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il cristo sempre vivente

tratto dall'Enciclopedia di Apologetica - quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE Nos raisons de croire - Réponses aux objection

 

La sua vita d'un tempo ha ripercussioni mondiali.

Per cogliere tutta la semplicità e profondità, tutta l'universalità e precisione di ciò che racchiude l'espressione: " Cristo sempre vivente " bisognerebbe essere Cristo stesso. L'apologetica deve rinunciare a una tale intuizione e accontentarsi di tracciare qualche linea per indicare la direzione da seguire in tale ricerca.

Il giudizio su d'una cosa in moto non può essere perfetto finché non è finito il moto; per giudicare dell'ultima guerra non basta averne visto l'armistizio, ma occorre anche conoscere tutte le conseguenze d'un fatto sì formidabile.

Molte azioni sembrano utili, ma i loro effetti dimostrano poi che sono dannose.

Per giudicare d'un uomo, per esempio di San Pietro, bisogna attendere la sua morte, perché prima egli può mutare in tanti modi, passare dal bene al male, come durante le negazioni, o dal male al bene, come quando lo sguardo di Gesù suscitò in lui lacrime di pentimento; o dal bene al meglio, oppure dal male al peggio. Dopo la morte, l'avvenire rivela poi a poco a poco che cosa bisogna pensare di lui.

Ebbene, riflettiamo a quello che la vita postuma di Gesù aggiunge alla sua gloria.

Egli vive nella memoria degli uomini. - Gesù è certamente il morto cui si pensa di più. Un esempio. Nel mondo ci sono oggi molte statue erette alla memoria di quelli che chiamiamo i grandi uomini: ma contate i crocifissi. E non fermatevi alle inaugurazioni; guardate agli omaggi tributati. Ogni tanto si porta una corona al monumento dei morti, un mazzo di fiori a una tomba amata, una candela alla statua di Sant'Antonio, qualche rosa a quella di Santa Teresa del Bambino Gesù; invece al Crocifisso ogni giorno vengono offerti migliaia e migliaia di sacrifici, essendo la Messa la memoria perpetua della sua morte. La prima comunione è " il più bel giorno della vita " e la comunione del mattino è il sole della giornata del cristiano. D'altronde anche il culto dei santi, specialmente quello della Santissima Vergine, è una manifestazione del nostro amore a Gesù, che tanto ci ha amati.

Eccone alcuni passi: "Dunque, secondo Goguel, non la vista del Risorto o della tomba vuota fece nascere la fede nella resurrezione; fu invece la fede nella vita celeste di Gesù vincitore della morte a far nascere tutto il resto. L'evoluzione dei racconti (dice Goguel} fu direttamente parallela a quella della fede " (p. 445).

Goguel non è il primo a negare la resurrezione, a ritenere gli apostoli vittime d'un'allucinazione; ma aver immaginato una fede senza fondamento, e attribuirla agli apostoli, farla dire ai testi, che da capo a fondo sono un affermazione dei fatti, è una sfida al senso critico e perfino al semplice buon senso e significa esigere da noi una credulità poco comune ".

Ma, si dirà, che cosa prova tutto questo? Gli adoratori di Cristo sono forse nell'errore e non bisogna affatto dimenticare quelli che non si presentano mai a Lui o lo detestano e lo combattono. Si dice che Santa Teresa del Bambino Gesù non passasse tre minuti senza pensare a Lui; ma è un caso d'idea fissa, che quasi indica una follia.

Rispondo: non bisogna mettere ai voti la santità di Cristo, perché gli uomini non sono giudici autorizzati di Colui che deve giudicare i vivi e i morti. Anche qui servono tanto le grida dell'odio quanto le effusioni dell'amore. Gesù è a un segno esposto alla contraddizione ", e il suo non è il caso d'Assurbanipal, che oggi non suscita né amore né odio. Constato che Cristo vive nella memoria degli uomini in modo assolutamente unico e me lo spiego quando mi appello ai dati della fede. Il caso di Teresa di Lisieux ha il suo valore apologetico per chi ha letto la sua autobiografia e ha seguito la storia della sua gloria. Teresa è sana quanto santa; Cristo viveva in lei e questo fatto da solo spiega il suo eroismo e gl'innumerevoli miracoli. Cristo suscitò miriadi di martiri, di confessori, di vergini, la cui bellezza morale non è che un riflesso della sua.

Quali sono gli effetti delle opere di Cristo? - Posso quasi misurare le conseguenze degli errori di Ario e della rivolta di l'ozio, dell'eresia di Lutero e delle ambizioni di Enrico Vili; ma come misurare le conseguenze della predicazione di Gesù? Le dottrine di Marx hanno causato mali spaventosi; chi invece potrà dire gl'immensi benefici del Discorso della Montagna? Gesù cacciò demoni, operò guarigioni, diede la vita e il sangue per la salute degli uomini; partì lasciando a undici uomini la missione di compiere la sua opera e alle loro mani affidò soltanto poteri spirituali; li lasciò senza difesa, come pecore lanciate in mezzo ai lupi; converti un persecutore ardente e ne fece un apostolo. Da allora la sua Chiesa fu sempre governata da Pietro. Luigi XIV aveva eserciti e Luigi XVI non regnò; Benedetto XV (potremmo dire Pietro CCLVI) governò la Chiesa di Gesù durante la guerra mondiale, promulgò il Codice di Diritto Canonico, accettato immediatamente da tutta la Chiesa latina per la quale era stato redatto, e il suo successore, Pietro CCLVII o Pio XI, istituì la festa di Cristo Re, che simboleggia la verità che stiamo esaminando: il Cristo è sempre vivente.

Il Santo Sepolcro è l'unica tomba vuota che riceva l'omaggio di migliaia e migliaia di pellegrini. Le crociate rivelarono fino a che punto questo sepolcro fosse caro ai cristiani. La basilica costantiniana consecrava la devozione della Chiesa primitiva. Le piramidi d'Egitto sono visitate soltanto da curiosi; al Santo Sepolcro migliaia di pellegrini ogni anno confermano la loro fede nella resurrezione di Gesù.

Cristo è sempre vivente negli oggetti del suo amore. - Sulla terra fu povero e non ebbe una pietra su cui posare il capo; il sepolcro dove riposò non era suo; la sua tunica senza cuciture fu aggiudicata a un carnefice. Ma Egli ha amato la Chiesa e diede se stesso per lei. Quest'amore, che San Giovanni dice prolungato fino alla fine, dura tuttora e si potrebbe dire in senso pienamente vero del sacro Cuore di Gesù: prima della fine del mondo. Gesù sapendo che sarebbe giunta la sua ora per ritornare in questo mondo a giudicare i vivi e i morti, avendo amato i suoi, li amò fino alla fine. Sì, io vorrei avere a mia disposizione tutti gli altoparlanti del mondo per proclamare come Cristo ha amato me e tutti gli uomini. Ciò è ineffabile, è una follia, ma è indiscutibile, irrecusabile, è vissuto e vero.

§ 2. - La sua vita d'oltretomba è visibile a chi ha occhi per vedere.

Cristo, realtà moderna. - Nella nostra epoca, di meccanicismo e di spirito critico, vera svolta della storia, dove l'uomo sembra soggiogare le forze più misteriose della natura e farle servire a sé, la vita di Cristo è ancora una realtà sulla quale contare, oppure la forza tutta soprannaturale, che la sostiene, è stata oscurata dall'ardente spinta del progresso umano?

Qualunque sia la nostra convinzione e la tendenza del nostro spirito, non possiamo negare i fatti: Cristo, dopo venti secoli, in cui le ere di barbarie sembravano soverchiare quelle del genio, dopo duemila anni di fede e d'opposizione, vive tuttora con un'attualità e un'intensità sempre crescenti. Come raggio di luce, la sua personalità attraversò i secoli' e i continenti; le popolazioni più interne dell'Africa nera, grazie ai missionari, pionieri della vita di Gesù, ora sanno che ci fu un Uomo-Dio che venne per ricondurli alla vita; nei quartieri più popolosi delle grandi città moderne, il monello che batte le strade e canta l'Internazionale, conosce la figura di Cristo, non foss'altro che per averlo visto al cine, in uno di quei grandi film che illustrano al pubblico la tragedia del Golgotha. Nessuna delle grandi personalità ha una simile sopravvivenza. Cristo vive per quelli che lo amano e per quelli che lo rinnegano; la sua figura domina i secoli e sfida qualsiasi critica. Lo si può attaccare, combattere con violenza o sottile astuzia, ma non distruggerne il ricordo.

Non si può nemmeno distruggere il frutto della sua vita e della sua morte in croce, cioè la Chiesa che, attraverso la storia, è cresciuta, s'è diffusa, divenendo focolaio di vita ardente e senza confronti. Il nostro secolo di scetticismo e d'incredulità, malgrado i fermenti d'opposizione radicale a tutto quello che è di Cristo e della sua Chiesa, malgrado i suoi centri d'attacco, che sono intere nazioni votate all'incredulità, come la Russia, o sul punto di diventarlo, come i paesi oltre la cortina di ferro, la nostra epoca è tra quelle in cui la Chiesa cattolica, questo Cristo vivente e visibile attraverso le età, è una delle realtà più eminenti. Il Papa, suo capo, non è forse la personalità con cui ogni potere temporale deve fare i conti? Per il suo influsso attuale su tutte le parti del mondo e per il compito pacificatore, che gli è proprio e che egli adempie specialmente ai nostri giorni, ha il suo posto segnato in tutti i conflitti internazionali. Si critichi o se ne riconosca il valore, oggi l'influsso del Sommo Pontefice ha un'estrema importanza per tutto quanto il mondo.

Infine oggi, come del resto in tutta la storia, è possibile negare il posto crescente della civiltà cristiana? C'è attualmente nel mondo un popolo, uscito dalla barbarie, che non abbia subito i benefici di questa civiltà? Il mondo intero è stato segnato dal sigillo di Cristo, e quelli che non hanno voluto seguire la sua croce, non han potuto evitare l'influsso benefico del suo spirito, fonte di tutta l'attuale civiltà. Vi furono certamente epoche di grande fede, che fecero germogliare dal suolo le cattedrali, mentre oggi l'assalto del neopaganesimo scuote il nostro mondo assetato di godimento; ma si direbbe che, proprio in questo rigurgito di materialismo, il cristianesimo esplichi una più intensa vitalità per far brillare più alto il suo messaggio, per trarre dal suo tesoro una corrente di vita ancora più ricca. Il pensiero teologico è oggi più vivo e più influente che mai; l'apostolato cattolico è operante in tutti i campi, con adattamenti meravigliosi alle esigenze dei tempi. La letteratura oggi rende a Cristo testimonianze d'una risonanza mondiale; e l'arte cristiana si esplica in nuove forme in cui parlano diverse civiltà e si trasfondono aspirazioni e valori molteplici. Nei sobborghi delle grandi città, senza tanto rumore, in mezzo a popolazioni comuniste, sorgono le chiese che proteggono nuovi focolai di vita sotto le loro costruzioni ardite e moderne.

Cosi Cristo vive tra noi, vive attualmente nel mondo, nella sua Chiesa, nelle sue membra, nell'arte e nella civiltà, con intensità sempre nuova, come constatiamo ogni giorno attraverso i fatti esteriori di cui abbiamo parlato e che segnano il mondo e la storia. Ma per comprendere questo zampillare di vita bisogna penetrare nell'intimità di quelli che la vivono e la irradiano: prima i santi, poi tutti i cristiani.

Cristo vivente nei suoi santi. - Lo a straordinario o della loro vita. I santi, questa specie di geni, furono in massima parte le luci e insieme i pazzi della loro epoca. Condotti da una forza che li trascendeva e li faceva oltrepassare i limiti ordinari delle possibilità umane, furono tutti quanti focolai d'irraggiamento, cui gli altri uomini venivano a rianimarsi e ad attingere vita.

Ci sono santi di vita assai misteriosa, nascosti in un chiostro, che brillarono in un messaggio d'amore solo dopo la morte, come la piccola Teresa di Lisieux, di cui attualmente tutto il mondo subisce l'incanto, tanto puro e benefico è il suo irraggiamento. Né bisogna credere che solo i credenti già avvertiti scoprano il valore di quest'esistenza nascosta; Teresa vive e sorride negli ambienti più lontani da ogni pratica cattolica.

Vi sono altri santi che sconvolsero il loro tempo con la novità e con quel carattere sovrumano che il mondo non sa spiegarsi. Un San Francesco d'Assisi che la rompe con tutte le necessità umane, effonde in un grido di gioia la sua miseria e la sua sofferenza d'amore per il Crocifisso, resta un enimma per chi in lui vede soltanto un tipo originale. Santa Caterina da Siena una mattina esce dall'umile tintoria del padre e, senza nessuna preparazione, senza nessuno di quegli appoggi di cui ha bisogno ogni celebrità umana prima di brillare in piena luce, erompe improvvisa, come già Cristo in Galilea, e va, ignorando tutte le convenzioni umane, e lega ai suoi passi tutti quelli che un giorno vennero colpiti fino in fondo all'anima dal suo sguardo; senz'educazione e istruzione, priva d'ogni mezzo umano, raggiunge i grandi, i principi e fa loro scuola. La sua stessa vita è un messaggio luminoso; come San Francesco, quando passa per le vie lascia dietro di sé un solco di luce.

Infine altri santi, più vicini a noi, ci sconcertano forse ancor di più, perfino con la semplicità della loro vita. Il Santo Curato d'Ars non visse nel ritiro d'un chiostro, come Santa Teresa del Bambino Gesù; la sua esistenza non ha nulla di singolare, non ha quel timbro d'anormale che segna la vita di Santa Caterina da Siena, di San Bernardo, di San Francesco d'Assisi. Umile parroco d'un umile paesello sperduto, vive tra la chiesa e le povere case dei suoi parrocchiani; somiglia a tutti i preti, forse un po' più povero, un po' più semplice; e i più avveduti potrebbero scoprire nel suo sguardo una fiamma che non s'incontra ogni giorno. È un campagnolo senza cultura; sembrò anzi che avesse sbagliato strada entrando in seminario, perché la sua intelligenza di povero ragazzo dei campi era restia al latino e alla teologia, e intanto, a poco a poco, i parrocchiani si stupiscono di sentire in lui una forza inspiegabile che li trascina, una luce che li illumina e rende migliori; la chiesa d'Ars si riempie; e tosto si muovono folle da tutta la Francia, poi dai quattro punti cardinali del mondo, chiamate da un inspiegabile e misterioso messaggio, e salgono all'umile paesello dove il Curato vive nascosto, al riparo del suo confessionale.

2. " Non sono più io che vivo; è il Cristo che vive in me ". - Una spiegazione ci dovrà pur essere, ma dove cercarla se non nella testimonianza dei santi stessi? Essi hanno un grido solo: Cristo. La loro vita s'abbevera fino a trasformarsi nello stesso Gesù crocifisso, e tutti sono caratterizzati dall'espressione di San Paolo: " Non sono più io che vivo; è Cristo che vive in me ". Tutti i santi presto o tardi dissero un "si" totale e definitivo a Cristo; tutti abbandonarono interamente la loro vita all'esigenze dell'amor suo, e questo spiega tutto. Infatti da quando un uomo ha sentito l'appello a donarsi completamente, da quando ha penetrato fino in fondo la parola di Gesù: " Chi non è per me, è contro di me ", da quando si è abbandonato corpo e anima a Cristo, si sente permeare da una sete di spogliazione sempre crescente: " Io sono colui che sono ", disse Gesù a Santa Caterina da Siena, " e tu sei colei che non è ".

Nei sunti, tutti aperti alla sua azione divoratrice, la vita di Cristo assorbe a poco a poco quanto non è questa vita stessa, e il loro spogliamento non è, come si crede troppo spesso, un lavorìo negativo che li privi di quanto ha bisogno un uomo normale, con un'azione che sopprime e riduce. Non cosi i santi, eroi dell'amore, hanno visto il problema. Non hanno ridotto sistematicamente, come fanno certi dilettanti, i loro appetiti perché il godimento definitivo della loro sintesi umana fosse più raffinato; e, nemmeno come gli albigesi, contro i quali dovette combattere San Domenico, vennero a patti con una povertà dalla triste figura, mossi da un orgoglio nocivo. San Domenico e San Francesco, i primi cavalieri ufficiale della Povertà, rinunciarono a ogni soddisfazione umana il giorno in cui il fuoco divorante dell'amore di Cristo li strinse così forte da non avere più che un solo desiderio, quello cioè di lasciar vivere Lui solo in se stessi. Loro gesto normale da allora fu quello di lasciar morire l'uomo vecchio, sempre recalcitrante, perché solo Cristo li animasse e dissetasse. Gesù disse: a Chi non è con me, è contro di me "; la natura umana, inquinata dal peccato e sempre incline a soddisfare se stessa, può cingere la livrea di Cristo solo a forza di lunghe e pazienti rinunce, che però non sono il frutto di sforzi personali, ma scaturiscono dallo stesso sgorgare della vita di Cristo nell'anima dei santi. San Bernardo, San Domenico, San Francesco, Santa Caterina da Siena, il Curato d'Ars, tutti quelli che nella loro vita portarono lo speciale sigillo dello spogliamento esteriore e interiore, tutti sono appassionati dell'amore di Cristo che, trascinandoli e colmandoli della sua acqua viva, fa in loro il vuoto di tutto l'umano.

D'altronde la vita di Cristo nei santi ha altri aspetti, apparentemente più positivi della rinuncia alle gioie ordinarie degli uomini. In generale si traduce in uno straripamento di carità, che si spande in un modo o nell'altro, secondo il carattere del santo. Conviene infatti notare di passaggio che la vita di Cristo non conduce affatto a un livellamento della personalità di coloro che lo amano; anzi, come s'è visto a proposito del Curato d'Ars, e si potrebbe dire altrettanto di ogni altro santo, i valori sono accresciuti, trasportati sopra un altro piano, ma non sono soppressi. Intanto tutti, e ciascuno a suo modo, espressero il loro amore negli slanci più appassionati che conosca la storia dell'umanità. San Bernardo di Chiaravalle e San Francesco d'Assisi cantarono da poeti quello che Santa Caterina da Siena tradusse (e con che fuoco!) nelle sue lettere, quello che San Domenico gridava ai piedi della croce, che Santa Teresa d'Avila esprimeva nella sete di martirio, che Santa Giovanna d'Arco lasciava trasparire sul rogo.

E tutti i santi si riconoscono pure da questo segno, forse più ancora che da altri segni: ebbero un desiderio insaziabile di sofferenza, per trovarsi maggiormente conformi a Cristo crocifisso, per essere associati un po' più da vicino alla sua missione redentrice. Qui tocchiamo un secondo aspetto, quello più pratico della vita di Cristo nei suoi santi: l'apostolato, l'attività esteriore.

Infatti bisogna notare che quanti furono animati dalla vita di Cristo, in un momento o nell'altro si sono rivolti al mondo, agli uomini straziati dalla loro miseria e lavorarono per loro. La piccola Teresa non lasciò il chiostro e tuttavia, dopo la morte, che fioritura di miracoli e di generosità, che testimonianza di folle del mondo intero resa all'efficacia della sua dolorosa vita offerta! a Io passerò il mio paradiso a fare del bene sulla terra", aveva annunciato. La sua vita terrena fu così breve, che le fu necessaria l'eternità per terminare la sua missione apostolica. E tutti, nella misura in cui ne sono colmati, lasciano straripare la vita di Cristo sui loro fratelli. Gli uni, come San Vincenzo de' Paoli, si votano esclusivamente a sollevare le miserie esteriori, e a quelle opere che il mondo chiama di carità; altri sono portati verso quelli che non hanno mai sentito parlare di Cristo e partono per terre straniere, come San Vincenzo Ferreri e San Francesco Saverio; vi sono poi le fondazioni e l'epopea di Teresa d'Avila, l'azione politica e sociale di Caterina da Siena e di Bernardo di Chiaravalle; vi sono i grandi convertitori, infiammati dalla parola di verità, come San Domenico e tanti altri. La ricchezza della loro vita e la prodigiosa attività si spiegano solo con la vita di Cristo nelle loro anime; vita di Cristo che straripa dalla loro anima, creando in essi e attorno ad essi tutto quell'irradiamento che attira e conquista le folle; vita di Cristo, che penetra in ciascuno e zampilla come da altrettante vasche ripiene; vita di Cristo che adatta ciascuno alla sua epoca e ne fa la luce e il fuoco di cui ha veramente bisogno il suo secolo. Nel mondo dei santi c'è una somma d'amore che mai la terra ebbe altrove.

Sorgenti della vita di Cristo nei santi. - Ma i santi dove attingono la vita di Cristo, che li anima tutti quanti? A quali sorgenti si dissetano per dissetare poi gli altri? Ecco i tre grandi dispensieri del nutrimento divino: la Chiesa, il Vangelo e l'Eucaristia. Gesù aveva detto: " Io sono la Via, la Verità e la Vita ".

La Chiesa, il corpo mistico di Cristo, fu la grande iniziatrice dei santi, come, d'altronde, di tutti i cristiani, colei che dispensa e concede le ricchezze del tesoro divino, che conduce all'unione intima con Cristo, essendo essa stessa il Cristo vivente sulla terra, come diceva Santa Giovanna d'Arco: a il luy est advis que c’est tout ung de Notre-Seigneur et de l'Eglise: penso che Nostro Signore e la Chiesa sono tutt'uno". I santi compresero a fondo tale verità e attinsero largamente a questa fonte di vita, che è la Chiesa cattolica con la sua gerarchia di sacerdoti portatori della parola e del messaggio di pace, con la sua tradizione continuamente arricchita con la profusione di grazie che ogni giorno effonde in chi vuole riceverle. Abbiamo qui una delle sorgenti alle quali i santi si dissetarono della vita di Cristo. Come figli della Chiesa cattolica, ricevettero da lei la loro missione e la conferma del loro messaggio; in tempi particolarmente difficili per la Chiesa, alcuni se ne fecero difensori qualificati, come Santa Caterina da Siena, che ebbe essenzialmente il compito di lavorare per l'unità della Chiesa; come Ignazio di Loyola, che creò la Compagnia di Gesù per dare soldati ed eserciti spirituali al Romano Pontefice.

E nella Chiesa abbiamo il Vangelo, la parola di vita per eccellenza, di cui si nutrirono tutti gli eroi dell'amore di Cristo, fino ad esserne permeati. Alcuni, come Domenico che ricevette il messaggio del Verbo da portare al mondo, non ebbero quasi altri maestri. Nelle meditazioni, nelle lunghe ore di studio e di solitudine, San Domenico attinse la verità necessaria al suo tempo, oscurato dall'eresia. D'altra parte il Vangelo fu per tutti il libro aperto sulla vita terrena di Cristo modello e Maestro. Gesù Bambino, Gesù apostolo, Gesù crocifisso, Gesù glorificato: tutti i santi contemplarono e meditarono le fasi della vita di Cristo nel Vangelo, come oggi molti cristiani le contemplano nel Rosario, compendio del Vangelo.

Infine c'è la sorgente di vita per eccellenza, il sacramento dell'Eucaristia, che nei secoli, e sempre in proporzione crescente, a mano a mano che gli uomini ne comprendevano meglio il vero senso, sostenne, nutrì e fece avanzare quelli che s'erano votati a Cristo. L'Eucaristia è il vero pane di vita, Gesù vivente nel suo corpo e nella sua anima, unito ogni mattina al corpo e all'anima di quelli che lo mangiano, a Chi non mangia la mia carne e non beve il mio sangue non ha in sé la vita". I santi di tutti i tempi lavorarono tenacemente per rendere sempre più frequente l'uso del nutrimento di Cristo; tutti furono famelici dell'Ostia e quelli che ne furono momentaneamente privati qualche volta ricevettero il sacramento dalle mani di Cristo stesso, come Coletta di Gorbia in prigione, Caterina da Siena in fondo alla chiesa dove pregava, o lmelda, giudicata troppo giovane per vivere dell'Eucaristia e che ne morì. Oggi, in quest'epoca in cui abbonda il nutrimento terreno che allontana gli uomini dalla vita divina, abbiamo più che mai bisogno d'un pane di vita abbondante. I santi portarono il loro contributo, e il nostro nella Chiesa è veramente il secolo dell'Eucaristia, segnato dal sigillo dell'Ostia che, ogni mattina, anche nelle più piccole parrocchie, viene distribuita ai cristiani affamati, che dovranno vivere le ore d'una dura giornata di lotte e di "lavoro. Christus, Rex eucharisticus, vincit, regnat, imperat, come diceva Pio XI ai congressisti di Buenos Aires.

La vita di Cristo nei cristiani di oggi. - Era dell’Eucaristia, ma anche del paganesimo, della seduzione, del godimento brutale e raffinato, delle lotte e dei travagli accaniti; il nostro è un secolo di vita cristiana, ma Cristo, centro d'amore, oggi rivive nei semplici cristiani?

Cristo non animò soltanto i santi. Nel corso della storia vive nei popoli interi, e quelli che in modo speciale hanno irradiato il suo amore e vissuta la sua vita, i grandi santi, sono soltanto segni indicativi delle vie della vita cristiana nella storia. Oggi Cristo non è morto e abbiamo visto la straordinaria vitalità della sua persona nell'arte e negli spiriti. Per poter meglio giudicare dell'attualità e della ricchezza della sua vita in quelli che tra i cristiani attuali lo amano, mettiamoci per un istante dal punto di vista di quelli che lo osservano soltanto di lontano.

Per la maggior parte increduli Cristo è un’esperienza attuale, che non si smentisce, anche se non ne colgono il senso profondo. Per il ricco e per l’infelice il Cristo attuale è la piccola suora dei poveri, che al sole e alla pioggia, nei quartieri soffocati delle grandi città, va a portare aiuto a quanti hanno bisogno di lei: lava i bambini, cura le mamme, porta quanto occorre per coprirsi; poi scompare, senza nulla chiedere, senza nulla spiegare e nemmeno dire perché è venuta. E’ anche il prete dei sobborghi, più povero di coloro che cerca di sollevare dalla miseria. E bisogna notare che con che fiducia, con che rispetto ne parlan tutti quelli che hanno avvicinato questi membri di Cristo.

Spazzini della strada, operai comunisti dei sobborghi o ricchi influenti, tutti osservano lo stesso silenzio e benevolo di fronte a questi messaggeri dell’amore di Cristo. Possono ingiuriare il cattolicesimo, urlare le loro convinzioni anticlericali, ma s’inchinano davanti alla cornetta della suorina di carità, o alla povera sottana del parroco, in cui riconoscono una vita davanti alla quale non si può fare altro che tacere, perché è tutta d’amore: è la vita di Cristo.

Ed è ancora la vita di Cristo che s'irradia in questi gruppi giovanili entusiasti e ardenti, assetati di rinuncia e d'apostolato tra i fratelli. I giovani cattolici d'oggi hanno un intenso desiderio di semplicità e di verità; di fronte al mondo invecchiato affermano il rinnovamento mediante la vita di Cristo; camminano insieme, per meglio sostenersi; hanno un. solo grido: Cristo. Tra i giovani operai delle officine, tra gli studenti delle scuole inferiori e superiori, tra le giovani infermiere e le assistenti sociali, tra la gioventù rurale o marittima, si ritrova la stessa sete d'unione in Cristo, di apostolato e di vita semplice, generosa. Per tutti, Gioventù di A. C. operaia, rurale, studentesca, Guide, Esploratori, l’Eucaristia è il nutrimento, il pane di vita ricevuto di frequente, in una messa mattiniera, prima di partire per il lavoro o l’ufficio, con l’unico scopo d’irradiare Cristo attorno a loro, nei focolari della vita cristiana che ci preparano a edificare, negli ambienti dove li colloca la loro vita di lavoratori o di pionieri.
Occorre pure notare il grande numero di vocazioni che nascono attualmente in simili ambienti. E questo ci conduce a un altro aspetto della vita cristiana di oggi, cioè all'importanza delle missioni.

Oggi ogni cristiano fissa gli occhi sulle missioni che anche per i governi hanno un'importanza capitale, per il problema della civilizzazione che risolvono meglio d'ogni forma di colonizzazione. Missioni lontane nei paesi esotici, missioni dell'Africa centrale, della Cìna, del Brasile, tutte quante sono appelli intensi e centri della vita di Cristo, di cui credenti e miscredenti riconoscono concordemente il valore. Missioni anche più vicine a noi, tra le masse da riconquistare a Cristo e perfino in paesi anticristiani, là dove c'è più pericolo, nella Russia sovietica che massacra i preti, o nei paesi oltre la cortina di ferro, dove i religiosi sono deportati in campi di concentramento. Ovunque sia attaccato Cristo, vediamo sorgere una fioritura di cristiani assetati di| vivere la sua vita fino in fondo, perché s'estenda il suo regno.

Un ultimo tratto della vita attuale di Cristo, posto di fronte al mondo e agli uomini, è la frequenza dei grandi movimenti di masse, che il mondo non cristiano considera con un certo stupore, non potendo fare a meno di compiere un gesto di rispetto e di venerazione davanti a manifestazioni cosi vaste della fede. Perfino i governi prendono parte a tali assemblee di popoli cristiani, come i grandi congressi eucaristici, che richiamano moltitudini di fedeli da tutte le parti del mondo a magnificare la vita di Cristo nell'Ostia, nutrimento più attuale che mai. Queste grandi affermazioni della fede cattolica, che si ritrovano nelle Giornate come quelle del Triduo di Lourdes, nei grandi pellegrinaggi a Roma, sono prove folgoranti della vita di Cristo tra noi, nel nostro secolo d'incredulità e di materialismo.

E davanti agli occhi di tutti Cristo vivente nella Chiesa e nell'Eucaristia pare affermare più che mai: " Io sono la Via, la Verità e la Vita". Fuori di Lui vicoli ciechi, menzogne e morte, cose ch'io non voglio né per me né per quelli che amo. Cristo sarà la mia vita e di tutti quelli cui potrò arrivare.

L'attuale dottrina della Chiesa sulla Parusia e l'Escatologia è proprio quella del Nuovo Testamento e dì Dio. - Anche l'aspetto arcaico delle formule, oggi in uso, rivela una lunga fedeltà a un insegnamento tradizionale. Noi diciamo che Gesù salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente, servendoci dell'identica formula del Vangelo di Marco : " II Signore Gesù, dopo aver loro parlato, fu assunto in cielo e si è assiso alla destra di Dio " (16, 19); San Luca ha scritto: " E dette queste parole, mentre essi lo miravano, fu levato e una nube lo tolse ai loro occhi; e siccome essi osservavano attentamente verso il cielo mentre egli se ne andava, ecco due uomini vestiti di bianco presentarsi loro e dure: Uomini galilei, perché state a guardare verso il cielo? Questo stesso Gesù che è stato assunto tra voi al cielo, ritornerà come lo avete contemplato mentre andava in cielo " (At., 1, 9-11); San Pietro diceva: " ...per la resurrezione di Gesù Cristo, che è alla destra di Dio, essendo stato elevato al cielo, avendo al suo servizio gli Angeli, le Potenze, le Virtù" (1 Piet., 8, 22); la lettera agli Ebrei : " Avendo un grande Sacerdote che è penetrato nei cieli, Gesù Figlio di Dio, teniamo dunque ferma la professione di fede " (4, 14).

Gesù aveva predetto che i suoi discepoli lo avrebbero veduto risalire k dov'era prima " (Gv., 6, 62) e Maria di Magdala da parte sua portò loro il messaggio di Gesù: " Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro " (Gv., 20, 17).

Voltaire motteggia dicendo che non s'è mai saputo verso che pianeta si sia diretto Gesù. Certamente, Gesù non sarebbe mai salito al Padre se si fosse accontentato di passare da un pianeta all'altro! I testimoni dell'ascensione non constatarono a che termine fosse diretta l'ascensione, ma capivano soltanto che allora si avverava la parola di Gesù ai giudici: s Io lo sono [il Cristo, Figlio del Benedetto] e vedrete il Figlio dell'uomo sedere alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo " (Me, 14, 62).

Ora Gesù non si manifestò glorioso ai sinedriti, ma la sua gloria divina s'è imposta in tutto il fulgore descritto da Daniele e dal Salmo 109; essa si potrebbe imporre a tutti quelli che osservino un po' attentamente i fatti seguiti all'ascensione, registrati per scritto oppure no: Caifa e i suoi assessori, Saulo e i suoi discepoli, Pietro e i suoi colleghi, tutti quelli che vissero vicino alla Chiesa nascente poterono constatare che Gesù, come aveva predetto prima di morire, esercitava dall'alto dei cieli un'azione veramente divina. Dopo millenovecent'anni gli uomini possono fare la stessa constatazione, senza tuttavia piegare le ginocchia davanti a Gesù e confessare che Egli è Dio, perché la fede è cosa diversa dalla constatazione della straordinaria vitalità della Chiesa fondata da Gesù. Ma uno storico delle dottrine dovrebbe riconoscere che noi crediamo la stessa cosa che credevano gli scrittori del Nuovo Testamento e che questa fede contiene la migliore spiegazione di quello che constatiamo nel passato e nel presente della Chiesa.

Ma l'avvenire? Prima d'esaminare la fine del mondo, diamo uno sguardo complessivo a tutto il tempo che passa dall'ascensione alla morte dell'ultimo uomo. È questo che la Sacra Scrittura chiama "gli ultimi giorni ", l'era novella, il regno di Dio, di Cristo, della Chiesa e di ciascun cristiano, regno ininterrotto e senza fine. Non attendiamo i tempi messianici: ci siamo.

È proprio questo il pensiero della Chiesa? SI. Leggete soltanto questa preghiera dell'ufficio della festa di Cristo Re, rivolta a Dio Padre: " Dio onnipotente ed eterno, che tutto hai voluto instaurare nel tuo amatissimo Figlio, Re di tutti: abbi la bontà di far si che tutte le famiglie delle Nazioni, guarite dalle ferite del peccato, si sottomettano al soavissimo impero di Lui che vive e regna con Te, nell'unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Cosi sia". Ora aprite il Nuovo Testamento: te A lui darà il Signore Iddio il trono di Davide suo padre, e regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà fine " (Le, 1, 32-33). Ora Gesù cinse soltanto una corona di spine e non cercò altro. Gli autori del Nuovo Testamento sapevano quindi come interpretare le rivendicazioni del Salvatore.

Da lui venne inaugurato il regno di Dio sulla terra. I suoi dodici Apostoli ne governarono tutte le province in suo nome e con la permanente assistenza del suo Spirito. Ci fu un momento in cui si poteva dire che il regno di Cristo era giunto, e fu un'evidenza per un certo numero di contemporanei di Gesù. La rovina del Tempio nel 70 rendeva ormai impossibile il culto mosaico e, realizzando una profezia del divino Maestro, permise loro di percepire meglio l'immenso rinnovamento religioso che si operava, senza ricorrere ai mezzi ordinari delle rivoluzioni di questo genere.

San Paolo era stupito di questo piano divino : a Ciò che c'è d'inetto nel mondo è stato scelto da Dio per confondere i saggi, e ciò che c'è di debole nel mondo fu scelto da Dio per confondere ciò che è forte nel mondo " (1 Cor. 1, 27). Quest'inettitudine e debolezza sono proprio nel cuore del misero cristiano, poiché Cristo sopra la croce è il colmo dell'inettitudine e della debolezza, eppure è il dogma centrale della catechesi apostolica.

E quanto più i cristiani sono uniti a Cristo in croce, tanto più hanno il sentimento della loro libertà regale, del loro dominio sul corso degli eventi e sull'insieme delle persone e delle cose: omnia propter electos.

È questo il millenarismo ortodosso. Dalla prima generazione cristiana ai nostri giorni, ogni vero discepolo di Gesù pensa e dice: s Quanto a me, possa io gloriarmi solo della croce di Nostro Signore Gesù Cristo, per la quale il mondo fu crocefisso per me e io per il mondo " (Gai., 6, 14).

Perché non credere ai santi che percorsero questa vita e ci dicono di avervi trovato la felicità? Felicità " sui generis ", gioia nettamente "cristiana ", promessa e data da Cristo sempre vivente.

Promessa da Cristo: rileggete il Discorso della Montagna e quello dopo la Cena.

Data da Cristo: credete a coloro che la gustarono: essi sanno bene che il mondo non può darla né toglierla loro. D'altronde questa gioia e pace, è la Sofà stessa di Gesù, la sua stessa pace, perché Egli è vivente e anche" sono Sventi: " Vos autem videtis me quia ego vivo et vos vivete " (Gv., 14,J9 E,mi lucriamo che tutti gli uomini gustino questa pace, che supera ogni sentimento d'ordine naturale.

Questo regime d'unione vivente alle sofferenze di Cristo è seguito da una partecipazione alla sua resurrezione gloriosa.

A dire il vero l'essenziale di questa morte e resurrezione si attua fin dal giorno del battesimo ed è compiuto dal giorno della morte di ciascun cristiano Ma noi attendiamo la resurrezione della carne come un complemento, in certo modo, naturale dell'opera della Redenzione.

Ora proprio questa è la dottrina del Nuovo Testamento, e i testi sono troppo chiari e numerosi perché occorra qui citarli.

" Quando comparirà il Cristo, vostra vita, allora anche voi comparirete con lui nella (sua) gloria" (Col. 3, 4). .

Il ritorno di Cristo sarà repentino ed è certo che avverrà. Quindi dobbiamo sempre esser pronti, a meno che non si veda nella dannazione un male minore della rinuncia alle nostre passioni e alle ambizioni terrene.

Si noti che qui non faccio una predica, ma scrivo una pagina apologetica. Non difendo né una dottrina riguardante la costituzione fisica del cosmo e la sua eventuale distruzione, e nemmeno un'ipotesi grave come quella che ci può far temere una guerra atomica; ma dico che il Cristo ritornerà in ogni ipotesi: la sua venuti sarà subitanea come quella d'una folgore, e chi non sarà pronto a "comparite davanti" al tribunale sarà certamente gettato nell’Inferno per tutta l'eternità.

Se predicassi potrei usare l'argomento della scommessa, come faceva Pascal; ma io qui non argomento, bensì espongo e dico che la mia esposizione è conforme a una divina rivelazione. Dati i gravi interessi in gioco, quali la rinuncia alla vita in cielo o alla vita dei piaceri terreni, ho il dovere di non aggiungere nulla all'insegnamento ricevuto dall'alto e di dire come Gesù: " La mia dottrina non è tanto mia, quanto di Colui che mi ha mandato " (Gv., 7. 16). , .

Non voglio la nomea di profeta di felicità o d'infelicità; non faccio nessun conto delle esperienze religiose che Dio mi ha accordato, ma dico solo che la dottrina della Chiesa cattolica riguardo al secondo avvento di Cristo, e a tutti i problemi concernenti la sovranità e il regno di Dio e del Figlio dell'uomo, quadra perfettamente con il contenuto dell'Antico e del Nuovo Testamento, mentre l'apocalittica giudaica ha deviato dalla linea dell'Antico Testamento. Io diffido delle dottrine puramente giudaiche, come di qualsiasi teoria umana su ciò che può dipendere da un libero volere di Dio. L'alone di mistero che circonda quello che la Rivelazione mi dice circa l'avvenire, non mi stupisce affatto e non ho nessuna voglia di tentarne la riduzione. La parola del Figlio di Dio fatto uomo, trasmessa dai suoi discepoli immediati, è regolatrice della mia fede, perché il Figlio di Dio non poteva né ingannarsi, né volermi ingannare.

Se non avessi la fede, non so che cosa ammetterei delle molteplici soluzioni possibili riguardo alla retribuzione dei meriti e dei demeriti; vorrei soltanto che la giustizia divina e la misericordia, la libertà di Dio e la sua santità fossero rispettate, come lo sono nella dottria cattolica; ma questo non mi basterebbe, perché avrei bisogno di prove che mi dimostrassero che la dottrina cattolica è divina. Ma io ho squeste prove, e, insoltre Dio mi ha dato la fede. Ecco perché finirò, come San Giovanni nell’Apocalisse, con la voce della Sposa . la Chiesa:

Amen. Vieni, o Signore Gesù!

La grazia del Nostro Signore Gesù Criso sia con tutti!

C.L.

BiBLIOGRAFIA – I Anzitutto le principali opere apologetiche su Gesù e il suo messaggio. L. De GRANDMAISON, Jésus-Christ, Sa personne, on message, ses preunes, 2 voll. Beaucheane, Parigi 1928. Quest’opera, che rimane tuttora fondamentale in materia, è divisa in sei libri che trattano rispettivamente le fonti della storia di Gesù (voi. i, pp. 3-'236), l'ambiente evangelico (239-293), il messaggio di Gesù (297-410), la persona di Gesù | (n, pp. 3-222), le opere di Cristo (225-532), la religione di Gesù (535-663). Il volume del | Grandmaison, Gesù Cristo, edito presso La Scuola, Brescia 1932 con edk. susseguenti, Ir è la traduzione di un compendio dell'opera grande, curato dal P.Huby. C. Adam, Gesù il Cristo, Morcelliana, Brescia 1932. Opera apprezzata per la profon3aTcomprensione della vita moderna. Ne elenchiamo i capitoli: L'essenza del cristianesimo e l'uomo moderno (pp. 17-35) ; Le vie della fede (37-63) ; Le fonti della vita di Gesù (63-92) ; La figura morale del Cristo (99-136) ; La vita intima del Cristo (137-156) ; La rivelazione personale del Cristo (157-198); La resurrezione del Cristo (199-244); La Croce del Cristo (245-284). I. Felder, Gesù di Nazaret, S.E.I., Torino 1938. Sono 18 conferenze solide e facili che trattano sei temi: questioni preliminari e fondamentali, la personalità di Gesù, la pienezza delle sue virtù, la messianicità di Gesù, la divinità di Gesù, Gesù nella Chiesa primitiva PINARD DE LA BOULLAYE Gesù Cristo, Conferenze di N. S. di Parigi, Marietti, Torino 1931-1940 Apologia già di riconosciuto valore scientifico in 9 volumi: Gesù Cristo e la storia; Gesù Messia; II Taumaturgo e il profeta; Gesù, Figlio di Dio; La persona di Gesù; Gesù, luce del mondo; L'eredità di Gesù; Gesù Redentore; Gesù vivente nella Chiesa. 1.f Guitton, Le problème de Jhsus, 2 voli., Aubier, Paris 1950 e 1953. Frutto di una riflessione personalissima, acuta e talvolta audace, quest'opera si propone di presentare la credibilità della testimonianza cristiana contemporanea. Il primo volume dimostra la " non impossibilità della testimonianza cristiana " (p. 251); il secondo ne studia i due elementi cardinali: la divinità e la resurrezione di Cristo. Idem, Jésus, ivi 1956.

2. Le fonti. Oltre Grandmaison e Adam, già citati, si veda: G. Ricciotti, Vita di
Gesù Cristo, 14 ed., Tip. Poliglotta Vaticana, Roma 1951, §§ 87-171. Le fonti pagane e giudaiche son riportate in C. KmCH, Enchirìdion fontium historiae ecclesiastieae antiquae, Herder,Friburgo. Per le fonti canoniche vedere i marmali di introduzione biblica, come quelli di Simon Prado (ed. Marietti) di Hopfl-Gut (ed. D'Amia, Napoli), di Cornely-Mbrk
(Lethielleux, Parigi), di Lusseau-Coixomb (Tequi, Parigi). Per i Vangeli in particolare ricor
diamo due solide ed aggiornate operette di sintesi: S. Garofalo, Dall’Evangelo agli esangeli, Studium, Roma 1953 ; L. Cerfaux, La voix vivant de l’Evangile au début de l'Eglise, Casterman, Tournai-Parigi 1946.

Un'edizione critica e facilmente accessibile del N. Testamento è quella di A. Merk, Novum Testamentum graece et latine, 6 ed., Istituto Biblico, Roma 1948.

Tra i commenti al N. T., oltre quelli contenuti nella Saera Bibbia edita da Marietti sotto la direzione di S. Garofalo e nella Sainle Bitte edita da Letouzey sotto la direzione di Pirot e Clamer, ricordiamo quelli delle due notissime collezioni cattoliche: Études Biblique, ed. Gabalda, Parigi e Verbum Saluta, ed. Beauchesne, Parigi; trad. ital. presso Studium. Roma. La prima collana, di cui fan parte i grandi commenti ai quattro Vangeli del P. Lagrange, è indirizzata piuttosto agli specialisti; la seconda piuttosto al grande pubblico. La Morcelliana di Brescia ha iniziata la pubblicazione italiana, sotto la direzione di G. Rinaldi, del ben noto "Regensburger N. Testamenti).

3. Gesù vero Messia. M. Lepin, Jésus Messii et Fils de Dieu, 5 ed., Letouzey, Parigi,
1923. Pinard de la Botjllaye, Gusti Messia, Marietti, Torino 1931. Fabbio Fabbi, Il Cristianesimo rivelazione divina, 3 ed. Pro Civitate Christiana, Assisi 1946, pp. 247-305. Si veda anche la bibliografìa sul messianismo riportata in calce al primo trattato di questa seconda parte.

L'insegnamento di Gesù. Finard de la Boullaye, Gesù, luce del mondo, Marietti
Torino 1935. P. Battitoi., L'enseignement de Jesus, 2 ed. Bloud et Gay, Parigi 1915. Utilizza solo i sinottici. J. Bonstrven, Les enseignements de Jésus Christ, Beauchesne, Parigi 1946.
La materia di questo volume è compendiata nell'opera dello stesso autore: Teologia
del N. Testamento, Marietti, Torino 1952, pp. 17-131. Una sintetica ed efficace presen
tazione dell'insegnamento di Gesù è quella di È. Masure nel vol in collaborazione: Le
Redempteur, Bloud et Gay, Paris 1933, pp. 89-162. In particolare sulle parabole: L.
Fonch, Le parabole del Signore nel Vangelo, Pont. Istit. Biblico, Roma 1942 ; D. Buzy,
Les Parabole}, 6 ed. Beauchesne, Paris. Sulla originalità dell'insegnamento di Gesù: E.
PrNARD db la Boullaye, Gesù, luce del mondo, ed. cit., pp. 175-263; L. de Grand-
wjsos, Jésus Christ, II, pp. 535-561; A. I. Festugibre, L'ideai religieux des Grecs et VE-
vangile, Gabalda, Paris 1932. Si veda anche la bibliografia del trattato seguente n. 3.
La persona di Gesù. Pinard de la Boullaye, La Persona di Gesù, Marietti, Torino
1934. Molto efficace nel presentare la persona di Gesù è l'Adam nell'opera summenzionata.
Si vedano inoltre le varie vite o storie di Gesù, come quelle di Riociotti (ed. cit.), di Fn>
lion (ed. Marietti, Torino), di Le Camus, (ed. Queriniana, Brescia), di Prat (ed. Fiorentina,
Firenze), di Lebreton, (ed. Gatti, Brescia), di Laorange (ed. Morcelliana, Brescia),
di Willam (ed. S.E.I., Torino), di Daniel Rops (ed. Sansoni, Firenze), di Magri (ed.
Sonzogno, Milano), di Patini (ed. Vallecchi, Firenze), di Mauriaq (ed. Mondadori, Mi
lano). La vecchia, ma nel suo genere sempre originale, Vita di Cristo di Vrro Fornari
è stata recentemente ristampata dalla S.E.I. di Torino. Penetranti pagine sulla persona
di Gesù si trovano qua e là in R. Guardini, H Signore, Vita e Pensiero, Milano 1950.
Sulle interpretazioni razionalistiche della vita di Gesù : Ricciotti, Vita di Cristo, §§ 194-224. F. M. Bracn, Où en est le problìme de Jésus? Gabalda, Parigi 1932. J. Guitton, Le problèmi de Jésus, Aubier, Paris 1950, pp. 87-144, ove sotto la forma letteraria di un diario di un libero pensatore analizza con acutezza il pregiudizio razionalistico. K. Adam, Jésus et son Message denant nos Contemporaìns, Casterman, Paris 1936. Si veda anche la bibliografia del Trattato XVIII di questa seconda parte intitolato : L'incredulità e quella del trattato seguente: Le origini cristiane al n. 2.

I miracoli di Gesù. L. Cl. Fillion, Les mvrades de Notre-Seigneur Jésus-Christ, 2
voli. Lethielleux, Parigi igog-igio. L. Fonck, I miratoli del Signore nel Vangelo, Pont. Istituto Biblico, Roma 1914. Pinard de la Boullaye, II Taumaturgo e il Profeta, ed. cit., 1932.  La resurrezione di Gesù. E. Mangenot, La résurrection de Jésus, Beauchesne, Parigi
1910. Pinard de la Boullaye, Gesù Messia, ed. cit. pp. 173-258. J. Sohmitt, Jésus ressuscité dans la prédication apostolique, Gabalda, Parigi 1949. Notevoli i capitoli di Grandmaison e di Adam sulla resurrezione nelle rispettive opere summenzionate. P. de Haes, La résurrection de Jésus dans l'apologétiqus des cinquante detmières années. Univ. Gregoriana, Roma 1953.
Gesù sempre vivente. Bardy-Tricot, Le Christ. Encydopedie populake des connaissances chrislolagiques, Bloud et Gay, Parigi 1932, pp. 555-876, ove parecchi autori presentano Gesù nella vita religiosa e morale dell'umanità. De Grandmaison, Jésus Christ, voi. II, pp.631-660; ed. it. cit., pp. 664-693. P. Rousselot, I. Huby, A. Brou, L. db Grandmaison,Christus. La religion ckrétienne, Beauchesne, Parigi 1932. E' un penetrante profilo della storia del cristianesimo presentato come il Cristo vivente nei secoli. M. Brillant, Christus visti, in Le Christ, pp. 1150-1202. Si veda anche il trattato: I miracoli nella Chiesa con la rispettiva bibliografia.