la chiesa cattolica e le chiese cristiane
separate
tratto
dall'Enciclopedia di Apologetica
- quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE
Nos raisons de croire - Réponses aux
objection
Di
fronte alle divisioni operatesi nella cristianità
già dai primi secoli della sua esistenza
e fino al secolo XIX col pullulare delle sette
nei popoli anglosassoni, divisioni di cui
conosciamo un po' di storia dalle esposizioni
precedenti, occorre farsi un'opinione cattolica
tanto dal punto di vista dottrinale come da
quello dell'azione.
Nella
teologia e nella pratica cattolica questo
tema è piuttosto nuovo e affrontandolo
si fa un po' opera di pionieri. Inoltre è
evidente che in poche pagine si può
dare solo ciò che è assolutamente
essenziale.
CAPITOLO
I. - LE DIVISIONI CRISTIANE
§
1. - Lo scisma
Prendiamo
questa parola in un senso largo, includendovi
tutte le separazioni tra i cristiani, qualunque
ne sia il motivo.
Nozione
cattolica. - In tutti i tempi ci
furono nella Chiesa, composta di uomini, differenze
d'opinioni e alle volte anche dissensi. San
Paolo ce ne da un'idea nei primi quattro capitoli
della prima lettera ai Corinti. Ma qui è
necessaria una distinzione fondamentale: alcune
divergenze, e alcuni dissensi sono compatibili
con la comunione ecclesiastica; altri no.
Unico giudice in questa materia è la
gerarchia apostolica. Secondo la recente Enciclica
del Pontefice Pio XII, Mystici Corporis Christi,
la quale qui non fa che riprendere l'insegnamento
tradizionale, la comunione ecclesiastica è
data essenzialmente dal battesimo, dalla professione
della vera fede e dalla sommissione all'autorità
legittima del Pontefice romano, vicario di
Cristo, e dei vescovi in comunione con lui.
Lo scisma formale è un grave peccato
contro la comunione ecclesiastica.
Nozione
presso i non cattolici. - Si può
prevedere come tale nozione sia assai fluida
per l'imprecisione della loro dottrina sull'autorità
nella Chiesa. Dividiamoli in due gruppi: il
gruppo " cattolico" e il gruppo
protestante.
Il
gruppo " cattolico " che, grosso
modo, comprende gli ortodossi, gli anglicani
e i vecchi cattolici, ritiene che la comunione
ecclesiastica si riassuma essenzialmente in
quattro punti (chiamati il Quadrilatero di
Lambeth perché sorto dalla conferenza
di questo nome del 1920): la Bibbia, gli antichi
simboli di fede, i sacramenti e l'episcopato
storico. Secondo quest'opinione le Chiese
cristiane, che hanno conservato il Quadrilatero,
fanno essenzialmente parte della Chiesa "
cattolica " nonostante le divisioni in
materie essenziali, mentre le Chiese cristiane
che hanno respinto l'uno o l'altro di questi
quattro elementi, si sono escluse da se stesse
dalla comunione ecclesiastica e sono quindi
scismatiche.
Il
gruppo protestante, composto delle altre Chiese
separate, non vede una gravita più
o meno grande nelle divisioni cristiane esistenti,
e praticamente le assimila a quelle della
Chiesa di Corinto al tempo di San Paolo; talvolta
anzi giunge a giustificarle con una specie
di " diritto allo scisma ", per
il quale una società cristiana può
eventualmente difendere la sua fisionomia
religiosa contro le usurpazioni dell'autorità.
A
parte quest'ultima opinione, lo scisma è
considerato, almeno attualmente, negli ambienti
non cattolici, come un peccato contro la comunione
ecclesiastica nella quale si accentua soprattutto
la fraternità cristiana.
§
2. - Gli effetti dello scisma nella Chiesa.
Nozione
cattolica. - La Chiesa, inseparabilmente
unita al suo capo Gesù Cristo, è
una, grazie al dono che Egli le comunica,
e alla sua continua esistenza, k Chi dunque
potrebbe pretendere che quest'unità,
sorta dalla stabilità divina e omogenea
ai misteri celesti, possa essere lacerata
nella Chiesa e spezzata dall'opposizione della
volontà in disaccordo! ", esclamava
nel secolo terzo il grande dottore cattolico
dell'unità cattolica san Cipriano (De
catholicae Ecclesiae Unitale, e. rv).
Gli
scismatici non riuscirono a spezzare l'unità
della Chiesa cattolica, ma soltanto a strapparle
un certo numero di figli. Tanto prima come
dopo gli scismi, essa resta l'unica Sposa
di Gesù Cristo. Il che è espresso
chiaramente nel fatto che la Chiesa continua
a chiamarsi cattolica e ad agire di conseguenza,
convocando per esempio concili ecumenici.
È
chiaro che lo scisma non è nella Chiesa,
ma si può affermare che essa non risenta
nessun colpo dal fatto degli scismi? È
evidentissimo che ne risente e noi cercheremo
di spiegare un po' quello che si potrebbe
chiamare il male dello scisma per la Chiesa.
Lo
Prima di tutto è un male quantitativo.
Accanto ai 370.000.000 di cattolici, ci sono
circa 475.000.000 di non cattolici. La cristianità
non coincide più con la Chiesa cattolica,
e questa mancanza di coincidenza ha due nefaste
conseguenze per la credibilità della
Chiesa:
a)
l'unicità della Chiesa cattolica in
certa misura è violata: senza il soccorso
della fede cattolica si sarebbe tentati di
considerare la Chiesa di Cristo più
o meno profondamente divisa. Ricordiamo qui
la celebre teoria dei rami (branch theory),
secondo la quale le confessioni cristiane
separate sarebbero tutte quante rami egualmente
autentici e legittimi d'uno stesso tronco
e tutte assieme costituirebbero ". la
Chiesa cattolica ". Possiamo quindi concludere
che nello stato della cristianità divisa
c'è uno scandalo, che chiameremmo "
ecclesiologico ".
b)
Le divisioni nella cristianità velano
anche la credibilità del messaggio
di Cristo nel mondo. Su questo punto sono
d'accordo tutti i missionari cristiani, a
qualunque confessione appartengano. Potremmo
chiamarlo lo a scandalo missionario ".
Il
male quantitativo dello scisma nella Chiesa
cattolica finisce col diminuire la credibilità
e quindi a rendere più difficile il
compito missionario, che pure è essenziale
alla sua missione redentrice nel mondo.
2.o
Ma, per la Chiesa, accanto al male quantitativo
c'è anche quello qualitativo dello
scisma. Non soltanto 475 milioni di cristiani
sono fuori della comunione cattolica, ma sono
uomini appartenenti a razze, nazioni, culture
diverse e organizzate in istituzioni che hanno
la loro storia più o meno lunga e più
o meno gloriosa. Vedremo più oltre
che cosa bisogna pensarne dal punto di vista
cattolico; per ora diciamo- che tutto quello
che c'è di buono in esse, manca visibilmente
alla ricchezza umana della Chiesa, integrata
nella sua unità, cioè alla sua
cattolicità, a meno che evidentemente
non si trovi già in essa. Si può
dire col P. Congar: k Mentre le dissidenze
non tolgono nulla all'unità della Chiesa
e le sottraggono solo una certa quantità
di uomini, mentre non rendono la Chiesa meno
una, è giusto dire che, in un certo
senso, la fanno realmente meno attualmente
cattolica" (Chrètiens désunis,
p. 319).
Non
bisogna neppure dimenticare che dopo le separazioni
la Chiesa cattolica si è sviluppata
storicamente quasi unicamente nella tradizione
cristiana occidentale, e, anche in questa,
dovette spesso tenersi sulla difensiva contro
gli attacchi che le venivano dal lato protestante.
In alcune manifestazioni della sua vita umana
ne è risultato un certo restringimento
che i non cattolici non hanno mancato di sottolineare
e talvolta perfino di sfigurare. Che cosa
non dissero sul carattere esclusivamente italiano
e francese di certe devozioni cat-toliche
moderne come quella del Sacro Cuore? E allora
per designare la Chiesa cattolica, alla qualifica
di a cattolica " ci si compiace di aggiungere
quella di <t romana " non, come fanno
i cattolici, per indicare il suo centro d'unità,
che è a Roma, ma per significare quest'apparente
diminuzione della sua cattolicità.
Si
può dire che il male qualitativo della
Chiesa si riassume nel diminuirne la credibilità
non dal lato della sua unicità, come
nel caso del male quantitativo, ma dal lato
della sua cattolicità. In mancanza
di meglio e parallelamente agli altri scandali,
chiamiamolo lo a scandalo cattolico ".
Nozione
presso i non cattolici. - Lo scisma
è più o meno proprio nella Chiesa.
Quanto al suo male, generalmente è
riconosciuto e lo si pone nella mancanza di
comunione fraterna. Lo " scandalo ecclesiologico
", almeno nell'ala protestante, non è
riconosciuto: credere la Chiesa divisa non
è che credere la verità. Invece
lo " scandalo missionario " è
molto sottolineato, come ad esempio negli
Atti dell'ultimo congresso plenario del Consiglio
internazionale delle missioni a Tambaram (1938).
Infine la diminuzione della cattolicità
della Chiesa è francamente riconosciuta,
senza le sfumature che abbiamo notato sopra:
nessuna confessione cristiana è realmente
e può essere detta cattolica.
§
3. - Gli effetti dello scisma fuori della
Chiesa cattolica.
Siccome
questo titolo può essere formulato
solo dal punto di vista cattolico, esponiamo
soltanto questo.
Eredità
cattolica. - Separandosi dalla Chiesa
cattolica i gruppi scismatici di cristiani
hanno portato con sé elementi più
o meno numerosi della sua comunione, eccetto
uno solo, perché se lo avessero non
sarebbero più scismatici, ed è
la sommissione all'autorità legittima
con quanto essa comporta. È questo
per esempio il caso delle Chiese orientali.
Quanto più saranno numerosi gli elementi
della comunione conservati da questi gruppi,
tanto più essi saranno " Chiese
", pur non meritando mai completamente
questo nome.
Grazie
all'eredità cattolica più o
meno considerevole e all'ispirazione dello
Spirito Santo, che agisce dove vuole, queste
società cristiane possono offrire esempi,
talvolta molto belli, di vita cristiana individuale
e sociale. Cosi basta pensare ai santi personaggi
che la Chiesa ortodossa ha canonizzato. Alcuni
di essi, vissuti prima del concilio di Firenze
(1439), sono stati ammessi nel santorale dei
libri liturgici che la Sacra Congregazione
per la Chiesa orientale ha recentemente pubblicato.
Sotto molti punti di vista ammirabile è
stato Io sforzo missionario di varie comunioni
cristiane dei paesi anglosassoni nel secolo
XIX e, al presente, il movimento per la riunione
cristiana, di cui si parlerà in seguito.
Infine
notiamo che vi sono i movimenti per rimettere
in valore elementi conservati della comunione
cattolica, movimenti cosidetti di " ricatolicizzazione
", che pur potendo errare sull'autenticità
di tali elementi, hanno risultati molto apprezzabili.
Qui bisogna citare il celebre Movimento di
Oxford, di cui si è parlato trattando
dell'Anglicanesimo.
Tutti
questi elementi umani e religiosi di santità,
di zelo, di scienza, di pratica cristiana
sono umanamente mancati alla Chiesa a causa
degli scismi
Carattere
scismatico. - Come sarebbe mancare
alla verità il chiudere gli occhi sull'eredità
cattolica più o meno considerevole
delle società cristiane separate dalla
Chiesa, così lo sarebbe il non vedere
il male causato in esse dallo scisma.
Poiché
nessuna di esse possiede una gerarchia apostolica
nel senso assolutamente pieno della parola,
queste società dovettero foggiarsi,
foss'anche solo nelle circoscrizioni patriarcali
per esempio, un'autorità ecclesiastica
d'origine umana, priva delle prerogative di
cui la gerarchia gode di diritto divino nella
Chiesa cattolica. Gli elementi della comunione
cattolica, anche più o meno restaurati
sotto ispirazioni dello Spirito divino, non
avranno una guida infallibile nel loro sviluppo
e alla lunga soggiaceranno alla decadenza.
I particolarismi, già presenti e operanti
all'origine dello scisma, nel corso della
storia di questa società si accentueranno
onde giustificare lo stato di separazione.
Ecco un restringimento molto più conseguente
di quello che abbiamo notato per la Chiesa
cattolica. Lo scisma per la sua stessa essenza
è sterile, come già insegnava
San Cipriano nel terzo secolo. Le deviazioni
dottrinali e pratiche nelle varie Chiese scismatiche
sono state notate nelle esposizioni precedenti,
cui rimandiamo per illustrare quanto abbiamo
detto.
Riassumiamo:
lo scisma fuori della Chiesa ha come effetto
di costituire e far esistere società
cristiane che posseggono un numero più
o meno grande di elementi della comunione
cattolica, ma che hanno soltanto un'unità
umana, con una santità che si nutre
di questi elementi, e quindi che in definitiva
deriva dalla Chiesa, che sola, è santa.
Non hanno cattolicità nel senso autentico
della parola, spesso nemmeno la pretesa alla
cattolicità, non hanno apostolicità.
In queste società la salvezza dei cristiani
non è possibile per quelli che sono
in buona fede, ma essi a sono privi di quei
tanti e grandi doni ed aiuti celesti, che
solo nella Chiesa cattolica è dato
di godere " (Pio xh, Enc Mystici Corporis),
Se
gli scismi hanno ferito la Chiesa cattolica
nel suo lato umano quantitativo e qualitativo,
al di fuori della Chiesa non sono riusciti
a costituire Chiese propriamente dette, perché
la Chiesa non è una fondazione umana,
ma divina.
CAPITOLO
II. - IL LAVORO PER LA RIUNIONE CRISTIANA
Per
meglio rilevare il carattere proprio del lavoro
cattolico in vista della riunione cristiana,
cominceremo a esporre brevemente quello che
si fa tra i non cattolici.
§1.-Il
Movimento ecumenico.
Lo
abbiamo già ricordato tra le manifestazioni
propriamente cristiane fuori della Chiesa
cattolica. Attualmente vi partecipano quasi
tutte le Chiese cristiane separate. Indubbiamente
la nozione di Chiesa che sta alla sua base
è incompleta e quindi, anche solo per
questo, già erronea (rimandiamo per
esempio a ciò che abbiamo detto sulla
concezione della comunione ecclesiastica presso
i non cattolici); questo fatto fa si che tutto
il movimento sia parzialmente viziato. Tuttavia
la sua intenzione fondamentale è cristiana,
perché vuole obbedire alla preghiera
di Nostro Signore che la sera stessa della
sua Passione, prima di lasciare i discepoli,
domandava al Padre la loro unità: ut
unum sint.
Il
Movimento ha lo scopo di ristabilire la Chiesa
una visibilmente, l'Urta Sancta, intensificando
l'unità già esistente tra le
sue parti visibilmente disunite, e restaurando
tra di esse una piena fraternità. I
mezzi preconizzati per raggiungere lo scopo
hanno variato nel corso della storia del Movimento,
che ha avuto inizio nel 1910, dopo la prima
conferenza mondiale delle società missionarie
protestanti a Edimburgo, e precisamente per
rimediare al cosidetto " male missionario
" dello scisma. Si può notare
un fatto costante, cioè il reciproco
riconoscimento da parte delle varie Chiese
delle loro mancanze contro l'unità
cristiana. Si cominciò a cercare l'unione
delle confessioni separate nella Vita e Azione
(Life and Work), cioè nella morale
cristiana sociale, trascurando le divergenze
dottrinali esistenti. Visto l'insufficienza
di questo tentativo, il ramo ecumenico chiamato
Fede e Costituzione (Faith and Order) organizzò
su una base ontologica la ricerca d'un reciproco
accordo dottrinale, rilevando con molta lealtà
e simpatia insieme, le differenze e le concordanze
in questo campo
Nel
1938 le due sezioni del Movimento decisero
d'unire gli sforzi in un Consiglio ecumenico
delle Chiese (World Council of Churches) che
completò la sua formazione, ritardata
dalla guerra, solo nel 1948. Le Chiese che
vi saranno rappresentate ufficialmente, come
dice in varie pubblicazioni ufficiali il suo
segretario generale Dott W. Visse'r't Hooft,
continuando il lavoro dei rami iniziali del
Movimento ecumenico, cercheranno di rendere
una testimonianza cristiana comune sui grandi
problemi attuali della vita mondiale, e di
farlo proprio in quanto Chiese e non più
in qualità di comunità battezzate
con nomi diversi.
Ogni
Chiesa membro del Consiglio, sarà perciò
stesso più Chiesa, perché è
proprio d'una Chiesa rendere testimonianza,
e il loro insieme manifesterà di più
l'Una Sancta ricercata, che in se stessa è
un dono di Dio.
§
2. - Il lavoro cattolico per la riunione cristiana.
Intenzione
e scopo.
- L'intenzione è esattamente identica
a quella del lavoro unionista non cattolico,
e cioè la fedeltà all'intenzione
della preghiera sacerdotale di Nostro Signore:
ut unum sint.
Lo
scopo non può essere la ricerca dell'Una
Sancta, che esiste già ed è
la Chiesa una, santa, cattolica, apostolica-
e romana; ma è un altro, che ha una
duplice modalità: reintegrare nella
Chiesa per assicurare loro la salvezza eterna
i cristiani separati da essa e viventi nelle
società cristiane scismatiche in condizioni
precarie quanto a salvezza; reintegrare nella
Chiesa, per sopprimere il male causato dallo
scisma, queste stesse società cristiane.
Tralasciamo
la prima modalità cioè le conversioni
individuali, in quanto non sono propriamente
ecclesiologiche, societarie, e quindi, sono
piuttosto fuori del nostro soggetto.
Vediamo
la seconda modalità, che fu chiamata
la riunione corporativa (Corporate Reunion,
per usare il termine inglese, poiché
l'inglese è, come certamente si sarà
già notato, la " lingua ecumenica
" a motivo delle origini anglosassoni
del Movimento ecumenico).
Se
riuscisse, il lavoro della riunione corporativa
dovrebbe sfociare nell'Una ' Sancta, liberata
da quanto poteva oscurare la sua unità
mai perduta e la sua cattolicità sempre
sostanzialmente presente, ma accidentalmente
impoverita. Questo lavoro potrebbe venir chiamato
ti ecumenismo " cattolico.
La
Chiesa ha sempre mirato alla riunione corporativa
con le Chiese orientali separate, per le ricchezze
della loro eredità cattolica. L'anglicano
A. Haerbert Rees ce ne ha dato uno studio
suggestivo in: The Catholic Church and Corporate
Reunion. A Study of thè Relations between
East and West, from thè Schism of 1054
to thè Council of Florence, Londra,
1940. Il papa Pio XII, nell'Enciclica Ecclesiae
Orientalis del 1944, in occasione del decimo
quinto cen-tenario della morte di S. Cirillo
Alessandrino, cita alcuni brani della corrispondenza
del papa S. Sisto ni con Cirillo, che parlano
della stessa cosa usando un'espressione equivalente
a quello che sarà il termine moderno
proprio per indicare il metodo di questa riunione,
e che esamineremo presto: " Essendo rientrati
i membri nell'organismo, non vediamo più
nessuno errare lontano ".
Questa
modalità del lavoro riunionista finora
non è stata applicata ufficialmente
ad altre società cristiane separate,
e, anche se evidentemente con
venga meno ad esse, a priori non sembra impossibile.
Piace
citare qui un passo di Don Lambert Beauduin,
uno dei pionieri della Chiesa di questa modalità
del lavoro cattolico per la riunione: "C'è
una sola dottrina in funzione della quale
possiamo pensare il concetto dell'unione delle
Chiese, se pur vogliamo pensarlo in tutta
la sua profondità e ricchezza: è
la dottrina della Chiesa Corpo mistico di
Cristo. Il lavoro per la riunione delle Chiese
si deve ispirare al desiderio di rendere al
Corpo mistico di Cristo la pienezza della
sua ricchezza e della sua vita e lo splendore
della sua unità visibile. Il grande
pensiero che deve animarlo, è quello
che S. Paolo sviluppa nella lettera agli Efesini
(5, 26): II Cristo ha amato la Chiesa e ha
dato se stesso per lei, per santificarla,
ond'essa gli potesse comparire davanti gloriosa,
senza macchia, senza ruga e alcunché
di simile, ma santa e immacolata a (Irenikon,
1, 1926, p. 119).
Proprio
l'immagine del corpo di Cristo, seguendo S.
Sisto m.. ci permette di chiamare il lavoro
riunionista corporativo un rimembramento (reintegrazione)
delle membra separate da Cristo mediante lo
scisma. Vediamone i mezzi.
Mezzi
soprannaturali per lavorare alla riunione
dei cristiani. -
a)
La preghiera. - Tra questi mezzi
il primo posto spetta alla preghiera, che
si pone spontaneamente e naturalmente nel
solco della preghiera Ut unum sint. La cosa
è visibile tanto nella preghiera liturgica
(due volte nel canone della messa, la messa
Ad tollendum schisma), come nella preghiera
extra liturgica, che gravita attorno a due
settimane annuali. La prima settimana è
quella dell'ottava per l'unità e va
dalla festa della Cattedra di S. Pietro a
Roma (18 gennaio) alla festa della conversione
di S. Paolo (25 gennaio); è d'origine
anglicana, ma dal 1910 viene praticata nella
Chiesa con l'approvazione e l'incoraggiamento
dei papi. Sotto l'impulso dell'abate Couturier
di Lione, dal 1985 ha preso un andamento che
permette più facilmente una partecipazione
dei cristiani non cattolici e quindi ha mutato
il nome in k settimana della preghiera universale
dei cristiani ". In realtà non
ha cessato di crescere, specialmente tra gli
anglicani, la partecipazione non cattolica,
che dal 1940 si estese ufficialmente al Movimento
ecumenico, sezione Faith and Order. La seconda
settimana di preghiere, la novena tra l'Ascensione
e la Pentecoste, insistentemente raccomandata
dal Papa Leone xra, pare che attualmente sia
in declino in favore della prima.
b)
L'espiazione e la riparazione. -
Tra i mezzi soprannaturali accanto alla preghiera
ci sono l'espiazione e la riparazione. Espiazione,
perché gli scismi furono peccati alla
cui origine potevano in molti modi aver la
loro parte di colpa i cattolici d'ogni condizione,
mentre la Chiesa, come tale, come. Sposa di
Cristo, è rimasta santa e immacolata.
Si
devono ancora aggiungere i peccati più
o meno coscienti che gli stessi cattolici
commettono mantenendo gli scismi con il loro
atteggiamento insufficientemente caritatevole
verso i fratelli separati; tutte mancanze
contro la comunione fraterna, per la quale
questi ultimi si mostrano cosi sensibili,
mancanze da cui domanda a Dio di preservare
la sua Chiesa la bella preghiera del papa
Benedetto xv per l'unità cristiana.
Riparazione,
come per tanti altri peccati, ma specialmente
appropriata quando si tratta del peccato di
scisma, che causa grandi mali nella cristianità
e anche nella Chiesa. Si può dire,
senza esagerare, che il lavoro per la riunione
corporativa è un lavoro di riparazione.
L'espiazione
e la riparazione unioniste nella Chiesa cattolica
non hanno ancora l'estensione che vi ha preso
la preghiera.
Come
lavorare visìbilmente per la riunione.
- Ora passiamo agli aspetti più visibili
dei mezzi di lavoro per la riunione corporativa
che com'è evidente, non escludono,
anzi, richiedono i mezzi soprannaturali. Diremmo
volentieri che si tratta di un " rimembramento
"; che, per poter essere fatto dopo una
separazione di una certa durata, occorre un
riadattamento reciproco delle membra e del
corpo.
a)
La parte del lavoratore cattolico nel riadattamento
del membro sepa rato dal corpo non è
grande, se ci fermiamo ai risultati che possono
essere constatati visibilmente.
Come
si può fare questo riadattamento? Sappiamo
che nelle società cristiane separate,
se non interviene un movimento di te ricatolicicizzazione
", si produce un deperimento dell'eredità
cattolica. Il migliore riadattamento si potrà
avere con la morte " ecclesiastica "
della società scismatica " ecclesiasticamente
" malata, oppure col suo arricchimento
mediante elementi cattolici? La prima eventualità
esula dal campo che noi studiamo e rientra
in quello delle conversioni individuali. La
seconda, come ci fa vedere per esempio la
storia di San Cirillo, è riuscita quando
le separazioni non avevano avuto lunga durata.
D'altra parte l'esperienza del Movimento di
Oxford e d'altri movimenti analoghi ha fatto
vedere, nel caso di scismi già antichi
che, salvo per qualche individuo, la a ricatolicizzazione
" non è mai giunta a un "
rimembramento ". Questo naturalmente
non vuoi dire che un tale risultato non sia
possibile ma certamente vuoi dire che non
bisogna lasciar ancora invecchiare gli scismi.
b)
Nel riadattamento del corpo alle membra separate,
va da sé che la parte del lavoratore
cattolico è grande. Ma prima di tutto
un cattolico può parlare di un riadattamento
della Chiesa? L'espressione a prima vista
è urtante, ma a rifletterci, poiché
c'è nella Chiesa un elemento umano,
ci può essere cambia mento che però,
qualunque forma assuma, per essere veramente
ecclesiastico dev'essere fatto con la partecipazione
della gerarchia. Il grande convertito Cardinal
Newman ci parla di questo riadattamento, benché
sotto una forma
meno societaria, quando ci dice che la n Chiesa
dev'essere preparata per i convertiti, come
pure i convcrtiti devono essere preparati
per la Chiesa " (P. Thureau-Dangin, Newman
catholique, p. 98).
Due
compiti essenziali.
-
a) La restaurazione d'alcuni valori
tradizionali. II lavoro di riadattamento
del corpo sarà compiuto in due direzioni
del resto interdipendenti e corrispondenti
ai mali che abbiamo esaminato.
Senza
nulla sopprimere degli sviluppi legittimi,
ma talvolta unilaterali, che la Chiesa ha
acquisito dopo che furono consumati gli scismi,
il lavoratore cattolico unionista potrà
sforzarsi per rianimarvi tradizioni che erano
diventate meno vive, se non dimenticate. E
qui bisogna collocare i rinnovamenti patristici
(soprattutto per i padri greci) e biblici,
che si manifestano un po' ovunque nel mondo
cattolico.
Già
questo lavoro da solo prepara il corpo a reintegrarvi
i suoi membri ortodossi e protestanti, con
alcuni valori religiosi autentici in loro
possesso ai quali sono affezionati, e che,
nuovamente inseriti nella cattolicità
della Chiesa, acquisterebbero un carattere
di cattolicità e di pienezza che non
hanno finché ne restano fuori. Ma resta
da fare ancor di più in questo stesso
orientamento generale. Da una parte, occorrerebbe
discernere esattamente e accuratamente la
totalità di questi valori, di cui s'ignora
molto, e, dall'altra parte, adoprarsi per
trovare loro un posto adatto e un'espansione
nella Chiesa, posto che in fondo reclamano
spesso inconsciamente. È un lavoro
molto complesso, teologicamente simile a quello
che si compie negli ambienti di Faith
and Order, e che per questo si può
chiamare ecumenico, e specialmente perché
esso mira a rendere alla Chiesa quello che
avrebbero potuto perdere in cattolicità
attuale, per causa degli scismi.
b)
L'avvicinamento psicologico. - II
lavoratore unionista cattolico dovrà
certo avere qualità tecniche di teologo
e storico, ma avrà soprattutto bisogno
d'una determinata psicologia, che cercherò
di precisare alquanto, e che ha permesso di
chiamare questa modalità di lavoro
il " riavvicinamento psicologico ".
Tale
lavoratore dev'essere animato da un amore
della verità rivelata che gli imporrà
una scrupolosa lealtà verso tutto ciò
che essa implica nella Chiesa e, nello stesso
tempo, gli permetterà di discernerla
nelle società cristiane separate, sotto
forme che potrà comprendere e stimare,
pur riprovando gli errori ai quali si può
trovare mescolata. Qui si riconosce la forma
più alta della carità intellettuale.
La carità teologale, poi, porta questo
lavoratore ad amare la Chiesa come l'amò
Cristo, soffrendo alla vista delle ferite
imposte dagli scismi, e a sforzarsi per guarirle
nella misura dei suoi mezzi.
Più
che nell'arida enumerazione di qualità,
la psicologia frenica (altro nome di cui si
servono volentieri gli ambienti ecumenici
dove esiste egualmente questa mentalità)
ci si rivela in figure umane.
Il
lavoratore unionista è felice e fiero
di prendere come primo modello Nostro Signore
Gesù Cristo. Oltre l'amore per la Chiesa,
che abbiamo menzionato, si trova in lui un
insieme d'atteggiamenti verso i Samaritani
che erano i dissidenti giudei dell'epoca.
Egli riconosce che in loro c'è la virtù,
la buona fede e altre qualità religiose.
Ma questa benevolenza e questo desiderio di
riconciliazione non lo indussero mai a dissimulare
la verità per compiacerli. " La
salute viene dai Giudei ", diceva loro.
Vi sono poi coloro che, nel corso della storia
della Chiesa e anche della cristianità,
parteciparono altamente alle sue qualità.
Più vicini a noi si ergono le grandi
figure d'un Padre Portai (f 1926), d'un Cardinal
Mercier _(f 1926) d'un Lord Halifax (f 1934)
ai quali l'abate Gratieux e Giovanni Guitton
hanno dedicato un attraente opuscolo: Trois
serviteurs de l'Unite, Parigi, 1937. C'è
poi una bella biografia del Portai, opera
collettiva di amici e di discepoli. Invece
il Cardinal Mercier aspetta ancora una biografia
degna di lui.
La
mentalità frenica non è necessariamente
legata a qualifiche tecniche e potrebbe, anzi
dovrebbe, trovarsi in tutti i cattolici, che
dal loro proprio posto nel Corpo mistico di
Cristo, potrebbero collaborare all'opera di
riadattamento di questo ai membri separati.
Il Padre Congar allarga l'orizzonte di questo
lavoro in modo molto consolante per chi fosse
tentato considerarlo ristretto a un'elite
o addirittura a un'elite delle élites.
Mi permetto di citarlo: et Tutto quello che
in essa (la Chiesa) si fa di vivente "nel
Cristo", ha valore ecumenico: ogni volta
che in una rivista, in un libro, in una parrocchia,
in un'opera d'arte, in uno sforzo educativo
o caritativo, in una conversazione, nel segreto
della vita personale e nascosta un'autentica
realtà è ricapitolata nel Cristo,
animata dal suo spirito, integrata nella sua
nuova creazione, la Chiesa si realizza e,
nello stesso tempo, sviluppa il suo valore
ecumenico. È poi utile e anche necessario
che tutto questo accompagni, riguardo ai nostri
fratelli separati, tutto uno sforzo d'informazione,
di confutazione, di spiegazione, di contatti
e di scambi, insomma quanto comunemente si
dice lavoro ecumenico; però il vero
lavoro ecumenico, è quello che compie
la Chiesa sforzandosi di realizzare pienamente
la sua grazia di cattolicità"
(Op. àt., p. 341).
Possiamo
riassumere ancora una volta questo lavoro
ecumenico cosi: lavorare al riadattamento
del corpo per ciascuno dei suoi membri è
soprattutto vivere veramente in questa qualità,
mentre lo scisma, del quale questo riadattamento
combatte le conseguenze, è precisamente
il rifiuto di vivere in qualità di
membro.
Dopo
che ne abbiamo passato in rassegna i principali
caratteri, il riadattamento ci appare come
un processo che deve rendere la Chiesa cattolica
attraente alle società cristiane separate.
Qui sottolineiamo il suo aspetto formalmente
apologetico.
Non
abbiamo dimenticato l'insistenza dei non cattolici
nel sottolineare l'elemento fraternità
nella comunione ecclesiastica. I processi
per la riunione corporativa devono appunto
consistere, almeno in parte, nel far loro
considerare i cattolici come fratelli possibili
e desiderarli.
Vero
e falso ecumenismo. - Abbiamo cercato
di mostrare chiaramente l'aspetto propriamente
cattolico di questi atteggiamenti ed è
facile ammettere che la differenza tra questi
e quelli dei non cattolici talvolta è
sottile. 11 nostro lavoratore - che sia privo
di discernimento e di prudenza potrà
cadere in ciò che potrei chiamare "
insidie ecumeniche " : dimenticare praticamente,
se non teoricamente l'unicità della
Chiesa per cominciare ad ammettere in essa
degli scismi; distinguere con gli ecumenisti
i dommi essenziali e non essenziali a quest'unità,
e porre praticamente sullo stesso piano i
diversi " rami " della Chiesa.
Proprio
queste insidie volle mettere in evidenza l'Enciclica
Mortalium animos del gennaio 1928 e insegnare
ai cattolici, e quindi ai non cattolici, le
vere condizioni dell'unità cristiana;
inoltre essa interdiceva ai primi ogni partecipazione
al Movimento ecumenico.
Tuttavia
è molto chiaro che per un lavoratore
cattolico unionista, che lavori per il "
rimembramento " cattolico, non è
inevitabile cadere nelle insidie ecumeniche.
Cosi le autorità ecclesiastiche non
mancano di riconoscere e di incoraggiare il
lavoro ecumenico fatto come si deve. Per ricordare
un esempio preso dalla vita del Padre Portai,
il Cardinal Rampolla, in una lettera che gl'indirizzo
nel 1894, augurava che tra cattolici e anglicani
si intraprendesse uno " amichevole scambio
d'idee ", frase che conteneva in germe
le celebri Conversazioni di Malines organizzate
per suggerimento del Padre Portai dal Cardinal
Mercier e che si possono dire il simbolo dell'ecumenismo
cattolico. Più vicino a noi, il Papa
Pio XI, che venne chiamato il Papa "
dell'unione delle Chiese " quanti incoraggiamenti
non ha dato, specialmente al principio del
suo pontificato, alle iniziative cattoliche
di " rimembramento "I
Sopra
abbiamo fatto notare un certo cambiamento
dottrinale nel Movimento ecumenico, e questo
probabilmente permise un corrispondente cambiamento
nell'atteggiamento dell'autorità ecclesiastica
verso di esso. Alla conferenza Faith and Order
tenuta a Losanna nel 1927, non aveva potuto
prendervi parte nessun cattolico; invece alla
conferenza d'Edimburgo dello stesso Movimento
nel 1937 quattro "osservatori" ricevettero
il permesso d'assistervi. Infine, nel 1940,
la delegazione apostolica in Gran Bretagna,
alla questione posta dal dott. William Temple,
allora arcivescovo di Canterbury e presidente
del Consiglio ecumenico delle Chiese, sulla
possibilità della collaborazione cattolica
al suo lavoro, rispondeva che i contatti privati
tra quest'ultimo e teologi cattolici sarebbero
stati permessi.
CAPITOLO
III. - IL LAVORO CATTOLICO PER LA RIUNIONE
NELL'INSIEME DELL'APOSTOLATO CATTOLICO
Questo
lavoro di riunione viene a inserirsi nell'insieme
dell'apostolato cattolico, che mira all'edificazione
del Corpo mistico di Cristo. È noto
che Pio xii a questo proposito ha fatto un
appello molto pressante nell'esortazione finale
dell'Enciclica Mystici Corporìs. Ci
può essere una migliore edificazione
del Corpo mistico di Cristo che il suo "
rimembramento "? La soppressione dei
mali che hanno causato gli scismi, non renderebbe
la Chiesa più forte nella sua missione
redentrice? Il lavoro è urgente, perché
il perdurare degli scismi lo rende ancor più
difficile e complesso di quanto non sia già
per la sua stessa natura. Dio ha promesso
il successo? La Rivelazione ci dice solo che
è voluto da Cristo e gli ultimi papi
vi hanno insistito, il che deve bastare per
incoraggiare il lavoratore cattolico dell'unione.
Tuttavia
possiamo rilevare indizi visibili per incoraggiarlo
maggiormente. Alcuni di essi sono stati segnalati
esponendo il progresso del riadattamento unionista
nella Chiesa. Nelle Chiese dissidenti si delinea
un crescente interesse verso di essa. Benché
sia la Chiesa anglicana che da una cinquantina
d'anni sente di più quest'interesse,
senza molta reciprocità, tuttavia ora
lo vediamo crescere anche nelle Chiese separate
orientali, le quali nonostante la costante
sollecitudine cattolica nei loro riguardi,
finora non ne avevano provato che molto poco.
Non c'è nessun fatto saliente caratteristico,
ma esiste tutto un complesso non meno caratteristico
di piccoli fatti registrati nei periodici
indicati nella bibliografia. Attualmente la
principale deficienza del lavoro unionista
cattolico è la sua poca estensione
nelle masse, ma sappiamo che le può
interessare. Don Lambert Beauduin scriveva
nel 1926: "In favore dell'unità
cristiana bisogna creare in Occidente un movimento
parallelo a quello della propagazione della
fede " (L'oeuvre des moines d'Àmay-sur-Meuse,
p. 22). La cosa resta ancora da farsi e ci
suggerisce alcune brevi riflessioni per un
confronto tra il lavoro unionista e quello
missionario.
In
seguito a una recente evoluzione, i missionologi
cominciano a considerare questo lavoro meno
come un'aggregazione di nuovi cristiani alla
Chiesa che come una fondazione di nuove Chiese
locali, donde si stabilisce una grande somiglianzà
ecclesiologica tra due lavori. II lavoro unionista
è tuttora e sempre più complesso,
avendo da fare con culture religiose cristiane
più evolute di quelle pagane, benché
tra queste ce ne siano alcune molto elevate
che attirano sempre più l'attenzione
dei missionologi e che pongono problemi analoghi
d'integrazione nella cattolicità della
Chiesa.
Tuttavia
i rapporti tra i due apostolati sono soprattutto
stretti a causa del " male missionario
" il quale, come sappiamo, ha suscitato
il Movimento ecumenico che pare incluso nella
preghiera sacerdotale del Signore e che riguarda
la credibilità della sua Chiesa: "
Perché tutti siano una cosa sola, come
tu, o Padre, sei in me ed io in te, anch'essi
siano uno in noi, cosicché il mondo
creda che tu mi hai mandato ".
CAPITOLO
IV. - LA CHIESA E LA SINAGOGA
La
visuale missionaria c'invita a dire alcune
parole su questo tema a modo d'appendice.
Sappiamo che la religione giudaica era una
preparazione al Vangelo, ma la grande maggioranza
della sinagoga non volle riceverlo e, d'altra
parte, alcuni cristiani eretici, come Marcione,
non vollero riconoscersi dipendenti da essa.
Le relazioni posteriori tra la Chiesa e la
sinagoga furono trattate da San Paolo come
un grande mistero nei capitoli 9-11 della
lettera ai Romani. La conversione d'Israele,
popolo che rimane eletto, è assicurata
da Dio, contrariamente a quello che dicevamo
sulla certezza della riunione delle Chiese,
e avrà una importanza escatologica
decisiva.
Benché
la Rivelazione ci dica più riguardo
a questo punto missionario che riguardo ad
altri, tuttavia le attività missionarie
delle Chiese cristiane verso la sinagoga non
sono sviluppate. Da parte cattolica ricordiamo
l'Associazione degli amici d'Israele, che
alle autorità ecclesiastiche è
parsa un po' avventata e nel 1928 venne censurata
da un documento del Sant'Uffizio. Da qualche
tempo va sorgendo negli ambienti cattolici
specialmente francesi (Péguy, Bloy,
Claudel, Maritain, Bonsirven, Erik Peterson,
Rene Schwob, Jean de Menasce, Daniélou)
un certo interesse per i problemi giudaici.
Invece
negli ambienti protestanti anglosassoni le
missioni verso i giudei sono più numerose;
attualmente c'è la tendenza a unirle
al Movimento ecumenico, e uno specialista
in materia, il dottor James Parkes, nel 1944
scrisse in un articolo: A Christian looks
at thè Chrìstian Mission to
Jews (Theology, 1944, t. 41), dove preconizza
l'applicazione del metodo ecumenico in questo
campo. In Inghilterra, da parte anglicana
ci sono tentativi di comunità giudeo-cristiane,
munite di liturgia speciale. Infine segnaliamo,
riconoscenti per l'aiuto che ne abbiamo ricevuto
nella redazione di questa nota, l'esistenza
a Londra del Christian Institute of Jewish
Studies, l'antico Institutum judaicum delitzchianum
di Lipsia, che pubblica un bollettino.
C.
L.
BIBLIOGRAFIA.
-
1.
- Bibliografie. - Sulle questioni
ecumeniche ci sono due bibliografie: Auguste
Senaud, Christian Unity. A Bibliogratk}/,
Ginevra 1937, che comincia dal 1850; è
molto completa riguardo ai movimenti cristiani
internazionali ed è preceduta da una
istruttiva prefazione del prof. A. Keller.
Henry T. R. Brandreth, Unity and Reunion.
A Bibliography, Londra 1945, molto completa
dal punto di vista dei movimenti dottrinali
dal secolo XIX in poi con un'introduzione
che ha buone informazioni storiche.
2.
Ecumenismo cattolico. - a) Periodici.
- E' indispensabile consultarli, essendo la
disciplina allo e stato nascente " ;
per la formazione generale dello spirito cattolico
ecumenico è sempre utile ricorrere
alle due riviste che furono dirette dal P.
Portai : la Revut anglo-romaine, 3 voli.,
1895-1897; la Revue catholique d;s Egliscs,
5 voli., 1904-1908.
E'
impossibile segnalare tutte le riviste esistenti
che si occupano da vicino o da lontano di
ecumenismo; perciò mi limito a quelle
che ne trattano ex professo: Unilas, rivista
trimestrale, organo dell'associazione Unitas,
che promuove tra i cattolici l'apostolato
per l'unione;
è diretta da P. Boyer S. J. ed esce
dal 1946, Roma, via dei Cestarì 2.
- Irinikon, rivista trimestrale dei monaci
d'Amay, Chevetogne (Belgio), dal 1926; si
occupa d'unione solo dal punto di vista dottrinale
e offre un'abbondante bibliografìa
e una cronaca documentata.
b)
Documenti pontifici. - Roger Aubert,
La Sainte-Siègt et l'untoti des Eglises,
Bruxelles 1947, che riporta e commenta estratti
dei principali documenti pontifica sulla questione,
da Leone XIII fino alla data della sua pubblicazione.
c)
Opere generali.
- M. J. Congar, Chrétiens désunis.
Principes d'un oecuminisme catholique, Ed.
du Cerf, Paris 1937. M. Pribilla, S. J., Um
kirchlkke Einheit. Stoìchohn, Lausanne,
Rum. Geschichtlkh-lheologische Darstellungen
dir neueren Eùtigunqsbestrebungen,
Friburgo in Br. 1929; il titolo esprime bene
il soggetto; il libro è indispensabile
per conoscere gl'inizi del movimento ecumenico
e delle sue relazioni con gli ambienti cattolici.
Arnold Rademagher, Die Wiedervereinigug der
christlichen Kirchen, Bonn 1937, che considera
soprattutto il problema teologico. P. Manna,
I fratelli separati e noi, 2 ed., P. I. M.
E., Milano 1942. C. Boyer, Unus Postar. Per
la riunione alla Chiesa di Roma dei cristiani
separati. Un. Missionaria del Clero, Roma
1951. R. Aubert, Problèmes de l'unite
chrétienne, Ed. de Chevetogne, Chevetogne
1953. Occorre segnalare una raccolta popolare
d'unionismo: Pour l'unitevisibU des Eglises
chrétiennes selon les voUmlés
de Jésus-Christ. Le problèmi
generai de l'Union des Eglises chrétiennes.
Entri E-glise romaìne et Eglise orthodoxe.
Une pastorale adaptée. Appels d'en
haut et Prìeres pour l'Uniti {Pelit
Manuel dottrinai de l'Unioniste. Coli, des
Amis de l'Union, sect. A., n. 2), Beyruth
1947. G. Vodopiveo, La Chiesa e le Chiete,
in Probi, e Oiient. di Teol, Dogm., ed. cit.
I, 511-546.
d)
Metodi di lavoro. - Segnaliamo, oltre
quanto si trova nel libro di Congar, il vo-lumetto
contenente un programma di lavoro e due articoli
metodologici di L. Beaudin, L'otuwe des moines
bènèdscths d'Amay-sw-Meuse,
Amay 1937; Dow C. Liaune, De la méthode
irinique, Amay 1938. L'Istruzione del Sant'Ufficio
" Ecclesia Cattolica " sul "
Movimento ecumenico " (20 dicembre 1949)
trattando del " metodo da seguirsi in
questo lavoro ", segnala gli errori da
evitare. Tra i principali ricordiamo i seguenti
: minimizzare il dogma cattolico, insistendo
in modo esclusivo o esagerato sugli elementi
dottrinali comuni; rigettare sui soli cattolici
la causa della separazione dei dissidenti
;Jar credere ai non cattolici che essi ritornando
apporteranno alla Chiesa elementi essenziali,
soprattutto di vita religiosa. La S. Sede
vuole che la verità cattolica venga
proposta ed esposta totalmente ed in-tegralmente
con sincerità e lealtà.
3.
Ecumenismo non cattolico. - a) Periadici.
- Christendom, and Oecumenical Reeiew, trimestrale,
pubblicata dalle sezioni americane di Faith
and Order e Life ani Work, dal 1936, 297,
Fourth Avenue, New-York City. - Internationale
Kirchliche Zeitscktift, dal 1931 (prima di
questa data: Revut International de Théologie),
organo trimestrale della Christliclu Kcttho-lische
Kirche di Svizzera, Berna 39, Wallidingweg,
con una buona documentazione. -Oehmenische
Jaìwbuch, hrsg. von F. Siegmund-Schultze,
Zurigo e Lipsia 1934-1935; 1936-1937 ; continua
la rivista Die Eiche, cessata, e si occupa
soprattutto dei movimenti cristiani internazionali.
Il
Consiglio Ecumenico delle Chiese, che ha sede
a Ginevra (17, Route de Malagnou) pubblica
due riviste fondamentali: The Eaanenical Review
e Serpice oecume'nique de pressi et d'informalion.
b)
Documenti. - G. K. A. Bell, Documents
on christian Unity, Oxford, 2 voli. - D".
Cajus Fabricius, Corpus Confessùnum.
Die Bekenlnisse derCkrislenheit. Sammlung
grundlegende. Urkunden aus allen Kirchen der
Gegenwart, Berlino, dal 1931 con numerosi
collaboratori, in corso di pubblicazione.
Comprenderà ventiquattro tomi, che
presenteranno gli atti costitutivi di tutte
le Chiese cristiane. Finora sono usciti tomi
riguardanti la Chiesa d'Inghilterra, i Fratelli
Moravi, il veccbio-cattolicesimo, le Chiese
di Scozia, le Chiese metodiste episcopaliane.
- Ekklésia. Eine Sammlung von Selbstdarstellungen
der christlichen Kirchen, hrsg. von F. Siegmund-Schultze,
Lipsia, dal 1937. Serie di monografie su tutte
le Chine cristiane, che dovrà comprendere
cinquanta volumi. Fino al 1941 ne erano usciti
tredici sulla Chiesa d'Inghilterra, le Chiese
scandinave, le Chiese protestanti dei Paesi
Bassi, dér la Svizzera, d'Austria,
Cecoslovacchia, Polonia, delle Chiese vecchio-cattoliche
ortodosse, dei
Balcani o del vicino Oriente. - Gli Atti delle
grandi conferenze ecumeniche. Per i particolari
rimando alle bibliografie.
e)
Studi. - Union of Christendom, ed.
by Kenneth Mackenzie, Londra 1938; è
una specie di enciclopedia sull'unione di
tutte le confessioni cristiane. Raccolte di
studi teologici dei movimenti Faith and Ordtr
e Life and Work. Per i particolari si consultino
le bibliografie. G. K. A. Beli, Christian
Unity. The Anglican Positura, Hodder et Stonghton,
London 1948. - Pastore Maro Boeoner, Le problìme
de l'Unite chrélienne, Parigi-Neuchatel
1947. W. A. Visser't Hooft, Le catholicisme
non-romain (Cabiers Foi et Vie, Parigi 1933),
che mette utilmente a punto le posizioni "
cattoliche " e protestanti. Catholicity.
A Study in thè Conflicts of Christian
Tradition in thè West being a Report
presented to His Grace to Archbishop of Carùerbwy,
Londra 1947; studio sempre sullo stesso soggetto,
fatto da distintissimi teologi anglicani.
Infine segnaliamo V. Sotilia, Il movimento
ecumenico, Centro Evangelico di Cultura, Roma
1948. Un volume di 100 pp., che presenta il
mov. ecum. nella sua storia e nel suo spirito.
Vari Autori, A Histoty of Ecumenical Movement,
S. P. C. K., Londra 1954. Volume di pp. 832,
in cui studiosi delle diverse confessioni
cristiane presentano la storia del movimento
ecumenico. G. Thils, Histoire doctrinale da
moitvement oecumenique, Casterman, Tournai
1954.
f.
La Chiesa e la Sinagoga. - Su questo
punto c'è soltanto uno studio completo
sotto tutti gli aspetti, di Lev Gillet, Communion
in che Messiah. Studies in thè Relaiionship
between Judaism and Chrittianity, Londra 1942.
- Sul giudaismo in generale: E. Fleo, Anthologie
juive des origines à nos jours, Ed.
Sulliver, Paria 1951. L'autore è ebreo.