). .
Il
ritorno di Cristo sarà repentino ed
è certo che avverrà. Quindi
dobbiamo sempre esser pronti, a meno che non
si veda nella dannazione un male minore della
rinuncia alle nostre passioni e alle ambizioni
terrene.
Si
noti che qui non faccio una predica, ma scrivo
una pagina apologetica. Non difendo né
una dottrina riguardante la costituzione fisica
del cosmo e la sua eventuale distruzione,
e nemmeno un'ipotesi grave come quella che
ci può far temere una guerra atomica;
ma dico che il Cristo ritornerà in
ogni ipotesi: la sua venuti sarà subitanea
come quella d'una folgore, e chi non sarà
pronto a "comparite davanti" al
tribunale sarà certamente gettato nell’Inferno
per tutta l'eternità.
Se
predicassi potrei usare l'argomento della
scommessa, come faceva Pascal; ma io qui non
argomento, bensì espongo e dico che
la mia esposizione è conforme a una
divina rivelazione. Dati i gravi interessi
in gioco, quali la rinuncia alla vita in cielo
o alla vita dei piaceri terreni, ho il dovere
di non aggiungere nulla all'insegnamento ricevuto
dall'alto e di dire come Gesù: "
La mia dottrina non è tanto mia, quanto
di Colui che mi ha mandato " (Gv., 7.
16). , .
Non
voglio la nomea di profeta di felicità
o d'infelicità; non faccio nessun conto
delle esperienze religiose che Dio mi ha accordato,
ma dico solo che la dottrina della Chiesa
cattolica riguardo al secondo avvento di Cristo,
e a tutti i problemi concernenti la sovranità
e il regno di Dio e del Figlio dell'uomo,
quadra perfettamente con il contenuto dell'Antico
e del Nuovo Testamento, mentre l'apocalittica
giudaica ha deviato dalla linea dell'Antico
Testamento. Io diffido delle dottrine puramente
giudaiche, come di qualsiasi teoria umana
su ciò che può dipendere da
un libero volere di Dio. L'alone di mistero
che circonda quello che la Rivelazione mi
dice circa l'avvenire, non mi stupisce affatto
e non ho nessuna voglia di tentarne la riduzione.
La parola del Figlio di Dio fatto uomo, trasmessa
dai suoi discepoli immediati, è regolatrice
della mia fede, perché il Figlio di
Dio non poteva né ingannarsi, né
volermi ingannare.
Se
non avessi la fede, non so che cosa ammetterei
delle molteplici soluzioni possibili riguardo
alla retribuzione dei meriti e dei demeriti;
vorrei soltanto che la giustizia divina e
la misericordia, la libertà di Dio
e la sua santità fossero rispettate,
come lo sono nella dottria cattolica; ma questo
non mi basterebbe, perché avrei bisogno
di prove che mi dimostrassero che la dottrina
cattolica è divina. Ma io ho squeste
prove, e, insoltre Dio mi ha dato la fede.
Ecco perché finirò, come San
Giovanni nell’Apocalisse, con la voce della
Sposa . la Chiesa:
Amen.
Vieni, o Signore Gesù!
La
grazia del Nostro Signore Gesù Criso
sia con tutti!
C.L.
BiBLIOGRAFIA
– I Anzitutto le principali opere apologetiche
su Gesù e il suo messaggio. L. De GRANDMAISON,
Jésus-Christ, Sa personne, on message,
ses preunes, 2 voll. Beaucheane, Parigi 1928.
Quest’opera, che rimane tuttora fondamentale
in materia, è divisa in sei libri che
trattano rispettivamente le fonti della storia
di Gesù (voi. i, pp. 3-'236), l'ambiente
evangelico (239-293), il messaggio di Gesù
(297-410), la persona di Gesù | (n,
pp. 3-222), le opere di Cristo (225-532),
la religione di Gesù (535-663). Il
volume del | Grandmaison, Gesù Cristo,
edito presso La Scuola, Brescia 1932 con edk.
susseguenti, Ir è la traduzione di
un compendio dell'opera grande, curato dal
P.Huby. C. Adam, Gesù il Cristo, Morcelliana,
Brescia 1932. Opera apprezzata per la profon3aTcomprensione
della vita moderna. Ne elenchiamo i capitoli:
L'essenza del cristianesimo e l'uomo moderno
(pp. 17-35) ; Le vie della fede (37-63) ;
Le fonti della vita di Gesù (63-92)
; La figura morale del Cristo (99-136) ; La
vita intima del Cristo (137-156) ; La rivelazione
personale del Cristo (157-198); La resurrezione
del Cristo (199-244); La Croce del Cristo
(245-284). I. Felder, Gesù di Nazaret,
S.E.I., Torino 1938. Sono 18 conferenze solide
e facili che trattano sei temi: questioni
preliminari e fondamentali, la personalità
di Gesù, la pienezza delle sue virtù,
la messianicità di Gesù, la
divinità di Gesù, Gesù
nella Chiesa primitiva PINARD DE LA BOULLAYE
Gesù Cristo, Conferenze di N. S. di
Parigi, Marietti, Torino 1931-1940 Apologia
già di riconosciuto valore scientifico
in 9 volumi: Gesù Cristo e la storia;
Gesù Messia; II Taumaturgo e il profeta;
Gesù, Figlio di Dio; La persona di
Gesù; Gesù, luce del mondo;
L'eredità di Gesù; Gesù
Redentore; Gesù vivente nella Chiesa.
1.f Guitton, Le problème de Jhsus,
2 voli., Aubier, Paris 1950 e 1953. Frutto
di una riflessione personalissima, acuta e
talvolta audace, quest'opera si propone di
presentare la credibilità della testimonianza
cristiana contemporanea. Il primo volume dimostra
la " non impossibilità della testimonianza
cristiana " (p. 251); il secondo ne studia
i due elementi cardinali: la divinità
e la resurrezione di Cristo. Idem, Jésus,
ivi 1956.
2.
Le fonti. Oltre Grandmaison e Adam, già
citati, si veda: G. Ricciotti, Vita di
Gesù Cristo, 14 ed., Tip. Poliglotta
Vaticana, Roma 1951, §§ 87-171.
Le fonti pagane e giudaiche son riportate
in C. KmCH, Enchirìdion fontium historiae
ecclesiastieae antiquae, Herder,Friburgo.
Per le fonti canoniche vedere i marmali di
introduzione biblica, come quelli di Simon
Prado (ed. Marietti) di Hopfl-Gut (ed. D'Amia,
Napoli), di Cornely-Mbrk
(Lethielleux, Parigi), di Lusseau-Coixomb
(Tequi, Parigi). Per i Vangeli in particolare
ricor
diamo due solide ed aggiornate operette di
sintesi: S. Garofalo, Dall’Evangelo agli esangeli,
Studium, Roma 1953 ; L. Cerfaux, La voix vivant
de l’Evangile au début de l'Eglise,
Casterman, Tournai-Parigi 1946.
Un'edizione
critica e facilmente accessibile del N. Testamento
è quella di A. Merk, Novum Testamentum
graece et latine, 6 ed., Istituto Biblico,
Roma 1948.
Tra
i commenti al N. T., oltre quelli contenuti
nella Saera Bibbia edita da Marietti sotto
la direzione di S. Garofalo e nella Sainle
Bitte edita da Letouzey sotto la direzione
di Pirot e Clamer, ricordiamo quelli delle
due notissime collezioni cattoliche: Études
Biblique, ed. Gabalda, Parigi e Verbum Saluta,
ed. Beauchesne, Parigi; trad. ital. presso
Studium. Roma. La prima collana, di cui fan
parte i grandi commenti ai quattro Vangeli
del P. Lagrange, è indirizzata piuttosto
agli specialisti; la seconda piuttosto al
grande pubblico. La Morcelliana di Brescia
ha iniziata la pubblicazione italiana, sotto
la direzione di G. Rinaldi, del ben noto "Regensburger
N. Testamenti).
3.
Gesù vero Messia. M. Lepin, Jésus
Messii et Fils de Dieu, 5 ed., Letouzey, Parigi,
1923. Pinard de la Botjllaye, Gusti Messia,
Marietti, Torino 1931. Fabbio Fabbi, Il Cristianesimo
rivelazione divina, 3 ed. Pro Civitate Christiana,
Assisi 1946, pp. 247-305. Si veda anche la
bibliografìa sul messianismo riportata
in calce al primo trattato di questa seconda
parte.
L'insegnamento
di Gesù. Finard de la Boullaye, Gesù,
luce del mondo, Marietti
Torino 1935. P. Battitoi., L'enseignement
de Jesus, 2 ed. Bloud et Gay, Parigi 1915.
Utilizza solo i sinottici. J. Bonstrven, Les
enseignements de Jésus Christ, Beauchesne,
Parigi 1946.
La materia di questo volume è compendiata
nell'opera dello stesso autore: Teologia
del N. Testamento, Marietti, Torino 1952,
pp. 17-131. Una sintetica ed efficace presen
tazione dell'insegnamento di Gesù è
quella di È. Masure nel vol in collaborazione:
Le
Redempteur, Bloud et Gay, Paris 1933, pp.
89-162. In particolare sulle parabole: L.
Fonch, Le parabole del Signore nel Vangelo,
Pont. Istit. Biblico, Roma 1942 ; D. Buzy,
Les Parabole}, 6 ed. Beauchesne, Paris. Sulla
originalità dell'insegnamento di Gesù:
E.
PrNARD db la Boullaye, Gesù, luce del
mondo, ed. cit., pp. 175-263; L. de Grand-
wjsos, Jésus Christ, II, pp. 535-561;
A. I. Festugibre, L'ideai religieux des Grecs
et VE-
vangile, Gabalda, Paris 1932. Si veda anche
la bibliografia del trattato seguente n. 3.
La persona di Gesù. Pinard de la Boullaye,
La Persona di Gesù, Marietti, Torino
1934. Molto efficace nel presentare la persona
di Gesù è l'Adam nell'opera
summenzionata.
Si vedano inoltre le varie vite o storie di
Gesù, come quelle di Riociotti (ed.
cit.), di Fn>
lion (ed. Marietti, Torino), di Le Camus,
(ed. Queriniana, Brescia), di Prat (ed. Fiorentina,
Firenze), di Lebreton, (ed. Gatti, Brescia),
di Laorange (ed. Morcelliana, Brescia),
di Willam (ed. S.E.I., Torino), di Daniel
Rops (ed. Sansoni, Firenze), di Magri (ed.
Sonzogno, Milano), di Patini (ed. Vallecchi,
Firenze), di Mauriaq (ed. Mondadori, Mi
lano). La vecchia, ma nel suo genere sempre
originale, Vita di Cristo di Vrro Fornari
è stata recentemente ristampata dalla
S.E.I. di Torino. Penetranti pagine sulla
persona
di Gesù si trovano qua e là
in R. Guardini, H Signore, Vita e Pensiero,
Milano 1950.
Sulle interpretazioni razionalistiche della
vita di Gesù : Ricciotti, Vita di Cristo,
§§ 194-224. F. M. Bracn, Où
en est le problìme de Jésus?
Gabalda, Parigi 1932. J. Guitton, Le problèmi
de Jésus, Aubier, Paris 1950, pp. 87-144,
ove sotto la forma letteraria di un diario
di un libero pensatore analizza con acutezza
il pregiudizio razionalistico. K. Adam, Jésus
et son Message denant nos Contemporaìns,
Casterman, Paris 1936. Si veda anche la bibliografia
del Trattato XVIII di questa seconda parte
intitolato : L'incredulità e quella
del trattato seguente: Le origini cristiane
al n. 2.
I
miracoli di Gesù. L. Cl. Fillion, Les
mvrades de Notre-Seigneur Jésus-Christ,
2
voli. Lethielleux, Parigi igog-igio. L. Fonck,
I miratoli del Signore nel Vangelo, Pont.
Istituto Biblico, Roma 1914. Pinard de la
Boullaye, II Taumaturgo e il Profeta, ed.
cit., 1932. La resurrezione di Gesù.
E. Mangenot, La résurrection de Jésus,
Beauchesne, Parigi
1910. Pinard de la Boullaye, Gesù Messia,
ed. cit. pp. 173-258. J. Sohmitt, Jésus
ressuscité dans la prédication
apostolique, Gabalda, Parigi 1949. Notevoli
i capitoli di Grandmaison e di Adam sulla
resurrezione nelle rispettive opere summenzionate.
P. de Haes, La résurrection de Jésus
dans l'apologétiqus des cinquante detmières
années. Univ. Gregoriana, Roma 1953.
Gesù sempre vivente. Bardy-Tricot,
Le Christ. Encydopedie populake des connaissances
chrislolagiques, Bloud et Gay, Parigi 1932,
pp. 555-876, ove parecchi autori presentano
Gesù nella vita religiosa e morale
dell'umanità. De Grandmaison, Jésus
Christ, voi. II, pp.631-660; ed. it. cit.,
pp. 664-693. P. Rousselot, I. Huby, A. Brou,
L. db Grandmaison,Christus. La religion ckrétienne,
Beauchesne, Parigi 1932. E' un penetrante
profilo della storia del cristianesimo presentato
come il Cristo vivente nei secoli. M. Brillant,
Christus visti, in Le Christ, pp. 1150-1202.
Si veda anche il trattato: I miracoli nella
Chiesa con la rispettiva bibliografia.