tratto
dall'Enciclopedia di Apologetica
- quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE
Nos raisons de croire - Réponses aux
objection
1. Utilità
e insufficienza della classificazione delle
religioni secondo il metodo cìclico-culturale.
Questa
classificazione, che certamente deve ancora
compiere grandi progressi, ci pare fin d'ora
abbastanza confermata dai fatti, almeno in
quanto all'adattamento generale delle credenze
e dei riti allo sviluppo, in linee divergenti,
dei tipi di civiltà materiale e di
organizzazione sociale. La dimostrazione della
sua verità d'insieme sembra avere un
duplice vantaggio.
a)
Elimina l'evoluzione lineare, di cui abbiamo
parlato in principio di questo capitolo. Ora,
quest'evoluzionismo è fondamentalmente
naturalista; nel campo umano, tutto obbedisce
a leggi biologiche per cui nell'uomo la religione
appare come illusione, sia essa credenza all'anima
o ai mani o anche al marta, oppure alla società
come realtà che trascende l'uomo. L'illusione
subisce poi una specie di sublimazione progressiva,
che d'altronde non ne sopprime il fondo.
Prima esigenze immaginative, poi il lavoro
della logica semplificatrice dalle anime o
dalla forza impersonale, prima adorata, fanno
uscire dapprima gli spiriti, poi gli dèi,
infine il Dio unico. L'evoluzionismo
materialista viene certamente eliminato a
beneficio della fede, ma non per un imperativo
arbitrario della fede, bensì grazie
a un metodo che ha vero valore scientifico.
Gli evoluzionisti non fecero che costruire
una grande ipotesi, appellandosi a procedimenti
immaginativi e intellettuali congetturati
molto più per il bisogno della causa,
che non da quanto lo permettano i fatti e
i dati positivi, come dimostra ad esempio
la critica dell'animismo di Tylor fatta da
Durkheim. Invece, G. Schmidt e Montandon elaborano
le loro dottrine partendo dalla constatazione
positiva di rapporti costanti, almeno nel
l'insieme, tra le forme culturali e i fenomeni
religiosi. Essi, come tutti gli studiosi,
fanno certamente delle ipotesi, che però
verificano alla luce dei fatti.
Questo aderire al fatto offre una spiegazione
delle diversità delle religioni; invece,
gli evoluzionisti naturalisti si contentano
di porre la differenza come un dato primo,
a meno che non la misconoscano, per ridurre
forzosamente tutti gli sviluppi religiosi
allo stesso schema: animismo, fede negli spiriti,
ecc
(v. sopra).
b) Esponendo i risultati delle ricerche del
P. Schmidt e del Montandon, ci siamo attenuti
al punto di vista descrittivo o tipologico;
abbiamo classificato, non giudicato. In un
manuale di apologetica però, se si
parla delle diverse religioni, bisogna pronunciarsi
sul loro valore rispettivo, come faremo ora
con un breve esame della religione primitiva,
dei vari paganesimi e delle religioni superiori,
insistendo sui loro vantaggi e deficienze
più di quanto abbiamo fatto finora.
2. La religione primitiva.
- Quasi tutte le popolazioni più primitive
a noi contemporanee, la cui religione fu seriamente
studiata, credono a un Essere supremo, che,
pur con molte varianti e sfumature, assai
generalmente considerano come creatore, Padre
e custode della morale. E siccome, per quanto
ne sappiamo, queste popolazioni sono nello
stato di civiltà più prossimo
a quello in cui visse l'umanità ai
suoi inizi, diventa verosimile la congettura
che anche la loro religione sia molto vicina
a quella dei primissimi uomini.
Facendo
un passo avanti, possiamo credere che la religione
dell'umanità iniziale doveva essere,
se non più sviluppata, almeno più
pura di quella degli attuali " primitivi
", che in realtà sono ritardatari,
e quindi degenerati. La loro civiltà
rudimentale, più che veramente primitiva,
è vecchiotta. L'umanità, nella
sua infanzia, era certamente più ingenua,
più spontanea e aveva slancio verso
l'avvenire.
Quindi,
psicologi ed etnologi non possono contrapporre
valide ragioni contro l'insegnamento comune
dei teologi cattolici contemporanei sulla
scienza del primo uomo, a 1.
La rivelazione primitiva, almeno anteriore,
delle verità soprannaturali più
generali e necessarie alla salute, come la
fede in Dio Supremo Signore, rimuneratore
e rivelatore che chiama l'uomo all'amicizia,
alla somiglianzà, alla vita immortale
di Dio stesso; inoltre, secondo san Tommaso,
la salvezza per mezzo del futuro Mediatore;
2. una conoscenza abbastanza elevata
delle verità morali naturali: l'unità
di natura tra gli uomini e la loro superiorità
sugli animali, l'unità indissolubile
del matrimonio, fondamento della famiglia;
3. infine, una certa conoscenza dell'importanza
e delle conseguenze del peccato che potevano
commettere " (1).
Adamo
non possedeva queste verità come i
princìpi d'una filosofia o d'una teologia
elaborate in concetti nettamente definiti,
e oggi non sono più seguiti i Padri
e i teologi che, ragionando astrattamente,
gli attribuiscono una scienza quasi perfetta,
" Il P. Schmidt, ne La révélation
primitive et les données actuelles
de la Science, pensa che la rivelazione
primitiva dovette commisurarsi allo stato
iniziale dell'evoluzione umana, ponendo semplicemente
nell'uomo il principio largo e solido di tutto
il progresso ulteriore e sottoponendosi quindi
ossa stessa alla legge d'uno sviluppo progressivo.
Er;t tino stato privilegiato, ma era pure
lo stato dell'infanzia dell'umanità
die, anche prima "lei penato, era soggetta
alla legge del progresso. Infatti, l'uomo
della Genesi doveva inoltiplicarsi, crescere,
riempire la terra e dominarla poco per volta.
Possiamo quindi immaginare che, anche nell'ordine
dell'intelligenza, vi erano una felice facilita
e semplicità, vedute concrete e dirette,
che non escludevano la genialità; da
parte di Dio, c'era una rivelazione come semplice
punto di partenza di ciò che sarebbe
seguito " (2).
Perduti,
con la caduta di Adamo, quelli che i teologi
chiamano i doni a preternaturali ", cioè
l'esenzione dall'ignoranza e l'immunità
dalla concupiscenza, l'uomo non fu più
aiutato dallo stato privilegiato dell'intelligenza
e fu esposto all'urto della concupiscenza
rivoltata contro il suo spirito; le sue conoscenze
religiose furono meno estese, meno certe e
chiare. Proprio all'origine ne derivò
una prima decadenza della religione primitiva
che, tuttavia, specialmente in un'elite, potè
conservare una purezza ancor grande e una
certa elevazione. Non è possibile dire
quanto fosse più elevata della religione
degli attuali " primitivi ", ma
doveva superarla come l'infanzia supera l'infantilismo.
3.
Il paganesimo.
a) Decadenza religiosa precoce.
-
La religione primitiva dovette decadere molto
presto perché, per quanto si risalga
nella storia, s'incontra il paganesimo regnante
su tutta o quasi la terra, e abbiamo constatato,
che, fin dal paleolitico di mezzo, la magia
contamino profondamente la religione. La Bibbia
non contraddice affatto, perché afferma
che, al tempo del diluvio, " ogni carne
aveva corrotto la sua via sulla terra ".
(Gn., 6, 12); e la Genesi, nel prospetto cronologico,
pone il diluvio all'ottava generazione dopo
Adamo, lasciandoci capire che, poco dopo il
primo uomo, la vera religione, rivelata almeno
allo stato rudimentale, era solo più
praticata dalla famiglia di Noè.
(1)
A. Verrièle, Le sumaturel eri nous
et le fiche originel. Parigi, BU>ud.
1932. p. 149, trad. hai. presso Vita e Pensiero,
Milano, pp. 207-208.
(2) Ivi, pp. 149-150, trad. it. p.
208.
b)
Perversione.
-
Bisogna lealmente ammettere col P. Schmidt
che gli errori e i pervertimenti del sentimento
religioso sono evidenti e tanto numerosi,
che hanno riempito di mali il mondo e la storia.
Occorre però spiegare questo fatto
sconosciuto più per mezzo della scienza
che col vago ricorso agli errori dell'immaginazione
e della sensibilità e all'azione deprimente
delle passioni umane. Ora, la tipologia che
abbiamo riassunto stabilisce che la perversione
deplorevole non è dovuta alla religione
stessa, che fin dalle età più
lontane avrebbe conservato non so quale tendenza
all'irrazionalismo e all'anormalità,
ma a influssi di ordine estrareligioso.
c)
Mitologia.
-
La materializzazione del divino e la conseguente
proliferazione degli dèi sono originate
in certe condizioni della vita economica e
sociale e avvennero solo quando furono presenti
queste condizioni. Perciò, mancano
nella civiltà primitiva.
Il
dio-sole, per esempio, appare nella civiltà
totemistica della grande caccia, perché
allora c'era il vivo desiderio che si moltiplicassero
gli animali o i vegetali-totem, e perciò,
erano apprezzati i benefici del sole, specialmente
del sole nascente, fonte d'ogni fecondità.
Attorno a questa promozione divina, sorse
una completa mitologia solare.
D'altra
parte, il culto della luna, caratteristica
della civiltà della piccola coltura,
come abbiamo visto, ò dovuto alla preponderanza
che la donna acquista col suo ufficio di provveditrice
e di giardiniera del villaggio primitivo.
La nuova deificazione fece sorgere una mitologia
lunare, complessa quanto quella solare.
In
terzo luogo, la civiltà pastorale produsse
il dio-cielo, perché la steppa nuda
e aperta favorisce particolarmente la contemplazione
del cielo, e sviluppò il culto degli
antenati, a causa della solida organizzazione
della famiglia patriarcale che la distingue.
Ora, tutte le civiltà successive risultano
0 dalla fusione di queste tre civiltà
primarie, o dal diretto sviluppo della civiltà
dei pastori nomadi, che è la più
feconda. Tutti gli antichi e i moderni politeismi
sono eredi di queste civiltà; e se
all'eredità del passato aggiungiamo
l'influsso delle gerarchie politiche su quelle
divine, restano spiegate la formazione e la
natura dei loro panteon.
d)
Magia.
-
La magia poi è fonte d'innumerevoli
delitti e turpitudini, come il cannibalismo
rituale, i sacrifici umani, la prostituzione
e le dissolutezze sacre. La magia che ha contaminato
e contamina tuttora tante religioni, non solo
è distinta dalla religione, ma ne è
l'opposto, se non nei gesti esterni, almeno
in ciò che riguarda l'atteggiamento
fondamentale dell'anima. Inoltre, anche la
magia nacque per evoluzione naturale se non
necessaria da certe condizioni particolari
dell'economia politica e sociale e, come abbiamo
detto, ricevette la sua forma attiva dalla
psicologia dei cacciatori totemisti; la sua
forma passiva si differenziò sotto
l'azione della mentalità femminile
preponderante nella civiltà della piccola
coltura; infine, le società segrete,
destinate a combattere il matriarcato, la
portarono al parossismo.
Quindi,
la religione non fu creata dalla società;
anzi, per poco non ne fu soffocata, come sarebbe
accaduto, se non avesse avuto una prodigiosa
vitalità, che non pare ancora esaurita.
e)
Valore relativo del paganesimo.
-
Per quanto i paganesimi siano stati e siano
tuttora degradati, conservano tuttavia qualche
traccia di verità, e si
può constatare che esercitarono influssi
felici sull'individuo e sulla società.
Prima
di tutto, non è scomparsa completamente
l'idea dell'Essere supremo, che anzi ha un
grande risalto in parecchi di essi, come in
Cina, dove il Cielo-sovrano ha un netto predominio
su tutta la gerarchia degli spiriti e degli
d.èi, e come fra gli Indoeuropei, che
alla sommità del panteon collocano
un Dio Padre, a Zeus Pater ", a Jupiter
" che richiama VAU-Father di Andrea Lang.
Con
Bergson bisogna inoltre riconoscere che le
religioni " statiche " contribuirono
a conservare la società e la fiducia
dell'uomo nella vita. L'intelligenza spesso
devia l'individuo dal servizio sociale per
fini egoisti. Osservata quindi da questo primo
punto di vista, la religione è reazione
difensiva della natura contro il potere dissolvente
dell'intelligenza " (3).
La
riflessione ci persuade facilmente che la
morte ha un carattere inevitabile, generando
pessimismo e scoraggiamento. Ora, perfino
le religioni inferiori hanno fede in una continuazione
della vita dopo la morte. Osservata da questo
secondo punto di vista, la religione è
una reazione difensiva della natura, contro
l'intelligenza che ci presenta l'inevitabilità
della morte " (4).
Anche astraendo dalla morte, la vita è
un rischio inevitabile, dal momento che l'intelligenza
crea un intervallo tra l'iniziativa e il suo
effetto, che non esiste affatto nel caso dell'istinto.
Perciò, si ricorre a una assicurazione
contro l'imprevedibilità facendo intervenire
potenze favorevoli (5).
Il
valore dei diversi paganesimi ha vari gradi.
I
Greci, coll'istinto della bellezza e dell'armonia,
misero in rilievo, almeno in una certa misura,
l'idea della divinità; i Romani aggiunsero
gravita all'esercizio della religione e, sviluppando
culti domestici, contribuirono alla stabilità
e alla continuità familiare.
Non
bisogna forse ammettere che, in generale,
i pagani abbiano conservato qualche senso
della vera religione, dal momento che, quando
si convertono, manifestano un certo accordo
preliminare del loro pensiero con l'idea del
Dio unico e delle sue esigenze morali?
Sotto
questo punto di vista, Raoul Allier ne La
psychologie de la conver-sion chez les peuples
non civilisèes, e Les non-cìvilisées
et nous raccolse testimonianze decisive di
pastori protestanti. Nel rendiconto della
sesta settimana di Missionologia di Lovanio
(L'dme des peuples à évangeliser),
si trovano osservazioni di missionari cattolici
che illustrano il detto di Tertulliano sull'anima
a naturaliter christiana ".
Infine,
gli stessi praticanti dei paganesimi possono
andare oltre quello che ricevono da queste
religioni grazie alla loro generosità
che rimane possibile nell'errore in buona
fede. " Secondo l'opinione della grande
maggioranza dei teologi, Dio vuole salvare
tutti gli uomini e la sua grazia si spande
su tutte le anime di buona volontà
attraverso canali e in misura che noi ignoriamo.
Perciò, si capisce come, tra il cristianesimo
e le altre religioni, possa esserci una certa
somiglianzà anche nei sentimenti morali
e negli atti di virtù " (6).
(3)
Les deux sources de la morale et de la religion,
p. 127.
(4) Iti, p. 137.
(5) Ivi, p. i6t.
(6) Abbé
de Broolie, Problémes et conclusions
de l'hislnire des reiigions, p. 150.
4.
Religioni superiori.
a)
Le forme superiori delle religioni dell'India.
Il bramanesimo è l'opera di filosofi
mistici che, con la meditazione e l'ascesi,
cercano
di scoprire l'assoluto ulteriore per sfuggire
al karma che trascina l'uomo da un'esistenza
all'altra col peso dei suoi atti. Questo panteismo
sfocia nel quietismo. Nulla certo impedisce
che tra i saggi dell'India braminica sia stato
possibile trovare uomini veramente religiosi,
umili e in buona fede, che in mezzo agli equivoci
d'una filosofia rudimentale abbiano avuto
qualche intuizione del Maestro ulteriore;
tuttavia, l'assoluto del bramanesimo per se
stesso poteva fare soltanto degli esseri inutili
agli altri e a se stessi, che con le loro
ricette cercano una chimerica potenza universale,
rivale di quella del sacrificio braminico,
col possesso della forza impersonale che penetra
tutte le cose. " Perciò, le idee
che non si rinnovano più a contatto
con la vita, s'impoveriscono; un mostruoso
egoismo trasforma l'io in un centro assoluto;
di qui, l'ignoranza della preghiera, le estasi
che troppo spesso manifestano la patologia,
gli stati vaghi, indefiniti e mortali d'una
coscienza vuota, caricatura del sentimento
dell'Infinito "
(7).
All'attivo
del bramanesimo bisogna tuttavia porre la
sua reazione al politeismo della religione
dei Veda, perché il politeismo conduce
a una s proliferazione dell'assurdo "
(Bergson), la sua opposizione a una religione
puramente esteriore in cui il sacrificio vedico
assorbiva tutta l'attività religiosa
e diveniva in certo modo Dio stesso — la tenera
pietà ispirata da questa o da quell'altra
opera braminica, specialmente la celebre Bhagavadghttd
(il canto del Beato) — una morale assai ferma
e spesso perfino minuziosa.
La
forma primitiva del buddismo fu essenzialmente
un metodo per guarire il dolore derivante
dell'attaccamento all'illusione dell'io, estinguendo
il desiderio stesso; è praticato soprattutto
dai monaci mendicanti che mettono in atto
un ascetismo moderato con cui sperano di raggiungere
direttamente il Nirvana che è, se non
l'annichilamento, almeno la spersonalizzazione.
I Cusui laici che forniscono i mezzi di vita
ai monaci possono arrivare al Nirvana solo
dopo aver attraversato molti paradisi.
Il
successo del buddismo che attualmente nutre
lo spirito di quattrocento milioni di uomini,
si spiega col prestigio del fondatore, con
la <t via media " da lui praticata
e che insegnò a praticare tra le astnise
speculazioni dei bramilii e le stravaganze
degli asceti; con la predicazione di una morale
più spirituale che rituale, accessibile
agli uomini e alle donne di qualsiasi casta
e cultura; con la raccomandazione della tolleranza,
della sincerità con se stessi e dell'umiltà.
Ma
il buddismo k è caduto a capofitto
nel grande errore morale dell'India, il più
opposto a tutte le tendenze occidentali, e
possiamo dire, alle più sane tendenze
dell'umanità: l'odio e il terrore dell'azione,
anche se ridotta a sem-. plice desiderio,
anche se esercitata nel paradiso degli dèi,
pensando che l'unica vera felicità
sia immobilità impassibile, che trova
la sua immagine meno imperfetta, sempre ripetuta,
in uno stato di sonno senza sogno " (8).
È vero che il Budda insegna che a gli
uomini devono avere cura gli uni degli altri;
ma non per amore di Dio, loro Padre comune,
come nel Vangelo, bensì (il Budda almeno
non esprimeva altra ragione) solo perché
la pratica della benevolenza e della beneficienza
distrugge l'egoismo che ci condanna alle illusioni
nocive nutrite dall'attaccamento all'io ".
(9).
Abbiamo
parlato del bramanesimo e del buddismo dell'elite;
quelli delle masse sono puro paganesimo.
(7)
P. B. Aixo, Plaies d'Burope et baumes du Gange,
Ed. du Cerf, 1931, pp. 56-57.
(8) Ivi, p. 16.
(9) Ivi, p. 96.
b)
II Mazdeismo.
-
" Nell'Iran, in seno a un politeismo
molto simile a quello rappresentato dai Vedas
dell'India, fu fatta una riforma d'innegabile
grandezza (di cui ignoriamo la data, benché
oggi il mondo degli studiosi sia incline a
un'epoca tardiva) legata al nome di Zoroastro,
il quale riduce tutto alla lotta che il fedele
mazdeista con la disciplina morale e i riti
deve condurre assieme ad Ahura-Mazda (Ormuzd)
in favore del bene e della luce contro Angra-Mayniu
(Aliriman). le tenebre e il male. Tuttavia,
la riforma, anche nei libri sacri, VAvesta,
elimina solo molto imperfettamente il naturismo
primitivo e il politeismo; fa un posto troppo
ristretto al sentimento religioso e al misticismo;
esclude l'ascetismo, dal momento che, nel
mondo buono, tutto è buono; è
dominato non dall'amore, ma dalla stretta
giustizia; è pervasa da un dualismo,
che, anche se meno assoluto di quello del
manicheismo, che deve al mazdeismo solo una
parte dei suoi elementi, tende a catalogare
gli esseri in due categorie nelle quali sarebbero
fatalmente assegnati dalla loro predestinazione
originale" (10).
e)
L'Islam.
-
II Loisy ne da questo giudizio: " Religione
improntata di giudaismo e di cristianesimo,
più vicina al primo die al secondo,
adatta allo spirito e alle tradizioni dell'Arabia,
mediocremente esigente "dal punto di
vista morale; il temperamento bellicoso dei
primi fedeli incoraggialo dallo stesso profeta
riguardo alla guerra santa, ne determinò
il successo; accentua più che mai la
promessa d'immortalità; il paradiso
appartiene a quelli die professano che Dio
è Dio e che Maometto è il profeta
di Dio. Nato sui confini della civiltà
mediterranea, l'Islam per un momento parve
orientarsi verso di essa, ma presto s'immobilizzò,
e negli ultimi secoli, fece le sue conquiste
religiose su popolazioni semicivili o affatto
civili, alle quali possiamo dire che la semplice
credenza dell'Islam e la sua moralità
un po' frusta riesce più gradita della
teologia più sapiente e della moralità
più esigente delle confessioni cristiane"
(11).
Dopo
aver distinto tra ciò che vi è
di eccellente e di mediocre nelle quattro
grandi religioni superiori fuori del giudeo-cristianesimo,
siamo giunti a quest'ultimo, del quale il
presente manuale si occupa più avanti.
S.
M.
BIBLIOGRAFIA.
Si veda quella citata al capitolo precedente,
specie ai nn. a e 3.
(10)
E. Magnin, Art. Migion, in D.T.C.,
XIU, col. 2300.
(11)
La
relìgion, Parigi, 1937, p. 123.