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la chiesa cattolica e le chiese cristiane separate

tratto dall'Enciclopedia di Apologetica - quinta edizione - traduzione del testo APOLOGÉTIQUE Nos raisons de croire - Réponses aux objection

 

Di fronte alle divisioni operatesi nella cristianità già dai primi secoli della sua esistenza e fino al secolo XIX col pullulare delle sette nei popoli anglosassoni, divisioni di cui conosciamo un po' di storia dalle esposizioni precedenti, occorre farsi un'opinione cattolica tanto dal punto di vista dottrinale come da quello dell'azione.

Nella teologia e nella pratica cattolica questo tema è piuttosto nuovo e affrontandolo si fa un po' opera di pionieri. Inoltre è evidente che in poche pagine si può dare solo ciò che è assolutamente essenziale.

CAPITOLO I. - LE DIVISIONI CRISTIANE

§ 1. - Lo scisma

Prendiamo questa parola in un senso largo, includendovi tutte le separazioni tra i cristiani, qualunque ne sia il motivo.

Nozione cattolica. - In tutti i tempi ci furono nella Chiesa, composta di uomini, differenze d'opinioni e alle volte anche dissensi. San Paolo ce ne da un'idea nei primi quattro capitoli della prima lettera ai Corinti. Ma qui è necessaria una distinzione fondamentale: alcune divergenze, e alcuni dissensi sono compatibili con la comunione ecclesiastica; altri no. Unico giudice in questa materia è la gerarchia apostolica. Secondo la recente Enciclica del Pontefice Pio XII, Mystici Corporis Christi, la quale qui non fa che riprendere l'insegnamento tradizionale, la comunione ecclesiastica è data essenzialmente dal battesimo, dalla professione della vera fede e dalla sommissione all'autorità legittima del Pontefice romano, vicario di Cristo, e dei vescovi in comunione con lui. Lo scisma formale è un grave peccato contro la comunione ecclesiastica.

Nozione presso i non cattolici. - Si può prevedere come tale nozione sia assai fluida per l'imprecisione della loro dottrina sull'autorità nella Chiesa. Dividiamoli in due gruppi: il gruppo " cattolico" e il gruppo protestante.

Il gruppo " cattolico " che, grosso modo, comprende gli ortodossi, gli anglicani e i vecchi cattolici, ritiene che la comunione ecclesiastica si riassuma essenzialmente in quattro punti (chiamati il Quadrilatero di Lambeth perché sorto dalla conferenza di questo nome del 1920): la Bibbia, gli antichi simboli di fede, i sacramenti e l'episcopato storico. Secondo quest'opinione le Chiese cristiane, che hanno conservato il Quadrilatero, fanno essenzialmente parte della Chiesa " cattolica " nonostante le divisioni in materie essenziali, mentre le Chiese cristiane che hanno respinto l'uno o l'altro di questi quattro elementi, si sono escluse da se stesse dalla comunione ecclesiastica e sono quindi scismatiche.

Il gruppo protestante, composto delle altre Chiese separate, non vede una gravita più o meno grande nelle divisioni cristiane esistenti, e praticamente le assimila a quelle della Chiesa di Corinto al tempo di San Paolo; talvolta anzi giunge a giustificarle con una specie di " diritto allo scisma ", per il quale una società cristiana può eventualmente difendere la sua fisionomia religiosa contro le usurpazioni dell'autorità.

A parte quest'ultima opinione, lo scisma è considerato, almeno attualmente, negli ambienti non cattolici, come un peccato contro la comunione ecclesiastica nella quale si accentua soprattutto la fraternità cristiana.

§ 2. - Gli effetti dello scisma nella Chiesa.

Nozione cattolica. - La Chiesa, inseparabilmente unita al suo capo Gesù Cristo, è una, grazie al dono che Egli le comunica, e alla sua continua esistenza, k Chi dunque potrebbe pretendere che quest'unità, sorta dalla stabilità divina e omogenea ai misteri celesti, possa essere lacerata nella Chiesa e spezzata dall'opposizione della volontà in disaccordo! ", esclamava nel secolo terzo il grande dottore cattolico dell'unità cattolica san Cipriano (De catholicae Ecclesiae Unitale, e. rv).

Gli scismatici non riuscirono a spezzare l'unità della Chiesa cattolica, ma soltanto a strapparle un certo numero di figli. Tanto prima come dopo gli scismi, essa resta l'unica Sposa di Gesù Cristo. Il che è espresso chiaramente nel fatto che la Chiesa continua a chiamarsi cattolica e ad agire di conseguenza, convocando per esempio concili ecumenici.

È chiaro che lo scisma non è nella Chiesa, ma si può affermare che essa non risenta nessun colpo dal fatto degli scismi? È evidentissimo che ne risente e noi cercheremo di spiegare un po' quello che si potrebbe chiamare il male dello scisma per la Chiesa.

Lo Prima di tutto è un male quantitativo. Accanto ai 370.000.000 di cattolici, ci sono circa 475.000.000 di non cattolici. La cristianità non coincide più con la Chiesa cattolica, e questa mancanza di coincidenza ha due nefaste conseguenze per la credibilità della Chiesa:

a) l'unicità della Chiesa cattolica in certa misura è violata: senza il soccorso della fede cattolica si sarebbe tentati di considerare la Chiesa di Cristo più o meno profondamente divisa. Ricordiamo qui la celebre teoria dei rami (branch theory), secondo la quale le confessioni cristiane separate sarebbero tutte quante rami egualmente autentici e legittimi d'uno stesso tronco e tutte assieme costituirebbero ". la Chiesa cattolica ". Possiamo quindi concludere che nello stato della cristianità divisa c'è uno scandalo, che chiameremmo " ecclesiologico ".

b) Le divisioni nella cristianità velano anche la credibilità del messaggio di Cristo nel mondo. Su questo punto sono d'accordo tutti i missionari cristiani, a qualunque confessione appartengano. Potremmo chiamarlo lo a scandalo missionario ".

Il male quantitativo dello scisma nella Chiesa cattolica finisce col diminuire la credibilità e quindi a rendere più difficile il compito missionario, che pure è essenziale alla sua missione redentrice nel mondo.

2.o Ma, per la Chiesa, accanto al male quantitativo c'è anche quello qualitativo dello scisma. Non soltanto 475 milioni di cristiani sono fuori della comunione cattolica, ma sono uomini appartenenti a razze, nazioni, culture diverse e organizzate in istituzioni che hanno la loro storia più o meno lunga e più o meno gloriosa. Vedremo più oltre che cosa bisogna pensarne dal punto di vista cattolico; per ora diciamo- che tutto quello che c'è di buono in esse, manca visibilmente alla ricchezza umana della Chiesa, integrata nella sua unità, cioè alla sua cattolicità, a meno che evidentemente non si trovi già in essa. Si può dire col P. Congar: k Mentre le dissidenze non tolgono nulla all'unità della Chiesa e le sottraggono solo una certa quantità di uomini, mentre non rendono la Chiesa meno una, è giusto dire che, in un certo senso, la fanno realmente meno attualmente cattolica" (Chrètiens désunis, p. 319).

Non bisogna neppure dimenticare che dopo le separazioni la Chiesa cattolica si è sviluppata storicamente quasi unicamente nella tradizione cristiana occidentale, e, anche in questa, dovette spesso tenersi sulla difensiva contro gli attacchi che le venivano dal lato protestante. In alcune manifestazioni della sua vita umana ne è risultato un certo restringimento che i non cattolici non hanno mancato di sottolineare e talvolta perfino di sfigurare. Che cosa non dissero sul carattere esclusivamente italiano e francese di certe devozioni cat-toliche moderne come quella del Sacro Cuore? E allora per designare la Chiesa cattolica, alla qualifica di a cattolica " ci si compiace di aggiungere quella di <t romana " non, come fanno i cattolici, per indicare il suo centro d'unità, che è a Roma, ma per significare quest'apparente diminuzione della sua cattolicità.

Si può dire che il male qualitativo della Chiesa si riassume nel diminuirne la credibilità non dal lato della sua unicità, come nel caso del male quantitativo, ma dal lato della sua cattolicità. In mancanza di meglio e parallelamente agli altri scandali, chiamiamolo lo a scandalo cattolico ".

Nozione presso i non cattolici. - Lo scisma è più o meno proprio nella Chiesa. Quanto al suo male, generalmente è riconosciuto e lo si pone nella mancanza di comunione fraterna. Lo " scandalo ecclesiologico ", almeno nell'ala protestante, non è riconosciuto: credere la Chiesa divisa non è che credere la verità. Invece lo " scandalo missionario " è molto sottolineato, come ad esempio negli Atti dell'ultimo congresso plenario del Consiglio internazionale delle missioni a Tambaram (1938). Infine la diminuzione della cattolicità della Chiesa è francamente riconosciuta, senza le sfumature che abbiamo notato sopra: nessuna confessione cristiana è realmente e può essere detta cattolica.

§ 3. - Gli effetti dello scisma fuori della Chiesa cattolica.

Siccome questo titolo può essere formulato solo dal punto di vista cattolico, esponiamo soltanto questo.

Eredità cattolica. - Separandosi dalla Chiesa cattolica i gruppi scismatici di cristiani hanno portato con sé elementi più o meno numerosi della sua comunione, eccetto uno solo, perché se lo avessero non sarebbero più scismatici, ed è la sommissione all'autorità legittima con quanto essa comporta. È questo per esempio il caso delle Chiese orientali. Quanto più saranno numerosi gli elementi della comunione conservati da questi gruppi, tanto più essi saranno " Chiese ", pur non meritando mai completamente questo nome.

Grazie all'eredità cattolica più o meno considerevole e all'ispirazione dello Spirito Santo, che agisce dove vuole, queste società cristiane possono offrire esempi, talvolta molto belli, di vita cristiana individuale e sociale. Cosi basta pensare ai santi personaggi che la Chiesa ortodossa ha canonizzato. Alcuni di essi, vissuti prima del concilio di Firenze (1439), sono stati ammessi nel santorale dei libri liturgici che la Sacra Congregazione per la Chiesa orientale ha recentemente pubblicato. Sotto molti punti di vista ammirabile è stato Io sforzo missionario di varie comunioni cristiane dei paesi anglosassoni nel secolo XIX e, al presente, il movimento per la riunione cristiana, di cui si parlerà in seguito.

Infine notiamo che vi sono i movimenti per rimettere in valore elementi conservati della comunione cattolica, movimenti cosidetti di " ricatolicizzazione ", che pur potendo errare sull'autenticità di tali elementi, hanno risultati molto apprezzabili. Qui bisogna citare il celebre Movimento di Oxford, di cui si è parlato trattando dell'Anglicanesimo.

Tutti questi elementi umani e religiosi di santità, di zelo, di scienza, di pratica cristiana sono umanamente mancati alla Chiesa a causa degli scismi

Carattere scismatico. - Come sarebbe mancare alla verità il chiudere gli occhi sull'eredità cattolica più o meno considerevole delle società cristiane separate dalla Chiesa, così lo sarebbe il non vedere il male causato in esse dallo scisma.

Poiché nessuna di esse possiede una gerarchia apostolica nel senso assolutamente pieno della parola, queste società dovettero foggiarsi, foss'anche solo nelle circoscrizioni patriarcali per esempio, un'autorità ecclesiastica d'origine umana, priva delle prerogative di cui la gerarchia gode di diritto divino nella Chiesa cattolica. Gli elementi della comunione cattolica, anche più o meno restaurati sotto ispirazioni dello Spirito divino, non avranno una guida infallibile nel loro sviluppo e alla lunga soggiaceranno alla decadenza. I particolarismi, già presenti e operanti all'origine dello scisma, nel corso della storia di questa società si accentueranno onde giustificare lo stato di separazione. Ecco un restringimento molto più conseguente di quello che abbiamo notato per la Chiesa cattolica. Lo scisma per la sua stessa essenza è sterile, come già insegnava San Cipriano nel terzo secolo. Le deviazioni dottrinali e pratiche nelle varie Chiese scismatiche sono state notate nelle esposizioni precedenti, cui rimandiamo per illustrare quanto abbiamo detto.

Riassumiamo: lo scisma fuori della Chiesa ha come effetto di costituire e far esistere società cristiane che posseggono un numero più o meno grande di elementi della comunione cattolica, ma che hanno soltanto un'unità umana, con una santità che si nutre di questi elementi, e quindi che in definitiva deriva dalla Chiesa, che sola, è santa. Non hanno cattolicità nel senso autentico della parola, spesso nemmeno la pretesa alla cattolicità, non hanno apostolicità. In queste società la salvezza dei cristiani non è possibile per quelli che sono in buona fede, ma essi a sono privi di quei tanti e grandi doni ed aiuti celesti, che solo nella Chiesa cattolica è dato di godere " (Pio xh, Enc Mystici Corporis),

Se gli scismi hanno ferito la Chiesa cattolica nel suo lato umano quantitativo e qualitativo, al di fuori della Chiesa non sono riusciti a costituire Chiese propriamente dette, perché la Chiesa non è una fondazione umana, ma divina.

CAPITOLO II. - IL LAVORO PER LA RIUNIONE CRISTIANA

Per meglio rilevare il carattere proprio del lavoro cattolico in vista della riunione cristiana, cominceremo a esporre brevemente quello che si fa tra i non cattolici.

§1.-Il Movimento ecumenico.

Lo abbiamo già ricordato tra le manifestazioni propriamente cristiane fuori della Chiesa cattolica. Attualmente vi partecipano quasi tutte le Chiese cristiane separate. Indubbiamente la nozione di Chiesa che sta alla sua base è incompleta e quindi, anche solo per questo, già erronea (rimandiamo per esempio a ciò che abbiamo detto sulla concezione della comunione ecclesiastica presso i non cattolici); questo fatto fa si che tutto il movimento sia parzialmente viziato. Tuttavia la sua intenzione fondamentale è cristiana, perché vuole obbedire alla preghiera di Nostro Signore che la sera stessa della sua Passione, prima di lasciare i discepoli, domandava al Padre la loro unità: ut unum sint.

Il Movimento ha lo scopo di ristabilire la Chiesa una visibilmente, l'Urta Sancta, intensificando l'unità già esistente tra le sue parti visibilmente disunite, e restaurando tra di esse una piena fraternità. I mezzi preconizzati per raggiungere lo scopo hanno variato nel corso della storia del Movimento, che ha avuto inizio nel 1910, dopo la prima conferenza mondiale delle società missionarie protestanti a Edimburgo, e precisamente per rimediare al cosidetto " male missionario " dello scisma. Si può notare un fatto costante, cioè il reciproco riconoscimento da parte delle varie Chiese delle loro mancanze contro l'unità cristiana. Si cominciò a cercare l'unione delle confessioni separate nella Vita e Azione (Life and Work), cioè nella morale cristiana sociale, trascurando le divergenze dottrinali esistenti. Visto l'insufficienza di questo tentativo, il ramo ecumenico chiamato Fede e Costituzione (Faith and Order) organizzò su una base ontologica la ricerca d'un reciproco accordo dottrinale, rilevando con molta lealtà e simpatia insieme, le differenze e le concordanze in questo campo

Nel 1938 le due sezioni del Movimento decisero d'unire gli sforzi in un Consiglio ecumenico delle Chiese (World Council of Churches) che completò la sua formazione, ritardata dalla guerra, solo nel 1948. Le Chiese che vi saranno rappresentate ufficialmente, come dice in varie pubblicazioni ufficiali il suo segretario generale Dott W. Visse'r't Hooft, continuando il lavoro dei rami iniziali del Movimento ecumenico, cercheranno di rendere una testimonianza cristiana comune sui grandi problemi attuali della vita mondiale, e di farlo proprio in quanto Chiese e non più in qualità di comunità battezzate con nomi diversi.

Ogni Chiesa membro del Consiglio, sarà perciò stesso più Chiesa, perché è proprio d'una Chiesa rendere testimonianza, e il loro insieme manifesterà di più l'Una Sancta ricercata, che in se stessa è un dono di Dio.

§ 2. - Il lavoro cattolico per la riunione cristiana.

Intenzione e scopo. - L'intenzione è esattamente identica a quella del lavoro unionista non cattolico, e cioè la fedeltà all'intenzione della preghiera sacerdotale di Nostro Signore: ut unum sint.

Lo scopo non può essere la ricerca dell'Una Sancta, che esiste già ed è la Chiesa una, santa, cattolica, apostolica- e romana; ma è un altro, che ha una duplice modalità: reintegrare nella Chiesa per assicurare loro la salvezza eterna i cristiani separati da essa e viventi nelle società cristiane scismatiche in condizioni precarie quanto a salvezza; reintegrare nella Chiesa, per sopprimere il male causato dallo scisma, queste stesse società cristiane.

Tralasciamo la prima modalità cioè le conversioni individuali, in quanto non sono propriamente ecclesiologiche, societarie, e quindi, sono piuttosto fuori del nostro soggetto.

Vediamo la seconda modalità, che fu chiamata la riunione corporativa (Corporate Reunion, per usare il termine inglese, poiché l'inglese è, come certamente si sarà già notato, la " lingua ecumenica " a motivo delle origini anglosassoni del Movimento ecumenico).

Se riuscisse, il lavoro della riunione corporativa dovrebbe sfociare nell'Una ' Sancta, liberata da quanto poteva oscurare la sua unità mai perduta e la sua cattolicità sempre sostanzialmente presente, ma accidentalmente impoverita. Questo lavoro potrebbe venir chiamato ti ecumenismo " cattolico.

La Chiesa ha sempre mirato alla riunione corporativa con le Chiese orientali separate, per le ricchezze della loro eredità cattolica. L'anglicano A. Haerbert Rees ce ne ha dato uno studio suggestivo in: The Catholic Church and Corporate Reunion. A Study of thè Relations between East and West, from thè Schism of 1054 to thè Council of Florence, Londra, 1940. Il papa Pio XII, nell'Enciclica Ecclesiae Orientalis del 1944, in occasione del decimo quinto cen-tenario della morte di S. Cirillo Alessandrino, cita alcuni brani della corrispondenza del papa S. Sisto ni con Cirillo, che parlano della stessa cosa usando un'espressione equivalente a quello che sarà il termine moderno proprio per indicare il metodo di questa riunione, e che esamineremo presto: " Essendo rientrati i membri nell'organismo, non vediamo più nessuno errare lontano ".

Questa modalità del lavoro riunionista finora non è stata applicata ufficialmente ad altre società cristiane separate, e, anche se evidentemente con
venga meno ad esse, a priori non sembra impossibile.

Piace citare qui un passo di Don Lambert Beauduin, uno dei pionieri della Chiesa di questa modalità del lavoro cattolico per la riunione: "C'è una sola dottrina in funzione della quale possiamo pensare il concetto dell'unione delle Chiese, se pur vogliamo pensarlo in tutta la sua profondità e ricchezza: è la dottrina della Chiesa Corpo mistico di Cristo. Il lavoro per la riunione delle Chiese si deve ispirare al desiderio di rendere al Corpo mistico di Cristo la pienezza della sua ricchezza e della sua vita e lo splendore della sua unità visibile. Il grande pensiero che deve animarlo, è quello che S. Paolo sviluppa nella lettera agli Efesini (5, 26): II Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per santificarla, ond'essa gli potesse comparire davanti gloriosa, senza macchia, senza ruga e alcunché di simile, ma santa e immacolata a (Irenikon, 1, 1926, p. 119).

Proprio l'immagine del corpo di Cristo, seguendo S. Sisto m.. ci permette di chiamare il lavoro riunionista corporativo un rimembramento (reintegrazione) delle membra separate da Cristo mediante lo scisma. Vediamone i mezzi.

Mezzi soprannaturali per lavorare alla riunione dei cristiani. -

a) La preghiera. - Tra questi mezzi il primo posto spetta alla preghiera, che si pone spontaneamente e naturalmente nel solco della preghiera Ut unum sint. La cosa è visibile tanto nella preghiera liturgica (due volte nel canone della messa, la messa Ad tollendum schisma), come nella preghiera extra liturgica, che gravita attorno a due settimane annuali. La prima settimana è quella dell'ottava per l'unità e va dalla festa della Cattedra di S. Pietro a Roma (18 gennaio) alla festa della conversione di S. Paolo (25 gennaio); è d'origine anglicana, ma dal 1910 viene praticata nella Chiesa con l'approvazione e l'incoraggiamento dei papi. Sotto l'impulso dell'abate Couturier di Lione, dal 1985 ha preso un andamento che permette più facilmente una partecipazione dei cristiani non cattolici e quindi ha mutato il nome in k settimana della preghiera universale dei cristiani ". In realtà non ha cessato di crescere, specialmente tra gli anglicani, la partecipazione non cattolica, che dal 1940 si estese ufficialmente al Movimento ecumenico, sezione Faith and Order. La seconda settimana di preghiere, la novena tra l'Ascensione e la Pentecoste, insistentemente raccomandata dal Papa Leone xra, pare che attualmente sia in declino in favore della prima.

b) L'espiazione e la riparazione. - Tra i mezzi soprannaturali accanto alla preghiera ci sono l'espiazione e la riparazione. Espiazione, perché gli scismi furono peccati alla cui origine potevano in molti modi aver la loro parte di colpa i cattolici d'ogni condizione, mentre la Chiesa, come tale, come. Sposa di Cristo, è rimasta santa e immacolata.

Si devono ancora aggiungere i peccati più o meno coscienti che gli stessi cattolici commettono mantenendo gli scismi con il loro atteggiamento insufficientemente caritatevole verso i fratelli separati; tutte mancanze contro la comunione fraterna, per la quale questi ultimi si mostrano cosi sensibili, mancanze da cui domanda a Dio di preservare la sua Chiesa la bella preghiera del papa Benedetto xv per l'unità cristiana.

Riparazione, come per tanti altri peccati, ma specialmente appropriata quando si tratta del peccato di scisma, che causa grandi mali nella cristianità e anche nella Chiesa. Si può dire, senza esagerare, che il lavoro per la riunione corporativa è un lavoro di riparazione.

L'espiazione e la riparazione unioniste nella Chiesa cattolica non hanno ancora l'estensione che vi ha preso la preghiera.

Come lavorare visìbilmente per la riunione. - Ora passiamo agli aspetti più visibili dei mezzi di lavoro per la riunione corporativa che com'è evidente, non escludono, anzi, richiedono i mezzi soprannaturali. Diremmo volentieri che si tratta di un " rimembramento "; che, per poter essere fatto dopo una separazione di una certa durata, occorre un riadattamento reciproco delle membra e del corpo.

a) La parte del lavoratore cattolico nel riadattamento del membro sepa rato dal corpo non è grande, se ci fermiamo ai risultati che possono essere constatati visibilmente.

Come si può fare questo riadattamento? Sappiamo che nelle società cristiane separate, se non interviene un movimento di te ricatolicicizzazione ", si produce un deperimento dell'eredità cattolica. Il migliore riadattamento si potrà avere con la morte " ecclesiastica " della società scismatica " ecclesiasticamente " malata, oppure col suo arricchimento mediante elementi cattolici? La prima eventualità esula dal campo che noi studiamo e rientra in quello delle conversioni individuali. La seconda, come ci fa vedere per esempio la storia di San Cirillo, è riuscita quando le separazioni non avevano avuto lunga durata. D'altra parte l'esperienza del Movimento di Oxford e d'altri movimenti analoghi ha fatto vedere, nel caso di scismi già antichi che, salvo per qualche individuo, la a ricatolicizzazione " non è mai giunta a un " rimembramento ". Questo naturalmente non vuoi dire che un tale risultato non sia possibile ma certamente vuoi dire che non bisogna lasciar ancora invecchiare gli scismi.

b) Nel riadattamento del corpo alle membra separate, va da sé che la parte del lavoratore cattolico è grande. Ma prima di tutto un cattolico può parlare di un riadattamento della Chiesa? L'espressione a prima vista è urtante, ma a rifletterci, poiché c'è nella Chiesa un elemento umano, ci può essere cambia mento che però, qualunque forma assuma, per essere veramente ecclesiastico dev'essere fatto con la partecipazione della gerarchia. Il grande convertito Cardinal Newman ci parla di questo riadattamento, benché sotto una forma
meno societaria, quando ci dice che la n Chiesa dev'essere preparata per i convertiti, come pure i convcrtiti devono essere preparati per la Chiesa " (P. Thureau-Dangin, Newman catholique, p. 98).

Due compiti essenziali.

- a) La restaurazione d'alcuni valori tradizionali. II lavoro di riadattamento del corpo sarà compiuto in due direzioni del resto interdipendenti e corrispondenti ai mali che abbiamo esaminato.

Senza nulla sopprimere degli sviluppi legittimi, ma talvolta unilaterali, che la Chiesa ha acquisito dopo che furono consumati gli scismi, il lavoratore cattolico unionista potrà sforzarsi per rianimarvi tradizioni che erano diventate meno vive, se non dimenticate. E qui bisogna collocare i rinnovamenti patristici (soprattutto per i padri greci) e biblici, che si manifestano un po' ovunque nel mondo cattolico.

Già questo lavoro da solo prepara il corpo a reintegrarvi i suoi membri ortodossi e protestanti, con alcuni valori religiosi autentici in loro possesso ai quali sono affezionati, e che, nuovamente inseriti nella cattolicità della Chiesa, acquisterebbero un carattere di cattolicità e di pienezza che non hanno finché ne restano fuori. Ma resta da fare ancor di più in questo stesso orientamento generale. Da una parte, occorrerebbe discernere esattamente e accuratamente la totalità di questi valori, di cui s'ignora molto, e, dall'altra parte, adoprarsi per trovare loro un posto adatto e un'espansione nella Chiesa, posto che in fondo reclamano spesso inconsciamente. È un lavoro molto complesso, teologicamente simile a quello che si compie negli ambienti di Faith and Order, e che per questo si può chiamare ecumenico, e specialmente perché esso mira a rendere alla Chiesa quello che avrebbero potuto perdere in cattolicità attuale, per causa degli scismi.

b) L'avvicinamento psicologico. - II lavoratore unionista cattolico dovrà certo avere qualità tecniche di teologo e storico, ma avrà soprattutto bisogno d'una determinata psicologia, che cercherò di precisare alquanto, e che ha permesso di chiamare questa modalità di lavoro il " riavvicinamento psicologico ".

Tale lavoratore dev'essere animato da un amore della verità rivelata che gli imporrà una scrupolosa lealtà verso tutto ciò che essa implica nella Chiesa e, nello stesso tempo, gli permetterà di discernerla nelle società cristiane separate, sotto forme che potrà comprendere e stimare, pur riprovando gli errori ai quali si può trovare mescolata. Qui si riconosce la forma più alta della carità intellettuale. La carità teologale, poi, porta questo lavoratore ad amare la Chiesa come l'amò Cristo, soffrendo alla vista delle ferite imposte dagli scismi, e a sforzarsi per guarirle nella misura dei suoi mezzi.

Più che nell'arida enumerazione di qualità, la psicologia frenica (altro nome di cui si servono volentieri gli ambienti ecumenici dove esiste egualmente questa mentalità) ci si rivela in figure umane.

Il lavoratore unionista è felice e fiero di prendere come primo modello Nostro Signore Gesù Cristo. Oltre l'amore per la Chiesa, che abbiamo menzionato, si trova in lui un insieme d'atteggiamenti verso i Samaritani che erano i dissidenti giudei dell'epoca. Egli riconosce che in loro c'è la virtù, la buona fede e altre qualità religiose. Ma questa benevolenza e questo desiderio di riconciliazione non lo indussero mai a dissimulare la verità per compiacerli. " La salute viene dai Giudei ", diceva loro. Vi sono poi coloro che, nel corso della storia della Chiesa e anche della cristianità, parteciparono altamente alle sue qualità. Più vicini a noi si ergono le grandi figure d'un Padre Portai (f 1926), d'un Cardinal Mercier _(f 1926) d'un Lord Halifax (f 1934) ai quali l'abate Gratieux e Giovanni Guitton hanno dedicato un attraente opuscolo: Trois serviteurs de l'Unite, Parigi, 1937. C'è poi una bella biografia del Portai, opera collettiva di amici e di discepoli. Invece il Cardinal Mercier aspetta ancora una biografia degna di lui.

La mentalità frenica non è necessariamente legata a qualifiche tecniche e potrebbe, anzi dovrebbe, trovarsi in tutti i cattolici, che dal loro proprio posto nel Corpo mistico di Cristo, potrebbero collaborare all'opera di riadattamento di questo ai membri separati. Il Padre Congar allarga l'orizzonte di questo lavoro in modo molto consolante per chi fosse tentato considerarlo ristretto a un'elite o addirittura a un'elite delle élites. Mi permetto di citarlo: et Tutto quello che in essa (la Chiesa) si fa di vivente "nel Cristo", ha valore ecumenico: ogni volta che in una rivista, in un libro, in una parrocchia, in un'opera d'arte, in uno sforzo educativo o caritativo, in una conversazione, nel segreto della vita personale e nascosta un'autentica realtà è ricapitolata nel Cristo, animata dal suo spirito, integrata nella sua nuova creazione, la Chiesa si realizza e, nello stesso tempo, sviluppa il suo valore ecumenico. È poi utile e anche necessario che tutto questo accompagni, riguardo ai nostri fratelli separati, tutto uno sforzo d'informazione, di confutazione, di spiegazione, di contatti e di scambi, insomma quanto comunemente si dice lavoro ecumenico; però il vero lavoro ecumenico, è quello che compie la Chiesa sforzandosi di realizzare pienamente la sua grazia di cattolicità" (Op. àt., p. 341).

Possiamo riassumere ancora una volta questo lavoro ecumenico cosi: lavorare al riadattamento del corpo per ciascuno dei suoi membri è soprattutto vivere veramente in questa qualità, mentre lo scisma, del quale questo riadattamento combatte le conseguenze, è precisamente il rifiuto di vivere in qualità di membro.

Dopo che ne abbiamo passato in rassegna i principali caratteri, il riadattamento ci appare come un processo che deve rendere la Chiesa cattolica attraente alle società cristiane separate. Qui sottolineiamo il suo aspetto formalmente apologetico.

Non abbiamo dimenticato l'insistenza dei non cattolici nel sottolineare l'elemento fraternità nella comunione ecclesiastica. I processi per la riunione corporativa devono appunto consistere, almeno in parte, nel far loro considerare i cattolici come fratelli possibili e desiderarli.

Vero e falso ecumenismo. - Abbiamo cercato di mostrare chiaramente l'aspetto propriamente cattolico di questi atteggiamenti ed è facile ammettere che la differenza tra questi e quelli dei non cattolici talvolta è sottile. 11 nostro lavoratore - che sia privo di discernimento e di prudenza potrà cadere in ciò che potrei chiamare " insidie ecumeniche " : dimenticare praticamente, se non teoricamente l'unicità della Chiesa per cominciare ad ammettere in essa degli scismi; distinguere con gli ecumenisti i dommi essenziali e non essenziali a quest'unità, e porre praticamente sullo stesso piano i diversi " rami " della Chiesa.

Proprio queste insidie volle mettere in evidenza l'Enciclica Mortalium animos del gennaio 1928 e insegnare ai cattolici, e quindi ai non cattolici, le vere condizioni dell'unità cristiana; inoltre essa interdiceva ai primi ogni partecipazione al Movimento ecumenico.

Tuttavia è molto chiaro che per un lavoratore cattolico unionista, che lavori per il " rimembramento " cattolico, non è inevitabile cadere nelle insidie ecumeniche. Cosi le autorità ecclesiastiche non mancano di riconoscere e di incoraggiare il lavoro ecumenico fatto come si deve. Per ricordare un esempio preso dalla vita del Padre Portai, il Cardinal Rampolla, in una lettera che gl'indirizzo nel 1894, augurava che tra cattolici e anglicani si intraprendesse uno " amichevole scambio d'idee ", frase che conteneva in germe le celebri Conversazioni di Malines organizzate per suggerimento del Padre Portai dal Cardinal Mercier e che si possono dire il simbolo dell'ecumenismo cattolico. Più vicino a noi, il Papa Pio XI, che venne chiamato il Papa " dell'unione delle Chiese " quanti incoraggiamenti non ha dato, specialmente al principio del suo pontificato, alle iniziative cattoliche di " rimembramento "I

Sopra abbiamo fatto notare un certo cambiamento dottrinale nel Movimento ecumenico, e questo probabilmente permise un corrispondente cambiamento nell'atteggiamento dell'autorità ecclesiastica verso di esso. Alla conferenza Faith and Order tenuta a Losanna nel 1927, non aveva potuto prendervi parte nessun cattolico; invece alla conferenza d'Edimburgo dello stesso Movimento nel 1937 quattro "osservatori" ricevettero il permesso d'assistervi. Infine, nel 1940, la delegazione apostolica in Gran Bretagna, alla questione posta dal dott. William Temple, allora arcivescovo di Canterbury e presidente del Consiglio ecumenico delle Chiese, sulla possibilità della collaborazione cattolica al suo lavoro, rispondeva che i contatti privati tra quest'ultimo e teologi cattolici sarebbero stati permessi.

CAPITOLO III. - IL LAVORO CATTOLICO PER LA RIUNIONE NELL'INSIEME DELL'APOSTOLATO CATTOLICO

Questo lavoro di riunione viene a inserirsi nell'insieme dell'apostolato cattolico, che mira all'edificazione del Corpo mistico di Cristo. È noto che Pio xii a questo proposito ha fatto un appello molto pressante nell'esortazione finale dell'Enciclica Mystici Corporìs. Ci può essere una migliore edificazione del Corpo mistico di Cristo che il suo " rimembramento "? La soppressione dei mali che hanno causato gli scismi, non renderebbe la Chiesa più forte nella sua missione redentrice? Il lavoro è urgente, perché il perdurare degli scismi lo rende ancor più difficile e complesso di quanto non sia già per la sua stessa natura. Dio ha promesso il successo? La Rivelazione ci dice solo che è voluto da Cristo e gli ultimi papi vi hanno insistito, il che deve bastare per incoraggiare il lavoratore cattolico dell'unione.

Tuttavia possiamo rilevare indizi visibili per incoraggiarlo maggiormente. Alcuni di essi sono stati segnalati esponendo il progresso del riadattamento unionista nella Chiesa. Nelle Chiese dissidenti si delinea un crescente interesse verso di essa. Benché sia la Chiesa anglicana che da una cinquantina d'anni sente di più quest'interesse, senza molta reciprocità, tuttavia ora lo vediamo crescere anche nelle Chiese separate orientali, le quali nonostante la costante sollecitudine cattolica nei loro riguardi, finora non ne avevano provato che molto poco. Non c'è nessun fatto saliente caratteristico, ma esiste tutto un complesso non meno caratteristico di piccoli fatti registrati nei periodici indicati nella bibliografia. Attualmente la principale deficienza del lavoro unionista cattolico è la sua poca estensione nelle masse, ma sappiamo che le può interessare. Don Lambert Beauduin scriveva nel 1926: "In favore dell'unità cristiana bisogna creare in Occidente un movimento parallelo a quello della propagazione della fede " (L'oeuvre des moines d'Àmay-sur-Meuse, p. 22). La cosa resta ancora da farsi e ci suggerisce alcune brevi riflessioni per un confronto tra il lavoro unionista e quello missionario.

In seguito a una recente evoluzione, i missionologi cominciano a considerare questo lavoro meno come un'aggregazione di nuovi cristiani alla Chiesa che come una fondazione di nuove Chiese locali, donde si stabilisce una grande somiglianzà ecclesiologica tra due lavori. II lavoro unionista è tuttora e sempre più complesso, avendo da fare con culture religiose cristiane più evolute di quelle pagane, benché tra queste ce ne siano alcune molto elevate che attirano sempre più l'attenzione dei missionologi e che pongono problemi analoghi d'integrazione nella cattolicità della Chiesa.

Tuttavia i rapporti tra i due apostolati sono soprattutto stretti a causa del " male missionario " il quale, come sappiamo, ha suscitato il Movimento ecumenico che pare incluso nella preghiera sacerdotale del Signore e che riguarda la credibilità della sua Chiesa: " Perché tutti siano una cosa sola, come tu, o Padre, sei in me ed io in te, anch'essi siano uno in noi, cosicché il mondo creda che tu mi hai mandato ".

CAPITOLO IV. - LA CHIESA E LA SINAGOGA

La visuale missionaria c'invita a dire alcune parole su questo tema a modo d'appendice. Sappiamo che la religione giudaica era una preparazione al Vangelo, ma la grande maggioranza della sinagoga non volle riceverlo e, d'altra parte, alcuni cristiani eretici, come Marcione, non vollero riconoscersi dipendenti da essa. Le relazioni posteriori tra la Chiesa e la sinagoga furono trattate da San Paolo come un grande mistero nei capitoli 9-11 della lettera ai Romani. La conversione d'Israele, popolo che rimane eletto, è assicurata da Dio, contrariamente a quello che dicevamo sulla certezza della riunione delle Chiese, e avrà una importanza escatologica decisiva.

Benché la Rivelazione ci dica più riguardo a questo punto missionario che riguardo ad altri, tuttavia le attività missionarie delle Chiese cristiane verso la sinagoga non sono sviluppate. Da parte cattolica ricordiamo l'Associazione degli amici d'Israele, che alle autorità ecclesiastiche è parsa un po' avventata e nel 1928 venne censurata da un documento del Sant'Uffizio. Da qualche tempo va sorgendo negli ambienti cattolici specialmente francesi (Péguy, Bloy, Claudel, Maritain, Bonsirven, Erik Peterson, Rene Schwob, Jean de Menasce, Daniélou) un certo interesse per i problemi giudaici.

Invece negli ambienti protestanti anglosassoni le missioni verso i giudei sono più numerose; attualmente c'è la tendenza a unirle al Movimento ecumenico, e uno specialista in materia, il dottor James Parkes, nel 1944 scrisse in un articolo: A Christian looks at thè Chrìstian Mission to Jews (Theology, 1944, t. 41), dove preconizza l'applicazione del metodo ecumenico in questo campo. In Inghilterra, da parte anglicana ci sono tentativi di comunità giudeo-cristiane, munite di liturgia speciale. Infine segnaliamo, riconoscenti per l'aiuto che ne abbiamo ricevuto nella redazione di questa nota, l'esistenza a Londra del Christian Institute of Jewish Studies, l'antico Institutum judaicum delitzchianum di Lipsia, che pubblica un bollettino.

C. L.

BIBLIOGRAFIA. -

1. - Bibliografie. - Sulle questioni ecumeniche ci sono due bibliografie: Auguste Senaud, Christian Unity. A Bibliogratk}/, Ginevra 1937, che comincia dal 1850; è molto completa riguardo ai movimenti cristiani internazionali ed è preceduta da una istruttiva prefazione del prof. A. Keller. Henry T. R. Brandreth, Unity and Reunion. A Bibliography, Londra 1945, molto completa dal punto di vista dei movimenti dottrinali dal secolo XIX in poi con un'introduzione che ha buone informazioni storiche.

2. Ecumenismo cattolico. - a) Periodici. - E' indispensabile consultarli, essendo la disciplina allo e stato nascente " ; per la formazione generale dello spirito cattolico ecumenico è sempre utile ricorrere alle due riviste che furono dirette dal P. Portai : la Revut anglo-romaine, 3 voli., 1895-1897; la Revue catholique d;s Egliscs, 5 voli., 1904-1908.

E' impossibile segnalare tutte le riviste esistenti che si occupano da vicino o da lontano di ecumenismo; perciò mi limito a quelle che ne trattano ex professo: Unilas, rivista trimestrale, organo dell'associazione Unitas, che promuove tra i cattolici l'apostolato per l'unione; è diretta da P. Boyer S. J. ed esce dal 1946, Roma, via dei Cestarì 2. - Irinikon, rivista trimestrale dei monaci d'Amay, Chevetogne (Belgio), dal 1926; si occupa d'unione solo dal punto di vista dottrinale e offre un'abbondante bibliografìa e una cronaca documentata.

b) Documenti pontifici. - Roger Aubert, La Sainte-Siègt et l'untoti des Eglises, Bruxelles 1947, che riporta e commenta estratti dei principali documenti pontifica sulla questione, da Leone XIII fino alla data della sua pubblicazione.

c) Opere generali. - M. J. Congar, Chrétiens désunis. Principes d'un oecuminisme catholique, Ed. du Cerf, Paris 1937. M. Pribilla, S. J., Um kirchlkke Einheit. Stoìchohn, Lausanne, Rum. Geschichtlkh-lheologische Darstellungen dir neueren Eùtigunqsbestrebungen, Friburgo in Br. 1929; il titolo esprime bene il soggetto; il libro è indispensabile per conoscere gl'inizi del movimento ecumenico e delle sue relazioni con gli ambienti cattolici. Arnold Rademagher, Die Wiedervereinigug der christlichen Kirchen, Bonn 1937, che considera soprattutto il problema teologico. P. Manna, I fratelli separati e noi, 2 ed., P. I. M. E., Milano 1942. C. Boyer, Unus Postar. Per la riunione alla Chiesa di Roma dei cristiani separati. Un. Missionaria del Clero, Roma 1951. R. Aubert, Problèmes de l'unite chrétienne, Ed. de Chevetogne, Chevetogne 1953. Occorre segnalare una raccolta popolare d'unionismo: Pour l'unitevisibU des Eglises chrétiennes selon les voUmlés de Jésus-Christ. Le problèmi generai de l'Union des Eglises chrétiennes. Entri E-glise romaìne et Eglise orthodoxe. Une pastorale adaptée. Appels d'en haut et Prìeres pour l'Uniti {Pelit Manuel dottrinai de l'Unioniste. Coli, des Amis de l'Union, sect. A., n. 2), Beyruth 1947. G. Vodopiveo, La Chiesa e le Chiete, in Probi, e Oiient. di Teol, Dogm., ed. cit. I, 511-546.

d) Metodi di lavoro. - Segnaliamo, oltre quanto si trova nel libro di Congar, il vo-lumetto contenente un programma di lavoro e due articoli metodologici di L. Beaudin, L'otuwe des moines bènèdscths d'Amay-sw-Meuse, Amay 1937; Dow C. Liaune, De la méthode irinique, Amay 1938. L'Istruzione del Sant'Ufficio " Ecclesia Cattolica " sul " Movimento ecumenico " (20 dicembre 1949) trattando del " metodo da seguirsi in questo lavoro ", segnala gli errori da evitare. Tra i principali ricordiamo i seguenti : minimizzare il dogma cattolico, insistendo in modo esclusivo o esagerato sugli elementi dottrinali comuni; rigettare sui soli cattolici la causa della separazione dei dissidenti ;Jar credere ai non cattolici che essi ritornando apporteranno alla Chiesa elementi essenziali, soprattutto di vita religiosa. La S. Sede vuole che la verità cattolica venga proposta ed esposta totalmente ed in-tegralmente con sincerità e lealtà.

3. Ecumenismo non cattolico. - a) Periadici. - Christendom, and Oecumenical Reeiew, trimestrale, pubblicata dalle sezioni americane di Faith and Order e Life ani Work, dal 1936, 297, Fourth Avenue, New-York City. - Internationale Kirchliche Zeitscktift, dal 1931 (prima di questa data: Revut International de Théologie), organo trimestrale della Christliclu Kcttho-lische Kirche di Svizzera, Berna 39, Wallidingweg, con una buona documentazione. -Oehmenische Jaìwbuch, hrsg. von F. Siegmund-Schultze, Zurigo e Lipsia 1934-1935; 1936-1937 ; continua la rivista Die Eiche, cessata, e si occupa soprattutto dei movimenti cristiani internazionali.

Il Consiglio Ecumenico delle Chiese, che ha sede a Ginevra (17, Route de Malagnou) pubblica due riviste fondamentali: The Eaanenical Review e Serpice oecume'nique de pressi et d'informalion.

b) Documenti. - G. K. A. Bell, Documents on christian Unity, Oxford, 2 voli. - D". Cajus Fabricius, Corpus Confessùnum. Die Bekenlnisse derCkrislenheit. Sammlung grundlegende. Urkunden aus allen Kirchen der Gegenwart, Berlino, dal 1931 con numerosi collaboratori, in corso di pubblicazione. Comprenderà ventiquattro tomi, che presenteranno gli atti costitutivi di tutte le Chiese cristiane. Finora sono usciti tomi riguardanti la Chiesa d'Inghilterra, i Fratelli Moravi, il veccbio-cattolicesimo, le Chiese di Scozia, le Chiese metodiste episcopaliane. - Ekklésia. Eine Sammlung von Selbstdarstellungen der christlichen Kirchen, hrsg. von F. Siegmund-Schultze, Lipsia, dal 1937. Serie di monografie su tutte le Chine cristiane, che dovrà comprendere cinquanta volumi. Fino al 1941 ne erano usciti tredici sulla Chiesa d'Inghilterra, le Chiese scandinave, le Chiese protestanti dei Paesi Bassi, dér la Svizzera, d'Austria, Cecoslovacchia, Polonia, delle Chiese vecchio-cattoliche ortodosse, dei Balcani o del vicino Oriente. - Gli Atti delle grandi conferenze ecumeniche. Per i particolari rimando alle bibliografie.

e) Studi. - Union of Christendom, ed. by Kenneth Mackenzie, Londra 1938; è una specie di enciclopedia sull'unione di tutte le confessioni cristiane. Raccolte di studi teologici dei movimenti Faith and Ordtr e Life and Work. Per i particolari si consultino le bibliografie. G. K. A. Beli, Christian Unity. The Anglican Positura, Hodder et Stonghton, London 1948. - Pastore Maro Boeoner, Le problìme de l'Unite chrélienne, Parigi-Neuchatel 1947. W. A. Visser't Hooft, Le catholicisme non-romain (Cabiers Foi et Vie, Parigi 1933), che mette utilmente a punto le posizioni " cattoliche " e protestanti. Catholicity. A Study in thè Conflicts of Christian Tradition in thè West being a Report presented to His Grace to Archbishop of Carùerbwy, Londra 1947; studio sempre sullo stesso soggetto, fatto da distintissimi teologi anglicani. Infine segnaliamo V. Sotilia, Il movimento ecumenico, Centro Evangelico di Cultura, Roma 1948. Un volume di 100 pp., che presenta il mov. ecum. nella sua storia e nel suo spirito. Vari Autori, A Histoty of Ecumenical Movement, S. P. C. K., Londra 1954. Volume di pp. 832, in cui studiosi delle diverse confessioni cristiane presentano la storia del movimento ecumenico. G. Thils, Histoire doctrinale da moitvement oecumenique, Casterman, Tournai 1954.

f. La Chiesa e la Sinagoga. - Su questo punto c'è soltanto uno studio completo sotto tutti gli aspetti, di Lev Gillet, Communion in che Messiah. Studies in thè Relaiionship between Judaism and Chrittianity, Londra 1942. - Sul giudaismo in generale: E. Fleo, Anthologie juive des origines à nos jours, Ed. Sulliver, Paria 1951. L'autore è ebreo.