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Il “Codice Da Vinci” è come “I Protocolli dei Savi anziani di Sion”

intervista al sociologo e scrittore Francesco Alberoni

ROMA, venerdì, 12 maggio 2006 (ZENIT.org).- Il “Codice da Vinci” è un libro di fandonie fatto apposta per attaccare la Chiesa, come “I Protocolli dei Savi anziani di Sion” furono inventati dagli antisemiti per attaccare gli ebrei, afferma Francesco Alberoni.

Così ha detto in una intervista concessa a ZENIT, lo scrittore ed editorialista del “Corriere della Sera”, nell’offrire una lettura sociologica al fenomeno del best seller di Dan Brown.

Lei ha sostenuto che il “Codice da Vinci” è come “I Protocolli dei Savi anziani di Sion”. Ci spiega il perché di questa sua affermazione?

Alberoni: Il “Codice da Vinci” è stato presentato al pubblico come fondato su dati storici reali. Questa premessa c'è ancora nella edizione inglese ed è stata tolta nella edizione italiana per le nostre proteste. Ora Dan Brown, per ignorante che fosse, non poteva non sapere che la divinità di Cristo è esplicitamente affermata nelle lettere di San Paolo scritte attorno al 60, nel Vangelo di Giovanni, comunque nel primo secolo, e lui dice che è stata affermata nel concilio di Nicea nel IV secolo. Non è possibile sostenere che Gesù Cristo sia stato sposato e tantomeno con Maria Maddalena. E’ un invenzione insostenibile la storia della discendenza nei Merovingi, i massacri compiuti dalla Chiesa cattolica e poi dall’Opus Dei per tener nascosta la notizia etc. Però tutte queste fandonie consapevoli hanno come risultato di screditare la Chiesa perché il libro è fatto in modo che la gente le creda. E’ esattamente quello che fa “I Protocolli dei Savi anziani di Sion”, un testo inventato dagli antisemiti, in cui si attribuisce ai capi degli ebrei il piano di dominio sul mondo e che è stato usato da Hitler per giustificare la loro persecuzione.

Da sociologo, scrittore e intellettuale che studia i cambiamenti culturali, come spiega l'interesse del pubblico per il libro di Dan Brown?

Alberoni: Perché c'è un gran bisogno di sacro, di religioso, di mistero, come si è visto dal successo dei libri di Carlos Castaneda, dai testi della New Age, dai libri di Paulo Coelho, dalla saga di Tolkien, di Harry Potter, ma nessuno finora aveva affabulato su Gesù Cristo. Lo ha fatto Dan Brown, mettendoci dentro l'erotismo fra Gesù e la Maddalena e poi la criminalità della Chiesa. Un cocktail appetitoso soprattutto per le giovani generazioni che sanno poco sia di storia sacra che di quella profana.

C'è una domanda di religiosità che la Chiesa cattolica non ha sufficientemente avvertito? Oppure Dan Brown ha pensato che si può sfruttare l'ignoranza diffusa sulla storia e sui fondamenti del cristianesimo?

Alberoni: E’ stata sfruttata questa domanda di religiosità ed è vero che gli intellettuali, gli scrittori cristiani non hanno saputo dare una risposta esauriente al bisogno di spiritualità e quando lo hanno fatto sono stati ignorati o combattuti dai laicisti e non sono stati pienamente compresi dagli organi ufficiali della Chiesa. Ne è un piccolo esempio il libro di mia moglie Rosa, “La montagna di Luce”, un romanzo che ha una forte ispirazione mistica passato inosservato da tutti gli organi cattolici. Molto invece ha fatto Papa Giovanni Paolo II per raccogliere i giovani, dare loro il senso di appartenenza, per far loro vivere la vita cristiana con un linguaggio anche musicale moderno.

Quali sono, secondo lei, le verità profonde dell'avvenimento cristiano, ed in che modo l'Incarnazione e la Resurrezione di Cristo incidono sulla vita degli uomini?

Alberoni: Sono quelle che ogni cristiano appena un pò attento sa, la sublime morale del Vangelo che costituisce una rottura e apre una nuova era, la Incarnazione e la morte di Gesù per amore nostro e la Resurrezione come promessa di vita eterna. Quindi la carità e la speranza. Senza Cristo non ci sarebbe stata l'Europa, il Rinascimento, non ci sarebbero stati Immanuel Kant e Jeremy Bentham, non ci sarebbe stato nemmeno Marx, tutti hanno attinto da lui versando poi talvolta vino avvelenato