Mi
meraviglio che così in fretta da colui
che vi ha chiamati con la grazia di Cristo
passiate ad un altro vangelo. In realtà,
però, non ce n'è un altro; solo
che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono
sovvertire il vangelo di Cristo. Orbene, se
anche noi stessi o un angelo dal cielo vi
predicasse un vangelo diverso da quello che
vi abbiamo predicato, sia anàtema!
L'abbiamo gia detto e ora lo ripeto: se qualcuno
vi predica un vangelo diverso da quello che
avete ricevuto, sia anàtema! Infatti,
è forse il favore degli uomini che
intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello
di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini?
Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei
più servitore di Cristo!
( Gal. 1,6-10)
Non
vi ho scritto perché non conoscete
la verità, ma perché la conoscete
e perché nessuna menzogna viene dalla
verità. Chi è il menzognero
se non colui che nega che Gesù è
il Cristo? L'anticristo è colui che
nega il Padre e il Figlio. Chiunque nega il
Figlio, non possiede nemmeno il Padre; chi
professa la sua fede nel Figlio possiede anche
il Padre. Quanto
a voi, tutto ciò che avete udito da
principio rimanga in voi. Se rimane in voi
quel che avete udito da principio, anche voi
rimarrete nel Figlio e nel Padre. E questa
è la promessa che egli ci ha fatto:
la vita eterna. ( 1Gv.
2,21-25)
"Cristo
viene ancora venduto, non più
ai capi del sinedrio per trenta
denari, ma a editori e librai
per miliardi di denari".
E’ ora
di finirla, "non
possiamo permettere che il silenzio
dei credenti venga scambiato
per imbarazzo e che la buona
fede di milioni di persone venga
grossolanamente manipolata dai
media, senza alzare un grido
di protesta in nome non solo
della fede, ma anche del buon
senso e della sana ragione".
p.Raniero Cantalamessa
Carissimi
fratelli e sorelle,
al fine di arginare il deleterio
effetto "Dan Brown"
che, come saprete, ha avuto
pesanti ripercussioni sulla
già vacillante fede di
molti lettori, abbiamo pensato
di realizzare in prossimità
del 19 Maggio (data di uscita
del film ispirato al romanzo)
un volantino da diffondere
il più possibile,
finalizzato a smontare nei punti
più importati l'opera
dell'autore statuintense.
Coraggio!
E' nostro compito quello di difendere
la ricchezza della dottrina ricevuta,
di difendere la Verità di Cristo
dagli attacchi dei moderni falsi profeti!
VISITA LA SEZIONE "CODICE
DA VINCI"
NEL SITO DELL'OPUS DEI
Andrea
Tornielli, inviato speciale
del "Giornale", ha
pubblicato un libro-verità
sul best seller di Dan Brown,
passando al setaccio di una
critica serena ma puntuale tutte
le affermazioni che sono diventate
oggetto di un acceso dibattito.
Riportiamo alcuni capitoli del
libro..
Se
a destra di Cristo, dove solitamente
è rappresentato l'apostolo
prediletto, vi è la Maddalena,
dove è finito Giovanni? Tanto
più che la presenza della Maddalena
sarebbe assolutamente assurda, in
quanto rovinerebbe completamente il
gioco simbolico dell'opera. Tutto
il Cenacolo, infatti, è costruito
sulla simbologia del tre (numero divino),
del quattro (numero della terra e
dell'uomo) e del dodici (quattro per
tre, numero della totalità),
i numeri da cui è caratterizzata
anche la Gerusalemme celeste dell'Apocalisse.
Nel Cenacolo vi sono infatti i dodici
apostoli, raggruppati in quattro gruppi
da tre; sullo sfondo, dietro Cristo,
vi sono tre aperture, mentre sui lati
quattro. Il soffitto, infine, è
a cassettoni, con trentasei riquadri
(dodici per tre). Di tutto questo
Brown non dice nulla: eppure non è
l'esperto conoscitore delle simbologie
più nascoste?
PERCHE' ACCANIRSI TANTO, IN FONDO
E' SOLO UN ROMANZO!
(dicono molti)
Come
ha scritto l'insigne Massimo Introvigne
nella sua FAQ
Chi
pone questa domanda di solito non
ha letto la pagina de Il Codice Da
Vinci intitolata Informazioni storiche,
dove l’autore Dan Brown afferma che
«tutte le descrizioni [...]
di documenti e rituali segreti contenute
in questo romanzo rispecchiano la
realtà» e si fondano
in particolare sul fatto che «nel
1975, presso la Bibliothèque
Nationale di Parigi, sono state scoperte
alcune pergamene, note come Les Dossiers
Secrets» con la storia del Priorato
di Sion.
Forse in risposta alle molte controversie,
a partire dalla sesta ristampa la
pagina Informazioni storiche - pagina
9 dell’edizione italiana Mondadori
- era sparita, sostituita da una pagina
9 interamente bianca: ma naturalmente
rimaneva nell’edizione inglese, e
nelle prime sei tirature italiane
in possesso di un numero relativamente
ristretto di «fortunati».
Forse dopo che chi scrive ha fatto
reiteratamente notare la curiosa sparizione
di pagina 9 in Italia nel corso di
trasmissioni radiofoniche e televisive,
questa è «miracolosamente»
ricomparsa.
A
quanto detto da Introvigne bisogna
aggiungere ciò che Dan Brown
in persona ha affermato pubblicamente
davanti a milioni di telespettatori,
quando ospite del programma The
Today Show trasmesso dall'emittente
NBC è stato intervistato dal
giornalista Matt Lauer.
Lauer
domandò: "In
quale percentuale ciò che racconta
è basato sulla realtà,
cioè su cose avvenute realmente?
So che ha campiuto una grande ricerca
per scrivere questo libro".
Brown
rispose: "Assolutamente
tutto. L'arte, l'architettura,
i rituali segreti, le società
segrete, sono tutti fatti storici".
Basta
fare un giro in forum e spazi dedicati
al libro per accorgersi di quante
persone credano alle affermazioni
di Brown! Nel sito Amazon
ad esempio ci si può imbattere
in frasi di questo tipo: " Questo
libro ha cambiato completamente la
mia opinione sulla Bibbia e sulla
Chiesa cattolica". Se fosse
un semplice romanzo, come giustificare
queste affermazioni! Ma quella che
potrebbe sembrare l'isolata opinione
di chi ha deciso di fare affidamento
sulla menzogna piuttosto che sulla
Verità, è divenuto il
pensiero diffuso di molte persone.
Ad altri, senza arrivare a produrre
un effetto così radcale, ha
fatto dubitare delle proprie certezze
culturali e religiose. Diverse persone
convinte nel campo della fede si sono
sentite a disagio e in qualche modo
preoccupate!
Com'è
è stato possibile questo?
Notava
acutamente Ullate Fabo, l'autore del
libro "Contro il Codice da
Vinci", che la carta stampata
conferisce un incredibile alone di
autorità alle parole scritte.
Ciò
ha una spiegazione psicologica,
la mente dell'uomo è fatta
per credere, non per diffidare. La
fiducia viene prima di tutto. La parola
di conseguenza ha un'impressionante
forza evocativa, indipendentemente
dal modo in cui viene diffusa. E'
sufficiente pertanto insinuare un'infamia
affinchè chi la riceve possa
pensarla possibile.
Altro aspetto da non trascurare è
il fatto che l'uomo ha, si, aspirazioni
innate, ma nella maggior parte dei
casi impara a desierare imitando gli
altri. Il fatto che qualcosa sia approvato
dal prossimo scatena un meccanismo
imitativo naturale, che può
anche non essere assecondato, ma che
in alcuni casi è così
forte a livello inconscio da rivelarsi
efficace.
A
quanto appena detto bisogna aggiungere
che dietro il Codice da Vinci
si nasconde un vero e proprio linguaggio
pedagogico o meglio, iniziatico.
Un
personaggio intelligente, sveglio
e attraente che attira l'atenzione
del lettore come Sophie è chiamato
a rappresentare le reazioni di un
lettore che sbarra gli occhi di fronte
a una conoscenza superiore: prima
nutre il sospetto di aver vissuto,
fino a quel momento, nell'inganno
della storia ufficiale della Chiesa,
poi viene iniziato alla religiosità
femminista, tollerante e armonica
(quella New Age, Wicca e Neopagana).
La simpatia suscitata dal persoanggio,
così come l'autorità
che Brown conferisce agli iniziatori
Teabing e Langdon, trasforma i personaggi
in potentei modelli di imitazione
inconscia.
IL
FASCINO DELLA GNOSI
Cosa
rende le gnosi tanto affascinanti?
Il
fascino di tutte le gnosi risiede, da
sempre, in questo: danno sicurezza e
una sensazione di potere, semplificano
la vita senza chiedere niente in cambio.
O meglio, solo in cambio del sacrificio
della ragione.Per questo le gnosi rifioriscono
con una nuova energia ogni volta che
si vive un'epoca di crisi, di incertezza.
Quando
l'uomo si trova immerso in esperienze
negative, quando sente su di sè
il peso della cattiveria del mondo egli
tenta di dare risposte credibili alle
sempre incombenti domande esistenziali.
Quando l'uomo non comprende più
il senso della vita spesso cerca una
chiave occulta con cui spiegare l'inspiegabile.
L'uomo finisce quindi per accantonare
la ragione, "dimostrata" poco
utile per tirarlo fuori dai guai e cerca
un capro espiatorio responsabile del
male, identificandolo genralmente con
Dio.
La
gnosi si propone dunque come la panacea
perfetta, la soluzione e la spiegazione
di tutti i mali.
Marcione
gnostico del II secolo si era inventato
un dio malvagio creatore di tutto il
mondo materiale, il culto del femminino
sacro spiega che la Chiesa è
colpevole dell'eclissi della dea e responsabile
di un mondo oscuro, crudele, limitato
e repressivo. Ma il risultato è
sempre lo stesso, la tranquillità
di sapere che il male è spiegabile
e sopratutto non ha niente a che vedere
con l'uomo.
Lo
gnostico di conseguenza pensa di essere
una persona perbene, i cattivi sono
sempre gli altri: un dio maligno o la
Chiesa Cattolica..etc
Lo
gnostico si giustifica tirandosi indietro
da ogni responsabilità, daltronde
assolutizzando il male (associandolo
a una qualche divinità) lo considera
in certo modo invincibile, di conseguenza
il suo atteggiamento sarà tremendamente
fatalista.
Questo
tipo di uomo è:
anarchico:
pensa che il potere sia cattivo per
definizione, non ha rispetto per alcuna
istituzione, ubbidisce solo per paura
del castigo, ma se intravede una scappatoia
al castigo, non esita a trasgredire!
individualista:
pensa esclusivamente alla propria vita
e alla faccende personali, infatti è
convinto di essere impotente dinnanzi
al male!
benintenzionato:
per sentirsi buono, apposto con se stesso,
ma non è la risposta ad una legge
naturale e tantomeno a quella divina,
si tratta di una semplice decisione
libera. E' ciò che si nasconde
dietro la moderna solidarietà,
pronta a soddisfare mille necessità,
ma senza che questo implichi un cambiamento
intimo o domande sul senso della vita.
non
comprende la moralità:
non ci sono cose buone o cattive, tutto
dipende dalle conseguenze che queste
comportano nella vita di ciascuno. Se
può fare qualcosa di cattivo
e nessuno se ne accorge o non avrà
conseguenze, allora lo farà.
Non
si fa certamente fatica a riconoscere
nel modello di gnostico sopra riportato
l'immagine dell'uomo contemporaneo!
Non
pensiamo che per adottare un atteggiamento
gnostico di fronte alla vita si debba
aderire a qualche strana dottrina. E'
sufficiente un leggero agnosticismo
("non so se Dio esiste"),
o un relativismo agnostico ("Il
tuo dio non deve per forza essere il
mio") per rinunciare al nostro
dovere di conoscere la realtà
e la verità e adottare uno stile
di vita indulgente, che evita accuratamente
di assumere responsabilità e
colpe!
E'
lo gnosticismo "senza nome"
che si è esteso come un mare
sopra il nostro mondo.
Ecco
perchè il libro di Dan brown
ha riscosso tanto successo!
A
seguito del libro e del film "Il Codice
da Vinci" abbiamo ricevuto molte richieste
di informazioni su Gesù e la Chiesa.
Un equipe di professori di Storia
e di Teologia dell'Università di Navarra
(Spagna) ha risposto alle 52 domante
più frequenti. (Provvisoriamente
in spagnolo).
Il
codice svelato. Le fantasie del Codice
da Vinci e la realtà storica
Fasol
Marco
Processo
al Codice da Vinci
Andrea
Tornielli
La verità sul Codice da Vinci
Ehrman
Bart D.
Il
Codice da Vinci. Verità e Menzogne
Darrell
L. Bock
I segreti del Codice
Dan
Burstein
Attacco
alla Chiesa
p.Livio
Fanzaga con Andrea Tornielli
Gli
illuminati e il Priorato di Sion
Massimo
Introvigne
Le bugie
del Codice da Vinci...e ciò che c’è
dietro questo romanzo
di
Corrado Gnerre
La
trama del Romanzo
Jacques
Saunière, anziano studioso del culto
pagano della Dea Madre e del sacro femminino
e curatore del Louvre, viene assassinato in
una delle sale del museo da un “monaco” appartenente
all’Opus Dei.
Prima di morire, Saunière lascia degli
indizi per comunicare un grande segreto.
Per decifrare questi indizi, la polizia parigina
convoca il professor Langdon, docente dell’Università
di Harvard, che in quei giorni si trova a
Parigi.
Intanto arriva sul posto del delitto anche
l’agente di polizia Sophie Neveu, nipote dello
stesso Saunière, che capisce che gli
indizi lasciati dal nonno sono rivolti a lei.
La giovane, insieme al professor Langdon (che
intanto è sospettato dalla polizia
di essere l’omicida di Saunière), inizia
un percorso d’indagini in cui sarà
svelato un grande segreto.
I due riescono a decifrare due indizi lasciati
dalla vittima. La frase “O, draconian devil!
Oh, lame saint!”, che è l’anagramma
di “Leonardo da Vinci! The Mona Lisa!”; e
anche le iniziali “PS”, che stanno per “Priorato
di Sion”, associazione segreta di cui Saunière
era Gran Maestro.
Questo Priorato di Sion sarebbe una setta
antichissima nata per custodire un grande
segreto. Ad essa sarebbero appartenuti importanti
personaggi. Tra questi, Leonardo da Vinci,
che ne sarebbe stato Gran maestro tra il 1510
e il 1519.
Il Priorato avrebbe sempre avuto una venerazione
pagana per il culto del principio femminile.
Il grande segreto custodito è:
1. L’imperatore Costantino
(280-337) volle definitivamente distruggere
la religione pagana del femminino sacro e,
per fare questo, “inventò” la divinità
di Gesù, fece occultare i veri vangeli
(quelli gnostici) e promosse solo i vangeli
di Matteo, Marco, Luca e Giovanni (cioé
i vangeli canonici) perché questi presenterebbero
un Gesù poco umano.
2. Gesù non era Dio,
ma un semplice predicatore che addirittura
si sposò con Maria Maddalena, da cui
ebbe anche dei figli (la stirpe del sang rèal,
del sangue reale).
3. Gesù indicò
la stessa Maria Maddalena come capo della
sua chiesa (priorità del principio
femminile).
4. Questa “successione femminile”
non fu però accettata dagli apostoli
che, per impadronirsi della chiesa, decisero
di far fuori Maria Maddalena che fu costretta
a fuggire.
5. La discendenza di Gesù
si stanziò in Francia dando origine
nel V secolo alla dinastia dei Merovingi.
6. Questo grande segreto
è custodito dal Priorato di Sion e
da tutti i suoi Gran Maestri, fra cui l’assassinato
Saunière.
Il Romanzo dice che la Chiesa cattolica, per
evitare che questo segreto fosse svelato,
non ha esitato nel corso dei secoli a commissionare
omicidi. Questo accadrebbe ancora ai nostri
giorni anche grazie ad alcune organizzazioni
ecclesiali, come l’Opus Dei esplicitamente
citata nel Romanzo.
Il
tassello che fa cadere tutti gli altri: la
datazione dei Vangeli canonici
Dan
Brown, per la costruzione del suo romanzo,
si richiama ad una teoria, che però
è falsa. La teoria è questa:
i vangeli cosiddetti “gnostici” ed “eretici”
sarebbero i “veri” vangeli, mentre quelli
cosiddetti “canonici” (Matteo, Marco, Luca
e Giovanni) la Chiesa li avrebbe successivamente
ufficializzati proprio perché non parlerebbero
della vera vita di Gesù.
Attenzione: questa convinzione
avrebbe una sua logica se davvero i vangeli
gnostici ed eretici fossero contemporanei
a quelli canonici. Se così fosse, effettivamente
sarebbe difficile poter dire quali vangeli
dicano davvero la verità.
Dan Brown, però, nasconde un fatto
ormai indiscutibile e cioé che i vangeli
canonici (Matteo, Marco, Luca e Giovanni)
sono non solo molto anteriori ai vangeli gnostici
ed eretici (che partono dal II secolo inoltrato
per arrivare fino al IX), ma anche molto vicini
alla vita di Gesù.
Schematizziamo in maniera tale che il lettore
possa capire meglio.
Primo:
fino a qualche decennio fa gli studiosi erano
concordi nel ritenere che i vangeli canonici
fossero databili tra gli anni 70 e 90, il
che vuol dire che sarebbero stati scritti
in un periodo che va dai 35 ai 55 anni dopo
la vita di Gesù, cioé in un
periodo in cui erano ancora in vita i testimoni
oculari dei fatti.
Secondo: recenti studi hanno
ulteriormente abbassato la datazione dei vangeli
canonici.
Terzo: nel campo linguistico
si è dimostrato che i testi in greco
dei vangeli canonici che noi possediamo sono
la traduzione di testi più antichi
scritti in ebraico e in aramaico, ovvero la
lingua parlata da Gesù. La dimostrazione
verte sulla costruzione di alcune frasi e
sull’uso di alcune parole ebraiche che non
esistono in greco come “amen”, “alleluja”,
ecc. e sulla costruzione del periodo. Ora
–riflettiamo- se la prima redazione è
in aramaico, vuol dire che i vangeli canonici
sono stati scritti in un periodo in cui l’aramaico
aveva ancora un valore, ovvero il periodo
dei primissimi anni della Chiesa. Infatti,
le comunità cristiane degli anni più
lontani dalla vita di Gesù utilizzeranno
la lingua greca.
Quarto: risultati utilissimi
sono emersi anche nel campo papirologico.
La Provvidenza ha donato delle scoperte di
frammenti di papiri antichissimi dei vangeli
canonici, databili a pochi anni dalla morte
e Resurrezione di Gesù: il 7Q5, ritrovato
a Qumran; e il P64, conservato nel Magdalen
College di Oxford. Diciamo qualcosa sul 7Q5.
A Qumran, una località sul Mar Morto,
esisteva una comunità di monaci esseni.
Tra il 66 e il 68 questi monaci fuggirono
da Qumran dopo che gli eserciti romani, al
comando prima di Vespasiano e poi di Tito,
assediarono Gerusalemme. Questi monaci prima
di fuggire decisero di nascondere la loro
biblioteca in alcune grotte vicine, con la
speranza di tornare al più presto e
riprendere i testi. Nel 1947 (quasi 1900 anni
dopo!) la Provvidenza volle che un pastore
arabo, inseguendo una pecora che si era smarrita
(immagine molto evangelica!), entrò
in una di quelle grotte e scoprì un
vaso pieno di manoscritti antichi. Dette la
notizia e molti studiosi si catapultarono
a Qumran. Un frammento trovato nella grotta
numero 7 e catalogato con il numero 5 (perciò
7Q5, “Q” sta per “Qumran”) ha riservato una
grande sorpresa. Nel 1972 un celebre papirologo
spagnolo, il gesuita padre José O’Callaghan,
scoprì che questo frammento è
di un testo del Nuovo Testamento, precisamente
si tratta dei versetti 52-53 del capitolo
VI del Vangelo di Marco. L’identificazione
di padre O’Callaghan è stata confermata
dal computer con il potente programma Ibykus
contenente tutta la letteratura greca antica.
Dunque, certamente il frammento è stato
scritto prima del 66-68, cioé quando
fu nascosto dai monaci esseni che avevano
deciso di fuggire; ma l’esame della scrittura
ci dice che è addirittura anteriore
agli anni 50, cioé quando lo stile
cosiddetto “ornato erodiano”, con cui è
scritto, non venne più utilizzato.
A questo poi si aggiunge che il 7Q5 è
una traduzione greca dall’aramaico. Pertanto
la prima redazione del Vangelo di Marco fu
scritta ben prima del 50, forse ad appena
5-8 anni dalla vita di Gesù!
Facciamo questo esempio: se scrivessi di Mario
Rossi che è morto venti anni fa, non
potrei permettermi di alterare la verità
storica, perché sarebbero ancora in
vita coloro che lo hanno conosciuto. E costoro
potrebbero benissimo contestarmi ciò
che scrivo. Ma se scrivessi di un Mario Rossi
vissuto due secoli fa, potrei dire tutto ciò
che vorrei, perché nessuno ormai mi
potrebbe contestare ciò che scrivo
sulla base della testimonianza.
Altro esempio: non bisogna
essere storici di professione per sapere che
dovendo fare una ricerca su un personaggio,
devono essere ricercati documenti quanto più
vicini alla sua vita. Se non si trovano documenti
vicini, si possono eventualmente utilizzare
documenti più lontani, ma con l’onestà
intellettuale di dire che c’è un buco
tra la vita del personaggio e i documenti
trovati. Ma se si trovano documenti vicini
e documenti posteriori, non si possono scartare
i primi per privilegiare unicamente i secondi.
Così non si farebbe storia, ma fantasia!
Ebbene, per conoscere Gesù bisogna
rifarsi ai vangeli canonici (Matteo, Marco,
Luca e Giovanni), per un motivo molto semplice:
perché questi sono i più vicini
alla sua vita!
La datazione dei vangeli canonici e il sapere
che quelli gnostici ed eretici sono molto
posteriori sono argomenti che da soli basterebbero
a smontare tutto il romanzo del Codice da
Vinci. E’ un pò come far cadere il
primo tassello di un domino; fatto cadere
questo, cadono inevitabilmente tutti gli altri.
Ma –chiediamoci- come mai la figura di Gesù
sarebbe stata così alterata nei secoli
successivi dai vangeli gnostici ed eretici?
Qui possiamo e dobbiamo rispondere coinvolgendo
la Fede. Il santo è il capolavoro di
Dio e se si vuole colpire l’Artista va imbrattata
l’opera d’arte. Allo stesso modo il diavolo
ha sempre cercato di rovinare le meraviglie
della santità: quale santo non è
stato calunniato? Ma se il diavolo cerca di
calunniare il santo, a maggior ragione ha
sempre tentato di calunniare Colui che è
il Santo dei Santi, cioé Gesù.
Ricapitolando: i fatti dimostrano
che il Cristianesimo è storico ed è
storico il legame di Cristo con la Sua Chiesa,
che è quella apostolica, cattolica
e romana. La Chiesa, cioé, che da sempre
ha avuto l’autorità di giudicare le
Scritture.
Insomma, più di dilungarsi nel confutare
tutte le sciocchezze presenti nel Codice da
Vinci, va ricordato e ribadito che ciò
che afferma la Chiesa cattolica è ciò
che affermano i vangeli canonici e che questi
sono stati scritti da chi ha conosciuto Gesù
e ha convissuto con Lui!
Se si vuole, ci si potrebbe fermare qui e
non andare più oltre.
Se il lettore ha capito bene e ha conservato
nella sua memoria, già l’utilizzazione
di questo argomento basta a smontare tutto
il romanzo.
Se poi si vogliono più argomenti per
contrastare questo romanzo, ecco qualcosa
in merito alle singole bugie in esso contenute.
Attenzione: per ogni “bugia” si sarebbe potuto
dire molto di più, ma questo opuscolo
vuole essere solo uno strumento di rapidissima
lettura.
Prima
bugia
Maria Maddalena sposa di Gesù
Nel
Codice da Vinci si dice che Gesù “doveva”
essere sposato, perché la cultura del
tempo disapprovava il celibato.
Ciò è falso e viene da chiedersi
come mai un docente universitario (Dan Brown)
possa dire una simile sciocchezza.
Come sempre schematizziamo per facilitare
la comprensione:
Primo: basterebbe ricordare
la già citata Comunità degli
Esseni a Qumran. Plinio il Vecchio e Giuseppe
Flavio attestano che quei monaci (che non
erano cristiani ma di fede giudaica) vivevano
nella castità completa.
Secondo: lo stesso Giovanni
Battista viene presentato dalle fonti come
una sorta di eremita, che viveva da solo e
nessuna di queste fonti ci dice che il suo
vivere da solo fosse, per questo, malvisto.
Terzo: prendiamo delle parole
di Gesù dal Vangelo di Matteo (19,12):“Ci
sono eunuchi che così sono nati dal
ventre della madre; ci sono eunuchi resi tali
per mano umana; e ci sono eunuchi che si sono
fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi
può capire, capisca.” Qui Gesù
dice a chiare lettere che per dedicarsi alle
cose di Dio bisogna vivere casti. Si potrebbe
obiettare: ma è un vangelo canonico.
Non vuol dire nulla, perché, secondo
Dan Brown, i vangeli canonici non sarebbero
di per sé falsi piuttosto sarebbero
inutili perché eviterebbero di dire
molte cose.
Quarto: dire che Gesù
doveva essere sposato perché altrimenti
sarebbe andato contro le consuetudine finisce
con l’essere proprio una contraddizione per
chi afferma che si sarebbe sposato con Maria
Maddalena. Sposarsi a trent’anni, quando conobbe
la Maddalena, è fuori da tutte le consuetudini
ebraiche, ove invece l’uomo si sposava tra
i diciotto e i venti anni. José Antonio
Ullate Fabo nel suo libro Contro il Codice
da Vinci (Sperling & Kupfer Editori, 205,
pp.91-92) scrive: “Che senso avrebbe che Gesù
fosse arrivato celibe a trent’anni e si fosse
sposato solo allora? Se davvero il celibato
fosse stato uno scandalo insopportabile per
gli ebrei, come sostengono i sapienti personaggi
di Brown, quando Gesù fosse arrivato
all’età giusta per prendere moglie
san Giuseppe e la Vergine gli avrebbero trovato
una ragazza di Nazaret, e si sarebbe sposato
con lei prima dei diciotto anni, per esempio.
La cosa assurda è voler vedere ‘sensato’
il matrimonio con Maria Maddalena quando è
la cosa più inverosimile.”
Seconda
bugia
Costantino avrebbe inventato la divinità
di Cristo
Dan
Brown dice che Costantino (280-337) avrebbe
voluto la divinizzazione di Gesù per
legittimare ancor più il Cristianesimo
e farne la religione dell’Impero per rafforzare
l’Impero stesso. Costantino per “divinizzare”
Gesù avrebbe utilizzato il Concilio
di Nicea (325), dove –dice Brown- si raggiunse
questa decisione grazie ad un solo voto di
maggioranza.
Primo: non fu Costantino
a fare del Cristianesimo la religione ufficiale
dell’Impero, ma Teodosio con il famoso Editto
di Tessalonica del 380.
Secondo: le fonti ci dicono che i
vescovi che parteciparono al Concilio di Nicea
furono tra i 250 e i 318...e altro che maggioranza
di un voto! A votare contro la definizione
della consustanzialità (cioé
il Figlio è Dio come il Padre) furono
solo due vescovi: Teone di Marmarica e Secondo
di Tolemaide (cfr.A.TORNIELLI, Processo al
Codice da Vinci, Milano, 2006, p.125).
Terzo: nel Concilio di Nicea si discusse
sì della divinità di Cristo
ma non perché questa costituisse una
novità, bensì perché
questa convinzione era minacciata dalla diffusissima
eresia ariana che negava appunto il Mistero
dell’Incarnazione. La fede nella divinità
di Gesù era pienamente presente e diffusa
sin dall’inizio.
Quarto: i vangeli canonici
(che abbiamo visto essere stati scritti immediatamente
dopo la vita di Gesù) lo attestano
chiaramente. Oltre al classico esempio del
prologo di San Giovanni: “In principio era
il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo
era Dio...”, ci sono tante altre espressioni
in cui Gesù si fa uguale al Padre,
per esempio: “Io e il Padre siamo una cosa
sola” (Giovanni 10,30). Obiezione: ma come
mai nei Vangeli abbiamo anche dichiarazioni
in cui Gesù si fa inferiore al Padre?
La risposta è semplice. Quando a Gesù
chiedono qualcosa riguardante il suo essere,
risponde come Verbo facendosi uguale al Padre;
quando invece chiedono qualcosa sulla sua
missione, non risponde solamente come Verbo
ma come Verbo incarnato; e Il Verbo incarnato
non è coeterno al Padre, ma ha avuto
inizio nella storia: nel grembo della Vergine
Maria!
Terza
bugia
Costantino avrebbe occultato i “veri” vangeli
Altra
bugia di Dan Brown: Costantino, sempre con
il Concilio di Nicea, avrebbe deciso l’occultamento
dei vangeli gnostici e ufficializzato quelli
che oggi vengono chiamati canonici (Matteo,
Marco, Luca e Giovanni).
Anche in questo caso Dan Brown prende (o vuole
prendere) una cantonata.
Primo: le fonti ci dicono
che il Concilio di Nicea non si è occupato
del canone delle Scritture.
Secondo: già nella
metà del II secolo il canone delle
Scritture del Nuovo Testamento in vigore era
pressoché uguale a quello definitivo.
Ricordiamo che nella seconda metà del
II secolo mancavano ancora 150 anni all’impero
di Costantino!
Terzo: Dan Brown dimostra
di non conoscere il cosiddetto Frammento muratoriano,
chiamato così perché prende
il nome da Ludovico Antonio Muratori che nel
1740 scoprì questo documento che risale
all’VIII secolo e dove si parla di Pio (è
Pio I), vescovo di Roma morto nel 157 e anche
dell’esistenza dei quattro vangeli di Marco,
Luca, Matteo e Giovanni, degli Atti degli
Apostoli attribuiti a Luca e delle tredici
Lettere di Paolo. Dove però il Frammento
è interessante è quando elenca
alcuni criteri di selezione per i testi canonici.
Primo tra tutti l’antichità (cioé
devono essere il più possibile vicini
ai fatti narrati). Con questo criterio tutta
la produzione gnostica ed eretica va a carte
quarantotto!
Quarto: non c’è solo
il Frammento muratoriano. Nella sua Storia
ecclesiastica, che Eusebio di Cesarea scrisse
nel 325, è scritto che nel II secolo
(quindi molto prima di Costrantino!) nelle
Chiese d’Oriente le Scritture lette erano:
i quattro Vangeli canonici, gli Atti degli
Apostoli, le Lettere di Paolo, le prime Lettere
di Pietro e di Giovanni...e anche alcuni scritti
che non saranno poi inclusi nel canone definitivo.
Ma tra questi ultimi non compaiono affatto
i vangeli gnostici ed eretici!
Quarta
bugia
l’antichità e la storicità del
Priorato di Sion
Dan
Brown dice che per difendere il segreto della
vera vita di Gesù e la sua discendenza,
nel corso della storia sarebbe nata una misteriosa
organizzazione: Il Priorato di Sion. La nascita
risalirebbe –sempre secondo Dan Brown- nientedimeno
che al 1099 con il re crociato Goffredo di
Buglione. Al Priorato sarebbero stati collegati
i Templari e successivamente anche la Massoneria.
Molti uomini illustri sarebbero stati Gran
Maestri di questa associazione segreta. Fra
questi Leonardo da Vinci, che ne sarebbe stato
a capo tra il 1510 e il 1519. Questo Priorato
di Sion sopravviverebbe ancora oggi e sopravviverebbero
anche i discendenti di Gesù in famiglie
aventi soprattutto i cognomi Plantard e Saint
Clair.
Primo: il Priorato di Sion,
come sigla, non è comparso in pieno
medioevo (nel 1099) per poi rimanere per tanti
secoli nascosto, ma è comparso nel
1956: dunque “solo” (si fa per dire!) 900
anni più tardi!
Secondo: non fu fondato da
Guglielmo di Buglione, ma da un Plantard,
precisamente da Pierre Athanase Plantard (1920-200),
un personaggio tutt’altro che di nobili imprese
come Goffredo di Buglione. Pierre Athanase
Plantard fu prima sostenitore del governo
collaborazionista di Vichy e ammiratore di
Adolf Hitler; poi, tra il 1956 e il 1957,
dovette scontare dodici mesi di carcere perché
accusato di corruzione di minorenni, tant’è
che la moglie volle divorziare da lui.
Quinta
bugia
Un codice segreto nelle opere di Leonardo
da Vinci
Leonardo
da Vinci, Gran Maestro del Priorato di Sion,
avrebbe nelle sue opere lasciato indizi di
questa sua appartenenza. E’ vero? Assolutamente
no.
Primo: Judith Veronica Field,
docente alla University of London e presidentessa
della Leonardo da Vinci Society, ha dichiarato
“assurda” l’idea che nelle opere leonardiane
vi sia un codice segreto.
Secondo: le inesattezze di
Dan Brown sulle opere leonardiane sono tali
che parlare di una sua così grande
conoscenza da esser capace di individuare
o di avvalorare un codice segreto è
quanto mai fuori posto. Sentite questa: Dan
Brown nel suo romanzo dice che il quadro di
Leonardo La Vergine delle rocce è alto
un metro e mezzo, quando invece è più
di due metri! In un suo articolo Rino Cammilleri
(Il Timone, n.39) cita Cynthia Grenier che
sul Weekly Standard dell 22.9.2003 ha scritto
su Dan Brown: “Per favore, qualcuno fornisca
a quest’uomo e ai suoi editori le lezioni
di base sulla storia del cristianesimo e una
cartina geografica.” E Peter Millar, sul Times
del 23.6.2003: “Questo libro è, senza
dubbio, il più stupido, inesatto, poco
informato, stereotipato, scombinato e popolaresco
esempio di ‘pulp fiction’ che io abbia mai
letto.”
Terzo: una considerazione
che non ci sembra peregrina, ma che nessuno
ha fatto. Dan Brown dice che nell’Ultima Cena
di Santa Maria delle Grazie, colui (anzi colei)
che sta a fianco non sarebbe Giovanni ma la
Maddalena, ciò perché il personaggio
ha un volto troppo femminile. La risposta
sta nel fatto che Giovanni era il discepolo
giovane, che aveva conosciuto Gesù
direttamente e non come gli altri che avevano
“vissuto” e alcuni erano anche sposati. Ma
poi (ecco la considerazione): se fosse realmente
la Maddalena, perché in questo affresco
i personaggi sono tredici e non quattordici?
Se a fianco a Gesù fosse la Maddalena,
sarebbero dovuti essere in quattordici!
Sesta
bugia
la veridicità di fantasiosi documenti
In
una pagina (precisamente la 9 dell’edizione
italiana, che poi –guarda un pò- nelle
successive ristampe è stata modificata)
si afferma che tutta la storia sarebbe confermata
da documenti inoppugnabili, documenti che
sarebbero stati ritrovati nel 1975 nella Biblioteca
Nazionale di Parigi.
Primo: i documenti sono stati
sì ritrovati, ma –come ampiamente dimostrato
per ammissione degli stessi interessati- questi
documenti sono stati “ritrovati” proprio dalle
persone che li avevano nascosti nella stessa
Biblioteca.
Secondo: è certissimo
–come conferma il noto studioso Massimo Introvigne-
che non si tratta di documenti antichi ma
di falsi moderni.
Che
cosa davvero vuol dirci Il Codice da Vinci?
Accanto
alle bugie nel Codice da Vinci ci sono delle
verità?
Più che verità, si può
dire che questo romanzo mette in evidenza
alcune verità nascoste, che pochi dicono...ma
che sono verità.
Certamente il romanzo, e più ancora
il film, sono una grande e riuscitissima operazione
commerciale, ma –a nostro parere- non sono
solamente questo.
Il racconto, così come è costruito,
giocando in maniera molto ambigua sull’elemento
né del falso né del vero ma
del “verosimile” si rende funzionale ad un
progetto. Un progetto che si esprime a sua
volta funzionale al radicamento e al trionfo
di una mentalità ben precisa.
Per semplificare si può utilizzare
questo esempio: s’immaginino due fiumi che
scorrono per affluire e dare acqua ad un grande
lago. I fiumi sono due “correnti” che insieme
si rendono funzionali al raggiungimento di
una mèta ben precisa, che è
il trionfo di quella mentalità a cui
abbiamo alluso prima.
I
due fiumi:
il relativismo e il sincretismo
I
due fiumi sono il relativismo e il
sincretismo.
Il relativismo è la convinzione
che la verità debba ridursi ad opinione:
non possono esistere verità assolute,
ma tutto è relativo e discutibile.
Il sincretismo è la convinzione
che le religioni possano o debbano fondersi.
Oggi è molto diffusa la religione fai-da-te:
mi piace qualcosa del Cristianesimo, me lo
prendo; mi piace qualcosa del Buddismo, me
lo prendo; mi piace qualcosa del Taoismo,
me lo prendo; ecc...poi si mescola il tutto
e viene fuori una religione a proprio gusto.
Con il relativismo e il sincretismo il Cristianesimo
si nullifica. Che ne rimane della frase di
Gesù: Io sono la via, la verità,
la vita? Con il relativismo Gesù non
è più la verità, ma una
verità; e con il sincretismo non è
più la via e la vita, ma una via e
una vita.
Il Codice da Vinci cerca di ridurre il Cristianesimo
da “fatto” a “mito”, attaccando i suoi fondamenti
storici. Ma se il Cristianesimo diviene mito
e Gesù un personaggio mitico, allora
se ne annulla qualsiasi pretesa totalizzante
e assoluta.
Il
grande lago:
il trionfo della gnosi
Abbiamo
visto come il Gesù di Dan Brown non
è il Dio incarnato ma una sorta di
predicatore, di capo-popolo, che però
aveva un’idea ben precisa. L’idea era quella
di voler restaurare, anche in Palestina (la
terra del monoteismo per eccellenza) l’antico
culto del femminino sacro, legato a sua volta
al culto della Grande Dea. Dunque, un Gesù
non cristiano ma paradossalmente pagano.
Ebbene, questa esaltazione del paganesimo
è perfettamente coerente con la mentalità
gnostica.
Per chi non lo sapesse già, con il
termine Gnosi s’intendono tutte quelle credenze
pseudo-religiose che ritengono che l’uomo
possa raggiungere la salvezza attraverso la
conoscenza (gnosis, infatti, vuol
dire “conoscenza”).
La Gnosi (che preesisteva al Cristianesimo
e che poi ha cercato di contaminarlo) crede
in un divino impersonale (chiamato pleròma
o plèroma a secondo dell’accentuazione
latina o greca). Da questo divino impersonale
sarebbero venute fuori delle “scintille” spirituali,
che poi sarebbero state “imprigionate” nella
materialità (cioé nei corpi)
da un dio inferiore, una sorta di demiurgo
cattivo.
Stando così le cose, per la Gnosi l’uomo
avrebbe una componente divina (il suo spirito),
ma questa componente divina sarebbe purtroppo
“imprigionata” in un corpo. Concezione, questa,
diametralmente diversa da quella cristiana
che invece concepisce l’uomo come sintesi
di spirito e corpo.
Ma per la Gnosi chi sarebbe questo demiurgo
cattivo? Il Dio tradizionale e personale.
E, per quanto riguarda il Cristianesimo, sarebbe
Colui che viene chiamato Dio Padre!
La Gnosi, dunque, dice all’uomo che non solo
non è inferiore a Dio, ma che lui stesso
è Dio; e perché questo si realizzi
pienamente, l’uomo deve quanto prima spogliarsi
della sua individualità e corporeità.
A questa conoscenza specialissima (convincersi
di essere Dio nel proprio spirito) possono
aspirare in pochi (ecco perché la Gnosi
è il comune denominatore di molte sette
esoteriche) ma questa conoscenza, e solo questa,
permetterebbe la vera salvezza.
Ora –è chiaro- questa pretesa gnostica
va di pari passo con la mentalità moderna
e postmoderna che esigono che l’uomo trovi
solo in se stesso la risposta e il senso della
sua vita; che esigono che l’uomo non si assoggetti
a nessuna autorità (Dio), ma che faccia
di se stesso e della sua coscienza l’unico
criterio di giudizio.
Ma torniamo al Gesù di Dan Brown. Egli
non è il Dio incarnato ma si presenta
molto vicino al Gesù così come
lo ha pensato e lo pensa la Gnosi, cioé
un uomo specialissimo che è riuscito
ad arrivare alla “vera conoscenza”, cioé
al fatto che l’uomo è Dio.
Il “sang réal”, di cui parla il romanzo,
non è altro che la “vera conoscenza”
che deve trasmettersi in coloro che credono
in questo vero Gesù, così come
il sangue si trasmette di generazione in generazione.
CONCLUSIONE
Che
dire? Che ancora una volta viene tradita quella
sofferenza grandissima e specialissima che
il Signore Gesù ha offerto per tutti
noi. Viene tradita perchè se ne stravolge
il significato, ma soprattutto perché
se ne respinge il senso meraviglioso.
Qual é questo senso meraviglioso? E’
un Dio che si è fatto uomo per accompagnare
l’uomo nell’avventura del suo esistere, redimerlo
dal più grande problema (che è
il peccato!) e condurlo alla Salvezza. E’
un Dio che si è fatto vittima per indicare
all’uomo la strada dell’amore...è un
Dio che ha teso e tende le sue braccia per
rialzarci e sostenerci.
Il tradimento è ancora quello di sempre:
rifiutare quella Compagnia, quel Sangue, quella
Sofferenza, quelle Braccia...per illudersi
di fare di se stesso il proprio Salvatore!
L’opuscolo
Le bugie del Codice
da Vinci di Corrado Gnerre
si può
richiedere agli
Studi apologetici
Joseph obbedientissimus
via G.Gentile, 6
82100 BENEVENTO
Più
lo butti giù, più si tira
su. Il film Il Codice da Vinci è
stroncato dai critici, ma cinquanta
milioni di copie del romanzo assicurano
comunque il successo di pubblico. Il
film non è ideologico perché
è brutto: è brutto perché
è ideologico. Accentua in modo
caricaturale le atmosfere buie e sinistre
che nel romanzo hanno almeno come contrappunto
gli occasionali modi ironici del protagonista
Robert Langdon.
Non
si tratta di imperizia degli attori
o del regista, ma della scelta consapevole
di creare – calcando ulteriormente la
mano rispetto al romanzo – un'atmosfera
dove lo spettatore è invitato
a percepire immediatamente la Chiesa
in generale e l'Opus Dei in particolare
come istituzioni oscure e sinistre,
che prosperano nel buio e tramano nell'ombra.
Il film dà anche fastidio perché
è prolisso e verboso. I personaggi,
letteralmente, non esistono: sono semplici
portavoce di una tesi. L'evoluzione
di Sophie da scettica a credente e il
fiorire del suo amore per Robert Langdon
nel libro ci sono, nel film no. Che
l'Opus Dei, pur colpevole di ogni male,
sia però contraria all'omicidio
(è il Maestro anticristiano,
non il vescovo dell'Opus Dei, a manipolare
l'inconsapevole monaco assassino Silas)
è una sfumatura del libro che
nel film è accennata così
rapidamente da sfuggire alla maggioranza
degli spettatori.
Lo
slogan con cui la casa cinematografica
risponde alle critiche - «è
solo fiction» - è del tutto
fuorviante. Come cattolico, se pure
davvero fosse «solo fiction»,
protesterei ugualmente invitando a scherzare
coi fanti e lasciare stare i santi.
Se
mi proponessero un film dove la mia
famiglia fosse dipinta come una cosca
mafiosa, non mi accontenterei della
scusa secondo cui è «solo
fiction». E a un cristiano la
sua famiglia spirituale, la Chiesa,
non sta meno a cuore della famiglia
carnale.
Come
sociologo e studioso di religioni, mi
indignerei anche se non fossi cattolico,
perché Dan Brown insiste che
la fiction è solo un pretesto
per svelare segreti e documenti che
un secolare complotto ha nascosto. Un
complotto cui partecipano necessariamente
non solo le Chiese ma anche gli studiosi
accademici di storia del cristianesimo,
una materia insegnata in gran parte
da laici o marxisti fin dai tempi di
Feuerbach e di Renan. A chi afferma
che sostenere che «è tutto
vero» è un semplice espediente
di Dan Brown perché più
gente vada al cinema, rispondo che ci
sono purtroppo numerose indagini sociologiche
secondo cui molti prendono le bufale
del Codice per verità storiche.
L'idea
del complotto è ridicola. I documenti
di cui parla Dan Brown, i cosiddetti
«Dossiers Secrets», sono
falsi confezionati da tre avventurieri
francesi nel 1967. Negli anni 1980 gli
stessi tre avventurieri hanno descritto
i «Dossiers secrets» con
espressioni dove l'aggettivo era brillante,
spiritoso o geniale ma il sostantivo
era mistificazione o burla. Dan Brown
è rimasto l'ultimo al mondo a
considerare veri documenti riconosciuti
falsi da decenni dalle persone stesse
che li hanno confezionati.
Il
film allora è brutto come tutti
i film ideologici nati al servizio di
una tesi preconcetta malamente travestita
da fiction. Non essendo musulmani fondamentalisti,
i cattolici seri non impediranno a nessuno
di andare al cinema né tireranno
sassi o bombe. Ma rifletteranno su come
è triste e squallido il tiro
al cristiano della cultura dominante,
e di quale maleolente ciarpame essa
si serva per vendere di nuovo Cristo:
non per trenta denari, ma per i trenta
milioni di dollari che ha guadagnato
Dan Brown.
LE RADICI DEL CODICE DA VINCI
Morton
Smith e la truffa del Vangelo Segreto
di Marco. Un libro scuote il mondo
accademico americano
di
Massimo Introvigne
Capita
di rado che un libro esploda come
una bomba e produca sconquassi nel
mondo accademico americano, che è
di solito riservato, tranquillo e
abituato a muoversi con cautela. Ma
è quanto sta succedendo con
il volume di Stephen C. Carlson The
Gospel Hoax. Morton Smith’s Invention
of Secret Mark (“La truffa del
Vangelo. Morton Smith e l’invenzione
del Vangelo Segreto di Marco), appena
pubblicato dalla Baylor University
Press di Waco, nel Texas. Stephen
C. Carlson è un avvocato specializzato
in contraffazioni e documenti falsi,
non uno studioso di scienze religiose,
ma è l’editore che dà
prestigio al volume. La Baylor University,
una delle più grandi università
degli Stati Uniti, da un originario
legame con la Chiesa Battista è
passata a un ambizioso piano di rinnovamento
che fa sì che oggi la maggioranza
dei docenti e degli studenti non siano
battisti, ha attirato celebrità
internazionali (delle più diverse
opinioni religiose e politiche) in
diversi settori, e pubblica quell’Interdisciplinary
Journal of Research on Religion che
molti considerano la più autorevole
rivista accademica online nel settore
degli studi sulle religioni.
C’è
un gruppo di studiosi che ha contestato
il Codice da Vinci da una prospettiva
opposta a quella di molti cattolici
e protestanti. Sono i seguaci di Morton
Smith (1911-1991), il famoso e controverso
storico della Chiesa, docente alla
Columbia University di New York, secondo
cui Gesù Cristo era il capo
di una conventicola esoterica in cui
si entrava con un rituale di iniziazione
segreto che comprendeva elementi chiaramente
omosessuali. Evidentemente il Gesù
eterosessuale, sposato alla Maddalena
e con figli di Dan Brown, non poteva
piacere agli smithiani. Morton Smith
si era conquistato fama e onori accademici
annunciando nel 1958 di avere scoperto
nella biblioteca del monastero di
Mar Saba, in Palestina, inserita in
un libro del 1646, la copia scritta
a mano da un monaco circa un secolo
dopo di un frammento di una lettera
asseritamente scritta da San Clemente
di Alessandria (?-215) a un certo
Teodoro. Nella lettera – oltre a parlare
male degli gnostici carpocraziani
– si fa stato dell’esistenza di una
versione segreta del Vangelo di Marco,
e se ne cita in particolare un brano
parallelo al noto episodio della resurrezione
di Lazzaro. “Il giovane che Gesù
amava”, un personaggio che assomiglia
a Lazzaro, in questo Vangelo Segreto
di Marco non è morto (tanto
che “un grande grido si ode dalla
sua tomba”) ma solo malato. Gesù
lo riaccompagna a casa, e “dopo sei
giorni”, come il Maestro gli aveva
chiesto, Lazzaro gli si presenta “con
un panno di lino sul corpo nudo”.
Gesù “rimase con lui quella
notte” e “gli insegnò i misteri
del Regno di Dio”. Secondo Morton
Smith si ha qui la prova di cerimonie
iniziatiche in cui i discepoli sperimentano
una “esperienza allucinatoria” e ottengono
una “libertà dalla Legge (ebraica)”
che li porta a una strettissima unione
spirituale con Gesù, “completata
da un’unione fisica”. Detto in termini
meno accademici, Gesù è
il capo di una setta esoterica come
tante apparse in seguito nella storia
e che esistono ancora oggi, che pratica
rituali di magia sessuale, nella specie
omosessuali.
Per
alcuni anni un buon numero di studiosi
ha creduto all’esistenza del Vangelo
Segreto di Marco sulla base della
testimonianza di Morton Smith, delle
fotografie da lui scattate della lettera
del monaco settecentesco, e delle
autentiche di una serie di specialisti
greci cui Smith mostrò a suo
tempo le fotografie e che certificarono
che si trattava in effetti di un testo
scritto nel Settecento e su carta
dell’epoca. Naturalmente, che il monaco
del Settecento avesse copiato fedelmente
un testo perduto di san Clemente non
si poteva provare direttamente, ma
Morton Smith e i suoi seguaci assicuravano
che lo stile era così tipicamente
di Clemente da rendere la tesi dell’autenticità
praticamente certa. E Clemente era
abbastanza vicino ai tempi apostolici
per dovere sapere di che cosa stava
parlando: se affermava che esisteva
un Vangelo Segreto di Marco, questo
doveva esistere. Dal momento che molte
ipotesi di Morton Smith su insegnamenti
esoterici di Gesù Cristo, diversi
da quelli essoterici a tutti noti,
erano piuttosto spericolate, molti
storici e teologi si rifiutavano di
seguirlo fino in fondo. Ma fino a
qualche anno fa i più si limitavano
a sostenere che il Vangelo Segreto
di Marco citato da Clemente era in
realtà un testo gnostico posteriore
al Vangelo di Marco che tutti conosciamo,
imitato da questo e da collocare nella
categoria dei Vangeli apocrifi, dove
storie più o meno bizzarre
su Gesù sono – come sa chi
ha appunto seguito le controversie
sul Codice da Vinci – più o
meno comuni.
C’era
anche, per la verità, chi sosteneva
che la lettera di Clemente era falsa
e che il fatto che il manoscritto
fotografato da Morton Smith fosse
andato perduto nel monastero di Mar
Saba e non si trovasse più
per sottoporlo a ulteriori esami era
un po’ troppo comodo. Ma queste voci
erano messe a tacere: si rischiava
di passare da bigotti, che volevano
soffocare la voce scomoda di un professore
progressista gettando dubbi indegni
sulla integrità di un illustre
docente. Il libro di Carlson presenta
ora il caso sotto una luce completamente
diversa. Afferma che le fotografie
sono più che sufficienti. Applicando
tecniche di investigazione forense
non note negli anni 1950 Carlson dimostra
persuasivamente – tanto da avere convinto
tutti i recensori specializzati in
criminologia – che è possibile
provare non solo che il testo è
stato prodotto nel XX secolo, non
nel XVIII, ma anche che l’autore dello
scritto è lo stesso Morton
Smith. Le prove calligrafiche, estremamente
tecniche, sono di per sé sufficienti.
Ma – come molti falsari – Smith non
ha resistito alla tentazione di lasciare
una firma e ha inserito un’allusione
a un metodo di produzione del sale
assolutamente ignoto nel XVIII secolo
– per non parlare dell’epoca di san
Clemente – noto come “metodo Morton”,
e altri riferimenti alla parola “Smith”.
Inoltre la famosa prova costituita
dall’“inconfondibile” stile di Clemente
tradisce ancora il falsario, perché
esagera. Ci sono stilemi e modi di
esprimersi unici utilizzati da Clemente,
ma nelle sue opere ricorrono una volta
ogni due o tre frasi. Qui in un solo
breve testo ce ne sono decine.
Dopo
lo scandalo letterario del Codice
da Vinci, interamente costruito su
documenti noti da vent’anni come falsi
(come credo di avere dimostrato nel
mio Gli Illuminati e il Priorato di
Sion, Piemme, Casale Monferrato 2005),
siamo di fronte a uno scandalo accademico
che interesserà meno il grande
pubblico, ma le cui potenzialità
sono assai più esplosive. Come
hanno scritto recensori del libro
di Carlson che insegnano storia del
cristianesimo antico, come Bart D.
Ehrman, si crede al Vangelo Segreto
di Marco perché ci si vuole
credere: non solo perché è
“politicamente corretto” ritrovare
l’omosessualità fra i primi
cristiani, ma perché – quand’anche
non fosse valido come prova di iniziazioni
omosessuali – dovrebbe provare un
punto centrale (ma falso) dell’esegesi
biblica più ostinatamente “progressista”:
l’instabilità della tradizione
apostolica e la coesistenza di tradizioni
molto differenti ancora nel secondo
secolo se non addirittura nel terzo.
Da questo punto di vista, un rispettato
professore della Columbia University
– un tempio del progressismo politico
e religioso – come Morton Smith appare,
a posteriori, come la semplice versione
accademica di un Dan Brown qualunque.
M.
Introvigne
Quanto
appena detto da Introvigne ci aiuta
a renderci conto di chi era questo
Morton Smith: un bestemmiatore menzognero!
Ho visto proprio ieri il suo libro
blasfemo e veramente diabolico: Gesù
Mago; questo libro è semplicemente
un accumulo di menzogne e bestemmie
contro Gesù benedetto. Ma chi
si mette contro la Verità che
è Cristo , prima o poi mostra
mostra di essere un menzognero, è
il caso di questo professore, falso
maestro , ora deceduto; che sia arrivato
a falsificare documenti e affermare
tali menzogne è altamente istruttivo
per noi ...chissà ora dove
sta? E se sta all'inferno quanto terribilmente
soffre per avere scandalizzato tanti
e probabilmente in modo cosciente
, con le sue bestemmie e menzogne.